Sacerdote senza mani

di autori vari
eucarestia
di Cristina Righi
Non so se abbiamo mai pensato cosa potrebbe  fare un sacerdote se non avesse le mani.
Sinceramente, nel rifletterci, si possono scoprire questioni determinanti. Durante le persecuzioni il più grande oltraggio ai vescovi e ai sacerdoti era quello di amputare loro le mani perché non potessero più  nè benedire nè consacrare.
I cristiani “raccoglievano” quelle mani e le conservavano come reliquie tra gli aromi. Cosa sarebbe dunque un sacerdote senza le mani?
Ma andiamo per ordine.

Prima ancora di questo pensiamo alle nostre mani. Le mani di un bimbo appena nato, quelle piccole manine  innocenti, che tutti “mordicchiamo” con infinita tenerezza, saranno destinate a compiere grandi gesti.
Ogni atto compiuto passa attraverso l’uso di questi piccoli e meno piccoli arti prensili: LE NOSTRE MANI!
Un uomo non conosce, fin dal principio della sua esistenza, cosa sarà capace di fare con le sue mani e così, per natura, il primo gesto che inconsciamente porrà in essere sarà quello di carezzare il seno materno perché da esso riceve il nutrimento.
Desidererà un contatto serrato perché il bisogno di sicurezza è il massimo a cui tenderà. Sarà simile a quello sforzo che immaginiamo possa fare chi sta per affogare mentre cerca di afferrare quella mano salvatrice che qualcuno porgerà. 
Poi, il cucciolo d’uomo, comincerà piano piano  a “tastare” il mondo esterno e quell’antica sicurezza del grembo e del seno materno si trasformerà in esplorazione più consapevole e più indagativa: più esplorerà e più conoscerà e, passo dopo passo, contatto dopo contatto, diventerà un adulto.
Anche le sue mani sono diventate grandi, oltre la sua capacità di pensare, di agire e di volere.
Avrà impugnato degli oggetti ; una posata per mangiare, una penna per scrivere, una matita per disegnare, un coltello per tagliare il pane quotidiano e molto altro.
Avrà camminato per decidere liberamente la sua vocazione, come, ad esempio quella di aver preso una mano, tra le proprie mani, per “indossare” l’anello del PER SEMPRE.  
Avrà carezzato quel volto, avrà cucinato con gioia per l’altro, avrà lavorato col sudore della sua fronte e qualcuno avrà a lui asciugato quel sudore, con le sue mani!
Con quelle stesse mani con cui il Creatore e solo Lui ha donato la capacità di FARE, dopo quella di ESSERE.
Costruire opere.
Le mani dell’uomo sono straordinariamente in grado di compiere gigantesche opere.
Hanno innalzato, ad esempio, meravigliose cattedrali. Ma le cattedrali addirittura si scrivono, cioè si narra in esse una storia che è quella dell’uomo, inserita tra le colonne, tutte ricche e diversissime o addirittura negli straordinari pavimenti dove nel tessuto dei mosaici si snoda l’esistenza del creato.
Nelle vetrate variopinte si raccontano avvenimenti, i fatti concreti che hanno ferito l’umanità e quelli che l’hanno redenta….e c’è qualcosa di più!
A due piccole parti del proprio corpo è stato dato un potere grandissimo e cioè il potere di BENEDIRE.
Cosa significa benedire?
Potremmo trovare almeno quattro diverse accezioni:
  • IMPARTIRE LA BENEDIZIONE LITURGICA aspergendo con l’acqua lustrale o tracciando con la mano il segno della croce. Benedire i fedeli.
  • FARE OGGETTO DELLA PROPRIA GRATITUDINE glorificando per quanto ricevuto con formule tipo ” lo benedicono per il suo buon cuore”.
  • BENEDIZIONE DI DIO come espressione di protezione e custodia. Quante volte siamo soliti dire “che Dio ti benedica” in modo affettuoso e grato.
  • BENEDIRE PER CONSACRARE o suggellare attraverso il rito liturgico ad esempio per benedire le nozze, per consacrare il pane e il vino, l’acqua del fonte battesimale e gli oli segni dei sacramenti.      
Che grandezza il potere di benedire!
Quando noi benediciamo un altra persona usciamo completamente da qualunque giudizio perché, nel consegnare l’altro al bene,  riusciamo a non badare alle cattive intenzioni : TI BENEDICO, PUNTO.
Un coniuge ha il potere di benedire l’altro coniuge. I genitori hanno il potere di benedire i propri figli.
Le mani, le mie, le tue, le nostre mani.
Si, le mani degli sposi, nelle quali quell’anello di cui si è detto prima diviene il rivestimento della felicità gioiosa del giorno del “si”.
Quando gli sposi ritornano nella loro casa queste quattro mani saranno lo strumento dei gesti reciproci.
Potremo regalarci abbracci, carezze, portare le borse della spesa, scrivere lettere d’amore, comprare fiori e cioccolatini….ma potremmo anche spingere, toccare con violenza, dare schiaffi, alzare queste mani per impaurire, afferrare, gesticolare ed esercitare poteri e autorità.
Queste le mani degli sposi. Cerchiamo di guardare le nostre quattro mani.
Ma un sacerdote senza mani cosa sarebbe?
Abbiamo mai, almeno una volta pensato all’importanza di quelle mani sacerdotali?
Un sacerdote con le sue mani CONSACRA.
Rende cioè capace un piccolo pezzo di pane (particola) e un calice di vino ad essere Gesù Vivo e Vero, cioè proprio Lui!
Abbiamo mai fermato il nostro sguardo su quelle mani?
Se una volta nella nostra vita riuscissimo a non togliere i nostri occhi dalle mani del sacerdote mentre celebra tutta, e dico tutta l’eucaristia, non distoglieremmo mai il nostro cuore dalla vista di Gesù Cristo. Quelle mani ci conducono al centro e,mentre danzano sopra l’altare,  apparecchiano la mensa, dialogano e parlano per noi e ci mettono in contatto con la realtà visibile e invisibile incorporandoci pienamente nel convito sacrificale e nel sacrificio conviviale.
Quelle mani si sollevano, si congiungono, si offrono, si lavano e si impongono. Che meraviglia l’imposizione delle mani sacerdotali. Essa è esigente perché realizza la missione più  potente: la comunione di tantissimi in una cosa sola, in un solo corpo. L’imposizione non conosce revoca, realizza ciò che ordina.
Che miracolo esercitano quelle mani.
Attraverso quelle mani , nell’accoglienza e nella disposizione, passa la salvezza della nostra anima, il nutrimento del nostro cuore.
Nessuna consacrazione senza quelle mani.
Le mani di Maria
Le mani della Veronica
Le mani di Giuda
Le mani di Pietro
Le mani dei flagellatori
Le mani dei pescatori
Le mani del Cireneo
Le mani del maestro di tavola a Cana di Galilea
Le mani di Abramo
Le mani di David
Le mani di Erode e di Erodiade
Le mani di Giovanni Battista
Le mani di tutti
Le mani del peccatore
Aggiungi le tue mani, ci sono anche le tue!
17Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
18posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
19si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte. 
20Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.( Salmo 22)
Grazie Sacerdote di Cristo, chiunque tu sia, perché dalle tue mani si sazia la mia sete e il mio cuore si nutre del vero cibo che io desidero.

 

One Comment to “Sacerdote senza mani”

  1. senza contare, che, senza mani, non potremmo peccare di onanismo.
    (scusate ma di questo articolo non ho capito nulla. Colpa mia immagino)

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