San Giovanni non fa inganni

di Costanza Miriano

Costanza Miriano spiega a un accidioso Camillo Langone (Il Foglio) in che senso la grande piazza di sabato è una vittoria politica, culturale e di fede

20 ngiugno ter

Signora Miriano, sono l’Avvocato dell’Accidia e intendo dimostrare innanzitutto a me stesso che la manifestazione pro famiglia di Roma, da lei organizzata insieme ad altri undici laici, nonostante il suo successo ricada nella fattispecie di Ecclesiaste 2,11: “Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento”.

L’Ecclesiaste non dice certo che l’agire umano è insignificante, ma che tutto va guardato sub specie aeternitatis. Il nostro non è mica stato un concerto. E’ stata un’azione fatta per il bene di tanti, e su tre piani. Primo: quello politico. Abbiamo espresso il massiccio dissenso popolare contro tre leggi. Nessuno oggi riesce a portare oltre un milione di persone in piazza, in diciotto giorni, senza un euro di finanziamento, senza i giornali e la tv: non c’è paragone col 2007, quando la manifestazione che bloccò i Dico fu lungamente preparata e anche, giustamente, aiutata economicamente. Non credo che il Palazzo avrà il coraggio di ignorare quello che è successo. Secondo: il piano culturale. Le persone mi fermano per dire che hanno imparato cose che non sapevano. Quante volte si esce da una piazza con informazioni nuove, con la determinazione a sapere di più? Terzo, per me il più importante: il piano della fede. A San Giovanni ho visto muoversi una chiesa, nel senso etimologico di assemblea, che prende sul serio il ruolo dei laici. Ogni battezzato è sacerdote, re e profeta. Noi abbiamo bisogno dei sacerdoti, innanzitutto perché senza di loro non possiamo avere i sacramenti, ma se vediamo per strada un uomo ferito non è che andiamo a chiamare il prete. Ci rimbocchiamo le maniche e lo soccorriamo. Ecco, noi abbiamo visto un pericolo e ci siamo dati da fare. E i nostri pastori, a partire dal Papa e dai presidenti della Cei e dei Pontifici consigli di famiglia e laici, ci hanno incoraggiati e benedetti.

Signora Miriano, io tutto questo incoraggiamento ecclesiastico non l’ho notato: ho notato invece poche benedizioni sincere, qualche benedizione sforzata, e parecchie maledizioni, non tutte velate. Forse dividere è giusto (Cristo dice di aver portato la divisione, non la pace), ma è giusto anche negare che la divisione esista?

Mi dispiace ma non riuscirà a farmi parlare male di un sacerdote. Posso ammettere che ci sono state benedizioni più convinte di altre, e anche alcune più tempestive di altre. E ci sono state anche espressioni aperte di dissenso, come nel caso di don Julián Carrón. Ma le perplessità non erano nel merito, erano sul metodo per esprimere il dissenso. Credo che la preoccupazione di chi ha detto no alla manifestazione sia come intendere il continuo invito al dialogo del Papa: quelli che erano in piazza hanno chiaro che si dialoga con le persone ma si tiene il punto sulle idee. Comunque nei secoli la chiesa è stata dilaniata da ben altre ferite. Il giudizio della chiesa sul discorso delle unioni, dell’utero in affitto, della cultura omosessualista è nettissimo: una sconfitta per l’umanità. Quello che a me serve è un aiuto a fare un giudizio chiaro sulla realtà. Che poi i miei padri non mi dicano come attuarlo, come esprimerlo, mi va benissimo. Sono grande, non ho bisogno di piloti, come ha detto il Papa, mi prendo le mie responsabilità.

Kiko Argüello, il fondatore dei neocatecumenali, sul palco ha strabordato. Perché mai chi è venuto in piazza San Giovanni si è dovuto sorbire la lunga predica di questo Enzo Bianchi delle famiglie numerose, ossia di un laico che si atteggia, ambiguamente, a sacerdote?

Non conosco Enzo Bianchi, se non superficialmente. Quanto a Kiko non direi che si atteggi a sacerdote: lui è un uomo innamorato di Cristo. Per Kiko il fatto oggettivo della risurrezione di Gesù è l’evento che cambia tutta la storia del mondo, e la sua personale. Su quella certezza ha scommesso tutta la sua vita e ha voglia di annunciarla a tutti. “Guai a me se non annuncio il Vangelo” dice sempre. E’ davvero posseduto dall’amore di Cristo, e per questo non c’è bisogno di essere sacerdoti. Se credi veramente che da una parte c’è la vita, dall’altra la morte, non hai pace finché non lo dici a tutti. Io non sono neocatecumenale ma credo che Kiko sia un santo. E’ per questo che se lui fa un cenno la gente si muove, perché lui è credibile. A me il suo dilungarsi non ha dato fastidio perché l’ho sentito spinto da questa urgenza sincera di amore per l’uomo, che precede il dolore per i bambini venduti con l’utero in affitto o manipolati dall’insegnamento a scuola: questioni di buon senso e di umanità, che prescindono dalla fede.

Oltre che ad Argüello il successo è arriso a un altro organizzatore, Mario Adinolfi, il cui giornale pro famiglia, La Croce, trovo noioso perché monotematico. E noi accidiosi abbiamo bisogno di varietà, altrimenti sbadigliamo. Credo che anche il cattolicesimo abbia bisogno di varietà, non per nulla katholikòs significa universale: a voi non sembra di ridurlo a un particolare, per quanto importante?

Guardi che la priorità l’ha messa la politica, con tre leggi, Fedeli, Scalfarotto e Cirinnà, che se approvate cambierebbero seriamente il nostro paese, perché le leggi fanno costume. La Croce voleva coprire il silenzio assordante che c’è su questi temi su quasi tutti giornali (tra le eccezioni quasi solo il Foglio). Comunque, ognuno di noi che eravamo lì fa tante cose nella vita, non si occupa di gender se non in piccolissima parte. Se poi mi dice che c’è altro male nel mondo, le do ragione, e l’impegno su questo tema non può ritenerci assolti da altri doveri. Serve una testimonianza quotidiana, farci prossimi al dolore e al bisogno che incontriamo, andare nelle periferie, aprire il portafoglio. Questo bisogna farlo, possibilmente senza esibirlo. E serve convertirci nel segreto della stanza interiore. Ma la manifestazione era sul piano della politica, un piano dove i cattolici da un po’ sembravano assenti (vedi divorzio breve), e non solo non esclude, ma anzi credo aiuti, con le amicizie rafforzate, l’entusiasmo ricaricato, il conforto scambiato, il lavoro che ognuno deve fare gomito a gomito con i vicini sul piano personale, culturale, quotidiano. La battaglia è contro le leggi, la vicinanza mite è per tutte le persone. Infine credo che il tema grossolanamente riassumibile come gender riguardi il cuore della questione antropologica. Chi rifiuta di essere maschio o femmina, chi si ritiene autodeterminabile in toto, in fondo rifiuta di essere creatura, di essere figlio. Alla radice c’è il rifiuto del Padre: o l’uomo è al centro del suo mondo, o è creatura. Non mi sembra un discorso marginale.

Mi risulta che sul palco sia stata pronunciata, in luogo della parola “omosessuale”, la parola americana di tre lettere. Siete capaci di portare in piazza un milione di persone e ancora fate atto di sottomissione culturale? Dico questo perché la parola americana di tre lettere contiene un pregiudizio positivo: chi non vorrebbe essere gaio? Perfino io, che sono accidioso e quindi tetro, vorrei tanto essere allegro. Eppure la parola americana di tre lettere non la pronuncio mai, siccome 1) sono italiano, 2) escludo che la sodomia possa dare, di per sé, la felicità.

Anche io rifiuto categoricamente la parola di tre lettere. Fa parte della neolingua che dice per esempio “maternità surrogata” invece che “compravendita di donne e bambini” o “utero in affitto” (in certi paesi l’espressione è vietata). I libretti contro cui protestiamo raccontano ai piccolissimi storie di bambini con due mamme. Questa è una bugia, nessuno ha due mamme. Noi sabato abbiamo ridato i nomi veri alle cose, e se a qualcuno è sfuggita la parola di tre lettere mi sembra un peccato veniale.

A proposito di felicità, vi rendete conto di quanto siete irritanti per chi felice non è? Siete carichi di figli e quindi inevitabilmente avete pochi soldi e tante preoccupazioni, come vi viene in mente di sorridere e cantare? Così facendo non date fastidio solo ai sodomiti, anche agli sterili e agli svogliati che magari hanno un figlio solo.

La felicità non la danno i figli, ma l’essere amati e, dopo, amare (non puoi dare quello che non hai ricevuto). Il senso di avere molti figli è che non ti appartieni più, e ti metti a disposizione della vita, non è mica una gara a chi ne fa di più. Conosco genitori di molti figli che sono infelici, e coppie sterili che, obbedendo alla loro realtà, sono felici.

Vale la pena portare in piazza un milione di persone (ma anche fossero state solo centomila si tratta comunque di uno sforzo organizzativo enorme) quando ciò che rimane è la lettura ostile dei media, le dichiarazioni irridenti di Melloni e Scalfarotto? Possibile non sappiate chi è il principe di questo mondo e quindi della politica?

Nella relazione con Dio è come in tutte le altre relazioni: ci si impara a conoscere piano piano: io sto capendo di lui una cosa. Che quando qualcuno ti fa del male, o dice male di te, se tu rispondi entri in sintonia col suo male, e te ne rimane addosso una parte. Se tu non rispondi, ma metti tutto nelle mani di Dio, allora gli lasci la possibilità di agire. E lui ti difende in modo potente e ti restituisce tutto, anzi il centuplo.

Ho capito, è impossibile convincerla che, come disse Gaetano Salvemini, “la vita pubblica è assolutamente impraticabile per chi non sia una canaglia”. Le faccio i miei auguri per la sua battaglia contro la compravendita dei bambini e l’affitto degli uteri, e in attesa del cavallo bianco dell’Apocalisse torno al mio divano.

40 commenti to “San Giovanni non fa inganni”

  1. Carissima Costanza (ehi, per la prima volta ti ho visto dal vivo: sei vera…!!)Scherzi a parte, grazie di cuore per le tue risposte, davvero ispirate e incisive. Io mi sarei fermato alla prima osservazione, quando si parla di opere che si fanno sotto il “sole” …. Mamma mia che coraggio!! Io e la mia piccola Matilda d 6 anni abbiamo preso, con gli altri, tanta di quell’acqua che solo un miracolo (o cmq un evento prodigioso del Cielo, conoscendo la predisposizione di mia figlia) non ha trasformato in tossi o bronchite. Nemmeno un raffreddore o un po’ di raucedine incredibile. Avrei mille cose da dire e riferire, a partire dal coraggio di Matilda (Tomasino è restato con la mamma, e non me ne sono pentito). Ha solo un po’ piagnucolato quando l’ombrellino di hello kitty sotto cui stavamo era diventato del tutto insufficiente a ripararci dal nubifragio… Ma per il resto era compresa nel ruolo, le avevo spiegato che non eravamo lì per divertirci come quando andiamo al parco. Ma che dei signori un po’ sciocchi stanno dicendo che quella cosa bella che è la famiglia e che lei vive con un papà e una mamma un po’ rissosi e “angosciosi” ma che poi si riappacificano, e si abbracciano di nuovo , e con il fratellino, con le ns fragilità, ma anche con le ns risate etc, ebbene che questa cosa bella può esser in pericolo e che noi vogliamo dire che ci stiamo bene dentro, e che è bello vivere in famiglia… Riguardo Kiko, io l’ho conosciuto personalmente quando ero catechista itinerante: e tu ne parli come se lo conoscessi. E’ proprio così. E’ una persona umilissima, innamorata di Cristo e non riesce a parlare di qualcosa che non sia Cristo e annunciarlo. A costo di sembrare urtante, antipatico, arrogante e noioso, ripetitivo. Ma gli sprazzi profetici che escono da lui sono sprazzi di Dio, lui è solo uno strumento. Lui sa bene (non lo dice tanto per dirlo) di esser un grande peccatore, di esser – di suo – di impedimento alla Grazia. Questo è esser santi. Anche tu sei santa, anch’io, nel momento in cui , piano piano, annulliamo noi stessi per far trasparire l’immagine e la sostanza di Cristo Grazie a voi tutti che avete buttato tutto per questo avvenimento. Sono felice di esser stato lì, anche con sacrificio (quando ero giovane , quasi masochisticamente, sfidavo ogni avversità , pioggia, freddo, dormire sotto l’acqua, afa ) alle GMG… più c’era da faticare più sguazzavo…. Ma con una figliola al collo, sotto il nubifragio…. beh, mi sono sentito indifeso e fragilissimo… stavolta. Alla prossima e… auguriamoci buone persecuzioniUn abbraccioGiuseppe Rabajoli Sestri Lev

  2. Un’intervista splendida!

  3. L’abominio che repubblica e il fatto stanno commettendo travisando il discorso di arguello mi convince sempre piu’ che la liberta’ di stampa (!) e’ un lusso che non possiamo permetterci.

  4. Grazie, Costanza, sei davvero super e spero che tu possa trovare spazio nell’agone politico italiano dove portare le tue idee splendide e concrete. Sono d’accordo con la tua risposta su Kiko Arguello, non condivido con lui il suo atteggiamento un poco istrionico e un poco supponente, i neocatecumenali presenti in una parrocchia vicino alla mia in Borgo Panigale si comportano con molta esclusività come, certamente, bravi cristiani ma con poca Chiesa Comunione (vedi “Neo Millennuium Ineunte” di Giovanni Paolo II).

    • Sarebbe meraviglioso avere qualcuno che ci rappresenta nel mondo politico e spero che Costanza Miriano scenda presto in campo.

    • Concordo con te, Mario D’Astuto.
      Tuttavia, in merito alla polemica che si è generata a proposito delle parole sul femminicidio, bisogna riconoscere la verità delle parole di Arguello anche su questo problema, un problema che non è per nulla estraneo alla questione di fondo che sta alla base dell’ideologia che nega le differenze tra maschile e femminile, compromettendo così anche la capacità di relazione. Un plauso anche a Ferrara che legge correttamente l’intervento ( http://www.huffingtonpost.it/2015/06/24/ferrara-kiko-arguello_n_7654198.html ).

  5. …sì, è proprio vero, quando uno è innamorato può anche succedere che si metta a fare lunghi lunghi dicorsi (pallosi)sul suo amore, senza nessun riguardo per la noia degli altri.

  6. Caritas Christi urget nos, l’amore di Cristo ci spinge. E chi si annoierebbe sentendo che c’è Qualcuno che ti ama. Solo chi l’amore non conosce.

    • …l’importante (in amore) è essere innamorati (non essere amati), io credo.
      Se te se innamorato di Cristo, allora sei a posto!

      • In non credo. Quando uno ama, altro non desidera che essere amato. Non per altro ama, se non per essere amato. E sapere che Colui che si ama non è lontano, ma vicino, accanto, è “con me”, questo cambia la vita.

        • …ammettendo che fosse (ovviamente)!
          Per quello che ci riguarda non possiamo fare altro che innamoraci, senza altro dimandare!
          Che innamorametno infatti sarebbe se potesse essere egualmente ricambiato?
          E’ impossibile poter affermare di essere amato!
          O meglio, lo si pole anche affermare, no pretendere sia vero!

          In ogni caso mai mai mai e poi mai in nessunissima maniera rompere agli altri
          col suo amore etc.!

          • Da questi interrogativi leciti credo sia nata l’insistenza di Kiko (che, a questo punto, venererò).
            L’amore di Colui che ci ama è sicuro. Lo si può affermare non avendo la pretesa ma la certezza.
            Quindi, sempre, sempre, sempre e in ogni luogo, in ogni momento, opportuno ed inopportuno, gridare che c’è Qualcuno che SICURAMENTE ti ama.
            E, come direbbe Abbadantuono, Scus s’è poco…

          • Indubbiamente l’amore ha tanti vantaggi sul sentimento opposto ossia l’odio, ma c’è almeno un vantaggio che quest’ultimo ha sul primo. Come ha detto un fine aforista, Alessandro Morandotti: “L’amore è talvolta corrisposto, talvolta no. L’odio lo è sempre”.

            Certo voi tutti mi direte che l’odio, in quanto cristiani, vi è inibito, io allora risponderò che ciò avviene a seguito di uno sforzo di volontà su se stessi, perchè viene abbastanza naturale odiare chi ci odia.

            Sull’intervista non ho molto da dire (anche perchè C. Langone è persona che sa ispirare antipatie profonde ed irreversibili, e non voglio e non devo essere malevolo).

            L’unica cosa da dire è che la sig.ra Miriano si mostra abile e prudente, con un interlocutore che, mi sembra, sia alla ricerca delle risposte, le quali, in effetti, gli vengono date.

            PS: essere abili e prudenti NON è in contraddizione con l’essere cristiani…… A69

          • “E’ impossibile poter affermare di essere amato!
            O meglio, lo si pole anche affermare, no pretendere sia vero!”

            Che vai dicendo Alvise… se qualcuno ti ama tu non lo avverti?
            E’ più facile in realtà sapere che qualcuno ti ama (nei fatti non a parole) che dire che tu ami qualcuno (che spesso son parole e non fatti…) 😉

            • Una bella presunzione presumere che qualcuno ci ami!

              Per quanto riguarda Iddio, non mi interessa il suo amore!

              • Non vedo dove stia la presunzione?

                Io non mi sento amato da mia moglie o dai miei figli perché ho la presunzione di essere amabile o degno d’amore, anzi esattamente l’opposto. Per questo sento quando sono amato, perché è amore gratuito, che non chioede nulla in cambio…
                Quella della gratuità poi è l’impronta dell’Amore di Dio, perché tutti umanamente amando chiediamo qualcosa in cambio.

                Che a te poi non interessi è solo è perché è un amore che ancora non conosci ,-)

            • …sì, lo avverto di levarsi di torno!

      • “Se te se innamorato di Cristo, allora sei a posto!”

        E’ SEMPRE Cristo (cioè Dio) che ama per primo! Ama persino coloro che non lo amano…

      • L’importante nell’amore (umano) è amare, nell’Amore è scoprire/riconoscere/accettare di essere amati da sempre e comunque.
        L’innamoramento umano è una ‘bufala’ da romanzi rosa, tutto arcobaleni e lecca lecca e occhi a cuoricino, ma l’amore è un’altra cosa, l’amore/Amore è sacrificio. Se proprio vuoi/vogliamo usare la parola ‘innamoramento’, riguardo alle cose soprannaturali, si potrebbe dire che l’innamorato di Dio è un convertito in perenne conversione e l’unico suo scopo è essere gradito al suo Amato sempre e comunque.

  7. “In molte fantasie divaga il sogno,
    e il grido dello stolto, nelle molte parole!

    Ecclesiaste 5, 2

    • Poiché manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.
      Gc 3,2

      Bastava guardare il parallelo

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