Get up, stand up

di Costanza Miriano

MANIFESTATION DES OPPOSANTS AU MARIAGE GAY

di Costanza Miriano

Avendo anni di esperienza come mediatrice culturale, ossia come madre posso dire che le liti sul nulla, le discussioni estenuanti su espedienti surreali, le contese di oggetti inutili che appena conquistati vengono abbandonati, non mi stupiscono. Quando i figli cominciano io e mio marito diciamo che giocano all’Onu, ma noi siamo i più forti, siamo gli Stati Uniti, e finché non vediamo scorrere del petrolio, cioè volevo dire del sangue, non interveniamo. Lo sappiamo che è la natura umana, sappiamo che è questione di territorio, di identità, di misurare le forze. Insomma, le liti non mi scandalizzano.

Però, però come siamo bravi noi cattolici a dividerci, questa è una cosa che va al di là della mia comprensione. Per esempio, sui temi della famiglia. In linea di principio siamo tutti d’accordo: la famiglia è sotto attacco, in Italia e nel mondo. Lo ha detto il Papa, lo sappiamo tutti. Nessuna politica a sostegno, leggi che la rendono sempre meno aiutata, equiparazione a unioni tra persone dello stesso sesso, tentativi di spianare la strada alla compravendita delle vite umane, attraverso l’utero in affitto e altre pratiche.

Cosa fare? Opporsi, evidentemente. Alzarsi in piedi e dire che questo non è un bene, suggerire all’uomo la strada che la Chiesa, esperta in umanità, indica per la felicità di ciascuno. Impedire con tutte le forze che a rimetterci siano i più deboli, i più piccoli, gli indifesi. Fare tutto quanto è in nostro potere per dire la verità con carità.

Non mi pare che ci sia da discutere su questo. Eppure riusciamo a dividerci anche su questo. Non è un segreto per nessuno se dico che nella Chiesa oggi, tra i più consapevoli, e anche tra le alte sfere, ci sono due atteggiamenti di fondo in risposta all’emergenza.

Una parte dice: facciamo vedere la bellezza della proposta cristiana, senza opporci al mondo, perché dobbiamo convincere solo con la forza convincente della nostra felicità, con l’allegria, con quella che Papa Francesco chiama l’evangelizzazione per inseguimento, non mettiamoci in contrapposizione. Non usiamo termini come contro, battaglia, guerra, perché noi non siamo contro nessuno. Facciamo apostolato col vicino di casa, col condomino, in ascensore e sul tram.

Gli altri invece ritengono di essere in un combattimento per la difesa di alcuni caposaldi della civiltà, e siccome in questo momento in Italia e altrove si stanno varando leggi che spianeranno la strada – se non nell’impianto iniziale di certo negli esiti successivi come è successo a colpi di sentenze per la legge 40 – al principio che ogni desiderio avrà diritto di cittadinanza, è necessario alzare la voce, smascherare le bugie, diffondere consapevolezza, e far emergere la verità, sulla quale a dispetto della propaganda c’è un sentire comune molto diffuso. È necessario difendere quelli che non possono farlo da soli, i bambini, le donne povere.

Si sarà capito che io sto con i secondi. Credo che alzare la voce, sgolarsi, gridare sui principi sia un dovere morale. Lo dice la dottrina sociale della Chiesa, che addirittura in un passaggio, mi è stato fatto notare, sottolinea come il ricorso alle armi si renderà necessario solo quando tutti gli altri mezzi sono stati tentati. La dottrina sociale della Chiesa parla di armi! Altro che irenismo. Se sotto i nostri occhi stanno cercando di far approvare leggi che permetteranno la compravendita di bambini, se permetteranno che ci saranno altri bambini come una che ho sentito da poco dire mi manca la mamma ma io ho solo due papà, se permetteranno che nostri concittadini vadano legalmente a sfruttare donne in giro per il pianeta, non è una possibilità ma una scelta obbligata quella di gridare, di alzare la voce, di riempire palazzetti teatri sale parrocchiali, di fare ciascuno ciò che è in proprio potere per difendere i piccoli, perché risponderemo di quello che non avremo fatto.

Pur essendo mamma di due maschi che riescono a litigare sul fuorigioco anche quando giocano in due, e di due femmine che riescono a offendersi se il tuo sorriso è durato un secondo di meno di quello per la sorella, non capisco come queste due anime cattoliche possano dividersi. Cosa c’entra la necessità di testimoniare sorridendo la bellezza, e di non essere mai contro nessuna persona, con la necessità altrettanto stringente e sacrosanta di essere contro delle leggi che faranno tanto male a tante persone? Come possono le due cose essere in contrapposizione? Come possiamo confondere i due piani, quello dell’apostolato, dell’azione spirituale e quello della politica? Perché allora non legalizziamo l’omicidio, sperando che basti testimoniare quanto sia bello volersi bene? Perché non rendiamo lecito prendere la macchina di un altro se la tua è scassata, dicendo che comunque è bello avere uno stile di vita sobrio e misurato? È chiaro che è bello volersi bene ed essere sobri, è chiaro che ognuno di noi deve cercare di viverlo, e accogliere chi non lo fa perché ogni persona è da amare come ci ha detto Gesù.

Ma quello della legge è un altro piano, e noi cattolici da troppo abbiamo smesso di essere rilevanti a livello pubblico, ripiegandoci nel privato e nell’intimistico. Siamo o no convinti della necessità di costruire la città di Dio anche qui? Adesso che il Papa ci ha invitati a non disertare il tema della famiglia come se non fosse fondamentale per il raggiungimento di una società più libera e più giusta ci muoveremo? Che altro deve fare? Lanciare una bomba per svegliarci?

 

leggi anche L’attacco è concentrico, vale ancora la pena resistere?

155 commenti to “Get up, stand up”

    • “la teoria gender espressione di frustrazione”

      In parole povere sarebbe come dire che i sostenitori della (cosiddetta) teoria gender sono dei frustrati.

      Perchè usare la circonlocuzione “espressione di frustrazione” ?

      Perchè, anche, usare “toria gender” e non “omosessuali?

      Perché allora non dire chiaramente che gli omosessuali sono dei frustratii?

      • @ Alvise:

        Perché non tutti i sostenitori del gender sono omosessuali. Penso non ci sia bisogno di farti esempii, ma se li vuoi dillo.

        Alla luce di quanto sopra è difficile sostenere l’equazione “omosessuale = frustrato”, perché la frustrazione può essere anche di eterosessuali che, con buone intenzioni ma errate posizioni, credono di venire incontro ad un evidente disagio di alcuni omosessuali promettendo loro ciò che non possono promettere (e non per colpa loro o degli omosessuali!).

        • e non tutti gli omosessuali sono sostenitori del gender

          • …premesso che (secondo me) un omosessuale è una persona sessualmente atratta (anche) da persone del suo stesso sesso, chi sarebbero i frustrati di cui la cosiddetta teoria gender sarebbe l’espressione? E’ la teoria stessa a essere epressione di frustrazione? Ma, ancora, la teoria da parte di chi (che sarebbe lui, il teorico, in questo caso il frustrato)? Se è vero (come credo sia vero) che non tutti gli omosessuali, e non tutti gli eterosessuali siano frustrati allora succede che se dico che la teoria gender è espressione di frustrazione sembra che io dica che tutti gli omosessuali (e non solo gli omosessuali) siano frustrati, mi sembra. O invece il Santo Pontefice si è espresso male? Può succeder a tutti di esprimersi male!

  1. Reagiremo, reagiremo come ci invitò San Giovanni Paolo II nel 1979 http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1979/documents/hf_jp-ii_hom_19791007_usa-washington.html
    Si richiede coraggio per resistere alle pressioni e ai falsi “slogans”, per proclamare la dignità suprema di ogni vita, ed esigere che la società stessa la protegga.
    Quindi reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’ amore. Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’ egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi reagiremo affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi reagiremo riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato. Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi reagiremo per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale. Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi reagiremo proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto.
    … Sembrano pronunciate oggi!!!

  2. grazie, giusto per questa sera il mio comitato agesc organizza un incontro tra i genitori della scuola e l’avv.to Amato su questa tematica. mi hai chiarito ancora meglio perché farlo!

  3. anch’io Costanza sono – per indole e carattere – tendente al secondo approccio! Ma appunto i due modi di porsi non sono “grandezze” confrontabili, un po’ come paragonare le banane con le carote. Il cristiano – vivendo come tale – manifesta la bellezza del vivere così ma questo non vuol dire che, quando le leggi sono mortifere, debba starsene zitto perché “già testimonia coi fatti ciò in cui crede” …. mi par una foglia di fico per nascondere la propria vigliaccheria e comodità, il non volersi troppo scontrare col mondo… E’ come quando ai miei due figli mi sgolo e grido e “impongo” che certe regoline vanno rispettate, ad es non portare giochi a tavola, non mettere i piedi sulla stessa (il 4enne…, non la grande…) dire la preghiera alla mattina o un poco di Lodi e un canto alla domenica o metter a posto i giochi una volta consumata la devastazione sul tappeto di sala….Non basta certo – a educarli – far vedere che papà piega il giornale e lo mette a posto o che lui prega o che i piedi li tiene al loro posto… magari bastasse… come dico a mia moglie, fosse per me, non perderei la vita a mettermi contro i figlioletti e mostrare il mio lato autoritario (autorevole)… sarebbe più comodo lasciar che facciano un po’ come vogliono…. mi pare che sia un po’ la stessa cosa che può capitare nella Chiesa…. ciao!Giuseppe

  4. Dopo aver letto il discorso del Papa per intero, devo ammettere che mi ha disturbato leggere questo articolo. E non perché mi chiamo Irene e quando sento parlare di difesa armata, foss’anche che c’è scritto nella Dottrina Sociale, vorrei avere qualsiasi altro nome ma non il mio… Spero solo di non creare ulteriore divisione con quello che sto per scrivere, ma è quello che sento e che sono.
    Io penso che il rischio di urlare e sgolarsi sia concretamente questo: sentirsi bravi e sentirsi a posto. Difendere dei diritti ma dimenticarsi delle persone concrete. Faccio un esempio pratico che può sembrare banale: mio marito è ingrassato 10 kg in un anno. Per me queste cosa è intollerabile, ma finché mi sono sgolata non ho ottenuto niente. Quando ho smesso di sgolarmi e di difendere il principio sacrosanto a non ingrassare per la salute del nostro rapporto di coppia, lui non solo è andato dal dietista ma ha cominciato anche la dieta (cosa che per me comporta una tabella settimanale e la preparazione di tutti i pasti perché purtroppo no, non sa cucinare). Io in questo credo: nella vicinanza alle persone. Funziona nel micro, siamo sicuri poi proprio sicuri che nel macro siano efficaci altri modo di agire? Mi dispiace ma non si tratta di dividersi. Non sei tu la prima Costanza a parlare sempre di evangelizzazione per attrazione? Allora io credo molto di più a tutti i piccoli grandi progetti in aiuto della famiglia che si sviluppano dal basso nelle nostre città che non ad una manifestazione che urli “al lupo al lupo!” che a forza di urlare ti succede come Pierino e nessuno ti ascolta più.
    Io per la mia vita sperimento che la vicinanza richiede però sacrificio e dedizione, consapevolezza del proprio limite: tutti elementi che quando in classe alle superiori difendevo a spada tratta la Dottrina Sociale della Chiesa (o quello che mi avevano detto fosse necessario difendere) non avevo molto presenti…se il chicco di grano non muore siamo veramente sicuri che anche la più bella manifestazione e il più riuscito incontro conti qualcosa???
    E non sono di principio contro le manifestazioni: il 21 marzo, alla Giornata in memoria delle vittime contro le mafie organizzata da Libera, c’ero anch’io a Bologna a sentire il lungo elenco delle oltre 1000 persone uccise dalle mafie negli ultimi decenni (tra parentesi, a quella manifestazione dite che qualche giornale abbia dato il giusto rilievo??!!). Ma ero anche consapevole che era solo una manifestazione e che se poi io ogni giorno non combatto nel mio piccolo per contrastare ogni comportamento che legittimi l’illegalità quell’incontro non sarebbe valso a niente. Penso sia lo stesso per qualsiasi tema, anche per quello della famiglia.
    Io penso conti veramente cominciare da noi, dalle nostre case, parrocchie, città. Certo, non fa rumore, non fa audience e non è sui giornali. Ma grazie al cielo, perché se mi mettessero sempre sul giornale sarebbe una continua tentazione alla mia superbia. Dice il Papa: “La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra uomo e donna è vissuta nel bene”. Questo è efficace. I grandi proclami non mi hanno mai affascinato.

  5. La nostra lotta è contro gli spiriti del male che abitano questo mondo di tenebra….credo che bisogna fare di tutto, pregare, sacramenti, confessione non solo eucarestia, ascolto della parola, confronto, perché nella nostra vita si mostri…questo tesoro che noi portiamo in vasi di creta, ergo, non aver paura di denunciare il male, altro che buonismo!

  6. @Giusi e vale, commenti mooolto costruttivi i vostri…

    Poi Giusi, cosa farebbbe o non farebbe Irene non puoi saperlo e non credo tu gradiresti ti si dicesse simil cosa perché segui questo o quello…

    • Dai Bariom: i Don Ciotti, i Don Gallo, i Don Rigoldi, i Don Albino Bizzotto non sono preti, fanno politica, la fanno a sinistra, difendono i diritti dei gay, stanno con Scalfarotto, hanno stuoli di trans al seguito, sono ammmirati da Luxuria, Cecchi Pavone e tutto il cucuzzaro LGBT, distribuiscono la comunione come le caramelle (i peccati: e che roba è? ) O è zuppa o è panbagnato! Io ipocrita non sono! Uno tra tanti ma potrei postartene uno stock!

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/07/04/don-ciotti-sta-con-gay-difendo-vostri.html

    • @bariom
      non so se sia costruttivo.più semplicemente non sapevo che il ciotti della manifestazione fosse lo stesso don ciotti che da quel che mi ricordavo quando frequentavo il centro Italia per lavoro era considerato vicino a quell’ambiente.
      dare per scontato che avessi voluto fare della polemica non rientra nel tuo stile.

  7. Dal profilo librofaccia di Costanza…..
    ”Un cardinale mi ha dato della fondamentalista, l’ho preso per un complimento”.
    Per me ”cattolico” è chi rispetta le 2000 pagine del catechismo…..poi siamo tutti peccatori, ma quelli che
    ….io sono ma
    …. Io sono però
    ….non credo nei preti
    …. Il divorzio è necessario
    …. L’aborto è un diritto
    ….non pratico la castità
    ….uso anticoncezionali
    VARIE ED EVENTUALI
    Sono….. Eretici, non cattolici.
    Amo la Chiesa e non parlo male di nessun sacerdote, però i Kasper non mi danno l’impressione di eseguire il catechismo ma di ”interpretarlo.

    • @Maxwell

      Sicuro di non proiettare su Costanza le tue convinzioni su di lei?
      Dove avrebbe definito “eretica” tutto quel popò di gente?

      P.S.: Comunque, che tu sappia, definirsi abortisti, divorzisti, lussuriosi e non aperti alla vita è compatibile col dirsi cattolici?
      Il “fai da te” era contemplato da Nostro Signore, quando si è incarnato per redimerci e per indirizzarci alla Via, Verità e Vita?

  8. Io su questo articolo mi permetto di avere un dubbio e tante domande… Ai tempi di San Paolo c’era la schiavitù e i bambini indesiderati erano esposti (cioé uccisi anche dopo la nascita), però San Paolo si è concentrato sull’annunciare la Risurrezione di Gesù più che su una battaglia politica per cambiare la società.
    Per venire all’attualità trovo scandaloso che la Corte costituzionale demolisca la legge 40 approvata dal Parlamento e confermata da un referendum, però ritengo che questo vada posto come un problema di democrazia più che di difesa dei valori cattolici: nella nostra Costituzione si consente a una lobby di “esperti” di aggirare il volere sovrano del Parlamento e del popolo secondo forme che non hanno nulla di democratico.
    Questo però non riguarda solo le leggi che interessano noi cattolici come la legge 40 ma tutte le leggi, e se ci muoviamo a questo livello forse possiamo coinvolgere anche chi cattolico non è, ma che si troverebbe allineato con noi nella difesa del valore della democrazia per tutti…
    Contro i diritti degli omosessuali faccio più fatica a mobilitarmi. La mia vita sociale è piuttosto intensa, eppure non incontro un gay dichiarato da anni… Dove sono tutti questi omosessuali di cui si parla solo nei convegni e in tv? Tra l’altro la mia vita di maschio eterosessuale è così complicata sotto ogni profilo che tendo a dimenticarmi completamente dell’esistenza stessa degli omosessuali…
    Probabilmente la mia posizione nasce da superficialità, vi chiedo per piacere di correggermi dove sbaglio…

    • Appunto: dove sono tutti questi omosessuali? Eppure vogliono dettare legge! Sposarsi, adottare bambini, fare approvare leggi liberticide!

    • …tra l’altro va ricordato che gli ultimi governi avuti in Italia, e quindi anche quello attuale, non è stato scelto dal popolo con democratiche elezioni.

  9. Irene, l’impegno nel privato è una cosa, e sulla necessità di non rompere le scatole ai mariti a parole ho scritto due libri. Ma mentre approvano la legge che permetterà di comprare i bambini, sfruttare le donne, congelare embrioni ottenuti da banche del seme e di ovuli, generando bambini che non sapranno da dove vengono e non avranno la mamma o il babbo, tu che fai? Non vuoi alzarti in piedi a dire che è uno schifo legalizzare il desiderio dei grandi a danno dei bambini? Secondo me sbagli. Le manifestazioni contro l’illegalità non servono a niente, quelle prima che venga approvata una legge forse sì. La politica deve sapere che li abbiamo smascherati, e che non possono chiamare diritti civili questi scempi.

    • Io lo devo ammettere: ho una paura immensa nell’andare a manifestare in piazza; anche se a parole volevo partecipare alla veglia di Milano delle sentinelle in piedi ho poi preferito accompagnare da sola i bimbi al catechismo – e pregare – ascoltando il consiglio di mio marito: “Vado io alla veglia, tu prega” (e sono contenta di averlo ascoltato – vanno ascoltati i mariti 🙂 ).
      Ritengo anche, però, che mai come in questo momento urge una mobilitazione di massa, un evento che faccia sentire la nostra voce, all’unisono come e meglio delle discese in piazza degli anni 60 e 70: qui è in gioco il nostro presente, il futuro dei piccoli ma anche il passato dei genitori e dei nonni con la loro testimonianza e memoria: nasceranno bambini senza memoria, perché non sapranno veramente da dove vengono; ci saranno donne sempre più distrutte da aborti, gravidanze a pagamento, ovuli perduti… Beh, io a questo squallore non ci sto, non ci voglio stare, non ci devo stare e allora: prego prego prego e, prendendo quel poco coraggio che forse è rimasto (anche solo per non finire nel girone degli ignavi) scenderò in piazza!
      Però, per favore, noi cristiani facciamolo UNITI!!! Anche ognuno con le proprie sigle, ma in massa, UNITI!!!

  10. Personalmente cara Costanza mi spiace leggere qui questo tuo articolo…

    Mi spiace soprattutto perché la premessa era: “Però, però come siamo bravi noi cattolici a dividerci, questa è una cosa che va al di là della mia comprensione.” e su questo concordo appieno… ma la domanda che mi sorge spontanea dopo aver letto tutto il testo è: questo articolo unisce o divide?

    Si perché a seguire la premessa, ti lanci in una perfetta divisione in due di un visione del “da farsi” (inutile dire che non è mai tutto bianco o tutto nero, ne tutto a destra o tutto a sinistra, o in alto e in basso, ecc, ecc.) e poco male se fai una precisa dichiarazione di campo (tuo pieno diritto), meno bene se tendi a stabilire cosa sia effettivamente consono e necessario… anzi parrebbe obbligatorio!

    Quindi chi non si sente chiamato a scendere in piazza (o non se la sente proprio… diciamolo pure) e si affida a sacrifici e preghiere, confida nella sua fedeltà alla Santa Eucarestia e via discorrendo, manca gravemente… anzi si potrebbe dire è colpevole dello sfacelo.
    Chi crede – prima di ogni altra cosa – all’evangelizzazione “da pianerottolo” (ma ce ne fossero!!) e un povero illuso oltre che imbelle… ma questa evangelizzazione è già presa di posizione e ci si gioca la faccia… è già far politica, o no? Tutt’altro che irenismo…
    Che forse il fatto è che se noi cattolici da troppo tempo abbiamo smesso di avere rilevanza pubblica (mettiamo anche da parte l’ipotesi che il Signore questo stia permettendo in questo tempo – o qualcosa Gli sta sfuggendo di mano?!) non è perché da troppo tempo la testimonianza feriale e “da pianerottolo” è andata a “farsi benedire”, come quella all’interno delle famiglie… la testimonianza vera, l’educazione ferma sulla Fede, sulla bellezza e la logicità della Fede, così che non abbiamo più una nuova generazione di politici realmente cristiani (come peraltro una scarsissima generazione di nuovi sacerdoti) – o è perché scendiamo poco in piazza?

    O forse è perché ancora non abbiamo imbracciato le armi… come chi si esalta alla visione di un film come Cristiada, che filmica a parte, ci ricorda un episodio storico dove chi la Chiesa a dichiarato beato è chi ha usato le sole armi della Fede – certo esponendosi in prima persona e non arretrando, ma senza sparare neppure un colpo. E la Chiesa anche in quel caso, NON ha benedetto l’uso della armi e chi lo afferma non dice il vero (leggere i documenti della Chiesa di quel periodo). Così chi ti ha fatto notare la parola riferita alle armi nel CCC, dovrebbe anche metterla nel giusto contesto – che peraltro mi pare piuttosto chiaro…).
    Ma tralasciamo questo spinoso tema che anche qui immagino aprirà fiumi di contro interpretazioni d’ogni genere… torniamo al “da farsi” di cui sopra.

    Cosa vorrebbe dire: “Perché allora non legalizziamo l’omicidio, sperando che basti testimoniare quanto sia bello volersi bene?” (?)
    La testimonianza dell’Amore di Dio riversato nei nostri cuori non basta? Allora il Vangelo ci ha turlupinato… o è la testimonianza che è ben fiacca?
    Certo non saranno i cattolici a chiedere la liberalizzazione dell’omicidio (ma se aborto è omicidio, quanti già lo hanno fatto a suo tempo… vogliamo parlare anche del divorzio?), ma se vivessimo in uno stato che lo prevede? Che fare?
    Oltre a NON aderire CERTO, a dire la verità CERTO, sempre, comunque, ovunque, non necessariamente in gruppi organizzati, anche, ma non necessariamente, perché mi pare Gesù Cristo non abbia fondato o voluto attivare un “movimento di opinione”, ma sia andato al cuore del problema, che è il cuore dell’Uomo. Amare il tuo nemico! Colui che ti uccide (visto che di omicidio parliamo)…
    Anche il cuore di chi fa o vorrebbe fare politica, anche il cuore di chi fa o vuole fare “movimento d’opinione”, cosa ottima, ma che se perde di vista l’obbiettivo prettamente spirituale (di rivoluzione spirituale – vedasi conversione) diviene un attivismo politico ne più ne meno simile a quello di stampo marxista (cambiamo le strutture e cambieremo il mondo!). Insomma, il rovescio della medaglia dello “spiritualismo angelico” o dell’irenismo.

    Poi avrò frainteso (sicuramente), ma l’impressione e il mio timore, si vedrà poi il tenore dei commenti, e che questo articolo porti solo a voler tracciare la solita bella riga… tu da che parte stai?
    Vero che Dio stesso ce lo chiede, ma rispetto la mentalità del mondo e ci sono tanti modi, grazie a Dio, all’interno della Chiesa per fare la necessaria e doverosa scelta di campo, non riportando un’unica riga all’interno della Chiesa – che semmai è la fedeltà al Vangelo e alla Chiesa stessa, avendo la giusta misericordia di chi NON ha una fede pronta al martirio (ne parleremo e si farà la conta se e quando… ma temo ci arriveremo).
    Ciò che è difficile sopportare (e l’unica cosa che Cristo mal soportava…) è l’ipocrisia! E di questa ce n’è di tante specie… (compresa la personalissima mia) e lo dico in senso generale, non sto accusando qui nessuno sia chiaro.

    Intanto anche questa Pasqua è passata… anzi ci siamo dentro! E, come ho ascoltato dalle parole dell’emerito Vescovo di Smirne: “Ve ne siete accorti? Se ne accorto il Mondo? Lo ha visto il mondo nella luce che brillava (e che ancora dovrebbe brillare) sui vostri volti e nei vostri occhi?” (cit. a senso e a memoria)

    • Fino a qualche decina di anni fa sui pianerottoli ci andavano i preti ora ci sono i Testimoni di Geova, i preti tutt’al più vanno in piazza contro la mafia……

      • Infatti forse è ora ci sia sia una sveglia anche un tal sensi invece di aspettare sempre “il prete”… 😉😞

        • Ma si Bariom si testimonia tutti i giorni ma non basta. Però non posso fare a meno di pensare che quando nel lontano 1975 arrivai a Padova una delle prime visite che ricevetti fu quella del parroco che veniva a conoscere i nuovi parrocchiani. E certo che ci sarà stato qualcuno che lo ha cacciato ma girava lo stesso! La parrocchia era gremita. Adesso hanno abolito alcune messe. Dipenderà da tante cose fatto sta che da quando è cambiato il parroco nessuno più è venuto a fare visita, a benedire le case….Ed è una situazione generale. Saranno pochi… ma pure quello di prima era uno.. Non c’è nemmeno l’inseguimento forse si pensa all’attrazione ma mi sa che alle chiese mancano le calamite…

          • Ma continuando a pensare che la “calamita” è il solo parroco… paghiamo pegno!
            Ed è giusto così…

            Come quando sento “è cambiato il parroco”, non vado più a Messa… ma per favore! Andavi a Messa per QUEL parroco?
            Avresti smesso di andarci per qualunque altra fesseria!

            • Ho fatto l’esempio di quel parroco ma ho detto che è una situazione generale, Non gira più nessuno. Non vengono a benedire la casa neanche se li chiami. Io a messa vado lo stesso. Ma è un caso che quando i preti giravano per le case le chiese fossero più affollate? E’ un caso che quel parroco quasi novantenne ma lucido riceva ancora visite nella Casa di Riposo da parte dei suoi ex parrocchiani? Insomma il proselitismo serve eccome!

              • La parrocchia che frequento è grande e ha diviso il territorio in 4 zone: il parroco benedice una zona all’anno e i suoi aiutanti visitatori, con adeguate preghiere, lo suppliscono nelle altre: ebbene, diciamoci la verità, nonostante la buona volontà, nessuno apre più la porta né per le preghiere con i visitatori, né al parroco stesso per la benedizione!

                • E la domanda è:

                  Colpa delle mega o bis-parrocchie e dell’unico parroco (che già facilmente dice 2 messe al giorno – 3 o 4 nei festivi), dei supplenti (che fanno quel che possono)?
                  Colpa delle personi comuni che nonglienepuòfregàdemeno di preghiere e benedizioni (se poi ti arriva un laico sconosciuto figurati…)?

                  Di entrambe le cose e di nessuna di queste?

                  Mi pare di essere Alvise… 😐

                • Nessuno mi sembra strano. Sui visitatori avrei delle riserve.

                  • Qua non ci sono mega parrocchie. C’è una parrocchia per quartiere. Nell’arco di pochi chilometri ho una decina di chiese ma anche di più.

                  • Io e mio marito diamo aiuto al parroco facendo i visitatori e spesso portiamo con noi i nostri 2 bambini: una famiglia che va incontro a giovani, anziani ed altre famiglie. È vero non possiamo benedire, però anche pregando insieme si fa del bene, non credi? Inoltre qualche volta si può essere d’aiuto oppure si creano nuove amicizie. È triste però che, ad esempio, su 180 case che ci sono state affidate solo 20 persone ci aprano la porta (e ciò accade anche al parroco)…

    • I cristiani sono tenuti ad amare il proprio nemico e a pregare per lui, ma non a chiamarlo
      amico. E talvolta devono rivolgergli le armi contro. O tutti coloro che hanno combattuto per difendere e difendersi sono degli assassini, indegni del nome di cristiani?
      Per quanto riguarda il nocciolo della discussione, credo sia l’et-et a doverci guidare.

      • Appunto Vanni… et-et.

        Alla domanda che poni provocatoriamente non saprei rispondere… credo non spetti a nessuno di noi il giudizio.
        Non credi?

        • Bariom, davvero non sai rispondere alla domanda “Coloro che hanno combattuto per difendere o difendersi sono degli assassini?”

          • Vanni io benedico quegli “assassini” che hanno vinto la Battaglia di Lepanto e quella di Vienna. Viva San Pio V! Viva la Madonna del Rosario! Viva il Beato Marco d’Aviano! Viva Cristo Re!

            • Mi concedo un paio di osservazioni all’intervento di Giusi delle 16:46.

              In venti secoli non mi risulta un solo pronunciamento magisteriale contro chi porti le armi per la sua terra, per il suo popolo, per la sua fede. Per il poco che ne so, fin dai primi secoli l’obiezione di coscienza all’impiego delle armi si è situato in zone limitanee all’eresia.

              Poi – ma è ovvio! – tutto sta a vedere come le armi e la forza sono impiegate.
              Altrettanto ovviamente ognuno deve compiere i doveri del proprio stato, per cui non compete a un uomo di preghiera impugnare la spada.
              Ma a un soldato sì, eccome!

              Agli esempi che giustamente citi se ne potrebbero assommare centinaia di altri.
              Ma basti solo il passo del Vangelo in cui Gesù definisce un uomo come quello con più fede in tutta Israele.
              Lo dice forse a un pio rabbino, a un dotto esponente del Sinedrio, a uno dei dodici apostoli?

              No, lo dice a un centurione.
              Un centurione di Roma nella Palestina turbolenta di quegli anni… e non mi sembra che prima gli chieda “per favore, deponi il gladio che magari ci si fa male…”

              Ciao.
              Luigi

              • Pienamente d’accordo, caro Luigi e carissima Giusi.

              • Poi vorrei anche aggiungere che non solo l’uso della forza e delle armi è, in molti casi lecito, ma addirittura doveroso quando si tratta di difendere gli innocenti dalla violenza. E voglio tornare a proporre la reazione forte e coraggiosa di Stacchio come esempio per tutti noi. Il benzinaio di Vicenza avrebbe potuto tranquillamente far finta di non sentire e di non vedere; invece ha reagito con grande coraggio ben sapendo che aveva tutto da perdere, compresa la sua stessa vita, e niente da guadagnare.

                Non a tutti, per fortuna, viene chiesto di essere così coraggiosi e generosi. Ma, almeno nelle battaglie politiche e culturali in difesa dei deboli spendiamoci con generosità.

                Impariamo da Stacchio.

              • @Luigi, non posso che concordare, anche San Paolo se non ricordo male, invita i militari semplicemente a far bene il loro lavoro, non a deporre le armi.

                Il problema sta sempre nel travisamento, per cui se dici “attenzione a questo parlar di armi con facilità” – “attenzione le armi sono l’estrema ratio” – “attenzione, come non tutti sono chiamati al martirio, non tutti debbono o possono imbracciare un fucile (o portare il gladio) – “attenzione a pensare di volersi fare giustizia” – “attenzione che dietro il velo della difesa dei deboli si può nascondere uno spirito omicida e vendicativo” – (serie di sintesi) e si potrebbe continuare, passi per un debole, un vile, uno che non vuol difendere nessuno per non rischiare nulla (o uno che “frigna”…G docet), ma non a caso Gesù invitò il vigoroso, precipitoso e “fumino” Pietro, a rinfoderare la spada…

                Perché di nuovo sembra ci debba essere una “riga”, un o così e non cosà?

                Certo se uno non vuol problemi neppure di genere blogghistico-comunicativo, meglio tacere… perché mettersi “contro”, perché dire la propria?
                Poi in simili casi non ci vuole un gran “eroismo” e neppure sono delle gran grattacapi, che la vita vera e ben altra cosa 😉

                Ciao.

          • Vanni davvero non vedo cosa dovrei rispondere… e perché insisti.
            Assassino significa “colui che uccide, che commette omicidio” e di qua non si scappa… poi il giudizio morale, ancor più quello di Dio, sta a Dio.

            Anche qui credo che chi compia omicidio, credendo, sperando, invocando il nome di Dio o in difesa di… se lo fa con uno “spirito omicida” (o di vendetta), abbia poco da credere, sperare, invocare…

            Tuttalpiù spererà e invocherà la Misericordia di Dio.

            Tu che dici? Chiedo, perché comunque io la pensi (e vale come la luce del giorno di ieri…) io non so cosa farei se fossero minacciati i miei cari… non so se rendo.
            A poi credo ci sia una enorme differenza tra il “difendersi” e il “difendere”.

            • Questo è un blog e se non si scambiano pareri che cosa ci si viene a fare? Poi, chi vuol rispondere risponde, senza presumere che tutto sia provocazione.
              l’argomento su cui chiedevo di riflettere insieme e’ quello della guerra di difesa di se stessi, delle proprie famiglie, della propria terra, per noi, per ora, poco più di un esercizio retorico, per tanti fratelli, in queste ore, tragica attualità. Avranno il tempo, i cristiani di Siria, Irak ecc. di coltivare dubbi e distinzioni?
              E ragionando su questo, mi sono riguardato gli articoli del CCC sulla legittima difesa e sulla guerra nei quali ho ritrovato parole chiarificatrici.

              • E mi pare di averti risposto, per parte mia.
                Poi permettimi, ma la domanda cper come era posta mi pareva decisamente una provocazione (avrò frainteso…) non un “riflettiamoci assieme”…

                Anch’io mi sono riletto il CCC sul tema più volte, ma credo che ben poche delle considerazioni astratte che facciamo qui possano esserci di aiuto, né tanto meno possano esserlo per i Fratelli chiamati a decidere in queste ore o in questi giorni passati o futuri cosa fare nel terribile attimo in cui verrà messa a repentaglio la loro vita e quella dei loro cari…

                Per questo dicevo “non vedo cosa dovrei – o meglio potrei – risponderti…”
                Mi sembra ridicolo dire si fa così o cosà, fanno bene questi o fanno male quelli, anche perché al di là del CCC non stiamo parlando del Codice della Strada e c’è un Spirito che suggerisce, agisce e sostiene e ad alcuni è dato (o chiesto) di agire o “reagire” come tanti Santi Martiri o Figure di Bibblica memoria che sono stati assimilati all’Agnello Muto…

                Quindi che altro possi dirti… ripeto solo, non so che farei io pur guardando a Gesù Cristo, né anelo di vedere per me un simile giorno e se mai ne riparleremo dopo un simile giorno, sarà qui se sceglierò di salvarmi la vita o in Cielo se li ci rivedremo 😉

                • @Bariom

                  @Bariom
                  Considerazioni astratte dici? Non mi pare che siano considerazioni astratte quelle che possiamo fare sul benzinaio Stacchio, ad esempio. Stacchio è intervenuto in una situazione drammatica, per difendere degli innocenti e mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Fermo restando che il giudizio morale sul suo operato spetta a Dio, io mi sento di poter dire che Stacchio ha dato un bellissimo esempio di coraggio, generosità e sacrificio e moltepersone, soprattutto cattolici, soprattutto uomini, avrebbero molto da imparare da questa persona umile e buona.

                  • Io mi riferivo alle mie dicendo “astratte”… non mi ero accorto parlassimo di Stacchio…. (posso dire non so chi sia costui o pecco gravemente?)

                    Ognuno poi impara di chi crede meglio… e cmq da quel che dici di Stacchio in giro per il mondo se ne trovano, ma non è detto che siano segno di Gesù Cristo.
                    A me sinceramente piace tenere quello come “esempio” 😉

                    • Ma se digitavi “Stacchio” prima di rispondere a Giancarlo capivi a chi si riferiva. Peccato di omissione.
                      E la cavatina virtuosa te la potevi risparmiare.

                    • Ma magari anche no…

                      Confesserò il peccato di omissione 😉 (e la “cavatina virtuosa”)

    • Bariom:

      Sono d’accordo con te. Verrò a Roma, sono andata a MIlano, ho regalato decine di libri di Costanza e girato articoli, condivido anche questo ma trovo anch’io inopportuno il tracciare una riga….anche Papa Francesco parla dell’ e poi della difesa della famiglia, e una cosa è conseguenza dell’altra….vanno assieme…

  11. Mi piacerebbe molto che Costanza avesse torto, mi risparmierei (ci risparmieremo) tantissime grane, discussioni, polemiche, sentinellate, manif varie, serate di falsi miti progresso e il 13 giugno andrei al mare invece che al palalottomatica. I giuristi cattolici non dovrebbero attraversare l’Italia solo per parlare vanamente ad una commissione parlamentare, psicoterapeuti di fede non sarebbero continuamente minacciati di reprimende da parte dell’Ordine. Saremo bellissimi con il sorriso da famiglia felice compiaciuti della bellezza della testimonianza come da copertina di Famiglia Cristiana invece che prendersi gli insulti degli attivisti gay, le imboscate dei media di regime, le occhiate di scherno degli amici progressisti.
    Mi piacerebbe moltissimo che Costanza avesse torto, ma temo abbia ragione.

    • Personalmente non penso (per quel che vale) che Costanza abbia “torto”, ne mi pare di averlo detto… Quantomeno riferito a quello che fa e fate… Anzi penso sia opera meritevole, soprattutto se corrisponde e risponde ad una specifica “chiamata” nei tempi e nei modi… E su questo non posso certo pronunciarmi io. 😉

      • infatti non ce l’avevo con te nello specifico, riflettevo che “l’evangelizzazione per inseguimento” comporta molte meno rogne.

  12. I cattolici laici italiani hanno dato prova di sapersi mobilitare in modo ingente ed efficace solo sotto la guida vigorosa della Conferenza Episcopale Italiana: la battaglia contro i referendum sulla legge 40/2004 e il Family Day del 2007 furono possibili solo perché la CEI chiamò a raccolta, dettò la linea e ci mise energie e soldi. Insomma: ne fece una priorità.

    Ma quella stagione (ruiniana, per così dire) si è conclusa. Adinolfi, sulla Croce, scrive:

    “Va bene tuonare sul gender, ma poi bisogna accorgersi che c’è una legge in discussione al Senato che ne corona l’ideologia, la porta a pratico compimento. Fuori dai denti: a quando una concreta mobilitazione dei cattolici italiani, della Chiesa italiana tutta intera, contro l’osceno ddl Cirinnà e contro l’introduzione sostanziale del matrimonio omosessuale in Italia? A quando una fisica mobilitazione a difesa della dignità della persona umana, delle donne e dei bambini che non possono essere oggetti di compravendita, contro la pratica barbara dell’utero in affitto che il ddl Cirinnà legittimerebbe? Il 7 maggio è la data ultima per la presentazione degli emendamenti, non sarebbe una buona idea avviare una guerriglia anche nella sede propria, che è quella parlamentare? O stiamo solo attendendo che la legge venga materialmente approvata (basterà l’approvazione al Senato, i numeri alla Camera sono molto più agevoli) per poi lamentarcene a cose fatte, piangendo sul latte versato?”

    http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/04/16/chiesa/ddl-cirinna-ora-serve-una-mobilitazione-della-chiesa-italiana

    Adinolfi ha ragione, ma saprà che purtroppo oggi la CEI è debole e divisa, con un Segretario generale (mica l’usciere) che a parole (come potrebbe fare altrimenti?) ripete la riprovazione papale delle teorie gender ma poi mette in guardia da ogni mobilitazione contro ddl figli di queste visioni, e quindi non muoverà un dito per chiamare a raccolta il laicato cattolico ed organizzarne la resistenza:

    http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/478-gender-cei-qualcuno-ha-gia-alzato-bandiera-bianca.html

    Non resta che sperare nell’improbabile, e cioè che i movimenti cattolici sappiano coordinarsi e incidere senza la precettazione della CEI (ovvio che è impossibile contare sul vasto mondo cattolico “ciottiano” – per intenderci – che è notoriamente favorevole all’impianto “culturale” dei ddl Scalfarotto e Cirinnà, e quindi non si vede perché dovrebbe adoperarsi per contrastarli).
    Oppure, non resta che smettere di riempirsi la bocca ipocritamente con proclami sul “protagonismo del laicato”, che risuonano vanamente da 50 anni a questa parte (e che hanno prodotto risultati eccellenti quali… la sconfitta al referendum contro la legge sul divorzio, grazie alla diserzione in massa proprio del laicato cattolico organizzato), emanciparsi dalle tonache dei preti (che tanto la tonaca non la indossano più da un pezzo) e dalle volubili peripezie ecclesial-politiche interne della CEI e contribuire a far nascere un nuovo laicato cattolico, finalmente e lietamente fedele al Magistero della Chiesa tutto quanto, senza sgarri né arbitrarie mutilazioni, capace di confrontarsi anche con quei non credenti o altrimenti credenti che, stanchi della dittatura mainstream e preoccupati della riduzione degli esseri umani a oggetti e merci manipolabili dalla tecnoscienza ed esitabili negli empori mondani, desiderano ribellarsi all’imperante e dilagante nichilismo antropologico.

    Segni concreti e presagi che stia sorgendo questo nuovo laicato se ne registrano di solidi e confortanti: si pensi, ad esempio, alla Sentinelle in piedi e alla Manif. Il quotidiano La Croce ne è un altro indizio e incubatore (non in affitto).

    I movimento cattolici tradizionali o si daranno la sveglia, rinnovandosi radicalmente, o sono destinati a una rapida estinzione, e comunque all’irrilevanza (al più, diventeranno – e in parte lo sono già – delle micro-amnesty international, cioè gruppi eco-pacifisti che di cattolico hanno solo la denominazione e che non interesseranno più a nessuno, perché se uno vuole iscriversi ad Amnesty si iscrive ad Amnesty, non alla sua pallida copia paracattolica).

    • Definire “movimenti cattolici tradizionalisti”… 😉

    • sì, è vero, l’espressione “movimenti cattolici tradizionali” non è chiara, anche se dal contesto si può capire che mi sto riferendo (ovviamente senza la pretesa di una rigorosa definizione giuridica da codice di diritto canonico, e quindi ci metto dentro anche realtà che propriamente sono associazioni) a – tanto per capirci – Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, RnS, Focolari, Neocatecumenali ecc., ma anche ACLI e AGESCI e pure AC ecc.

      Insomma credo di essermi spiegato: tutte le (più o meno floride) realtà del laicato cattolico organizzato.

      • Bene Alessandro… su alcune delle realtà che elenchi c’è chi le dipinge come tutt’altro che “tradizionali”… anzi le vede e dipinge come “di rottura” (o una rottura … di scatole) e forse fai un elenco troppo eterogeneo.
        Altre poi hanno visto ben prima dell’accadere ciò che è poi accaduto. Infine, ancora, fanno parte tutte parte (quelle riconosciute dalla Chiesa) di quella benefica “varietà” di carismi che sempre ha contraddistinto la Chiesa (e che hanno appunto carismi diversi).

        Quindi, non saprei bene chi, come e quando dovrebbero “darsi la sveglia” (?!) 😉

        Ti potrei riportare il pensiero di un sacerdote che stimo molto – e che non fa parte di nessuno di queste realtà – che una volta mi disse: “La Chiesa, per troppo timore e errata prudenza, ha “perso il treno” del periodo più florido dei nuovi Movimenti… e oggi paga pegno!”

        Affermazione che può avere grande o nessun valore, ma solo per dire come, come sempre, dipende dalla prospettiva e dal punto di vista… 🙂

        • Cerco, l’elenco è eterogeneo, forse troppo, ma mi sembra che la provocazione sia chiara.
          In Italia il numero di cattolici praticanti (per intenderci: quelli che vanno a Messa la domenica) va riducendosi da molti anni costantemente, e con esso (in modo certo diversificato da realtà a realtà ma comunque ingente) il numero di aderenti alle espressioni del laicato cattolico organizzato.
          Un’inversione di tendenza si avrà solo se essere cattolici tornerà a essere percepito come attraente, e ciò accadrà se essere cattolici sarà sempre più percepito come un chiaro distinguersi dalle parole d’ordine dominanti del “politicamente corretto” (liberalizzazione sfrenata dei costumi sessuali, liquefazione della famiglia “tradizionale” ecc.).

          Come scrive Introvigne:

          “Se i sociologi – all’improvviso – sono diventati interessanti, avrebbero anche un’altra piccola notazione da proporre. E cioè che adeguare la propria dottrina al pensiero unico dominante è il modo più sicuro per perdere fedeli e chiudere bottega.
          Lo spiegò già nel lontano 1972 in un libro diventato un classico delle scienze sociali, «Perché le Chiese conservatrici stanno crescendo», Dean M. Kelley (1927-1997), sociologo e dirigente del Consiglio Nazionale delle Chiese negli Stati Uniti. Kelley, che era personalmente un progressista, notò che le comunità protestanti che si erano schierate per l’aborto, i rapporti prematrimoniali e un atteggiamento tollerante sull’omosessualità stavano perdendo membri così rapidamente che rischiavano di chiudere i battenti, mentre crescevano in modo spettacolare gruppi «pro life» e «pro family» come i mormoni e i pentecostali.

          I quarant’anni successivi hanno dato ragione a Kelley.
          Qualche ingenuo ecclesiastico pensava che conformandosi alle opinioni dominanti avrebbe riempito le chiese. Invece le ha svuotate.
          Perché per sentire quello che già dicono fino allo stordimento i giornali, le televisioni e Internet non c’è bisogno di andare in chiesa. Dalla Chiesa si vuole una testimonianza controcorrente: non si chiede che incoraggi i nostri vizi – per quello, tutte le mattine, ci sono già i grandi quotidiani – ma che ci faccia riflettere e cerchi di renderci uomini e donne migliori.
          Dunque una preghiera ai vescovi del Sinodo: studiate i sondaggi, ma – se non volete organizzare l’eutanasia delle vostre diocesi – evitate accuratamente di adattare la vostra predicazione alle opinioni che dai sondaggi emergono come maggioritarie. Immagino che vi stia a cuore la verità. Ma – immaginando per pura ipotesi fantastica e non credibile che a qualcuno di voi della verità importi poco o nulla – pensate al serio rischio di ritrovarvi, come tanti colleghi di comunità protestanti «liberal», senza fedeli e senza lavoro.”

          Ecco: se i movimenti cattolici organizzati non sapranno opporsi strenuamente e pubblicamente al pensiero dominante (che oggi si chiama gender, equiparazione al matrimonio delle unioni civili tra gay, compravendita di uteri e bambini per soddisfare i “desideri” di “genitorialità”), saranno sempre meno pubblicamente percepibili come qualcosa di distinto dal pensiero dominante, e quindi faranno la fine delle comunità protestanti «liberal»: sparutissime e irrilevanti.

          Ripeto: se uno vuole iscriversi ad Amnesty si iscrive ad Amnesty, non alla sua pallida copia paracattolica.

          E’ forse un caso che negli Stati Uniti, dove l’episcopato plasmato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sfida a viso aperto l’avanzata del mainstream liberal, crescano sensibilmente – incredibile a dirsi – le vocazioni sacerdotali?

          http://www.iltimone.org/32999,News.html

          • @Alessandro sono certamente considerazioni interessanti quelle che riporti…

            In ultima analisi e alle estreme conseguenze sono le stesse che ho sentito fare da alcuni che cercavano di spiegare cosa possa affascinare un ragazzotto/a europeo/a a tal punto da arruolarsi nell’ Is…
            Non mi fraintendere NON sto paragonando le due cose, ma il “meccanismo psicologico” che scatta poi in menti ritengo non del tutto lucide (nel caso secondo).

            Trovo però contraddittorio l’esser partiti sempre dall’elenco eterogeneo di cui sopra, quando per taluni di questi (che tu raggruppi sotto l’egida allargata di “movimenti cattolici organizzati), spesso si è parlato di realtà sin troppo radicali o di veri e propri “talebani” in quanto a prese di posizione rispetto scelte di vita pubbliche o private in aderenza al Vangelo (o che questi gruppi ritengono siano tali)… ma questo appunto non si può dire per tutti i “gruppi” elencati o elencabili.

            Infine seppure il ragionamento sia logico e corrisponda per molti versi al vero, l’idea che una forma di “radicalità”, di posizione senza sconti a nessuno, una forma di “puri e duri (e sto parlando di derive negative e non di quanto proposto nella Chiesa dai suoi Santi Pontefici), sia quella che affascini e che infine salvi chi vi aderisce e il mondo, è certamente da rifiutare.
            Non è questione di elite o di “marines” del Cristianesimo, ma di una Persona che salva, è Lui che deve essere sempre posto al centro della nostra e altrui vita e questo può essere fatto anche dal più debole, disastrato, paralitico e persino muto di coloro che si dicono Cristiani.

            E’ Cristo che salva il Mondo!
            E’ nella debolezza che siamo forti (non è concetto mio…) 😉

            • Cristo salva chi vuole essere salvato, non salva a prescindere. Poi vuole la nostra collaborazione, non ha mai detto che vuole fare tutto lui. E noi (cattolici) non siamo affatto deboli, anzi possiamo e dobbiamo essere forti per chi forte non può esserlo, per i nuovi schiavi, per i bambini e le donne comprate.

              Quello che mi pare tu faccia fatica a comprendere è che si sta parlando di intervenire con forza in difesa dei deboli. Non credi che sia ben più che legittimo, ma doveroso intervenire con ogni mezzo lecito in difesa dei nuovi schiavi? Se poi tu vuoi rinunciare alla difesa di te stesso, bene! Rinuncia! Ma non ti è lecito non difendere chi è debole. Impara da Stacchio.

              • Sono tante le cose che fatico a comprendere…. beato te che capisci tutto.
                Anche ciò che è lecito o meno fare agli altri (o da quale Stacchio imparare – con tutto il rispetto per il sig. Stacchio certo degnissima persona).

                Ah sulla debolezza, leggiti San Paolo… così tanto per imparare anche tu qualcosa da qualcuno 😉

                • Quello che ha detto Alessandro (ma anche Costanza) è molto semplice: siamo luce e sale del mondo, se la chiesa perde questa funzione non ha più motivo di esistere. Ma per illuminare e dare sapore al mondo occorre insegnare e, se non basta, occorre urlare, lottare con ogni mezzo lecito fino a riuscire nell’intento di cristianizzare il mondo. Altro che mettersi in un angolino a frignare che siamo deboli. Frigna tu se vuoi, a me piace ringhiare come un lupo, a me piace essere un uomo, un maschio per niente docile e per niente disponibile a farsi ammaestrare.

                  Non travisare le parole di s. Paolo, che non ha mai scelto di essere debole, ma semmai di essere forte come si addice ad un uomo (ma si addice anche alle donne, naturalmente). E pur scegliendo di essere forte, ha dovuto conoscere la debolezza che gli era imposta dal demonio. E nella debolezza della nostra natura ha conosciuto la potenza di Cristo. La debolezza può caderci addosso e schiacciarci, purtroppo; allora noi confideremo nella potenza di Cristo. Ma la debolezza non può mai diventare un comodo alibi, una via d’uscita.

                  • Tu non sai se io frigno o meno… di certo a te ringhiare viene sempre bene e lo fai sino al limite di essere maleducato.
                    (attento al tuo presumer d’esser “lupo” – che ringhiare su un blog è cosa facile… lo si vedrà alla prova dei fatti semmai)
                    Ma questo è il tuo stile e te lo lascio.

                  • E se il mondo non vuol essere cristianizzato, che si fa?
                    Lo battezzi controvoglia?
                    Gli togliamo la parola, lo meniamo, lo sbattiamo in carcere?
                    C’è un limite, nel tuo mondo, agli “estremi rimedi”?

            • @Bariom

              non si tratta di essere “duri e puri”, senza “sconti a nessuno”.

              Testimoniare pubblicamente contro l’adozione ai gay e la nuova schiavitù delle donne dall’utero in vendita non è discriminare iniquamente le persone con tendenze omosessuali o emettere contro di loro un giudizio di condanna in senso evangelico (cioè: un giudizio di squalifica della loro umana dignità e di irrimediabilità della loro colpa).
              E’ un doveroso tentativo di arginare lo scempio che avanza. Né queste testimonianza è alternativa all’evangelizzazione “da pianerottolo” o alla preghiera in tutte le sue forme: et-et. Ma la testimonianza pubblica, vista la situazione (il cristiano deve scrutare con attenzione i “segni dei tempi”), mi pare doverosa, e mi pare che ormai sia il Papa stesso a chiederla, tanto è frequente e insistente e vigoroso il suo riferimento alle degenerazioni connesse alle teorie gender.

              Il 19 gennaio ha detto:

              “Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e ha fatto fare anche un altro libro e li ha dati tutti e due, e così è riuscita… Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; […] e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti si impongano certe condizioni. […] Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana… Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza! I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia. […] Queste sono le colonizzazioni ideologiche. C’è un libro […] scritto nel 1907 a Londra. […] Si chiama “Lord of the World”. L’autore è Benson, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con colonizzazione ideologica.”

              Dall’intervista a Valentina Alazraki per l’emittente messicana Televisa, 6 marzo 2015:

              “Inoltre, abbiamo un problema molto serio che è quello della colonizzazione ideologica sulla famiglia. Per questo ne ho parlato nelle Filippine perché è un problema molto serio. Gli africani si lamentano molto di questo. E anche in America latina. E a me è successo una volta. Sono stato testimone di un caso di questo tipo con una ministro dell’educazione riguardo l’insegnamento della teoria del “gender” che è una cosa che sta atomizzando la famiglia. Questa colonizzazione ideologica distrugge la famiglia.”

              Mercoledì ha detto quello che sappiamo.

              Ecco, a me sembra – ripeto – che anche il Papa chieda una testimonianza pubblica, chiara, inequivoca contro questa minaccia.

              In fondo, quello che dico è nel solco di quanto sostiene altrove – e ribadisce spesso – Papa Francesco: “la Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»” (EG, 14).

              Che attrazione potrà esercitare una Chiesa i cui membri non testimoniano limpidamente e pubblicamente, senza titubanze e reticenze, contro la “colonizzazione ideologica che distrugge la famiglia” denunciata dal Papa? Per essere attrattivi occorre essere credibili: ma che credibilità può avere un cattolico che è contrario teoricamente a questa colonizzazione ideologica e tuttavia non si adopera concretamente per contrastarne le espressioni che segnano il suo tempo e il paese in cui si trova a vivere?
              Oggi in Italia questa colonizzazione ideologica ha il volto (tra gli altri) del ddl Cirinnà: che credibilità può avere un cattolico che si disinteressa della faccenda, che si comporta come se fosse una cosa di cui devono occuparsi solo i parlamentari… salvo poi piangere, troppo tardi, quando il latte è versato?
              Mi pare che un cattolico sia tenuto a fare ciò che è evangelicamente possibile e doveroso per contrastare il varo di una legge che spalancherebbe le porte all’adozione per i gay: e ciò include non solo la preghiera in tutte le sue forme, ma anche la testimonianza pubblica, pure in piazza (perché no?), senza sbraitare contro le persone, senza sprizzare odio contro alcuno, ma manifestando con letizia e chiarezza una sana passione civile in difesa dei veri diritti umani, cioè del bene delle persone in carne ed ossa.
              Mi pare che questa testimonianza sarebbe bella, credibile e attraente. E l’omissione di questa testimonianza assai meno.

              • @Alessandro non ho nulla da aggiungere a quanto hai scritto (ne tanto meno da eccepire…)

                Risulta perciò piuttosto evidente che non sono in grado di esprimere il mio pensiero il modo chiaro e non fraintendibile, quindi qui mi fermo, soprattutto perché in senso generale, sei tra le ultime persone qui con cui vedo motivo di dissenso.
                E non chiamerei neppure “dissenso” ciò che dialogando ho voluto precisare, nel recentissimo scambio nostro di opinioni.

                So che sembro un disco rotto, ma oltre alla attrazione che può suscitare “una Chiesa i cui membri non testimoniano limpidamente e pubblicamente, senza titubanze e reticenze, contro la “colonizzazione ideologica che distrugge la famiglia” denunciata dal Papa…” NON possiamo mettere in subordine l’attrazione che esercita (e tolgo il “può”) l’Annuncio del Vangelo, della Buona Notizia… in ultima analisi la figura di Cristo, perché in definitiva di idee (+ o -) affascinanti espresse in modo attraente è pieno il mondo (parlo della “attrazione” non del valore delle idee in questione… metto le mani avanti e specifico l’ovvio).

                Questo non lo dico certo per il Santo Padre, che lo ha presente più di chiunque, ma perché mi pare che troppo spesso tanti ferventi cattolici, pongano prima la prima tesi che non la seconda realtà.

                Grazie come sempre Alessandro 😉

                • Grazie a te, Bariom 😉

                  Certo, non si ricorda mai abbastanza che l’Attraente per eccellenza è Gesù Cristo, il Bellissimo, e il suo Vangelo (la Buona e Bella Notizia che siamo infinitamente amati da Dio… la Notizia pasquale, inesauribilmente stupefacente e attraente)…

              • Bella l’espressione “senza sbraitare contro le persone, senza sprizzare odio contro alcuno, ma manifestando con letizia e chiarezza una sana passione civile in difesa dei veri diritti umani, cioè del bene delle persone in carne ed ossa.”

              • Ciao Alessandro
                (Sono purtroppo distratto da altri problemi e impossibilitato ad approfondire) ma il ddl Cirinnà credevo fosse “già la massima forma di mediazione al ribasso possibile (…) poiché esclude le adozioni tout court e per il fatto stesso di chiamarsi in modo diverso (unioni civili e non matrimonio)”.
                Così è riportato dal FQ se cerco con “ddl Cirinnà”.
                L’articolo di Tempi (del27 marzo, intervista a F. Savarese) è invece un po’ più articolato.
                Quello che mi colpisce è la considerazione esposta nella frase finale: quello che va fermato è il tentativo di permettere l’adozione, ma per fare questo dobbiamo bloccare qualsiasi forma di legittimazione delle coppie gay.
                Ecco, se devo dire dove, a parer mio, le “rimostranze” cattoliche fanno acqua, è qui.
                Posso capire la paura del “cavallo di troia”, ma se penso a quanto è successo in Francia, ecco forse potremmo cambiare un po’ strategia.
                Anche perché, volenti o nolenti, la battaglia sulle unioni civili è stata persa (almeno) due anni fa (*)- ed ormai è meglio capirlo, piuttosto che prendere due pesanti bastonate nei denti.
                Non solo, gli eventi francesi dovrebbero suggerire qualcosa a noi italiani: la Manif ha avuto successo soprattutto perché non è stata confessionale, ma proprio Pour tous. Perché non è stata a sottolineare le ragioni della convergenza, ma i risultati di quella convergenza: no alle adozioni.
                Non importa se i cattolici saranno il 90% dei dimostranti o più, se caratterizzeranno le motivazioni del NO con la sola adesione fideistica ad un tipo di “famiglia rivelata”, perderanno – come avrebbero perso il referendum sulla L.40 se avessero deciso di votarlo, cioè di contarsi. Perché da anni ormai, non siamo più maggioranza.
                Credo che la CEI questo stia facendo: cercare di convincerne pochi (ma di peso) piuttosto che andare allo scontro, ed alla relativa conta.

                (*) che la proposta più ragionevole sia a nome Sacconi, la dice lunga: se ci fosse stata un minimo di lungimiranza politica sarebbe diventata legge tre/quattro anni fa, quando MS. era ministro di una solida maggioranza. Ed una volta chiusa in un cul de sac la questione… Addavenì la riforma!

                • “….come avrebbero perso il referendum sulla L.40 se avessero deciso di votarlo, cioè di contarsi….”.
                  Infatti in quell’occasione la stragrande maggioranza non andò a votare e, dato che il referendum è abrogativo, dal punto di vista della legge il referendum è stato battuto.
                  Poi, nonostante la legge, alcuni magistrati si sono arrogati il diritto di far passare lo stesso certi punti.
                  Perché si sa che la democrazia è così: siamo tutti uguali, ma qualcuno (gli illuminati) sono più uguali degli altri (il popolo bue).

                • @ Fortebraccio

                  Che vuol dire che la CEI starebbe “cercando di convincerne pochi (ma di peso) piuttosto che andare allo scontro, ed alla relativa conta”?

                  Vuoi dire che è meglio stare zitti e non manifestare, perché se i cattolici manifestano, i senatori si arrabbiano e per dispetto votano a favore del ddl Cirinnà, mentre se i cattolici stanno zitti i senatori bocciano il ddl?
                  O pensi che la CEI stia scoraggiando le mobilitazioni dei cattolici aspettandosi, in cambio, che Renzi “obblighi” i suoi senatori ad affossare il ddl, o almeno a votare un testo molto rimaneggiato e “ammorbidito” che possa andar bene anche alla CEI?

                  A me sembra fantapolitica, ma forse sono io che non sono un drago della politica.

                  Comunque, come si può non contrastare a dovere questo impiastro di ddl?

                  C’è dentro una equiparazione in piena regola delle unioni gay al matrimonio:

                  “è soprattutto il comma 3 dell’articolo 3 a finire sotto la lente. Al termine di un elenco interminabile di articoli citati che configurano di fatto la (quasi) piena equiparazione al matrimonio, sopraggiunge una previsione che più chiara non poteva essere: «Fatte salve le disposizioni del Codice civile che non sono richiamate espressamente nella presente legge e fatta salva la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 4 maggio 1983, numero 184 (ossia la legge sulle adozioni, la cui applicazione viene esclusa, ndr) le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi”, “marito” e “moglie”, ovunque ricorrano nelle leggi, nei decreti e nei regolamenti, si applicano anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso».

                  Equiparazione TOTALE, quindi, con la sola eccezione delle adozioni, quand’anche qualche aspetto fosse sfuggito. E con ampia facoltà di far ricorso all’estero a pratiche come l’utero in affitto, peraltro sempre più frequentemente avallata da sentenze assolutorie nei tribunali ordinari.”

                  http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/Unioni-civili-un-testo-che-divide-anche-il-Pd.aspx

                  Per non parlare del fatto che il Cirinnà, così com’è, non solo spalanca le porte all’utero in affitto (se le unioni gay sono equiparate in tutto al matrimonio, quale tribunale – e per quanto tempo – darà torto al gay unito civilmente secondo la formula-Cirinnà e che voglia “adottare”?), ma prevede già la “stepchild adoption”, cioè l’adozione del bambino che vive in una coppia formata da persone dello stesso sesso ma che è figlio biologico di uno solo dei due.

                  Io contro un ddl così mi sento di manifestare pubblicamente. Chiamatemi pure politicamente sprovveduto…

          • @alessandro

            e mica solo in Italia. pure in Brasile. e quando l’esecutivo della conferenza episcopale brasiliana si è rivolto ad un guru del marketing-che gli tocca fa’ ai brasiliani.-per chiedere come impostare la pastorale per non perdere più fedeli la risposta è stata sorprendente.

            http://www.conciliovaticanosecondo.it/in-rete/chiesa-e-marketing-vince-la-tradizione/

            “Purtroppo, voi avete cambiato il modo in cui è celebrata la Messa. Oggi la Messa non è più in latino e non si volgono più le spalle ai fedeli. Pensavate forse di far qualcosa gradita. Invece, ho una brutta notizia da darvi. Mia mamma mai pensò che il sacerdote le volgeva le spalle. Lei pensava invece che tutti, fedeli e celebrante, guardassero Dio. A lei piaceva il latino, anche quando non ci capiva un granché. Per lei, il latino era un linguaggio mistico col quale i ministri della Chiesa parlavano con Dio. Lei si riteneva privilegiata e ricompensata per aver assistito, in ginocchio, a una cerimonia così importante. Secondo me, il cambiamento che voi avete fatto nella liturgia della Messa, è stato un tremendo errore. Posso sbagliare. Io non sono un teologo. Io analizzo il problema dal punto di vista del marketing. E da questo punto di vista, è stato un disastro.

            “Voi avete tolto il costume particolare, la talare, che contraddistingueva i vostri rappresentati commerciali, i preti. Avete così buttato via un marchio.

            “Voi avete snaturato i vostri display, facendo le chiese sempre più simili ai palazzi civili.

            “Tutto ciò che voi avete inventato contiene un’offerta, qualcosa che voi volete vendere. Il vostro prodotto si chiama Fede. Ma ho anche una buona notizia da darvi. Questo prodotto, oggi, trova una domanda sempre crescente. Il mercato, forse, non è mai stato tanto propizio per la Fede. Voi, però, parlate più di politica che di Fede. Potete, dunque, lamentarvi se le vostre chiese sono sempre più vuote, mentre i saloni dei gruppi evangelici sono sempre più pieni?” (Fonte: http://www.atfp.it di Julio Loredo)

            • Mia nonna e sua sorella (zia Lina) non sapevano il latino ma conoscevano tutte le preghiere e i canti a memoria e ne comprendevano perfettamente il senso. Zia Lina accudiva me e mio fratello mentre mia mamma insegnava, ci raccontava il Vangelo come fosse una favola e noi restavamo con la bocca aperta. Credo che nessun teologo avrebbe avuto niente da ridire sulla sua correttezza e precisione evangelica.

            • Certo se siamo arrivati a prendere per buone le risposte di un “guru” del marketing sulla “crisi di Fede” e le conseguenze sulla vita della Chiesa e imparare che dobbiamo difendere un “marchio si fabbrica” (sic) e scoprire – guarda caso dove si va a parare con li placet della mamma del “guru” – che è nuovamente un problema di Liturgia, siamo proprio messi bene! 😐

              Come direbbe Alvise: “ma abbiate pazienza!”

              • Ognuno parla sulla base dei suoi parametri. Intanto è interessante quello che è emerso. Lo si può considerare senza dargli un valore assoluto che non ha e non può avere.

                • Ah ok… allora diciamo che va bene tutto… ma non credo poi si vada molto oltre 😉

                  • Sai Bariom, ciò che scrivi è venuto in mente anche a me. Però se è vero che anche un topolino – nelle condizioni opportune – può aiutare un leone, anche la critica terra terra di un esperto di marketing può servire, se c’è bisogno di un salutare scossone. E poi in fondo l’esperto di marketing ha solo “a domanda risposto” con la farina che ha nel suo sacco. Casomai prendiamocela con chi ha pensato che l’emorragia di fedeli andasse curata con i mezzi che userebbe la trattoria di Nonna Gina quando comincia a perdere clienti perché di fronte gli hanno aperto una megapizzeria con intrattenimento per bambini e sala slot 🙂

                    • Ma infatti Viviana io mica critico il “consulente”… 😉

                      Anch’io mi occupo (di striscio…) di marketing. Potrei dire: facciamo un bella campagna di mailing, qualche bel video che diventi virale, le chiese che non sono dei monumenti storici riarrediamole, svecchiamo gli arredi e magari anche gli abiti (con buona pace dei “tradi”) – anche se il guru consiglia esattamente il contrario – e tutti… dico tutti, a scuola di comunicazione, management… magari anche un po’ di strategia di vendita che non guasta… e poi che altro? (anzi certamente sono già rimasto indietro…) 😉 😀

                    • Bariom quello che tu dici lo hanno fatto e anche di più (ormai in chiesa fanno di tutto: ballano, fanno selfie…..) ma non ha portato grandi frutti….. Se vuoi ti posto pure i video diventati virali: li trovi alla voce circo equestre…..

                    • Poi sono i vescovi del Brasile i committenti. So che tu rispetti sempre le gerarchie….. 😀

                    • SEMPRE! 😉
                      Rispetto non vuol dire non dire “ho seri dubbi che…”

              • @bariom
                non capisco: la ricerca, anzi, la consulenza, l’ha richiesta la conferenza episcopale brasiliana. che non mi pare ipertradizionalista qualunque cosa voglia dire.
                il consulente non pare essere uno scalzacani qualunque ma, anzi, il contrario.
                oltretutto pare che non sia neppure un praticante.
                e quindi se dalla sua analisi vien fuori quel che ha detto il problema sarà della conf.episcopale brasiliana che vedrà come utilizzare tale studio.

                che il problema non sia solo la messa vecchio stile, a me pare evidente. ( altrettanto prevedibile che il sito che lo ha riportato lo metta in evidenza)

                ridurre la quaestio solo a questo mi pare non voler vedere che la famigerata “primavera” della chiesa sia divenuta, invece un lungo inverno.
                almeno in alcune parti del mondo.
                e che si rischi l’irrilevanza lo dimostra quel che ha detto Papa Francesco su la frustrazione della teoria gender.
                la nuova frontiera è che si utilizza, del Pontefice, solo quello che è utile a certa politica e certa cultura( si fa per dire, cultura).
                quando è palesemente contraria non la si contesta neppure.
                si passa sotto silenzio.

                • @Vale,

                  corretto tutto quanto scrivi… la quaestio per me si riduce semplicemente al restare allibito difronte ad una Chiesa che dovrebbe e avrebbe tutti i mezzi, per chiedere un discernimento al Santo Spirito e che si affida a un “guru” esperto di marketing…

                  Che vuoi che ti dica… sarò un banale credulone spiritualista, ma mi ricorda l’episodio di quel re (chi era? mi sfugge…) che invece di affidarsi a Dio, si reca dall’indovino prima della battaglia… 😐

                  • @bariom
                    condivido in toto.
                    costoro che dovrebbero odorare come il loro gregge, e quindi conoscerlo, vuol dire che lo conoscono poco….

                    • Ciò che mi preme caro/a (oh non riesco a tenerlo a mente!) Vale, è soprattutto che conoscano la Volontà del Padre sul proprio gregge.

                      Lo dico senza giudizio alcuno o subodorando così non sia…

  13. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Meritano sempre i pezzi di Costanza. Non sono mai banali. Sarei curioso di sapere cosa ne pensano di questo pezzo in particolare gli eventuali atei, agnostici, ateistici, teicidi militanti e non che per caso passano di qui… ☺

  14. Bariom, la differenza coi tempi di san Paolo è che oggi li chiamano diritti civili. Pure ieri Pisapia a Cazzullo. Il male c’è sempre stato e sempre ci sarà. Queste cose continueranno a farle, ma io zitta mentre comprano i bambini e lo chiamano progresso non ci sto. Che poi devo lavorare anche all’interno è sacrosanto, verissimo, sono sicuramente la più peccatrice. Ma sono due piani diversi.

    • Grazie della risposta Costanza, ma possibile che dal mio articolato (per quanto anche eventualmente futile) commento si evinca solo una sintesi del tipo: “taci e pensa ai tuoi peccati” ?

      Probabilmente è meglio riveda la mia presunzione di credere di saper scrivere in modo mediamente comprensibile… 😉😢

      • Bariom:
        Sono d’accordo con te. Verrò a Roma, sono andata a MIlano, ho regalato decine di libri di Costanza e girato articoli, condivido anche questo ma trovo anch’io inopportuno il tracciare una riga….anche Papa Francesco parla dell’ e poi della difesa della famiglia, e una cosa è conseguenza dell’altra….vanno assieme…

        • scusa ho saltato un pezzo….”Papa Francesco parla dell’ evangelizzazione per inseguimento e….”ecc

  15. Era ora! Finalmente qualcosa si muove e comincia lo svelamento dei cuori. Animo! Preghiera, adorazione, sacrificio, tra poco ci sarà da combattere finalmente.

    Il 13 giugno, tutti al palalottomatica!

  16. …e comunque, come ci si organizza per partecipare il 13 giugno?

  17. ..the answer is blowing in the wind…

  18. Costanza, bellissimo l’esempio “pratico” di litigiosita’ dei due figli maschi che giocno a palla (in coridoio?) e si accusano a vicenda di “fuorigioco” (e pure amarissimo, se emblematico di tanta stupida litigiosita’ “adulta” quotidiana (condominiale, stradale, e su, su); mi convince meno l’espressione (terzultima riga) “costruire la citta’ di Dio” che cambierei con “appartenere visibilmente alla Citta’ di Dio (ove ciasuno apporta i mattoni che puo’)”. Scusa se mi sono permesso, ma prometto che rileggero’ tutto il “De civitate Dei” di Sant’Agostino 😉 Comunque, grazie a Costanza per i suoi “gioielli” (cioe’ non solo i figli -e il marito che la sostiene-, ma tutti gli articoli)

  19. Entrambe le cose sono buone: testimoniare con dolcezza e gridare con fermezza.

    Gli apostoli nel Vangelo di oggi dicono che bisogna obbedire a Dio più che agli uomini. Io non ho nessuna voglia di comparire davanti a Dio nel Giudizio dicendo che non ho fatto un tubo per questi orrori, ma mi sono limitato solo a sorridere facendo finta di niente. Certo,la preghiera è importante, anzi fondamentale, guai se non si fa. Ma, dopo la preghiera, GLI APOSTOLI HANNO PARLATO IN PUBBLICO E DAVANTI AL SINEDRIO.

    Gesù non ha pregato e basta.

    Certo, non è divertente andare in croce, ma a volte per essere liberi, e per testimoniare la libertà vera, la verità, bisogna essere crocifissi.

  20. Auguri a Benedetto XVI che oggi compie 88 anni!!!!

  21. Brava!

  22. Giancarlo:

    ” lottare con ogni mezzo lecito fino a riuscire nell’intento di cristianizzare il mondo.”

    Ma abbi pazienza!!!

    • con lei, personalmente, infinita.

    • …e non è sarebbe anche questa cristianizzazione del mondo un’altra specie di colonizzazione ideologica?
      O c’è le colonizzazioni buone e quelle cattive? Quelle lecite e quelle illecite? Qulle secondo natura e quelle contronatura?
      (sempre secondo il nostro modo di intendere la natura, ovviamente)

  23. Il modello che Pasolini vedeva essere imposto ai giovani italiani (che siamo ora anche noi diventati vecchi) era quello di un certo edonismo interclassista, fatto di falsa tolleranza e permessività, che imponeva inconsciamente di adeguarsi a certi modi di vestire, di pettinarsi, di sorridere, di atteggiarsi e di comportarsi in modo simile a ciò che si vede ad esempio nella pubblicità o nei film. E tutto questo avveniva perché «ad un certo punto il potere ha avuto bisogno di un diverso tipo di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore, e non era un consumatore perfetto se non gli si concedeva una certa permissività nel campo sessuale».

    Altro che battersi contro la teoria gender!
    (chiudere le porte della stalla quando i bui sono scappati)

  24. …e comunque, anche il film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, non è (fu) anch’esso una chicca di consumo, sia pur raffinato, con le musiche “giuste” eccetra, un mezzo (audiovisivo) di de-colonizzazione ideologica delle masse
    armai tutte vestite (anche Pasolini stesso) di jeans?

    webmstr: si scrive bui o buoi o bovi?

  25. Mi hanno sempre insegnato che il cattolico non dovrebbe agire per opporsi o imporre, dovrebbe dare prima di tutto testimonianza di un sentire e di un vivere particolare la vita; un agire quindi non destinato a conseguire uno scopo ma piuttosto a dare al fratello che si ha davanti la possibilità di sorprendersi reciprocamente della scoperta/riscoperta di una strada e, se va bene, avviarsi insieme nel continuare a percorrerla. Ma la vita é complessa, cambia in continuazione, si presentano in continuazione nuove strade o addirittura vengono imposte nuove strade. Negli ultimi anni, ad esempio, c’é un attacco inusitato alla famiglia tradizionale e per il cattolico non é possibile non porsi il problema di prendere posizione e opporsi ad una visione diversa (della famiglia) che non può rispecchiare i propri valori, la propria sensibilita’, la propria visione etica, la propria fede.

    Se questi sono i presupposti, ritengo condivisi, non sono d’accordo su una certa parte del ragionamento della signora Costanza; mi riferisco soprattutto al prologo nel momento in cui presuppone la “formazione” di due grandi e diversi modi con cui il popolo cattolico “affronta” (o “affronterebbe”) la situazione: una parte legata alla “evengelizzazione per inseguimento” e un’altra parte piu’ propensa all’urto frontale. Secondo me é una divisione che non ha senso, in quanto:

    a) essere e comportarsi da cattolico (mi riferisco al risultato “esteriore”, cioé visibile agli altri) non può essere soggettivizzabile; non c’é cioé la possibilità di introdurre “se”, “forse”, “si potrebbe”, “ma”, ecc… In modo molto riassuntivo potremmo dire che essere cattolici vuol dire essere cattolici senza se e senza ma (il retroterra culturale, religioso, sociale, storico, politico e’ tale per cui non ci dovrebbe essere alcuna soggettività nel presentarsi e rapportarsi nel mondo). Cio’ vuol dire in particolare che non dovrebbero esistere tipologie tipo “cattolici adulti” o similari semplicemente perche’ e’ un modo che sottintende modalita’ di dare testimonianza che non può essere quella cattolica;

    b) la strada del cattolico non é una strada di scopo, ma é una strada di testimonianza e cio’ implica che nel momento in cui nel patto sociale che tiene unito il nostro Paese bisogna prendere posizione ci sono solo due modi di prendere posizione, quello del proprio voto al momento della votazione ovvero di esporre/proporre le proprie convinzioni al momento della discussione/confronto. Questo vuol dire che a priori non possiamo parlare di battaglia, guerra o opposizione a oltranza; se nella società si apre una nuova strada (non condivisa) dopo le barricate serviranno necessariamente i ponti, non serve quindi il compromesso ma serve onesta’ nel pensiero e nella propria fede. In definitiva non ha senso posizionarsi prioritariamente su barricate rigide ed inamovibili;

    c) essendo secondario il “risultato”, ma primaria la “testimonianza” (la comunita’ ecclesiale e’ proprieta’ di Cristo e non dei suoi appartenenti…) é importante l’unione e condivisione del percorso e non la suddivisione in tanti rivoli destinati ineluttabilmente ad esaurirsi dopo poco che il percorso é iniziato.

    In definitiva ritengo che il problema non e’ tanto come si affronta l’altro quanto piuttosto “allontanare” i virus interni prima che si inneschino patologie prive di soluzione. Detto in altri termini la comunità di credenti prima che porsi il problema di come affrontare nuove strade dovrebbe piuttosto precludere la condivisione del percorso a chi, anche in buona fede, ritiene giusto stare stare con la gamba in due posti contemporaneamente.

  26. Cari vescovi italiani, solo voi potete far sì che in ogni parrocchia si spieghi agli italiani quello che stanno decidendo in Parlamento. Poi ognuno prenderà posizione. Ma almeno si deve sapere ciò che nessuno nei media dice: si sta spianando la strada alla compravendita di esseri umani. Il tempo è agli sgoccioli.

    http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/04/18/chiesa/appello-ai-vescovi-italiani

    • Cara Costanza, questa è musica per le mie orecchie. Speriamo che la intendano anche i nostri amati vescovi. Sarebbe ora.

    • Plaudo all’appello

      • Indubbiamente la sig.ra Miriano descrive in modo efficace la situazione che si presenta ai cattolici e le possibili risposte che, ad essa, possono dare. Però, a mio modestissimo avviso, l’articolo non mette sufficientemente in evidenza la questione della causa e dell’effetto. In soldoni: la società si scristianizza perchè i cattolici non alzano più la voce OPPURE i cattolici non alzano più la voce perchè la società (per ragioni più profonde e lontane nel tempo) si è scristianizzata?
        Perchè, se la risposta è la prima: allora, alzando la voce, i cattolici possono ri-cristianizzare la società (almeno in parte), ma se la risposta è la seconda, allora, i cattolici possono farci poco, anche mettendosi a cantare come il coro della Scala.
        Ed io, dal basso della mia ignoranza e della mia poca intelligenza, ritengo che la società si sia scristianizzata in forza di un processo secolare e per una molteplicità di cause, per cui l’eventuale mobilitazione del mondo cattolico per fermare questa o quella legge, può servire a ritardare gli inevitabili cambiamenti, ma non a impedirli (come la sconfitta nei referendum sul divorzio e sull’aborto hanno dimostrato),
        Un conto, dunque, è “rendere testimonianza”, un altro è riuscire nell’impresa che ci si è proposti.
        Mi sovvengono le parole di uno più geniali conservatori della storia: il Principe di Metternich, il quale, nelle sue memorie, scrisse “mi sono assunto il compito, non già di Impedire la rivoluzione……che era impossibile, ma di tenerla in iscacco per quanto si poteva”. A69 .

        • Poi vorrei dire qualcosa in relazione a 2 post, di ieri, di Giusi e di Luigi, relativamente all’obiezione di coscienza nei primi secoli del cristianesimo, prima dello scaltro Costantino.
          La tesi per cui i primi cristiani facessero tranquillamente il servizio militare è stata sostenuta dalla storica Marta Sordi. Ma tale tesi è stata ampiamente opposta da altri studiosi (Cacitti in particolare) per cui vi sarebbero nel primo cristianesimo documenti che sancirebbero l’incompatibilità fra vita miliare e militanza cristiana: Cipriano di Cartagine (lettera ad Donatum), Tertulliano (de corona), Origene (contra Celsum) e soprattutto la TRADITIO APOSTOLICA importante testo della prima metà del 3° secolo, nella quale è detto che se il battezzato vuol farsi soldato deve essere mandato via dalla comunità, e, se, invece, il battezzato è già soldato, rimanga pure tale purchè eviti di “bellare” (ossia di combattere ed uccidere) e si attenga ad un minuzioso processo obiezione al fine di non peccare (cerchi cioè di farsi assegnare a compiti di servizio e amministrativi, al fine di non peccare). Mentre non vi sarebbero, prima di Costantino, documenti che affermino la completa liceità del servizio militare per un cristiano.

          cfr: http://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/32118.html

          Beninteso, la mia è un’osservazione di carattere puramente storiografico, perchè anch’io mi rallegro delle vittorie di Lepanto (1571) e di Vienna (Kahlenberg 1683): è grazie ad esse che la civiltà occidentale con tutti i suoi valori è stata salvata (ma sono ANCHE contento delle vittorie della Manica, 1588, e di Valmy 1792, grazie alle quali, abbiamo piena libertà di opinione in materia religiosa, filosofica e politica).
          Anch’io plaudo al ruolo avuto da Pio V Ghisleri, nella formazione della Lega santa, presupposto necessario della vittoria di Lepanto (“un po’ meno” plaudo al suo ruolo nella faccenda de valdesi di Calabria…..). A69

          • Forse c’è stato un malinteso, A69.

            Io stesso ammettevo come, fra i cristiani, fin dai primi secoli siano esistite forme di “obiezione” al servizio militare (e avevo proprio in mente Tertulliano, comprese le sue frequentazioni eretiche).

            Quello che però sottolineavo è che tali posizioni non hanno mai avuto alcun avallo magisteriale.
            In altre parole, non sono cristianamente sostenibili.

            Prima di Costantino, non vi sono documenti cristiani sulla piena liceità del servizio militare… escluso il Vangelo 🙂

            Per terminare, io sono tra coloro che baratterebbero domani stesso la vittoria di Lepanto con una eventuale dell’Invincible Armada.

            Ciao.
            Luigi

            • … e aggiungo che anche Cacitti ha frequentazioni eretiche… 🙂

              http://www.laciviltacattolica.it/it/quaderni/articolo/157/inchiesta-sul-cristianesimo

              Ciao.
              Luigi

              • @ Luigi

                quei passi del vangelo e degli atti ai quali, immagino tu faccia riferimento, non dicono mai espressamente che la condizione di militare fosse pienamente compatibile con l’adesione al cristianesimo. Anzi ben si conciliano con le indicazioni che emergono dalla “Traditio apostolica”. Infatti si tratta, in quei passi, di gente che è GIA’ vincolata alla vita miliitare: questo il caso di quei soldati che Giovanni ammetteva al battesimo (Luca 3,14) e di quei centurioni davvero credenti di cui uno fu lodato da Cristo (Matteo 8,10) e l’altro fu istruito nella fede da Pietro (Atti 10,28-36). Ma una condizione resta ferma: dopo aver accolto la fede e dopo averla sigillata con il battesimo o ci s’impegna a lasciare immediatamente la vita militare, come hanno fatto molti, oppure ci si dovrà districare in tutti i modi per non commettere gesti che vadano contro Dio e che non sono permessi neppure a chi non è soldato, oppure come ultima soluzione si dovrà arrivare fino all’impegno di patire per Dio quanto il dovere di fedeltà esige normalmente anche da chi non fa il soldato [Tertulliano, La Corona, XI]

                Perchè solo così si armonizzano i versetti sopra citati con quelli che seguono:

                Romani 12:18 “Per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini”.

                Matteo 26:52.“Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada”.

                E con una pagina che sicuramente NON appartiene all’eresia: “Guarda le strade che i briganti ostruiscono, i mari invasi dai pirati, guerre sparse ovunque con eserciti contrapposti che si massacrano orribilmente; il mondo trasuda sangue delle avverse schiere; se sono i singoli ad ammazzare qualcuno, allora è un crimine, ma se si fa per ordine dello Stato, allora si parla di eroismo [Cipriano, A Donato, VI]

                Inoltre non è soltanto Cacitti a pensarla, come ho detto, sul servizio militare dei primi cristiani:.

                “Un’attenta rassegna di tutte le informazioni disponibili mostra che, fino al tempo di Marco Aurelio [121-180 E.V.] nessun cristiano faceva il soldato; e nessun soldato, divenuto cristiano, rimaneva nell’esercito”. (E. W. Barnes, The Rise of Christianity, 1947, p. 333)

                “Già nel secondo secolo, il Cristianesimo aveva affermato che ‘non è lecito [per il cristiano] essere uomo di spada’ . . . onde al militare cristiano nessun’altra via rimane, fuorchè quella di ‘abbandonare subito l’esercito’”. (G. Ferrero e C. Barbagallo, Roma antica, 1921-22, vol. III, pp. 154, 155)

                Inoltre se Cacitti ha frequentazioni eretiche, la Sordi aveva frequentazioni cattolicissime (scriveva su Tempi e sul Timone). Valutiamoli entrambi nel merito, caro Luigi!

                Riguardo al baratto fra la vittoria di Lepanto con quella sulla Manica, io ti rispondo: “Sei un bell’esperto di strategia militare, non c’è che dire!” Perchè, mentre una vittoria sulla Manica avrebbe probabilmente dato inizio ad una guerriglia come quella con l’Olanda (gli inglesi non si sarebbero piegati facilmente, come, del resto, avevano fatto gli olandesi), un’eventuale sconfitta a Lepanto, poteva avere conseguenze tragiche nei confronti dell’Europa cristiana, globalmente intesa, a cominciare dal meridione d’Italia. A69

                • Poi, Luigi: “con i se e con i ma, la storia non si fa”. A69

                • Appunto.
                  È tutto interessante, ma non è dottrina di fede cattolica.

                  Maurizio di Tebe e i suoi commilitoni vennero martirizzati prima che Costantino salisse al trono imperiale.
                  Il centurione lodato da Nostro Signore era soldato di Roma prima che Tertulliano od Origene perfino fossero nati.

                  Ha inoltre ben poco senso differenziare fra chi soldato era già e chi no.
                  Non è che sia lecito permanere in una posizione contraria alla fede, solo perché ci si trova in tale situazione (presumo fosse una boutade, questa).

                  Purtroppo questo è uno dei formidabili atouts dei cattolici: se anche un Tertulliano mi dice che essere soldati contrasta con la Fede, io posso rispondere “Tertulliano, qui sei in errore”.

                  Lo stesso che oggi posso fare con chiunque mi dica “è moralmente lecito, per un cattolico, tenere comportamenti omosessualisti”. Fosse anche un cardinale, io posso rispondere “Cardinale, qui sei in errore”.

                  Fatto noto da secoli, per altro:

                  “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
                  non siate come penna ad ogne vento,
                  e non crediate ch’ogne acqua vi lavi.

                  Avete il novo e ‘l vecchio Testamento,
                  e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida;
                  questo vi basti a vostro salvamento.”

                  Buona domenica.
                  Luigi

                  • Tutto ciò sin qui detto nello scambio tuo Luigi con A69 è molto interessante.

                    Maggiormente in funzione di un approfondimento anche di possibili scelte personali o verifica ad una “chiamata” interiore, che il singolo può sentire da parte dello Spirito.
                    In questo di fatto, si può trovare liceità nell’una o nell’altra posizione ed è quindi sbagliato fare una “legge” dell’una o dell’altra (dalla schiavitù della legge siamo stati liberati… o almeno dovremmo).

                    La Dottrina in questo insegna (ed è vincolante per il Cristiano) ciò che NON è lecito, quindi nello specifico esser soldato o poliziotto o…, o…, non contrasta direttamente con alcun insegnamento. Starà alla coscienza del singolo illuminata dallo Spirito, comprendere fino a che punto nell’esercizio delle proprie funzioni sociali e civili, si vada o si rischi di andare, oltre ciò che è lecito.

                    Di qui anche l’eventuale scelta di “abbandonare le armi” (e potremmo allargare il cerchio in una visone metaforica della frase) non può certo essere considerata errata o criticabile… anzi.

                    • Ciao Bariom,

                      personalmente condivido tutto fino all’abbandono delle armi. Per un soldato significa venir meno ai doveri del proprio stato; peggio di questo, infatti, c’è solo l’abbandono dei fratelli.
                      Altro è, invece, rifiutarsi di impiegare le armi in determinate e precise situazioni.

                      Per fare un parallelo che renda più semplice la comprensione, per un cristiano non è illecito essere chirurgo. Un chirurgo non può dire “rimango chirurgo e però non voglio più usare il bisturi, perché incide la carne di altri esseri umani”.
                      Ciò che è non lecito è praticare l’aborto.
                      Perciò solo in tale caso un chirurgo può dire “non impiego il bisturi”.
                      (Impiego il termine “bisturi”, ovviamente, come simbolo dell’attrezzatura medica)

                      Questo per rimarcare, ulteriormente, come l’obiezione di coscienza al servizio militare “a prescindere” non sia posizione cattolicamente sostenibile.
                      Una persona può preferirla, per carità; ma non può cercare di ingannare gli umili contrabbandandola per dottrina cattolica. Come talora si è fatto (spero sia chiaro che parlo del tutto in generale).

                      Per venire – infine – all’allargamento metaforico della figura delle armi, ricordo che il Sacramento della Confermazione era (ed è, quindi) il giuramento di fedeltà del soldato di Cristo.
                      Per cui, anche in questo senso, io sarei molto cauto nel considerare lecito l’abbandono delle armi.

                      Detto questo, penso sia anche opportuno osservare che san Pio V, pregando per la vittoria della flotta cristiana, non ha certo fatto meno rispetto a un Miguel de Cervantes. Anzi!
                      Sempre parlando in senso metaforico, ci sono tanti tipi di armi. Ognuno impieghi quelle che meglio conosce.

                      Ciao.
                      Luigi

                    • Il “soldato di Cristo” utilizza le armi della Fede:

                      [10] Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza.
                      [11] Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo.
                      [12] La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
                      [13] Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.
                      [14] State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia,
                      [15] e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.
                      [16] Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;
                      [17] prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.
                      [18] Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi,
                      [19] e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo,
                      [20] del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.

                      Efesini 6, 10-20

                      Direi che non sia il caso di cercarne altre.

                      Nel mio richiamarmi ad armi “metaforiche” poi, non mi riferivo certo a queste, ma ogni altro tipo di arma “da offesa”.

                      Andrei maggiormente cauto nel definire ciò che sia “posizione cattolicamente sostenibile” (non mi riferisco specificatamente alla obiezione al servizio militare) su simili temi in quanto, di nuovo, ritengo alcune scelte appartengano ad un preciso discernimento personale. Discernimento ovviamente fatto con retta coscienza e meglio ancora sorretto dalla valutazione di una guida spirituale.

                      Buona Domenica Luigi.

                    • Poi Luigi escludi a priori che la richiesta dell’abbandono della armi (militari) possa venire da una precisa ispirazione dello spirito Santo?
                      Non si tratta di abbandonare una vocazione ministeriale (al limite anche questa scelta possibile) o di rinnegare un Sacramento…

                    • @ Luigi

                      ma (per dirla come Alvise) abbi pazienza: la dottrina cattolica, con riferimento al servizio militare, NON era ancora stata definita, prima di Costantino “il furbo”. I Vangeli, come ho argomentato nel mio post precedente NON danno un’indicazione UNIVOCA, tanto è vero che, sia nell’ambito dell’eresia (Tertulliano, Origene), sia nell’ambito dell’ortodossia (Cipriano, Traditio ap., Lattanzio), la questione veniva posta e ri-posta.

                      Se un problema viene continuamente posto vuol dire che i dati di cui si è già in possesso non ci consentono di risolverlo e che il “pronunciamento magistrale” è ancora di là da venire.

                      La distinzione fra chi è già soldato e chi no, non l’ho inventata io, ma fu studiata nel 3° secolo (e probabilmente anche prima) proprio per sopperire ad un problema pratico che il dato scritturale non consentiva di risolvere, in considerazione del fatto che NON ci si poteva dimettere dall’esercito, prima che fosse scaduto il lungo periodo di “ferma”, per cui, non potendo il soldato dimettersi, doveva perlomeno di evitare di porre in essere (rimanendo milite) quei comportamenti contrari alla fede (cercando ad es. di farsi assegnare a compiti ausiliari), e, stante la difficoltà di far ciò, è evidente che chi non fosse soldato, doveva astenersi dal diventarlo per non porsi in una situazione obiettivamente difficile.

                      Se fosse stato chiaro che il servizio militare era cosa lecita, Massimiliano di Tebessa non si sarebbe fatto martirizzare.

                      Gli scritti di Lattanzio sono molto indicativi per chiarire lo svolgimento delle varie fasi: PRIMA di Costantino, nel “Divinae institutiones” (redatto probabilmente in epoca dioclezianea) dice che non è lecito prestare servizio militare, DOPO Costantino, in un “epitome” alla sua precedente opera dice che se, combattuta a favore della patria, la guerra è lecita.

                      Prima del Concilio di Arles (del 314) pronunce risolutive del magistero, NON ce ne sono.

                      Inoltre, Pio V Ghisleri fece ben di più che pregare per la vittoria cristiana a Lepanto, ma si attivò, efficacemente, a livello diplomatico e politico per la formazione della “Lega santa”, la quale fu l’alleanza militare che vinse la battaglia.

                      Altro che papa dedito esclusivamente alla preghiera! il Ghisleri fu uomo deciso e d’azione (ne aveva già dato abbondante prova, prima di diventare papa, sotto Paolo IV…………..purtroppo……..). A69

        • Anonimo69:

          …Alessandro ti dimostrerà, inconfutabilmente, con un link allegato, che la eventuale scristianizzazione non non è interna, ma originata dalla colonizzazione ideologica in atto da più tempo su più fronti. Per questo anche è stato fondato il quotidiano “La Croce” per cercare di arginare, almeno in Italia, questo grande pericolo.

        • @A69,

          Bisognerebbe mettere in conto anche una terza ipotesi (direi più di una ipotesi) verificata e verificabile nelgli ultimi decenni.
          Non è questione di volume della voce, ma dell’annacquamento delle solidi basi interiori della propria Fede (a livello singolo e di Comunità – l’uno ovviamente strettamente legato all’altra) che hanno reso impossibile il resitere a “venti di dottrina di ogni tipo” (dottrine spirituali ma il più delle volte “pratiche”) alzatisi da ogni dove, che hanno portato ad una inevitabile dicotomia, nonché al ridurre la Fede agli aspetti intimistici e “privati” dei singoli e, nel peggiore dei casi, a generare una profonda scissione tra la vita spiritule e quella “materiale”.

          Dove trovare più quindi la volontà, la forza, il senso di “alzare la voce”, se non per opporsi quanto meno per affermare senza se e senza ma la Verità?

          Oggi, grazie a Dio, i tempi sembrano cambiare e far presagire una “nuova primavera”, una nuova consapevolezza e una nuova volontà, ma molte storture sono già divenute prassi nella vita civile (sociale e morale) e altre sono alle porte e come sempre, ne pagano il fio i più deboli o coloro che vivono in un profondo inganno che non è detto appaiano come “deboli”.

          • @ Bariom

            beh…..mi sembra che parlare “dell’annacquamento delle solidi basi interiori della propria Fede (a livello singolo e di Comunità – l’uno ovviamente strettamente legato all’altra) che hanno reso impossibile il resitere a “venti di dottrina di ogni tipo” (dottrine spirituali ma il più delle volte “pratiche”) alzatisi da ogni dove”, SIA sostanzialmente ritenere che le ragioni della scristianizzazione siano profonde, oggettive e risalenti a parecchio tempo addietro.
            E quindi si rientrerebbe nella 2a ipotesi (se le solide basi interiori della fede si sono annacquate, soprattutto a livello comunitario, QUALCOSA è successo, ossia “le ragioni più profonde e lontane nel tempo)”.

            Comunque caro Bariom se effettivamente “i tempi sembrano cambiare e far presagire una “nuova primavera”, una nuova consapevolezza e una nuova volontà “, lo vedremo.
            Io, per quanto mi riguarda, finchè non vi avrò visto proporre un nuovo referendum per l’abrogazione dell’aborto (e, non dico, “vincerlo” ma andarci vicino) nutro e nutrirò molti dubbi su questa nuova primavera. Chi vivrà, vedrà. A69

            • A69
              Io non andrei così TANTO indietro nel tempo… Poi se vuoi fare rientrare questa mia ipotesi/suggestione in una delle tue stringenti casistiche, fai pure…
              La differenza è che tu aspetti un nuovo referendum, io decisamente un’altra “primavera” da cui possono derivare ben altro che dei referendum (anche forse non necessariamente…)
              😉

              • @ Bariom

                io andrei indietro di 200 anni circa……può andare?

                Senza offesa, il cambiamento che aspetti tu, sarebbe proprio miracolistico!

                Comunque, un nuovo referendum sull’aborto, da voi cattolici, riproposto e vinto (o quasi), sarebbe un sintomo notevole……

                A69

    • Cara Costanza,

      innanzi tutto grazie per essere intervenuta, dopo diverso tempo, nei commenti del tuo stesso blog.

      Il tuo/vostro appello l’ho diffuso a quanti più parrocchiani ho potuto, e ai sacerdoti della mia Prefettura, sperando diffondano a loro volta!

  27. Bariom:

    …preghiera, Spirito Santo e primavera!

  28. Bariom:

    “Poi Luigi escludi a priori che la richiesta dell’abbandono della armi (militari) possa venire da una precisa ispirazione dello spirito Santo?”

    …tutto, alla fine, viene da una precisa ispirazione dello Spirito , mi sembra capire (sia il prendere che non prendere le armi, che venga la primavera o non venga, come te prasagisci, eccetra): Tutto viene insufflato dal Grande Spirito (direbbero i pellerossa, fumando la pipa allucinogena)..
    I credenti che si tengano pronti e che vigilino per capire il vento che soffia (quando e dove vuole,) e sapere navigare in questo vento che soffierà ( se soffierà).
    O sbaglio? O così e così?

    • @Alvise, al di là della battuta sui pellerossa e relativa pipa allucinogena:

      «Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
      Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
      Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
      Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.
      Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
      Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
      La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
      Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.
      Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.»

      Romani 8, 1-28

      Direi sia sufficiente 😉

  29. Matto è chi spera che nostra ragione
    Possa trascorrer la infinita via
    Che tiene una sustanza in tre persone.
    State contenti, umana gente, al quia,
    Che venga un venticello o un acquazzone,
    Che lo si accetti il modo che lo sìa.

  30. “…e quindi rallegriamoci perché non vediamo, perché, se vedessimo, che avremmo più da sperare?
    filosofiazzero: Lettera ai Cattolicesi 1,1

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