Elogio della differenza

di autori vari
Sposalizio_Vergine
di Cristina Righi
Spesso molte cose accadono senza che tu ne comprendi la differenza, quella che cambia il significato delle cose, quella differenza secondo cui quello che un domani sarà è completamente distinto da ciò che ora è. La capacità di capirne la differenza è una consapevolezza sacra!
Succede infatti di vivere degli eventi importantissimi della propria vita come se fossero la stessa medesima cosa, come se addirittura i termini di significato così diversi diventassero improvvisamente sinonimi. Tutto origina da questa omonimia menzognera delle parole e degli accadimenti.
Il fidanzamento può essere sinonimo di matrimonio?
Il seminarista è lo stesso di un sacerdote ordinato?
Può guidare una macchina chi non ha la patente?
Il digiuno è la stessa cosa di un giorno in cui mangi?
La convivenza è uguale al Matrimonio Sacramento?
L’anello fedina è l’anello fede?
La sessualità di due coniugi che si uniscono perché ricreano quell’essere divino che…..”maschio femmina LO creò”, quindi diventano una sola carne nel nome di Gesù Cristo è la stessa medesima cosa di una sessualità vissuta da maschio e femmina  che ancora non sono un progetto e che non unendosi nel nome di Gesù si uniscono nel nome di qualcun altro?
Io e Giorgio, fidanzati per sette anni senza comprendere la differenza delle cose!
Stavamo benissimo insieme, condividevamo tutto, compresa naturalmente l’intimità, ci mancherebbe altro, due fidanzati che si amano, che fanno viaggi insieme, che ritengono a giusta ragione che la cosa importante è essere felici, fare le cose che piacciono…..insomma vivevamo da sposati senza ancora esserlo, usurpavamo il diritto di una parola, matrimonio, inserendola dentro al termine fidanzamento. Compivamo  con il corpo gesti che non ci appartenevano…..La grande menzogna!!!!Magari qualcuno ce l’avesse annunciato, dunque eravamo davvero nella tenebra…..e il peccato come  ci sguazza volentieri!!!
È come se un sacerdote non ancora ordinato  tale si adoperasse con fervore a celebrare messa, a confessare, a fare insomma il prete…..sarebbe un bugiardo: esattamente come chi vive il fidanzamento come un matrimonio……è un bugiardo!
Avevamo preparato in questo modo il terreno per il futuro matrimonio e, quando decidemmo di sposarci, giungemmo con tale “coltivazione” a condividere le due diversissime umanità.
Arrivo poi un tempo in cui  non ci sentimmo gratificati e insoddisfatti così, nel bisogno egoistico della felicità, cominciammo interiormente a navigare il mare della divisione. Quel naturale passaggio dall’innamoramento all’amore non lo facemmo perché ancora incapaci di comprendere il valore della differenza.
L’innamoramento , nell’uomo e nella donna , è una pulsione che provoca una varietà di sentimenti e di comportamenti caratterizzati dal forte coinvolgimento emotivo verso un’altra persona , che, a seconda dei casi, è associata a un’intensa attrazione sessuale.
Tra le numerose decisioni , dimentichiamo la più importante, quella che dovrebbe avere la priorità….L’amore…..AMARE È UNA DECISIONE!!
In realtà c’è differenza…..
Il FIDANZATO è un promesso in matrimonio. Ė la promessa di fiducia fatta dall’uno all’altra per un futuro impegno di un GIÁ e non ancora per sempre. Da qui la FEDINA.
Il MARITO  è un uomo sposato in relazione a sua moglie ed è un impegno presente di alleanza per sempre. Da qui la FEDE. Ancora non stiamo parlando di sacramento.
Il MATRIMONIO è il MATER MUNUS, cioè il compito della donna madre di custodire ed accogliere essendo il fondamento (la sottomissione di San Paolo) della vocazione.
Il PATRIMONIO è il PATER MUNUS, cioè il compito dell’ uomo padre di guidare, procacciare sostentamento, essere il navigatore satellitare della vocazione.
Il CONIUGE, da CUM IUGUM è colui che cammina col giogo che, visto dall’alto ha la forma di croce ed è il cammino della coppia dove l’uno necessariamente aspetta i passi dell’altro perché il giogo non ti permetterebbe di camminare con ambiguità chilometriche e ciascuno conosce perfettamente chi c’è al centro dei due.
Il COMPAGNO, da CUM PANIS è colui con cui divido il pane, sperimento la convivialitá ed è un impegno libero, semplice condivisione
La CONVIVENZA è vivere con. È un patto a volte solo verbale e di fatto altre volte sancito dinanzi al primo cittadino. Può essere anche una bellissima famiglia, può anche durare tantissimo ma non rappresenta la grande novità!!
Il MATRIMONIO SACRAMENTO è la grande novità…..quella che ci permette e ci regala il dono più ambito e sconosciuto: LO STUPORE!!
La grande differenza è che il Matrimonio Sacramento è CHIESA DOMESTICA…..che meraviglia!!! Due esseri poveri e fragili come gli umani possono compiere GESTI LITURGICI:
Si uniscono sessualmente nel nome di Gesù Cristo ed è l’unica forma di non privatizzazione della sessualità perché tutta la comunità conosce che quella coppia diventerà UNA SOLA CARNE  e deve essere così perché questo è molto piaciuto al Creatore e, se LUI vorrà, nasceranno futuri cittadini per il mondo. Qui si celebra il sacramento del matrimonio perché la prima cosa che la coppia deve generare è il NOI.
Possono benedirsi i coniugi  di buon mattino e in ogni momento della giornata perché, già con il battesimo sono Re, Sacerdoti e Profeti ma in più, gli sposi, sono CONSACRATI e possono impartire benedizioni per loro e per i propri figli.
Loro sicuramente pregano prima dei pasti e ricevono l’eucaristia l’uno per l’altro per ricolmare di grazia ogni necessità della famiglia.
LA GRANDE DIFFERENZA……ESSERE CHIESA DOMESTICA….CHE SPETTACOLO e che libertà interiore!!!
Così io e Giorgio, navigando il mare della divisione facemmo  prevalere, addirittura per  11 anni di infelicità, il grande nemico, il tentatore che ci fece credere, come alla coppia modello ISH E ISSHÁ,  a cui il mondo continua ad ispirarsi, che la menzogna avrebbe avuto la meglio ai fini della nostra felicità e noi ci siamo caduti. Del resto eravamo partiti male perché l’area fabbricabile ( il fidanzamento) per costruire la casa sulla roccia (il matrimonio con Gesu) non aveva nè il tetto (lo Spirito Santo) nè tanto meno le fondamenta del NOI cementato della coppia. Anche quando ci sposammo in chiesa, dopo 3 anni di matrimonio civile, non avevamo ancora capito la differenza, doveva passare ancora del tempo.
Così peccato su peccato, accusa sui difetti e dito puntato è  poi finalmente arrivato il nostro grande riscatto contro il nemico ma questo bisogna deciderlo con tutte le forze!!! Abbiamo riconosciuto quel GESÙ che si era inchinato dinnanzi al nostro si. Avevamo dimenticato DIO ma lui mai si dimentica di noi!!!
In forza del battesimo tu, essere umano meraviglioso, hai la certezza che ovunque ti troverai e in qualunque condizione sarai DIO verrá sempre a cercarti, Lui ascolterà il grido sordo del tuo cuore ed infatti…….il Signore ha risorto il nostro noi!!
Eccoli gli occhi nuovi per comprendere il VALORE DELLA DIFFERENZA!!!
Noi, che ci saremmo separati, siamo oggi sposati da 25 anni, abbiamo 4 figli, siamo madre e padre spirituale di moltissime coppie giovani, di coppie “anziane” in serissime difficoltà, siamo padrini  di battesimo di 30 bambini, distribuiamo cerotti per le ferite della vita, siamo al fianco e accompagniamo la cura della RELAZIONE . Insomma siamo in pieno a servizio della famiglia contagiosi al massimo e dispensatori di gioia, di  quella  speranza che è certezza, contro ogni scoraggiamento e tristezza.
Tutto questo può accadere solo se costantemente fai memoria della tua resurrezione. Si è innanzitutto poveri per arricchirsi. Ecco l’altra grande differenza!!!
Scoprire la POVERTÀ per ARRICCHIRE. Tutto parte da me. Sono io che rendo ricco e felice l’altro.
Scoprire la DIFFERENZA fa nascere il senso della CHIAMATA.
Cosa è mio marito per me?
È la mia parte maschile!
Cosa sono io moglie per lui?
La sua parte femminile.
È il dono che mi è stato consegnato con tutta la sua storia: se non amo la sua storia e non ci entro con tutta me stessa non potrò mai decidere di AMARE.
Se non generiamo il Noi della coppia non saremo generatori di figli nel vero senso della parola.
Io non voglio  te secondo i miei gusti meschini ma amandoti nella tua storia ti vedrò sempre speciale perché è il mio sguardo che cambia davanti alla tua  povertà…..e mi diventi ricco, ricchissimo!
Mio  marito era un taciturno? Un distratto? Una persona poco affettiva?
Cosa ho fatto io per arricchirlo?
Credo qualcosa abbia fatto, per essere oggi la miglior coppia….
Sedici anni or sono, al tempo della nostra rinascita, annunciavamo che un grande nemico avrebbe contrastato questa preziosissima cellula che è la famiglia…..allora in pochi ci si credeva (noi eravamo reazionari perché la mentalità del “che c’è di male” contagiava anche molti cattolici)ma noi abbiamo iniziato subito la nostra buona battaglia a cui oggi invece molti hanno dovuto aderire, a giudicare dallo smascheramento che il nemico sta operando!
Noi però lavoriamo sulla carne, sulle ferite delle singole famiglie…..e la nostra casa ne accoglie tanti, davvero un piccolo ospedale da campo. L’abbiamo chiamata OASI NEL DESERTO NEVÈ MIDBAR.
Si rinasce???
Solo se si desidera comprendere la DIFFERENZA!
Solo io posso arricchire il povero che ho davanti.
Maschio e femmina lo creò, tu sei prezioso ai miei occhi, io ti amo.
Ecco dove sta la grande differenza!!!!!
Per scrivere a Cristina: cristinarighi1@virgilio.it

 

 

31 commenti to “Elogio della differenza”

  1. Signora per caso ha scritto: “e li fece maschio e femmina” ….andate e moltiplicatevi.Oppure vuol vuol fare capire che con tutto il presunto sapere dell’uomo/donna moderno non si sa piu’ capire cio che naturalmente hanno sempre capito tutti per 10,000 anni. Strana la nostra cultura moderna: speriamo che ci ha creato ci libiri da questo virus. Paul

  2. …la differenza sta anche nel fatto che esiste (per fortuna) persone che vivono l’innamoramento e l’amore senza tanti “contorcimenti concettuali” (oggi si chiamerebbero “seghe”)!

  3. Grazie Cristina per questo scritto! Mi sono ritrovata in tanti passaggi della tua storia, condivido le tue opinioni, ma soprattutto le tue parole hanno fatto luce su alcune zone ancora in ombra della mia storia familiare, coniugale, matrimoniale…

  4. Straordinaria! Grazie

  5. AMARE È UNA DECISIONE!!

    Da meditare, in preparazione al sinodo della famiglia.

  6. Non si può dceidere di amare! Si può decidere di non fare del male, di fare del bene, per esempio. Ma fare del bene non è la stessa cosa che amare.

    Anche un babbeo lo capisce questo!

  7. “Compivamo con il corpo gesti che non ci appartenevano…..La grande menzogna!!!!Magari qualcuno ce l’avesse annunciato, dunque eravamo davvero nella tenebra…..e il peccato come ci sguazza volentieri!!!”

    Dici davvero o per scherzo? La tua sarebbe una “testimonianza” di che? Di un delirio?
    Del delirio in cui ci aguazzano i santi (cosiddetti)?

  8. …ci sguazzano, correggo.

  9. …ri-incollo qui la citazione da una lettera di Panait Istrati a Francois Mauriac (già incollata ieri):

    “…non sono un convertito (di nessun genere) non credo perciò né alle preghiere né a nessuna divinità. Ma questo non vuole assolutamente dire che io non abbia la capacità di capire cosa possa essere l’amore verso gli altri.
    Così credo vada intesa la figura di Cristo, come uomo che ha amato e ha patito per la sofferenza degli altri.
    Ma se al posto di questo Cristo, non è altro che un povero crocifisso che voi mi mostrate, no, questo no. In questo caso, davvero, alla mia fame e alla mia sete di giustizia, corrisponde un “altro mondo.”

    • “Così credo vada intesa la figura di Cristo, come uomo che ha amato e ha patito per la sofferenza degli altri” (?)

      E’ un errore di traduzione?

      Sarà: “ha amato e patito per condivere la sofferenza degli altri” o “per la salvezza degli altri”.

      Comunque il “povero crocifisso” è un crocifisso risorto, un crocifisso glorioso.

  10. Vanni:.

    ..ha amato gli uomini (come lui) e ha sofferto perché loro soffrivano, non gli faceva piacere che loro soffrissero, e pativa.
    La crocifissione fa parte del mito.

    Poi te sei libero di credere a quello che vuoi (ovviamente).

  11. …la resurrezione fa parte del mito, volevo dire.

  12. …no, non si risorge dalla morte, bisogna contentarsi (essendone capaci) di questa vita
    e spenderla il meglio possibile (volendo e essendone capaci).

  13. …te invece nessun dubbio, solo certezza, o no?

    • Ho i dubbi del credente che servono a ritrovare Dio ogni volta a un livello più alto!

      • I dubbi servono a usare di più la ragione per capire, usando la nostra natura di uomini.
        Oppure sono un utile alibi per farci i cavoli nostri.

  14. Signora Cristina Righi, il futuro perche’ tale non e’ a nostra disposizione per analizzarlo, capirlo e pensare di decidere che strada prendere: e’ futuro. Le posso dire quanto lei gia sa che non si procede nella vita a tentoni o essendo ciechi di tutto quanto ci riguarda. Molti con certosina attenzione e stamina costruiscono la propria vita e realizzano i propri sogni. In conclusione, e senza vendere religione, mi piace l’esempio che si legge in un libro antico: le vergini saggie e le vergini stolte. Accidenti possono succedere ma non e’ la regola generale; chi si rammarica per essere stato superficiale e perso tempo con la vita e chi con tranquillita’ e pace dice a se stesso: e’ successo ma non e’ colpa mia. Cordiali saluti, Paul

    • Esatto il futuro non ci appartiene, e il passato rimane come la meravigliosa storia del nostra vita. L’unica cosa che possiamo desiderare di vivere è il nostro presente, riconciliandoci con le ferite che hanno toccato il nostro cuore(guarire quindi il passato) e guardare alla nostra meta in un servizio di umile amore.
      Ricambio cordialmente i saluti!

  15. Un giorno di ormai molti anni fa, durante una catechesi sul sesto comandamento, un frate mi disse: “L’amore è un esercizio di volontà e ragione”. Quindi, dico io oggi, una “decisione”. Cristina, mi sono riconosciuta, mi sono ritrovata, quante analogie con la mia storia matrimoniale.

    Caro filosofiazero, anch’io all’epoca mi sono scandalizzata come te, davanti a questa definizione d’amore, ma solo quando ho DECISO per quel “sì” è stato possibile dire “no” a tutto il resto, a tutto ciò che non serviva, che distraeva e niente più.

    La bellezza della decisione quotidiana, ci dà la misura della nostra libertà.

    Il “Va dove ti porta il cuore” non sempre ci libera, spesso se non siamo abbastanza maturi, ci inganna.
    Amo la frase che spesso dice un’amica “Vai dove ti porta il cuore, poi fatti venire a prendere da qualcuno che ti riporti a casa” fa sorridere ma ha una sua profondità, spesso solo col cuore ci si perde, con la ragione si ritrova la strada.

    D’altra parte anche un grande come Don Giussani, sottolineava in continuazione l’importanza della ragione, del “decidersi”.

    Grazie Cristina!

  16. Incredibile, davvero assurdo come lo Spirito abbia parole chiare con cui unire chi non si conosce ma parla la stessa lingua improvvisamente. ” Il giogo” ci rifletto da due anni su questa parola. Lo Spirito l’ha suggerita al mio riflettere e io ne ho tratto molto frutto. Ho aperto il blog in qst momento a pag 14 del libro che ho. Comprato ad Assisi ho sentito la premura di conoscere meglio l’autrice e l’autrice aveva quest’articolo in prima linea. Al fronte.
    Grazie. Nel vero senso della parola, giungano a voi le Grazie meritate x il vostro lavoro al fronte.
    Credo che Gesù sia felice oggi x averci fatto incontrare.
    Roberta

  17. concordo con te Cristina. Decidere nel matrimonio cristiano è sinonimo di prendere un impegno per la vita, è far diventare azione la promessa di amarsi fino alla morte, è andare contro alla filosofia del “se non ti amo più, perché restare insieme?” che dilaga, e di cui pagano le spese i figli. Sto insegnando e quello che esce dalla bocca dei miei studenti è di una tristezza inaudita. Ogni volta cerco di gettare un’ancora verso la bellezza del matrimonio come sacramento, ma ciò che vivono è una realtà del tutto diversa che a 11 o 12 anni già li rende disillusi verso l’amore. Decidere di continuare ad amare, restare fedeli al proprio matrimonio, non mettere in dubbio una storia che Dio ha costruito e benedetto, ma affidarsi a Lui quando arrivano le difficoltà (perché TUTTI hanno delle difficoltà, le coppie perfette esistono solo nelle favole), chiedersi perdono dopo una lite e farlo vedere ai figli, se hanno visto la lite, è decidere di amare, ogni giorno. Il matrimonio cristiano, il sacramento del matrimonio, va al di là dell’emotività, del contratto, dell’impegno. Non siamo capaci di amare se non guardiamo a Cristo, se non seguiamo il suo donarsi, il suo morire per l’altro. Decidere di amare, significa decidere di ascoltare le esigenze dell’altro e metterle prima delle proprie, significa sapere qual è il proprio ruolo e rispettarlo, significa scegliere sempre un sì costruttivo e mai un no distruttivo. Decidere di amare, significa decidere di seguire Cristo, in coppia. Ogni giorno. Non è facile. Ma è una decisione, non un’emozione. Una decisione che si rinnova ogni giorno, e che ogni giorno viene alimentata dalla bellezza della sua storia che prosegue.

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