Ho pianto e ho pure riso molto

di autori vari

Continua la pubblicazione degli articoli di presentazione de La Croce quotidiano in edicola e online dal 13 gennaio 2015

ludo

di Paola Belletti per la Croce

Sono andata a confessarmi. Cerco di farlo almeno una volta al mese. Desidererei farlo di più.
Ho scelto il Santuario vicino a casa, un bel santuario mariano come ce ne sono molti in Italia.
Anche ad un’osservazione frettolosa ci si accorge subito che è frequentato, vivace.
Tutto un via vai di pullman, ondate di pellegrini over ’60, facciamo anche over ’75, che si dirigono acciaccati ma spediti dalla madonnina e poi al negozio di souvenir. Ma anche molti giovani, molte persone e basta insomma. Anche alla Messa delle 7.00 e a quella delle 9.00. nei giorni feriali.
Prego da tempo perché il Signore mi faccia imbattere in un bravo confessore che magari potrebbe pure sobbarcarsi l’onere di una vera e propria direzione spirituale. O almeno che mi aiuti ad averla una direzione e a smetterla di girare in tondo.
Essendo un santuario molto frequentato e avendo una grande area dedicata alle confessioni, trovo coda. Aspetto il mio turno iniziando molte volte l’esame di coscienza, così come me lo ricordo dal catechismo delle elementari.

Poi però do un’occhiata in giro e mi imbatto nel foglio lasciato sui banchi per aiutare i fedeli nella preparazione al sacramento. Poi mi viene in mente che avevo letto una bella riflessione di S. Giovanni Paolo II da qualche parte, la trovo sul mio sdrucito libretto di preghiere che di solito mi segue in borsa. Resisto a fatica alla tentazione di approfondire la ricerca su google.
Ecco, è il mio turno. Preparatissima sulle prime due domande dell’esame e decisa ad improvvisare sul resto entro e mi inginocchio.
Mi accoglie un sacerdote anziano. Inizio a consegnare con la voce e col cuore i miei peccati a Dio e approfitto del fatto che ci sia una persona costretta ad ascoltarmi per aprire le cateratte e piangere di nuovo per il mio bimbo malato.
Accidenti volevo essere più asciutta.. Perché mi lascio andare così, perché non riesco a trattenere le lacrime?
Va bene. Non importa; usiamoci un po’ di indulgenza. E poi chissà che non arrivi qualche preziosa parola di consolazione da questo caro sacerdote. In effetti spende qualche parola in più per me.
Racconta di sua madre, dei suoi molti figli, del fatto che allora non c’erano ecografie e controlli e indagini come succede ora e forse era meglio. Era meglio? Mi chiedo. Non lo so. A me, a noi tocca vivere in quest’epoca di gravidanze commissariate dai medici e caricate di ansie indicibili.

A me è toccato di vivere quella del nostro ultimo nato con molta angoscia, torturandomi nelle sale d’attesa di molti luminari, sottoponendo me e lui a risonanze magnetiche e numerosi esami. Rispondendo tante e tante volte alle stesse domande involontariamente crudeli. Senza ottenere risposte umane soddisfacenti. E ora ci tocca il dolore di accompagnarlo in una malattia ancora misteriosa ma seria, antipatica da morire, perfida addirittura. Certo, di malattie simpatiche non credo ce ne siano molte.
Ho parlato di questo tra i singhiozzi al caro sacerdote.
Devo avere singhiozzato troppo perché ha voluto lasciarmi con un po’ (troppo poca) di saggezza popolare. Mi ha detto, citando sua madre, che a lei , quando nascevano i suoi figli, andava bene tutto: “ l’importante è che fossero sani”.
Ho pianto e ho pure riso molto. E sono uscita, grazie a quel sacerdote, con la mia anima candida e un Dio del tutto smemorato dei miei molti e sciocchi peccati.
L’importante è la salute.
L’importante è la salvezza.
Sia Benedetto il Nome del Signore.

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la croce

29 commenti to “Ho pianto e ho pure riso molto”

  1. Bello questo articolo,mi sono commossa…sia Benedetto il Nome del Signore sempre ,sia accanto a noi nella gioia e nel dolore

  2. Forse é perché sono alla continua ricerca di un “bravo confessore che magari potrebbe pure sobbarcarsi l’onere di una vera e propria direzione spirituale. O almeno che mi aiuti ad averla una direzione e a smetterla di girare in tondo”. O forse é perchè confessarmi é sempre stato per me un grosso problema (emotivo)…ma credo che io avrei solo pianto e sarei uscita da quel confessionale pure un po’ … Inca##ata… È evidente: tu sei avanti! ☺️

  3. La riconciliazione è un sacramento veramente ostico per me. Proprio una fatica fisica, da evitare con tutte le scuse possibili. Eppure ho sempre incontrato sacerdoti che mi hanno ascoltato, capito e perdonato. Credo che proprio al mistero del perdono sia necessario affidarsi in queste giornate del Sinodo. Continuo a pensare che sia meglio una Chiesa che dice qualche “no” ma prevede il perdono ad una Chiesa che mi toglie la santa fatica dell’esame di coscienza e della confessione.

  4. @Paola, ci si può avvicinare solo in punta di piedi a sofferenze e prove come la tua…
    Seppure io abbia attraversato quella della malattia e della morte della mia priima sposa, la malattia e la sofferenza di un figlio, un figlio piccolo, deve essere prova ancora più dura…

    E’ lo scandalo della “sofferenza dell’innocente”, dell’inerme, di chi umanamente pensiamo dovrebbe avere ben altro in sorte dalla vita… e per chi crede che la vita e tutto ciò che ci regala o sembra negarci, viene da Dio, il grido: “Perché Signore…!” è più che comprendibile e orerei dire, lecito.

    Mi piacerebbe farti parlare con tanti fratelli e sorelle che conosco che stanno in questo tempo vivendo la stessa prova…
    Sono per me una grande testimonianza. La testimonianza di come, non la loro forza, ma la forza che viene da Dio, pur trovandosi a volte nell’abbandono della Sua Volontà, a volte in un quasi fisico combattimento con Lui (come fu per Giacobbe), salva, sorregge, vince.

    Penso anche all’umana e spirituale esperienza che vive Andrea Torquato che qui è di casa…

    Preghiamo, preghiamo, chiediamo la guarigione, anche il miracolo e restiamo attaccati alla Croce, Albero di Salvezza,
    L’importante è la salute… la salute dell’anima nostra e di coloro che amiamo. Sia benedetto il Nome del Signore.

  5. Grazie per quello che hai scritto per quello che hai condiviso
    Un tesoro:la croce!

    Non ci sono parole per una tale sofferenza
    Concependolo,facendolo nascere gli hai “comunque “regalato la VITA ETERNA!!!!

    Sempre sia benedetto

    • Cara Paola, mi hai fatto piangere e ridere
      Anch’io come te ho un figlio malato raro. Probabilmente la tua situazione è più difficile della mia. Non so, io perlomeno mi sono risparmiata la gravidanza con indagini preliminari annesse, allora (17 anni fa) la malattia di mio figlio era praticamente sconosciuta e.per fortuna nessuno mi propose amniocentesi e altre cose strane che non avrebbero trovato nulla. Ho.altri tre figli , in gergo psicologico sono definiti Siblings, cioè fratelli di persone con disabilità, ci sono fior di studi anche su di loro. Suppongo ci saranno studi psicologici sulle mamme di malati rari e Siblings, lavoratrici a volte al limite del mobbing, con mariti un.po trascurati, conti sempre in rosso (le terapie costano, le ausl rimborsano ben poco, anche i.siblings hanno diritto ogni tanto ad andare in piscina o a danza) e case che fanno pensare ad una discesa di Unni o altra popolazione barbara.Ci saranno studi su di noi, ma la verità è che per Dio ognuna di noi, come.ognuno dei nostri figli è unico. Anche a me è capitato un episodio analogo al tuo. Sono andata a confessarmi in una chiesa annessa ad un convento, mi ha confessato un fraticello quasi novantenne e un po sordo. Anch’io ad un certo punto sono scoppiata a piangere, e lui smarrito mi ha detto-ma cosa possiamo fare per te-Rassicurato sul fatto che io mio marito lavoriamo e non abbiamo bisogno, per ora, di pacchi alimentari, mi ha detto-ma noi siamo preti, , possiamo solo confessare, dare i sacramenti, tu cosa sei venuta a chiedere? -Questo, , proprio questo.

  6. Grazie per questa testimonianza. Soprattutto per due motivi: l primo è per tuo figlio, per tutti voi. Preghiere assicurate! il secondo è per l’apertura del cuore su quella che è ormai una necessità di molti… trovare un sacerdote che faccia direzione spirituale… Sono rari, purtroppo, quelli che hanno tempo per farla, e, tra l’altro, non tutti hanno il dono di poterla fare. Oremus anche per questo.

    • So che parlo con persone esperte. Mi piacerebbe capire cos’ è la direzione spirituale di cui ho sentito parlare molte volte; non mi è chiaro cosa sia in pratica. Grazie.

      • In pratica Elena, si tratta di trovare (e quando dico “trovare”, intendo chiedere al Signore…) una “guida”, un “tutore”, qualcuno che ti aiuti nel progredire del tuo cammino di conversione. Qualcuno che abbia una Fede quanto meno ortodossa, fedele agli insegnamenti della Chiesa, possibilmente una valida esperienza nella “cura delle anime” e che soprattutto abbia un buon “discernimento”.

        Sto parlando ovviamente di un sacerdote o un frate, che possa unire alla “guida Spirituale” (che può svolgersi anche solo con un aperto dialogo e un sincero confronto) l’amministrazione del Sacramento della Riconciliazione, così che l’una e l’alta cosa anche se non svolte nella stessa occasione, entrino nell’alveo dell’unico “cammino di formazione”.

        E’ cosa molto buona avere un direttore spirituale e/o un confessore abituale, che inizia a comprendere le problematiche concrete, psicologiche e spirituali delle persona che a lui si affidano, perché se è vero che la Verità è una e abbiamo più di una chiara indicazione – a iniziare dai Dieci Comandamenti – su cui basare la corretta “prassi” per la vita di un Cristiano, è anche vero che in più di un caso, ci si trova a non avere un chiaro discernimento (quello di cui parlavo sopra), su quale sia la corretta decisione, il bene da scegliere o semplicemente dove si annida il nostro peccato… in ultima analisi come compiere la Volontà di Dio nella nostra vita.

        La Guida Spirituale dovrà poi avere, oltre alle doti che ho su tratteggiato (non per forza esaustive), soprattutto la pazienza e il tempo a disposizione per intraprendere con il fedele questo percorso… di qui la difficoltà spesso a trovarne una.

        Da parte nostra, come fedeli in cammino di conversione, dovremo alla Guida, accordare la nostra fiducia, come faremmo con il Signore (se siamo convinti che da Lui viene questo incontro e dallo Spirito Santo vengono le doti della Guida) e soprattutto l’obbedienza… perché la Guida, come il buon padre, può indicarci percorsi o anche concrete azioni che a volte richiedono a noi sacrificio, una buona dose di umiltà e “passare per la porta stretta” (che la nostra testa a volte non accetta).

        Spero di esserti stato di aiuto.

        • Grazie bariom e grazie a tutti voi… la mia parrocchia telematica, se si può dire così. Rifletterò su questa faccenda del direttore spirituale. Mi sembra decisamente utile e forse inserisce la confessione in un percorso più praticabile per me. Sarà altro lavoro per il parroco…

          • Elena, sulla direzione spirituale, se non lo hai ancora letto, ti consiglio la “Filotea” di San Francesco di Sales.

  7. Anche io rimando sempre la confessione con la scusa “mi devo preparare”. Ma voi tutti mi avete fatto riflettere e capire che mi aiuterebbe molto una guida spirituale, se la trovassi ! Nella mia parrocchia il parroco e il vice sono sempre di corsa,il cappellano che viene in ospedale,frate francescano dei minimi, e’ un giocherellone che ti confessa in tre secondi ….ma non va bene a me serve il silenzio,il raccoglimento e soprattutto vedere in chi mi sta di fronte Gesù .Invidio,in senso buono! ,mio marito che si confessa una volta al mese e intavola con qualunque sacerdote o frate discorsi profondi.

    • Ho preso appuntamento con il parroco per approfondire questa possibilità. Lancio a tutti una proposta: nel fine settimana cogliamo l’occasione per riconciliarci. Io mi sentirò sostenuta dalla preghiera di voi tutti. E pregherò per voi, perché siamo riuniti nel suo nome… anche se in una modalità non prevista dal Vangelo!

    • @Mari credo che non ci sarebbe nulla di male anche a spostarsi fisicamente dalla propria parrocchia o persino città se occorre… (so di persone che fanno parecchi chilometri).

      Se si è malati (e il peccato si può certo configurare come malattia dell’anima) e tanto più e “grave” la malattia, siamo disposti ad andare anche “in capo al mondo” per essere guariti.

      Poi una cosa è la Confessione, altra la direzione spirituale. Se ci si deve confessare e sentiamo che sia necessario e urgente farlo, va bene anche il “frate giocherellone (il Sacramento ha il suo valore e la sua azione comunque).
      Se abbiamo bisogno di “direzione”, ci prenderemo il tempo necessario e lo daremo a chi ci guida.

      L’importante credo sia non diventi un “affanno”… come ho scritto a Elena, dobbiamo prima di tutto chiedere a Dio che predisponga ogni cosa e un incontro e a volte dobbiamo pazientare, anche perché come possiamo sapere noi quale la miglior guida, anche umanamente parlando, che venga a noi in aiuto…?

      E’ lo stesso che cercar moglie o marito… spesso cerchiamo solo le nostre “proiezioni”, che altrettanto spesso, non sono la scelta migliore 😉

  8. Cara Paola, un abbraccio virtuale e grazie per aver condiviso queste cose. Dev’essere veramente dura per una mamma la malattia di un figlio. Che il Signore ti faccia sentire sempre la Sua vicinanza.

  9. Un discorso toccante, sopratutto per me, che sono da poco uscita dalla mia seconda gravidanza interrotta senza un perché, stavolta con il peso di un’espulsione indotta a suon di pasticche e doglie da parto.
    Non sono ancora molto lucida e razionale quando ci penso, a volte mi chiedo se debba confessarmi per qualche peccato, ma poi mi auguro che con queste due brutte esperienze abbia pagato dei peccati commessi e non confessati. Chissà se bastano le migliaia di parole rivolte direttamente a Lui, o se debba ancora passare per un “intermediario” anche io…
    Spero con tutto il cuore che troverai la forza per superare le tue difficoltà. In bocca al lupo.

    • Per anti pasto e per tutti i genitori che in questo momento sono sulla Croce con Cristo. Se posso, da sorella nella fede, vi imploro di non farvi trascinare dall’idea del dolore come punizione divina. Gesù ha sofferto come uomo perché Dio assume in sé anche il nostro dolore e lo trasforma in altro. Sicuramente un sacerdote o un laico più preparato di me può dirlo meglio. Qualcosa è già stato scritto da Bariom che ha sempre le parole giuste. Ma oggi pregherò perché questo sale versato ulteriormente sulle vostre ferite sparisca.

      • Sulla direzione spirituale, ricordo questo articolo:

        http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2470

        Per quanto riguarda la sofferenza portata in espiazione dei propri peccati, e che assume perciò (anche) un aspetto punitivo: tale concetto non è sbagliato, anche se certo è lungi dall’esaurire la complessità della questione, e senza voler di certo entrare nel merito dei casi singoli.
        In generale si può dire che l’azione Provvidenziale di Dio, nella Sua giustizia e misericordia, ha nel tempo come fine ultimo la Sua misericordia, mentre ha nell’eternità come fine ultimo la Sua giustizia. Perciò nel tempo la sofferenza per i peccati ha un fine medicinale e/o vicario per peccati altrui. Questione delicata e molto articolata, comunque.

      • Mi unisco alle preghiere!

  10. Sebbene come sottolinea Roberto esiste l’aspetto della sofferenza come espiazione dei propri peccati, bisogna essere sempre molto prudenti nell’entrare in una visione di tipo “retributivo” e in questo, considerare come “punitivo” ciò che consideriamo un “male” (che può essere croce, prova che Dio permette e il cui valore è ben diverso…) può portare a derive di ragionamento che possono gravemente allontanarci dal concetto di Grazia, di Gratuità e di Misericordia nel nostro rapporto dio Dio come Padre.

    La mentalità retributiva è tipica della visione ebraica che peraltro affonda le sue radici nella Scrittura.
    Ad esempio: Numeri 14,18

    “Il Signore è lento all’ira e grande in bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione.”

    Dobbiamo però sempre tenere presente che lo svolgersi della Storia della Salvezza e l’applicazione della Parola di Dio, ha e ha sempre avuto una funzione pedagogica, di crescita spirituale a umana del Popolo di Dio, e così come siamo passati dalla “legge del taglione” che mitigava le faide infinite per questioni di vendetta per arrivare all’Evangelico “amore al nemico”, così anche sul tema specifico ci viene in aiuto un parola di Gesù: Giovanni 9, 1-3

    “Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.”

    Rimane poi anche la realtà che i nostri peccati generano male, che questo male non resta senza conseguenze e che spesso patiamo il male da noi stessi generato (giusta punizione…).
    Ora senza pretendere di esaurire qui questo delicato e ampio tema e senza volermi io spacciare per esegeta o teologo, vorrei solo tornare ai “pratici” ragionamenti e alle possibili loro conseguenze.

    Ragionare nei termini “è accaduto questo (ciò che riteniamo un male, ciò che ci provoca grave sofferenza), è per una punizione divina” soprattutto quando (come “anti_pasto”) non riusciamo a individuare un possibile peccato meritevole di tale (supposta) punizione, ingenera inevitabilmente una “indagine” lacerante nel nostro cuore a individuare la supposta colpa, sia per emendarcene, sia per ovviamente evitare di ricadervi pena ulteriore punizione. Ulteriore conseguenza un vita spirituale ed un rapporto con Dio che finisce per basarsi non su un giusto “timore di Dio”, ma su un terrore di Dio visto unicamente come giudice severo e intransigente, pronto a “calare la mannaia” su ogni nostra più o meno grave mancanza.

    Si comprende bene che questo è fuori di ogni logica Evangelica e potremmo dire della realtà delle cose.

    Il rimanere in questa visione poi, porta ad un ulteriore passaggio logico: “se Dio punisce così me, perché non punisce costoro, il cui peccato è scandaloso e grida vendetta?!” “Dio è ingiusto!”…. “Dio non è un dio di amore”.

    E il gioco è fatto! Quale gioco? Il gioco del demonio, bugiardo e omicida da sempre che vuole mettere (fin dalla Creazione) l’Uomo contro Dio… non crediamo che su certi “scivoloni” della nostra logica o del nostro discernimento (e torniamo al discernimento) il demonio astuto e ingannatore non si insinui prontamente a “lavorarci sui fianchi” e non piantare la sua avvelenata lama nelle nostre ferite aperte.

    Ecco il senso della preghiera costante, dell’affidarci a Maria che sono sicuro scudo contro i dardi del demonio… ecco il senso della guida spirituale, che aiuta a fare appunto discernimento, laddove alcuni nostri ragionamenti erranti, non sappiamo neppure come esprimere in una “normale” confessione, eppure “sotto sotto” lavorano come un tarlo.

    Nella prova, nel affrontare qualcosa che è “andato storto” rispetto i nostri schemi, ma soprattutto dopo questi avvenimenti, domandiamoci piuttosto correttamente: “Che senso ha questo avvenimento che Dio ha voluto (se non ci piace il termine possiamo mutarlo in “permesso”) nella mia vita?”
    “Come Dio mi parla attraverso questo avvenimento”
    “Come è mutato il mio rapporto con Lui, dopo questo avvenimento (che è già fare una verifica)?”
    E questo senza mai perdere di vista le Verità Ultime, che il senso delle cose non sta tutto nella nostra vita materiale e temporale.

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