Niente ti turbi, shit happens!

 

shit-happens

di Costanza Miriano

È in corso una sottile guerra di nervi tra me e l’edicolante più vicino a casa. Lui non vende il Foglio, credo per motivi ideologici. Io per vedere di fargli cambiare idea – anche se a volte, ultimamente spesso, non concordo con la linea del giornale, lo trovo divertentissimo – ogni volta che posso passo di lì e glielo chiedo, d’altra parte la finta tonta mi viene benissimo. A volte prendo altri giornali, magari le figurine, e poi dico: “ah, va be’, allora vado da un’altra parte” e lascio tutto.

L’altro giorno però ho dovuto fraternizzare col nemico, perché volevo prendere tempo, e cercare di leggere quello che c’era scritto sulla sua maglietta.

Shit Happens, recitava. Ossia, le cose negative accadono. E poi le spiegazioni che le diverse religioni danno di questo dato di fatto.  Devo ammettere che alcune erano esilaranti. Siccome la maglietta ridicolizza tutti i credenti, spero di non offendere nessuno citando la spiegazione dei musulmani: se shit happens, prendi un ostaggio; quella degli ebrei: perché questa shit capita sempre a me?; quella dei testimoni di Geova: toc toc, shit happens; quella dei buddisti: quando la shit happens, è davvero shit?; quella dei protestanti: la shit non capiterà se lavorerò più duro.shirt happens

Ma il punto che mi preme è la spiegazione che secondo la maglietta danno i cattolici: se la shit happens, è perché me la sono meritata.

Quando l’ho letta sulla maglia dell’edicolante ho avuto voglia di arrabbiarmi, ma poi ho dovuto ammettere che la cosa ha un suo fondamento. Purtroppo è così, questo è il modo in cui la nostra fede viene superficialmente percepita da fuori, e, temo fortemente, anche da dentro. Una fede fondata sui sensi di colpa, sul negativo, sull’idea di un Dio un po’ sadico che sta lì pronto a punirci. E mi chiedo: come è potuto succedere?

Di sicuro dietro questa traslazione di senso c’è Satana che è geloso dell’amore di Dio per i suoi figli, del nostro per Lui, e di quello fra di noi. Non gli va proprio giù. Non per niente nella Genesi il serpente compare dopo che viene creata la donna: un uomo e una donna che si amano veramente tra di loro, che amano Dio e che sono disponibili a dare la vita ad altri figli, lui proprio non li sopporta. E così da subito, dall’Eden, ha cominciato a cercare di convincerci che era tutta una fregatura, che Dio ci vuole tenere sotto, all’oscuro di qualcosa, per guadagnarci chissà cosa, come se Dio avesse da perdere o da guadagnare qualcosa con noi.

Come agisca poi, il nemico, insieme alla nostra libertà, non so esattamente. Sta di fatto che per i più Dio è qualcuno sul quale proiettiamo le elementari idee sull’educazione, la colpa e la punizione che ci hanno, giustamente, trasmesso da piccoli. Perché quando si è piccoli bisogna che ci venga insegnata la legge, poi, crescendo, possiamo capire che la legge viene superata dalla misericordia di Dio. Solo che noi non riusciamo a crederci a questa misericordia, non riusciamo a credere che ci sia qualcuno che ci ama da Padre, davvero, teneramente, con sguardo benevolo verso i nostri difetti, che tifa per noi più di noi stessi, che rema dalla nostra parte più di noi stessi, e che per noi ha dato la vita.

La nostra è l’unica fede in cui Dio si fa uomo e muore per ognuno di noi, si fa mangiare ogni giorno, e sulla maglietta del mio edicolante c’è scritto che se ci capita qualcosa di brutto ce la siamo meritata? Come è successo? Dove l’hanno letta questa spiegazione del male? Il Vangelo, che non nega l’esistenza del male come un mistero – il mistero più grande della nostra esistenza – ci parla però di un Dio che si mette al nostro fianco nell’attraversarlo, questo mistero. Un Dio che dice “chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua”, non “prenda la sua croce, si vede che se la merita”. Un Signore che è con noi tutti i giorni fino alla fine del tempo, perché “chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” E allora con Teresa d’Avila potremo dire che niente ci turba, perché solo Dio basta, niente ci spaventa, neanche se shit happens.

 

 

 

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94 pensieri su “Niente ti turbi, shit happens!

  1. aide

    Mio personale tentativo di non farmi turbare dalla shit recentissimamente happened. Nulla ci turbi!
    Caro Ladro,
    ti avevo già scritto una volta una quindicina di anni fa – appena trasferiti nella nostra casa nuova, quando c’erano ancora tanti lavori da ultimare e proprio niente da rubare – lasciando ben in vista la busta a te indirizzata fuori dalla porta finestra che dà sulla veranda; ci avevo messo dentro un po’ di soldi per eventuali tue emergenze o prime necessità, spiegandoti che era davvero inutile entrare, anche se sarebbe stato fin troppo facile farlo.
    Come hai certamente notato, la nostra è una casa molto aperta, ha un sacco di ingressi e praticamente nessuna protezione, e ci è sempre andata bene così… o almeno così è stato fino a ieri, quando ci hai fatto la sorpresa di una tua visita in pieno giorno (tra l’altro: ammetto che non mi è mai andata giù la questione ‘dolcetto-scherzetto?’, ma avresti potuto lo stesso farmi la domanda.. ammetterai che non è stato corretto da parte tua passare direttamente alla fase scherzetto!).
    Sono uscita poco prima di mezzogiorno, giusto il tempo di un paio di commissioni e di una messa in piega per essere bella nel giorno dei Santi (avevi forse intuito che non c’ero?) e credo di averti mancato per un soffio, perchè al mio rientro ho avuto come la strana sensazione che fossi ancora in casa.. era giusto l’ora del caffè, se mi avessi aspettato te lo avrei offerto volentieri.
    Visto che ormai sei di casa, ci tengo a dirti un paio di cose, tanto per metterti al corrente:
    1. grazie per aver lasciato dormire tranquillo nostro figlio, che lavora di notte e si godeva il giusto riposo; mi sarebbe davvero spiaciuto se gli fosse capitato qualcosa di male, fosse anche solo un brutto momento.
    Sai com’è, ti ritrovi a 20 anni grande e grosso, magari pensi di essere tipo un Ironman.. non si sa mai come può andare a finire, specie se sei uno che si sveglia già intrattabile in condizioni ottimali, figuriamoci che bestia puoi diventare se a destarti di botto è qualche rumore molesto..
    Il mio cuore di mamma ha tremato e perso un colpo solo al pensiero.. dallo spavento mi sono persino spuntati 2 capelli bianchi in testa!
    2. Grazie anche per non aver messo troppo in disordine, ti sei limitato a spostare il quadro degli angioletti e a rovistare un po’ nei cassetti, senza alcun danno, dimostrando grande riguardo per la nostra famiglia.
    3. Hai avuto la fortuna di trovare subito il posto dei nostri risparmi – toglimi una curiosità: come hai fatto, col metaldetector? – e la doppia fortuna di capitare in un momento particolarmente favorevole, perchè nella scatola di ferro dei biscotti hai trovato ben tre buste:
    la prima era destinata a Natale alla figlia maggiore, che comincia a parlare di nozze, ed era giocoforza bella sostanziosa;
    la seconda era per le emergenze serie, sia di persone a noi vicine che fanno fatica a farcela, sia nostre (abbiamo 2 auto-carrettine, entrambe sono in via di rottamazione, è solo questione di poco);
    l’ultima conteneva i primissimi risparmi che nostro figlio ci aveva appena affidato, (lo avevamo finalmente convinto a ‘mettere da parte’ qualcosa, ironia della sorte..).
    Spero che questi soldi ti servano davvero, che non vadano sprecati in sfizi inutili, perchè mi spiacerebbe tantissimo. Sai com’è, si trattava di sudati risparmi, destinati come ti ho detto a progetti seri; faccio già un po’ fatica a convincermi che di colpo non ci sono più, pensare che possano andare in fumo – che ne so, al casinò – mi è proprio inimmaginabile.

    Volevo comunque tranquillizzarti, nel caso fossi consumato dei sensi di colpa: non ci hai portato via niente di sostanziale, solo denaro (vabbè, un bel po’ di denaro).
    Andando a dormire la sera, a dire il vero un po’ scossi al pensiero che qualcuno avesse ‘violato’ la nostra camera, che per noi è sacra – per il momento ti basti sapere che lì è spirato il mio papà, la questione del talamo nuziale te la spiego un’altra volta – ci siamo stretti forte e ho detto a mio marito che ero contenta di avere ancora il mio tesoro tra le braccia, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che niente di irrimediabile era capitato alla nostra famiglia, che le disgrazie sono altre.

    Ci auguriamo di riuscire a custodire nel tempo questa serenità di fondo, senza lasciarci avvelenare dai sospetti, dai se e dai ma, con la ferma volontà di conservare un atteggiamento aperto e fiducioso verso il mondo.

    E auguriamo a te di riuscire a trovare, prima o poi, – ma non devi necessariamente cercarlo nelle case degli altri – un tesoro prezioso, di quelli capaci di dare senso vero e pieno alla vita.

    Nudo sono venuto al mondo
    e nudo ne uscirò;
    il Signore dà,
    il Signore toglie,
    il Signore sia benedetto.

    1. Rosanna

      Ma perché mandarlo a c…… Guarda quanto sano dibattito ha scatenato, sarebbe da ringraziarlo perché’ ,almeno per oggi, tutti hanno potuto dire la loro. Domani speriamo in un’altra maglietta

  2. Questo articolo è magistrale. Come molti, nel recente periodo di questo blog! E anche i commenti. Grazie, Aide!

    E’ proprio vero che solo Dio basta. Continuiamo a pregare…

    Chiara, lettrice assidua e silenziosa.

  3. ausonio

    Un Dio che dice “chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua”, non “prenda la sua croce, si vede che se la merita”. Un Signore che è con noi tutti i giorni fino alla fine del tempo, perché “chi ci separerà dall’amore di Cristo?

    … quello è buono e bello eh! :* …

  4. 61Angeloextralarge

    Splendido post! Smack! 😀
    “è perché me lo sono meritato”: dalle facce di tanti cristiani traspare questo, purtroppo. E’ Dio che ci fa ammalare, che ci fa andar male il lavoro, che ci punisce con le disgrazie, etc. Quante volte si sentono questi discorsi? Troppe…
    Comunque la scritta nella maglietta, quella sì, ce la siamo meritata. Siamo piagnuloni! Controtestimonianza di un Dio che è amroe e gioia. Ovviamente parlo anche per me… “siamo”. Perché purtroppo gli alti e bassi ci sono sempre e la fede e la preghiera non sempre riescono a darci l’estasi, il vivere due metri sopra la terra anche nelle problematiche dure. Questo mi consola, invece di farmi sospirare, perché è il motivo per cui il Signore ci dice: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi…”. Se fossimo tutti masochisti spirituali, oltre al fatto che saremmo fuori strada alla grande, non avremmo bisogno del Signore… Chi si ricorderebbe di Lui? Pochi, credo.

  5. Alessandro

    La questione del male meritato è complessa, e non può essere affrontata in modo esauriente né da una maglietta denigratoria della Fede né dal mio commento (che però non vuole essere denigratorio della Fede).

    Ora non ho molto tempo, ma in estrema sintesi mi pare si debba dire che il Magistero (a mia conoscenza il testo più esplicito e recente in materia è la “Salvifici doloris” di Giovanni Paolo II del 1984) insegni che

    1) è possibile, anzi accade senza dubbio che ci sia del male che colpisce Tizio come punizione di una colpa personale di cui egli si è macchiato: in questo senso questo male sofferto da Tizio è meritato da Tizio, cioè gli inflitto da Dio secondo giustizia:

    “Il punto di riferimento è in questo caso la dottrina espressa in altri scritti dell’Antico Testamento, che ci mostrano la sofferenza come pena inflitta da Dio per i peccati degli uomini. Il Dio della Rivelazione è Legislatore e Giudice in una tale misura, quale nessuna autorità temporale può avere. Il Dio della Rivelazione, infatti, è prima di tutto il Creatore, dal quale, insieme con l’esistenza, proviene il bene essenziale della creazione. Pertanto, anche la consapevole e libera violazione di questo bene da parte dell’uomo è non solo una trasgressione della legge, ma al tempo stesso un’offesa al Creatore, che è il primo Legislatore. Tale trasgressione ha carattere di peccato, secondo il significato esatto, cioè biblico e teologico, di questa parola. Al male morale del peccato corrisponde la punizione, che garantisce l’ordine morale nello stesso senso trascendente, nel quale quest’ordine è stabilito dalla volontà del Creatore e supremo Legislatore. Di qui deriva anche una delle fondamentali verità della fede religiosa, basata del pari sulla Rivelazione: che cioè Dio è giudice giusto, il quale premia il bene e punisce il male: « Tu, Signore, sei giusto in tutto ciò che hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. Giusto è stato il tuo giudizio per quanto hai fatto ricadere su di noi … Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo A CAUSA DEI NOSTRI PECCATI » (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica “Salvifici doloris”, n. 9)

    2) tuttavia accade pure che un essere umano sia colpito da mali e sofferenze che NON sono punizione di una colpa personale di cui egli si è macchiato:

    “Giobbe, tuttavia, contesta la verità del principio, che identifica la sofferenza con la punizione del peccato. E lo fa in base alla propria opinione. Infatti, egli è consapevole di NON aver MERITATO una tale punizione, anzi espone il bene che ha fatto nella sua vita. Alla fine Dio stesso rimprovera gli amici di Giobbe per le loro accuse e riconosce che Giobbe NON è colpevole. La sua è la sofferenza di un innocente; deve essere accettata come un mistero, che l’uomo non è in grado di penetrare fino in fondo con la sua intelligenza.
    Il Libro di Giobbe NON intacca le basi dell’ordine morale trascendente, fondato sulla giustizia, quali son proposte dalla Rivelazione, nell’Antica e nella Nuova Alleanza.
    Al tempo stesso, però, il Libro dimostra con tutta fermezza che i principi di quest’ordine NON si possono applicare in modo esclusivo e superficiale.
    Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione, quando è legata alla colpa, NON è vero, invece, che OGNI sofferenza sia conseguenza della colpa ed abbia carattere di punizione. La figura del giusto Giobbe ne è una prova speciale nell’Antico Testamento. La Rivelazione, parola di Dio stesso, pone con tutta franchezza il problema della sofferenza dell’uomo innocente: la sofferenza senza colpa. Giobbe non è stato punito, non vi erano le basi per infliggergli una pena, anche se è stato sottoposto ad una durissima prova” (n. 11)

    Paradigmatico nel Nuovo Testamento è il cieco nato, la cui cecità è da Gesù stesso negata essere conseguenza del peccato personale del sofferente: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.” (Gv 9, 2s)
    3) in genere non è dato sapere quando ci si trovi dinnanzi al male 1 o al male 2. In ogni caso, la condotta conforme al disegno e alla volontà di Dio da tenersi da parte di chi soffre un male è quella di associare ogni sofferenza a quella pienamente redentrice di Cristo, progredendo nella configurazione a Lui. Gesù infatti ha spalancato le porte del Paradiso: per quanto in questa vita terrena si soffra (e quale che sia l’origine di questa sofferenza: punizione di un peccato personale o no), chi aderisce pienamente a Cristo (e solo chi aderisce pienamente a Lui), dopo la morte non patirà più alcun male e vivrà in eterno in perfetta letizia.
    Questa speranza certa sia di conforto a tutti i sofferenti: Gesù Cristo ha vinto definitivamente la morte e il peccato, per chi vive congiunto a Cristo Crocifisso, gloriosamente Risorto, asceso al cielo e assiso alla destra del Padre il dolore e il male non avranno mai l’ultima parola.

  6. bellissimo articolo. “Un Dio che dice ‘chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua’, non ‘prenda la sua croce, si vede che se la merita’. E’ straordinario!! Quanto c’è da imparare, da crescere in arrendevolezza e docilità riflettendo su questo! Quante volte invece dimentichiamo l’amicizia di Cristo? Quanto male ci facciamo scordandoci questa dolcissima realtà? Sempre a giudicarci, ad essere rigidi e severi con noi stessi (e dunque anche con gli altri)…. “Io non giudico nessuno, nemmeno me stesso” diceva Don Giussani….

    1. ….“Io non giudico nessuno, nemmeno me stesso” diceva Don Giussani….”
      Ma quello che diceva, o non diceva, don Giussani, ha importanza? Allora uno potrebbe citare anche Totti, Pirlo, o quant’altri! Chissenefrega se questo don Giussani dice che lui non giudicava se stesso! Agli uomini dovrebbe importare di fare il meglio che possano, guardando di farlo, e giudicandosi stronzi se non lo fanno, senza ulteriori fardelli di colpa, questo sì, che gli vengano da una mentalità colpevolizzante a priori (come quella cattolica).

      1. vale

        beh, con questo criterio anche diocleziano,tamerlano,gengis khan, stalin, hitler, pol pot,e la bindi han fatto il meglio che potevano….

                1. vale

                  per non parlare del fatto che un arcivescovo-sottolineo arcivescovo di Cuaibà-mato grosso- afferma che vi è un rapporto molto forte tra le credenze massoniche e ciò che il cristianesimo predica e che il triangolo massonico richiama la SS.Trinità. ….)

              1. …come tutti? (ovviamente?)
                …ma mi era piaciuta la definizione di acchiappacitrulli per qull’…acchiappacitrulli!!!

                A vale consiglio, anche a lui, di studiare, sodo, invece che saltabeccare da una citazione ellettronica a un’altra!!!

                1. vale

                  beh, detto da uno che scambia un politico riformista e panislamista come afghani con un teologo……
                  come ricordava Montanelli in una delle sue memorabili-per me- stanze- è una medaglia da custodire gelosamente.
                  ( prova a trovarla,questa, saltabeccando….)

                  1. vale:
                    Un libro importante:T. Nagel, Geschichte der islamischen Theologie. Von Mohammed bis zur Gegenwart, Muenchen 1994…
                    Ma non fartene la tua piccola battaglia di Lepanto…

                    1. vale

                      l’esegesi del corano(tasfir) significa spiegare,esporre,divulgare.
                      le esegesi e le interpretazioni classificate secondo i sunniti,che rappresentano la maggior parte dei musulmani,sono divise in due branche:
                      esegesi tradizionalistiche e interpretazioni soggettive,o di opinione,divise in ammissibili e biasimevoli.
                      soggettive ammissibili divise in accettabili, basate sul ragionamento personale(ijtihad) in linea col sunnismo
                      giurisprudenziali di una delle quattro scuole del pensiero sunnita
                      tematiche su argomenti correlati alle cosidette “scienze del corano”.interpretazioni miracolose( mistiche) del corano

                      interpretazioni soggettive biasimevoli:
                      settarie ( ovvero non sunnite: sufi, sciita,motazilita,ibhadita ed altre
                      interpretazioni specialistiche tematiche: giurisprudenziali non sunnite,filosofiche, ed interpretazioni moderne: letterarie,sociali,innovative,ecc.

                      la più antica,anche se poco conosciuta, interpretazione è di Muqatel figlio di Suleiman.linguista famoso per l’esegesi del corano
                      le più diffuse opere d’interpretazione del corano:
                      Jami’ al-bayan di ibn-jarir al-tabari include quella di muqatel ibn-silaiman
                      bahr-i-ulum di al-samarqandi
                      al-qur’an al azim di ibn-kathir
                      al-durr al-manthur di suyouti
                      poi vengono quelle soggettive ammissibili di pareri accettati
                      poi quelle miracolose, fra cui al-ghazali,imam, nella celebre opera ihya’a ulum al-din( traduz.: rievocazione della scienza dell’islam)
                      toh, fino ad adesso neppure “teologo”.
                      ‘idea dell’interpretazione miracolosa viene contestata,per esempio, da ibrahim shatby nel muwafaqat. toh, era un giurista.
                      devo ancora incontrare dei “teologi” continuo?
                      facciamo così: siccome “saltabeccando” questa roba non la troverai mai.studia un po’ e poi ne riparliamo….

      2. unafides

        Se sei solitamente abituato a leggere i volumi di Totti e Pirlo buon per te, spero tu ne tragga qualche vantaggio. Ma nonostante quello che tu pensi Don Giussani è considerato uno dei più grandi educatori del XX secolo, prima veniva semplicemente citato e a proposito. Forse involontariamente, almeno spero, hai cercato di denigrare uno dei più grandi pensatori dell’ultimo secolo.

          1. unafides

            Se decidi di continuare a cibare il tuo cervello con gli scritti di Pirlo, Totti, Balotelli e Paperoga buon per Te. Ma lasciami dire che le prime cose che sembrano averti insegnato questi volumi sono l’intolleranza, la provocazione e non ultimo una decisa mancanza di rispetto per i defunti. Ossequi

        1. vale

          @unafides
          non ti preoccupare, finge di essere un filosofo. anzi ,un teologo . magari pure islamico.( peccato che il tilman nagel non ricordi questo dettaglio:che il Corano è un falso. Già il sommo giurisperito sciita Al-Nuori Al-Tubrossi scrisse il libro “Fasl el-Khetab ti Tahrif Kitab Rab Al-Arbab” ossia “l’ultima parola in materia di falsificazione del Libro del Dio dei Dei”.
          Il titolo dice tutto e il Corano esistente non è quello originale.insomma, parla di teologia come l’idraulico sottocasamia che quando parla delle qualità dell’essere-bestemmiando- fa teologia anche lui).
          d’altronde ,sul suo sito ( http://lacorsianumerosei.wordpress.com/2013/11/06/filosofia-zzero/#comments), cita tale graziano prunetti:
          “A nessuno, pare, verrebbe oggi in mente( che non fossero inservienti teologici o simili) di azzardarsi a scrivere di teologia, in quanto la teologia ormai chiuso, finito, non solo la morte di Dio o quant’altro, ma nemmeno concepibile l’ipotesi di un discorso teologico che non fosse parodistico o vuoto”.
          ed a risposta di uno che definisce tale prunetti il massimo del pensiero, risponde:
          “…senza dimenticare, non dimentichiamoci, del Piattelli, Fervorino Piattelli, senese,della contrada dell’Oca, non lasciò punte opere, apposta, in ispregio di tutto”.

          ecco, direi che ‘l suo pensiero si può riassumere nel discorso vuoto del prunetti(!) e nel non aver scritto nulla in spregio di tutto del Piattelli.(!!)

            1. Se stiamo ad una delle etimologie date alla parola “religione”, arriviamo a – re-ligàre – unire assieme, ergo unire assieme cosa e quindi “vivere sempre intensamente” cosa?

              Il Cielo con la Terra, ad esempio, il reale ed il trascendente, l’uomo materiale e l’uomo spirituale… e si potrebbe continuare… 😉

  7. Direi nel cristiano altrui (ma moolto nostro) pensiero, oltre a “shit happens, è perché me la sono meritata”:

    – “shit happens, cosa ho fatto di male?”
    – “shit happens, questa non me la dovevi fare!”
    – “shit happens, perché mai ai cattivi?”
    – “shit happens, è perché – se la sono – meritata!”
    – “shit happens, perché ho da soffrire come Lui…”
    – “shit happens, perché allora Dio, non esisti…”

    Credo si potrebbe continuare… 😉

    1. 61Angeloextralarge

      Yes! 😉
      – “shit happens, quello non lo sopporto!”
      – “shit happens, io prego quindi sono santo!”
      – “shit happens, non faccio mai niente di male!”
      – “shit happens, voglio bene a tutti!”
      – “shit happens, ha sbagliato? Viva la sedia elettrica!”
      Mumble, mumble, mumble…

  8. Angelo

    io non credo ci sia un male “meritato” ma un naturale eco delle nostre libere scelte che Dio permette.

  9. vale

    Un Dio che dice “chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua”, non “prenda la sua croce, si vede che se la merita”. Un Signore che è con noi tutti i giorni fino alla fine del tempo

    come disse la Signora vestita di bianco a Bernadette Soubirous: non ti prometto la felicità in questo mondo, ma nell’altro.

  10. giuly

    Un amico sacerdote mi ha fatto notare che in Genesi 3 c’è il versetto 12 che dice: L’uomo rispose: “La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero, e io n’ho mangiato”.
    Ecco l’origine del male. E a chi dà la colpa l’uomo? a Dio, che gli ha messo accanto la donna la quale gli ha dato il frutto. Insomma il vecchio gioco dello scaricabarile. Solo che nella Bibbia, il libro che parla dell’uomo così come è davvero, si centra la questione. L’uomo se la prende con Dio per il male che c’è nel mondo, per le colpe sue e degli altri. E in fondo in fondo anche l’ateo più incallito lo pensa, magari lo chiama destino, caso o vattelapesca, ma siamo sempre pronti ad attribuire, tutti, la colpa del male a qualcuno che stia sopra di noi. Quindi la maglietta dell’edicolante è approssimativa, gira intorno al problema ma non centra la verità. Shit happens, è colpa di Dio.

  11. Sara

    Ottimo articolo!
    Il messaggio subliminale della maglietta comunque è: “Shit happens, è colpa delle religioni e di chi le segue” (neanche a caso per l’ateismo si dice “no shit”)…

    1. E dopotutto, non è forse dal letame che «nascono i fior»? Il giornalaio qui mi pare faccia la parte del buon borghese radical-chic che crede che i fiori nascano dalle buste di cellophane.

  12. Roberto

    “Mio Dio, mi pento e mi dolgo dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi…”

    Quando qualcosa mi irrita, quando sento l’ira che si fa strada attraverso me per un trattamento che a ragione o a torto giudico ingiusto, per un fastidio che mi pare a prima vista intollerabile o quasi, per altre e più varie ragioni, se mi ricordo di pensare tra me “è per i tuoi peccati, ricorda i tuoi peccati.” allora mi può riuscire, più o meno bene, di sbarrare la strada al moto di rivolta che mi attraversa. Nient’altro funziona altrettanto bene! Ma non vuol dire che funzioni sempre 😉

    Riallacciandomi al commento di Alessandro, direi di tenere bene a mente che il male che colpisce l’uomo ha sempre la sua radice in ragioni trascendenti.
    Il “male della natura” colpisce solo le creature naturali, sensibili o meno che siano. Creatura naturale può essere sia un sasso (insensibile) che una bestia, ma non l’essere umano. Il male della natura partecipa a mantenere in equilibrio la creazione che soggiace alle leggi che il Creatore gli ha dato. Dio non vuole neppure questo male, ma lo permette in quanto necessario allo specifico tipo di creazione che scelse tra gli infiniti possibili (la divina Sofìa!).
    L’uomo non è mai colpito dal male della natura, poiché il male ci colpisce a causa del peccato, prima di tutto quello originale. Né morte né dolore né peccato né sofferenza alcuna avremmo conosciuto, senza quel primo peccato.
    Al di là della brutale semplificazione della maglietta, che forse vorrebbe essere offensiva ma confesso non mi offende affatto, c’è un pensiero di giustizia presente nella nostra intelligenza razionale, che manifesta un riflesso divino, uno degli aspetti nei quali siamo fatti “immagine e somiglianza” del Signore, e cioè che al bene debba accompagnarsi la felicità così come al male la colpa. Che è giusto che il male debba essere punito come il bene premiato. Infatti Dio è giusto e remuneratore: premia il bene e punisce il male, sia nel tempo che nell’eternità.
    A tale primo principio si oppone una realtà che smentisce tale naturale evidenza della nostra ragione.
    Per dirla con le parole del Cardinal Biffi:

    “L’intelligenza potrebbe trovare un ordine e un senso solo se riuscisse a stabilire una costante connessione tra la sofferenza e la malvagità di comportamento. In effetti, è un principio primo, evidente e assoluto che, in un universo giusto e assennatamente governato, come al bene si deve accompagnare la felicità così al male si associ la pena. Nel rispetto di questa equità trascendente anche il dolore troverebbe la sua intelligibilità.
    Ma questo bel ragionamento è sistematicamente smentito dai fatti: esiste, ed è un mare di lacrime e sangue, anche il dolore innocente. In questo mare la ragione fatalmente si perde.
    ‘Sulla terra si ha questa delusione: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dagli empi con le loro opere, e vi sono empi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questa è vanità’ (Qo 8,14); cioè, nel linguaggio di oggi, io dico che questo è chiaramente assurdo.”

    C’è una ricerca di senso che conserva una sua sanità, perciò, quel primo dirsi “se mi capita è perché l’ho meritato.” Poi come Giobbe si può anche arrivare a dire “epperò, questo no. C’è qualcosa che non quadra, manca qualcosa di essenziale, perché in realtà non lo merito o comunque non così e non così tanto.”

    Perciò, una semplificazione brutale? Ovvio che sì, né potrebbe essere altrimenti. Ma consonante a quello che dovrebbe essere (ed è) l’ordine morale trascendente di cui parlava Alessandro citando la Salvifici di Giovanni Paolo II? Essì.
    Non negare, perciò, ma distinguere, in questo caso. “Ciò che senti non è necessariamente sbagliato, ma gravemente incompleto, monco.”

    La soluzione esiste solo contemplando la Croce e in nessun altro modo. Solo contemplando il più grande trionfo che il male e il peccato potranno mai conseguire in questa realtà, cioè l’uccisione dell’innocente per eccellenza, Santo di Dio, Vero Dio e Vero uomo, senza peccato e però “trattato da peccato” si può accettare il mistero del dolore.

    Il dolore, nell’uomo logica conseguenza del peccato, è imputato a chi è innocente e non avrebbe mai dovuto conoscerlo, che nella sua obbedienza lo distrugge e vince. Nel dolore vicario, perciò, è possibile “completare i patimenti di Cristo nella propria carne”, come dice San Paolo, e contribuire alla redenzione.

    Noi però siamo tutti peccatori, a differenza di Nostro Signore Gesù Cristo: una porzione del dolore che riceviamo è proprio perché “ce la meritiamo”. E meglio qui che altrove! Mai dimenticarlo!

    1. Alessandro

      una porzione del male che riceviamo è proprio perché ce lo meritiamo: proprio così. Nel mio commento ne parlo al numero 1. Bello questo intervento di Roberto

      1. Roberto

        E non sono belli i tuoi, Alessandro? 🙂 Mica posso lasciarti furoreggiare proprio da solo, no?? 😉
        Naturalmente, noi non potremo mai, salvo qualche grazia speciale, né per noi stessi né per gli altri tracciare una linea sulla quale dire “fin qua è questo, oltre è quest’altro”. Importa però illuminare più che possiamo la nostra ragione davanti al mistero: perché è così che possiamo esercitare meglio la Carità, depurare la ragione dalle scorie delle sciocchezze e gli errori che ci sussurra all’orecchio il mondo e che ad Alvise piacciono tanto.

        1. Roberto, la citazione cinematografica dell’ultima riga è volontaria? Se è volontaria, questa volta invece che a un mazzo di fiori hai diritto a una cesta di frutta 🙂

  13. Roberto

    O anche, dal Catechismo Maggiore di San Pio X:

    55 D. Perché si dice che l’uomo fu creato ad imagine e somiglianza di Dio?
    R. Si dice che l’uomo fu creato ad ima­gine e somiglianza di Dio, perché l’anima umana è spirituale e ragionevole, libera nel suo ope­rare, capace di conoscere e di amare Dio e di goderlo eternamente: perfezioni che rispecchiano in noi un raggio dell’infinita grandezza del Si­gnore.

    56 D. In quale stato pose Dio i nostri primi progenitori Adamo ed Eva?
    R. Dio pose Adamo ed Eva nello stato di innocenza e di grazia; ma presto ne decaddero per il peccato.

    57 D. Oltre l’innocenza e la grazia santificante conferì Dio altri doni ai nostri progenitori?
    R. Oltre l’innocenza e la grazia santificante Iddio conferì altri doni ai nostri progenitori, che essi dovevano trasmettere insieme con la grazia santificante ai loro discendenti ed erano: l’in­tegrità, cioè la perfetta soggezione del senso alla ragione; l’immortalità; l’immunità da ogni dolore e miseria; e la scienza proporzionata al loro stato.

    58 D. Quale fu il peccato di Adamo?
    R. Il peccato di Adamo fu un peccato di superbia e di grave disobbedienza.

    59 D. Quali fu il castigo del peccato di Adamo ed Eva?
    R. Adamo ed Eva perdettero la grazia di Dio e il diritto che avevano al cielo, furono cacciati dal paradiso terrestre, sottoposti a molte miserie nell’anima e nel corpo, e condannati a morire.

    60 D. Se Adamo ed Eva non avessero peccato, sarebbero stati esenti dalla morte?
    R. Se Adamo ed Eva non avessero peccato, ma si fossero mantenuti fedeli a Dio, dopo una dimora felice e tranquilla su questa terra, senza morire sarebbero stati trasferiti da Dio nel Cielo a godere una vita eterna e gloriosa.

    61 D. Erano questi doni dovuti all’uomo?
    R. Questi doni non erano dovuti in verun modo all’uomo, ma erano assolutamente gratuiti e soprannaturali; e perciò, disubbidendo Adamo al divino precetto, poté Iddio senza ingiustizia privarne Adamo e tutta la sua posterità.

    62 D. Questo peccato è proprio solamente di Adamo?
    R. Questo peccato non è solo di Adamo, ma è anche nostro, sebbene diversamente. È proprio di Adamo, perché questi lo commise con un atto di sua volontà e perciò in lui fu personale. È proprio nostro, perché, avendo Adamo pec­cato come capo e fonte di tutto il genere umano, viene trasfuso per naturale generazione in tutti i suoi discendenti, e perciò per noi è peccato originale.

    63 D. Com’è possibile che il peccato originale si trasfonda in tutti gli uomini?
    R. Il peccato originale si trasfonde in tutti gli uomini, perché avendo Iddio conferito all’uman genere in Adamo la grazia santificante e gli altri doni soprannaturali, a condizione che Adamo non disobbedisse; avendo questi disob­edito nella sua qualità di capo e padre del genere umano, rese l’umana natura ribelle a Dio. Perciò la natura umana viene trasfusa a tutti i discendenti di Adamo in uno stato di ribel­lione a Dio, priva della divina grazia e degli altri doni.

    64 D. Quali danni ci ha dunque cagionato il peccato originale?
    R. I danni del peccato originale sono: la privazione della grazia, la perdita del paradiso, l’ignoranza, l’inclinazione al male, tutte le mi­serie di questa vita, e infine la morte.

    65 D. Tutti gli uomini contraggono il peccato originale?
    R. Si, tutti gli uomini contraggono il pec­cato originale, eccetto la santissima Vergine, che ne fu preservata da Dio per singolare pri­vilegio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo nostro Salvatore.

    66 D. Dopo il peccato di Adamo gli uomini non avrebero più potuto salvarsi?
    R. Dopo il peccato di Adamo gli uomini non avrebbero più potuto salvarsi, se Dio non avesse loro usato misericordia.

    67 D. Quale fu la misericordia usata da Dio al genere umano?
    R. La misericordia usata da Dio al genere umano fu di promettere subito ad Adamo il Redentore divino, o Messia, e di mandano poi a suo tempo, per liberare gli uomini dalla schia­vitù del demonio, e del peccato.

    68 D. Chi è il Messia promesso?
    R. Il Messia promesso è Gesù Cristo, come c’insegna il secondo articolo del Credo.

    1. Roberto come pure Alessandro, grazie. Ci sarebbe poco da aggiungere (o moltissimo se si volessero aggiungere testi e scritti della Scrittura e della Tradizione che illuminano questo tema…)

      Quindi io sommessamente e molto terra-terra mi permetto di aggiungere che difronte al mistero del male (che può assumere diverse forme, presentarsi in varie circostanze e con diverse logiche o meno spiegazioni), quando questo diviene un’esperienza profondamente personale (non parlo quindi dei “mali del mondo”), non vie è che una strada:
      chiudersi nel “segreto della propria stanza” e del proprio cuore, ed entrare in un profondo, sofferto e anche combattuto dialogo con Dio, per arrivare a comprendere, grazie allo Spirito Santo, il senso ultimo di questo “male”, la sostanza di questa “Parola di Dio” alla nostra vita.

      E’ un passaggio necessario, un’esperienza fondamentale e ineludibile.

      Al termine di questo dialogo, che è preghiera, e può arrivare ad essere quella di Cristo sulla Croce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», ci attende sempre non necessariamente la comprensione di ogni “perché”, ma la pregiera che fu ed è sempre di Gesù: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».

      1. Roberto

        Oh Bariom, il dolore è l’agonia, l’agone, la lotta. Si affronta un po’ come riesce; pensa quando devi affrontare una lotta che incide nelle tue stanze più profonde e non hai la più pallida idea di come si parla con Dio, né tanto meno se c’è un Dio con cui parlare e che ti ascolta.
        Lotta, con le unghie e coi denti… poi puoi rivedere, riprendere, dare senso, in quel combattimento con Dio che dici. Sì, a me viene proprio da pensarlo come un combattimento.

  14. Roberto:
    Il peggio del peggio che uno possa immaginare che sia, e cioè stupidaggini, che te dici, puntellate da altre stupidaggini pseudo-teologiche in relatà solo discorsi senza alcun senso.
    1 può esistere, certo, il male causato e subito dall’uomo, basti pensare al problema dell’inquinamento, delle radiazioni nucleari, dello scempio della natura eccetra, basta anche pensare alle guerre, alle stragi agli attentati di tutti generi, Ecco, in questi casi, essendoci unlegame causa-effetto tra la causa (appunto) e l’effetto, si può dire che il male è causato dall’uomo, come un omicidio, per esempio.
    2 il male che colpisce l’uomo non ha mai, a meno che qualcheduno non lo dimostri, (le sette piaghe dell’Egitto?)assolutamente origini trascendenti, ma, come detto sopra contingenti, causali.
    3 può anche esserci il male (cosiddetto) né provocato dall’uomo e nemmeno da cause trascendenti, ovviamente,
    un terremoto, per esempio, un’eruzione vulcanica, una tempesta, una gelata, la grandine, i fulmini, le malattie che accompagnano l’uomo, e gli animali, fin dalla loro apparizione sulla terra. Parlare di male con origine trascendente è una castroneria! Ma ormai ci siamo abituati a dover ascoltare (perché vengono fatti di continuo, e arrivano)questi sproloqui!

    1. Giusi

      Alvise, poichè io il male, con origine trascendente, l’ho proprio visto all’opera e non sono una visionaria, nè bevo, nè fumo, nè assumo sostanze stupefacenti, dei tuoi sproloqui, delle tue castronerie presentate come verità rivelata (da chi poi? Da te?) me ne faccio esattamente un baffo! Povero te! Il male esiste, io l’ho incontrato (e credimi non ci tenevo), ma dopo aver rischiato l’infarto (sono svenuta) ho capito che mi è stato concesso un privilegio. Ho praticamente, nella mia pochezza, avuto la prova: se esiste Satana, esiste anche Dio, non potrò mai più avere dubbi. Tiè! Convertiti finchè sei in tempo che non sappiamo il giorno e l’ora…..

      1. …veramente il discorso era un altro, non su Satana.
        A proposito del giorno e l’ora nel Vangelo è anche detto che non sarebbe passata quella generazione.
        Ma poi non successe nulla…

        1. Giusi

          Il male viene tutto da lui, è lui il grande tentatore. Quelle parole vogliono dire che la nazione giudaica non cesserà di esistere fino alla sua ultima venuta. La parola greca generazione ha spesso nella Scrittura il significato di gente, stirpe, famiglia. Che cavolo di esperto sei? Per il resto non sappiamo il giorno e l’ora…… rassegnati.

          1. …sono già rassegnato, da sempre! Quanto alla “tua” interpretazione dei Vangeli, è riconosciuta da tutti gli studiosi (sic!!!) la grande attesa che c’era allora della fine dei tempi, prossima. In quel contesto vanno intese le parole di Gesù .

            1. Giusi

              Non è mia. Non sono una biblista, interrogo, umilmente, i veri teologi. Gli uomini, tu ne sei un classico esempio, hanno sempre pensato le più grandi castronerie (mille e non più mille, la profezia maya, i marziani) questo non vuol dire che corrispondano a verità. I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie….. Adesso Gesù quando parla si inserisce in un contesto: cosa tocca sentire!

              1. A parte le stupidaggini che dici sui maya e il resto (che c’entro io?) le parole di cui sopra intese nel modo che dici te, o il teologo di turno, non avrebbero senso. La nazione giudaica non cesserà di esitere fino alla fine dei tempi, dici?
                Ma lì si intende tutta un’altra cosa, è evidente!

                1. Giusi

                  C’entri con altre stupidaggini (ce n’è una caterva!).
                  Evidente a te!
                  Quando Gesù proferisce queste parole sta parlando della rovina di Gerusalemme.
                  Nello stesso tempo sovrappone il discorso sulla fine del mondo.
                  Allora quest’espressione ha due significati.
                  Il primo: non passerà questa generazione, nel senso che molti di quelli che in questo momento sono vivi e mi ascoltano saranno testimoni di quello che accadrà circa la distruzione di Gerusalemme. Questa avvenne tra il 69 e il 70 della attuale era.
                  Il secondo: Gesù si riferisce al popolo d’Israele e predice che questo popolo, benché disperso, senza tempio e senza altare, sussisterà fino alla fine del mondo.
                  Questo viene pure ricordato da San Paolo in Rom 11,25-26: “Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato”.
                  Da sempre la Chiesa ha ritenuto che uno dei segni che indicatori della fine del mondo sarà costituito dalla conversione degli ebrei.

  15. Franca 35

    Grazie gente, che bello tutto ciò, e che bel modo di usare della ragione con la fede! Che meraviglia il catechismo di San Pio x, chiaro e inconfutabile. Ma perché l’hanno eliminato? Soprattutto in questi nostri tempi in cui i ragazzi difficilmente hanno capacità di riflessione, ma spesso sono superficiali e non sanno approfondire, non per cattiva volontà, ma per incapacità intrinseca. Non sanno ascoltare. Hanno sempre da parlarsi tra di loro: un giorno ho chiesto cosa avessero da dirsi in continuazione, mi hanno risposto che parlavano di scuola!! Ho fatto notare che a scuola ci stanno tutti i giorni per ore e poi devono parlarne fra loro proprio nell’unica ora settimanale nella quale sono con noi, e questo era assurdo.
    Benedette le domande e le risposte di S.Pio X, e anche l’esamne finale. Altro che trovare altri giochetti per insegnare ai ragazzi la fede che li dovrebbe accompagnare per tutta la vita nella dura battaglia quotidiana! Questi van bene per le ore di svago con gli “animatori”, non per l’unica ora di catechismo! Scusate lo sfogo. Buona giornata a tutti.

    1. Franca, perché dici “l’hanno eliminato”?
      Sarebbe come dire che un’enciclica o un testo attuale che tocchi chessò, un tema già trattatto da un Padre della Chiesa (quale tema della Fede non è già stato trattato eppure è sempre nuovo e sempre da approfondire…) annulli il trattato più “antico”…

      Siamo sempre al “et-et”. Penso che un catechista o chiunque possa, come dice la Scrittura:

      Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro (della Chiesa in questo caso) cose nuove e cose antiche». Matteo 13,52

      😉

    2. Roberto

      Io ho capito che cosa intendi, Franca. E’ ovvio, non “eliminato” nel senso di “abrogato”. Eliminato nel senso di “nascosto”, “censurato”. Mi piacerebbe che i Vescovi in Vaticano facessero sondaggi più terra-terra: quanti catechisti tra i 20 e 30 anni sanno che c’è scritto sul Catechismo Maggiore di S. Pio X? Quanti sanno che esiste?

      Ti racconto questo di me: la mia prima conversione cominciò in un moto travolgente e repentino di dolore spirituale nel ’97. Andavo verso i 22 anni, ché li compio a dicembre.
      Per far breve una lunga storia, fatto cattolico, o mezzo cattolico per dirla meglio, ero ancora a brancolare, di certo non più nel buio, ma nella penombra, quando finalmente riuscii a mettere le grinfie sul Catechismo di San Pio X; mi si aprì un mondo.
      Ho letto sia quello che il CCC (e non interamente) che il Compendio che il Catechismo del Concilio di Trento: c’è poco da fare, il CCC è ottimo ma difficile e piuttosto prolisso. Si riesce a maneggiare solo con una base, se non solida, semisolida alle spalle. Altrimenti, almeno per quanto concerne la mia esperienza, lo leggi (ovvero, ci provi), lo rileggi (ovvero ci riprovi) e non ne vieni a capo. Lettura faticosa, verbosa, specialmente se hai un’intelligenza che esige sintesi e precisione come la mia. La forma semi-narrativa, ibrida, mi mandava in pallone. “Ma che vuol dire, ma cos’è ‘sta roba?”, era l’unica cosa che mi restava in testa dopo qualche pagina.
      Solo dopo aver acquisito una presa discreta sono riuscito a… venirne a capo e avere così una lettura scorrevole. E ancora adesso, lo ammetto umilmente e riconoscendo in me un difetto, dei tre è quello che amo meno. Nonostante sappia bene che solo il CCT e il CCC sono Catechismi Universali della Chiesa, eh!
      Da una prospettiva di conversione, nella quale vieni indirizzato al CCC per avere rudimenti di una Fede che non conosci e devi intanto prendere in considerazione nel momento in cui ti puoi definire solo “in ricerca”, non posso che portare una testimonianza non soddisfacente. Ognuno poi ne tragga le conclusioni che vuole. Va detto che per me questo vale, più in generale, per la pastorale com’è comunemente intesa oggi, perciò niente di male. Sarò io a non essere in “target”.
      Comunque, solo del CCC si è sentita l’esigenza di redigere a distanza di qualche anno un Compendio. Vorrà pur dir qualcosa.

      Sul perché coloro che, anche solo per ragioni anagrafiche, pur conoscendo il Catechismo di San Pio X, decisero di non indirizzarmi verso di esso, potrei fare diverse ipotesi, che sarebbero dure e taglienti; perciò preferisco tenerle per me 😉

      Però ricordo ancora adesso cosa provai! “Ah, ma allora c’era QUALCOSA” Come quando cerchi di grattarti in un punto sulla schiena che proprio non raggiungi e finalmente… !

      E che rabbia terribile. Ero stato defraudato e dovevo a tutti i costi scoprire il perché – o almeno darmene delle ragioni. Si scopre così che una volta di più da un male nasce un bene: sono stato provato e solo così ho potuto conoscere un ardore che altrimenti mi sarebbe rimasto ignoto.
      “Il cielo patisce violenza e sono i violenti coloro che se ne appropriano.” In quel tempo compresi cosa significava.
      Ma il male resta male; la considerazione che da un male possa nascere un bene non lo giustifica di certo.
      Ah, e comunque non vorrei mai dar l’idea che io sottovaluti i miei peccati personali, che sono e restano, come dicevo anche sopra, la ragione prima di ogni dolore e fatica.

  16. Franca 35

    Io avevo scritto dopo Roberto, ma si è insinuato l’Alvise nazionale con le sue ovvietà che lui vorrebbe fossero considerate leggi universali. Scusa Alvise, ma se ritieni che noi diciamo solo castronerie, perchè continui a leggerci? Cosa cerchi di ottenere da noi in questo blog? E’ proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

    1. …e voi cosa cercate di ottenere dai lettori, (perché i lettori sono di tutte le specie) che credano di volta in volta alle vostre insensatezze?
      Io non cerco di ottenere nulla, ma essendo uno in mezzo a voi, mi viene fatto di farvi notare quelli che mi sembrano,
      a me, vaneggiamenti come per esempio l’origine trascendente del male.

      1. Roberto

        Premesso che non ho ancora capito perché non tu non venga bannato una volta per tutte, Alvise, ma non voglio neppure capirlo perché io, a differenza TUA, non mi permetto di ficcare il naso per entrare nel merito di quel che si fa o non si fa a casa d’altri – casa per la quale nutro il massimo rispetto, e non certo il disprezzo tuo…

        Premesso questo, le tue miserabili parole sono tra le migliori medaglie che mi posso appuntare al bavero.

      2. Caro Alvise… se tu non ci fossi, bisognerebbe inventarti !! 😉 🙂 ma dato che “qualcuno t’ha inventato” a volte vien da dire: “se tu non ci fossi…” 😐
        Sei un spaccaballe (scusate per la parola spacca) ma per me va bene tu ci sia.

        Quando il Signore ti chiamerà – e allora ti sarà tutto chiaro in un colpo solo – sentirò la tua mancanza.
        Nell’eventualità chiamasse prima me, spero mi sia concesso di intercedere per te ,-)

  17. Bellissima riflessione! … però mi viene un dubbio. La maglietta della foto non “contiene” nessuno… gliel’hai strappata di dosso? 🙂

  18. vale

    @ roberto
    ( teologo,naturalmente. visto che pare sia una definizione applicabile persino a mancuso ed alvise.e all’idraulico sotto casa mia quando gli scappa una parola di troppo… e bastava andarsi a guardare “teologia”su wikipedia 🙂 )
    e siamo in due con la medaglia sul petto.

  19. Blas

    Ma San Francesco ne avrebbe portata una con scritto Shit is perfect joy! che forse è più che il ce lo meritiamo.

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