C’è sottomessa e sottomessa

copertine

di Costanza Miriano  Il Foglio 18 dicembre 2013

Pensa che c’ero caduta anche io. Col fatto che da un mesetto rispondo a giornalisti stranieri che mi chiedono “perché sottomessa?” (in molteplici varianti tra cui “cos’è la sottomissione?” e, la più stupida, “chi lava i piatti a casa sua?”), e lo faccio in varie lingue (itagnolo, inglano) con abnegazione e grande padronanza di me, cercando di evitare alterazioni isteriche del tono di voce, mi ero ingenuamente convinta che fosse la parola sottomessa a disturbare nel titolo del mio libro.

A far scomodare addirittura la ministra della sanità e delle pari opportunità, Ana Mato, che ha chiesto il ritiro in Spagna del mio libro “Cásate y se sumisa” dal commercio. A far parlare l’intero parlamento spagnolo (sono contenta di sapere che tutti i problemi più urgenti del paese siano stati finalmente risolti, tanto da poter mettere all’ordine del giorno il libro di una sconosciuta moglie e mamma italiana che scrive lettere alle sue amiche per convincerle a sposarsi: pare che il prossimo tema di discussione sarà la sfumatura delle casacche di Topolino nei fumetti degli anni ’50). A farmi finire in vari programmi della BBC (strano, in Italia nessuno si è accorto che un governo stava chiedendo la censura di un’italiana, ma in Inghilterra si sono scandalizzati), tra cui le News Night, in cui mi sono buttata a spregio del pericolo col mio inglese da lesson number two (the book is on the table), tanto per la soddisfazione di citare John Paul the second sul programma di punta della terra anglicana.BBC3

Pensavo anche, in un ingenuo attacco di comprensione, che la parola sottomissione potesse avere evocato, in qualche donna più grande e più insicura di me, lo spettro di antichi ricordi di tempi in cui si doveva lottare per affermare la pari dignità tra uomo e donna, dignità che oggi nessuna ragazza europea normale sente realmente messa in discussione.

Poi ho fatto la scoperta. Ci sono diversi libri in vendita in Spagna con la parola sumisa nel titolo. Per esempio Aprendiendo a ser sumisa, o La formaciòn de la mentalidad sumisa, e molti altri ben più espliciti. Occhieggiano tranquillamente dagli scaffali delle librerie – e ci mancherebbe – senza che nessuno abbia trovato nulla da ridire.

Allora il problema, mi dico, non è quello. Gridano tutti che il mio titolo è offensivo. Deve essere dunque per forza la parola Casate, sposati. Strano, perché il ministro che ne chiede la messa al bando per incitazione alla violenza sulle donne è del PPE, partito che una volta fu cattolico, anche se la signora non avverte la contraddizione di essere titolare di un ministero responsabile di centinaia di migliaia di aborti all’anno (uccisioni almeno presumibilmente anche di bambine: ma quella pare non sia violenza sulle donne).

Dunque va bene sottomettersi, ma sia ben chiaro, solo sessualmente, a un amante, sottomettersi in cinquanta sfumature a un passante, a chiunque, anche all’idraulico che viene a controllare la caldaia. Libri così non vengono avvertiti come offensivi della dignità della donna. Proporre invece un atteggiamento interiore (per la seicentesima volta: sì, le donne possono lavorare, e no, non sono una casalinga, ma una giornalista tv), una disposizione spirituale di dolcezza, di accoglienza, di obbedienza a un solo marito, sempre allo stesso, a un uomo che sarà pronto a morire, cioè a dare tutto alla sposa senza risparmiare niente, questo invece viene percepito come offensivo per la dignità femminile, ma talmente offensivo da far ravvisare addirittura la possibilità di un reato: istigazione alla violenza sulle donne (dove? In quale frase, parola, virgola, o retropensiero la violenza viene vagamente incoraggiata, giustificata, scusata, o anche solo nominata, nel mio libro? Dove?). Il punto è che la dolcezza femminile disinnesca la parte peggiore dell’uomo, e lo rende nobile. Non ha nulla a che vedere con la violenza, anzi, al contrario.

Parliamoci chiaro: è il matrimonio il vero obiettivo della polemica, che continua con sorprendente tenacia da settimane, sulle prime pagine dei giornali e sulla rete, in televisione e in radio. E lo scandalo si allarga: i giornalisti ormai chiamano dalla Colombia, dall’Argentina, dal Messico, dalla Francia, dal Belgio, dall’Inghilterra, dalla Russia…

Cosa esattamente sconvolge nell’idea del matrimonio? Del matrimonio cristiano, precisamente?

Fondamentalmente l’uomo contemporaneo può accettare tutto tranne l’idea di ascoltare una voce che non provenga da se stesso. Non può accettare la possibilità che non sia sempre bene seguire le proprie emozioni, inclinazioni – i pensieri quando è già a uno stadio più progredito – la propria idea di bene e di male. È tutto lì il punto del cuore dell’uomo, dalla Genesi in giù: sono io che decido cosa è Bene e Male?

Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo: abbiamo conosciuto, davvero, personalmente, un pastore buono, un pastore che pasce gli agnelli e non i lupi. È per questo che ci piace ascoltare la voce del pastore, non perché siamo repressi, ma perché siamo furbi. Abbiamo capito che quello è il meglio, che ci conviene seguirlo, perché lui è l’autore dell’universo, del dna, della fisica, dei movimenti degli astri. Figuriamoci se non sa come funzioniamo noi, suoi figli (che invece non solo non abbiamo idea di come funzioni l’universo, ma abbiamo problemi anche col tostapane. E con l’uomo, mistero a se stesso). Io capisco dunque l’odio che suscitiamo noi cristiani, stoltezza di fronte al mondo: è un mondo che non sa quanto è buono il Padre, e quindi lo vuole uccidere (lo ha idealmente accoppato già da tempo). Se togli l’amore di Dio, obbedire, sottomettersi, la croce, nulla di tutto questo ha senso.sposala

Qualsiasi cosa, anche morire (il mio secondo libro, Sposala e muori per lei, non ha fatto fremere di sdegno mezzo labbro) può essere accettata. Ma obbedire a qualcuno che non sia me stesso, quello no. Non si può tollerare.

Eppure per noi quello è il primo comandamento: ascolta, Israele. Non fidarti di te. Ascolta una voce che non provenga da te stesso. Sappi che il tuo cuore, ferito dal peccato originale, a volte è inaffidabile. Ascolta uno che ti ama e che spinge dalla tua parte più ancora di te stesso, che ti ama come un figlio unico.

Per questo la Chiesa propone agli uomini impegni definitivi che lo custodiscano da se stesso. “Il matrimonio cristiano – scrive per esempio papa Francesco nella Evangelii gaudium – supera il livello dell’emotività. Il matrimonio non nasce dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto”. Per noi cristiani il matrimonio è una via di conversione, un laboratorio in cui l’uomo e la donna affrontano i loro peccati – o, laicamente, i difetti – principali: il desiderio di controllo femminile e l’egoismo maschile, esattamente ciò di cui parla san Paolo.

Ma l’uomo contemporaneo, che ha dimenticato la visione giudaico cristiana della storia come lineare e non ciclica, è un bambino tutto emotività, assolutizza il comfort, il soddisfacimento dei propri bisogni immediati e superficiali, impedendosi di capire quelli più profondi. Impedendo per esempio alle donne di riconoscere che quello che le realizza profondamente è dare la vita per qualcuno, e darla facendo spazio, mettendo da parte la mania di controllo per affidarsi a un uomo solido e sicuro, riconoscendone la bellezza, rivelandola anche a lui stesso. L’uomo viene così restituito a se stesso – Dio affida l’umanità alla donna, scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem – e può così scoprire la bellezza di dare la sua vita per la sposa, morendo per lei, seppur giorno dopo giorno, a fettine, salvando il mondo una pratica alla volta.YOUNG POLISH WOMAN EMBRACES POPE JOHN PAUL II

La cultura dominante tenta in tutti i modi di abbattere il recinto del tempio della trasmissione della vita, e di tagliare tutti i vincoli che appunto legano il sesso all’unione indissolubile tra due anime che cercano per tutta una vita di diventare una sola carne (in unam carnem, moto a luogo). È questo che dicono i loro corpi e questo dicono – con i loro corpi fatti di geni e cellule impastati inscindibilmente – i figli che nascono da quell’unione. Dicono che l’intimità sessuale è sacra, ed è ciò a cui Dio ha affidato la trasmissione della vita: una visione magnifica e sconvolgente. Può essere sublime o terribile, ma non potrà mai essere neutra, né per l’uomo né per la donna. Mai il sesso potrà dunque essere normalizzato, banalizzato, ma avrà sempre a che fare con qualcosa di sconvolgente, con una dedizione che un giorno potrà anche sembrare non corrisponderci più, ma che ha toccato la nostra più profonda essenza.

Un uomo e una donna così sono reciprocamente sottomessi solo al loro cammino di conversione a Dio, e sono liberi dal pensiero dominante, dal totem della laicità, sono liberi e non manipolabili, e questo non è tollerabile dal pensiero unico.

È per questo che noi cristiani veniamo censurati. È per questo che in Francia ogni giorno decine di ragazzi finiscono in carcere nel silenzio generale, perché hanno indossato una maglietta con l’immagine di una famiglia, o perché hanno recitato il rosario fuori da una clinica dove si uccidono i bambini nel posto più sicuro del mondo, sotto al cuore della loro mamma. È per questo che le persecuzioni e le uccisioni dei cristiani nel mondo vengono sistematicamente taciute. È per questo che chi si oppone alle teorie del gender in alcuni paesi rischia il posto di lavoro, (forse leggendo l’incredibile decalogo che lUNAR, l’Ufficio nazionaleantidiscriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunità vorrebbe imporre ai giornalisti, anche noi: esempio, dire “utero in affitto” sarà discriminatorio, occorrerà dire “gestazione di sostegno”) anche se le teorie di genere sono appunto teorie, e quindi andrebbero dimostrate, e comunque non imposte con la forza. È per questo che una giornalista norvegese, neanche particolarmente fervente, è stata rimossa dalla conduzione del tg perché indossava una croce di due centimetri al collo.

Noi cristiani invece non censuriamo. Noi viviamo in una casa bella, pulita, divertente, libera, dove si respira una buona aria. Dove tutto, persino il dolore, ha un senso. Noi se vediamo qualcuno che abita in un posto brutto sporco e triste non è che ci arrabbiamo, casomai ci dispiace per lui. Al limite lo invitiamo a casa nostra, per fargli vedere come si sta bene vivendo senza idoli, quando tutto sta al proprio posto. E se proprio siamo parecchio avanti nel cammino, ci offriamo anche di andare a casa dell’amico, a mettere a posto insieme a lui (non guardate me, io ho già i miei, di calzini da raccogliere, con dodici piedi in giro per casa).

fonte: Il Foglio

174 pensieri su “C’è sottomessa e sottomessa

  1. Premetto che, secondo me (pur non condividendo alcuna delle sue argomentazioni), ogni censura è sbagliata.
    Ma per riuscire a scrivere “Noi cristiani invece non censuriamo” restando seri, come (sembra) riesca a fare lei, ci vuole un bel coraggio.

    1. Lele

      Davvero? Cosa censurano i cristiani, Filippo?
      Sarei curioso di sentire almeno un esempio di censura cristiana… poi certo se inizi a tirar fuori i tempi dell’inquisizione e altre amenità in perfetto stile Eco, allora è evidente che parli a sproposito e senza cognizione di causa.
      Allora a quel punto è meglio tacere, ridere no puoi farlo… ma parlare a vanvera fa male al cervello.
      Fidati!

  2. Calogero_57

    Tutto il problema sta nel fatto che non si prospetta neanche lontanamente l’idea oggi corrente: “Sposati, tanto c’è il divorzio”, ma l’idea veramente scandalosa: “Sposati e mantieni quell’impegno che hai preso, finchè morte non vi separi”.

  3. Paola

    Per mr. Loro
    Potrebbe fare qualche esempio di censura cristiana attuale, per favore? Grazie!
    Intanto bacioni a Costanza!

    1. Saverio Maratti

      Su questo blog mi risulta si censurino continuamente tutti gli interventi “non allineati” e non importa se rispettosi, educati…basta semplicemente esprimere un opinioni dissenzienti dal “Costanza pensiero”. Qualche settimana fa sono letteralmente stato sbattuto fuori da un dibattito su questo forum, ed accompagnato da una serie di ingiurie. Concordo con Filippo Loro, ci vuole davvero un bel coraggio a scrivere “noi cristiani invece non censuriamo”

      1. admin

        Signor Saverio
        non faccia finta di non conoscere la differenza tra denunciare un libro alla procura, chiedere dai più alti livelli istutuzionali che venga ritirato dal mercato per legge e la selezione di commenti su un blog privato, è come paragonare l’accesso a un marciapiede su pubblica strada al libero accesso alla propria casa .
        Molto ma molto diverso pretendere si impedisca che un libro non possa essere letto da nessuno dal decidere cosa sia opportuno che passi su un blog di cui siamo responsabili.

        Su questo blog quasi da subito abbiamo adottato una certa politica sui commenti (dettata anche dal fatto che la gestione del blog è a “conduzione familiare” e non potendo monitorare continuamente lo sviluppo della discussione si cerca di stroncare sul nascere le degenerazioni). Su questo blog blocchiamo ovviamente commenti violenti, insulti ma anche semplicemente commenti banalmente provocatori, inutili, beceri, ripetitivi, rancorosi e fuori contesto. Lei signor Saverio è intervenuto decine di volte su questo blog e quando i suoi commenti diventati monotematici e tendenziosi non sono stati approvati.

        Quanto al fatto che sia stato ingiuriato se l’è completamente inventato anzi farebbe bene ad indicare precisamente le parole da lei considerate ingiuriose e le circostanze o a chiedere scusa.

        In questi giorni dove da facebook, twitter, blog, siti di quotidiani sono piovuti ogni genere di insulti e minacce anche molto molto pesanti a Costanza (e cosa ancor più odiosa sulla famiglia e i figli)mi è sembrato quasi un miracolo che il blog fosse rimasto praticamente indenne e si è è potuto continuare a discutere dei temi del giorno prorposti nei post come se niente fosse, e questo non ha fatto altro che confermare che la politica di selezione dei commenti operata finora è stata più che opportuna.

        1. Giusi

          Mi spiace davvero sentire che sono stati minacciati anche i figli. E’ quello che temevo senza esprimerlo dopo aver sentito l’intervista alla Zanzara perchè purtroppo conosco queste persone e so fino a che punto sono capaci di arrivare. Che squallore!

          1. Mi frullava una cosa per il capo, la butto lì… Sono certa che moltissimi stanno già pregando per Costanza e la sua famiglia in questa situazione così difficile per loro. Ma che ne direste di un’iniziativa congiunta dei frequentatori di questo blog? Non so, tipo: accordarsi per un’ora in particolare e dire una preghiera tutti insieme, o un rosario (o, a voler essere ambiziosi, una novena, magari quella della Madonna che scioglie i nodi, o quella dei Santi Innocenti, che comincia oggi (http://rosarioonline.altervista.org/index.php?s=novena&tiponovena=novenasantiinnocenti&ngiorno=1).
            Che ne dite?

            1. Giusi

              Of course! Io seguo giornalmente il Libro delle Novene Editrice Ancilla, quindi le dico tutte e in ognuna di esse ricordo Costanza a maggior ragione adesso che so che hanno minacciato persino i figli (abominevoli!)

              1. Lalla

                Allora, per favore, un intenditore di novene tra noi prenda l’iniziativa e ne proponga una comunitaria da coordinare. Anch’io sto già pregando la Madonna che sciogle i nodi per questo, ma la preghiera insieme è moooooolto più bella e potente!

                    1. Davide

                      Bella idea @senm_webmrs, allora io ci provo pure. Però vorrei chiedervi come dovremmo fare.
                      Facciamo ognuno per i fatti nostri oppure facciamo tutti alla stessa ora (per esempio)?

              1. Giusi

                Scusate con questi copia e incolla ho sbagliato. Volevo postare l’ultima foto di Camilo. Ma forse non è out: il Papa ama tanto i bambini, soprattutto quelli ammalati.

      2. Caro Saverio (e altri qui sopra…) senza entrare nel merito di scelte che non mi competono, che si “censurino” – io sarei per il termine “non si accettino” – commenti x o y su questo blog, mi pare più che comprensibile e non vedo lo scandalo… io come te farei lostesso su un blog personale (come in casa mia…).

        La Censura (con la C maiuscola) è ben altra cosa – come già indicato da admin.

        “…accompagnato da una serie di ingurie”, mi spiace (tu sai che ho sempre seguito in qualche modo i tuoi interventi) non ricordo proprio dove, quindi se la frase e “buttata lì” e non corrispondente al vero, direi proprio si possa annoverare tra quelle… censurabili 😉 😀

  4. lucazacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabilie ha commentato:
    La cultura dominante tenta in tutti i modi di abbattere il recinto del tempio della trasmissione della vita, e di tagliare tutti i vincoli che appunto legano il sesso all’unione indissolubile tra due anime che cercano per tutta una vita di diventare una sola carne (in unam carnem, moto a luogo). È questo che dicono i loro corpi e questo dicono – con i loro corpi fatti di geni e cellule impastati inscindibilmente – i figli che nascono da quell’unione. Dicono che l’intimità sessuale è sacra, ed è ciò a cui Dio ha affidato la trasmissione della vita: una visione magnifica e sconvolgente. Può essere sublime o terribile, ma non potrà mai essere neutra, né per l’uomo né per la donna. Mai il sesso potrà dunque essere normalizzato, banalizzato, ma avrà sempre a che fare con qualcosa di sconvolgente, con una dedizione che un giorno potrà anche sembrare non corrisponderci più, ma che ha toccato la nostra più profonda essenza.

  5. Emanuele

    Penso che tu abbia centrato il punto. E’ lo “sposati” che fa infuriare. Perché intacca uno dei dogmi del femminismo: che la donna non ha nessun bisogno dell’uomo, altro che sessuale (ma ci sono altri modi) e riproduttivo (ma ci sono altri modi)

    1. Giusi

      Puoi ben dirlo! Conosco conviventi che non vengono garantite proprio in nulla e quando arriva il momento arrivederci senza neanche grazie! E’ l’emancipazione bellezza!

  6. “Ma l’uomo contemporaneo, che ha dimenticato la visione giudaico cristiana della storia come lineare e non ciclica”

    Mi sembra a me che oggi l’uomo contemporaneo ci abbia invece questa l’idea della storia come progresso illimitato nel futuro.
    Ma lasciamo perdere le minuzie.Mi sembra a me che oggi l’uomo contemporaneo ci abbia invece questa l’idea della storia come progresso illimitato nel futuro.
    Ma lasciamo perdere le minuzie.

    1 a me non mi piacciono questi discorsi (more pretorum) di captatio benevolentiae come per esempio il tostapane i calzini i dodici piedi eccetra.

    2 vorrei ritornare di nuovo (abbiate pazienza) su quello che dice San Paolo su mogli e mariti:
    “Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, percHè il marito è capo della donna come Cristo è capo della
    Chiesa. Egli Salvatore del corpo. Ora, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le donne devono star soggette in tutto ai loro mariti.E voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa ed ha sacrificato se stesso per lei, per santificarla, purificandola col battesimo dell’acqua in forza della parola[…]Così i mariti devono amare le proprie mogli,

    come i loro propri corpi.Chi ama la propria moglie ama se stesso[…]el resto ciascuno di voi ami la moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito” Efesini

    “La donna ascolti l’istruzione in silenzio e in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dettar legge all’uomo., ma se ne stia in silenzio. Prima, infatti fu formato Adamo e solo dopo Eva; non Adamo fu sedotto, mentre la donna, che si lasciò sedurre, cadde nella trasgressione. Tuttavia ella si salverà mediante la generazione di figli, se essa persevererà nella fede nella carità e nella santità, con modestia” Prima lettera a Tito

    [traduzione di Fulvio Nardoni]

    come i loro propri corpi. Chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, ma la nutre e ne ha cura, come Cristo la Chiesa[…]Del resto ciascuno di voi ami la propria moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito” Efesini

    1 a me non mi piacciono questi discorsi (more pretorum) di captatio benevolentiae come per esempio il tostapane i calzini i dodici piedi eccetra.

    2 vorrei ritornare di nuovo (abbiate pazienza) su quello che dice San Paolo su mogli e mariti:
    “Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, percHè il marito è capo della donna come Cristo è capo della
    Chiesa. Egli Salvatore del corpo. Ora, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le donne devono star soggette in tutto ai loro mariti.E voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa ed ha sacrificato se stesso per lei, per santificarla, purificandola col battesimo dell’acqua in forza della parola[…]Così i mariti devono amare le proprie mogli,

    come i loro propri corpi.Chi ama la propria moglie ama se stesso[…]el resto ciascuno di voi ami la moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito” Efesini

    “La donna ascolti l’istruzione in silenzio e in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dettar legge all’uomo., ma se ne stia in silenzio. Prima, infatti fu formato Adamo e solo dopo Eva; non Adamo fu sedotto, mentre la donna, che si lasciò sedurre, cadde nella trasgressione. Tuttavia ella si salverà mediante la generazione di figli, se essa persevererà nella fede nella carità e nella santità, con modestia” Prima lettera a Tito

    [traduzione di Fulvio Nardoni]

    come i loro propri corpi. Chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, ma la nutre e ne ha cura, come Cristo la Chiesa[…]Del resto ciascuno di voi ami la propria moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito” Efesini

      1. Giusy:
        Dago, dici, rimescola nel torbido…E voi invece non andate a scovare tutte le notizie peggio possibili sulla cattiveria e la perversione dell’uomo ovunque esso sia, spesso travisando (per mezzo di notizie già rimescolate e distorte)? Solo gli altri lo fanno?
        A questo proposito approfitto qui per rispondere sull’antropologìa in corso.
        guerre, odii stragi, sempre stati, aborti e infanticidi idem, omosessuali sempre esistiti, miseria fame sfruttamento torture
        stessa storia, l’unica cosa che mi pare 8nei termini attuali) una novità “antropologica” è il matrimonio degli omosessuali che non mi sembra il male assoluto…
        Per quanto riguarda quanto detto da Costanza circa il dover portare a termine la gravidanza direi che non basterrebe vietare l’aborto. Bisognerebbe rinchiudere le partorienti in qualche casa dei Catecumeni di antica memoria e tenercele in osservazione fino al parto.
        (in attesa di altri l cambiamenti antropologici)

  7. E’ esattamente la percezione che abbiamo avuto due giorni fa, quando una nostra conoscente, incontrando mio marito e nostra figlia, lo saluta dicendo: “Mi saluti la mamma di A.”. Non ha usato l’espressione: “mi saluti sua moglie”, perchè la parola “Moglie” nella cultura dominante appare scorretta politicamente e agli occhi di molti (conoscente compresa) termine sminuente e non valorizzante. L’unica nota positiva: al momento sono ancora definita “la mamma”, anche se temo che presto incontrando mio marito, gli chiederanno di salutare il genitore 2.

    1. Simo

      …potresti anche essere definita genitore 1… chissa se ci diranno anche a chi corrispondono i due ruoli (magari il genitore 1 è il più vecchio, o il più alto/a, in ordine alfabetico?). Siamo veramente alla frutta.

    2. Diciamo anche che oggi, se non conosci bene la coppia, uno dei due facilmente può non essere la moglie o il marito… 😐 (anche la mamma o il papà di A o B non è mica detto!)

  8. giuseppe

    “noi cristiani veniamo censurati” .C’è un errore: sbagli cara Costanza: siamo noi cattolici ad esser censurati. Gli anglicani, i luterani etc la pensano proprio come chi ci attacca: si alle donne si ai gay quando ai cavalli?
    E con tutto il rispetto per tutti l’eucumenismo è una totale…..

  9. Alessandro

    Uniti in preghiera non ti facciamo mancare il nostro sostegno. Lo Spirito Santo ti dia sempre la Sua Fortezza per portare avanti l’opera che il Signore ti ha chiesto di attuare giorno dopo giorno. Grazie per i tuoi scritti e per questo blog. Sono davvero di aiuto per tanti. Inoltre grazie per il tuo impegno per la famiglia. Hai scritto bene: il matrimonio cristiano è un cammino di santificazione. Noi siamo di Gesù fin dal battesimo e Lui nel giorno del matrimonio ci ha donato vicendevolmente; ha donato me a mia moglie e mia moglie a me perché ci santificassimo insieme e divenissimo una sola carne. Il sacramento del matrimonio è un sacramento permanente che deve portare a Dio. Solo in quest’ottica si può comprendere il riferimento a Gesù e la Chiesa.

  10. Giusi

    Su quante cose aveva ragione Oriana Fallaci……

    L’omosessualità in sé non mi turba affatto.
    Non mi chiedo nemmeno da che cosa dipenda.
    Mi dà fastidio, invece, quando (come il femminismo) si trasforma in ideologia. In categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale. E grazie a ciò diventa uno strumento politico, un’arma di ricatto, un abuso Sexually Correct. O-fai-quello-che-voglio-io-o-ti-faccio-perdere-le-elezioni. Pensi al massiccio voto con cui in America ricattarono Clinton e con cui in Spagna hanno ricattato Zapatero. Sicché il primo provvedimento che Clinton prese appena eletto fu quello di inserire gli omosessuali nell’esercito e uno dei primi presi da Zapatero è stato quello di rovesciare il concetto biologico di famiglia nonché autorizzare il matrimonio e l’adozione gay… Un essere umano nasce da due individui di sesso diverso. Un pesce, un uccello, un elefante, un insetto, lo stesso. Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo. Che ci piaccia o no, su questo pianeta la vita funziona così. Bè, alcuni esperti di biogenetica sostengono che in futuro si potrà fare a meno dello spermatozoo. Ma dell’ovulo no. Sia che si tratti di mammiferi sia che si tratti di ovipari, l’ovulo ci vorrà sempre. L’ovulo, l’uovo, che nel caso degli esseri umani sta dentro un ventre di donna e che fecondato si trasforma in una stilla di Vita poi in un germoglio di Vita, e attraverso il meraviglioso viaggio della gravidanza diventa un’altra Vita. Un altro essere umano. Infatti sono assolutamente convinta che a guidare l’innamoramento o il trasporto dei sensi sia l’istinto di sopravvivenza cioè la necessità di continuare la specie. Vivere anche quando siamo morti, continuare attraverso chi viene e verrà dopo di noi. E sono ossessionata dal concetto di maternità. Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l’anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere). Ma essendo donna, e in più una donna ferita dalla sfortuna di non esser riuscita ad avere figli, capisco meglio il concetto di maternità… Ma qualcun altro me lo chiederà. Quindi ecco. Un omosessuale maschio l’ovulo non ce l’ha. Il ventre di donna, l’utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c’è biogenetica al mondo che possa risolvergli tale problema. Clonazione inclusa. L’omosessuale femmina, si, l’ovulo ce l’ha. Il ventre di donna necessario a fargli compiere il meraviglioso viaggio che porta una stilla di Vita a diventare un germoglio di Vita poi un’altra Vita, un altro essere umano, idem. Ma la sua partner non può fecondarla. Sicché se non si unisce a un uomo o non chiede a un uomo per-favore-dammi-qualche-spermatozoo, si trova nelle stesse condizioni dell’omosessuale maschio. E a priori, non perché è sfortunata e i suoi bambini muoiono prima di nascere, non partecipa alla continuazione della sua specie. Al dovere di perpetuare la sua specie attraverso chi viene e verrà dopo di lei. Con quale diritto, dunque, una coppia di ornosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!? Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio. E nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria Vergine e San Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina. Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l’ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda. Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita. Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma. E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E’ un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita nella nostra specie. Cosa più che possibile con una madre senza marito. Del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso.
    (Oriana Fallaci – Sull’omosessualità)

    1. Lalla

      Quando parlavamo di coscienza ieri…. Ecco, la Fallaci mi sembra un esempio di che cosa sia seguire la propria coscienza a spregio di tutte le conseguenze. Non si può proprio dire che fosse una plagiabile o piegabile ad un pensiero altrui (dominante o meno).

  11. vale

    E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. o.Fallaci

    “ciò che non risponde alla verità e alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto nè all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione” ( PioXII. “ci riesce” ai giuristi cattolici dic.1953)

    “gli stati non possono,senza empietà,condursi come se Dio non fosse, o trascurare la religione come cosa estranea e di nessuna importanza, ed adottarne indifferentemente una fra molte…” (Leone XIII enc. “Immortale Dei” nov.1885)

    1. Giusi

      E tieni presente Vale che, come sicuramente saprai, la Fallaci non aveva il dono della fede ma quando una persona è intelligente….

                1. Dai Vale… mica lo fanno in chiesa o lo propongono come alternativa alla Messa.

                  Certo ascoltale la “Christin Trance” non mi pare che si differenzi da altre “trance”… ad ogni modo meglio “Padre Zeton” che un indemoniato come Marilyn Manson.

                  Poi diciamolo… stare con Cristo è proprio un “sballo”!! 😉 🙂 😀

              1. vale

                per carità, non voglio essere il pessimista ad ogni costo. se ci credete voi….
                a me fa ridere. ed uso un eufemismo. e rimando al mastino di papale papale, che quella vita, prima della conversione, l’ha fatta (http://www.papalepapale.com/cucciamastino/mastinate-quotidiane/volpi-nel-pollaio/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=volpi-nel-pollaio )

                Che posso aggiungere di altro senza essere cattivissimo nel mio realismo? Che dico a proposito di queste “cristoteche” e vescovi danzanti e “preti dj”?

                Potrei uscirmene con le parole di Ratzinger, “la messa diventata una danza intorno al vitello d’oro, che siamo noi stessi”.

                O potrei citare me stesso, cioè quello che scrissi sul mio facebook all’epoca della GMG coi vescovi danzanti, in un romanesco che mi perdonerete (e se non mi perdonate non me ne frega niente e cercatevi un altro sito ché qua comando io non voi!):

                «Ma come fai a no ride co sti babbioni.

                «Veramente rigà, vo dico da reduce dei migliori concerti megagalattici, a cominciare da quelli de Madonna dove da “gggiovane” vado sempre e sempre ci sono stato in giro per l’Italia e l’Europa. E in quanto concertaro, gggiovane, madonnaro dico: A MADONNA JE FATE NA PIPPA!

                «Ma voi immaginate un giovane, vero non immaginario, laico, digiuno di cose religiose e semmai con qualche nozione di buddismo da supermercato; un ragazzo de monno, de movida notturna, concertaro, bibitaro, pippatore, con nelle vene più alcol che sangue, nei polmoni più fumo che ossigeno, nel cervello più acidi che neuroni… mezzo collassato sul divano, che mentre fa zapping in tv all’improvviso gli appare sta robba sotto l’occhi, st’immagine… i vescovoni che ballano a messa al ritmo di dozzinale musica techno. Ma io li conosco questi qui, sti piskelli, ce so stato in mezzo, da lì vengo, so ragazzo de monno no de sacrestia: se non pensano che è l’effetto allucinogeno di qualche pakistano e si convincono che tutto questo è vero, vedendo questo giovanilismo da vecchi babbioni, questo infantilismo da “gggiovani” di 40 anni pe gamba che tali se credono perché giocano coi palloncini colorati e con le pianole per regazzini dell’asilo, che fanno giro giro tondo come minorati mentali, e con un cantante da parrocchietta che roccheggia al microfono come se fosse Elvis… ma quelli se abbattono sul pavimento in preda a convulsioni da risata isterica… e se rotolano reggendose la panza e dopo se vomitano acido addosso e ce se strozzeno, ce morono. Dar ride.

                «Chissà perché certo clericalismo vescovile crede che per attirare i gggiovani si devono usare gli stessi metodi che si usano per attrarre le scimmie allo zoo, i minorati mentali al manicomio, i bambini dell’asilo col leccalecca. Non riescono a immaginare, nei loro entusiasmi seminariali post-68tini, dei ggiovani diversi da un sordiano “Mario Pio”: grandi, grossi e giuggioloni. E magari pure un po’ minchioni.

                «Sono anacronistici, fuori dal mondo, dalla realtà e soprattutto dalla gioventù.

                «Quanto a voi: annate ai concerti de Madonna, tanto pure quella fa cose “religiose” con croci di svarosky, chiese gotiche in cartapesta, musiche talora gregoriane, e il tutto con maggiore eleganza, solennità e persino senso del sacro.

                «I giovani sono persone serie! Anche quando sono maledetti, sono persone serie! Se volete conquistare i giovani usate la carne e il sangue di Cristo. Se poi l’avete reso anoressico, disincarnato e anemico, allora usate la Bellezza e la Qualità. Ciò che è “altro”, ciò che è “oltre”. Non scimmiottare pateticamente ciò che i gggiovani già hanno e a un livello infinitamente superiore e meno squallido. Perché se trattano bene, e bene li dovete trattare voi, non da cretini.

                «La bellezza, ciò che è “oltre” ed è “altro” conquisterà i piskelli

                  1. @Lalla, ad una delle tante GMG, Dio ha dato una sterzata alla mia vita, nonché ho incontrato la mia prima sposa.
                    Uno dei miei figli già vi ha partecipato a sua volta con buoni frutti spirituali (mi sarà consentito il discernimento di padre…) e potrei parlare di ottimi frutti per tanti giovan e giovanissimi che conosco…

                    lo spirito, grazie a Dio soffia dove e come vuole, al di là dei nostri schemi – spesso un po’ “ingessati” – e comunque quella della GMG era ed è (e spero continui a essere) esperienza Ecclesiale.

                    Un sacco di ragazzi e di familgie fanno grandi sacrifici anche economici per parteciparvi (e non vanno al concerto dei Pinco Pacco…)

                    Sarò diretto e se esagero chiedo venia, ma queste specie di “puzzette sotto il naso” non le riesco a mandarle giù.

                    1. Lalla

                      Se è per questo anch’io provengo da lì spiritualmente. Et donc? Intanto mi riferivo solo all’ultima ed esprimevo una sintonia con le ultime osservazioni di Vale. Si può? Rimando indietro il “puzzette sotto il naso” e faccio finta di non averlo letto…

                1. Ammappate… c’ha messo di tutto!
                  Se lo sapevo mica te davo il là… 😉

                  Scherzo, molte cose condivisibili, su altre passo, anche perché l’argomento m’appassiona il giusto (questa è più materia per Giusi… ;-))

                  Sottoscrivo comunque la tua frase finale 😀

                  1. vale

                    @bariom
                    ma infatti. a parte che anche la frase finale è sua. e comunque, in altra parte dell’articolo, ribadisce l’et-et.
                    ovvero che ci sia spazio per le varie sensibilità: quelle, per così dire, più contemplative e quelle-come usa dire oggi- più impegnate nel sociale( e mo son pure sforzato per scrivere quest’ultima…)
                    è che oggi sembra che valga una cosa sola.l’andar dietro al mondo ed alle mode.
                    a me parmi cosa non saggia.
                    e qui mi taccio. 🙂

                    1. E non aver dubbio io non sia concorde…
                      Il volere “convertire Cristo” o la Chiesa a qualcosa (qualsiasi cosa) e non il contrario, non solo non è saggio, è un errore e una stoltezza. Certo come sempre non si può fare di tutta l’erba un fascio. Il tempo e lo Spirito faranno giustizia da sè.
                      Certo vorremmo sempre evitare “danni collaterali”, ma questo ci è umanamente impossibile. Solo Dio sarà capace di trasformare un male in ulteriore bene.

                    2. Giusi

                      Dall’ultima omelia di Padre Stefano Maria Manelli:

                      “Oggi non ci sono vacazioni, i conventi chiudono, le chiese si sconsacrano e diventano locali alla moda, i praticanti sono meno del 4% in Europa; dicono che la colpa è della società, del laicismo imperante, dei mass media. FALSITÀ!! Noi siamo pieni di vocazioni, compriamo i conventi e li riempiamo, apriamo seminari per formare nuovi sacerdoti eppure viviamo nella stessa società, sotto gli stessi attacchi laicisti, e perché? Perché noi abbiamo messo al primo posto la preghiera, preghiera ed Eucarestia questo è quello che offriamo e i giovani rispondono”».

  12. Claudia

    Costanza, Guido, grazie per quello che fate. Se nella vocazione al matrimonio il Signore affida a ogni coppia una precisa missione, sembra che la vostra, in questo tempo di confusione, sia quella di fare luce e chiarezza sul significato di matrimonio e famiglia, senza che questi vengano inquinati a causa dell’orgoglio umano. Siete una testimonianza di lucidità, coerenza e perseveranza. Non è facile portare avanti questa missione di guida di cui sembra che il simpatico abbinamento dei vostri sia quasi un presagio… Nomen omen… “guido con costanza” 🙂 Non siete soli. Siamo in tanti a pregare con voi e per voi.

  13. francesca

    non ci vuole ne coraggio ne bravura a dire queste cose….MA SOLO UNA COSA….LA FEDE!!!brava Costanza che il Signore ti protegga ovunque tu vada!!!

  14. Angelo

    “per noi cristiani il matrimonio è una via di conversione…” basterebbe ricordare queste parole ai futuri sposi (e non solo loro) per far intendere che sposarsi in chiesa non lo si fà per la “location” c’è altro… e che ALTRO!
    grazie Costanza

  15. 61Angeloextralarge

    Carissimi Costanza e Giudo… sono orgogliosa di essere una delle “abitanti” di questo blog. Smack! 😀

  16. 61Angeloextralarge

    La prima immagine della torta mi colpisce molto: lui è nella posizione più alta, ma allunga la mano per tirere la sposa a sé, ed è in ginocchio, rispettoso e non prepotente ed autoritario. La seconda è troppo forte, con quel modo complice e divertente di “darsi il 5”.
    Poi, quella con le manette e la rosa mi sembra la rappresentazione più naturale dell’amore umano, per lo meno la parte iniziale… la “cotta”: in fondo l’amore fa’ perdere talmente la testa che si vorrebbe diventare schiavi dell’altro pur di averlo vicino e sa essere talmente delicato e profumato da trasformare in fiore anche le spine.

    1. Giusi

      Angela io interpreto quella a sinistra come la sottomissione tollerata, quella delle cinquanta sfumature e quella a destra come quella non tollerata perchè troppo alta per loro, neanche la capiscono. Infatti il post s’intitola: c’è sottomissione e sottomissione.

      1. 61Angeloextralarge

        Giusi: avevo pensato la stessa cosa, però guardandola meglio mi da’ la sensazione che ho descritto. La “cotta” è il punto di partenza, poi, viene il resto e nel resto deve esserci l’aggiunta di un Terzo comodo non incomodo. Ho scritto “amore umano”… La sottomissione “mitica” della quale parla Costanza è, secondo me, il punto di arrivo…. un punto dove l’amore umano è stato trasformato alla grande, sempre iù vicino all’Amore divino 😉

  17. Giancarlo

    Fateci caso. Tutte le grandi questioni antropologiche (divorzio, matrimonio omosessuale, aborto, contraccezione, fecondazione assistita) mettono in clamorosa evidenza la piena ragionevolezza, la razionalità e, ancora di più, la naturalità dell’insegnamento della chiesa cattolica, in stridente contrasto con la mostruosa irrazionalità delle posizioni laiciste. Questo è davvero confortante, riposante direi. Capita, a volte, confrontandosi con il pensiero dominante, di avere quasi un senso di smarrimento, di stanchezza, di paura di fronte all’arroganza ed alla protervia delle posizioni laiciste. Ma basta chiudere un attimo gli occhi e contemplare la bellezza piena di significato della realtà, per ritrovare la gioia di essere cristiani, l’intima consapevolezza di conoscere la verità, la forza di non arrendersi al pensiero dominante.

    Carissima Costanza, in questo Natale, ormai alle porte, voglia lo Spirito Santo illuminare la tua casa, la Madonna proteggere i tuoi figli e Gesù benedire la tua famiglia. Grazie della tua intelligenza ed auguri di cuore.

      1. Giancarlo

        E’ molto semplice: questioni che attengono alla natura dell’uomo. Questioni inventate peraltro, nel senso che basterebbe guardare al significato delle cose per capire che l’aborto è un omicidio, o che la contraccezione si oppone alla sessualità umana, o che il matrimonio c’è dove c’è una madre, etc. etc.

      2. Semplicemente da Wikipedia:
        “L’antropologia (termine composto col prefisso antropo-, dal greco άνθρωπος ànthropos = “uomo” più il suffisso -logia, dal greco λόγος, lògos = “parola, discorso”), nata come disciplina interna alla biologia, studia l’essere umano sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso e in genere dal punto di vista dei suoi vari comportamenti all’interno di una società.”

        Mi sembra sufficentemente chiaro e attinente agli argomenti affrontati in questa sede… o no?

  18. “Qualsiasi cosa, anche morire (il mio secondo libro, Sposala e muori per lei, non ha fatto fremere di sdegno mezzo labbro) può essere accettata. Ma obbedire a qualcuno che non sia me stesso, quello no. Non si può tollerare.”

    Da incorniciare. L’arroganza del relativismo messo in pericolo da una moglie.

  19. dona

    Non so quanto questo possa aiutare…ma se oggi aspetto il quarto figlio è merito del Signore…ma anche un po’ di Costanza che con questo libro mi ha aiutato a seguire quello che avevo nel cuore da tempo. E poi…guai se non ci fossero persecuzioni…ci dovremmo chiedere se veramente siamo nella Sua volontà!

  20. admin

    signor Saverio Maratti
    continua a mandarci a raffica commenti accusatori oltretutto continuando a ripetere la bugia che Costanza avrebbe definito i gay OGM frase non detta da lei durante la trasmissione ma da Giuseppe Cruciani il conduttore de La Zanzara (“allora i fr**ci sono geneticamente modificati?” chiede Cruciani, “culturalmente modificati” risponde Costanza). Lei continua a riportare la versione falsa e tendenziosa di un lancio di agenzia (scritto dalla redazione de La Zanzara per creare la polemica) ripreso poi da Il Fatto e Dagospia.
    In ogni caso ne ho abbastanza di lei l’unica cosa che mi aspettavo era che mi riferisse delle presunte ingiurie, non l’ha fatto (non poteva farlo!), adesso basta.

  21. vale

    ed a proposito di femministe:
    http://www.tempi.it/fotogallery/bologna-femministe-espongono-striscione-abortista-nella-basilica-di-san-petronio

    «Voi occupate i consultori. Noi invadiamo le chiese». Ieri il collettivo femminista XXX ha esposto questo striscione all’interno della basilica di San Petronio a Bologna

    «Non possiamo accettare questo medioevo politico e morale, questa sporca commistione tra potere pubblico e religioso che ci riporta ai tempi delle morti per aborto clandestino. Non torneremo MAI indietro. Vogliamo che l’obiezione di coscienza alla legge 194 sia vietata in tutti i consultori e le strutture pubbliche, perchè essa rappresenta una discriminazione di sesso, classe e razza, nonché una violazione dei nostri diritti alla salute e all’autodeterminazione.

    senza parole.

  22. vale

    eh,bariom,
    ma la cosa che mi sfugge di tutta la faccenda è la discriminazione di classe e di razza. ohibò tra gli esseri umani( genesi: maschi e femmina li creò…) vuol dire che ci sono delle classi come i paria tra gli induisti e delle razze( ? ) differenti di esseri umani( ipotizzo una linea evolutiva discendente dai neanderthal che si credevano estinti…)
    mah!

  23. Emanuele

    Salve a tutti, sono un lettore occasionale di questo blog. Vorrei manifestare alla signora Miriano e a suoi familiari tutta la mia solidarietà, gli attacchi subiti dai paladini del pensiero unico sono davvero vergognosi oltre che patetici. Desidero inoltre ringraziarla perché grazie a lei ho capito che il matrimonio è una cosa seria (talmente seria che probabilmente non fa per me, ma questa è un’altra storia).

  24. Mario

    http://www.aleteia.org/it/societa/contenuti-aggregati/se-a-far-paura-e-il-matrimonio-cristiano-5244127956434944 Bellissime parole, un esempio per tutti noi la vostra famiglia, grazie della vostra testimonianza… volevo condividere anche questa notizia con Voi… Il male arriva in fretta, il bene tarda ad arrivare ma quando arriva… conquista… Viva la famiglia naturale, viva la Vita, viva la Chiesa Cattolica in comunione con Pietro paladina da sempre in difesa di valori umani… Lunga vita ai uomini e donne di buona volontà… Lode onore e gloria a Cristo. Ave Maria…

  25. Franca 35

    Grazie a Costanza e ad Admin per tutto quello che fate Cara Giusi, allora cominciamo la novena da oggi? Quella alla Sacra Famiglia va benissimo e io aggiungo anche quella alla Madonna che scioglie i nodi, tanto per non farci mancare niente. Vi devo dire che vi seguo tutti costantemente anche se non mi faccio viva molto spesso, e tanto che ci sono, anche se manca qualche giorno, voglio fare a tutti voi un augurio di BUON NATALE grande così (come il Cielo, vi basta?), perchè poi saremo tutti insieme a scrivere e io mi perdo…. Auguri a tutti voi e alle vostre famiglie. Per fortuna che ci siete, mi avete fatto tanta compagnia e arricchito con i vostri ragionamenti e commenti e la vostra fede. Dio vi benedica con la sua infinita tenerezza. Smack a tutti, ciao.

    1. Giusi

      Si Franca da oggi. La Festività della Sacra Famiglia è una festa mobile (non cade ogni anno lo stesso giorno) dipende dal Natale (la domenica dopo quindi il 29). Comincia oggi e finisce il 28. Conosco la Novena a Maria che scioglie i nodi: è bellissima e efficacissima però è lunga e in questo periodo non posso ma in tutte le altre preghiere giornaliere (Rosario, Divina Misericordia….) ricordo anche Costanza.

    2. Sara

      Auguri anche a te, Franca, e a tutti i partecipanti del blog, a partire dalla padrona di casa e dalla sua famiglia. Anch’io non riesco ad essere più assidua di quanto non faccia e, avvicinandosi la preparazione del pranzo di Natale (saremo in 11 a casa mia!), non è detto che riesca a rivisitare il blog in tempo. Perciò: auguri di BUON NATALE a tutti voi, carissimi! Che Gesù Bambino ci porti la Sua pace!

  26. Franca 35

    Sul sito di Radio Maria padre Livio ha scritto una “Lettera a Gesù Bambino” molto bella, se volete leggetela, io me la sono fotocopiata e la voglio leggere domani ai miei ragazzi di catechisno (seconda media). Buona giornata a tutti.

    1. Eccola:

      Caro Gesù Bambino,

      in questi giorni, in cui nella nostra società molti festeggiano il Natale senza sapere chi sia il festeggiato, da povero italiano non ho timore di rivolgermi a Te, ben sapendo che solo Tu sei in grado di concederci le grazie di cui abbiamo bisogno. A chi infatti dovremmo chiederle se non a Te? Sei l’unico rimasto credibile in questo mondo, dove tutti promettono e nessuno mantiene. Non mi lascio ingannare dal modo umile e discreto con cui sei entrato in questo mondo. Apparentemente sei venuto a mani vuote, al freddo e al gelo di una grotta a stento riscaldata da un bue e un asinello. Deposto in una mangiatoia, non stavi meglio di tanti bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra verso le nostre contrade. Eri privo di tutto, ma avevi vicino a Te due persone meravigliose, come mai ce ne sono state: Tua madre Maria e il Tuo custode Giuseppe, che ti guardavano incantati, ben sapendo quale dono in quel momento il Cielo aveva fatto alla terra. Sei nato povero fra i poveri, bisognoso di tutto, ma hai arricchito il mondo con la Tua presenza. Venendo in mezzo a noi ci hai fatto il regalo più grande che potessimo desiderare. Tu, Bambino Gesù, sei la nostra luce, la nostra salvezza, la nostra pace. A Natale hai dato al mondo in regalo Te stesso. Lo ha annunciato l’angelo ai pastori assopiti, improvvisamente svegliati da una musica celestiale: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore”.

      Caro Gesù Bambino, sei Tu il regalo di Natale che vorrei chiedere in primo luogo per il mio paese, per questa Italia che ha regalato il presepe al mondo, ma che adesso lo proibisce negli asili e nelle scuole e che si mostra sempre più insofferente per tutto ciò che ti riguarda. Qualcosa di strano e di pericoloso sta succedendo da qualche tempo. Proprio nelle nazioni dove il Tuo Vangelo ha prodotto i frutti più belli di fede, di carità e di civiltà, è scesa una nebbia spessa che Ti copre e Ti oscura, come se la gente si fosse stancata di Te. Sono sempre meno le persone che Ti ricordano. Sono pochissimi quelli che sanno che il giorno di Natale è quello del Tuo compleanno. Quando vado al supermercato faccio fatica a trovare una scritta di “Buon Natale” da appendere sulla porta di casa. Pare che la nostra società Ti abbia privato del permesso di soggiorno. Non puoi immaginare quanto ci rimanga male. Tu forse ci sei abituato perché, da quando hai posto la Tua tenda in questo mondo, sei divenuto un perenne fuggiasco.

      Non mi rassegno però al fatto che Tu te ne debba andare anche dalla nostra bella Italia. Mi chiedo che cosa saremmo senza di Te. Che cosa ne faremmo di decine di migliaia di chiese vuote, che verrebbero messe in vendita a prezzi stracciati, trasformate in moschee o in discoteche o addirittura rase al suolo per non pagare la tassa sul fabbricato? Che ne sarebbe delle nostre meravigliose opere d’arte, che tutto il mondo ci invidia, dove Tu e Tua Madre siete stati la scintilla che ha acceso il genio di innumerevoli pittori e scultori? Che ne sarebbe della nostra lingua e della nostra letteratura prive dell’anima cristiana che l’ha alimentate, facendo di esse un patrimonio inestimabile dell’umanità? Senza di Te, caro Gesù Bambino, la nostra Italia diventerebbe un cumulo di macerie, un deserto senza vita, infestato da serpenti e da scorpioni. Non te ne andare, Bambino Gesù. Ti diamo la cittadinanza italiana, Ti esentiamo dalle tasse, Ti procuriamo una casa e un lavoro, ma non te ne andare.

      Vedo che non Ti lasci convincere. Vuoi qualcosa d’altro. Ho capito, non Ti interessano le nostre cose, ma i nostri cuori. In questo Natale vorresti trovare un posticino nel cuore di ogni italiano. In fondo che cosa ci costa? Dovremmo solo fare un po’ di pulizia, tirare via il marcio, raccogliere la spazzatura e portare tutto in quel luogo benedetto dove il Tuo amore tutto brucia e consuma. Questo è ciò che desideri, ciò che chiedi, ciò che Ti aspetti da questa Italia che da due millenni ricolmi di doni. Vorresti che mettessimo da parte i pregiudizi, le cattiverie, le guerre che non ci stanchiamo di farTi da ormai da troppo tempo. Che cosa ci abbiamo guadagnato a mettere al Tuo posto Babbo Natale, a sostituire le pecore con le renne, a chiamare festa d’inverno la Tua venuta in mezzo a noi? Il bilancio è fallimentare. Siamo poveri e disperati. Ritorna Gesù Bambino. Senza di Te siamo perduti. Vieni con il tuo sorriso a ridarci la speranza. Porta la Tua famiglia in mezzo a noi, perché ci siamo dimenticati che cosa sia una famiglia. Porta la Tua pace nei nostri cuori senza pace.

      Ti prego, lasciati convincere. Lo so bene che non siamo moltissimi che desiderano la Tua venuta. Anche oggi, come al tempo di Erode, quelli che abitano nei palazzi Ti hanno in antipatia. Lo sanno che Tu sei un rubacuori e sono invidiosi. Ma anche fuori dai palazzi già si preparano a trasformare il Tuo Natale in una festa di carnevale. Cerca di accontentarTi, come già facesti a Betlemme con pochi pastori che Ti adoravano estasiati. Ci saranno anche quest’anno, Te lo promettiamo. Al suono delle campane correremo alla Messa di mezzanotte, perché Tu nasca nel nostro cuore. Prima di chiudere questa letterina, forse un po’ impertinente, Ti vorrei ricordare che in Italia c’è il Tuo Vicario, il Vescovo di Roma. È un tipo forte e paterno, pieno di bontà e di misericordia. La gente lo ama e lo ascolta volentieri. Mi ricorda il Tuo padre putativo, San Giuseppe. È un motivo in più perché Tu resti fra noi, in questa Italia che con Te è una Regina, senza di Te una bandiera sgualcita.

      Buon Natale

      Padre Livio

  27. filosofiazzero
    19 dicembre 2013 alle 18:31
    Giusy:
    Dago, dici, rimescola nel torbido…E voi invece non andate a scovare tutte le notizie peggio possibili sulla cattiveria e la perversione dell’uomo ovunque esso sia, spesso travisando (per mezzo di notizie già rimescolate e distorte)? Solo gli altri lo fanno?
    A questo proposito approfitto qui per rispondere sull’antropologìa in corso:
    guerre, odii stragi, sempre stati, aborti e infanticidi idem, omosessuali sempre esistiti, miseria fame sfruttamento torture
    stessa storia, l’unica cosa che mi pare 8nei termini attuali) una novità “antropologica” è il matrimonio degli omosessuali che non mi sembra il male assoluto…
    Per quanto riguarda quanto detto da Costanza circa il dover portare a termine la gravidanza direi che non basterrebe vietare l’aborto. Bisognerebbe rinchiudere le partorienti in qualche casa dei Catecumeni di antica memoria e tenercele in osservazione fino al parto.
    (in attesa di ulteriori aggiustamenti antropologici!)

    1. Giusi

      E’ inutile discutere con chi ritiene essere un diritto creare una vita e poi sopprimerla, manca il minimo comune denominatore. Ma d’altro canto pare che la vita non esista: hanno scoperto che tra noi e un ferro vecchio non c’è nessuna differenza. Il tuo tuttismo e il tuo semprismo sono out, ti devi aggiornare: non siamo tutti uguali, noin siamo proprio!

      http://www.antoniosocci.com/2013/12/lultima-trovata-la-vita-non-esiste-il-mondo-inondato-di-nichilismo-e-lo-stupore-per-dio-che-si-fa-uomo/

      1. “Quindi, per questi scienziati, vostro figlio – che corre e grida in bicicletta, facendo un gran baccano – è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica.”

        …così vigliaccamente Socci. In realtà l’articolo che lui cita dice tutt’altro.

  28. Ambra

    A proposito del suo inciso sull’aborto – questione su cui mi trovo completamente d’accordo-, qualche tempo fa era comparsa questa vignetta su Tempi:

  29. Ognuno è libero di professare la propria religione, tanto quanto di dire la propria opinione (scrivendola all’interno di un libro, come ha fatto Lei), in quanto diritti inviolabili di ogni persona. Su questo non si discute. Anche se fa strano sentire parlare persone appartenenti al cristianesimo di disparità di genere (creata dal loro sistema piramidale ecclesiastico anti-femminile radicato con egemonia intellettuale all’intera società [l’intransigenza al riguardo di Papa Giovanni Paolo mi sconvolse non poco] ) ma, soprattutto, di essere presi di mira, quasi rievocando i primi martiri, nelle nostre società ormai intellettualmente avanzate che, per motivi o per altri non inerenti al Suo articolo quanto alla mia risposta non cito, per svariati concetti religiosi radicati nell’ideario collettivo, arginano quello che può essere definito, nelle svariate forme in cui si presenta, di progresso (non per forza inteso come concetto migliore di un’altro precedentemente esistito, ma anche come evoluzione del precedente stesso).
    Qualsiasi persona si può giustamente definire “conservatrice”, ma lo deve fare ricordando la storia allora.

    1. @ Gianmarco Annese e il “sistema piramidale ecclesiastico anti-femminile”: consiglio anche a lei «Il trionfo del cristianesimo» di Rodney Stark (sociologo delle religioni e luterano).
      http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1376

      «Un altro elemento che Stark individua come decisivo nella crescita del cristianesimo è la grande presenza femminile. Lo storico di Cambridge, Henry Chadwick, ha scritto che “il cristianesimo sembra aver riscosso un successo speciale fra le donne. E’ stato spesso attraverso le mogli che esso ha raggiunto le classi elevate nei primi tempi”. E lo storico Adolf von Harnack ha spiegato che “la predicazione cristiana era presa in carico soprattutto dalle donne” e “la percentuale di donne cristiane, soprattutto nelle classi elevate era più alta di quella degli uomini cristiani” In un mondo dove era forte il pregiudizio sessuale, le donne erano attirate dal cristianesimo perché questo offriva loro una vita enormemente superiore a quella che avrebbero altrimenti condotto.
      Diversi scrittori hanno a lungo sottolineato che l’atteggiamento di Gesù nei confronti delle donne era rivoluzionario. Le donne cristiane godevano di grande rispetto, parità e uguaglianza con gli uomini, ed avevano posizioni di prestigio e di autorità nelle comunità. I cristiani difendevano le bambine fin da piccole, le educavano virtuosamente, le difendevano e le accudivano quando erano vittime di divorzio o vedovanza.»

      1. vale

        @senweb
        ma dai,che ce perdi pure tempo?
        ne avevamo straparlato con sesquipedali citazioni di studiosi di medievistica,cronache,citazioni di ogni genere.
        al di là del contorto-almeno per me che ho immaginato solo vagamente dalla presenza delle solite due tre parole d’ordine dove volesse andare a parare- è come dare spago alla polemica fine a sé stessa.
        se è anche vero che uno non si è letto i precedenti argomenti ed interventi di questo blog, su internet, ma anche nelle biblioteche, è strapieno di fonti -sia studii che originali-alle quali attingere prima di dire le solite banalità
        è come se a risposta di uno di voi ,oggi, dicessi che voialtri non capite un tubo-come diceva il Paneroni- o bestie. è il sole che gira intorno alla terra.
        e vi toccasse ricominciare a spiegare, per l’ennesima volta, quel che spero anche negli asili di oggi insegnano.
        che è la terra che gira attorno al sole.

      1. Non voglio illuminare nessuno, solo confrontarmi con altre idee per ampliare i miei orizzonti. Il suo commsnto, al riguardo, è molto esplicativo di come alcuni di voi reagiscono alle discussioni che non gradiscono.

  30. Giusi

    Un’anteprima del libro di Adinolfi: Voglio la mamma. Non è nemmeno credente ma è come Oriana: usa il cervello. Vale la pena di leggerlo.

    VOGLIO LA MAMMA – CAP. 1 PREMESSA PERSONALE
    20 dicembre 2013 alle ore 11.34

    Ho un certa dimestichezza con Clara A. che è mia figlia, tipina piuttosto vivace e sempre in vena di avventure paranormali a cui a me è riservato il ruolo di “protettore dei tre mostri”. Insomma, quando nel suo universo fantasy il gioco si fa duro, c’è spazio per me. In quei momenti intervengo con danze magiche che mi vergognerei a riproporre davanti anche a un solo spettatore che non sia genitore anche lui. Clara A. ha tre anni e mezzo, l’altra mia figlia si chiama Livia A. e va per i diciotto, tipa da sempre più calma e riflessiva dell’ultimogenita, che mi ha utilizzato sempre come organizzatore di ricreazioni, dalla prima infanzia ad oggi che suona il basso in una rockband: il papà la faceva divertire e rimedia da sempre le risorse affinché al divertimento si aggiunga un po’ di companatico.

    Ma quando stanno male, quando la febbre sale e magari non è solo quella del termometro, quando la fame dell’infante quasi inconsapevole si fa pianto, quando l’adolescente ha pena magari d’amore, dicendolo a parole o con un vagito le mie figlie hanno sempre fatto capire il concetto decisivo: “Voglio la mamma”.

    Sono figlie di madri diverse, di tempi diversi della mia vita, percorso appassionante e anche tortuoso. Questo libro non lo scrive un bacchettone, ma un peccatore anche piuttosto incallito, che ha combinato molto di quel che si deve combinare per non essere proprio un socio benemerito della Paradiso spa. Questo libro lo scrive una persona che vede dissolversi l’ultima ancora di senso che la nostra società, così brava a frantumare ogni orizzonte di ragionevolezza, non sembrava in grado di mettere in discussione: la nostra origine. Siamo tutti figli di un padre (incerto) e di una madre certa. E la mamma, nutrimento anche retorico di un familismo non sempre progressista, non si poteva toccare.

    Ora no, ora guai a dire mamma. Ora i burocrati del politicamente corretto hanno cominciato a spiegare che la mamma non esiste più, esiste il genitore uno e il genitore due. Che esiste un diritto umano fondamentale, ce lo spiega persino l’Europa, della donna: quello di abortire. Non il diritto, che invece credevo universale, di un bambino di nascere. Un mio amico albino, docente universitario di straordinaria cultura e intelligenza, mi faceva notare che in Italia gli albini non nascono più: con l’amniocentesi vengono valutati come a rischio deformazione e novantanove volte su cento abortiti. Analoga sort tocca ai concepiti con sindrome di Down o altre anomalie. In Olanda e tra poco anche in Belgio i bambini malformati che soffrano “livelli insopportabili di dolore” possono essere legalmente soppressi per decisioni assunte in ossequio alla nuova ideologia liberatoria di questo tempo: l’eutanasia infantile. Un avamposto di progresso, secondo molti. Io vedo molte mamme sobbarcarsi sacrifici immensi per proteggere bambini che soffrono molto, per proteggere il loro diritto alla vita, alla lezione immensa che quel dolore lascia in chiunque si avvicini, quando basta poi un accenno di sorriso di quel bambini per rischiarare la giornata più di cento raggi di sole.

    Leggo dei trans che sono secondo alcuni “donne all’ennesima potenza”, della morte che diventa “dolce” se a darla è lo Stato in una squallida clinica di una periferia svizzera, dell’ideologia dell’utero in affitto che esalta il momento in cui un bimbo neonato viene strappato dal seno materno con inevitabili lacrime di naturalissima disperazione, della fecondazione di un ovulo estraneo con sperma mescolato di due presunti padri che cercano una madre a pagamento magari in India, della selezione eugenetica dell’embrione perfetto certificato da diagnosi preimpianto e per gli altri c’è il bidone della spazzatura.

    Leggo tutto questo e mi chiedo: sono davvero un bacchettone baciapile di destra se ripeto, come quando ero bambino anch’io tanti decenni fa, “voglio la mamma”? No, tutto questo non ha nulla a che fare con la mia idea, che pure c’è, secondo cui la Chiesa cattolica affida a questo tempo ignobile un residuo orizzonte di senso che seguire non può far male. No, la religione non c’entra nulla. Io sono stato tra i fondatori del più importante partito della sinistra italiana, ho avuto l’onore di rappresentarlo anche in Parlamento e scrivo questo libro per dire, da sinistra, che chi è di sinistra sta con gli ultimi. E gli ultimi sono i bambini senza voce e senza parola, i sofferenti, gli addolorati anche senza speranza. Per loro è stato scritto questo libro, perché poi tra gli addolorati senza speranza ci saremo tutti noi se non usciremo da questo tunnel buio in cui ci stiamo ficcando con tutta l’ottusità di cui siamo capaci.

    Finisco questo libro nei giorni del Natale e a Natale mi viene sempre voglia di fare un altro figlio, invidioso di Dio come sono. A Silvia, la mia adorata giovane moglie che sopporta da troppi anni uno scapestrato che l’ha sposata a Las Vegas in pantaloni della tuta e scarpe giallo fluo, dico sempre che mi piacerebbe un maschio da portare allo stadio e far crescere formandolo con videogiochi e fantacalcio. Poiché però son condannato, lo so, a essere circondato da donne e a sentire tutta l’inadeguatezza maschile davanti alla potenza di chi dà vita alla vita, nascerà una femmina. La terza figlia femmina. A Silvia non ho ancora detto che mi piacerebbe chiamarla Maria. Spero mi accontenti e che possiamo battezzarla suonando l’Ave Maria di De André.

    Ave Maria, adesso che sei donna,

    ave alle donne come te, Maria,

    femmine un giorno per un nuovo amore

    povero o ricco, umile o Messia.

    Femmine un giorno e poi madri per sempre

    nella stagione che stagioni non sente.

    1. Giusi

      Continua l’anteprima del libro di Adinolfi:

      VOGLIO LA MAMMA – CAP. 2 CONTRO IL MATRIMONIO OMOSESSUALE
      20 dicembre 2013 alle ore 16.43

      Prima con la legge nella Spagna di Zapatero, poi con analogo e contestato provvedimento nella Francia di Hollande, infine con la sentenza della Corte Suprema Usa nell’America di Obama (per carità, è solo un primo passo, ma la pallina ormai è su un piano inclinato) il matrimonio gay, già sdoganato in alcuni paesi del Nord Europa, si appresta a diventare tema di dibattito anche in Italia e prima o poi legge. Mi rendo conto dell’impopolarità della mia posizione, in particolare a sinistra dove comunque ricordo la linea del Pd è contrario al matrimonio omosessuale e a favore delle unioni civili “alla tedesca” (linea su cui concordo in pieno), ma io sono stato sempre e resto contrario alle nozze gay. Lo sono proprio a partire da posizioni di sinistra, di tutela dei soggetti più deboli, che sono sempre i bambini. Provo a riassumere il perché della mia contrarietà in cinque rapidi motivi.

      1. Per me il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, questo è stato per millenni. Dal matrimonio derivano diritti e doveri. La battaglia per il matrimonio omosessuale non è una battaglia per una parolina (chiamarla “matrimonio” o “pippo” cosa cambierebbe?) è la battaglia per i diritti che ne conseguono. I tre fondamentali temi di controversia sono il diritto “a formarsi una famiglia”, il diritto di successione e il diritto alla reversibilità della pensione. Sono diritti che io contesto possano essere riconosciuti fuori dal matrimonio tra un uomo e una donna. Anche in termini etimologici non c’è matrimonio senza “mater”: come sempre, in questo libro, ci vuole la mamma.

      2. Se il matrimonio è solo un timbro pubblico sul proprio amore e “davanti all’amore lo Stato non può imporre a nessuno come comportarsi”, al momento dovessimo ammettere la rottura del principio sacro per millenni che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, perché limitarci a rendere legale e matrimoniale solo il rapporto tra due donne o due uomini? Perché non accettare che ci si possa amare in tre? O in quattro? Se un bambino riceve amore uguale a quello di una madre e di un padre da due papà, perché non da quattro? O da tre papà e una mamma? O dal papà che ama tanto il proprio cane e vuole che la sua famiglia sia composta dal papà, dal cane e dal bambino ottenuto da una madre surrogata? Il cane dimostra tanto affetto verso il bimbo, quasi gli somiglia. Se rompiamo la sacralità del vincolo matrimoniale tra uomo e donna, ogni rapporto “stabile” potrà alla lunga trasformarsi in matrimonio, sarà un diritto incontestabile. Con conseguenze inimmaginabili. Non a caso in Italia un parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Carlo Sibilia, ha avanzato l’ipotesi di un proposta di legge che estenda la possibilità di contrarre vincolo matrimoniale tra due uomini, tra due donne o anche tra più persone senza vincolo di numero e genere, addirittura tra specie diverse. Qualcuno ha irriso il deputato Sibilia, ma dal punto di vista strettamente logico i suoi argomenti sono inappuntabili.

      3. Se due uomini possono sposarsi ne deriva il pieno diritto a “formarsi una famiglia”. Senza limitarsi al diritto all’adozione, no, quello è il meno. I precedenti ci dicono che il diritto a figliare forzando la natura sarà pienamente tutelato. Il caso più noto è quello di Elton John e di suo “marito” David. Sono decine di migliaia già i casi similari. Elton e David vogliono un figlio. La natura pone un limite a questo loro bisogno, come è noto. Ma Elton e David vogliono, fortissimamente vogliono. Sono sposati e ora come tutte le coppie vogliono un figlio. Allora affittano (Dio mio, faccio fatica persino a scriverlo) l’utero di una donna, mescolano il loro sperma e con quel mix la ingravidano, nasce il piccolo Zac che appena nato istintivamente viene posato sul ventre della madre e naturalmente cerca il suo seno. Zac vuole la mamma. Viene però immediatamente staccato a forza da quel suo rifugio naturale e consegnato ai “genitori”. Il bimbo per un anno intero non fa altro che piangere, Elton se ne lamenta graziosamente in qualche intervista e racconta che per placarlo faceva “tirare” il latte al seno della madre naturale per allattarlo poi con il biberon. Io l’ho trovata una storia agghiacciante, una violenza terribile fatta al più debole tra gli umani, il neonato. La moda imperante considera tutto questo invece molto glamour. Sull’orrore della “gravidanza per altri” più avanti troverete un capitolo a parte, così come sull’ottusità che si esprime in burocratese nella cancellazione che alcune amministrazioni hanno fatto sui moduli pubblici della dizione “madre” e “padre” per arrivare all’idiozia della definizione “genitore 1” e “genitore 2”. Vogliono cancellare persino la parola mamma e pensano che questo sia essere di sinistra. Chi è di sinistra non priverebbe mai un soggetto debole, debolissimo come un bambino del suo diritto a chiamare mamma.

      4. Se il vincolo matrimoniale non è più quello tra un uomo e una donna, il diritto alla successione riguarderà prima di tutto il coniuge. Ho un amico ricco e anziano, che fin dai banchi del liceo ha come migliore amico un suo compagno sostanzialmente nullafacente che vive di espedienti. Gli ha dato rifugio in casa, una casa enorme e vivono sotto lo stesso tetto. Da più di cinque anni ormai. Mi racconta sempre il mio amico ricco che spera da tanto tempo la legge sul matrimonio omosessuale perché vuole lasciare l’eredità e soprattutto la sua pingue pensione all’amico, non a quella megera della ex moglie e alla di lei (e di lui) prole, da lui qualificata come avida e ingrata. Anche qui c’è un lato glamour, anche se il mio amico non è per niente gay, anzi. Io vedo però diritti negati e anche un’opportunità: alla dipartita del mio amico anziano, andrò io a convivere nell’enorme casa con il suo amico, che è più anziano di me di vent’anni e morirà presumibilmente prima di me, lasciandomi avendomi omosessualmente sposato il diritto alla pingue pensione reversibile. E così via.

      5. L’impatto del matrimonio omosessuale sul tessuto sociale, su quel poco di stabilità che resta nelle nostre convinzioni ancestrali, persino sui conti pubblici in materia previdenziale, sarebbe devastante. Non ce rendiamo conto e pensiamo che sia solo una materia alla moda per sentirsi tanto moderni e progressisti. Sei contrario al matrimonio omosex? Sei medievale. Con buona pace dei liberal contrari ad ogni discriminazione, pronti però a discriminarti per un’opinione discordante.

      Credo che la mia sia una battaglia persa, persino la Corte Suprema Usa si è piegata allo “spirito dei tempi” ed ormai è solo questione di tempo. Resta, però, un fatale errore. Qui ci occupiamo di dirlo con una certa nettezza.

      1. Giusi

        Sentite io continuo con queste anteprime perchè sono meravigliose!

        “VOGLIO LA MAMMA” – CAP. 3 L’ABORTO NON E’ UN DIRITTO
        21 dicembre 2013 alle ore 13.38

        Come sapete ho avuto due figlie: Clara A. e Livia A. sono nate in circostanze non ordinarie, seppure a tanti anni di distanza l’una dall’altra. Livia è la prima, quando nel 1995 scoprimmo di aspettarla eravamo una giovanissima coppia di ventiquattro anni, precario io, precarissima lei. Il giornale per il quale scrivevo, cattolico per giunta, mi cacciò meno di un mese dopo la sua nascita lasciandomi letteralmente per strada. Silvia scoprì che stava per arrivare Clara a ventitré anni, da studentessa fuori sede non laureata per la quale certo in famiglia c’erano aspettative molto diverse che vederla “incastrata” con un quarantenne romano dal curriculum sentimentale agitato, che già aveva figliato e non sembrava la fotografia dell’affidabilità.

        Racconto queste vicende personali perché spesso alla base della decisione di abortire sento raccontare motivazioni simili: difficoltà di natura economica, precarietà lavorativa e/o esistenziale, tentativo di non turbare percorsi di vita o di studio predeterminati dalla famiglia di origine, inaffidabilità del partner. Ho sentito con le mie orecchie anche ragioni più risibili. Gli oltre centoventimila bambini che non nascono solo in Italia pur essendo stati concepiti vengono eliminati per ragioni incomparabilmente meno rilevanti della grandezza di una storia che inizia, di una persona che si affaccia alla vita.

        In Europa si è discusso con una certa ferocia di un “diritto umano fondamentale” ad abortire. Io credo che l’unico diritto umano fondamentale sia quello di nascere. Guardo Livia e Clara, ricordo le difficoltà di natura diversa in cui sono nate, ricordo la fatica dell’accettare di stravolgere la propria vita individuale e di coppia per far posto a loro nel nostro mondo, ricordo tutti i motivi per cui qualcuno ci ha anche ventilato l’ipotesi dell’aborto. Guardo Livia e Clara, penso a quale diritto avrebbe mai potuto esserci per sopprimerle, per impedire lo svilupparsi della loro grazia, per dire no al loro diritto a vivere che era incommensurabilmente superiore al nostro diritto a qualche comodità in più, di genere vario.

        L’aborto non è un diritto. So che a noi maschi molte spiegano che addirittura non esisterebbe un nostro diritto a parlarne, che d’aborto possono parlare solo le donne. C’è un versante sensato di questa affermazione, che sta dentro lo spirito del libro che state leggendo: solo una mamma conosce pienamente lo sconvolgimento che la vita che nasce crea nella vita che già c’è. Ma una mamma nell’intimo non può non sentire la voce della vita che ha in grembo, che le grida silenziosa: “Voglio te”. Voglio la mamma. Non la donna. Una donna può chiedere di avere il diritto di abortire. Una mamma non può neanche immaginarlo.

        Quando è nata Livia gli strumenti tecnologici erano limitati, nel 2010 quando è nata Clara gli strumenti ecografici fin dalla prima visita ci restituirono l’immagine del suo essere: se guardate la prima foto scattata nel grembo di Silvia riconoscerete da subito il profilo sbarazzino e quel naso a patatina con cui è venuta al mondo. Spiegatemi bene, signori che contate le settimane, fino a quale giorno ritenete che quell’essere umano possa essere eliminato dalla faccia della terra. La prima foto di Clara credo sia della sua ottava settimana di vita. Era lei, bellissima e indifesa. Una donna, aggiungo una donna di sinistra, non potrebbe mai immaginare di fare del male a un essere così fragile, debole, bisognoso della cura più estrema. Chi è di sinistra sta con il più debole e il più debole è sempre un bimbo che grida silenzioso, nel momento in cui sorge il dolore del dubbio: voglio la mamma. Non è un grido che può rimanere inascoltato.

        Chi è di sinistra non mette in discussione le normative vigenti, la cosiddetta libertà di scelta, la legge 194 in Italia che assicura alla donna la possibilità di abortire. Ma una donna abortisce, una mamma no. Non parlatemi di diritto all’aborto, parlatemi di tragedia del dover abortire. Trovatemi motivazioni decenti perché io non ne trovo in una società comunque sostanzialmente opulenta come la nostra: volete dire che se quest’anno fossero nati i centoventimila bambini e più che avete abortito non avrebbero avuto di che nutrirsi, sarebbero morti di fame? Suvvia, non fate ridere.

        Chi abortisce lo fa perché non vuole veder turbato il proprio status quo, chi abortisce è il più estremo dei conservatori. Il progressista vede nella vita l’opportunità di una nuova storia che comincia e sa che nessuna razionalità può segnare un momento in cui quella storia a inizio che non sia l’istante del concepimento quando l’amore trasforma un uomo e una donna in una carne sola che si fa vita. Solo in quell’istante può essere rintracciato l’inizio della storia di ciascuno di noi, inventarsi la quattordicesima settimana o il novantesimo giorno per segnare un macabro confine tra morte possibile e vita inevitabile è semplicemente senza senso. O si ha un diritto di abortire sempre o non lo si ha mai. Io credo non lo si abbia mai. Va bene che una legge consenta di farlo, perché davanti a comportamenti sociali ormai invalsi non si risponde con l’oscurantismo della proibizione ricacciando alcune donne nello strazio ulteriore dell’aborto clandestino, ma non parlatemi di diritto. E la 194 applichiamola tutta, magari come stanno facendo in Spagna, tornando indietro dopo la sbornia di Zapatero che non ha portato bene alla sinistra iberica, che aveva pensato di innalzare la libertà delle donne consentendo anche alle minorenni di abortire senza informare i genitori o per qualsiasi ragione a qualcuno passasse in mente, entro cento giorni dal concepimento. Ora in Spagna rimane la libertà di scelta, ma per ragioni che abbiano un minimo di senso: stupro, gravi motivi di salute della madre, gravi malformazioni del feto.

        Non utilizzerò qui l’argomento secondo cui, se dotate di amniocentesi, le madri di Stephen Hawking e Michel Petrucciani avrebbero probabilmente privato il mondo della nascita di due dei più grandi geni del ventesimo secolo. Voglio però tornare a sottolineare un elemento a cui ho già precedentemente accennato. Un mio amico albino che ormai va per i cinquant’anni, docente universitario di intelligenza sopraffina che ha un fratello altrettanto intelligente e altrettanto albino, mi ha fatto notare che in Italia negli ultimi dieci anni il numero di albini nati si conta sulle dita di una mano. La cultura dell’amniocentesi e delle diagnosi pre-impianto fa sì che l’alterazione cromosomica che genera sindromi appunto come l’essere albini o Down porti quasi automaticamente alla decisione di abortire. E’ accettabile una selezione eugenetica di questa portata? E’ progressista, è di sinistra, abbattere il bambino più debole, quello che più a bisogno di cure, negargli il diritto a esistere? Viene prima il suo diritto a nascere o il diritto della donna a non essere disturbata alla vista di un bambino anomalo?

        Voglio la mamma, la mamma che accoglie, la mamma che al cucciolo più debole riserva il doppio delle attenzioni. Non è di sinistra distogliere lo sguardo e consegnare al nulla una vita nascente, solo perché non si incastra perfettamente con le nostre esigenze.

        La vita arriva quando meno te l’aspetti, per sorprenderti e cambiare la tua.

        Fate figli, che tutto il resto alla fine conta poco.

        1. Giusi

          VOGLIO LA MAMMA – CAP. 4 IL MITO DELL’OMOGENITORIALITA’
          22 dicembre 2013 alle ore 9.03

          L’omogenitorialità non esiste. Per quanto vi vogliate alambiccare con le arrampicate sugli specchi, il concetto è semplice e ineliminabile: un figlio nasce dall’unione di un uomo e di una donna. Ognuno di noi ha una madre e un padre. Punto. E questo capitolo potrebbe chiudersi qui. Invece no, tocca occuparsene perché proprio il mito dell’omogenitorialità, di un qualcosa che non esiste, è il nodo che sta frantumando la radice basilare di verità incontestabile che riguarda il nostro venire al mondo, il nostro essere e il nostro esserci. E questa verità è che tutti noi abbiamo una mamma, chi non ce l’ha più la rimpiange, chi non l’ha mai conosciuta la idealizza, chi l’ha persa per le ragioni più varie non può che cercarla con forme tutte diverse di nostalgia.

          No, il mito dell’omogenitorialità nel tempo del politicamente corretto impone persino la cancellazione della parola “mamma”. Questo è il tempo di “genitore 1” e “genitore 2”, perché non bisogna offendere il nuovo mito. Chissà se i burocrati in questione hanno ragionato sull’etimologia e il senso della parola “genitore”, ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.

          Esistono senza dubbio bambini che finiscono per vivere in contesti di affettività omosessuale. Una coppia gay che viene da esperienze eterosessuali può condurre nella propria nuova condizione anche il frutto di un amore precedente. Stesso avviene, più di frequente, in una coppia lesbica. Altre ragioni, per fortuna in Italia ancora marginali, che possono far coesistere il contesto di coppia omosessuale e la presenza di minori riconducono alle vicende orribili di uteri in affitto e altri artifizi definiti in omosessualese “gestazione per altri” o più amichevolmente Gpa. Ma a questo dedicheremo un capitolo più avanti.

          Quel che mi interessa qui è sottolineare un banale dato di fatto: in una coppia omosessuale il figlio è di chi lo ha generato, quindi inevitabilmente non di tutti e due, nella stessa misura in cui Livia è figlia mia e della mia ex moglie, il cui nuovo compagno (con cui pure Livia vive da anni) non si sognerebbe mai di esprimere una “genitorialità”. Se mai dovesse accadere qualcosa di grave alla mia ex moglie, la responsabilità genitoriale ricadrebbe volente o nolente in primo luogo su di me e in mia assenza sulla famiglia di origine mia e di mia moglie.

          L’omogenitorialità si fonda invece sul principio per cui il genitore escluso dalla coppia omosessuale improvvisamente sparisca e con esso la famiglia di lui o di lei. Nel deprecato caso di coppia gay che “figlia” attraverso utero in affitto, la madre spesso firma contratti a suon di quattrini in cui si impegna a non rivelare mai la propria identità e a evitare qualsiasi forma di contatto con la vita generata. Il modello di famiglia omogenitoriale prevede che il minore debba essere considerato figlio non solo di chi lo ha generato, ma anche del suo compagno o compagna, che evidentemente sono arrivati successivamente nella loro condizione.

          In base al principio di legge naturale per cui una coppia omosessuale non può generare, molte legislazioni impediscono comprensibilmente l’adozione a gay e lesbiche, le cui associazioni di riferimento hanno però avviato un lavoro di fioritura di studi parascientifici per cui un bambino che cresca in un contesto omosessuale non ne subisce danno. Certo, i bambini giocano anche dove cadono le bombe, sorridono anche dove intorno si muore di fame, si rincorrono anche in guerra. Ogni vita può avere gioia e dare gioia al di là del contesto.

          Il tema è se si possa riconoscere una forma di genitorialità artificiale alla coppia omosessuale, prendendo per buono il parallelo con qualsiasi coppia che adotta un figlio. Il tema è dunque: per un bambino è preferibile il contesto in cui è presente una figura materna e una paterna o la presenza di mamma e papà è irrilevante?

          Io credo che la risposta sia ovvia: mamma e papà è molto meglio di “genitore 1” e “genitore 2”. Sono le parole stesse a dirlo. Questo vuol dire vietare la presenza di minori in contesto di coppia omosessuale? No, certamente no. Ci sono, esistono, quindi niente ipocrisie: ma il genitore è uno, le due mamme o i due papà non esistono. Esistono una mamma e la compagna della mamma (nello specifico chi lo ha partorito è la madre, qui tocca specificare tutto), un papà e il compagno del papà. Studi scientifici, questi sì, dimostrano poi che gli omosessuali sono enormemente più esposti al rischio di crisi depressive, uso di psicofarmaci e altre sostanze, rotture del rapporto di coppia rispetto alle coppie eterosessuali sposate, tentativi di suicidio. Su ogni elemento di instabilità, l’ideologia Lgbt tace, ma sa di essere detentore di primati inscalfibili. E questo si sposa male con il bisogno di stabilità di cui la crescita di un figlio abbisogna.

          Un bambino ha diritto alla propria radice, confondergliela è minarlo alla base. E’ togliergli autostima e quel briciolo di certezze che un tempo confuso come questo ha comunque lasciato in piedi. Noi siamo i figli di un papà e una mamma. Tutti noi. Con questo dato ineliminabile non si gioca, altrimenti resta in noi solo l’assurdo.
          .

          1. Angelina

            Giusi, grazie. Molto interessante, un’argomentazione assolutamente ragionevole. Non so quale ruolo abbia oggi Adinolfi in politica, credo che questo possa costargli qualche forma di ostracismo in un certo ambiente.

  31. Giusi, @Stefano Manfrin, @vale, @senm_webmrs
    Mi dispiace del fatto che sono venuto qui per un confronto di idee civile vedendo gente che mi chiede di usare il cervello e che consiglia ad altri di non perdere tempo rispondendomi. Questo è un atteggiamento che non capisco, in quanto non ho ne offeso ne giudicato nessuno, solamente ritenendo strano l’abbinamento di una religione col genere femminile come argomento di un libro. Strano inteso come interessante, non come stupido.

    Per rispondere, o spiegare meglio il mio pensiero, intendevo dire che, a livello sociologico, lo studio delle fedi e chiese associate, ha visto quanto il rapporto della donna sia marginale se paragonato a quello maschile. Non sono io a dirlo (privo di ricerche ed esperienze al riguardo), ma svariati manuali (vedi Giddens) che ne parlano ampiamente, illustrando questa sorta di “subordinazione” ingiustificata della donna nelle religioni come presenza di discriminazione di genere religiosa. La storia è testimone, non mi sono inventato niente. Ordini religiosi femminili nati solo a partire dal XV secolo e consolidati solo a inizio XIX; impotenza, a livello gerarchico-decisionale, della donna nelle chiese moderne;
    Il sacerdozio femminile non è ancora oggi,per la religione cristiana, ancora stato accettato, e non si può di certo non ritenere questa di certo una disuguaglianza di genere; nel 1977 la Sacra congregazione per la dottrina della fede dichiarò formalmente che le donne non potevano accedere al sacerdozio perché “Gesù non aveva scelto alcuna donna tra i suoi discepoli” (il che ricorda vagamente il fondamentalismo cristiano); nel 1994 Giovanni Paolo II ribadì il rifiuto dell’ordinazione femminile dicendo che “per cancellare ogni dubbio su una questione di grande importanza che attiene alla stessa costituzione divina della Chiesa […] dichiaro che essa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alla donna gli ordini sacerdotali e che questa sentenza deve esser considerata definitiva da tutti i fedeli della Chiesa”.

    Per evitare di essere insultato o frainteso in alcun modo, non sto criticando la religione di nessuno (ne relativi testi sacri ne relative credenze), ne deistituzionalizzando le chiese di religione. Ho solo riportato una testimonianza propria delle scienze sociale di base. Mi piacerebbe fare un dialogo sereno e costruttivo sulla faccenda, senza che la nostra appartenenza o meno a qualsiasi religioni intralci minimamente il civile confronto.

    1. Giusi

      Gianmarco questi discorsi li abbiamo fatti un sacco di volte: io personalmente non ho molta voglia di ripeterli. Forse quel “santo” di Alessandro…. Ti basti sapere che Gesù ha scelto una donna come Madre: è lei la Regina degli Apostoli, non aveva bisogno Dio di nascere da donna (unico essere umano concepito senza peccato originale). La Chiesa ha figure femminili gigantesche, non presenti in nessuna altra religione, donne dottori della Chiesa, hanno consigliato, re, Papi, hanno fondato ordini religiosi maschili. Ti allego queste catechesi del grande Benedetto sulle donne nella Chiesa, ti condiglio di leggerle: c’è tanto da imparare!

      http://www.annusfidei.va/content/novaevangelizatio/it/credo/donnedellafede.html

      1. Sara

        “La Chiesa ha figure femminili gigantesche, non presenti in nessuna altra religione, donne dottori della Chiesa, hanno consigliato, re, Papi, hanno fondato ordini religiosi maschili”.

        Perfetto, Giusi! E meno male che non siamo valorizzate!

    2. Ok Gianmarco, ringrazio del chiarimento. Mi sembra che Alessando abbia già dato una risposta esauriente. Io non sono una persona in grado di elaborare acute riflessioni, per cui desidero proporle un altro spunto di riflessione, molto semplice ed umile. Mi sembra di aver capito questo: che ciò che è importante nella Chiesa non è tanto l’incarico più o meno alto che si ha all’interno di essa, ma l’impegno di ciascuno nel cammino di santità, dove, ovviamente, non ci sono impedimenti dovuti al genere. E’ vero che nella gerarchia ecclesiastica le donne non hanno possibilità di ordinazione ma di cosa c’è realmente bisogno, di donne prete/vescovo/cardinali, di papesse, o di donne sante? (Come di uomini santi, ovviamente, e come tantissime ce ne saranno state nella storia della Chiesa, e non parlo solo di quelle canonizzate). Il problema è sempre lo stesso: se si guarda alla Chiesa solo con occhi umani, la si vede in maniera molto riduttiva e parziale, se ci si sforza di guardarla alla luce della fede, allora la visione cambia radicalmente.

      1. La mia è una visione prettamente sociologica e antropologica, per natura; guardo i gruppi di più di una persona e cerco di capirli e studiarli secondo i canoni, sempre diversi per la natura delle scienze sociali, illustrati da precedenti concetti di altre teorie sviluppate nella storia. C’è bisogno di donne prete/vescovo/cardinali? Io credo che la limitazione delle donne, non solo nelle religioni, ma anche nwlle scienze, nella politica, nella filosofia, ci abbia reso oggi molto più ignoranti di quanto possa essere. Molte istituzioni (vedi quote rosa) stanno apportando crescenti cambiamenti, ma le religioni, che fanno parte delle società umane dall’era dei tempi, non sembranno essere orientate nello stesso verso. Qualcuno potrebbe benissimo dire che “non sono cavoli miei” in quanto non appartengo ad alcun gruppo religioso ne professo alcun credo, ma ciò vorrebbe dire fare le cose solo per nero guadagno, non limitatamente economico. Non sono una donna, ma mi batto perché non vi siano disparità di genere?, così come molti di voi non sono persone del terzo mondo e aiutano persone che lo sono. Questo è quello che voi chiamereste “amore per il prossimo”.

        1. vale

          guarda,come diceva alberto qui sopra, la supercazzola la faceva il conte mascetti in amici miei.
          la civiltà, il confronto e siamo sempre lì.
          hai le tue opinioni. bene. motivale. con documenti,studii,o quant’altro. a noi interessano fatti. se hai fatti da proporre e non le solitre chiacchere basate sul nulla.e neppure su studiucoli pseudo sociologici. ammesso che la sociologia sia una scienza. e non è detto.
          se no ti devi aspettare, come minimo, che uno ti risponda per le rime.

          disparità di genere creata dal loro sistema piramidale ecclesiastico anti-femminile radicato con egemonia intellettuale all’intera società.

          mi viene in mente-purtroppo- Nanni Moretti: ma come parla?
          ma che dice? ma dove, quando? citi testi, encicliche, motu proprio, padri della chiesta,dottori della chiesa, scritti della spiritualità cristiana.
          insomma qualcosa che sostenga l’affermazione da lei fatta.
          sugli ordini religiosi-anche femminili, anche a guardare una wikipedia qualunque si parte già dal IV sec. d.c.
          le benedettine, sicuramente, dal VIIsec.d.c.
          a pavia nel VII sec.d.c c’è già un famosissimo monastero femminile-Santa Maria Teodote- a giddens piacendo o meno.
          e la subordinazione-intesa come un stato inferiore al maschio e non come una differenziazione di compiti,di carismi ,andando a leggere quel che loro-le suore o le monache scrivevano -la vede solo qualche sociologo come quelli che legge lei.

          già parlare di disparità di genere nel cristianesimo è-usando il fantozzi sulla corazzata potemkin- una ….pazzesca.
          intanto perchè tale disparità è un’invenzione intellettuale che non ha riscontri nella realtà se non nelle ideologie-perlappunto-gender di quest’ultimi tempi.

          il sistema piramidale l’ha stabilito il tipo che l’ha fondata, la chiesa. un tale che si chiama( noti bene, dico chiama. non chiamava) Gesù.

          anche la storia del sacerdozio femminile. sempre le solite noiosissime storie.

          si rivolga ai protestanti ed agli anglicani o ai valdesi o a chissa chi altro( provi a dire queste cose ad un musulmano….) se preferisce donne prete( o ministri o come si chiamano)
          la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che ha la presunzione di detenere l’ortodossia della rivelazione non ce le ha. e non le avrà. e non è una democrazia.
          Le posizioni eretiche sono come quelle erotiche: poche e ripetitive diceva Messori.
          ma che vuol dire fondamentalismo cristiano. ma che dice?ma di che parla? faccia delle critiche , se ne ha da fare,con qualche cosa che assomigli al buon senso corredato da fatti o detti o dati riscontrabili. e credibili.
          a puro titolo di cronaca, su questo blog, non sono certo io ,che sono nessuno a doverle rispondere. ma mi ha chiamato in causa. e m’ha fatto saltare la mosca al naso.
          c’è gente molto più titolata di me a risponderle.se ne avranno voglia. e spero di no poiché le farebbero fare una triste figura.
          sociologia di base? ma sa che ce ne può….su un sito dove c’è gente che pensa che la fede cristiana sia una rivelazione divina e non una evoluzione sociologica del comportamento umano?

        2. Chiedo scusa se insisto, ma ribadisco: guardare la Chiesa solo da una prospettiva sociologica ed antropologica, studiarla solo secondo i canoni delle scienze sociali, impedisce di vederla nella sua vera essenza. Con ciò non intendo dire che tali studi siano inutili o dannosi, anzi, grazie a Dio la Chiesa stessa ne tiene conto, ma senza una prospettiva di fede non si arriverà mai a capirla, anzi, direi che non si arriva neppure a conoscerla.

          1. Agganciandomi a la commento di Stefano, commento..
            La Chiesa ha una realtà (per chi è credente – per chi non lo è diremo “una componente”) mistica, meglio ancora mistagogica, secondo la quale Essa stessa è Corpo (mistico) di Cristo,
            Questa è prospettiva o visione, non accessoria, ma prima e fondante, ma diviene anche discriminante (non disciminazione “ingiusta” come citava sotto Alessandro), per chi volesse accostarsi e comprenderla fuori di Essa e fuori di un’ottica, se non di un’esperienza, di Fede.

            Con questa “chiave di lettura” ben comprendiamo il discorso di S. Paolo:

            “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.” (1Cor 12, 12-27)

            Già questo basterebbe nella sua logica (accettabile anche dalla ragione) a spiegare e a scioglieri i dubbie e le pretese di “tutto a tutti”. Ma, come ben si comprende, mancando l’assunto tutto diviene discutibile.
            S. Paolo passa poi anche al “concreto” proseguendo:

            “Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
            Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.” (1Cor 12, 28-31)

            Certo qui non fa distinzione tra uomini e donne, ma proprio perché è altra la prospettiva e “Aspirate ai carismi più grandi! (che non contraddice quanto prima afferma, quasi a dire “aspirate a voler essere quel che volete perché è un vostro – diritto!) E io vi mostrerò una via migliore di tutte.” è frase esaustiva e conclusiva che rimanderebbe eventualmente alla sola domanda: “Qual’è la via migliore di tutte?”. 😉

  32. Gianmarco Annese ha perfettamente ragione, è stato trattato come usate voi spesso trattare le persone: sgarbatamente.Come già successo con Saverio Maratti. Ci sono tanti modi per offendere. Storpiare il nome, dire che non c’è da perderci tempo, che è la “supercazzola” eccetra…
    Inutile poi far finta di nulla.
    A proposito della definizione di vita, di cui con tanta sagacia (e arroganza) scriveva Socci, (anche lui con stesso vostro modo di fare) io direi che, come dice Sant’Agostino a proposito del tempo, così anche la nozione di vita, se non si domanda che cosa è, lo si sa, ma se si domanda, e si voglia spiegarlo, non lo si sa più.

    1. Giusi

      Ci sono tante cose che non sappiamo appunto perchè siamo uomini e quindi limitati. Arroganza è dire che se una cosa non la possiamo sapere o conoscere allora non esiste. Se vuoi sapere cos’è l’intolleranza, la sgarbataggine e l’arroganza vatti a leggere come hanno trattato Costanza. Ci sono pagine facebook dove hanno impedito di commentare, bannavano a nastro! E insulti e minacce a lei e alla sua famiglia. Non mi pare di aver sentito una tua parola di solidarietà. Ho capito che stai entrando in quella fase ciclica che toccherà l’acme con qualche sbroccamento sommo seguito da una tua transitoria semiscomparsa ma è un malessere tuo, non te la prendere con noi (posto che per te siamo una massa informe e indifferenziata). Del resto si avvicina Natale, non avendo il dono della fede anzichè essere sommerso da una cascata di dolcezza vieni travolto dal fiele e anche ce lo propini!

  33. …se è stata insultata e hanno minacciato la sua famiglia sono degli stronzi e mi dispiace. Quanto alle critiche, alla mala fede, alle prese per il culo eccetra è quello a cui uno si espone quando entra in scena (pubblicando, per esempio, un libro, accettando di andare in televisione ecctra)
    Che non possiamo sapere che cosa è la vita è quello che dicevano su quella rivista scientifica…
    Socci non è mai onesto.
    Quale fiele?

    1. @filosofiazzero: non ti pare un tantinello tardi per esprimere il tuo dispiacere per i gravi insulti a Costanza e alla sua famiglia?

      Hai subissato l’articolo di commenti ingiuriosi nei confronti dei cattolici (come al solito considerandoli “massa informe e indifferenziata”, come scrive Giusi), per poi manifestare il tuo disappunto per gli insulti ricevuti solo dopo l’ennesimo appunto di un altro commentatore. Davvero troppo poco, non ti pare?

      P.S.: Ma almeno l’hai letto l’articolo originale sulla definizione di vita commentato da Socci? Fallo e ne riparliamo, che dici?

  34. Alessandro

    @Gianmarco Annese

    1) Chiariamo subito che non è vero che lei non critica il cattolicesimo (“non sto criticando la religione di nessuno”). Chi, come lei, scrive che nel cattolicesimo c’è una “sorta di “subordinazione” ingiustificata della donna” e che “il sacerdozio femminile non è ancora oggi, per la religione cristiana, stato accettato, e non si può di certo non ritenere questa una disuguaglianza di genere” sta evidentemente criticando il cattolicesimo.
    Lo può fare, ci mancherebbe; ma almeno, mentre lo fa, abbia la correttezza di ammettere che lo sta facendo.

    2) se vuole andare oltre i luoghi comuni, la invito a domandarsi: quale disuguaglianza tra maschio e femmina è deplorevole?
    Maschi e femmine sono palesemente sia uguali sia disuguali: ad esempio uguali nell’essere uomini e chiaramente disuguali quanto agli organi riproduttivi.
    Vediamo in ottica morale come funziona la questione dell’uguaglianza E disuguaglianza che corrono tra maschio e femmina. Forse che sia da deplorare in quanto tale ogni disuguale trattamento del maschio e della femmina?
    No: proprio perché maschio e femmina sono tra di loro sia uguali sia disuguali, sotto alcuni aspetti trattarli come uguali è giusto e sotto altri è ingiusto, così come sotto alcuni aspetti trattarli come disuguali è giusto e sotto altri è ingiusto.

    Quanto all’UGUAGLIANZA: poiché sono uguali è giusto che maschio e femmina abbiano diritto di voto in un ordinamento democratico, ma si commetterebbe una evidente ingiustizia se in nome dell’uguaglianza si dichiarasse ingiusto che una donna diventi madre o che un uomo diventi padre (in base all’argomento fallace: maschio e femmina sono uguali, quindi, poiché il maschio non può diventare madre e poiché va onorata l’uguaglianza tra uguali, anche la femmina deve non poter diventare madre).
    Quanto alla DISUGUAGLIANZA: poiché sono disuguali è giusto che maschio e femmina non debbano soggiacere agli stessi sforzi fisici, ma si commetterebbe una evidente ingiustizia se in nome della disuguaglianza si dichiarasse ingiusto che una donna possa lavorare fuori di casa (in base all’argomento fallace: maschio e femmina sono disuguali, quindi, poiché è giusto che il maschio possa lavorare fuori casa, è ingiusto che la femmina possa farlo).

    Come vede, ci sono sia trattamenti giustamente uguali tra maschio e femmina, sia trattamenti giustamente disuguali. Ossia: il trattamento diseguale praticato nei confronti di maschio e femmina PUO’ essere ingiusto ma NON è necessariamente ingiusto. Ancora più in breve: disuguaglianza non è sinonimo di “disuguaglianza ingiusta” (una disuguaglianza può essere giusta e sacrosanta), così come “discriminazione” non è sinonimo di “discriminazione ingiusta”.

    Pertanto, se non si vuole rimanere alla superficie della questione nel criticare il cattolicesimo al riguardo, e quindi limitarsi a dire banalità che non sfiorano nemmeno il nocciolo della faccenda, è necessario mostrare, con argomenti solidi, che il trattamento disuguale usato dalla Chiesa Cattolica nei confronti del maschio e della femmina quanto all’accesso all’ordine sacro sia ingiusta.

    1. @Alessandro, commento direi ineccepibile.

      La critica di Gianmarco d’altra parte, prende le mosse dall’attualissima (distorta a mio giudizio) visione delle cose, secondo cui a tutti deve essere concesso tutto, chiunque ha diritto a qualunque cosa venga per qualsivoglia motivo negata (scusate questa specie di gioco di parole…). Anzi il diritto sembra quasi sia generato, dalla negazione stessa.

      1. Alessandro

        Grazie Bariom! 😉
        Sì, penso anch’io che la concezione dei diritti in occidente sia entrata in cortocircuito.

  35. Pingback: The Thinking Housewife › European Bestseller Encourages Wifely Submission

  36. Sara

    “noi cristiani non censuriamo”. È per questo che i genitori della mia ragazza volevano sbatterla fuori di casa. È per questo che non mi posso sposare. È per questo che se ho 15 anni e faccio una cavolata, resto incinta, me la devo piangere tutta la vita, e con me anche il nascituro. È per questo che se mi violentano e come sopra resto incinta devo subire con la forza anche la presenza di quel bambino per il resto dei miei giorni. È per questo che in una casa dove l’amore non esiste, due persone non potrebbero a parer vostro divorziare, no, si deve stare assieme per forza, anche se si litiga ogni giorno ed i figli non ce la fanno più.
    Dio è amore.
    Censura dell’amore nel nome dell’amore.
    Censura della libertà nel nome dell’amore.
    Censura della felicità nel nome dell’amore.
    Quale dio vorrebbe questo? Lo scrivo minuscolo volontariamente, per riferirmi a qualsiasi religione. Dio è sempre amore, ci ama per quello che siamo, non ci vuole infelici. È questo che da cristiana leggo nella Bibbia. È questo che da studiosa di religioni leggo in fondo a tutte le fedi, al di là delle regole di ognuna.
    Detto ciò, essendo contraria ad ogni tipo di censura, non nego che il tuo libro non vada censurato, ma non si può impedire che le persone di farsi una propria opinione sul libro stesso, sul matrimonio, su qualsiasi cosa. Più di ogni altro, siamo nati liberi.

    1. Roberto

      Dio ci ama per chi siamo, ma nient’affatto [non necessariamente] per quello che siamo. La differenza pare sottile come un capello, ma è quella che passa tra salvezza e dannazione. Sant’Agostino sì, lui lo comprese bene…

    2. @Sara, siamo nati liberi è una bella affermazione destituita di ogni verità profonda…
      Siamo nati “per essere liberi”, ma chi ci dona questa libertà, o per essere più precisi, chi ci affranca dalla schiavitù degli stessi umani limiti (a cui spesso ci auto-condanniamo)?

      Il dio amore? il dio è amore quindi “liberi tutti”?

      Esiste il Padre o la Madre che dice: “figlio mio ti voglio bene, sai libero, fai quel che vuoi” ? e non “censura” (che non è un sporca parola) nulla nella vita dei figli?
      Tutte belle chiacchiere con cui riempirsi la bocca.

      Forse bisognerebbe – da cristiani – nella Bibbia “leggere” meno e lasciarsi condurre di più.
      Il dioamoretuttovabene è il classico esempio del diofaidate.
      Il suddetto dio l’ho già avuto nella mia vita (e si avvicina molto al diosonoio), e ho raccolto i cocci.

    3. LIRReverendo

      Puro relativismo, consiglio studi più approfonditi e sereni. Essere madre è sempre fonte di vita, special modo quando la non vita rischia di essere solo morte. A letto senza cena a ripassare. Consiglio un pochino di preghiera, così passano le lamentazioni della pancia e lo spirito non si distrae.
      Sempre LIRReverendo

    1. Giusi

      E menomale che ogni tanto ne sollevano qualcuno! Che sta a fare nella Chiesa uno non in linea con i dettami della Chiesa? Per la cronaca aveva sposato un transessuale con il suo compagno. Proprio vero: il sonno della ragione genera mostri!

    2. Alessandro

      “Sollevare un prete dal suo incarico SOLO perché ha celebrato un matrimonio non in linea con i dettami della chiesa”

      Questa è davvero esilarante. Vorrei proprio sapere per che altro motivo un prete cattolico potrebbe essere “sollevato dal suo incarico” se non perché non in linea con “i dettami” della Chiesa cattolica.
      E vorrei anche sapere come sia possibile che un prete CATTOLICO continui a essere tale se non è in linea con i dettami della Chiesa CATTOLICA…

      1. @Alessandro, ho smesso di scrivere, perché hai risposto esattamente come stavo facendo… 😉

        Quindi semplicemente aggiungo che si dimentica troppo spesso che i Sacramenti della Chiesa NON appartengono a questo o a quel prete (né tanto meno a questo o a quel fedele) e al suo modo di “vedere” o “sentire”.

I commenti sono chiusi.