La ciliegina senza torta

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di Costanza Miriano

A lungo ho pensato di essere, se non l’unica, almeno la più squinternata creatura nei dintorni. Probabilmente devono avermi spinto in questa direzione alcuni tratti diciamo eccentrici del mio carattere, per quanto io rivendichi una certa dignità persino al cappottino modello orsetto maculato (base peluche celeste, macchie nere, comprato per corrispondenza su Grazia. E secondo me non è stata mica la cosa peggiore che si è vista in giro negli anni ’80).

Adesso, privilegi dell’età adulta, mi accorgo almeno che non sono sola, perché si sa che visto da vicino nessuno è normale. Ognuno di noi, oltre alla sua speciale e unica bellezza ha la sua, chiamiamola come vogliamo, stranezza, idiosincrasia, nevrosi, baco, difetto di funzionamento e via dicendo. Il punto è saperlo, e diffidare di noi stessi, o meglio, non confidare totalmente.

Sulla teoria, almeno noi cristiani siamo tutti preparati. Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… senza di me non potete far nulla… e via citando. Le cose le sappiamo. Il punto è ascoltarle seriamente.

Ascoltare. Ascoltare Dio. Smettere di ascoltare noi stessi. Noi diciamo, a volte crediamo onestamente, di ascoltare Dio, ma io non so quanto sia vero, e lo dico prima di tutto per me stessa.

Vedo chiarissimo il rischio di cercare di sistemarmelo un po’, questo Dio, di aggiustarmelo come pare a me, in modo che non mi scomodi proprio tutta quanta. Di fare una sintesi che tenga insieme tutte le cose che voglio, almeno quelle che non posso proprio mollare. Una sintesi magari barcollante, forse squinternata, ma che più o meno mi permetta di andare avanti, caracollando, cigolando forse, ma reggendo.

Sopra questa sintesi, che quasi tutti cerchiamo di fare, noi vorremmo mettere Gesù, là sopra, in cima a decorare, come la ciliegina che sta sulla torta. Gesù invece è la torta, e se glielo permettiamo lui può cambiare tutto il nostro accrocco tenuto faticosamente insieme.

La cosa più allarmante è quando chiamiamo Dio il nostro mondo sghimbescio che ci siamo costruiti, magari con anche tutte le devozioni, le pratiche, le abitudini intoccabili. Tutte cose che con Dio non c’entrano niente, ma che ci fanno sentire decentemente rassicurati. Perché certo, cambiare è faticoso, ma non cambiare lo è ancora di più: bisogna tenere insieme tanti bagagli, cose che pesano (oggi peraltro ho raggiunto il record di peso andando al lavoro: entrando in macchina ho temuto che qualcuno non mi facesse passare col bagaglio a mano. E se una volta si materializza una hostess e me lo fa imbarcare?). Per non cambiare bisogna continuare a fidarsi delle proprie sensazioni e previsioni, che peraltro sono quasi sempre sbagliate, come diceva Quelo.

D’altra parte io mi metto sempre in allarme quando sento qualcuno, qualcuna più spesso, che dice “no, guarda, fidati, io per queste cose ho un intuito, un sesto senso… ci prendo sempre”. Il mondo è pieno di veggenti. Pochissimi quelli dotati dell’udito.

Se si accetta di partire per Dio, lui sostiene da dentro. Infatti i martiri sono morti nella pace, non perché fossero stoici, ma perché il Signore dà un cuore sereno anche nella fatica. Certo, magari la paura viene, quando abbiamo la sensazione che Dio chieda di fare un passo avanti. Ma è possibile buttarsi, se dall’altra parte c’è lui. Insomma, non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo. Come? Ah… L’hanno già detto? Va be’, la prossima volta copio da uno meno famoso.

***

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Questa sera alle 21 alla sala ovale della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri a Roma, in via della Chiesa Nuova 3 ci sarà l’incontro «Narrar degli uomini, parlar di Dio» con Costanza Miriano intevistata da  Andrea Monda 

15 pensieri su “La ciliegina senza torta

  1. mimma

    Quanto abbiamo ancora da imparare…eppure basterebbe abbandonarsi a Lui e dire:”Basta, adesso non voglio più pensarci…faiTu!” A volte ci riusciamo e accadono i piccoli “miracoli”, le tregue quotidiane… che non sempre riusciamo a riconoscere perchè diamo tutto per scontato o dovuto…invece basterebbe dire GRAZIE!Buona giornata a Costanza e agli amici del blog!

  2. Mario G.

    Geniale (e spiritosa, come sempre!) cara Costanza!
    Ti auguro di vivere un bel momento questa sera: che sia un’occasione di incontro (col Mistero) per tutti. Anche per te, perché no! 🙂

  3. 61Angeloextralarge

    Costanza? Dalle mie parti la più squinternata sono io… 😀
    A parte le risate che mi hai fatto fare… la “torta Gesù” mi piace proprio e spero di ingrassarmi con questa specialità della pasticceria.
    Il fare di Gesù un sopramobile, anche se quello più “tenuto da conto”, come si dice dalle mie parti, è una prassi purtroppo molto diffusa e chi la porta avanti speso è convinto di essere “a posto”… santo… praticamente perfetto. Gesù è scomodo e Lui lo sa, sopratutto perché l’ha vissuto sulla sua pelle. Che fare? I metodi sarebbero tanti e tutti buoni ma credo che finché non partono dal cuore, da un vero desiderio di Dio e di conversione, il successo sarà sempre riduttivo., cioé un flop.

  4. Micaela

    Copiare??? Come mi ha insegnato un mio amico missionario, nell’evangelizzare non esiste la parola copiare ma si dice “attingere” alla Tradizione della Chiesa. Tutto un altro effetto,eh???

  5. angelina

    “..il Signore dà un cuore sereno anche nella fatica. Certo, magari la paura viene, quando abbiamo la sensazione che Dio chieda di fare un passo avanti. Ma è possibile buttarsi, se dall’altra parte c’è lui. Insomma, non abbiate paura! ”

    Già.

    “Potrebbe dirmi per favore da che parte dovrei andare?” chiese Alice.
    “Dipende molto da dove vuoi arrivare” rispose il gatto.

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