Battere l’aborto con la «comfort care»

di autori vari

pallavicini4

di Giorgio Paolucci  Avvenire

New York  – «Quando studiavo medi­cina all’università, de­cisi di diventare neo­natologa perché vole­vo aiutare con le mie conoscenze i bambini che venivano al mondo con problemi di salute. Il mio desiderio era di vederli guarire per poi poterli mandare a casa sani e felici con i lo­ro genitori. Ma poi mi è accaduto di prendermi cura anche di quelli che hanno una vita brevissima, e che a casa non tornano. Non è stato per un progetto, mi ci sono trovata in mezzo. E dicendo sì a quelle circo­stanze ho imparato cos’è la vita e co­sa vuol dire fare il medico».

Elvira Parravicini, brianzola di Seregno tra­piantata negli Stati Uniti, dal 1998 lavora al Morgan Stanley Children’s Hospital di New York, un ospedale pediatrico affiliato alla Columbia U­niversity. «Come neonatologa mi è sempre piaciuto partecipare alla dia­gnosi prenatale per poter dare ai ge­nitori una prospettiva di cura per i lo­ro bimbi, ancora prima che nasca­no. Putroppo però la diagnosi pre­natale è sempre più centrata sull’i­dentificazione dei difetti congeniti al fine di abortire il bambino, nel ca­so non sia sano. Eliminare il pazien­te invece di curarlo mi sembrava la negazione della mia vocazione pro­fessionale, per cui ad un certo pun­to ho smesso di partecipare alle riu­nioni settimanali di diagnosi prena­tale in ospedale, dove i ginecologi proponevano sempre l’aborto e io mi sentivo impotente e inutile. Do­po due anni di assenza, nel 2006, un giorno una collega dell’ostetricia mi rilancia l’invito: “Elvira, perché non torni? Sono riunioni interessanti, si imparano tante cose”. Mi sento pro­vocata, Qualcuno mi sta chiamando a ritornare lì. Va bene, mi dico: soffrono i bambini, soffrirò anch’io con loro. E decido di provare.

Tre giorni dopo par­tecipo alla riunione e, incredibilmente, vengono presentati due casi di donne gravide che aspettano bambini con patologie life-limiting – letali, non suscettibili di trattamenti medici o chirurgici – e quindi destinati a un’e­sistenza molto breve, le cui madri non vogliono abortire. I ginecologi sono sorpresi e smarriti: che si fa? A quel punto alzo la mano e dico: mi prendo io cura di loro, propongo la comfort care, c’è una possibilità di trattamento medico anche per que­sti piccoli’. Capivo che la vita, anche se è corta, deve essere la più bella e intensa possibile».

La comfort care è una pratica medi­ca che ha come fine aiutare il pa­ziente a ‘sentirsi bene’, per quanto possibile, in qualsiasi condizione si trovi. E così il benessere della perso­na diventa il centro del trattamento. Dovrebbe essere usato sempre nel­la pratica medica, perché ogni pa­ziente vuole ‘sentirsi bene’, ma qui diventa lo scopo della terapia medi­ca e infermieristica. Ed è prenden­dosi cura di queste fragili esistenze che Elvira ha ‘imparato’ cosa vuol dire essere neonatologa.

L’ha capito, ad esempio, imbatten­dosi in Alessandra, 800 grammi alla nascita, con una grave infezione in­testinale che le ha distrutto l’intesti­no. «Non c’è più nulla da fare, la­sciamola morire», dicono i chirurghi all’uscita dalla sala operatoria, ma i ge­nitori supplicano di lasciarla attaccata al ventilatore per qual­che giorno, per po­terle stare vicini pri­ma della fine. «Ho proposto un tratta­mento di comfort care con una ventilazione minima di supporto, antibiotico e morfina o­gni tre ore, e siamo stati a guardare come andavano le cose. Alessandra era circondata da persone che le vo­levano molto bene e non davano nulla per scontato. Col passare del tempo la ferita comincia a guarire, lei si muove ogni giorno un po’ di più, fino a che – incredibile! – dico ai ge­nitori che si può interrompere la ventilazione perché respira da sola. Sono tornati a casa contro ogni pre­visione, la bimba aveva un intestino lungo solo 10 centimetri, necessita­va di nutrizione endovenosa e pote­va prendere solo piccolissime quan­tità di latte per bocca. Ma era viva, e al suo primo compleanno è stata fe­sta grande, con i genitori, l’infer­miera Debbie che non l’ha mai ab­bandonata un momento e me. Prendendomi cura di lei, è diventato più chiaro che il mio la­voro è prima di tutto un dialogo col Mistero che parla attraverso la realtà di questi bimbi, così che noi possia­mo trattarli al meglio dal punto di vista medico».

Un’altra lezione è venuta da Nilah, 406 grammi alla nascita, una vita su cui nessuno osava scommettere. «Prendendomene cura, mi sono af­fezionata a lei e ai suoi genitori al punto che ho deciso di diventare la sua ’dottoressa esclusiva’. Indipen­dentemente dai miei turni, ogni giorno passavo a visitarla. Dopo un mare di complicazioni e sei mesi di ospedale, smentendo qualsiasi pre­visione, è arrivato il giorno di torna­re a casa. I genitori mi chiesero di es­sere la madrina di battesimo, e que­sto mi rese ancora più consapevole che la vita di Nilah non era nelle mie mani, e io potevo solo assecondare la volontà di un Altro. La cosa di­venne ancora più chiara quando, do­po qualche mese, mi presi cura di Si­mona, la figlia di miei amici carissi­mi, nata prematura e molto malata. Nelle sei ore che ho passato a riani­marla, mi sono resa conto che tutto il mio impegno, la professionalità, l’esperienza che mettevo in campo, non avrebbero potuto modificare il corso della sua vita se non c’era un Altro che lo decideva. Dovevo dare tutto di me come medico, ma la sua vita era nelle mani di un Altro che si faceva conoscere attraverso il pa­ziente stesso». Molti pensano che la comfort care comporti un dispendio eccessivo in termini di tempo, personale, farma­ci e attrezzature rispetto al risultato finale, che quasi sempre è la morte del bimbo. «Ma la medicina non può essere gestita secon­do criteri meramen­te economicistici – ribatte Elvira –.

La questione di fondo è che si può stare di fronte alla vita e alla morte solo ricono­scendo che hanno un senso e ultima­mente non dipen­dono dall’uomo. E se si è consape­voli che il primo bisogno di un bim­bo è quello di sentirsi accolto, biso­gna facilitare il contatto fisico con i genitori. Qui in America è molto ac­cesa la polemica tra pro life e pro choice, ma si rischia una contrappo­sizione meramente ideologica. Io di­sapprovo l’aborto, lo considero un crimine. Ma non voglio combattere guerre, offro alle donne un’alterna­tiva con la comfort care. E accade che sempre più mamme che hanno dubbi sulla scelta da fare, quando sanno di questa possibilità la chie­dano per sé e i propri figli. Capisco­no che è qualcosa di bello, e la bel­lezza ha una capacità di attrazione più forte di tante polemiche. Si dice che quando nasce un bambino con problemi e destinato ad una breve e­sistenza, le madri vengano prese dal­lo sconforto, ma le assicuro che il sentimento prevalente è la gioia di vederlo nascere e di averlo con sé, anche per un tempo breve. Allora si assiste alla vittoria della bellezza sul limite, perché la vita, qualsiasi vita, è esigenza di felicità. E il momento della nascita è quello in cui ciò è più evidente».

L’ultima conferma è arrivata pochi giorni fa, quando El­vira si è occupata di Milagros, che i geni­tori hanno fatto na­scere anche dopo u­na diagnosi infausta: trisomia 18 e grave cardiopatia. «Le hanno messo un ve­stitino elegante, è stata battezzata dal cappellano dell’o­spedale, poi li abbia­mo lasciati soli – lei, la mamma e il papà – nella loro camera. E quando è spirata, la madre mi ha confidato: ’Sa dottoressa, è stato proprio bello, mi ha sorriso per tutto il tempo, ab­biamo passato sei ore di felicità con la nostra bimba, una felicità breve ma così intensa…». Quando accadono fatti come questi, Elvira capisce che valeva la pena alzare la mano davanti ai suoi colleghi, quel giorno del 2006, per dire che c’è una possibilità di­versa dall’aborto. Anche per vivere solo sei ore, come Milagros.

fonte: Avvenire

***

Per chi fosse interessato Elvira Parravicini terrà nei prossimi giorni degli incontri:

 

Bellinzona: La verità vi farà liberi
07/04/2013 Sala del Consiglio Comunale
h 17.00

Brescia:  8/4 “La vita: esigenza di felicità” Auditorium Capretti h 21.00

Seregno (MB)Ogni vita è una promessa
09/04/2013 h 20.45

Genova: 10/4/2013 ospedale pediatrico Gaslini, alle ore 14, occorre iscrizione entro domani http://www.cisef.org

67 commenti to “Battere l’aborto con la «comfort care»”

  1. La grazia di incontrare un dottore che ha fede e poggia la propria professionalità su un Altro … Dio …. E’ successo anche a noi nella gestazione e nascita della nostra quinta figlia…..che oggi ha 11 anni!

  2. Perfetta sintonia e gratitudine al Signore per le continue conferme del Suo amore alla Vita.
    La Resurrezione si manifesta negli avvenimenti testimoniati dalla dottoressa Elvira per la gloria di Dio.
    Grazie Costanza, grazie Elvira.

  3. Torno dopo con calma, ma visto l’argomento mi permetto di chiedere preghiere per una giovane mamma in attesa del secondo figlio. Dopo poche settimane di gestazione si è ammalata di varicella: medici, genitori e amici in prima fila l’hanno convinta ad abortire. Il marito solo è contrario ma non è un uomo di polso. Grazie.

    • Angela, assicuro tutte le mie preghiere per questa mamma, perché non si lasci convincere dai medici ad abortire. E le dicano come stanno le cose: c’è una percentuale molto bassa che l’infezione passi la placenta e contagi il bambino e anche se dovesse succedere ancora più basse sono le possibilità che il bambino manifesti problemi (si parla del 7%). Quindi sotto con la preghiera, perché lei tenga il figlio e perché nasca sano!

      • Giuly: grazie per le preghiere e anche per le info. per me sono utili, non sapendo nulla in materia. Le giro a chi mi ha dato il nominativo, perché le comunichi a questa donna.

    • Pregherò per lei e la sua famiglia, sicuramente. Conosco un’altra donna che ha avuto la stessa malattia in gravidanza: tanto spavento e nessuna conseguenza grave. Forse saperlo può confortarla.

      • Lalla: grazie anche a te per le preghiere. Grazie per la testimonianza che hai riportato. Girerò anche questa a chi di dovere.

        Grazie a tutti quelli che stanno pregando…

        • Angela, domenica è la festa della Divina Misericordia e in questi giorni, penso noi tutti, stiamo facendo la Novena. Affidiamo questo bambino a Gesù misericordioso, sicuramente lo proteggerà.

    • …il rischio è che nasca un bambino cieco.

    • Ciao Angelo, sono capitata su questa pagina stupenda e ho letto il tuo commento. Io sono Francesca polo, volontaria per la vita, ti allego un link, troverai il numero del telefono rosso, ti risponderanno grandi esperti di rischio in gravidanza, e se vuoi, posso parlare con signora, nelle mie possibilità posso farle conoscere altri volontari esperti in materia…http://www.policlinicogemelli.it/area/?s=209 aggiungimi su facebook, oppure fammi sapere e ti darò il mio numero. Ciao

  4. “Che orrore! Che orrore!”

  5. ho avuto la fortuna di conoscere questa dottoressa quando ero in USA! Consiglio veramente di andare a sentirla perché è un tipo veramente eccezionale!! 🙂

  6. qualche giorno fa Costanza Miriano mi ha chiamato al telefono per chiedremi di aiutarla a far arrivare degli aiuti a una famiglia molto bisognosa di Sesto Fiorentino (Firenze). Siccome io sto vicino a Firenze Costanza ha pensato, giustamente, che per me poteva essere molto più facile che per lei.
    Sul momento ho detto che sì, che ci avrei provato, che sul momento non ero a casa (ora sono tornato), ma che poi avrei potuto collaborare. Ora ci ho ripensato. Stando il fatto che ognuno di noi è circondato di persone che hanno bisogno di tanti aiuti di ogni sorta da quelli materiali a quelli di assistenza di trasporto di presenza eccetra, non mi sembra opportuno e neanche goiusto che uno abbia a scalmanarsi a destra e a a manca per dare un aiuto che già sta dando vicome può vicino a sé nei posti dove vive e dei quali conosce le situazioni e i bisogni, la qualcosa porterebbe, già di per sé a u n impegno assoluto. E così, come anche mi sembra grottesco pregare per persone lontane decine o centinaia o miglieia di kilometri (o per quanto mi riguarda anche solo pregare) così mi sembra insensato volere alargare il proprio raggio di azione caritatevole in spazi senza più limiti quando è in casa nostra o subito fuori che si può e che si deve dare il nostro aiuto. Colgo l’ooccasione per rivolgere un caro saluto a Costanza e a tutti voi.
    alvise

    • Dai, Alvise, provaci lo stesso. Conosco bene perché le sperimento quotidianamente in me stesso queste riserve mentali, questi tentativi di giustificare e nobilitare la propria pusillanimità. Fallo perché non sei importante, non cambierai le sorti di nessuno, non sei al centro della storia. Fallo e non dirlo a nessuno. Ciao

  7. ’Sa dottoressa, è stato proprio bello, mi ha sorriso per tutto il tempo, ab­biamo passato sei ore di felicità con la nostra bimba, una felicità breve ma così intensa…’
    devo trattenere le lacrime perchè non sono sola…. mi torna in mente la meravigliosa storia di Chiara Corbella e di suo marito…. quanta forza in questi genitori straordinari…. ditemi se anche questa forza e quiete in momenti così tragici non è ‘Mistero’

  8. Nuovo modello di san(t)ità. Dovrebbe essere ovvio, naturale, spontaneo, eppure è constatabile il contrario. Lo sarebbe se per ipotesi in un ospedale tutti i medici, infermieri, ausiliari, portieri fossero credenti? O meglio: si può essere coerentemente medici cattolici, architetti cattolici, commercianti cattolici, ragionieri cattolici, politici cattolici, camerieri cattolici, vigili cattolici, insegnanti cattolici, telegrafisti cattolici, giudici cattolici, autisti cattolici? Sale della terra, piccolo resto. E’ bello vedere che non tutto il sale ha perso il suo sapore, ci sprona ad avere più coraggio!

  9. Mi imbufalisco ogni volta che leggo/sento storie del genere: persone, vite, salvate perchè hanno incontrato un medico speciale, che ha detto “no, non mollo, lotto”….. e ne ho sentite tante!! Tanta è la gioia per questi casi, ma allo stesso tempo, e qui monta la rabbia, penso a quante vite siano state perse perchè è mancata la grazia, il miracolo, di un incontro analogo, quando invece che un medico, un paramedico, un’infermiera, che vivono la propria professione come missione e vocazione si sia incontrato qualcuno per il quale le persone sono solo numeri e se i problemi si acutizzano a fine turno o durante i ponti primaverili diventano rotture da evitare. Potrei raccontarvi tante storie, che anche in questo momento, mentre vi scrivo e le tengo presenti nella mente e nel cuore, mi strappano lacrime… La cosa buffa è che la prima di queste vicende che ho conosciuto è quella che ricordo meno, perchè è anche quella a lieto fine: la mia! Quando la mia mamma, una giovane splendida femminista arrabbiata (ora, dopo 30 anni, è una matura splendida femminista realizzata) mi aspettava si è ammalata gravemente ed i medici le hanno detto che avrebbe dovuto abortirmi, che la gravidanza, ammesso fosse giunta al termine, avrebbe prodotto un “essere mostruoso” (che sarei stata io). Lei non ci ha pensato due volte e si è rifiutata, un medico l’ha anche insultata, dicendole che era una povera stupida, una donnicciola, piccolo-borghese infarcita di dottrina cattolica che si stava creando l’inferno con le sue stesse mani. Mia mamma le sue mani gliele deve aver messe addosso a quanto mi dicono!!! Per la cronaca: sono perfettamente sana, direi che mi presento pure un gran bene, e sto intraprendendo un difficile ma gratificante e prestigioso percorso professionale… proprio “un essere mostruoso”!

  10. Mi viene il mal di stomaco ogni volta che penso all’aborto. E’ più forte di me.
    Questo post è assolutamente da divulgare, sia per far conoscere il tutto ma anche perché diventi stimolo per altre “dottoresse” e altri “dottori”.
    Ah, come vorrei che “certi” dottori avessere un po’ più di coscienza ma soprattutto che fossere dottori “veri”, cioé che curassero gli ammalati non solo per presentare la parcella dopo la visita, ma soprattutto che curassero la vita nella sua pienezza!

  11. Guardate anche il sito della Quercia Millenaria http://www.laquerciamillenaria.org/, particolarmente le testimonianze. Unica avvertenza, fazzoletti (tanti) a portata di mano.

  12. Grazie, questo post è un inno alla perla unica e preziosissima che è la vita di ogni persona.
    Che viva anni, giorni, ore, che sia sano o malato, ognuno ha il sacro diritto di vivere.

  13. post meraviglioso, grazie! E grazie a Elvira…

  14. Ciao, 61Angeloextralarge, mi unisco alla preghiere, da te richieste, per la giovane mamma in attesa del secondo figlio che dopo poche settimane di gestazione si è ammalata di varicella, mentre prego per mia moglie e nostro figlio che lei porta in grembo, ricoverata per rottura della sacca amniotica e perdita del liquido amniotico, sin dalla 22a settimana di gestazione (ora siamo alla 25a). Dille anche, se puoi, per incoraggiarla ad andare avanti, che una carissima amica di famiglia, di nome Patrizia, si ammalò di Varicella in forma grave, mentre era incinta del primo figlio (ora ne ha 6!), tanto che tutti i medici (ed addirittura una suora!!) le dicevano indispensabile l’aborto, a causa di sicuri danni, nel feto, al cuore ed al cervello, oltre che cecità. Ma Patrizia, assieme al marito, contro tutti i pareri medici portò avanti fino alla fine la gravidanza, ed è nato un bellissimo e sanissimo maschietto, Salvatore, che ora è un giovanotto.

    • Giovanni: non conosco personalmente questa mamma, ma farò avere il tuo commento alla persona che mi ha chiesto preghiere. Grazie di cuore. Mi unisco alla tua preghiera per tua moglie e tuo figlio e farò pregare anche altri.

  15. Titolo dell’incontro a Genova è “Is comfort care a medical care? Esperienze di cure palliative in età pediatrica. Questo è la locandina http://www.cisef.org/file/AFA/2013-04-10_1154/brochure%20%2010%20Aprile%20REV%2015-def.pdf

  16. complimenti alla dottoressa.
    ha indovinato la spartizione dei compiti: noi facciamo tutto ma proprio tutto il possibile.
    Dio fa il resto.

    Funziona, almeno dai tempi della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quando gli apostoli fecero i contabili e i questuanti, e poi i camerieri, e Gesu’ ci mise la fede, la sua Parola, e il miracolo.

  17. Quello che più mi ha dato noia di questo scritto di oggi è la foto (presumo che ci sia anche la dottoressa buona)
    di quelle due persone con le facce da persone brave, serene, contente che sono essere nel vero e nel giusto, che gli vogliono bene ai bambini, loro, e che sanno il da farsi, di buona famiglia, ovviamente, ben messe, eleganti, ma sobrie, pulite, ma non bistrate, persone di cui fidarsi, che danno fiducia, speranza. In una parola: un castigo di Dio.

  18. Io mi vo a noia all’estremo, purtroppo! Non ti vieni mai a noia a te di spulciare messali?

    • non so tu, ma io non spulcio alcunché

    • “… quella noia, quella scontentezza di sé, l’inquietudine dello spirito che non trova pace in nessun luogo, una rassegnazione penosa e amara della propria inattività. Tutto questo, soprattutto, quando si ha pudore di confessare i motivi, e la vergogna ci fa tener dentro le nostre angosce; e le passioni – rinchiuse in poco spazio e senza via d’uscita – si soffocano l’un l’altra.
      Di qui lo stato d’animo di chi odio il proprio isolamento e si lamenta di non aver nulla da fare; di qui l’invidia verso il successo altrui.
      L’inerzia infelice alimenta, infatti, il livore: coloro che non sono riusciti a realizzarsi, desiderano solo che tutto vada male anche agli altri.” Seneca, De tranquillitate animi

      Dedicato ad Alvise. Ad Alessandro, complimenti per la pazienza.

  19. In edicola il primo numero di CREDERE (a 1 euro) il nuovo settimanale cattolico della SanPaolo. Con Lucio Brunelli, Aldo Maria Valli, padre Livio, padre Amorth, Gerolamo Fazzini, Saverio Gaeta, Antonio Rizzolo e tanti altri (dal prossimo numero anche Costanza)
    http://www.credere.it/numero-1/il-sommario.html

  20. Madre Teresa di Calcutta capì la sua vera vocazione durante un viaggio in treno pensando al grido di Gesù in Croce: “Ho sete!”. Stava per spirare. Dargli o non dargli da bere non aveva molta rilevanza: sarebbe morto lo stesso. Qualcuno, per estrema crudeltà, gli diede da bere l’aceto negandogli persino un ultimo piccolo conforto. Madre Teresa capì da quel grido che le rimbombava in testa e che diventò il suo motto che doveva raccogliere gli ultimi dalla strada, quelli che sarebbero morti senza dignità per farli invece morire bene dandogli da bere, lavandoli, accarezzandoli. In fondo è uno spreco, sono soldi buttati, quelle risorse potrebbero essere destinate alla razza ariana, dare tutto ai sani, belli, biondi e con gli occhi azzurri. Mi pare questa la mentalità degli Alvise. Non è quella di Gesù. Questa dottoressa mi ha commossa profondamente, non sapevo della “comfort care”, per fortuna c’è sempre qualcuno che ci stupisce al di là della nostra pochezza, mi ha ricordato Madre Teresa: è la stessa opera meritoria, lei appartiene alla categoria di quelli che danno l’acqua a Gesù sulla Croce, tu Alvise, mi dispiace dirtelo, non ti limiti a non dargli da bere ma imbevi pure la spugna e gli dai l’aceto.

    • In quanto al dare da bere l’aceto, Giovanni dice: “Ma quando Gesù ebbe preso l’aceto…” può essere interpretato in diversi modi…
      Per quanto riguarda me, invece, è vero, sono una merda, io glielo avrei dato, l’aceto, a Gesù, per farlo stare più male, ovviamente!

  21. veramente il “posca”, una miscela di acqua e aceto ,era cosa comune tra i legionarii ed ere ritenuta bevanda dissetante e disinfettante. per cui non sarei così sicuro che chi avvicino la spugna imbevuta di “posca”( perché di questo si tratta,con molta probabilità) volesse irridere Gesù. forse ne ebbe solo pietà( per quel che poteva averne un legionario posto a guardia di un patibolo) e gli diede quel che era una bevanda comunemente usata da loro stessi.

    • Questa è un’interpretazione “laica”, da wikipedia. Ma il Salmo 69 (che è un salmo messianico) dice: “Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto”. Potremmo sempre provare a bere aceto quando abbiamo sete……

  22. le interpretazioni da wiki in genere non le dò.( non so te) anche perchè la guardo poco. casomai è interpretazione storica ragionevole per le conoscenze che si hanno allo stato attuale.come ha scritto uno migliore-sicuramente- di me : fides et ratio. Né sola fides e né sola ratio.
    ed infatti gli hanno dato aceto.ed il salmo è “talmente storico” che ,com’è noto, oltre alla spugna imbevuta di “posca” gli han dato anche -come riportano tutti i vangeli- anche un boccone avvelenato.
    io non so se il legionario abbia porto per compassione quella spugna.me lo immagino.perché so che ai tempi era bevanda comune proprio dei legionarii( come citato anche da insigni studiosi come Le Bohec specialista in storia militare romana del quale mi son letto quasi tutti i libri. e non da wiki.però lì ci puoi trovare la bibliografia.se interessata).
    e poi, solo se è per questo allora dovremmo prendere alla lettera anche la storia del cammello per la cruna dell’ago( che, com’è noto, è un’errore di traduzione-interpretazione del termine originale).

    • Ascolta Vale io non intendevo fare nessuna polemica. Se vuoi la ragione te la dò. Ho espresso un concetto che credo si capisca. Poi se vuoi pensare che abbiano dato l’aceto a Gesù per dissetarlo pensalo, per me non è un problema. Il Salmo non è storico, è messianico: è un concetto leggermente diverso che non ho stabilito io. Mi fare francamente una polemica sterile e inutile.

  23. nessuna polemica. ho capito esattamente il tuo riferimento “messianico”. è solo che io ne facevo semplicemente uno storico. la ragione non è che uno se la dia o l’altro la conceda. è nei fatti. è la differenza tra una interpretazione allegorica ed una “storica”.
    il fastidio non è stato l’accostamento a laico in senso lato( se non si è consacrati ,ovviamente ,si è tutti laici). è stato quello a wiki.ed ho voluto-malauguratamente e ne chiedo venia- puntualizzarlo.
    pace e bene

    • Non era un accostamento offensivo bensì testuale (se vai su wikipedia c’è quell’interpretazione: che ci posso fare?), Il riferimento messianico non è mio (non mi hanno ancora presa alla Dottrina della Fede) e messianico non è allegorico: è un’altra cosa, ma non importa….. Pace e bene.

    • san escriva considerava anche lui quello di dare la spugna imbevuta d’aceto un pietoso servizio. A quanto ne so io, il salmo 69 è considerato messianico dai cristiani perché ciò che dice rispecchia gli avvenimenti del vangelo, in realtà non fa parte del novero delle profezie e salmi considerati messianici dagli ebrei (come per es. il Salmo 2). Gli Ebrei non si aspettavano proprio un messia povero e crocifisso, infatti non lo hanno riconosciuto. Poi ovviamente alla luce del NT vediamo come Gesù si sia rivelato Messia ben aldilà delle aspettative dell’AT.
      Non voglio polemizzare, eh! Solo parlare: a me la Bibbia piace tantissimo 🙂 ora sto studiando ebraico moderno, ma ho fatto un piccolo corso di biblico e vorrei poter approfondire.

  24. Quanto avrei voluto conoscere questa signora Elvira perché stesse accanto a me e alla mia bimba sfortunata che dopo 40 gg e’ diventata un angioletto..lo racconto nel mio blog se volete passare..buona giornata

  25. Bellissima testimonianza, grazie per averle dato visibilità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: