di Elvira Parravicini
Tutto al giorno d’oggi tende a diventare più veloce, quasi a voler togliere il tempo necessario affinché noi, medici e pazienti, possiamo prendere coscienza della ferita che sorge nell’istante della morte. Perché avviene questo? Perché in noi c’è qualcosa che desidera vivere per sempre e il paradosso della morte è “come una freccia che qualcuno scocca e che viene a trafiggere il cuore e a ridestarlo, a risvegliarlo dall’anestesia al suo dolore, al dolore che è suo, solo suo, al dolore che solo il cuore prova; quello della solitudine, della mancanza di un Altro” (Mauro Giuseppe Lepori, OCist). Vorrei raccontarvi la storia di Margherita. Margherita è una bambina che ha vissuto quattro ore.
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