Un uomo solo è al comando

di fr Filippo Maria

“Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi!” Così il cronista Mario Ferretti all’apertura della radiocronaca della CuneoPinerolo, terzultima tappa del Giro d’Italia del 1949. Forte emozioni! Un uomo, uno come gli altri, ad un certo punto stacca tutti, ma proprio tutti. È lì davanti, a minuti di distanza dal secondo. Un uomo solo, cioè lui solo è capace di fare quello che sta facendo, nessun altro all’infuori di lui. Un eroe! E tutti lì a chiedersi quale possa essere il segreto di tanto successo, di tanta audacia e coraggio.

Forse ce lo stiamo chiedendo anche noi, in questi giorni. Appropriandoci della storica e leggendaria espressione del radio cronista Mario Ferretti, potremmo dire: “Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianca; il suo nome è Benedetto XVI!”. No, dai, non è che il Papa si sia messo a correre in bicicletta, a quell’età poi… è solo che lui oggi ci sembra terribilmente bello, solo ed eroico come il mitico Fausto Coppi sulle cime più alte d’Italia; ha staccato tutti, è di un altro livello! Quelli che gli sono attorno appaiono in tutta la loro goffa incapacità di atleti alle prime armi i quali, non sapendo fare altro dinanzi a cotanta distanza e bravura, ricorrono ad autentici e imbarazzanti “mezzucci” per farsi strada. Ma Lui è lì davanti al suo posto, il Primo, il posto che gli ha assegnato Cristo. E in forza di questa consegna lui solo, il Papa, è capace di fare quello che sta facendo… in altre parole: è un eroe! O un martire, se volete! Questa mattina, domenica di Pentecoste, dalla mia radio-sveglia le prime parole che sono uscite dal Gr di Radio Uno, e che mi hanno fatto sobbalzare dal letto, sono state: “Un parroco romano ha raccontato che una vecchina è andata da lui a chiedere di celebrare una Messa per la conversione di quelli del Vaticano”; ho subito pensato: Il Papa è veramente solo… o meglio, il Papa è veramente il solo! Badate bene: non parlo della solitudine in cui è stato lasciato ma mi sto riferendo anche al fatto che quello che sta facendo lui, solo lui lo può fare. Solo lui ne è capace!

Nella liturgia del Venerdì Santo, durante la preghiera universale, ad un certo punto si dice: “Dio onnipotente ed eterno, sapienza che regge l’universo, ascolta la tua famiglia in preghiera, e custodisci con la tua bontà il Papa che tu hai scelto per noi”. Sì, è stato scelto per noi! Per questi nostri tempi, affascinanti e terribili, umilmente fermo e sicuro al timone della Chiesa. “Cari amici – disse il Papa con un’umiltà impressionante il 24 aprile 2005 nell’omelia della Santa messa per l’inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma – in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge – voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Chissà, come accade spesso agli eroi (e ai santi), forse in quella circostanza era già riuscito a vedere l’attacco sotto il quale sarebbe finita la Chiesa e il Papa stesso da lì a poco tempo. Un attacco dimostrato da un pregiudizio negativo di fondo, pronto a scattare su qualsiasi cosa il Papa dica o faccia, pronto a enfatizzare e creare “casi internazionali”: polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona; il caso clamoroso delle dimissioni dell’arcivescovo di Varsavia Wielgus, che aveva collaborato con i servizi segreti comunisti; le critiche mosse alla pubblicazione del documento che liberalizza l’uso della messa antica; la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, coincisa con la diffusione dell’intervista negazionista di uno di loro; la crisi diplomatica per le dichiarazioni sul preservativo durante il viaggio in Africa; il dilagare dello scandalo degli abusi sui minori, l’invito alla “disobbedienza” del clero austriaco e infine la cronaca degli ultimi giorni che fa presagire orizzonti molto bui dentro le stanze vaticane abitate più che da corvi forse da velenosi serpenti in guerra tra loro.

Un uomo solo è al comando! Santità, se lo lasci dire: Quanto è bello! Sofferente, sì ma, per dirla con Costanza: “come il padre dà al figlio il coraggio di volare alto, così lei fa con noi: accettando di dare la vita dietro Gesù per noi, suoi figli e fratelli, prendendo su di sé, virilmente, i colpi del mondo”. Lei che avrebbe voluto chiudere i suoi giorni nell’amata Baviera, ma che poi è stato “trattenuto” a Roma dal Suo predecessore il Beato Giovanni Paolo II…

Qual è il suo segreto, Santo Padre? Chi le dà la forza, alla sua età, di restare lì davanti a tutti, apparentemente fragile ma allo stesso tempo saldo come la roccia?

“Venne all’improvviso un rombo come di vento che si abbatte gagliardo…” Forse è iniziata una nuova Pentecoste. Forse lo Spirito Santo non ha smesso di soffiare sulla Chiesa. Lei, Santità, è il Primo. Noi seguiremo soltanto lei, fino alla fine!

 Mi glorio di essere ortodosso in ciò che riguarda i misteri della Trinità e della Messa;

mi glorio di credere nel confessionale;

mi glorio di credere nel Papato.

G. K. Chesterton

65 pensieri su “Un uomo solo è al comando

  1. Orémus pro Pontífice

    nostro Benedícto

    Dóminus consérvet eum,
    et vivíficet eum,
    et beátum fáciat eum in terra,
    et non tradat eum in ánimam inimicórum éius.

    P.S.: Non si possono più mettere commenti in post vecchiotti? Volevo aggiungere delle domande dei bambini…

  2. vienisignoregesu

    santita’ tutte le sere nella cattedrale di napoli dopo il rosario con tutto il cuore e la mente pater ave e gloria per i miei due papa uno è lei l’altro è il parroco della cattedrale che di cognome si chiama papa

  3. Sono molto rattristato da queste vicende vaticane che non fanno altro che buttare benzina sul fuoco di chi, da sempre, per pregiudizio o per calunnia, alimenta accuse contro la Santa Sede. Non bisognerebbe affidarsi di più all’azione dello Spirito Santo e meno ai vili giochetti di potere per guidare la Chiesa. Meno male che c’è un papa santo alla cattedra di San Pietro. Non devono mancare le nostre preghiere per lui. A lui va tutta la mia stima e fiducia e spero tanto che anche il suo successore possa ereditarne la Fede e la Sapienza.

    1. Ma, scusate, secondo voi, quale altro Papa non ha datto tutto se stesso alla Chiesa e non è stato solo al comando?
      Come potrebbe il vicario di Cristo, con l’aiuto dello Spirito Santo, non essere quello che Voi dite essere questo Papa?
      Non sono stati così anche quelli prima, o c’è una classifica (sempre per usare il linguaggio ciclistico)? O non era santo anche il papa di prima, per esempio?

    1. “E non posso chiamarmi fuori, non posso dire “io sono diverso, guardate a me, che sono un buon prete!”. Per due ragioni: innanzitutto perché non sono affatto un buon prete, il fatto che i miei peccati non siamo mai venuti allo scoperto è mera fortuna e poi perché anche ammesso di aver fatto cose meno terribili di questi miei fratelli non è stato certo per merito mio. Come diceva padre Brown, so benissimo che in me c’è un potenziale assassino e se finora ho saputo controllarlo non è certo per bravura, ma perché il Signore ha pietà del suo popolo.”
      Questo schema, fisso, radicato, mentale, della autocommiserazione…non ti sembra anche a te che non sia un buon modo di esistere? Uno fa le cose meglio che può e se le fa non buone si vedrà, senza bisogno di dire sempre “non sum dignus”. Allora se uno dice che non è dignus che non faccia più nulla, no?

      1. No Alvise, non è autocommiserazione, è la sanissima consapevolezza che tutto ciò che c’è di buono in noi non viene da noi, è la consolidata e comprovata dall’esperienza convinzione che senza Gesù non possiamo far nulla (di buono e valido, si intende), è tutt’altro che un mero artificio retorico, al contrario è lo stare con i piedi per terra, sapendo bene che solo il realismo si addice agli uomini dello Spirito

  4. Alessandro

    Scrive Vittorio Messori (Corriere della sera, 28 maggio)

    “la serenità di Benedetto XVI nasce dalla consapevolezza che, sin dagli esordi – proprio alla Pentecoste- l’istituzione ecclesiale è stata di rado all’altezza dell’ideale. L’imperfezione è la norma, ovunque ci siano uomini. Qualcuno è giunto al punto di parlare di una sorta di sua apatia davanti ai recenti, gravi episodi che non toccano, certo, la teologia ma che feriscono la macchina istituzionale, con pericolo di scandalo per i fedeli e di perdita di credibilità dell’intero cattolicesimo… Quanto all’apatia, chi ne parla ignora che Benedetto XVI non ama il clamore ma il lavoro paziente, meditato, rispettoso delle persone e che quanto ha fatto, e fa, sfugge spesso ai media ma non è affatto irrilevante…

    Resta comunque il fatto che un teologo come lui è del tutto consapevole che la Chiesa è stata, è, e sarà sempre ,come dicevano i Padri, “immaculata ex maculatis“: senza macchia nel suo Mistero, che è Cristo stesso, e troppo spesso sudicia nel suo involucro istituzionale, composto da uomini che i sacramenti non hanno reso tutti santi. Sa bene, il Papa, che la Persona della Chiesa non va confusa con il suo personale. Addolorato, certo e lo ha detto senza esitare davanti alla pederastia di troppo clero e davanti ad altri fatti penosi. Ma è un dolore che non scalfisce in alcun modo la sua convinzione che, per quanto facciano gli uomini di Chiesa, per quanto pecchino gli uomini dell’istituzione, mai riusciranno a scalfire ciò che conta. La fede, cioè, nell’Innocente per antonomasia che proprio il giorno di Pentecoste ha iniziato la sua marcia missionaria nel mondo intero. Ciò che conta, ha detto una volta, è la perla, non lo sgraziato involucro.”

    http://archiviostorico.corriere.it/2012/maggio/28/Forza_Tranquilla_scambiata_per_Apatia_co_8_120528019.shtml

  5. E’ lo stesso, esattamente, che si sente, si dice, si legge, scrivono, strombettano, del presidente Napolitano, “un uomo solo resta saldamente alla barra della nave impazzita etc. ”
    Si parva magnis…..

    1. Alessandro

      C’entra niente Napolitano. Il Papa è il Vicario del Capo immacolato della Chiesa immacolata, che è Cristo; Napolitano è il presidente di una Repubblica italiana che è una realtà secolare, non certo immacolata. Nel legame tra il Papa che è un uomo che può peccare e Cristo, l’Impeccabile Intemerato di cui il Papa è Vicario, opera un Mistero sacro che non ha paragoni.

          1. Alessandro

            “Ma mentre Cristo, « santo, innocente, immacolato » (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento” (Lumen Gentium, 8)

            La Chiesa è santa innocente immacolata non-peccatrice in quanto Corpo (mistico) del Capo « santo, innocente, immacolato », ma comprende nel suo seno peccatori bisognosi di purificazione, sicché anch’Essa può dirsi bisognosa di purificazione nei Suoi figli. Ma Essa, in quanto amministratrice dei tesori di salvezza che scaturiscono dal Suo Capo, è amministratrice della purificazione di cui sono bisognosi i Suoi figli.

  6. Alessandro

    Come scrive Messori, la Persona della Chiesa non va confusa con il suo personale. La Persona della Chiesa è perfettamente innocente, incontaminata e immacolata.
    Tra il personale della Chiesa, anche tra quello che vive in Vaticano o assiduamente lo frequenta, si annidano invece recidivi e impenitenti peccatori di ogni peccato o quasi di cui si fregia fiero il “mondo” (quello che Cristo ha vinto): egocentrici, arrivisti, mendaci, mestatori, invidiosi, mormoratori, diffamatori, appendicappello, intriganti, ladri, lussuriosi…

    Come scrisse il card. Ratzinger nel 2005 (nona stazione della Via Crucis al Colosseo):

    “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).

    PREGHIERA

    Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano.
    Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo.
    Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi.”

  7. Mi sembra di vedere nei vostri discorsi la manifestazione del classico disturbo bipolare:
    ora dite di essere il sale della terra, due miliardi e più di giusti dopo duemila anni dalla rivelazione, ora dite che la nave sta per affondare, che è piena di serpenti etc….

    1. Alessandro

      Alvise, nessun “disturbo bipolare”:

      chi è fedele a Cristo è sale della terra, ma come ricordava Cristo stesso anche chi è fedele è esposto al rischio dell’infedeltà, cioè al rischio di diventare sale insipido, sale buono a nulla. Quindi, nessun trionfalismo nel chiamarsi sale della terra: è più un invito a diventarlo che un constatazione di ciò che si è. Ma anche nessun disfattismo: gli uomini, tutti, possono dannarsi, ma la Chiesa non può affondare, può essere insidiata ma non può soccombere. E questo non grazie alla santità degli uomini, ma alla santità dell’uomo-Dio che è il Suo Capo e Sposo, e che è il Vincente: ha vinto la morte, il peccato, il mondo, sicché nulla e nessuno può scalfire la sua Gloria vittoriosa. A noi tocca solo renderci partecipi di questa immancabile, indefettibile, perfetta vittoria conseguita dal Verbo incarnato, crocifisso, morto, risorto, asceso al cielo e assiso alla destra del padre donde effonde lo Spirito che senza pause sostiene e vivifica la Chiesa.

      1. angelina

        Ale 😀
        E non scherziamo con le malattie, Alvise (come quando si dice di un tono melenso ‘fa venire il diabete’) 😉 😀

  8. “Nell’era moderna, soprattutto nel Novecento, la cattedra di Pietro – che nei primi tre secoli fu praticamente un patibolo, perchè portava al martitrio quasi sicuro – è tornata a essere un ministero di sofferenza. E il Papato è di nuovo sinonimo di martirio.”
    da “I giorni della tempesta” di Antonio Socci, pagina 72

  9. perfectioconversationis

    Un uomo solo è al comando.
    Ma non è solo. Può essere circondato di vipere, ma non è solo. Con lui c’è lo Spirito Santo che lo ha scelto e lo sostiene. Con lui ci sono milioni di fedeli che lo amano, lo seguono e pregano per lui.
    Lui è la roccia su cui è costruita la Chiesa di Cristo, e come Cristo regna dalla croce.

  10. Alessandro

    D’altra parte, come è vero che il Papa non è mai solo, godendo di una specialissima assistenza dello Spirito e beneficiando della preghiera di milioni di fedeli, è vero che in un altro senso è proprio il suo ufficio di Vicario di Cristo scelto dallo Spirito a conferirgli prerogative imparagonabili e a costituirlo in uno stato di necessaria solitudine. Solo Lui è il Papa, solo Lui può decidere. Sovvengono le parole annotate da Paolo VI il 5 agosto 1963 durante un ritiro spirituale:

    “Bisogna che mi renda conto della posizione e della funzione, che ormai mi sono proprie, mi caratterizzano, mi rendono inesorabilmente responsabile davanti a Dio, alla Chiesa, all’umanità. La posizione è unica. Vale a dire che mi costituisce in un’estrema solitudine. Era già grande prima, ora è totale e tremenda. […] Niente e nessuno mi è vicino. Devo stare da me, fare da me, conversare con me stesso, deliberare e pensare nel foro intimo della mia coscienza. […] Anzi io devo accentuare questa solitudine: non devo avere paura, non devo cercare appoggio esteriore, che mi esoneri dal mio dovere, ch’è quello di volere, di decidere, di assumere ogni responsabilità, di guidare gli altri, anche se ciò sembra illogico e forse assurdo. E soffrire solo. […] La lucerna sopra il candelabro arde e si consuma da sola. Ma ha una funzione, quella di illuminare gli altri; tutti, se può. Posizione unica e solitaria; funzione pubblica e comunitaria. Nessun ufficio è pari al mio impegnato nella comunione con gli altri.”

    1. FilippoMaria

      Ecco Alessandro, hai riassunto perfettamente quello che volevo dire con questo post… oltre alla mia smisurata ammirazione per questo Pontefice e il desiderio di pregare e far pregare per lui. E per rispondere ad Alvise delle 8.25 vorrei aggiungere che il post voleva suggerire che questo è il Papa giusto al momento giusto, “scelto per noi” per questo particolare periodo storico… non intendevo fare paragoni con altri Pontefici. Ad esempio, mi sembra particolarmente interessante e lungimirante l’ideazione dell’Anno della Fede. Non abbiamo forse bisogno di una nuova alfabetizzazione dei cristiani? Chi poteva fare questo se non lui, il quale è il Deus ex machina dell’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica? Che il Signore ce lo conservi a lungo e in salute!

      1. L’uomo voluto da Dio in questo momento storico? Avete detto lo stesso di quelli prima e direte lo stesso di quelli dopo. Non potreste NON dirlo. E allora che valore dirlo di uno se per tutti (Papi) è uguale e per tutti si troverà che avranno una specificità per cui sarà così che sarà?
        Quanto ai problemi della Chiesa credo che siano i problemi inevitabili di ogni “organizzazione” mastodontica.
        Quanto all'”uomo solo al comando” non mescoliamo il sacro (Fausto Coppi) al profano (il Papa)!

        1. Alessandro

          “Quanto ai problemi della Chiesa credo che siano i problemi inevitabili di ogni “organizzazione” mastodontica”

          C’è del vero in questo, mi sembra.
          Afferma Messori: “Gli ecclesiastici della Curia romana arruolavano i migliori elementi da tutte le diocesi del mondo. I vescovi avevano abbondanza di clero, e non avevano difficoltà a concederglieli. Oggi i seminari o sono chiusi, o sono semivuoti. Così, se un vescovo ha qualche prete valido, se lo tiene stretto. E il Papa è come Carlo V, il quale doveva amministrare un impero sconfinato e nella Spagna spopolata gridava: “Datemi uomini”»

          Tuttavia, «Il clero del Basso Medioevo, del Rinascimento o quello dei vescovi incipriati del Settecento era molto peggio. E poi non dimentichiamo una cosa: oggi il personale è scadente, ma la qualità del vertice non è mai stata così elevata. Dall’epoca napoleonica in poi, tutti i pontefici o sono stati canonizzati, o meriterebbero di esserlo. Non è sempre stato così».

          http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/vatileaks-chiesa-chiurch-iglesia-15396/

        2. …e poi non scherziamo, non sta mica così male il Papa. E’ vero, è un po’ anziano, ma ha la salute e non sta certo più male di tanti vecchi della sua età. Come tutti gli uomini a capo di grosse organizzazioni il suo è un compito faticoso e a volte rognoso. Hai voluto la bicicletta…o non è così? L’ha voluta Dio la bicicletta?

        3. Paola

          Per quanto studiosi e acculturati possiamo essere siamo uomini limitati e possiamo comprendere le cose “alte” solo attraverso esempi concreti, non so come farei a far capire concetti importanti ed essenziali ai miei studenti senza far ricorso ad esempi al limite del banale. Talvolta me ne vergogno ma poi quando sento “Adesso Prof. ho capito!” me ne inorgoglisco. Talvolta la semplicità e la concretezza valgono più di 1000 trattati. Ergo….benvengano gli accostamenti sacri e profani!

  11. Erika

    Trovo bellissime le parole che don Fabio ha usato nel suo blog.
    Io penso, tra l’altro, che la Chiesa cattolica abbia passato momenti anche più traumatici di quello attuale.
    Semplicemente oggi e’ molto più difficile tenere nascoste le cose (infatti la bufera mediatica infuria anche su tante altre istituzioni.)
    Bisogna essere forti in queste situazioni. E Papa Ratzinger certamente lo e’.
    La vera forza tuttavia non e’ difensiva.
    Non e’ prendersela coi musulmani, o coi buddisti, o con chi studia le crociate.
    In questo senso il post e i commenti di ieri mi hanno lasciato un senso di disagio.
    La Chiesa ha oggettivamente un messaggio molto bello da diffondere e persone straordinarie da opporre ai faziosi di turno.
    Non ha bisogno di nascondersi dietro un “ah, ma gli altri sono peggio…”

  12. vale

    …ma forse, finché ci saranno anche preti così, non sarà solo,il Papa:
    DON IVAN MORTO PER SALVARE STATUA MADONNA
    (ANSA) – Don Ivan Martini è morto nel crollo della chiesa della Stazione di Novi, a Rovereto, nel Modenese, perché avrebbe tentato di mettere in salvo una piccola statua della Madonna durante il sisma che ha distrutto la sua chiesa. Don Martini era in sopralluogo con i vigili del fuoco ma si sarebbe attardato a prendere la statuetta. Secondo quanto appreso don Ivan è rimasto schiacciato da una grossa trave caduta durante il crollo.

        1. …non era sul ironia su un morto, ma su quello che diceva vale. E lo hai capito.
          … l’ansa dice “avrebbe tentato” “si sarebbe attardato” e poi mi sembra che sia normalissimo il fatto che la gente dopo i terremoti cerchi di mettere in salvo le cose di casa/chiesa. Naturalmente dispiace per i morti. Così sono i terremoti.
          Sarebbe stato diverso se fosse morto per mettere in salvo una persona, non una cosa.

  13. vale

    bah.l’ironia non l’ho capita.per me uno che rischia per fare quel che ha fatto quel prete e che non dubito affatto,anzi,avrebbe a maggior ragione fatto per un essere umano rende bene l’idea che non tutti i preti sono come i corvi-che si dice abbondino- in vaticano…
    mi ha ricordato un po’ il guareschiano don Camillo,che per il suo crocifisso avrebbe rischiato uguale,in una situazione del genere.
    gente semplice.forse con solo la fede dei semplici. al confronto di tutto quello che sta uscendo in questi giorni e non solo..
    tutto lì.

    1. …nemmeno io capisco quello che vuoi dire. Cosa c’è di tanto strano che un prete sia come altre persone che salvano le suppellettili di casa, o che salverebbero altre persone, basta pensare ai pompieri, per vesempio. Che c’è preti pompieri?

      1. vale

        non mi interessa la polemica fine a sé stessa. se hai voglia di sfogarti fallo con poetella….(okkio ,fefral,ti tradisce..)

  14. Twentyrex

    Mi pare che non sia stato colto perfettamente il senso della nota di Fratel Filippo Maria. Egli ha affrontato il problema della solitudine del Pontefice. Il riferimento a Coppi è servito ad introdurre l’argomento, ma la differenza delle due posizioni è evidente. Lo sportivo che resta solo nella lotta per giungere al traguardo avverte certamente il peso della fatica ed il timore di non farcela. Ma ha perfetta coscienza che il traguardo è dinanzi a lui e che lo raggiungerà comunque. E poi ci saranno le solite cose: gli amici, la famiglia, i giornalisti ed i suoi sostenitori che lo festeggeranno o, se non è andata bene, lo sosterranno.
    Il Pontefice, appena viene eletto, ha ben chiaro che il resto della sua vita si svolgera nella più completa solitudine. Egli non potrà avere amici, familiari e sostenitori perchè su di lui graveranno il peso della Chiesa e dell’intera umanità. Ed ogni suo atto compiuto al di fuori delle quattro mura del suo appartamento privato, sarà oggetto di analisi, commenti, critiche e, persino, ritorsioni. Al suo fianco resta solo lo Spirito Santo che è come il nostro Angelo Custode. Ti accorgi di lui solo quando ti rendi conto di essere scampato a qualche pericolo. Non è come Il Cristo che conversa con Don Camillo. E’ come quando Don Camillo ne combinava una delle sue ed il Cristo taceva. Penso ai miei Pontefici, quelli che ho avuto nella mia vita. Da Pio XII a Papa Benedetto. Ciascuno di loro ha dovuto affrontare prove terribili e sofferenze profonde nello spirito e nel corpo. E tutti hanno esercitato il loro magistero sempre soli e, molto spesso, privi di una vera collaborazione da parte degli uomini del palazzo. Sono convinto che forse l’unica fonte di sostegno che loro abbiano trovato sia stata nell’umile e silenzioso lavoro delle suore che li hanno assistiti. Quanto a Papa Benedetto non dobbiamo dimenticare che a volerlo è stato un Uomo Giusto che lo ha preceduto e che ha visto in lui il segno di una santità che non si palesa, ma che possiede la forza della Verità dinanzi alla quale ogni reazione finisce per restare sconfitta ed ogni contestazione finisce per sciogliersi come neve al sole. E malgrado queste importanti affermazioni, Egli mantiene inalterato il senso del suo ruolo e prosegue fermo e sicuro nell’affrontare le nuove prove. Fermo e sicuro. Ma quanto gli costeranno questa fermezza e questa sicurezza, specialmente quando la sera si ritira nella sua camera e resta solo con i i suoi dubbi e le sue inquietudini? L’unico conforto gli viene dalla preghiera che lenisce le sue sofferenze, ma non potrà mai dargli certezze, ma solo serenità. Non lo invidio, nè provo ammirazione. Sono sentimenti legati alla terra. Posso solo inchinarmi e ringraziare il Buon Dio che lo ha donato a noi come un nuovo sacrificio che rinnova quello del Cristo.
    Questo è quel che mi hanno suggerito le parole di Fratel Filippo Maria e, per piacere, evitiamo accostamenti che rasentano il blasfemo.

    1. …nessuna intenzione blasfema, solo quella dire le cose come sono che sono, e cioè che se il papa è solo lo è come lo sono tante persone che si sono dedicate a una vita che non sia la vita normale dei cittadini normali, ma della gente di pensiero, di studio, di preghiera. E poi sono sole le persone con grandi responsabilità o politiche o aziendali. Tutto il loro tempo e impegno e concentazione sono dedicati al lavoro e quasi nient’altro. Non invidio, per esempio, il presidente Obama, che anche se ha una famiglia passa quattro quinti del suo tempo o in aereo o in riunioni o in incontri o al telefono. Se si sentirà solo e abbandonato non so che dire. Come si dice:. non glielo ha ordinato il dottore! Se poi voi vedete le cose sub specie aeternitatis e cioè che il Papa è stato messo da Gesù in questa croce che è la direzione della Chiesa e ne patisce corragiosamente le pene, questo è un altro discorso. Ma non mi sembra di vedere nessun fatto particolarmente drammatico nella vita di Ratzinger.

      1. Alessandro

        “Ma non mi sembra di vedere nessun fatto particolarmente drammatico nella vita di Ratzinger.”

        Io però vedo almeno motivi sufficienti per perdere il sonno (che il Papa non perde, però, essendo uomo di fede salda e temperamento sereno).
        Sintetizza fr Filippo Maria: “Un attacco dimostrato da un pregiudizio negativo di fondo, pronto a scattare su qualsiasi cosa il Papa dica o faccia, pronto a enfatizzare e creare “casi internazionali”: polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona; il caso clamoroso delle dimissioni dell’arcivescovo di Varsavia Wielgus, che aveva collaborato con i servizi segreti comunisti; le critiche mosse alla pubblicazione del documento che liberalizza l’uso della messa antica; la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, coincisa con la diffusione dell’intervista negazionista di uno di loro; la crisi diplomatica per le dichiarazioni sul preservativo durante il viaggio in Africa; il dilagare dello scandalo degli abusi sui minori, l’invito alla “disobbedienza” del clero austriaco e infine la cronaca degli ultimi giorni che fa presagire orizzonti molto bui dentro le stanze vaticane abitate più che da corvi forse da velenosi serpenti in guerra tra loro.”

    2. Filippo Maria

      Twentyrex grazie per questo tuo commento! Come stai? Spero che le cose per te vadano meglio… un po’ meglio!

  15. Uan bella poesia (sembra a me) che ho trovato:
    “Bianca colomba dello Spirito di Dio,/ vieni tra noi,/ prima che il vento disperda le polveri stanche / e i corvi ci abbiano divorati” (Elena Bono)
    Forza e onore!!!

  16. Alessandro

    dall’intervista del direttore dell’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian, al sostituto della segreteria di Stato per gli affari generali, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu.

    D. – Come ha trovato Benedetto XVI?
    R. – Addolorato. Perché, stando a quanto sinora si è potuto appurare, qualcuno a lui vicino sembra responsabile di comportamenti ingiustificabili sotto ogni profilo. Certo, prevale nel Papa la pietà per la persona coinvolta. Ma resta il fatto che l’atto da lui subito è brutale: Benedetto XVI ha visto pubblicate carte rubate dalla sua casa, carte che non sono semplice corrispondenza privata, bensì informazioni, riflessioni, manifestazioni di coscienza, anche sfoghi che ha ricevuto unicamente in ragione del proprio ministero. Per questo il pontefice è particolarmente addolorato, anche per la violenza subita dagli autori delle lettere o degli scritti a lui indirizzati.

    http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#1

  17. franci

    GRAZIE fra Filippo Maria, il tuo post invita ad una riflessione approfondita, attenta sulla persona del Papa, sulla Chiesa e la Sua autentica missione. La Chiesa insieme al Papa appare sola, dal momento che è nel mondo senza essere del mondo, ma è evidentemente di Dio! Chi potrebbe mai spiegare infatti come la Chiesa sia riuscita a sopravvivere in 2012 anni di storia nonostante tutte le sue inenarrabili traversie, profondissime crisi, lacerazioni e crisi interne, eventi tragici, tradimenti…diciamoci la verità… chi avrebbe mai scommesso sulla Sua sopravvivenza? Eppure eccola qua, pronta ad attraversare oggi come domani ogni genere di tempesta pur di Battezzare, Perdonare, Nutrire, infondere lo Spirito ed aiutare il più possibile, per Salvare ancora e sempre, senza stancarsi mai, non curante di tutto ci che le accade e lo fa attraverso quegli uomini che Dio stesso ha scelti, nonstante le imperfezioni, le fragilità, i tradimenti, le debolezze che sono semplicemente umane. Sì il buon Dio ha desiderato affidare la Sua Chiesa agli uomini, a noi tanto deboli ma così immensamente e teneramente AMATI!

    1. FilippoMaria

      Grazie Franci! Hai fatto proprio un bel riassunto della Storia della Chiesa… ma penso anche che sia una bella fotografia del suo presente e del suo futuro! VENI SANCTE SPIRITUS!

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