Ho letto il nuovo libro di Costanza Miriano “Si salvi chi vuole”. E’ un libro comico, cioé che fa ridere. Non solo umoristico: in fondo l’umorismo non è altro che sorridere delle debolezze umane, contemplandole. Costanza non solo contempla le sue debolezze ma le presenta in modo così vivo e reale che una risata sorge spontanea. Una risata liberatoria perché siamo tutti Costanza, tutti abbiamo debolezze alcune delle quali rasentano la follia.
Grazie a Dio non sono teologa, per cui non ci provo neanche a pesare col bilancino le parole che sono state dette dalle due parti in Svezia. Siccome sono cattolica, mi fido del Papa, e finché non cambia il Catechismo dormo come un bimbo svezzato in braccio a mia madre, la Chiesa. Una. Santa. Cattolica. Apostolica. Se cambia il Catechismo, avvisatemi (citofonate ore pasti).
Ma dire che non mi preoccupo, anzi mi fido delle scelte pastorali del Papa, non significa dire che non mi interessa ogni singolo iota del patrimonio che mi è stato tramandato. Non mi riconosco pertanto nell’incredibile articolo uscito sul Corriere della Sera a firma di Lucetta Scaraffia:
“oggi molti dei profondi dissensi che hanno causato la scissione della Chiesa non hanno più ragion d’essere: il problema della salvezza non assilla più nessuno”.
Io non so quali cattolici frequenti Lucetta, ma quelli che conosco io della salvezza si preoccupano eccome.
Intervista a due voci pubblicata sul settimanale Credere del 6 marzo 2016 a cura di Laura Badaracchi
Per la teologa Marinella Perroni non possiamo liberarci dagli stereotipi di genere se continuiamo a parlare di “donna” come simbolo anziché di donne, che invece sono reali. La giornalista Costanza Miriano, in libreria con il nuovo saggio Quando eravamo femmine(Sonzogno), è contraria al “gender fluid” e favorevole «al mantenimento di alcuni stereotipi, perché le differenze sono una ricchezza». Alla vigilia dell’8 marzo le abbiamo interpellate con domande identiche sul ruolo delle donne nella Chiesa del terzo millennio e molto altro.
Chiesa è un sostantivo femminile. Trova che la Chiesa sia ancora misogina? Perché?
Costanza Miriano (C.M.) «No, non so neanche se lo sia mai stata. Lo sguardo di Gesù è stato sempre a difesa delle donne. Ho sempre trovato nella Chiesa lo sguardo che mi definiva meglio».
Marinella Perroni (M.P.) «La Chiesa non è mai stata misogina, gli uomini di Chiesa sì. Credo ci sia ancora molta difficoltà e confusione a relazionarsi con le donne, abbiamo bisogno di tempo e familiarità reciproca».
Nella Chiesa del terzo millennio, i carismi della donna come potrebbero essere valorizzati?
C.M. «A me sembra di essere fin troppo ascoltata: spesso mi chiamano sacerdoti, anche vescovi e cardinali, a dare la mia testimonianza. Sarebbe bello che a tutte venisse data questa possibilità, ma dovremmo essere noi a prendercela: c’è così tanto bisogno di donne e sorelle».
M.P. «Non esistono carismi della donna, ma carismi che lo Spirito dona alla Chiesa di cui fanno parte uomini e donne, come dice san Paolo (1Corinzi 12): essere apostoli, profeti e maestri. Lo Spirito non guarda il sesso nel distribuire i carismi: sarebbe un po’ indiscreto!». Continua a leggere “Donne oltre gli stereotipi”→
mi rubo finalmente, e volentieri, qualche minuto per riflettere con te di questa storia delle “due visioni di Chiesa”, su cui hai voluto confrontarti dopo la pubblicazione del tuo post in merito. Quel giorno lessi le tue complesse considerazioni e le condivisi sul mio profilo Facebook, chiosandole così: «Quanto alla tua domanda finale, mi ricordi – e ti ricordo – che il buon vecchio Origene, il quale di suo era piuttosto incline al rigore, imparò pian piano che c’è salvezza anche per chi vive una fede non tematizzata, non impugnata, al limite perfino blanda. “Simpliciores”, li chiamano le traduzioni latine dei suoi testi: sono quelli che accolgono l’annuncio cristiano ma non ne vengono permeati che “fino a un certo punto”. Sono dei comuni “cristiani della domenica”, che per il resto pensano grossomodo come il mondo e neanche lo sanno, e se glie lo fai notare neanche sono in grado di capirlo (ché poi la differenza tra “noi” e loro, se c’è, sta tutta qua, perché a peccati stiamo messi allo stesso modo). Continua a leggere “Cara Costanza non sono d’accordo con te (e forse neanche Origene)”→
A me dispiace proprio tanto che insigni menti come quella dell’Aquinate o di Sant’Anselmo si siano spremute tanto e tanto abbiano prodotto per dimostrare l’esistenza di Dio; così come mi duole enormemente che anime inquiete come quella di Cartesio o di Nietzsche, invece di ritirarsi in un convento a ritemprarsi con il buon vino e le buone preghiere dei monaci, si siano dannati e strappati i capelli per dimostrare che Dio, ammesso che esista, è quanto di più inutile ci sia. Continua a leggere “La teologia del fungo”→
Secondo stadio: la svolta verso il pensiero tecnico
[Dopo la nascita dello storicismo apparve chiaro che] la storia come luogo della verità non poteva ovviamente da sola bastare. Si arrivò quindi al principio di Karl Marx: “Sinora i filosofi hanno soltanto diversamente contemplato il mondo, si tratta ora di trasformarlo.”
Per la concezione antica e medievale ogni essere è un essere pensato, un pensiero dello Spirito assoluto,[…] mentre l’opera dell’uomo appare come un mero accessorio effimero. […] Vico (invece) enuncia la tesi diametralmente opposta: se nella vera scienza rientra la conoscenza delle cause, allora noi siamo in grado di conoscere soltanto ciò che noi stessi abbiamo fatto, perché noi conosciamo unicamente noi stessi. […] In mezzo all’oceano del dubbio che, dopo il crollo dell’antica metafisica, incombe minaccioso sull’umanità sin dagli inizi dell’era moderna, si riscopre però nel factum la terraferma su cui l’uomo può tentare di ricostruirsi un’esistenza. Incomincia il dominio del factum, cioè la radicale polarizzazione dell’uomo sulla sua stessa opera, l’unica che può conoscere. Continua a leggere “I limiti della moderna concezione della realtà – parte prima”→
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