
Devo fare ammenda. Ieri ho scritto che dovrei intuire che mio marito prova stima e simpatia nei miei confronti – ma senza esagerare – dal fatto che non mi lascia.
Mi corre però l’obbligo di precisare che c’è un dato ancora più esplicativo dei suoi forti, fortissimi sentimenti nei miei confronti. Non si libera di me nonostante io la mattina sia un mollusco, un essere privo di spina dorsale, pronta a tutto pur di non alzarmi, capace di inventarmi malori, scuse, contrattempi e piogge di rane pur di dormire quegli ultimi tre minuti.
Credo di avere energie fuori della media, come quasi tutte le mamme che lavorano e forse anche un pochino di più. Mi accade davvero raramente di fare solo una cosa per volta, non vado a dormire neanche se mi sparano e sono una specie di mulo: nessuna fatica mi spaventa. Posso anche fare il dritto e arrivare alla mattina dopo senza chiudere occhio, se necessario (esami, poppate, colichette, varie ed eventuali). Ma se tocco il cuscino è finita, poi ci vuole l’argano. Quel sant’uomo tutte le sante mattine che Dio manda in terra scaraventa fuori dal letto cinque persone e si occupa, con modi bruschi ma funzionali, che tutti si vestano, si infilino ciascuno il calzino di propria competenza, che tutti abbiano uno zaino e una merenda. Gli ossi più duri siamo io – Il mollusco – e Il cadavere, affettuoso nomignolo mattutino di mia figlia Lavinia, che essendo il mio clone ha preso da me anche alcune simpatiche caratteristiche, come l’ignavia antimeridiana e la capacità di rompere oggetti solo sfiorandoli.
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