Oggi alle 19.30 con gli amici del Monastero wi-fi e con TUTTI quelli che volessero unirsi ci vediamo al Don Guanella (in via della Nocetta, 23) per ballare con le signore ospiti della struttura, e fare con loro uno spuntino. A seguire meditazione di padre Pier Luca Bancale e rosario. Vi aspettiamo: per quanto mi riguarda temo che sarà il picco della mia vita mondana di quest’anno.
Qui sotto la trascrizione l’ultima catechesi del Monastero WiFi Roma.
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MONASTERO WI-FI Battistero di S.Giovanni in Laterano 5 maggio 2025
Catechesi don Graham Bell
“Un farmaco per l’anima: riscoprire il digiuno nella vita cristiana”
Cari fratelli e sorelle mi presento: sono don Graham Bell, un sacerdote della diocesi di Roma. Sono di origine scozzese anche se abito a Roma e lavoro a Roma dal 1987. Questa sera mi è stato chiesto di parlare sul tema del digiuno. Ho inteso questo momento più come una chiacchierata che non come una lezione formale. Penso che questo sia meglio, anche perché tante delle cose che dico si trovano facilmente in internet.
Dico subito che il digiuno copre tanti aspetti della vita della Chiesa.
Non tratterò qui questa sera, per esempio, il digiuno monastico, quello è un capitolo a parte. Chi fosse interessato al digiuno monastico può trovare quello che secondo me è il testo migliore in proposito che è stato scritto diversi decenni fa da un monaco benedettino francese di nome – se non vado errato – Adalbert de Voguè: lui ha scritto il testo Aimer les jeune che è stato tradotto in inglese To love fasting. Purtroppo questo volume non è disponibile, almeno, stando alle mie ricerche, non è disponibile in lingua italiana.
Ho cercato di interessare qualche editore italiano in vista della sua pubblicazione anche qui, ma senza successo. Quindi non tratterò il tema del digiuno monastico: è un capitolo a parte ed è molto complesso. Però tornerò su questo argomento. Non tratterò neanche del digiuno in ambito ortodosso/chiese orientali cattoliche. È un discorso a parte ed è molto più complesso, mi sembra, rispetto a quello che è il digiuno della chiesa latina, della chiesa occidentale.
Allora entriamo subito nel merito, in questo senso
Ehm, io lavoro a ciò che si chiama ora il Dicastero per l’Evangelizzazione, nella sezione che è per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione del mondo.
Voi sapete che sotto Papa Francesco c’è stata una riforma della Curia Romana, per cui ciò che era il Pontificio Consiglio per la Promozione delle Nuove Evangelizzazioni è confluito in questo nuovo Dicastero per l’Evangelizzazione ed è confluito nello stesso dicastero l’ex Propaganda Fide, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
Allora ogni mercoledì delle ceneri e ogni venerdì santo (venerdì Santo no perché siamo già in vacanza, il Vaticano è già chiuso il venerdì santo), ogni mercoledì delle ceneri c’è una diatriba tra il mio pro prefetto, che è monsignor Fisichella, e il sottoscritto perché abbiamo modi diversi di guardare in digiuno.
Monsignor Fisichella dice che il digiuno è non mangiare nulla. Io invece ho una visione, che mi piace chiamare più cattolica, nel senso che il digiuno è un pasto normale e due piccole refezioni. Allora in questa diatriba che coinvolge tutto il personale io faccio la parte dell’avvocato del diavolo perché, in realtà, anch’io sono del parere di monsignor Fisichella: se è il digiuno, visto che lo abbiamo ridotto a due giorni all’anno, bisogna farlo bene!
Però la visione cattolica, la visione della Chiesa, anche fino a Vaticano II, è diversa perché il digiuno è essenzialmente un pasto con due piccole refezioni che non devono abbondare a un pasto. E questo fa pensare, fa pensare veramente.
Comincio anche con un altro aneddoto ed è di una mia parrocchiana. I
Io ero in parrocchia a Roma all’inizio del mio ministero e ho fatto amicizia con due sorelle fiorentine. Loro erano oriunde ovviamente di Firenze, ma della zona di Rifredi, la parrocchia di Santo Stefano in Pane – credo che si chiami – e loro erano discepole di un sacerdote molto famoso, molto conosciuto a Firenze, anche se lui veniva da Bologna. Ed è il sacerdote – adesso il nome mi sfugge – che ha fondato l’opera Madonnina del Grappa, perché lui era stato un cappellano durante la prima guerra mondiale, aveva visto tante sofferenze e aveva cercato di aiutare soprattutto gli orfani che erano stati creati da questo conflitto.
E quindi la sua opera, che permane fino ad oggi, era l’opera Madonnina del Grappa. E lui era il noto…, ecco don Giulio Facibeni! E don Giulio Facibeni era molto, molto conosciuto a Firenze-
Allora loro mi raccontavano (qui siamo negli anni ‘20 anni ‘30) che siccome per accedere all’Eucarestia, per fare la comunione, si doveva essere a digiuno dalla mezzanotte precedente, mi raccontavano che la mamma portava queste due sorelline a messa la mattina alle cinque. E questa cosa mi ha profondamente colpito perché mi interessano molto – devo dire – le questioni che confrontano il nostro cattolicesimo con quello delle generazioni precedenti.
Per esempio uno dei motivi a prescindere dalla filologia, a prescindere di ciò che si guadagna con “non abbandonare” rispetto a “non indurre in tentazione” – secondo me un bel nulla, anzi qualcosa è peggiorata! – ma mi preoccupo perché ancora una volta si è voluto introdurre un elemento che rende il nostro cattolicesimo diverso rispetto a quello dei nostri nonni.
E questo, a mio modestissimo parere, non è da fare tanto; non è da aprire questo divario tra generazioni; ma queste qui sono opinioni, uno può essere d’accordo, meno d’accordo e via discorrendo.
Comunque, tornando al digiuno, pensate a questo: gente che si alzava la mattina alle cinque per andare a Messa a digiuno per assumere l’Eucarestia. E don Giulio Facibeni amava dire: “Le mie donnette delle cinque della mattina mi capiscono, sono quelle che mi capiscono di più.”
A prescindere da questo, è per noi allucinante: cosa ci chiede oggi la Chiesa in merito al digiuno?
Quanto al digiuno formale, penitenziale, ci è stato chiesto di digiunare e astenersi dalle carni, Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo; in più, chi sta a Roma, deve astenersi dalle carni ogni venerdì di Quaresima. Stop.
Come siamo arrivati a questo?
Allora già Pio XII aveva molto attenuato le regole quanto al digiuno eucaristico e quindi non è che la cosa inizia con il Vaticano secondo.
E si passa mi pare a tre ore prima della Messa, che poi è diventato un’ora prima della Comunione.
Paolo VI ha cercato di fare una riforma in merito e lui ha pubblicato, mi pare la costituzione che si chiama Paenitemini, che troverete sul sito Vaticano. Questo ha dato vita a quei quattro canoni del codice del diritto canonico del 1983 che riguarda il digiuno.
Poi la chiesa italiana è intervenuta anche con un documento al riguardo, già diversi anni fa; resta il fatto che siamo qui, un’ora prima della Comunione e questo, devo dire, non è molto rispettato: io ho perso il conteggio del numero delle volte che vado a celebrare la Messa, in altre parrocchie rispetto alle solite, e mi viene subito offerto, quando arrivo, un caffè; ciò non sarebbe da fare se si vuole rispettare la regola.
Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo: siamo arrivati a questo.
Come mai siamo arrivati a questo?
Penso perché, come tante cose nella vita della chiesa, e nella vita dell’uomo in quanto tale, le cose, se non sono spiegate, ripetute e rinvigorite, si fanno per inerzia e penso che così sia stato per il digiuno della Chiesa; cioè, si faceva così, aveva un po’ perso il senso e nessuno capiva più cosa significava; era diventato più lettera che spirito e questo è sempre un pericolo.
Ed ecco perché vorrei, questa sera, cominciare parlando del discorso della fede. Vedete, io penso che dobbiamo sempre avere come punto di partenza, come credenti, il discorso sulla fede.
Noi oggi abbiamo una visione della fede che è molto noziologica; noi pensiamo la fede in categorie epistemologiche; la fede è quello che non è certezza.
Si, è vero che fa parte della vita, però non è la certezza; è sempre una cosa inferiore alla certezza, questa è una visione un po’ cartesiana che, in qualche modo, tocca tutto l’occidente. Per la sacra scrittura, per l’antico e per il nuovo testamento questa visione è molto lontana circa la fede; per l’uomo biblico la fede è proprio riposare la propria esistenza su Dio.
E, per quanto riguarda il nuovo testamento, riposare la propria esistenza su Gesù di Nazareth; è molto vitale, cioè la nostra esistenza dipende da Dio; la nostra esistenza dipende da Gesù di Nazareth.
E ovviamente, in quanto creature, uno dei nostri desideri più accesi è quello di essere vicini a Dio; noi abbiamo un cuore che brama di essere vicino a Dio. E il digiuno, cari fratelli e sorelle, a mio avviso, è proprio questo: è il modo di sentire Dio vicino. Allora, in questo deve essere coniugato, a mio avviso, con altre forme, altre pratiche che rendono più vicini a Dio, o che rendono Dio più vicino a noi.
Per esempio, non vedo molto sensato parlare del digiuno senza parlare del silenzio. Forse il silenzio è ancora più importante del digiuno perché è nel silenzio che noi ascoltiamo la voce di Dio. Per ascoltare Dio ci deve essere silenzio. Una delle cose che più mi addolora, come prete, è quando si viene in chiesa e le persone parlano. In questa chiesa, come nella maggior parte delle nostre chiese, c’è il santissimo Sacramento, c’è Gesù; se noi crediamo che Gesù è veramente presente nel sacramento, il parlare, il pour parler, è fuori luogo. Le nostre chiese devono essere i luoghi del silenzio, perché è il luogo in cui Dio ci parla.
Quindi, il silenzio, secondo me, se li digiuno è importante il silenzio è altrettanto importante. Ovviamente non possiamo parlare del silenzio e del digiuno senza parlare anche della preghiera, perché la preghiera è quella che che in qualche modo accende la nostra fede, la tiene viva in qualche modo online, così per usare un’immagine che viene dall’informatica.
Quindi queste sono tutte cose importanti: il digiuno non può essere separato da quelle che sono le altre pratiche, quelle che sono le altre usanze che ci uniscono a Dio, ma ritengo che il digiuno sia molto importante per motivi che sono ovvi.
Noi viviamo in un mondo che è un mondo di abbondanza ed è anche il mondo in cui si spreca una quantità industriale di cibo.
E paradossalmente è un mondo in cui tanti muoiono di fame. O tanti subiscono la fame.
Non so se voi come me, in tutte le zone in cui abbiamo un grande supermercato, si vedono le persone che passano e che guardano nel cassonetto del supermercato cercando cibo. Il supermercato non so ora, forse con la gestione precedente, previene questo cospargendo il cibo di varechina in modo che il cibo non poteva essere preso.
Questa cosa ci penso, mi lascia molto inquieto, ma non so se ricordate come erano negli anni 70 e 80 le politiche agricole della comunità europea. Per cui c’era il lago del vino, c’era la montagna del burro. C’era la comunità europea che credo che acquistava gli agrumi in Sicilia per buttarli dentro una grande caverna proprio per distruggerli, perché non potevano stare sul mercato, perché si poteva produrre fino ad una certa quantità di cibo e non oltre.
Per motivi di mercato, di equilibrio di mercato. E quindi noi viviamo veramente dell’abbondanza.
Noi, per la maggior parte di noi, la stragrande maggioranza che vuole cibo, apre il frigorifero, e lo trova. E non è così per tutti. Chi conosce il mondo dei banchi alimentari sa che ci sono persone per cui il cibo è una conquista quotidiana.
Per cui, il digiuno è importante anche sotto questo profilo.
Ma il digiuno, cioè questo non saziarsi questo rendersi conto che tutto dipende da Dio. Tutto dipende da Dio è il modo direi per compiere quelle che i teologi chiamano una kenosi. Per i teologi la Kenosi vuol dire svuotamento più o meno in greco. Per i teologi, la Kenosi si compie quando Gesù, quando il figlio di Dio diventa uomo. Si compie uno svuotamento, si compie un abbassamento del figlio di Dio che diventa uomo.
Penso che anche nella sequela di Cristo è molto importante questa Kenosi.
Questo autovuotarsi questo stare davanti a Dio nudi e crudi come in qualche modo siamo stati creati e sentirci dipendenti da Dio.
Ma come realizzare questo in un mondo, che il mondo attuale, il mondo in cui viviamo noi come realizzare questo?
Allora. è molto strano che la chiesa ha dimenticato il digiuno, parla poco del digiuno, proprio quando il mondo secolare l’ha trovato.
Perché chi minimamente è attento sa dei grandi proclami che si fanno a favore di questo digiuno ad intermittenza, fino ad arrivare alcuni ad un solo pasto al giorno consumato entro un’ora: quindi 23 ore di digiuno e un’ora e di in cui è concesso di mangiare. Così il mondo ha riscoperto il fasting.
In mezzo a noi vivono tanti musulmani….Ramadan. E il Ramadan ormai colpisce i Mass media molto più che la Quaresima.
Quale deve essere il nostro approccio al digiuno?
Secondo me è molto importante riacquisire il senso del venerdì come giorno di penitenza.
È forse anche questo il motivo per cui il digiuno è venuto meno nella Chiesa. Perché abbiamo perso il senso di fare penitenza.
Quindi quello che propongo io è che si potrebbe recuperare il discorso a partire dal venerdì. Il venerdì perché è il giorno della passione del Signore, in cui si commemora la Passione di Gesù. Questo potrebbe essere un primo passo in avanti, riscoprire il senso del venerdì e cominciare il digiuno proprio in quel giorno e come si fa allora? C’è la radicalità di Mons. Fisichella e c’è poi il lassismo di Don Bell.
Si potrebbe in qualche modo forse prendere quello che è l’esempio dei fratelli musulmani. In qualche modo, in questo senso, i mussulmani non mangiano durante il giorno quando è Ramadan, ma quando cade il sole possono mangiare. Questo potrebbe magari aiutare anche noi in questo senso, magari soprattutto per chi non è abituato, mangiare niente e fare tutto un giorno diventa per chi non è abituato, diventa difficile.
C’è il calo glicemico, una cosa l’altra, il nervosismo di qua, di là di su, di giù ; ma nel fatto che uno sa che può prendere un poco dopo il tramonto, nel nostro caso non dobbiamo formalizzarci in questo, ma la sera si può prendere qualcosa, questo potrebbe aiutarci.
Apro una parentesi, i devoti di Medjugorie, i seguaci della Madonna di Medjugorie , digiunano due volte la settimana, ma è un digiuno particolare, perché loro digiunano con il solo pane, e non è quantificato.
E si, loro mangiano il pane, in quel giorno pane ed acqua, ognuno si regola come vuole. Anche questo potrebbe essere un primo approccio.
Ma cari fratelli e sorelle, nella vita spirituale i passi da gigante non sono consigliati, perché i passi da gigante significa di solito fare il passo più lungo della gamba, e significa che la nostra impresa, nonostante le buone intenzioni, va in fumo, perché non abbiamo la costanza per questo.
Bisogna iniziare con piccoli passi ; quindi, i seguaci della Madonna di Medjugorie digiunano come nella chiesa antica, il mercoledì e il venerdì; io consiglio di cominciare con il venerdì e di fare questa prassi per molte settimane, per molte settimane, per più di un anno, prima di aggiungere altro.
Questo potrebbe essere un piccolo senso per riscoprire nella nostra vita da cristiani un discorso di penitenza, penitenza per i nostri peccati, penitenza per i peccati del mondo.
Ci sono tanti modi di vivere la forma della penitenza .
Dobbiamo pentirci, dobbiamo pentirci, quindi penso che il digiuno è da riscoprire, ma in una chiave di penitenza; e in una chiave di dispiacere per i nostri peccati, e in una chiave di dispiacere per i peccati del mondo, e di voler in qualche modo riparare.
Vedete, il cristiano, davanti a forme che sono quelle del peccato e delle sue conseguenze, non dobbiamo mai essere passivi davanti a queste forme.
Il cristiano deve essere attivo in questo, chiedendo perdono per i propri peccati, ma anche per quelli altrui.
In questo modo la nostra sequela Christi, il nostro seguire il Signore, diventa veramente un’azione, com’è stata un’azione la Rivelazione che Gesù di Nazareth fa della Sua vita.
Perché la Rivelazione che Dio ci dà in Gesù Cristo, chiamiamola Rivelazione, chiamiamolo il Vangelo, chiamiamolo la Buona Novella, questa Rivelazione avviene nella persona di Gesù di Nazareth, ed avviene in un determinato modo : avviene tramite le Sue parole ed avviene tramite le Sue gesta, le Sue azioni ; ed è l’incrocio, questo rapporto circolare tra azioni e parole che fanno emergere il senso delle cose. Le parole di Gesù trovano senso nelle Sue azioni e le azioni di Gesù trovano senso nelle Sue parole, così dev’essere anche per noi, perché alla Rivelazione corrisponde la fede.
La fede significa ricevere la Rivelazione, e credere in ciò che è stato rivelato: che Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio fatto uomo, l’inviato del Padre nel mondo. Questo soprattutto è ciò che è la fede.
Anche per quanto riguarda la penitenza noi dobbiamo realizzare questo, con le parole e con le azioni, quindi certamente con il chiedere perdono dei nostri peccati, ma anche con l’azione, che è, per esempio, il digiuno.
E la sobrietà della nostra vita per quanto riguarda la tavola, deve trovare conferma nella sobrietà del nostro tenore di vita e del nostro linguaggio.
Le due cose vanno insieme, se non c’è questa interdipendenza perdiamo di credibilità davanti al Signore, ma anche davanti al mondo.
Credere solo a parole lascia il tempo che trova, ma nello stesso momento non ci può essere una fede fatta solo di azioni. Tu vai in chiesa, io curo i poveri.
Questa dicotomia (che) non funziona, non funziona perché non è la logica che Cristo ci ha lasciato.
La logica di Cristo è una logica per cui azioni e parole sono interdipendenti, e l’uno e l’altro devono trovare il loro fondamento uno nell’altro.
Non so se mi spiego molto bene dal punto di vista della lingua italiana. Quindi io come sacerdote, anch’io guardo sul mondo, anch’io guardo sulla Chiesa e penso che, se vogliamo recuperare , vedet , vivere il Cristianesimo nella Chiesa è una fatica. Io sono sempre molto guardingo per quanto riguarda le persone che sono nostalgiche per i tempi “d’oro” , per questo motivo : non so se vi è mai capitato di andare qui, appena fuori Roma, a Tivoli, a vedere questi bei giardini, piantati da non so quale cardinale tanti secoli fa, e che sono tenuti veramente molto bene.
Villa d’Este: esattamente. Uno vede questi giardini e come cambino secondo le stagioni: ma richiede una fatica immane!
Perché ci vuole una flotta di giardinieri che stanno lì a seminare, a tagliare, a fare tutte queste cose. Così è con le nostre anime e così è con la Chiesa: appena noi ci giriamo dall’altra parte, o ci richiudiamo nella nostra pigrizia, cosa succede? La natura riprende il suo.
Se Villa d’Este dovesse soltanto chiudere per un mese, cosa sarebbe?
Così è anche nella Chiesa.
Ecco perché questo è un altro dei motivi per cui il digiuno è venuto meno. Perché non era più spiegato in termini del rapporto con il Signore.
Era visto più come dei canoni da codice di diritto canonico.
Ma noi non siamo una religione della legge.
La legge è importante; io ho imparato questo. Io ho studiato teologia, non tanto diritto canonico. E i teologi guardano il diritto canonico con profondo disprezzo.
E’ stato soltanto quando ho ricevuto l’incarico amministrativo, che ho capito l’importanza del diritto canonico.
Perché dove non c’è diritto, c’è sopruso e c’è mafia: onestamente questa è la mia diretta esperienza. Il diritto ci vuole: guai se non ci fosse!
Ma noi non siamo una religione del diritto.
Noi siamo una religione della grazia (e ed è ciò che conta): la grazia che è veramente capace di cambiare i cuori.
Per cui questa sarebbe la mia piccola proposta, che si articola in due cose.
La prima: il digiuno è in giorno di venerdì, per tutto l’anno.
Ovviamente non nell’ottava di Pasqua e non nell’ottava di Natale: ci vuole un po’ di buon senso, ma penso che potrebbe essere una strada da percorrere e vediamo i risultati.
Ora un secondo elemento in questo potrebbe essere quello di diventare più consapevoli del digiuno eucaristico. E allora, chi vuole essere più coraggioso, chi vuole essere, sono scelte anche molto personali, però occorre almeno rispettare ciò che la Chiesa ci dà come il minimo: cioè, un’ora prima della comunione, non prendere i cibi, sapendo che stiamo per ricevere il Signore.
Però, come vi ho detto prima, queste azioni hanno senso, hanno valore soltanto se rientrano in quello che è la globalità della nostra “sequela Christi”, del nostro essere a seguito di Gesù di Nazaret, per cui vanno coniugate con altre cose. Ho parlato del silenzio che ritengo sia fondamentale, ma ci sono altre cose.
Ne nomino una sola: nel mondo ortodosso e del cristianesimo orientale in generale, anche quello cattolico, è molto importante non una grande devozione, ma ciò che si chiama la preghiera di Gesù. E’ questa preghiera che loro recitano e cioè è il modo per corrispondere a quel comando che c’è nell’apostolo Paolo, quando Paolo ci dice di pregare incessantemente.
Nel cristianesimo orientale soprattutto, ma è vissuto da qualcuno anche in Occidente, si vive questo comando con la preghiera di Gesù, che sarebbe della sua forma più completa: “Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di me peccatore”. E lo ripetono centinaia, migliaia di volte, centinaia di migliaia di volte, invocando il nome di Gesù, che è il solo nome in cui si può avere la salvezza. E questo è un altro elemento che si potrebbe abbinare al digiuno (venerdì e prima dell’eucaristia, per esempio).
Ovviamente ognuno di noi deve seguire un buon maestro spirituale, deve avere un occhio attento alla tradizione spirituale della Chiesa.
Soprattutto, per chi è principiante, non bisogna mettere troppa carne sul fuoco: nella vita spirituale occorrono pochi passi, un po’ alla volta, molto lentamente, molto lentamente.
Perché il cuore ha bisogno di tanto tempo prima di cambiare.
Io faccio sempre questa immagine quando sono il confessionale, faccio sempre il confronto con queste grandi navi che solcano gli oceani, queste che portano containers, portano il gasolio, quelle che per cambiare direzione hanno bisogno di chilometri prima che riescano a farlo. Così è per l’uomo. L’uomo ha bisogno di tanto tempo.
E ci sono degli esempi fra i santi: San Paolo, Sant’Ignazio di Loyola, santi che sono stati fulminati dalla Grazia; ma di solito Dio non ci fulmina, Dio preme sull’acceleratore delle grazie attuali e ci chiama. Ecco perché abbiamo bisogno di silenzio: perché se non c’è il silenzio non Lo si sente. Ecco perché dobbiamo bramare il silenzio: perché Dio nel silenzio ci parla.
Oh, come vorrei veramente che le nostre chiese fossero veramente luoghi innanzitutto di silenzio: belli, certamente, ma anche silenziosi. E come mi dispiace che nella vita diciamo del cristianesimo vissuto in comune (io sono un sacerdote diocesano quindi per me sono importanti i seminari, ma anche nelle case dei religiosi) è stato veramente un peccato aver perso la tradizione del grande silenzio, quando dopo la compieta fino al giorno dopo non si parlava se non per stretta necessità.
Quindi questo periodo, ovviamente tutta la notte fino al giorno dopo con la liturgia delle ore, che ora chiamiamo ufficio delle letture, come le lodi prima erano il mattutino e le lodi. Quel periodo era sacro e veniva chiamato il grande silenzio.
Penso che queste sono pratiche che dobbiamo recuperare. Anche in famiglia, ovviamente d’accordo. Mettendo d’accordo anche i figli, ovviamente.
Ma anche in famiglia si può andare a questi momenti di silenzio. Perché nel silenzio, cari fratelli e sorelle, Dio ci parla. È il terreno più fertile che esiste.
Il terreno più fertile. E ora, dopo aver detto queste quattro cose, io sono disponibile se voi avete delle domande, prima ancora di cominciare Adorazione e Compieta.
Forse posso dire una cosa prima, che non ho trattato: il digiuno nella chiesa orientale. Non lo ho trattato perché è altamente complesso. Mentre per noi in occidente si ha il digiuno e l’astenersi dalle carni, in l’oriente è molto più complicato, riguarda l’olio e diversi giorni, hanno le loro tradizioni.
Per chi vuole approfondire trova dei siti magnifici Internet su questo.
[domanda che non si sente] La rivelazione è una cosa complessa. Di solito i cattolici distinguono innanzitutto fra la rivelazione naturale e quella soprannaturale. La rivelazione naturale è essenzialmente il creato. E il creato diventa in qualche modo il palcoscenico su cui Dio agisce.
La prima rivelazione che Dio fa di sé è il creato.
Voi che conoscete la storia della chiesa, sapete cosa arriva ad affermare il Concilio Ecumenico Vaticano I, siamo negli anni 1869 1870, famoso per la definizione dell’infallibilità papale.
Io dico sempre che la Chiesa che accelera il Concilio Vaticano I era la Chiesa alla ricerca di certezze. La Chiesa dei nostri tempi, del Concilio Vaticano II, ma anche dopo, è la Chiesa alla ricerca della rilevanza e non l’ha ancora trovata.
Il Concilio Vaticano I dice che l’uomo può, non deve, conoscere l’esistenza di Dio a partire dal mondo creato, perché il creatore ha lasciato nella creazione la sua impronta.
E quale sarebbe?
Per esempio, il diritto naturale, la regolarità delle leggi delle fisiche, e via discorrendo.
La rivelazione soprannaturale è quella che viene sul palcoscenico della creazione e si divide in diversi momenti: c’è la rivelazione storica, quando Israele attraverso un processo graduale diventa il popolo scelto di Dio e quindi tutto il discorso dalle alleanze precedenti, il discorso di Noè, l’arca di Noè, l’arcobaleno, e via discorrendo.
Tutto questo culmina sul Monte Sinai con il patto che Dio stabilisce con Mosè. È quello il momento culminante della rivelazione storica: Israele diventa popolo scelto di Dio. Questa Israele che conosce Dio non tramite ragionamenti metafisici o cose di questo tipo. No, Israele riconosce Dio tramite ciò che Dio fa della sua storia.
Ecco perché la rivelazione storica, la liberazione dell’Egitto, e via discorrendo.
A seguito di quello, abbiamo ciò che i teologi chiamano la rivelazione profetica perché Israele sì è diventato popolo eletto di Dio, ma disubbidisce di continuo. E quindi Dio deve richiamare Israele a un dovere dell’alleanza, perché l’alleanza non è soltanto Israele che si fa bello davanti agli altri popoli perché è il popolo scelto. Israele deve rispettare ciò che sono le esigenze profonde di questa alleanza, quindi una società più giusta, la tutela della vedova, dell’orfano. Queste sono cose di cui sono pieni i libri profetici dell’Antico Testamento.
Un salto di qualità si ha con ciò che i teologi cattolici chiamano la rivelazione cristica e questa è la rivelazione che avviene nella persona di Gesù.
Allora nell’Antico Testamento c’è la logica: Dio prende un contenuto e lo mette sulle labbra del profeta e il profeta lo deve diffondere tra i destinatari di questa rivelazione. Andate a leggere i racconti vocazionali dei grandi profeti, con Dio che prende il carbone ardente e lo mette in bocca al profeta.
Nel nuovo testamento questo cambia tutto perché Dio contenuto e profeta sono la stessa cosa, si uniscono in Gesù di Nazareth perché lui è figlio di Dio, lui è profezia del Padre eterno, è lui che deve rivelare il Padre.
Quindi in Gesù Cristo rivelazione e rivelatore coincidono: non c’è più differenza, perché questa è la rivelazione definitiva che Dio dà agli uomini e Gesù Cristo, soprattutto con il momento della croce, spacca la storia in due. Tutto quello che lo precede prepara la sua venuta, tutto quello che viene dopo è il tempo della decisione.
I teologi usano questa bellissima espressione in italiano, che io non riesco mai a tradurre, per definire questo momento della storia tra la morte di Gesù in croce e il ritorno glorioso alla fine dei tempi. Lo chiamano il periodo che esiste tra “i già e i non ancora”: fra i già della prima venuta e i non ancora del suo ritorno glorioso e questo è il tempo della decisione in cui siamo chiamati a credere!
Ed è drammatico questo nostro momento della storia: se noi avessimo vissuto con Gesù, noi avremmo avuto la nostra religiosità che sarebbe stata caratterizzata dall’attesa del Messia.
La nostra religiosità, come i cattolici del XXI secolo, non è caratterizzato dall’attesa del Messia. Il Messia è venuto e sappiamo che tornerà alla fine dei tempi.
La nostra religiosità è caratterizzata dal momento della decisione. Siamo chiamati a deciderci o a favore o contro perché una terza via non è data.
Gesù Cristo è la via o l’accetti o non lo accetti, non c’è tanto più da dire su questo perché lui è la rivelazione definitiva del Padre.
L’altro giorno abbiamo festeggiato Sant’Atanasio, questo grande vescovo. Siamo in piena crisi, siamo nel IV secolo grosso modo anche se lui credo sia nato un po’ prima. Atanasio è esiliato per volontà dell’imperatore. Perché tutte le vicende sono legate al presbitero che si chiamava Ario e che negava che il Padre e il figlio fossero uguali. Questa è la vita veramente del IV secolo: una cosa che dobbiamo tutti studiare e meditare.
Ma voi sapete che nel IV secolo la maggior parte dei vescovi erano eretici e che la fede cattolica è sopravvissuta grazie ai laici? ecco queste sono cose che fanno molto la storia.
È una stupenda cura quando pensiamo che i nostri tempi sono questi sono quest’altro e guarda come vanno le cose, aprire qualche libro di storia!
Se uno si accorge che è stato molto peggio prima, può essere di grande conforto in alcuni momenti che la bella logica è che Dio, nella sua grande infinita bontà sorride a noi uomini e comincia subito a scrivere dritto sulle nostre righe storte fin da subito.
Per cui pregare il Padre è pregare il Figlio.
Allora nella liturgia preghiamo Padre, Figlio e Spirito Santo.
Ci possono essere alcuni momenti in cui è più adatto pregare il Padre sorgente di tutto e la preghiera cristiana è soprattutto rivolta al figlio. Questo è il cuore della rivelazione. Perché l’uomo non è in grado e non sarebbe stato in grado di dedurre questo contenuto che Dio è trino.
La mente umana non è in grado di dedurre questo contenuto.
Questo è una cosa che Dio solo poteva rivelare e lo ha rivelato in Gesù Cristo. Ecco perché il nostro credo a questa struttura tripartitica Padre-Figlio e Spirito Santo, perché questo è il contenuto centrale della rivelazione, va sviluppata anche in altri modi.
Per esempio quando pensiamo alla società, quando pensiamo alla famiglia, non è a caso cioè, guardando a Dio, come una comunità di persone nell’unica divina natura, non è a caso che il cristianesimo ha sempre visto nella famiglia e nel vivere sociale il riflesso di questo mistero di Dio.
Siamo andati un po’ troppo lontano forse dal digiuno …

La rivelazione che nulla si può raggiungere se non attraverso il suo contrario: la libertà solo sotto il giogo delle norme, la felicità in grazia della disciplina. Gli esseri separati per eccellenza, i monaci, si flagellano, digiunano, vegliano, sapendo che per tali vie si perviene a una garantita letizia