Humanae Vitae, ovvero la splendida avventura della sessualità secondo Dio

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Volevo rassicurare i demolitori dell’Humanae Vitae. Quelli che su Avvenire dicono che è tempo di riaprire il dibattito e magari la commissione che vuole ricostruire storicamente i passaggi della formazione dell’enciclica di Paolo VI. Tranquilli. Già da tempo i cattolici non solo non si comportano come l’enciclica raccomanda – chi di noi non pecca, su un fronte o sull’altro? il punto non è certo questo – ma proprio non ne avvertono neanche la contraddizione.

I cattolici in camera da letto non solo fanno in buona parte come fa il mondo, ma questo non procura loro alcun problema. Prima e dopo il matrimonio fanno uso massiccio di contraccettivi, ai corsi prematrimoniali non solo circa il 90% – statistica fatta in soldoni, ma di parrocchie ne ho girate tante – ha una vita sessuale piena (e, ripetiamo, non è questo il punto), ma non lo avvertono proprio come una domanda. Non intuiscono la possibilità di una bellezza più grande, di una ricchezza che stanno dilapidando. E la questione non viene neppure sfiorata dalla maggior parte dei sacerdoti. “Mi si svuoterebbe il corso per fidanzati” mi ha detto più di un prete.

Io, guarda un po’, penso che sarebbe il contrario. I ragazzi hanno una fame disperata di grandezza e bellezza, e di qualcuno che abbia il coraggio di proporgliela. Poi magari non riuscirebbero a mantenersi fedeli alla proposta, ma ne annuserebbero la grandezza, si innamorerebbero di un modo di vivere la sessualità che non è neanche lontanamente paragonabile a quella che conosce il mondo, è un modo che tiene in massima considerazione la dignità, la grandezza dell’uomo, della donna, del bambino.

E’ uscito in questi giorni per la Ares un libro che è balzato in cima alla pila di quelli che leggerò appena finirò di scrivere il mio: Il compendio della teologia del corpo di Giovanni Paolo II. Le sue parole introducono a un mondo di una bellezza esorbitante, che i nostri pastori hanno il dovere di continuare a proporre, insegnare, esplorare. San Tommaso dice che prima del peccato originale nell’Eden il piacere sessuale doveva essere qualcosa di indescrivibile, alla massima potenza. Vivere la sessualità nel piano di Dio è un’avventura di cui i ragazzi sono stati privati, per colpa di pastori che temevano di essere impopolari. E invece, si sa, catholics do it better!

Dunque, qual è esattamente il senso di “aprire” sui temi dell’Humanae Vitae? Non credo che il punto sia sulla verità della proposta cristiana. E’ allora una preoccupazione pastorale? La rigidità della Chiesa avrebbe allontanato qualcuno? Non mi pare. Le porte sono già apertissime, i muri sono sfondati, e non è che questo abbia causato un affollamento nelle chiese, se l’obiettivo è quello.

Non è inseguire il mondo che ci renderà attraenti, ma rendere ragione della bellezza che qualcuno di noi – felici pochi – ha potuto intuire, sperimentare, vivere, perché ha avuto qualche pastore coraggioso che gliel’ha annunciata, e questo ha portato a una pienezza e abbondanza di vita che il mondo mendica e cerca disperatamente.

55 commenti to “Humanae Vitae, ovvero la splendida avventura della sessualità secondo Dio”

  1. Il senso? Come diceva pochi giorni fa Ettore Gotti Tedeschi: assoggettare la Chiesa alla “nuova chiesa” dell’ONU, in tutto e per tutto. Di qua dal Tevere provvedono sul piano politico; di là dal Tevere su quello religioso (ormai si fa per dire). Infatti si incontrano spesso, per concordare la linea nei momenti di difficoltà.

    La cosa triste è che da più di due anni ci sono Cassandre che avevano già avvertito quale sarebbe stato il copione del film; che infatti si è svolto e si svolge proprio come da copione. In questi due anni la maggioranza dei cattolici se ne è stata inebetita, e ancora persevera, come se non vedesse quello che succede. Per non parlare di quelli che ne sono felici, perché in questa melma ci sguazzano.

    Comunque, noi che rimaniamo a combattere per la Verità siamo “il cancro della Chiesa”:

    Robert Walter McElroy, a capo della diocesi dal 3 marzo 2015. Una delle scelte del Pontefice per introdurre elementi di rottura nella maggioranza dei vescovi Usa. Secondo Mc Elroy “la castità non è la virtù centrale nella vita morale cristiana”; quindi anche la sodomia, perché no, è praticabile se “la nostra chiamata centrale è amare Dio nostro Signore con tutto il cuore e il vvino [refuso] come noi stessi”. Mc Elroy critica la presunta campagna contro padre Martin “nata dall’omofobia, dalla distorsione della teologia morale fondamentale e da un velato attacco a papa Francesco e la sua campagna di non giudizialismo nella Chiesa”. E questo atteggiamento “è un cancro che penetra nella vita istituzionale della Chiesa”. Un cancro ricordare, e tenere conto, del catechismo? Sarà proprio così? Dio aiuti San Diego…

  2. Brava Costanza.

    Il senso? Sempre quello… Abbassare l’asticella!
    Non ha più senso oggi (pare) l’invito – che è un imperativo – alla Santità, “siate santi perché io sono santo” dice il Signore.
    Come se la santità non fosse cammino esigente, totalizzante, che abbraccia TUTTI gli aspetti della vita umana (Humanae Vitae non a caso) e che dona grandi gioie e pienezza di vita assieme a tanto combattimento…

    Già, pare non abbia più senso, e allora presa coscienza dell’umano limite (sai che novità!), torniamo a piegarci su noi stessi, ad accettare il nostro limite che è molto spesso il nostro peccato.
    Anzi, per non continuare a “flagellarci” con ‘sta menata del peccato, passiamo a dire che le cose sono da riconsiderare, che c’è una via di mezzo tra peccato e grazia, che esiste un compromesso, anzi che peccato é bello (e buono!).

    Che nella sessualità (meglio sarebbe dire solo nel sesso) tutto é lecito, anzi che é solo “affar mio”.
    E infatti il risultato è sotto gli occhi di tutti… Da ogni genere di promiscuità, all’aborto e il corpo dell’Uomo – tempio dello Spirito Santo – trasformato nel peggiore dei postriboli, spelonca abitata da ogni genere di demone!

    Ma bisogna avere occhi per vedere e che qualcuno ci apre gli occhi, faccia cadere la cecità che ci affligge.
    Qualcuno ancora lo fa, troppi pare oggi preferiscono quelle tenebre che sono cecità o quanto meno fumi acri e densi che nascondono la vera luce.

    Guai a loro!

  3. Condivido in pieno!!! Se qualcuno mi avesse proposto questo splendido cammino prematrimoniale…che rimane in eterno,

    perché viene da Dio!!!

  4. Finalmente. L’avvenire, il giornale dei vescovi, comprende che per combattere la poverta’ bisogna fare in modo che i poveri non si moltiplichino. Finalmente si diventa cattolici adulti e si abbraccia la modernita’.

  5. Noi catechisti, ai corsi prematrimoniali, al primo incontro, proponiamo ai fidanzati l’astinenza dai rapporti fino al matrimonio, spiegando le ragioni, e suscitando la curiosità per la riscoperta della sessualità. Non vorrei sembrare troppo ottimista, ma credo che qualche coppia abbia seguito il nostro consiglio.

  6. Sono molto rattristata da ciò. Adesso che si conosce anche il danno che la contraccezione ormonale (ma anche meccanica) fa alla salute e la sua abortività, cosa che al tempo dell’Humanae Vitae neanche era conosciuto, proprio adesso si vuole riesaminare la materia. Aggiungo anche che di solito il peccato danneggia tutta la persona come infatti fanno gli anticoncezionali.
    Io sono insegnante del Metodo dell’Ovulazione Billings e devo dire che gli incontri che faccio nei percorsi matrimoniali sono sempre molto apprezzati (lo dicono anche i questionari di valutazione finale) ed a volte è stato chiesto un supplemento che non è stato mai concesso. Introduco anche discorsi di bioetica su cui si appassionano perché, alla fine, ognuno si fa delle domande e cerca la verità, basta avere il coraggio di trattare certi argomenti ed avere la dovuta preparazione. Ho incontrato più di tremila coppie ed un piccolo seme è stato gettato. Purtroppo, quando la pastorale familiare diocesana ha allungato le mani su tutti i percorsi mi ha estromesso senza neanche consultarmi. Non ho chiesto un confronto perché so che sarebbe stato inutile. Ho notizie che qualche difficoltà la stanno incontrando perché ormai hanno a che fare con adulti fatti e finiti … Solo un sacerdote eroico mi ha mantenuto nei suoi incontri. Raramente mi hanno fatto parlare con i giovani e quasi sempre in generale mentre, intanto, raccolgono informazioni sbagliate altrove. Per concludere, la maggior parte delle mie utenti proviene dai cammini tipo il Rinnovamento o anche i Catecumenali (sorpresa!) perché ritengo che le catechesi siano ben fatte. Resistiamo. Elena Andreotti.

  7. Il ragionamento di Costanza e’ pienamente condivisibile ma, ahime’, lo e’ altrettanto la infelice quanto schietta considerazione di quel curato di conoscenza della signora Miriano. E’ di ieri il “post” di Sinek che riferendosi alle generazioni piu’ “verdi”, evidenziava la dipendenza di queste da smartphone anche se, forse perche’ non sua di pertinenza o non interessato, non ha posto l’accento, precipuo, sull’aspetto maggiormente negativo e dequalificante dello smartphone: l’accesso, e qui si senza alcun filtro, al mondo della pornografia, sconfinato ed a portata di “click”. Molti sacerdoti di mia conoscenza sono affranti e sconsolati nel constatare che le nuove generazioni “consumano” questi prodotti disponibili in rete gratuitamente e ne mutuano i costumi. Ormai, tra i giovanissimi, si parla di “amicizia erotica”: se ci si piace fisicamente lo si fa’ con questo o con quello e viceversa, come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo. Non che in passato mancassero le sirene dell’erotismo piu’ sfrenato, ma oggi, con questa tecnologia senza limiti si e’ passato proprio il segno. E di molto.

    • @Roby hai ragione, ma anche l’approccio alla sessualità dipende da come la si interpreta e vive e per i giovani da cosa abbiamo insegnato loro…

      Certo il problema grosso è che le tentazioni oggi sono molto, molto a portata di mano, quindi per chi vuole mantenersi casto (catità che è anche degli occhi e del pensiero) il combattimento è molto più duro – ma che dire di tempi e luoghi doeve essere fedeli alla propria Fede significava rischiare la vita? – e per chi è disarmato, gli inganni e danni sono all’ordine del giorno.

      Per il resto, per non citarmi con un copia incolla, aggiungevo dell’altro qui:
      https://costanzamiriano.com/2017/09/20/emergenza-millenials/#comment-130643

  8. Dal 68 l’humanae vitae non è mai decollata: all’inizio è stata avvertita come un’imposizione pesante e dura e poi è stata di fatto superata nelle singole direzioni spirituali, dove i sacerdoti, di fronte a coppie vere, magari con figli, con le difficoltà della routine quotidiana e le frizioni tra i coniugi, hanno sentito fosse assai meno dannoso permettere i contraccettivi che rischiare di lacerare un rapporto. I metodi naturali sono una proposta molto alta, che non si può imporre come unica possibilità a tutte le copie, in ogni momento della loro storia. Che un cappuccio di plastica mandi all’inferno è un farisaico fardello che i preti hanno caricato sulle spalle dei fedeli, senza muoverlo nemmeno con un dito.

    • Dal 68 l’humanae vitae non è mai decollata … è un farisaico fardello che i preti hanno caricato sulle spalle dei fedeli, senza muoverlo nemmeno con un dito.

      Che “non sia decollata” e che quindi non sia valida è un pensiero che può avere solo chi crede che il Magistero sia questione di democrazia. Basta questo per finire all’inferno (peccato di superbia, il peggiore di tutti). Ma è interessante sviluppare la questione del “farisaico fardello”. Un gustoso aneddoto relativo all’epoca della ribellione di teologi e pretazzi racconta che uno di questi, durante una conferenza, sostenne la tesi del fardello troppo pesante da imporre alle coppie, che non “è possibile credere” che possano applicare questo precetto. Si alzò una signora, sposata da lungo tempo, e gli rispose grossomodo: “Se lei non crede che io e mio marito applichiamo da sempre questo precetto, mi spiega perché io dovrei credere che lei applichi quello della castità per tutta la vita?”.

      Un prelato che non si preoccupa di insegnare ai suoi fedeli l’importanza della castità è un pervertito, è sozzo dentro. Minimo mentalmente, spesso più che mentalmente, e molto probabilmente vuol giustificare indirettamente sé stesso.

    • Guardi che i metodi naturali, anche se una coppia crede in coscienza di non poter accogliere un altro figlio, funzionano benissimo! Io sinceramente conosco molte, ma molte ma molte più coppie che fanno fatica a concepire, che non coppie assediate dai figli che arrivano uno dopo l’altro. Che un cappuccio di plastica poi salvi un rapporto, ho moltissimi dubbi.

      • cmq,stiamo procedendo velocemente. a proposito di plastica:

        “vogliono eliminare anche le mamme. i figli nasceranno da buste di plastica” ” in un ospedale di Philadelphia primo esperimento su otto agnellini,fatti crescere in uteri artificiali riempiti di un fluido simile al liquido amniotico. il chirurgo.” fra tre anni faremo la prova con bambini prematuri”.

        adesso immaginate il prossimo passaggio. altro che “humanae vitae”

        “Il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato.

        ….Nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo, dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre.[5]”

        ( dal motu proprio SUMMA FAMILIAE CURA
        http://w2.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20170908_summa-familiae-cura.html )

      • Mi permetto di inserire nella discussione l’esperienza personale mia e di mia moglie. Dopo poco più di un anno di matrimonio e quando la nostra piccola bimba aveva appena sei mesi a mia moglie fu diagnosticato un tumore al seno maligno molto aggressivo. Iniziò così un periodo molto duro con intervento e successive terapie. Al termine delle chemio i medici con noi furono chiari: nessuna gravidanza era possibile per i rischi altissimi che avrebbe comportato per mia moglie ed un eventuale bimbo. Cosa fare? La proposta era la pillola anticoncezionale (che ha tutta una serie di controindicazioni sulla questione tumori al punto che nel colloquio appena successivo alla diagnosi infausta a mia moglie chiesero tra le tante cose se faceva uso di pillola abitualmente). Ci rifiutammo di farcela prescrivere e come coppia pur sapendo che era tutto per un bene maggiore iniziò un periodo molto duro. Dopo alcuni mesi grazie all’incontro con una insegnante del metodo Billings iniziammo a conoscere i metodi naturali e ad oggi (siamo quasi allo scadere dei quattro anni) usando quei metodi non ci sono state gravidanze (che speriamo però presto possano esserci 🙂). Conosco invece amici che hanno fatto del non poter concepire una malattia è che ricorsi alla fecondazione artificiale sono entrati in un tunnel di speranze disattese, ferite profonde legate ad aborti, imprevisti e cure ormonali pesanti e con anche l’aggravante di salassi economici non da poco (i metodi naturali sono gratis e biologici al 100% in un mondo come il nostro dove il “bio” spopola). Io so solo che i metodi naturali a noi hanno ridato speranza e slancio come coppia per cui ogni volta che ne sento parlare in modo inesatto o peggio ancora pregiudiziale mi sento chiamato in causa ad intervenire. Grazie.

      • Da profano quale sono, vorrei porre una domanda alla padrona di “casa” :

        Prima di questa enciclica datata 1968, qual’era la posizione della chiesa riguardo alla regolazione dei rapporti intimi e delle nascite ? non mi pare ci siano documenti antecedenti, o no ?

    • @Doretta Maria, e che un “cappuccio di plastica” salvi un matrimonio in crisi o a rischio di lacerazione è un’emerita stronzata oltre che un’eresia, qualunque “direttore spirituale” (??) abbia espresso tale idea rivolta alle “difficoltà della routine quotidiana e le frizioni tra i coniugi”, che sono più o meno le stesse per ogni matrimonio.

      O pensa ci siano quelli del “mulino bianco”?

  9. Questo è un grave problema. Purtroppo ho (abbiamo) capito l’importanza di certe cose solo troppo tardi, e con il marito abbiamo cambiato rotta (meglio tardi che mai!).
    Il corso prematrimoniale in parrocchia a suo tempo l’abbiamo fatto, e nessuno ha mai accennato all’argomento (e nessuno ci ha ricordato che il matrimonio è un sacramento e cosa comporta). Eravamo 24 coppie, solo in due non convivevamo…..
    Ho la sensazione di aver perso molto. Ma ovviamente non posso cambiare il passato.

    Quanto alla pillola, però, vorrei ricordare che talora viene prescritta perché serve a gestire diverse problematiche (anche se nelle indicazioni del bugiardino è presentata solo come anticoncezionale!)

  10. Dunque, qual è esattamente il senso di “aprire” sui temi dell’Humanae Vitae? Non credo che il punto sia sulla verità della proposta cristiana. E’ allora una preoccupazione pastorale? La rigidità della Chiesa avrebbe allontanato qualcuno? Non mi pare. Le porte sono già apertissime, i muri sono sfondati, e non è che questo abbia causato un affollamento nelle chiese, se l’obiettivo è quello.

    Non è inseguire il mondo che ci renderà attraenti….

    e adesso ,con il nuovo motu proprio,( come ho postato su “l’intima compassione..”) vi sarà pure l’imprimatur.per piacere al mondo.

    http://lanuovabq.it/it/famiglia-attacco-alleredita-di-giovanni-paolo-ii

  11. In una discussione sul nuovo approccio divorzista dell’argentino, una signora mi ha parlato di un giovane che dopo essersi sposato è stato “costretto” a divorziare perché ha scoperto che la moglie non vuole figli. Ciioè, non ha scoperto che non le piace fare una nuotata in mare quando il tempo è nuvoloso, ma che non vuole figli! Se non si accorgono di questo nei corsi prematrimoniali, allora di che cavolo parlano? Di calcio? Chiesa allo sbando

  12. Ciao a tutti, scrivo la mia testimonianza, magari a qualcuno può servire come fonte di speranza e incentivo a provare: sono credente in Dio, italiana, trentenne, sposata felicissimamente da tre anni con un marito meraviglioso. Cinque mesi prima del matrimonio ho cominciato ad usare un piccolo strumento che misura la mia temperatura corporea ogni mattina, e la compara con i miei dati personali (età, statura, peso, precedenti cicli mestruali, lunghezza del mio ciclo…). Comparando tutti questi dati, e memorizzando la mia “routine” corporea, stabilisce con precisione i miei giorni fertili e quelli no.
    Dopo un anno di matrimionio, abbiamo deciso di provare ad avere un bimbo. Al primo tentativo sono rimasta incinta, e oggi abbiamo un tesoro di bimbo. Dopodiché, siamo tornati alla nostra routine. Nessuna gravidanza inaspettata.

    Io e mio marito non usiamo e non abbiamo mai usato alcun tipo di contraccettivo. Non abbiamo avuto rapporti prima del matrimonio, facendo lì per lì molta fatica. Dopo la prima volta, abbiamo scoperto il senso grande e bello della scelta che abbiamo fatto. Mai potremmo pensare, oggi, che il nostro gesto di abbandono l’uno nell’altro possa essere vissuto con verità e libertà anche fuori dall’unione di due sposi. è chiaro che questo senso, lì per lì (da fidanzati), possa essere duro da capire. Tocca fidarsi di Dio, e l’uno dell’altro. Ed essere uniti anche, e soprattutto, da una scelta faticosa fatta insieme, ogni giorno. Un piccolo sforzo che fortifica enormemente l’unione. Mi viene in mente “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto” (ci siamo dimostrati involontariamente che un impegno come quello della castità prematrimoniale potevamo sostenerlo insieme, chiedendo aiuto a Dio: e riuscire a mantenere un impegno faticoso insieme, prima di impegnarsi definitivamente nel matrimonio, è una buona cartina al tornasole per “testare” l’attitudine e la buona volontà ad un impegno grande e meraviglioso come quello di una vita insieme).
    E non è che la cosa si esaurisca una volta infilato l’anello nuziale: io e mio marito, con il piccolo strumento che utilizziamo, siamo semplicemente a conoscenza dei giorni probabilmente fertili e dei giorni probabilmente non fertili: poi siamo comunque noi a decidere, nessuno ci lega! Se io o mio marito avessimo detto, durante il fidanzamento: “no, è troppo faticoso, non ce la posso fare, tanto ci amiamo, non cambia nulla se facciamo l’amore prima o dopo il matrimonio”, forse non avremmo avuto la forza e la pazienza di restare casti anche all’interno del matrimonio, in quei giorni in cui è probabile che, facendo l’amore, rimarrei incinta.
    è una presa di responsabilità, di cura, l’uno per l’altro e tutti e due verso la creatura che potrebbe essere concepita, il fermarsi e dire: aspettiamo qualche giorno. Faticosa ma fruttuosa.

    Non volevo essere lunga, sono felice e credo fermamente che la castità prematrimoniale porti frutti di carità, tenerezza, rispetto, fiducia e forza tra gli sposi. Credo molto anche nei metodi “naturali” (nonostante non usi il metodo Billings, che comunque apprezzo, solo che non ho avuto occasione di studiarlo), perché so (per averlo imparato durante un luminoso corso prematrimoniale), che gli altri metodi sono lesivi o impeditivi della vita. è tutto bello, così come lo viviamo noi. Tutto pensato e organizzato perché il fidanzamento sia una scoperta meravigliosa, il matrimonio una conferma meravigliosa e la maternità/paternità un dono meraviglioso.

    Giulia

  13. Anche io mi occupo di corsi prematrimoniali e lo scorso anno abbiamo avuto il nostro primo (triste) record: in un corso, TUTTE le coppie di fidanzati erano conviventi. Ma non è di questo che voglio parlare, bensì di un altro particolare, che negli anni ha attirato la mia attenzione.
    Nelle discussioni e nei momenti più cuore-a-cuore, soprattutto con le fidanzate, sempre di più emerge che queste coppie conviventi hanno una vita sessuale già esigua, alla frutta, consumata. Quando noi proponiamo la castità fino al Matrimonio, spesso sorgono sorrisetti e ironie come a dire (e in effetti una volta mi è stato detto): “guardi, non è che cambi molto rispetto ad ora”, “ah, non è proprio questo il nostro problema, semmai il contrario”.
    Oppure un’altra volta, mentre l’insegnante dei metodi naturali diceva che, se una donna conosce bene il suo corpo, i giorni di astinenza non sono più di 5, un fidanzato ha esclamato “ma magari!” e tutti a annuire, come se si toccasse un nervo scoperto. Oppure un’altra volta ancora in cui avevamo invitato a parlare una coppia di giovani sposi che avevano vissuto un fidanzamento casto e quando la sposina (un peperino!) nel corso della discussione aveva detto, a mo’ di battuta “speriamo che vi asterrete almeno stasera”, la reazione era stata quasi di sconcerto e una fidanzata le aveva risposto “ma davvero voi credete che noi si faccia l’amore così spesso?????”. E tutti ad annuire e scuotere la testa.

    Seguendo questo filone ho poi approfondito la questione durante vari cicli di corsi e il ritratto della sessualità tra conviventi che ne emerge è abbastanza desolante. Tutti concordano di avere avuto dei “primi tempi”, solitamente i primi 6-8 mesi di rapporti frequentissimi, appassionati e focosi. Esaurito quel periodo, anche una volta iniziata la convivenza, l’interesse è andato spegnendosi e così nella maggior parte dei casi hanno un rapporto ogni ogni 10-15 giorni, a volte anche meno. E spesso la sessualità è già sentita come un obbligo o un qualcosa che si “debba fare” per mantenere la coppia unita. E tutti, senza eccezioni, rimpiangono quei “primi giorni” e tutte le emozioni connesse, tanto che in molti casi mi sono sentita dire: “certo, amo il mio fidanzato/a e sono felice di sposarlo/a. Solo che a volte penso che non avrò più dei “primi giorni” con qualcuno, sa quelle settimane di amore folle, farfalle nello stomaco, passione ecc e mi sento vecchia e mi prendono i dubbi”.

    Mi scuso se ho parlato in modo esplicito di argomenti che pertengono alla sfera privata, ma che la sessualità dei fidanzati conviventi sia già in crisi prima ancora del matrimonio, perché già consumata, sfruttata, diventata abitudine e gesto meccanico è una cosa che andrebbe studiata e sviluppata da chi si occupa di queste cose.

    • “…perché già consumata, sfruttata, diventata abitudine e gesto meccanico”

      Non c’è da meravigliarsi quando la sessualità è quasi fine a se stessa… o legata all’ondivago andamento dei sentimenti (farfalline nello stomaco o travolgenti passioni)
      Diventa solo un gesto ripetittivo se non addirittura una fatica.
      Oppure si cambia l’oggetto delle nostre performance o si inventano altre stramberie, pensando la cosa così si risolva.

      Ma la sessualità nel Matrimonio fa parte del tutto. E’ una parte del “tutto”, dove il tutto è un Amore più grande, più coinvolgente, oblativo e non dimentichiamo, irrorato dalla Grazia del Sacramento, innestato in Cristo.
      E’ una continua riscoperta dell’altro.

      Una sessualità che conosce il pudore, il rispetto, la continenza, la castità.

      A monte poi ci sarebbe da ripensare al concetto di amore che rimanda solo all’innamoramento dei “primi tempi” (o primi giorni addirittura), romantica ed infantile idea di un innamoramento (e/o passione) che dura uguale a se stesso per tutta una vita.

      L’amore di una coppia è un’evoluzione come lo è lo stesso rapporto tra marito e moglie, che insieme maturano, crescono e anche invecchiano affrontando anche sfide e mopmenti diversi e tal volta del tutto imprevisti.

      Faccio un banale esempio: chi non ricorda l’emozione irripetibile della prima volta che si riesce a pedalare da soli in bicletta dopo che tuo padre (o chi per lui), molla il sellino e tu in un improbabile e inaspettato equilibrio, procedi da solo sino alla forse prima caduta per npon sapere neppure con che tecnica fermarsi?

      Bene, divenuti abili ciclisti, è forse la sensazione che si prova ogni vota che si inforca il velocipede?
      Non credo… ma se lo si fa per il piacere di farlo (a volta anche per necessità ovviamente), forse viene meno il gusto di pedalare? La sensazione di moto e di libertà.
      E se lo si fa con impegno si può imparare a farlo anche sempre meglio, magari viaggiando “senza mani” e si può anche diventare esperti meccanici, almeno riparare un foratura 😉
      Insomma non è una cosa della serie “hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!”. E lo dice uno che non è un “ciclista”…

      Concludo dicendo che si può arrivare a capire che la sessualità non è neppure indispensabile o fondamentale come il mondo ce lo racconta, per la crescita e il perdurare dell’amore, ma se c’è, ed è vissuta come si deve è una gran cosa!

    • “Anche io mi occupo di corsi prematrimoniali e lo scorso anno abbiamo avuto il nostro primo (triste) record: in un corso, TUTTE le coppie di fidanzati erano conviventi.”

      Ormai è la regola.
      Un mio caro amico si occupa della stessa cosa nella sua parrocchia.
      Quest’anno, su 11 coppie, 11 convivenze; metà già con figli.
      La chiesa viene scelta, sovente, solo perché è lochescion migliore del municipio.

      Ciao.
      Luigi

      • E diciamoci anche che molte di queste vengono da famiglie credenti e praticanti… Speriamo per queste non sia solo questione di “location” 😐

      • Certo, naturalmente. Dimenticavo quelle che hanno già figli. Spesso peraltro sono figli già grandicelli: “abbiamo aspettato che fosse grande abbastanza per farci da paggetto/damigella e portare le fedi”. In altri casi sono più piccolini e spesso si celebrano nella stessa cerimonia Battesimo e Matrimonio. Non voglio iniziare qui una tirata moralistica, quindi mi limiterò a considerazioni pratiche. Avere all’interno del corso prematrimoniale coppie con figli crea uno squilibrio pazzesco e diventa praticamente impossibile parlare a tutti allo stesso modo. E così si finisce per dire niente a tutti.

        Vi faccio un esempio: solitamente su una dozzina di 10 coppie abbiamo

        5-6 conviventi senza figli
        1-2 conviventi con figli piccoli (sotto i 12 mesi)
        1-2 conviventi con figli grandi (4 anni in su)
        1-2 tecnicamente non conviventi, spesso per motivi di lavoro/distanza/praticità, ma che vivono una sessualità piena e che comunque trascorrono lunghi periodi sotto lo stesso tetto (weekend). Si sposano quando decidono di traslocare in una casa più grande, vivere definitivamente insieme e quindi hanno bisogno dei soldi e dei regali della lista nozze.

        Al netto di qualsiasi altra considerazione: come si fa a parlare contemporaneamente a coppie che hanno dinamiche e problematiche da famiglia (mi riferisco a quelle che hanno già figli), parlar loro del conoscersi, delle difficoltà del cammino ecc ecc …quando questi già camminano insieme da una vita e hanno pure dei bambini! Sinceramente io in molti casi li inserirei nei gruppi di sposi o nei gruppi delle famiglie, più che far loro fare un corso francamente insensato. Forse potrebbero trovarsi a miglior agio e continuare il cammino. E invece molti sacerdoti dicono: è già tanto che abbiano deciso di sposarsi in chiesa, andiamo loro incontro, su, facciamo loro ‘ste lezioncine e speriamo che dopo il matrimonio continuino a venire a Messa e mandino i loro figli al Catechismo. Speranza sempre disattesa.

        Se poi non hanno figli, spesso però convivono ugualmente da 8-9-10 anni, quindi anche qui bisognerebbe proporre loro un percorso diverso, altrimenti non ha senso. Al mio ultimo corso c’era una di queste coppie-standard: ultratrentenni, fidanzati da 9 anni, convivono da 8. Entrambi laureati, professionisti in carriera, benestanti, belli come il sole, limati e luccicanti da palestra e altro. Hanno deciso di festeggiare i loro 10 anni insieme sposandosi. Hanno ancora i nonni, che vorrebbero tanto vederli sposati in chiesa e loro graziosamente vogliono accontentarli. Vengono al corso, siedono in silenzio, ascoltano educatamente, difficilmente si mescolano, parlano quando vengono interpellati, dicendo sempre cose pacate e politicamente corrette, mai si scompongono. In breve, una educatissima indifferenza. Si capisce che faranno un matrimonio raffinatissimo, lei sirena in Armani color champagne, lui in un abito tagliato su misura. Quando si parla di figli loro annuiscono e dicono si si, ma è chiaro che ne avranno uno, quando decideranno loro, che sia perfetto e da mandare nelle scuole private. Magari tra un’altra decina d’anni educatamente e raffinatamente divorzieranno e cercheranno un altro compagno col quale sposarsi ancora in una discreta cerimonia civile sempre in Armani color panna. offrire a questi il corso prematrimoniale standard è come tirare una secchiata d’acqua a uno scoglio: non lo scomponi.

        Poi ci sono i conviventi decennali che invece già si odiano e sperano che il matrimonio dia nuova spinta. Poi ci sono quelli che nel corso di dieci anni si sono già traditi, più di una volta e che giungono al famoso “o ci lasciamo o ci sposiamo”. In breve: noi li chiamiamo “fidanzati”, ma in realtà sono persone che vivono sotto lo stesso tetto da ANNI e ANNI e a cui davvero andrebbe proposta la pastorale delle famiglie, più che quella dei fidanzati! E se, nel mucchio, ogni tanto arriva qualche coppia che è insieme da un anno o poco più (POCHISSIMO secondo la mentalità corrente) spesso e volentieri rimane spaesata dal confronto con le esperienze di vita (e spesso di miseria) che le altre hanno già accumulato.

        • Bene (sarebbe male…), vista la situazione pratica e concreta, la casistica varia ed eterogenea, certi sacerdoti, invece di fare loro ” ‘ste lezioncine e speriamo che…”, dovrebbero semplicemente annunciare loro Gesù Cristo morto e risorto, per i nostri peccati e per la nostra reale felicità, senza sconti e senza ma!

          Di come la sua resurrazione abbia a che fare con tutte le nostre morti e le nostre miserie, che è per tutti… per tutti coloro che accolgono l’annuncio.

          Poi ognuno sa di sé in mezzo a tutta quella casisitica, perché al di là che siano coppie variamente assortite, l’Annuncio e un fatto, un avvenimento che ti tocca e chiama personalmente. Poi sarà quel che dovrà essere e ognuno risponderà come crede.

          Il problema e che sono pochi sembra i preti che hanno ancora questo Annuncio vibrante dentro di sé (perché se non ce l’hai non risuona, cade a terra sui tuoi piedi appena uscito dalla tua bocca).
          Si deve partire da lì per affrontare qualunque discorso che riguardi la verità e ogni realtà dell’Uomo.

          Bisogna avere coscienza che si sta parlando ad atei, che non si può parlare di riti o regole e Fede se non c’è nessuna base di partenza…
          Se poi il tutto si riduce a psicologia da 4 soldi o da rotocalchi, allora meglio andare tutti a casa.
          (e fate i buoni se potete).

          La morale è sempre quella: o si propone un percorso impegnativo, faticoso (che certo non saranno quei quattro incontri), per raggiungere una vetta che darà le vertigini, oppure abbbassiamo la famosa asticella e siccome siamo paralitici nei nostri lettucci, continuiamo a vivere rasoterra.

  14. ho ancora un esempio. Non molto tempo fa sono stata in un negozio di biancheria.
    Entra una ragazza, accompagnata dalla mamma e chiede di vedere dell’intimo “da sposa”. La commessa sciorina una serie di bizzarri indumenti, dalle forme stranissime e inizia a chiedere “beh dipende cosa ti serve: hai un vestito con la schiena nuda? Allora ti serve questo reggiseno trasparente dietro. Oppure è molto scollato davanti? allora ti serve questo altro modello. Schiena nuda e molto scollato? allora questo altro è il più adatto. Per quanto riguarda le mutande, hai una gonna aderentissima? allora ti serve questo miniperizoma. Oppure uno spacco molto profondo? allora ti serve questo, per un effetto “farfallina di Belen”.
    La ragazza, a disagio, arrossisce e dice “no, ma io intendevo biancheria per la prima notte…”. La commessa tentenna, non sembra capire, inizia a frugare nei cassettini e dice “mhhh, non saprei, cioè l’azienda per biancheria da sposa intende quella da mettere sotto il vestito, quindi adatta a scollature profonde, schiena nuda ecc ecc. Tu vuoi proprio della biancheria, quindi. Beh puoi prendere quella normale, scegli pure. Oppure abbiamo la linea ispirata a 50 sfumature di grigio, che ne dici?”

    Accanto a me c’era una signora anziana che comprava dei calzini al marito. Si gira e dice “una volta le case di moda producevano biancheria apposta, preziosa e splendida, per la prima notte, perché era una cosa importante. Una biancheria che un solo uomo avrebbe visto. Spesso ce lo cucivamo noi, il corredo. Ora invece l’importante è esporre tutto, a tutti, schiena, petto, sedere, l’importante è che gli altri ti guardino. Quando poi marito e moglie rimangono soli, beh, dato che non c’è pubblico, non conta, non è importante, possono anche avere biancheria da ospedale.”

  15. Articolo bellissimo per le sue profonde riflessioni. Lo condivido in pieno. E come molti di voi provo sconcerto a sentire Avvenire e soci. Ed il mio sgomento sale perché non riesco proprio più a pensare che tutto quello che sta accadendo succeda all’insaputa di chi sta sul soglio petrino. A questo punto non può essere solo frutto del “cerchio magico” e dei cattivi consiglieri (che certo hanno la loro parte). Forse più di tutto questo mi angoscia. E vi prego di non leggerlo come un post polemico perché non vuole esserlo. Vuole semplicemente essere la condivisione di uno sconcerto che di giorno in giorno si fa sempre più acuto e che fatico a tenere dentro al punto che rischia di avvelenarmi l’anima.

  16. Niente di nuovo sotto il sole, prosegue indefesso e caparbio ad opera dei vertici gerarchici della Chiesa l’attentato all’ortodossia cattolica, e precisamente il tentativo di imporre alla Chiesa l’agenda eterodossa del cardinal Martini, o della mafia di San Gallo che dir si voglia.

    Martini voleva:

    1) modificare “la disciplina del matrimonio e la prassi penitenziale”: ed ecco che, sulla base di interpretazioni di Amoris laetitia avallate dal Papa stesso, in molte diocesi gli adulteri sono autorizzati da sventurati sacerdoti a ricevere l’Eucaristia anche senza il fermo proposito espresso nel sacramento della penitenza di interrompere la convivenza more uxorio che vanno intrattenendo (cioè senza dimettere la loro condizione adulterina); il che è esplicitamente proibito dal n. 1650 del Catechismo della Chiesa Cattolica (leggere per credere)

    2) correggere “la visione cattolica della sessualità”; si veda punto 1, e si ricordi che Martini auspicava che Humanae vitae “fosse ritirata”, o quantomeno rivoluzionata in senso “aperturista”:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/209045.html

    Martini sull’omosessualità:

    ” Però non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. Se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia? Io penso che la coppia omosessuale, in quanto tale, non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio e d’altra parte non credo che la coppia eterosessuale e il matrimonio debbano essere difesi o puntellati con mezzi straordinari perché si basano su valori talmente forti che non mi pare si renda necessario un intervento a tutela. Anche per questo, se lo Stato concede qualche beneficio agli omosessuali, non me la prenderei troppo. La Chiesa cattolica, dal canto suo, promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità, e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni”

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2012/03/23/news/il-cardinale-martini-io-e-i-gay-1.41690

    Ed ecco da dove nasce il sostegno della CEI alla legge Cirinnà, ed ecco il dilagare dell’omoeresia…

    3) ancora, Martini aveva a cuore “i rapporti con le Chiese sorelle dell’ortodossia e più in generale il bisogno di ravvivare la speranza ecumenica” (ed ecco servito l’ecumenismo irenistico aberrante di Lund, le odi a Lutero “testimone dello Spirito”), e “il rapporto tra democrazia e valori e tra leggi civili e legge morale” (ed ecco la resa della Chiesa al politicamente corretto cui stiamo assistendo in ogni dove).

    Insomma, l’agenda Martini sotto questo pontificato procede spedita. L’unico problemino è che non è un’agenda ortodossa…

    Comunque tutto ciò sta per finire: il Cuore Immacolato di Maria trionferà, manifestando e sgominando tutti gli errori. A noi stare con il Magistero autentico e non assecondare questi errori in alcun modo.

  17. signora Doretta Maria
    in questo blog se ci si presenta affibbiando etichette tipo “bigotti” non si può pretendere di avere liberamente spazio, (anche perché non vedo futuro in confronti che nascono con queste premesse) .
    Saluti
    Admin

  18. Meno male che ci sei tu a scrivere queste verità che ho sperimentato anche io quando mi sono convertita e ho iniziata ad usare il metodo naturale contro il parere di tanti. Ringrazio Paolo VI per essermi sentita più persona, più donna è più madre.

  19. Sinceramente questi discorsi mi sembrano lontani migliaia di chilometri dalla realtà.
    Ve la faccio io una testimonianza ben diversa da quella della golden girl Giulia là sopra.
    Anche io sono trentenne, italiana, credente. Non sono sposata, non ho un fidanzato, non frequento ragazzi da anni.
    La castità è una cosa semplice se praticata come sopra,con un fidanzato storico e catolico praticante,un matrimonio già da tre anni, termometrino, figliolino quando lo vogliono loro, mulino bianco.
    Io invece sono la figlia dimenticata, che per mantenere la castità che mi è stata insegnata è rimasta sola, e che probabilmente non vivrà mai matrimonio e maternità per sopraggiunti limiti di età ormai. Quindi non solo la solitudine ma anche la consapevolezza che la Chiesa mi ritiene una fallita visto che le vocazioni sono solo due: matrimonio e consacrazione.
    Delle testimonianze delle vite perfette, a occhio di CL o rinnovamento dello spirito, io me ne faccio poco. Le testimonianze le voglio da chi vive nella carne la solitudine, il dolore, la prova; le voglio da chi possa riuscire a dimostrarmi che Dio non si è dimenticato di me, o che gli sono indifferente, che mi ama come ama e ascolta le altre.

    • “che probabilmente non vivrà mai matrimonio e maternità per sopraggiunti limiti di età ormai.”

      Queste cose proprio non si possono sentire, scusatemi.

      Martina, mi par di capire che tu hai solo 30 anni, le donne vanno in menopausa tra i 48 e i 52 anni, e sono sempre di più le donne che oggi fanno figli dopo i 40.

      Ad esempio una coppia di cari amici ha avuto un figlio a Maggio 2016, lui a 45 anni e lei a 42 appena compiuti, e si erano conosciuti 5 anni prima, entrambi con alle spalle storie finite male.

      Perciò davvero, parlare di “sopraggiunti limiti di età” alla tua età è una sciocchezza di prima categoria. Non siamo più negli anni ’40, dove le donne erano considerate vecchie a 35/40 anni e zitelle se non erano sposate a 25 o 30 anni, eh.

    • Carissima Martina,
      ammesso che la mia risposta passi la moderazione di admin… ti voglio inviare la mia testimonianza… ti capisco nelle profondità delle viscere di donna… come te credente e praticante e come te sola, fallita per il mondo e per la Chiesa che raccomanda “siate madri e non zitelle!!!” (ricordate, vero, questa simpatica uscita di Papa Francesco?)… il giorno, sinora, più brutto della mia vita? Il mio cinquantesimo compleanno (novembre 2012), quando non mi sono suicidata solo per amore dei miei genitori (andavo pensando: non è giusto che dia loro una vecchiaia così dolorosa…).
      Ma quel giorno mi sono fermata a riflettere e mi son detta: Guenda le cose sono due: o tu ti siedi in Chiesa nella panca dietro Loredana (una delle tante pie zitelle che esistono in tutte le parrocchie e che sono guardate da tutti con un misto di pena e scherno), aspetti che muoia (il più tardi possibile) e prendi il suo posto… oppure fai qualcosa per cambiare…
      Tra circa due mesi compirò 55 anni: ho una splendida bimba di tre anni, dono della Mater Matuta, con l’aiuto di un generoso sconosciuto spagnolo e ho trovato anche marito (un divorziato che non aveva mai avuto – con suo grande rammarico – figli)… una favola a lieto fine?… Non “vissero per sempre tutti felici e contenti”… ma VISSERO…con le gioie e i dolori di tutti… con le difficoltà e le enormi e strabilianti sorprese che la vita ci riserva… nelle comunità cattoliche una storia inverosimile (se l’avessero raccontata a me non ci avrei creduto per prima…) come la mia l’avrebbero chiamata miracolo… ma sono consapevole che, in questo caso, mi chiamerete tizzone d’inferno, adultera, peccatrice, mercante di bambini…
      Io una cosa sola so: ero morta ed ora sono viva… ero triste ed invidiosa di tutte le madri ed ora sono rappacificata con il mondo… le persone che CI incontrano e vengono a sapere della storia della NOSTRA famiglia ascoltano il nostro racconto con brividi di contentezza…
      Sono consapevole che per avere tutto ciò quasi tutte le mie amiche non hanno fatto molti sforzi… e quando leggo le condizioni interiori in cui molte coppie… da voi descritte e conosciute durante i corsi pre-matrimoniali… si accostano al sacramento del matrimonio mentre io ho celebrato (e sottolineo celebrato con impegno, serietà, e sobria solennità) un matrimonio civile)… beh… io sarò adultera… ma codesti novelli sposi mi paion sacrileghi…
      A proposito di sacrileghi… so che per la maggior parte dei commentatori di questo blog ho torto marcio… ma la mia storia mi pare racchiusa in una interpretazione eterodossa della parabola della PERLA PREZIOSA e della riflessione del capotavola allo sposo di Cana:” Tutti offrono il vino buono all’inizio e, poi, quando tutti son brilli, quello meno buono… tu, invece, ha conservato il vino migliore sino ad ora”.
      Cara Martina, ti sento veramente sorella… lasciati sorprendere dalla vita… e la vita ti sorprenderà!!! Io te lo auguro con tutto il mio cuore. Un abbraccio, Guendalina.

    • Sono la “golden girl”, come mi definisci tu. Mi è dispiaciuto tanto leggere il tuo commento a quel che ho scritto, non per me ma perché volevo dare un messaggio positivo, di speranza, e invece con te pare che abbia ottenuto l’effetto contrario. Non volevo dire che sono/siamo bravi a comportarci come ho descritto, volevo solo dire che paga. Che porta frutti. Che è un lavoro di affidamento quotidiano, il mio, il tuo, che ricompensa 100 volte tanto della fatica che comporta. E dovresti crederci anche tu, che sei giovane (se io posso essere ritenuta ancora giovane, allora lo sei anche tu, visto che abbiamo più o meno la stessa età!).
      Lo so che sperare certe volte, dopo tanta fatica e tanto tempo, è terribile e difficile. Ma la misura della nostra felicità è direttamente proporzionale alla misura della nostra fiducia. Ti assicuro che non è tutto facile e bello nella mia vita, non entro nel dettaglio per non coinvolgere pubblicamente persone che amo e che vivono insieme a me dolori piccoli e grandi, alcuni senza soluzione.
      Non voglio entrare nel dettaglio anche perché spesso, quando vogliamo soffermarci sulle nostre tristezze, facciamo del male a noi stessi e a chi ci sta intorno, e ci blocchiamo nel male, senza più poterlo superare. Invece bisogna guardare, vedere, riconoscere e ringraziare delle cose belle che abbiamo, e se ne abbiamo poche, ancora ringraziare e sperare. Ti assicuro che questa cosa, anche se non ti viene spontanea (perché vorresti solo mandare a quel paese tutte le “golden girl” che sembrano avere una vita perfetta), questa cosa guarisce. Ringraziare cura.
      Anch’io vivo una situazione molto importante e grave per la quale sto chiedendo aiuto al Signore da quasi 10 anni. Ancora non è risolto, ma non demordo. Continuo a chiedere, e intanto ringrazio per quel che ho. Se vuoi possiamo farlo insieme, ringraziare e chiedere, io per il mio, tu per il tuo. E pregare l’una per l’altra.
      Ti abbraccio.

    • E perché Martina a soli 30 anni, italiana (o anche no cambia poco), credente, non sposata ecc.. non frequenti ragazzi da anni?

      Insomma essere credente e preservare la tua verginità (o castità che sia) è stata un fregatura…
      Diciamolo più chiaramente, se sei credente: Dio ti ha fregato con tutti quei bei precettini (ma forse è solo colpa della Chiesa matrigna più che madre).

      Si capisce che sei amareggiata, per cui te la prendi anche con chi secondo te ha avuto sorte migliore e vita facile (CL o rinnovamento ma anche altri certamente…).

      Dici che la castità è cosa facile se praticata con con un “fidanzato storico e cattolico praticante”?
      Chi l’ha detto? Magari è pure più difficile, più difficile che non per una donna che non frequenta ragazzi da anni.

      Dici che ormai sei troppo vecchia?
      Dovrei farti raccontare da mia moglie, che ha incontrato me (non dico abbia vinto un terno all’otto) a 40 anni e adesso ha 3 figli che le ho portato in dote dalla mia vedovanza e altri tre che sono già saliti al Cielo.

      Forse si tratta solo di chiedersi seriamente e seriamente mettersi in ascolto per capire cosa vuole il Signore da te.
      Dove sta la tua concreta fecondità e sopratutto con CHI chiedendo a Dio di presentarsi il tuo Sposo
      Certo lo avrai fatto tantissime volte, ma i Suoi tempi non sono i nostri… neppure io pensavo di dover salutare colei che fu mia sposa al suo compiere 40 anni.

      Oppure affidati a Mater Matuta (?) come Guendalina.

      O ricomincia a frequantare ragazzi e “a darla via” come si dice in gergo… vedrai che uno straccio d’uomo lo accalappi… per quanto poi non saprei.

      E perdona la mia franchezza se puoi.
      Nel fondo io sono certissimo che Dio ha in serbo per te meraviglie, dato che ti ama in un modo specialissimo e unico e gli stai a cuore più di ogni altro (e nessun altro meno di te…), infatti Suo Figlio, ha versatro il Suo preziosissimo sangue per te.

      • Ma infatti parlare di “raggiunti limiti di età” a 30 ANNI nell’anno 2017 è davvero assurdo, senza offesa per Martina.

      • In ogni caso non banalizzerei l’esperienza di Martina, perché probabilmente cercare di vivere certi precetti le è costato molto, e oggi il 99% delle cattoliche non ci pensa nemmeno.

  20. Ottimo articolo Costanza, molto ben ponderato e lucido nella trattazione.
    Saluti

  21. L’uomo, per sua natura, non è fatto a compartimenti stagni. Questo significa che come si comporta in un determinato aspetto della vita così agirà in tutti gli altri aspetti della sua esistenza. Cioè, l’approccio sarà il medesimo!
    Quindi, una coppia che decide di far ricorso alla contraccezione e quindi di non donarsi non sarà in grado di dare la vita non solo nel talamo nuziale ma anche nella propria vita matrimoniale, nella crescita dei figli, nel lavoro, etc. Infatti, il cristiano è chiamato a dare la vita sempre…in ogni aspetto della sua esistenza, non solo a letto.
    Deve essere chiaro a tutti che la contraccezione uccide la capacità di amare e di donarsi dell’uomo. E se l’uomo perde questa capacità piomba nell’egoismo più sfrenato, perdendo di vista quello che dà senso alla propria vita!
    Ecco perché chi vuole legittimare la contraccezione non ha a cuore il vero bene dell’uomo e non ha compreso la sua vera missione: donarsi!
    E più una coppia fa ricorso alla contraccezione più inaridisce il proprio cuore così come capita ad una pianta quando, giorno dopo giorno, non viene più innaffiata. Di conseguenza, il rapporto coniugale si logora sempre di più fino al punto di rompersi. Ed è quello che succede a tantissime coppie oggigiorno.
    Invece, sfido chiunque a trovarmi una coppia, che non abbia fatto ricorso alla contraccezione, che si sia separata!

    • Beh…una coppia che non fa ricorso alla contraccezione, di regola è una coppia cattolica sul serio e, quindi, non è probabile che pervenga alla separazione e, a maggior ragione, al divorzio. È la condivisione della fede nella Chiesa, la causa della solidità di quel matrimonio, il non uso della contraccezione è un effetto non una causa.

      • Oppure (ipotesi residuale,) si tratta di una coppia di anziani, che non pratica più il sesso: in questo caso anche se non c’è una forte Fede condivisa, il matrimonio sopravvive comunque per abitudine, per forza d:inerzia.

  22. in altre parole anche alla buona Costanza stanno iniziando …….

  23. E intanto c’è chi per risolvere ogni problema (temo non quello della singletudine…) si “sposa” sola:
    http://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/sposa-single-1.3410724

  24. Ciao Martina, non so se leggerai il mio commento, ma volevo dirti che io e il mio fidanzato viviamo la castità prematrimoniale anche se io ho 33 anni, lui 37 ed è ateissimo (è persino uscito dalla sua chiesa – lui è protestante). Però mi ama e sa che il “pacchetto me” comprende castità adesso, apertura alla vita dopo, battesimo dei figli eccetera.
    Io pure invidio un sacco le golden girls che hanno trovato un marito cattolico a ventisette anni e alla mia età già hanno dei figli, però l’invidia non porta da nessuna parte – come dice un prete mio amico, attira più una ditata di miele che un secchio d’aceto. Vedrai che l’uomo giusto arriverà, tu cerca di trovarlo senza pregiudizi. Un abbraccio e buona fortuna!

    • Questa, magari piccola, singola testimonianza, è paradigma di come chi ama sa sacrificarsi, per chi ama e rispetta.
      E badate, chi lo fa oggi (da fidanzati intendo) è molto più facile che continui a farlo anche domani, rispetto chi ti giura amore eterno, ma non sa rispettare le tue scelte.

      Nonché ci dice molto delle tante care ragazzotte (più o meno giovincelle), che vorrebbero essere caste (dicono), ma non fanno altro che lamentarsi che così non si becca niente (nel senso non si trova un uomo)!

      Così credendo di restare fregate/i, si prendono le meglio fregature…

  25. ”  I ragazzi hanno una fame disperata di grandezza e bellezza, e di qualcuno che abbia il coraggio di proporgliela”
    Dopo una adolescenza vissuta come il mondo propone ho fortunatamente (in realtà sarebbe giusto chiamarla Grazia) incontrato una realtà nella chiesa che mi ha “alzato l’asticella”.
    La cosa mi ha attratto ed ho conosciuto una ragazza con la quale ho vissuto due anni in castità e che mi ha donato di rispettarla ed amarla al punto di chiederle di sposarmi. Durante il corso di fidanzati in parrocchia tenuto da due coppie abbiamo dovuto subire le prese in giro non tanto delle altre coppie che già convivevano ma, quello che più ci ha fatto soffrire, il totale silenzio su questo argomento delle due coppie e del parroco. Per fortuna ho creduto nei miei catechisti, oggi sono sposato per assoluta e costante grazia di Dio …. scoprire la nostra assoluta debolezza ci dà modo di sperimentare la fedeltà di Dio e il suo immenso amore per noi. Oggi, dopo 23 anni di matrimonio, dopo 8 figli, l’amore per mia moglie è più grande dell’amore dei primi anni perché quello che provo per lei è la conseguenza dell’Amore che Dio ha avuto per me …. per noi.

  26. Ueilà, tonnellate di luoghi comuni…

    … fallita per il mondo e per la Chiesa che raccomanda “siate madri e non zitelle!!!” (ricordate, vero, questa simpatica uscita di Papa Francesco?)

    Delle simpatiche uscite estemporanee di questo o quello ci deve fregare poco, sia un Papa o un pettegolo da parrocchia. Rimaniamo al Magistero della Chiesa.

    Io sono celibe, quarantasettenne e non mi sento né fallito né “zitello” (traparentesi: una brava catechista che scrive in un blog noto avrebbe da ridire sull’uso dispregiativo della parola “zitella”). Ora, si può dire che per me la cosa non cozza con le aspettative personali e certamente questo non vale per tutti. Auguro a chi qui ha espresso il proprio desiderio di sposarsi di poter raggiungere presto il traguardo desiderato. Tuttavia, c’è una nota importante da non dimenticare: noi non ci realizziamo facendo quello che vogliamo noi, ma facendo quello che vuole Cristo (concetto già introdotto da Bariom sopra). Chi non riesce a raggiungere le mete che si prefigge fa bene ad insistere e non mollare, ma farebbe bene anche a riflettere se, magari, non arriva dove desidera perché non è quello il piano che Cristo ha preparato per lui. Perché, se così fosse, tutti i suoi sforzi saranno certamente frustrati, specialmente se crederà di ottenere quello che vuole da solo (e speciamente se lo farà violando la Legge di Dio). Se poi qualcuno se ne esce fuori dicendo che tutto questo è ingiusto, si ricordi dei martiri: non è gente che ha desiderato ardentemente di morire sin da quando ha iniziato a pensare cosa avrebbe fatto da grande, ma si è resa conto che è quello che Cristo chiedeva loro e ha obbedito. Se certi donano la vita, andando incontro alla morte, nessuno deve sentirsi in “diritto” che Cristo non gli chieda dei sacrifici meno drammatici.

    Poi non è vero che per la Chiesa esistano solo gli ordinati e gli sposati. Per esempio, esistono i laici consacrati:

    https://it.aleteia.org/2015/05/21/cose-un-laico-consacrato/

    I laici consacrati sono persone che pur non essendo sacerdoti si sentono chiamate a una consacrazione sponsale a Dio, e per rispondervi ed essere totalmente disponibili si legano ai consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità.

    Possono vivere in un istituto di vita religiosa – colloquialmente verrebbero chiamati religiosi o religiose, ad esempio domenicani, clarisse… -, in un istituto secolare, in una società di vita apostolica, nell’ordine delle vergini o possono anche non appartenere ad alcun “gruppo” e vivere soli o con la propria famiglia, avendo formalizzato la loro consacrazione ad esempio con il proprio vescovo.

    E non è detto che un laico non sposato debba per forza consacrarsi…

    “(una delle tante pie zitelle che esistono in tutte le parrocchie e che sono guardate da tutti con un misto di pena e scherno)”

    … io conoscevo una di queste “pie zitelle”, arrivata a poca distanza dai cento anni. Nessuno la guardava con un misto di pena e di scherno (anche perché l’avrebbe fatto volare in orbita a calci): saltava come una cavalletta, era piena di vita, sprizzava felicità da ogni poro e la sua energia era contagiosa. Io – che la conoscevo sin da bambino, a volte istruiva i chierichetti – quasi pensavo che fosse immortale. Purtroppo non sono potuto andare al suo funerale (capitò in concomitanza con un Family Day), ma mi hanno detto che era pieno di gente; c’era mezzo quartiere. Era una brava insegnante e ha avuto centinaia di “figli”: i suoi alunni. Quindi, fu zitella, ma feconda in vari modi.

    PS Vorrei focalizzare l’attenzione sull’insulsaggine dell’espressione “guardate da tutti con pena”, “ritenuta fallita dal mondo”. Checcefrega? Ci facciamo giudicare dal mondo? Il mondo giudica un fesso anche chi non ruba soldi trovati per la strada, chi paga le tasse e chi in generale non “fa il furbo”. Dobbiamo forse adeguarci? Cristo nel discorso della montagna non ci ha detto chiaro e tondo che è molto probabile che un cattolico si trovi schernito dal mondo, se non peggio? E che deve pazientare, perché alla resa dei conti ha tutto da guadagnarci?

    • @Fabrizio……. MI SEI PROPRIO PIACIUTO!

      • Sottolineo, perché è concetto che mi è molto chiaro e che sposo in toto (oltre che ripeto spesso …anche a me stesso):

        “Chi non riesce a raggiungere le mete che si prefigge fa bene ad insistere e non mollare, ma farebbe bene anche a riflettere se, magari, non arriva dove desidera perché non è quello il piano che Cristo ha preparato per lui. Perché, se così fosse, tutti i suoi sforzi saranno certamente frustrati, specialmente se crederà di ottenere quello che vuole da solo (e speciamente se lo farà violando la Legge di Dio).”

  27. Un abbraccio, Martina.
    Sono più grande di te ; non sono sposata e non ho figli e , ti posso assicurare che per me, non per te, è molto molto improbabile che ne abbia.
    Sono cattolica ; ho vissuto e frequentato il mondo cattolico , so bene come talvolta , cattolici che hanno avuto percorsi considerati più lineari possano essere insensibili e gretti, ma il punto è forse un altro.
    L’insegnamento della Chiesa sulla sessualità, per quanto incompreso, è un dono o una gabbia , è per la nostra felicità , sia pure tra le difficoltà e le lotte o una condanna alla solitudine che, , però, sembra diffusissima anche tra chi non crede? Possiamo rispettare delle regole perché imposte o perché siamo profondamente convinti che siano giuste ? L’epoca in cui viviamo è , per certi aspetti terribile , ma ci obbliga ad andare fino in fondo alle questioni, a presentarsi per quello che si è e in cui si crede, aprendoci agli altri senza pregiudizi ( succede che ascoltino e rispettino più gli atei di tanti cattolici di facciata), senza paura ( quante volte ho rinunciato, anche nel rapporto con l’alto sesso, per paura e pigrizia, perché è più facile , almeno per me lo è, dire no che si, perché le cose non erano , come le immaginavo).
    Davvero . l’atteggiamento più ragionevole à l’affidarsi fiducioso a Dio in Cristo, nella preghiera e nell’azione!
    C ‘e , però. un problema di cui non si parla : tante sono le forme di povertà e alcune sono invisibili, ma non per questo, meno dolorose:la Chiesa sembra non sapere che fare con adulti che, senza averlo coscientemente SCELTO,
    per tante ragioni, non son sono sposate, né ritengono di avere una vocazione religiosa . non sa offrire percorsi di fede e di accompagnamento, di speranza e di aiuti nel vivere la sessualità, secondo il progetto di DIO..
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