Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Provo sempre disagio, come tanti, tutti forse, quando vedo in televisione – a volte mi è successo anche di essere io quella che le metteva in video – immagini di persone straniere ammucchiate in condizioni non dignitose, alla ricerca di una vita migliore. Provo disagio, un vago senso di colpa, che di solito liquido con un frettoloso “ma io che posso fare?”. Vediamo.

C’è un’altra risposta che ci vuole seguire Cristo si può dare?

Come si pone un cristiano di fronte alle onde di persone che vengono da lontano nel proprio paese in cerca di fortuna, non profughi dalle guerre vere, non le guerriglie intendo (quelli vanno accolti a qualsiasi costo, come in ogni caso in cui l’alternativa è la morte), ma persone che come è normale cercano solo di elevare la propria condizione di vita trasferendosi in zone in cui oggettivamente il livello medio è migliore?

A parte che sarebbe molto interessante capire dove prendano i miei colleghi giornalisti la notizia che queste persone pagherebbero migliaia di dollari per i viaggi della speranza, anche quando provengono da paesi in cui il reddito pro capite è di un dollaro al giorno. A parte che sarebbe interessante capire la questione del racket, a parte molti molti punti oscuri nella vulgata (quanto costa assisterli, cosa vuol dire accoglienza dignitosa, come si può vivere in un contesto culturale estraneo cercando solo di trarne qualche vantaggio materiale ma disinteressandosi o addirittura disprezzando il resto), torno alla domanda centrale. Come si pone un cristiano rispetto a tutto questo?

Gesù quando spiega cosa vuol dire amare il prossimo fa l’esempio del buon samaritano. Io non sono una biblista, ma ho capito qualche semplice cosa. Il samaritano va da Gerusalemme a Gerico. Sta facendo i fatti suoi, sta curando i suoi affari, e se Gesù lo prende a esempio evidentemente costruire delle cose nel mondo è una cosa buona, curare i propri affari – onestamente, è chiaro – vuol dire costruire il regno di Dio anche su questa terra. Imprese che funzionano sono un bene per tutti, generano lavoro, sono feconde, fecondano il mondo e permettono all’uomo di riprodursi, che è ciò che Dio ci ha invitati a fare nel giardino dell’Eden (la povertà dunque NON è un valore, i mezzi per fare le cose sono una grazia). Il samaritano incontra un uomo ferito. Lo incontra, non lo va a cercare. Però neanche distoglie gli occhi quando la necessità gli si presenta, e questa è sicuramente l’indicazione fondamentale. Anche noi, quando nelle nostre vite – e non guardando i tg dal divano – ci imbattiamo in una necessità, dobbiamo cercare di affrontarla in qualche modo. Ma come?

Il samaritano si carica il ferito perché in quel momento non c’è altro da fare, è un’emergenza. Poi però lo porta a un albergatore, si occupa delle sue prime necessità e, appena la prima emergenza rientra, paga di tasca sua l’albergatore perché faccia il suo lavoro. Gesù lo prende a esempio di amore per il prossimo, e mi ha sempre colpito questo fatto: il Signore ha scelto come esempio proprio lui, non ha preteso che lasciasse il suo lavoro, che stravolgesse la sua vita, che smettesse di essere quello che era, cioè un uomo che anche grazie al suo lavoro aveva la possibilità di soccorrere qualcuno in difficoltà. Possiamo essere più buoni di Gesù?

L’altra cosa che mi ha sempre colpito è che ha pagato un professionista perché facesse il suo lavoro. Questo è il punto centrale. La carità infatti non può essere improvvista, cialtrona, emotiva. La carità deve essere intelligente, organizzata, ben fatta. Deve prevedere una proiezione nel tempo – se il samaritano fosse rimasto per sempre con l’uomo ferito non sarebbe più stato in grado di soccorrere nessuno.

Allora, come si può fare una carità intelligente, organizzata, ben fatta nei confronti delle persone che vengono da noi in cerca di fortuna (e non è esatto chiamarli profughi, perché nella maggior parte dei casi non stanno scappando da guerre). Se è vero che pagano migliaia di dollari pur provenendo da paesi in cui si guadagna un dollaro al giorno, non si può trovare un modo più intelligente di far fruttare quelle somme? Ma soprattutto, se a muoversi dal paese di origine è una percentuale risibile della popolazione si è samaritani migliori aiutando quell’1% che lascia tutto e parte cercando di arrabattarsi in un paese e in una cultura estranei, con la sola idea di guadagnare soldi e tornare a casa, o aiutando chi rimane a casa magari anche per evitare che tanta gente parta?

Oggi davanti alla Scala Santa un uomo – probabilmente del Bangladesh o zone simili – scatarrava per terra, per la precisione vicinissimo ai miei piedi, vendendo rosari. Ho pensato che probabilmente disprezzava quel luogo e forse persino gli oggetti che vendeva. Ho provato dispiacere per lui, non avversione, davvero, ma dispiacere perché penso che vivere in una cultura estranea alla propria, con la sola idea diraggranellare qualcosa per scappare via, senza amare il proprio lavoro sia degradante per un uomo, soprattutto per un uomo. Diversa la questione di chi va a fare esperienze di lavoro arricchenti, scambi che possono insegnare qualcosa a entrambe le parti, benché non abbia affatto il mito dei cittadini del mondo – come auspicava la ex ministro Giannini, sognando generazioni di senza radici, senza famiglia, precari intellettuali pronti a scommettere tutto sul lavoro e senza alcuna tutela per la costruzione di una famiglia, ma questo è un altro tema.

Ecco, credo ci siano tante cose sulle quali ragionare senza farsi prendere dalla pancia. Allo stesso modo quando vedo lo zelo di certe persone tutte protese all’esterno della famiglia e magari distratte nei confronti delle necessità dei propri cari, penso che a volte la vulgata cattolica sulla carità sia un po’ approssimativa. La carità è anche sempre responsabile – così come l’apertura alla vita alla quale la madre Chiesa ci invita. La carità è stare nella storia che ci è data, che ci è chiesta. È rendere il mondo un posto migliore. Carità è anche costruire cose belle per Dio. Per esempio sono stata in una parrocchia a Prima Porta dove la preparazione del presepe vivente è costata sforzi di mesi. Una specie di città costruita da tutti i parrocchiani con chissà quali sforzi di tempo e anche risorse. Sarebbe stato meglio dare tutto ai poveri? No, perché quel presepe è per tutti, anche per i poveri, e fa a ogni uomo la carità più grande, aiutarlo ad alzare lo sguardo a quello che conta (e comunque la parrocchia soccorre anche tantissime necessità, perché il bene è diffusivo e le risorse offerte a Dio generano miracolosamente altra ricchezza).

Ecco, non è per prendere alibi, ma per ragionare un po’ a voce alta, per non farmi tirare dentro certi tic del politicamente corretto (tipo la proposta, fatta da quel famoso comico, come si chiama, Saviano, di nominare solo sindaci africani per risolvere i problemi del sud, perché ovviamente africano vuol dire necessariamente intelligente, preparato e onesto) che essendo ideologici non fanno tanto i conti con la realtà. Per cercare di capire come si può essere intelligenti nella carità. Una volta volevo accogliere un ragazzo molto molto problematico in casa, ma il mio padre spirituale me lo ha impedito dandomi dell’irresponsabile, perché era certo che avrei potuto mettere in pericolo i miei figli. Ho cercato di essergli vicina in un altro modo. Chissà se ci sono riuscita. Fare il bene è difficile, e comunque senza lo Spirito Santo nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.

 

 

104 commenti to “Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta”

  1. Questo è uno di quegli articoli (generalmente tutti, ma questo mi suscita un’ovazione leggermente più accesa) per cui ringrazio il buon Dio di averci donato la tua meravigliosa capoccetta. Brava Costanzina. Brava. Brava. Con affetto, di cuore, grazie per la tua condivisione.

  2. Questa sfaccettatura della parabola del buon samaritano è molto interessante….non ci avevo mai pensato…

  3. Finalmente una voce fuori dal coro del politicamente corretto.
    Il buonismo della persona seduta sul divano che combatto ogni giorno.
    Grazie Costanza ancora una volta.

  4. Sono tornato a casa, dopo tre anni. Mi hanno chiamato cittadino del mondo, ma io mi sento legato alla mia terra italiana. “Precario intellettuale pronto a scommettere tutto sul lavoro e senza alcuna tutela per la costruzione di una famiglia.”
    Ma quale prospettiva avevo? un ministro diplomato che ci dice che e’ contento di averci tolto (io e famiglia con bimbi piccoli) dal suo microscopico pene solo piu’ grande del suo cervello? Un paese che vuole rimpiazzare gli autoctoni perche’ troppo choosy con dei miserabili di culture e mondi differenti? Una pianificazione industriale che e’ stata progettata per far assomigliare l’industria italiana a quella cacciavite asiatica?
    No, sebbene parli e scriva in tre lingue non mi sento un cittadino del mondo e non ho neanche una gran voglia di vedere piu’ posti degradati di miserabili senza fognature che defecano per strada.

    • Grazie Procopio, sono pochi coloro che hanno il coraggio di ammettere che questo estero non è quell’Eden che ci voglion far credere e che il vero cambiamento parte da se stessi.
      Ma tanto se fai fiasco all’estero chi mai se ne accorge a casa in Italia?!!! quando torni sei sempre il “vincente” che ce l’ha fatta perché sta in america/germania/uk…

      Ho sempre trovato infantile il mito del “cittadino del mondo” perché non lo trovo altro che un ragionamento tipo “l’erba del vicino è sempre più verde” aumentato all’ennesima potenza…poi io sarò anche esagerata, ma già quando avevo 5/6 anni a sentir Born in the USA pensavo “Ma basta con sto USA, io sono italiana!” Sono fermamente convinta che c’è qualcosa di molto grosso che non va in chi non ama il luogo da cui proviene…è come odiare la propria madre.il proprio padre

      • La verita’ e’ che per poter lavorare all’estero in un ambiente intellettuale devi dimostrarti capace, imparare una nuova lingua ed adattarti a culture differenti. Nessuno prende incompetenti. La cosa non avviene in Italia da almeno vent’anni, dove ho constatato a mie spese, vige il merito di nascita. Che l’Italia sia un paese decadente non c’e’ dubbio. Il fatto e’ che l’emigrazione comporta tanta fatica e dolore. Sono riconoscente, pero’, del mio paese che fu: dove pur non essendo ricco ho potuto studiare in un’universita’ con gente di livello mondiale, di una sanita’ che non ti faceva crepare perche’ povero e di una terra che sprizzava storia e cultura in ognidove.
        Il punto che desideravo porre e’ che quando serve recuperare competitivita’, si fa deflazione salariale, cioe’ si necessita’ gente disposta a lavorare per poco (del governo precedente la brochure dove si invitavano gli imprenditori esteri ad investire in Italia perche’ gli ingegneri italiani costano molto poco). Bisogna rimpiazzare gente che non lo accetta (choosy e’ un concetto neoliberista: nella loro mente corpuscolare se uno vuole un lavoro, lo trova, che poi sia pagato 3 euro l’ora e con mansioni da seconda elementare, non importa). L’esercito di riserva di lavoratori disperati lo si trova sempre, vedi l’Africa. E’ una politica industriale ben precisa ed infatti il nostro attuale ministro dell’industria proviene dal mondo della grande distribuzione dove serve gente che stia zitta, poco competente e che lavori per un sacchetto di lenticchie. Il problema subentra quando si comprende che le competenze una volta andate, non tornano.
        Piuttosto voi che siete rimasti non crogiolatevi nel vostro posto sicuro ma ricordatevi che avete dei figli e delle figlie. Avvisati.

  5. i professionisti cui affidarli ci sono gia’. SI chiamano cooperative. I mirabolanti risultati li abbiamo sotto gli occhi.

  6. Grazie, condivido tutto, anche il giudizio sulla Giannini e sul famoso comico.

  7. Perdonami Costanza ma non è più la versione Vulgata della carità ad essere lacunosa oggi. Anche il Santo Pontefice, vuoi perché preso dall’impeto, vuoi perché ha parlato a braccio, ha indicato una via approssimativa per risolvere il problema dei migranti.
    Forse il problema potrebbe essere risolto nella loro terra. Anche perché: 1) non è bello per nessuno (neppure per coloro che stanno bene economicamente e fanno una scelta di vita) lasciare la propria terra di origine; 2) questa gente viene quì e, al 99% dei casi, viene sfruttata, non trova lavoro e si ritrova ad elemosinare. E sappiamo tutti che il lavoro nobilità l’uomo.

    Quindi a me tutta sta carità farli venire quì non sembra. Mi sembra un vero e proprio erroneo modo di rispondere a un problema di cui non facciamo neanche lo sforzo di trovare la soluzione

  8. Io credo che, siano profughi o no, per salire in un barcone, magari con tutta la propria famiglia, dove il rischio di morire c’è, la loro vita nella propria nazione dev’essere a livelli veramente drammatici. Vanno perciò aiutati! Con intelligenza, mi sembra ovvio, ma aiutati!

    • Peccato che:
      1) paghino per salire sul barcone anche 8000 dollari, quindi tanto poveri non sono
      2) invece di prendere un aereo che comodamente possa portarli a destinazione, preferiscono entrare ILLEGALMENTE
      3) siano sprovvisti di documenti, che dovrebbero attestare il proprio stato di bisogno
      4) con la famiglia non ci vengono mai, anzi le lasciano nelle zone di “guerra” (secondo loro)
      5) sono tutti ragazzotti palestrati dai 18 ai 30 anni
      6) PRETENDANO tutto il possibile, quando e’ persino negato alla maggior parte degli italiani
      7) anche se fosse tutto quello che dici tu, non e’ che l’Italia debba diventare il lazzaretto del mondo, sopportando la poverta’ di 4 miliardi di persone
      8) ci sono 4 milioni di ITALIANI in poverta’ assoluta, questi ce li dimentichiamo?
      9) la disoccupazione giovanile e’ al 50%, per italiani che conoscono la lingua, un mestiere ed una materia (laureati), che possibilita’ ci puo’ essere per chi non conosce neppure la lingua, figuriamoci un mestiere con tutte le implicazioni tecniche e legali che questo comporta?

      • @Piero: sapresti dimostrare ciascuno dei punti detti da te? Perché io ne conosco alcuni (personalmente), e non rientrano nelle categorie dette da te (tutti palestrati, tutti ricchi, tutti che pretendono).
        Lungi da me il pauperismo, che nulla ha che fare con il cristianesimo, ma la realtà in cui viviamo va guardata in faccia per com’è, e non per quello che pensiamo che sia. E, scusa la franchezza, la realtà che vedo io non è quella che descrivi tu.

        • basta andare in giro per le maggiori citta’, tipo ROma o Milano (o riferisi ai fatti di cronaca che, prendendo a riferimento il “modello svedese”, faticano sempre di piu’ a trovare spazio sui media).
          Il fatto poi che tu “confuti” le mie affermazioni con un “quelli che conosco io no”, puo’ ben essere rovesciato anche da parte mia.
          Naturalmente nella gaussiana ci sono sempre le code, e si sa, nelle statistiche non rientrano i casi “eccezionali”. Se bvuoi ti posso raccontare un sacco di barzellette sulle note proprieta’ degli statistici di raccontare la realta’.

          • @Piero pur partendo dal fatto che sono assolutamente d’accordo con la linea che ha qui tracciato Costanza, i tuoi punti sono qua e la infarciti di risibili negativi luoghi comuni o non-comuni (vedi i “ragazzotti palestrati”… mah) che rendono meno credibili anche le serie obiezioni.

            Una cosa è certa, troppi, veramente troppi, partono con l’unica chimera di arrivare al “paese dei balocchi”, dei sogni che si avverano, dove puoi “diventare ricco” (come fu l’America per tanti dei “nostri”, in anni non poi così lontani – se le coste di allora fossero state raggiungibili coi “barconi”, avremmo avuto barconi e “scafisti”).

            • Caro Bariom, mi verrebbe da dire “da che pulpito…” oppure “il bue che da’…”.
              Quello che ho fatto e’ semplicemente elencare una serie di FATTI che, se falsi, paradossalmente non farebero altro che smentire ancora di piu’ la vulgata buonista e cattocomunista dei “migranti”:
              se fuggissero dalla miseria, non si vede come abbiano fatto a pagare 8000 euro agli scafisti
              se fossero perseguitati, non si vede perche’ non si facciano identificare, e soprattutto perche’ i loro regimi dittatoriali non li rivogliano indietro
              se non fossero giovani e palestrati, non si vede come possano “pagarci le pensioni” e “fare i lavori che gli italiani non vogliono piu’ fare”
              se sono sfruttati dai “caporali” e dalle mafie, non si vede come possano pagarci le pensioni
              se non sono giovani e palestrati, non si vede come non possano portare malattie, nelle loro terre endemiche e qui debellate per fortuna da molto tempo
              se non sono giovani, non si vede come non possano pesare sul nostro welfare state gia’ molto provato
              e si potrebbe continuare per ore…

              • Prendo atto di tutte le tue considerazioni…

                Mi sfugge il “da che pulpito”, ma fa lo stesso 😉

                • nel senso “anche da parte di quelli che “difendono” l’immigrazione incontrollata ci sono luoghi comuni a non finire” (senza per questo mettertici nel mezzo) in questo senso ecco… anche se riconosco che la cosa non era chiara (pazienta bariom, non ho il tempo di scrivere un trattato geopolitico nei commenti di un blog 😉 )

              • Ah aggiungiamoci anche che per l’Osservatore Romano, centinaia di migliaia di persone che si spostano all’interno dello stesso paese e della stessa area culturale e religiosa (a causa dei “cambiamenti climatici”), la Siria, generano guerre, mentre centinaia di migliaia di persone che invadono territori lontanissimi dal punto di vista geografico, culturale, economico e religioso, allora sono “fonte di ricchezza”..

              • Certo che ce ne vuole del coraggio, Piero, per definire queste persone che arrivano in Italia sui dei barconi (quando non muoiono nel tragitto) come dei giovani palestrati che, se come nel suo bizzarro ragionamento non fuggono dalla miseria, forse ritiene pure benestanti! Ma allora, mi scusi, perché secondo lei queste persone rischiano la vita per arrivare in Europa?

            • Peccato Bariom che gli italiani che partivano in massa per emigrare ci andavano con già un contratto e che i clandestini erano rispediti a calci a casa

        • Guarda caso anch’io vedo la realtà di Piero e condivido tutti i punti che ha elencato. Correggiamo “sono TUTTI palestrati…” dicendo, più realisticamente, “sono al 90% giovanotti maschi, robusti e non accompagnati…”: l’eccezione conferma la regola!

      • “8) ci sono 4 milioni di ITALIANI in poverta’ assoluta, questi ce li dimentichiamo?”

        Secondo gli ultimi dati ISTAT sono 4,5 milioni. Ma la Caritas ha denunciato siano addirittura cinque milioni.

        Bisogna inoltre spendere qualche parola, sull’anodina espressione “povertà assoluta”.
        Ai fini statistici, si tratta infatti della condizione in cui si ha difficoltà a consumare un pasto decente OGNI due giorni.

        Detto in altro modo, si parla di persone che stanno letteralmente morendo di fame. Qui, ora, in Italia; anno Domini 2017.
        Sono questi il nostro prossimo. Non i milioni di esseri umani importati con lo “scafismo di Stato” (cit.), che ci odiano e vogliono solo mettere a ferro e fuoco quanto rimane (ben poco!) della nostra millenaria civiltà cristiana.

        Perché alla pur attenta lettura di Costanza è sfuggito un minimo particolare: il Samaritano non devia di un solo centimetro dalla propria strada.
        Il viandante ferito se lo ritrova, letteralmente, in mezzo ai piedi.

        Non devia dal suo percorso per tre o quattromila chilometri, al solo scopo di soccorrerlo, rigorosamente in favore di telecamera…

        Ciao.
        Luigi

        • @luigi
          4milioni di poveri?
          Io ero fermo ai 20 miliardi per salvare qualche banca
          Sapevo che c’era qualcosa che non mi tornava su come è retta questa patria terra

          • Stai forse dicendo, Bri, che se non si fosse scelto di salvare la banca del partito unico di governo si sarebbe potuta dare, a ogni italiano povero, una somma tra i 4.000 e i 5.000 euro?

            Ma questa è post-it-verità da cui mi dissocio apertamente… Savianò non l’ha autorizzata… 😀

            Buona domenica.
            Luigi

      • Punto 2: se fosse possibile, certo che prenderebbero gli aerei, peccato che non si possa fare. Parliamo di leggi, non di opinioni.
        Buona festa dell’Epifania.

    • Non è così scontato che uno che si mette in barca con famiglia è per forza profugo, questo è un bel ragionamento che ci può confortare ma la banalità del male non finisce mai di sorprendere cari miei!
      Gli immigrATI non sono tanto diversi da coloro che vanno a sciare fuoripista per me…(=incoscienti) e dire che sono comunque profughi è un metterci la coscienza in pace per non vedere la cruda realtà: e cioè che sì cari esiste benissimo chi non si fa problemi a metter in pericolo i propri figli!ESISTONO ECCOME! l’essere umano senza Cristo dentro può fare anche le cose più impensabili per un po’ di “mondo”/denaro/mondanità o anche solo per l’illusione di essi… pensare come pensi tu Marco è appioppare criteri tuoi/occidentali a chi invece ha ben tutt’altri criteri (come chi allibisce all’idea che si possano vendere i propri figli e chi invece lo ha sempre visto fare e non lo trova così scandaloso)
      LEGGERSI LA BANALITA’ DEL MALE!

  9. Vorrei una Chiesa ricca, che sapesse ben amministrare. Soprattutto vorrei che fosse chiaro per tutti che la povertà materiale fa schifo. Beati i poveri in spirito, ma con tanti quattrini da far fruttare.

    • Finalmente qualcuno che lo dice apertamente. Non se ne puo’ piu’ di questo (peraltro falso) pauperismo.
      Ridurre a fogne di Calcutta le nostre citta’ per un malcelato senso di colpa (peraltro mal riposto) verso i paesi sottosviluppati (maper colpa di chi?) non li aiutera’ di certo.
      E i genitori di Maria erano molto ricchi (e facevano BUON USO della loro ricchezza).

    • @fraCent’anni: attenzione, però a non confondere la povertà (che non è un valore, però è una condizione con cui dovremo fare i conti con la fine del mondo..”i poveri li avete sempre con voi”) con la miseria (materiale e morale), che invece è una condizione oggettivamente degradante per la vita umana.
      Sono illuminanti, in questo senso, le parole del card. Sarah, quando dice che la missione della Chiesa non è “ridurre a zero la povertà” ma quello di portare Cristo e, portando Lui, si porta un modo di guardare al vero bisogno dell’uomo (sia materiale sia morale) che non lascia più spazio alla miseria perché, appunto, è una condizione che stride con la dignità umana.
      In questo senso la frase “vorrei una Chiesa povera per i poveri” non va letta come un inno al pauperismo, bensì con il recupero del senso essenziale della povertà evangelica (che, ripeto, è ben diversa dalla miseria).

      • @Thelonious
        A dire la verità non mi sembra che ci sia assonanza tra la “Chiesa povera per i poveri” di papa Francesco e la povertà in spirito di evangelica memoria. Papa Francesco parla di una Chiesa povera materialmente, se non ho capito male; a lui soldi e potere fanno proprio schifo. E poi, soprattutto, perché la Chiesa dovrebbe essere per i poveri e non per i ricchi? Non hanno bisogno, i ricchi, di essere salvati? Gesù non ha mai mostrato un’opzione preferenziale per i poveri, si è sempre rivolto a tutti senza mai fare distinzione tra poveri e ricchi, se si eccettua la necessità di essere poveri in spirito.

        @Bariom
        La povertà, in sé, fa certamente schifo, è un male. E’ assenza di possibilità, mancanza di mezzi, trampolino di lancio per la miseria morale. La ricchezza invece non fa mai schifo, è un mezzo potente, è garanzia (umana, non certo divina, ma pur sempre garanzia) di futuro, possibilità di ulteriore espansione e crescita per sé e per tutti. La ricchezza è un mezzo, la povertà è un’assenza di mezzi. Vedi tu cos’è bene e cos’è male.

        Poi ci sono persone che, liberamente, scelgono di essere materialmente povere. Bene! E’ una scelta legittima, anzi ottima, se orientata a mettere interamente la propria vita nelle mani di Dio, come, ad esempio, richiedono certe vocazioni religiose. Ma si tratta di eccezioni, non certo di scelte buone per tutti.

        • @fra: “la povertà, in sé, fa certamente schifo, è un male, è un trampolino di lancio per la miseria morale”.

          Abbi pazienza, ma questa è proprio una sciocchezza. Cerchiamo di non interpretare la storia della Chiesa, la vita di tanti Santi, e la vita stessa di Cristo alla luce di “certezze” che vengono da altro.

          Se tu ti trovassi di fronte a San Francesco che sposa Madonna Povertà gli avresti detto le stesse parole?

        • Allora tu ti riferivi alla miseria più che alla povertà…

          Che la povertà volta a mettere la propri vita nelle mani di Dio sia una scelta “non buona per tutti” è piuttosto discutibile…

          Come ho già detto dipende dal senso che diamo a situazioni e alle parole, per questo non condivido il tuo fare affermazioni “tagliate con l’accetta”.

          Ti saluto.

          Affido anche a te che hai appena vissuto una forte prova come padre, la mia intenzione di preghiera per Cristina.

    • @Fra’ non si capisce perché mai – come sempre – ciò che risulta a te chiaro (?) dovrebbe essere chiaro per tutti (?).

      La povertà forse farà “schifo” , ma tanti Santi o non-santi degli altari, l’hanno scelta come sorella e amica, viatico per giungere alla maggior perfezione (chissà perché per gli ordini religiosi è uno degli impegni dell’ordinazione).

      La ricchezza può fare altrettanto “schifo” soprattutto se per questa mettiamo in gioco il vero Tesoro e Cristo ci mette ben in guardia su questo pericolo.

      Come sempre è la disposizione del nostro cuore che dà valore alle cose (che ci muove ad esaltarle o a “schifarle”).

      • La povertà forse farà “schifo” , ma tanti Santi o non-santi degli altari, l’hanno scelta come sorella e amica, viatico per giungere alla maggior perfezione (chissà perché per gli ordini religiosi è uno degli impegni dell’ordinazione).

        Caro Bariom, e allora chi siamo noi per togliere questa possibilita’ di santificarsi a tante altre persone, facendo la carita’ e sollevandoli dalla miseria? Lasciamoli in quel paradiso di santita’ in cui gia’ si trovano no?
        😉

        (ero ironico, se non si era capito)

        • Accetto l’ironia, ma tu sai benissimo che stiamo parlando di cose diverse…

          Se si vuol parlare di “miseria”, di quella indigenza che arriva a ledere il vivere dignitoso dell’Uomo (di cui anche la Chiesa parla), parliamo di cose diverse e leggendo la risposta di Fra’ 14:05 a quella si riferiva.

          Allora è solo questione di essere un po’ più chiari e usare termini appropriati nel fare affermazioni così categoriche un po’ troppo generiche.

          • Concordo con Bariom in tutto, e aggiungo: infarcire il nostro dire di luoghi comuni non ci aiuta certo a comprendere la realtà. E la realtà è semplicemente il modo in cui si manifesta Cristo qui ed ora: non abbiamo perciò altra scelta che quella della realtà che abbiamo davanti. Liberiamoci dai preconcetti, di qualunque segno essi siano.

          • Al di la’ delle battute, non capisco (come non capisco Thelonius) questo tuo intervento, lo dico SINCERAMENTE…
            DI quali “luoghi comuni” parlate?

            “Allora è solo questione di essere un po’ più chiari e usare termini appropriati nel fare affermazioni così categoriche un po’ troppo generiche.”
            Questo e’ riferito all’espressione di Papa Francesco o alla mia? (mhmmm… 😉 )
            Io conosco “ricchi” caduti assolutamente nell’abisso della “perversione”, cosi’ come ne conosco altrettanti di “poveri”.
            E poi, io sono “ricco” o sono “povero”? Certamente non mi manca l’acqua corrente, un vestito o un pasto caldo, ma non mi faccio il bagno nello champagne, ne’ posso ordinare da bere per tutti in un bar.
            Quelli a cui tutti noi facciamo l’elemosina per strada, sono “ricchi” o sono “poveri”?
            Perche’ ne vedo tanti si fanno almeno 100 euro al giorno a prendere la monetina dal carrello fuori del supermercato, facendo leva sul senso di colpa delle famiglie che escono con le buste cariche, e altrettanti che poi se ne vanno con la Mercedes, e altrettanti che “lavorano” per organizzazioni criminali che li mettono li’ apposta.
            Allora che facciamo?

            • Che facciamo??

              Niente a nessuno! (?)

              Gli chiediamo il 730? (ah, non non ce l’hanno – anche tanti “ricchi” ah ah ah)

              Indaghiamo?

              Li pediniamo?

              Glielo chiediamo? “Ma tu sei ricco o sei povero?” “Ma povero, quanto povero…?” “Perché sai, c’è povero e povero…”.

              Piero sinceramente, qui si rischia la barzelletta!

              Regolati come ti pare con coscienza e discernimento, con chi il Signore ti mette davanti.
              Certo non con il pre-giudizio “questo è un finto povero”, “questo oggi ha già guadagnato più di me…” ecc. ecc. (a meno che tu non lo sappia per certo).
              —————–

              Io direi (se ci riesco) mi fermo qui sull’argomento, perché tanto ci si avviluppa 😉

              • Appunto! Quindi indirettamente mi dai ragione!
                Stante tutti questi problemi da te elencati, non sarebbe meglio affidare i propri aiuti alla CHiesa, che certamente conosce i poveri meglio di me? Altro che “Chiesa povera”…

                • Ma chi ha detto il contrario…?

                  Poi ribadisco, se un povero (o presunto povero o finto povero) bussa alla tua porta (di casa o del cuore) farai come ti pare (vedi sopra).

                  E penso di poter decidere anch’io come mi pare 😉

                  M’naggia avevo detto che facevo basta, ma tu Piero sei tentatore…

        • Bisogna distinguere come ci insegna l’Aquinate: la poverta’SUBITA e’un male – cosi’come l’attaccamento alle ricchezze – perche’espone a innumerevoli tentazioni, non ultima la bestemmia e il furto. La poverta’SCELTA – come hanno fatto San Francesco e – almeno alla nascita – Cristo stesso – e’meritevole, per quanto non sia l’unica strada che il Signore ci indica – Pier Giorgio Frassati per esempio non era certo povero.

          • Non di meno ola, la ricchezza ci espone ad altrettanti seri rischi e se ascoltiamo Cristo, paiono esserci più rischi per i ricchi che non per i poveri.
            Fermo restando che anche il più povero dei poveri può essere attaccato ai beni e al denaro del più ricco dei ricchi.

            Ma guarda caso, penso che chiunque abbia avuto modi di vivere o entrare in contatto con dei poveri (o se vogliamo “meno abbienti”), essere loro ospiti o notato un agrossa differenza nel trovarsi al contrario ospite di qualche “ricco”.

            Ma potremmo avvilupparci a lungo su simili disquisizioni 😉

            • La scelta rimane sempre una:

              Luca 16,13

              «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

            • @Bariom, vero hai ragione – come detto e’piu’che altro una questione di motivazioni e dell’uso che se ne fa.

  10. Brava, Costanza, ragionevole, lucido, cristiano davvero, senza quel melenso, insopportabile elogio della povertà che ormai sta dilagando perfino nella Chiesa attuale.

  11. Qualche link sui temi affrontati dal post:

    “Restate in Africa per costruire un continente migliore”: appello dei Vescovi africani ai giovani:

    http://www.fides.org/it/news/58231-AFRICA_CONGO_RD_Restate_in_Africa_per_costruire_un_continente_migliore_appello_dei_Vescovi_africani_ai_giovani#.WG9cf1zfqFo

    Sono pochi i rifugiati nella massa degli immigrati:

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sono-pochii-rifugiati-nella-massa-degli-immigrati-18150.htm

    I migranti sono profughi? Scappano dalle guerre? Sono poveri?

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-poveri-e-disperati-questi-sono-falsi-profughi-1165168.html

    • Quanto al Magistero della Chiesa sull’immigrazione, si legge nel Catechismo al n. 2241:

      “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.

      Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.”

      E nel Messaggio per la giornata mondiale della pace del 2001 Giovanni Paolo II scrive:

      “In realtà, sul tema dell’integrazione culturale, tanto dibattuto al giorno d’oggi, non è facile individuare assetti e ordinamenti che garantiscano, in modo equilibrato ed equo, i diritti e i doveri tanto di chi accoglie quanto di chi viene accolto. Storicamente, i processi migratori sono avvenuti nei modi più diversi e con esiti disparati. Sono molte le civiltà che si sono sviluppate e arricchite proprio per gli apporti dati dall’immigrazione. In altri casi, le diversità culturali di autoctoni e immigrati non si sono integrate, ma hanno mostrato la capacità di convivere, attraverso una prassi di rispetto reciproco delle persone e di accettazione o tolleranza dei differenti costumi. Purtroppo persistono anche situazioni in cui le difficoltà dell’incontro tra le diverse culture non si sono mai risolte e le tensioni sono diventate cause di periodici conflitti.

      In una materia così complessa, non ci sono formule « magiche »; è tuttavia doveroso individuare alcuni principi etici di fondo a cui fare riferimento.
      Primo fra tutti, è da ricordare il principio secondo cui gli immigrati vanno sempre trattati con il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana. A questo principio deve piegarsi la pur doverosa valutazione del bene comune, quando si tratta di disciplinare i flussi immigratori. Si tratterà allora di coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se indigenti, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti. Quanto alle istanze culturali di cui gli immigrati sono portatori, nella misura in cui non si pongono in antitesi ai valori etici universali, insiti nella legge naturale, ed ai diritti umani fondamentali, vanno rispettate e accolte.

      Più difficile è determinare dove arrivi il diritto degli immigrati al riconoscimento giuridico pubblico di loro specifiche espressioni culturali, che non facilmente si compongano con i costumi della maggioranza dei cittadini. La soluzione di questo problema, nel quadro di una sostanziale apertura, è legata alla concreta valutazione del bene comune in un dato momento storico e in una data situazione territoriale e sociale. Molto dipende dall’affermarsi negli animi di una cultura dell’accoglienza che, senza cedere all’indifferentismo circa i valori, sappia mettere insieme le ragioni dell’identità e quelle del dialogo.

      D’altra parte, come poc’anzi ho rilevato, non si può sottovalutare l’importanza che la cultura caratteristica di un territorio possiede per la crescita equilibrata, specie nell’età evolutiva più delicata, di coloro che vi appartengono fin dalla nascita. Da questo punto di vista, può ritenersi un orientamento plausibile quello di garantire a un determinato territorio un certo « equilibrio culturale », in rapporto alla cultura che lo ha prevalentemente segnato; un equilibrio che, pur nell’apertura alle minoranze e nel rispetto dei loro diritti fondamentali, consenta la permanenza e lo sviluppo di una determinata « fisionomia culturale », ossia di quel patrimonio fondamentale di lingua, tradizioni e valori che si legano generalmente all’esperienza della nazione e al senso della « patria ».

      E evidente però che questa esigenza di « equilibrio », rispetto alla « fisionomia culturale » di un territorio, non può essere soddisfatta con puri strumenti legislativi, giacché questi non avrebbero efficacia se privi di fondamento nell’ethos della popolazione, e sarebbero oltre tutto naturalmente destinati a cambiare, quando una cultura perdesse di fatto la capacità di animare un popolo e un territorio, diventando una semplice eredità custodita in musei o monumenti artistici e letterari.

      In realtà, una cultura, nella misura in cui è veramente vitale, non ha motivo di temere di essere sopraffatta, mentre nessuna legge potrebbe tenerla in vita quando fosse morta negli animi. Nella prospettiva poi del dialogo tra le culture, non si può impedire all’uno di proporre all’altro i valori in cui crede, purché ciò avvenga in modo rispettoso della libertà e della coscienza delle persone. « La verità non si impone che in forza della verità stessa, la quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore »”.

      http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_20001208_xxxiv-world-day-for-peace.html

      • Grazie Alessandro.

        Come sempre la chiesa è Maestra. Da sottolineare nelle ultime righe:
        “In realtà, una cultura, nella misura in cui è veramente vitale, non ha motivo di temere di essere sopraffatta, mentre nessuna legge potrebbe tenerla in vita quando fosse morta negli animi.”

        Ci dice nulla ?

  12. Sono d’accordo al cento per cento con Piero.

  13. “Come si pone un cristiano di fronte alle onde di persone che vengono da lontano nel proprio paese in cerca di fortuna, non profughi dalle guerre vere, non le guerriglie intendo (quelli vanno accolti a qualsiasi costo, come in ogni caso in cui l’alternativa è la morte)”

    Per quello che importa – nulla, cioè – non sono d’accordo con questa osservazione.

    Devo averlo ripetuto già una mezza dozzina di volte, ma tanto non sono Paganini: l’amor di patria è dovere direttamente discendente dal IV Comandamento (non invento niente, riporto solo quanto scritto sul Catechismo del 1992).
    Perciò in guerra si deve morire per la patria.
    La morte non è, nel caso, l’alternativa sbagliata. Il sacrificio per la propria terra, per le proprie case, per le proprie famiglie è invece l’unica scelta cristianamente accettabile.

    Pro aris et focis.
    Non si scappa, metaforicamente e letteralmente.
    Gli uomini col fucile in mano, le donne a mandar loro cibo, munizioni e bende.
    Avete presente le portatrici carniche?

    In questi anni mi ha disgustato, profondamente, la retorica dei “poveri” maschi siriani in età di leva che fuggivano dalla loro patria.
    Per carità, non giudico nessuno. Mi è noto il sommovimento al basso ventre provocato da certe situazioni.
    Ma le persone da additare ad esempio non sono disertori e fuggitivi, incapaci di affrontare in piedi il proprio destino.
    Forse erano questi, gli esempi da portare:
    http://www.theatlantic.com/photo/2016/02/newlyweds-in-the-ruins-a-syrian-wedding-photo-shoot/460440
    Però uomini e donne così non arricchiscono nessuno, in Italia…

    Ciao.
    Luigi

    • gli eritrei vengono a sfruttare gli italiani perche’ altrimenti dovrebbero farsi 18 mesi di leva.

    • @Luigi, ho avuto modo l’estate scorsa di scoprire la storia delle “portatrici carniche” (colpevole mia ignoranza) avendo l’occasione di salire su quelle Alpi e visitare ciò che rimane di otre 18 Km di trincee dell’allora fronte Italo-Austriaco.

      Non ho potuto non pensare a quanto sangue sparso su quella terra e su quelle rocce su cui poggiavo i miei scarponi di “turista” (come pure di alzare a Dio la mia misera preghiera).

      A tutti consiglio questa escursione “Museo all’aperto del Pal Piccolo” (http://www.itinerarigrandeguerra.it/Museo-All-Aperto-Del-Pal-Piccolo-Grande-Guerra) e di visitare il piccolo ma ricchissimo museo di Timau a valle: http://www.carniamusei.org/museo.html?entityID=427

      Lì un vecchio mi ha raccontato che è vero: quanto proiettili si sono sparati, ma nelle giornate più rigide di “tregua”, “si tiravano anche il pane…”.
      Così mi ha tetto.


    • @Luigi, che la guerra possa essere Provvidenza per chi la combatte e’confermato direttamente da Gesu’ a Suor Consolata Betrone. Tuttavia, ci sono due importanti considerazioni integrative da fare al tuo intervento, se intendi generalizzarlo – nel caso della Siria invece magari calza al 100%, non sono esperto in questioni sociali siriane:
      1. la nazione che ti spedisce la cartolina per andare in guerra potrebbe non essere la tua Patria – per esempio, nel 2017 la Libia ci conquista, ci impone la sua cittadinanza e ci impone di combattere contro la Polonia.
      2. la guerra che la tua Patria ti chiede di combattere potrebbe non essere moralmente giustificabile, e qui si veda il martire Massimiliano di Tebessa.

    • @luigi
      Te c’avrai pure ragione catechismo alla mano, ma in guerra io non esiterei a essere uno dei due che fa saltare il ponte di langstone. Se ti andasse di fare il buono, potresti venir con me 🙂

      • Ma non confondiamo “patriottismo” con “nazionalismo”. Il patriota non non potrà mai essere un razzista.

        • “Ma non confondiamo “patriottismo” con “nazionalismo”. Il patriota non non potrà mai essere un razzista”

          Infatti il Catechismo parla di patria, non di nazione. Tanto meno di razza, è ovvio.
          Quindi a che pro tirar fuori nazionalismo e razzismo, se non per far polemica?

          Che poi è razzismo anche questo:
          https://giulianoguzzo.com/2017/01/08/faccetta-bianca

          Con questo metro si poteva eleggere miss Helsinki anche Mike Tyson!

          Ciao.
          Luigi

          • “Quindi a che pro tirar fuori nazionalismo e razzismo, se non per far polemica?”
            Nel caso della Siria – ma qui come detto mi chiamo fuori per mancanza di informazioni certe – forse Antonio intendeva dire che non tutti i profughi siriani riconoscono la Siria come loro Patria etnica e culturale, quindi non si possono buttare tutti indiscriminatamente a casaccio nel mucchio dei ” disertori e fuggitivi, incapaci di affrontare in piedi il proprio destino”.

            • Ola,

              Antonio non ha fatto alcun cenno alla Siria. Non vedo perciò per quale motivo la citi al suo posto.

              Che poi alcuni “profughi” siriani non riconoscano la Siria come loro patria la dice lunga sul tutto.
              La patria, la terra dei padri, non si può scegliere; così come non si scelgono i genitori.
              Si comincia col dire che si può scegliere la propria patria e si finisce all’utero in affitto. Tout se tient.

              Per capire quanto poi sia poco limpido il tuo accenno a mucchi indiscriminati fatti a casaccio, riporto la mia frase – per altro chiarissima:

              “Ma le persone da additare ad esempio non sono disertori e fuggitivi, incapaci di affrontare in piedi il proprio destino.”

              che derivava dall’osservazione sulla “retorica dei “poveri” maschi siriani in età di leva”.
              Il che significa che ne escludevo esplicitamente vecchi e bambini.

              Impossibile, perciò, leggervi il tuo “buttare tutti indiscriminatamente a casaccio nel mucchio”.
              Ma naturalmente a ciò che davvero ho scritto ti sarebbe riuscito ben più difficile controbattere.

              Bri,

              secondo la vulgata imperante i ponti non si devono abbattere! Anzi, bisogna costruirne di nuovi.
              Per cui mi trovo costretto a rifiutare l’invito.
              E poi, alla fine, nel film la distruzione del ponte facilitava l’avanzata dei nordisti…

              Ciao.
              Luigi

              • “La patria, la terra dei padri, non si può scegliere; così come non si scelgono i genitori.”
                Esatto: ma non cosi’putrtroppo, come avete condiviso anche tu e Antonio – di cui evidentemente allora non ho ben compreso l’intervento – la Nazione. E sappiamo bene che le guerre sono molto piu’spesso fra Nazioni, che non fra Patrie. La mia Patria potrebbe essere conquistata da una Nazione che mi chiede di combattere per lei.
                Ripeto, questo magari nel caso della Siria non c’entra niente, quindi mi scuso per l’off topic.

                Riguardo quello che davvero hai scritto: prima di tutto se non lo ho compreso chiedo scusa. Ma faccio notare che ai miei due punti sopra nessuna ha ancora ribattuto falsificandoli, quindi immagino li condividiate.

                • Io mi riferivo al nazionalismo etnico, che non condivide nessun amor patrio con le altre componenti della comunità, che lo ha educato e nutrito, che non facciano parte della propria stirpe. Ed è purtroppo anche il caso della Siria.
                  Certamente una patria – come un padre – non si sceglie, ma puoi sentirti figlio adottivo e nutrire gratitudine per tutto ciò che hai ricevuto e “ereditato”; e la tua Patria – naturale o adottiva che sia – non la puoi tradire.

                  • “Ed è purtroppo anche il caso della Siria.”

                    Ma proprio no.
                    La Siria, come prima il Libano e l’Iraq, è (o, purtroppo, era) l’esempio di come – nonostante tutto – si possa condividere una patria anche se con fedi, lingue, usi differenti. Lo stesso che si poteva dire, un secolo fa, dell’impero asburgico.
                    Non è stato Assad a far bruciare le chiese siriane, sono stati i ribelli filo-occidentali. Qualcosa vorrà pur dire.

                    Per altro nemmeno i genitori adottivi si scelgono. Infatti, per il solito, te li assegna lo stato.
                    Si possono nutrire stima, rispetto, ammirazione, riconoscenza per un altro adulto o un’altra terra.
                    Ma i padri e la patria quelli sono e quelli rimangono. A nulla valgono tutti i virtualismi del politically correct…

                    Rimane, in ogni caso, il fatto che il Catechismo non parla di nazione o stato, ma di patria. E che non si comprende cosa attenga al tutto il razzismo che hai nominato.

                    Ciao.
                    Luigi

                    • Siamo tutti d’accordo che la Patria è là dove sono le tue radici, quel luogo che ti ha trasmesso una cultura con i suoi valori e le sue tradizioni. Ma le situazioni reali sono (oggi più che mai) complicate.
                      Ci possono essere molte Patrie che hanno formato un’amalgama all’interno di una Nazione con buone fondamenta come il Regno Unito, cosicché, in una situazione critica, uno scozzese potrà combattere a fianco di un gallese avendo dilatato il suo sentimento patriottico fino ai confini della Nazione.
                      Ma quando scatta il sentimento di appartenenza etnica (e scatta sempre nelle congiunture molto critiche),il patriottismo si degrada cedendo il posto a un nazionalismo (di comodo) con forti connotazioni razziali, e nessun Curdo vorrà oggi versare il suo sangue per difendere un qualunque altro Siriano.

                • “La mia Patria potrebbe essere conquistata da una Nazione che mi chiede di combattere per lei”

                  Beh, ma prima che la tua patria venga conquistata non è il caso di darsi un po’ da fare?
                  Se infatti tu non resisti poi acconsenti al combattere per chi ti ha conquistato.
                  Perché questo è il punto.

                  Non si sta facendo accademia. C’è un caso preciso: la Siria, dove la più lurida accozzaglia di tagliagole, fanatici, terroristi e mercenari che l’umanità abbia visto dal 14 luglio 1789 precipita l’inferno in terra.
                  Qui non c’entra Assad o il governo siriano, la nazione o lo stato.
                  Questi vengono e mettono a ferro e fuoco la tua terra, il tuo villaggio, i tuoi campi.
                  Stuprano le tue donne.
                  Uccidono i tuoi figli.
                  Rubano le tue bestie.
                  Distruggono le tue chiese.

                  Non le chiese, le donne, i figli o il villaggio di Assad. I tuoi.
                  Hai venti, trent’anni.
                  Cosa fai, scappi in Europa? Magari sì.
                  Siamo esseri umani, la debolezza ci sta.
                  Ma almeno non si mettano queste persone su un piedistallo – “i poveri profughi siriani”, piangete! – quando altri ventenni e trentenni combattono in difesa della loro terra, della loro patria.
                  Quando magari – come nel caso dei curdi – pure malsopportano Assad e lo stato siriano.
                  Però, evidentemente, hanno ancora una minima dose di buon senso, per cui non è che accolgano la feccia islamista a braccia aperte…

                  Si vuole un esempio ancora più vicino e banale? Eccolo.
                  Qualche giorno fa ho ascoltato, a non so più quale cinegiornale, l’intervista a uno dei rivoltosi di Cona.
                  Salta fuori che lui e la moglie sono scappati dalla Nigeria dopo che Boko Haram (qualsiasi cosa sia, di preciso) ha ucciso la loro figlia di cinque anni.
                  Vengono a uccidere tua figlia e tu, padre, le sopravvivi?!? Certo è più facile sequestrare venticinque civili, poco intelligenti, disarmati e per giunta bianchi…

                  Io questo lo prenderei, lo metterei su un aereo e lo rispedirei in Nigeria.
                  Vada a riconquistare il suo onore, se vuole, come da che mondo è mondo hanno sempre fatto gli uomini in questi casi; oppure continui a vivere come ha fatto finora.

                  Come vedi ho risposto al primo dei tuoi punti.
                  Al secondo sarebbe imbarazzante, tanto è stato malcompreso il martirio di san Massimiliano.

                  Ciao.
                  Luigi

                  • “Beh, ma prima che la tua patria venga conquistata non è il caso di darsi un po’ da fare?
                    Se infatti tu non resisti poi acconsenti al combattere per chi ti ha conquistato.
                    Perché questo è il punto.”
                    “Come vedi ho risposto al primo dei tuoi punti.”
                    No, questo non mi torna. Se resisti e hai la disgrazia di sopravvivere cosa fai?

                    “Al secondo sarebbe imbarazzante, tanto è stato malcompreso il martirio di san Massimiliano.”
                    Sono tutto orecchi.

  14. Visto che qui pare ci sia più “attività”, mi permetto riportare una mia richiesta di intercessione:
    https://costanzamiriano.com/2017/01/04/perche-pregare-e-soprattutto-come/#comment-122559

  15. E’ giusto distinguere tra povertà (materiale, non la povertà in spirito) e miseria, essendo la seconda peggiore e mai buona, nemmeno se liberamente scelta (come, ad esempio, fanno alcuni barboni).

    Però, anche la povertà, se non frutto di una scelta religiosa, è sempre un male. Basta ragionare: la povertà è assenza di mezzi, non può essere un bene in sé. Non capisco questo timore sacro verso la povertà; anche con la ricchezza si può fare un sacco di bene.

  16. A proposito di ricchezza, che è sempre da considerarsi un dono di Dio (a meno che non sia frutto di proventi illeciti): non dimentichiamo che i re magi portarono in dono al Figlio di Dio ed alla Sua famiglia, oro, segno tangibile di una ricchezza opulenta. E s. Giuseppe si guardò bene dal rifiutare una simile ricchezza.

    …E’ buona, è buona la ricchezza. Avercene!

    https://anticattocomunismo.wordpress.com/2017/01/06/lepifania-secondo-il-quinto-vangelo/

  17. Un aiuto non ipocrita, ma forse decisivo, per cui ci vuole tanta buona volontà.

    Centri di identificazione
    In merito allo scambio di idee fra Gori e Cerasa. Ci sarebbe, secondo il mio modesto punto di vista, un modo per evitare l’affollarsi di profughi, spesso irregolari, nel nostro paese e per non dover procedere al ulteriori difficilissime e improbabili espulsioni. Creare dei centri di prima accoglienza ed identificazione (e non prigioni tipo Guantanamo) sulle sponde sud del Mediterraneo mediante accordi fra i paesi rivieraschi e l’Europa (dicesi Europa, se c’è), accordi che dovrebbero prevedere adeguati compensi per le nazioni che li sottoscrivono ed anche l’impegno delle forze armate NATO per garantirne la massima possibile sicurezza dei rifugiati e di chi li assiste. In tal modo si eviterebbe l’afflusso dei migranti sulle coste del continente in quanto tutti quelli intercettati in mare dovrebbero essere accompagnati presso i centri stessi, da dove, dopo le verifiche, quelli che ne hanno diritto dovrebbero addirittura essere traghettati nei vari stati di destinazione. Con tale sistema molti potrebbero essere persino scoraggiati dal mettersi in viaggio, mentre si eviterebbero le tragedie così frequenti, ormai.
    (enrico venturoli roma 5 gennaio)

    • Quindi i paesi del terzo mondo, oltre a prendere i soldi degli aiuti che normalmente gli inviamo (TUTTI i paesi occidentali), vedersi condonati i debiti contratti per farsi la guerra, debbono ricevere anche gli “incentivi” per non farli partire?
      Ma ancora non l’hai capito che questi poveracci sono un mezzo di pressione dei satrapi africani e mediorientali per spillare ancora quattrini all’occidente?

      • Piero, tu così omologato al pensiero dominante, cosa proponi? Accogliamoli tutti e facciamone tanti tanti infelici?

        • si vede che non hai letto gli altri miei post su questo stesso argomento…
          Al contrario, rimorchiarli immediatamente nei porti di partenza fin quando non si capisce l’antifona!

        • Tante cose si potrebbero dire di Piero 😉 😀 ma proprio non mi pare “omologato al pensiero dominante”…

          Forse un altro Piero?

  18. Ho letto attentamente per quanto a scritto Costanza, e un po dei vostri commenti, per me la carità non deve essere buonismo, ma comprendere e agire per il bene della persona, senza omettere la famiglia per primo….
    .la carità è anche costruire con intelligenza promuovere , educare, scoprire il vero bisogno della persona nella dignità…
    Abbiamo tutti ricevuti Doni da Dio, da condividere chi più chi meno……per un mondo migliore….
    Certamente, con intelligenza….la povertà vissuta non è sempre un male …per il ricco è importante che sappia usare la sua ricchezza per il bene………Cmq il bene per il bene è lodevole…….

  19. Piero,
    2) invece di prendere un aereo che comodamente possa portarli a destinazione, preferiscono entrare ILLEGALMENTE

    Il dubbio che non possano esserci così tanti stupidi a fronte di un unico genio (e che quindi le cose stiano un po’ diversamente da come le immagini) non ti viene mai?

    • Echi ha detto che siano stupidi? Semplicemente FURBI….
      Che poi vorrei sapere come starebbero invece le cose…

      • @piero
        Furbi che sfruttano le pieghe di una direttiva europea che ribalta sulle compagnie aeree e nautiche l’onore e i costi di rimpatrio di chiunque arrivi in Europa tramite voli/traversate legali senza avere un visto valido
        Furbi che grazie a questa direttiva se volessero prendere un aereo verrebbero respinti al banco del checkin perchè pur nel dubbio che possano godere dello stato di rifugiati secondo la convenzione di Ginevra, “beh, meglio non rischiare”

        • chiunque arrivi in Europa tramite voli/traversate legali senza avere un visto valido

          quindi sono ILLEGALI, no?

          se volessero prendere un aereo verrebbero respinti al banco del checkin perchè pur nel dubbio che possano godere dello stato di rifugiati
          Quindi facciamoli arrivare qui a loro rischio della vita, spendendo 3 miliardi (che sono 6000 miliardi del vecchio conio, quasi un terzo di una Finanziaria della Prima Repubblica), li facciamo aspettare qui a sbafo e nell’80% dei casi (fonte Prefetture) poi NON HANNO ALCUN DIRITTO, gli diamo un foglietto e loro si danno alla macchia e alimentano, quando va bene, il mercato nero, contribuendo ad abbassare i salari, quando non attivita’ illecite, va bene?

          • @piero
            No, non sono illegali. Potrebbero aver diritto ad essere accolti ma su un aereo non ce li fan salire perché gli impiegati delle compagnie aeree han direttive per respingerli

            • Certo che sono illegali. Illegali e clandestini. Se non ti do’ il permesso ad entrare in casa mia e tu ci entri lo stesso lo fai illegalmente, tanto più se poi ti devo mantenere io.

              • @piero
                Un avente diritto all’asilo non è mai illegale nemmeno se privo di documenti (cfr. convenzione di Ginevra da qualche parte)
                Non sono i documenti a conferirgli il diritto
                Esiste una delibera europea il cui esito è quello di costringere anche gli aventi diritto a seguire percorsi clandestini per ricevere un asilo cui hanno diritto
                Con gli aventi diritto si mescolano anche i possibili aventi diritto cui non verrà riconosciuto e altri chiunque. Ma questa è una storia successiva a quanto prodotto da una NOSTRA delibera europea (appena ho tempo ti recupero il testo)

        • ribalta sulle compagnie aeree e nautiche l’onore e i costi di rimpatrio di chiunque arrivi in Europa tramite voli/traversate legali senza avere un visto valido Furbi che grazie a questa direttiva se volessero prendere un aereo verrebbero respinti al banco del checkin perchè pur nel dubbio che possano godere dello stato di rifugiati secondo la convenzione di Ginevra
          Noto inoltre che molti atteggiamenti “buonisti” ricalcano pedissequamente le tecniche di comuncazione e i meccanismi mentali dei “laicisti”: fare una tragedia di un fatto assolutamente normale, ingigantendolo e inserendo delle “imprecisioni” piu’ o meno volute, per far passare un messaggio di rigetto del fatto stesso e imporre il loro punto di vista, il che la dice lunga sugli obiettivi finali (comuni) delle suddette categorie.
          Innanzitutto non e’ certo la compagnia aerea/nautica che rilascia il visto, semmai il consolato o l’ambasciata del paese di destinazione.
          Poi alla compagnia aerea/nautica gliene importa punto del fatto che la persona entri nel paese o no, il biglietto l’ha gia’ pagato per cui loro sono a posto. E non e’ vero neppure che lo stato scarichi (e ci mancherebbe pure!) sulle compagnie il costo del rimpatrio, tanto che se il clandestino non ha i soldi per rimpatriare rimane nell’aeroporto senza poter passare la dogana.
          Semmai lo stato scarica i costi dei rimpatrii su tutti i cittadini italiani, questo si’, gli stessi cittadini che subiscono le violenze, i soprusi, i privilegi e la concorrenza sleale dei suddetti clandestini.
          Poi non e’ certo il banco del checkin che fa la cernita se uno puo’ passare o no, ci pensa la dogana.
          Questo per mettere i “puntini sulle i”.
          Quanto poi al ragionamento in se’, con lo stesso metro, se uno e’ cieco e paralizzato non si capisce perche’ la scuola guida non possa rilasciargli la patente di guida, tocca poi a quelli della Motorizzazione andare ad inseguire tutti quelli che hanno la patente per vedere se soddisfano i requisiti necessari a guidare. Stesso ragionamento no?
          E poi tutti questi “muri”!!! Ma perche’ non si fanno passare tutti, e poi i doganieri inseguono per tutto il paese quelli che importano droga o esplosivi.
          Facile no?
          Quanto alla “convenzione di Ginevra”, il terrorista che ha ucciso in Germania veniva dalla Tunisia, quali guerre ci sono in Tunisia? Le guerre puniche? Abbiamo detto e ripetuto poi che piu’ dell’ 80% di richiedenti non ha diritto ad alcun aiuto.
          Il tutto si ridurra’ poi al classico “ma se uno vuole venire qua a migliorare il suo tenore di vita, che male fa?” avallando l’accoglimento di tutti i “migranti
          economici” del mondo. Allora ti informo che circa 4 miliardi di persone vivono con una somma al di sotto del PIL pro capite italiano ( tra cui una 15ina di milioni di italiani autoctoni). Comincia a rompere il salvadanaio e a fare spazio nel tinello, va’…

          • @piero
            Hai posto una domanda (chissà perchè i migranti non viaggiano legalmente con l’aereo)
            T’ho dato la risposta
            Nulla ho scritto sull’accogliere o meno ma a te non interessa quello che ho scritto e lanci una polemica sui “buonisti” cui senza ragione mi associ fino ad arrivare a sindacare sul mio portafoglio
            Mi pare evidente che la tua intenzione non sia quella di capire meglio l’argomento quindi ti saluto

            Ps.
            Per chi avesse il tempo di seguito il link alla direttiva europea sugli obblighi delle compagnie aeree
            http://www.asgi.it/wp-content/uploads/public/51.2001.pdf

            • La risposta sta nei DATI diffusi dal Ministero dell’Interno. Piu’ dell”80% dei cosiddetti “migranti” *NON HA ALCUN DIRITTO DI RIMANERE IN ITALIA* (ne’ tantomeno di farsi mantenere a spese degli italiani).
              E in quel 20% c’e’ chi si spaccia per minore, chi gay, chi “migrante climatico”.
              Quindi tutto il tuo castello di carte crolla miseramente. Non arrivano i “profughi dalla guerra” perche’ non c’e’ nessuna guerra da cui scappano. Arrivano approfittatori e avventurieri in cerca di fortuna con nulla da perdere.
              Poi vorrei vedere: nel 40-45 c’era la guerra in Italia e io vado a farmi mantenere dagli Australiani.
              Ma quanti “migranti” accolgono Arabia Saudita, Qatar, Kuwait? te lo dico io quanti: ZERO.

            • Inoltre e’ tutta la trafila che ormai non e’ piu’ al passo con i tempi. Un conto era offrire protezione a Pertini e qualche altro capo socialista nel ’40, un conto e accollarsi 4 milioni di comunisti italiani. L’hai capita la differenza?

              • @piero
                onestamente di questo ultimo commento non ho capito né da dove sbuchi, né che c’azzecchi.
                Limite mio
                Diamoci un taglio, ok?

    • Mi chiedevo quando avrebbe scritto il Difensore Civico dei (falsi) migranti, ma dopo la vicenda del terrorista tunisino-(i famosi profughi della famosissima guerra tunisina, forse una guerra punica)-itelo-tedesco avresti avuto la decenza ed il buon gusto di tacere con la solita “santificazione dl migrante”.
      Comunque rilassatevi, secondo i dati del Ministero dell’Interno, piu’ dell’80% dei “migranti” NON HA ALCUN DIRITTO di stare sul territorio italiano (e sospetto fortemente che del restante 20% buona parte si sia fatta passare per minore, o per “perseguitato gay”, ma l’Islam non era una religione di pace?)

  20. Un mondo con meno confini e più diritti, questo è il “nuovo ordine” che il pensiero liberal americano, tuttora dominante in Europa, intende imporre ai popoli attraverso gli straordinari poteri delle istituzioni sovranazionali, il caos migratorio, la promozione del multiculturalismo, la globalizzazione dei mercati, il controllo dell’economia via potere finanziario, la guerra ai cambiamenti climatici, …
    In questo utopico “One World” il cristiano deve rottamare i valori tradizionali di carità e accoglienza che lo hanno sempre impegnato personalmente e comunitariamente a “donare liberamente”, in favore di un numero crescente di obblighi da assolvere e di diritti da rispettare.
    Il concetto stesso di “prossimo” sbiadisce, si smembra e assume le forme di una massa anonima in lievitazione di “aventi diritto” che pretende dal Samaritano ciò che gli spetta.

  21. Concorso totalmente!

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