Catechismo, il problema è la fede degli adulti

di autori vari

2016-12-15_114249

di Benedetta Frigerio

Fare catechismo ai bambini? “Sembra che oggi i preti abbiano molto altro di meglio da fare”. E’ così che padre Maurizio Botta, sacerdote della parrocchia di Santa Maria in Valicella a Roma, ha cominciato a novembre la presentazione del suo libro di catechismo “Le domande grandi dei bambini” (ed. Itaca, 127 pagine, 10 euro) a una platea di prelati e catechisti presso l’eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno. Ma proprio perché il libro è una provocazione innanzitutto alla fede degli adulti, visibilmente colpiti dall’intervento di padre Botta, e siccome dalle domande dei presenti è emerso il bisogno di punti di richiamo innanzitutto a loro, il lavoro proseguirà. Presso l’Eremo di Bienno, i catechisti e i sacerdoti si troveranno a guardare insieme i filmati ideati da Botta e Lonardo visibili sul canale youtube “Catechisti Roma”. In attesa del secondo volume di preparazione alla Cresima (in uscita l’estate prossima) e di un incontro conclusivo con il sacerdote romano. 

Provocando i presenti, Botta ha continuato ricordando che il problema reale del catechismo, per cui la maggioranza dei bambini dopo la cresima abbandona la Chiesa, è l’immaturità di fede degli adulti. Motivo per cui il libro è rivolto innanzitutto a loro. Il sacerdote romano ha spiegato questa immaturità ricordando che “se ti azzardi a chiamare il catechismo dottrina ti mangiano”, ponendo “un aut aut che ha poco di cristiano”. Come se parlare di dottrina fosse antitetico al vivere la carità o, al contrario, come se parlare di amore significasse essere anti dottrinali. Visto che il problema principale della difficoltà a tramandare la fede è appunto dei grandi, Botta e don Andrea Lonardo (coautore del libro) hanno deciso di scrivere rivolgendosi a loro, spiegando ad esempio quali sono le vere domande dei bambini e perché fornire loro certezze sia il contrario di un’imposizione.

“Le domande dei bambini contenute nel libro – ha proseguito Botta – sono grandissime ma noi le spegniamo”. Come? Innanzitutto “trattandoli come dei trogloditi”. E poi preoccupandoci di fare i “carabinieri anziché curarci nostra fede”. Basti pensare alle molte vote che i bambini si chiedono: “Ma la catechista sta seguendo la Messa o la vuole far seguire a me? Ma la catechista prega o vuole far pregare me?”. Vale a dire: ma alla catechista interessa? Perché questo in fondo è il punto. Non a caso alla domanda rivolta a padre Botta su come faccia a essere così convincente con i bambini, la risposta è sul fatto che quello che conta è “il mio rapporto con Cristo: prima di entrare a catechismo Lo prego e Gli dico: Io non sono capace ma tu sì, usami e fammeli amare come li ami tu. Aiutami, vieni. Questi bambini sono battezzati, quindi sono Corpo di Cristo: chi li ama se non Lui? E se tu lo vuoi e glielo chiedi ti rende partecipe di questo amore che ha. Dunque, occorre mettere al centro Lui e non la mia prestazione”.grandi domande

E’ così che con passione il sacerdote insegna il Padre Nostro o il segno della Croce con la stessa serietà con cui risponde alla domanda sulla differenza fra l’uomo e la scimmia, “senza dimenticare quello che sentono a scuola. Ai bambini piace essere trattati seriamente”. Infatti, “quando sono davvero tranquilli? Quando vedono due adulti appassionati della loro conversazione, che non stanno lì a fare i giochetti e le faccine imbecilli, ma anzi non lo calcolano proprio. Così i bambini si metteranno a fare i loro giochi, oppure ascolteranno la conversazione. Loro godono a vedere l’adulto serio e appassionato delle cose”. E’ per questo che secondo Botta non c’è nulla di più importante per un sacerdote di celebrare la Messa e di confessare comunicando ai bambini la solennità del sacramento, così come “abbiamo il dono e il dovere di comunicare la dottrina”. Non che sia tutto semplice. Anzi “capisco la fatica dei catechisti: io ho pianto dopo gli incontri di catechesi. E tutti i mercoledì prima di catechismo mi si stringe lo stomaco”. Perciò il volume di Botta e Lonardo è scritto con “lacrime e sangue (non a tavolino, ma da chi fa catechismo da più di venti anni, da chi con i bambini ci sta sempre)”. Inoltre, per spiegare come siano i ragazzi “a chiederci di conoscere la verità” e di come un silenzio politicamente corretto serva solo a tarpargli le ali, nel libro ci si rivolge anche ai genitori chiarendo come mai “non ha senso nell’educazione dei nostri figli partire solo dalle loro domande”.

Mentre per comprendere quanto bene si possa fare offrendo loro delle risposte basta leggere, ad esempio, il capitolo in cui si racconta ai piccoli la preferenza di Dio per il popolo di Israele, il più vulnerabile e meno potente dell’epoca: quello che emerge è che la grandezza umana non dipende dalle capacità e dagli sforzi personali, ma dall’adesione a un amore. E si sa bene quanto anche un solo concetto simile possa cambiare tutta la vita di un bambino che lo assimili. Per non parlare della descrizione di ciò che diventa la sofferenza nel Battesimo, spesso mal concepito come un’imposizione. “Noi adulti – si legge- spesso vi facciamo torto. Pensiamo, sbagliando, che solo perché siete più piccoli, piccoli siano anche i vostri dolori…Non è così”. Eppure “Dio è un padre che vede tutto. Un padre che conosce ogni nostra sofferenza. E’ vero che a volte non ci toglie subito queste sofferenze, ma la Parola di Dio ci insegna che per Lui tutte le nostre lacrime sono preziose. Dio le raccoglie, le conta: non cadono per terra perdute, diventano fango. Questo è possibile in modo fortissimo per la nostra unione con Gesù”.

fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

 

10 commenti to “Catechismo, il problema è la fede degli adulti”

  1. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

  2. Dove posso trovare questi testi, visto che faccio catechismo ai bambini ? Io mi avvalgo di quanto appreso nel cammino, ma se ci sono testi pratici in base alle richieste dei bambini sono ben felice di comprarli. Intanto complimenti per i tuoi articoli. Sono comunque curiosa sapere dove trovi il tempo per scrivere, lavorare e curare la famiglia, nonché essere sottomessa al marito

    Con affetto Maria – Comuniotà Nuoro

  3. Grazie . è una buona cosa essere preparati alle domande dei bambini…..ho notato che le loro domande sono molto saggi…..siamo noi genitori impreparati, anche perché penso che i nostri genitori non lo errano neppure loro. Al meno questo è il mio caso……Oggi non ho figli piccoli e nemmeno nipotini…..chi sa se avrò questa gioia ??? non lo so….spero……..Osso dire una cosa….. è importante fare conoscere a loro la sana dottrina, cosa che nel mio caso tardi ho compreso , ma grazie ad un camino di fede comprendo il senso della mia vita oggi……
    Lasciate che i bambini vengono a me.
    Ciao a tutti voi…e grazie.

  4. “…il problema reale del catechismo, per cui la maggioranza dei bambini dopo la cresima abbandona la Chiesa, è l’immaturità di fede degli adulti.”

    E’ la cruda realtà e sinceramente non una grossa scoperta…

    “…i bambini si chiedono: “Ma la catechista sta seguendo la Messa o la vuole far seguire a me? Ma la catechista prega o vuole far pregare me?”. Vale a dire: ma alla catechista interessa? Perché questo in fondo è il punto.”

    E prima ancora i bambini si chiedono: “Ma a mia madre che mi ci manda (a catechismo), interessa davvero? Mi fa fare le preghiere (se gliele fa fare), ma com’è che lei non prega mai?”
    E soprattutto: “Forse alla mamma interessa, ma com’è che a papà sembra non interessi nulla? Come mai il papà a Messa non viene mai? E se viene non pronuncia neppure una parola (della Liturgia)?”

    Perché alla fine su questo (come su altro) sappiamo bene quanto conta l’atteggiamento del padre nella formazione di un figlio…

    Quindi torniamo sempre al punto che oggi è più che mai urgente punto di partenza: “Nuova Evangelizzazione”. Catechesi permanente per gli adulti.
    Diversamente possiamo avere tutti i migliori catechisti del mondo, i volenterosi e ottimi Padre Botta del mondo (e Dio ce li conservi!), ma dopo la Cresima – e già sento genitori dire che infondo anche quella deve essere una scelta “da adulto” del figlio – i ragazzi tranne qualche rara eccezione*, se ne vanno…

    “Perché se ai miei genitori interessa meno del calcio, della TV, della gita fuori porta, dello shopping… già sono obbligato a studiare per farmi una “posizione”, perché dovrei sobbarcarmi st’altra fatica??”

    *(certamente avendo sempre ottimi catechisti e tanti “padre Botta”, le eccezioni sarebbero più numerose – questo aspetto quindi NON è ininfluente)

  5. ecco. il problema è proprio la fede degli adulti.

    oggi doppia paginata su “il foglio” di Langone:

    “la messa sta finendo”

    pare che il maggior calo di frequenza alla messa sia quello dei cinquantenni.lo dice il sociologo Garelli. autore di “religione all’italiana”il crollo è stato del 30%.

    e,aggiunge Langone, proprio loro avrebbero bisogno di recitare il mea culpa ma oggi nessuno si considera colpevole di qualcosa. me lo racconta il prete di un santuario mariano.

    il grande demografo r.volpi dice che una mini ripresa di frequentazione alla messa c’è stato il primo anno di Papa Bergoglio (dal 29,6 al 30,5 % ).in mancanza di altre spiegazioni bisogna pensare che un effettino Bergoglio c’è stato.

    Purtroppo è durato poco. già nel 2014 è ripreso il calo. con la Liguria capofila nella scarsa partecipazione. la riviera dei crisantemi.

    Introvigne mi manda una mail che smentisce tutto. :l’unico modo per avere dati sicuri è censire tutte le messe e contare chi ci va davvero rispetto al numero di chi dichiara di andarci.

    ma Volpi ribatte che si possono contestare alcuni dati. ma non la tendenza.

    pare che gli unici che reggano siano i santuari, alcune chiese con preti preti ( tipo don rosini e don botta a roma.per es.
    e, aggiungo io, son quasi tutte senza omelie strabordanti)

    casi d’interesse clinico come nel bresciano-testimone Messori-:” i bresciani sono cattolici coriacei che in chiesa ci andrebbero anche se il papa fosse odifreddi o flores d’arcais” ( che non è male come battuta,diciamocelo)

    appare in crescita anche la messa in latino. ( numeri piccoli,s’intende. ma frequentazione di giovani in aumento).

    anche quelle dei neocatecumenali. ma lì,Langone ,non ci mette piede per questioni estetico-musicali. sembrano credere a quello che fanno e allora si chiude un occhio( e un orecchio) sui loro settarismi,sulleloro bizzarrie. è gente che si spende.

    Renato Farina si pone il problema dell’allungamento enorme delle prediche che ,come scritto al punto 66 dell’Ordinamento generale del Messale Romano,potrebbero anche non esserci.

    naturalmente Langone non metterà mai piede neppure nelle cattedrali nelle quali i vescovi hanno permesso parlassero gli imam.( tipo Bari,Parma,Novara, ecc.) ( io aggiungo che con tali vescovi, si staranno svuotando anche quelle.se vogliono vederci dentro gente, quei vescovi, oramai devono riempirle di maomettani..

    Io credo-continua Langone- in colui che disse “la verità vi farà liberi” ed ho fatto ciao ciao con la manina ai vescovi di Novara,Parma,Bari ecc.

    Mi risulta che in questi giorni altri cristiani ( i numeri ce li darà l’istat) abbiano fatto altrettanto…

    ma finché esisteranno eccezioni, ossia sacerdoti e laici credenti in Cristo unica via, la messa non è finita.

    e le eccezioni resteranno fino alla fine del mondo perché “le porte degli inferi non prevarranno”:sta scritto.

    aggiungo io che però incomincia una sensazione di caccia al tesoro per trovarne una dove almeno il prete che officia faccia finta di crederci.
    poi si lamentano che i fedeli diminuiscono. e pure la fede.(praticata,non solo teorizzata.)

    amen

    • E io rilancio la teoria-ipotesi (anche se se ne esce Giusi bollandola come cavoli a merenda) che dover dire tre e talvolta quattro Messe in un giorno – facciamo uno e mezzo con la prefestiva – solo perché siamo abituati troppo bene, certo non aiuta i sacerdoti a non celebrare “a macchinetta”, dando almeno la parvenza di crederci… 😞

  6. @bariom

    ed invece chissà che messe diranno questi tre. vescovo di santiago di compostela incluso:

    http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/larcivescovo-di-santiago-julian-barrio-ordina-sacerdoti-due-uomini-omosessuali-e-conviventi/

    L’arcivescovo di Santiago Julian Barrio ordina sacerdoti due uomini omosessuali e conviventi

    Per di più, come riporta il portale di informazione religiosa InfoVaticana, i due novelli sacerdoti, non solo sono omosessuali dichiarati ed attivi, ma intrattengono palesemente un rapporto pubblico l’uno con l’altro, avendo fatto, tempo fa, “coming out” davanti a tutta la loro comunità parrocchiale.

    Per quanto riguarda i due uomini, le cui identità sono al momento riservate, InfoVaticana segnala, inoltre, come uno dei vicari dell’Arcivescovo, appena pochi giorni prima dell’ordinazione, sia stato ospite dei due presso la casa nella quale la coppia convive.

    dopo la smentita che non smentisce da parte dell’arcivescovado in questione:

    http://www.archicompostela.es/comunicado-la-secretaria-medios-relacion-escrito-infovaticana

    infovaticana risponde:

    http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/infovaticana-replica-allarcivescovo-di-santiago-di-compostela-julian-barrio/

    InfoVaticana conferma che le informazioni sui due preti gay ordinati dall’arcivescovo di Santiago di Compostela pubblicate da questo sito lunedì scorso sono vere e sono state debitamente verificate.

    In un successivo secondo articolo, pubblicato sempre dal portale sotto accusa infovaticana.com, intitolato:

    L’Arcivescovo di Santiago si rifiuta di rispondere alle domande di InfoVaticana sul caso dei due preti gay, Ariza racconta di come abbia provato a sottoporre, per ora senza successo, alcuni precisi quesiti a Javier Aguado, responsabile dei media dell’arcivescovado.

    Dopo aver ricevuto la nota, abbiamo risposto che non era una lettera di rettifica e abbiamo insistito che i media responsabili inviassero una lettera di rettifica in grado di soddisfare i requisiti formali previsti dalla legge. Javier Aguado si è ripetutamente rifiutato di farlo.

    Tuttavia, abbiamo offerto un’altra alternativa: vi inviamo cinque domande relative al caso da sottoporre per una risposta all’arcivescovo, da incorporare con la sua comunicazione integrale.

    Le domande erano:

    Tutti i sacerdoti ordinati da d. Julian hanno vissuto nel seminario durante il tempo di formazione, e sono stati quindi soggetti alla disciplina di una coesistenza permanente in un seminario diocesano?
    O forse ci sono state alcune persone che hanno ricevuto la preparazione al sacerdozio in modi “non convenzionali”, come la formazione “a domicilio” attraverso un curiale?
    Ci sono state persone ordinate che l’Arcivescovo sapeva che convivevano come partner sentimentali, che erano conviventi?
    Assicura Julian Barrio, mettendo Dio come testimone, che nessuno degli ordinandi abbia tenuto una “stile di vita gay” durante il tempo immediatamente precedente all’ordinazione?
    E’ una menzogna che l’arcivescovo, dopo aver ordinato una coppia di uomini che hanno vissuto per anni, gli ha tenuti nella stessa parrocchia affinché potessero continuare con la loro convivenza?

    “Se Don Julian mi risponde alle cinque domande, pubblico la nota integrale“, cosi finiva la mia missiva. Pochi minuti dopo ho ricevuto un’ultima telefonata da Javier Aguado. La sua risposta è stata chiara: “Chi ti credi di essere a porre domande ad un vescovo?“.

    Da: http://www.osservatoriogender.it

    allegriaaa!!!

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