I diritti civili c’entrano poco con la battaglia piagnona del mondo Lgbt

2016-02-10_110206

di Costanza Miriano  articolo uscito in forma ridotta anche su IL FOGLIO

Di cosa parliamo veramente quando parliamo di diritti civili?
Quando si combatte una battaglia – lo so, i paladini del dialogo non apprezzano il vocabolario guerresco ma io credo sia in gioco qualcosa di così grande da giustificarne l’uso – sarebbe bello combatterla in modo leale. Dicendo quali sono le parti in campo, quale la posta davvero in gioco, chi sta dalla parte di chi. À la guerre comme à la guerre, è vero, ma non con trucchetti patetici. Per favore, siate uomini.
La crociata che il mondo lgbt ha lanciato nel mondo intero ha deciso di puntare sul piagnisteo, ha scelto di usare l’espressione “diritti civili”. Usurpando un’espressione che nel nostro immaginario collettivo richiama immediatamente le lotte degli afroamericani, quelle sì, per i diritti civili, il movimento lgbt compie però una profonda scorrettezza ideologica.

I diritti civili, cioè le libertà di pensiero, parola, espressione, stampa, associazione, quello di voto e in genere di elettorato attivo e passivo non sono negati a nessun cittadino italiano, mentre l’oggetto delle richieste che ruotano intorno alla Cirinnà è tutto un altro. Lo ha capito qualsiasi osservatore onesto e sano di mente, lo ha ammesso candidamente il Senatore Lo Giudice per esempio a Le Iene qualche sera fa: quello che vogliamo veramente è cambiare la visione sociale dell’omosessualità. Per poco non cadevo dalla sedia quando l’ho sentito finalmente ammettere a viso aperto, e da colui che della legge Cirinnà potrebbe essere, a occhio e croce, l’ispiratore.

Ora, questo mi sembra un obiettivo onesto. Io non lo condivido, ma è un obiettivo, qualcosa che ha un nome chiaro; sarebbe stato leale ammetterlo fin dall’inizio. Adesso che le carte sono finalmente scoperte ci si può confrontare a viso aperto, e senza vittimismo. Qui non stiamo parlando di diritti negati, stiamo parlando di un’operazione culturale.
Lei, Senatore, e tutti quelli che la pensano legittimamente come lei, non state chiedendo qualcosa che vi è crudelmente negato, perché i diritti civili e individuali e anche quelli dei conviventi ce li avete già tutti. Voi volete cambiare l’idea collettiva su di voi, e volete farlo per legge. Ditecelo onestamente, ripeto: siate uomini. Non vi trincerate dietro l’espressione vigliacca e disonesta dei diritti civili. Qui Rosa Parks non siete voi. Rosa Parks e tutti i neri che non possono sedersi in autobus qui sono i bambini. Come il vostro che vi siete procurato in cambio di centomila dollari, lo ha detto lei a Le Iene (io non conoscevo la cifra e avrei preferito non sapere, sinceramente, perché sono notti che non ci dormo).
Rosa Parks non siete voi: non vi viene vietato l’accesso al bagno dei bianchi, ma semplicemente proibito di fare una cosa illegale, che con la Cirinnà pretendete di ratificare ex post (dichiararvi padri o madri di un figlio non vostro senza passare dal tribunale come tutti i genitori aspiranti adottivi).

Intanto che noi discutiamo, però, esiste un bambino che ha sentito battere il cuore di sua madre per nove mesi, che ne ha sentita la voce, l’odore e il respiro, e che poi ne è stato separato senza nessun motivo cogente e tragico come nel caso di una morte, o di una impossibilità della madre, ma per il vostro desiderio. Un bambino che non avete voluto essere allattato al seno affinché, è stato sempre lei a dirlo, fosse “subito chiaro che quello non era un rapporto di una madre col suo bambino”. Non riesco a immaginare una scelta più crudele, non riesco a non pensare ai cuccioli di cane che la senatrice Cirinnà ha vietato di togliere alle mamme cagne prima di sessanta giorni con ordinamento comunale. Non riesco a non pensare che i bambini dovrebbero avere più diritti dei cani (“quando Zac saprà di non avere una madre gli si spezzerà il cuore” – ha detto Elton John).
Quella “non è una madre”, perché “la madre non esiste, è un concetto antropologico”, come mi hanno detto a La7 i due che si sono procurati allo stesso modo tre bambini in Canada. Glielo dica al suo concetto antropologico che per lei la sua mamma non è una persona, ma un archetipo, vediamo se le fa piacere, a quel “concetto” che l’ha partorita e cresciuta, senatore (i miei figli sono giorni che ci ridono su: “concetto antropologico, mi versi l’acqua?” “scusa, guarda che ci arrivi da sola, o mio prodotto del concepimento, perché lo devo fare io?” “perché ce lo chiede l’Europa” e giù a sghignazzare tutti e quattro. E se ci è arrivata una bambina di nove anni, a dire che il re è nudo…).
Se la madre non è nulla, mi chiedo poi perché mai dovremmo mettere i braccialetti di plastica uguali ai nostri bambini, quando partoriamo: tanto un prodotto del concepimento vale l’altro, no? Propongo che ogni puerpera al termine del ricovero vada nella nursery e si prenda un bambino a caso, tanto “il figlio è di chi lo cresce” come dite voi (al contrario, vi informo che oggi la tendenza negli ospedali moderni è il rooming in, cioè lasciare il bambino alla mamma da subito, anche se lasciare qualche ora il figlio partorito old style diciassette anni fa ha avuto i suoi vantaggi, lo ammetto).

Certo, perché la bugia tenga bisogna inventare pure una neolingua, per cui la mamma si chiama “gestatrice” (il correttore mi dà errore, deve essere omofobo come me), mentre quella che si fa iperstimolare a pagamento per produrre ovuli da aspirare in sala operatoria sotto anestesia rischiando varie patologie a lungo e breve termine, tutto ciò chiaramente in cambio di soldi, si chiama “donatrice”, e il pagamento si chiama “rimborso spese”.

Il diritto di fare tutto questo evidentemente non è un diritto civile, ma un diritto barbaro basato su un rapporto di forza economica (non conosco nessun bambino nato così che viva a Tor Pignattara, per dire), non a caso a precederci sulla china di questo diritto sono i popoli che ancora si tingevano la faccia quando noi mettevamo le basi del diritto per il mondo intero. Ma non voglio fermarmi al tema utero in affitto, già ampiamente discettato in questi giorni (grazie, lasciatecelo dire, soprattutto a noi cattolici che abbiamo sollevato la questione ben prima delle femministe). Mi permetto solo una postilla: non mi stupisce che gli interventi femminili più energici a favore della “gestazione per altri” li ho letti da parte di donne come la Cirinnà (“ho quattro figli ma non umani, cagnolini”), la Marzano e la Murgia che non hanno figli. Magari non per scelta, nCNNon ne ho idea, ma di sicuro una madre non può non pensare con orrore a una cosa del genere.

Non tiene neanche la balla del “se il mio compagno muore e voi non me lo avete fatto adottare il bambino che fa?”, perché già oggi un magistrato può decidere di affidare l’orfano all’adulto con cui ha convissuto stabilmente. O vogliamo dedicare una corsia preferenziale agli omosessuali? (Eventualmente poi spiegatelo voi ai miei amici maschio e femmina, genitori adottivi, dopo tutta la fatica che hanno dovuto fare). Quanto alla questione se crescere con due dello stesso sesso possa in qualche modo danneggiare il bambino, non esiste uno scienziato serio che possa negarlo con certezza, e tutti sono quanto meno costretti a invitare alla prudenza (perfino Pannella lo ha fatto!) semplicemente perché gli studi in materia sono troppo giovani e ristretti a troppo pochi casi.
Quello che mi preme adesso è tornare alla domanda iniziale. Di cosa parliamo veramente quando parliamo di diritti civili?

I diritti dei conviventi già oggi garantiti in Italia non si interessano minimamente al sesso delle persone che decidono di vivere insieme e di segnalare tale decisione all’anagrafe, a cui risultano comunque conviventi more uxorio: ometterei qui il noioso elenco, ma insomma i conviventi possono andare a trovarsi all’ospedale, chiedere permessi retribuiti per assistersi, succedere nella locazione anche in caso di morte degli eredi e molto molto altro. Stiamo seriamente parlando di questo? Nessuno ci crede, non è davvero così bassa la posta davvero in gioco. Agli omosessuali molto raramente interessa codificare la loro unione, che è tendenzialmente meno stabile di quella tra due di sesso diverso (già piuttosto volatile peraltro): lo conferma il fatto che nei paesi in cui il mariage pour tous è legge è stato un flop, dappertutto, e anche noi nel nostro piccolo il nostro floppino lo abbiamo avuto, perché i registri delle unioni che sono in tanti comuni italiani sono pressoché vuoti: duemila le unioni registrate in un paese di 55 milioni di abitanti. Nella trasgressiva Bologna sono otto le coppie registrate. Generalmente la casetta col tinello e la benedizione del sindaco non rientra nelle aspirazioni delle coppie omosessuali, e io personalmente, per quanto possa valere il mio auspicio, sono contenta che sia così. A volte il disordine interiore – così il Catechismo – che si esprime anche con l’omosessualità, diventa meravigliosa energia creativa – è più spesso dal dolore che noi umani traiamo energia per dire delle cose – e io non avrei mai voluto vedere Michael Cunningham o Pasolini o Proust o Capote coi fiori d’arancio nelle foto coi servizi di piatti. Soprattutto, non credo che le foto coi servizi di piatti possano sanare nessun disordine, tanto meno lo può fare un registro delle unioni.

Comunque, l’Arcigay è liberissima di chiederlo, a patto che sia chiaro che l’obiettivo non è sedere in autobus nei posti riservati ai bianchi. L’obiettivo vero è la percezione sociale, come si diceva all’inizio (grazie ancora, Lo Giudice). E perché questo bisogno di riconoscimento? Io personalmente penso che sia perché le persone con tendenza omosessuale hanno sicuramente ancora i nervi scoperti a causa di una condanna sociale che nel passato è stata crudele, ingiusta e fonte di dolore, ma molto di più perché c’è una sofferenza che, anche adesso che la condanna sociale non c’è più, viene da dentro.

Ma perché noi, popolo del Family Day continuiamo a dire non solo che siamo contro l’utero in affitto, il minimo sindacale per un essere umano, ma anche che crediamo fermamente che sia sbagliata qualsiasi legge sulle unioni civili?
Esattamente per lo stesso motivo dell’Arcigay, guarda un po’. È la percezione sociale che interessa anche a noi, consapevoli anche noi come quelli dell’Arcigay che una legge fa mentalità. Consapevoli, noi, del fatto che “il matrimonio monogamico, come struttura fondamentale della relazione tra uomo e donna e al tempo stesso come cellula nella formazione della comunità statale, ha dato all’Europa, a quella occidentale come a quella orientale, il suo volto particolare e la sua particolare umanità, anche e proprio perché la forma di fedeltà e di rinuncia qui delineata dovette sempre nuovamente venir conquistata, con molte fatiche e sofferenze – scriveva Joseph Ratzinger nel 2004 –. L’Europa non sarebbe più Europa, se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale scomparisse o venisse essenzialmente cambiata”. È necessario proteggere questa cellula, scrive l’allora Cardinale, e “in vistoso contrasto con tutto ciò vi è la richiesta di comunione di vita di omosessuali, che ora paradossalmente richiedono una forma giuridica, la quale più o meno deve venir equiparata al matrimonio”. In gioco dunque per noi c’è prima di tutto la base condivisa e collettiva di una società. In gioco c’è il destino collettivo dell’uomo, e solo in questo senso lo Stato può avere voce in capitolo, perché il matrimonio “non è un contratto di coabitazione – scrive Scruton – ma un voto di unità”. La sua base è erotica, ma la sua funzione “assicura la riproduzione sociale, la socializzazione dei bambini e il passaggio del capitale sociale.

Questi processi, che danno un appagamento all’unione sessuale e sono un modo di andare oltre i suoi parchi imperativi nel regno del dovere, dell’amore e dell’orgoglio, si produrrebbero difficilmente senza il matrimonio”.
Infine c’è il desiderio per il vero bene delle persone con tendenza omosessuale, che questo vero bene faticherebbero ancora di più a vederlo in una società così profondamente cambiata, una società che usa i loro sentimenti per uno scopo politico, ingannando innanzitutto loro sulla condizione che vivono e quindi inchiodandoli e riducendoli a essa. Perché oggi “la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo… una caratteristica irrinunciabile della vita del consumatore”, profetava Pasolini a proposito della falsa tolleranza del potere e del conformismo dei progressisti. So che a questa affermazione non crederà nessuno, ma in mezzo a noi al Circo Massimo oltre a esserci diversi omosessuali c’erano anche tante persone che stanno al loro fianco ogni giorno, semplicemente volendo loro bene, tifando per la loro piena e ordinata realizzazione.

Prevengo l’obiezione. Sì. Siamo tutti disordinati, questo è ovvio, anche chi ama quelli dell’altro sesso. Anche i cattolici (anzi soprattutto noi, incoerenti, fragili, inadeguati), perché visto da vicino, si sa, nessuno è normale. Questo non ci esime dal dovere di continuare a esercitare un giudizio sulla realtà, con misericordia verso di noi e gli altri, ma con certezza.

 

articolo uscito in forma ridotta anche su IL FOGLIO del 10 febbraio 2016

108 pensieri su “I diritti civili c’entrano poco con la battaglia piagnona del mondo Lgbt

  1. Monica

    “C’era una volta la tovaglia: era un candido rettangolo di civiltà ai margini del quale sbocciavano, due volte al giorno, i fiori festosi delle vesti della mamma , i pomelli rossi e i capelli d’oro dei bambini, e i baffi neri e il sacrosanto appetito di papà. […] C’era una volta la tovaglia ed era la bianca, nitida piazzetta nella quale si radunavano le mani di tutta la famiglia, e su di essa – esaurite dal breve volo – si posavano planando dolcemente a foglia morta, le parole più importanti di tutta la giornata. Poi, alla fine, si spazzolavano via le briciole del cibo e le parole usate, e il rettangolo ripiegava il suo candore come un quinterno di libro in sedicesimo […] Ma erano i tempi in cui la minestra si chiamava ancora minestra” e il papà si chiamava ancora papà, e la mamma si chiamava ancora mamma!

  2. Antonella

    Come sempre traduci con estrema semplicità fedeltà e chiarezza le circostanze che ti si presentano davanti.brava brava brava mi sei di grande aiuto.ti seguo da poco tempo ho letto i tuoi libri che regalo alle mie giovani amiche che stanno per sposarsi ed anche a chi è sposato da più tempo.mi hanno entusiasmato li trovo stupendi di aiuto serio a tutti. Mi piacerebbe abbracciarti di persona un giorno…mio marito mi dice che stai diventando un “idolo” per me però quando discutiamo mi dice di andare a rileggere il tuo libro e di non abbandonare la mia “amica costanza”…davvero illuminata dallo Spirito Santo ti ringrazio il tuo contributo è davvero prezioso per me …

  3. 61angeloextralarge

    Pane al pane e vino al vino: ottimo!
    Viene considerato traumatico per un bambino il ceffone di un adulto e non viene considerato traumatico per lo stesso bambino venire separato da colei che l’ha tenuto nel grembo nutrendolo e facendolo crescere dentro di se fino alla nascita. Nascita? Cambierei la parola perché è dal concepimento che il bambino è vivo, quindi “nato”.

    1. Giusi

      Alvise connetti quei due neuroni: io gay vado all’estero, mi compro un ovulo di donna bianca ariana, lo fecondo con il mio seme, creo un embrione poi compro l’utero di una povera disgraziata indiana che porta a termine la gravidanza come fosse un forno. Prendo il prodotto del concepimento, torno in italia e chiedo che sia figlio pure del mio ammore perché ormai il bambino esiste che vuoi fa’? Trova le differenze.

        1. Giusi:

          “È vero che la “stepchild adoption”, vale a dire l’adozione del figlio del partner omosessuale, apre la strada alla pratica dell’utero in affitto, oggi vietata in Italia?
          EMANUELE COEN: Niente affatto. Si tratta di due istituti distinti. La maternità surrogata è vietata e resterà tale anche se il disegno di legge Cirinnà verrà approvato. Mentre la stepchild adoption, l’adozione del figlio del proprio partner, esiste dal 1983 per le coppie eterosessuali sposate. Viene riconosciuta con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). A partire dal 2007, alcuni tribunali hanno esteso la stepchild adoption dalle coppie sposate ai conviventi, mentre alcune sentenze hanno disposto l’adozione da parte della convivente del figlio della madre biologica, all’interno di una coppia convivente omosessuale. Il disegno di legge sulle unioni civili, all’articolo 5, vorrebbe estenderlo a tutte le coppie, comprese quelle omosessuali. Il componente dell’unione civile continuerà ad avere la facoltà di chiedere l’adozione del figlio biologico del partner, sarà sempre necessario il consenso del genitore biologico e sarà sempre il Tribunale per i minorenni a stabilire se l’adottante ha le carte in regola e se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio.”

          1. vale

            infatti è vietata in italia ( l’utero in affitto ) ma non in molti paesi esteri.

            pertanto basta che uno dei due vada all’estero( esattamente come ha fatto il senatore pd) che poi, il tribunale, consente al suo compagno di adottare.

          2. @filosofiazzero
            Una domanda mi tormenta da qualche giorno, la rivolgo a te che mi sembri neutro sulla vicenda
            Si parla di figlio del partner
            Ma l’altro genitore dov’è finito?

    1. Barbara

      Ahahahah….esatto
      Però anche tu come fai a dire al senatore lo giudice e al suo fidanzatino di 20 anni più giovane di lui……
      Siate uomini…..
      Dai non esagerare anche tu…..Costanza
      Vogliono essere tutto tranne che uomini i ragazzotti. …

      1. Fabio

        Sottoscrivo in toto.
        E aggiungo … grazie Costanza per incarnare anche al nostro posto questa battaglia.
        Non sei sola!

  4. Vanni

    Grande Costanza. E grazie anche al Foglio, giornale laico che non si presta al conformismo dei “giornaloni”.

  5. Annarita

    Bellissimo articolo! Certo che da una “mamma” di cagnolini (Cirinnà), non ci si può aspettare che si abbia orrore nel far comprare, bambini. Un mondo ormai ribaltato, basta vedere le boutique che vengono aperte per i cani dove si vendono persino i vestiti da sera per cani. Da qui si comprende come l’essere uomini sia per alcune persone difficile, figuriamoci essere maschi (maschi inteso come persone forti, che sanno prendersi le proprie resaponsabilità e sappiano dar battaglia alle proprie miserie).

  6. Luigi Ranieri

    Costanza il suo articolo è meraviglioso ma al fine di evitare che qualcuno possa iniziare a leggerlo per poi abbandonarlo le consiglio per il futuro di scrivere a piccoli blocchi distaccati da più spazio, leggere sul web è più faticoso soprattutto verso brani lunghi e compatti.

    1. Anna

      Gentile Costanza, non lo prenda come un rimprovero (l’ammiro moltissimo), ma Baudelaire non era omosessuale. Non fa nessuna differenza a livello di opera e di affetto (tengo la foto di Baudelaire sulla scrivania), ma mi fa piacere ricordare che versi bellissimi sono stati ispirati dai suoi sentimenti per Mme Sabatier, Marie Daubrun, e Jeanne Duval, la sua “”Vénus Noire”. Un abbraccio, Anna PS Baudelaire sarebbe stato dalla Sua / nostra parte

        1. Anna

          Spero che non l’abbia intesa come una critica! Baudelaire è uno dei miei pallini. Sono con lei al 100% e lo sarebbe stato anche Baudelaire, poeta a mio parere cattolicissimo.

  7. vale

    ahiahiahihai…..oltre che omofoba anche razzista:

    “i popoli che ancora si tingevano la faccia quando noi mettevamo le basi del diritto per il mondo intero”.

    🙂

  8. Se limitassimo il discorso alle sole Lesbiche sarebbe più accettabile? In una coppia Lesbica una delle due rimane incinta partorisce e la compagna riconosce il figliostro/a. no utero in affitto, tutti felici.

    1. PaulBratter

      manco per niente! Sarebbe crudeltà senza l’aggravante dello schiavismo. Come (forse) lei sa i figli non nascono per partenogenesi neanche tra lesbiche.

  9. “la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo… una caratteristica irrinunciabile della vita del consumatore”, profetava Pasolini”… e aveva ragiione! Purtuttavia, inesorabilmente, tutti siamo diventati consumatori, chi di questo chi di quest’altro, anche di parole, consunte, senza (sembra) poterci fare più nulla (in attesa delle iperboliche masse dei nuovi consumatori, di tutto).

  10. Costanza Miriano:

    “Quanto alla questione se crescere con due dello stesso sesso possa in qualche modo danneggiare il bambino, non esiste uno scienziato serio che possa negarlo con certezza, e tutti sono quanto meno costretti a invitare alla prudenza (perfino Pannella lo ha fatto!) semplicemente perché gli studi in materia sono troppo giovani e ristretti a troppo pochi casi.”

    Eppure, qualche tempo fa, proprio in questo blog, venivano riportati dati incontrovertibili (con il plauso di tutti!) che dimostravano i danni dei bambini cresciuti da omosssuali

    1. Giusi

      Ma c’è bisogno di studi? Qualsiasi psicologo serio (Crepet lo ha fatto) che è a contatto per lavoro con i ragazzi, con i traumi dell’adolescenza sa quanto sia fondamentale per la crescita il rapporto con il padre e con la madre. Sono questi i modelli che condizionano i futuri rapporti con l’altro sesso. Certo possono essere sbagliati, conflittuali ma sono fondamentali. Le persone più equilibrate che conosco sono quelle che hanno avuto un bel rapporto sia con la madre che col padre e sono vissute in una famiglia felice. Poi siamo figli di Dio oltre che dei nostri genitori e Lui può sanare le nostre ferite pertanto non escludo che persone che hanno vissuto delle difficoltà in famiglia e persino delle violenze possano comunque trovare la loro strada. Ma noi non abbiamo nessun diritto di privare i bambini di una condizione di base che è quella di avere una mamma e un papà e di vivere con loro. Certo si possono dividere (e mai i figli guariranno da quella ferita) ma saranno sempre la mamma e il papà. Mi è capitato di vedere un pezzo di una trasmissione su Rai Uno dove cercano familiari per conto di persone con storie terribili alle spalle, storie di adozione causa miseria di famiglie numerose. Non ho mai capito perché non danno i soldi alle famiglie numerose povere invece di strappargli i figli e metterli nelle case famiglia ora, negli orfanatrofi prima. Ebbene, a distanza anche di quarant’anni, pur avendo avuto dei buoni genitori adottivi ed essendosi formati una propria famiglia, queste persone strappate alla propria famiglia d’origine, cercano il loro sangue, i loro cari. Quando i figli di quei due gay saranno adolescenti e chiederanno della loro madre cosa gli diranno? Che la madre è un concetto antropologico? Che hanno comprato un uovo da una e lo hanno messo nell’utero di una donna povera? Come può crescere armonicamente un bambino senza una madre? O senza un padre? Come può sviluppare compiutamente la sua identità sessuale? Gli psicologi e gli psichiatri, tranne poche lodevoli eccezioni, sono tutti venduti? Hanno paura delle lobby gay? Perché non parlano?

        1. Anna

          Bravissima Giusi, tocca tutti i punti dolenti. La Convenzione sui Diritti del Bambino del 1989 (art 7 e 8) garantisce il diritto a conoscere la propria identità e a conoscere i propri genitori biologici anche da bambini e non solo più tardi, da adulti. In Gran Bretagna (dove abito per buona parte dell’anno) è possibile per gli adottati esercitare il diritto a conoscere l’identità dei genitori biologici: esistono un sacco di organizzazioni nel mondo con lo scopo di rintracciare i veri genitori. Molti citano il desiderio di sapere che aspetto hanno, quali tratti fisici / caratteriali hanno in comune, insomma “da dove vengono”. Nel caso di bambini parzialmente provenienti da banche del seme / degli ovuli, esercitare questo diritto diventa, ancorchè possibile, problematica – si è figli di qualcuno che in cambio di denaro fornisce “componenti biologiche” a chiunque le voglia e le possa comprare scegliendo in un catalogo, quindi di qualcuno che nemmeno ti rifiuta (come il genitore che ti abbandona) ma se ne infischia, per il quale il risultato al quale la sua “componente biologica” contribuisce è solo uno fra tanti possibili, e magari uno di cinquantotto.

          A me dà particolarmente fastidio il concetto di “amore” come unico principio fondante della famiglia, qualsiasi famiglia – non si tratta di amore ma del concetto di amore di chi lo rivendica appunto come unico requisito per l’acquisizione di un figlio. Ma anche la compravendita di un bambino già nato si può fare per amore eppure viene giustamente proibita dalla legge. Sicuramente esistono coppie che potrebbero dare a un bambino comprato infinito amore, cure, futuro – ma non sarebbe giusto. Non c’è amore senza rispetto per l’altro.

          Inoltre: dove si ferma il concetto di diritto al figlio? A che età viene meno? Chi decide? Quali sono i requisiti dei fruitori, a parte il fatto di poter pagare? Come si nega questo diritto a una coppia ultrasettantenne in grado di pagarsi componenti biologiche e madre surrogata? Come lo si nega a una coppia fratello-sorella, visto che una parte delle “componenti biologiche” sarebbe estranea al loro patrimonio genetico, quindi non frutto di una relazione incestuosa?… A me pare che il concetto di diritto al figlio coincida con il diritto di fabbricarselo / acquisirlo in tutti i modi possibili in base alle proprie possibilità economiche, a dispetto di tutte le possibili distorsioni.

          Un’ultima cosa: ho amici carissimi che stanno da molto tempo negoziando tutti gli ostacoli all’adozione di un bambino. Devono superare un sacco di “prove”, corsi, sessioni con psicologi, visite di assistenti sociali eccetera, alla faccia del diritto ad avere un figlio e del concetto di amore (persone rispettabilissime e affettuose si sono viste negare l’autorizzazione all’adozione). Mi chiedo se, nel caso venisse riconosciuto il diritto all’adozione a coppie dello stesso sesso, l’iter sarebbe lo stesso, o se la mancata autorizzazione all’adozione verrebbe automaticamente impugnata come discriminazione / omofobia.

    2. Roberto

      La sinistra ecologista ed ambientalista ha come architrave fondante del proprio pensiero il principio di precauzione: pensiamo alle loro battaglie (spesso ideologiche) sulle varie forme di inquinamento, sulla costruzione delle grandi infrastrutture. Perché non applicare lo stesso principio a materia ben più grave come quella della crescita e dello sviluppo dei bambini? Di fronte ad un rischio effettivo ed in mancanza di conferme scientifiche attendibili, ci si ferma. Ma sotto c’è l’eterno vizio della doppia morale

  11. admin @CostanzaMBlog

    GLI ARBITRI, LA PREPOTENZA, LA PAURA

    di Mario Adinolfi su facebook

    La seduta del 10 febbraio 2016 sarà ricordata negli annali come la seduta della vergogna del Senato della Repubblica italiana. Non si resterà immemori della giornata in cui la prepotenza di alcuni, facendo leva sulla paura di molti, vedeva la seconda carica dello Stato trasformarsi da arbitro in giocatore e davanti alla più clamorosa delle evidenze costituzionali, regolamentari e giuridiche negare il diritto dei parlamentari ad esprimersi liberamente su una questione per cui i regolamenti prevedono tassativamente il voto segreto.
    La negazione del voto segreto sulla proposta di non procedere alla votazione degli articoli è stata motivata dal presidente del Senato, Pietro Grasso, con un artificio da azzeccagarbugli che prova a mascherare dietro a una cortina fumogena la reale natura del ddl Cirinnà, che è quella di istituire il “matrimonio” omosessuale con un altro nome e assegnare alle coppie gay i diritti di filiazione fino alla legittimazione della pratica di utero in affitto da compiersi però all’estero e non in Italia. Se non sono queste tematiche su cui debba essere tutelata dal voto segreto la piena libertà di coscienza del senatore, non si capisce quali siano. Peraltro il regolamento del Senato prevede esplicitamente che le questioni relative al matrimonio debbano essere tassativamente sottoposte a votazione segreta. Ma la prepotenza dei proponenti ha un’altra faccia della medaglia che è la paura: sanno che se i senatori potessero esprimersi liberamente questa legge incostituzionale, scritta giuridicamente in maniera orrenda, discriminatoria e violenta verso i bambini cui nega il diritto ad avere un papà e una mamma, non vedrebbe mai la luce. E allora la paura e la prepotenza insieme hanno agito sull’arbitro, che si è messo una maglietta passata da una squadra e si è fatto dare il pallone per fare lui stesso il primo gol. Questa vergogna inaudita passerà non priva di conseguenze nella memoria che la collettività avrà delle gesta del senatore Grasso.
    Ovviamente, se questo è stato il primo minuto di gioco della partita, sarà chiaro ora il tenore del confronto. Il Senato della Repubblica è ridotto a campetto da calcioscommesse, dove la partita è truccata. D’altronde anche la presidente della Camera aveva fatto sapere esplicitamente di essere a favore della stepchild adoption, in modo da non far pensare neanche in partenza che potesse svolgere un ruolo istituzionalmente corretto nel dibattito parlamentare in corso. La nomina di Stefano Menichini a proprio capo ufficio stampa conferma poi l’evidente intenzione di Laura Bordini di essere attratta nell’orbita del potere renziano (Menichini ha diretto l’unico quotidiano schiettamente renziano ai tempi in cui Renzi perdeva, Europa, poi sostituito dall’Unità).
    Pare tutto sommato persino inutile girare attorno alle questioni marginali di una vicenda che ha un solo protagonista: Matteo Renzi. Lui distribuisce le carte, lui ha deciso di andare dritto su un testo che non piace alla stragrande maggioranza degli italiani (provando ipocritamente a lavarsi le mani opponendo in extremis una critica di facciata al tema dell’utero in affitto), lui domina gli atteggiamenti delle più alte cariche dello Stato come i presidenti delle Camere, determinandone i comportamenti. Lui teme le trappole del voto segreto anche perché ne conosce bene le modalità di utilizzo politico (vedi vicenda dei 101 che impallinarono Romano Prodi alla presidenza della Repubblica, non funzionale ai disegni dell’allora sindaco di Firenze). Ed è Renzi ad imbarcare anche i voti dei verdiniani e a tenere a bada Alfano, pagato prima di questa settimana decisiva con una infornata di poltrone, dunque ora sazio e assolutamente non interessato ad attivare l’unica arma che farebbe chiudere nel cassetto per sempre il ddl Cirinnà: la minaccia della crisi di governo.
    Ma poiché la politica è gestione dei rapporti di forza e non certo battaglia per ragioni ideali, la forza è tutta nelle mani di Renzi e gli altri non hanno il benché minimo desiderio di mettere in discussione una legislatura che ha ancora due anni da vivere e dunque per ciascun parlamentare vale circa quattrocentomila euro. Ecco il tasso di cambio attualizzato dei trenta denari.
    Come potete notare in questa discussione il merito della legge, la congruità costituzionale, il rispetto delle procedure previste proprio dalla Costituzione e dai regolamenti, il diritto di famiglia e i diritti dei bambini, i valori e gli ideali, non contano assolutamente nulla. Noi ci accapigliamo convochiamo piazza arcobaleno o per la famiglia, ma siamo i figuranti di una partita che nel Palazzo viene giocata prescindendo dalla volontà popolare. Questa è la malattia degenerativa di cui è preda la democrazia italiana.
    Restano delle speranze? Certo. C’è il ruolo alto dell’unico arbitro che fino ad oggi non ha dato segno di voler cedere alla tentazione di sembrare un burattino in mano al premier di Rignano: Sergio Mattarella ha già fatto filtrare più di un dubbio sulla costituzionalità della legge. C’è il passaggio degli articoli 3 e 5 in aula, dove tanti parlamentari che si proclamano cattolici dovrebbero far prevalere la loro coscienza sull’obbedienza ai capibastone, affondando senza tentennamenti la legittimazione della pratica dell’utero in affitto, a parole ormai esecrata da tutti anche nel Pd (ma a Sergio Lo Giudice lo hanno detto?). C’è un mal di pancia fortissimo che attraversa tutti i partiti e la tentazione di tappare la bocca alla discussione con il “supercanguro” del senatore renziano Marcucci porterebbe il popolo davanti ai portoni di Palazzo Madama, perché va bene la prepotenza, ma un golpe non sarà consentito.
    C’è la decisione di prendere tempo e infatti i voti sugli articoli del ddl Cirinnà non si terranno neanche questa settimana, ma a partire da martedì prossimo 16 febbraio. Prima sarà tutto un gioco di minacce e blandizie, compravendite e ritorsioni. Può essere un gioco molto pericoloso per chi lo mette in atto, soprattutto se l’informazione una volta tanto proverà a raccontare quel che sta accadendo e non farà banalmente il tifo, come accade ormai purtroppo da settimane su tutti i giornali, in tutte le televisioni, in tutti i programmi italiani, addirittura festival di Sanremo incluso. L’unico arbitro di cui i cittadini dovrebbero potersi fidare in una democrazia, di cui la libera informazione secondo una bella espressione dovrebbe essere il “cane da guardia”, in Italia in questa vicenda si è trasformato in un cane da compagnia del pensiero unico momentaneamente dominante (nonché del conseguente dominatore). Qualche sacca di resistenza però nell’informazione ancora sussiste e qui ne troverete traccia, anche perché i giochini parlamentari e le caratteristiche degli attuali giocatori sono materia nota da queste parti.
    Altro e ultimo elemento di speranza è che la voce dei cattolici si alzi, decisa, senza tentennamenti, in una unità concreta di pastori e popolo che mai come in questa fase è necessaria, senza scuse e senza ipocrisie, senza sottostare al ricatto per cui può esprimersi qualsiasi associazione lgbt per esercitare pressioni in ogni luogo e con ogni mezzo, ma è vietato alla sola Chiesa cattolica dire una parola su un passaggio così determinante riguardante il bene comune. E aggiungo, personalissimo, il mio appello a Papa Francesco affinché faccia udire la sua determinante voce a sostegno non dei cattolici impegnati in questa battaglia, ma dei bambini a cui sarebbe negato per sempre il diritto ad avere un papà e una mamma.
    Ci si consegna a qualche giorno di altalenante riposo, saranno notti di trattative segrete e di schermaglie alla luce del sole sostanzialmente inutili. Da martedì 16 febbraio si vota, giovedì 18 febbraio la partita al Senato potrebbe essere conclusa. Ricordo a tutti che comunque l’iter è molto lungo: sarà necessario un ulteriore passaggio parlamentare, alla Camera; la legge eventualmente approvata dovrebbe poi andare al Quirinale e solo la firma del presidente della Repubblica avvierebbe la procedura con cui, due settimane dopo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la truffa del ddl Cirinnà diventerebbe legge dello Stato.
    Sarà una lunga Quaresima, con una ragione in più per digiunare e pregare. Saranno settimane per combattenti, per chi sa quel che c’è da fare. Qui non lasceremo passare nulla senza raccontarlo. Può piacere o non piacere, ma l’impegno assunto è la testimonianza della verità.

    1. Ora, quale sia la vera motivazione della negazione del voto segreto è piuttosto evidente.
      Vero è che si deve alzare la voce verso una palese violazione persino del regolamento interno e fare tutto quanto possibile perché le cose siano riportare nell’alveo del pieno diritto, ma… ma possiamo darne anche una diverse lettura:

      Non è più tempo per i pavidi o per i tiepidi, non è più tempo per le posizioni di comodo, pilatesche o “cerchiobottiste”… è tempo che venga alla luce ciò che deve venire alla luce e non lo dico quanto alla testimonianza della propria Fede, ma in quanto ad una seria presa di responsabilità difronte al paese (e oserei dire alla Storia) delle singole scelte e posizioni. Anche perché molti di coloro che ci governano, hanno goduto di voti ricevuti confidando nella integrità o forza nel mantenere e difendere determinate posizioni. Una fiducia il più delle volte basata su affermazioni e dichiarazioni d’intenti che se non rispettate hanno concretamente rapinato la fiducia di tanti italiani.

      1. Giusi

        Scusa Bariom ma delle volte te ne esci come un cavolo a merenda enunciando delle questioni di principio che con la fattispecie concreta non c’entrano nulla. Questa è una questione di coscienza nella quale il voto segreto consentirebbe una maggiore libertà perché eviterebbe i ricatti e le ritorsioni nei confronti dei senatori.

        1. @Giusi, ho pur detto che è chiaro il senso del voto segreto, poi se per te la mia enunciazione/commento è un “cavolo a merenda”, bon, usalo come cavolo… per la cena 😉 (anche se cavolo per te rimane)

          1. Anche perché, stante le cose come stanno: impossibilità del voto segreto, che si fa?
            Prendiamo in considerazione il “cavolo a merenda” (che ha a che fare con la concretezza della situazione – se voto segreto non c’è) o cosa?

            1. Giusi

              “Non è più tempo per i pavidi o per i tiepidi, non è più tempo per le posizioni di comodo, pilatesche o “cerchiobottiste”… è tempo che venga alla luce ciò che deve venire alla luce e non lo dico quanto alla testimonianza della propria Fede, ma in quanto ad una seria presa di responsabilità difronte al paese (e oserei dire alla Storia) delle singole scelte e posizioni. Anche perché molti di coloro che ci governano, hanno goduto di voti ricevuti confidando nella integrità o forza nel mantenere e difendere determinate posizioni. Una fiducia il più delle volte basata su affermazioni e dichiarazioni d’intenti che se non rispettate hanno concretamente rapinato la fiducia di tanti italiani”.
              Bellissimo discorso se fosse vero. Invece “le posizioni di comodo, pilatesche o “cerchiobottiste”… verranno fuori proprio col voto palese. Ti sei dimenticato che hanno mandato via Berlusconi con un golpe ormai riconosciuto anche dagli osservatori internazionali? Poi con l’unica applicazione passata presente e futura della legge Severino lo hanno cacciato pure dal Parlamento. Siamo in dittatura. Questo è il terzo governo fantoccio dopo quelli Monti e Letta. Lo vuole l’Europa come i matrimoni e le adozioni gay. Votando (l’ultima volta che abbiamo votato) non abbiamo scelto una beata m….. (per dirla con Cetto) gli eletti ci sono stati calati dall’alto. Poi fanno quello che vogliono per mantenere la poltrona vedi Alfano. Stiamo parlando di un governo tenuto su da Verdini, contano solo i giochi di potere la fiducia degli italiani è una categoria non contemplata e della quale se ne fregano.

    2. Giusi

      ” E aggiungo, personalissimo, il mio appello a Papa Francesco affinché faccia udire la sua determinante voce a sostegno non dei cattolici impegnati in questa battaglia, ma dei bambini a cui sarebbe negato per sempre il diritto ad avere un papà e una mamma”.

      Povero Adinolfi (e poveri noi!) costretto ad elemosinare un intervento del Papa che non ci sarà……

  12. lissy

    Condivido in pieno queste riflessioni, ma è altrettanto brutto privare i bambini del papà, anche se non richiede lo sfruttamento di un’altra persona.
    Eppure esistono anche famiglie con due mamme.

    1. Luigi

      Per la verità anche nel caso di “due mamme” c’è una terza persona sfruttata nel corpo e nello spirito, privata di ciò che le appartiene…

      Ciao.
      Luigi

      1. Luigi

        Certo che non esistono famiglie con due mamme! Non per nulla avevo impiegato le virgolette…

        Il punto su cui volevo richiamare l’attenzione è, semplicemente, che non esiste solo il crimine del figlio portato via alla madre naturale (più correttamente: madre, e basta) da due omosessualisti maschi.

        È sfruttamento anche quello verso il padre del bambino di due omosessualiste, laddove Lissy invece scriveva “anche se non richiede lo sfruttamento di un’altra persona”.
        Ciò che nella neolingua si chiama parodisticamente “donazione di sperma”, insomma, non sarebbe sfruttamento.
        (Scrivo “parodisticamente” perché è noto come il dono sia tutt’altro)

        Purtroppo questo è un aspetto generalmente sottaciuto, visto che perfino qui:
        http://noallaleggecirinna.org/campagna
        si ricorda solo che il DDL Cirinnà “Offende la dignità delle donne!”

        E quella degli uomini?

        Ciao.
        Luigi

        1. Anna

          Bravo! Quando lavoravo in un museo di Monaco di Baviera ho conosciuto un ragazzo di Amburgo che si pagava la palestra VIP facendo donazioni. Non era un cattivo ragazzo, era anche molto bello, si usciva ogni tanto in tre o quattro, e la sera in cui ha raccontato questo ci ha detto che la vedeva come una forma di prostituzione, nel suo caso sofisticata perchè effettuata a beneficio di una clinica di lusso. All’epoca avevo anche annotato quello che aveva detto perchè mi aveva colpito. Era qualcosa del genere: è come prostituzione con il telecomando, a distanza, non devi neanche conoscere l’altra persona, non ti sporchi le mani, non sei coinvolto. E uno di noi – un altro ragazzo – aveva detto, senza intenti polemici: “che è anche peggio”. E lui aveva detto sì, poi avevamo cambiato discorso.
          A pensarci bene, la donazione, quasi mai gratuita, e comunque non sono gratuite le banche del seme / degli ovuli, è una forma di prostituzione e / o di sfruttamento.Sbaglio o lo sfruttamento della prostituzione è reato? A volte faccio questi ragionamenti….. Ciao Luigi, Anna

          1. Luigi

            Anna, temo tu abbia scoperchiato il vaso di Pandora 🙂

            Innanzittutto per l’accenno alla Germania, l’unico paese straniero di cui abbia una pur vaga conoscenza, da innamorato non ricambiato.
            “Le mie ferite non si sono chiuse; pensare alla Germania è come strofinarci sopra il sale”.

            Io mi chiedo infatti, ogni volta che il pappagallo di turno osserva quanto noi siamo indietro (sempre che ciò sia vero!): ma sa di cosa sta parlando? Conosce lo squallore allucinato delle precisine e babeliche Berlino o Amburgo?
            Diciamo che l’incubo architettonico della Potsdamer Platz è degna cornice dei comportamenti lì manifestati da molti…

            E passiamo quindi all’aspetto morale.
            Paternità e maternità “surrogate” sono peggio della prostituzione normale (impiego l’aggettivo esclusivamente in senso matematico-statistico). Come hai scritto tu, “non devi neanche conoscere l’altra persona”; non c’è, per quanto distorto e ammalato, nemmeno il contatto fisico che si ha nella forma usuale della prostituzione.

            Puro odio per la fisicità del reale, insomma.
            Madri e padri surrogati sono considerati nulla più che macchine senzienti.
            Infine il particolare tristissimo: “si pagava la palestra VIP”… deve essere il corrispondente moderno de “La sventurata rispose.”

            Ciao.
            Luigi

  13. Maxwell

    Dalla prima lettera Elton John ai Sanremesi

    “Non pensavo che il mio viaggio sarebbe durato così tanto, non avrei mai pensato di diventare papà,
    [sinceramente neanch’io ]
    di avere la vita che ho avuto, è stato tutto molto positivo”.

    “Penso che chiunque, sia famoso o meno, debba aiutare gli altri a migliorare la loro vita. Non devi essere famoso per fare una cosa del genere, In Africa sono stato accanto a persone che aiutano gli ammalati, il vantaggio di essere famosi è poterli aiutare. Il mondo è un luogo difficile in cui vivere per tante persone: dobbiamo avere un approccio cristiano e aiutare queste persone: se lo facciamo il mondo sarà sicuramente un posto migliore”.

    [ bellissimo vedere come l’aggettivo Cristiano venga girato come cacchio ci pare e piace;
    e certo, masturbarsi in una tazzina insieme al compagno, mischiare il seme, fare inseminare un ovulino di una donna anglosassone-style (certo, che fa poverino? mica può comprare l’ovino da una tipa della costa d’avorio, che se poi esce nero potrebbe avere traumi con due “genitori” ( sic!!) bianchi), e poi comprarsi il bimbo già bellefatto , non farlo allattare alla madre perchè sennò, poi si potrebbe creare un legame imbarazzante etc etc., e quindi contribuire (legalmente nel suo caso, sia chiaro) alla piaga dell’utero in affitto e allo sfruttamento delle donne, per assecondare a qualsiasi costo il desiderio di una genitorialità, altrimenti impossibile col suo partner, insomma, tutto molto “Cristiano”!!!! ]

  14. Luca

    Mai vista una roba simile una continua propaganda della lobby miliardaria omosessualità per tutto il festival di san Remo. Propaganda in ogni sfumatura quasi sono ridicoli sembra propaganda nazista alla gobbel. Ridate la sua mamma al figlio del nonnetto-papà Elton john.w le mamme .

      1. Francesca

        Si, bravo!Ma la risposta di Grasso mi ricorda le parole di Anna Tatangelo:”Quando la persona è zero, l’ offesa è niente!”
        Come siamo caduti in basso!
        Che squallore! Poveri noi!

        1. Giusi

          La risposta d Grasso dimostra che è un Presidente vergognosamente schierato mentre dovrebbe essere super partes. Dimostra l’arroganza del potere tipica delle dittature.

    1. grazia

      Aveva capito tutto ma gli mancavano alcune categorie. (Beato lui che ha potuto schivarsele !) Guarda in questo video con che impunità si espongono: la tv che ci fa un programma, i neo papi, papo, mamma donor, mamma gestante e sacerdote della chiesa in uscita.. tutti felici di aver calpestato i diritti basilari di 3 bambini! ( tutti sicuramente in trepidante attesa che il ddl cirinnà venga approvato per poter legalizzare il misfatto) .

      http://video.corriere.it/due-papa-tre-gemelline-loro-storia-real-time/d3df87a0-c9c8-11e5-83af-3e75cf16ed0a

      Ma questo sacerdote può impunemente dire in Chiesa che non ne condivide la sua dottrina? Ma facesse coming out e lo sbattessero out, subito. Qualcuno ha detto ” Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato. La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale “. L’ha capito persino il Sen. Sergio Puglia, 5 Stelle, “avrei votato no alla stepchild adoption, anche a costo di venire espulso. Stiamo rischiando di aprire una voragine nei fondamenti dell’umano”.
      Il contorno di normalità presente in quella realtà, ecco è già una ferita mortale. Dobbiamo pretendere che così come questo video ha potuto essere diffuso così pubblicamente venga disconosciuto da chi di dovere.

      1. Giusi

        Non accadrà. Si perseguitano solo i cattolici.
        Altra notizia:
        “Il Papa non va al congresso eucaristico a Genova per impegni all’estero”.
        Doveva pure fargliela pagare a Bagnasco.

          1. Giusi

            Sembra scritto da te. Io mi scolpisco il commento di Fabrizio Giudici. A ognuno il suo.

            Fabrizio Giudici
            Mah. I giornali manipolano, eccome, ma è piuttosto ingenuo pensare di ridurre tutto alla manipolazione dei giornali. Che dire poi di Avvenire ed Osservatore Romano: manipolati anche quelli? E se così fosse, comunque, sarebbe lo stesso un segnale di gravi cose che non vanno.

            È giustissimo ammonire i cattolici a non separarsi dal papato. No papato, no Chiesa. Ma papato non vuol dire questo o quel Papa che, come dice Fumaneri, può sbagliare. I papi passano, il papato resta.

            Infine, nessuno chiede che “il Papa si metta a capo del Family Day.”. Gli si chiede che faccia il suo mestiere e dica cose cattoliche, senza doppiezze gesuitiche. Né più né meno che quello che hanno fatto i suoi predecessori.

            1. Pierre

              Evidentemente ci sono ancora cattolici che non contrappongono difesa della tradizione e papato. E guarda ti dirò, alla fine Fabrizio ci sta pure, esprime dei dubbi sulla conduzione del pontificato in modo legittimo, mi sembra che qualcun altro invece sia andato ben oltre.

              1. Giusi

                E come si fa a contrapporre difesa della tradizione e papato? Che papato è senza la tradizione? Io della tua pagella, per dirla con Rhett Butler, francamente me ne infischio.

        1. Bri

          @Giusi
          A settembre era già previsto un viaggo in Armenia
          Nel medesimo viaggio si recherà anche in Georgia e dintorni: viaggi previsti a fine giugno ma differiti per via della concomitanza con il congresso panortodosso
          E’ la concomitanza che ha causato la revisione dei programmi

            1. Bri

              @Giusi
              Fatti, coincidenze, illazioni
              Io, che non conosco i fatti se non per come li riportano, fatico (ovviamente) a discernere

              1. Giusi

                Per come sono vorrà dire. Sono che Bagnasco ha una posizione che non è la stessa di Galantino che è invece in linea con il Papa. Se poi vogliamo far finta di non capire è un altro discorso.

                    1. @giusi
                      Ma, diamine, a che razza di link mi mandi.
                      Articolo pieno di malignità
                      Guarda che è tutta roba che ti si appiccica dentro, come l’inquinamento alle vie respiratorie

  15. vero

    Io cronologicamente parlando prima ancora che cattolica sono sempre stata “di sinistra”, nel senso che sono sempre stata molto sensibile alla tutela dei soggetti più deboli nella società. Non capisco come possano definirsi “di sinistra” tutti coloro che in tutta questa faccenda se ne fregano della tutela dei bambini. Sono loro i più indifesi, non fosse altro perché non sono loro a scegliere di venire al mondo nel ventre di una schiava e di venire comprati da due benestanti occidentali (spesso eterosessuali, nel peggiore dei casi omosessuali). Coloro che si definiscono “di sinistra” e appoggiano questa schifezza di ddl Cirinná offendono profondamente chi è veramente di sinistra. E la cosa più incomprensibile è che tante mie amiche mamme, e per di più mamme attente, premurose, colte, intelligenti, ovviamente di sinistra fanatiche dell’allattamento materno prolungato, del co-sleeping e di tutto ciò che è più “naturale”, sono a favore di questo ddl. Scusate ma io con tutto l’impegno non riesco a capire la profonda contraddizione di tale atteggiamento, e se provi ad esprimere un’opinione fuori dal gregge queste persone ti trattano come una pazza furiosa. Sono sinceramente spiazzata nel constatare con quanta facilità persone intelligenti e di buona volontà si facciano lavare il cervello.

    1. signora

      A me sembra impossibile che al giorno d’oggi ci sia ancora qualcuna che creda o abbia creduto di recente alla storiella che “a sinistra si occupano dei più deboli”

  16. mimi

    Penso veramente che si stiano alzando un po’ troppo i toni fino ad essere gratuitamente aggressivi a riguardo…. evitiamo di fare le crociate e ricordiamoci di essere misericordiosi con tutti come Dio lo è con noi.

  17. beppino

    E’ inutile… potranno avere tutte le leggi che vogliono in grado fittiziamente di attuare improbabili ancorchè improvvisati “diritti” ma il “love is love” che porta ai ricambi generazionali é, e sarà sempre, appannaggio di papa+mamma+figli. Comunque e in ogni caso…

  18. Marina umbra

    Cara mimi così facendo non sei per niente misericordiosa verso i più deboli (bambini e mamme affittate)!!!!!!!

    1. mimi

      mi scuso per l’intervento, assolutamente frainteso. Ricordavo semplicemente a tutti noi di condannare il peccato e non i peccatori (questo mi sembra un blog cristiano se non sbaglio). Alcuni temi non violano solo la religione cattolica ma semplicemente i diritti umani: usare donne come incubatrici e far crescere bambini con due mamme o papà è contro natura e qualsiasi ateo aticlericale con un po’ di buon senso concorderebbe. Il parroco della nostra chiesa ci ha invitato a pregare per la conversione di queste persone.

  19. …ma quelli che la “pensano” diversamente dal pensiero unico di questo blog sono, allora, tutti dei dementi, dei rimbecilliti dai media, dal “politicamente corretto”, dal relativismo, dalla mala fede, dall’asservimento alle
    lobby, dalla influenza mortifera del Maligno?

  20. "Franca 35"

    a Giusi ore 18.56 – A proposito del fatto che spesso le assistenti sociali tolgono i figli alle famiglie povere, anch’io ho sempre pensato “ma perché non si aiuta la famiglia e i figli possano continuare a crescere con i genitori?” Nel nostro paese a una famiglia povera con sei figli maschi, dai 14 ai 3 anni circa, sono stati tolti tutti i figli e dati a varie case famiglia. Come mai a una famiglia di marocchini dove il papà non lavora, il comune corrisponde 30 euro al giorno, (non so se a persona o a famiglia) paga l’affitto di casa e le bollette, hanno una macchina più bella della mia (per questo si fa presto, la mia è del 1996…) e vanno alla caritas a prendere il pacco viveri? Questo mi può anche star bene, è giusto aiutare chi ha bisogno, ma facciamolo anche per gli italiani, no??? Grazie Giusi, devo dirti che condivido spesso il tuo pensiero, come anche quello di Costanza naturalmente! Faccio il tifo per voi, ragazze, e prego anche tanto, non arrendetevi. Ciao. (vi considero ragazze dall’alto dei miei 80 anni suonati…)

  21. carlo

    le unioni civili, anzi il matrimonio egualitario (ugualissssssimo: pensione di reversibilità e figli compresi), sono chiaramente un simbolo, un ‘pretesto’ poiché il vero obiettivo è la NORMALIZZAZIONE: Come dice Costanza – riprendendo il senatore Lo Giudice – si punta a costruire una diversa percezione sociale e culturale dell’omosessualità, una percezione del tutto rassicurante e appunto normale.
    Anche a me sembra che si cerchi fuori quella conferma (“tutto è ok, tutto va bene”) che non si trova nel fondo del proprio animo.

    Leggendo sommariamente le vicende del movimento LGBT italiano negli ultimi decenni, salta all’occhio il passaggio dalla logica della trasgressione, dall’anticonformismo, dall’eccentricità, dalla contestazione plateale dei costumi e delle norme sociali, come cifre dell’essere-vivere-apparire omosessuale negli anni ’70 (da Giò Stajano a Mario Mieli), alla più piatta e noiosa (“noioso” è un termine che ricorre spesso nell’autonarrazione delle coppie omosessuali, ad es. da La Delfa a Scalfarotto) logica della normalizzazione.

    Qua però, secondo me, l’ideologia LGBT segna un autogol clamoroso.
    Poiché, affermando a parole la volontà di superare il paradigma eteronormativo e i conseguenti stereotipi, non trova di meglio che puntare, come massimo obiettivo futuro, al… matrimonio (!), ossia all’istituto giuridico e sociale più tradizionale e oramai più bistrattato dalla mentalità corrente.
    Puntando a sposarsi in due, magari in frac o in smoking, tra riso e confetti, per trascorrere giornate… tra fasciatoi e biberon, due uomini non fanno altro – mi scuso anticipatamente per il termine – che scimmiottare la coppia ‘tradizionale’.
    E’ la maggiore dimostrazione, indiretta e inconsapevole, della subordinazione alla tanto temuta eteronormatività, nella totale assenza di modalità peculiari, alternative, tipiche dell’essere omosessuale.

  22. Carlo:

    “Anche a me sembra che si cerchi fuori quella conferma (“tutto è ok, tutto va bene”) che non si trova nel fondo del proprio animo.”

    …del “proprio animo” di chi?

  23. Anna

    A me pare che si parli tanto di diversità, ma se ne abbia una gran paura. Non mi sembra che vestirsi di rosa e truccarsi da mascherone in un corteo urlante (si sa che come dicono gli inglesi “there is safety in numbers”)’ esalti la diversità. Se penso ai grandi autori omosessuali (sono del ramo letteratura) noto che hanno utilizzato la loro sensibilità appunto “diversa” (vederla come “dono” no?) per la loro opera, dando bellezza e materia per pensare a tutti, etero e non.

  24. Segnalo questo sito dell’AIED non proprio un’associazione cattolica http://www.aied-roma.it/sessualita/aspetti-psicologici-identita-sessuale

    L’ identità di genere sessuale ciascuno la costruisce entro i primi 3 o 4 anni di vita, sulla base del sesso biologico, ma non solo. Sono infatti determinanti le relazioni interpersonali che il bambino ha, fin dalla nascita, con le figure di accudimento. I genitori infatti, nel loro entrare in relazione con il figlio, ne confermano, attraverso messaggi consci ed inconsci, verbali e non verbali, la mascolinità o femminilità. I genitori hanno infatti un’idea su quello che è un maschio o una femmina, su quello che deve o non deve fare e su questa idea tarano il loro modo di rapportarsi.

    Maschi e femmine utilizzano poi il genitore dello stesso sesso come modello di identificazione ed anche questo contribuisce a facilitare la strutturazione dell’identità di genere, soprattutto se il genitore in questione si sente bene e a suo agio nella propria mascolinità o femminilità.

    Altro aspetto fondamentale che serve da rinforzo dell’identità è anche il riconoscimento del genitore dell’altro sesso. “Riconoscimento” in questo caso significa disponibilità a porsi come oggetto d’amore ed a ricambiare di un amore di pari intensità. Un amore in cui l’aspetto sessuale non viene agito, ma l’intensità dell’affetto, dell’accettazione, dell’apprezzamento del genitore del sesso opposto riflette come in uno specchio una immagine “bella”, che accompagnerà con fiducia l’adolescente nella sua vita di relazione e nel suo incontro con l’altro.

    L’identità sessuale ha però anche un’altra componente, legata al riscontro sociale, cioè al ruolo: il ruolo sessuale è costituito da quell’insieme di aspettative che si rivolgono ad una persona sulla base del sesso biologico di appartenenza. Nella nostra cultura esistono aspettative differenti a proposito dei comportamenti ritenuti appropriati ai due sessi, sebbene certe rigide stereotipie, caratteristiche di qualche tempo fa, siano fortunatamente in trasformazione.

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