C’è abbastanza luce, c’è abbastanza buio

Continua la pubblicazione degli articoli di presentazione de La Croce quotidiano in edicola e online dal 13 gennaio 2015

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di Giovanni Marcotullio per La Croce

Che poi fin da subito, mesi prima che arrivassimo in edicola, già si erano scatenati tutti quanti: «Ma perché “La Croce”? Ma scegliamo un nome più laico, no?». E giù proposte, sentenze, botte e insulti (dice che dare del “ciccione” a Mario sia una specie di teorema universale, va bene per argomentare qualunque tesi). Ora, non è che perché siamo un giornale pop vuol dire che qui è il bar dello sport e gli argomenti non contano, anzi… e allora proviamo a prendere sul serio le obiezioni. Dico io – ci sarà una ragione laica per chiamare un giornale “La Croce”? E che tipo di cultura potrà mai voler propalare? Prima ancora, ce l’ha una parola da dire sulla cultura, la croce?

Forse sì, ce l’ha. O meglio, la croce è quella parola che giudica radicalmente una cultura, inevitabilmente la distrugge e la ricostruisce daccapo, ribaltandola. Quando soltanto i veggenti intuivano il cataclisma che il XX secolo avrebbe portato nel mondo, uno di questi – il più visionario – profetizzò: «Gli uomini dei tempi moderni, la cui intelligenza è tanto ottusa da non capire più il senso del linguaggio cristiano, non avvertono nemmeno più che cosa c’era di spaventoso, per un antico, nell’espressione paradossale “Dio crocifisso”. In nessuna conversione mai vi fu qualche cosa di altrettanto audace, di altrettanto terribile, qualche cosa che mettesse, in ugual modo, tutto in discussione – qualche cosa che ponesse tanti problemi. Quell’espressione annunciava una trasvalutazione di tutti i valori» (F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, III).

Dunque la croce ha detto la sua parola sulla cultura, mentre si preparava a diventare il bastone dell’Impero cadente: e frattanto che l’Impero cadeva, la croce lo trasformava nel profondo, suggerendo ai legislatori che gli schiavi non si possono punire sfregiandoli in volto «perché il volto è l’immagine di Dio negli uomini». Così mentre Aristotele sosteneva che gli uomini sono schiavi per natura e Seneca affermava che in fondo tutti gli uomini sono schiavi, Paolo – che si scopriva “confisso alla croce per il mondo” – rivelava che il Servo di Dio era diventato servo di tutti perché ogni uomo diventasse libero, e quelli che poco prima erano delle semplici “cose” prendevano a essere inesorabilmente riconosciuti per “persone”, ossia portatori dell’immagine di Dio (sì, perché la parola “persona” è stata portata fuori dal gergo teatrale quando è entrata nella teologia).

Così la croce ha detto la sua parola, silenziosa e potente, sulla cultura: «Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Forse Dio non ha mostrato la stupidità della sapienza mondana? E visto che, nel piano sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, Dio ha voluto salvare quelli che gli credono con la stupidità della predicazione» (1 Cor. 2, 20-21). In effetti il cristianesimo è stato predicato dagli ignoranti e creduto dai dotti, e in questo non somiglia a nulla di conosciuto: chi poi dice che avrebbe “fatto presa sul popolino” perché gli propinava l’oppio dell’aldilà viene smentito dalla storia, perché non è “consolandosi con l’aglietto” del cielo che si sarebbe potuta trasformare la terra.

Il fatto è che la croce, invece, aveva rivelato l’uomo nudo e crudo, spogliato di tutti gli orpelli della cultura, scarnificato del ceto e persino della lingua: con l’ecce homo nasceva un umanesimo rivoluzionario, che non si sarebbe più rassegnato a considerare le persone non rispondenti al “canone” come dei problemi, ma vi avrebbe ricercato (e trovato!) delle occasioni. E così nacquero gli ospedali e la medicina divenne cosa pubblica. Così vennero sostanziate e trovarono ragione le prudenti intuizioni di Ippocrate sul fine-vita e sulla dignità della vita prenatale. Così gli operai smisero di essere della forza lavoro da sfruttare impunemente e gli imprenditori trovarono nella loro ricchezza una responsabilità di fronte agli altri uomini. E così nacquero le banche, per trasportare, custodire e moltiplicare ricchezza e benessere. Quando la croce ha detto la sua parola sul mondo i sovrani sono diventati servitori dei popoli e i sudditi giudici dei governanti, nella pace fiorivano le arti e nelle guerre si provavano i valori. Nessuna parola è più “di sinistra” e nessuna più “di destra” di quella che ha dato all’anima del povero lo stesso valore di quella del principe (ordinandogli di pregare per lui e di stargli sottomesso) e ha rafforzato il filo della spada del principe (perché difendesse il povero dai cattivi).

La croce ha dunque detto una parola sul mondo, distruggendo una cultura delle cose e fondandone una delle persone, ma fin da subito è stato evidente un difetto di questa parola portentosa: fa vergogna. Presto o tardi, della croce ci si stanca: dapprima, anzi, la si evita con ogni cura (i primi crocifissi di cui ci restano tracce li hanno fatti dei pagani per sfottere i cristiani, non ci rimangono crocifissi cristiani anteriori al IV secolo); in un secondo momento, invece, si prende ad abbellirla, indorarla e coprirla di gemme, farne un oggetto glam&chic. Così, quando ci si vergogna della parola della croce sul mondo, la voce ammutolisce per un istante e riprende poco dopo a ribollire in chiacchiera. L’omertà e la chiacchiera sono le nemiche della parola della croce e, se così non fosse, il quadro delle trasformazioni che ha operato sarebbe quello di una fiaba incantata, non l’incantevole e tragico racconto del nostro mondo. La storia segnata dalla parola della croce non è una storia di pura luce, e spesso le ombre sembrano abbracciare i raggi di luce come un parassita rampicante il tronco dell’albero di cui vive. Resta però il fatto (tremendo) che in questo mondo «c’è abbastanza luce per chi vuol vedere – così diceva Pascal –, e abbastanza buio per chi non vuol vedere».

Per questo motivo la croce non finisce mai, nella storia, di dire la sua parola, e anzi ogni giorno deve tornare al cuore pulsante del suo umanesimo; ogni giorno deve scrostare dalla nuda carne dell’“uomo fisso alla croce” il superfluo con cui lo ricopre; ogni giorno deve sconfiggere la chiacchiera e l’omertà.

Il segno della croce ha avuto ragione dei pagani e dei barbari, e non proponendo consolazioni posticce ma mostrandosi per la sostanza reale di ogni esistenza. Non c’è vita in cui l’albero della croce non attecchisca, non c’è vita che non si vergogni della propria croce e non cerchi di “truccarla” come può – a costo di sterilizzare il suo potere redentivo. Per questo ogni uomo, ogni giorno, si gioca nel rapporto con la croce il proprio ingresso nella cultura delle persone o l’esilio in quella delle cose.

La Croce sa che questa battaglia ognuno la combatte anzitutto dentro di sé – perché il pagano e il barbaro, l’omertà e la chiacchiera, sono in tutti – ma perciò vuole provare a coinvolgersi in questo corpo a corpo e a dare il proprio contributo in un panorama che come in tutti i tempi, ma forse in forme finora mai viste, ha del pagano e del barbarico.

la croce

36 pensieri su “C’è abbastanza luce, c’è abbastanza buio

  1. Fransi

    wow, sono meravigliato. Un excursus della storia, dell’Uomo nella storia.

    e sì, la fede va riscoperta ogni giorno e proprio vero che il “quotidiano” ti da una mano…come diceva il saggio.

  2. Giovanni Marcotullio:

    A parte lo stolido (voluto?) fraintendimento della citazione qui sotto:

    «Gli uomini dei tempi moderni, la cui intelligenza è tanto ottusa da non capire più il senso del linguaggio cristiano, non avvertono nemmeno più che cosa c’era di spaventoso, per un antico, nell’espressione paradossale “Dio crocifisso”. In nessuna conversione mai vi fu qualche cosa di altrettanto audace, di altrettanto terribile, qualche cosa che mettesse, in ugual modo, tutto in discussione – qualche cosa che ponesse tanti problemi. Quell’espressione annunciava una trasvalutazione di tutti i valori» (F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, III).

    Nella stesso libro Nietzsche scrive:

    “Dove il popolo mangia e beve, perfino là dove esso tributa la sua venerazione, c’è di solito del fetore. Non si deve andare in chiesa se si vuol respirare aria “pura”.

    Fermo restando il fatto che anche Nietzsche è altro che un povero diavolo, come tutti noi!

    1. Illuminaci.
      Io tra “il Dio Crocifisso è stato un concetto geniale, roba epocale che ha turbato le coscienze e dato uno scossone a tutto quanto” e “al mondo c’è marcio dappertutto anche e soprattutto nella chiesa” non trovo alcuna contraddizione.

      1. ….nessuna contaddizione, “Dio è morto” (cioè i valori sono morti, non hanno più nessun fondamento né teologico né di nessuna altra specie,viene a mancare lo scopo, il perché) i preti sono rimasti, senza aver capito nulla di cosa volesse davvero significare che “Dio è morto”.

        “Quali vantaggi offriva l’ipotesi morale cristiana?
        1 Assegnava all’uomo un valore assoluto, in contrasto con la sua piccolezza e accidentalità nel fiume del divenire e dello svanire.
        2 Serviva agli avvocati di Dio, in quanto lasciava al mondo, nonostante il male e il dolore, il carattere della perfezione, compresa la famosa “libertà” :il male appariva pieno di senso.
        3 Attribuiva all’uomo la presunta conoscenza di valori assoluti.
        4 Impediva che l’uomo si disprezzasse come uomo, che prendesse partito contro la vita e disperasse della conoscenza; fu un mezzo di conservazione.
        IN SUMMA: la morale fu il grande antidoto contro il nihilismo pratico è teorico.”

        Questo è Nietzsche: chi non lo conosce farebbe meglio a non impelagarcisi dentro.
        Del resto Nietzsche è solo Nietzsche, e nient’altro.

        1. Nietzsche è stato grande. Ho sempre trovato il suo pensiero di una logicità e di una linearità sorprendente, lui ha ragione, assolutamente ragione, se si tengono presenti i suoi presupposti e i suoi fondamenti. Infatti è solo tenendo conto di quei fondamenti che si può dare un giudizio sul suo pensiero.
          Il fondamento é che il cristianesimo è una religione come un’altra. Se questo è vero, Nietzsche ha ragione su tutto.
          Se invece il cristianesimo è un fatto accaduto, il suo pensiero è carta straccia.
          Il dibattito a mio parere non può prescindere da questo, e la cosa curiosa è che lo stesso ragionamento vale per il catechismo, il papa, la dottrina, il magistero etc. ma con conseguenze diametralmente opposte.

    2. «Dove il popolo mangia e beve, perfino là dove esso tributa la sua venerazione, c’è di solito del fetore. Non si deve andare in chiesa se si vuol respirare aria “pura”.» (Nietzsche, Al di là del bene e del male)

      «Dio non ha progettato l’uomo come una creature puramente spirituale. Per questo Egli ha scelto di usare sostanze materiali come il pane e il vino per farci rivivere a vita nuova. A noialtri tutto ciò può sembrare grezzo e materialista ma per Dio è diverso: il mangiare l’ha inventato Lui. La materia Gli piace: è Lui che l’ha inventata.» (C.S. Lewis, Mere Christianity)

      1. 61angeloextralarge

        Viviana: tu uno dei miei miti lo sei già… con Costanza, Admin, Mario, Paolo, Don Fabio, Karin, Andreas, e altri che adesso mi sfuggono…

                1. I sentimenti reali VS quelli virtuali
                  La amicizie reali VS quelle virtuali
                  La vita reale VS quella virtuale

                  La Fede vissuta VS … quella virtuale ?? 😉

  3. Nietzsche intende ” lo scossone” del Dio morto nel senso della trasvalutazione di tutti i valori, non di una rivalutazione dei valori della Chiesa (che è marcia per sua natura intrinseca, di suo)

    “La fede cristiana è fin da principio sacrificio: sacrificio di ogni libertà, di ogni orgoglio, di ogni autocoscienza dello spirito, e al tempo stesso asservimento e dileggio di se stessi, automutilazione.”

    1. Uhm…non ti arrabbiare, Alvise (posso?) ma il testo intende la citazione come la spieghi tu: un Dio morto, concetto che sconvolge valori e coscienze. Tutta la manfrina sui valori della Chiesa che sono conseguenti è una riflessione dell’autore del testo, che prende spunto dalla citazione. Mi sa che quello che ha frainteso, stavolta sei tu. 🙂

      1. Dico “manfrina” (per me non lo è) perché la parte in cui si parla di una qualche “specialità” riferito a fede, credere, chiesa etc. in ogni discorso, in ogni testo, tu la trovi sempre così fastidiosa e irritante 😉

  4. Buongiorno, Alvise (e grazie a Costanza per l’ospitalità). Brevissimamente: proprio perché anche Nietzsche è un povero diavolo come tutti noi posso ben vagliare ciò che dice e prenderne il buono e il vero. L’excursus che offro basta, mi pare, a sostanziare (per sommi capi) la ragionevolezza di quel passo, anche praeter intentionem auctoris, mentre alla radice di queste pericopi che riporti ci sono fraintendimenti e mistificazioni che, secondo il mio modestissimo parere (ma sono un povero diavolo anch’io), risalgono al suo vissuto personale, e dunque non sono paradigmatici.

  5. 61angeloextralarge

    Alvise: sti poveri diavoli di commentatori ne sanno una più del diavolo… Ahahahah! 😀
    Pensavi forse di conoscerlo solo tu Nietzche? Mica sono tutti ingnoranti come me…

    1. Elena Maffei

      E poi il giochino di capire, stracapire, ritagliare Nietzsche è vecchio come il cucco… Solo tu, Signore, hai parole di vita eterna. Gli uomini possono giusto chiacchierare e, nei casi peggiori, scrivere sulle chiacchiere degli altri!

      1. Elena Maffei

        Abbiate ancora un attimo di pazienza. Ho riascoltato il testamento spirituale del ministro pakistano cattolico Bhatti, che ha pagato con la vita il suo disperato tentativo di difendere Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia. Parla di croce, presa e portata con consapevolezza. Asia Bibi è ancora in carcere, condannata di nuovo a morte.
        Tutte queste nostre parole da occidentali sazi di libertà, alla perenne ricerca di limiti da superare per i propri piaceri e capricci oggi mi feriscono particolarmente.
        Vi chiedo di pregare per i martiri che oggi (2014!) sono in croce e che la nostra fede tragga forza dal loro sacrificio.

        1. Elena Maffei:

          Abbi pazienza anche te. Anche considerando che siamo stupidi chiacchieranti chiacchieroni (mi ci metto io per primo) non è mica leale chiudere un discorso perché c’è Asia Bibi ancora in prigione (rigurgitando le prigioni del mondo di gente perseguitata, tra l’altro, e anche peggio).
          “Tutte queste nostre parole” – scrivi, con altre ancora parole – “da occidentali sazi di libertà, alla perenne ricerca di limiti da superare per i propri piaceri e capricci oggi mi feriscono particolarmente.”
          Ma per favore!!!

          1. Elena Maffei

            Caro Alvise, mai usato l’aggettivo “stupidi” che, per mestiere, non fa parte del mio vocabolario.
            La richiesta di preghiera e lo sguardo alla Croce aprono i discorsi alla trascendenza. Ciò da cui siamo feriti rientra poi nella particolare sensibilità umana di ognuno. Preghiamo dunque per tutti i perseguitati e chiediamoci perché nelle galere di tanti stati ce ne siano ancora così tanti…

  6. Elisabetta

    Ciao, perché non mettete bene in evidenza un box che spieghi come ci si abbona? Non riesco a trovare questa informazione! (Ma ce l’avete qualcuno che vi fa il marketing e il fund raising?)

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