Synod14 – “Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”

di admin @CostanzaMBlog

s14

vatican.va

Introduzione

I Parte
L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia

Il contesto socio-culturale

La rilevanza della vita affettiva

La sfida per la pastorale

II Parte
Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia

Lo sguardo su Gesù e la pedagogia divina nella storia della salvezza

La famiglia nel disegno salvifico di Dio

La famiglia nei documenti della Chiesa

L’indissolubilità del matrimonio e la gioia del vivere insieme

Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e fragili

III Parte
Il confronto: prospettive pastorali

Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti

Guidare i nubendi nel cammino di preparazione al matrimonio

Accompagnare i primi anni della vita matrimoniale

Cura pastorale di coloro che vivono nel matrimonio civile o in convivenze

Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati, famiglie monoparentali)

L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale

La trasmissione della vita e la sfida della denatalità

La sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’evangelizzazione

 Conclusione

* * *

Introduzione

1. Il Sinodo dei Vescovi riunito intorno al Papa rivolge il suo pensiero a tutte le famiglie del mondo con le loro gioie, le loro fatiche, le loro speranze. In particolare sente il dovere di ringraziare il Signore per la generosa fedeltà con cui tante famiglie cristiane rispondono alla loro vocazione e missione. Lo fanno con gioia e con fede anche quando il cammino familiare le pone dinanzi a ostacoli, incomprensioni e sofferenze. A queste famiglie va l’apprezzamento, il ringraziamento e l’incoraggiamento di tutta la Chiesa e di questo Sinodo. Nella veglia di preghiera celebrata in Piazza San Pietro sabato 4 ottobre 2014 in preparazione al Sinodo sulla famiglia Papa Francesco ha evocato in maniera semplice e concreta la centralità dell’esperienza familiare nella vita di tutti, esprimendosi così: «Scende ormai la sera sulla nostra assemblea. È l’ora in cui si fa volentieri ritorno a casa per ritrovarsi alla stessa mensa, nello spessore degli affetti, del bene compiuto e ricevuto, degli incontri che scaldano il cuore e lo fanno crescere, vino buono che anticipa nei giorni dell’uomo la festa senza tramonto. È anche l’ora più pesante per chi si ritrova a tu per tu con la propria solitudine, nel crepuscolo amaro di sogni e di progetti infranti: quante persone trascinano le giornate nel vicolo cieco della rassegnazione, dell’abbandono, se non del rancore; in quante case è venuto meno il vino della gioia e, quindi, il sapore – la sapienza stessa – della vita […] Degli uni e degli altri questa sera ci facciamo voce con la nostra preghiera, una preghiera per tutti».

2. Grembo di gioie e di prove, di affetti profondi e di relazioni a volte ferite, la famiglia è veramente “scuola di umanità” (cf. Gaudium et Spes, 52), di cui si avverte fortemente il bisogno. Nonostante i tanti segnali di crisi dell’istituto familiare nei vari contesti del “villaggio globale”, il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa, esperta in umanità e fedele alla sua missione, ad annunciare senza sosta e con convinzione profonda il “Vangelo della famiglia” che le è stato affidato con la rivelazione dell’amore di Dio in Gesù Cristo e ininterrottamente insegnato dai Padri, dai Maestri della spiritualità e dal Magistero della Chiesa. La famiglia assume per la Chiesa un’importanza del tutto particolare e nel momento in cui tutti i credenti sono invitati a uscire da se stessi è necessario che la famiglia si riscopra come soggetto imprescindibile per l’evangelizzazione. Il pensiero va alla testimonianza missionaria di tante famiglie.

3. Sulla realtà della famiglia, decisiva e preziosa, il Vescovo di Roma ha chiamato a riflettere il Sinodo dei Vescovi nella sua Assemblea Generale Straordinaria dell’ottobre 2014, per approfondire poi la riflessione nell’Assemblea Generale Ordinaria che si terrà nell’ottobre 2015, oltre che nell’intero anno che intercorre fra i due eventi sinodali. «Già il convenire in unum attorno al Vescovo di Roma è evento di grazia, nel quale la collegialità episcopale si manifesta in un cammino di discernimento spirituale e pastorale»: così Papa Francesco ha descritto l’esperienza sinodale, indicandone i compiti nel duplice ascolto dei segni di Dio e della storia degli uomini e nella duplice e unica fedeltà che ne consegue.

4. Alla luce dello stesso discorso abbiamo raccolto i risultati delle nostre riflessioni e dei nostri dialoghi nelle seguenti tre parti: l’ascolto, per guardare alla realtà della famiglia oggi, nella complessità delle sue luci e delle sue ombre; lo sguardo fisso sul Cristo per ripensare con rinnovata freschezza ed entusiasmo quanto la rivelazione, trasmessa nella fede della Chiesa, ci dice sulla bellezza, sul ruolo e sulla dignità della famiglia; il confronto alla luce del Signore Gesù per discernere le vie con cui rinnovare la Chiesa e la società nel loro impegno per la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

PRIMA PARTE

L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia

Il contesto socio-culturale

5. Fedeli all’insegnamento di Cristo guardiamo alla realtà della famiglia oggi in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre. Pensiamo ai genitori, ai nonni, ai fratelli e alle sorelle, ai parenti prossimi e lontani, e al legame tra due famiglie che tesse ogni matrimonio. Il cambiamento antropologico-culturale influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato. Vanno sottolineati prima di tutto gli aspetti positivi: la più grande libertà di espressione e il migliore riconoscimento dei diritti della donna e dei bambini, almeno in alcune regioni. Ma, d’altra parte, bisogna egualmente considerare il crescente pericolo rappresentato da un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola, facendo prevalere, in certi casi, l’idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto. A ciò si aggiunge anche la crisi della fede che ha toccato tanti cattolici e che spesso è all’origine delle crisi del matrimonio e della famiglia.

6. Una delle più grandi povertà della cultura attuale è la solitudine, frutto dell’assenza di Dio nella vita delle persone e della fragilità delle relazioni. C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio. Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni. Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza. È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.

7. Ci sono contesti culturali e religiosi che pongono sfide particolari. In alcune società vige ancora la pratica della poligamia e in alcuni contesti tradizionali la consuetudine del “matrimonio per tappe”. In altri contesti permane la pratica dei matrimoni combinati. Nei Paesi in cui la presenza della Chiesa cattolica è minoritaria sono numerosi i matrimoni misti e di disparità di culto con tutte le difficoltà che essi comportano riguardo alla configurazione giuridica, al battesimo e all’educazione dei figli e al reciproco rispetto dal punto di vista della diversità della fede. In questi matrimoni può esistere il pericolo del relativismo o dell’indifferenza, ma vi può essere anche la possibilità di favorire lo spirito ecumenico e il dialogo interreligioso in un’armoniosa convivenza di comunità che vivono nello stesso luogo. In molti contesti, e non solo occidentali, si va diffondendo ampiamente la prassi della convivenza che precede il matrimonio o anche di convivenze non orientate ad assumere la forma di un vincolo istituzionale. A questo si aggiunge spesso una legislazione civile che compromette il matrimonio e la famiglia. A causa della secolarizzazione in molte parti del mondo il riferimento a Dio è fortemente diminuito e la fede non è più socialmente condivisa.

8. Molti sono i bambini che nascono fuori dal matrimonio, specie in alcuni Paesi, e molti quelli che poi crescono con uno solo dei genitori o in un contesto familiare allargato o ricostituito. Il numero dei divorzi è crescente e non è raro il caso di scelte determinate unicamente da fattori di ordine economico. I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. I padri sono spesso assenti non solo per cause economiche laddove invece si avverte il bisogno che essi assumano più chiaramente la responsabilità per i figli e per la famiglia. La dignità della donna ha ancora bisogno di essere difesa e promossa. Oggi infatti, in molti contesti, l’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore. Non vanno neppure dimenticati i crescenti fenomeni di violenza di cui le donne sono vittime, talvolta purtroppo anche all’interno delle famiglie e la grave e diffusa mutilazione genitale della donna in alcune culture. Lo sfruttamento sessuale dell’infanzia costituisce poi una delle realtà più scandalose e perverse della società attuale. Anche le società attraversate dalla violenza a causa della guerra, del terrorismo o della presenza della criminalità organizzata, vedono situazioni familiari deterioratee soprattutto nelle grandi metropoli e nelle loro periferie cresce il cosiddetto fenomeno dei bambini di strada. Le migrazioni inoltre rappresentano un altro segno dei tempi da affrontare e comprendere con tutto il carico di conseguenze sulla vita familiare.

La rilevanza della vita affettiva

9. A fronte del quadro sociale delineato si riscontra in molte parti del mondo, nei singoli un maggiore bisogno di prendersi cura della propria persona, di conoscersi interiormente, di vivere meglio in sintonia con le proprie emozioni e i propri sentimenti, di cercare relazioni affettive di qualità; tale giusta aspirazione può aprire al desiderio di impegnarsi nel costruire relazioni di donazione e reciprocità creative, responsabilizzanti e solidali come quelle familiari. Il pericolo individualista e il rischio di vivere in chiave egoistica sono rilevanti. La sfida per la Chiesa è di aiutare le coppie nella maturazione della dimensione emozionale e nello sviluppo affettivo attraverso la promozione del dialogo, della virtù e della fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Il pieno impegno richiesto nel matrimonio cristiano può essere un forte antidoto alla tentazione di un individualismo egoistico.

10. Nel mondo attuale non mancano tendenze culturali che sembrano imporre una affettività senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. Di fatto, la questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole che non aiuta sempre i soggetti a raggiungere una maggiore maturità. Preoccupa una certa diffusione della pornografia e della commercializzazione del corpo, favorita anche da un uso distorto di internet e va denunciata la situazione di quelle persone che sono obbligate a praticare la prostituzione. In questo contesto, le coppie sono talvolta incerte, esitanti e faticano a trovare i modi per crescere. Molti sono quelli che tendono a restare negli stadi primari della vita emozionale e sessuale. La crisi della coppia destabilizza la famiglia e può arrivare attraverso le separazioni e i divorzi a produrre serie conseguenze sugli adulti, i figli e la società, indebolendo l’individuo e i legami sociali. Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire. Lo sviluppo delle biotecnologie ha avuto anch’esso un forte impatto sulla natalità.

La sfida per la pastorale

11. In questo contesto la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza. Occorre muovere dalla convinzione che l’uomo viene da Dio e che, pertanto, una riflessione capace di riproporre le grandi domande sul significato dell’essere uomini, possa trovare un terreno fertile nelle attese più profonde dell’umanità. I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana anche in un tempo segnato dall’individualismo e dall’edonismo. Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche in chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più disparate. Il messaggio cristiano ha sempre in sé la realtà e la dinamica della misericordia e della verità, che in Cristo convergono.

II PARTE

Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia

Lo sguardo su Gesù e la pedagogia divina nella storia della salvezza

12. Al fine di «verificare il nostro passo sul terreno delle sfide contemporanee, la condizione decisiva è mantenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo, sostare nella contemplazione e nell’adorazione del suo volto […]. Infatti, ogni volta che torniamo alla fonte dell’esperienza cristiana si aprono strade nuove e possibilità impensate» (Papa Francesco, Discorso del 4 ottobre 2014). Gesù ha guardato alle donne e agli uomini che ha incontrato con amore e tenerezza, accompagnando i loro passi con verità, pazienza e misericordia, nell’annunciare le esigenze del Regno di Dio.

13. Dato che l’ordine della creazione è determinato dall’orientamento a Cristo, occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza. In ragione della pedagogia divina, secondo cui l’ordine della creazione evolve in quello della redenzione attraverso tappe successive, occorre comprendere la novità del sacramento nuziale cristiano in continuità con il matrimonio naturale delle origini. Così qui s’intende il modo di agire salvifico di Dio, sia nella creazione sia nella vita cristiana. Nella creazione: poiché tutto è stato fatto per mezzo di Cristo ed in vista di Lui (cf. Col 1,16), i cristiani sono «lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli» (Ad Gentes, 11). Nella vita cristiana: in quanto con il battesimo il credente è inserito nella Chiesa mediante quella Chiesa domestica che è la sua famiglia, egli intraprende quel «processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (Familiaris Consortio, 11), mediante la conversione continua all’amore che salva dal peccato e dona pienezza di vita.

14. Gesù stesso, riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che «per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così» (Mt 19,8). L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. In tal modo, Gesù mostra come la condiscendenza divina accompagni sempre il cammino umano, guarisca e trasformi il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù che è paradigmatico per la Chiesa. Gesù infatti ha assunto una famiglia, ha dato inizio ai segni nella festa nuziale a Cana, ha annunciato il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (Mt 19,3). Ma nello stesso tempo ha messo in pratica la dottrina insegnata manifestando così il vero significato della misericordia. Ciò appare chiaramente negli incontri con la samaritana (Gv 4,1-30) e con l’adultera (Gv 8,1-11) in cui Gesù, con un atteggiamento di amore verso la persona peccatrice, porta al pentimento e alla conversione (“va’ e non peccare più”), condizione per il perdono.

La famiglia nel disegno salvifico di Dio

15. Le parole di vita eterna che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli comprendevano l’insegnamento sul matrimonio e la famiglia. Tale insegnamento di Gesù ci permette di distinguere in tre tappe fondamentali il progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia. All’inizio, c’è la famiglia delle origini, quando Dio creatore istituì il matrimonio primordiale tra Adamo ed Eva, come solido fondamento della famiglia. Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina (Gen 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (Gen 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen 2,24). Questa unione è stata danneggiata dal peccato ed è diventata la forma storica di matrimonio nel Popolo di Dio, per il quale Mosè concesse la possibilità di rilasciare un attestato di divorzio (cf. Dt 24, 1ss). Tale forma era prevalente ai tempi di Gesù. Con il Suo avvento e la riconciliazione del mondo caduto grazie alla redenzione da Lui operata, terminò l’era inaugurata con Mosé.

16. Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cf. Mc 10,1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cf. Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa. Da Cristo attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione. Il Vangelo della famiglia attraversa la storia del mondo sin dalla creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio (cf.Gen 1, 26-27) fino al compimento del mistero dell’Alleanza in Cristo alla fine dei secoli con le nozze dell’Agnello (cf. Ap19,9; Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano).

La famiglia nei documenti della Chiesa

17. «Nel corso dei secoli, la Chiesa non ha fatto mancare il suo costante insegnamento sul matrimonio e la famiglia. Una delle espressioni più alte di questo Magistero è stata proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, che dedica un intero capitolo alla promozione della dignità del matrimonio e della famiglia (cf.Gaudium et Spes, 47-52). Esso ha definito il matrimonio come comunità di vita e di amore (cf. Gaudium et Spes, 48), mettendo l’amore al centro della famiglia, mostrando, allo stesso tempo, la verità di questo amore davanti alle diverse forme di riduzionismo presenti nella cultura contemporanea. Il “vero amore tra marito e moglie” (Gaudium et Spes, 49) implica la mutua donazione di sé, include e integra la dimensione sessuale e l’affettività, corrispondendo al disegno divino (cf. Gaudium et Spes, 48-49). Inoltre, Gaudium et Spes 48 sottolinea il radicamento in Cristo degli sposi: Cristo Signore “viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio”, e con loro rimane. Nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità. In questo modo gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cf. Lumen Gentium, 11), così che la Chiesa, per comprendere pienamente il suo mistero, guarda alla famiglia cristiana, che lo manifesta in modo genuino» (Instrumentum Laboris, 4).

18. «Sulla scia del Concilio Vaticano II, il Magistero pontificio ha approfondito la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. In particolare, Paolo VI, con la Enciclica Humanae Vitae, ha messo in luce l’intimo legame tra amore coniugale e generazione della vita. San Giovanni Paolo II ha dedicato alla famiglia una particolare attenzione attraverso le sue catechesi sull’amore umano, la Lettera alle famiglie (Gratissimam Sane) e soprattutto con l’Esortazione ApostolicaFamiliaris Consortio. In tali documenti, il Pontefice ha definito la famiglia “via della Chiesa”; ha offerto una visione d’insieme sulla vocazione all’amore dell’uomo e della donna; ha proposto le linee fondamentali per la pastorale della famiglia e per la presenza della famiglia nella società. In particolare, trattando della carità coniugale (cf. Familiaris Consortio, 13), ha descritto il modo in cui i coniugi, nel loro mutuo amore, ricevono il dono dello Spirito di Cristo e vivono la loro chiamata alla santità» (Instrumentum Laboris, 5).

19. «Benedetto XVI, nell’Enciclica Deus Caritas Est, ha ripreso il tema della verità dell’amore tra uomo e donna, che s’illumina pienamente solo alla luce dell’amore di Cristo crocifisso (cf. Deus Caritas Est, 2). Egli ribadisce come: “Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano” (Deus Caritas Est, 11). Inoltre, nella Enciclica Caritas in Veritate, evidenzia l’importanza dell’amore come principio di vita nella società (cf. Caritas in Veritate, 44), luogo in cui s’impara l’esperienza del bene comune» (Instrumentum Laboris, 6).

20. «Papa Francesco, nell’Enciclica Lumen Fidei affrontando il legame tra la famiglia e la fede, scrive: “L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità” (Lumen Fidei, 53)» (Instrumentum Laboris, 7).

L’indissolubilità del matrimonio e la gioia del vivere insieme

21. Il dono reciproco costitutivo del matrimonio sacramentale è radicato nella grazia del battesimo che stabilisce l’alleanza fondamentale di ogni persona con Cristo nella Chiesa. Nella reciproca accoglienza e con la grazia di Cristo i nubendi si promettono dono totale, fedeltà e apertura alla vita, essi riconoscono come elementi costitutivi del matrimonio i doni che Dio offre loro, prendendo sul serio il loro vicendevole impegno, in suo nome e di fronte alla Chiesa. Ora, nella fede è possibile assumere i beni del matrimonio come impegni meglio sostenibili mediante l’aiuto della grazia del sacramento. Dio consacra l’amore degli sposi e ne conferma l’indissolubilità, offrendo loro l’aiuto per vivere la fedeltà, l’integrazione reciproca e l’apertura alla vita. Pertanto, lo sguardo della Chiesa si volge agli sposi come al cuore della famiglia intera che volge anch’essa lo sguardo verso Gesù.

22. Nella stessa prospettiva, facendo nostro l’insegnamento dell’Apostolo secondo cui tutta la creazione è stata pensata in Cristo e in vista di lui (cf. Col 1,16), il Concilio Vaticano II ha voluto esprimere apprezzamento per il matrimonio naturale e per gli elementi validi presenti nelle altre religioni (cf. Nostra Aetate, 2) e nelle culture nonostante i limiti e le insufficienze (cf. Redemptoris Missio, 55). La presenza dei semina Verbi nelle culture (cf. Ad Gentes, 11) potrebbe essere applicata, per alcuni versi, anche alla realtà matrimoniale e familiare di tante culture e di persone non cristiane. Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano –comunque fondato sulla relazione stabile e vera di un uomo e una donna –, che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Con lo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana.

Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e fragili

23. Con intima gioia e profonda consolazione, la Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Grazie ad esse, infatti, è resa credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre. Nella famiglia,«che si potrebbe chiamare Chiesa domestica» (Lumen Gentium, 11), matura la prima esperienza ecclesiale della comunione tra persone, in cui si riflette, per grazia, il mistero della Santa Trinità. «È qui che si apprende la fatica e la gioia del lavoro, l’amore fraterno, il perdono generoso, sempre rinnovato, e soprattutto il culto divino attraverso la preghiera e l’offerta della propria vita» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1657). La Santa Famiglia di Nazaret ne è il modello mirabile, alla cui scuola noi «comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo» (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964). Il Vangelo della famiglia, nutre pure quei semi che ancora attendono di maturare, e deve curare quegli alberi che si sono inariditi e necessitano di non essere trascurati.

24. La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che quello sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede. «Pertanto, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno. […] Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute» (Evangelii Gaudium, 44).

25. In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano.

26. La Chiesa guarda con apprensione alla sfiducia di tanti giovani verso l’impegno coniugale, soffre per la precipitazione con cui tanti fedeli decidono di porre fine al vincolo assunto, instaurandone un altro. Questi fedeli, che fanno parte della Chiesa hanno bisogno di un’attenzione pastorale misericordiosa e incoraggiante, distinguendo adeguatamente le situazioni. I giovani battezzati vanno incoraggiati a non esitare dinanzi alla ricchezza che ai loro progetti di amore procura il sacramento del matrimonio, forti del sostegno che ricevono dalla grazia di Cristo e dalla possibilità di partecipare pienamente alla vita della Chiesa.

27. In tal senso, una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale.

28. Conforme allo sguardo misericordioso di Gesù, la Chiesa deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza, come la luce del faro di un porto o di una fiaccola portata in mezzo alla gente per illuminare coloro che hanno smarrito la rotta o si trovano in mezzo alla tempesta. Consapevoli che la misericordia più grande è dire la verità con amore, andiamo aldilà della compassione. L’amore misericordioso, come attrae e unisce, così trasforma ed eleva. Invita alla conversione. Così nello stesso modo intendiamo l’atteggiamento del Signore, che non condanna la donna adultera, ma le chiede di non peccare più (cf. Gv8,1-11).

III PARTE

Il confronto: prospettive pastorali

Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti

29. Il dialogo sinodale si è soffermato su alcune istanze pastorali più urgenti da affidare alla concretizzazione nelle singole Chiese locali, nella comunione “cum Petro et sub Petro”. L’annunzio del Vangelo della famiglia costituisce un’urgenza per la nuova evangelizzazione. La Chiesa è chiamata ad attuarlo con tenerezza di madre e chiarezza di maestra (cf. Ef4,15), in fedeltà alla kenosi misericordiosa del Cristo. La verità si incarna nella fragilità umana non per condannarla, ma per salvarla (cf. Gv 3,16 -17).

30. Evangelizzare è responsabilità di tutto il popolo di Dio, ognuno secondo il proprio ministero e carisma. Senza la testimonianza gioiosa dei coniugi e delle famiglie, chiese domestiche, l’annunzio, anche se corretto, rischia di essere incompreso o di affogare nel mare di parole che caratterizza la nostra società (cf. Novo Millennio Ineunte, 50). I Padri sinodali hanno più volte sottolineato che le famiglie cattoliche in forza della grazia del sacramento nuziale sono chiamate ad essere esse stesse soggetti attivi della pastorale familiare.

31. Decisivo sarà porre in risalto il primato della grazia, e quindi le possibilità che lo Spirito dona nel sacramento. Si tratta di far sperimentare che il Vangelo della famiglia è gioia che «riempie il cuore e la vita intera», perché in Cristo siamo «liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento» (Evangelii Gaudium, 1). Alla luce della parabola del seminatore (cf. Mt 13,3), il nostro compito è di cooperare nella semina: il resto è opera di Dio. Non bisogna neppure dimenticare che la Chiesa che predica sulla famiglia è segno di contraddizione.

32. Per questo si richiede a tutta la Chiesa una conversione missionaria: è necessario non fermarsi ad un annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone. Non va mai dimenticato che la crisi della fede ha comportato una crisi del matrimonio e della famiglia e, come conseguenza, si è interrotta spesso la trasmissione della stessa fede dai genitori ai figli. Dinanzi ad una fede forte l’imposizione di alcune prospettive culturali che indeboliscono la famiglia e il matrimonio non ha incidenza.

33. La conversione è anche quella del linguaggio perché esso risulti effettivamente significativo. L’annunzio deve far sperimentare che il Vangelo della famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana: alla sua dignità e alla realizzazione piena nella reciprocità, nella comunione e nella fecondità. Non si tratta soltanto di presentare una normativa ma di proporre valori, rispondendo al bisogno di essi che si constata oggi anche nei Paesi più secolarizzati.

34. La Parola di Dio è fonte di vita e spiritualità per la famiglia. Tutta la pastorale familiare dovrà lasciarsi modellare interiormente e formare i membri della Chiesa domestica mediante la lettura orante e ecclesiale della Sacra Scrittura. La Parola di Dio non solo è una buona novella per la vita privata delle persone, ma anche un criterio di giudizio e una luce per il discernimento delle diverse sfide con cui si confrontano i coniugi e le famiglie.

35. Allo stesso tempo molti Padri sinodali hanno insistito su un approccio più positivo alle ricchezze delle diverse esperienze religiose, senza tacere sulle difficoltà. In queste diverse realtà religiose e nella grande diversità culturale che caratterizza le Nazioni è opportuno apprezzare prima le possibilità positive e alla luce di esse valutare limiti e carenze.

36. Il matrimonio cristiano è una vocazione che si accoglie con un’adeguata preparazione in un itinerario di fede, con un discernimento maturo, e non va considerato solo come una tradizione culturale o un’esigenza sociale o giuridica. Pertanto occorre realizzare percorsi che accompagnino la persona e la coppia in modo che alla comunicazione dei contenuti della fede si unisca l’esperienza di vita offerta dall’intera comunità ecclesiale.

37. È stata ripetutamente richiamata la necessità di un radicale rinnovamento della prassi pastorale alla luce del Vangelo della famiglia, superando le ottiche individualistiche che ancora la caratterizzano. Per questo si è più volte insistito sul rinnovamento della formazione dei presbiteri, dei diaconi, dei catechisti e degli altri operatori pastorali, mediante un maggiore coinvolgimento delle stesse famiglie.

38. Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza. Per questo va sviluppato un dialogo e una cooperazione con le strutture sociali, e vanno incoraggiati e sostenuti i laici che si impegnano, come cristiani, in ambito culturale e socio-politico.

Guidare i nubendi nel cammino di preparazione al matrimonio

39. La complessa realtà sociale e le sfide che la famiglia oggi è chiamata ad affrontare richiedono un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana per la preparazione dei nubendi al matrimonio. È necessario ricordare l’importanza delle virtù. Tra esse la castità risulta condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale. Riguardo a questa necessità i Padri sinodali sono stati concordi nel sottolineare l’esigenza di un maggiore coinvolgimento dell’intera comunità privilegiando la testimonianza delle stesse famiglie, oltre che di un radicamento della preparazione al matrimonio nel cammino di iniziazione cristiana, sottolineando il nesso del matrimonio con il battesimo e gli altri sacramenti. Si è parimenti evidenziata la necessità di programmi specifici per la preparazione prossima al matrimonio che siano vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare.

Accompagnare i primi anni della vita matrimoniale

40. I primi anni di matrimonio sono un periodo vitale e delicato durante il quale le coppie crescono nella consapevolezza delle sfide e del significato del matrimonio. Di qui l’esigenza di un accompagnamento pastorale che continui dopo la celebrazione del sacramento (cf. Familiaris Consortio, parte III). Risulta di grande importanza in questa pastorale la presenza di coppie di sposi con esperienza. La parrocchia è considerata come il luogo dove coppie esperte possono essere messe a disposizione di quelle più giovani, con l’eventuale concorso di associazioni, movimenti ecclesiali e nuove comunità. Occorre incoraggiare gli sposi a un atteggiamento fondamentale di accoglienza del grande dono dei figli. Va sottolineata l’importanza della spiritualità familiare, della preghiera e della partecipazione all’Eucaristia domenicale, incoraggiando le coppie a riunirsi regolarmente per promuovere la crescita della vita spirituale e la solidarietà nelle esigenze concrete della vita. Liturgie, pratiche devozionali e Eucaristie celebrate per le famiglie, soprattutto nell’anniversario del matrimonio, sono state menzionate come vitali per favorire l’evangelizzazione attraverso la famiglia.

Cura pastorale di coloro che vivono nel matrimonio civile o in convivenze

41. Mentre continua ad annunciare e promuovere il matrimonio cristiano, il Sinodo incoraggia anche il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà. È importante entrare in dialogo pastorale con tali persone al fine di evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza. I pastori devono identificare elementi che possono favorire l’evangelizzazione e la crescita umana e spirituale. Una sensibilità nuova della pastorale odierna, consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze. Occorre che nella proposta ecclesiale, pur affermando con chiarezza il messaggio cristiano, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso.

42. È stato anche notato che in molti Paesi un «crescente numero di coppie convivono ad experimentum, senza alcun matrimonio né canonico, né civile» (Instrumentum Laboris, 81). In alcuni Paesi questo avviene specialmente nel matrimonio tradizionale, concertato tra famiglie e spesso celebrato in diverse tappe. In altri Paesi invece è in continua crescita il numero di coloro dopo aver vissuto insieme per lungo tempo chiedono la celebrazione del matrimonio in chiesa. La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso). In altri Paesi, infine, le unioni di fatto sono molto numerose, non solo per il rigetto dei valori della famiglia e del matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è percepito come un lusso, per le condizioni sociali, così che la miseria materiale spinge a vivere unioni di fatto.

43. Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza e delicatezza. A questo scopo è importante la testimonianza attraente di autentiche famiglie cristiane, come soggetti dell’evangelizzazione della famiglia.

Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati, famiglie monoparentali)

44. Quando gli sposi sperimentano problemi nelle loro relazioni, devono poter contare sull’aiuto e l’accompagnamento della Chiesa. La pastorale della carità e la misericordia tendono al recupero delle persone e delle relazioni. L’esperienza mostra che con un aiuto adeguato e con l’azione di riconciliazione della grazia una grande percentuale di crisi matrimoniali si superano in maniera soddisfacente. Saper perdonare e sentirsi perdonati è un’esperienza fondamentale nella vita familiare. Il perdono tra gli sposi permette di sperimentare un amore che è per sempre e non passa mai (cf. 1 Cor13,8). A volte risulta difficile, però, per chi ha ricevuto il perdono di Dio avere la forza per offrire un perdono autentico che rigeneri la persona.

45. Nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia e riconoscendo che separazione e divorzio sono sempre una ferita che provoca profonde sofferenze ai coniugi che li vivono e ai figli, i Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più “subite” con sofferenza che scelte in piena libertà. Si tratta di situazioni diverse per fattori sia personali che culturali e socio-economici. Occorre uno sguardo differenziato come San Giovanni Paolo II suggeriva (cf. Familiaris Consortio, 84).

46. Ogni famiglia va innanzitutto ascoltata con rispetto e amore facendosi compagni di cammino come il Cristo con i discepoli sulla strada di Emmaus. Valgono in maniera particolare per queste situazioni le parole di Papa Francesco: «La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana» (Evangelii Gaudium, 169).

47. Un particolare discernimento è indispensabile per accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati. Va accolta e valorizzata soprattutto la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza. Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile. Di qui la necessità di una pastorale della riconciliazione e della mediazione attraverso anche centri di ascolto specializzati da stabilire nelle diocesi. Parimenti va sempre sottolineato che è indispensabile farsi carico in maniera leale e costruttiva delle conseguenze della separazione o del divorzio sui figli, in ogni caso vittime innocenti della situazione. Essi non possono essere un “oggetto” da contendersi e vanno cercate le forme migliori perché possano superare il trauma della scissione familiare e crescere in maniera il più possibile serena. In ogni caso la Chiesa dovrà sempre mettere in rilievo l’ingiustizia che deriva molto spesso dalla situazione di divorzio. Speciale attenzione va data all’accompagnamento delle famiglie monoparentali, in maniera particolare vanno aiutate le donne che devono portare da sole la responsabilità della casa e l’educazione dei figli.

48. Un grande numero dei Padri ha sottolineato la necessità di rendere più accessibili ed agili, possibilmente del tutto gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità. Tra le proposte sono stati indicati: il superamento della necessità della doppia sentenza conforme; la possibilità di determinare una via amministrativa sotto la responsabilità del vescovo diocesano; un processo sommario da avviare nei casi di nullità notoria. Alcuni Padri tuttavia si dicono contrari a queste proposte perché non garantirebbero un giudizio affidabile. Va ribadito che in tutti questi casi si tratta dell’accertamento della verità sulla validità del vincolo. Secondo altre proposte, andrebbe poi considerata la possibilità di dare rilevanza al ruolo della fede dei nubendi in ordine alla validità del sacramento del matrimonio, tenendo fermo che tra battezzati tutti i matrimoni validi sono sacramento.

49. Circa le cause matrimoniali lo snellimento della procedura, richiesto da molti, oltre alla preparazione di sufficienti operatori, chierici e laici con dedizione prioritaria, esige di sottolineare la responsabilità del vescovo diocesano, il quale nella sua diocesi potrebbe incaricare dei consulenti debitamente preparati che possano gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio. Tale funzione può essere svolta da un ufficio o persone qualificate (cf. Dignitas Connubii, art. 113, 1).

50. Le persone divorziate ma non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, vanno incoraggiate a trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato. La comunità locale e i Pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o è grave la loro situazione di povertà.

51. Anche le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promovendo la loro partecipazione alla vita della comunità. Prendersi cura di loro non è per la comunità cristiana un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale, anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carità.

52. Si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Diversi Padri sinodali hanno insistito a favore della disciplina attuale, in forza del rapporto costitutivo fra la partecipazione all’Eucaristia e la comunione con la Chiesa ed il suo insegnamento sul matrimonio indissolubile. Altri si sono espressi per un’accoglienza non generalizzata alla mensa eucaristica, in alcune situazioni particolari ed a condizioni ben precise, soprattutto quando si tratta di casi irreversibili e legati ad obblighi morali verso i figli che verrebbero a subire sofferenze ingiuste. L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del Vescovo diocesano. Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1735).

53. Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale. Viene quindi sollecitato un approfondimento della tematica in grado di far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio.

54. Le problematiche relative ai matrimoni misti sono ritornate sovente negli interventi dei Padri sinodali. La diversità della disciplina matrimoniale delle Chiese ortodosse pone in alcuni contesti problemi sui quali è necessario riflettere in ambito ecumenico. Analogamente per i matrimoni interreligiosi sarà importante il contributo del dialogo con le religioni.

L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale

55. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

La trasmissione della vita e la sfida della denatalità

57. Non è difficile constatare il diffondersi di una mentalità che riduce la generazione della vita a una variabile della progettazione individuale o di coppia. I fattori di ordine economico esercitano un peso talvolta determinante contribuendo al forte calo della natalità che indebolisce il tessuto sociale, compromette il rapporto tra le generazioni e rende più incerto lo sguardo sul futuro. L’apertura alla vita è esigenza intrinseca dell’amore coniugale. In questa luce, la Chiesa sostiene le famiglie che accolgono, educano e circondano del loro affetto i figli diversamente abili.

58. Anche in questo ambito occorre partire dall’ascolto delle persone e dar ragione della bellezza e della verità di una apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. È su questa base che può poggiare un adeguato insegnamento circa i metodi naturali per la procreazione responsabile. Esso aiuta a vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa. Va riscoperto il messaggio dell’Enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, che sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità. L’adozione di bambini, orfani e abbandonati, accolti come propri figli, è una forma specifica di apostolato familiare (cf. Apostolicam Actuositatem, III,11), più volte richiamata e incoraggiata dal magistero (cf. Familiaris Consortio, III,II; Evangelium Vitae, IV,93). La scelta dell’adozione e dell’affido esprime una particolare fecondità dell’esperienza coniugale, non solo quando questa è segnata dalla sterilità. Tale scelta è segno eloquente dell’amore familiare, occasione per testimoniare la propria fede e restituire dignità filiale a che ne è stato privato.

59. Occorre aiutare a vivere l’affettività, anche nel legame coniugale, come un cammino di maturazione, nella sempre più profonda accoglienza dell’altro e in una donazione sempre più piena. Va ribadita in tal senso la necessità di offrire cammini formativi che alimentino la vita coniugale e l’importanza di un laicato che offra un accompagnamento fatto di testimonianza viva. È di grande aiuto l’esempio di un amore fedele e profondo fatto di tenerezza, di rispetto, capace di crescere nel tempo e che nel suo concreto aprirsi alla generazione della vita fa l’esperienza di un mistero che ci trascende.

La sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’evangelizzazione

60. Una delle sfide fondamentali di fronte a cui si trovano le famiglie oggi è sicuramente quella educativa, resa più impegnativa e complessa dalla realtà culturale attuale e della grande influenza dei media. Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.

61. La Chiesa svolge un ruolo prezioso di sostegno alle famiglie, partendo dall’iniziazione cristiana, attraverso comunità accoglienti. Ad essa è chiesto, oggi ancor più di ieri, nelle situazioni complesse come in quelle ordinarie, di sostenere i genitori nel loro impegno educativo, accompagnando bambini, ragazzi e giovani nella loro crescita attraverso cammini personalizzati capaci di introdurre al senso pieno della vita e di suscitare scelte e responsabilità, vissute alla luce del Vangelo. Maria, nella sua tenerezza, misericordia, sensibilità materna può nutrire la fame di umanità e vita, per cui viene invocata dalle famiglie e dal popolo cristiano. La pastorale e una devozione mariana sono un punto di partenza opportuno per annunciare il Vangelo della famiglia.

Conclusione

62. Le riflessioni proposte, frutto del lavoro sinodale svoltosi in grande libertà e in uno stile di reciproco ascolto, intendono porre questioni e indicare prospettive che dovranno essere maturate e precisate dalla riflessione delle Chiese locali nell’anno che ci separa dall’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi prevista per l’ottobre 2015, dedicata alla vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Non si tratta di decisioni prese né di prospettive facili. Tuttavia il cammino collegiale dei vescovi e il coinvolgimento dell’intero popolo di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo, guardando al modello della Santa Famiglia, potranno guidarci a trovare vie di verità e di misericordia per tutti. È l’auspicio che sin dall’inizio dei nostri lavori Papa Francesco ci ha rivolto invitandoci al coraggio della fede e all’accoglienza umile e onesta della verità nella carità.

[03044-01.01] [Testo originale: Italiano]

 

Votazioni dei singoli numeri della “Relatio Synodi”

Totale dei presenti: 183

(Non sono indicate le astensioni.)

placet non placet
1. 175 1
2. 179 0
3. 178 1
4. 180 2
5. 177 3
6. 175 5
7. 170 9
8. 179 1
9. 171 8
10. 174 8
11. 173 6
12. 176 3
13. 174 7
14. 164 18
15. 167 13
16. 171 8
17. 174 6
18. 175 5
19. 176 5
20. 178 3
21. 181 1
22. 160 22
23. 169 10
24. 170 11
25. 140 39
26. 166 14
27. 147 34
28. 152 27
29. 176 7
30. 178 2
31. 175 4
32. 176 5
33. 175 7
34. 180 1
35. 164 17
36. 177 1
37. 175 2
38. 178 1
39. 176 4
40. 179 1
41. 125 54
42. 143 37
43. 162 14
44. 171 7
45. 165 15
46. 171 8
47. 164 12
48. 143 35
49. 154 23
50. 169 8
51. 155 19
52. 104 74
53. 112 64
54. 145 29
55. 118 62
56. 159 21
57. 169 5
58. 167 9
59. 172 5
60. 174 4
61. 178 1
62. 169 8

 

[03047-01.01]

[B0770-XX.01]

 

 

149 commenti to “Synod14 – “Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione””

  1. “La speranza della famiglia. Il Sinodo e dopo”
    Conferenza all’Università Europea di Roma in presenza del card. Müller, di mons. Negri, di mons. Melina e della giornalista Costanza Miriano

    Martedì 21 ottobre 2014, alle 18:45, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terrà la tavola rotonda “La speranza della famiglia. Il Sinodo e dopo”, organizzata dai Circoli Culturali Giovanni Paolo II in collaborazione con Edizioni Ares.

    L’incontro sarà un’occasione per parlare di temi di attualità legati alla famiglia e alla sua condizione nella società di oggi, che sono anche al centro del dialogo di questi giorni nel Sinodo in Vaticano.

    Interverranno il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Mons. Luigi Negri, Presidente della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero della Chiesa, Mons. Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi Matrimonio e Famiglia, Costanza Miriano, Giornalista e scrittrice. Moderatore: Antonio Gaspari, Direttore editoriale di Zenit (www.zenit.org).

    Durante l’incontro sarà presentato il libro “La speranza della famiglia” del Cardinale Gerhard Ludwig Müller, (Edizioni Ares). Il volume esce nella formula dell’intervista tra il porporato e padre Carlos Granados, direttore della spagnola BAC – Biblioteca de Autores Cristianos. La prefazione è del Cardinale Fernando Sebastián.

    La tavola rotonda sarà aperta da un saluto di Padre Luca Gallizia LC, Rettore dell’Università Europea di Roma, e Padre Jesús Villagrasa LC, Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
    Per informazioni: tel. 06 665431.

    Sito dell’Università Europea di Roma: http://www.unier.it
    Sito Edizioni Ares: http://www.ares.mi.it

  2. Riconoscere l’omosessualità come “terzo genere ” è irragionevole e fuorviante…gli omosessuali non hanno caratteristiche proprie uniche e irripetibili come i due generi maschile e femminile. infatti le lesbiche imitano il genere maschile e gli omosessuali maschi imitano il genere femminile…ma non hanno in alcun modo un genere proprio…Questo processo d’imitazione è ovviamente del tutto inconscio e automatico, questo perché come riconosciuto da studi obiettivi e ragionevoli, l’omosessualità è il prodotto per l’ 80% dei casi di una ferita affettiva in epoca infantile( che sia un violenza vera e propria o solo una famiglia disfunzionale a vari livelli) che spinge il maschietto a cercare(in senso sessuale)nell’altro maschio disperatamente l’amore del padre assente o distante sfuggendo una madre asfissiante ; mentre nel caso della la femminuccia la spinge a cercare (in senso sessuale) disperatamente l’amore di una madre ambivalente o che odia gli uomini. Il restante 20% potrebbe essere genetico o in realtà anche qui è da verificare il contesto affettivo iniziale(spesso le disfunzioni familiari sono a livello quasi impercettibile a livello consapevole).Ovviamente tutto ciò non si può dire…è politicamente scorretto!!!
    Conosco tanti gay direttamente e la storia sempre si ripete nel solito cliché …sarà un caso?
    Un carissimo amico gay mi ha confermato che se non avesse avuto la famiglia che ha(padre assente e madre onnipresente più sorelle grandi invadenti e una violenza da parte di coetanei a 11 anni) non sarebbe gay..ma purtroppo da questa cosa non ne esce…la vive come può…Ovviamente è contrario lui per primo ai matrimoni gay e all’adozione gay…
    Purtroppo stiamo assistendo ad un precipitare di eventi(vedi quello che è successo ieri a Roma) e l’altra voce non viene ascoltata…
    Il rispetto e l’amore per il prossimo ci deve essere sempre…e magari ci sta pure un riconoscimento legale per la coppia gay in termini di sostentamento economico reciproco ed ereditario…ma perché imporre un pensiero unico sugli altri…
    Oggi come oggi ho paura a dire quel che penso e sinceramente non so come porre la questione ai miei figli quando cresceranno…

  3. Lungi da me dettarvi l’agenda del blog, ma umilmente vi propongo di dedicare un post anche al discorso di chiusura del Santo Padre, secondo me uno dei più belli del suo pontificato.

    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/10/18/0771/03046.html

  4. Quod differtur non aufertur!
    Parole attribuite dal genero Roper al Santo Martire Tommaso Moro immolatosi nella difesa del Sacramento del Matrimonio .
    Son sconfitto.
    E temo che lo sia tutta la Chiesa: la cittadella cade tradita dai difensori-come disse l’altro Santo e Martire il Cardinal Fisher immolatosi anche egli con San Tommaso Moro per la difesa del matrimonio.

  5. E’ comunque un documento molto più equilibrato e interlocutorio di quanto fraudolentenente riportato dalla totalità o quasi dei mass media i quali fra l’altro si son ben guardati da porre nel debito e dovuto risalto il paragrafo 56.
    La questione della S. Comunione e in generale dell’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati è fondamentale, ad avviso di un credente frequentate ma dogmaticamente quasi analfabeta come me. Da bambino mi hanno insegnato che precondizioni per la riconciliazione sono il riconoscimento del peccato come tale e la genuina aspirazione dell’animo all’allontanamento da esso e da tale concezione mi risulterebbe estremamente difficile allontanarmi. Una soluzione diversa di questo caso mi porrebbe veramente tanti seri problemi. Perché è vera la parabola dei lavoratori della vigna, ma è anche vero che siamo umani e che la volta successiva nel mondo reale quel padrone della vigna di operai mattutini ne troverebbe ben pochi.

  6. La vera storia di questo sinodo. Regista, esecutori, aiuti
    Nuovi paradigmi su divorzio e omosessualità sono ormai di casa ai vertici della Chiesa. Niente è stato deciso, ma papa Francesco è paziente. Un storico americano confuta le tesi de “La Civiltà Cattolica”

    di Sandro Magister

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350897

    • La “vera” storia di questo Sinodo… (SIC) mi bubbole!
      Ma per piacere!!

      • Francamente, Bariom, come ricostruzione, tra tutte quelle che ho letto, mi pare la più motivata e plausibile.

        • Giusi, contenta te…

          Fatti certi – fatti presunti – fatti non sempre facilmente verificabili – supposizioni – illazioni – relazioni (tra i fatti) vere o presunte – ipotesi – tesi – un bel pizzico di personalissima visione delle cose – agitare il tutto e servire bello fresco o caldo a piacere…

          Chiunque sposa la tesi di fondo, la troverà certamente plausibile ( motivata lo è di sicuro… da chi l’ha scritta 😉 ) 😐

  7. Card. Burke:

    “La Relatio Synodi è un significativo miglioramento del testo della Relatio post Disceptationem.
    Direi che offre un riassunto accurato, se non completo, delle discussioni svoltesi nell’aula sinodale e nei circuli minores.”

    “E’ uno schiaffo per coloro che hanno scritto del materiale che non riflette l’insegnamento della Chiesa a riguardo della condizione omosessuale e degli atti omosessuali”.

    http://www.catholicworldreport.com/Blog/3453/cardinal_burke_the_relatio_synodi_is_a_significant_improvement_over_the_text_of_the_relatio_post_disceptationem.aspx

  8. Contate quante volte ricorre la parola ‘aborto’.

  9. Nei Vangeli neppure una perchè probabilmente non era una pratica ritenuta diritto e forse gli ebrei a quel tempo conoscevano i 10 comandamenti. Comunque sia non preoccupiamoci, tanto poi ci sarà chi cercherà l’ermeneutica della continuità anche in questo Sinodo e saremo tutti contenti di sentirci dire che non è cambiato nulla, anche se poi i nostri occhi vedranno che ancora una volta è cambiato troppo. Ma pazienza, finchè Dio ce la manda buona possiamo anche disertare e appoggiare con il nostro silenzio l’errore, (disertori che si credono obbedienti), certo però non stupiamoci quando Dio si deciderà a fare ciò che noi dovevamo fare, difendere la Verità e la nostra Fede. Certo che siamo dei bei soldati di Cristo.

    • Annarita, va bene, fa tutto schifo, il mondo, la Chiesa come è adesso, tutti apostati, tutti ladri, non c’è più speranza.
      Noi che crediamo ancora nella Santa Chiesa e nello Spirito Santo siamo solo dei poveri illusi.
      Attendiamo solo che il fuoco dall’alto ci incenerisca definitivamente.
      Sei contenta adesso?

    • E cosa è cambiato di grazia, sotto il sole?
      Vogliamo leggerci qualche passo di San Paolo e renderci conto che ben poco e cambiato giacché tutti glie errori e orrori vengono dal cuore dell’Uomo (che è sempre lo stesso, ferito dal peccato…).

      Dio ce l’ha già “mandata buona”, mandandoci Suo Figlio Gesù Cristo!

      Ci sono poi i disertori che invece si credono obbedienti… obbedienti a cosa? Ad una verità che loro trovano lontana se non fuori dalla Chiesa di Cristo – o forse hanno la presunzione di credersi “loro” la Chiesa di Cristo 😳

      Poi, urdite e tremate, si deciderà Lui a fare ciò che non facciamo noi… cioè cosa? Invocare fuoco dal Cielo?
      C’è un interessante passo del Vangelo dove i Discepoli avevano lo stesso “sacro zelo”…
      E giacché soldati di Cristo siamo, consiglierei un studio su quali siano le “armi” che ci sono state consegnate… però Annarita, per carità, puoi sempre imbracciare il fucile o il meno cruento anatema.. se pensi sia quella la strada, ma non mi pare sia quella scelta da Cristo.

  10. A leggere certe cose mi vien da chiedermi se tutti i cattolici credano nello stesso Dio…

  11. Beh! Le armi si sa sono la preghiera e fare il proprio dovere secondo il proprio stato, ma anche nutrire la propria anima di cose buone, e tra le cose buone non c’è nè la nuova messa, nè la libertà religiosa, nè il privare le anime della santa dottrina, non è che imbraccio un fucile, cerco solo di evitare ciò che danneggia la mia Fede e fare ciò che la fortifica non concordo con chi dice che si deve sempre e solo obbedire, almeno mi si specifichi che prima bisogna obbedire a Dio, Lui servire e a Lui dare le cose buone, non quelle meno buone. Bariom, dici che non è cambiato nulla, credi che il demonio sia scemo e faccia dire palesemente che divorziare si può e che convivere sia cosa cattolica? No, forse non lo dirà (anche se dire che ci sono germi di santità anche nelle unioni di fatto è già un bel passettino), ma nei fatti cosa succederà, anzi cosa succede già da decenni? Che si farà la Comunione in stato di peccato mortale, perchè la gente semplice, non si studia per filo e per segno ogni scritto che esce dal Sinodo o da S.Marta (encicliche), ma ascolta quello che si dice, quello che trapela. Ci scometti poi che nessuno riprenderà queste persone che avendo capito orecchia per mastella (perchè si è voluto parlare in modo equivoco o comunque non chiaro) vivranno in modo non conforme alla dottrina della Chiesa? Lo sai che ci sono già da mò sacerdoti che dicono ai fedeli che non vogliono fare più di due figli che possono usare gli anticoncezionali? Mai sentito qualcuno riprendere i sacerdoti o i fedeli che praticano messe show? Solo per dirne una. Attorno agli errori che si propagheranno ci sarà sempre il solito silenzio velato da misericordia. Al massimo qualcuno ribadirà ogni tanto che si è in comunione con quello che i Papi del passato hanno sempre detto (eil naso si allungherà).Si chiude un occhio e anche due e si tira avanti.Gli errori caro Bariom vengono dal cuore dell’uomo come dici tu, è per questo che abbiamo una Chiesa che ci deve aiutare a trovare la Verità, ci deve dare il buon Cibo, che sono i sacramenti ben fatti e la buona dottrina, ci deve anche prendere per un orecchio se ce ne bisogno. Se fossimo già santi alla nascita Gesù non avrebbe patito sulla croce, nè ci avrebbe dato la Chiesa e tantomeno se stesso nell’Eucarestia. Vogliamo che venga offeso nell’Eurcarestia? L’amore, la dolcezza, la compassione non si devono prima a Gesù sacramentato che ai divorziati risposati?Non dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa e poi il prossimo come noi stessi (cioè desiderare anche per il prossimo la salvezza eterna)? Una Chiesa senza regole è come una famiglia senza regole, poi solitamente i frutti non sono molto buoni. Tra il dire ed il fare non c’è di mezzo il mare? Si dice che la dottrina non è stata cambiata poi nella prassi ognuno fa come gli pare e nessuno vigila e riprende. Anzi vengono ripresi quelli che cercano di vivere in modo cattolico etichettati come lefebvriani che non sentono con la Chiesa (vedi FFI).
    Thelonious, io non dico che fa tutto schifo e che siamo tutti apostati,ma che certamente un po’ pusillamini lo siamo, e qualcuno è anche apostata, la maggior parte ha perso la fede lentamente senza accorgersene e crede in una religione inesistente dove tutti possono fare ciò che gli pare (a parte uccidere orsi o astenersi da fare la differenziata)l’importante è volersi bene soprattutto se si è lontani e nelle periferie esistenziali. il nemico lavora giorno e notte per prendersi più anime possibili all’Inferno con Lui, Non dispero di certo e quando dico che il buon Dio prima o poi rimetterà le cose al suo posto e che non lo farà senza dolore, non mi pare di dire cose mai successe nella storia, mai sentito parlare del diluvio universale, o di Sodoma e Gomorra, non mi pare che fosse indolore l’intervento di Dio. Certo da quando le nostre orecchie si sono abituate ai cotton fioc tutto ciò che non trabocca di melassa, ci pare troppo duro, è difficle vedere un Dio che è anche giustizia oltre che misericordia. Per concludere, non voglio imbracciare armi che non siano quelle consone ad un cattlico, ma credo che sia nostro dovere, più che diritto difendere la nostra Fede, difenderla, perchè da quando esiste la Chiesa, è sempre stata attaccata da fuori e da dentro, difenderla con i mezzi leciti che sono anche quello di resitere agli errori che i nostri pastori possono proporci, perchè infallibile è solo il Papa e solo in certi contesti,persino la legge canonica riconosce lecita la resistenza ad un ordine illecito e all’abuso di autorità. Nessuno può impedirci di fare il bene nè obbligarci a promuovere il male.
    Fine della pezza. 😦 scusate la scocciatura.

  12. Vedi Annarita. quando leggo che tra le “buone cose” non c’è né la “nuova messa”, né la “libertà religiosa”, ho già finito di leggere tutto il resto dello sproloquio, giacché con questa premesse, non può che essere un sproloquio…

    Chi decide, ad esempio sulla Liturgia, cosa sono “cose buone” e cosa no?
    Tu? Quelli che la pensano come te? Ah siamo a posto…

    Va da sé che per te ne nasce immediato il giudizio su chi ha pensato, approvato, istituito una Liturgia diversa da quella che TU ritieni buona – cioè LA CHIESA

    Il passo successivo è il giudizio tra quanti questa Liturgia amano e celebrano conformemente a quanto Santa Madre Chiesa ci dona.

    Quindi invece di stare a lagnarti e a GIUDICARE, fatti una chiesina piccina picciò, a TUA immagine e somiglianza e vivi in pace…. e ringrazia perché comunque questo sarebbe frutto della LIBERTA’ RELIGIOSA che ti è concessa, diversamente dovresti farti andar bene anche ciò che non ti aggrada.

    Pensa un po’…

    (Ah tanto per non sollevare equivoci, io non ho alcuna preclusione per alcuna Liturgia che la Chiesa ammetta come lecita e se un giorno sarà in ostrogoto… imparerò l’ostrogoto)

    • Io non metto la nuova messa tra le cose cattive però le nuove messe senza canti brutti o liturgie sciatte sono una minoranza. La libertà religiosa intesa come diritto di ognuno di professare la propria fede non è ovviamente in discussione (tranne che per noi…..) però penso che bisognerebbe ribadire che la nostra è la Vera Fede. O no? Se no andiamo tutti a Bose e festeggiamo San Budda!

      • Giusi mi pare tu dica cose ovvie, che nessuno dotato di buon senso pensa…
        Forse un Messa celebrata – sciattamente – in Latino sarebbe meglio dell’altra? Non facciamo discorsi alla Catalano di antica memoria…

  13. A guardare i frutti si può quantomeno valutare se l’albero è buono, i frutti della nuova messa sono una perdita di fede generalizzata, ma posso sbagliarmi forse vivo in una città meno fortunata e vedo una realtà troppo piccina piciò, Non leggerti mai La critica dei cardinali Bacci ed Ottaviani sulla nuova Messa, perchè anche loro non la ritenevano buona. Però se tu hai lo stomaco forte e non ti disturba vedere Gesù trattato con non curanza, beato te. Io non sono masochista e ci tengo al mio fegato oltre che alla fede. Comunque visto che entrambe le messe sono presenti, io vado a quella che ritengo sia più degna di Dio.

    • Quel che è certo è che, post riforma, i due cardinali avranno sempre ubbidientemente officiato in N.O. Ciò detto, giudicare la N.O. non buona prima della sua promulgazione finale, o ritenere a posteriori che alcuni suoi aspetti non siano poi così buoni, è cosa sottilmente, ma al tempo stesso abissalmente diversa, che ritenere la Messa N.O. “una cosa non buona”, cioè cattiva. La questio della libertà religiosa è problema davvero complesso, che sarebbe bene non liquidare per slogan, ma approfondire approfondire e poi ancora approfondire.

    • Altro errore di presunzione a mio giudizio (anche se espresso da fior di Cardinali) e pensare che la Crisi di Fede imperante, la Descaralizzazione in corso, possano essere ipso facto imputate alla froma Liturgica… (semmai l’esatto contrario e non sulla forma ma sul come la Liturgia è vissuta)

      Direi sia in buona sostanza la via più breve e sbrigativa di trovar spiegazioni, che ci toglie anche dal porci serie domande sul nostro grado di conversione, come Popolo di Dio e come SINGOLI…

      Non comprendo poi e rifiuto in toto l’assioma “nuova Liturgia”>sciatteria e “non curanza”, come se la “la Liturgia in Latino” (tanto per capirci) sia automaticamente assioma dell’esatto opposto.
      Questo è segno solo di un sottile (neppure tanto sottile) pre-giudizio da cui deriva, che chi celebra la “nouva Liturgia”, la celebra sempre e solo in modo sciatto e, diciamolo fino in fondo, indegno!

      Ma fai bene a tenerti stretto il tuo fegato… inutile roderselo ogni volta che ti dovesse capitare di inciampare in una Celebrazione non degna, ma scommetto che fai moolta fatica.
      Ma ti rendi conto almeno che in nome di una liturgia, un rito in buona sostanza, alzi dei muri a divisione di quello che è il reale Corpo di Cristo, a quella Comunione che non è un fatto personale di sola devozione a Lui dovuta?

      Credi di rendere veramente culto a Dio in qual si voglia liturgia, pensando male di questo o quell’altro modo si esprimere la Liturgia estendendolo alle persone che vi partecipano… e non mi venire a raccontare che la cosa NON si estende alla persone, che non ci credo neanche (infatti giudichi me uno a cui la cosa di cui sopra , non disturba).

      Questa è cosa diversa da andare a celebrare dove uno creda meglio, ma ai certamente ben compreso.
      Cmq faccio basta anch’io… fine della pezza 😉

  14. Giusi io ho detto che tra le cose buone non metto la nuova messa, mica per dire che è invalida, ma per dire che da adito ad errori che poi come ben vediamo si riscontano in una generale perdita di fede, diciamo che apre le porte al dubbio che li non ci sia veramente Gesù in anima e corpo. Ad esempio un sacerdote che conosco un giorno mi disse che la Messa non è un sacrificio, perchè Gesù è morto una sola volta sul Golgota, ma è una mensa celeste. certo è una mensa celeste, ma è anche il sacrificio che si ripete nel tempo, lo stesso identico sacrificio, non uno nuovo, che si perpetua nel tempo ed è incruento. Quanta gente prende l’Ostia consacrata in mano senza curarsi che in ogni minima briciola c’è Gesù in anima e corpo, perciò senza quella premura che si ha invece nella Messa VO, dove ci si inginocchia (è Dio) e un piattino raccoglie le eventuali bricciole che cadono, per poi essere raccolte alla fine nel calice e consumate dal sacerdote. Perchè se si ama Dio si dovrebbe sopportare la vista di questo scempio? Gente che magari fa cadere bricciole a terra che vengono calpestate, oppure gente a cui rimangono bricciole sulla mano e poi con quella mano cosa toccherà, cosa farà? Ecco perchè dico che per me non è buona, perchè si perde il senso del sacro, il rispetto per Dio e perciò di che amore parliamo?
    Riguardo la libertà religiosa, nessuno vuole sparare agli adoratori di idoli o demoni, ma al massimo si tollerano, non ci si compiace con loro, perchè fuori dalla Chiesa non vi è salvezza. Vogliamo salvi i nostri fratelli o li confermiamo nell’errore? Sai cosa hanno fatto per per salvare capra e cavoli? Si sono inventati che la Chiesa di Cristo “sussiste” nella Chiesa cattolica, sembra che non abbiano detto nulla di nuovo, ma prova a pensare come era più diretto e semplice continuare a dire la Chiesa di Cristo “è” la Chiesa cattolica. Ci stanno confondendo con le parole, più sono imprecise, più possono aprire porte all’errore, al dubbio. Per finire a Dio si danno canti brutti, liturgie sciatte, ondulamenti ritmici (come ho visto fare per il Padre nostro), applausi, o a Dio si danno le cose più belle, i canti più belli, il silenzio nel quale parlargli, il rispetto, l’onore? Poi uno può anche fare il bigotto al contrario e dire che gli va bene qualsiasi messa, senza porsi nemmeno la domanda: ma Dio cosa gradisce di più? Non a me cosa va bene, ma cosa può onorare meglio Gesù? Siamo uomini e donne libere, perchè la Verità ci fa liberi e la Chiesa non è un gulag, dunque l’unica domanda che mi pongo quando scelgo una cosa è: Dio la vuole, la gradisce, viene onorato così?
    Fine.

    • Si condivido. Faccio anch’io la comunione solo in bocca e solo da mani consacrate. La farei anche sempre in ginocchio ma non sempre si può proprio materialmente. Le messe N.O. alle quali ho assistito per es. a Fatima officiate da Padre Serafino Lanzetta dei F.F.I. prima del commissariamento erano bellissime. Piace anche a me la messa in latino ma dove
      vivo ho una sola possibilità alle 11 di mattina in centro e non sempre posso. Per il resto ne vedo di tutti i colori: canti oggettivamente brutti, sgradevolissimi schitarramenti, preghiere dei fedeli che di tutto parlano fuorchè di Gesù, balli (ho visto persino ballare in chiesa!), una volta ho visto persino un’ostia caduta per terra e non raccolta! Il commarò prima e dopo la messa è poi la norma come anche il mancato ringraziamento dopo la comunione. Il modello basale è: comunione in mano, ritorno al banco e seduto. Non è raro il controllo degli sms con l’ostia in bocca. Dopo benedizione, la messa è finita e chi si è visto si è visto. Io resto per un altro quarto d’ora almeno spostandomi davanti al Santissimo relegato in qualche angolo recondito dovesse dare fastidio ma naturalmente devo sopportare il vociare finchè si svuota la chiesa (sacerdoti inclusi). Va così: è inutile nasconderselo…..

    • > a Dio si danno le cose più belle…
      Come i paramenti di seta, i calici d’oro?
      Ti rimando (con un saluto ed un sorriso, perché questo è il mio carattere) al finale del terzo Indiana Jones per capire come sia incline alla fallacia questo ragionamento. Incline, perché non è sbagliato in sé, ma potenzialmente sbagliato quando mal interpretato.
      Meglio “l’alleuja delle lampadine” cantato da ragazzini contenti (perché partecipi) che un coro che mi esclude dalla gioia del canto e mi relega all’ascolto.
      Ma quello che ho appena esposto è il mio modo di vivere la liturgia (che poi non è neanche lo stesso lungo l’arco dell’anno). Ti garba la messa in latino? vai e cercala! Cosa c’è di più bello di esser parte di un rito che si condivide dall’inizio fino alla fine?
      Ma questo deve valer per tutti, eh!
      (entro i limiti stabiliti dalla Chiesa, ovvio)

      • No! L’Alleluia delle lampadine no!

        • Io vivevo in un paesino del sud.Le messe in latino erano gremite e non di letterati. Tutti sapevano canti e preghiere e sicuramente ne conoscevano il significato. Ricordo il Tantum Ergo, bellissimo, che risuonava in tutta la chiesa cantato da tutti, mia nonna che recitava il De Profundis a memoria. Su alcune cose le vecchiette andavano a senso che ne so: l’Eterno riposo schiattano: requieschiatta in pace! Ma pazienza!

          • Indiana Jones non me lo ricordo ma questo è quello che diceva il “pauperista” San Francesco:

            http://www.gliscritti.it/antologia/entry/1077

            • Certo Giusi, c’è una sonora differenza tra essere pauperisti, semplici ed essere sciatti. Non ci piove.

              Poi, che ti devo dire? personalmente son più della parte “la vita è bella” piuttosto che del “ricordati che devi morire”.
              preferisco la gioia della fede (andate in pace!) – ma ovviamente non salto a piè pare gli altri momenti liturgici.

              Fosse per me, la cresima la farei a vent’anni, mica prima! Perchè prima?

              Come ex-corista, i canti in latino sono sicuramente più belli; ma quelli in italiano è più facile che favoriscano la partecipazione dell’assemblea (e quando sono assemblea apprezzo il poter partecipare a fianco del coro, piuttosto che ascoltare).
              E non è natale se non canto “tu scendi dalle stelle”, possibilmente “alto” come quando avevo 4 anni… alle volte son sentimentale, che ci devo fare?

              • Eh, spesso il problema è proprio il sentimentalismo…

              • Io fatta a 23 (la Cresima) 😉

              • Non capisco che stai addì. La Messa non è mica un film con il pezzo preferito!. E’ il ripetersi incruento del sacrificio di Cristo. E’ stare con Maria ai piedi del Calvario. Solo così puoi ricordarti che devi sì morire ma per risorgere alla vita eterna perchè il Signore, addossandosi i nostri peccati, ce l’ha messa a disposizione. Se no vai al bar e fatti due risate con gli amici che è meglio!

                • Solo così puoi ricordarti…

                  Sicuramente così sì, ma non solo! Dai, non far finta di non capire…
                  Che è ‘sta cosa che esiste UN solo modo di pregare, UN solo modo di rivivere la passione eccetera?
                  Il che – a scanso di compiaciuti equivoci – NON vuol dire che valga qualsiasi modo di pregare.
                  Non c’è un solo modo di pregare – ed il resto è aperitivo al bar.
                  Oh Savonarola!

                  • Non ho parlato di modi di pregare: ho detto che non si può partecipare alla messa prescindendo dal fatto che ogni volta lì si rinnova il sacrificio di Cristo. Di fronte ad una simile grandezza i modi devono essere consoni all’altezza di quello che si sta vivendo. Se vai da un’autorità umana credo che rispetti certe forme e non le vuoi rispettare se vai davanti a Dio? La forma non è vuota forma è anche contenuto. I riti non sono delle pantomime hanno un preciso significato come i paramenti e tutto il resto.

                    • Fermo restando che “di fronte ad una simile grandezza i modi” NON saranno mai perfettamente “consoni all’altezza di quello che si sta vivendo.”

                      Ancora una volta é l’Infinita Magnanimità e Bontà di Dio che consente che ogni Liturgia celebrata con Fede anche se il povertà di mezzi (povertà non sciatteria) sia a Lui gradita e conceda a noi le Grazie promesse.

                    • Certo se non vi è la possibilità un sacerdote può dire messa (dignitosa) pure su una zattera ma se c’è al Signore bisogna dare il meglio come diceva San Francesco.

                    • A S S O L U T A M E N T E

                    • siam tutti d’accordo.
                      🙂
                      bene così (ma non avevo dubbi)

        • 🙂
          Eppure, ti dirò: vedere dei ragazzini contenti di cantarlo a squarciagola, riconoscendo in loro la gioia della partecipazione alla Messa, è bello.
          (certo, i lombardi, con quella èèèè aperta sono uno strazio, ma tant’è, finchè lo fan col cuore…)

          Ecco, posso lanciare un accorato appello ai milanesi: c’è una cosa che ogni volta che sento son preso da convulsioni (tra il ridere e diventare hulk): … “il Signore è con téh, tu sei béhnéhdéhtta tra le donne e béhnéhdéhtto è…”
          Vi prego, fate qualcosa, non si può pregare così… piuttosto mimate col LIS!

          • Mah! Io ho visto ragazzi della Cresima ridere mentre leggevano il Passio durante la Settimana Santa senza che il sacerdote intervenisse. Non so francamente cosa gli insegnino circa la partecipazione alla messa. A far casino i ragazi son sempre pronti, ma quella è un’altra cosa.

          • Fortebraccio, dovresti fare una vacanza nelle Marche meridionali, dove il Padre nostro sta in ciélo con una “e” più chiusa di Fort Knox” 😉

      • Vi sono in effetti parti della Litugia (non molte in verità) che sono specificatamente destinate alla partecipazione dell’Asssemblea… tra queste alcune in forma di canto.
        Trovo decisamente una defraudazione, l’intonare cori “d’alto gorgheggio” o con improbabili melodie, che impediscono la partecipazione a chiunque in assemblea…. 😦

  15. Roberto mi pare che uno dei due cardinali morì di crepacuore e anche l’altro mori probabilmente prima di dover disobbedire, non mi pare dissero la messa nuova. A parte questo anche altri monsignori insorsero ed uno epitetò la nuova Messa in modo che è meglio non ripetere, sta di fatto che mandò subito un messo in Vaticano per dire che lui una bip del genere non l’avrebbe mai detta e dunque chiedeva la dispensa. Anche Padre Pio non la disse mai e parlò di sacerdoti macellai.
    Una volta le menti non erano addormentate come oggi qualche reazione c’era, oggi ci va bene tutto, stiamo diventando in tutto protestanti e crediamo di essere ancora cattolici.

    • Ok, quindi lo sai tu che avrebbero disobbedito, vabbè…

      Ma questo detto, nel momento in cui, in piena libertà di coscienza, tu (dico tu per dire chiunque) arriva a concludere, più o meno, un ragionamento di questo tipo: che ci si santifica non già appartenendo alla Chiesa Cattolica, ma eventualmente nonostante la propria appartenenza alla Chiesa Cattolica; il che non è niente di diverso da ciò che ogni uomo, se è vittima di una ignoranza invincibile, può conseguire pur appartenendo a una falsa religione…
      … nel momento in cui perciò si arriva a concludere questo, viene davvero da chiedere per quale ragione non se ne traggano rigorose conclusioni, deducendo che le promesse di Cristo sono false o, se vere, non si applicano alla Chiesa Cattolica. O mi sfugge qualcosa?
      Qui parlo non dei tradimenti dei singoli Vescovi, ma di ciò che la Chiesa vuole che venga fatto, e da decenni.

  16. Bariom messe in latino sciatte non ne ho mai viste nè quando ero piccola che c’era solo quella, nè dopo.

    • Ve bene Giusi, hai ragione tu e la cara Annatita che visto ormai siamo tutti protestanti non vedo perché non emigra… (spiritualmente parlando) o rifonda la “Nuova chiesa cattolica”.

      Ah, la sciatteria spesso alberga nei cuori e la “confezione” può trarre in inganno…

      • Io non voglio aver ragione, vorrei che non fosse così! Non possiamo rifondare la Nuova Chiesa: il sacerdozio femminile è previsto solo……. dai protestanti! Ci tocca star qua. Possiamo almeno sperare che le cose cambino?

        • Io mi accontento di sperare (pregando e agendo) di cambiare io, e di diventare io degno delle promesse di Cristo, senza necessariamente sperare che tutto il mondo e la Chiesa cambino secondo quello che credo io.
          Poi, onestamente, credo ci vorrebbe un pò più senso dell’umorismo, dell’ironia e dell’autoironia.
          Mi sembra che in tutta questa visione pessimistica e tetra non ci sia spazio alla gioia della fede.
          Anche questo non mi sembra un gran bel frutto. Poi non intervengo più su questo argomento, perché mi pare si sia dato anche troppo spazio

          • Veramente io rido parecchio.

          • Quoto Thelonious e aggiungo a costo di sembrare un povero “allocco” o “bigotto al contrario”, che stare a sperare su certi temi, che “le cose cambino” equivale a dire che Dio non fa le cose bene, che lo Spirito Santo se la dorme, che nessuno a capito nulla, tranne me ovviamente… Che sopporto stoicamente solo perché so di aver ragione (e naturalmente Dio è con me…)
            Vedi tu… viene da ridere parecchio, no? 😉

            • Va bene Bariom hai ragione. Dio vuole che si parli in chiesa, che si butti il corpo di Cristo per terra, che si cantino canzoni brutte, che si balli, che non si adori e che non si ringrazi. Va bene così?

              • Ah e naturalmentr tutto quello che si faceva prima del Concilio faceva schifo e non era ispirato dallo Spirito Santo.

              • Com’era quella dello straw-man…?

                E comunque gradirei evitassi di addossarmi simili castronerie (che sai bene non condivido nel modo più assoluto)… non credo di meritarlo.

                • Compresa la stron…ata su quello che si faceva prima del Concilio!
                  In generale questo e esattamente il ragionamento di chi ce l’ha con il post-Concilio (più difficilmente il contrario)

                  • Questa è malafede! Non ci sto! Son stufa che ogni volta che si rilevano delle palesi aberrazioni bisogna essere accusati di essere contro il Concilio!

                    • Oh Giusi… non ho accusato te.
                      Ho fatto una constatazione…
                      Cmq abbandono il singolar tenzone… a forza di “come quelli che…” qua restan solo morti e feriti. 😐

                      Beh magari morti no… non esageriamo.

                • Ma scusa allora vale per te nei miei confronti! Io quello avevo detto e per quello vorrei che le cose cambiassero! Tu mi virgoletti e dici che vorrei che Dio si adeguasse a me e poi sono io che ti attribuisco le castronerie! Ma abbi pazienza direbbe Alvise!

  17. Comunque sia tempo fa qualcuno ricordava che la vere rivoluzioni nella Chiesa sono state fatte dai santi, e trovatemi un santo che non fosse in comunione col papa del suo tempo. Al contrario, tanti altri personaggi apparentemente animati da pie intenzioni sono gradualmente approdati alla rottura della comunione con il pontefice, giungendo infine all’eresia o allo scisma, sia sul versante conservatore che su quello progressista.

    • Bah! Affermazione troppo generica. Ci sono stati santi che hanno criticato i Papi eccome! Criticare non vuol dire non essere in comunione. In quanto al pericolo di scisma io l’ho visto nel Sinodo. Speriamo di no. Io, per quel che vale, nella Chiesa resto (dove altro potrei andare?) ma non penso che questo mi vincoli ad essere d’accordo con qualsiasi cosa.

      • C’è critica e critica… Le critiche fatte in comunione son cose ben diverse da quelle che ho letto recentemente da parte di qualcuno… E, ripeto, la storia dimostra che spesso le critiche verso il pontefice fatte con astio e risentimento hanno portato, o meglio sono state il sintomo di un successivo percorso che ha portato a connseguenze gravi, quelle che ho descritto prima. E sul non essere d’accordo, penso che tu sappia meglio di me che al cattolico è richiesta l’adesione al magistero, ovviamente a gradi di diversi a seconda del pronunciamento magisteriale. E l’adeguarsi senza vera adesione interiore non dura molto….

        • Io non ho astio e risentimento nei confronti di nessuno se non contingenti. Proprio perchè butto fuori poi mi passa. Ho dolore quello sì perchè la Chiesa non è nè mia nè del Papa ma di Cristo e la vorrei vedere sempre perfetta. Poi che Papa Bergoglio non sia il mio Papa preferito non l’ho mai nascosto ma prego sempre per lui. In quanto alle conseguenze gravi, ripeto, ne ravviso il pericolo all’interno. In quanto all’adeguarsi l’ho già detto. Se dovesse succedere (ma non succederà) che cambiano la dottrina non mi adeguerò non per superbia ma perchè credo che il mio dovere sia adeguarmi a Cristo non a Kasper (Bariom serviva come esempio non mi dire che sono monotona….)

  18. Bariom scrivere non è come parlare e si cerca sempre di sintetizzare e spesso sembriamo più agitati di quel che siamo e anche più duri, come hao spiegato a Giusi non è che per una presa di posizione orgogliosa giudico la liturgia a piacere e trovo scuse per non frequentarla, per essere più breve possibile e per cercare di farmi capire, anche se poi non è importante ciò che penso io, concordo che non tutte le messe nuove siano ridicole o brutte, ma la nuova liturgia lascia la libertà di inventare e anche di travisare, cosa che non fa la Messa VO, oltretutto spesso avviene quello che dicevo a Giusi cioè l’irriverenza verso nostro Signore e spesso la noncuranza nel prendere il suo corpo in mano con la dispersione di parti di essa che rimangono il suo Corpo e il suo Sangue. Poi per spiegarmi meglio ti faccio un esempio: prova immaginare che un tuo carissimo amico ti faccia un regalo di compleanno, il pacchetto è bello, la carta filigranata il fiocco di seta di un bel colore e magari, l’amico ti ha persino messo la carta profumata. Tu contento apri la scatola e ci trovi una mela marcia e rimani stupito, allora l’amico ti dice che te l’ha fatta con tutto il cuore, con tanto sentimento, ma tu continui a rimanerci non molto bene. Ecco con la nuova messa capita un po’ così, regaliamo una mela marcia al buon Dio, magari, per carità il sacerdote la dice con tutto il cuore, i fedeli si danno da fare a renderla bella, ma il contenuto è una mela marcia, perchè i gesti, le preghiere, il significato sono cambiati si sono protestantizzati, è cambiato tutto l’ateggiamento verso il santissimo. Per carità si trovano anche esempi di vera devozione e di rispetto, come si trovano persone abiette anche alla messa VO, siamo uomini e non angeli, ma perchè dare una mela marcia a Dio quando da tempo gliene davamo una bella e buona a lui gradita visto i santi che ne sono usciti? Lo sai perchè si è cambiata la Messa? Mica perchè l’altra era difettosa, perchè era troppo cattolica e così non si potevano trovare punti d’incontro con le altre chiese protestanti, infatti Bugnini la fece con la supervisione di 6 pastori protestanti ben felici degli esiti. Una signora inglese disse a sua cugina italiana: perchè dovrei convertirmi al catolicesimo che ora la vostra messa è uguale alla nostra? Non voglio giudicare, so che essendo io nello scrivere molto diretta sembro presuntuosa, figurati non ho nulla che mi spinge a esserlo, non sono nata imparata, come si dice, ma quando ho dei dubbi ed in questi anni ne ho avuti molti mi leggo Padre Dragone che spiega il catechismo di S.Pio x e soprattutto mi faccio spiegare dai sacerdoti le cose che non comprendo. Di certo so che finchè avrò una mela buona da dare a Dio cercherò di non dargli quella marcia, o se vuoi, quella un po’ butterata. Basta comunque avere un po’ di senso di osservazione, per vedere come è messa oggi la nostra Fede, secondo te non centra la liturgia, secondo me e non solo secondo me centra eccome, perchè un popolo che smette di vivere come crede inizia a credere come vive e siccome abbiamo il peccato mortale sulla groppa, appena ci sbraghiamo un po’ conformiamo poi il nostro credo allo sbragamento e la nuova messa, scusa se la cosa ti turba è uno sbragamento liturgico per far un favore ai protestanti non a Dio, al quale insisto si da il meglio non il mediocre. Poi uno la pensa come vuole e serve Dio come crede.

    • @Annarita conosco abbastanza bene la Liturgia (pur senza essere un Liturgista) e ti posso assicurare che NON permette di “inventare” un bel nulla.

      Che siano invalse o divenute abitudine la più maldestre e pedestri aggiunte o libertà, non ha nulla a che fare con i Canoni Liturgici, che a volte ho l’impressione sino mal conosciuti o “sbiascicati” da taluni (anche preti ovviamente e purtroppo) allo stesso modo di come e mal conosciuta e sbiascicata la Parola di Dio dall’ambone…
      E di questo non sono affatto felice!

      L’errore – e lo ribadisco – e credere la “nuova Liturgia” (o il Concilio V. II peggio ancora) sia la madre di queste storture.
      PUNTO.

      Questo è il mio pensiero e oltre direi per oggi (se mi riesce) di non andare 😉

  19. Ma sxusa Roberto, perchè ad andare alla Messa VO non si fa più parte della Chiesa? No perchè allora tutti i Papi i vescovi, i cardinali, i religiosi, i sacerdoti ed i fedeli prima del 1968 non erano dentro la Chiesa? Ricordiamoci che ci fu nella storia l’eresia Ariana che coinvolse la maggior parte di principi cristiani, di vescovi, e prelati vari e rimasero in pochi ad essere cattolici, con questo non avevano ragione i tanti, ma i pochi, poi venne sconfitta anche questa eresia. Oggi c’è l’eresia modernista, ma credo che i più non pensino sia un’eresia, ma un semplice e naturale (di naturale non ha nulla) cammino della Chiesa, come se la Chiesa potesse rinnegare se stessa.

    • Di fatto cosa è “eresia” lo dichiara – a chiare lettere – sempre la Chiesa (siamo sempre lì…), ma Annarita sa… che siamo in piena eresia e in odor di eresia chi non se ne rende conto.

      Che MITO! 😉

  20. Stefano Manfrin nessuno dice che si debba disobbedire al Papa figuriamoci, ma spero tu sappia che il Papa è infallibile solo in certe occasioni, cioè quando parla di fede e di morale con autorità per insegnare o condannare un errore. Fine! Dunque se Papa Begoglio va ad Assisi a pregare con gli imam (i promotori delle teste tagliate per intenderci) o si fa benedire dai pastori protestanti sono affari suoi per i quali risponderà a Dio, ma non mi obbliga in coscienza a seguirlo. Perchè anche il Papa deve obbedire a Dio non dimentichiamolo, non è Dio e nemmeno più di Dio è il suo vicario, il che significa che ha il dovere di confermarci nella Fede non di confonderci. Se dovesse ad esempio venir fuori che i divorziati riaccompagnati possono fare la comunione essi non solo non sono tenuti a farla, ma peccherebbero a farla, dunque il principio è che si obbedisce prima a Dio il quale dobbiamo amare sopra tutti e servire e nessuno e obbligato in coscenza a fare il male o a non praticare il bene. Perciò anche quando si commissariano dei frati e li si obbliga a dire la messa nuova invece che quella VO, e li si obbliga sotto ricatto ad approvare il modernismo è lecito, anzi è un dovere difendere la propria fede e quella dei fedeli e a dare a Dio ciò che è buono e giusto, è lecito, anzi doveroso, resitere a ordini ingiusti. Perchè si può sopportare un’ingiustizia che riguarda noi stessi, per umiltà, ma se l’ingiustizia implica il pericolo per la fede nostra ed altrui ed il pericolo di peccare o far peccare, o di offendere Dio, si deve resistere.

  21. Bariom:

    Non vorrei essere nei tuoi panni, da una parte l’anlfabeta di Dio (che potrei essere io, per esempio) dall’altra la truppa feroce dei cattolici quaccherizzanti, in lontananza la fetida marmaglia dei poveri (cazzi loro!)…

  22. Bariom la Chiesa secondo te è iniziata dal CVII? No perchè se credi nella comunione dei Santi, sai che la Chiesa inizia molto prima e che si divide in tre, cioè la Chiesa militante sulla terra, la Chiesa purgante con le anime che devono complketare la purificazione e la Chiesa trionfante. Perciò caro Bariom dici bene, è la Chiesa che giudica cosa è eretico e pertanto leggiti il Sillabo di Pio IX o leggiti le encicliche di S.Pio X o Pio XI e vedrai che tutti gli errori che per te ora sono normalità della Chiesa sono già stati condannati secoli fa o decenni fa. Lo stesso S.Pio V ha detto che chiunque diminuisce o cambiasse la Messa (detta erroneamente tridentina nel il Messale tridentino si hanno le stesse preghiere che si trovavano nel Messale del terzo secolo D.C) da lui promulgata sarebbe di fatto ed immediatamente caduto sotto scomunica. Dunque se ciò che dissero i Papi nel passato con autorità cioè impegnando lo Spirito Santo, vale di meno di ciò che si è detto senza autorità in un concilio pastorale e volutamente non dogmatico, cosa stiamo a litigare (litigare per modo di dire), se ad ogni nuovo Papa si può cambiare la liturgia o la dottrina della Chiesa perchè dovrei credere a Papa Francesco? Tanto poi verrà dopo di lui un altro Papa che può smentirlo e dire il contrario.
    Perchè così è successo da 50 anni, si afferma il contrario di ciò che è sempre stato insegnato e creduto ovunque nella Chiesa sia sul matrimonio, sia sulla pederastia, sia sulla libertà religiosa e tante altre cose. Oggi è facile persino sentire principi della Chiesa mettere in dubbio la verginità di Maria santissima e la Resurrezione di Cristo, già è una norma credere che Adamo ed Eva sono una leggenda, le professoresse di religione insegnano questo. Consiglio di leggere il Sillabo e non l’ho scritto io ma un Papa in piena autorità.

    • Bene, e allora con quale chiesa saresti ora in comunione?

      Dico ora, non con quella di 50 o 100 anni fa (che poi per me è la stessa, ma non per te a quanto pare…), visto che la Chiesa Militante milita ora, non nel passato o in un futuro che tu auspichi attendendolo come chi ancora oggi, attende la restaurazione dei Savoia…

      Mi sfugge.

      Comunque siete proprio estenuanti voi tutti che prendete il peggio che si possa sentire (o che ritenete aver sentito) anche nella Chiesa, per proiettarlo e stenderlo su tutta la Chiesa Universale (almeno da 50 anni in qua), come se aveste il dono di sentire ogni singola voce nel mondo e farne una esatta statistica…

      Chissà come mai non estendete mai lo stesso “dono” (che debbo presumere abbiate) sulle migliaia di “sante ” voci e di “sante cose” che vengono dette ogni giorno in ogni dove. Per non parlare delle “sante e buone cose” che vengono fatte, che forse contano più di quelle dette … che spirito vi divora, mi domando?

  23. …sandwich (correggo)

  24. Vedere solo frutti negativi dal CVII significa essere perlomeno strabici.
    Ad ogni modo, io sono uno di quei reprobi ripescati alla fede proprio grazie a gente che apparteneva a uno dei movimenti post conciliari (CL, in particolare).
    Guardando come vivevano loro, in cosa credevano loro, come erano contenti loro nell’affrontare la vita quotidiana ho ripreso sul serio, per la mia vita, l’ipotesi di Gesù. E, come me, tanti giovani (allora, perchè ora sono un ex-giovane) sono stati salvati dal nulla esistenziale da uomini come don Giussani, Kiko Arguello o Chiara Lubich, e non certo da gruppi di gente che non faceva altro che dire “mala tempora currunt”.
    A me interessava (e interessa) essere felice, e che la mia vita abbia un senso. Questo l’ho trovato in Cristo attraverso la carne di alcuni testimoni.
    Se avessi incontrato gente che mi avesse fatto certi discorsi probabilmente sarei diventato un anarchico insurrezionalista.

    • Don Giussani, Kiko Arguello o Chiara Lubich… ORRRRORE 😳

      ( spero Theolonious tu voglia cogliere la sarcastica ironia 😉 )

    • Anch’io sono stato uno dei “ripescati alla fede” quando ero adolescente e anch’io sono stato attratto da persone che vivevano la vita quotidiana con una luce diversa.
      (e posso fare a gara con Thelonius nel suscitare orrore dicendo che erano persone dell’AGESCI). Sulla questione del rito poi mi è capitato di discutere più volte. Rigetto totalmente l’idea che l’obiettivo della messa attuale fosse quello di riavvicinarci ai protestanti. Il modello mi pare siano state piuttosto le prime comunità cristiane. In quei contesti certamente si conosceva l’importanza del rito. Già nella casa cristiana di Doura Europos (III secolo) c’erano stanze separate per il passaggio in processione da un luogo all’altro (battistero, stanza per l’omelia, e stanza per il sacrificio eucaristico, secondo gli studi). E certamente le fonti confermano che ai cristiani perseguitati sotto Diocleziano già venivano sequestrati paramenti liturgici. In questo erano certamente diverse da alcune celebrazioni protestanti che ho visto durante il mio Erasmus (raduno in una palestra, pastore sul palco con chitarra, megaschermo che proietta immagini di battesimi dentro piscine gonfiabili). Ma, altrettanto certamente, nelle case dei primi cristiani la messa ERA all’interno di una festa conviviale, tanto che San Paolo lamenta che si poteva fare confusione e che alcuni andassero soprattutto per mangiare. L’impostazione attuale con il sacerdote rivolto verso i fedeli mi sembra abbia voluto recuperare quella dimensione di convivialità, che a sua volta aveva il suo modello nell’Ultima Cena. Inoltre quanto di solenne veniva detto nelle messe dei primi cristiani veniva certamente detto nella lingua corrente della comunità. Ora, mi fanno ridere quanti dicono che il nostro modo di celebrare l’eucarestia renderebbe invalida la liturgia hanno amato i grandi santi del medioevo. Con lo stesso ragionamento potrei dire che la messa gregoriana snaturava la liturgia che avevano amato San Pietro e San Paolo. Di certo nessuno dei due ha mai detto una messa in latino, ma avranno celebrato, tenuto conto del loro uditorio, uno in aramaico e l’altro in greco (magari facendosi aiutare con il latino per le loro ultime messe).
      Un rito, per quanto glorioso, non è assoluto, ma cerca la migliore espressione possibile per i tempi. Forse la messa medievale era indispensabile nel Medioevo, e l’incomprensibilità del latino fu provvidenziale perché il messaggio passasse indenne quell’epoca tumultuosa. Ma che qualcuno mi dica che Dio preferisca sentirsi lodare in latino perché è più solenne mi pare ridurre Dio a un professore pedante.
      Quanto alle disattenzioni che il nuovo rito avrebbe portato nel trattare il corpo di Cristo io mi immagino così il dialogo nel Paradiso tra Gesù e uno di questi disattenti:
      “Scusami Rabbí. Ora che ti vedo mi rendo conto di quanto poco ho creduto alla tua presenza sulla terra. Solo ora mi rendo conto di quanto tu fossi vicino a me – e in me – in quei momenti.”
      “Figlio non preoccuparti di questo ora. Mi hai cercato meglio che hai potuto, ti sei fidato dei tuoi pastori, e della lunga catena di quelli che li hanno preceduti, quando ti dicevano di andarmi a cercare specialmente lì, in quella forma così nascosta, e anche se non sei mai stato presente al nostro incontro quanto avresti potuto (si rattrista per un attimo), io c’ero sempre e completamente, e ho potuto operare in te più di quanto tu abbia mai potuto avvertire. Se ci pensi proprio quella volta che il tuo pensiero vagava così lontano […]. E anche quell’altra volta, chi credi che ti abbia messo nel cuore l’idea di […].
      “Ma Signore ora mi pesano così tanto sul cuore quelle volte che ho lasciato cadere il tuo corpo, in forma di briciole o gocce. E una volta anche l’ostia intera…”
      “Figlio, se ti fossi guardato bene intorno mentre eri in Chiesa, soffermandoti un momento anche sulle più infantili rappresentazioni della mia vita dovresti aver notato una cosa”
      “Che cosa, Rabbí?”
      “Che le cadute so sopportarle abbastanza bene”

      • Ah beh getto la spugna! Qui c’è chi sa cosa dirà Gesù in Paradiso! E poi sarebbe Annarita la presuntuosa! Ma sì! Facciamo la comunione seduti col pane che cade per terra che vuoi che sia? Adesso sappiamo che a Gesù non dà fastidio! E’ caduto tre volte mentre andava sul Golgota che sarà mai? Nel frattempo schitarriamo e poi facciamoci pure un balletto che il Signore è contento: adesso lo sappiamo per certo!

        • Ovviamente il “disattento” è in Paradiso. Io e Annarita tutto questo non lo sapremo mai perchè andremo all’Inferno.

          • E mi sa che Zimisce si risparmia pure la ramanzina di Lord Bariom perchè c’è chi può e chi non può!

            • Chi è qui in malafede? 😉

              • Poi Giusi, rispondendo a te nel ruicordare le norme di senso più generale, anche nella Liturgia esistono nella Chiesa, formule di rito con hanno alcune particolarità.

                Sarà bene ricordare che queste “particolarità” – vedi la consacrazione di pane azimo e il cibarsi del Corpo di Cristo come “pane spezzato” – sono state tutte vagliate dalla competente Ufficio Liturgico della Santa Sede, che analizza ogni aspetto di qualsivoglia Liturgia particolare di Ordini o Movimenti e, laddove necessario, corregge e modifica ciò che è ritenuto necessario.

                Come sempre questa o quella particolarità (che non sono vezzo, ma rientrano nella forma pedagogica di un determinato cammino di formazione), puo non oiacere o essere invisa q questo o quel Fedele, a questa o quella “corrente di pensiero”, ma laddove esistono pronunciamenti e documenti ufficiali di approvazione, sarebbe cosa buona si applicasse il sano principio “ubi maior minor cessat”.
                Questo anche a riconoscere (e torniamo sempre qui…) alla Chiesa il Discerinmento e l’Autorità che Le sono proprie. Diversamente riconoscioamo SOLO in ciò che ci aggrada, ma questo NON è riconoscere Autorità alla Chiesa.

                Da una parte non vi è alcun obbligo a partecipare a forma di Liturgia (riconosciute e approvate) che non riusciamo a condividere, come dall’altra parte NON bisogna pensare o ritenere che dette forme “particolari” siano “migliori” o per tutti o operare, affinchè tali forme siano “esportate” al di fuori delle realtà che le hanno viste nascere, le hanno proposte e poi viste approvare. Anzi e buona norma che i Fedeli che fossero abituati a tali Liturgie, trovandosi al di fuori della propria realtà o esperienza abituale, si conformino alle forma di Liturgia della parrocchia o realtà in cui si troveranno a partecipare.
                …………………………..

                Certo verrebbe da chiedersi: “ma perché non un unico solo identico rito per tutti?”
                Domanda lecita, ma che a poco vale… Dobiamo stare a ciò che la Magnanimità di Dio ci concede attraverso le multiformi strade della Sua Grazia attravero la Sua Chiesa, nella quale a disposto vi siano molteplici esperienze, cammini, ordini, carismi, sensibilità e spiritualità… tutto a nostro vantaggio e perché nessuno possa dire: “non ho trovato posto per me…”

                Se di queste differenze, di questa mirabile varietà, facciamo distinzioni e barriere, se da queste alziamo steccati e formulimo impietosi giudizi, possiamo solo ahimé compiangerci.
                E in buona parte per questo motivo (la nostra grettezza…) che ancora oggi la Chiesa si dibatte in forme di separazioni e lacerazioni interne che non mostrano al mondo l’Unità del Corpo di Cristo.

                ………………………………
                Non prendo neppure in considerazione strorture o devianze che non possono essere considerate lecite, né mi interessa discutere di chi a precisa norma non si attiene… mi interessa ciò che la Chiesa dice.

      • @zimisce, per quanto ci si possa spingere dove si vuole con la “licenza poetica” e che può esserci un senso nel raccontino che proponi, NON possiamo arrivare alla conclusione che il lasciar cadere a terra ostie cansacrate, briciole di pane che per piccole che siano sono in toto – se consacrate – il Santissimo Corpo di Cristo.
        E se il “personaggio” parli di “peso sul cuore postumo” non si comprende perché avrebbe dovuto esser così “disattento” a cuor leggero…

        Nel concreto poi non vedo perché qualunque parte o particola sia caduta a terra, non si possa raccoglierla e assumerla.
        Io come Ministro Straordinario, quando maluguratamente una particola cade anche solo per evitare il possibile l’istintivo rifiuto del Fedele di fronte alla particola raccolta da terra, la assumo io, né la torno a riporre nella pisside.
        Così potrevbbe fare ogni Fedele anche di fronte ad un’altro che inavvertitamente lasciasse cadere ostia o briciole.

        Può tecnicamente essere più complicato se cade una goccia di vino-Sangue di Cristo… non mi è mai accaduto, ma personalmente ti assicuro non avrei problema a chinarmi e baciare il suolo a tergere il Santissimo Sangue di Cristo.

        Quindi, seppure sono certo che hai amore e attenzione per il Corpo e il Sangue di Cristo, non indulgiamo troppo in bonarie (seppur in forma di aneddoto) “assoluzioni”.

        • Accetto la “ramamzina” sulla bonarietà della mia fantasia, ma sulla prima parte del commento che dite? Le messe di San Pietro e San Paolo non avevano un sapore un po’ “post-conciliare”?

          • Noi non c’eravamo e anche qui ne ho sentite di tutti i colori. Ognuno le ricostruisce a modo suo prendendo una frase di qua e una di là.

            • Come la storia di Davide che ballava davanti all’Arca: il prossimo che me la racconta per giustificare i suoi ballonzollamenti prendo un’arca (dove si trova?) e gliela fracasso in testa!

            • Si, direi di lasciar perdere le supposizioni, a meno di analisi e studi certi e attendibili (io non sono in grado…)
              E cmq hanno senso relativo se ritorniamo e ci atteniamo a quanto OGGI la Chiesa ci offre e propone, giacché e un divenire che anche da quelle fonti nasce…

  25. Annarita, hai messo troppa carne al fuoco ma ti voglio rispondere limitatamente al nostro scambio:

    – quando mai ho detto che chi prende la Messa VO è fuori dalla Chiesa? Lo faccio anch’io, mi metterei fuori da solo;
    – con Bariom delle volte ci siamo pure un po’ beccati su considerazioni sul NO ma;
    – che, davvero, però non so come altro cercare di farti capire che definire il rito che la Chiesa, nel suo Magistero, dà al popolo di Dio per glorificare Dio e conseguire la propria santificazione “una mela marcia” significa, cattolicamente parlando, che c’è qualcosa che non va;
    – che gli abusi liturgici nel NO sono numerosi, anche perché il rito si è “fatto a tavolino” e fu fatto piombare sui fedeli quasi da un giorno all’altro: questo è uno dei problemi relativi alla sua introduzione, per esempio;
    – ma che rilevare aspetti problematici e abusi è, di nuovo, cosa diversa dal ritenere il rito NO, nella sua sostanza, de-santificante;
    – che l’esempio con l’eresia ariana non regge, perché il Magistero mai avallò l’eresia ariana, anche se una gran quantità di Vescovi pusillanimi sì (Vescovi pusillanimi ci saranno finché finirà il mondo). Il NO invece HA il sigilo dell’autorità della Chiesa, perciò se il NO in sé, non nelle sue forme abusive, avesse un effetto corrosivo sul sensus fidei e ostacolasse attivamente lo sforzo di ascesi relativo alla propria santificazione personale, ripeto, non si potrebbe far altro che dedurne che ci si salva nonostante l’appartenenza alla Chiesa Cattolica, il che è come dire che le promesse di Cristo sono infondate, o almeno lo sono relativamente alla Chiesa Cattolica;
    – che altro comunque è sostenere che, per ragioni ecumeniche, sotto certi aspetti si siano fatti passi indietro rispetto al VO (ma questo è tutt’altro modo di ragionare… );
    – che è ragionevole supporre che non avremmo mai avuto un Summorum Pontificum se il NO fosse stato applicato come si deve nella maggioranza dei casi, e non invece in modo sciatto o addirittura in mala fede per introdurre elementi non liturgici, anche se sarebbe stata gradita maggior prudenza da parte di chi aveva dovere di vigilare (il che è di nuovo altro discorso, che aprirebbe a tutta una serie di ragionamenti lunghi e perigliosi);
    – che ciò che Dio gradisce di più è l’obbedienza alla Chiesa, perciò se un giorno si fosse messi davanti alla scelta tra due riti, entrambi *validi*, di cui uno oggettivamente migliore dell’altro, ma la Chiesa ordinasse di officiare solo l’altro, l’obbedienza alla Chiesa docente renderebbe, comunque, più gradito a Dio il rito pure oggettivamente congegnato meno bene;
    – e che infine, mia considerazione personale, Benedetto XVI con il Summorum Pontificum, oltre a tendere una mano a una certa ala tradizionalista che pensò bene di schiaffeggiarla, quella mano tesa, invece di stringerla, probabilmente desiderava che il VO “contaminasse” l’applicazione a volte sciatta del NO, consentisse di correggere determinate storture. Ciò che voglio dire è che come sempre la visione nella Chiesa dev’essere d’insieme; perciò il VO va amato perché esso può essere a sua volta messo a servizio del NO, lo possa beneficare senza fagocitarlo, e non invece venga usato come una mazza per colpire il NO o disprezzarlo. Sono altresì convinto che Benedetto XVI ne sarebbe rattristato e forse temeva persino una deriva simile.

    • Giusi, ci sono due tipi di pessimismo: quelli che dicono che va sempre peggio e quelli che dicono che peggio di così non può andare.
      Tu in quale ti riconosci? e Annarita?
      Per inciso: pur essendo io post-conciliare (non potrebbe essere che così, essendo nato dopo il CVII, e avendo una venerazione per S.Giovanni Paolo II, che reputo uno dei più grandi papi della storia) a me hanno insegnato a fare l’esame di coscienza, la differenza tra peccato mortale e veniale, i dieci comandamenti, i sette sacramenti, e a non ricevere l’Eucarestia in peccato mortale.
      Giusto per dire che è stato insegnato qualcosa di ortodosso anche a noi “brutti sporchi e cattivi” che hanno avuto la sventura di nascere troppo tardi.

      • In nessuno dei due perchè sono ottimista: so che alla fine il Suo Cuore Immacolato trionferà, l’ha detto Lei a Fatima. Che film ti sei fatto su di me? Sempre meglio che sulla messa come Fortebraccio! Da dove ti viene questa sparata? Dalla critica al vescovo Mogavero? L’hai ascoltato? E’ indifendibile! Ha fatto bene Ferrara a dirgli: o fa il vescovo o il rappresentante dell’Arci gay: deve scegliere! Ho detto che quelli nati prima del Concilio erano gli esseri perfettissimi? Dove? Ho detto che quelli nati dopo sono brutti, sporchi e cattivi? Dove? Ho parlato male di San Giovanni Paolo II? Dove? Piace anche a me! Figurati se non ammiro il Papa di Fatima, il Papa che ha beatificato e poi santificato Padre Pio, il Papa del quale solo il famoso Angelus sulla famiglia vale un Sinodo, un Concilio e un’enciclica insieme!

        • Giusi,
          io credo che io e te la pensiamo in modo abbastanza simile, e per quanto vale, ti stimo.
          Ma siccome vedo che condividi sempre “il peggio” del panorama ecclesiale, mi chiedo quale sia lo scopo.
          Quello che voglio dire è che nella Chiesa non ci sono solo loschi figuri (che, peraltro, anch’io trovo deprecabilissimi), ma anche fiori di santità, di opere e di testimonianza.
          Credo sia più utile guardare a quelli, pur senza chiudere gli occhi su gli ciò che non va.
          Personaggi cattivi nella storia della Chiesa ci sono sempre stati (Giuda era uno dei Dodici), a volte anche a vertici altissimi (vogliamo parlare del papato del X secolo, ad esempio?). Eppure la grazia di Dio è arrivata attraverso la Chiesa per duemila anni. Tutto qui. Lo so che tu sei devota a GPII, ma l’ho citato per dire che è stato un grande Papa del post CVII.
          Il fatto dei “brutti, sporchi e cattivi” era una citazione cinematografica ironica.
          Buona giornata (e lo dico davvero, senza alcuna ironia, ma anzi con sincera amicizia virtuale 🙂 )

  26. COSE BELLE, BELLISSIME! BENEDETTO XVI TORNA A PARLARE: UN GRANDE DISCORSO SULLA GIOIA DI ESSERE CRISTIANI, LA MISSIONE, LA VERITA’!

    http://www.korazym.org/18000/messaggio-benedetto-xvi-urbaniana-religioni-missione/

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