Il jolly

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di Costanza Miriano

Ho battezzato il mio secondo figlio con l’acqua dei piatti. Un’acquetta oleosa che stava dentro l’insalatiera. Non un gran che come liturgia, lo ammetto, ma la situazione non consentiva di meglio. La celebrante peraltro era in sottoveste, il battezzando in tutina di spugna di terza mano.

E’ notte, mio marito è fuori per lavoro, il primo figlio, tre anni, dorme. Fatto il primo pasto da seduta di tutta la giornata, chiaramente verso le undici di sera, prima di procedere alla sistemazione dei piatti passo per il controllo lettini (con un neonato si fa). Il piccolo è bollente. Lo prendo in braccio e scopro che ha le convulsioni. Rovescia gli occhi all’indietro, si irrigidisce, non risponde agli stimoli.

Ricordo bene che il mio primo pensiero in quel momento non è stato “oddio muore” (noi mamme siamo inclini alla tragicità) ma “oddio non è battezzato”. E così sono corsa al lavandino, ho preso l’acqua che c’era, e l’ho immediatamente battezzato, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, facendo una breve preghiera. Poi ho chiamato nell’ordine la pediatra, che mi ha detto di andare all’ospedale, un taxi che mi ci portasse, la zia che è venuta a guardare il grande, mio marito che ci ha raggiunti al Bambin Gesù.

Per la cronaca poi è andato tutto a posto (e Bernardo è stato poi battezzato di nuovo anche in chiesa, da un sacerdote, per sicurezza nel giorno dell’esaltazione della santa croce, il nostro potentissimo strumento di salvezza) ma adesso a ripensarci mi accorgo di quanto la consapevolezza della necessità vitale del battesimo fosse dentro di me, anche nel momento del panico, e stavolta un panico serio, da ricovero, non la solita ansia da madre (perché non risponde? non sente? sarà diventato sordo quando è caduto sui gonfiabili?). Allora non ho il cervello bollito.

Il fatto è che il battesimo è il punto centrale per l’uomo cristiano. Chi non lo pensa, chi non ne è veramente convinto, segue un’antropologia esattamente, profondamente, diametralmente opposta a quella cristiana. L’uomo contemporaneo si ritiene compiuto in sé, autosufficiente, bisognoso solo di regole sociali che gli permettano di esprimersi per come è, di realizzare la sua creatività o comunque la sua personalità. Crede che se le cose verrano organizzate come si deve, tutto andrà per il verso giusto.

Noi cristiani invece pensiamo che dobbiamo essere profondamente guariti, che da soli non possiamo far nulla, che – come dice san Paolo – a volte il bene lo vediamo anche, ma non riusciamo proprio a compierlo, e se lo dice lui che è uno dei più grandi di tutti i tempi…

Puoi fare tutte le conferenze che vuoi, scrivere o leggere tutti i libri che ti pare, ma alla fine, gratta gratta, c’è in noi il mistero del male. E per quanto uno provi a evitarla, perché tutti un po’ ci proviamo a evitarla, è la croce la chiave di volta di tutto. Quando capisci che devi morire, allora cominci a cambiare. Devi morire, cioè accettare la croce, non perché Dio sia un sadico, ma perché tu non funzioni, e la croce ti salva non nel senso che un giorno, da morto, avrai una ricompensa, ma nel senso che da subito, oggi, qui, cominci a essere felice. Altrimenti non lo sei. La grazia per abbracciare la croce, ed esserne salvati, viene solo dalla porta che il battesimo ci ha aperto.

Conosco tante persone che festeggiano più il giorno dell’anniversario del battesimo che quello del compleanno (anche io ho cominciato da qualche anno a ricordarlo, anche se parenti e amici i regali me li fanno per la nascita carnale, e io non mi offendo, comunque: a caval donato eccetera eccetera).

Il Battesimo è la vita nuova, è la guarigione, è essere sepolti con Cristo nella morte per risuscitare con lui, camminando in una vita nuova, quella della grazia, e cominciare già da questa vita. È l’arma più potente di tutte, è la via attraverso cui passa la grazia, è la via della salvezza. Senza la grazia siamo dei poveracci, capaci di cose grandi e meschinissime insieme, incostanti, limitati. È il sacramento della fede, è la cosa più preziosa che ci sia stata regalata, è la possiblità della vita eterna, è il jolly, lo scarabeo, il poker d’assi, la carta probabilità che ti fa comprare viale delle Vittorie, è il nostro tesoro nel campo.

Quasi quasi verrebbe da custodirlo gelosamente e non parlarne con nessuno, se non fosse che col battesimo diventiamo parte della Chiesa, e quindi profondamente, veramente, concretamente fratelli, più fratelli che coi fratelli di sangue, e questa è un’altra delle cose bellissime che ci sono state regalate.

Per questo a quelli che questo regalo non vogliono farlo al loro bambino, dicendo “deciderà da solo, noi non lo vogliamo condizionare” direi, ma perché lo mandate a scuola, perché gli date da mangiare, perché gli avete comprato anche un letto, delle scarpe? Non è che gli starete facendo violenza?

 ***

Ed ecco l’incontro da non perdere, venerdì prossimo!

Sceglierà lui da grande

“Sceglierà lui da grande…” questa risposta, in riferimento al sacramento del Battesimo per un figlio, è conforme ai dogmi del moderno politicamente corretto. Vorrebbe essere massima celebrazione ed esaltazione della libertà individuale fin da bambini.  Ma è così? Cosa rispondere? Questa impostazione apre domande pesanti non solo sulla comprensione del sacramento del Battesimo, ma anche sull’idea di educazione e sul ruolo che abbiamo come adulti. Sicuramente questo secondo incontro dei Cinque Passi* 2013-2014 è aperto ad affrontare anche altre questioni di attualità come lo “sbattezzo” o l’influenza della Chiesa nella società.

* I Cinque Passi sono catechesi della durata di 30 minuti precisi misurate con clessidra. Al termine della catechesi, i partecipanti che lo desiderano possono scrivere le loro domande sul tema proposto in modo anonimo su biglietti che verranno poi estratti a caso. Questa fase dura un’ulteriore mezz’ora, alla quale segue, ma solo per chi vuole, un’ulteriore ciclo di risposte per altri 30 minuti. Le catechesi e le risposte alle domande sono affidate a Padre Maurizio Botta della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Roma.

13 Dicembre 2013  alle 21.00 – Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) lungo Corso Vittorio Emanuele.

143 pensieri su “Il jolly

  1. Giancarlo

    “deciderà da solo, noi non lo vogliamo condizionare” … Come se davvero fosse possibile non condizionare un figlio. Che idioti.

  2. Fabio

    Buongiorno, mi ha molto colpito la frase “come dice san Paolo – a volte il bene lo vediamo anche, ma non riusciamo proprio a compierlo”. Qual è il riferimento preciso? grazie PS: mio figlio grande è stato battezzato l’8 dicembre, il secondo non ricordo perché da noi in parrocchia non è possibile scegliere il giorno, una volta al mese così si fa prima.

    1. Donatella

      Cara Costanza, ho avuto la grazia di conoscerti (fin dal tuo primo ed illuminante libro) a Staggia (SI).
      Nel frattempo, con immensa gioia, sono diventata nonna di una bimba che adesso ha otto mesi. I genitori non hanno intenzione di battezzarla perchè “per ora” non hanno ricevuto il dono della fede e ritengono che la loro bimba dovrà fare da sola questa scelta.
      Questo fatto mi rattrista molto ma capisco che non posso fare altro che pregare e pregare e pregare l’Angelo Custode di Lara perchè illumini i cuori dei genitori. Chiedo anche le vostre preghiere.

        1. nami8

          Giusi, mi piace molto questa prassi di annotare le intenzioni di preghiera, penso che ti imiterò (sono un po’ scarsa di memoria, ahimè)!! Mi unisco anch’io alla preghiera per la nipotina di Donatella. Un bacio e grazie, Costanza, per tutto!

        1. 61Angeloextralarge

          N.B.: Ho pregato e fatto pregare per due miei pronipoti, genitori conviventi, che non erano ancora battezzati e non c’era nemmeno l’idea di farlo. Le preghiere sono state lunghe, secondo me che sono una “presciolona” e queste cose le vorrei “subito”, e prima dei due anni… i piccoli hanno avuto la grazia di essere battezzati. Non ho mai detto nulla, né ai loro genitori né ad altri familiari, quindi ha fatto tutto il Signore e di questo lo ringrazio infinitamente, come ringrazio coloro che mi hanno aiutato nella preghiera.

      1. Giancarlo

        Può darsi che quello che sto per dire darà fastidio a qualcuno. Pazienza. Io non avrei nessuno scrupolo a battezzare una mia nipotina di nascosto. Forse mostrerei poco rispetto per la volontà dei genitori, ma non porto rispetto a chi non merita rispetto.

          1. Giancarlo

            Non ho detto questo. Ho detto che non porto rispetto a chi NON MERITA rispetto. I non credenti, in genere, non meritano rispetto.

            1. Giusi

              Giancarlo apprezzo il tuo zelo ma forse stai esagerando. Dobbiamo rispettare tutti anche perchè non possiamo metterci in cattedra: è così difficile essere dei buoni cattolici, io mi confesserei ogni secondo, lasciamo il giudizio al Signore. Anch’io conosco ragazzi che non battezzano i figli ma non è nemmeno colpa loro, sono cresciuti come le capre. Possiamo pregare per loro.

              1. Giancarlo

                I non credenti, in genere, scelgono CONSAPEVOLMENTE di non credere. Questo significa che, dopo aver razionalmente valutato la fede, che è stata loro donata attraverso il battesimo e testimoniata dagli innumerevoli santi della chiesa, scelgono di non credere a Gesù Cristo ed ai suoi testimoni. Questa scelta non merita rispetto. Quanto ai non credenti, è vero che meritano rispetto, ma solo perché sono ancora in tempo per convertirsi. Chi, fino all’ultimo, rifiuta la conversione si danna e merita tutto il nostro più profondo e definitivo disprezzo. Chi, consapevolmente, rifiuta la fede non è ancora un dannato, ma ce la sta mettendo tutta per diventarlo.

                Chi cresce come le capre, purtroppo, quasi sempre, vuole essere capra.

                1. Giusi

                  Non sono d’accordo. Intanto non è cattolico disprezzare chicchessia e poi non vedo tutta questa consapevolezza, si cresce bombardati da stimoli che non hanno nulla a che vedere con la religione, noi non sappiamo quello che c’è nel cuore di ogni uomo, questa tua posizione è farisaica, ti promuovi dalla parte del bene, ti dai per salvato e vedi dannati gli altri. Non tocca a te. Dio c’è ma non sei tu.

                  1. Giancarlo

                    Non sei d’accordo… su cosa? Ho detto che “i non credenti, in genere, non meritano rispetto”: ho sbagliato (maledetta impulsività!). Volevo dire che la scelta di non credere, in genere, non merita rispetto.

                    Quello che voglio dire, in fondo, penso che anche tu puoi condividerlo. Se mio figlio, battezzato e cresciuto nella fede, una volta adulto, rifiuta la fede, si rende responsabile di una gravissima ribellione a Dio che, se non opportunamente corretta, lo condurrà certamente alla dannazione. Se, accecato dall’ateismo, scegliesse di non battezzare suo figlio (mio nipote!), non avrei alcuna difficoltà a battezzarlo di nascosto, certo che un giorno, in paradiso, non finirebbe più di ringraziarmi.

                    Anch’io sono bombardato da stimoli di ogni genere e, a causa di cio’, cado spesso in tentazione. Ma questo non mi autorizza certo a rifiutare la fede perché, poverino, non ce la faccio. Se pecco mi confesso e riprendo il cammino che mi porterà in paradiso.

                2. 61Angeloextralarge

                  Giancarlo: i “non credenti”? Prefersico la definizione che usa la Madonna: “coloro che non hanno ancora incontrato l’amore di Dio”.
                  Gesù stesso dice: “Se vuoi…”. Se Dio ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché noi, suoi figli dobbiamo imporre agli altri il nostro credo religioso? A volte è proprio il nostro modo di fare che allontana gli altri dalla Chiesa, anzi, lo è spesso. Soprattutto se ci sentiamo a posto, se ci riteniamo migliori di loro. E Gesù non ha usato parole di velluto nella parabola del fariseo e del pubblicano. La Parola di Dio è piena di richiami a non giudicare gli altri, a non condannarli, etc. anche perché saremo giudicati con lo stesso nostro metro di giudizio.
                  “Chi, fino all’ultimo, rifiuta la conversione si danna e merita tutto il nostro più profondo e definitivo disprezzo”: credo che meritino solo il mio dispiacere… il disprezzo, secondo me, non è e non deve essere un sentimento cristiano.
                  “Chi cresce come le capre”: spesso non ha avuto un buon pastore ma un capraio, uno che invece di voler bene alle sue pecore (nel senso di volere il bene) ha cercato altro nel rapporto con loro, magari solo la lana o il formaggio. Non è di sicuro il tuo caso e non sto giudicando te: questo è quanto mi è venuto in mente leggendo i tuoi commenti.

                3. Cacciatrice di stelle

                  Chi, fino all’ultimo, rifiuta la conversione e si danna provoca immenso dolore in Nostro Signore e nella Sua Santissima Madre. Perdonami, ma tu per disprezzare uomini e donne per cui Cristo ha versato il Suo Sangue per salvarli, anche se costoro rifiutano il Dono, non sei proprio nessuno. E la scelta di non credere viene rispettata da Dio stesso, tant’è che ci lascia liberi. Ripeto, tu, e io, e ogni altro uomo o donna non siamo nessuno per disprezzare chi è amato da Nostro Signore o le scelte che Egli stesso concede con dolore.

  3. Stimolante articolo da più di un punto di vista…

    Aggiungerei che in una vera prospettiva Cristiana che darebbe anche la cifra della nostra Fede, oltre a festeggiare – giustamente – la data del nostro Battesimo (e ci sta anche quella della nostra nascita “carnale”), sarebbe da festeggiare la nostra Nascita al Cielo… Dies Natalis. Cioè la nostra morte corporale.

    Certo ad alcuni potrà sembrare una forzatura, ma con gli occhi della Fede, non è forse quella la data del termine del nostro pellegrinaggio (lungo o breve che sia stato) terreno? Non è forse l’entrata nella Vita Eterna?

    E il Battesimo non ne è forse Segno, Simbolo, prefigurazione e in qualche modo caparra? Uniti alla Morte di Cristo per essere uniti alla Sua resurrezione.

    CCC 1214 Lo si chiama Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare ($”BJ\.,4< in greco) significa « tuffare », « immergere »; l'« immersione » nell'acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, quale « nuova creatura » (2 Cor 5,17; Gal 6,15).

    Diversamente perché tanto zelo per il Battesimo che anche questo racconto personale di Costanza ci ha regalato?
    Ecco il vero "jolly" che ci possiamo giocare… per i nostri figli e non solo. 😉

    1. Giusi

      Bariom, con tutta la buona volontà, per festeggiare la morte dovremmo essere vivi! Se muori prima di me ti spedisco una torta in Paradiso! Il caffè c’è già……. (Lavazza docet) 😀

      1. A me basta che festeggi… la torta mangiala pure alla mia memoria 😉
        In Paradiso (se ci arrivo) altro che torte… è un continuo “banchetto”!! 😀

        1. Cris

          Noi “festeggiamo” ogni anno l’anniversario di morte dei miei nonni con una messa apposita, infatti! 🙂

  4. Non vorrei essere pedante, ma credo non sia inutile dato il caso concreto che Costanza racconta, riportare quanto stabilisce il Diritto Canonico in quanto all’amministrazione del Sacramento del Battesimo.

    Si può notare la sollecitudine per i casi di grave necessità (come quello in oggetto) e come il Battesimo “con l’acqua del lavandino”, poteva essere considerato valido a tutti gli effetti (fatta salva forse l’eccezione della mancanza di un testimone – al quale peraltro la Misericordia di Dio si sarebbe certamente arresa ;-)).
    ………………………………………….

    Can. 850 – Il battesimo viene amministrato secondo il rito stabilito nei libri liturgici approvati, salvo il caso di urgente necessità, nel quale deve essere osservato soltanto ciò che è richiesto per la validità del sacramento.
    ……………………………………………

    Can. 853 – L’acqua da usarsi nel conferimento del battesimo, eccetto in caso di necessità, deve essere benedetta secondo le disposizioni dei libri liturgici.

    Can. 854 – Il battesimo venga conferito o per immersione o per infusione, osservando le disposizioni della Conferenza Episcopale.

    Can. 855 – I genitori, i padrini e il parroco abbiano cura che non venga imposto un nome estraneo al senso cristiano.

    Can. 856 – Anche se il battesimo può essere celebrato in qualsiasi giorno, si raccomanda tuttavia che ordinariamente venga celebrato di domenica o, se possibile, nella veglia pasquale.

    Can. 857 – §1. Fuori del caso di necessità, il luogo proprio del battesimo è la chiesa o l’oratorio.
    …………………………………………………………..

    §2. Si abbia come regola che l’adulto sia battezzato nella propria chiesa parrocchiale, il bambino invece nella chiesa parrocchiale propria dei genitori, a meno che una giusta causa non suggerisca diversamente.

    Can. 860 – §1. Fuori del caso di necessità, il battesimo non si conferisca nelle case private, a meno che l’Ordinario del luogo per grave chiusa non lo abbia permesso.
    ……………………………………………

    §2. Se il bambino è in pericolo di morte, lo si battezzi senza alcun indugio.

    Can. 868 – §1. Per battezzare lecitamente un bambino si esige: 1) che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, vi consentano; 2) che vi sia la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica; se tale speranza manca del tutto, il battesimo venga differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori.

    §2. Il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori.

    Can. 869 – §1. Se si dubita che uno sia stato battezzato, o che il battesimo non gli sia stato amministrato validamente e il dubbio persiste anche dopo una seria ricerca, il battesimo gli sia conferito sotto condizione.

    §2. I battezzati in una comunità ecclesiale non cattolica non vanno battezzati sotto condizione, a meno che, esaminata la materia e la forma verbale usata nel conferimento del battesimo, considerata inoltre l’intenzione del battezzato adulto e del ministro battezzante, non persista una seria ragione per dubitare della validità del battesimo.

    §3. Se nei casi di cui al §§1 e 2 il conferimento o la validità del battesimo rimanessero dubbi, il battesimo non venga conferito se non dopo che al battezzando sia stata esposta la dottrina sul sacramento del battesimo, se adulto, e che al medesimo o ai suoi genitori, se si tratta di un bambino, siano state illustrate le ragioni della dubbia validità del battesimo celebrato.

    Can. 870 – Il bambino esposto o trovatello sia battezzato, a meno che, condotta una diligente ricerca, non consti del suo battesimo.

    Can. 871 – I feti abortivi, se vivono, nei limiti del possibile, siano battezzati.
    ……………………………..

    Can. 875 – Colui che amministra il battesimo faccia in modo che, qualora non sia presente il padrino, vi sia almeno un testimone mediante il quale possa essere provato il conferimento del battesimo.

    Can. 876 – Per provare l’avvenuto conferimento del battesimo, se non si reca pregiudizio ad alcuno, è sufficiente la dichiarazione di un solo testimone al di sopra di ogni sospetto, o il giuramento dello stesso battezzato, se egli ha ricevuto il battesimo in età adulta.

  5. Freya

    Anche a me e’ capitato di sentir dire a dei neogenitori che non avrebbero battezzato la piccola perche’ deve poter scegliere da sola, io ho cercato di far notare il controsenso: e se da grande “sceglierà” di essere vegetariana che grave limitazione della sua liberta’ sarebbe la prima pappina con dentro il vitellone da spalmarsi su tutta la faccina?

    Ma a parte queste esagerazioni per far meglio notare il ridicolo dovrebbe bastare il buonsenso a far capire che un bimbo piccino dipende in tutto e per tutto dai suoi genitori e non è una negazione della sua libertà che i genitori decidano per lui cio’ che e’ buono e cio’ che non lo e’, ma e’ un atto di amore e un dovere.

    Si abbia almeno la coerenza di dire “non lo facciamo battezzare perche’ non crediamo che sia imprescindibile, insomma non ci crediamo” ma ormai dire le cose come stanno non va piu’ di moda…

  6. Sara

    Grazie, Costanza! Pensa che io vorrei averlo in sala parto un prete per far battezzare subito mio figlio!!! Quando sarà – spero presto – ne troverò uno disponibile? Mah!
    A proposito del “deciderà da solo”, volevo poi aggiungere che sono convinta che nessuno possa decidere da solo qualcosa se non gli è stata prima fornita una possibilità e una ipotesi di scelta: educare e crescere un figlio significa anche mostrargli una strada e avviarlo a percorrerla. Se poi, da grande, vorrà abbandonarla, potrà liberamente farlo proprio perché la conosce e quindi la sua scelta sarà consapevole. Ad una pianticella appena spuntata si mette il paletto perché venga dritta, non si aspetta che cresca bene da sola! Poi, quando sarà forte abbastanza, toglieremo il paletto e continuerà la sua strada da sola!

    1. Giusi

      Sara andrà sicuramente tutto bene ma tieni presente che in casi estremi è valido il Battesimo impartito da chiunque,

      1. Sara

        Giusi e Angela, grazie! Certo, volevo estremizzare: in sala parto è un po’ eccessivo, ma qualche giorno dopo la nascita senz’altro, proprio perché ritengo il battesimo una cosa importantissima. Conosco chi, nonostante si professi cattolicissimo, ha aspettato mesi a battezzare il bambino perché così la mamma ritornava fisicamente in forma: sapete com’è… le foto…un bel vestitino…

        1. Cacciatrice di stelle

          Purtroppo a volte è la procedura della parrocchia, che non fa battezzare i bimbi prima di qualche mese…
          Una mia amica, dopo il parto, ha invitato il suo ex parroco, hanno sistemato le eventuali autorizzazioni e il bimbo è stato battezzato nella sua parrocchia, dopo un paio di settimane invece che quattro mesi come voleva la prassi…per chi vuole è un’idea…

          P.S. la mamma a volte non deve riprendersi per le foto o il bel vestito…il parto non è l’influenza (quasi per tutte) 😉

          1. Sara

            Cacciatrice, le mie non erano illazioni cattive, purtroppo: fu la mamma in questione a dirmi personalmente che quelli erano i motivi…

  7. “Il fatto è che il battesimo è il punto centrale per l’uomo cristiano. Chi non lo pensa, chi non ne è veramente convinto, segue un’antropologia esattamente, profondamente, diametralmente opposta a quella cristiana. L’uomo contemporaneo si ritiene compiuto in sé, autosufficiente, bisognoso solo di regole sociali che gli permettano di esprimersi per come è, di realizzare la sua creatività o comunque la sua personalità. Crede che se le cose verrano organizzate come si deve, tutto andrà per il verso giusto.”

    Questa è una specie di “idea platonica” che hai te dell’uomo contemporaneo. In “verità” non c’è “l’uomo contemporaneo”, c’è “tutti” gli homi contemporanei che sono, ogni-uno, in interiore homine, imperscrutabile, homo contemporaneo a suo modo.
    TUTTI! (pur essendo TUTTI uguali a TUTTI quegl’altri nel modo materiale di vivere) (o non esiste il modo materiale di vivere?)

    1. vale

      a parte le due risposte-condivido- sotto che ribadiscono il tuo ognunismo, ma che c’entra il modo materiale di vivere?
      quì si parla d’altro. mi pare evidente. e platonica sarà per te che non ci credi. Per la sciùra Miriano, che ,invece, ci crede, viene prima la salvezza dell’anima e poi quella del corpo. perché come ribadito anche recentemente dal Pontefice, il corpo resusciterà. ( questo non vuol dire di non averne cura: è l’ospite dell’anima e santificato dall’incarnazione.ma è limitato al tempo e lo spazio che ci è concesso di vivere).
      quaggiù, siam solo di passaggio…..

      1. …il “modo materiale”, cioè questo, che noi abitiamo, questo che tutti abbiamo in comune in questo mondo di ora, lavoro (chi ce lo ha, ma anche il non lavoro, nelle sue specie, ne è parte) danaro, (chi ce lo ha) informazione, cultura, giornali, radio, televisione, politica, chiese, arte (cosiddetta) ospedali (chi ce li ha) case, mobili, automobili, riscaldamento, aria condizionata, medicine, vacanze (chi le fa) eccetra eccetra….
        Poi, col pensiero, uno può anche immaginarsi di essere altrove, ora o/e dopo. Anche il Pontefice, inoltre, nel suo piccolo, fa parte di questo di cui noi facciamo parte, noi tutti , o insieme, o ognuno per conto suo, come ti pare!

        p.s. Platone diceva, o si crede che dicesse, che l’anima è prigioniera del corpo, fino alla morte…

        1. vale

          chissenefrega di Platone.
          a ‘sto punto preferisco l’imperatore Adriano:
          animula vagula blandula hospes comesque corporis….

  8. Bellissima testimonianza, cara Costanza. Se, come credo, la Sua intenzione nel battezzare il bambino era la stessa di Santa Madre Chiesa, ritengo che sia stato validissimo. Ha fatto benissimo però a celebrare “per sicurezza” anche in chiesa, anche se non è canonicamente corretto dire “è stato poi battezzato di nuovo”… Il sacerdote avrà sicuramente usato la formula “si non es valide baptizatus” (battesimo sotto condizione), perché il battesimo è uno solo… Lei è una vera mamma!

    1. …per maggior sicurezza non si potrebbe battezzare tutti (i cristiani) il bambino subito appena nato per battezzarlo poi
      “si non es valide etc” in chiesa a tempo debito?

      1. Giusi

        No. Ci vuole un sacerdote. Lo puoi fare solo in caso di pericolo di vita. Se no un laico non lo può fare: non sarebbe valido.

    2. Sara

      Sì, una vera mamma, come una delle mie patrone: Santa Sara di Antiochia:
      “Un antico documento liturgico che raccoglie notizie sui santi (il Sinassario Alessandrino) narra, dunque, che Sara di Antiochia, sposa di un alto ufficiale dell’imperatore Diocleziano, si era messa in viaggio verso Alessandria d’Egitto per sfuggire alla proibizione dell’imperatore che le vietava di far battezzare i suoi bambini. Il marito di Sara, per paura, aveva rinnegato la fede cristiana, ma la donna l’aveva tenacemente conservata. Durante il viaggio per mare, la tempesta infuria e si teme il naufragio. Sara vuole a ogni costo salvare almeno l’anima dei suoi figli: si incide, allora, sul petto una leggera ferita, e col proprio sangue segna una croce sulla fronte dei piccoli; poi li immerge tre volte nelle acque del mare invocando su di loro le tre persone della Santissima Trinità. La tempesta si placa e Sara, giunta ad Antiochia, corre dal vescovo che sta battezzando i catecumeni in Cattedrale. Ma far battezzare anche quei bambini risulta impossibile: ogni volta che essi si avvicinano, l’acqua del catino si rapprende in ghiaccio. Interrogata dal vescovo, la donna racconta il rito che ha compiuto in mare e riceve da lui l’assicurazione sulla validità del battesimo da lei amministrato che, perciò, non deve essere ripetuto.Tornata in patria, Sara racconta l’accaduto al marito, sperando nella sua conversione. Il marito lo racconta all’imperatore e costui, incollerito, condanna a morte la madre e i bambini”.
      ( http://www.santiebeati.it/dettaglio/90503 )

  9. Steven

    il Battesimo è un dono. Si regalano tante cavolate ai bambini senza aspettare che crescano eppure, per il Battesimo ci si pone il finto problema di lasciarli decidere da grandi! Nessuno sbaglierà mai a fare questo Preziosissimo Dono ai propri figli!!! Brava Costanza.

  10. Steven

    aggiungo anche che, se tutto fosse andato per il peggio per il bambino di Costanza e se ne fosse andato senza ricevere il Battesimo, sarebbe andato direttamente in Paradiso. Spero che nessuno abbia dubbi su questo. Però è meravigliosa questa premura di mamma.

    1. Alessandro

      Veramente non c’è scritto da nessuna parte che l’infante che muore senza battesimo vada direttamente in Paradiso.

      CCC 1257 “Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza. Per questo ha comandato ai suoi discepoli di annunziare il Vangelo e di battezzare tutte le nazioni.
      Il Battesimo è necessario alla salvezza per coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno avuto la possibilità di chiedere questo sacramento. La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere « dall’acqua e dallo Spirito » tutti coloro che possono essere battezzati.”

      il che non significa che un infante morto senza essere stato battezzato non possa andare in paradiso.
      infatti “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, TUTTAVIA egli non è legato ai suoi sacramenti” (1257).

      che dire, dunque?

      “1261 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, « il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: « Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Mc 10,14), ci consentono di SPERARE che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l’invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo.”

  11. Gian

    I migliori (si fa per dire) in questo campo sono quelli che dicono “Sì, io sono battezzato, ma per me non è nulla, solo acqua”. Cosa?! Per te?! Che tempo fa oggi PER TE? Chi ha vinto il campionato dell’anno scorso PER TE??

  12. Premetto che concordo in tutto e per tutto con il post, vorrei però lanciare qualche spunto di riflessione, scusandomi in anticipo se magari potrò sembrare fuori luogo, ma, credetemi, non lo faccio per polemica ma perché insieme si possa ragionare e darsi luce vicendevolmente:

    1) http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=889

    “Era il 1946 quando Karol Wojtyla rifiutò di battezzare Shachne Berger, ebreo polacco rimasto orfano in seguito all’Olocausto, per rispettare la sua identità e il suo credo religioso” Maggiori dettagli nell’articolo. Il fatto è riportato anche dall’allora card. Ratzinger nel libro-intervista con Peter Seewald “Dio e il mondo” (occhio, non è il più recente “Luce del Mondo”), purtroppo non so indicarvi le pagine esatte perché l’ho prestato e non ce l’ho sottomano.

    Questo fatto mi ha sempre messo un po’ in crisi… sinceramente non riesco a capire se il futuro Giovanni Paolo II abbia agito bene o meno…

    2) Sinceramente non trovo motivi validi perché un bambino non possa essere battezzato prima del parto. Il Battesimo è necessario alla salvezza, quindi perché non amministrarlo appena si ha coscienza che è germinata una nuova vita, anche se questa persona è ancora nel ventre materno?

    1. Mi accodo a Stefano e aggiungo, sempre a titolo di riflessione:

      Non credo ci si possa/debba scandalizzare alla frase “deciderà da grande”…
      Ogni tanto bisogna (credo) fare lo sforzo di mettersi nei panni di un non-credente che per una propria onestà intellettuale, e non per puro disprezzo o leggerezza, anche rispetto i propri figli fa una scelta del genere.
      Per il credente discutibile, che desta preoccupazione e tristezza, quando magari poi si ha un grado di parentela con il fanciullo in oggetto, ma che non può essere liquidata come sola superficialità, stupidità o altro.
      Anche perché, per contro, l’alternativa può essere il non-credente che vive e chiede il Battesimo solo come una sorta di azione scaramantica o superstiziosa.

      Certo il battesimo per il bimbo che lo riceve, ha un effetto e un valore comunque e come Sacramento agisce, ma come in molti casi (vedo anche il mio personale…) non essendo innestato in una famiglia che nella Fede cresce, questo prezioso Dono rimane come “seme dormiente”, rispetto la vita e la crescita spirituale.

      Il confronto rispettoso e amabile su questo tema, come la richiesta ai genitori non-credenti del battezzando di partecipare a incontri formativi, proprio facendo leva sull’amore umano e naturale che hanno per i loro figli, può essere spunto e leva perché anch’essi scoprano il valore grande del Battesimo che loro stessi hanno ricevuto (o non ancora ricevuto… a volte cambia poco).

      1. Giancarlo

        Mi spiace Bariom, ma non concordo assolutamente con te. I non credenti, quasi sempre non credono COLPEVOLMENTE, cioè scelgono di non credere; è una scelta verso la quale non ho alcun tipo di rispetto. Secondo te, Dio rispetta le scelte dei non credenti? Nel caso in cui un mio figlio/a decidesse di non battezzare suo figlio non avrei alcun scrupolo a battezzarlo di nascosto.

          1. Giancarlo

            Certo che lo so… e, se fossi in te, farei meno il galletto ed abbasserei parecchio la cresta perché mi sa tanto che te sei tra quelli che stanno dalla parte sbagliata. Occhio!

        1. 61Angeloextralarge

          Giancarlo: non credo che tu possa trovare un sacerdote disposto a farlo.Poi… tutto è possibile…
          Te lo dico perché ci sono passata e nonostante le mie “conoscenze” numerose di preti e frati, tutti mi hanno risposto così: “Solo i genitori possono chiedere il Battesimo di un figlio”. Basta ripensare al Rito del Battesimo per capire il perché.

          1. 61Angeloextralarge

            N.B.: non ce l’ho con te, Giancarlo, ma credo non esistano “parte sbagliata” e “parte giusta”. La Parola di Dio, recentemente, attraverso le Letture del giorno, ci ha detto: “Chi sta in piedi badi di non cadere”. Chi è dalla “parte giusta”? Chi dalla “parte sbagliata”? Per quel che mi riguarda, ma sono in buona compagnia in questo andare… pianto le tende un po’ per “parte” e per grazia ricevuta, quindi non per merito mio, quando mi accorgo di essere nella “parte sbagliata” cerco un sacerdote che mi assolva.
            San Filippo Neri, ogni volta che usciva di casa pregava più o meno così: “Signore, tienimi la mano sulla testa altrimenti esco prete e torno padre”.

            1. Giancarlo

              La parte giusta e quella sbagliata esistono eccome: sono il buon grano e la zizzania.

              Alvise! …da che parte hai deciso di stare?

              1. 61Angeloextralarge

                Giancarlo: secondo me, che si chiami”parte giusta-grano” e “parte sbagliata-zizzania” non cambia nulla. Le parabole Gesù le usa per farci “interrogare”, quindi, personalmente mi interrogo: “In questo momento sono “grano” pronto per la crescita, per essere raccolto, per essere macinato e lavorato al punto da essere infornato per dare un buon pane, fragrante e nutriente… o sono “zizzania”? Dai frutti li riconoscerete: significa che posso anche sbagliare e ritenermi “grano”: la prova del fuoco è guardare i frutti. Se sono confusione, inimicizia, mancanza di carità e di misericordia… hai voglia ad ostinarmi nel credermi “grano”!…

        2. @Giancarlo, mi spiace deluderti ma sì, credo proprio Dio rispetti le scelte dei non credenti…
          Ha sempre rispettato le mie sinché non l’ho incontrato e ancora le rispetta anche quando compio il male (che non voglio…).

          Ci ama e ci rispetta TUTTI per l’amore infinito e gratuito che ha per le sue Creature, tanto da aver dato Suo Figlio, la Vita di suo Figlio proprio anche per i non credenti (i peccatori, i suoi persecutori, coloro che non erano del Popolo eletto e potremmo continuare…)

          Tu credi che rispetti sempre le tue scelte? Perché dovrebbe allora?
          Tu puoi dire di credere SEMPRE, inoppugnabilmente, a Dio, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore?
          Come stabilisci scusa che i non credenti “quasi sempre non credono COLPEVOLMENTE”… ha lo spirito per discernere le intenzioni dei cuori?

          Tu sei nato già credente tutto di un pezzo? E se lo sei sin da bambino e per famiglia credente, RINGRAZIA DIO che ti ha usato misericordia.

          1. Giancarlo

            Hai ragione Bariom: Dio rispetta le scelte di tutti, anche quelle dei non credenti. Infatti chi muore non credente va all’inferno, perché Dio non obbliga nessuno (nemmeno alvise) a raggiungerLo in paradiso.

            Per quanto mi riguarda, io sono il peggiore dei peccatori ma… confido nella Sua misericordia.

            La differenza non sta nell’essere peccatori o santi: siamo TUTTI peccatori. La differenza sta tra quelli che si riconoscono peccatori ed invocano la misericordia di Dio e quelli che ritengono di poter fare a meno della Sua misericordia.

            1. Sui quali tu non hai mai dubbi e nel caso di cui sopra siano colpevoli, tu li disprezzi!
              Ecco dove sta in realtà la differenza… 😐

              Sarà bene ricordare che con il metro con cui giudichiamo saremo giudicati.
              Sapendo ciò che il non-credente rischia (colpevolmente e meno – che poi non sta a noi) l’Amore di Cristo dovrebbe spingerci a fare l’impossibile (sapendo che nulla è impossibile a Dio) perché abbiano a ravvedersi.

              Ma da quel che mi pare di capire, tu hai già stilato la lista dei buoni e dei cattivi (o di coloro che si salvano o no)…
              Bon, tientela stretta.
              Controlla solo all’ultimo istante di non trovati, parafrasandoti, “tra quelli che stanno dalla parte sbagliata. Occhio!” 😉

              1. Giancarlo

                Purtroppo solo adesso ho riacceso il computer.

                Bariom, io non disprezzo affatto i peccatori, altrimenti dovrei disprezzare me stesso prima di tutto. Io disprezzo, profondamente, la scelta di non credere; scelta di comodo (così non ci si pone limiti morali), scelta che va per la maggiore oggi. Io non condanno alvise, che mi pare sia diventato una specie di mascotte qua; io condanno, senza appello, la sua scelta di non credere, perché questa sua scelta, se non provvederà a cambiarla prima di morire, lo porterà CERTAMENTE all’inferno. La fede non è facoltativa; la fede è OBBLIGATORIA per salvarsi. E chi nasconde questa verità ai non credenti si rende corresponsabile del loro ateismo.

                1. Giancarlo:

                  …voi allora potete stare tranquilli, che la fede è OBBLIGATORIA non lo nascondete di certo!
                  …quanto a me “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”!

                  1. Giancarlo

                    Purtroppo invece ho la sgradevole sensazione che tanti cattolici tendono a nascondere certe scomode verità, forse per semplice quieto vivere, dimenticando però che ognuno di noi è responsabile anche dei propri fratelli, soprattutto quelli lontani. Quando moriremo Qualcuno potrebbe chiederci: dov’è tuo fratello Alvise?

                    Quanto a te, sono perfettamente d’accordo: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”! A maggior ragione ti esorto a riconsiderare la meravigliosa ragionevolezza della fede cristiana e la stupidità dell’ateismo. Bada che non ti accada di passare l’eternità a ripensare con disperazione inconsolabile a queste mie parole.

                    1. Giancarlo

                      @alvise
                      Ti rispondo qui perché sotto non mi permette di rispondere.

                      Guarda che io non aspetto altro che poter verificare con te chi di noi fa la scelta più ragionevole rispetto alla fede e non considero affatto offensivo che tu chiami “sonno della credenza” la mia fede; casomai lo considero stupido, non offensivo. Chiamare la mia fede “sonno della credenza” è, semmai, offensivo per la tua intelligenza.

                2. Bene, facciamo il passo successivo…

                  Non hai nascosto ad Alvise che la fede è obbligatoria. E ora il caro Alvise (prendo lui a semplice paragone di molti) che dovrebbe fare secondo te? Dove va “prendersi” la fede, come se la dà ? (ammesso che lo attiri il presupposto “o ce l’hai o vai CERTAMENTE all’Inferno” – cosa peraltro su cui si potrebbe dibattere all’infinito…)

                  Qualcuno potrebbe chiederci, ma anche chiederti: “dov’è tuo fratello Alvise?”
                  A questo punto (datosi il rischio che paventi ad una risposta di biblica memoria tipo: “sono forse io custode di mio fratello Alvise…”) sarebbe bene anche tu, ti mettessi in cerca di lui, oltre che condannare senza appello la sua scelta di non credere… mentre forse, non ha semplicemente intravisto nulla per cui valesse la pena credere.

                  La domanda temo potrebbe più essere del tipo. “Cosa hai mostrato del Mio Amore a tuo fratello Alvise?”
                  Questo ci rende colpevoli dell’ateismo di molti!!
                  E sebbene le vie del Signore siano veramente infinite e imperscrutabili, non so se un blog possa servire allo “scopo”… ma neppure frasi del tipo: “convertiti o brucerai all’Inferno!”

                  Pensi veramente Alvise non l’abbia mai sentita? Eppure la paura (ammesso paura abbia in qualcosa in cui non vuole o non può credere) non gli è sufficiente… come mai?

                  1. Giancarlo

                    E’ curioso questo fatto: io cerco un confronto in campo aperto con l’ateo Alvise, ma schiere di cattolioci difensori di Alvise mi si contrappongono minacciosi difendendo il suo falso diritto a non credere in Dio.

                    … E meno male che è un sito cattolico!

                    1. E’ curioso questo fatto: che tu non riesci a vedere che il nocciolo della questione (almeno per me) non è Alvise…
                      Io difendo (peccando certo di presunzione) il vero diritto che Dio riconosce a tutte le Sue Creature di non credere in Lui, perché ciò che desidera sopra ogni cosa è l’adesione libera a Lui e al Suo Amore.
                      La stessa che tua hai… o credi in Dio perché è “obbligatorio”? (!)

                      …E meno male che ti dici (presumo) cattolico!

                    2. admin

                      Giancarlo stai partendo un’altra volta per la tangente.
                      Questo non è “un sito cattolico”, non abbiamo bollini ne missioni da compiere se non quella che hanno tutti gli esseri umani.
                      Questo è il blog di Costanza Miriano, Costanza è dichiaratamente cattolica. Punto.

                    3. Giancarlo

                      Bariom……………

                      ………. non esiste il “diritto di non credere in Dio”……… ma che stai dicendo?

                      Esiste l’ignoranza o ,peggio, la malafede… come, immagino, nel caso di Alvise. Dio, avendo parlato, ha tutto il diritto di essere creduto e, se qualcuno non gli crede… peggio per lui!

                      Admin! ………………………….?????????????????

                      Admin, forse non sarà un sito cattolico (io pensavo di si)………. quello che è certo è che qui si sostengono tesi cattoliche: necessità ASSOLUTA di battezzare un neonato! Tesi che io condivido in pieno con Costanza Miriano. Comunque, a prescindere dai bollini (che non piacciono neanche a me) e dalle missioni (che invece mi piacciono moltissimo), io mi trovo perfettamente in linea con la tesi sostenuta nell’articolo …………..non capisco perché sarei partito per la tangente. Non ho offeso nessuno, mi pare…

                    4. @Giancarlo, parlo di “diritto” (che certo potrebbe essere mal interpretato) perché parlo di LIBERTA’…

                      La Libertà che Dio riconosce ad ogni Uomo, anche di non-credere a Lui, anche di peccare… Questa libertà mal esercitata è buona? Certo che no.
                      Ha delle conseguenze? Certo che sì.

                      Il tuo continuo parlare di obbligo rimanda tanto alla “schiavitù della legge” di biblica memoria, ma la Legge (S. Paolo lo afferma) non salva! E dalla schiavitù della legge siamo stati liberati, non per compiere il male certo ma perché Dio desidera la nostra adesione libera, consapevole, di amore a Lui.

                      Oggi assolverai al “precetto” della Messa per amore a Dio e sapendo che la partecipazione all’Eucaristia ti ricolma di Doni e ti converte, o perché è OBBLIGATORIO? (!)

                      Le tue affermazioni assomigliano tanto a quelle di fede jihadista dell’estremismo islamico.
                      Il tuo continuo ripeterti con frasi tipo quest’ultima: “Esiste l’ignoranza o, peggio, la malafede… come, immagino, nel caso di Alvise. Dio, avendo parlato, ha tutto il diritto di essere creduto e, se qualcuno non gli crede… peggio per lui! , qualificano il tuo modo di relazionarti – con la tua visone della fede – agli altri…

                      Già immagini la malafede di Alvise (leggiti l’inno alla Carità…) e quindi “peggio per lui!
                      Peggio per lui? Ma che mi significa “peggio per lui”?
                      Sempre S. Paolo afferma: “Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.” Perché questo ha fatto Cristo! E a questo l’Amore di Cristo ci spinge.
                      Ma dalle tue risposte sin qui, mi pare tu sia piuttosto refrattario a questo concetto… né hai diritto e la libertà 😉

                      Ma se proprio dovessi disprezzare una posizione (o qualcuno – non mi dico certo santo da non farlo mai), disprezzerei certo meno un ateo (colpevole, non colpevole – che ne so io!!) che chi mi presenta un dio che mi obbliga a qualcosa e se non mi piego è pronto a condannarmi.

                      Buona Domenica.

                    5. admin

                      Credo sarebbe presuntuoso definirsi “sito cattolico”, blog di cattolici è meglio.
                      Comunque ogni tanto rinfodera la spada Pietro…

                    6. Alessandro

                      L’adesione di fede è un atto libero, al quale non è lecito obbligare alcuno (anche perché è una contraddizione logica e ontologica l’imposizione di un atto che o è intrinsecamente libero o non è):

                      “Un elemento fondamentale della dottrina cattolica, contenuto nella parola di Dio e costantemente predicato dai Padri, è che gli esseri umani sono tenuti a rispondere a Dio credendo volontariamente; nessuno, quindi, può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti, l’atto di fede è per sua stessa natura un atto volontario, giacché gli essere umani, redenti da Cristo Salvatore e chiamati in Cristo Gesù ad essere figli adottivi, non possono aderire a Dio che ad essi si rivela, se il Padre non li trae e se non prestano a Dio un ossequio di fede ragionevole e libero.
                      È quindi pienamente rispondente alla natura della fede che in materia religiosa si escluda ogni forma di coercizione da parte degli esseri umani”

                      (Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae, n. 10)

                      Ciò tuttavia non deve affievolire l’impegno apostolico e missionario, deve anzi spronare a praticarlo nella sua autenticità, ossia coniugando il dovere di annunciare fedelmente la verità tutta intera (senza mutilazioni o reticenze) con il dovere di rispettare lo statuto intrinsecamente libero dell’atto di fede:

                      “il discepolo ha verso Cristo Maestro il dovere grave di conoscere sempre meglio la verità da lui ricevuta, di annunciarla FEDELMENTE e di difenderla CON FIEREZZA, non utilizzando mai mezzi contrari allo spirito evangelico.
                      Nello stesso tempo, però, la carità di Cristo lo spinge a trattare con amore, con prudenza e con pazienza gli esseri umani che sono nell’errore o nell’ignoranza circa la fede…
                      i cristiani, comportandosi sapientemente con coloro che non hanno la fede, s’adoperino a diffondere la luce della vita con ogni fiducia e con fortezza apostolica, fino all’effusione del sangue, « nello Spirito Santo, con la carità non simulata, con la parola di verità» (2 Cor 6,6-7).” (n. 14)

                    7. Roberto

                      E’ un dialogo tra sordi, questo.
                      Comunque, dato che Giancarlo mi ispira una viva simpatia (come tutti coloro che parlano dell’inferno), mentre nella giornata di oggi raccoglierò le idee per (cercare di) rispondere a Cris, versa la quale sono debitore di una risposta data al meglio delle mie povere capacità, mi infilo in questo batti-e-ribatti.

                      Giancarlo, da quel che capisco, senza voler sostituirmi a Admin, ciò che si intende per un “sito cattolico” è, o dovrebbe essere, un luogo virtuale nel quale si esercita una rigorosa moderazione nei contenuti della Fede, così da presentare sempre, nel limite del possibile, contenuti ortodossi e purgati da qualsiasi difetto in materia di dogmatica, dottrina, morale, ecc.
                      E’ chiaro che questo richiederebbe un lavoro aggiuntivo di moderazione che Costanza & famiglia non possono, anche solo per ragioni di tempo, offrire. Richiederebbe anche l’ausilio costante di qualche buon sacerdote che si impegnasse in tal senso. Senza tale sforzo aggiutivo, sarebbe necessario, di fatto, impedire i commenti. Perciò “blog di cattolici” è sicuramente meglio di “sito cattolico”. Questo naturalmente non impedisce a tutti di sforzarsi al meglio delle loro capacità per offrire qualcosa di cattolico, con tanto di citazioni, link, e tutte quelle altre cose che non piacciono ad Alvise ma sono invece così importanti, proprio per uscire dal nefasto “secondo me” che ci affligge tutti in varia misura. E’ chiaro però che tale “servizio” non ha quella costanza (minuscola 😉 ) che sarebbe dovuta per aver l’ardire di presentarsi come un contenitore rigorosamente ortodosso. Questo, almeno, da quel che intuisco.

                      Ciò detto, lascio qualche citazione ‘random’ come stimolo.

                      No, non esiste un “diritto a non credere”. Esiste la facoltà di non credere, così come esiste la facoltà di peccare, il che è male. Nessuno ha diritto a peccare.

                      Ma come, può il non-credere essere un peccato? Se uno non crede non crede.
                      Si sa che questa non è la posizione cattolica.

                      “CCC 1849 Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. E’ stato definito “una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna” ”

                      1848 Come afferma san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”. La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci “la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” ( Rm 5,20-21 ). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato: […]

                      2125 Per il fatto che respinge o rifiuta l’esistenza di Dio, l’ateismo è un peccato contro la virtù della religione [Cf Rm 1,18 ]. L’imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze. […]

                      E ancora, pescando da un articolo che leggo proprio stamattina, sia con citazioni che già conoscevo che con altre che invece ignoravo, potremmo dire che…

                      […] Parlare dell’inferno perchè nessuno ci vada è la più grande espressione dell’amore cristiano. […]

                      […] Claudel diceva: «Una cosa mi turba profondamente ed è che i sacerdoti non parlano più dell’inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sottintende che tutti andranno in cielo senza alcuno sforzo, senza alcuna convinzione precisa. Non dubitano nemmeno che l’inferno sta alla base del Cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità e che la metà del Vangelo ne è piena. Se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in primo luogo il bisogno di avvertire il gregge addormentato dello spaventoso pericolo che sta correndo». […]

                      […] Io, Suor Faustina Kowalska, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno».

                      http://www.papalepapale.com/develop/santi-allinferno-una-discesa-negli-abissi-infernali-con-i-santi-che-ci-sono-stati/

                      Io credo perciò senza alcuna fatica nella bontà dei tuoi interventi e nella frustrazione, se così vogliamo chiamarla, di vederti, dal tuo punto di vista, ostacolato in quel che ritieni, e che E’, un atto di carità. Quando ci si mette Bariom, poi… 😉
                      Ricordo perfettamente che durante la mia prima, e ancor più durante la mia seconda, conversione, la limpida avvertenza del mio stato di peccato mortale e della sua conseguenza, mi faceva bruciare di frustrazione mentre mi chiedevo perché mai nessuno si degnasse di mettere sull’avviso coloro si trovano appesi a un filo sottile sospeso sulla dannazione eterna. Son quelle esperienze che ti mettono le ali ai piedi, oh sì 😀

                      E’ perciò giusto considerare che tanti non si convertono proprio perché consigliano al loro stesso cuore di non farlo, così da ritenere la loro volontà, peccare a piacimento e avere una parvenza di scusa davanti a quello che, comunque, immaginano esser il Giudizio di Dio. Vogliono vedere la Fede come il coraggio di don Abbondio, che se uno non ce l’ha, non se lo può dare. E se è vero che uno non se la può dare, può però rifuggirla.

                      Questo ti spinge a scrivere quel che scrivi, e con irruenza poi ti scappano alcune frasi infelici, perché se è vero che in tanti fanno proprio così, non possiamo sapere per certo chi sono, e se Alvise è di costoro o meno.

                      Considera anche che Alvise conosce perfettamente quello che la Chiesa insegna. Di fatto, sono certo che conosce queste cose meglio di tantissimi cattolici. Sa che la Chiesa insegna che l’ateismo è un peccato; anche per questo, come per tanti altri motivi, ritiene la nostra Fede una fesseria, o meglio “…da vergognarsi solo a averle potute pensare queste mostruosità para-teologiche, e non solo queste!!!!”. Questa sua frase riassume molto bene la sua posizione.

                      La sua ragione è come una roccaforte che né assalto diretto, né lungo assedio, né minaccia o dolcezza possono espugnare. Per questo resto convinto che la sua presenza qua faccia più male a lui che a noi, ma tant’è, le vie del Signore… A viste umane, Alvise può essere espugnato solo dalla preghiera, perciò c’è poco da stare a perderci tempo.

                      Considera poi che il clima nel quale noi viviamo è quello che è, perciò se con troppa irruenza vuoi introdurre certi temi, devi mettere già in conto che troverai opposizione, e questo da un certo punto di vista è del tutto naturale. Non puoi neppure pretendere di piazzare una luce vivissima davanti a occhi che si sono abituati all’oscurità, perché lungi dall’illuminarli, potresti ottenere l’unico effetto di accecarli in via definitiva; e che questa potrebbe essere d’altra parte la preoccupazione di chi ti fa da “controcanto”.

                    8. Giancarlo

                      Roberto… ROBERTO!… GRANDE!!! Ti nomino mio difensore d’ufficio, nonché mio consigliere di fiducia e punto di riferimento imprescindibile, d’ora in poi, per tutti i miei futuri interventi su questo blog. …. Grande, sei un amico, io la penso come te, solo che tu riesci a dirlo molto meglio di me. Ringrazio Dio (ma Lo ringrazio sul serio, non è che sto scherzando) di avermi fatto incontrare te e ringrazio te di avermi difeso egregiamente: grazie davvero, d’ora in poi siamo amici.

                      Ora una parola a tutti gli “amici” di Alvise. E’ vero, purtroppo il mio carattere irruento a volte mi porta a dire delle cose imprecise, a volte decisamente sbagliate. Per questo motivo è successo che io abbia usato la parola “obbligo” in riferimento alla fede. Lo ammetto, la parola non è delle più felici e, giustamente, Alessandro sottolinea come “L’adesione di fede è un atto libero…”, né potrebbe essere diversamente del resto. Tuttavia faccio rilevare, con mia somma soddisfazione, che chi ha voluto rettamente intendere il mio pensiero (leggasi Roberto!) lo ha fatto senza difficoltà: non solo ha correttamente interpretato quello che volevo dire, ma lo ha RIBADITO con efficacia ben superiore alla mia. In aggiunta vi informo che mia figlia Maria (quindici anni) ha recentemente deciso di non venire più alla messa per semplice motivo che non crede in Dio. Capito? Mia figlia, quindici anni non ancora compiuti, si è potuta permettere, in casa mia, di dichiararsi atea e, di conseguenza, di scegliere di non andare più alla messa. Come vedete, non sono quel fariseo senza cuore ed attento solo alla legge come alcuni di voi mi hanno dipinto. Sono pienamente consapevole che Dio ci lascia liberi; ma so anche, con certezza, che chi rifiuta Dio si danna. E se mi sono permesso di ricordarlo ad Alvise, come anche a mia figlia, è solo perché lo amo.

                      Chiaro? Limpido! Recoaro.

                    9. @Giancarlo, certo ti sei trovato un gran bel difensore (ammesso ne avessi bisogno…) in Roberto.

                      Il suo intervento preciso e diffuso (che fa un’ottima accoppiata con quello di Alessandro) non credo fosse a difesa di “qualcuno” e quanto a posizioni ribadite… ognuno potrebbe “tirara l’acqua al proprio mulino” se avessi un mio mulino…
                      Tutt’altra luce viene dalla tua esperienza personale con tua figlia, della quale mi dispiaccio e condivido perché ho la medesima sitazione in casa.
                      L’esperienza personale spesso dolorosa, mitiga spesso, senza smentirle nella sostanza, le nostre affermazioni più decise e (apparentemente) “assolute”.

  13. sara s

    Credo che la (stupidissima) frase” sceglierà da grande” dica innanzitutto che il Battesimo è vissuto non come un cambiamento di stato ma come una scelta ideologica, un po’ come dire “da grande sceglierà chi votare alle elezioni o a che squadra tenere.” Ma anche in questi casi di secondaria importanza, nessun genitore si esimerà dal tifare la squadra del cuore mentre il bambino è ancora piccolo, nè si periterà di parlare di politica con amici e familiari davanti al figlio, per timore di “condizionarlo”..

  14. cara Costanza, ho un grande privilegio (che mi e’ di aiuto col diminuire della memoria…) : sono stato battezzato lo stesso giorno in cui sono nato 🙂

  15. Cris

    “Can. 871 – I feti abortivi, se vivono, nei limiti del possibile, siano battezzati.”

    Questo mi ricorda una cosa che mi aveva raccontato un’amica, che aveva fatto un periodo di stage in un centro sulla fertilità dove si praticava anche la fecondazione in vitro e quindi la crioconservazione dei feti (vivi, ma ibernati). Lei diceva che periodicamente scendeva in cella frigorifera e con una preghiera “battezzava” tutti i feti ibernati. sarà stato valido?
    Ma poi ho anche una domanda…se uno abortisce spontaneamente nei primi mesi quindi, il bambino non va direttamente in Paradiso?

    1. Roberto

      Intanto, cappello per l’amica che è riuscita a sopravvivere in un ambiente del genere conservando la sua fede 🙂 Spero che abbia trovato un ambiente di lavoro più sano!

      Purtroppo questa pia iniziativa, in quanto tale, non è un battesimo – però nulla vieta di sperare che abbia attirato delle grazie utili a lei o alle povere anime chiuse nelle loro prigioni di ghiaccio (francamente credo però che non si trattasse di ciò che viene comunemente chiamato ‘feto’: penso più probabilmente che stiamo parlando di embrioni).

      Per la seconda domanda, la risposta è “non si può dire esattamente”, si discute su queste cose dall’inizio della cristianità. Senza battesimo non si può entrare in Paradiso.
      L’essere umano che non abbia, durante il proprio sviluppo vitale, raggiunto la capacità di esercitare il proprio raziocinio, in quanto troppo piccolo o gravemente menomato dal punto di vista cerebrale, non può operare un battesimo di intenzione o desiderio per se stesso, perciò il battesimo d’acqua, o di sangue, sarebbe l’unica via per venire liberato dal peccato originale.
      Infatti, i bambini morti senza battesimo che ancora non avevano raggiunto l’età della ragione, non ricevevano conforto di esequie religiose, fino a Paolo VI, che decise di modificare tale prassi.

      Naturalmente, un miracolo divino può sempre sopperire il battesimo, ma nulla può far pensare che tale intervento soprannaturale sia sempre garantito – certamente non è dovuto.

      1. Senza dover sperare in interventi miracolosi, in risposta alla domanda di Cris, penso sia bene ricordare come nel 2007 sotto la cura pastorale di Benedetto XVI, un’apposita commissione, aboliva le ipotesi e le credenze sul cosiddetto “limbo” (“luogo” deputato principalmente all’attesa della Parusia per i bimbi morti senza Battesimo), ma veniva anche promulgato il documento
        “LA SPERANZA DELLA SALVEZZA PER I BAMBINI CHE MUOIONO SENZA BATTESIMO”, che si può leggere qui:
        http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20070419_un-baptised-infants_it.html
        e del quale riporto la primissima parte che è già chiarificatrice.

        COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

        LA SPERANZA DELLA SALVEZZA PER I BAMBINI CHE MUOIONO SENZA BATTESIMO

        Il tema della sorte dei bambini che muoiono senza aver ricevuto il Battesimo è stato affrontato, tenendo conto del principio della gerarchia delle verità, nel contesto del disegno salvifico universale di Dio, dell’unicità e della insuperabilità della mediazione di Cristo, della sacramentalità della Chiesa in ordine alla salvezza e della realtà del peccato originale. Nell’odierna stagione di relativismo culturale e di pluralismo religioso, il numero dei bambini non battezzati aumenta considerevolmente. In tale situazione, appare più urgente la riflessione sulla possibilità di salvezza anche per questi bambini. La Chiesa è consapevole che essa è unicamente raggiungibile in Cristo per mezzo dello Spirito. Ma non può rinunciare a riflettere, in quanto madre e maestra, sulla sorte di tutti gli esseri umani creati a immagine di Dio, e in modo particolare dei più deboli e di coloro che non sono ancora in possesso dell’uso della ragione e della libertà.

        È noto che l’insegnamento tradizionale ricorreva alla teoria del limbo, inteso come stato in cui le anime dei bambini che muoiono senza Battesimo non meritano il premio della visione beatifica, a causa del peccato originale, ma non subiscono nessuna punizione, poiché non hanno commesso peccati personali. Questa teoria, elaborata da teologi a partire dal Medioevo, non è mai entrata nelle definizioni dogmatiche del Magistero, anche se lo stesso Magistero l’ha menzionata nel suo insegnamento fino al Concilio Vaticano II. Essa rimane quindi un’ipotesi teologica possibile. Tuttavia nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) la teoria del limbo non viene menzionata, ed è invece insegnato che, quantoai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito specifico dei funerali per loro. Il principio che Dio vuole la salvezza di tutti gli esseri umani consente di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo (cfr CCC 1261). Tale affermazione invita la riflessione teologica a trovare una connessione logica e coerente tra i diversi enunciati della fede cattolica: la volontà salvifica universale di Dio / l’unicità della mediazione di Cristo / la necessità del Battesimo per la salvezza / l’azione universale della grazia in rapporto ai sacramenti / il legame tra peccato originale e privazione della visione beatifica / la creazione dell’essere umano «in Cristo».

        La conclusione dello studio è che vi sono ragioni teologiche e liturgiche per motivare la speranza che i bambini morti senza Battesimo possano essere salvati e introdotti nella beatitudine eterna, sebbene su questo problema non ci sia un insegnamento esplicito della Rivelazione. Nessuna delle considerazioni che il testo propone per motivare un nuovo approccio alla questione, può essere addotta per negare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione. Piuttosto vi sono ragioni per sperare che Dio salverà questi bambini, poiché non si è potuto fare ciò che si sarebbe desiderato fare per loro, cioè battezzarli nella fede della Chiesa e inserirli visibilmente nel Corpo di Cristo.

        Qui si parla ovviamente di bambini e non di “feti”, ma essendo ben nota la posizione della Chiesa e del nostro credere sul parallelo “feto/embrione – essere umano”, direi non dovrebbero essere necessari troppi distinguo.

  16. nadia

    che bello! proprio oggi ho ricevuto l’invito ad un battesimo e adesso leggo questo post! grazie Costanza, perchè mi ricordi sempre la mia fonte,a cui spesso volto lo sguardo!

  17. 61Angeloextralarge

    Costanza carissima, questa cosa del Battesimo al tuo secondogenito mi ha confermato nella stima che ho nei tuoi confronti, e soprattutto mi conferma sul perché il Signore ha scelto te e famiglia per parlare in modo concreto e vero sulla necessità del matrimonio religioso.

  18. Roberto

    Bariom, mi spiace ma devo correggerti su alcuni punti:
    – in primo luogo, un testo della CTI non fa Magistero, approvato o meno dal Papa che sia, perciò non ha forza autoritativa. Si tratta di un punto di partenza dal quale sarebbe dovuta sgorgare una riflessione teologica che purtroppo, almeno per quanto ne sappia io s’intende, non ci fu;
    – in secondo luogo nessuna commissione abolì l’ipotesi-limbo, tanto che lo stesso testo della CTI, che lessi a suo tempo con molta attenzione, lo ribadisce, come d’altronde è scritto anche nel brano da te postato;
    – il limbo – il cosiddetto e impropriamente detto “limbo dei bambini” – non è mai stato né di Fede né prossimo alla Fede, che è cosa diversa dal non essere liberi di credervi. Perciò vi si può credere almeno come ipotesi, come anche prima. In questo differisce dal “limbo dei Padri”, come sappiamo;
    – è chiaro che tutti gli esseri umani che muoiono vengono affidati alla Misericordia del Signore, ci mancherebe altro;
    – che se volessi essere un po’ irriverente, quel testo della CTI potrebbe venire riassunto proprio in questi termini “non lo sapevamo prima, e non lo sappiamo ancora adesso”. Ciò che resta è solo che o il Signore opera in modo miracoloso così da estendere l’effetto del battesimo sul bambino (come nel caso di Giovanni il Battista), oppure la visione beatifica di Dio resta impossibilitata a causa del peccato originale;
    – che personalmente io non credo proprio al “limbo dei bambini” tradizionalmente inteso, se è per questo, ma non è questo il punto;
    – e infine, che spesso ci si dimentica che l’ipotesi del limbo naque per mitigare quella che appariva una… “sentenza”, per dire così, troppo dura nei confronti di certe anime.

    1. @Roberto non c’è alcun problema se devi correggermi su alcuni punti… 😉 su questi temi non ho certo la presunzione di avere, ma neppure di riportare per intero una posizione definitiva (anche perché non mi pare ci sia tale posizione “definitiva e assoluta”…”).

      Il mio era un apporto alla riflessione e il tuo amplia e/o puntualizza alcuni punti.

      Ciò che per me rimane e ciò che bene a riportato già Alessandro: “…infatti “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia Egli non è legato ai suoi sacramenti” (1257).

      1. Roberto

        Assolutamente d’accordo, Bariom! 😉

        Sintetizzando, diciamo pure che Dio in qualche modo può estendere gli effetti del Battesimo anche qualora questo non vi sia (perciò, appunto, non è legato ai suoi sacramenti – e penso che non crederei neppure in Lui se fossi costretto a credere il contrario!)

      2. 61Angeloextralarge

        Mario: “tuttavia Egli non è legato ai suoi sacramenti”, cioé fa’ quello che gli pare e lo fa’ da Dio! Quanto me piace sta roba! 😀

  19. Roberto

    Aggiungo, solo per dimostrare che non mi voglio incaponire tanto per il gusto di far polemica, ma proprio perché è punto di importanza capitale quello di cui discutiamo e di cui Costanza ci ha dato una così bella testimonianza, un estratto dai punti 177-178 del Catechismo del Concilio di Trento, ricordando che due e solo due solo i Catechismi Universali della Chiesa, il CCT e il CCC, appunto. Entrambi fanno Magistero Ordinario e non possono insegnare il falso in Fede e morale.

    Necessità del Battesimo anche per i bambini
    177 La conoscenza di tutte queste verità è senza dubbio utilissima ai fedeli. **Ma nessun insegnamento è più necessario di questo: che la legge del Battesimo è prescritta dal Signore per tutti gli uomini, i quali, se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, son procreati dai loro genitori, siano questi fedeli o no, per la miseria e la morte eterna.** Molto spesso i pastori dovranno commentare la sentenza evangelica: “Chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5).
    L’universale e autorevole sentenza dei Padri dimostra che questa legge va applicata non solo agli adulti, ma anche ai fanciulli e che la Chiesa ha ricevuto simile interpretazione dalla tradizione apostolica. Come si potrebbe credere del resto che Gesù Cristo abbia voluto negare il sacramento e la grazia del Battesimo a quei bambini di cui disse un giorno: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19,14) e che abbracciava, benediva, accarezzava (Mc 10,16)? Inoltre, quando leggiamo che Paolo battezzò un’intera famiglia, appare chiaro che anche i fanciulli di quella furono bagnati al fonte della salvezza (1 Cor 1,16; At 16,33).
    Inoltre la circoncisione, simbolo del Battesimo, raccomanda fortemente tale consuetudine. E’ noto infatti che i fanciulli solevano essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla nascita. Nessun dubbio che se la materiale circoncisione, con l’eliminazione di un elemento corporeo, giovava ai bambini, ai medesimi dovrà recar giovamento il Battesimo, che è la circoncisione di Gesù Cristo, non operata da mano di uomo (Col 2,11).
    In fine se è vero, come proclama l’Apostolo, che la morte ha esteso il suo regno a causa della colpa di un solo individuo, a più forte ragione coloro che ricevono l’abbondanza della grazia, dei doni e della giustizia, devono regnare nella vita, per opera di uno solo. Gesù Cristo (Rm 5,17). Orbene, poiché a causa del peccato di Adamo i bambini contraggono la colpa originale, a più forte ragione, per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo, potranno essi conseguire la grazia e la giustizia, per regnare nella vita, cosa però impossibile senza il Battesimo.
    Perciò i pastori insegneranno che i bambini devono assolutamente essere battezzati.
    Poi, adagio adagio, la puerizia dovrà essere educata alla vera pietà, inculcandole i precetti della religione cristiana. Poiché disse il savio: “Quando l’adolescente abbia preso la sua via, non se ne allontanerà più neppure da vecchio” (Prv 22,6). E non è lecito porre in dubbio che i bambini battezzati ricevano realmente i sacramenti della fede. Se ancora non credono con adesione positiva del loro intelletto, si fanno forti però della fede dei genitori, se questi sono credenti; se non lo sono, supplisce, per usare le parole di sant’Agostino, la fede della Chiesa, ossia della società universale dei santi (Epist. ad Bonif. 98, 5). In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito Santo.
    Occorre esortare costantemente i fedeli perché portino i loro figli, non appena possono farlo senza pericolo, alla chiesa e li facciano battezzare con la solenne cerimonia. **Si pensi che ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo. Quanto grave dunque è la colpa di coloro che li lasciano privi di questa grazia più del necessario, mentre la debolezza dell’età li espone a innumerevoli pericoli di morte.**

    Il Battesimo degli adulti
    178 Diverso metodo deve seguirsi, secondo l’antico uso ecclesiastico, a proposito di adulti che, nati da infedeli, hanno raggiunto il pieno uso della ragione. A essi deve essere proposta la fede cristiana e con ogni cura devono essere esortati, spinti e condotti ad accoglierla. Convertiti a Dio, dovranno poi essere ammoniti a non differire il sacramento del Battesimo oltre il tempo fissato dalla Chiesa. Ricordando il motto biblico: “Non ritardare di giorno in giorno la tua conversione al Signore” (Sir 5,8), si mostrerà loro che la conversione perfetta consiste nella rinascita battesimale. Inoltre si farà rilevare che quanto più tardi accederanno al Battesimo, per altrettanto tempo dovranno restare privi della partecipazione e della grazia degli altri sacramenti, sostanza della religione cristiana, ai quali non si può giungere senza il Battesimo. Infine così essi rimangono privi del più grande frutto della rinascita battesimale: la cancellazione delle colpe commesse e l’ornamento della grazia, con il sussidio della quale è dato per l’avvenire di evitare il peccato e di custodire la giustizia e l’innocenza, cose che costituiscono l’essenza di tutta la vita cristiana.
    Nonostante ciò fu consuetudine della Chieda di non concedere subito a questa classe di individui il sacramento del Battesimo; si stabilì al contrario di ritardarlo per un certo tempo. **Per essi del resto la dilazione non implica il pericolo che incombe per i bambini.**
    In caso improvviso di pericolo, chi ha l’uso della ragione, pur impossibilitato a purificarsi nell’acqua sacramentale, può conseguire la grazia e la giustizia col semplice proposito di ricevere a suo tempo il Battesimo, unito al pentimento dei peccati commessi.
    Questo ritardo comporta parecchi vantaggi. Anzitutto, dovendo la Chiesa evitare con cura che qualcuno si avvicini al sacramento con animo insincero e ipocrita, c’è così modo di scandagliare la volontà di coloro che chiedono il Battesimo. Proprio per questo fu stabilito da antichi sinodi che coloro i quali passavano dal giudaismo alla fede cattolica, prima di ricevere il Battesimo trascorressero qualche mese fra i catecumeni. In secondo luogo essi vengono meglio iniziati alla dottrina della fede che dovranno professare e alle regole della vita cristiana. Infine si tributa al sacramento maggiore rispetto religioso, ammettendo gli adulti al Battesimo solamente nei determinati giorni di Pasqua e Pentecoste, con cerimonie solenni. Talora però ci sono ragioni che vietano di differire il Battesimo, come il pericolo imminente di morte o la piena conoscenza che i destinati al Battesimo posseggono dei misteri della fede. Così fecero Filippo e il principe degli Apostoli, il primo battezzando senza indugio l’eunuco della regina Candace (At 8,38), l’altro battezzando Cornelio (ibid. 10,48) non appena costoro enunciarono la loro adesione alla fede.

    Asterischi miei, visto che non sono capace di mettere il grassetto e altri optional 😉

  20. Don Massimo

    Carissima Costanza che bello il tuo articolo. Anch’io sono stato battezzato da mia mamma, in ospedale. A lei devo la mia nascita e ancor più la mia nascita alle cose di Dio. Non stavo male e non stavo per morire. Semplicemente, è il gesto di una premura più grande che non solo quello di aver dato la vita. E’ come se la mamma si fosse accorta che quel piccolo il quarto, che aveva tra le mani, in fondo, non era suo, ma di un Altro che misteriosamente mi ha tessuto nel suo grembo.

  21. Roberto

    Rispondendo a Stefano, invece.
    No, non trovo affatto la tua domanda provocatoria 🙂

    Il Battesimo pre-parto è un’ipotesi che solleticò molto anche me, tempo fa, ma scoprii che la Chiesa aveva già vagliato e scartato questa possibilità. Non so più trovare i riferimenti. C’è anche da dire che il Battesimo, come ogni Sacramento, richiede forzatamente una componente materiale, in questo caso l’acqua. Non si può spargere acqua su un bambino prima che nasca.
    Da sola, questa pare una motivazione molto debole ai nostri occhi, ma era una delle obiezioni che ricordo.
    Aggiungo che in tempi nei quali era pacifico che senza Battesimo i bambini sottostavano al pericolo di morte, e non fisica, i genitori potevano, durante la gravidanza, offrire devotamente al Signore la loro intenzione di battezzarlo appena nato. Si riteneva che tale devota intenzione potesse “fare” Battesimo, come è riportato nel punto 177 del CCT che ho postato sopra: “In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito Santo.”
    La pratica è caduta in disuso man mano che si è attenuata, molto imprudentemente, la percezione della nostra condizione decaduta.

    La scelta del futuro Papa Giovanni Paolo II mi sembra proprio corretta, comunque.
    Rattrista dover leggere le solite stupidate sul “coraggio”del futuro Papa da contrapporre, tanto per cambiare, dalle “indicazioni che giungevano dal Vaticano” – va da sé da intendersi in senso opposto.

    No, il punto è semplice: una volta battezzato, il bambino secondo la Chiesa ha il *diritto* di ricevere un’educazione cattolica.
    Ancora una volta, in quei tempi, a differenza che oggi, tale diritto era preso con tutta la serietà del caso.
    Meno di un secolo prima, proprio questo avrebbe portato al famoso “caso Mortara”, il bimbo ebreo adottato da Pio IX dopo essere stato battezzato dalla domestica cattolica che lo aveva visto in pericolo di vita e che era poi sopravvissuto.
    Proprio per evitare tali tragiche situazioni, la normativa dell’epoca vietava assolutamente che personale di servizio cattolico andasse a lavorare presso famiglie ebree.

    Come vedi, pur avendo ben presente l’importanza del Battesimo, le leggi si preoccupavano di impedire che certe situazioni drammatiche avessero a verificarsi nella pratica, rispettando assolutamente il diritto del genitore a crescere i figli nella religione dei loro padri.

    Così, non era permesso (e non è permesso oggi) che un bambino appartenente a un’altra comunità religiosa venisse battezzato senza consenso dei genitori, salvo il pericolo di morte.

    Diverso il caso di quei bambini ebrei per i quali il ricongiungimento con la famiglia o la comunità di appartenenza era reputato non più possibile e dati così in adozione a famiglie cattoliche. In questa ipotesi, è chiaro che il Battesimo e la conseguente istruzione religiosa andasse impartita.

    Da ciò che leggo, nel caso che tu riporti, si tratta invece di un affido temporaneo, in circostanze delle più drammatiche, con esplicita richiesta di fare il possibile per restituire il bambino a un ambito ebraico e a ciò che restava della famiglia di origine, e in cui non erano perse le speranze che tale ricongiungimento fosse possibile, per quanto arduo; come poi accadde.

    In queste circostaze, Wojtyla avrebbe avuto l’obbligo di battezzare solo in caso di pericolo di vita del bimbo – ma in tale circostaza, va anche detto per completezza e correttezza, questo avrebbe chiuso qualsiasi possibilità di restituzione fino a maggiore età.

    Perciò, direi proprio che il futuro Papa si comportò nel miglior modo possibile.

    1. Cris

      Le vostre risposte sono teologicamente molto convincenti, eppure io non capisco. Se è materialmente impossibile che siano battezzati ancora in grembo, perché il Signore, che può tutto, permette che vengano portati via?
      Il nostro piccolo è morto alla 11esima settimana, e noi eravamo certi di avere un angelo in cielo e di poterlo riabbracciare a tempo debito, ma ora non ne sono più così certa…ma cosa avrei potuto fare? Nulla…mi sembra quasi una beffa…scusate, neh… 😦

      1. @Cara Cris, il tuo è un dubbio di non poco conto, quindi permettimi una risposta che spero non sia teologica (ammesso che io sia capace di Teologia), ma più “logica”…

        Anzitutto sappi che mia moglie ed io abbiamo tre figli qui in terra e tre in Cielo e tutto morti (e quindi non battezzati) quando erano ancora nel grembo della madre.
        Ora, chi stabilisce si venga concepiti e si nasca? Dio.
        Chi stabilisce il nostro tempo di vita terrena (che questa sia dentro o fuori l’utero materno)? Dio.
        Spero su questo tu non abbia dubbi… non esiste la fortuna o la sfortuna o il fato avverso…

        Quindi se Dio ha stabilito per i nostri piccoli una vita umanamente breve ai nostri occhi, sapendo – da sempre – che il Sacramento del Battesimo che ha donato e ispirato nei modi alla Sua Chiesa, non poteva a loro essere materialmente impartito, come può permettere che questi non abbiano la Vita Eterna? Sarei d’accordo con te… una beffa! Ma Dio non è né beffardo, né assurdo.
        Lascia che ti citi questi soli due passaggi della Scrittura:

        Giobbe 31,18
        “poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin dall’infanzia e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato.”

        Salmi 70,6
        “Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno; a te la mia lode senza fine.”

        Per fede poi sappiamo che tutti ci ritroveremo e “riabbracceremo” anche fisicamente con la Resurrezione delle Carne… cosa riabbracceremo? Un feto?
        Cristo alla Sua Resurrezione era trasfigurato, tanto che i suoi non lo riconobbero… saremo nella nostra umana pienezza, senza ombra di difetti fisici, di rughe di alcunché (così come lo sarà il nostro Spirito).
        Non dubitare Cris, non dubitare… perché in questo dubbio il Demonio si insinua e ti gioca.

        “Ah bello il tuo Dio… ha fatto morire il tuo bambino prima ancora che nascesse e non puoi neppure sperare di rivederlo. E’ perso per sempre! Bel Dio… E questo sarebbe il Dio che ti ama?!”

        Oppure ti attacca sulla Chiesa e sulle norme che regolano i Sacramenti: “A bella Chiesa, non ha misericordia… o hai tutti i “bollini” al posto giusto o sei fuori…” (Questo se presti orecchio hai fautori dei “bollini” per la “tessera premio”…) e separa, nel tuo pensiero, Dio dalla Sua Chiesa e il gioco (il suo!) è fatto…

        Non dubitare Cris, non ne hai nessun motivo… Spero tu abbia dato un nome al tuo bambino, così che lo ricordi, preghi per lui e chiedi a lui che preghi per te.
        Ti abbraccio.

    2. Grazie Roberto, ho letto con molto interesse quanto hai scritto, mi ha arricchito. Credo ci sarebbero tanti altri aspetti da approfondire, spero di avere il tempo (che ultimamente scarseggia…) di sottoporveli. Grazie ancora!

  22. Davide

    Ciao Cris, a me piace pensare che i nostri angeli in cielo abbiano ricevuto una specie di battesimo di sangue. Magari qualcuno ci può aiutare ad approfondire questa ipotesi.

  23. Maria Teresa

    Ho battezzato il mio primo figlio a quattro mesi di vita. Il secondo a un mese di vita. Ma ancora adesso mi rimprovero di non avere chiesto il Battesimo al sacerdote della cappella dell’ospedale immediatamente dopo la nascita o meglio subito dopo il primo vagito, come mi sembra si usasse anni fa.

  24. Bariom:
    “Ma Dio non è né beffardo, né assurdo”

    …mettendomi nei Vs. panni (ammesso che sia possibile) dovrebbe essere proprio così!

    Anche il da voi tanto amato Cartesio lo diceva, che dio non ci inganna…

  25. …certo che se Iddio fosse Giancarlo (se non fosse che lui è già il “massimo dei peccatori”) sarebbero guai seri!
    (per fortuna che è anche lui, Giancarlo, solo un esserucolo umano, per dire) (non il massimo degli esserucoli, un semplice esserucolo, come tutti)

  26. 61Angeloextralarge

    Giancarlo (e con questo chiudo i miei commenti ai tuoi): “difenderti”… da chi? Non mi pare che qualcuno ti abbia attaccato. Se lo pensi mi dispiace perché, per lo meno da parte mia, l’intenzione non c’era. Non mi pare che qualcuno ti abbia definito fariseo. Se ti riferisci al mio commento sul fariseo e pubblicano: leggi bene quello che c’è scritto. Sarò la solita imbranata ma non ci vedo niente di offensivo.
    E… tranquilli tutti! Il Cristo ha versato il suo Sangue per tutti, credenti e non… anzi è venuto per salvare i non credenti. I credenti erano già dalla “parte giusta”?

    1. Giancarlo

      @61Angeloextralarge
      Forse hai ragione, ho esagerato a sentirmi attaccato. Chiedo scusa a tutti. Rileggendo i tuoi interventi poi, mi sono accorto che sei intervenuta, nei miei confronti, sempre senza aggressività e con spirito costruttivo. Ed io non ti ho neanche mai risposto. Mi dispiace, ti devo delle scuse. Ed anche qualche risposta.

      No, non mi riferivo a te quando ho detto che alcuni mi hanno dipinto come un “fariseo senza cuore ed attento solo alla legge”, ma a Giusi e Bariom, che hanno calcato molto la mano sul fatto che io giudico Alvise. In realtà io non ho mai giudicato Alvise; semmai ho giudicato e condannato senza appello la sua scelta di non credere; ma su Alvise non ho mai espresso un giudizio, l’ho semplicemente ammonito, com’è doveroso per un cristiano quando parla con un ateo: per la precisione gli ho detto: “…se fossi in te, farei meno il galletto ed abbasserei parecchio la cresta perché mi sa tanto che te sei tra quelli che stanno dalla parte sbagliata. Occhio!”. Del resto l’ateismo è una professione di fede intrinsecamente sbagliata e, se Alvise non muterà radicalmente la sua fede rispetto a Dio, non credo che sia uno scandalo dire che FINIRA’ CERTAMENTE ALL’INFERNO, COME TUTTI GLI ATEI naturalmente.

      Quello che mi sembra che si faccia molta fatica a capire è che l’ateo non è un semplice peccatore. Se fosse un semplice peccatore sarebbe pienamente legittimo sperare per lui nella salvezza. Viceversa l’ateo, oltre che un comune peccatore come ciascuno di noi, è anche una persona che ha fatto esplicita professione di fede del fatto che Dio non esiste. Vuol dire che rifiuta esplicitamente, liberamente e consapevolmente Dio. Capisci? Non è che faccia fatica a credere, ma rifiuta, in maniera del tutto irragionevole, anche solo l’ipotesi che Dio possa esistere. Questo suo totale e folle rifiuto di Dio non può che condurlo DRITTO ALL’INFERNO. E di questo spaventoso pericolo NOI SIAMO TENUTI AD AMMONIRLO e,chi non lo fa (per paura di offenderlo?) si rende corresponsabile della sua eventuale dannazione.

      Gesù Cristo è venuto a salvare tutti i peccatori, ma NON TUTTI I PECCATORI SARANNO SALVATI. Se rifiutiamo la fede non ci salva neanche Gesù Cristo.

      1. 61Angeloextralarge

        Giancarlo:lascia perdere le scuse. Non c’è nessuno offeso da queste parti. Comunque quello dell’ateo è il peccato contro lo Spirito Santo, e non sarà perdonato. Quello che penso però è che l’ateo, anche se si professa tale, non è indenne dalla chiamata di Dio. Questo significa che anche se fa’ il sordo o se lo è proprio, la voce di Dio si alza anche per lui. Credo profondamente che ognuno abbia i suoi tempi, condizionati anche dalla cocciutagine, dal rifiuto e da altro. Ma nessuno di noi è migliore di altri perché ognno di noi ha la propria storia e comunque, visto che siamo stati creati da un dio che è amore, questa storia d’Amore l’abbiamo dentro di noi e prima o poi fa’ sentire i suoi “effetti”. Se poi, nel momento stesso che ci accorgiamo che Dio è Amore e nonostante questo lo rifiutiamo, beh allora siamo finiti. Non è Dio che ci manda all’inferno (che esiste anche se molti nella Chiesa stessa pensano il contrario). Siamo noi che, sentendoci indegni di tale bellezza, ci allontaneremo da Dio nel momento del giudizio finale. Infatti, a proposito del giudizio finale… il Buon Pastore separerà i capri dalle pecore, sì! Ma non sarà Lui a decidere chi è capro e chi è pecora. Saremo noi che saremo diventati capri o pecore, un po’ alla volta, semplicemente vivendo la nostra quotidianità.
        Personalmente ringrazio il Signore per la pazienza che ha usato con me. Mi “sono arresa” al suo Amore solo a 33 anni. E per anni ho avuto dentro il rimpiato di non essermi arresa prima. Ho avuto anche io un grande zelo per le anime: avrei voluto rompere a tutti il cuore ed infilarci dentro l’Amore di Dio. Quanto ho pregato per la converione di alcuni elementi fondamentali nella mia vita! Niente da fare! Tuttora la situazione è invariata. Ma la cosa bella è che non ho più il desiderio di spaccargli il cuore. Non ho rinunciato a chiedere la loro conversione ma ho dentro una grande certezza: Dio sa quando e come arriveranno a Lui. Questa certezza mi è nata dentro in un momento in cui stavo “letteralmente litigando con il Signore” per alcune situazioni pesanti e pensando a Santa Monica brotolavo dicendo: “Oh, ma mica mi vorrai fare aspettar 30 anni?”. Ad un erto punto è come se si fosse accesa una lampadina: “Ma… ma io ne ho fatti aspettare 33…”. Beh, da qual momento ho capito che se il Signore “ce l’aveva fatta” con me… ce la farà con tutti. Se io tengo tantissimo alla loro conversione… Lui di più!

      2. Sara

        Caro Giancarlo, ho letto tutti i commenti che hanno suscitato dibattito e volevo dirti che, seppure comprenda e trovi teoricamente giuste molte delle obiezioni che ti sono state fatte, credo di aver capito cosa tu volessi dire e perciò credo che tu abbia ragione! O meglio: credo che abbiate ragione tutti, ma che ci sia stato un “problema” di comunicazione! Credo infatti che tu abbia una grande fede e un’umiltà genuina, senza aggiunta di stucchevoli dolcificanti, ma che ad averti “penalizzato” sia stato il modo con cui hai voluto rimanere fedele al tuo amore per la Verità. Anche a me capita spesso di essere rigida per lo stesso motivo. Ma, pur cercando di migliorarmi costantemente nella carità (un impegno e un obbligo, per me), nel frattempo non rinuncio ad affermare la mia fede, anche a costo di apparire intransigente (che, poi, non sono così convinta sia una brutta cosa…).
        Preghiamo, caro Giancarlo, per essere sempre più fermi nella fede e grandi nella carità! Ciao!

        1. Giancarlo

          Cara Sara, mi fa molto piacere di essere finalmente stato compreso. Io non mi sento affatto superiore a nessuno, neanche ad Alvise. Sono pienamente cosciente di essere solo un misero peccatore, il cui unico merito è quello di sperare nella Misericordia di Dio.

          Quello che vorrei che si capisse è che non intervengo su questo blog per amore della polemica, ma perché sono alla costante ricerca di confronto con cattolici che possano confermarmi e rinforzarmi nella mia fede. Purtroppo ho un carattere impulsivo che, a volte, mi fa dire cose di cui dopo mi pento e questo genera confusione. Comunque posso dire un grande grazie a tutti voi perché, sia pure con difficoltà, alla fine mi sono sentito compreso ed amato. Un abbraccio fraterno a tutti, Giusi e Bariom compresi.

  27. Angelina

    Ora, vorrei sommessamente, rispettosamente e con grande serietà, chiedere ad Alvise e ai rappresentanti del tuttismo-ognunismo-liberitutti-etc. Leggi questa notizia, lascia stare chi la pubblica, o qualunque altra menata per aggirare l’argomento; leggi e dimmi, per favore: è questo che volete? Perché aggredire? Io penso che questa legge limiti la libertà, voi che cosa ne pensate?

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sentinelle-in-piedi-aggreditea-bergamo-7926.htm

  28. “Presenti alla veglia, oltre a gruppi di atei e cattolici, anche un gruppo di mormoni, a testimonianza dell’aconfessionalità della manifestazione”

    Non sono un rappresentante del tuttismo-ognunismo-liberitutti-etc.

    Ad ogni modo, se proprio ti interessa sapere come la penso io, ti dirò la ennesima banalità, ma che credo si giusta:
    le legge c’era già, non importava, in questo caso, farne un’altra (nemmeno modificarla). Altra banalità: basterebbe applicarle le leggi (chi ci crede).

  29. …tutte le aggressioni sono gravi!

    (-inquietante- è un vocabolo di gran moda)

    (la opinione non dovrebbe mai essere un reato, eppure non si pole dire quello che uno vole, è giusto o non è giusto?)

    1. Angelina

      Tutte le aggressioni sono gravi.
      Ok hai ripreso con le frasi fatte da “tuttista”. Stop, chiudo. Con voi non ci si ragiona, tempo perso.

  30. …io non sono “voi” come voi siete “voi”. Perché? Perché a me non mi sembra di riconoscermi (o non mi sembra di appartenere, e di regolarmi di conseguenza) in nessuna Chiesa. Te puoi dire lo stesso?
    (sì, me ne rendo conto, anche te potresti dire che in realtà anche io appartengo, di fatto, nella essenza del mio pensare, alla chiesa dei tuttisti-conformisti-relativisti- eccetra) (ma allora questo vorrebbe dire che o uno è della Chiesa o sennò, nella meglio delle ipotesi, è un babbeo?)

  31. Roberto

    @ Ohi Giancarlo! Accetto volentieri la tua amicizia e son contento di averti fatto così piacere. Io ho capito senz’altro cosa volevi comunicare. Considera che probabilmente anche il (mio) percorso di conversione mi ha facilitato in questa comprensione! 😉
    @Stefano: prego! Mi fa piacere esserti stato utile.

  32. Roberto

    Dunque, ritorno con le cautele del caso sul destino dei bimbi non battezzati, e in generale sul destino che attende coloro che in questa vita non hanno mai sviluppato la ragione né ricevuto il Sacramento del Battesimo.
    Ci ritorno intanto per ribadire un punto che, piaccia o no, resta costante: non sappiamo esattamente cosa attenda loro, ed è proprio questo non saperlo che accende, da sempre, una ridda di ipotesi che ancora oggi, come sempre, ci turbano.
    Insisto su questo punto: il Signore ha stabilito che questa conoscenza restasse esclusa, nella sua interezza, dal deposito Rivelato, e se Lui ha deciso così, non è per farci soffrire o per amareggiarci, ma perché evidentemente è meglio per noi che, in questa vita, un velo resti davanti ai nostri occhi.

    Comincerò enumerando le cose spiacevoli, ma necessarie. Dalla Somma di Teologia Dogmatica del Casali:

    “L’uomo che ha raggiunto il pieno uso di ragione e ha il peccato originale cancellato col Battesimo di acqua, o almeno con un atto di carità perfetta, che comprende il Battesimo di desiderio almeno implicito, purché non abbia altri peccati mortali si salva (come vedremo nel relativo trattato). Altrimenti va all’inferno.
    Nei bambini e in tutti quelli equiparati a questi, come coloro che sono sempre stati pazzi o deficienti, il peccato originale impedisce la visione intuitiva di Dio.
    É DI FEDE
    dal Conc. di Firenze che definisce: «le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale o col solo peccato originale, subito vanno all’inferno, ma puniti con pene differenti» (D. B. 693).
    E il Conc. di Trento, confermando quanto era stato detto anche nel Conc. di Firenze, e cioè che è di fede che «le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale o nel solo peccato originale, scendono subito nell’inferno, ma punite con pene differenti», conferma che «ai bambini è necessario il Battesimo per conseguire la vita eterna» (D. B. 791). Queste definizioni non fanno altro che riportare quanto aveva detto Gesù: «Se uno non sarà rinato nell’acqua e nello Spirito Santo non potrà entrare nel Regno di Dio» (Gv. 3, 5) e «Chi crederà e si battezzerà sarà salvo» (Mc. 16, 16).
    Colla parola inferno però, non è designata necessariamente la pena dei dannati adulti. Nella tradizione cattolica, questo luogo per i bambini, si chiama solitamente «Limbo».”

    Intanto e subito: ho letto a fondo il Catechismo del Concilio di Trento e posso confermare che:
    – in nessun punto si cita esplicitamente il limbo;
    – che per inferno o inferi il Concilio non intende il solo inferno come noi lo immaginiamo ma: l’inferno dei dannati, il limbo dei Padri, svuotato dalla prima venuta di Cristo, il Purgatorio.

    Ora, il limbo è un’ipotesi teologica del XII secolo, che è stata creduta e ancora è creduta da molti che non solo sono cattolici, ma pure Santi (San Pio X lo inserisce esplicitamente nel suo Catechismo).
    Eppure nessuno di questi Santi ha mai dubitato di Dio e della Sua bontà. Il limbo è da considerarsi più uno stato che un luogo, uno stato nel quale l’anima non possiede la visione intuitiva di Dio, ma neppure soffre alcuna sofferenza – e questo mi sembra un primo punto importante.
    Così come ci furono e ci sono coloro che credettero fermamente nel limbo, come Pio X appunto, così ce ne sono altri, compreso Benedetto XVI, che non ci credettero.
    Ma intanto: perché i Santi non hanno trovato un conflitto tra la loro Fede e l’ipotesi del limbo? Dobbiamo forse supporre che in realtà fossero delle specie di farisei senza cuore? Dobbiamo credere che non soffrissero o non contemplassero con dolore le sofferenze di quei genitori che si trovavano così nella morsa dei dubbi?

    No, ma erano al contrario ben consci di un fatto: nessun uomo si salva così com’è, nessuno si salva con le proprie forze, nessuno si salva per il solo fatto di venire al mondo, noi esseri umani veniamo chiamati alla vita in uno stato di deformità originaria che ci preclude il Paradiso, e nessuna creatura ha “diritto” alla visione eterna di Dio; come insegna San Tommaso, un bene che sorpassa ogni natura creata.

    Vogliamo forse dire che molti di coloro che ci hanno preceduto nella Fede, e tra loro molti tra i più valenti campioni, credevano in un Dio “crudele”? O che non avevano compreso Dio a sufficienza e siamo dovuti arrivare noi, moderni e sensibili, a rivoluzionare le cose?
    Come se le sofferenze degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto, per la perdita dei loro figlioli, contassero meno delle nostre?
    Questo non sarebbe possibile e, se argomentassimo in tal modo, infliggeremmo una frattura nella Chiesa che finirebbe per provocare molti e gravi guasti.

    E’ certo che Dio non è legato ai Suoi Sacramenti, e potrà pure in qualche modo, misericordiosamente, estendere gli effetti del Battesimo ad alcuni.
    Si capisce altrettanto bene però, e non sarebbe credibile il contrario, che non sempre accade.
    Se Dio operasse sempre così, il Battesimo sarebbe ridotto a una pratica che potrebbe essere posposta almeno di alcuni anni senza particolare danno. Almeno fino alla prima Comunione. Tanto, tutte le volte che non battezzassimo noi, toccherebbe a Dio farlo.
    Se la Chiesa raccomanda di non agire in tal senso, è proprio perché il Battesimo è necessario di necessità di mezzo tanto per gli adulti che per i bambini.
    E’ l’unico strumento, che noi conosciamo, adatto a rimuovere il peccato originale, a causa del quale la visione intuitiva di Dio ci è preclusa. Dio ha altri mezzi per rimuovere il peccato originale? Certo, è Onnipotente! Ma noi non li conosciamo e se la Chiesa è così minuziosa ed esigente in tal senso, la ragione è proprio questa e nessun’altra.

    Finita questa prima parte poco consolatoria, cerco di allargare un poco la questione.

    Intanto: ma perché allora il Signore non è stato più chiaro su questa cosa? Insomma, diciamocelo, ma se noi dovessimo sederci a tavolino a inventare una religione, e qualcuno si levasse in piedi a proporre un’apparente assurdità del genere, e davvero un’assurdità che sa di beffa, lo cacceremmo o no a pedate seduta stante? Io lo farei senz’altro, questo è poco ma sicuro.
    Questa cosa del Battesimo, assieme ad altre, mi suscitava un tale disgusto per la Chiesa da nutrire per essa un odio e uno schifo intenso come solo un ragazzo può provare. E può darsi sia per questo che ho finito per accanirmici così tanto, negli anni.

    Se il Signore non è stato più chiaro, è perché, nonostante il dolore e i danni che ci possono venire nel non poter vedere chiaro in questo mistero, se esso ci fosse svelato sarebbe peggio.
    Supponiamo che avessimo una garanzia assoluta della salvezza di tutti coloro che nascono e muoiono senza Battesimo e senza aver raggiunto l’età della ragione. Presto, noi finiremmo per convincerci che allora la nostra natura non è ferita e decaduta come la Chiesa ribadisce. Dato che siamo quello che siamo, in poco tempo andrebbe così. Da questa convinzione, quanti guasti a così tante anime ne verrebbero! Quante anime si perderebbero. Attenuata o persa la consapevolezza di quanto la prigionia del peccato sia pervasiva e universale, tanto da ferire all’origine la nostra natura, rischieremmo di smarrire la coscienza del bisogno estremo che abbiamo di un soccorso, di un liberatore, di un Salvatore. Parafrasando il Cardinal Biffi, contemplando il proprio stato con giulivo ottimismo e minimizzando la propria miseria, l’uomo d’oggi rischia di piombare nella miseria più grande: quella di rendere inutile il suo Redentore.
    Già noi ne vediamo i frutti, che nascono proprio dalla rivolta nei confronti della realtà del peccato originale da parte dell’uomo d’oggi.

    Così, il Signore proprio per proteggerci in questo ci lascia nel buio: così com’è per la nostra salvezza che ci rivela alcune cose, per la stessa ragione ce ne occulta altre.

    Però questo non consola la nostra ragione. La nostra Fede, va detto, in questo ci mette di fronte a una croce che ci fa soffrire. La prima risposta che trovo è questa: “Il giusto vivrà per la sua Fede.”.
    La prima tentazione, tentazione che anch’io ho conosciuto, è di voler quasi far finta di niente: per alcuni anni dopo la conversione, volli convincermi che un problema col Battesimo non ci fosse e si trattasse solo di “incomprensioni del passato”, “vecchie teologie”… fin quando non mi imbattei in quei passi inequivocabili che mi fecero capire che non potevo presumere di cambiare il dato rivelato a mio piacimento. Amaramente “cedetti le armi” riconoscendo che qualcosa mi sorpassava e che avrei potuto addomesticarlo solo tradendo la mia Fede, cosa che non ero disposto a fare.

    Ma dunque, cosa ci resta, dopo aver riconosciuto la nostra insufficienza a capire?
    Almeno due cose, e poi chiudo che sono già stato troppo lungo:
    noi possiamo pregare sempre per la buona morte di una persona che ci è cara, anche anni dopo la sua morte. Può sembrare strano, ma è così. Dio ha davanti a sé tutti gli istanti del tempo, perciò noi possiamo pregare per il momento del trapasso di chi amiamo, affinché questo sia un momento di conversione, salvezza, redenzione. Queste preghiere, fatte anche a distanza di tempo, sono contemplate dal Signore proprio nel momento in cui servono e nessuna di esse va perduta. Questa è una pratica molto bella da suggerire a coloro che hanno visto morire persone amate che fino all’ultimo, per esempio, hanno rifiutato i Sacramenti. Per il resto della propria vita, se si vuole, si può pregare affinché quella persona abbia ricevuto la grazia di una conversione del cuore durante il suo ultimo respiro.
    Allo stesso modo, niente impedisce ai genitori di offrire in preghiera il desiderio vicario dell’effusione del Battesimo, in qualunque momento. Il Signore non è vincolato né al tempo, né ai Suoi Sacramenti che sono mezzo ordinario ma non esclusivo del Suo operare.
    Dunque, perché non fare così: “Signore, tu che sai tutto, sai quanto amo il mio figlio perduto, sai quanto avrei desiderato battezzarlo. Tu che puoi tutto, prendi la mia intenzione, il mio amore e il mio dolore e adoperalo come puoi e come vuoi.”
    Io credo davvero che questa preghiera abbia un valore.

    In secondo luogo, e per coloro che non ricevono suffragi e preghiere, resta un’ipotesi, che è mia e di qualcun altro.
    Poiché il limbo non è materia di Fede ma resta ipotesi sulla quale il Magistero non si è espresso in maniera vincolante, perché non supporre che lo stato di queste anime, gli inferi a cui si riferisce il Concilio, non sia da intendere come uno stato nel Purgatorio?
    In una rivelazione privata, Santa Caterina Emmerick, durante le sue esperienze mistiche dell’aldilà, dirà di aver visto le anime dei bambini non battezzati proprio in Purgatorio. Il Purgatorio, si sa, è uno stato temporaneo e non eterno. Nulla impedirebbe allora di credere che nella sua ultima venuta, Nostro Signore monderebbe tutte queste anime dalla ferita del peccato originale.

    Anche la mistica Natuzza Evolo, sulla cui testimonianza però non mi esprimo, diede indicazioni in tal senso negli anni ’50. Io preferisco certo la testimonianza di Santa Emmerick, per ovvie ragioni.

    Naturalmente, queste mie sono ipotesi, e sono pronto ad abbandonarle non appena mi si dimostrasse la loro incompatibilità con la Fede cattolica. Dopo averle vagliate a lungo, comunque, mi sembrano almeno difendibili e ho scoperto di non essere il solo a sostenerle.
    Resta la necessità di fidarci del Signore e l’umiltà di riconoscerci limitati (e forse basterebbe questo, senza tante “parole superbe”). In tanti ci precedettero sopportando queste stesse oscurità, ma confidando in Dio.

    1. Bellissimo Angela, questo articolo di Don Fabio che si apre con la frase: “Oggi ho aiutato un uomo a morire”, ma avrebbe potuto certamente essere “oggi ho aiutato un uomo a rinascere…” 😉

      Proprio perché non conosciamo né il tempo, né l’ora, dovremmo prima di tutto preoccuparci di essere noi trovati sempre pronti e degni ed essere preoccupati per chi non crede o non conosce Dio, che sappiano che, oltre alla seria e tremenda eventualità dell’Inferno (così rimango nelle simpatie di Roberto :-)), vi è – ancor prima – la concreta e sublime possibilità del Perdono di Dio che non conosce limiti – se non quello che la nostra stessa anima Gli pone.

      Certo nel leggere episodi come quello che Don Fabio racconta, a volte in alcuni scatta la frustrazione dei gli operai della “prima ora” (o dell’ora media ;-)), ma basta leggere la parabola per conoscere la risposta… Viene poi da domandarsi: faremmo a cambio?
      Seriamente pensiamo che una vita lontana da Dio e/o nel peccato consumata sino l’ultimo istante, sia stata per questo, una “godereccia passeggiata”? O, come per noi è possibile già gustare qui sulla terra un anticipo del Paradiso, per loro non sia stato un assaggio del Inferno, quell’Inferno che rischia il caparbio impenitente?

        1. @Angela, anch’io propenderei per la seconda…facilitato dall’aver sperimentato anche la prima. 😉

          Come già ho scritto, per mia cognata, l’intervento è andato “tecnicamente” bene, ma si tratta di un morbo degenerativo e questo, che è l’ennesimo intervento, si inserisce in una esperienza dolorosa fisica, psicologica e spirituale… quindi per chi ha il “libricino delle intenzioni” come la cara Giusi, potrebbe aggiungere un piccola riga. Grazie.

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