Da che pulpito

di Costanza Miriano

Se non me lo avessero impedito il mio primo libro lo avrei intitolato Da che pulpito, tanto sono consapevole del fatto che non è necessario essere irreprensibili per dire come la si pensa sul mondo. Siamo tutti poveri peccatori in cammino, è chiaro.

Ma che sia il Corrierone della Sera a fare prediche sulla famiglia, be’ questo mi suona davvero strano. Mettere in discussione la famiglia tradizionale sembra ormai parte del core business anche dell’ammiraglia dei quotidiani, e allora quando sabato 6 ottobre ho letto il paginone “I grandi siamo noi (dimenticarlo costa caro)” veramente il “da che pulpito” mi è sgorgato dal cuore.

Il pezzo descrive quello che tutti noi vediamo, bambini che contrattano le regole con i genitori, che decidono la meta delle vacanze familiari, e che per questo sono considerati “avanti” da genitori sempre più insicuri e fragili. “Sono più di venti anni che assistiamo a questo ribaltamento dei ruoli” dicono in coro i vari psicoesperti consultati.

Sulla foto siamo tutti d’accordo. È una fotografia, appunto. È sulla ricetta che l’articolo è carente: si limita a un generico invito a riprendere autorevolezza, o a farsi aiutare da un esperto.

A me sembra che quello che sta succedendo sia semplicemente l’epilogo naturale di una cultura che ha eliminato il padre, incarnazione della regola (e infatti la giornalista chiama rigorosamente “genitore”, mai “padre”, quello che a volte deve anche saper battere i pugni sul tavolo), che ha incoraggiato in tutti i modi la dissoluzione della famiglia, luogo in cui le regole vengono condivise, compensate, bilanciate (se si passa da una casa all’altra di genitori separati ognuno fa come crede, e non è scontato che la linea sia la stessa), che ha tolto soprattutto di mezzo Dio, l’unico orizzonte alto e assoluto sul quale appoggiare le regole.

Colgo l’occasione per dire che non scriverò mai un libro sui figli, come da più parti mi invitano a fare, perché credo che avrò una vaga percezione del lavoro svolto solo sul letto di morte (e, ragazzi, che sia chiaro: io continuerò a farvi prediche anche dopo, quando avrete cinquanta anni,affacciandomi dalle nuvole quando vi pulirete il moccio con la manica della felpa, dal frigo quando mangerete fuori orario, dalla mensola dei fumetti per cercare di indurvi a leggere piuttosto un bel romanzone russo). Ho fatto un numero incalcolabile di errori educativi, e se pubblicassi un libro lo dovrei certo ritirare presto dal mercato quando un mio figlio venisse sospeso dalla scuola per avere cosparso di marmellata la maniglia della porta di scuola, o introdotto un lombrico nel panino del compagno di banco (la hybris di una madre che vuole insegnare alle altre verrebbe senza dubbio punita).

Rimane il discorso che i genitori di oggi vanno alla cieca con i figli perché vanno alla cieca anche con se stessi. Se si cerca, e sottolineo mille volte cerca, di guardare ai dieci comandamenti e al Vangelo e alla vita eterna come obiettivo è forse possibile sbagliare un po’ meno. È l’unica speranza di imbroccare la direzione giusta. Se si pensa che ogni opinione e posizione sulla faccia della terra abbiano diritto di cittadinanza, e che i figli vadano lasciati liberi di esprimere le proprie potenzialità, è più difficile mantenere la bussola nelle circa seicento volte al giorno che bisogna prendere microdecisioni con i figli. Se c’è una famiglia solida e unita, che, con tutte le magagne possibili, ce la mette tutta a fare del suo meglio, è ipotizzabile riuscire a fare qualcosa di decente.

Per questo raccomando invece, come antidoto al problema che il Corriere riesce solo a fotografare, la lettura di Finché legge non vi separi, il libro dell’avvocato civilista (e non divorzista, si badi bene) Massimiliano Fiorin, che con precisione e competenza smaschera una cultura e un sistema giuridico che favoriscono e incoraggiano in ogni modo possibile il divorzio, diventato nella mentalità comune un diritto soggettivo di ciascuno dei coniugi. Io che sono di cuore debole ho faticato a leggere tutti quegli episodi reali raccontati, interessantissimi ma penosi. Continuavo a pensare a tutto il dolore che quelle persone si procuravano a vicenda, e procuravano ai loro bambini. Come facciamo a dire loro che i grandi siamo noi, se nemmeno riusciamo a stare accanto alla persona che dicevamo di amare, se non sappiamo superare la fatica, la difficoltà, le emozioni contrarie?

 

78 pensieri su “Da che pulpito

  1. Dal mattino di Padova – fresca fresca

    Bambino portato via dalla polizia a scuola: il video che fa discutere
    La trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” ha mostrato il filmato dell’azione delle forze dell’ordine in una scuola elementare dell’Alta Padovana: dieci anni, con i genitori separati, doveva essere trasferito in una struttura protetta su ordine del giudice. Annunciata una manifestazione di protesta

    .+- .Il filmato trasmesso da “Chi l’ha visto”
    Il racconto della zia: “Le immagini parlano da sole”
    PADOVA. Il giudice ha deciso e le forze dell’ordine debbono rendere esecutive le decisioni. Ma il filmato mandato in onda dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” ha scatenato una serie di polemiche a causa dell’azione di forza con cui gli agenti di polizia hanno prelevato un bambino in una scuola dell’Alta Padovana.

    La decisione del giudice è stata di sottrarlo alla potestà di entrambi i genitori, ma il bimbo di 10 anni ha opposto resistenza, perché vorrebbe restare con la madre. L’intervento degli agenti è stato piuttosto deciso: hanno dovuto prelevare il bambino che si divincolava, cercando di scappare. Un parente della madre ha ripreso la scena e ha inviato il video alla trasmissione televisiva della Rai. Scene difficili da “digerire”, che hanno immediatamente scatenato la polemica. Il piccolo infatti è al centro di un’aspra contesa fra i genitori separati e il giudice ha ritenuto opportuno sottrarlo alla potestà di entrambi, affidandolo a una struttura protetta.

    In particolare nel filmato il bambino urla e chiede aiuto mentre gli agenti lo caricano su una “volante”. Interviene una zia che cerca di fermare gli agenti. «Io sono un ispettore di polizia, lei non è nessuno», è la risposta data alla donna.

    In trasmissione è intervenuto anche un genitore che con altri ha assistito alla scena davanti alla scuola, mercoledì scorso. Ha descritto un clima di tensione e ha biasimato il fatto che tutti i compagni del bambino hanno avuto modo di vedere cosa accadeva al loro amico.

    Le proteste e la manifestazione. Roberta Lerici, presidente dell’associazione “Bambini coraggiosi” e l’avvocato Andrea Coffari, presidente nazionale del “Movimento infanzia” in una nota hanno fornito la ricostruzione e la loro interpretazione dei fatti, eccola: «Un bambino di dieci anni, al centro di una causa di affidamento, è stato prelevato con la forza da scuola per essere collocato in una casa famiglia. Tre persone si sono presentate in classe intimando ai compagni di uscire dall’aula. Una volta rimasto solo, il piccolo è stato prelevato con la forza, nonostante si tenesse disperatamente avvinghiato al suo banco, piangendo. Poi è stato trascinato per la strada, urlante da una serie di persone tra cui il padre, gli assistenti sociali, e alcuni poliziotti guidati da un consulente tecnico d’ufficio che aveva diagnosticato in lui una malattia rifiutata dalla comunità scientifica internazionale, la Pas (Sindrome da Alienazione Parentale). La famiglia del piccolo – prosegue la nota – assistita l’avvocato Andrea Coffari, sporgerà denuncia per le modalità disumane usate con il bambino, il quale chiedeva disperatamente aiuto senza che l’azione violenta s’interrompesse. Giovedì mattina alle 8,30 i genitori dei compagni di classe manifesteranno davanti alla scuola elementare Cornaro di Cittadella. Nelle cause di separazione i casi di prelevamento dei minori contesi con l’uso della forza sono molto più diffusi di quello che si pensa. Il piccolo viveva con la mamma e vedeva il padre in incontri protetti. Rifiutava di vederlo da solo, nella sua abitazione o altrove, in quanto nelle precedenti frequentazioni riferiva di aver subito maltrattamenti psicologici di vario tipo».
    fine

    Queste cose fanno rabbrividire ma è ora di dire basta, tutti devono sapere le conseguenze del nostro egoismo, della nostra superficialità, questa concezione culturale della società provoca danni sui nostri figli. L’unica speranza è che essi si rendano conto meglio di noi vecchi deficenti di quanto opprimente e disperata sia la vita senza un sacrificio, senza un per sempre, senza un dare la vita.
    “La sindrome da alienazione parentale” malattia rifiutata dalla comunità scientifica. Assurdo.

    1. giuly

      Luigi, pure io ho visto il filmato di ieri sera e sono rimasta molto turbata dal comportamento della polizia, soprattutto perchè è avvenuto davanti ad una scuola piena di bambini. Però certe notizie è bene prenderle con le molle. Innanzitutto mi chiedo perchè è stato disposto l’allontanamento del figlio dalla madre; poi mi chiedo anche se il padre non sia stato messo sotto controllo in maniera eccessiva, magari sotto spinta dell’ex moglie. Guarda, ho presente una situazione simile. Non si è ancora arrivati al punto di sottrarre i figli alla mamma, ma che questa donna abbia bisogno di un affiancamento nel compito educativo è fuori di dubbio. Quindi, verissimo che i figli non dovrebbero mai subire un allontanamento forzato dai genitori, ma se i genitori in difficolta psicologica o economica sono lasciati soli quelli che ci rimettono sono sempre i bambini.

      1. Giuly, ho riportato la notizia che sta facendo scalpore in Veneto. Si può prendere con tutte le molle che vuoi, non mi soffermo sul caso specifico ma sulla palude melmosa in cui vive la nostra società e la famiglia in particolare così come sottolineato da Costanza. Ritengo che questi siano dei messaggi che dovrebbero svegliarci dal nostro torpore culturale.

          1. Infatti, io non sto giudicando il giornalismo in questo caso (non guardo mai Chi l’ha visto) e non sto neppure a giudicare l’articolo in se ma due cose evidenzio: il bambino che soffre e la famiglia disgregata, questo è solo uno dei tantissimi casi che vengono alla luce ma ce ne saranno migliaia sotterranei o dentro le porte dei nostri vicini di casa.

          2. C’è una differenza tra due genitori separati o in via di, che si scannano a vicenda e dove un figlio/a diventa merce di ricatto o di scambio o l’unico modo per ferire a morte il nemico (non dico della coppia in questione di cui non so nulla, parlo di cose che conosco) e la Polizia o i singoli agenti che dovrebbero, in teoria, lavorare per i bene comune e certamente per quello dei più deboli (almeno sul fatto che qui sia il bimbo non credo ci siano dubbi) e anche se debbono eseguire un ordine,debbono usare giusti mezzi e giusta misura – se il bimbo fosse stato dotato di una forza bruta avrebbero usato il manganello?

            C’è un’ulteriore differenza tra i giudici e gli assistenti sociali, che in più di un caso non sia capisce con che razio esercitino le loro funzioni, più preoccupati pare di applicare un codice o nota bene, una loro interpretazione del codice, che non di guardare ad un bene che nel dubbio dovrebbe essere quello del “minore” (come si usa dire).

            E tanto per dirne una, è il bene di un minore, affidarlo ad un istituto, perchè una famiglia è in uno stato di indigenza? (mai sentito…?) Il “minore” sceglierebbe di stare con le scarpe nuove in un istituto o fosse anche senza scarpe, con la propria famiglia? Ma “loro” dotati di un discernimento superiore, decidono come credono – secondo il codice s’intende.

            Ricordate l’episodio Biblico di Re Salomone e il figlio conteso?

            1. Genitori separati:

              Vittime: bambini (i quali se Dio vuole potranno anche ritrovarsi e riscattarsi anche se avranno perduto per sempre la fanciullezza spensierata).
              Vittime: genitori stessi schiavi del loro egoismo e delle loro illusioni
              Vittime: nonni che auspicavano per essi un epilogo sereno della loro vecchiaia e si vedono coinvolti in disastri famigliari, tripla sofferenza, per se, per i figli e per i nipoti (in alcuni casi i nonni potrebbero fare mea culpa per l’educazione post sessantottina impartita ai figli)

              1. “mea culpa per l’educazione post sessantottina impartita ai figli”

                Esatto, compresa la devastante mentalità femminista sempre figlia del periodo.
                (però siccome lo dico da uomo sono passibile di linciaggio…) 😐

                1. Segue vittime di genitori separati:

                  Maestre: che devono stare attente a come parlano, che devono scrivere doppie comunicazioni, che devono conoscere anche i nuovi morosi
                  Compagni dei figli: che condividono le sofferenze degli amici e ne subiscono le conseguenze anche fisiche
                  Parenti: che non sono aggiornati sui cambi di parentela e si imbarazzano alle cerimonie di battesimo o cresima
                  Amici: che perdono il prezioso riferimento di una famiglia
                  Preti: che vedono sempre meno cristiani in chiesa

  2. Esatto, è proprio la figura paterna che è scomparsa, ma Konrad Lorenz già negli anni 70 registrava questa (che lui considerava come vera e propria patologia) perdita.
    Dopo decenni di pseudo-pedagogie “anti-frustrazione” e “dottrine pseudo-democratiche” sarebbe il momento di guardarsi indietro e capire la realtà dei fatti: un padre che si fa voler bene ma non si fa temere non sarà mai visto come un “padre” da un bambino, che avrà estreme difficoltà ad assimilare la cultura e l’atteggiamento morale dei genitori.
    Ovvio, non dico che una donna non possa fare il padre, all’occorrenza, ma penso che le donne si prendano già responsabilità piuttosto grandi, e che forse potrebbero preferire un grado più elevato di libertà nel rapporto con i figli, in cui potrebbero lasciare che il “timore” venga fuori solo nei casi più urgenti.

    Poi c’è da dire che difficilmente si può rifiutare di vedere la propria madre come tale, ma a togliere il ruolo di “padre” al padre biologico, per un bambino, non ci vuole nulla, e lo dico per esperienza diretta (mia madre non ha ancora capito che non me la prendo con mio padre perché di fatto l’ho sempre visto come uno sconosciuto, anche (ma non solo) a causa del suo carattere permissivista e lassista. E non è che questo “distacco” è avvenuto nell’adolescenza eh, ricordo benissimo che era così già quando avevo 4 anni, quando di andare al parco con lui non se ne parlava).

    1. Condivido.

      E aggiungo, oggi raccogliamo i frutti di un periodo dove dire NO era vietato e ci siamo ancora dentro in pieno. Anche perchè dire no (quando serve) ai propri figli, è una gran fatica! Meglio accontentarli sempre, si fa prima, meno faticoso, meno discussioni, meno “musi lunghi” e a che età o difronte a quale richiesta o atteggiamento dei nostri figli, arriverà il momento del NO, questo non è buon, questo non puoi farlo (e non parlo neppure di Fede), non arriverà, perchè quando le cosa sarà divenuta “ingestibile” urleremo al vento!

      Sarà quello aver fatto il bene dei nostri figli?

      1. Quando si sceglie in materia di educazione con gli occhi dell’ideologia piuttosto che con quelli della “scienza” (che ovviamente ha in questo caso caratteristiche tutte sue ed esula dal normale metodo scientifico, ma sempre scienza è) succedono cose come questa. L’educazione del secondo dopoguerra ha quasi ucciso la cività europea, si spera che prima o poi tutti riescano ad accorgersene…

      2. PS: per evitare malintesi, sottolineo che con “gli occhi della scienza” intendo anche quella parte dedicata al buon-senso e all’amore dei bambini, che nelle scienze pedagogiche ha sempre avuto quel suo ruolo fondamentale. In generale, comunque, i responsabili dell’educazione sono i genitori, nessuna istituzione può scegliere per loro, nemmeno seguendo un metodo “scientifico”.
        Poi vabbè, ogni bambino ha bisogno di essere seguito in base alle sue caratteristiche peculiari eccetera eccetera, ma una certa educazione “progressista” ha fatto danni e solo danni a prescindere dalle persone che si è trovata davanti. Chissà come mai.

  3. elimod

    Cara Costanza (sai che ti chiami come mia figlia? Eh eh), speriamo proprio che l’anno della fede che inizia oggi porti a noi adulti un po’ più discernimento… perché i ragazzi e i giovani guardano a noi adulti, e non c’è scusante che tenga
    Buona giornata!

  4. Mario G.

    Però un altro libro sulla famiglia quando avrai cinquant’anni, cara Costanza, mi piacerebbe proprio poterlo leggere (dato che sui figli non vuoi/puoi scriverlo).

    Ti aspetterò, a Dio piacendo!

  5. Spesso la difficoltà è essere d’accordo tra genitori. Puoi essere autorevole, ma se l’altra parte ha già contratto la malattia del decennio (il bambino ha diritti e doveri sul genitore) tutto si complica.
    Stefano

    1. La domanda era in sostanza: sei sposato?
      Non è per farmi i fatti tuoi ma era all’interno di un dialogo con te che non sto qui a ricostruire. Poi domandare è lecito. rispondere….

      Se preferisci ti ricostruisco tutto l’antefatto 🙂

        1. OK, allora riporto:

          Bariom
          9 ottobre 2012 alle 20:36

          Ma scusa Alvise, ricordo che tu sei sposato. Ti sarai pur sentito amato, anche solo un volta, anche per un solo momento, da tua moglie… poi parliamo dell’esser sicuri o meno.
          Risposta

          filosofiazzero
          9 ottobre 2012 alle 20:47

          …Impossibile!!!

          A cosa si riferiva quel “impossibile!!”

  6. “Temo che l’anno della fede non aiuti a comprendere, ad esempio, che decalogo e vangelo funzionano perfettamente anche senza fede, e che al mondo serve di più un praticante non credente che un credente non praticante”
    Camillo Langone ,oggi: mi sembra che dica giusto. Secondo me però andava detto “praticante il Vangelo”,…

    1. “al mondo serve di più un praticante non credente che un credente non praticante”

      Alvise devo riconoscere che è una frase su cui verrebbe la pena riflettere…

      Io però risponderei che un “credente non praticante”… non è un credente! Fede e opere, ha i certamente presente.

      Anche i mafiosi sono “credenti” alla loro maniera (covi pieni di altarini…) ma credenti in cosa? Diciamo che parliamo di “religiosità” se non anche solo di superstizione.

      Poi se anche solo metà del decalogo fosse realmente praticato, sarebbe certo un mondo migliore, ma quando dici il Vangelo cosa intendi? Tipo “ama il tuo nemico” – “se ti chiedono la tunica dagli anche il mantello” – “considera te tutti superiori a te” – “io vi dico chiunque guardi una donna con desiderio commette adulterio nel suo cuore” e via di seguito?
      (sono andato a memoria spero di aver citato correttamente, cmq il senso credo sia chiaro)

      Vedi che forse il discorso si fa un po’ più vasto, complesso e impegnativo e nove su dieci NON è nelle forze dell’uomo compierle, non per niente il Decalogo e la venuta di Gesù sono due momenti ben distinti nella Storia della Salvezza e Cristo è venuto a dare compimento alla Legge perchè nessuno riusciva a compierla (neppure solo quella) e gli Ebrei l’avevano declinata in oltre 300 regole che avevano solo “schiacciato l’uomo”.

      Quindi chi afferma “basterebbe applicare il Vangelo” che è La Buona Notizia non un altro Decalogo, dimostra ben poca conoscenza dello stesso Vangelo e dice un’amena superficiale sciocchezza.

      1. E’ meglio esserlo e non dirlo, perchè se lo sei tutti se ne accorgono e invece guarda i danni fatti da tutti coloro che non lo sono e dicono di esserlo! (Per non parlare di chi si professa Cattolico e poi non è d’accordo con nulla o quasi di quanto la Chiesa ci insegna… Classica presentazione: io sono cattolico, però…)

  7. vale

    quella di filosofiazero è la citazione -parziale-della “preghiera” di Langone oggi sul “Foglio”….

    1. E io che credevo che Alvise parlasse del suo… cmq all’affermazione del sig. Langone:

      “che decalogo e vangelo (n.b, minuscoli) funzionano perfettamente anche senza fede”

      rimando quanto sopra scritto e aggiungo che questa affermazione è una solenne CAVOLATA e dimostra solo la pochezza nella conoscenza di cosa siano i Vangeli, ma anche lo stesso Decalogo. Dubito anche abbia chiarezza sul significato della parola “fede” (ovviamente nell’ambito Cristiano Cattolico)

      1. Se chi sceglie la Croce credendo nella sua verità è un santo, per sceglierla senza crederci bisogna essere piuttosto stupidi.
        Per il decalogo il discorso è diverso, ma li abbiamo visti i danni del decalogo seguito senza Fede…

  8. vale

    lascia stare. se non l’hai letta tutta. come la “stanza” di Montanelli- e mi riferisco solo alla brevità dello scritto- si tratta di brevi riflessioni spesso e volutamente provocatorie ed iperboliche nelle sue estremizzazioni. è un po’ lo stile di Langone.può piacere o meno. estrapolata così da Alvise senza quel che precede e segue non ha senso commentarla.

    1. Orazio Pecci

      Eh Alvise… brutto, buttissimo vizio quello di citare ritagli di frasi estrapolate dal contesto…
      Certo sei in nutrita compagnia, da Richelieu («avec deux lignes de l’écriture d’un homme on pouvoit faire le procès au plus innocent…») agli odierni fruitori di intercettazioni telefoniche.

  9. Floriana

    Questo articolo mi fa ripensare alla mia quotidianeità. Il mio primo figlio è di indole molto bonario, un pacioccone, la seconda di 3 anni è una ribelle. Io e mio marito ci interroghiamo quotidianamente sul modo di approcciare con lei , sul come educarla. Ci riflettiamo non perchè filosofeggiamo sul problema, ma proprio perchè ci sono situazioni reali in cui come genitore ti trovi a chiederti se hai fatto bene a fare una cosa o avresti potuto farne un’altra…..Insomma la cosa non è semplice, ogni figlio ha un suo carattere proprio e nonostante la linea educativa genitoriale da parte nostra è la stessa per entrambi notiamo grosse differenze sui frutti che ne derivano.
    Una bambina di 3 anni non sà cosa è giusto e cosa è sbagliato, e siamo noi a doverglielo indicare,una bambina di 3 anni cerca un’autorità, una guida. Da cosa lo deduco? Nel caso di mia figlia, noto che nonostante i 5 minuti di follia nei suoi capricci, quando capita a lei di assistere ai capricci delle sue amichette o del fratello conosce bene e ha riconosciuto dentro di sè la necessità delle regole ascoltate in famiglia (apparentemente mal volentieri) perchè è lei stessa a ripetergliele a mò di “mammina”.
    Siamo 2 genitori fallibili, a volte noi stessi siamo in cerca del nostro Padre e della nostra Madre. Cerchiamo di “imbroccare” la stada giusta con l’aiuto di Dio, io come mamma sento sempre in cuor mio un gran bisogno di pregare e affidare i miei figli a Maria, perchè mi sento così “piccola” di fronte a questo miracolo della Vita e cerco di affidare tutto nelle mani di Maria. Non vorrei essere fraintesa, ciò non vuole essere per me un “lavarsi le mani” dai problemi quotidiani….ma nello gestire essi a volte mi carico di ansie e paure come se io fossi Dio per i miei figli e per mio marito.
    Essere genitori è una grande scommessa, un grande impegno. Quello che cerchiamo di fare io e mio marito è di restare uniti ( e ringrazio Dio che al momento non è faticoso perchè ogni anno che passa il nostro Amore sta crescendo, ma dobbiamo anche prepararci a saperlo vivere quando qualche difficoltà tra noi arriverà….spero di no, sinceramente!!!!!). I nostri figli gioiscono a vederci felici, imparano anche loro ad amare il prossimo attraverso l’Amore che vedono….a loro seppur nei limiti di ciò che possono comprendere perchè piccoli non nascondiamo il nostro essere limitati insegnando loro che anche noi chiediamo aiuto a nostro Padre e nostra Madre.
    A causa di una patologia di cui soffro dopo il secondo parto ho passato spesso interi giorni a letto ko. All’inizio ero terrorizzata dal fatto che i miei figli potessero vedermi così, la loro madre, che per loro (come lo è stata per me) è la roccia solida su cui ruota la loro vita (almeno per adesso!). Mio figlio di 5 anni una sera ha detto a tavola davanti a tutti “quando c’è mamma siamo tutti più tranquilli e sereni”!
    Io donerei a loro quella serenità che anch’io perdo nei miei giorni di malattia??? Che anche io vorrei acquistare a qualsiasi prezzo in quei momenti????
    Ho capito che non devo escludere i miei figli nemmeno in quei momenti e l’ultima volta che mi hanno visto in quello stato di malattia sono stata onesta con loro, gli ho detto “la mamma sta male, non riesce ad alzarsi dal letto ma io sono qui con voi ugualmente!” Per loro la cosa è stata più semplice del previsto…..si sono divertiti a portarmi la cena al letto (con l’aiuto del mio Santo marito che mi sta vicino sempre!) e dopo, le favole me le hanno raccontate loro nel mio letto, dicendomi “veniamo a far festa noi nel tuo letto!”.
    Insomma è ora di lasciare il “mantello da super mamma” ….almeno per me e abbandonarmi all’Amore di Dio.
    Buona giornata a tutti
    Floriana

  10. 61Angeloextralarge

    Grazie Costanza per questo post, anche se comunichi che non farai un libro sui figli… 😉
    la prima cosa che ho pensato leggendo le prime righe è stata: “Gorse l’autore dell’articolo ha letto i libri di Costanza…”.
    Trattare un argomento senza dare indicazioni su un’eventuale cura, non è il massimo, ma intanto hanno aperto gli occhi: forse, prima o poi, apriranno anche il cervello per cercare soluzioni. 🙂

      1. 61Angeloextralarge

        Alvise Maria: grazie per aver sottolineato la mia chiusura di cervello! Ne avevo bisogno…
        Aggiungo al mio commento: “prima o poi apriranno anche il loro cuore”. 😉

          1. 61Angeloextralarge

            Alvise Maria: dalle mie parti c’è un detto: “IL CALDAR CHE DIC MAL D’LA PENTOLA”… ti si addice moooolto! Smack!

  11. “Che l’anno della fede non abbia troppo successo. Non intendo certo boicottare l’iniziativa indetta dal Santo Padre che comincia oggi: sarei felice se inducesse qualche prete cattolico, qualche politico cattolico, qualche comune persona cattolica a credere in Cristo risorto e presente nell’eucaristia; sarei ancora più felice se incrementasse la mia fede personale. Ma so che l’uomo contemporaneo dà alla parola “fede” un’accezione erronea, intimistica, e può sfruttare questi mesi per crogiolarsi vieppiù nel soggettivismo. Magari riesumando quel vecchio alibi accidioso: “Purtroppo non ho il dono della fede…”. Temo che l’anno della fede non aiuti a comprendere, ad esempio, che decalogo e vangelo funzionano perfettamente anche senza fede, e che al mondo serve di più un praticante non credente che un credente non praticante. Naturalmente prego di sbagliarmi.”
    Eccolo l’articolo intero. Buona lettura.

      1. Bariom:
        Penso che nessuno possa essere sicuro di essere amato (infatti solo chi lo amasse potrebbe veramente dire che lo ama) ma, o nessuno lo ama (nemmeno chi dice di amarlo) o qualcuno lo ama, e lo dice, e lo dimostra, o sembra che lo dimostri, ma lui non lo può sapere se è vero. Infatti uno potrebbe anche dimostrare amore senza amare per non fare patire la persona che lui sa che vorrebbe essere amata. Ma questo è amore?

    1. Non so se è tutto intero, ma se lo è, è quello che anch’io avevo letto e non cambia nulla del mio commento fatto.
      … comprendere, ad esempio, che decalogo e vangelo ecc. è un’affermazione INSULSA!

  12. Claudia

    Più che “Da che pulpito”, vien da commentare: “Ma ben svegliati!”.
    Ora raccogliete senza fiatare i frutti bacati di ciò che avete seminato.

  13. vale

    @alvise & Bariom: non entro nel merito dell’ironia o satira di Langone. però si capisce anche te(alvise) -provocatore come Langone- che letto per intero , la cosa suona un po’ diversa…poi se uno l’ironia o l’iperbole la capisce solo quando la fa lui…a me sembra chiarissimo.e per nulla insulso.se mai provocatorio.ma ognuno ha i suoi gusti…

    1. Cara Vale comprendo il tuo punto di vista, ma provocazione e iperbole si devono basare (a mio modesto avviso) su una realtà oggettiva e se vuoi su un un punto di partenza oggettivamente vero.

      “che decalogo e vangelo funzionano perfettamente anche senza fede” è un frase INSULSA perchè irreale e NON praticabile e ne ho anche argomentato i motivi (se li hai letti)

      Provocatoria e degna di una riflessione (e l’avevo già detto sopra) è invece la frase: “al mondo serve di più un praticante non credente che un credente non praticante”

      Quindi come vedi non è questione di “gusti”, poi se ti “gusta così, restiamo così. Ciao 🙂

      1. Secondo me l’affermazione di Langone va interpretata nel senso che decalogo e vangelo hanno senso per la sola legge naturale e quindi per tutti e non solo per chi crede cosa che peraltro dice il magistero e che secondo me ha molto senso

        1. Caro Paolo, sarò cavilloso ma mentre per il Decalogo sono perfettamente d’accordo, per Vangelo rispetto la sola legge naturale per nulla.

          Cosa è “Vangelo”? Se lo riportiamo al vero senso del termine “buona notizia” come riportiamo questa ad una legge naturale? Che siamo tutti predisposti ad accettarla, magari… mai fatti dicono il contrario.

          Se poi paragoniamo il Vangelo ad una sorta di “nuovo” Decalogo, secondo me in modo improprio e del tutto fuorviante, ma ammettiamolo pure, sappiamo bene che non c’è niente di più lontano dalla legge naturale dell’uomo. “Amate i vostri nemici”, “perdonate i vostri persecutori”, per non parlare della parola sulle ricchezze, sono forse “regole” umanamente comprensibili o praticabili?
          Cioè SOLO con forze umane… quindi ribadisco: cosa significa “(decalogo – passi) e vangelo funzionano perfettamente anche senza fede”. Come funziona il Vangelo senza fede? Sarò tardo io ma non lo capisco…

          1. se una cosa è vera solo per chi crede, non mi interessa, mi sento preso in giro da Dio.
            Se Dio per la mia salvezza mi ordinasse di camminare sulle mani, sarebbe un Dio fasullo e crudele.
            Ciò che Dio illustra e propone è per definizione in sintonia con la nostra natura, con la legge di natura, ed è deducibile con le sole forze della ragione, altrimenti sarebbe follia.
            Altrimenti sarebbe vera la posizione di chi dice: divorzio? aborto? valgono per i cattolici, io non credo, non mi rompere le scatole.
            Come potrebbe la parola di Dio essere valida solo per chi crede?

            1. @Paolo il mio punto di vista sull’argomento era una altro, ma evidentemente non sono riuscito a spiegarmi, quindi abbandono il confronto.

              Così come presenti tu la cosa, mi trovi assolutamente d’accordo (ma, ripeto, il mio punto di partenza mi pareva altro da questo), anzi ti dirò di più, da ex ateo convertito, ciò che in questi anni sempre più mai ha confermato e affascinato nella Fede è anche la sua “ragionevolezza”, ma diventa “ragionevole” partendo da un assunto che no sempre la ragione può del tutto comprendere e fare sua (altrimenti Dio starebbe nella nostra testa).

              Resto però dell’idea che una parte di “follia” rimane… non era S, Francesco il “folle di Dio”, non è da “folli” non reagire al male sino a dare il proprio sangue?

              Tu dici: “Ciò che Dio illustra e propone ……. è deducibile con le sole forze della ragione”
              La Resurrezione di Cristo è deducibile con la ragione?
              E’ “ragionevolissima” nell’ottica della Fede e della Salvezza, ma è una stoltezza per i pagani.

              Come vedi volevo “abbandonare”, ma ci sono ricaduto 🙂

  14. vale

    non è questione di gusti. ma di forme letterarie.che prescindono dalle argomentazioni e tendono a provocare una reazione.giusta o sbagliata che sia. non mi sembra che l’autore citato si atteggi a teologo. anzi, ebbe modo di dire di essere anche uno che pratica poco o nulla.( un ateo devoto alla Ferrara?) la provocazione letteraria resta tale . a prescindere dai gusti e dalle dimostrazioni e/o argomentazioni. se no non sarebbe tale.vale( lat.:stammi bene…)
    p.s.se poi vuoi sentirti dire che hai ragione in punto di logica,(ma non era una polemica già di S.Paolo verso i “superapostoli” ?) è ovvio.chi ha la fede fa anche le opere.non sempre è vero il contrario. ma non era questo,l’intento-a me pare- dell’autore…

    1. …non mi piace avere ragione, mai, e mi danno noia quelli che vogliono averla:
      Domando e ribatto per sapere cosa è che gli altri pensano e sentono (davvero)quello che io non sento e non penso o non mi so spiegare.
      Quando poi milioni di persone pensano o hanno piacere di sentirsi di pensare allo stesso modo mi sento a disagio. Quando i cristiani si contano e dicono che sono la maggioranza e che sono duemila-anni che durano e che quindi qualche cosa questo vorrà pur dire e cioè che loro sono nel VERO questo mi fa paura. Non è lo stesso della maggioranza nei parlamenti. (Quella /quello della maggioranza nei parlamenti) è un espediente per arrivare a qualche decisione che abbia il carattere minimo della legge. Che poi potrebbe essere rivotata e bocciata, e migliorata, o ridiscussa e di seguito. Ma una maggioranza che crede di essere nel GIUSTO davvero fa rabbrividire!!!

      1. Posso esprimere timidamente un desiderio? E’ previsto per caso un post nel blog dove per una volta si sottolinei anche ciò che c’è di bello al mondo riguardo al tema matrimonio/famiglia? Sennò stiamo sempre a rimestar nel marcio… che per carità, c’è ed è giusto smascherarlo, ed è sempre vero che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, però si rischia di perdere di vista il (tanto) positivo che c’è a questo mondo…

  15. Giusi

    Stamattina ho visto casualmente un nuovo Patronato intitolato a San Giovanni Bosco. Essendo devotissima di quel grande Santo sono entrata un attimo. C’era una signora gentilissima con la quale abbiamo chiacchierato un po’. Per farla breve: i sacerdoti della adiacente parrocchia non vanno mai in mezzo ai ragazzi: è tutto nelle mani dei volontari laici. Quando io ero piccola, non mille secoli fa, il sacerdote della mia parrocchia (Don Antonio che adesso è in Paradiso) era sempre in mezzo a noi, maschi e femmine: un po’ ci faceva lezione di canto, un po’ seguiva le partite a calcio dei ragazzi, un po’ faceva catechismo, guardava anche i ricami delle ragazze, sapeva tutto di tutti, se si rendeva conto che qualcuno aveva un problema interveniva, parlava dei novissimi, della vita eterna, dei comandamenti, dei peccati, della giustizia e della misericordia. Quando non faceva tutte queste cose era in chiesa a pregare, a dire messa, a confessare o in sacrestia a studiare. Mi si dirà: che c’entra? C’entra! Condivido in pieno l’articolo di Costanza e so che il ruolo della famiglia è importante e insostituibile. Ma non basta! Lasciamo perdere la scuola pubblica che c’è da spararsi ma i sacerdoti, magari non tutti, ma tanti, che fanno tutto il giorno? In chiesa non ci sono: c’è già da ringraziare Dio che le chiese siano aperte per poter dire una preghiera in una chiesa vuota, con i ragazzi non ci sono, a scuola non ci sono, negli ospedali non ci sono, per le case non vanno più contrariamente ai Testimoni di Geova. Ma che fanno tutto il santo giorno? Magari prendessero esempio da San Giovanni Bosco! Per quanto riguarda quel filmato non si possono fare dei distinguo: quel bambino non andava trattato così: punto! E’ una cosa vergognosa: mi sono sentita male a guardarlo!

  16. lorenzo

    ma davvero c’è qualcuno che scrive che il buon padre deve farsi “temere” dal figlio?
    e c’è pure qualcuno che è d’accordo?
    io non ho MAI temuto mio padre, che però si è sempre fatto rispettare.
    ma è molto diverso, e ci mancherebbe altro che io ricordassi mio padre con un senso di timore.

  17. francesco

    per non esser da meno anche Repubblica oggi esce sulle pagine di R2 cultura con una bella presentazione al nuovo saggio di Chiara Saraceno “Coppie e famiglie non è questione di natura”, in cui si afferma che la famiglia non è più così naturale. Insomma l’emancipazione è pensare la famiglia come un’associazione funzionale al bisogno di cura ed educazione dei nuovi nati, destinata a esaurire il suo scopo con la maturità dei figli. Se la coppia rimane, rimane come un’associazione davvero volontaria….Sarà… ma condivido decisamente quanto dici tu Costanza e quanto ci dice la Chiesa: famiglia intima comunità di vita e amore! Francesco

  18. Riprendo anch’io un momento l’argomento del bambino allontanato a forza, solo perché avendone visto parlare qui ho infine ceduto e dato una sbirciata al video: volevo condividere un po’ dell’angoscia che me n’è derivata. Mi sgomenta la violenza assoluta dello stato etico. Non è l’esercizio della violenza fisica in sé, che ripugna particolarmente quando è volta ai danni di un bambino (in questo caso però bisogna riconoscere che non c’è eccesso), ma l’arroganza proterva e disumanizzante dello stato, bestia trionfante. Ecco, questo mi terrorizza. Lo stato si sostituisce a Dio, alla realtà, ai rapporti di sangue, alla pietà.

  19. Ieri, mentre ascoltavo le parole di B16 durante l’udienza mi ha colpito la parte in cui ha riletto le parole pronunciate da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II che soprendono per l’attualità:
    “Lo indica molto bene il Servo di Dio Paolo VI nell’omelia alla fine dell’ultima sessione del Concilio – il 7 dicembre 1965 – con parole straordinariamente attuali, quando afferma che, per valutare bene questo evento: «deve essere visto nel tempo in cui si è verificato. Infatti – dice il Papa – è avvenuto in un tempo in cui, come tutti riconoscono, gli uomini sono intenti al regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo, aggiungiamo, in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale, quasi la suggerisse il progresso scientifico; un tempo in cui l’atto fondamentale della persona umana, resa più cosciente di sé e della propria libertà, tende a rivendicare la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente; un tempo in cui il “laicismo” è ritenuto la conseguenza legittima del pensiero moderno e la norma più saggia per l’ordinamento temporale della società… In questo tempo si è celebrato il nostro Concilio a lode di Dio, nel nome di Cristo, ispiratore lo Spirito Santo». Così Paolo VI. E concludeva indicando nella questione di Dio il punto centrale del Concilio, quel Dio, che «esiste realmente, vive, è una persona, è provvido, è infinitamente buono; anzi, non solo buono in sé, ma buono immensamente altresì per noi, è nostro Creatore, nostra verità, nostra felicità, a tal punto che l’uomo, quando si sforza di fissare la mente ed il cuore in Dio nella contemplazione, compie l’atto più alto e più pieno del suo animo, l’atto che ancor oggi può e deve essere il culmine degli innumerevoli campi dell’attività umana, dal quale essi ricevono la loro dignità» (AAS 58 [1966], 52-53).

    Noi vediamo come il tempo in cui viviamo continui ad essere segnato da una dimenticanza e sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, che è Amore trinitario, e nell’incontro, personale e comunitario, con Cristo che orienta e guida la vita: tutto il resto ne consegue. La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri conciliari, è che si veda – di nuovo, con chiarezza – che Dio è presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la sua dignità profonda e ciò che rende grande la sua umanità, contro ogni riduzionismo. Il Concilio ci ricorda che la Chiesa, in tutte le sue componenti, ha il compito, il mandato di trasmettere la parola dell’amore di Dio che salva, perché sia ascoltata e accolta quella chiamata divina che contiene in sé la nostra beatitudine eterna.”

    Caro admin forse è fuori tema oggi, però sicuramente è un pensiero che non va perduto.

I commenti sono chiusi.