Chi ha paura dell’aldilà?

di Costanza Miriano

Vorrei evitare di tesserarmi anche io per lo sport nazionale – il tiro alla Chiesa – e lungi da me l’intento di criticare. Ma mi chiedo perché alcuni sacerdoti, non sta a me dire se siano la maggioranza o la minoranza, evitino di parlare ai fedeli di inferno, purgatorio, paradiso. Cioè della nostra destinazione ultima.

Ho troppo rispetto per loro per pensare che non ci credano, loro per primi, ai novissimi. Preferisco pensare che lo facciano per non allontanare, scandalizzare, anche un po’ per compensare quella che per lungo tempo è stata la tendenza opposta, cioè spaventare i fedeli con l’immagine di un Dio crudele e vendicativo, pronto a sbatterci all’inferno al primo sgarro.

Il colore spirituale degli ultimi tempi è invece, grazie a Dio, quello della misericordia, della tenerezza di un Dio che, tra tanti altri, Teresa di Lisieux, fatta da Giovanni Paolo II dottore della Chiesa, ci ha insegnato a conoscere (con santa Faustina, san Massimiliano Kolbe, Margherita Maria Alacoque, madre Speranza e tutti i santi dell’ultimo secolo).

Questo è un dono grandissimo che la Chiesa ci ha fatto, insegnarci a chiamare Dio “babbo”, abbà, come faceva Gesù, toglierci la paura, incitarci ad essere veramente liberi, e non schiavi del terrore delle pene.

Ma la misericordia ha ragione di esistere solo se qualcosa è stato perdonato. La misericordia non è indifferenza. Io posso apprezzare la misericordia solo se mi rendo davvero, profondamente conto di quello che meriterei. La misericordia non è dire “è tutto uguale, non fa niente quello che hai fatto”. Ha senso solo se ci si confronta onestamente col Vangelo, ci si rende conto di quanto se ne è lontani, e si comincia a temere il giudizio di Dio. Allora la misericordia è dolce come un unguento su una ferita.

Sono sicura che i sacerdoti che si inventano un’escatologia tutta loro – tipo “l’inferno è vuoto”, o “l’inferno è una metafora” – lo facciano con le migliori intenzioni. Ne sono certa onestamente. Quali cattive intenzioni potrebbero mai avere persone che dedicano a questo l’intera vita, rinunciando a tutto? Vogliono mostrare il volto amorevole di Dio. Ma mi chiedo se sia questo il modo giusto.

Me lo chiedo osservando i bambini, che sono molto seri quando si parla loro di morte e di destino ultraterreno. Mia figlia Lavinia se mi sfugge la locuzione “lo giuro” scoppia a piangere, per paura che io vada all’inferno (infatti ho espulso l’espressione dal mio vocabolario). Gesù ha detto che non si fa, e se lo fai sbagli, punto e basta.

Credo di dover imparare parecchio dalla serietà dei bambini, dai miei e da quelli degli altri. Domenica al battesimo della mia nipotina Teresa il parroco (il mio vecchio parroco, quello che mi ha fatto la dottrina da piccola) ha spiegato cosa stava facendo, stava introducendo Teresa alla vita dello spirito, facendola rinascere dall’alto, per opera dello Spirito Santo. I bambini lo ascoltavano rapiti, a bocca aperta. Percepivano che si stava parlando di cose grosse, percepivano la serietà del momento, e sono rimasti incantati.

Fino a quel momento la piccola Teresa era solo una figlia dell’uomo, destinata alla morte. Poi le è stato concesso di diventare figlia di Dio, e le è stata data la possibilità di salvarsi per sempre, e di arrivare alla felicità eterna. La quale non si conquista facendo la raccolta differenziata, comportandosi vagamente bene ed essendo bravi cittadini, ma solo entrando a far parte del corpo mistico di Cristo, colui che ci giustifica.

“Mi sono spiegazzato?” diceva sempre, a catechismo, il nostro don Ignazio quando le cose si facevano davvero molto serie, e bisognava aguzzare le orecchie. Ecco, questo era uno di quei momenti, e i bambini se ne sono accorti. Credo che anche i grandi potrebbero tornare bambini, in senso evangelico, se qualcuno in più avesse il coraggio di dire le cose come stanno. Credo, ma magari mi sbaglio.

79 pensieri su “Chi ha paura dell’aldilà?

  1. Francesco Natale

    Eccelsa, Costanza, una volta di più. E siccome io sono Cristiano e non Cristo, mi si permetta la cinica pruderié: questo contributo, ammesso che i marmisti di Tubinga o dintorni siano ben forniti di marmo carrarese in gran guisa, non sfigurerebbe come epitaffio postumo sulla tomba di Karl Rahner e dei suoi ************ **** ***** ******** “cristiani anononimi”. Nel tuo “piccolo”, che è in realtà sconfinato, ci ricordi che a noi…piace avere un nome. Di Battesimo, sia chiaro. Che è anche di battaglia.

  2. Io vivo continuamente proiettato nell’adilà, ciò non significa che vivo santamente come dovrei, significa che vivo miseramente e mi sento consapevolmente misero e indegno da implorare anche inconsciamente la misericordia di Dio affinché io possa un giorno riposarmi nella sua beatitudine eterna. Ho netta la sensazione che questa vita sia un immenso dono ma altrettanto netta è che sia una valle di lacrime dove terminato ogni supplizio ne inizia un altro e un altro ancora si affacci all’orizzonte. Le consolazioni sono altrettanti piccoli doni che Dio ci da per coltivare in noi la speranza della gioia eterna. La stoltezza degli uomini è una sfida per noi ma ciò che mi ferisce è l’odio che nasce dai nostri cuori, odio verso Dio e odio verso le creature più deboli, la consolazione è data dallo Spirito Santo che si manifesta in mille altri modi ma soprattutto nell’Amore che sgorga dalle ferite dei nostri cuori.

  3. Lello Melillo

    Uh, per molti teologi “moderni” l’inferno è vuoto ed è abitato da Geppo, il diavolo buono che alla fine dei tempi si pentirà e sarà salvato dalle fiamme eterne con un buffetto da parte di Dio padre per tutti i fastidi che ha dato a lui e agli uomini. Ma proprio la misericordia di Dio ci ricorda, in primis con le Sacre Scritture, e poi con i messaggi e le visioni da parte di santi e mistici, che così non è.

  4. Luca Bertarelli

    Grazie ancora una volta, Costanza! Grazie da un prete che non ha paura di ricordare che il Giudizio ci sarà, naturalmente un giudizio di misericordia, che però ” ha ragione di esistere solo se qualcosa è stato perdonato”, se ci si rende conto che ne abbiamo bisogno profondamente, più dell’aria e dell’acqua per vivere. Se “dal profondo” gridiamo a Dio, dal profondo della nostra bellezza abitata da Dio ma anche dal profondo del nostro lasciar spazio al Male, allora possiamo sperare nella misericordia; se ci accontentiamo di un generico buonismo o, peggio ancora, di un perdono generale, dei saldi a Fine Stagione, allora siamo finiti, non siamo che carne e fango e tale rimarremo. Che il Signore ci renda capaci di annunciare la sua bontà, perché solo di questa possiamo vivere…

  5. Giovanna

    Ho assistito ad un funerale a Capri a luglio nella bellissima Chiesa di Santo Stefano e mi ha fatto sorridere il sacerdote che parlando dell’aldilà e della vita eterna ha detto in dialetto caprese, semplicemente, che chi non ci crede deve andare al bar in piazzetta e non andare a messa! Eppure quanta gente pensa ancora che l’inferno sia un’invenzione del Medioevo e soprattutto non crede all esistenza di satana ( compresi purtroppo tanti Vescovi e presbiteri…)!

  6. emanuele

    “La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24).Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: “questo è il mio corpo…”, “io ti assolvo…”. Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità – il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Ci ha reso suoi amici – e noi come rispondiamo?”
    MISSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE

    OMELIA DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER
    DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO

    Patriarcale Basilica di San Pietro
    Lunedì 18 aprile 2005

    1. Roberto

      Post succulento!

      Ehi-ehi! Ma “il tiro alla Chiesa” e “il tiro al prete” sono due cose ben distinte!! Vero? Vero, eh? 😦 Un po’ di anticlericalismo, di questi tempi, fa solo bene… (coff coff).

      “Sono sicura che i sacerdoti che si inventano un’escatologia tutta loro – tipo “l’inferno è vuoto”, o “l’inferno è una metafora” – lo facciano con le migliori intenzioni.”

      Forse vogliono ricordarci di cos’è lastricata, la strada per l’inferno?

  7. “Ma la misericordia ha ragione di esistere solo se qualcosa è stato perdonato. La misericordia non è indifferenza. Io posso apprezzare la misericordia solo se mi rendo davvero, profondamente conto di quello che meriterei. La misericordia non è dire “è tutto uguale, non fa niente quello che hai fatto”. Ha senso solo se ci si confronta onestamente col Vangelo, ci si rende conto di quanto se ne è lontani, e si comincia a temere il giudizio di Dio. Allora la misericordia è dolce come un unguento su una ferita.”

    spettacolo puro… 🙂

    grazie Costanza !

    1. Roberto

      Questo è il cuore: la Misericordia sorpassa la Giustizia; ma rendere incomprensibile la Giustizia rende insensata la Misericordia.

  8. Ottima Costanza!
    Si parva licet componere magnis [che in latino vuol dire “OT” 🙂 ] è un po’ la stessa cosa che hanno fatto con le fiabe. Per paura di spaventare i bambini o di dar loro modelli di vita “sbagliati”, tutti i lupi mangiacappuccettirossi sono diventati vegetariani, Turandot, invece di tagliar la testa ai pretendenti, li riunisce in cooperativa per fare insieme la raccolta differenziata e la Sirenetta sposa il principe. Ma i bambini meriterebbero di meglio…
    http://www.cattoliciromani.com/39-lo-scaffale-di-cr/39295-chesterton-la-nonna-del-drago-e-altri-racconti

  9. renzo

    Costnza sei veramente forte vale sempre la pena di leggere quello ke scrivi perchè non son cose scontate sono molto in sintonia con te!!

  10. Alessandro

    Diceva il Cardinal Martini:

    “L’inferno è la condizione insopportabilmente dolorosa della separazione da Cristo, dell’esclusione eterna dal dialogo dell’amore divino; possibilità tragica e però necessaria se si vuol prendere sul serio la libertà che Dio ha dato all’uomo di accettarlo o di rifiutarlo.
    L’inferno, in quanto possibilità radicale, evidenzia la dignità suprema della vita umana, il valore sommo della vigilanza e la tragicità del male; proprio per questo e in tutto questo evidenzia l’amore del Dio che, creandoci
    senza di noi, non ci salverà senza di noi. Egli, infatti, che ci ha amati quando ancora eravamo peccatori, rimarrà separato da noi solo se noi ci ostineremo nell’essere separati da lui.”

  11. a me viene in mente l’esercizio della “buona morte” che san Giovanni Bosco faceva fare mensilmente ai suoi giovani dell’oratorio. Una sorta di ritiro giornaliero con confessione e Eucarestia per prepararsi a morire in stato di grazia.

    Ora se lo si proponesse ai bambini al catechismo… non immagino le folle inferocite dei genitori.

    Misericordia non è indifferenza, sottoscrivo pienamente!!

  12. Erika

    ” la condizione insopportabilmente dolorosa della separazione da Cristo, dell’esclusione eterna dal dialogo dell’amore divino”

    Anche se personalmente non capisco perché,frasi come questa, riportata sopra da Alessandro, sono interpretate da alcuni come una sorta di negazione dell’Inferno.
    Nel MedioEvo, per ovvie ragioni, l’unico modo di far comprendere la natura dell’Inferno era quello di rappresentarlo come un luogo fisico (in certi casi collocato addirittura sulla Terra), di tormento eterno essenzialmente fisico.
    A me sembra normale che oggi ci si interroghi un po’ più in profondità sul concetto di Inferno, di dannazione eterna.
    E non mi sembra neanche strano interrogarsi anche su altro, nemmeno se lo fanno dei religiosi.
    Ad esempio il Limbo.
    Mi ero sempre chiesta che tipo di giustizia e misericordia potessero esserci nell’esclusione dal Paradiso di esseri innocenti, macchiati dal peccato originale, certo, ma senza alcuna possibilità di fare qualcosa per la propria salvezza (un neonato non ha mezzi per invocare il Battesimo).
    E quando ho letto il documento della Commissione Teologica Internazionale, approvato dal Papa, in cui sostanzialmente si dice che ” la misericordia di Dio «vuole che tutti gli esseri umani siano salvati», la Grazia ha priorità sul peccato, e l’esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli», ho trovato finalmente una risposta.

    Tutto il pistolotto per dire che un atteggiamento più “aperto” da parte della Chiesa, cioè l’accettazione del fatto che, essendo esseri imperfetti, non possiamo escludere di aver mal compreso, mal tradotto, mal interpretato la Parola, non dev’essere necessariamente confuso con il diprezzo della Tradizione, o con il buonismo superficiale.

    1. Alessandro

      Personalmente non interpreto le frasi dei Martini come una negazione dell’Inferno (lo preciso in generale, non mi sembra che tu mi attribuisca questa interpretazione).

    2. Roberto

      Uhm-uhm-uhm. Una delle domande più difficili e scandalose, quella sul Limbo, senz’altro. Ma quella frase estratta dal documento dalla Commissione non può (e non è) una sconfessione o “abrogazione” dell’ipotesi (che è sempre stata una ipotesi teologica, seppur quella più comunemente creduta dal popolo cattolico lungo i secoli) del Limbo.

      Comunque, certo. La questione dei bambini non battezzati era una delle colonne del mio antico ateismo-agnosticismo compendiato da digustato disprezzo nei confronti della Chiesa Cattolica. Come disse Papa Benedetto XVI accompagnando il documento citato, è necessario che la teologia approfondisca la questione – che è lungi dall’essere… “risolta”.

      Se ho tempo ci torno (adesso però vado a lavorare 🙂 )

  13. Non penso ci sia tanto da cercare spiegazioni o ragionamenti che comprovino l’esistenza dell’Inferno e/o di Satana… dalla bocca di Gesù Cristo sono uscite queste parole che ne attestano l’esistenza (per non parlare del combattimento nel deserto).

    Ci serve altro?

  14. maria

    Al nostro Dio chiediamo misericordia per i nostri peccati dai quali non riusciamo a liberarci anche perchè non li riconosciamo più. Giudichamo troppo spesso e con superbia, e se lo facciamo è perchè ci sentiamo migliori del prossimo.
    Non esiste più il senso del peccato e per molti cattolici basta pregare e assolvere a tutte le pratiche religiose per sentirsi santificati. Il nostro caro don Rigoldi intervenendo in una riunione all’oratorio ci chiese”ma voi, prima di dirmi le attività che svolgete, mi dite come state insieme?”Ecco molti cristiani dovrebbero porsi la domanda”come stiamo con il nostro prossimo, imparare ad essere umili anche perchè non conosciamo la nostra destinazione finale,e imparare a chiedersi perdono per poi sperare di ottenere quello di Dio Padre.

  15. Costanza mi perdonerai se intervengo su una tua affermazione che a mio parere andrebbe corretta,
    ma qui non parliamo di “noccioline” e credo sia importante un precisazione.

    Tu scrivi: “Fino a quel momento la piccola Teresa era solo una figlia dell’uomo, destinata alla morte. Poi le è stato concesso di diventare figlia di Dio, e le è stata data la possibilità di salvarsi per sempre, e di arrivare alla felicità eterna.”

    Questo non è del tutto corretto (senza spingermi a dire non è esatto). Teresa, come qualunque altra creatura che viene al mondo è destinata alla Vita Eterna e non alla morte!
    E non è “solo” figlia dell’uomo, ma Creatura di Dio.

    Il Battesimo, come si badi bene l’appartenenza alla Chiesa che esso procura (assieme agli altri doni), non è UNICA TAVOLA DI SALVEZZA – come si diceva appunto della Chiesa un tempo, ma è SACRAMENTO DI SALVEZZA, come la Chiesa oggi dice di sé stessa.

    Non mi lancio in disquisizioni teologiche (di cui non sarei capace) sul significato dei termini, ma ciò che importa è sapere che il senso non è: “o sei dentro – e ti salvi; o sei fuori – e ti danni” (senso che è stato pesantemente inculcato in anni passati o se non inculcato diciamo mal recepito).

    Il bambino nato buddista o anche agnostico che agisce secondo retta coscienza (perchè nella coscienza di ogni uomo Dio parla) si “guadagna” GRAZIE AI MERITI DI CRISTO il Cielo.
    Come chi, e a maggior ragione, battezzato, senza ascoltare la sua coscienza (e gli insegnamenti ecc, ecc, vado ovviamente per sommi capi….), rischia seriamente l’Inferno e avrà certamente il Purgatorio.

    I ladri e le prostitute ci passeranno avanti nel Regno dei Cieli (ma non – solo – ladri e prostitute battezzati).

    Ciò non porta come conseguenza (ma penso chi legge sia abbastanza edotto da comprenderlo), che tutto va bene, possiamo anche non battezzare i figli o chissà che altra stortura,
    ma la necessità URGENTISSIMA di divenire POPOLO (Chiesa) SACRAMENTO DI SALVEZZA, così che vedendo le nostre opere lodino Dio come facevano i popoli d’un tempo davanti alle gesta del popoli d’Israele.
    E anche perchè, diciamocelo, vivere nella Luce di Dio, nella Sua Volontà e nella Chiesa è una GRANDE GIOIA, altro che stare “nei palazzi dei potenti” (immaginiamoci nelle tenebre).

    Se uno nasce nelle tenebre e nessuno tra coloro che l’hanno accolta, mai gli annuncia che la Luce è venuta nel mondo, secondo Giustizia, a chi sarà imputata maggior colpa?

    Perdonami ancora l’intervento e se ho parlato male mi “corrigerete”, come ebbe a dire un Grande 🙂

    1. Orazio Pecci

      @ Bariom. Correggerei solo una svista: “il bambino nato buddista (o agnostico)”; non sono condizioni con cui si nasce (né penso che tu lo pensassi, invero…)

  16. vale

    caro bariom,non condivido. ascoltare la propria coscienza e basta è,a dir poco -senza l’insegnamento della chiesa-,protestantesimo o pura “doxa”come ricordava Cornelio Fabro di Parmenide.il regno dell’opinione soggettiva. altro è se in coscienza, anche se non battezzato, segua la morale che deriva dalla religione naturale la cui interpretazione ultima e “perfetta”pur nell’imperfezione delle parole umane che la trasmettono di generazione in generazione, è la Cristiana Cattolica Apostolica Romana. inclusi i suoi sacramenti.come ricordava un Papa ,(giov.p. xxiii,ma potrei sbagliarmi)anche nelle altre religioni v’é una scintilla di Dio.ma non la pienezza.
    o , cito da Socci -intervista con Don Giussani- nel suo sito:Se il cristianesimo è ridotto a parola coincide con un’emozione della coscienza che ha il diritto di interpretarla e tale coscienza non può disarticolarsi dal flusso di quei valori che sono più stimati nel momento storico in cui essa vive. Ecco allora che il comportamento più corretto e più dignitoso per l’uomo sarà immaginato secondo idee e convinzioni ritenute più urgenti dalla mentalità sociale al potere. Questa è la seconda mutilazione che offre al nostro tempo la realtà del cattolicesimo secondo una diffusa interpretazione.

    Un orizzonte morale reso angusto, per cui i parametri cui riferirsi sono quelli della concezione di vita dominante nella società in cui si è. Una riduzione della moralità a moralismo.

    ovviamente potrete “corrigere” anche me se ho citato fesserie….

  17. Sono d’accordo con Costanza,l’inferno esiste e come, ma in tempi di leggerezza spirituale si è arrivati a negare sia l’inferno sia il purgatorio. Penso agli anni settanta e ottanta del novecento quando si negava buona parte della dottrina cattolica. Il catechismo olandese era arrivato a negare gli angeli. A questo si aggiunga anche a negare la presenza del Signore nella Santa Eucarestia. Ne abbiamo dette, pensate e fatte di cotte e di crude sulla nostra fede: significava essere progressisti. Meno male che sia i Papi e sia moti sacerdoti e fedeli sono tornati sul retto cammino. Certo gli atei, gli agnostici, i cristiani tiepidi continuano a marciare per proprio conto: Il positivismo e il materialismo storico hanno fatto danni che tuttora perdurano nonostante la caduta dei sistemi politici. Adesso l’UARR con a capo sciocchi come Odifreddi e la Hac promuovono lo sbattezzo, periodicamente, in molte città italiane. Idem fanno spesso in odio alla Chiesa tutta l’area paganeggiante che non distingue più uomo e donna: tutto fa brodo. A questi attivisti dell’ateismo e dell’immoralità o anche dell’amoralità è ora di dire che l’inferno esiste e che adulterio e sodomia, latrocinio e corruzione portano direttamente nel fosco regno di Satana nemico dell’uomo. Del resto Mundus in Maligno positus est, lo ha detto Cristo e noi dobbiamo sempre ricordarlo. Circa l’educazione dei figli, d’accordo che non dobbiamo terrorizzarli, ma cominciare a far distinguere loro il bene dal male è necessario per evitare che crescano con una mentalità amorale. Non faccio sconti con mia nipotina di quasi 7 anni a farle capire che esiste la gioia eterna, ma anche la pena eterna. Mia figlia, progressista, sostiene che non bisogna impressionare i fanciulli. Dobbiamo aspettare che li impressionino i figli di atei e blasfemi delle compagnie scolastiche forse. La nostra fede penso che dobbiamo gridarla a volte come San Giovanni Battista e come Gesù nel Vangelo, ma soprattutto credo che dobbiamo insegnare ai bambini a parlare con Gesù, con Maria, con i santi e con gli angeli in modo che li amino e così dobbiamo fare noi. Credere ai novissimi certamente, ma amare senza fine il Signore, la Vergine e i Santi è più proficuo ed efficace. Se poi ci sentiamo peccatori non credo che dobbiamo disperarci, l’importante è peccare il meno possibile e nei momenti della disperazione affidarci alla misericordia infinita di Dio e mirare a non peccare più. cosa difficile, quando pensiamo che la stessa Bernardetta morendo le ultime parole che ha dette: -Sono una povera peccatrice.-

  18. Costanza, ti adoro! Finalmente qualcuno che parla di Inferno e Paradiso! Io non riesco a capacitarmi di come questo argomento sia praticamente scomparso dalla catechesi… è il nostro fine ultimo incontrarsi un giorno con Dio! (ovviamente parlo da cristiano…) E’ quello lo scopo di tutto il nostro faticare un questa “valle di lacrime”! Possibile che non se ne parli? Permettetemi il paragone: è come se un allenatore di calcio preparasse a puntino la sua squadra sotto tutti i punti di vista (tattico, atletico, tecnico etc… ) dimenticandosi di allenare i suoi giocatori allo scopo ultimo per cui giocano: segnare goal e vincere.

    L’impressione è che l’aldiqua sia diventato più importante dell’aldilà, quando invece, come diceva qualcuno, “la nostra vita terrena sta alla vita eterna come la prefazione sta al libro”: sarà più importante il libro della prefazione…

    Senza contare le implicazioni morali: una volta lessi, su un libro di teologia morale fondamentale, questa “regoletta” che mi ha segnato profondamente: “Per capire se un azione è buona o cattiva chiediti se ti avvicina o ti allontana dal paradiso”… chiaro che se il mio orizzonte sarà limitato alla sola vita terrena, mi comporterò di conseguenza… e viceversa…

  19. vale

    ah, dimenticavo, tale presunta concordia tra fedeli di varie religioni e diverse ideologie inizia dal riconoscimento che tutti posseggono “naturalmente “la verità e nessuno sbaglia.verità conosciuta attraverso la cosidetta esperienza trascendentale (stati superiori di coscienza’?mah!) .però mi ricorda molto Karl Rahner.non propriamente “cattolico” anche se gesuita( et in cauda venenum, come Martini…)

  20. Ah, un’altra cosa… un libro illuminante un questo senso è “Scommessa sulla morte” di Messori… e i vari libri di P. Amorth, come già suggerito… in questo caso però bisogna mettere in conto qualche notte senza sonno :-))

  21. @Vale non mi dilungherò tanto a controbattere perchè hai mal interpretato le mie parole (ma immaginavo che qualcuno avrebbe travisato…).

    Io NON ho parlato di concordia tra le religioni, nel senso deleterio in cui ne parli, perchè se quello fosse il senso mi troverei d’accordo con te.

    Tutti “posseggono naturalmente” la verità (solo un piccola piccolissima parte) in quanto TUTTI creati da Dio e come creature sentono “l’impronta” del Creatore. Il Creatore è Dio, ma non il dio immanente e indistinto: il Dio Uno e Trino, il Dio di Gesù Cristo (questo per me è sottinteso ma non perchè secondario, ma se ti rassicura lo confermo – sennò mi scomunichi 🙂 E nello stesso tempo nessuno la possiede, neppure il battezzato, perche io battezzato ero e profondamente ateo, perchè il tuo Battesimo non muore ma resta come seme che non germoglia.

    Ho scitto da qualche parte qui che la Verità intera e pienamente rivelata sta altrove che non nell’insegnamento di Santa Romana Chiesa o che sta ugualmente altrove? O non so cciò che scrivo (può essere) o ti prendi la briga di andare oltre ciò che ho scritto…

    Ho scritto che la cosienza individuale è il giudice unico e supremo e solo ad essa dobbiamo riferirci? Non mio pare…

    Ho fatto il preciso caso dell’uomo che per la sua storia, non ha mai ricevuto null’altro che cio che l’ambiente circostante gli ha offerto (e sono tanti sai…) . L’uomo che pur nel suo dicernimento ferito dal peccato originale e dalla sua debole natura sente che c’è un bene e sente che c’è un male anche se non riesce a dargli nè un valore assoluto nè tanto meno un nome.

    Poi se vuoi fare la lista dei buoni e dei cattivi per diritto di nascita accomodati, ma rispondi: tu che meriti hai per poterti dire cristiana (se non quelli di Grazia ricevuta) ?

    1. Roberto

      I teologi si scaldano 🙂

      “Fino a quel momento la piccola Teresa era solo una figlia dell’uomo, destinata alla morte. Poi le è stato concesso di diventare figlia di Dio, e le è stata data la possibilità di salvarsi per sempre, e di arrivare alla felicità eterna.”

      “Il bambino nato buddista o anche agnostico che agisce secondo retta coscienza…”

      E’ ragionevole supporre che la piccola Teresa di cui parla Costanza sia così piccola da non aver ancora ricevuto secondo il principio di sviluppo vitale a cui noi esseri umani soggiaciamo d’ordinario nel tempo, il lume della ragione (la piccola Teresa, con tutto l’affetto possibile, non è San Giovanni Battista… ).

      Perciò, senza entrare nel merito della possibilità (concretissima, ci mancherebbe) per i non battezzati (in specie senza colpa) di giungere al Paradiso, direi proprio che la frase di Costanza è sostanzialmente corretta.

  22. vale

    intanto mi sembra quantomeno ingeneroso attribuirmi una lista di buoni o cattivi. se c’è stato una incomprensione di ciò che hai scritto me ne dolgo.
    come giustamente fai notare l’errore può essere sia in chi legge che in chi scrive pensando di essere interpretato secondo quel che lui pensa….
    sul resto non metto becco per non accendere una polemica. mi limito ad osservare che di uomini che cercano la verità ve ne son pochi. ed ancor meno che man mano che la riconoscono come tale, si comportano di conseguenza.
    di meriti non ne ho. e non so neppure se la sfango( sperém).

    1. Va bene Vale “pace fatta” 🙂 a me i blog piacciono (non tutti), ma mai come parlare vis a vis, le intonazioni spesso chiariscono meglio le parole.

      Ma non essere pessimista, tutti stiamo cercando la verità, perche ci rende liberi e felici, molti. troppi, non sanno nemmeno più dove cercarla. Questo è il problema e la nostra responsabilità.

  23. @Roberto scusami, mi scaldo Spesso ma teologo non sono, ma così mi parrebbe di capire che è destinata alla morte una creatura non battezzata la cui colpa è di non essere ancora capace di intendere e di volere (?)

    Sappiamo tutti che la Chiesa (nel Catechismo) non si è pronunciata, invero per estrema e materna prudenza, sul destino dei bimbi che muoiono senza aver ricevuto il Battesimo, ed è facile capire perchè lo ha fatto.

    Quindi come va intesa la frase “desitnata alla morte”? Ovviamente non quella fisica che tutti ci attende.

    Non sono qui a fare “le pulci” alla parole, ma le parole hanno un peso e questo blog è – giustamente – seguito. Alcuni concetti a volte vanno solo chiariti o meglio espressi.

  24. Giovanna

    In effetti quando ho letto il libro di padre Amorth l ultimo esorcista ho dormito più notti con il Rosario in mano… E’ stato per me un libro illuminante che mi ha permesso di intraprendere un serio e profondo cammino di conoscenza e di Fede. Un film assolutamente da vedere e’ Il rito con Antony Hopkins storia vera tratta dal libro di Matt Baglio, il protagonista ha frequentato pochi anni fa il corso di esorcismo e preghiere di liberazione al quale ho partecipato ad aprile, organizzato dal Gris di Bologna, dove e’ stato approfondito anche il grave problema, diffusissimo purtroppo, delle sette sataniche e pseudo religiose di cui nessuno o pochi sanno se nn per qualche raro fatto portato alla cronaca (da leggere “fuggita da satana” di Michela pseudonimo di una ragazza mandata da una setta ad uccidere Chiara Amirante, ed. Piemme, introvabile in libreria ma da farsi imprestare). E che dire di tutte le porte aperte a Satana alle quali chi per superstizione chi per ingenuità chi per superficialità e tanto per ignoranza ricorre a: cartomanzia, pendolino, lettura della mano, scrittura automatica, medium, maghi, sedute spiritiche, negromanzia, pratiche popolari come segnare il fuoco di Sant’Antonio, i vermi, pericolosissime, la pranoterapia, il reiki, lo yoga (diffusa pratica olistica della New Age che confonde il Se’ con il divino sottoforma di “energie” mai scientificamente riscontrate che svilupperebbero l inesistente “aura” fino sd essere Dio…) possono provocare gravissimi danni fisici, psichici e spirituali. Padre Francois Dermine teologo esorcista domenicano ha scritto un interessante libro “Mistici veggenti e medium”. ammonendo a stare lontani dall’occultismo, dallo spiritismo, da maghi e fattucchiere perché ‘ sono le porte attraverso le quali satana entra nel cuore dell’ uomo. Preghiera quotidiana e frequenza assidua ai sacramenti sono un buon antidoto agli assalti del demonio, sia ordinari che straordinari.
    E poi sull aldilà ci sono i libri di Padre Livio, bellissimi.

  25. Giuseppe

    per quel che capita a me anche dei sacramenti. praticarne alcuni, la confessarsi, ormai, è una fatica da cani! O trovi un ultra settantenne o son dolori: giorni stabiliti, ore stabilite…mai prima della Messa…. sul modo in cui avviene poi meglio sorvolare

  26. Buona Sera Ragazzi, scusate per l’assenza ma ho avuto un periodo davvero pesante e l’uscita pare proprio lontana ( fortuna che penso positivo)! Non ho mai immaginato paradiso e inferno nel senso classico. Ho sempre pensato che Dio ci ami troppo per ” bruciacchiarci in eterno “. Quando ho perso due persone che amavo tantissimo in meno di un’anno ho iniziato a pensare alla mia dipartita con più serenità: magari se non sono stata proprio una peste le rivedo!

  27. Alessandro

    Sul Limbo si può leggere qua:

    http://www.zenit.org/article-10669?l=italian

    “La teoria del Limbo non è esclusa”, ha detto suor Sara Butler, missionaria Serva della Santissima Trinità, dal 2004 membro della Commissione Teologica Internazionale.

    Il 20 aprile scorso la Commissione, un corpo consultivo di 30 teologi di tutto il mondo scelti dal Papa, ha emesso un documento, commissionato sotto Papa Giovanni Paolo II, dal titolo “La speranza di salvezza per i bimbi che muoiono senza essere stati battezzati”.

    In un’intervista rilasciata alla rivista statunitense Inside the Vatican, suor Sara Butler, che insegna Teologia Dogmatica al St Joseph’s Seminary di Dunwoodie (New York), ha spiegato che “il rapporto conclude che il Limbo rimane un’‘opinione teologica possibile’”.

    “Chiunque voglia difenderla è libero di farlo – ha aggiunto – . Questo documento, tuttavia, cerca di dare una giustificazione teologica per sperare che i bambini non battezzati possano essere salvati”.

  28. lidia

    Mmh…devo dire che il tono dei commenti mi lascia estremamente perplessa. Tranne Bariom, i cui commenti mi piacciono molto.
    E ci tengo a precisare, che io non sono della serie “ma sì, è tutto uguale”. Anzi, direi che sono decisamente al contrario. Ciononstante i toni usati nel post e nei commenti non li sento affatto miei – e non li sento per niente cattolici, semmai, mi suonano protestantissimi (nei toni, non negli argomenti!).
    Ovviamente non discuto della correttezza teologica degli argomenti. Anche io soffro molto per la condizione della Chiesa oggi, e per i milioni, miliardi di anime che potrebbero godere della felicità di conoscere, amare e frequentare Gesù.
    Soffro molto della “corruzione” dei costumi, delle mancanze di fede, di tutto. Però non credo che Dio da noi voglia toni come quelli usati qui sopra.
    Infine, una piccola aggiunta (tratta dal corso di teologia che ho frequentato quest’estate, docente un sacerdote della Santa Croce, direi che l’ortodossia può stare tranquilla): nella parabola del Vangelo sul giudizio universale le persone mandate in paradiso (“venite, benedetti dal Padre mio..”) dicono di non conoscere Gesù “Signore, e quando mai ti abbiamo visto?” gli chiedono. Non sono cristiani. saranno buddisti, agnostici, atei. Però sono persone che hanno visitato i fratelli in carcere, che hanno dato da magiare agli affamati, da bere agli assetati. E vanno in Cielo.
    Sono fermamente convinta che la prima forma di misericordia sia di insegnare la fede e fare proselitismo, e ovviamte correggere fraternamente i sacerdoti che sbagliano (farlo su un blog è probabilmente inutile, temo, ma può dare spunti per correggere) e diffondere la retta dottrina etc etc, ma dovremmo – secondo me – riflettere di più sul fatto che saremo giudicati sull’amore – sui bicchieri d’acqua dati agli assetati. Lo dico per me in primis, ovvio.
    Ecco, volevo solo condividere queste riflessioni.

  29. Roberto

    Ho fatto tardi, peccato.

    @Bariom: lo scaldarsi era una battuta, naturalmente. Si vede che sei qua da poco e non hai mai visto quando mi scaldo io 😉

    Allora, non ho perso tempo inutilmente e ho trovato un buon link:

    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=992

    Dunque (e anche per te, Lidia): per salvarsi è, di fatto, sempre necessaria una qualche forma di battesimo (di desiderio, di intenzione, di sangue, d’acqua); in alternativa, un ipotetico, e che tutti speriamo, intervento sorvannaturale (straordinario) da parte del Signore, che comunque mi pare si possa assimilare a una diversa forma di battesimo.

    Resta il fatto che, a parte che la CTI non è Magistero ma è una Commissione Teologtica che espone una delicata questione teologica che va approfondita, l’insegnamento costante della Chiesa è e resta che l’essere umano nasce in uno stato di morte (fisica e spirituale) a causa del peccato originale, che lo conduce a morire fisicamente e alla privazione della visione beatifica di Dio – il Paradiso.

    E’ ovvio che poi noi speriamo in questi interventi straordinari, ma come puoi leggere diversi Concili (e non solo) si esprimono chiaramente sulla necessità del Battesimo.

    E’ evidente d’altra parte che se il Battesimo non fosse, di fatto, mai necessario per chi non ha ancora maturato la capacità di esprimere la volontà, noi non avremmo sul nostro capo, per esempio, il comando di battezzare i bambini in punto di morte a prescindere, per dire, dalla volontà dei loro genitori (mentre quest’obbligo ce l’avremmo… ).

    In realtà, il problema nasce dal fatto che noi non siamo più consapevoli che il Paradiso è Grazia; non ci è dovuto.
    San Tommaso d’Aquino, parlando del desiderio umano di vedere Dio faccia a faccia, affermava che tale desiderio supera assolutamente l’aspirazione di ogni creatura creata o creabile; può essere frustato nei bambini morti senza battesimo senza che vi sia in essi l’ombra di sofferenza e tanto meno di ingiustizia da parte di Dio.

    Mi rendo poi conto PERFETTAMENTE che tale risposta lascia inquietudine, interrogativi e amarezza nel cuore, ma per affrontare questi, come altri, dubbi, è necessario un ordine e un inquadramento.
    E il primo passo è, appunto, come scriveva implicitamente Costanza, essere coscienti che noi ci troviamo in una condizione spiritualmente “morta”: noi non possiamo accampare il benché minimo “diritto” sulla beatitudine: essa è, di fatto, Grazia.

    Poi le ipotesi sono tante… chessò, magari questo (ipotetico) Limbo sarà “aperto” dalla venuta finale di Cristo, come quello dei Padri fu aperto dalla sua prima venuta (la butto lì, eh, senza pretese); forse la risposta è tutt’altra… a volte nella Fede ci troviamo davanti a un muro di mistero e ci tocca accettarne la frustrazione e il dolore che ne consegue; ma ciò che la Chiesa univocamente ha sempre insegnato nei secoli, seppur non con sentenze definitive, non può essere liquidato troppo facilmente o alla leggere, anche quando umanamente noi preferiremmo farlo per ragioni che all’apparenza della nostra limitata ragione ci paiono… “lampanti”.

    1. @Roberto apprezzo sempre i tuoi commenti sempre molto ben argomentati. Ottimo il link che invito tutti ad andare a leggere.

      Sono assolutamente d’accordo con la risposta che il sacerdote dà al suo interlocutore e non mi sogno in nessun modo di discostarmi dagli insegnamenti del Magistero o della Tradizione della Chiesa.

      Siamo arrivati a questo discorso sul Battesimo ai bambini scivolando di commento in commento, ma non era questa la mia originaria domanda (o puntualizzazione) a cui spero Costanza troverà il tempo di rispondere dato che nessume meglio di chi ha espresso il suo pensiero può darne la giusta interpretazione.

      Per tornare al “dilemma” sul Battesimo ai bambini e alle eventuali conseguenze del non-battesimo, questo si è ingenerato dal momento in cui Battesimo ai neonati e stato introdotto nella Chiesa. Di fatto i primi Cristiani battezzavano solo gli adulti e il Battesimo era il punto di arrivo di un lungo cammino che era il Catecumenato. Tant’è che i Catecumeno giudicato pronto dai suoi Padrini riceveva nella stessa Liturgia Battesimo, Cresima e accedave alla Comunione al Pane e al Vino.

      Ovviamente la mia è solo la constatazione di un avvenimento storico non il dire “era meglio così” o peggio “la colpa e di…” Puntualizzo per non scatenare eventuali altre distorte interpretazioni 🙂

    2. lidia

      appunto,. Roberto. è GRAZIA. Ed è proprio la grazia che manca nei commenti sopra (cioè: nei toni che io, attraverso la mia sensibilità – che credo sia condivisa da Cyrano -, avviso).
      Dio e il Paradiso noi non ce li meritiamo – tutto è attraverso Cristo. E il miglior modo di onorare Cristo è l’amore. Guarda che non è una cosa New Age, o da cristiani “adulti”. è da cristiani punto e basta. E a me pare che molto spesso nei commenti di questo blog ci sia molto amore per ciò che dice Costanza (cose molto belle, sennò non starei qui a scrivere) e ciò che scriviamo noi, e molto poco amore per gli altri.
      Ripeto: attenzione a non gettare il bambino con l’acqua sporca. Tanti cristiani adulti adulterano (è il caso di dirlo) il Vangelo, ed è necessario corregerli. Ma le asprezze che leggo in molti commenti (sicuramente anche nei miei) mi ricordano più l’atteggiamento di chi dice “Io HO ragione e voi DOVETE ammetterlo; e all’nferno tutti gli altri”. Invece l’atteggiamento dovrebbe essere quello del cuore di gesù: “Soffro – perché le amo – per coloro che credono cose sbagliate, e vorrei poter dare la mia vita perché loro scoprissero la felicità”. Tutti i santi sacerdoti che conosco – primo fra tutti il nostro don Fabio- trasmettono questo. Ovvio – questa è santità, lungi da me in primis l’averla. Ma sarebbe bello provarci.
      Ripeto: è solo un’impressione personale sui commenti qui, che è probabilmente sbagliata.
      Non voglio discurtere la correttezza teologica – il problema è che dopo la morte non saremo giudicati sulla teologia, ma sull’amore.

  30. Giovanna

    Sotto il profilo esistenziale la confessione è una grande esperienza di pace. Si tratta della pace del cuore, che è uno dei beni più preziosi che l’uomo possa avere sulla terra. Serve a poco avere beni materiali, quando dentro siamo inquieti, perché la coscienza non ci dà tregua. Il male che facciamo ci corrode fino a consumarci e ci impedisce di gioire della vita. Non vi è momento più felice di quello in cui senti il perdono di Dio scendere sulla tua anima, come un balsamo che cura le ferite e le rimargina. Ti senti leggero e hai la sensazione che il cielo si spalanchi sopra il tuo capo. Hai la possibilità di ricominciare la vita di nuovo. È davvero un miracolo. Qualcuno ha parlato di una crisi della confessione. Eppure non mancano i segni di una vitalità perenne di questo sacramento. Come mai è accaduto che in piccole località come Ars o San Giovanni Rotondo siano accorse moltitudini da ogni parte del mondo per potersi confessare? Come spiegare che dei fedeli, che nelle loro parrocchie non praticano il sacramento, sopportino anche quattro o cinque ore di lunga coda per inginocchiarsi davanti a uno sconosciuto confessore presso il santuario mariano di Medjugorje? La confessione è lo sbocco naturale della grazia della conversione. (padre Livio)

    1. @Giovanna le tue parole mi riportano alla memoria la mia esperienza di confessione da adulto (tralasciando quella fatta in preparazione alla prima Comunione) dopo più di vent’anni di lontananza, da Dio e dalla Chiesa.

      All’uscire da quella chiesa quel pomeriggio, dopo aver ricevuto l’Assoluzione, mi sembrava i miei piedi non toccassero neppure terra!

      Quel ricordo e quella sensazione non mi ha più abbandonato (sono passati altri trent’anni) e la Confessione è stata la mia salvezza in alcuni dei miei momenti più bui di vita spirituale.

      Sono tanti i motivi per cui oggi è (si dice…) questo Sacramento sia in crisi. Ma penso soprattutto perchè anziani e giovani di cammino, hanno perso o non hanno ancora compreso che la Riconciliazione è una vera esperienza DELL’INCONTRO CON L’AMORE DI CRISTO!

      Lo puoi toccare, sentire, gustare, sino a percepire che li, difronte a te grata o non grata, in piedi o seduto, dovunque tu sia, non c’è un sacerdote, ma Cristo stesso.

      Esiste però una condizione sine qua non per arrivare al Sacramento, la stessa che lì mi aveva portato, altrimenti non sarei entrato in quella chiesa… la coscienza del proprio peccato!
      Qualcuno o qualcosa deve aprirti gli occhi… Mentre il mondo tutto attorno ti dice (oggi più che mai) che il pecato non esiste, che è un’invenzione dei preti (lo pensavo anch’io)… e il Demonio, padre della menzogna, gongola!!

      1. Giovanna

        Hai perfettamente ragione, e’ esattamente quello che penso sulla base anche della mia personale esperienza, al corso a Bologna ad aprile ho avuto come una doccia fredda ( una Grazia di Dio!) e mi sono piovuti addosso uno dopo l altro i miei peccati, repressi, giustificati, dimenticati, nn riconosciuti, ho pianto nell intervallo in camera mia e ho avvertito l esigenza di dover “svuotare il sacco” … Le due precedenti confessioni, una alla Sindone a Torino e l altra solo 15 gg prima ad Assisi (dopo anni) nn mi avevano tolto l inquietudine che provavo ( se nn una pace momentanea) così sono andata a Medjugorje e grazie all intercessione di Maria assunta in cielo ho vissuto una confessione meravigliosa con un sacerdote giovane e inglese, c era Dio ed ho vissuto il giorno più bello della mia vita, che porterò come te nel mio cuore per sempre.

        1. 🙂

          Questi sono i miracoli spirituali, le guarigioni del cuore che il mondo non può riconoscere (ma ti dico che se ne do testimoninza sincera e senza nascondere i miei sentimenti, anche chi non crede rimane in qualche modo affascinato – non da me s’intende).

          Quel giorno per me e per te, Cristo ha detto a noi paralitici: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua…”

          Egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio 🙂

  31. Franca Dell'Orto Matteotti

    Grazie Costanza e grazie a tutti voi, è stato bello ed edificante leggervi fin qua. Sono una catechista da lunga data e vi assicuro che ai miei bambini parlo molto del Paradiso, abbastanza dell’inferno e del purgatorio, ma soprattutto li assicuro dell’amore di Gesù per ciascuno di noi. Ciao a tutti. Franca.

  32. Premetto che sono un ex cattolico ora avventista e che non frequento più la messa da anni. Personalmente non amo i discorsi sul paradiso perché rischiano, anche dalle mie parti, di essere il bastone che fa stare impiedi vite zoppicanti. Tipo: -la mia vita è una sofferenza continua ma per fortuna un giorno… bla bla bla.
    E’ terribile. Mi piacerebbe invece che si cercasse di comprendere il senso che soprattutto Gesù ha dato a quella parola. Il Regno dei cieli devi trovarlo già qui insieme a tutto quello che non va.

    1. Ciao “robadanoncredere” io sono un ex agnostico anticlericale e frequento ormai la Messa da anni.
      “Il Regno dei cieli devi trovarlo già qui insieme a tutto quello che non va” e anzi aggiungerei “trovarlo anche in tutto quello che non va” è quello che ho ricevuto e continuo a trovare nella Chiesa Cattolica 🙂

      1. ciao Bariom. Credo che stiamo dicendo la stessa cosa :-).
        Ia cosa interessante è che non va cercato in cielo, ma in terra. Gesù lo paragona a un tesoro nascosto nella terra e se uno ci pensa…

  33. Amedeo

    @Bariom “Di fatto i primi Cristiani battezzavano solo gli adulti e il Battesimo era il punto di arrivo di un lungo cammino che era il Catecumenato. Tant’è che i Catecumeno giudicato pronto dai suoi Padrini riceveva nella stessa Liturgia Battesimo, Cresima e accedave alla Comunione al Pane e al Vino.”

    Ciao Bariom. E’ la prima volta che posto nel blog, ma e’ da parecchio tempo che vi seguo.

    Volevo fare solo una puntualizzazione alla tua affermazione. In realta’ non e’ del tutto esatto quello che dici, perche’ la chiesa ha sempre battezzato i bambini, fin dagli inizi.

    Vedi infatti il catechismo al n. 1252: L’usanza di battezzare i bambini è una tradizione della Chiesa da tempo immemorabile. Essa è esplicitamente attestata fin dal secondo secolo. È tuttavia probabile che, fin dagli inizi della predicazione apostolica, quando « famiglie » intere hanno ricevuto il Battesimo, siano stati battezzati anche i bambini.

    In ogni caso il problema della salvezza dei bambini non battezzati e’ un problema serio al quale la chiesa fino ad oggi non ha saputo dare risposta. Tant’e’ che il Codice di diritto Canonico prescrive al n. 867: §1. I genitori sono tenuti all’obbligo di provvedere che i bambini siano battezzati entro le prime settimane; al più presto dopo la nascita, anzi anche prima di essa, si rechino dal parroco per chiedere il sacramento per il figlio e vi si preparino debitamente.
    §2. Se il bambino è in pericolo di morte, lo si battezzi senza alcun indugio.

  34. Alessandro

    “Santo Padre, lavoro in un oratorio e in un centro di accoglienza per minori a rischio. Le volevo chiedere: il 25 marzo 2007 Lei ha fatto un discorso a braccio, lamentandosi come oggi si parli poco dei Novissimi. In effetti, nei catechismi della Cei usati per l’insegnamento della nostra fede ai ragazzi di confessione, comunione e cresima, mi sembra che siano omesse alcune verità di fede. Non si parla mai di inferno, mai di purgatorio, una sola volta di paradiso, una sola volta di peccato, soltanto il peccato originale. Mancando queste parti essenziali del credo, non Le sembra che crolli il sistema logico che porta a vedere la redenzione di Cristo? Mancando il peccato, non parlando di inferno, anche la redenzione di Cristo viene a essere sminuita. Non Le sembra che sia favorita la perdita del senso del peccato e quindi del sacramento della riconciliazione e la stessa figura salvifica, sacramentale del sacerdote che ha il potere di assolvere e di celebrare in nome di Cristo? Oggi purtroppo anche noi sacerdoti, quando nel Vangelo si parla di inferno, dribbliamo il Vangelo stesso. Non se ne parla. O non sappiamo parlare di paradiso. Non sappiamo parlare di vita eterna. Rischiamo di dare alla fede una dimensione soltanto orizzontale oppure troppo distaccata, l’orizzontale dal verticale. E questo purtroppo nella catechesi ai ragazzi, se non nell’iniziativa dei parroci, nella struttura portante, viene a mancare”

    R. “Lei ha parlato giustamente su temi fondamentali della fede, che purtroppo appaiono raramente nella nostra predicazione. Nell’Enciclica Spe salvi ho voluto proprio parlare anche del giudizio ultimo, del giudizio in generale, e in questo contesto anche su purgatorio, inferno e paradiso. Penso che noi tutti siamo ancora sempre colpiti dall’obiezione dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno solo parlato dell’aldilà e hanno trascurato la terra. Così noi vogliamo dimostrare che realmente ci impegniamo per la terra e non siamo persone che parlano di realtà lontane, che non aiutano la terra. Ora, benché sia giusto mostrare che i cristiani lavorano per la terra — e noi tutti siamo chiamati a lavorare perché questa terra sia realmente una città per Dio e di Dio — non dobbiamo dimenticare l’altra dimensione. Senza tenerne conto, non lavoriamo bene per la terra. Mostrare questo è stato uno degli scopi fondamentali per me nello scrivere l’Enciclica. Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell’inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra…

    Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato, Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. È una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa. Coloro che hanno distrutto l’uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime. Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente. Perciò mi sembrava importante scrivere questo testo anche sul purgatorio, che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante, che non può mancare. Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi — o comunque non troppi — coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione di Dio. Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di sanabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati. Questa è la nostra speranza: anche con tante sporcizie nella nostra anima, alla fine il Signore ci dà la possibilità, ci lava finalmente con la sua bontà che viene dalla sua croce. Ci rende così capaci di essere in eterno per Lui. E così il paradiso è la speranza, è la giustizia finalmente realizzata”

    Benedetto XVI, Incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma, 7 febbraio 2008

  35. @Amedeo grazie della puntualizzazione, ma il mio scrivere non metteva in nessun dubbio ciò che scrivi (il catechismo l’ho letto tuttto, studiato e assunto e in questo niente di straordinario perchè e quello che dovrebbe fare qualunque semplice fedele…) e non e neppure “non del tutto esatto” (non perchè il sottoscritto non scriva o dica mai castronerie – spero non eresie), è, se vuoi parziale…

    Parziale solo rispetto l’intera “storia del Battesimo”, ma non era mia intenzione farla. Ricordavo solo come il problema (limbo ecc) si sia posto solo DOPO l’iniziazione Cristina dei primi Catecumeni, che erano per l’appunto adulti secondo la prassi. Questa è perdurata per i primi 100 anni (che comunque sono molti)?, 50? 20? non è questo il nocciolo.

    Il nocciolo era: proprio con l’inizio della prassi del Battesimo ai neonati (sacrosantamente desiderato e praticato delle nuove famiglie cristiane) è con l’approfondimento delle dottina è nato il “problema” (ritengo “falso” problema, che deriva più dalla necessità nostra molto umana di avere una risposta e una regola per tutto…) dei bambini che morivano prima di essere battezzati.

    E’ anche interessante notare come la Chiesa, già nei documenti del Concilio Vaticano II, auspichi un ritorno alla prassi del Catacumenato per gli adulti (notare 50 anni fa!), compresi i già battezzati, questo a motivo della situazione che attraversiamo e che tutti conosciamo.

  36. simone

    Io non ho paura dell’aldilà perchè esso non esiste come non esiste l’inferno e il purgatorio.
    Questo perchè dopo la morte esiste solo il sonno eterno finchè il Cristo nostro signore e il Re dei Re tornerà sulla terra per portare finalmente giustizia e pace.
    Se imparate a leggere le letture capirete che la Chiesa ha abbandonato il Cristo Nostro Signore perchè Lui ha detto che uno è sceso dal Cielo (Lui il Cristo) e uno è salito (La Resurrezione del Cristo)alla Destra del Padre.
    E ricordate che il giorno del riposo del Dio Nostro Padre è il Sabato e non la Domenica che è il primo giorno della settimana.
    Mai e poi Mai Gesù il Cristo ha detto di onorare e ricordare il Padre Nostro alla Domenica.
    I discepoli hanno sempre onorato Gesù il Cristo e il Padre Nostro Signore il Sabato. SEMPRE.

    1. Alessandro

      “solo il sonno eterno finchè il Cristo nostro signore e il Re dei Re tornerà sulla terra per portare finalmente giustizia e pace”.

      Cioè ci sarebbe un’eternità a scadenza, che finisce quando il “Re dei Re tornerà sulla terra”. Ma un’eternità che finisce è un non senso…

      Inoltre la comunità si radunava per la frazione del pane (compiuta in obbedienza al comando di ripetizione impartito da Cristo: “Fate questo in memoria di me”) “il primo giorno della settimana”, cioè domenica (cfr. At 20, 7-12)

    2. Scusa Simone e in cosa consisterebbe questo “onorare e ricordare” (che sa di un defunto) da farsi di Sabato e non la Domenica (gli altri giorno no?)

      Il giorno del riposo di Dio Nostro Padre poi, mi risulta il settimo giorno, stando letteralmente alla scrittura, non viene detto se Sabato o Domenica o Lunedì… ma tu avrai immagino testi diversi 🙂

  37. Roberto

    @Lidia: non entro nel merito dei toni, che tanto spesso stanno “nell’orecchio di chi ascolta”. Nulla da dire davvero, è una cosa troppo personale per starci a discutere; legata a sensibilità e storia personale e mille e mille altri fattori che solo il Signore conosce fino in fondo – ciò che può urtare uno può piacere all’altro, e per questo il processo all’intenzione sui toni (lo dico sinceramente, e mi piacerebbe che mi credessi, senza alcuna asprezza) mi tange poco. Ognuno ha il proprio… Ph di pelle. Io ritengo che il punto sollevato da Costanza sia così fondamentale da essere di una priorità estrema (e magari non sono il solo; così che ciò che a un orecchio suona durezza può essere entusiasmo). Inoltre anche i commenti che sono seguiti, pur quelli apparentemente “slegati”, si presterebbero a dare il destro ad alcuni ragionamenti interessanti.

    @Bariom: una domanda volante che mi interessa; i documenti del Concilio di cui parli sul Catecumenato sono documenti del Concilio (nel qual caso, mi useresti la cortesia di indicarmi il punto, perché avrei piacere di leggere il passaggio di cui parli) oppure presenti nei documenti accompagnatori / preparatori ecc. (i satelliti, diciamo così) al Concilio stesso?
    Grazie!

    1. @Roberto molto volentieri…

      Mi riferivo in particoalre al Decreto “Ad Gentes” dei Documenti del Concilio V. II
      http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html

      Vale la pena obvviamente di leggerlo tutto (come il resto dei documenti del Concilio), ma in particolare mi riferivo a questi paragrafi (non sono lunghi quindi li riporto per intero):

      Catecumenato e iniziazione cristiana

      14. Coloro che da Dio, tramite la Chiesa, hanno ricevuto il dono della fede in Cristo (74), siano ammessi nel corso di cerimonie liturgiche al catecumenato. Questo, lungi dall’essere una semplice esposizione di verità dogmatiche e di norme morali, costituisce una vera scuola di formazione, debitamente estesa nel tempo, alla vita cristiana, in cui appunto i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro maestro. Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della salvezza ed alla pratica della morale evangelica, e mediante dei riti sacri, da celebrare successivamente (75), siano introdotti nella vita religiosa, liturgica e caritativa del popolo di Dio.

      In seguito, liberati grazie ai sacramenti dell’iniziazione cristiana dal potere delle tenebre (76), morti e sepolti e risorti insieme con il Cristo (77), ricevono lo Spirito di adozione a figli (78) e celebrano il memoriale della morte e della resurrezione del Signore con tutto il popolo di Dio.

      È auspicabile una riforma della liturgia del tempo quaresimale e pasquale, perché sia in grado di preparare l’anima dei catecumeni alla celebrazione del mistero pasquale, durante le cui feste essi per mezzo del battesimo rinascono in Cristo.

      Questa iniziazione cristiana nel corso del catecumenato non deve essere soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli, soprattutto dei padrini, in modo che i catecumeni avvertano immediatamente di appartenere al popolo di Dio. Essendo la vita della Chiesa apostolica, è necessario che essi imparino a cooperare attivamente all’evangelizzazione ed alla edificazione della Chiesa con la testimonianza della vita e con la professione della fede.

      Infine, nel nuovo Codice dovrà essere più esattamente definito lo stato giuridico dei catecumeni. Essi infatti sono già uniti alla Chiesa (79), appartengono già alla famiglia del Cristo (80), e non è raro che conducano già una vita ispirata alla fede, alla speranza ed alla carità.

      ————————————————

      E’ interessantissimo notare come questo rito (che riprende di per sè quello antico), è oggi praticato – o dovrebbe esserlo – in tutti quei casi in cui un adulto cheide di ricevere il Battesimo, cosa non più cosè rara nella nostra realtà sempre più scristianizzata e multiculturale e ti posso assicurare che è molto emozionante (passatemi il termine) assistere ad uno di questi battesimi spesso fatti per immersione a rendere ancor più evidente il Segno (non per farne uno “spettacolo” ma perchè la Liturgia si serve di Segni).

      Lo stesso dicasi per l’auspicio che il termine del cammino del Catecumeno, e quindi il suo Battesimo, coincida con la Quaresima e con la Notte di Pasqua, la notte delle notti in cui Cristo a vinto la Morte.

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