Il banco vince sempre

Qualche giorno fa  ho chiesto a Roberto se poteva scriverci un post  sui temi della libertà, della libertà finalizzata al male, e sulla  dittatura del relativismo così da ampliare e decontestualizzare le idee così ben espresse in un suo commento. Eccolo qua.

di Roberto Brega

La scorsa settimana si è parlato, e non per la prima volta certo, di aborto, e di quella forma particolarmente ipocrita e ripugnante di aborto che passa sotto il nome di “aborto terapeutico”. Ma c’è stato anche un post molto bello di Daniela Bovolenta – Perfectio Conversationis che ha affrontato in modo sintetico ed efficace il nodo fondamentale di come la forma di una società possa dar forma alle anime. Credere diversamente – cioè credere che la società non possa formare e/o deformare le anime – è una favola dell’ideologia individualista, ed è una favola che può essere creduta solo da chi non crede al peccato originale.

Tale favola si fonda in sostanza sul mito dell’autodeterminazione, che con la sua leggerezza arguta Cyrano ha preso per i fondelli qualche giorno fa.

E su che si fonda questo mito? Qual è la sua forma?

Questo mito ci racconta che gli esseri umani devono essere liberi di determinare se stessi – che è una pretesa stramba, quasi quanto pretendere che una persona possa darsi da sé la vita.

Ma, beh, per perseguire l’autodeterminazione che bisogna fare? Bisogna liberare l’uomo da ogni vincolo e legame. Lo Stato, gli educatori, le istituzioni, dovrebbero quindi preoccuparsi di istruire i suoi cittadini in una specie di vuoto spinto, fino a quando non raggiungono l’età della ragione conseguita la quale, posti davanti a un ricco menù di “idee”, “ideologie”, “proposte religiose”, sarebbero infine liberi di acquisire quella che preferiscono, senza più quegli irritanti condizionamenti culturali che sono sempre stati trasmessi da una generazione all’altra.

Oh, di solito tale ideologia non viene spiattellata in modo così rozzo e sintetico, ma questo non significa che non esista.

E’ presumibilmente qualcosa di simile, ciò a cui alludeva Joseph Ratzinger quando scriveva “Abbiamo buttato via le catene e non ci siamo accorti che erano cordoni ombelicali”.

Ne consegue logicamente che, perciò, sia necessario inoculare il concetto che vi sono solo idee, opinioni, che tutto si possa dire, tranne che esistano delle Verità: questo inquinerebbe irrimediabilmente una giovane coscienza impressionabile, rendendola ottusa, intollerante e incapace di aprirsi a questo nuovo mondo felice in cui nessuno può dir nulla di definitivo su niente e perciò tutti possono tollerare qualunque idea da chiunque detta. Alè!

E’ quindi del tutto coerente, che una coscienza forgiata all’interno di tale splendida visione della vita, ritenga che una manciata di ottusi intolleranti ecc. che si permettono di dire che l’aborto è un omicidio (e che quando esso venga praticato per sbarazzarsi di un handicappato sappia di eugenetica nazista), sono da denunciare per diffamazione.

Allo Stato – questo carrozzone ideologico inventato dalla Modernità – resterà di occuparsi dei soli aspetti materiali della vita dei propri membri, e poiché la chiusura previa a qualsiasi Verità imprigiona l’orizzonte umano su di un piano meramente terreno e orizzontale, ecco che lo Stato, divenuto uno sfigurato succedaneo della Divina Provvidenza, prenderà a invadere sempre più pervasivamente ogni aspetto della vita dei propri cittadini, a fin di bene (ovviamente!), trastullandosi persino nel calcolare, scientificamente s’intende!, il grado di felicità dei propri membri, facendolo dipendere, somma beffa, dalla misura in cui esso si appropria e regolamenta spazi e territori che NON gli sono propri. Insomma, sinteticamente: cornuti e mazziati .

[E qui mi preme ricordare che lo Stato welfaristico è radicalmente inconciliabile coi principi cattolici, perché è in opposizione radicale con il principio di sussidiarietà che sta a fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa.]

Questo Stato welfaristico, e di fatto materialista, si propone di convincere i propri membri che è necessario organizzare, prevedere, ordinare: concepimento, nascita, crescita, lavoro, cure, salute, malattia, uscita di scena (magari con una bella eutanasia, perché no?). Non più dalla culla alla bara, ma dall’utero alla morte “autodeterminata”. Deresponsabilizzati&autodeterminati, tutto in una sola passata.

Ma ecco l’abile gioco di prestigio: devi convincerli, non tanto a chiamare il male, bene, a questo di primo acchito si ribellerebbero, ma devi convincerli a chiamare il male “libertà”. E’ sempre lo stesso trucco. Perché in fondo Satana è un miserabile prestigiatore, conosce pochissimi trucchi ma, questo bisogna accreditarglielo, quei pochi gli riescono bene.

Quindi, prima devi convincere che la società, o meglio lo Stato che governa la società, debba essere informe, debba disconoscere qualsiasi Verità. E di questo, il nostro Nemico si è occupato pian piano nei secoli passati (d’altronde, una società come era quella cristiana, non si demolisce in due o tre giorni) poi devi convincere che non solo la società, ma anche l’identità delle persone debba essere costruita sul vuoto spinto, in quanto requisito necessario e indispensabile alla libertà. E ormai ci siamo, direi.

Poi, devi convincerli che avere la libertà significa compiere le azioni più contrarie al diritto naturale. Tanto, nessuno ti obbliga, no? E così vedremo se la tua coscienza, libera e bella, dimostrerà di saper scegliere davvero per il bene! Non vuole dire questo essere liberi? Non vuol dire poter scegliere il male? Non è questo ciò che dicono anche molti cattolici? Ma allora, mi chiedo, perché dispiacersi che sia accaduto un evento che noi chiamiamo “peccato originale”? In realtà, sarebbe ciò che ci ha “liberato” dalle “catene” della costrizione. Qualcosa di buono. Difatti, e anche questo ha senso, tali cattolici, di solito, stemperano la dottrina del peccato originale in “una metafora dei peccati del mondo”. Mi dà molto da pensare, come nelle deformazioni che la dottrina subisce volta per volta nel corso dei secoli, sia possibile scorgere i “segni dei tempi”.

Se non che, nel frattempo è accaduto qualcosa.

E’ accaduto che il prezzo da pagare per tale presunta libertà, è quello di fare scomparire gli strumenti che permettono di stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Anzi!, meglio ancora: di far scomparire dalla memoria dei più il solo ricordo che tali strumenti esistono. E anzi, ancora meglio: di introdurre nelle coscienze il concetto che se vuoi usare tali strumenti sei cattivo. Ma proprio tanto tanto kattivo.

Questo consente di smantellare, previamente, tutte le obiezioni di ragione che possiamo opporre a un’azione contraria all’etica e al diritto naturale.

Facevo l’esempio dell’aborto che è uno dei più eclatanti, ma si può applicare a qualsiasi altra “questione sensibile”, dalla difesa della famiglia e dell’identità sessuale, alla diffusione della pornografia, ecc.

Restando sull’aborto terapeutico: diciamo di averne mostrato l’illiceità attraverso ragione (chi ne ha voglia, può andarsi a leggere il mio tentativo sotto il post “io vivo”). Come te lo demolisco?  (ricordando che una tonnellata di razionalità può essere spazzata via da pochi grammi di emotività)

Con un altro abile gioco di prestigio: ecco la sapienza diabolica che esprime tutta la sua straordinaria perizia nel male.

Perché è evidente che ci sono persone che non sono in grado, per tante ragioni, fisiche, emotive, sociali, di affrontare simili tragedie. Che a causa della nascita di figli affetti dalle più diverse menomazioni vedono la loro vita letteralmente divorata, ridotta a un guscio vuoto. Ma che scherziamo?

Chi si culla in triti discorsetti edificanti davanti a simili tragedie, merita innanzi tutto una considerevole dose di disprezzo. Ma questo non cambia ciò che è lecito o non lecito fare.

No, il gioco è un altro.

Poco per volta, si è arrivati a frantumare il tessuto sociale, dando vita a quell’aberrazione che è lo Stato moderno di stampo illuminista che, in un modo o nell’altro, sembra avere lo scopo di “occuparsi della tua felicità” che tu lo voglia o meno. Lo Stato si occupa di tutto, ti offre mille opportunità di autodeterminarti… purché tu ti autodetermini in un certo modo.

Questo aumenta la solitudine delle persone a cui viene “offerto” di diagnosticare e “curare” il proprio figlio, uccidendolo prima che nasca. Poiché la società è così liberale e gentile da offrirti la scelta, se tu ti opponi e decidi di salvare la vita a tuo figlio, ebbene, questa è una tua scelta. Non è più un obbligo e un imperativo morale che vincola e obbliga la società tutta intera, dare corso alla vita, sia come sia, occuparsene, preoccuparsene, affrontare le sventure all’interno di un tessuto sociale integrato. L’obbligo morale è informare in modo più o meno asettico per farti scegliere: ma tu sei sola.

E d’altra parte, io Stato, io società, avendoti dato gli strumenti per decidere, non ho più l’obbligazione morale di aiutarti “senza se e senza ma”. Tu hai scelto e adesso te la vedi tu: insomma, non puoi imporre la tua scelta agli altri! Non puoi sbattere in faccia il tuo integralismo a coloro che, con sofferenza ma superiore saggezza della tua, hanno scelto dolorosamente di fare la scelta migliore per se stessi, per gli altri, e sì certo diciamolo! anche per il nascituro. Tu no, ti sei voluto fare bello della tua presunta superiorità morale: adesso smazzatela tu.

Che poi: a dirla tutta, se tu puoi abortire un figlio, down per esempio, e non lo fai, ebbene, dovresti anche giustificare il perché fai una tale crudeltà al tuo piccolino, condannandolo alla sofferenza, e alla società tutta a cui sottrai un prezioso pezzetto della “felicità complessiva” decidendo, egoisticamente, di metterlo al mondo. Ma cosa sei, un sadomasochista? Ti piace soffrire? Ti piace vedere il tuo prossimo soffrire? E non nasconderti dietro un dito, vha!, che potevi scegliere!

Se avrai la forza, il sostegno, l’occasione, di sopravvivere all’ordalia, va bene, è andata.

Altrimenti, tanto meglio: ecco la controprova che l’imperativo etico a cui ti appellavi in realtà è un inganno, una menzogna, un’illusione di un gruppo di fanatici etici-religiosi: hai visto che… non ce la fai? Non è così dimostrato che questo principio etico ti chiede troppo? Vedi? Capisci adesso la follia del tuo integralismo? Comprendi com’è più giusto recedere dalla tua posizione così intransigente?

Ed ecco Satana, con tutta la sua sovrannaturale astuzia, procedere indisturbato, un passo dopo l’altro.

Lo stratagemma, come diceva Daniela, è quello di rendere eroico l’esercizio delle virtù, di fare persino dimenticare che una civiltà possa essere radicalmente differente, dopo aver proceduto a fare terra bruciata tutt’attorno alle persone.

Una volta reso eroico l’esercizio della virtù, insinuare per conseguenza logica l’idea che tale virtù, proprio in quanto richiede uno sforzo eroico, non può essere chiesta a tutti, e se non può essere chiesta a tutti e neppure alla maggioranza, in realtà non è davvero “legge naturale”.

Così si può obiettare per esempio “ma voi vi siete mai occupati di handicappati? Se non l’avete fatto non potete parlare, non potete imporre i vostri dogmi agli altri…” Obiezioni emotive e inaccettabili, perché pretendono di stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è in base alle mie specifiche vocazioni, attitudini, storia di vita. E’ l’empirismo portato allo stato dell’arte e a invadere il campo dell’etica: “non è giusto ciò che è giusto, ma è giusto ciò che io sono o meno in grado di fare.”. Ma che attinge una forza straordinaria dall’aver ampliato la libertà di fare il male e ridotto in pari misura quella di fare il bene. Perché tutt’e due assieme, non ci possono stare. Sono come l’olio e l’acqua.

E se pure fossi più figo di madre Teresa di Calcutta, farebbe lo stesso, perché allora mi si rigirerebbe subito la frittata facendomi notare che non tutti sono forti come me, e perciò non potrei pretendere dagli altri le mie stesse capacità.

E’ impeccabile. Diabolico, ma impeccabile:  il banco vince sempre, signore e signori. Il banco vince, tutti perdono. Tutti perdono perché, questa, ci è stato insegnato a chiamarla “libertà”, tanto che volerne rovesciare la perversa logica è vissuta, con un certo grado di buona fede, dai più come un’insensata prepotenza bigotta e clericale, davanti alla quale ci si deve ribellare. Si gettano i cordoni ombelicali scambiandoli per catene, e ci si affretta a difendere le proprie catene.

Perciò è chiaro: noi cattolici ci opponiamo a tutta una serie di presunti “diritti” che tali non sono. Noi lo facciamo sulla base di una visione ragionevole della realtà, che in parte può essere compresa anche da chi non la condivide, e soprattutto internamente coerente. Il relativismo è afflitto invece da una frattura irreparabile nella sua logica interna (nega la Verità ma implicitamente afferma di possederla), che lo rende ben più dispotico di qualsiasi altra visione della realtà, poiché il suo fondarsi sul nulla spalanca le porte a qualsiasi arbitrio da parte di chi riesce a piantare le unghie sul potere e a tenerselo stretto.

E’ perciò inevitabile che alla lunga collasserà a causa delle sue stesse contraddizioni. Prima però che questo accada, è altrettanto inevitabile che ci sarà un caro da pagare un prezzo.

114 pensieri su “Il banco vince sempre

  1. lidiafederica

    “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II:

    Lo Stato, ancora, ha il diritto di intervenire quando situazioni particolari di monopolio creino remore o ostacoli per lo sviluppo. Ma, oltre a questi compiti di armonizzazione e di guida dello sviluppo, esso puo’ svolgere funzioni di supplenza in situazioni eccezionali, quando settori sociali o sistemi di imprese, troppo deboli o in via di formazione, sono inadeguati al loro compito. Simili interventi di supplenza, giustificati da urgenti ragioni attinenti al bene comune, devono essere, per quanto possibile, limitati nel tempo, per non sottrarre stabilmente a detti settori e sistemi di imprese le competenze che sono loro proprie e per non dilatare eccessivamente l’ambito dell’intervento statale in modo pregiudizievole per la libertà sia economica che civile.

    Si è assistito negli ultimi anni ad un vasto ampliamento di tale sfera di intervento, che ha portato a costituire, in qualche modo, uno Stato di tipo nuovo: lo «Stato del benessere». Questi sviluppi si sono avuti in alcuni Stati per rispondere in modo più adeguato a molte necessità e bisogni, ponendo rimedio a forme di povertà e di privazione indegne della persona umana. Non sono, però, mancati eccessi ed abusi che hanno provocato, specialmente negli anni più recenti, dure critiche allo Stato del benessere, qualificato come «Stato assistenziale». Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano da un’inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà: una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune.

    Ale, ho preso esempio da te 🙂

        1. Alessandro

          buona idea… così il lavoro più duro se lo accolla lidia (GPII 26 anni di pontificato, BXVI quasi 7) 🙂

  2. Adriano

    “E qui mi preme ricordare che lo Stato welfaristico è radicalmente inconciliabile coi principi cattolici, perché è in opposizione radicale con il principio di sussidiarietà che sta a fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa.”

    Allora non resta che trasferirsi in un paese come gli USA, dove chi può (perché ha i soldi o fa parte di questa o quella religione-gruppo politico ecc) va avanti, studia, viene curato e gli altri non possono che sperare in un intervento da parte di uno Stato più preoccupato a non sottrarre possibilità alle imprese di fare affare che a occuparsi di loro. Mah…

    1. Sara

      Adriano, la questione USA è complessa ma non mi trovo per nulla d’accordo con te. Io ho vissuto in California dove sono andata a scuola e ho visto ragazzi che non potevano permetterselo essere ammessi in college molto prestigiosi solo perché erano molto bravi. Laggiù le borse di studio di merito non vengono solo date a chi ha il reddito basso (come succede in Italia), spronando tutti a dare il meglio. E quando esci dal college, il lavoro lo trovi MOLTO più facilmente che in Italia, dove i laureati sono costretti a lavorare nei call center (e a me va bene perché sono una dei pochi fortunati in quanto laureanda in medicina). Anche la sanità in un certo senso, seppur con gravi problematiche, mi piace di più negli USA: in Italia, con il pretesto di dare la sanità “gratis” si è creata una macchina di sprechi, dove le spese paradossalmente sono più alte che in ospedali privati (lo stesso vale per le scuole).

      1. Adriano

        Sara,

        Tra assicurazioni private che ti scaricano appena ti servono, programmi statali come Medicare che coprono solo una quota minima dei non assicurati, università a 50.000 dollari di retta (l’anno), non vedo questa situazione così rosea negli Usa. Detto questo, se va meglio lì rispetto a uno Stato dal welfare più sviluppato, allora ,ribadiscvo, meglio trasferirvisi… 🙂

        Buona giornata.

        1. Sara

          Ti faccio una domanda: se per permetterti l’università ti facessero un prestito da pagare una volta che inizi a lavorare ma appena ti laurei trovi un lavoro (uno vero), non lo preferiresti? E’ quello che fanno negli USA a chi non si può permettere i 50,000 dollari (che cmq in realtà sono meno in molte università, ovviamente non l’ivy league) per studiare. Una mia amica l’ha fatto e io lo trovo molto meno ipocrita della nostra università che sforna disoccupati a go-go. Cmq hai ragione te, vista l’attuale situazione un pensierino sull’espatrio lo sto facendo, seppur a malincuore per il futuro di questo paese…

          1. Adriano

            Sara,

            Succede lo stesso nel Regno Unito: prestito per gli studi da restituire in un decennio (pochi anni di lavoro normalmente non bastano, se si vuole nel frattempo costruirsi una vita…). Chi deve pagare queste rate normalmente lamenta la Spada di Damocle di questo debito, che spesso non permette di fare altro se non lavorare e pagare. In Germania le tasse universitarie sono quasi inesistenti, così come in Austria. Il punto è: a tutti noi giova avere una società con gente maggiormente istruita oppure no?
            Quanto al trasloco all’estero per esperienza non posso che consigliartelo: fa un gran bene! 🙂 (oltre a permettere, in alcuni stati, di avere una formazione di alto livello a costo zero).

    2. Alessandro

      Adriano, lo Stato welfaristico radicalmente inconciliabile coi principi cattolici è quello di cui nella citazione della Centesimus annus proposta qui sopra da lidiafederica:

      “Si è assistito negli ultimi anni ad un vasto ampliamento di tale sfera di intervento, che ha portato a costituire, in qualche modo, uno Stato di tipo nuovo: lo «Stato del benessere». Questi sviluppi si sono avuti in alcuni Stati per rispondere in modo più adeguato a molte necessità e bisogni, ponendo rimedio a forme di povertà e di privazione indegne della persona umana. Non sono, però, mancati eccessi ed abusi che hanno provocato, specialmente negli anni più recenti, dure critiche allo Stato del benessere, qualificato come «Stato assistenziale». Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano da un’inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà…”

      1. Adriano

        Leggo che solo gli eccessi e gli abusi sono contestati… O invece bisogna combattere contro sussidi di maternità e anche contro asili nido comunali visto che vanno contro quelli privati?

        1. Alessandro

          “eccessi ed abusi” c’è scritto. Che c’entrano i sussidi di maternità e gli asili nido privati?

          1. Adriano

            Dov’è il confine tra l’intervento giusto e gli abusi?

            In fondo gli asili nido privati o in cooperativa possono essere messi in pericolo da quelli statali che rappresenterebbero un intervento “pregiudizievole per la libertà sia economica che civile”. Idem per quelli organizzati dalla Chiesa o dalle parrocchie; pure in questo caso un intervento statale potrebbe essere visto come “interferenza” da parte di “una società di ordine superiore” in “una società di ordine inferiore” la quale potrebbe essere “privandola delle sue competenze”.
            Quanto al sussidio di maternità, questo potrebbe benissimo essere coperto da una mutua privata… E il fatto che lo Stato fornisca questo sussidio potrebbe essere considerato pregiudizievole ecc. ecc.

            Queste le conseguenze possibili a portare all’estremo un discorso anti Stato Welfare, visto che lo stesso sarebbe “inconciliabile” con la dottrina cattolica.

            1. Alessandro

              Non c’è possibilità che, su impulso della dottrina sociale della Chiesa, si porti “all’estremo un discorso anti Stato Welfare”, visto che la dottrina sociale esplicitamente critica non lo Stato del benessere in quanto tale ma la Stato del benessere degenerato a “Stato assistenziale” (vedi cit. dalla Centesimus annus)


  3. vi allego questo video, questa donna straordinaria deve farci riflettere sull’aborto e sulla società che vogliamo. Per chi non ha tempo vada al min.11 e parta da lì fino al fondo…
    abbiamo di cui riflettere…abbiamo tanto da fare…

  4. nonpuoiessereserio

    L’analisi della realtà descritta da Roberto è condivisibile e realistica. Le conseguenze e gli sviluppi di questa cultura sono a mio parere di difficile lettura.
    Chiaramente nel breve questo determinerà ancora morti innocenti (aborti), vite infelici, il prezzo da pagare sarà effettivamente caro. Il sistema ideologico collasserà a mio parere perché l’uomo ha la cervice dura ma quando è troppo si ribella. satana è incontinente. L’azione dello Spirito, il santo martirio, le preghiere dei vecchi, le sofferenze offerte come sacrificio a Dio dei malati alla fine prevarranno e poi ci sono gli hobbit come voi che non si fanno mettere sotto.

  5. vale

    “quelli chevogliono rendere gli uomini felici,non esitano a massacrarli per questo” k. popper

    e visto che siamo in anno di ricorrenze nazionali:
    “…cos’ la nostra vittoria su Dio sarà l’acclamata rivendicazione della libertà di coscienza ed il trionfo della ragione sul pregiudizio( la Chiesa,ndr)…”G.Garibaldi

  6. Qui da noi in Italia, comunque, non cìè pericolo che lo Stato aiuti nessuno.
    Proma entità da noi assoluta è la famiglia, mafiosa, come lo sono nel profondo tutte le famiglie italiane, con il loro portare avanti se stessa e i figlioli le figliole a scapito di tutte le altre famiglie mafiose più deboli, figlioli di avvocati, avvocati, di notai, notai, di dottori (cosiddetti) dottori di commercianti, commercianti, la famiglia a fare gruppo compatto, a cercare aiuti dai conoscenti dai parenti dai burocrati dai clienti dai preti dalle monache dai professori che conoscono altri professori, la sussidiarietà mafiosa fatta regola di vita….

    1. 61Angeloextralarge

      Ho chiesto ad un sacerdote se poteva trovare lavoro ad un padre di famiglia, messo molto male economicamente. Mi ha risposto, molto addolorato, che non è più come una volta, perché adesso nessuno ascolta più il prete che raccomanda un lavoratore, indipendentemente dalla crisi economica. Mi ha detto che la voce della Chiesa non è più ascoltata nemmeno i questi casi.

  7. Lucia

    Però volevo dire una cosa più seria.
    Ho stampato il post di oggi, quello di D. Bovolenta (in interiore homine) e quello di Cyrano con tutti i vostri commenti (con quello che costa il toner!!) e saranno oggetto di studio e, con l’aiuto di Dio, di assimilazione profonda. Come cattolica devo “saper rendere ragione”, come dice s. Pietro. Qui viene messo in dubbio il dato oggettivo della realtà, che un tempo era dato per scontato. Tipo: ti devo dimostrare che questo muro che ho qui davanti è duro.
    Allo stesso modo ti devo dimostrare che io sono una donna per natura e che tu sei un transessuale o simile perchè sei malato. Quando andai a quel corso di aggiornamento sulla trans-cultura (durata 8 ore) mi ricordo che intervenni quasi subito dicendo che arogomentavano partendo dalle PREMESSE ERRATE . Per esempio dissi che esiste la coscienza che da sola, se pura, può dirmi cosa è Bene e cosa e Male. Risposta della docente: “lei è in grado di dimostrarmi l’esistenza della coscienza?”. Io risposi che se loro in 8 ore mi dicevano che la coscienza non esiste mi dovevano dare perlomeno 4 ore anche a me per dimostrare il contrario – che tuttavia corrisponde alla realtà.
    Insoma un vero guazzabuglio.

    E’ importantissimo però rendersi conto che la modernità ha plasmato le nostre menti, perché è proprio un’aria che respiriamo, è un’aria inquinata. Allora occore formarci una mentalità cattolica.
    Comunque sono convinta anch’io che il relativismo alla lunga collasserà (prima o dopo).

  8. 61Angeloextralarge

    Grazie, Roberto, per questo post! Concordo in pieno con te!
    La libertà quella vera non è questa. Non si può chiamare libertà qualcosa che procura del male. Questa è la libertà dell’EGOISMO. Dove sono finiti il RISPETTO, L’AMORE, LA CARITA’ e quanto altro di bello il signore ha messo nel cuore dell’uomo?
    La cosa che fa male è vedere con quanta falsità vengono propinati messaggi negativi, ma soprattutto vedere con quanta facilità noi li assorbiamo.

    1. 61Angeloextralarge

      PER CHI NON LA CONOSCE ANCORA…

      “Immaginate una pentola piena d’acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia.
      Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda molto lentamente. L’acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare. Ora l’acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po’ affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa. Ora l’acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita, allora sopporta e non fa nulla. La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire. Se la stessa ranocchia fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola. Ciò dimostra che, quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando.
      Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone. Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche. Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose …
      Coscienza o cottura, bisogna scegliere!
      Allora se non sei, come la ranocchia, già mezza cotta, dai un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi!” (Olivier Clerc, LA STORIA DELLA RANA CHE NON SAPEVA DI ESSERE COTTA)

      1. vale

        è la “tattica del salame”.
        Il termine fu coniato negli anni ‘40 da Zoltàn Pfeiffer, il capo del Partito dei Piccoli Proprietari ungherese, e usato per definire la presa di potere, fetta dopo fetta, da parte dei comunisti, grazie all’utilizzo di meschini stratagemmi. Proprio fetta dopo fetta, il Partito comunista ingoiava i partiti più piccoli o li eliminava.
        Allo stesso modo,così ,invece di effettuare un grosso cambiamento in una botta sola, te lo fanno fare un po’ alla volta. fa meno male e ti adatti prima. quando ti sei accorto che ,fetta dopo fetta, ti sei perso il salame intero ,è troppo tardi……

        1. 61Angeloextralarge

          Giù le mani dal salame: mi serve per il panino!
          Battute a parte, è una realtà molto triste. 😦

  9. Alessandro

    Il banco vince perché sono dilagate (se ne parlava nei post di perfectioconversationis e di Cyrano), intemperanti e voraci, le seguenti convinzioni (strettamente intrecciate tra di loro, peraltro):

    – il peccato originale è un’invenzione della Chiesa. Quindi, intelletto e volontà dell’uomo non sono offuscati tanto da aver bisogno della Grazia per evitare di compiere errori. Solo chi non sa di essere ferito e frastornato dal peccato originale può illudersi che la propria autodeterminazione sia in sé stessa buona e foriera di bene, che le sia connaturato mirare all’adeguazione di un valore e non promuovere un disvalore. Poiché guardarsi dagli effetti del peccato originale è reputata cautela anacronistica e insulsa, l’autodeterminazione è patrocinata prevalentemente nella sua versione spontaneistica: se nessuna imperfezione ottunde volontà e intelletto, dal loro esercizio sbrigliato e spontaneo non ci si può attendere alcun nocumento.

    – la legge morale naturale è un’invenzione della Chiesa (invenzione numero 2). All’autodeterminazione, già esaltata dalla negazione del peccato originale, la negazione della legge morale naturale accorda campo libero, sciogliendola da ogni vincolo che la disciplinerebbe se si avesse contezza (e le si prestasse onore) della legge morale naturale.

    – non esistono verità assolute e oggettive né valori morali assoluti e oggettivi (e, ove anche esistessero, sarebbero comunque inconoscibili). Quindi ognuno faccia ciò che gli pare (daccapo: è il tripudio dell’autodeterminazione), poiché se non esistono valori assoluti e oggettivi nessuno sarà in grado di mostrare in modo stringente che un certo operato altrui genera un disvalore, ossia lede un valore assoluto e oggettivo.

    L’ideologia dell’autodeterminazione è intollerante, e quindi incoerente con sé stessa (con il suo autorappresentarsi come fautrice di pluralismo e tolleranza, appunto), inclinando ad accreditarsi come valore assoluto e incontestabile e a squalificare chi la contrasti, nonostante ostenti la ripulsa di ogni assoluto morale e reclami pari dignità e pregio a tutte le scelte e a ciascuna.

    Ecco perché il cattolico, che osteggia in radice le premesse dell’ideologia dell’autodeterminazione, è bersaglio preferenziale dell’avversione e della stigmatizzazione dei suoi seguaci. Il che non deve meravigliare, poiché le Scritture avevano già ampiamente annunciato tutto ciò (con linguaggio diverso, ma illustrando la medesima realtà in cui siamo immersi oggidì).

    1. Sara S

      il peccato originale è disconosciuto e anzi direi – a volte anche su questo blog ne abbiamo avuto esempi – che persino quando c’è un lume di consapevolezza che quella tal cosa è sbagliata, spesso la si giustifica con una sorta di compiacimento… il pensiero sotteso è: “eh sì, ne combino anch’io di marachelle, ma tanto non si fa del male a nessuno, no? A Dio ci parlo da me, Lui mi dà una pacca sulla spalla e siamo tanto amici…”
      Non c’è alcuna dimensione drammatica del peccato, ridotto, quando lo si riconosce- ad “errore” (ma sono io che lo faccio, e che mi assolvo, non c’è un Altro a cui render conto, non c’è tensione tra due soggetti: anche qui ecco l’autodeterminazione) oppure ad un “incidentello” senza peso che mi rende molto simpatico, vitale e umano agli occhi degli altri.

  10. Erika

    Questo post mi ha colpito perché si “accanisce” proprio su temi che mi stanno molto a cuore. Lo Stato (che per inciso non è affatto un’invenzione della modernità), il principio di sussidiarietà (che mi lascia abbastanza tiepida, ma non voglio entrare nel merito).
    Francamente non ho colto il problema: il principio di autodeterminazione ha tali e tante conseguenze che andrebbe affrontato con serietà da filosofi, scienziati,religiosi, e solo successivamente affrontato a livello legislativo/politico e questo è effettivamente un problema.
    Per il resto: la Divina Provvidenza non è un’entità su cui fanno affidamento tutti i cittadini.
    Dunque qual è la proposta? Stato teocratico? Conversioni in massa per legge?
    Non capisco…

    1. vale

      lo Stato come fonte unica e prima di tutti i diritti e doveri( ovvero di norme e leggi), è un’invenzione della modernità.

      1. Erika

        Certamente nella forma classica dello Stato, quello greco della Polis e poi quello romano, c’era una maggiore compenetrazione tra legge e morale, ma anche allora era la prima fonte di diritti e doveri.
        Tuttavia, dal momento che dubito si possano fare leggi basandosi sul concetto di peccato originale (ammesso che ciò sia auspicabile). torno a chiedere: quale soluzione proponete?
        Uno Stato che ascolti di più la Chiesa? o uno Stato che E’ la Chiesa?

        1. Alessandro

          per conto mio sarebbe auspicabile che si prestasse tutti più attenzione e rispetto alla legge morale naturale, che non è un contenuto della Rivelazione e quindi è conoscibile e accettabile anche da chi non professa una fede religiosa.

          Come ricordava Benedetto XVI:

          “La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della Rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi.”
          (Discorso alla Westminster Hall, 17 settembre 2010)

  11. Il post di Roberto è lungo, ma talmente ricco di spunti e riflessioni che vale davvero la pena stamparselo e leggerselo, anzi, gustarlo con calma, come un vino da “meditazione”.
    La frase che mi è piaciuta di più: “Lo Stato si occupa di tutto, ti offre mille opportunità di autodeterminarti… purché tu ti autodetermini in un certo modo.”
    E la cosa incredibile è che siamo talmente immersi in questa convinzione che riteniamo un bene per noi, ad esempio, che lo Stato imponga una tassa sulle bevande gassate o sui cibi spazzatura…. è per la nostra salute! oh, ma che Stato magnanimo! grazie, grazie mille! se non ci fossi tu a pensare alle mie budella!

  12. Velenia

    @Giuly tecnicamente si chiama stato etico ( scriteriato correggimi ,se sbaglio) proprio quel tipo di stato che i fautori dell’autodeterminazione vorrebbero abbattere.Non capisco infatti, perchè si lotti per il suicidio assistito e non mi si dia la libertà di suicidarmi lentamente a colpi di grassi saturi e insaturi,per non parlare di chi lotta per la liberalizzazione delle droghe leggere e mi guarda come una criminale quando mi accendo una sigaretta,anche all’aperto.

    1. infatti… e poi è una “tassa” non un divieto. Come a dire: tu sei libero di scegliere, ma per permetterti questa libertà devi pagare, perchè se poi ti ammali alle coronarie almeno non gravi troppo sulle casse della Sanità!
      Cmq, che sia Stato etico o dell’autodeterminazione, si tratta sempre di una dittatura di chi ritiene di pensarla giusta (forza data dalla maggioranza) sui pochi che la pensano sbagliata. Non so se ho sintetizzato bene… ma come dice Alessandro, basterebbe riconoscere la legge naturale perchè uno Stato rispetti la persona e la sua libertà. Anche quella di fumarsi una sigaretta in santa pace!

      1. Non c’è “il relativismo” c’è la varietà delle idee in merito a ogno cosa c’è le credenze, le non-credenze (anche quelle credenze, o cassettoni?) l’animalità, quasi, allo stato puro di certi modi di vivere, anche, tutto ci troverete nel gran pentolone del mondo, e il banco, vince, sempre, da ultimo, il nero croupier con la falce fienaia, rien ne va plus!!!!

        1. Alessandro

          Nella serra

          S’empì d’uno zampettìo
          di talpe la limonaia,
          brillò in un rosario di caute
          gocce la FALCE FIENAIA.

          S’accese sui pomi cotogni,
          un punto, una cocciniglia,
          si udì inalberarsi alla striglia
          il poney – e poi vinse il sogno.

          Rapito e leggero ero intriso
          di te, la tua forma era il mio
          respiro nascosto, il tuo viso
          nel mio si fondeva, e l’oscuro

          pensiero di Dio discendeva
          sui pochi viventi, tra suoni
          celesti e infantili tamburi
          e globi sospesi di fulmini

          su me, su te, sui limoni…

          (Eugenio Montale, La bufera)

  13. vale

    grazie per aver anticipato alcune risposte.incluso il lento suicidio a base di pasticcini e saint-honoré…
    @erika
    se esiste-ed esiste- una legge naturale antecedente a qualsivoglia forma organizzata di convivenza,questa deve essere conoscibile. se conoscibile è la fonte -anche- del diritto. se lo è, lo Stato che legifera contro tale legge, legifera in modo “innaturale” e ,semplicemente,”politico”(l’élite” che controlla il potere in quel luogo e periodo storico).
    qual’é la soluzione?
    se fossimo ,almeno in gran parte,d’accordo sulla risposta non staremmo qui a discuterne.
    faccio notare che se lo Stato è fonte unica al di sopra del quale non c’è nulla, è tutto nello Stato e nel partito o partiti che lo controllano.ovvero una guerra di clan per il controllo del potere. Tutto nello Stato nulla al di fuori dello Stato( e dove il partito egemone si identifica con lo Stato). fu la stessa teoria che accomunò i totalitarismi del XIX sec.

    1. Velenia

      @Vale,non solo ma se lo Stato avesse in se la sua giustificazione,cosa distinguerebbe lo Stato dalla mafia ?(piaciuto il paragone Alvise?).E non ditemi il consenso,please,perchè in determinati ambienti la seconda gode di molto più consenso del primo.Scusate se non ci fosse una Legge prima della legge,quella Legge di cui parlava Antigone,che differanza ci sarebbe tra pagare le tasse e pagare il pizzo?

      1. Perché le tasse , teoricamente, (ma in parte è vero, o no?)qualche briciolo di servizi li assicura, polizia, scuola, ospedali, strade, fogne,
        eccetra…
        il pizzo assicura solo che la tua attività non venga boicottata o magari venga favorita…e questo, è vero, è già qualcosa!!!!
        Cosa c’entra la legge naturale e Antigone?

        1. vale

          se le tasse andassero lì principalmente, ma, come ricordavi prima, vanno in prebende per avvocati,professori,burocrati,figli nipoti,cugini,zie( ma non ci dovevano salvare,le vecchie zie?)che siedono in consigli,enti,parlamenti,ecc.
          su Antigone ti risponde Velenia….

            1. 61Angeloextralarge

              FRESCA FRESCA…

              Il Card. Angelo Bagnasco, proprio oggi, nel discorso di apertura del Consiglio Permanente della CEI, ha detto che NON PAGARE LE TASSE E’ PECCATO!

        2. Velenia

          L’ Antigone di Sofocle che muore per obbedire alla legge non scritta “to nomos to kato”piuttosto che alla legge scritta di Creonte è una delle definizioni più antiche di legge naturale.
          Ma sicuramente Costanza può spiegartelo meglio di me.

  14. Sara S

    Lucidissima, perfetta analisi con suspence nel finale… quanto alto sarà il prezzo da pagare prima del collasso inevitabile?
    Molti spunti tra cui “l’empirismo a invadere l’etica”, per cui se sei coerente coi tuoi principi bravo tu ma non sono tutti come te e ognuno fa quel che vuole , e se non sei coerente stai zitto che da che pulpito vien la predica!
    Oppure il “hai visto che non ce la fai? Hai visto dove ti ha portato il tuo integralismo? Fai un figlio down e soffri? te la sei voluta, perché l’hai fatto? E fai soffrire tutta la società”. Ricordo ancora in trasmissione quel gran signore di Augias, davanti a un ospite che pubblicizzava il suo libro sulla demografia mondiale e “prevenzione”, raccontare :” Prima di andare in onda mi passa davanti una nostra collaboratrice incinta, e io le dico:” Ma lo sai che nel mondo siamo oltre 6 miliardi di persone?” ”
    Applauso in sala. Inorridisco. Ma così è, rendiamoci conto!!! E’ così anche nel nostro quotidiano.
    Grazie Roberto, il tuo post sarebbe da studiare!

        1. Sara S

          Ecco, me lo sono chiesto anch’io perché vecchio bacucco com’è non si toglie “dolcemente” dalle scatole, per amor dell’umanità. Penso però che abbia in mente di avere un compito elevato: illuminare noi plebaglia e convincerci, ad esempio, che è meglio non figliare più…

          1. Alessandro

            Augias annunciò anni fa di aver acquistato per sé il kit per l’eutanasia:

            “Caro direttore, qualche giorno fa nel mio programma Le Storie su Raitre ho dato la notizia che sto per acquistare il kit della “buona morte” in vendita a Bruxelles e credo anche in Olanda. Il prezzo è contenuto, meno di cento euro, possono comprarlo i medici sotto la loro responsabilità per un uso professionale deontologicamente appropriato.
            Caro direttore, per farla breve, vorrei essere sicuro di poter morire con dignità.
            C’è nel suicidio consapevole responsabilmente esercitato (perché anche il suicidio può diventare una futilità) una traccia della virtù romana antica. Il desiderio di restare padroni di sé, di congedarsi dalla vita senza doversi vergognare”

            http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/cronaca/eutanasia/eutanasia/eutanasia.html

        2. vale

          chissà perché,a ridurre la sovrapopolazione,non cominciano mai da sé stessi,figli,familiari ed amici.
          son gli altri che si devono sfoltire….

      1. Sara S

        guarda, consiglio saggio ma anche io sono autolesionista!:) Per fortuna ora la tv italiana non la guardo più e vivo molto meglio! 🙂

  15. Erika

    Grazie, Alessandro e Vale, per avermi risposto.
    Mi spiace, ma gli interventi di oggi, in maggioranza, mi mettono un po’ a disagio.
    Partiamo da basi diverse (io non ho la sicurezza che esista una legge naturale), e quindi tendo a valutare caso per caso.
    Faccio fatica a comprendere un atteggiamento che guarda allo Stato come fosse un ‘entità soprannaturale, irrazionale ed estranea e non come a un insieme di cittadini di cui tutti facciamo parte.

    1. vale

      de nada. ma la mia risposta è “aperta”.
      se non esiste vale tutto.su cosa la basi un etica dello stato o della convivenza? su quello che la maggioranza decide o su quello che decide l’avanguardia della maggioranza( in politichese i voti si pesano.non si contano…)?
      eppoi uno stato è una costruzione politica come un’altra(una tribù,per esempio).il farne parte( e non me l’ha chiesto nessuno,mi ci sono trovato) non vuol dire che: sia giusto, debba esistere nella forma attuale od in altra forma,che sia eterno.
      cittadino sarà lei!(direbbe Totò)

      1. e infatti ci sono gli anarchici i monarchici gli autarchici quelli che vorrebbero una società comunista quelli che vorrebbero solo chiese e famiglie-chiesa quelli che emigrano in paesi lontani (patagonia-francesca.-miriano)quelli che si ritirano a Medjugorie mica a tutti gli va bene la società e/o la sicietà così come è c’è i separatisti ileghisti, i fascisti i trozkisti i maoisti ….
        E poi tutti in un modo o un altro intanto si usufruisce di quel poco di non jungla d’asfalto di cui in fondo si usufruisce, anche se non siamo noi che ci siamo voluti nascere, anzi che siamo voluti nascere in generale…

  16. Alessandro

    Quanto alla legge morale naturale, rinvio a questo discorso di Benedetto XVI:

    “Vorrei soffermarmi in special modo ora sul tema della legge morale naturale.[…]

    Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume bene il contenuto centrale della dottrina sulla legge naturale, rilevando che essa “indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l’aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell’altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana” (n. 1955). Con questa dottrina si raggiungono due finalità essenziali: da una parte, si comprende che il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un’imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell’uomo, ma una norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana; dall’altra, partendo dalla legge naturale di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e, più in generale, con la società civile e secolare.

    Ma proprio a motivo dell’influsso di fattori di ordine culturale e ideologico, la società civile e secolare oggi si trova in una situazione di smarrimento e di confusione: si è perduta l’evidenza originaria dei fondamenti dell’essere umano e del suo agire etico e la dottrina della legge morale naturale si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione. Tutto ciò ha enormi e gravi conseguenze nell’ordine civile e sociale.

    Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto.
    Secondo costoro, l’umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell’equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità.

    Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell’istituzione familiare, dell’equità dell’ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell’uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell’uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte. Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta. Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal Cristianesimo, perché insieme e in modo fattivo si impegnino a creare, nella cultura e nella società civile e politica, le condizioni necessarie per una piena consapevolezza del valore inalienabile della legge morale naturale. Dal rispetto di essa infatti dipende l’avanzamento dei singoli e della società sulla strada dell’autentico progresso in conformità con la retta ragione, che è partecipazione alla Ragione eterna di Dio.”

    (Discorso ai Membri della Commissione Teologica Internazionale, 5 ottobre 2007)

    1. Alessandro

      il filosofo Francesco D’Agostino a ben commentato questo discorso:

      “Se si abbandona il riferimento alla legge naturale, cosa può garantire la coesistenza secondo giustizia degli esseri umani?
      Perché i più forti dovrebbero rispettare i più deboli, se non esiste una legge, come quella naturale, che pone ogni uomo, senza distinzione, come titolare di diritti assoluti?

      Non è vero che tolleranza e rispetto possano essere garantiti solo dalla dottrina che più di ogni altra nega l’esistenza di una legge naturale, e cioè il «relativismo etico», oggi tanto di moda. Mancando di un riferimento al bene umano oggettivo, al relativismo non resta che avvalorare meccanismi democratici di formazione di consensi maggioritari. Naturalmente, delibere prese grazie al consenso di una maggioranza sono politicamente ben più tranquillizzanti di decisioni tiranniche e dispotiche. «Ma la storia – dice il Papa – dimostra con grande chiarezza che anche le maggioranze possono sbagliare».

      Questa non è una critica alla democrazia – come scioccamente qualcuno potrebbe pensare – ma l’espressione di una lucida esigenza: anche chi condivide fino in fondo le ragioni della democrazia deve pur elaborare un qualche criterio per condannare – quando questo sia il caso – le decisioni aberranti e disumane che possono essere assunte purtroppo anche attraverso impeccabili meccanismi democratici. Il riferimento alla legge naturale, e questo soltanto, ci fornisce simili criteri: ecco l’ammonimento del Papa. Coloro che non vogliano accettarlo lo recepiranno come una sfida: a costoro l’onere di confutare un insegnamento non solo fondato su una tradizione bimillenaria ma, cosa forse ancor più rilevante, sull’intelligenza del senso comune.”

      http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2007/10/il-discorso-del-papa-sulla-legge-morale.html

  17. “Il relativista etico è paragonabile a chi, conoscendo solo la sua lingua e non volendo ammettere che ciò che egli dice lo si possa tradurre, sia pure con fatica, in mille altre lingue, si chiude nel ristretto orizzonte del suo lin­guaggio e magari arriva a costruirsi un linguaggio tutto suo, un linguaggio ‘privato’, che lo porta lentamente, ma inesorabilmente, a una totale e tristis­sima incomunicabilità.”
    O il contrario, il dogmatista estico….
    Il relativismo,si potrebbe definire come una forma più consapevole di opportunismo intelligente e fecondo (non rigidamente chiuso nella sua visione particolare)
    Perchè i paesi mediterranei sono stai così fecondi di pensiero di arte di storia?Perchè a questo hanno contribuito più tradizioni e più

    1. Alessandro

      No, tu confondi relativismo etico con valorizzazione della pluralità. Posso ad esempio valorizzare la più ricca varietà di stili artistici senza essere un relativista etico né estetico.

  18. Ma non produce mica solo stili artistici la mente dell’uomo.!!!
    A parte il fatto che solo VOI siete in possesso della mente retta in quanto a conoscenza dei principi supremi, per esempio, non ammazzare, mentre noi invece ammazziamo tranquillamente che è una bellezza, anche bambini piccini, anche, perfino, in grembo alle mamme!!!
    Il relativismo è un dato di fatto, non un’opinione, è il fatto che esistono le opinioni,
    i comportamenti, gli usi, le tradizioni, di tutti i generi, poi uno si regola come crede giusto e opportuno, da solo o in gruppo eccetra….e troverà opposizione o collaborazione o ripulsa come si vede succedere tutti i giorni!!!

  19. lidiafederica

    Non pagare le tasse è contro il quinto comandamento, perciò nessun discorso da evasori! 🙂 però sarebbe bello che le tasse fossero ben spese…
    Io sono felice di vivere in Italia dove l’assistenza sanitaria è garantita, anche perché non vedo quale sia l’entità intermedia che si debba prendere cura del mio tumore osseo se non un ospedale statale (se io voglio finanziare il privato, bene, altrimenti caro Stato pensaci tu per favore). A me lo Stato piace, ma lo vorrei leggero, più società civile e meno Stato. Un’unità statale secondo me serve – se non altro per non rendere le classi sociali padrone della società.
    Ciò detto, domani è il mio compleanno, sono raffreddatissima e malaticcia, piena di lavoro per la tesi col tempo ormai agli sgoccioli e abbastanza depressa ergo, stato o non stato, io chiedo l’essenziale: pregate per me? 🙂 Uno Smack in anticipo!

    Ale ..e sia GPII, ma io mi scoccio a cercare le citazioni, ergo penso che tu sia insostituibile!

  20. Alessandro

    Il relativista (morale) è chi considera che non esista un valore morale assoluto oggettivo. Il relativismo è un dato di fatto laddove un essere umano pratica il relativismo (nel senso precisato).

    Il relativismo c’entra niente con varietà di usi costumi ecc. D’Agostino fa un esempio chiaro, nel lik citato:
    “Possono esiste­re culture nelle quali è interdetto alle madri coccolare i loro figli o che impongono di essere a tal punto esigen­ti nei loro confronti da meritarsi l’ap­pellativo paradossale di ‘madri-tigri’, ma non esistono culture che non ri­conoscano che il vincolo tra la madre e il proprio figlio è la forma espressiva più semplice e assieme più profonda della nostra comune natura umana”.

    Tradotto: nella cultura A la madre non può coccolare il figlio, nella cultura B sì, ma sia in A sia in B l’accudimento della madre per il figlio è un dovere inderogabile: quindi la diversità segnalata tra gli usi di A e quelli di B non toglie che entrambe le culture, pur con i loro costumi diversi, siano accomunate dal riconoscimento di un valore assoluto oggettivo inderogabile: il dovere della madre di prestare le cure vitali al figlio.
    Come vedi, la diversità di costumi e usanze non solo non attesta l’esistenza del relativismo, ma convive con l’osservanza di quella che viene riconosciuta – pur nelle diverse modalità con cui s’applica – come una legge morale naturale.

  21. “Dal rispetto di essa infatti dipende l’avanzamento dei singoli e della società sulla strada dell’autentico progresso in conformità con la retta ragione, che è partecipazione alla Ragione eterna di Dio.”

    Che frase retorica!!! (e piena di apoftegmi!)(come ogni altra frase di questo genere)
    (presuppone DIO, la ragione sua eterna. e la possibilità per noi di poter partecipare a questo popo’ di roba) (troppo tutto insieme!)

    1. Alessandro

      non presuppone niente: è una frase in bocca al Papa, il quale nell’esercizio del Suo ministero non potrà certo essere rimproverato se dice che crede in Dio creatore, il quale ha fatto ogni cosa secondo regole sapienti riconoscibili in parte dalla ragione umana…
      Che altro dovrebbe dire un Papa?

          1. 61Angeloextralarge

            Se si converte sì! Può essere eletto anche un laico. Non è mai successo ma c’è sempre una prima volta in tutte le cose.

  22. Non “non attesta il relativismo”, “è” il relativismo, è dunque è (la differenza tra le culture e le credenze)il relativismo, quello che voi dice, si spinge più in là, voi dite, dicendo che non c’è nessun valore etico assoluto, mentre invece esiste tante cose e basta, senza per questo volere affermare che non abbiano un “valore” in se stesse, c’è una bella differenza.
    E’ lo stesso discorso che si fa contro lo scettico etc. che uno pensa qualcosa e quindi non è scettico…
    Ma lo scettico assoluto non esiste, tutti si crede in qualcosa, che c’è qui da scendere questo scalino, per esempio, lo scetticismo non è contro ogni pensiero, è contro il pensiero dogmatico, poi lo scettico partecipa, per es., alle riunioni di condominio (io no!)

    1. Alessandro

      la differenza tra culture non attesta il relativismo. Te lo dico e te lo ripeto. Sono pronto a sostenerlo anche davanti ai tuoi coinquilini.

    1. Alessandro

      “Io non ho fede?”
      E che ne so io, lo saprai tu. O no?

      “Sono un relativista?” Chi non ha una fede religiosa non necessariamente è un relativista.

  23. Io non lo so per quale ragione avete trovato questo argomento del relativismo contro cui, ma a VOI in realtà non va bene mica nulla, il materialismo, l’ateismo( l’agnosticismpo sì, quello può trasformarsi in credenza!) il comunismo, il socialismo, il consumismo (voi non consumate, mai)l’assistenza sociale statale, la scuola, gli asili, gli asili nido, il teatro, il cinema, i libri (a meno non siano cazzate) la tele (a meno che non trasmetta “Il Signore degli Anelli” o Billy9 il coitus interruptus, il coitus bipolaris, nulla insomma, i paesi nordici, quelli musulmani, quelli anabattisti, anglicani, metodisti, giapponesi, quei senza Dio….

  24. admin

    @filosofiazzero:
    cosa significa fare il copia/incolla di commenti già pubblicati su altri post che non riguardano la discussione odierna? Sei un commentatore del blog o lo vorresti gestire?

  25. Come ho detto ab illo tempore, Genio Cosmico for president. Ora lo sostiene anche il Foglio (che IL CANONE considera un eccellente giornale)

    http://www.ilfoglio.it/mammamia/316

    Quattro figli o non sei nessuno

    C’è chi sta pensando al quarto figlio così da avere le carte in regola per candidarsi alle presidenziali americane per il partito repubblicano. (Scherzo).

    Però lì funziona che o hai da 4 figli in su o non vali. Da Sarah Palin in poi la tendenza è andata sempre più verso famiglie numerose in bella mostra a supporto di candidati presidenziabili.

    Dunque, venendo a noi. Chi in Italia potrebbe impostare un criterio simile?

    – Casini: no.

    – Rutelli: no.

    – Bersani: no.

    – Berlusconi: sì, o no? Valgono anche se i 5 figli sono divisi a metà tra figli di primo letto e figli di secondo letto?

    – Bindi: no.

    – Di Pietro: no.

    Vi viene in mente qualcuno?

    © – FOGLIO QUOTIDIANO
    di Diana Zuncheddu

  26. Roberto

    Ehi, grazie a tutti per i complimenti e la partecipazione 😀
    Grazie in particolare a Vale e Alessandro e alla sua perfetta sintesi delle #12.54.

    Premetto che questo era un testo da scritto da cattolico per altri cattolici: non mi sorprende affatto che risulti ostico e di difficile digestione per chi cattolico non è (e anche per che cattolico è 🙂 ), anzi m’aspettavo reazioni peggiori!…

    Lascio un bigino: ragione per cui lo Stato welfaristico è in opposizione al principio di sussidiarietà.
    Il principio di sussidiarietà si può riassumere in questo principio: “nessuna società superiore può pretendere di svolgere mansioni che possono efficacemente essere svolte da società inferiori.”
    Tale visione si radica nell’Incarnazione: la nostra Fede non è un libro, una teoria, un insieme di norme, un modello sociale, incarnati; ma Dio che si fa uomo. Quindi alla base della società c’è la persona umana (concetto che siamo stati noi cristiani a regalere al mondo), la famiglia, gli aggregati di famiglie, le città, alleanze e unioni di città, ecc ecc.
    Ciascun livello superiore può assumere solo le competenze che non possono essere soddisfatte dal gradino più basso. Il potere si distribuisce in questa direzione.
    Lo Stato welfaristico ne è in opposizione radicale perché la visione che ne sta alle spalle è rovesciata: esso arraffa per sé tutto il potere non riconoscendo alcuna autorità al di sopra di esso, e ne rilascia graziosamente, a suo piacere, alcuni pezzetti. Lo Stato welfaristico ritiene di saper spendere i soldi dei suoi cittadini meglio dei suoi membri, di
    insegnare alle persone com’è meglio vivere, ecc. E’ sempre ideologico. Lo Stato welfaristico, e in genere lo Stato moderno (che però io insisto a definire Stato tout-cour e mi appresto a spiegare il perché) tende a fondare un sistema in cui pretende l’uomo nella sua interezza, dopo averlo appiattito a un semplice “fenomeno politico-economico-sociale”. Per un cattolico (ma accipicchia, io direi, per un essere umano, in generale!!) questo non è ammissibile. Insomma, lo Stato welfaristico è una versione appena imbellettata dello Stato Socialista, uno Stato Socialista “a fiamma bassa” (vedasi la storiella della ranocchia, sopra). C’è un’incompatibilità sul piano teorico.
    Pio XII per esempio condanna «l’estensione smisurata dell’attività statale, attività che, imposta troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e specialmente della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di ordine completamente diverso». (Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1948). Ed eravamo nel 1948, non so se rendo!
    Se la vita sociale viene organizzata in una prospettiva così assistenzialistica, in modo che i cittadini si sentano in diritto di ricevere tutto dallo Stato, è chiaro allora che questo Stato pretenderà di controllare, o addirittura di dirigere l’intera vita sociale.
    Il concetto di Stato oggi come oggi è quello derivante dal modello illuminista, la cui azione è in varia forma e misura quella di disciogliere i corpi sociali intermedi, tacciandoli magari di detenere ‘privilegi’, svuotando loro prima di tutto le tasche, per creare un’elefantiasi burocratica di apparati e così regolamentare la vita dei cittadini.
    Date queste premesse, ‘Stato’ non è un termine neutro: la Patria, la Nazione, sono una cosa. Lo Stato è un apparato burocratico che domina in vari modi e forme una Nazione, ma non coincide con essa. Vero è comunque che una delle più grandi vittorie culturali dell’illuminismo fu proprio quella di inoculare il concetto che Stato, Patria, Nazione, siano sinonimi. Così non è: lo Stato non è un’entità neutra, ma si è impadronito di tutta una serie di funzioni che non gli erano proprie. Ormai crediamo che non possa svolgerle che lui. Ma gli ospedali, le scuole, le università, esistevano ben prima dello Stato moderno. Vogliamo indovinare chi ha ‘inventato’ tutto questo? Appunto.

    Alla domanda che fare, rispondo cercando di essere sintetico. Tre sono i modelli di convivenza tra il potere civile e quello religioso, di cui solo l’ultimo quello ammissibile per un cattolico:
    – confusione: i due poteri sono mischiati, uno dei due prevale sull’altro. Teocrazie.
    – separazione totalitaria: il nostro caso. L’autorità civile ritiene di poter legiferare dispoticamente su qualsiasi cosa. Che questo potere dispotico tragga la sua giustificazione da un tiranno piuttosto che dall’idea che il voto democratico permetta qualsiasi genere di legge, il risultato non cambia.
    – divisione. I due poteri sono divisi, ma il potere politico riconosce l’esistenza di principi, i cossidetti valori non-negoziabili, che per l’appunto… non sono negoziabili, e che è compito della Chiesa individuare e precisare. Nessun potere può disporre di tali valori a piacimento. Vita umana, famiglia, libertà nell’educare e istruire i figli, principio di sussidiarietà, proprietà privata, ecc.
    Prima che qualcuno si stracci le vesti gridando alla ‘teocrazia mascherata’ voglio fare notare che tutte le Nazioni sono sempre esistite su una base culturale solida e unitaria, la cui origine è sempre stata di ordine religioso. Negli ultimi due-tre secoli si è cercato di sostituire tale fondamento con uno di origine ideologica, relegando il “fenomeno religioso” tra le ideologie. Il risultato lo abbiamo visto nel XIX-XX secolo: un mare di sangue mai visto prima. Allora adesso, per scampare tale pericolo, si è deciso di fondare la società sul nulla. Alcune delle conseguenze le ho esposte sopra.
    Ciascuno faccia le sue riflessioni. 😉

  27. ‘sti cavoli, Robè… così mi costringi ad esaurire la cartuccia della stampante! 🙂
    Grazie! sei fortissimo! (non sono all’altezza di commentare, però leggo avidamente e condivido)

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