Niente politica: siamo fessi!

di Cyrano

I sampietrini li hanno rimessi presto a posto: si può tornare a passeggiare, per le vie di Roma. Era surreale, il giorno dopo l’I-day, quello che si parava agli occhi di chi è andato a fare il suo bravo sopralluogo in centro.

Carcasse d’auto incenerite, cocci di vetro per strada, pali stroncati e cancelli sfondati: «Wow, stanno girando un film su Nasiriyya all’ombra del Colosseo! Che idea!», ma è inutile sforzarsi di rileggere i fatti. Una pubblicità importuna stava là a insegnarmi che «facts are the enemy of truth», però niente all’intorno parlava degli ideali balordi e puri di Don Chisciotte.

«Perbacco – mi dicevo sconsolato mentre scendevo verso i Fori – sarà vero che bisogna scegliere tra i fatti e la verità?» Avrei tanto voluto calciare una lattina vuota, in quel momento, peccato non ce ne fossero: ci sarebbe stato benissimo! Mentre i secoli mi sfilavano accanto tra i turisti, che fotografavano Nerva e Augusto come fossero Clooney e Pitt, m’è giunta la musica di un violino gitano: per un attimo s’è ricomposto tutto – Piazza Venezia mi veniva incontro sotto al sole, i turisti distratti e vestiti da turisti, la musica che non c’azzeccava niente con Roma, come è da tradizione a Roma… tutto come non fosse successo niente – ma poi ho pensato al piattino vuoto davanti al violinista, e alla sua corsa quotidiana verso un piatto di qualcosa e una bottiglia di whisky prima di sera. Certo che non poteva fermarsi, lui, cariche o non cariche, bombecarta o non bombecarta, black block o non black block; chiaro, doveva sospingere il tempo in avanti, lui, senza fretta ma pure senza tregua; chissà se almeno avvertiva meno di me lo scricchiolio inquietante di quelle pietre eterne!

Qualche fermata d’autobus, giusto per studiare la gente, e trovo la signora per bene che deve salire col cane. Strano ma vero, l’autista si alza: «Er cane però ‘un ce po’ sta’, signo’, armanco che c’ha ‘a museruola». E la signora, senza degnare di una parola il meschino, si rivolge al cane: «‘Nnàmosene, va’ – per poi aggiungere ad alta voce – io la metterebbi a certa gente, ‘a museruola!». Per un istante ho sognato di poter accontentarla, accomodandole il foulard tra la mandibola e la mascella, ma era già scesa, e l’autista s’era rimesso al posto di guida scuotendo la testa con fare stoico. Stavo per mettermi a piangere, ma un bambino ha provvidenzialmente trattenuto le mie lacrime, chiedendo alla madre che lo abbracciava: «Mamma, perché i taxi si chiamano “taxi”?». E io: «Buon Dio, ti ringrazio: c’è anche questa mattina qualcosa di veramente bello al mondo!»

Castel Sant’Angelo l’ho trovato bene: San Michele sembrava non aver perso un filo del suo vigore bronzeo, per i trambusti del giorno prima. Così ho proseguito il controllo fino al Palazzaccio. Riattraversato il ponte, al semaforo mi aspetta la tragicommedia: lei e lui, italiani ma evidentemente turisti, ammazzano il tempo del rosso chiedendo al prete di turno di scattar loro una foto davanti al Palazzaccio. Lui sfodera il sorriso più filantropico e servizievole del kit e scatta, per poi subito dopo aggiungere: «Però ci sono edifici più belli per farsi foto suggestive, questo è brutto». I due, trasecolando: «Ah, perché? …Ah, sì: per quello che ci fanno dentro!». Il prete tenta di riprendere la situazione, come se non avesse sentito: «Ma sì, è solo un casermone romantico…». Peggio che andar di notte, quelli: «Ah, però a noi ci piace, il romanticismo… comunque ci vuole sentimento, no?».

Verde! Scappo via, pur conservando, lo ammetto, la morbosa curiosità di sapere che cos’è che “ci fanno dentro” alla Corte di Cassazione! Preferisco tenermi il dubbio, però, perché non vorrei venire a sapere che un italiano scambia la Cassazione (mi pare ci sia pure scritto, sopra!) per un palazzo del Governo!

«Pensalbambinochechiedilnomedeitaxi, pensalbambinochechiedilnomedeitaxi!»: è stato il mio mantra magico finché non ci sono arrivato, a Piazza Montecitorio, ancora semiblindata. Lì ho scoperto gli unici italiani contemporanei che non sembrano parlare di calcio mentre fanno politica: sono lì dal 4 giugno, e pare che facciano lo sciopero della fame contro i costi della politica. Senza illudersi di essere ascoltati, peraltro, però stanno lì! Anche il cavaliere errante di Cervantes avrebbe qualcosa da imparare, forse, da questi lillipuziani schierati in battaglia contro un immenso mulino a vento, le cui pale girano, inspiegabilmente, pur con le vele strappate!

Non lottano per gli interessi di tutti gli Italiani, anche loro? Non si stanno giocando in prima persona per denunciare profeticamente alla Politica il proprio tradimento? Che di loro non abbia notizia se non chi va fisicamente a vederli, questa allora è la prova che le manifestazioni non si fanno realmente in piazza, ma sempre e solo tra gli uffici dei partiti e le redazioni dei giornali, perché quando non c’è neanche un partito che appoggia una manifestazione (ovvero nell’unico caso in cui la manifestazione sia scomoda a tutti i partiti), allora anche le telecamere hanno paura ad avvicinarsi.

E che? Ci mettiamo a fare politica anche noi?! No, scherziamo! Noi siamo fessi, non siamo fatti per fare politica. Che sia chiaro: io non sto facendo politica, e su questo blog non si fa politica! Sui giornali si versano fiumi d’inchiostro per encomiare “gli sforzi eroici delle forze dell’ordine” e ce lo facciamo bastare pure noi, il contentino con cui quelli dovrebbero farsi andar bene i salari bassi, gli orari sregolati, l’equipaggiamento fatiscente (quando non pericoloso), l’addestramento risibile e il numero decrescente delle unità. E poi ci inventiamo una balla (tanto, una in più…) per dire che non hanno represso i facinorosi perché sono di cuore tenero.

E non vogliamo “fare politica”? No, perché “fare politica” significa mediamente dividersi tra due squadre, come i bambini alla ricreazione si dividono tra “maschi” e “femmine”. È difficile rendere il “polìteuma” che Paolo detta nella Lettera ai Filippesi (3, 20): in latino hanno tradotto con “municipatus”, e in italiano si potrebbe dire “stile di vita in società”. «Il nostro stile di vita in società è nei cieli» non significa certo teocrazia, ma tanto meno disimpegno e rifugio nelle sacrestie, se neanche duecento anni dopo dei cristiani si scriveva: «Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio».

Adottare uno stile evangelico nella vita sociale non significa anzitutto “schierarsi per la solidarietà” o “per la tutela della vita” o chissà per che altro, ma prima di tutto assumere l’abito mentale di chi non ha niente e nessuno da difendere se non il proprio amore per Cristo, e di chi in quell’amore trova la forza di conservare e rinnovare, di cambiare e di mantenere. Oppure non si capirebbe perché la politica è stata definita, da uomini che hanno difeso quell’amore, “la forma più alta di carità”.

Facciamo politica, noi. Perché non siamo fessi. E perché la verità non può essere nemica dei fatti.

75 pensieri su “Niente politica: siamo fessi!

    1. Miriam

      Comunque Fefral, nel degrado totale in cui siamo immersi, Cyrano ha saputo inserire sapientemente anche una delle caratteristiche del nostro tempo: l’emozione, il sentimentalismo che prevale sulla ragione. Non che il sentimento sia condannabile, anzi, è conseguenza del “conoscere”, non la molla che spinge al giudizio ed all’azione, che così vengono sviati… Non è forse tutto spettacolarizzazione oggi? Ciò che non è sensazionale non è… e la preziosità del quotidiano e la profondità dei momenti per il metro comune più insignificanti vanno a farsi benedire: chi ha più il tempo di “starci dentro” a gustarli ringraziando?
      Ha perfettamente ragione Cyrano: noi facciamo politica in ogni momento in cui ci sta a cuore l’attività della polis in quel po’ di civiltà che abbiamo ereditato che ci e propria e che ci è rimasto. La facciamo anche da qui ogni volta che riusciamo ad esprimere e condividere le nostre idee e i nostri pensieri.
      Quel che di più prezioso abbiamo ereditato è proprio quella capacità, che può essere solo dono accolto e vissuto, di quell’essere nel mondo (esserci ben con i piedi per terra, perché questo ci chiede l’Incarnazione), ma non del mondo (senza lasciarci fagocitare dai miraggi del potere, dalle lusinghe del successo, da mammona). Non è facile, ma “tutto è possibile presso Dio”. E se lo scrivo senza narrare fatti concreti, esperienze personali, oltre che per un po’ di pudore è anche perché le mie non sono solo parole, ma dietro ognuna di esse ci sono fatti della mia vita in cui sono riuscita a sentire e vivere in questo modo (ce ne sono altri in cui invece sono caduta e continuo a cadere; ma almeno ci è data la capacità di ‘vedere’ e di rialzarci per cambiare rotta).
      Per tornare ai fatti di sabato scorso, la Madonnina di S. Marcellino è quella davanti alla quale ho detto centinaia di rosari e ricevuto la benedizione sacramentale in tanti pomeriggi della mia infanzia. Oggi non si usa più né a S. Marcellino né altrove e mi domando: ci sarà forse un nesso?

  1. Velenia

    Bellissimo,aggiungo solo Cyrano che quei due in posa davanti al Palazzaccio dovevano essere una coppia di avvocati o se più giovani,ma questo non lo hai detto,due che si preparano al concorso in magistatura,anche io da giopvane trovavo la Cassazione tremendamente romantica.

    1. de gustibus, Vele’… 😉
      Però adesso devi soddisfare la mia morbosa curiosità: che si fa di tanto lordo, ner Palazzaccio? Che si fa? 😉

      1. Velenia

        La Cassazione è ,nel nostro ordinamento,l’ultimo grado di giudizio,quello oltre il quale non c’è più niente (o meglio c’è la revisione nel processo penale e la revocazione in quello civile ma solo in presenza di fatti nuovi),è giudice di legittimità e non di merito,cioè giudica se il processo si è svolto secondo le regole,si può adire solo per motivi tassativi stabiliti dal codice,se cassa rinvia al giudice di merito,quindi il processo ricomincia daccapo dal primo grado,se non cassa riconferma la sentenza di secondo grado e quindi sul processo si pone una pietra tombale._E’ Cassazione-tuonava il prof.di procedura civile,per dire basta non c’è più nulla dafare,sospetto che lo dicesse pure quando ci bocciava ai suoi esami.
        Aggiungo che le massime delle sentenze della Cassazione hanno,pur non costituendo precedenti vincolanti,una “forza” particolare,fanno,come si suol dire “giurisprudenza”.
        Come vedi sarà pure uno sporco lavoro,ma qualcuno deve pur farlo

    2. giuliana z.

      incredibile… in tutti i manuali di storia dell’arte, ma proprio in tutti, le opere architettoniche più bistrattate sono il Palazzaccio e l’Altare della Patria, a cui si attribuiscono nomignoli spregiativi molto fantasiosi. Però agli occhi dei turisti, o di coloro che visitano Roma per la prima volta, appaiono splendidi, spettacolari nella loro magniloquenza, nel loro biancheggiare potente sulle rive del Tevere o svettanti sul Foro.
      A me non piacciono neanche un po’, ma Roma non sarebbe la stessa senza questi due immensi apparecchi.

  2. Elegante e profondo come sempre cyrano, te bisogna rileggerti un par de vorte prima di azzardarsi a commentare…
    Però… però mi resta qualche dubbio. E’ vero la drammatica deriva della politica attuale priva tutto di qualsiasi ideale e l’esito di questa deriva non possono che essere i sanpietrini, è vero noi cristiani abbiamo il DOVERE di far politica, perché non si può assistere passivi a questo sfacelo umano, è vero il vangelo ci offre una fonte ideale formidabile da cui partire. Tutto vero, ma se poi questo ideale non si sporca nelle strade, se non si mette il grembiule e si china a raccogliere la cacca (cosa che inevitabilmente fa sporcare, diciamocelo), insomma se non si mette in gioco per davvero nel quotidianio, non riscvhia di diventare una sorta di antipolitica (per usare il gergo giornalistico) a rovescio? Cioè noi non strilliamo come i grillini, ma ce ne stiamo bellamente alla finestra a dire a “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare” (il mantra del mio quasi-omonimo), magari con la penna rossa e blu.
    Anche questa è antipolitica, anche questo è disfattismo, perbacco bisognerà cominciare da qualche parte a costruir qualcosa di nuovo su ste macerie no? O dobbiamo passare tutto l’inverno (non solo meteorologico) a lamentarci del freddo invece di ritirar su un riparo accettabile?

    1. mi pare che la risposta sia questa “Adottare uno stile evangelico nella vita sociale non significa anzitutto “schierarsi per la solidarietà” o “per la tutela della vita” o chissà per che altro, ma prima di tutto assumere l’abito mentale di chi non ha niente e nessuno da difendere se non il proprio amore per Cristo, e di chi in quell’amore trova la forza di conservare e rinnovare, di cambiare e di mantenere.”
      Se davvero assumessimo, noi cattolici, quest’abito, sporcarsi nelle strade sarebbe una conseguenza obbligata

    2. Tutt’altro don Fabio!
      Fefral ha colto: non sono sceso nel dettaglio solo perché inevitabilmente, all’atto concreto di una legiferazione, bisogna prendere delle posizioni (che possono anche contrastare quelle di altri cristiani ugualmente onesti e ugualmente impegnati, se non trattano pochi temi indiscutibili). Ho le mie opinioni, in merito, ma non le ho espresse qui per non causare fazionamenti (ora) inutili. Quello su cui però dovevo prendere posizione era l’alternativa tra il “fare politica” difendendo o attaccando i personaggi della “Politica” (il culto della personalità è tanto pericoloso quanto improduttivo, e la demonizzazione della personalità è lo stesso) o il pretendere che qui noi non si faccia politica. Non mi pareva vero, quando settimane fa ho letto il discorso di Bagnasco alla cei… sto cercando di seguire attentamente le evoluzioni qui a Roma: ho visto che ci sono già diversi convegni… fosse la volta che ci rimbocchiamo le maniche e ci ricostruiamo una nostra zatterina, invece di montare su quella di chi ci pare andare meno lontano da dove dobbiamo andare noi… senza poter discutere troppo sul prezzo del biglietto?

      1. Non avevo dubbi, diciamo che non ho perso l’occasione per puntualizzare (non so se sei abbastanza vecchio da aver letto “Come ammazzare la moglie e perchè”… ricordi la moglie “interrompente-precisante”? Ecco, sono io).
        Ma al di là dell’umorismo, il tema purtroppo non invita anessun sorriso, io da prete (e quindi da uomo che ha consapevolmente eliberamente scelto di star fuori dalla politique politicienne venticinque anni fa) mi accorgo che sempre più è diventata un urgenza prendere posizione anche su questioni pratiche e non solo far teoria ed educare.
        Sto seguendo anche io con molto interesse quello che sta accadendo nel movimentismo (convegno di Todi e altre storie). Non auspico la rinascita di un partito cristiano perché non ho nessuna nostagia del collateralismo (per i più giovani, dicesi collateralismo il rapporto privilegiato della Chiesa con una ed una sola forza politica), spero piuttosto nella formazione di una lobby (intesa nel senso americano della parola) capace di orientare i diversi partiti attraverso la presenza di cattolici in questa o quella forza.
        Ricordo che la Gaudium et spes ammonisce severamente che “nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa.” (GS 43) quindi è assolutamente legittimo che una medesima fede e medesimi ideali conducano ad opzioni pratiche diverse ed a volte opposte, anche in perfetta buona fede, perché come ognuno sa quando l’ideale va ad inverarsi nella vita si scontra con la realtà e deve pagar pegno.

        A proposito se non avete mai letto la Gaudium et Spes ve la raccomando caldamente, è un documento attualissimo e per certi vesri appassionante, almeno quanto la nostra Costituzione: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html

      2. angelina

        “Costruire anziché distruggere: è il compito che questa crisi oggi ci chiede. E per farlo non basta coltivare l’ormai famosa “nuova generazione di politici cattolici”. Servono anche una nuova generazione di cattolici che non si dimentichino di essere tali quando fanno i banchieri, i consulenti finanziari, gli imprenditori, i sindacalisti, i commercialisti, gli immobiliaristi, i direttori del personale, eccetera. Come pure una nuova generazione di cattolici che sanno essere cittadini, lavoratori e consumatori responsabili. Personalmente non sono affatto convinto che la cura del primo vivaio sia più impegnativa rispetto agli altri.” (G. Bernardelli)

        Cyrano, mi sono letteralmente gustata questo post. Così “romano”, così contemplativo della bellezza di persone e luoghi, così ricco di passione verso la “più alta forma di carità”. Traspare anche il desiderio e l’impazienza di veder nascere qualcosa di bello e di buono, qualcosa che unisca e faccia sperare tutte le persone di buona volontà.
        Lieta che in questo blog si parli anche di questo. Dopo più di un secolo dal ‘non expedit’ e dal patto Gentiloni, in ambiente cattolico siamo tuttora eredi, a volte inconsapevoli, di una concezione dell’azione politica come voto di scambio. Riduttiva, per non dire altro.
        Hai scritto
        ‘sto cercando di seguire attentamente le evoluzioni qui a Roma’: cos’è, dobbiamo aspettarci un nuovo Progetto culturale? 😉

  3. Sarebbero così i cattolici oggi?
    «Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio».

    leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio».

    1. No Alvise, non sono tutti così. Ma ce ne sono stati, ci sono e ci saranno milioni di cattolici così. Vengono ammazzati ogni giorno, perseguitati e privati della loro libertà religiosa (un cristiano ogni 5 minuti viene ammazzato per la propria fede).
      Io??? No, sicuramente no. Ma in quanto cattolica il brano mi tocca nel profondo dell’anima e, a differenza di chi non lo è, mi sento toccata in prima persona. Mi sento un verme, mi sento come il giovane ricco che non riesce a staccarsi delle proprie cose terrene, che non si eleva dal suolo come Zaccheo per farsi notare da Gesù, ma che rimane ben saldo nella propria bassezza, infangato fino al collo nelle cose terrene. A leggere il Vangelo non mi domando ma “voi” siete così, mi domando ma “io” sono così. E regolarmente la risposta è no. E con questo? Mi devo disperare? No, perché il mio Signore non è morto per i puri, ma per i peccatori. E allora vengo spinta a cercare di essere migliore, di progredire nella fede. E spesso vengo aiutata da altri che ci provano come me, e dai Cieli, in primo luogo.
      E se questa bella crisi non ci aiutassi ad essere cristiani migliori?

  4. nonpuoiessereserio

    ROM ANTICA

    Soave ritratto che nella sua poetica espressione racchiude la nostalgia, la malinconica speranza e insieme la consapevolezza della nostra misera realtà che cerchiamo di guardare dall’alto me che in realtà ci sfiora le ginocchia. Azzeccato il brano di Paolo che ci ricorda il ruolo che dovremmo avere nella società avvalorato anche dalla curiosa risposta che Gesù da ai farisei quando chiede chi fosse raffigurato nella moneta (adoro questo snobismo di nostro Signore, mi immagino le facce dei suoi interlocutori che magari si aspettavano una presa di posizione politica).

    Guido? Weekend da dimenticare (Scusa se te lo ricordo).

  5. angelina

    ” Non si può vivere la fede come un qualcosa di privato, di individualistico che ci estranei in qualche modo dalla storia. Il cristianesimo non è la religione della salvezza “dalla” storia, ma è la religione della salvezza “della” storia. E questo significa che proprio coloro che vivono l’adesione di fede al Signore Gesù, al Verbo incarnato di Dio, devono anche vivere la fedeltà al mondo presente, in cui essi sono posti, e la fedeltà al mondo che deve venire, che è il mondo della promessa di Dio dischiusa in Gesù Cristo. La coniugazione di queste due fedeltà è la testimonianza cristiana. Cioè, non si è testimoni di fede uscendo dalla storia. Si è testimoni di fede portando nel cuore della storia l’esperienza dell’avvento di Dio in Gesù Cristo, che ci ha toccato e cambiato il cuore e la vita.” (Mons. Bruno Forte sull’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI: chi si estrania dalla storia non è un vero cristiano)

  6. Alberto Conti

    “la politica è stata definita, da uomini che hanno difeso quell’amore, “la forma più alta di carità”” Grande Cyrà!

    Non so se il post è stato ispirato dalla prolusione del card. Bagnasco a Todi ma sicuramente ne richiama molti aspetti (o forse perchè partono entrambe dalla citazione sopra citata); lascio di seguito alcuni stralci che mi sembrano interessanti (in particolare l’ultimo pensiero).

    “la giusta preoccupazione verso questi temi (lavoro, economia, politica, solidarietà, pace) non deve far perdere di vista la posta in gioco che è forse meno evidente, ma che sta alla base di ogni altra sfida: una specie di metamorfosi antropologica.

    Sono in gioco, infatti, le sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino. Proprio perché sono ‘sorgenti’ dell’uomo, questi principi sono chiamati ‘non negoziabili’… Ogni altro valore necessario al bene della persona e della società, infatti, germoglia e prende linfa dai primi.

    (…)

    A volte si sente affermare che di questi valori non bisognerebbe parlare perché ‘divisivi’ e quindi inopportuni e scorretti, mentre quelli riguardanti l’etica sociale avrebbero una capacità unitiva generale.

    L’invito, non di rado esplicito, sarebbe quello di avvolgerli in un cono d’ombra e di silenzio, relegarli sempre più sullo sfondo privato di ciascuno, come se fossero un argomento scomodo, quindi socialmente e politicamente inopportuno.

    L’invito è spesso di far finta di niente, di ‘lasciarli al loro destino’, come se turbassero la coscienza collettiva. Tutt’al più si vorrebbe affidarli all’opera silenziosa e riservata della burocrazia tecnocratica.

    Ma è possibile perseguire il bene comune tralasciandone il fondamento stabile, orientativo e garante? Il bene è possibile solo nella verità e nella verità intera. Per questa ragione non sono oggetto di negoziazione”

    PS: non millanto di aver letto tutta la prolusione ed ammetto di aver pescato a piene mani dall’articolo di Socci ma avendone parlato con amici che tentano di vivere “la politica come forma più alta di carità” ieri sera mi è venuta subito in mente alla lettura del post.

  7. giuliana z.

    Ieri il nostro amico Alessio Pesaro ha pubblicato questa nota sulla sua pagina Feisbùc, e ve la appiccico qui perchè mi sembra molto bella e interessante: e secondo me vale per i sacerdoti, ma anche per noi laici.

    ECCO UN PRETE E UN’OMELIA DA UOMINI: GESU’ NON SERVE A NIENTE!!!.

    Riporto dall’EDITORIALE del giornale TEMPI del 19 ottobre 2011.

    Sono stralci dell’omelia di Don Silvano Casiraghi fatta nella chiesa di San Pio X a Monza.

    Il vecchio parroco esordisce nell’omelia dicendo che dirà cose scomode ed irritanti

    ma ” comunque le dico perchè non mi candido alla presidenza del consiglio e

    perciò non ho bisogno dei vostri voti.”

    “Primo, voi sapete che tra noi sacerdoti c’è chi gode di una certa reputazione e

    che di loro parlano sui giornali perchè sono preti impegnati nel sociale,

    chi per i poveri, chi tra gli immigrati, chi contro la mafia.

    E secondo, sapete quanta irritazione ci sia, invece, per la chiesa che si ostina a parlare di Dio.

    Ebbene, fratelli e sorelle, oggi voglio confessarvi

    che io non ho fatto il prete per servire i poveri o per fare del bene;

    non ho fatto il prete per il senso di giustizia o per costruire opere sociali.

    E non l’ho fatto nemmeno perchè me l’ha ordinato mia madre, mio padre o il Papa.

    HO FATTO IL PRETE PER AMORE A GESU’ CRISTO.

    E voglio dirla tutta cari fratelli e sorelle: se mi chiedete a cosa serve Gesù Cristo,

    rispondo: a niente. Gesù non serve a niente.

    Come non servono a niente la moglie, il marito, il padre, la madre, gli amici e i figli.

    Nessuno serve a niente.

    E allora perchè la moglie, il marito, il padre, la madre, gli amici e i figli?

    Semplicemente perchè sono la moglie, il marito, il padre, la madre, gli amici e i figli.

    Semplicemente perchè sono le persone che noi amiamo.”

    1. Francamente, da prete trovo pessima quest’omelia (o almeno la sua riduzione giornalistica, lascio sospeso il giudizio perché oso sperare che il giornalista abbia tradito il pensiero di base riferendolo).

      A) gronda livore e invidia verso altri “colleghi” sacerdoti, che forse sbaglieranno, ma qui sono chiamati in giudizio per il solo motivo di essere diventati famosi, cosa che con ogni probabilità non dipende da loro.

      B) se c’è una cosa che un prete non deve MAI fare in un’omelia è parlare di se stesso, l’omelia serve ad aiutare l’assemblea a rapportare la Parola di Dio con la sua vita quotidiana, non può quindi diventare lo spazio di una tribuna personale da cui dare sfogo a tutto ciò che ci passa per la mente.

      C) Non c’è dubbio che Gesù “non serve a niente”, nel senso che è un valore primo e non quindi finalizzato ad altro, eppure al tempo stesso non si può non riconoscere che da Gesù e dalle sue parole discende una cultura e quindi una politica e una prassi di vita e chi si sforza di tradurre questo nel concreto può ovviamente sbagliare nelle sue scelte, ma merita almeno il credito della buona fede.

      1. per quanta riguarda lo “stile” sarei anche d’accordo con te, don Fabio. In effetti non suona benissimo un prete che nell’omelia parla di sè e in modo così ruvido. Però io entro nel merito dei contenuti. Intanto perchè francamente sono stufa di vedere in risalto sui media nazional-popolari, ma talvolta anche titolati, solo sacerdoti politicamente corretti che parlano del loro impegno sociale. Per carità, nessuno nega che fanno del gran bene a un sacco di gente. Ma oggi siamo nell’ottica che il sacerdote “è” se fa qualcosa per gli atri, se recupera un po’ di tossici, se dal pulpito parla della camorra e delle minacce subite (e ogni volta che vado a Napoli il parroco di mia suocera lo ricorda in tutte, ma proprio tutte le sue omelie!).
        Sono tutte cose sacrosante, ma fatte per chi? non c’è mica bisogno di essere preti per agire nel sociale, ci sono numerose associazioni che si impegnano nel mondo davanti alle ingiustizie e alle guerre. Ma allora per fare bene si può anche fare a meno di Cristo. Tu dici che sono, quei sacerdoti, in buona fede. Certo che lo sono! Sono convinta che siano in buona fede, ma purtroppo non parlano più di Cristo, non si vede dal loro agire cosa li renda diversi da un qualunque altro uomo di buona volontà non cristiano. Tanto è che sono ottimi da piazzare in questa o quell’altra trasmissione tv, comodissimi: danno l’esempio di una Chiesa che si rimbocca le maniche, ma che non tira fuori il vecchio “simulacro” del Crocifisso.
        Quindi per me, ben venga un sacerdote che ricorda ogni tanto ai suoi parrocchiani che cosa ci sta a fare sull’altare: la Gloria di Cristo, e non la sua.

        1. sai, a star dietro ai giornali sembrerebbe che anche il papa parli solo di preservativi e di aborto…
          Immagino che ci siano un paio di preti che preferiscono la ribalta mediatica all’altare, ma da qui a fare una generalizzazione tanto pesante e francamente offensiva per tutti quei preti che si occupano del sociale ce ne corre…
          Ti faccio un esempio. Una coppia di miei parrocchiani appartiene a Libera, l’associazione di don Ciotti, che immagino sia uno di quei preti antimafia a cui ti riferisci. Un anno fa si sono trovati a battezzare la figlia e don Ciotti si è fatto seicento chilometri solo per venire a celebrare personalmente il Battesimo. Niente di straordinario, lo avrei fatto anche io (e l’ho fatto in passato per i “miei” ragazzi), ordinaria vita da prete insomma. Ma proprio questa normalità ti parla di un uomo che è tutt’altro che quel prete da talk-show che potrebbe sembrare

  8. vale

    il problema sarà,oltre al Papa,a chi dar retta, quando si formeranno partiti,associazioni o quant’altro che si autoeleggeranno rappresentanti dei cattolici.poiché sembra che all’interno stesso della chiesa, oramai, vi siano posizioni differenti persino sulla dottrina. e non da un vito mancuso qualunque(che il corsera o rep. si ostinano a presentare come teologo cattolico(!)),ma addirittura da principi della chiesa.
    godetevi-si fa per dire-quest’ultima uscita del patriarca di Lisbona Card. Policarpo…

    “teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale [al sacerdozio femminile]; c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo… C’è un’uguaglianza fondamentale di tutti i membri della Chiesa. Il problema consiste in una forte tradizione che viene da Gesù e dalla facilità con cui le chiese riformate hanno concesso il sacerdozio alle donne” insomma: latradizione tramandata da Gesù non fa parte del “depositum fidei”…..
    BastaBugie n.215 del 21 ottobre 2011

    1. Alberto Conti

      Ha ragione il card. Scola quando dice che ciò che dice il Papa, per i cristiani, non è un’opinione fra le tante; dovrebbero tenerlo a mente tutti soprattutto i cardinali.

      Nel merito del sacerdozio femminile, nel libro Luce del Mondo (ma mi sembra che lo dica il Concilio e la Dottrina in generale), il Papa dice proprio che la Chiesa non può pensare al sacerdozio femminile perchè non è stato fatto così da nostro Signore (riporto da ingegnere, per le spiegazioni teologiche di dettaglio, rimando agli esperti).

      1. vale

        appunto. il che significa che ci sono persino cardinali e patriarchi, non oso pensare a livello di vescovi,preti o diaconi, consigli parrocchiali e chi più ne ha più ne metta che si fanno la dottrina in casa a seconda di come sfrucuglia loro….
        oltretutto , nel merito, c’è proprio dell’attuale Pontefice:
        Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Risposta, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione
        Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 28 ottobre 1995.
        + JOSEPH Card. RATZINGER – Prefetto
        +TARCISIO BERTONE Arcivescovo emerito di Vercelli – Segretario
        ma tant’è.chiaro che è una delle questioni per non ritrovarci domani nella chiesa similprotestante dei lazzati,dei dossetti insomma dei cosidetti cattoloicidemocratici nonché adulti.
        ho il sospetto che voler fare un calderone dei cattolici dove si abbia la pia illusione che tutte queste “anime”possano convivere sia più opera del cornutazzo che della chiesa….
        spérem

  9. Ma non scherziamo!!! La lettera a Diogneto è una classica derivazione da idee neo-platoniche stoiche gnostiche di quel periodo !!! Anche il grande persecutore di Cristiani Marco Aurelio parlava di distacco filosofico da tutte le cose esteriori avvicinandosi a quel concetto dell’estasi in cui il neoplatonismo poneva la sua meta.Già Epitteto contrapponeva al corpo di fango soggetto alla necessità esteriore , la volontà come unica cosa libera, quando raffigura l’aspirazione dell’anima , legata al corpo, a ritornare alla divinità donde proviene, quando dice che il corpo e il logos sono due parti
    costitutive dell’essere umano e afferma che l’uomo è un’anima che porta un cadavere.
    Tutto questo per dire che non è giusto (e Cyrano lo sa bene!!!) l’appropiazione da parte cristiana di questa lettera strapiena di temi caratteristici di quell’epoca storica.

    1. vale

      dipende dalle date. e se fosse il neoplatonismo(per es. wikipedia lo data nel IIIsec.d.c.,mentre sempre lo stesso sito data la lettera a diogneta agl’inizi del IIsec.d.c.) a derivare dalle idee cristiane o ad esserne stato influenzato? idem per epitteto( che muore attorno al 120 d.c. e marc’aurelio che nasce nel 121 e muore nel 180 d.c.) ???
      vale

      1. Ai posteri l’ardua sentenza!!!
        Va bene, anche fosse che fosse tutto di derivazione cristiana, io, per parte mia condivido in pieno il vivere come non appartenendo al mondo e alla società e a nessuno. Voglio dire che non è solo cristiana una etica di questo tipo della lettera di cui sopra, ma la si può trovare in tante religioni e filosofie, di quel tempo e non. Ma voi dite: queste religioni e filosofie derivano tutte dal cristianesimo. Allora se è così io sto zitto. Vorrà dire che le mie idee le avrò prese dal cristianesimo anch’io. Poi guarderò su Wikipedia!!!

        1. vale

          non dire bischerate! non sto dicendo che dici inesattezze. mi limitavo solo a far notare che la questione non è pacifica su chi ha influenzato chi. per quanto riguarda wiki, la guardo ed uso poco. ma le date son date….
          non ho bisogno di leggere il discorso vero di Celso-tramandato da Origene per sapere quando è stato scritto( per la cronaca,me lo sono anche letto, attorno al 250d.c.) vista la mia memoria persa in chissà cosa e dove consulto una cronologia o un sito che in sintesi mi riporti i dati principali di fatto.tutto qui
          vale

    2. Sì, ma con la differenza che per il cristiano il corpo non è un accidente da sottomettere alla volontà di potenza e se serve anche da oblare a essa in un rituale suicida, ma tempio dello Spirito Santo. Lo stoico e lo gnostico proclamano il proprio distacco dal corpo perchè solo l’anima sopravvivrà ad esso, il cristiano invece proclama la propria estraneità solo alla MORTALITA’ del corpo, il quale risorgerà glorioso e coeterno all’anima. Chi è figlio di Dio sa che nemmeno un capello del suo capo andrà perduto…per questo all’occorrenza può anche dare testimonianza della sconfitta della morte con la sua vita!

        1. in effetti molti di noi (primo tra tutti l’immenso Origene) sarebbero stati d’accordo con Plotino nel non vedere l’ora di liberarsi dal corpo “psicofago”, ma non hanno prevalso: penso che per me non farebbe molta differenza, in effetti, non fosse che a quest’ammasso di polvere animata il buon Dio s’è conglutinatus…

          1. Velenia

            No no Cyrano,non sono d’accordo,noi risorgeremo con un corpo glorioso,quindi senza fame, freddo ,malattie,quindi ho buone speranze che avrò anch’io una taglia 40!!!eh eh.

            1. Vele’, ci mancherebbe… Origene sta nel suo secolo e io nel mio, e sono proprio contento delle vie che ha preso la dogmatica cristiana.
              Già che ci sono, ti dico pure che quelle cose che hai scritto sulla Cassazione le sapevo… speravo che ci fosse qualcosa di più intrigante, nell’allusione di quei due. Invece niente, eh? Pazienza…
              Sulla risurrezione e sul corpo glorioso Tommaso ha scritto delle pagine “divertenti” (dire “veritierie”, in campo escatologico, è quasi sempre un azzardo): risorgeremmo tutti come trentenni (anche i tantissimi che trentenni non lo sono mai stati), nel pieno delle forze e della forma fisica.
              Speriamo ci siano belle piste da sci, in Paradiso… 😀

        2. Vedi Alvise, è questa la differenza che dicevo prima: io amo il mio corpo, e oltretutto fatico a immaginarmici senza. Se Cristo non fosse venuto avrei dovuto rinunciare a ciò che amo.

    3. Caro Alvise, l’A Diogneto (che non è una lettera, naturalmente) è quello che dici tu, salvo che per l’influsso di gnosticismo: la ricchezza della Logostheologie può far pensare a un ambiente gnostico, sì, ma la (relativa) povertà dell’orizzonte escatologico rema in direzione contraria. Si capisce che il Marrou, editandola decenni fa, la ritenesse di penna clementina. La cosa è indimostrabile, e tuttavia non più credibile di altre attribuzioni.
      La datazione, quindi, sarebbe a cavallo tra il II e il III secolo, non molto distante da Marco Aurelio, in effetti. Questo cosa pregiudica, Alvise? Niente. Nessuno ha (più) interesse a sostenere la tesi apologetica dei furta graecorum, e per me non fa alcun problema che elementi ellenistici siano entrati nel sostrato semitico del cristianesimo delle origini: lògos, eikòn tou theou aoratoù e altre raffinatezze speculative le abbiamo fin da subito mutuate dal grande bagaglio classico-ellenistico della grecità. E allora?
      La novità non è che pretendiamo che tutte le religioni attingano dal cristianesimo: questa sarebbe una corbelleria storica che per stare in piedi deve letteralmente invocare l’aiuto dei demòni. La novità è che il cristianesimo osa pensare di avere un contatto privilegiato con quel lògos cui tutti i momenti religiosi dell’umanità attingono, e quindi di potersi proporre come il passepartout dell’umanità nei confronti della divinità. Questo significa “cattolico”. Questo ha sempre (anche se non solo) fatto la Chiesa.

  10. Angela

    Perché le donne non sono chiamate al sacerdozio lo spiega molto bene Giovanni Paolo II, nella LETTERA AI SACERDOTI (Magistero 243), ai paragrafi n. 1, 4, 5, 6, 7, 8.
    Per quel che riguarda l’invito ai cristiani ad entrare in politica, il Card. Bagnasco è arrivato secondo: già da qualche tempo Benedetto XVI sta chiamando i cristiani all’attività politica, per “lavorare” affinché il valori cristiani (no all’aborto, all’etanasia, al divorzio, ect) vengano promossi con serietà.

  11. Angela

    Scusate il terzo commento! Shahbaz Bhatti, martire dei nostri giorni, era un ministro pakistano: da buon cristiano era il ministro delle minoranze.

  12. giuliana z.

    La politica è un argomento che mi interessa molto, ma io sono del tutto inadeguata a parlarne, perciò oggi vado di copia-e-incolla perchè c’è chi meglio di me dice quello che credo:

    “Una cultura della responsabilità deve mantenere vivo quel desiderio originale dell’uomo da cui scaturiscono desideri e valori: il rapporto con l’infinito, che rende la persona soggetto vero e attivo della storia. Una cultura della responsabilità non può non partire dal senso religioso. Tale partenza porta gli uomini a mettersi insieme. È impossibile che la partenza dal senso religioso non spinga gli uomini a mettersi insieme. E non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente; a mettersi insieme nella società secondo una interezza e una libertà sorprendenti (la Chiesa ne è il caso più esemplare), così che l’insorgere di movimenti è segno di vivezza, di responsabilità e di cultura, che rendono dinamico tutto l’assetto sociale.”
    don Luigi Giussani

  13. Per la bibliografia riguardante gli Stoici platonizzanti e le origini del neoplatonismo si rimanda al volume dello Zeller “L a filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico” perte III vol.III che tratta specificamente di Seneca, Epitteto, e Marco Aurelio.La Nuova Italia Editrice Firenze 1979

  14. Angela

    Occhio, lacorsianumerosei, perché la strada è quella giusta, secondo me! Ho iniziato anche io sentendo che la sacrestia puzzava, e sono finita a non poter più far a meno del suo odore perché, come ho scritto sopra, è diventata profumo. Non è che il cammino di conversione è già iniziato? Scherzoooo!

    1. macchè ateo devoto, alvise starà con noi a bere vino quando ci saranno nuovi cieli e nuove terre, e saremo tutti insieme coi nostri corpi senza ciccia e senza brufoli, perchè che vita è se non puoi sentire il profumo del pane e salame?
      (in paradiso ci saranno forse le piste da sci, sicuramente ci sarà il mare 🙂 )

      1. vale

        nn nuovi ma rinnovati.sia cielo che terra.come prima.meglio di prima.per poter sciare e tuffarci nei posti che ci hanno reso felici,un tempo, esattamente com’erano…
        okeissimo x pane e salame…ed anche un rosso portato da alvise…(almeno sta tassa la deve pagare per l’ingresso,o no?)
        vale

  15. boh, se entra qualcuno da fuori e dice che c’è puzza generalmente io mi chiedo se è il caso di far arieggiare un po’ la stanza.
    Se poi penso che non dovrei neppure starci chiusa in una stanza perchè devo essere lievito mescolato alla massa allora prima di affermare che quello che lui sente è profumo mi faccio un po’ di domande in più.
    In realtà questa volta neanche io, come Cyrano, sento puzza di chiuso. In altri momenti un po’ mi sono sentita soffocare come quando si sta per troppo tempo in un posto troppo affollato.
    Alvì, ma che puzza senti oggi?

  16. Barbara Favi

    Onestamente, a me questo post e’ sembrato tutt’altro che asfittico.

    So che non dovrei forse intromettermi, perche’ parla di come i cattolici dovrebbero approcciarsi alla politica e io cattolica non sono (di norma, cerco di intervenire solo quando si parla di questioni sociali che mi stanno a cuore).
    Pero’, secondo me, e’ un ragionamento cosi’ onesto che puo’ essere applicato ad ogni persona che ha a cuore il futuro del proprio paese e che puo’ portare avanti i propri valori attraverso una “vita activa”, che rifiuta che fatti e verita’ debbano per forza essere in contrasto.
    Mi staro’ forse tirando la zappa sui piedi, perche’ con alcune delle idee cattoliche non concordo, ma credo che in un momento di crisi come questo (e sono solo i primi 10 minuti del primo tempo della partita, mi e’ stato detto da chi di economia ne capisce) la propensione di buone menti e persone non ciniche alla vita attiva, ad interessarsi di politica, a parlarne ed ad agire, sia assolutamente auspicabile, almeno per aumentare il livello generale di consapevolezza.
    Perche’, che si creda in Dio o nelle persone, la propria fede (credo) dovrebbe trasformarsi in azione ed e’ bello vedere che c’e’ chi ancora crede di poter fare la differenza nel mondo e non si sente appagato da bugie e contentini.

      1. Barbara Favi

        “Una grande allegria che si fa strada,
        Le noie, i dolori si annullano
        Felice, felice da morire”

        Ad Hal piace Edith Piaf (non si sa se sia perche’ e’ felice, perche’ ci augura di esserlo o perche’ sfotte bonariamente Paul Bratter e la sottoscritta che dipingiamo scenari apocalittici alla Cormac McCarthy).

  17. Angela

    Mi piace l’idea di arieggiare se uno entra e dice che sente puzza. Mi piace stare dentro la sacrestia, ma solo il tempo necessario per imparare a conoscere e praticare i servizi della liturgia. Mi piace ancora di più stare davanti a Gesù Eucaristico e poi andare incontro agli altri, a cominciare da parenti, amici e conoscenti, per finire con la persona più antipatica. Ma andarci possibilmente con amore e, non è sempre facile. Infatti, non solo Alvise sarà con “noi” a bere vino, ma ci saranno anche tantissimi ai quali, molto poco cristianamente, negheremmo l’ingresso in Paradiso. Spero di esserci, soprattutto per conoscervi uno ad uno: è vero che la Misericordia è immensa ma sono una grande peccatrice, in corsa per arrivare, nonostante i limiti del caso come più o meno tanti altri).

  18. Se uno ha una vita comune, scelte comuni, lavori comuni, amori comuni
    (che lui crede speciali) che differenza fa con chi crede in dio e ha una vita comune, scelte comuni, lavori comuni, amori comuni eccetra, sempre, cercando tutte e due le categorie di fare il meglio possibile (così credono, pensano, immaginano) o forse certi che credono di fare il giusto in realtà non lo fanno perchè uno solo è il giusto e loro (in buona fede ) hanno creduto male? Ma come può uno credere male a quello che crede?
    Allora, si potrebbe anche dire, che ci sono anche quelli che credono male sapendo di credere male, cioè in realtà non credono, ma fanno le cose solo per interesse?
    Ma fare le cose per interesse non è anche questo un modo di avere una vita comune, come tutti? E chi è che può dire essendo sicuro di questo che lui non fa le cose per interesse? Io non fo le cose per interesse, si sente dire, ma chi lo può sapere se è vero, o falso, e cosa vuol dire che è falso?

    1. Velenia

      Alvì che ti sei bevuto?Stavolta non era chianti,era grappa,ho capito solo che poni la solita, eterna domanda,ma che differenza c’è tra chi è cristiano e chi non lo è?
      La devi trovare da te la risposta ma finchè ti poni la domanda continuerei a stare con noi,e questo è un bene,per te e per noi.
      (e stavolta il noi l’ho usato io).

    2. avere il cuore puro non è semplice Alvì. Ma perderci il tempo a chiederselo toglie spesso energie e serenità. Uno crede. Cerca di vivere in coerenza con ciò che crede. Poi comincia a costruirsi “idoli” e perde di vista l’obiettivo. E così la stessa cosa la fa non per amore (di Cristo, degli altri) ma per sembrare un figo, per attirare l’attenzione, per ricevere qualcosa in cambio, per ….
      E poi magari comincia anche a non fare più cose buone, ma inizia, per cercare il proprio piacere, il proprio interesse, a trattar male gli altri, ad usarli, a calpestarli.
      Chi lo può sapere cosa c’è nel cuore di un uomo? Solo lui stesso. E a volte neanche lui.
      Tu ti fermi qua. Io (con la mia credenza) so che c’è qualcuno che mi conosce infinitamente più di me. E che può fare luce quando è buio. E di fronte a Lui non riesco a mentire e a far tacere la coscienza.
      Questa è una delle differenze tra chi crede in Dio e chi non crede in Dio se entrambi cercano, onestamente, di condurre una vita retta.
      Ce ne sono altre Alvì, ma devo svegliare la truppa!

  19. angelina

    Ho pasticciato un po’, la replica a Cyrano è troppo in alto; la inserisco nuovamente, scusate.

    Cyrano, mi sono letteralmente gustata questo post. Così “romano”, così contemplativo della bellezza di persone e luoghi, così ricco di passione verso la “più alta forma di carità”. Traspare anche il desiderio e l’impazienza di veder nascere qualcosa di bello e di buono, qualcosa che unisca e faccia sperare tutte le persone di buona volontà.

    Lieta che in questo blog si parli anche di questo. Dopo più di un secolo dal ‘non expedit’ e dal patto Gentiloni, in ambiente cattolico siamo tuttora eredi, a volte inconsapevoli, di una concezione dell’azione politica come voto di scambio. Riduttiva, per non dire altro.
    Mi piacerebbe parlarne con molti di persona, magari davanti a una pizza (siamo in italia, e il tea party è troppo yankee).
    “Costruire anziché distruggere: è il compito che questa crisi oggi ci chiede. E per farlo non basta coltivare l’ormai famosa “nuova generazione di politici cattolici”. Servono anche una nuova generazione di cattolici che non si dimentichino di essere tali quando fanno i banchieri, i consulenti finanziari, gli imprenditori, i sindacalisti, i commercialisti, gli immobiliaristi, i direttori del personale, eccetera. Come pure una nuova generazione di cattolici che sanno essere cittadini, lavoratori e consumatori responsabili. Personalmente non sono affatto convinto che la cura del primo vivaio sia più impegnativa rispetto agli altri.” (G. Bernardelli)

    Hai scritto
    ‘sto cercando di seguire attentamente le evoluzioni qui a Roma’: cos’è, dobbiamo aspettarci un nuovo Progetto culturale? 😉

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