Sottomissione di ritorno

di Costanza Miriano

Ho un problema.  Cioè, a dire la verità, adesso che ci penso, ne ho svariati.  Di vario ordine e grado. Dai più futili – il naso con la gobba – a quelli già un po’ più preoccupanti – tipo l’incapacità di rispettare gli appuntamenti (ci sarà pure qualcos’altro che posso fare nel frattempo, mi dico ogni volta) o di rispondere ai quesiti dei miei figli (Gesù come faceva di cognome?) o di mantenere un’espressione seria in certi frangenti (“Tommaso, vai a fare i compiti!” “Ho perso trentamila uomini, e nessuno sembra volerne sapere”) fino ai problemi più seri. Non drammatici, grazie a Dio, ma seri, tipo l’avere cambiato scuola a mio figlio, e l’attendere per questo settembre con un impercettibile, costante, minuscolo groppo in gola, laggiù in fondo (“avrò fatto bene?” si chiede dentro di me quel rammollito cuore di mamma che, pur di evitare al rampollo un qualsiasi disagio si farebbe staccare un braccio. Per fortuna c’è mio marito).

Poi ci sono i problemi degli altri, e anche quelli contano. Questo mi ricorda perché sono salita sul carro del Vincitore. Perché è più comodo. (San Paolo, tu che dici che “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori”, appunto, vorrò vedere come la metterai con la gobba del mio naso, lassù in Paradiso).

Comunque, tornando a noi, in questo momento mi riferivo al problema che ho con le donne delle generazioni passate, quando parlo di sottomissione. A dire il vero ce l’ho anche con quelle delle generazioni future se mia figlia due giorni fa, meditando sul suo avvenire, indecisa se diventare suora o mamma mi ha detto: “mi sa che voglio essere una ragazza libera”. Ovviamente queste cose Livia me le dice sempre quando deve dormire, e ho già spento la luce, e quando lanciarmi in una disquisizione sul fatto che la maggiore libertà è nell’obbedienza, che è un giogo che ci sostiene, e non ci costringe, che non è schiavitù ma libera adesione e dono di sé, significherebbe allentare ancora le maglie della mia slabbrata disciplina estiva, e andare a letto a un’ora improponibile. Comunque il problema con Livia è ancora affrontabile, mancano una decina d’anni all’adolescenza, ne riparleremo.

Il problema invece è con le donne delle passate generazioni, mia mamma e le sue coetanee. Ogni volta che la mia mamma legge un mio articolo, o parliamo del mio libro, un’espressione accorata le si dipinge sul volto (le vedo anche dal telefono, a duecento chilometri di distanza). Allibiscono anche le sue coetanee che stanno ricamando o giocando a burraco con lei. Lo so.

Alla mia presentazione di Sposati e sii sottomessa, a Perugia, sono venute le sue amiche, le zie, la maestra delle elementari. Donne che erano adulte, giovani adulte, prima che il ’68 consolidasse i suoi dogmi. Loro hanno vissuto la scelta di stare a casa a volte come l’unica possibile. E anche quelle che hanno lavorato, lo hanno fatto portando comunque tutto il peso della gestione casalinga. Non esistevano, non si vedevano neanche col binocolo uomini che sparecchiassero, che facessero la spesa. Non parliamo di cambiare i pannolini.

A loro la parità è sembrata una conquista, e vederla rimettere in discussione un inutile capriccio, un vezzo di una che comunque fa un lavoro molto gratificante fuori di casa, e può permettersi di atteggiarsi ad ancella del focolare.

Non vorrei rientrare nei termini della questione, ancora una volta, né tanto meno ritornare sul tema x (“la sottomissione non c’entra con chi lava i piatti ma è un atteggiamento di accoglienza e ascolto e disponibilità a venirsi incontro bla bla bla”), ma piuttosto spezzare una lancia, una volta tanto, in favore delle donne delle generazioni precedenti.

Hanno ragione quando si sentono irritate da certe parole. La sottomissione ha senso solo se è un dono spontaneo e libero di sé. Sennò non è un dono ma una tassa. Ha senso parlarne alle amazzoni che si vedono in giro oggi, alle virago che strapazzano i mariti, alle ragazzine incoscienti che pensano di doversi prima realizzare, poi, casomai, eventualmente, se un domani capita, aprirsi all’idea di donare la vita. Ha senso tornarci con le donne post emancipazione, quelle che si sentono uguali agli uomini e ne hanno adottate logiche e stili.

Non è giusto, invece, nei confronti di quelle più grandi, dimenticare che per loro, in certi casi, le scelte sono state subite, e quindi non scelte. La sottomissione a loro evoca antichi – per noi – bracci di ferro, logiche di dominio, figure di maschi che davano forse, a volte, per scontata la loro dedizione.

Me lo ha ricordato, pensa un po’, involontariamente credo, Concita De Gregorio, di cui ieri leggevo un’intervista. Si lamentava della supponenza con cui i politici sessantenni la trattano abitualmente, chiamandola per nome, pensando di rivolgersi alla loro cameriera, diceva. Per i giovani di oggi il problema non esiste. Per loro maschi e femmine – diceva l’ex direttore dell’Unità – sono esattamente uguali.

Che sia un bene o un male non so, ci vorrebbe un libro per dirlo. Sommariamente, comunque, direi che la soggezione di prima non era buona perché non era volontaria. L’uguaglianza di oggi neppure, perché è falsa (siamo diversi).

Qualcuno, però, per favore, lo può dire alle Marzano, alle Comencini, alle sciarpe bianche del 13 febbraio, ai palloncini rosa di Se non ora quando? Ragazze, siete in ritardo. Se ve lo dice persino la vostra Concita, vi dovreste fidare.

121 pensieri su “Sottomissione di ritorno

  1. fefral

    ” “mi sa che voglio essere una ragazza libera””
    beh, pare che tua figlia abbia capito il punto. La prossima volta che te lo dice incoraggiala a cercare la libertà. E mostrale con la vita che si può essere liberamente sottomesse. Senza libertà non esiste virtù

    1. Miriam

      Infatti. Egli “liberamente” offrendosi… così fa il Vincitore sul cui carro siamo -speriamo custodendo la Fedeltà- insieme a Costanza.
      Bella questa riflessione che puntualizza e coglie l’occasione per ribadire ancora una volta che, se le scelte non nascono dalla “libertà dei fili di Dio”, che è l’unica vera e non una ingannevole contraffazione, sono “tasse” come nella maggior parte dei casi di sottomissione della precedente generazione.
      Io me la sono cavata sobbarcandomi il tutto (figli, lavoro, casa, responsabilità) con rassegnato impegno (tassa); ma non rinunciando a quelle scelte che sentivo per me ‘vitali’, tipo alcune esperienze legate alla mia formazione, strappate più che altro strada facendo…
      Non so in che misura l’impegno ‘rassegnato’ e non ‘libero’ abbia influito su certe scelte dei miei figli che mi fanno soffrire, anche se dai nostri rapporti quotidiani mi ‘tornano’ molti input che credevo perduti e molta consolazione. 🙂

  2. Elena

    Mia figlia (5 anni), aiutandomi a rifare il letto: “certo che queste cose le dobbiamo fare sempre noi ragazze!” Io, ridendo, le ho risposto: “eh mi sa che è ora che cominci ad abituarti”. E lei di rimando, con fare da donna vissuta: “eh, lo so, mamma, lo so”.

  3. Dunque, allora, dico subito che non ho capito cosa Costanza vorrebbe oggi dire, libertà, vecchie generazioni, Concita (credo che la supponenza di Concita sia pari solo a quella di Socci, come apoditticità degli apoftegmi, voglio dire)in ogni caso ho letto il suo scritto di oggi e non mi risce da che parte pigliarlo per metterlo dritto.Quindi mi auto-autorizzo a passare a altro (FEFRAAAAL). Oggi grande matrimonio di un mio amico e amamica, tutti e due in forza al nostro benemerito Arcispedale (dicono uno dei più grandi in Italia, Careggi) medici specialisti alla rianimazione (ci siamo capiti, quei posti lì)lei divorziata con un figlio di 15 anni che sta col babbo, lui di primo pelo, un po’ più giovane di lei, un ragazzo/uomo bellissimo un flessuoso cavalo arabo, ma è di Padova, lei è di Verona ed è una creatura bellisssima, immaginate la moglie di Paul Bratter nel film con paul Bratter e immaginaretse già poco. Io ho già messo gli occhi sulle poppe generose e sode della sorella e contestualmente preso mentalemnte le misure del fidanzato, un marcantonio della bassa con cui non facile avere il sopravvento (ma mica detto9 a meno che i fumi dell’alcool non mi abbiano già messo in posizione di essere ancora una volta caricato di

  4. ..caricato di botte giù nelle palle, le nezze (in Chiesa) avranno luogo alla Pieve di Roamena una chiesa romanica bellisssima in Casentino, il passo del vangelo scelto quello dei fiori dei campi che Iddio ci pensa Lui a loro, poi il corte si dirigerà verso Fiesole, serata in una villa con vini pietanze finissime un doice come la torre di Pisa,
    vi ripassso la geografia, io ho un agiacca inglese tipo semi-smoking che comprai per
    delle occasioni mondane nella terra di albione, pantaloni sempre inglesi comodi scarpe di pelle finissima il problema sarà che dentro quel bel vestito ci sarò io, ma non importa, coraggio, via ancora di nuovo in pista, il cane lo lascero a una amica americana che sta vicino a casa mia cheè divorziata ha tre cani e quattro figlioli che vanno evengono dall’Inghilterra dove studiano,una donna “dolcissima2 Che ltroi dire, nulla, il caldo si è un po’ attenuato, c’è un p’ di venticello, io sto bene. AH; LA COSA PIU’ IMPORTANTE
    TANTI AUGURI E FELICITA’ PER SORELLASTRA!!!!!

  5. HO TROVATO QUESTA “PERLA”
    “Quindi sempre più spesso sono le fredde e trasparenti pareti di vetro di una provetta a fare da prima mamma per i nascituri.”

    1. elisabetta

      Alberto, nessuna donna sceglie la provetta al posto dell’utero, quando lo fa e’ perche’ quella e’ la sua unica possibilita’ per sperare di diventare mamma. Quindi e’ una cosa bella (vorrei mettere la faccina che sorride ma ho problemi con la tastiera!)

    2. paulbratter

      sono d’accordo con Elisabetta. l’espressione “figli in provetta” poi è orribile.

  6. Luigi

    Le vecchie sono un po’ più rompicoglioni rispetto ai vecchi. Come accennava anche Dani a proposito del Brasile dve le nonne consigliano la pillola alle ragazzine o come quelle che supportano le separazioni. Gli uomini vecchi normalmente si fiondano in osteria e giocano a carte, al massimo le loro idee le tengono per se. C’è questa smania di essere moderni che li rovina. C’è da dire che sono moderni dove vogliono, ok al telefonino, ok al lifting ma poi quando si tratta di diversificare i rifiuti non ci pensano minimamente oppure attraversano dove non ci sono striscie. Poi esistono anche i vecchi rompicoglioni ma in genere sono politici o scienziati.

    1. Miriam

      stavolta Luigi, mi pare che hai generalizzato parecchio, tirando fuori anche luoghi comuni. Son cose che di fatto esistono, ma così sembrano TUTTA la realtà.

  7. DaniCor

    Per me la Costy, da brava ospite, fa a posta a ingigantire i suoi presunti difetti, per rendersi un poco più umana agli occhi di noialtri “gente normale”…
    Costanza, bellissima, in formissima, intelligentissima, in gambissima, ci farebbe troppo arrabbiare se non avesse qualcosa da gente normale (noialtre col mollettone e tuta, per intenderci).
    Se la Costy non si mostrasse normale qui sarebbe un disastro, per dirla come Elena, scapperebbe di continuo “Ebbene sì, sono invidiosa.”

    1. Miriam

      Per me Costanza un po’ esorcizza il suo difetto parlandone, ammesso che lei non lo esageri e non sia il difetto che crede. Non posso verificarlo perché ancora non la conosco.
      Oppure (chissà?) cerca di ‘compensare’, forse inconsciamente, il dono grande che ha di approfondire e di esprimersi, con l’esibire un possibile difetto 😉

  8. Luigi

    Scusate il disordine del mio commento scritto velocemente.
    Riassumendo: le idee dei vecchi evaporano insieme ai fumi dell’alcool nelle osterie. Le idee delle vecchie condizionano le scelte delle giovani donne.
    In questo si concretizza l’aforisma di Oscar che citavo ieri: Tutte le donne diventano come le loro madri. Questa è la loro tragedia. Gli uomini non lo diventano mai, ed è questa la loro tragedia.
    E aggiungo questa:
    Niente è così pericoloso quanto l’essere troppo moderni. Si corre il rischio di diventare improvvisamente fuori moda.

    1. ALESSANDRO: Credo che alla Chiesa di Romena facciano come vogliono, li sposa un sacerdote cieco con la musica e tutto.
      Sì lei è già stata sposata e ora è divorziata, forse non era sposata in chiesa, non lo so, mi informerò…
      ma ancora esistono queste difficoltà?
      in attesa di un cortese riscontro io intanto mi informo
      a

  9. ALVISE: MI PIACE la riflessione sull’apoditticità degli apoftegmata.
    sul matrimonio: non si tratta di ‘difficoltà’, come se avessero messo il timbro tondo anziché quello quadrato e ci si imbattesse in un pignolo che pianta la grana.
    Se è già sposata con matrimonio canonico, il divorzio CIVILE interrompe gli effetti civili, ma il matrimonio canonico continua a sussistere, sicché un SECONDO matrimonio canonico è IMPOSSIBILE perché, tout simplement, la signora in questione diventerebbe BIGAMA.

  10. ALESSANDRO: Sì, avevi ragione, lei non era sposata in Chiesa, solo in Comune
    Non avrei avuto i soldi – ha voluto precisare- per pagare la Sacra Rota per l’annullamento
    o la dichiarazione di nullità o che altro.
    Non sapevo che esistesse ancora di queste cose. Ora leggevo anche della legge che è stata approvata che uno si deve fare mettere per forza un cannello nell’intestino…
    Ma è vero?
    E’ mai possibile?

    1. Barbara Favi

      Quella del cannello e’ doppiamente una brutta notizia. Uno perche’ e’ vera e due perche’ salvo i quotidiani nessuno ne parla. Che tristezza, Alvise 🙁

    1. Alessandro

      giudici dei tribunali ecclesiatici difendetevi, qui si insinua che basta ungervi a dovere per strappare una dichiarazione di nullità

    2. fefral

      non paghi la nullità del matrimonio, paghi l’avvocato.
      La sacra rota deve stabilire se il matrimonio canonico è mai stato valido. Non si annulla il matrimonio canonico, si sancisce che è sempre stato nullo. Non sono esperta di queste cose (sicuramente nel blog c’è qualcuno molto più istruito di me sul diritto canonico), ma ho amici che stanno affrontando il processo alla sacra rota. Se si vuole andare a fondo, se ci si interroga onestamente sulla validità del proprio matrimonio, è un passaggio molto difficile.
      Certo si possono sempre raccontare balle e ottenere una nullità basata sulla menzogna, in modo da avere il bollino per potersi risposare in chiesa. Ma che senso ha una cosa così?

    3. Elena

      sì… “dichiarare nullo” è più corretto di “annullare”. Ma non hai letto i Promessi Sposi?

    4. Alessandro

      propriamente non c’è alcun annullamento, c’è solo il riconoscimento della nullità del vincolo. Semplificando: perché annulli qualcosa è necessario che, prima che lo annulli, questo qualcosa ci sia (come potrei annullare, cioè fare andare in nulla, qualcosa che prima dell’annullamento non esistesse, non fosse un non-nulla, cioè fosse già un nulla?). Se invece riconosco che qualcosa era ed è nullo riconosco che qualcosa, che si presumeva esserci (essere non-nulla, appunto), invece non c’è mai stato, non è mai stato esistente, cioè appunto è sempre stato nullo (nel caso: riconosco che il vincolo coniugale non c’è mai stato)

    5. elisabetta

      va bene tutto, la diversita’ delle opinioni e il rispetto, ma se non la piantate di difendere la Sacra Rota e l’ipocrisia dell’annullamento smetto di frequentare il blog!!!!!!!!!!!!! nonostante i punti esclamativi non sto scherzando

  11. Beatrice

    Oh finalmente il post di oggi mi da occasione di dire la mia sulle mamme di ieri (la mia) e quelle di oggi (io). Ho sempre contestato da giovane la totale sottomissione (rimando all’etimologia costanziana) di mia mamma nei confronti di mio babbo (eh sì abbiate pazienza ma in toscana si dice così) in primis ma anche ns. Una sottomissione che arrivava alla perdita di sè….lavorando anche, anzi tirando la carretta non rimaneva molto tempo per sè , per le proprie amicizie, per i propri interessi. Io chiedevo tregua e mi domandavo perché tanto servilismo sottolineo volontario….. finché non ho capito una cosa che si trattava di Amore gratuito ed incondizionato. Lei 68 ina era in realtà molto più avanti di tante sue coetanee ed anche di me presupponente e scanzafatiche.
    Oggi scriviamo, leggiamo, ci confrontiamo, perché no preghiamo, andiamo agli incontri, facciamo le marce, insomma siamo diventate brave marie ma le marte ???
    Baci a tutti

  12. Ciao a tutti, grazie Alvise degli abbracci, della felicità e soprattutto perché mi fai spesso sorridere!
    Bellissimo il post, anche se credo che nonostante tutto le nostre nonne, se accoglievano con gioia la vita che era loro imposta e la sottomissione, anche se non era una scelta, riuscissero lo stesso ad essere felici. Lo dico perché quando ho letto il libro di Costanza ho pensato che dovevo riuscire a essere più sottomessa a mio marito per rendere lui più felice, anche perché questo è alla fine il mio compito, me lo sono sposato apposta, no?
    Poi mi sono accorta che più riuscivo a sottomettermi (sono assolutamente scrausa, una vera principiante, ma qualche volta l’azzecco) non solo è più felice lui, ma lo sono anche io!!!

    PAOLA, ma non dovevi tornare oggi? Dove sei???

  13. Luigi

    Alvise ma che te ne frega se divorziata, sposata con doppie nozze, sacra rota, nullità. Tu sappimi dire com’è il vino, che spumante hanno bevuto e piuttosto relazionami sulle tette della Pippa dei poveri.

  14. Alessandro

    La gibbosità tricuspide del mio eminente naso è stigma del rango patrizio. Così dev’essere pure per la padrona di casa

  15. Luigi

    Alvise, quando verrò a trovarti potrei pernottare dall’americana tua vicina, che tanto i figlioli vanno e vengono, uno più, uno meno, qualche cane. Anche perché ho idea che tu russi, russi vero? Se dormi da solo non hai chi ti corregge il difetto.

    1. Luigi

      Io me ne accorgo quando russo, anzi in certi casi mi sono pure svegliato, a volte per dei calci, altre volte per il rimbombo che rompe il sogno-sonno e altre volte perché ho prurito in gola, altre volte lo realizzavo al mattino vedendo le occhiaie della consorte e il suo sguardo minaccioso.

  16. Scusate, vi saluto, sto andando al sacro rito…
    La sorella, l’ho esaminata bene, ha due seni GIGANTESCHI!!!!!!
    Ci vorrebbe LUIGI, come minimo….
    (a domani, se ci sarà un domani)

  17. Adriano

    Forse ho un’idea un po’ controcorrente rispetto a questo blog, ma la esprimo lo stesso.

    Se la sottomissione è “un atteggiamento di accoglienza e ascolto e disponibilità a venirsi incontro bla bla bla” allora deve esistere anche per l’uomo, giusto? Perché non ne vedo poi tanta da parte del “sesso forte”… Anzi. Ancora oggi ci sono nelle coppie “bracci di ferro, logiche di dominio,” e anche tanti uomini che danno per scontata la dedizione e la sottomissione delle proprie mogli.

    Quindi questa visione maschile e maschilista dei rapporti di coppia (ma non solo, v. il sul posto di lavoro) ancora esiste (es. il padre ha la precedenza sulla madre nel caso di decisioni urgenti sui figli comuni, art. 316 codice civile). E una lancia dovrebbe essere spezzata anche in favore delle generazioni attuali, visto che le cose non sono poi così cambiate rispetto al passato.

    Secondo me le varie iniziative per dare pari dignità a uomo e donna sono utili pure oggi. Dire che uomo e donna debbano avere gli stessi diritti non significa dire che sono uguali. Significa togliere gli ostacoli che impediscono la piena libertà di entrambi, tenendo conto delle diversità e aspirazioni.

    Come quella di una donna a non avere figli e fare carriera, o a fare carriera e avere figli, o figli e non carriera. O quella di un uomo di starsene a casa in congedo paternità a cambiare pannolini e fare la spesa.

    Tra l’altro noi maschietti possiamo essere molto bravi come casalinghi, se ci impegniamo! 😉

    1. Fefral

      Adriano sono d’accordo con te.
      Ora peró devo mettere il mio mollettone e iniziare a sgobbare

    2. paulbratter

      “…Significa togliere gli ostacoli che impediscono la piena libertà di entrambi”
      mi puoi fare degli esempi senza ricorrere a luoghi comuni?

  18. admin

    ALT!!!!
    Elisabetta scrive:
    “va bene tutto, la diversita’ delle opinioni e il rispetto, ma se non la piantate di difendere la Sacra Rota e l’ipocrisia dell’annullamento smetto di frequentare il blog!!!!!!!!!!!!! nonostante i punti esclamativi non sto scherzando”

    NON SCHERZIAMO! Elisabetta è la creatrice del blog, è stata la scintilla che lo ha acceso quindi attenzione, non possiamo permetterci di perderla. Anche perchè quello che dice sulla Sacra Rota non lo dice certo per spirito polemico (che tra l’altro non possiede), ma per ben altri e fondati motivi.

    1. Alessandro

      Admin permetti, se vuoi non parlo mai più della Sacra Rota su questo blog ma due cose devo dirle

      1) la Sacra Rota non annulla alcunché (come bene spiega “scriteriato”)

      2) rispetto i motivi per cui la Sacra Rota possa risultare antipatica e invisa, ma la difendo e non posso che difenderla, perché è nientemeno che un dicastero della Curia Romana e tribunale ordinario della Santa Sede (mica cotiche), sorto nel 1300 e (dopo la quasi totale cessazione dell’attività negli anni seguenti il 1870) ricostituito San Pio X nel 1908. Le Norme vigenti sono state approvate e promulgate da Giovanni Paolo II nel 1994.

      Quindi rispetto l’amarezza e il dolore di chi ha vissuto esperienze negative in qualche modo connesse all’attività di questo tribunale, ma non posso accettare che venga messo in discussione come istituzione.

      Sarebbe come mettere in discussione la magistratura italiana in sé stessa per il vero o presunto errore di uno o più magistrati.

      Detto questo, consiglierei di non tirare più in ballo l’argomento nullità matrimoniale e simili, così evitiamo situazioni spiacevoli per tutti

  19. sono perfettamente, totalmente, globalmente, aprescinderevolmente d’accordo con l’Admin, ma a proposito della Sacra Rota, che dichiara NULLO un matrimonio (non annulla niente), sottolineo che l’ipotesi di matrimonio NULLO è bel bella prevista anche dal codice civile italiano. Chiaramente i presupposti sono differenti, ma ANCHE un matrimonio civile può essere dichiarato nullo, non c’è SOLO la via del divorzio.

    1. paulbratter

      una domanda:
      ma il matrimonio è l’unico sacramento che può essere dichiarato “nullo”?

  20. Adriano

    @ paulbratter. Non so cosa intendi per luoghi comuni, ma provo lo stesso a fare alcuni esempi.

    – a pari mansione e pari ore, ci deve essere pari stipendio.

    – part time. Tantissimi datori di lavoro lo rifiutano a priori. Si potrebbe farlo diventare obbligatorio se richiesto da un neo-genitore (padre o madre).

    – pari opportunità all’assunzione. Strano vedere come diversi luoghi di lavoro siano pieni di persone solo di un sesso. Per esempio, dopo la maturità sono stato chiamato da una banca per un colloquio di lavoro. Una mia compagna di classe, più brava di me, no. Questo non significa necessariamente obbligare qualcuno ad assumere uno meno bravo solo perché donna (o uomo). Significa che il datore deve dimostrare di aver valutato i candidati esclusivamente sul merito.

    – asilo nido obbligatorio in azienda. Se l’azienda è troppo piccola, si organizza con quelle vicine.

    – educazione alla pari dignità. Spiegare a scuola (con lezioni apposite) che esistono uomini ed esistono donne. Ma che nessuno dei due è inferiore all’altro. E che entrambi possono tranquillamente fare i mestieri di casa, accudire i bambini e, in generale, aiutare in famiglia.

    – congedo di paternità. Mi pare sia stato riconosciuto dal Parlamento Europeo un congedo obbligatorio di 15 giorni dopo il parto, ma non so se è già stato recepito in Italia. In ogni caso si potrebbe facilitarne la fruizione (anche di quello facoltativo).

    – pari opportunità in politica. Mettendo delle quote rosa nelle liste (e permettendo la scelta del candidato).

    – affido condiviso come regola (ora nonostante la legge, è l’eccezione).

    Eccoli. Non credo siano luoghi comuni. E mi pare siano pure fattibili, più o meno facilmente.

    1. Elena

      Non so se le leggi sui pari diritti, formulate in maniera così meccanica, siano sempre la soluzione, almeno per la maternità/paternità. A volte creano situazioni grottesche.
      Vi faccio un esempio: un mio collega ha una figlia di 5 mesi. La moglie non lavora, ma lui ha chiesto comunque l’allattamento (!!!). Risultato: la moglie si occupa della figlia e lui ha due ore al giorno per fare quello che gli pare. Che qualche volta sarà anche stare con la bimba, ma molto più spesso farsi le faccende proprie. Non solo: tra congedo di paternità e certificati medici vari (sapete com’è: la bambina in inverno ha bisogno di mare), verso natale di farà 5 (dico CINQUE) mesi di congedo. Praticamente un part time verticale.
      Io la ricordo bene la mia maternità e il mio allattamento… via assicuro che sono stati molto diversi.

    2. Barbara Favi

      @Elena

      Pero’ seguendo il principio che il congedo di paternita’ non va dato perche’ poi ci sono i “furbi” che se ne approfittano, allora non ci dovrebbe nemmeno essere la malattia pagata ai lavoratori dipendenti e nemmeno l’estensione del congedo di maternita’ per le mamme con problemi di salute.
      Scusami, ma nel caso che citi, oltretutto, la mamma dovrebbe imporsi e incavolarsi non poco (secondo me, almeno…).
      Il problema e’, piu’ che il congedo di paternita’, in Italia non c’e’ una vera cultura del rispetto delle regole IN GENERALE. Cominciamo da qui e cerchiamo di creare una cultura dove non solo ci sono controlli legali ma in cui i furbi vanno incontro ad una sana indignazione generale. Altro che buffetto sulla guanca e scrollata di spalle dicendo “Che vuoi, son ragazzi…”.

    3. paulbratter

      @Adriano:

      punto 1. – a pari mansione e pari ore, ci deve essere pari stipendio.

      Non mi risulta esista un Contratto Nazionale di Lavoro per uomini e uno per donne, questo vuol dire che a parità di mansione lo stipendio è IDENTICO. Se poi diamo retta alle statistiche che basano il reddito femminile sulla durata della vita lavorativa è chiaro che venga fuori una schifezza statistica visto che le donne hanno una vita lavorativa più breve perchè vanno in pensione prima (a proposito non è questa una disparità a scapito degli uomini?). Questo (ad esempio) intendo per luogo comune.

      punto2.- part time. Tantissimi datori di lavoro lo rifiutano a priori. Si potrebbe farlo diventare obbligatorio se richiesto da un neo-genitore (padre o madre).

      Sono d’accordo anche se come la metti tu è un po’ generico

      punto3. pari opportunità all’assunzione. Strano vedere come diversi luoghi di lavoro siano pieni di persone solo di un sesso. Per esempio, dopo la maturità sono stato chiamato da una banca per un colloquio di lavoro. Una mia compagna di classe, più brava di me, no. Questo non significa necessariamente obbligare qualcuno ad assumere uno meno bravo solo perché donna (o uomo). Significa che il datore deve dimostrare di aver valutato i candidati esclusivamente sul merito.

      Se il tuo metro è la tua compagna di classe ti dico che dove lavoro io (nel campo giornalistico) c’è una nettissima maggioranza di donne anche e SOPRATTUTTO ai vertici e sinceramente, ad occhio e croce, non proprio per merito

      punto4. – asilo nido obbligatorio in azienda. Se l’azienda è troppo piccola, si organizza con quelle vicine.

      d’accordo anche se penso che bisogna dare la possibilità alle madri lavoratrici di STARE con il proprio figlio e non mollarlo a qualcun’altro

      punto5. – educazione alla pari dignità. Spiegare a scuola (con lezioni apposite) che esistono uomini ed esistono donne. Ma che nessuno dei due è inferiore all’altro. E che entrambi possono tranquillamente fare i mestieri di casa, accudire i bambini e, in generale, aiutare in famiglia.

      Sì come no, mettiamci pure questa a scuola. A scuola si deve studiare italiano, matematica, storia, geografia e (Scriteriato questa è per te) LATINO. L’educazione lasciamola ai genitori per favore.

      punto6. – congedo di paternità. Mi pare sia stato riconosciuto dal Parlamento Europeo un congedo obbligatorio di 15 giorni dopo il parto, ma non so se è già stato recepito in Italia. In ogni caso si potrebbe facilitarne la fruizione (anche di quello facoltativo).

      D’accordo dove lavoro io ti danno 2 giorni ma non mi sembra questione che ” impedisce la piena libertà di entrambi”?

      punto7. – pari opportunità in politica. Mettendo delle quote rosa nelle liste (e permettendo la scelta del candidato).

      si ok più Minetti per tutti. E poi le quote rosa interessano una esigua percentuale di donne che vogliono fare carriera a prescindere dai propri meriti. concentriamoci sulle poveraccie che sono la stragrande maggioranza…

      punto8. – affido condiviso come regola (ora nonostante la legge, è l’eccezione).

      non conosco la legge e non mi esprimo

    4. Barbara Favi

      @paul bratter

      1) la questione della parita’ salariale in italia e’ spinosissima ma vorrei solo far notare che, anche se i contratti nazionali sono uguali per uomini e donne, i dati di almalaurea sul primo/secondo stipendio dei neolaureati parlano chiaro: le donne percepiscono il 10-20% in meno dei loro colleghi maschi per fare LO STESSO LAVORO, dati scorporati per genere e per professione (http://www.almalaurea.it/info/almanews/salastampa/comunicati/2011/comunicato_rapportolaureatilavoro_2011.pdf). Il che e’ abbastanza sospetto, visto che escono dalle universita’ con voti migliori e visto che, per quanto abbiano una vita lavorativa piu’ breve, normalmente in Italia si fanno figli sui 30 anni e dunque a 5 anni dalla laurea il problema maternita’ non si pone ancora – l’argomento sollevato da Adriano e’ tutt’altro che banale, anzi!
      Parlando con amiche e amici che lavorano in agenzie di lavoro italiane poi, c’e’ da mettersi le mani nei capelli: nel senso che molti datori di lavoro ancora applicano discriminazioni di sesso per le assunzioni (“donne no, rimangono incinte, per carita'”). Noi donne siamo in buona compagnia comunque: sono anche tantissimi i datori di lavoro che, assieme alle discriminazioni di genere, portano avanti quelle etniche (“neri no!”), culturali (“romeni no!”) e, nel prospero nord Est dove sono nata, persino di regione o comune (“meridionali no!” o anche “gente della provincia XX della nostra regione no!” – e, vi giuro, non scherzo).
      La battaglia per eliminare i pregiudizi e’ ancora molto lunga ed e’ culturale, non solo legale. E’ davvero necessaria la buona volonta’ di tutti credo e, anche, il riconoscimento del problema!

      2) sul part time come opzione lavorativa da tutelare siamo d’accordo tutti (e menomale!). Perche’ non proviamo a elaborare modi specifici di applicazione insieme?

      3) io invece, pur lavorando per una ditta straniera, lavoro in un ambiente quasi solo maschile (credo che sia per la natura del lavoro, piu’ che altro)… Ognuno ha esperienze diverse.
      In Italia c’e’ pero’ da tener presente che (donne o non donne) la meritocrazia non e’ ESATTAMENTE un metro applicato – quindi se si vive in un luogo in cui la classe dirigente include molti incompetenti (generalizzo ma sono consapevole delle eccezioni), allora quando al vertice c’e’ una donna che ci e’ arrivata via raccomandazione, ci sono buone possibilita’ che sia incompetente anche lei. Ed e’ per questo che, secondo me, il problema non sono le donne ma la cultura del rispetto delle regole…

      4) di nuovo, siamo d’accordo tutti! se una mamma vuole il part time (al posto di/assieme a l’asilo), deve poterlo ottenere

      5) non sono d’accordo. A scuola dovrebbe esserci anche l’ora di EDUCAZIONE CIVICA – in cui si insegna, fra le altre cose, l’articolo 3 della nostra splendida Costituzione assieme a tutti gli altri articoli, l’importanza del pagare le tasse, dell’ecologia e della raccolta differenziata ed altri precetti pratici che rendano i piccoli cittadini che la scuola cresce piu’ civili. Anche secondo me l’educazione in famiglia e’ indispensabile ma non riesco a creare una distinzione cosi’ forte fra insegnamenti scolastici ed etici – dopotutto una nazione dovrebbe essere fatta di cittadini consapevoli dei loro diritti/doveri verso i loro concittadini e la nazione stessa. Questi diritti/doveri civici al momento a scuola non si spiegano e, mi duole dirlo, men che meno in molte famiglie.

      6) sul congedo di paternita’, sapete gia’ che cosa penso

      7) Occhei, faccio outing. a me le quote di genere non stanno simpatiche: le ritengo una misura estrema per contrastare la tendenza a discriminare le donne nei posti di lavoro. Una delle ragioni per cui temo le quote di genere in politica in Italia e’ che, visto come vanno le cose, secondo me potrebbero venire popolate da mogli/amanti/figlie degli uomini di potere. Ma perche’ allora, questa cosa non e’ successa massicciamente in paesi come la Norvegia o la Svezia? Perche’ in Scandinavia, le quote di genere hanno invece generato un cambiamento nella mentalita’ di chi lavora e una maggiore attenzioni ai temi femminili come la conciliazione lavoro-maternita’?
      Semplice, perche’ da loro la cultura della raccomandazione non e’ diffusa come da noi e c’e’ come si diceva sopra una maggior attenzione alla meritocrazia.
      Ora, parlare di Nicole Minetti fa sempre colore (e, si’, bisogna parlarne perche’ un politico – di qualsiasi partito – che premia le proprie amichette con posti pubblici pagati da noi e’, davvero, una cosa che da il volta stomaco). Pero’ vogliamo anche ricordare che in Consiglio Regionale della Lombardia, non e’ solo la signorina Minetti a essere stata raccomandata. C’e’ anche il fisioterapista di Berlusconi… Per non parlare del Trota (http://www.corriere.it/spettacoli/11_luglio_15/grasso_politica_iperlocale_6a334abc-aea7-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml)! Siamo proprio sicuri che tutta questa coorte di lacche’ sia li’ per colpa delle quote rosa? O c’e’ del marcio anche fuori dalla Danimarca, nella soleggiata Italia? E noi magari questa trave nel nostro occhio non la vediamo, concentrati sulla pagliuzza negli occhi degli Svedesi?

      8) idem: non conoscendo la legge, non mi esprimo

  21. Barbara Favi

    OT, ma non troppo.

    Leggevo qualche giorno fa un articolo di Erica Jong che lamentava – fra le altre cose – una figlia troppo “conservatrice e monogama”. A me (che non ho figli miei e che ho soltanto contribuito a crescere un bambino d’altri con veramente pochi principi base tipo “tratta gli altri come vorresti essere trattato” – bambino che ora e’ un adolescente sano, felice e con la testa sulle spalle, per inciso) questa cosa ha fatto riderissimo. E fa abbastanza a pari con le proteste pre-sonno della piccola e adorabile Lidia – anche se, per carita’, lei magari per capire le dinamiche sentimentali e’ veramente un po’ troppo piccola – io pure ne capisco poco invero.

    L’effetto “riverse psychology” che hanno sui bambini i precetti di una figura genitoriale “forte” non e’ cosa da poco…

    Che bello, in ogni caso, vedere come le persone sono differenti e come l’educazione incida solo fino ad un certo punto sulla liberta’ del singolo di decidere della propria vita 🙂 Si chiama libero arbitrio, giusto?

    1. Alessandro

      Link all’intervento della Jong. Per stomaci forti

      http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=11YBHE

      Tutto il disappunto della Jong va alle donne che ritengono “meglio andare bardate con bambino a tracolla per tenere a distanza gli uomini, e allattarlo in continuazione per far capire che al tuo compagno che i tuoi seni non appartengono a lui. La nostra orgia attuale di maternità multiple lascia davvero poco spazio alla sessualità”. “Le nostre figlie tornano a idealizzare la monogamia. Non siamo riuscite a estinguere questa brama di proprietà”. E meno male

    2. paulbratter

      qualche tempo fa Marcello Veneziani scriveva questo rivolgendosi a Vasco Rossi:
      ” lei non è un ribelle ma è un testimonial del conformi­smo della trasgressione, allineato allo spirito del tempo. Mi creda, oggi è molto più ribelle dire che la vita ha senso e destino, che abbiamo compiti e doveri. Oggi la vera trasgressione è la tradizione.”

      credo possa andare bene anche per Erica Jong.

    3. Barbara Favi

      “Per stomaci forti”. Addirittura! 🙂

      Citando Erica Jong ho scatenato un putiferio – e io che volevo solo dire che mi faceva sorridere il pensiero di una paladina della liberazione sessuale e della coppia aperta con una figlia che predica e pratica la monogamia con convinzione.

      In realta’ l’articolo di Jong non mi scandalizza particolarmente. Mi sembra solo un pochino banale e lievemente inconsapevole di quel che accade nel mondo nell’anno 2011 (l’AIDS, ad esempio, miete ogni anno un numero incredibile di vittime. La signora Jong questo sembra ignorarlo). La signora Jong comunque ha scritto uno dei pochi libri sulla vecchiaia che non mi deprimono ma mi rendono ottimista. Anatemi quindi non riesco proprio a lanciarne 🙂

  22. Elena

    ma vedi Barbara, il mio collega non è un furbo. Lui fruisce dei diritti che gli sono concessi per legge. E la legge in questo caso crea una situazione grottesca. Non fa nulla di illegale. Ha le ore di allattamento e ne fruisce. Ha il congedo di paternità. E ne fruisce. Questo è il concetto di parità secondo la legge italiana.

    1. Adriano

      @ Elena.

      Concordo con Barbara Flavi a proposito del tuo commento. Non capisco la tua sorpresa, però. Anche il padre può allattare (esistono i tiralatte e i biberon, ma penso che tu già lo sappia), quindi un congedo di questo tipo anche per il padre è più che corretto.

      Interessante l’uso di “comunque” nel tuo commento. E’ proprio perché lei non lavora che lui può chiedere di stare a casa…

      Che poi c’è qualcuno che ne approfitta, ma, come dice giustamente Barbara, dovrebbe essere la moglie a protestare anche se lui non fa nulla di illegale… Se ci fosse stata più educazione prima, forse (dico forse) lui sarebbe più responsabile e capirebbe che può occuparsi di faccende “femminili” senza perdere di virilità (e lei potrebbe rendersi conto di poter pretendere di più…)

      Quindi dei corsi scolastici potrebbero sopperire a idee di subordinazione e di ruoli rigidi che si trasmettono da generazioni. Non imponendo altre idee, ma dimostrando che si può pensarla diversamente. Questo fa parte del libero arbitrio.

      La parità che tu contesti è la stessa che da anni fa pagare (giustamente) a TUTTI i lavoratori i contributi per i sussidi di maternità. Che facciamo, allora? Obblighiamo solo le donne a pagare questo contributo? E poi chi le assume? E perché studiare, se non c’è possibilità di trovare un lavoro?

      Per cortesia…

    2. Elena

      Il tiralatte lo conosco molto bene, per me è stato un inutile strumento di tortura. Mi era sembrato però di capire che in questo blog le donne rivendicassero il diritto di poter fare le madri senza perdere il lavoro, senza essere discriminate, senza dover delegare solo per dimostrare di avere pari diritti, senza doversi far vedere in pubblico col tailleurino a un mese dal parto. E che gli uomini rivendicassero il diritto di fare i padri, non le mamme surrogate. Con tutto che mio marito ha sempre cambiato pannolini, preparato pappe e biberon, accudito dissenterie e placche in gola, per quanto fosse nelle sue capacità. Ma è stato per necessità, non per vocazione (tranne che per la cucina: da buon pugliese metter mano ai fornelli gli è sempre piaciuto). La sua responsabilità genitoriale l’ha sempre esercitata in altri ruoli e in altri campi. E non smetterò mai di ringraziarlo per questo, perché è stato quella controparte educativa senza la quale i miei figli avrebbero perso qualcosa di prezioso.
      La soluzione secondo me non sta nei congedi di paternità (i primi anni passano, e poi?) ma nello sforzo di fare ognuno la sua parte. Senza delegare, senza surrogare, senza scappare rifugiandosi nel lavoro.
      Anche la società deve ottemperare al suo ruolo pagando la maternità, perché i figli non sono solo di chi li fa, sono della collettività intera.
      Il libero arbitrio si esercita finché non arriva il momento di prendere una direzione obbligata: si chiama responsabilità.

    3. Elena

      PS: non sto dicendo che si deve abolire il congedo di paternità. Dico che il più delle volte è un palliativo formale che non va al cuore delle cose.

    4. Barbara Favi

      @Elena

      (scusi la risposta tardiva)

      Secondo me parliamo di una zona grigia. Come dire – una mamma si prende un congedo perche’ il figlio ha la febbre. Pero’ poi molla il malatino alla nonna e se ne va a fare shopping tutto il giorno. Illegale? No, c’e’ un certificato medico e la mamma puo’ sempre dire di essere uscita per comprare del paracetamolo.
      Immorale – si’, almeno per quanto mi riguarda. Perche’ come sosteneva giustamente lei, i bambini sono di tutti. Io sono ben contenta di pagare, con le mie tasse, il congedo di maternita’ a chi fa figli e sono convinta che anche i congedi per assentarsi dal lavoro in caso di malattia del bimbo siano necessari. Lo stesso dovrebbe essere per il congedo parentale maschile. Quindi se una persona lo usa per gli affari propri, per quel che mi riguarda, e’ immorale quanto una madre che non accudisce il figlio.
      Non entro nel merito dei ruoli padre/madre secondo la dottrina cattolica: dico solo che, in molti casi, una madre ha bisogno di qualcuno che MATERIALMENTE la aiuti. E che se non ci sono nonne o sorelle o figli grandi in giro (ma forse anche se ci sono…) questo supporto materiale dovrebbe poterlo fornire il papa’ del bambino. Non vuol dire SOSTITUIRE la mamma, vuol dire solo AIUTARLA. Portare il bambino a spasso per darle il tempo di riposare un po’, portarlo dal pediatra, stare col piccolo se la mamma si ammala – non e’ infrequente che ci siano problemi di salute post-parto. Conosco donne che hanno avuto orribili depressioni post-parto ed, essendo lontane da casa, la semplice presenza fisica del proprio compagno accanto, per qualche settimana, avrebbe potuto aiutarle molto…

      Sono questo tipo di situazioni che mi fanno ritenere il congedo parentale una cosa sacrosanta. E, davvero, non mi sembra che toglierebbe nulla ai papa’ cattolici.

      Spero la mia posizione sia chiara ora.

  23. Adriano

    @ Alessandro

    Conviene leggerlo tutto, l’articolo di Erica Jong. Se lo si facesse si troverebbero frasi come queste:

    “Il sesso in sé magari non è morto, ma la passione sessuale ormai sembra agli sgoccioli”

    “Non solo non siamo riuscite a corrompere le nostre figlie, ma abbiamo fornito loro un modo di fare sesso, elettronicamente. L’attrattiva del sesso internettiano chiaramente è la mancanza di coinvolgimento. Vogliamo tenere il caos del sesso imprigionato in uno strumento che pensiamo di poter controllare”

    “Il piacere fisico lega insieme due persone e le mette nelle condizioni di sopportare i dolori e le perdite inevitabilmente legate all’essere umani”

    Qui si critica il sesso senza intimità, la paura di lasciarsi andare, la mania del controllo completo su tutto. Insomma, si sostiene quel coinvolgimento (fisico ma anche mentale) legato all’amore. Anche questo è per stomaci forti?

    1. Alessandro

      ovviamente per isolare quegli estratti ho letto tutto l’articolo. Tutto per stomaci forti: esempio di ideologia stucchevole e di non innocua banalità

      “Il sesso in sé magari non è morto, ma la passione sessuale ormai sembra agli sgoccioli”. Sapendo che cosa significa per la Jong “sesso” e “passione sessuale”, mi farebbe piacere (magari!) che l’uno fosse morto e l’altra fosse agli sgoccioli

      “Vogliamo tenere il caos del sesso imprigionato in uno strumento che pensiamo di poter controllare”. Il “sesso” non è un caos, con buona pace della Jong e di quello che lei pensa essere “il sesso”. Certo, a dare a retta alla Jong si trasforma il sesso in un caos, ma per fortuna vedo che pure la figlia non le presta molto credito

      “Il piacere fisico lega insieme due persone e le mette nelle condizioni di sopportare i dolori e le perdite inevitabilmente legate all’essere umani”: anche qui, non so con quale credibilità la detrattrice della monogamia Jong possa parlare di qualcosa che “lega insieme due persone”, comunque è inaccettabilmente riduttivo pensare che ciò che lega autenticamente due persone sia “il piacere fisico”, che è una delle componenti di quella formidabile comunione d’amore che è il matrimonio (della quale la Jong sembra avere capito ben poco), e che è un valore soltanto se in questa comunione è armoniosamente integrato e questa comunione concorre a coltivare.

  24. Maxwell

    P.S.
    La Sacra Rota nella diocesi di Milano funziona(va) benissimo………..
    19 mesi per i 3 gradi del processo ( + 2 mesi per le 2 Pasque e 1 mese di Agosto…totale mesi 22 ) ad un costo delle vecchie lire di neanche 3.000.000 !!!!! Di cui 2.000.000 e passa per l’avvocato, che, se uno è in difficoltà economiche viene regalato dalla Curia milanese.
    A Milano guai a chi si lamenta……….

    1. sono parecchi anni, infatti, che la CEI non solo ha stabilito tariffe fisse per gli avvocati rotali (che poi la Rota è solo la ‘Cassazione’, ci sono anche i tribunali regionali) ed ha istituito il gratuito patrocinio, in tutta Italia.

  25. paulbratter

    @scriteriato:
    visto che sei ancora sveglio potresti rispondere alla mia domanda (pura curiosità).
    se non l’hai vista la ripropongo:

    il matrimonio è l’unico sacramento che può essere dichiarato “nullo”?

    grazie

  26. Maxwell

    @paul

    Dal battesimo ci si può sbattezzare con un determinato iter.
    Eucaristia, Penitenza e Confermazione dovrebbero seguire immediatamente tramite lo stesso iter….senza Battesimo vengono meno anche questi.
    Matrimonio già detto
    Unzione ……. nel dubbio la si può fare a chiunque
    Ordine….. Sacerdote per sempre anche se spretato. Gli stessi Vescovi ordinati da Lefebre erano vescovi validi anche se illeciti

    1. paulbratter

      grazie della risposta. credo però che il volgarmente detto “sbattezzo” non proclami la nullità del sacramento ma piuttosto sia una sorta di presa d’atto di una volontà, una cancellazione, poco più che una pratica burocratica. ma forse mi sbaglio…

  27. fefral

    ho allattato tutti e tre i miei figli, solo latte materno fino ai sei mesi, due o tre poppate al giorno oltre alle pappe fino all’anno di età. A un anno ho interrotto perché poi mi sembrava diventasse più una forma di attaccamento morboso che un beneficio nutrizionale e affettivo per il piccolo.
    Ho ripreso a lavorare appena finita la maternità obbligatoria. Ho lavorato fino all’ottavo mese e quindi ho avuto 4 mesi per stare a casa dopo le nascite. Sono rientrata a lavorare usufruendo dell’allattamento, e mi tiravo il latte per la poppata di mezzogiorno. Tirarsi il latte è una cosa orrenda, ma l’ho fatto con piacere, con tutto il latte che avevo mi sembrava un’ingiustizia per i miei bambini dar loro latte di mucca.
    Potevo stare a casa di più? Sì, potevo, qualche mese in più potevo prenderlo. Non sono tornata al lavoro per la carriera, e neppure per i soldi, un po’ di risparmi li avevamo, non c’era quest’urgenza. Sono tornata al lavoro per il lavoro. Perché se io sto troppo a casa a far la mamma divento matta. Perché il mio modo di fare la mamma non prevede 24 ore su 24 a casa con figli e marito. Perché sarei una cattiva madre, io, se lo facessi a tempo pieno.
    Il mio modo di essere sottomessa è questo.
    Ho rinunciato a tanto per i figli e la famiglia. Non sono più una donna in carriera, né mi dispiace. Ho cambiato lavoro, pur restando nello stesso ambito, per poter cambiare città e avere una gestione familiare più tranquilla per il bene dei miei figli. Cambiare città per me è stato difficilissimo, pur essendo tornata nella mia città d’origine. Ma l’ho fatto perchè sono una donna sottomessa, o almeno ci provo 🙂
    Detto ciò, se non ci fosse la legge sul congedo parentale anche per i papà mio marito non mi sarebbe potuto stare accanto nei primi tempi di vita dei miei figli. E’ vero, non risolve il problema, ma aiuta.
    Se ci fosse stato un nido aziendale avrei vissuto molto più serenamente la mia scelta di tornare al lavoro, invece mi sono dovuta rivolgere a un nido privato lontano dall’ufficio.
    Sulla disparità di trattamento economico tra uomo e donna non ho voglia di parlare, si può dimostrare tutto e il contrario di tutto.
    Penso che possiamo star qua per giorni a parlare di pari opportunità, di diritti conquistati, di ruoli, di vecchie e nuove generazioni…
    però c’è un punto della bibbia in cui c’è scritto “Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
    ma egli ti dominerà” e nella mulieris dignitatem GPII ci fa notare che questa conseguenza del peccato originale si riferisce non solo all’ambito della coppia ma alla società tutta.
    Quindi mi sa che c’è poco da fare: l’unica strada per venir fuori dal vecchio testamento è nel nuovo. E, mio malgrado, ho dovuto farmi entrare in testa le parole di S.paolo che conosciamo bene (costanza ci ha scritto un libro e noi siamo qui per questo) e cercare di capirne il senso. La frase della genesi è la malattia (conseguenza del peccato originale). Quella di s.paolo è la cura.
    E questo vale per ogni donna, di ogni generazione, fino alla fine dei tempi
    Buonanotte

    1. Adriano

      @ Alessandro.
      Non mi sono espresso in modo corretto. Il mio invito a leggere tutto l’articolo era rivolto a tutti, a non fermarsi alle citazioni (positive o negative) che possono essere fatte qui.

      Mi sembra che l’autrice parli di sesso come associato a intimità, dipingendo invece il sesso attuale come fine a sé stesso. In altre parole, la sua visione del sesso sembra essere più vicina a quella dell’amore rispetto a quella “internettiana” e “virtuale”.
      Quindi non mi sembra del tutto negativa…

      @ frefal
      Nel Mulieris Dignitatem si parla proprio dell’importanza della parità (anzi, della “fondamentale eguaglianza”) tra uomo e donna, come “dono e diritto derivante dallo stesso Dio Creatore”. La sua violazione “comporta un elemento a sfavore della donna, nello stesso tempo essa diminuisce anche la vera dignità dell’uomo”

      Mi pare in questa lettera apostolica venga
      – confermata l’esistenza di discriminazioni
      – condannata ogni forma di discriminazione tra uomo e donna, definita come “eredità del peccato”
      – sostenuto il superamento di questa situazione nel pieno rispetto delle “risorse personali della femminilità”, della “sua dignità e vocazione”.

      O no?

      ps: link diretto alla lettera apostolica:
      http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_15081988_mulieris-dignitatem_it.html

    2. Alessandro

      “Mi sembra che l’autrice parli di sesso come associato a intimità, dipingendo invece il sesso attuale come fine a sé stesso. Quindi non mi sembra del tutto negativa…”

      Adriano, apprezzo la tua encomiabile volontà di rinvenire nelle affermazioni di ciascuno il lato condivisibile, ma il fatto è che non condivido quello che la Jong vorrebbe fosse il “sesso”, l’ “intimità” ecc.

      In altri termini: una frase del tipo “il sesso attuale purtroppo è fine a sé stesso, non promuove intimità” può starmi bene (a parte quel, termine, “sesso”, che usato così è urtante) se non viene dalla Jong, se viene da lei non mi sta più bene perché è troppo differente quello che intendo io per “intimità”, per “sesso” e per “fine del sesso” da quello che intende la Jong.

  28. admin
    14 luglio 2011 a 23:47 #
    non credo che Elisabetta ne facesse un fatto di soldi.

    ——–
    Nemmeno io l’ho pensato; io chiosavo l’intervento di Maxwell.

  29. fefral

    @adriano
    sì, appunto. Il superamento di questa situazione però è qualcosa che riguarderà ogni generazione, con modi diversi probabilmente perchè diverse saranno le forme di discriminazione. Ma queste discriminazioni dipendono dalla natura umana, una natura ferita ma redenta.
    Per questo scrivo che la soluzione sta nel nuovo testamento: è solo riprendendoci la nostra vocazione di uomini e di donne che possiamo riuscire a superare le discriminazioni.
    E questo è compito della donna e dell’uomo, in ugual misura, con modalità diverse.
    E non riguarda una banale divisione di compiti e di ruoli. Non c’entra con chi cambia i pannolini e chi chiede il congedo parentale.
    C’entra con l’essere pienamente donne e pienamente uomini.
    Alla donna viene chiesto di essere “sottomessa” ma all’uomo non tocca un compito più semplice, tutt’altro. Entrambi siamo chiamati ad essere pienamente dono per l’altro, per gli altri.

  30. Elena

    Barbara, io mi spingerei oltre: il marito è IL PRIMO della lista a doversi far carico della prole, prima (MOLTO prima) di amiche, zie, nonne, parenti, baby sitter varie. Lo dico da mamma che ha ricominciato a lavorare dopo 7 e 6 mesi dal parto e che non ha uno straccio di nonna o parente nei pressi, e che è orgolgiosissima del fatto che il proprio coniuge, non potendo approfittare di nonni e zie nei paraggi (spesso ridotte, diciamolo pure, a baby sitter gratuite), si sia preso le proprie responsabilità e abbia imparato a gestire i figli in maniera autonoma e più che accettabile.
    Ma l’esperienza mi insegna (mi malgrado) che il ruolo di madre e quello di padre sono diversi. Magari i compiti di cura sono in parte sovrapponibili, ma il modo di svolgerli deve essere diverso. E sono diverse anche le capacità e i talenti. Non dipende dalla concezione cattolica dei ruoli: tutte noi sappiamo che le lamentele delle mogli sui mariti sono sempre le stesse: non hanno pazienza, pensano per primi a loro stessi poi agli altri, sono dispersivi, non hanno l'”occhio” per le cose da fare, sono monotasking…

    1. Elena

      Per questo secondo me il primo diritto della donna non deve essere quello di potertornare al più presto al lavoro, ma quello di potersi godere la propria maternità in sannta pace, senza ansie e discriminazioni (e, ripeto, i miei figli sono andati al nido a 6 e 7 mesi, ed è una scelta che rifarei senz’altro). La parità dei diritti deve tener conto anche dei ruoli e degli obiettivi. Perché per esempio i congedi valgono solo per i primi tre anni? Che significa? che un padre deve stare a casagiusto il tempo di dare una mano e poi può amabilmente continuare a farsi i casi propri usando il lavoro come scusa per scappare? Benissimo dunque i congedi parentali, ma, come dice giustamente fefral, ognuno prima di tutto deve poter esprimere il ruolo che gli è proprio. Le leggi devono dare gli strumenti per fare questo, ma non possono garantire che questo accada. Serve che ognuno riconosca pienamente l’altro nella propria DIVERSA dignità e specificità.

    2. Barbara Favi

      Elena, su questo siamo assolutamente d’accordo.

      Ed e’ esattamente per questa ragione che auspico un cambiamento anche culturale: mi piacerebbe che poter chiedere congedi per accudire i bambini divenisse una cosa normale (anche dopo i 3 anni) sia per le madri che per i padri. Poi, all’interno della coppia genitoriale, ci sono ruoli diversi, dovuti non solo al sesso dei genitori ma anche alle specificita’ del carattere di ciascuno – c’e’ sempre un genitore piu’ tollerante e uno piu’ normativo, uno che ti puo’ insegnare a nuotare e uno che invece, per insegnare qualunque cosa, non ha pazienza…

      Di sicuro, l’essere buoni genitori dipende dalla coscienza dei singoli – pero’ io credo che la legge possa aiutare a consolidare questa coscienza e a favorire un cambiamento culturale per cui tutti hanno diritto di occuparsi dei propri bambini, uomini o donne. Questo, ovviamente, senza sconvolgere gli equilibri interni alla coppia (e senza dire ai cattolici come devono crescere i loro figli).

  31. paulbratter

    @Barbara:
    nella mia più che ventennale esperienza lavorativa non ho MAI trovato, nella mia azienda e in quelle con qui sono venuto a contatto, situazioni o episodi di discriminazione in base al sesso, ne per quanto riguarda la carriera ne tanto meno per l’entità dei compensi. Credo sinceramente che questa sia la norma. Non escludo che in piccole realtà il datore di lavoro possa operare scelte ingiuste e del tutto arbitrarie in base al sesso (forse chissà anche qualche uomo può risultare penalizzato ad esempio quasi sempre nei negozi vedo cartelli con scritto “cercasi commessA” o difficilmente un uomo trova da lavorare come colf o baby sitter), ma non fatico a pensare che possa avvenire anche solo perchè magari uno è meridionale, straniero, troppo brutto, con l’alito cattivo, con la faccia butterata, troppo timido o troppo espansivo. Insomma bisognerebbe essere un po’ più sereni e obbiettivi quando si parla di discriminazioni sulle donne, senza fare vittimismi, e non confondere affermazioni con informazioni.
    (scusate questa ve la devo dire: ieri ho sentito dire dalle donne di “se non ora quando” che il governo ha fatto una manovra finanziaria misogina!!!)

    1. Adriano

      @ paulbratter

      Ho visto le prime discriminazioni in base al genere ancora prima di iniziare a lavorare. E non si trattava di un’azienda piccola, ma di una banca di medie dimensioni. Questo atteggiamento era chiaramente parte di una politica aziendale.
      Non dimentichiamo poi che le piccole e medie aziende sono i maggiori datori di lavoro in Italia. Quanto agli annunci di lavoro, questi devono intendersi PER LEGGE rivolti ad ambosessi, tranne per pochissime eccezioni (difficile avere un uomo barbuto come attore nella parte di Cleopatra, no? 😉 )

    2. Barbara Favi

      @paulbratter

      Personalmente, salvo qualche lavoretto saltuario mentre studiavo e una breve esperienza redazionale per pochi mesi dopo la laurea, ho sempre lavorato all’estero e quindi non posso citare dati di prima mano ma solo quel che mi viene riferito da amiche/i – racconti che normalmente terminano con un “Resta dove sei, non lasciare il tuo lavoro per tornare in Italia”.

      Non definirei “fare del vittimismo” il fatto di citare dei dati di almalaurea e quel che mi riferiscono persone che lavorano in agenzie di lavoro della mia zona (che in effetti, comunque, e’ composta di piccole imprese e attivita’ commerciali a gestione familiare). Probabilmente in una grande citta’ o in aziende piu’ grandi, la situazione e’ differente, ma le statistiche sui neolaureati e sulla differenza di salario rimangono pero’.

      Io, di mio, non mi sento affatto una vittima, al massimo una privilegiata – mi spiace solo per coloro che invece, nei pregiudizi, ci sbattono il muso ogni giorno, siano essi stranieri, disabili o mamme con bimbi piccoli. D’accordo, si puo’ vivere lo stesso anche se la societa’ ci ingabbia nei suoi stereotipi, ma mi piacerebbe poter lavorare per un Paese piu’ aperto e con meno pregiudizi…

  32. Adriano

    @ Alessandro. Non conosco tutto quello che ha detto questa scrittrice (lo hai letto tutto? Devi avere uno “stomaco fortissimo” 😉 ) per cui il mio giudizio si deve fermare a quanto espresso in questo articolo (che, almeno teoricamente, potrebbe anche essere stato stravolto dalla traduzione).
    Ribadisco, le parole usate qui non mi sembrano poi così terribili.

    @ fefral – Elena
    L’essere pienamente donne o pienamente uomini dipende dall’idea che si ha di questi concetti; un’idea per niente fissa né immutabile, neanche all’interno della Chiesa.
    Esaltare solo la sottomissione della donna a mio avviso pone due pericoli:
    – quello di raccontare solo metà della storia, sollevando l’uomo dalle sue responsabilità.
    – quello di giustificare violenze e atteggiamenti di prevaricazione anche gravi.

    La stessa natura umana di cui parli per spiegare la sottomissione della donna viene usata per giustificare gli atteggiamenti degli adolescenti (“i maschi sono così: è la natura…”
    http://costanzamiriano.wordpress.com/2011/07/15/l%E2%80%99impari-opportunita/).

    Un ambiente con pari opportunità tra i generi è quindi il luogo ideale esprimere il ruolo che è proprio a ciascuno. Permette alle donne che lo vogliono di sottomettersi, e a quelle che non lo vogliono di non farlo. Permette anche agli uomini di fare i papà a tempo pieno, se lo vogliono. Nel pieno rispetto di tutti e di tutti i punti di vista.

    1. fefral

      attenzione: io non ho spiegato con la natura ferita dal peccato la “sottomissione”, ma “l’uomo ti dominerà”. Ed è molto diverso dallo giustificare gli atteggiamenti sbagliati di adolescenti (e adulti) maschi e femmine.
      La natura ferita è anche redenta. La vocazione dell’uomo e della donna non si chiude nel peccato originale. Ma è essere immagine e somiglianza di Dio. Essere “sottomessa” per usare le parole di Paolo non significa subire le prevaricazioni del maschio. Ma esprimere in un modo tutto femminile l’amore di Dio. Il modello per eccellenza è quello di Maria. E non mi pare che Maria si sia lasciata “dominare” dall’uomo, ma è senz’altro l’esempio più bello di sottomissione libera.

    2. fefral

      sul lato pratico poi, lo sforzo del singolo e della società sul favorire l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna credo sia doveroso.
      Sono contraria alle quote rosa, mi sembrano assolutamente inutili e confermanti di una discriminazione, piuttosto che risolutive.
      Per quanto riguarda la mia esperienza sul lato professionale, non mi va di dilungarmi, non amo le rivendicazioni e le trovo inutili. Tuttavia mi trovo assolutamente in linea con l’esperienza di Adriano.

  33. paulbratter

    @Adriano
    tu continui a dire “ho visto” io continuo a dire “vedo”. sono valutazioni piuttosto personali le nostre no?
    per quanto riguarda le “politiche aziendali” dove lavoro io potrebbe venire il sospetto che le “politiche aziendali” privilegino le donne: ma probabilmente non è così.

  34. Adriano

    @ fefral
    Usare uno slogan come “sposati e sii sottomessa”, senza specificare i ma o i se e senza completare la cosa con i compiti del marito è pericoloso proprio perché può essere usato per giustificare veri e propri soprusi.

    Proprio come un concetto simile, espresso nell’Islam, viene usato a sostegno di ineguaglianze tra i generi, quando nel Corano vengono invece dette anche altre cose. Per esempio, la donna eredita la metà di un uomo, ma l’uomo ha il dovere di mantenere la donna. Se si applica solo la prima metà del concetto, ecco che una regola che potrebbe avere un senso (in realtà per me non lo ha lo stesso, ma vabbè) lo perde completamente.

    @ paulbratter
    “ho visto” le prime discriminazioni allora e le vedo anche ora. Quando un datore di lavoro dice “assumo solo donne single, perché se sono sposate dopo vanno in maternità” e quando una donna incinta viene spinta a licenziarsi (continuando a lavorare però in nero) in modo da non avere il congedo di maternità, ecco allora penso che ci siano ancora discriminazioni.
    Quando poi sento questa stessa donna incinta e licenziata dire che trova tutto ciò perfettamente naturale e giustificato, allora sono convinto che ci voglia molta più informazione e pure educazione ai propri diritti.
    O anche queste sono valutazioni personali?

    1. paulbratter

      sì sono valutazioni personali. per la storia che racconti c’è il codice civile e il codice penale. le leggi esistono (quella del licenziamento per le donne incinta se non sbaglio è del 1961!). se qualcuno poi trova naturale subire soprusi è un suo problema. è vero ne ho visti molti subire ingiustizie anche gravi e non fare niente Ne ho visti tanti, molti erano uomini.

    2. Adriano

      @ paulbratter
      Certo, c’è la legge che dovrebbe proteggere in entrambi i casi. Ma bisogna anche far sapere che questi diritti esistono. E’ proprio questo l’aspetto che manca, in Italia: formazione ed educazione. Questa tra l’altro è una delle critiche che viene fatta al nostro paese dalla Convenzione internazionale sull’eliminazione delle discriminazioni verso la donna.

      No, se qualcuno trova naturale subire soprusi non è un suo problema. E’ un problema di tutti. Come vedere chi tollera l’illegalità (tra l’altro il caso che ho descritto è un’illegalità). Ancora peggio se, come dici tu, sono molte le persone che subiscono ingiustizie.

      Se hai avuto la fortuna di non trovare ambienti discriminatori (ma le vittime di soprusi di cui parli dove le hai viste?) sappi che non è quasi mai così, e non sono l’unico a dirlo.

      Buon appetito!

    3. paulbratter

      o forse sei tu sfortunato a trovare solo ingiustizie e discriminazioni.
      Sì se io trovo naturale subire un sopruso sono io a sbagliare!

      quello che dice “la Convenzione internazionale sull’eliminazione delle discriminazioni verso la donna” (c’è anche una Convenzione Internazionale???) per me ha lo stesso valore di quello che dice Micky Mouse.
      La vostra “formazione e educazione” io non la riconosco . I valori fondamentali da trasmettere ai miei figli li decido IO!!!!

    4. fefral

      i ma e i se li stiamo sviscerando parecchio in questo blog.
      Devo essere onesta: a me il titolo del libro ha generato fastidio (e per questo l’ho comprato, non volevo fermarmi alla reazione superficiale)
      Sui contenuti invece mi pare che non ci sia spazio per i soprusi.
      Sulle modalità pratiche per vivere la “sottomissione” paolina invece penso che ci sia ampio spazio per la discussione, e mi rendo conto, scrivendo qui dentro, che non sempre il mio modo coincide con quello delle altre amiche del blog (quasi tutte mamme molto più “tradizionali” di me)

  35. Adriano

    @ paulbratter
    Siamo in più di una persona a essere ‘sfortunati’ per aver trovato discriminazioni (anche frefal e Barbara Flavi confermano nei commenti qui sopra, quest’ultima citando pure dati statistici sui neo laureati).

    Certo che chi trova naturale subire un sopruso sbaglia. Ma non è solo un suo problema, come dici tu; deve diventare un problema di tutti. Anche chi trova naturale subire il racket mafioso sbaglia. Ma il problema del racket non è solo una sua questione personale. Oppure sì?

    Sì esiste una convenzione internazionale (e no, non è necessario avere stomaci forti per leggerla… 😉 )
    http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/

    Nell’ultima revisione della situazione italiana non sono uscite cose positive; anzi.

    http://27esimaora.corriere.it/articolo/emancipazione-e-discriminazionele-domande-dellonu-al-governo-italiano-sulle-donnein-diretta-col-palazzo-di-vetro-2/

    Un’altra fonte, l’ennesima, che mi fa dire che la tua esperienza di ambiente lavorativo non discriminatorio sia una felicissima eccezione.

    Non capisco tutta questa paura verso la formazione e l’educazione a scuola (anche sessuale/affettiva ma pure civica, v. ottimo commento di Barbara Flavi sulla tua risposta al mio commento
    http://costanzamiriano.wordpress.com/2011/07/14/sottomissione-di-ritorno/#comment-9113).
    Prima o poi i figli, tutti i figli, si trovano davanti a punto di vista diverso da quello dei genitori. Potrà succedere in una scuola o con gli amici; al bar o per strada. Oppure se lo elaboreranno da soli, usando magari il vostro per crearne l’antitesi. In quel momento, che lo vogliate o no, potranno scegliere cosa pensare a prescindere da quello che avete insegnato/inculcato.
    Che dite, meglio che scelgano la legalità, la tolleranza e il rispetto che devono essere proposti dalla scuola, o la ribellione e la delinquenza che possono trovare altrove?

    “Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti” Kahil Gibran – Il Profeta

    @ fefral
    A breve potrò avere il libro sotto mano e lo leggerò. Non voglio certamente fermarmi al titolo. Che non ci sia spazio per soprusi, francamente non lo so e, per il momento, ne sono poco convinto…

  36. Adriano

    @ paulbratter (risposta al commento http://costanzamiriano.wordpress.com/2011/07/14/sottomissione-di-ritorno/#comment-9079)

    Punto 1 – parità di stipendio.
    La teoria è che il contratto è identico. La pratica (come già specificato da Barbara Flavi) è tutt’altro. E certo, la pensione prima alle donne è un’altra disparità (non ho mai detto che le discriminazioni sono solo in un senso)… E sarebbe un luogo comune, questo?

    Punto 2 – part time ai neo genitori.
    Proposta pratica. Il neo genitore (o anche tutti e due) lo chiede, il datore di lavoro è obbligato a darlo e lo stato azzera gli oneri sociali a carico del datore.
    I soldi? Basta annullare la costruzione della portaerei in progetto.

    Punto 3 – pari opportunità. Penso che almeno in tre persone hanno risposto con diversi esempi. No, il metro non è la mia compagna di classe. E’ il fatto che tutte le sedi di questa banca che ho visitato hanno solo impiegati uomini. E anch’io, da maschietto, sono stato vittima di una discriminazione.

    Punto 4 – Bene, un altro punto d’accordo.

    Punto 5 – Educazione alla pari dignità. Penso di aver già risposto anche su questo nel mio commento precedente.

    Punto 6 – se il datore non riconosce più di due giorni al neo padre, allora sì che manca la libertà. E che sostegno (prima di tutto umano, ma anche cristiano) può dare un marito in così pochi giorni?

    punto 7 – Spero proprio che non consideri tutte le donne che vogliono impegnarsi in politica come delle arriviste senza meriti pronte a tutto…
    Più donne in politica significa una maggiore sensibilità verso i problemi di tutte le donne. E, come già detto, il Trota non è entrato nelle liste a causa delle quote rosa…

    punto 7 – http://blog.panorama.it/italia/2008/08/06/genitori-separati-e-figli-boom-degli-affidi-condivisi/

    Buona serata!

    1. admin

      @Adriano:
      se metti più di un link in un commento può succedere che vada nello spam e debba essere recuperato manualmente. se puoi evita e scrivi più commenti con un solo link.
      grazie.

    2. paulbratter

      “Più donne in politica significa una maggiore sensibilità verso i problemi di tutte le donne.”
      questa è un’illusione e una bugia. le donne che arrivano al potere molto spesso si comportano da maschi e peggio dei maschi, ragionano da maschi si dimenticano di essere donne e dimenticano e maltrattano volentieri le altre donne (anzi se si trovano tra le mani qualcuna magari bella e capace, povera lei!). Madeleine Albright una volta disse: ” se credete che il mondo sarebbe migliore se fosse governato dalle donne provate a pensare a come era la vostra preside delle medie” .

      sul resto possiamo stare a parlare giorni e non ci troveremo mai d’accordo.

    3. Elena

      sono d’accordo con Paul: le donne nell’ambiente di lavoro purtroppo sono troppo spesso portate a mascolinizzarsi. Invece sarebbe importante che rimanessero donne, con la loro empatia, la capacità di ascolto, di sedare i conflitti, di tessere relazioni e lavorare in team. Per questo è importante che le donne abbiano la possibilità di esprimersi professionalmente, ma altrettanto importante è che possano esprimersi come donne, non come brutte copie dell’uomo.
      Continuo a riflettere sui congedi parentali maschili, e continuo a trovarli di scarsa utilità. Sono praticamente una sorta di welfare domestico, in mancanza di nidi e di nonni disponibili ad un babysitteraggio h24.
      Riflettevo infatti sul fatto che il solo caso in cui una madre (magari di più figli) possa davvero trarre giovamento dalla collaborazione di un padre in aspettativa è quello della madre che non lavora. Il congedo può essere infatti preso solo da un genitore per volta. Quindi se la madre lavoratrice è in aspettativa, il padre non ne può fruire e viceversa. Questo può generare sicuramente abusi come nel caso del mio collega (che, per inciso, gode anche della presenza costante della suocera – sarà per questo che ha chiesto l’allattamento? ;-)) che quest’invero si farà i suoi bei cinque mesetti di vacanza retribuiti. Ma soprattutto, con l’intenzione di voler appianare una disparità e ridurre una discriminazione, in realtà la conferma. Spesso infatti le donne tornano al lavoro perché hanno voglia di tornarci (è il caso di fefral e in parte il mio), ma più spesso tornano perché sono ricattate dal datore di lavoro. Allora subentra il congedo maschile. Insomma: siccome il tuo capo ti rompe, e tu non sai dove sbattere la testa perché non ci sono nidi o costano troppo, facciamo in modo che a casa con i tuoi figli ci possa stare tuo marito (ammesso che il suo capo non rompa anche a lui).
      E poi, con l’attuale legge sembra che, al compimento dei tre anni, i figli possano diventare improvvisamente autonomi: non devono più ammalarsi, non devono più aver bisogno della presenza dei genitori (men che meno del padre!), possono diventare tranquillamente allegre trottole che vengono sballottate a destra e a manca perché i genitori non possono più prendersi permessi. Mah…

    4. Barbara Favi

      Elena

      Non metto in dubbio che il congedo parentale “all’italiana” possa essere migliorato ne’ che ci possano essere casi in cui i papa’ (o le mamme) possano prenderlo per farsi i fatti propri. Pero’ secondo me non e’ ne’ una riconferma di una discriminazione ne’ aiuta solo le madri che stanno a casa.

      Io credo che occuparsi del proprio bambino possa rappresentare un arricchimento sia per il papa’ che per il bimbo stesso – conosco di fatto alcuni giovani papa’ che lo fanno con grande gioia (i miei amici sono, come me, sulla trentina e conosco famiglie di varie nazionalita’ – spesso miste). In questo insieme di papa’ potenziali ed effettivi che vorrebbero DAVVERO occuparsi di un bambino ci metto anche il mio compagno, che fortunatamente su questa faccenda ha idee simili alle mie. Perche’, a causa di una minoranza di papa’ svogliati, quelli che invece vogliono davvero godersi il proprio bimbo dovrebbero perdersi questa occasione? Io credo che il congedo parentale non sia una sostituzione del nido o della baby-sitter 24/7 ma un modo per far si che, nei primi mesi della sua esistenza, il bimbo o la bimba possa essere accudito da un genitore e non da estranei. Non si caldeggia proprio questo, nel blog di Costanza Miriano?

      Ovviamente, alle persone dovrebbe essere data la possibilita’ di scegliere – quindi al congedo parentale dovrebbero essere sempre affiancati posti asili gratuiti.

      Le do l’esempio di come funziona in Svezia (realta’ che, per ragioni mie, conosco abbastanza): il congedo parentale in Svezia consiste di 480 giorni da dividere a scelta tra i due genitori, di cui 60 sono di ciascun genitore e non possono essere ceduti all’altro. Il congedo non può essere usufruito dai genitori contemporaneamente, quindi il padre, se se lo prende, sta da solo a casa con il bebè. Per spingere i genitori a dividere il congedo equamente, hanno introdotto recentemente un bonus economico che viene massimizzato quando i genitori dividono esattamente a metà i giorni a disposizione. Il datore di lavoro è costretto a concedere il congedo parentale (a madri e padri ugualmente) dalla nascita fino ai 18 mesi del bambino. Inoltre entrambi i genitori hanno diritto a lavorare part-time fino al compimento degli 8 anni del bambino, se vogliono.

      Secondo me, una situazione del genere, avrebbe il duplice effetto di diminuire le discriminazioni nei confronti delle donne che vengono assunte, delle madri e di migliorare la vita dei papa’ e anche dei bambini – inoltre, come vede, alla coppia e’ data grande liberta’. Se la coppia e’ gestita “all’antica”, dopo 2 due mesi obbligatori, il papa’ puo’ continuare a lavorare a tempo pieno e la mamma in part-time: ma anche il contrario e’ possibile (oppure possono tutti e due lavorare full time e fruire di scuole a tempo pieno e sempre aperte). E’ la liberta’ di scelta che mi piacerebbe venisse promossa, non un modello famigliare a senso unico (sono perfettamente consapevole che cio’ che funziona a casa mia, a casa sua potrebbe non andare bene e viceversa).

    5. Barbara Favi

      @ Paul Bratter

      “Le donne che arrivano al potere molto spesso si comportano da maschi e peggio dei maschi, ragionano da maschi si dimenticano di essere donne e dimenticano e maltrattano volentieri le altre donne”. Mica tutte! Nei miei quasi otto anni di vita lavorativa, ho avuto capi viscidi e maschilisti, capi giusti e competenti, cape tiranne, cape in gamba e molto umane e sensibili.

      Quello che io mi auspico non e’ di avere piu’ donne (generiche) al comando ma piu’ MADRI DI FAMIGLIA (nota: non e’ un’aspirazione che favorirebbe me nello specifico, perche’ io sto sistematicamente sviando, per me stessa, le posizioni di potere – ho un PESSIMO rapporto con l’autorita’, salvo poche clamorose eccezioni – eppoi io non sono una madre di famiglia). Perche’? Perche’ una donna che ha figli e lavora sa quanto e’ dura farsi strada in modo corretto e senza togliere tempo agli affetti ed e’ piu’ propensa a tutelare il “life-work” balance dei suoi dipendenti (ma in italia se ne parla di equilibrio vita privata-lavoro nelle aziende? In UK e Irlanda si fanno un sacco di seminari aziendali, ma da noi non mi sembra di averne mai sentito parlare…). Quando, per curiosita’, mi metto a fare ricerche sulle (poche) donne che sono ai vertici in politica e azienda in Italia e’ un proliferare di figlie/mogli/amanti di o di persone che non hanno figli/fanno figli tardissimo. E’ una tristezza. Se una siede su una bella poltrona del potere di fantozziana pelle umana perche’ e’ stata raccomandata, poi e’ chiaro che non empatizza con noialtre salariate senza santi in paradiso (ne’ coi salariati maschi, peraltro): non ha mai veramente dovuto impegnarsi e fare i salti mortali per tenere in piedi tutto (seconda nota, il cercare di portare avanti decentemente piu’ cose nella vita, in inglese si dice Juggling, ovvero “fare il giocoliere”. secondo me rende benissimo l’idea)

  37. paulbratter

    “io parlo per Cristo perchè sennò la fede che ce l’ho a fare?”

    allora il Papa che ce l’abbiamo a fare?

    1. Adriano

      @ paulbratter. Quando nel parlamento italiano era in discussione la legge contro gli stupri, c’è stato chi, da parlamentare, ha commentato “Grata est vis ista puellis”… Quindi non credo che avremmo avuto una legge di questo tipo se non ci fosse stata una presenza benché minima di donne in politica.

      Le donne si “mascolinizzano” sul posto di lavoro? Non nella mia esperienza (e lavoro in ambienti con presenza prevalentemente femminile). Quella parlamentare che si è presentata con il proprio figlio a Strasburgo non mi sembrava fosse così mascolina. E che dire di alcune presidenti della Camera? Mi ricordo della Pivetti, quando ha interrotto l’intervento di un esponente del proprio partito perché parlava da troppo tempo… Quanti maschietti avrebbero avuto il coraggio di fare lo stesso?

      La stessa Albright ha detto “all’inferno c’è un luogo speciale per le donne che non aiutano le altre donne”. E la citazione che hai fatto non è del tutto corretta. “Non credo che il mondo sarebbe COMPLETAMENTE diverso se fosse governato da donne” (“I’m not a person who thinks the world would be entirely different if it was run by women”).

      Mi spiace invece che rinunci a un contraddittorio sugli altri punti; mi sarebbe piaciuto confrontarmi in modo un po’ approfondito con chi la pensa diversamente da me, mettendo in gioco le cose in cui credo. Credo sia più utile rispetto a parlare con chi la pensa in modo uguale… 😉

      @ Elena
      Ho avuto anche un capo donna e ho apprezzato in lei proprio l’empatia e la capacità d’ascolto di cui parli.

      Questione congedi parentali per i papà: ho trovato informazioni su una decisione del parlamento europeo per introdurre un congedo parentale obbligatorio di 15 giorni per l’uomo in aggiunta a quello della madre. Entrambi i congedi verrebbero pagati al 100% e non all’80%.

      Quanto ai ricatti da parte dei datori di lavoro, bisognerebbe non accettarli mai per principio. Difficile? Certo. E poi anche il datore di lui potrebbe fare lo stesso. Per esperienza so che dopo aver ceduto una volta, è difficile rifiutare dopo.

      E perché poi questo congedo sottolinea una discriminazione? Permette ai genitori di scegliere tra loro e in piena autonomia chi può/vuole restare a casa.

      Infine, mi fa impressione che il congedo venga chiamato “vacanza”… E’ così anche quello obbligatorio per la neo mamma? 🙂

      @ admin
      Grazie dell’indicazione. Questa volta sono stato bravissimo! 😉

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