Ho un sogno

 

di Costanza Miriano

I have a dream. Ho un sogno. Che tra i Vescovi chiamati alla prossima assemblea CEI dal 17 novembre a votare ad Assisi il documento sinodale si alzi in piedi un novello san Benedetto, e parli, e trascini tutti, e gli articoli più assurdi del Documento sinodale vengano bocciati. Vescovi santi ce ne sono, e spero che qualcuno abbia il coraggio (e la possibilità) di dire apertamente la cosa più macroscopica che c’è da dire in merito alle cosiddette “aperture” alle persone che vivono stabilmente nel peccato, e cioè che Cristo è venuto prima di tutto a salvarci proprio dal peccato. Da tutti i peccati: dalla cattiveria, dall’avidità, dall’egoismo, la maldicenza, ma anche dall’adulterio, dalle relazioni contro natura, dall’aborto.

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Il futuro della Chiesa

Quella che segue è la conclusione di un ciclo di cinque lezioni radiofoniche alla Hessischer Rundfunk, svolte nel 1969 dall’allora professore di teologia Joseph Ratzinger

di Joseph Ratzinger    Natale del 1969 

Il futuro della Chiesa può risiedere e risiederà in coloro le cui radici sono profonde e che vivono nella pienezza pura della loro fede. Non risiederà in coloro che non fanno altro che adattarsi al momento presente o in quelli che si limitano a criticare gli altri e assumono di essere metri di giudizio infallibili, né in coloro che prendono la strada più semplice, che eludono la passione della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, tutto ciò che esige qualcosa dagli uomini, li ferisce e li obbliga a sacrificarsi. Per dirla in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini le cui menti sono più profonde degli slogan del giorno, che vedono più di quello che vedono gli altri, perché la loro vita abbraccia una realtà più ampia.

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Vi prego fermatevi!

di Costanza Miriano

Bene, almeno ancora per un po’ non si insegnerà educazione sessuale nelle scuole. Ottimo risultato. Noi cattolici siamo contrari perché noi siamo quelli veramente liberi, quelli che non vogliono indottrinare, quelli che non vogliono che i loro figli siano indottrinati. Noi cattolici pensiamo che a scuola si debba imparare a usare il cervello, si debba faticare per conoscere il sapere conquistato da altri per impadronirsene, affinché con gli strumenti acquisiti a scuola ci si possano fare delle idee proprie, e ci si possa difendere dall’indottrinamento. La scuola non deve imporre contenuti, ma sviluppare un pensiero critico, e a questo fine è sicuramente molto più utile rompersi la testa su un problema di matematica, sulla fisica, affrontare la sfida quasi estrema di tradurre Aristotele senza copiare dal traduttore, che sorbirsi le lezioncine sulla fragilità della drag queen. E invece la scuola sta abbassando sempre più l’asticella, sempre meno fatica, sempre maggiore comprensione per chi non studia, sempre più lezioncine di morale già confezionata e masticata da altri (ovviamente solo una, quella del pensiero unico, ignorante, approssimativo e ovviamente chiuso a qualsiasi prospettiva ultraterrena).

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La crisi che aleggia nella Chiesa è crisi  di fede, prima che di pastorale

Riceviamo da don Ugo Borghello
Cara Costanza,
 ho letto il tuo articolo sul  blog e mi trovi pienamente concorde. Ho letto anche il testo che riassume il libro, Il Concilio Vaticano II spiegato ai miei figli,  di Luca Del Pozzo, che dice cose più che opportune. Tuttavia si constata che ogni intervento valido rimane inefficace, travolto dalla cultura imperante che diffonde il secolarismo, penetrato abbondantemente nella Chiesa. Nel mio libro “Abitare la comunione. La grazia del Regno e la nostra corrispondenza”  (Ed. Ares, Milano) dico alcune cose che possono essere importanti.
Il problema del “cuore” riguarda tutti: ognuno cerca “amore” (senso della vita!) presso un immagine sociale che configura una chiesa segreta, una appartenenza primaria che condiziona l’uso dell’intelligenza al punto che tutti ragionano a partire da un pregiudizio ideologico che li rende del tutto impermeabili alla catechesi cristiana. Convincere un relativista è difficile come convincere un musulmano. Non esiste il soggettivismo.  Il secolarismo non è fatto di individui che pensano con la loro testa e agiscono come vogliono, ma da imperativi collettivi che creano aree di conformismo. Solo una conversione ad una appartenenza cristiana rende efficace la formazione al Vangelo. Ma questa conversione richiede un atto generativo, una scelta vocazionale di seguire Cristo come chi si sposa: pronto a tutto.

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Cristo è respiro vitale

di Costanza Miriano

“La mia preghiera preferita? C’è una preghiera nella messa che il sacerdote non dice ad alta voce.

“Che io non mi separi mai da te”. Questa è la preghiera che mi ripeto durante la giornata. Un giorno senza eucaristia sarebbe difficile, molto difficile”.

Ascolto l’intervista che la mia collega di Rai Vaticano ha fatto all’allora Card. Prevost e il mio cuore sussulta.

Mi sento a casa. A dare la vita per mia madre, la Chiesa, c’è un padre che vuole solo sparire, perché si manifesti sempre di più Cristo, come ha detto nella sua prima omelia da Leone XIV. Questa è l’essenza del cristianesimo, essere immagine di un Altro. L’opposto di ciò che chiede per sé l’uomo contemporaneo: essere sé stesso, determinarsi in tutto (compresa l’identità). È precisamente questo che prende assolutamente inconciliabile il cristianesimo con l’epoca moderna, nonostante tutti i tentativi.

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Ho bisogno di una Chiesa che mi dica che solo Dio salva

di Costanza Miriano

Io non so che Papa serva alla Chiesa, perché, per quanto mi scocci, devo ammettere che non sono Dio. Che ne so della situazione della Cina, dove sta l’Armenia, come si posiziona la Chiesa rispetto agli equilibri che cambiano, di quale pastorale ci sia bisogno per arrivare al cuore di un ragazzo giapponese o di una madre di famiglia che vive nel Mato Grosso…

L’unica cosa che conosco un po’ – poco perché davvero è un abisso l’uomo – è il mio cuore. E so quello che ha bisogno di ricevere, quello che gli manca quando legge documenti annacquati o ascolta omelie scialbe, parole che potrebbe scegliere indifferentemente un volontario di una qualsiasi associazione, un buon educatore, un editorialista che si autoconvince di essere biblista. Quando ascolta pastori che cercano di dire che alla fin fine la fede è più o meno “una bella proposta di valori” che più o meno sono assimilabili alla giustizia sociale di cui parla il mondo, quando affermano che la fede cattolica può avere il suo posto fra le altre proposte culturali o religiose che soddisfano l’uomo; come se fosse una delle altre, come se non fosse radicalmente irriducibilmente lontana da tutto il resto, come se non fosse l’annuncio di una vita eterna che comincia già da questa vita. Come se la vita secondo il battesimo potesse assomigliare a quella secondo il mondo. Come se non fosse che solo il battesimo ci può dare il potere di diventare figli di Dio. Come se l’uomo potesse salvarsi con la buona condotta, come se ne fosse capace da solo, di buona condotta.

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Il Concilio Vaticano II e la Chiesa del futuro

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo ampi stralci della Conclusione de Il Concilio Vaticano II spiegato ai miei figli, il nuovo libro di Luca Del Pozzo ora nelle librerie per Cantagalli (720 pp., 28€).

concilio vaticano ii – 12 ottobre 2012

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8). Non una società più giusta, un mondo pacificato e solidale, l’umanità finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre, no. Ma, appunto, la fede. Alla fine, vedete, tutto ruota attorno a questa domanda di Gesù. E il fatto stesso che l’abbia posta vuol dire che non è affatto scontato che, quando tornerà alla fine dei tempi, ci sarà ancora fede sulla terra. Per questo è una domanda che va presa molto sul serio, e che in ogni epoca interpella la Chiesa costringendola ad interrogarsi sulla coscienza che ha di sé e della sua missione nel mondo. Soprattutto, è una domanda che interpella la Chiesa oggi, tenuto conto della situazione di crisi in cui si trova la quale, come dimostra il dilagare dell’apostasia, è primariamente crisi di fede. Va da sé (o, meglio, dovrebbe andare da sé) che se il problema da cui tutto deriva è la crisi di fede, è da lì che si dovrebbe ripartire. Ora la cosa interessante è che se sulla messa a fuoco della “malattia” c’è (abbastanza) consenso, è quando si passa alla “cura” da intraprendere che, invece, emergono i problemi. Accade infatti che se la parola d’ordine che risuona ovunque è che bisogna tornare ad annunciare il Vangelo, è di tutta evidenza come ci sia una certa confusione su cosa si intenda per evangelizzazione, col rischio di replicare, mutatis mutandis, lo stesso errore dei decenni passati quando la progressiva scristianizzazione della società coincise con uno dei periodi di maggiore e prolungato sforzo missionario da parte della Chiesa…

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Tornare consapevoli dell’essenzialità di Cristo

Girolamo Muziano, Ascensione di Cristo, Chiesa di Santa Maria in Vallicella

di Costanza Miriano

Più vado avanti più mi convinco che l’unica risposta alla crisi della Chiesa è che un popolo – non importa quanto grande – anche un piccolo popolo di persone che pregano abbia un rapporto vero, vivo, viscerale con Cristo. Persone che dipendono da lui, in ogni respiro, che lo fanno regnare sul loro cuore, sui sentimenti, le idee, le scelte concrete. A partire da questi cuori consegnati si potrà incendiare il mondo.

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Tenete l’antica strada e fate vita nuova

di Luca Del Pozzo

Ci sono libri che si leggono per svago, altri per interesse culturale o per lavoro, altri ancora perchè fanno bene all’anima. E perchè ciò che raccontano è tanto vero e bello da trascendere l’esperienza personale di chi li scrive per assumere un significato universale. Questo è il caso di Tornare al centro. “Tenete l’antica strada e fate vita nuova”, ultima fatica letteraria di Rosanna Brichetti Messori (Ares edizioni). Il titolo non inganni: quel “tornare al centro” non ha nulla a che vedere con qualvoglia discorso attorno ad un “centro” di tipo politico. Esso indica piuttosto di fronte alla crisi in atto nel cattolicesimo la “cura”, ciò che davvero conta per la vita dell’Autrice in primis e, partendo dalla sua esperienza, per questo tempo travagliato che la Chiesa (e non solo) sta attraversando.

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La Chiesa riparte dalle ginocchia.

di Costanza Miriano

Si parla di crisi della Chiesa e di strategie per rilanciare l’evangelizzazione. Non sono in grado di dire se questa crisi ci sia davvero, perché, è vero, le chiese sono svuotate, ma secondo me non sono certo i numeri a misurare “il successo” della fede.

“Che bello, il covid ha accelerato di una decina d’anni un processo che era inevitabile” – mi ha detto, sorprendendomi, un sacerdote molto bravo, che immagino voglia rimanere anonimo. Ci ha aiutati, mi spiegava, a fare più velocemente piazza pulita di un cristianesimo “culturale”, borghese, ereditato e dato per scontato, che invece è sempre più estraneo alla cultura nella quale viviamo immersi.

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Di covid, di morte, di peccato originale e di vita eterna

di Costanza Miriano

Come si è posta la Chiesa davanti a questa emergenza?

Cosa ha detto al cuore dell’uomo questo momento in cui tutti abbiamo modificato il nostro stile di vita per evitare il rischio di morire? Quale modo ci ha consegnato di stare davanti alla morte?

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Chiese aperte: mai momento più opportuno

di Costanza Miriano

Su chiese chiuse e messe sospese vorrei provare a dare un contributo da figlia che ama veramente la Chiesa come una madre (e va be’, lo ammetto, vorrei anche un pochino rispondere a prediche sull’obbedienza, insulti e auguri di ammalarmi e rimanere senza respiratore ricevuti oggi sui social)

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Sul “fine vita” la Chiesa sia profetica

di Costanza Miriano

I pesci del mare di Seattle sono imbottiti di antidolorifici e antidepressivi. Non so se abbiano fatto le analisi anche ai pesci europei, ma non credo stiano meglio (di certo so che le acque della Senna sono inquinate dai residui organici della pillola anticoncezionale, ma di questo i manifestanti con Greta ovviamente non si occupano, almeno a giudicare da certi cartelli elegantissimi visti in giro, tipo destroy my pussy, not my earth). Comunque, dell’elevato consumo di antidolorifici e antidepressivi non mi preoccupa certo l’aspetto ecologico, che in questo caso è del tutto collaterale. Mi preoccupa che in un mondo che non ha il senso della sofferenza, e per questo, quando la incontra cerca di anestetizzarla, non sempre la Chiesa sia profetica e decisa nell’annunciare la sconvolgente verità che la sofferenza è l’unica cosa che ti possa salvare dalla morte.

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L’eredità di Giovanni Paolo II

di Costanza Miriano

Ho promesso a me stessa e al mio padre spirituale che non sarei entrata nella polemica sul Giovanni Paolo II (“non servi a nessuno, e se stai tutto il giorno a pensare a certe vicende della Chiesa, quanto tempo ti rimane per applicarti sul Vangelo?”), e anche se non sono molto convinta, ormai l’ho detto.

Vorrei però fare una piccola riflessione che penso possa servire a me e a qualche piccolo nella fede, che è rimasto scandalizzato dalla ricostruzione dei fatti uscita su Avvenire, che ha svelato la vera posta in gioco, cioè Amoris Laetitia, e i professori allontanati perché non ne hanno sottolineato abbastanza la rottura col Magistero della Chiesa, e hanno invece cercato di sottolineare gli elementi di continuità.

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Come questo pontificato mi avvicina più a Cristo?

Carissima,

se dovesse trovare il tempo di aiutarmi a dissipare un mio dubbio, riceverei il dono prezioso di essere aiutato da una persona che seguo come luminoso punto di riferimento. Altrimenti capirò la sua mancanza di tempo. Il mio dubbio è in effetti una sensazione di disorientamento di fronte alle questioni di cui dibattono i cattolici fedeli al Papa e quelli che addirittura lo considerano un eretico, in un confronto che mina lentamente l’unità della Chiesa.

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Quale aiuto senza verità?

di Costanza Miriano

Quindi alla fine la diocesi di Torino è andata avanti, e dopo avere rimandato ha infine tenuto davvero il corso per “insegnare la fedeltà alle persone dello stesso sesso”. 
Il Catechismo della Chiesa Cattolica però continua ad annunciare che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati, quindi non vedo come una diocesi della Chiesa Cattolica possa permettere che si insegni la fedeltà a un disordine. Come si può insegnare a rimanere in qualcosa che ferisce l’uomo nella sua più profonda identità, come si può aiutare qualcuno a rimanere nel peccato, che vuol dire “sbagliare mira”? E’ come se una mamma che vede suo figlio che si fa del male lo aiutasse a rimanerci sempre più dentro.

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MONASTERO Wi-Fi – Aggiornamenti

di Costanza Miriano

Siccome continuo a incontrare persone, in giro per l’Italia e anche a Roma, che dicono che verranno il 19 gennaio al Capitolo generale del monastero wi-fi, ma che ancora non si sono iscritte.

Siccome dalla Toscana vogliono organizzare un pullman.

Siccome ho delle amiche che, purtroppo, essendo femmine, e della peggiore specie, cioè tendenti al biondo (la coordinatrice è biondissima, e non tinta) e piene di energie, vogliono organizzare tutto al meglio.

Siccome mi sto rendendo conto che organizzare un incontro con centinaia di persone richiede un minimo di organizzazione (dove si va a far la pipì? Chi compra la carta igienica? Chi dei fazzolettini e dei bicchieri? Quanti foglietti per i canti e le letture facciamo stampare?).

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Storie di #SacerdotiDiCristo

di Costanza Miriano

Come per l’Humanae Vitae sotto attacco abbiamo raccontato qui le storie di tante vite che sono state letteralmente salvate dall’annuncio della Chiesa sulla sessualità e l’apertura alla vita, che sono state incredibilmente più felici grazie al coraggio di Paolo VI, così adesso mi piacerebbe che raccontassimo la bellezza della Chiesa attraverso le parole di chi la conosce davvero (cioè non il giornalista collettivo).

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