di Costanza Miriano
Ho l’impressione che la gente, la maggior parte dico (e io con loro), non si renda conto di cosa ci sia in ballo sul tema del suicidio assistito. Pensiamo sia qualcosa che non ci riguarda. Se nominiamo il tema ci vengono in mente solo casi estremi e di cui sappiamo poco, e meno ancora vogliamo sapere, tipo gente attaccata alle macchine, situazioni di disperazione, gente – perché così ce la raccontano Cappato e soci – che nonostante l’affetto, l’amicizia, le cure migliori, anela alla morte come unica possibile liberazione da atroci sofferenze. E così ci giriamo dall’altra parte, rimuoviamo l’argomento, al massimo tocchiamo ferro, o diciamo una preghiera se siamo credenti (anche se a Gesù in tema salute e “morte dolce” non è che sia andata benissimo, ma questo è un altro tema). Comunque, riteniamo che la cosa non ci riguardi. Quindi quando i media del pensiero unico premono per una legge che “si adegui alla sentenza della consulta del 2019” di solito giriamo pagina, scrolliamo col dito, insomma, passiamo oltre. È una roba per disabili, casi estremi. E se la Consulta ha parlato, non ci si può fare più niente.
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