“La mia preghiera preferita? C’è una preghiera nella messa che il sacerdote non dice ad alta voce.
“Che io non mi separi mai da te”. Questa è la preghiera che mi ripeto durante la giornata. Un giorno senza eucaristia sarebbe difficile, molto difficile”.
Ascolto l’intervista che la mia collega di Rai Vaticano ha fatto all’allora Card. Prevost e il mio cuore sussulta.
Mi sento a casa. A dare la vita per mia madre, la Chiesa, c’è un padre che vuole solo sparire, perché si manifesti sempre di più Cristo, come ha detto nella sua prima omelia da Leone XIV. Questa è l’essenza del cristianesimo, essere immagine di un Altro. L’opposto di ciò che chiede per sé l’uomo contemporaneo: essere sé stesso, determinarsi in tutto (compresa l’identità). È precisamente questo che prende assolutamente inconciliabile il cristianesimo con l’epoca moderna, nonostante tutti i tentativi.
Alle ore 11.00 di questa mattina, nella Cappella Sistina, il Santo Padre Leone XIV presiede da Pontefice la sua prima Celebrazione Eucaristica con i Cardinali elettori. Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del Vangelo.
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Con queste parole Pietro, interrogato dal Maestro, assieme agli altri discepoli, circa la sua fede in Lui, esprime in sintesi il patrimonio che da duemila anni la Chiesa, attraverso la successione apostolica, custodisce, approfondisce e trasmette.
Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre.
In Lui Dio, per rendersi vicino e accessibile agli uomini, si è rivelato a noi negli occhi fiduciosi di un bambino, nella mente vivace di un giovane, nei lineamenti maturi di un uomo (cfr CONC. VAT. II, Cost. Past. Gaudium et spes, 22), fino ad apparire ai suoi, dopo la risurrezione, con il suo corpo glorioso. Ci ha mostrato così un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla
promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità.
IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV ALLA LOGGIA DELLA BASILICA DI SAN PIETRO DOPO L’ELEZIONE
La Pace sia con tutti voi.
Fratelli, sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel nostro cuore, le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo risorto. Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio. Dio che ci ama tutti incondizionatamente.
A me sembra che si debba innanzitutto riflettere sull’antropologia cristiana come tale e analizzare a questo riguardo la tesi dell’antropocentrismo proposta a suo tempo da Metz, che si rifaceva a Rahner e von Balthasar: “Tutta la teologia in ultima analisi è antropologia”, aveva detto a suo tempo Rahner, motivando questo con il divenire uomo di Dio in Gesù Cristo; per, cui, una volta che Dio stesso è divenuto uomo, non lo si può più considerare da parte nostra a prescindere da questo. Addirittura sono di recente comparse teorie filosofiche secondo le quali l’essere uomo di Dio è inconcepibile già solo dal punto di vista concettuale, cosa che il cristiano nega in base alla sua fede: Dio stesso ha mostrato la possibilità di quello che a noi sembra impossibile e in questo modo ha messo nuovamente in luce la sua grandezza e la grandezza dell’uomo.
Domani a Roma l’occasione unica di ascoltare Chiara Curti, un’italiana esperta di Gaudì e che collabora con i lavori della Sagrada Familia a Barcellona, e Benedetta Bondesan, esperta di arte e della spiritualità di san Filippo Neri, a cui Antoni Gaudí si sentiva particolarmente vicino.
Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21 al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Graham Bell per una riflessione sul digiuno come farmaco per l’anima.
Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!
Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.
Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di aprile di don Simone Caleffi
Io non so che Papa serva alla Chiesa, perché, per quanto mi scocci, devo ammettere che non sono Dio. Che ne so della situazione della Cina, dove sta l’Armenia, come si posiziona la Chiesa rispetto agli equilibri che cambiano, di quale pastorale ci sia bisogno per arrivare al cuore di un ragazzo giapponese o di una madre di famiglia che vive nel Mato Grosso…
L’unica cosa che conosco un po’ – poco perché davvero è un abisso l’uomo – è il mio cuore. E so quello che ha bisogno di ricevere, quello che gli manca quando legge documenti annacquati o ascolta omelie scialbe, parole che potrebbe scegliere indifferentemente un volontario di una qualsiasi associazione, un buon educatore, un editorialista che si autoconvince di essere biblista. Quando ascolta pastori che cercano di dire che alla fin fine la fede è più o meno “una bella proposta di valori” che più o meno sono assimilabili alla giustizia sociale di cui parla il mondo, quando affermano che la fede cattolica può avere il suo posto fra le altre proposte culturali o religiose che soddisfano l’uomo; come se fosse una delle altre, come se non fosse radicalmente irriducibilmente lontana da tutto il resto, come se non fosse l’annuncio di una vita eterna che comincia già da questa vita. Come se la vita secondo il battesimo potesse assomigliare a quella secondo il mondo. Come se non fosse che solo il battesimo ci può dare il potere di diventare figli di Dio. Come se l’uomo potesse salvarsi con la buona condotta, come se ne fosse capace da solo, di buona condotta.
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo ampi stralci della Conclusione de Il Concilio Vaticano II spiegato ai miei figli, il nuovo libro di Luca Del Pozzo ora nelle librerie per Cantagalli (720 pp., 28€).
concilio vaticano ii – 12 ottobre 2012
“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8). Non una società più giusta, un mondo pacificato e solidale, l’umanità finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre, no. Ma, appunto, la fede. Alla fine, vedete, tutto ruota attorno a questa domanda di Gesù. E il fatto stesso che l’abbia posta vuol dire che non è affatto scontato che, quando tornerà alla fine dei tempi, ci sarà ancora fede sulla terra. Per questo è una domanda che va presa molto sul serio, e che in ogni epoca interpella la Chiesa costringendola ad interrogarsi sulla coscienza che ha di sé e della sua missione nel mondo. Soprattutto, è una domanda che interpella la Chiesa oggi, tenuto conto della situazione di crisi in cui si trova la quale, come dimostra il dilagare dell’apostasia, è primariamente crisi di fede. Va da sé (o, meglio, dovrebbe andare da sé) che se il problema da cui tutto deriva è la crisi di fede, è da lì che si dovrebbe ripartire. Ora la cosa interessante è che se sulla messa a fuoco della “malattia” c’è (abbastanza) consenso, è quando si passa alla “cura” da intraprendere che, invece, emergono i problemi. Accade infatti che se la parola d’ordine che risuona ovunque è che bisogna tornare ad annunciare il Vangelo, è di tutta evidenza come ci sia una certa confusione su cosa si intenda per evangelizzazione, col rischio di replicare, mutatis mutandis, lo stesso errore dei decenni passati quando la progressiva scristianizzazione della società coincise con uno dei periodi di maggiore e prolungato sforzo missionario da parte della Chiesa…
Ora che Papa Francesco ha varcato la Porta santa della vita verso l’eternità, credo sia importante per tutti i fedeli cattolici (e non solo) non perdere di vista l’essenziale, che in questi momenti può facilmente smarrirsi tra emozioni, sentimenti, ricordi, preferenze, apprezzamenti, critiche o tentazioni di giudizi affrettati (di assoluzione o di condanna).
Mi sono trovato invitato in parrocchia insieme a mia moglie, ad un incontro, quello che un tempo, quando si pensava andasse bene, si chiamava il “corso dei fidanzati”.
Ora, su tutto, visto come sta andando, specialmente nel recinto della fede, si cerca di usare terminologie più “morbide” declinate dalla sociologia, per non urtare, per non dare l’impressione da subito che credere e sposarsi sia la stessa cosa, e non quella “malattia” per la quale, con volontà e impegno, si può guarire con una ricetta precisa.
Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21 al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Simone Caleffi per una riflessione “su digiuno e morte di Gesù”. Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!
Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.
Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di marzo di don Riccardo Cendamo
C’era neve dappertutto in Minnesota. Mi sono seduta nella mia macchina, sul sedile del passeggero. Ho chiamato mia madre e quando ha detto pronto sono scoppiata a piangere. Ho singhiozzato senza riuscire a parlare, a lungo, poi quando ce l’ho fatta ho detto a mia madre: ho sbagliato. Non avrei dovuto cambiare sesso. Cosa posso fare per tornare indietro?
Sabato 29 Marzo 2025, ore 16:00 . Il quinto dei Cinque Passi al Mistero 2024-25
Cari amici,
siamo lieti di invitarvi a partecipare al quinto ed ultimo dei Cinque Passi al Mistero di quest’anno! Il tema della purezza, della castità e della verginità è delicato e importante.
Vi aspettiamo Sabato 29 Marzo 2025 alle ore 16:00 alla Chiesa Nuova (Chiesa di Santa Maria in Vallicella, piazza della Chiesa Nuova).
L’incontro verrà registrato e trasmesso in differita Mercoledì 2 Aprile 2025 alle ore 21:00 sul canale YouTube di Oratorium. Iscrivetevi al canale per essere sempre avvertiti e aggiornati.
Uno dei miei disturbi psichiatrici più evidenti è che io vorrei molestare praticamente ogni donna che incontro, per sapere quale particolare e irripetibile soluzione ha dato al rebus della sua vita. Specialmente se lavora e ha figli, ma non solo, ogni donna oggi ha dovuto cercare un equilibrio o almeno un modo di sopravvivere, ha dovuto gestire l’impegno sul lavoro, i sensi di colpa, capire quando era giusto dire no a una riunione perché c’era il saggio di danza, e quando la riunione era così decisiva per il suo lavoro e quindi per la stabilità familiare che ha dovuto dire no al saggio. Ogni donna con figli – ma anche senza, ogni donna che tiene alle relazioni, quindi direi ogni donna – ha dovuto fare un numero infinito di scelte nella vita, a volte aiutata da un marito alleato, a volte meno; a volte ha potuto contare su dei nonni, su delle meravigliose tate, su strutture buone a portata di mano; a volte invece ha avuto nonni lontani, pochi soldi per gli aiuti, dei capi pochissimo sensibili alle fatiche del lavoro di cura (che non è solo quello per i figli). Si è addormentata alle conferenze, si è dimenticata il cartoncino da portare a scuola per il lavoretto, ha finto di sapere cose che non aveva neanche sentito nominare quando incontrava le mamme fuori di scuola.
Il mio, il nostro caro padre Emidio, diceva spesso che, sebbene la passione di Cristo sia il centro della nostra fede, sia strano che la Chiesa ce la proponga solamente la domenica delle Palme, e il venerdì santo. Mano a mano che mi affeziono alla Via Crucis, capisco cosa intendesse. Ovviamente il problema non è della Chiesa, che ogni giorno nel sacrificio eucaristico ci ricorda la morte e la risurrezione di Gesù. Il problema è della nostra fede.
La Passione di Gesù è la grande rimossa, la tentazione è sempre quella di credere in un Dio che ti manda le cose per il verso giusto, un problem solver, una specie di amuleto o portafortuna. Magari buono, sì, “Gesù era una persona tanto buona”, su questo è difficile trovare qualcuno, anche ateo, che sia in disaccordo. Quindi, se è tanto buono, se noi ci comportiamo bene con lui anche lui lo farà con noi, e ci farà andare bene tutte le nostre cose. Invece davanti al mistero del dolore – il suo immenso e i nostri, più o meno grandi – i conti non ci tornano. Come mai Dio, l’onnipotente, è finito sulla croce? E come mai a quella persona disonesta ed egoista va tutto alla grande, mentre a quello così generoso e leale ne sono successe di tutti i colori?
In questo anno di cammino giubilare, cioè di cammino interiore verso un cuore nuovo, abbiamo trovato provvidenziale che, per circostanze non scelte da noi, ci abbiano concesso per il nostro annuale Capitolo generale due basiliche diverse per due mezze giornate, “costringendoci”, per così dire, a camminare da una all’altra. Camminare significa scomodarsi, uscire di casa, andare a cercare, a prendere qualcosa di cui ci riconosciamo carenti. Dire al Signore: esco dalla mia terra e vengo a cercarti. Così, comincio a ricordarlo anche se – a giudicare dalle iscrizioni – il messaggio è arrivato forte e chiaro, ci vedremo il 20 settembre a Roma a san Paolo fuori le mura e cammineremo tutti insieme fino a San Pietro, dove passeremo la Porta Santa e poi parteciperemo alla messa con il cuore nuovo di zecca.
Il Monastero romano continua il suo cammino, ogni primo lunedì del mese, da anni…
Siamo convinti che ascoltare l’annuncio della Parola di Dio con costanza sia qualcosa che lascia tracce profonde e ci cambia piano piano, più di quanto siamo consapevoli.
E fa anche di noi una comunità.
A questo proposito, condividiamo un video che tanti di voi avranno già visto, ma nel dubbio…
Ecco la testimonianza della nostra Silvia Polselli, infaticabile organizzatrice degli appuntamenti romani.
A novembre, mentre a San Pietro era in corso il nostro Capitolo generale, quelli di Tv2000 ci hanno chiesto di spiegare cosa fosse il Monastero WiFi. Io ho chiesto a Silvia di immolarsi per noi, ed ecco cosa ne è venuto fuori. Una testimonianza stupenda, nel corso della quale ha raccontato cose che neanche noi suoi amici (e credo neppure i familiari) sapevamo. La sua testimonianza ha provocato un’onda lunga di bene e di bellezza che l’hanno sorpresa (ma non ha sorpreso noi che conosciamo la sua biondaggine premurosa, generosa, efficiente, piena di bontà).
Mancano sette mesi alla nuova vita che possiamo cominciare, ottenendo la cancellazione di tutti, tutti i peccati passati, e la cancellazione delle pene che dovremmo scontare. Cioè ovviamente possiamo cominciare una nuova vita anche prima, chiedendo l’indulgenza, passando la porta santa e seguendo tutte le indicazioni che la Chiesa ci offre per poter accedere a questo tesoro straordinario (pentimento, distacco dal peccato, confessione, comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa).
Però il 20 settembre lo faremo tutti insieme, in comunione di cuore e di anima e di intenti, in cordata, con la promessa di pregare gli uni per gli altri e di sostenerci nel nuovo cammino che inizierà. E dove due o tre sono uniti nel suo nome c’è Lui proprio!
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