Il Monastero romano continua il suo cammino, ogni primo lunedì del mese, da anni…
A seguire la trascrizione della catechesi del 3 febbraio 2025 di don Gianfranco Lunardon.
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Digiuno, la dieta del pellegrino
Battistero di San Giovani inLaterano, catechesi del 3 febbraio 2025 di don Gianfranco Lunardon.
Carissimi fratelli e sorelle,
in alcuni casi, quando ho da comporre una catechesi su temi particolari, mi prefiggo di riflettere non solo su come bisogna intendere la virtù o l’aspetto in oggetto, ma anche di verificare se vi siano dei possibili fraintendimenti e – nella misura in cui mi è dato e ne sono capace – chiarire gli equivoci.
Anche a proposito del digiuno, cercherò quindi di contemplare la bontà di quella che in tutti i sensi dev’essere un’opera della fede e di parlare dei digiuni “sbagliati” nei quali noi stessi possiamo incorrere.
Vorrei partire da questi ultimi con l’obiettivo di fornire qualche elemento un po’ più originale rispetto al solito: non aspettatevi da me il classico “il nostro digiuno non dev’essere una dieta…”, o, se volete, consentitemi una battuta con una frase di Franz Kafka quando, in una sua opera proprio intitolata “Un artista del digiuno”, scrisse: “disse il digiunatore “non sono mai riuscito a trovare il cibo che mi piacesse. Se l’avessi trovato, credimi, avrei fatto meno storie e mi sarei abbuffato proprio come te e tutti gli altri”.
Ecco, spero che i nostri digiuni non siano mai stati né diete né simili alla condizione descritta…
Diamo quindi inizio alle riflessioni con un brano che forse conosciamo, sebbene, allo stesso tempo, immagino non sia fra i più famosi, e che si trova nel Primo libro di Samuele al capitolo 14.
Il contesto è quello di una battaglia contro i Filistei e ora vi presento i versetti a cui penso (14,20-31) dei quali vi prego di prestare attenzione perché toccheremo diversi loro aspetti:
20Saul e la gente che era con lui alzarono grida e mossero all’attacco, ed ecco trovarono che la spada dell’uno si rivolgeva contro l’altro, in una confusione molto grande. 21Anche quegli Ebrei che erano con i Filistei da qualche tempo e che erano saliti con loro all’accampamento, cominciarono anch’essi a stare dalla parte degli Israeliti che erano con Saul e Giònata. 22Inoltre anche tutti gli Israeliti che si erano nascosti sulle montagne di Èfraim, quando seppero che i Filistei erano in fuga, si unirono con loro nella battaglia. 23Così il Signore in quel giorno salvò Israele e la battaglia si estese fino a Bet-Aven. 24Gli uomini d’Israele erano sfiniti in quel giorno, ma Saul fece giurare a tutto il popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo prima di sera, prima che io mi sia vendicato dei miei nemici”. E nessuno del popolo gustò cibo. 25Tutta la gente passò per una selva, dove c’erano favi di miele sul suolo. 26Il popolo passò per la selva, ed ecco si vedeva colare il miele, ma nessuno stese la mano e la portò alla bocca, perché il popolo temeva il giuramento. 27Ma Giònata non aveva saputo che suo padre aveva fatto giurare il popolo, quindi allungò la punta del bastone che teneva in mano e la intinse nel favo di miele, poi riportò la mano alla bocca e i suoi occhi si rischiararono. 28Uno fra la gente intervenne dicendo: “Tuo padre ha fatto fare questo solenne giuramento al popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo quest’oggi!”, sebbene il popolo fosse sfinito”. 29Rispose Giònata: “Mio padre ha rovinato il paese! Guardate come si sono rischiarati i miei occhi perché ho gustato un po’ di questo miele. 30Magari il popolo avesse mangiato oggi del bottino dei nemici che ha trovato. Quanto maggiore sarebbe stata ora la sconfitta dei Filistei!”. 31In quel giorno essi batterono i Filistei da Micmas fino ad Àialon e il popolo era sfinito. 32Il popolo si gettò sulla preda e presero pecore, buoi e vitelli e li macellarono per terra e li mangiarono con il sangue. 33La cosa fu annunciata a Saul: “Ecco, il popolo pecca contro il Signore, mangiando con il sangue”.
La storia in verità non finisce qui e anche il resto della vicenda offrirebbe altri spunti, ma dobbiamo necessariamente fermarci perché è una citazione già di per sé molto lunga.
Proviamo a riflettere su qualche aspetto.
Un digiuno che a quanto pare non è particolarmente gradito è il digiuno stupido. Senza precorrere altri elementi che declinerò nel corso dell’incontro, una prima riflessione possiamo porla su alcuni sfinimenti che possiamo autoinfliggerci e che non vengono dalla volontà di Dio, bensì dalla nostra concezione religiosa, che ci fa fare più di testa nostra che altro.
Dio aveva indicato a Saul il Suo sostegno e la battaglia stava già quindi esprimendo la volontà del Signore, ma Saul è ancorato al suo schema. A uomini stanchi si impone quindi un irrazionale digiuno, che non ha alcuna ragion d’essere ed era l’ultima cosa da chiedere a combattenti sfiniti.
Per incarnare nella nostra vita questo primo punto potremmo quindi dirci: attenzione a cercare di digiunare anche quando non è il momento.
Io stesso ho imparato questa lezione nei miei primi periodi da frate, quando decisi di non fare colazione per tutta la Quaresima e dovevo però poi recarmi in Facoltà tutti i giorni… Se poi non seguivo bene certe lezioni perché o avevo il mal di testa o mi ero giustamente stancato, non era certo per mezzo del Signore… Non che – credo – fossi animato da superbia o altro, ma proprio come Gionata avrei potuto capire che con un minimo di equilibrio in più, “quanto maggiore sarebbe stata ora la sconfitta dei Filistei!” (o, se volete, la concentrazione in classe…)!
Questa è anche la chiave di lettura di un difficile brano che sembrerebbe quasi porre Gesù in contraddizione con altri suoi richiami al digiuno e che, per opportunità, traggo dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,33-35):
33Allora gli dissero: “I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!”. 34Gesù rispose loro: “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 35Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno”.
Per capire questa indicazione, mi servo solo di un’immagine: con il digiuno individuale si cercava di espiare una colpa, accompagnare un voto, compiere una penitenza, elevare una preghiera, ecc. e per i farisei il digiuno aveva addirittura anche un senso collettivo: proteggere la terra e il bene del popolo (pensate che l’accusa di violare il digiuno, quindi, aveva anche il sapore di violare un dovere nazionale del popolo di Dio…!).
Tuttavia, in occasione delle nozze c’era addirittura il dovere di interrompere il digiuno, perché le nozze simboleggiavano la storia di Dio con il Suo popolo! Da qui il “potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?”[1]. Non a caso, solo con Gesù crocifisso e risorto, allora, nel tempo della Chiesa, il digiuno avrebbe avuto un senso ben superiore rispetto a quello che prima aveva ed è questa la luce che illumina il nostro digiuno.
Ecco proprio quello che si diceva prima in altre parole: lo stesso digiuno deve essere letto all’interno della volontà di Dio e nella giusta mentalità e disciplina e non come un capriccio dove ci si sforza di imporsi una pratica con cui si mira a conquistarsi la santità con le proprie energie.
E non dimentichiamoci un altro aspetto del brano precedente, quello di Saul, che ora amplifico ed estremizzo per accennare ad un’altra possibile sottigliezza spirituale.
Se ci avete poi fatto caso, infatti, il popolo, proprio perché sottoposto – direi persino “schiacciato” – dal digiuno imposto dal re, comincia a peccare.
Premesso che non esiste peccato che non sia colpa dell’uomo, è anche vero che certe situazioni possono essere favorite dal male che ci circonda o – come in questo caso – dagli errori altrui o dalla nostra debolezza.
E qui vi presento un macabro particolare che alcuni dantisti (la minoranza, ma ve ne sono stati a ogni modo diversi) fecero emergere da un famoso verso di Dante nel 23° canto dell’inferno, relativo al conte Ugolino: Poscia, più che ‘l dolor, poté il digiuno.
Questi è imprigionato assieme ai suoi figli a morire di fame e, di fatto, sembra che il verso riveli che decretare la morte del conte non fu il dolore per l’atroce perdita della prole (vi risparmio i versi strappalacrime di Dante), bensì la fame.
Ma un’altra interpretazione – come vi dicevo – invece vorrebbe che il conte, spinto dalla fame, finì per cibarsi dei cadaveri dei figli.
Vi chiedo scusa per avervi dato ad immaginare una simile scena, però vorrei far germogliare da essa un altro particolare per la nostra vita spirituale: come il conte, in quel caso stremato dalla fame, sarebbe giunto a compiere ciò che mai avrebbe fatto, così noi, in tono chiaramente minore, qualora viviamo male il digiuno, non inquadrandolo nella volontà di Dio (come poi cercheremo di dire), allora potremmo scaricare il bisogno della fame su altri aspetti, peccando altrove, in altro modo!
Un secondo digiuno “sbagliato” è quello, certamente più famoso, denunciato da Gesù in un celebre passo che traiamo dal Vangelo secondo Matteo (3,16-18):
16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
È senza dubbio facile aderire alla superficie di questo brano e chiederci se sotto sotto, quando rinunciamo ai pasti, non nutriamo la segreta speranza che qualcuno possa adularci per l’intensità dei nostri digiuni…
…un pochino più complesso è riflettere se le nostre opere non siano in realtà occasioni per accrescere il nostro orgoglio. E mi spiegherò ancor meglio attraverso un esempio evangelico (Lc 18,9-14):
9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. 14Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.
Guardando più da vicino la preghiera del fariseo, notiamo come il greco ⸂πρὸς ἑαυτὸν ταῦτα⸃ προσηύχετο possa tranquillamente essere tradotto con “pregava rivolto verso se stesso”. All’atto pratico, tutte le sue opere buone non erano rivolte al Signore quanto a se stesso.
Capiamo benissimo che il digiuno, opera di per sé buona, può favorire un compiacimento di noi stessi e noi possiamo invaghirci della nostra capacità di offrirci al Signore (che poi, appunto, non è nemmeno tale) e non più di Lui.
Pensate che – e in questo caso non applico alcuna forzatura, ma vi presento un autentico argomento biblico – questo è un pericolo di cui probabilmente Gesù metteva in guarda San Pietro in occasione della pesca sulle sponde del lago di Tiberiade.
Ricordate quando, pescarono i 153 grossi pesci (Gv 21)?
Ebbene, pochi versetti dopo troviamo scritto: 15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”
Il particolare che non può cogliersi in italiano sta in quel “costoro”, che in greco è τούτων.
Il punto è che se si prende di per sé questo pronome dimostrativo, non è possibile asserire se è un maschile o un neutro (il genitivo plurale è uguale per entrambi), ed è probabilmente preferibile intenderlo come neutro (la frase completa, infatti, è: Σίμων ⸀Ἰωάννου, ἀγαπᾷς με πλέον τούτων;).
…e allora, direte voi?
Scommetto che quando abbiamo ascoltato quel versetto l’abbiamo sempre interpretato come un “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più degli apostoli [oppure, di quanto facciano gli altri apostoli]?”. Ma se è un neutro, quel COSTORO non sono più gli apostoli, bensì sono…….i pesci!
E quindi la prima domanda è: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più delle opere stesse che compi?”.
Perché noi possiamo davvero innamorarci delle opere che compiamo – digiuni compresi, per non uscire fuori tema – e non più del Signore che cerchiamo con quell’opera che fin dall’inizio ho precisato dev’essere un’opera della fede!
E allora veniamo finalmente a parlare del digiuno bello, di quello gradito al Signore e che ci eleva, rispondendo quindi a quell’invito di sant’Alfonso Maria de’ Liguori che ci chiedeva di fare bene il bene.
Per capire un aspetto principale del digiuno, vorrei – sempre per dare quel tocco di originalità che spero non guasti – partire dalla…liturgia.
Durante la messa, infatti, sappiamo bene come in determinati momenti occorre che l’ascolto e/o le preghiere che eleviamo siano accompagnati anche da movimenti del corpo. Il segno della Croce, eventualmente battersi il petto durante il Confiteor, il sedersi durante le letture, l’alzarsi alla proclamazione del Vangelo, il guardare l’Ostia quando il sacerdote la mostra durante la Consacrazione, l’inginocchiarsi subito dopo, eccetera…
Cosa succede quindi? Che tutta la persona prega.
Con il digiuno c’è anzitutto questo presupposto: dev’essere un aspetto dell’offerta della nostra dimensione corporale al Signore, da compiersi non nella superbia di chi si crede capace di essere un supereroe con questa pratica, ma nella dinamica della preghiera, e vuole essere corrispondenza all’amore di Dio e della partecipazione alle sofferenze di Cristo.
Proviamo anzitutto a ragionare così: i cristiani sono coloro che, per definizione, sono “di Cristo”, e quindi, come avrebbe detto Ap 17,4, “seguono l’Agnello dovunque vada”. Noi abbiamo avuto la possibilità di rispondere all’amore di Dio e di partecipare alla vita di Gesù, e allora vogliamo seguirLo e il nostro digiuno vuole inserirsi nella Sua offerta al Padre.
Credo di intuire a questo punto una perplessità: “ma ciò significa forse che il digiuno di Gesù non era sufficiente e c’è bisogno anche del nostro?”.
Prima di ogni altra precisazione teorica, spero che la nostra visione di cristianesimo non sia sempre così prammatica. Non solo non mi sognerei mai di dire questo, ma è mio desiderio – perciò – ricordare come ogni opera della fede (in questo senso il digiuno) vada vissuta nella carità, carità intesa come virtù teologale, ed essa (a detta specialmente del sommo san Tommaso d’Aquino) è vis unitiva.
Chi di noi ha sperimentato l’amore, sono certo abbia sentito nel suo cuore un forte desiderio di compenetrazione nella persona amata, un voler essere una cosa sola in tutti i sensi, alle volte persino con un certo grado di irrazionalità.
Ebbene, questo aspetto che mi sto sforzando di descrivere può riassumersi in questo modo: digiuniamo perché Gesù ha digiunato e dato che ci ha ricordato in più passi del Vangelo che è utile farlo, allora noi Lo ascoltiamo e Lo obbediamo, con il primo intento – con tutti i distinguo possibili tra il valore delle esperienze nostre e la Sua – di voler ricordare il suo digiuno nel deserto ed essergli accanto.
E sotto questo aspetto si potrebbe dire anche un’altra cosa…
Ricordiamoci infatti quello che dice San Paolo e che forse, in questa sede, può aver bisogno di una piccola precisazione: “Ora, io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
Il termine con cui sono indicati i patimenti è θλίψεων (ovviamente è un genitivo), che non è mai usato per indicare le sofferenze di Gesù nella Sua Passione, quindi l’idea è che si tratta dei patimenti di Cristo nell’Apostolo, perché san Paolo vive nella sua carne il peso delle sofferenze legate all’annuncio del Vangelo. Dopotutto lo stesso Gesù che si rivelò a san Paolo sulla via di Damasco gli chiese perché questi Lo perseguitasse (“Saulo, Saulo, perché MI perseguiti?” At 9,5), perché la sofferenza e la persecuzione dei cristiani è in questo senso anche di Gesù, proprio come Egli si è identificato nei carcerati, affamati, assetati, etc.
Quindi non è che manca qualcosa ai patimenti di Cristo nel senso che a Gesù è mancato qualcosa nella Sua vita terrena, ma che questi patimenti di Gesù perdureranno, fino alla fine dei tempi, come direbbe così lo stesso san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi: “è necessario che Egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte” (1Cor 15,26).
…tutta ‘sta roba per dire che noi vogliamo vivere in Cristo anche queste nostre offerte di cui parliamo, in comunione con Lui.
Andiamo avanti e cerchiamo di riflettere su altri elementi utili per ben digiunare.
Non dimentichiamoci che proprio in quanto esseri umani, se è vero quanto detto prima, che abbiamo un’anima, uno spirito e un corpo, è anche vero che dobbiamo fare i conti con la nostra struttura psicologica. Perché con l’opera del digiuno noi possiamo anche avere una panoramica su quest’ultima e, nella misura in cui siamo in grado di compierlo, aprire gli occhi anche su alcuni aspetti altrimenti nascosti.
A tal proposito, senza che sia io a spiegarlo, vi riporto le parole che una volta, un biblista, di nome don Claudio Doglio, proferì in un’omelia:
Il digiuno rispecchia la capacità di autocontrollo che abbiamo, perché il mangiare non è solo una faccenda fisica: dietro al mangiare c’è la nostra psicologia. Esistono parecchie malattie legate al cibo – non questione di digestione – ma proprio questioni psicologiche che rifiutano il cibo o ricercano troppo cibo. Dietro al mangiare c’è il nostro cuore inquieto, problematico, desideroso di più e il cibo diventa un surrogato. Astenerci dal cibo è un esercizio per imparare ad astenerci da ciò che è male. Non è fine a se stesso, non è importante né virtuoso non mangiare qualche tipo di cibo semplicemente per avere la soddisfazione di dire che ho rispettato tale regola; diventa invece uno strumento per controllare la nostra persona, i nostri atteggiamenti, per moderare certi squilibri e tante esagerazioni.
Ripensiamo quindi ora un po’ alla saggezza contenuta in quella omelia e “mastichiamone” il testo: “astenerci dal cibo è un esercizio per imparare ad astenerci da ciò che è male”.
Cioè, non è solo questione di rinunciare ad una pietanza in sé per sé! Oggi sempre più spesso quando si parla di digiuno puntualmente partono i discorsi “digiuno significa digiunare dalle parole oziose, dai nostri vizi, da certe abitudini…”.
Tutto giusto! Ci mancherebbe altro! Ma se il nostro obiettivo è proprio parlare del digiuno corporale, allora rendiamoci veramente conto che non è semplicemente saltare un pasto, ma, nella fede, voler cercare la comunione con Gesù che ha offerto se stesso anche con questa privazione per vivere la solidarietà con gli uomini e – da parte nostra – fortificare la nostra capacità di resistere alle tentazioni!
Vedete, c’erano due confratelli anziani – due fratelli, davvero tenerissimi! – i quali osservavano diligentemente il digiuno per tutta la giornata prevista, ma a mezzanotte e un minuto scendevano in refettorio per mangiare…!
Chiaramente ripenso a loro con dolcezza e col sorriso e senza formulare neppure il minimo giudizio, però a me pare che quel digiuno fosse vissuto un pochino come un peso sulle spalle e non troppo come un’opera puramente ascetica che mira alla compartecipazione delle sofferenze del Signore…
Fatto storico, certo, che vi ho condiviso per scherzare, ma anche per esortarci a riflettere sul se quel digiuno che pratichiamo, da compiersi ordinariamente in tempi stabiliti e in modi stabiliti, odori veramente di offerta al Signore e volontà di fortificarci, oppure più come un fardello che suona come un “uomo per il sabato”, anziché il contrario.
Poco prima, inoltre, don Doglio aveva detto: “Dietro al mangiare c’è il nostro cuore inquieto, problematico, desideroso di più e il cibo diventa un surrogato”.
Questo aspetto lo coniugo con un questo versetto che…non troverete nelle vostre bibbie, ma che in alcune tradizioni testuali occidentali è riportato sia nel Vangelo secondo Matteo che in quello di Marco (citerò quest’ultimo: Mc 9,29): in occasione di un esorcismo, alla domanda sul perché i discepoli non fossero riusciti a scacciare i demoni, Gesù disse “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera” e, come dicevo, in alcuni manoscritti si aggiunge, “e con il digiuno”, dato che nella Chiesa primitiva il digiuno aveva un significato anti-demoniaco.
Il digiuno ci permette, anche se non ci apparirebbe così a prima vista, di allenarci a combattere l’esigenza del “tutto e subito”, a quel senso di sazietà che è cessazione, in un certo senso, della sensazione del desiderare.
Per essere più chiaro, vi propongo – e capirete subito che intendo dire – un’immagine: quando san Giovanni Battista battezzava, lui di fatto immergeva il penitente COMPLETAMENTE nell’acqua, con la mano sopra la sua testa. Spiritualmente parlando, il tutto aveva questo significato: come io sott’acqua cerco disperatamente l’aria (mettetevi nei panni di chi ha una mano sulla testa sott’acqua…), così io devo cercare il Signore.
Applicatelo in tono minore al digiuno, e ne scoprirete un piacevole esercizio spirituale. Come io desidero la pietanza, così (anzi, ben più!) devo cercare il Signore nella mia vita!
Per tornare al versetto citato poc’anzi – e chiudere immediatamente il discorso –, il demonio ha proprio questo unico obiettivo di farci allentare la presa, non farci vivere in tutto la nostra dimensione filiale col Padre.
Vedete come dall’aspetto psicologico sono ritornato allo spirituale? Perché tutto dev’essere preso in considerazione ma per convogliarlo in quella direzione! Dopotutto san Paolo così scriveva agli Efesini (6,10-18):
10Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. 11Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. 12La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
13Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. 16Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; 17prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 18In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.
E come pare, occorre quindi vivere la disciplina cristiana proprio per essere nelle condizioni di meglio affrontare gli attacchi del demonio…
L’ultimo consiglio che posso offrire è coniugare la buona volontà con il metodo.
Potremmo prendere un esempio dalla letteratura, al pensiero di cosa accadde al personaggio calviniano di Zeno a proposito della sua ultima sigaretta…
Quante volte anche nelle confessioni, vi si arriva con tanta buona volontà, ma senza uno straccio di metodo e si continua a ricadere sempre nelle stesse colpe? Ognuno di noi ha degli aspetti più difficili da sradicare (il cosiddetto peccato abituale…), ma l’obiettivo, lì, è mettersi nella grazia di Dio e cercare con l’intelligenza di ingegnarsi un metodo, una via da percorrere…
Col digiuno, in semplicità, stessa cosa: cerchiamo di capire come siamo fatti, avendo sempre, contemporaneamente, l’idea di non volerci accomodare troppo. Non facciamo tutto all’improvviso, se non siamo abituati, ma poniamoci un obiettivo, restiamo saldi nell’idea che fatto bene ci darà più di quello che crediamo, e alla fame che – possibilmente – busserà alla nostra porta in continuazione, reagiamo in modo ARMONICO, sapendo che faceva parte della scelta fatta e che quella sensazione è proprio quella che stavamo in un certo senso cercando. Per essere con Gesù. Anche così.
[1] Dietro la redazione di san Luca, traspare anche la discussione sulle comunità cristiane e le pratiche giudaiche… Vedi se è il caso di dirlo nella catechesi…

Per credere servono forti testimonianze, ancor meglio se a te vicine. Questo è il mio caso, qualcuno di cui ti fidi ciecamente, nel mio caso la mia mamma, che ha sempre avuto una fede incrollabile. È lei il mio esempio tutti i giorni. E sentire questa parte della sua vita, che non conoscevo, non fa che rafforzare questa mia profonda convinzione.
Difficile trovare qualcosa che abbia senso aggiungere alla testimonianza. Di Silvia; racconta con le parole più semplici una materia straordinaria come la relazione con il Signore. Ci da modo di capire quale sia la chiave, ci offre le istruzioni per orientare la mente nella direzione che l’anima vuole prendere. Grazie
Grazie Silvia x aver aperto il tuo cuore e averci donato una parte della tua vita e aver testimoniato una fede concreta, che si vive soprattutto nelle prove.
Dalle tue parole si percepisce la tua gratitudine a Dio x questo dono, che ti ha aiutato a vivere con gioia e fiducia ogni situazione.
Grazie x la tua testimonianza, ci hai ricordato di fare memoria di tutte le volte che il Signore si è fatto presente nella nostra vita e spesso attraverso i suoi meravigliosi santi, penso anch’io a San Giovanni Paolo II 🙏
E questo ci aiuti a rimettere sempre Lui al centro, è il senso del nostro vivere!
Silvia amica di cuore e amica di fede da quasi 30 anni , testimone sempre coerente e gioiosa di una fede contagiosa. Grata a Chi l ha messa sulla mia strada come una bussola che non fa perdere la direzione della vita.
Casualmente ho scoperto MonasteroWifi e ringrazio Dio perché sicuramente mi ci ha portato Lui. Un’iniziativa fantastica che ci permette di ascoltare la Parola di Dio da diverse bocche, quindi con diverse modalità di toccare il cuore, e tutti gli oratori in un modo o nell’altro arrivano al profondo del tuo cuore e lo aprono all’ ascolto. Per chi ha sempre vissuto nella fede, può sembrare un pensiero scontato, ma per chi come me, ha riscoperto da poco l’amore di Dio, è un dono immenso!
Che dono conoscere Silvia, proprio grazie al Monastero wifi, la sua fede, la sua gioia e la sua speranza granitica anche nelle prove. Una sorella a tutti gli effetti!
Io e mio marito siamo arrivati a monastero wifi insieme a Silvia e Guido uniti da un’ amicizia nella fede nata in parrocchia dove insieme abbiamo seguito i fidanzati per la preparazione al matrimonio.
Con loro in questi anni abbiamo condiviso un’ intimità sponsale nella testimonianza alle coppie che abbiamo avuto il dono di incontrare davvero speciale. Ascoltare la testimonianza di Silvia nell’ intervista è stata un’ emozione ma non mi sono meravigliata perché già aveva aperto il suo cuore e generosamente condiviso la sua fede con tante coppie di sposi!
Grazie Silvia!
Roberta e Francesco
Conosco Silvia …ma non conoscevo questa sua esperienza di “scoperta” di Dio. La ho vista in diretta insieme ad una persona molto scettica sul mio fare parte del Monastero wifi…pensavo mi dicesse di spegnere al primo minuto, invece siamo rimasti incollati allo schermo con la sensazione di ricevere un regalo che poteva fare bene anche alla nostra vita
Leggo con commozione le vostre parole piene d’affetto e ve ne sono molto grata.
Grazie veramente di cuore!
Amicizie impreziosite dagli anni e dalla condivisione di parti importanti di vita e Amicizie nuove grazie al Monastero Wi-Fi: Amicizie speciali in Cristo, tanti fratelli e sorelle nella Fede. Che doni belli!
Grazie Costanza per questa tua intuizione ispirata, grazie perché mi hai chiesto di aiutarti in questa nostra bella esperienza WiFi romana, grazie per l’onore di essere nominata qui sul tuo blog e per le parole tanto generose che hai usato per parlare di me.
Cosa caratterizza un Cristiano? Cosa lo contraddistingue?
Cosa lo rende facilmente riconoscibile tra la folla immensa di persone che si incontrano quotidianamente?
Semplicemente perchè riflette la Gioia di un Amore incontrato e vissuto.
Perchè la sua storia, non priva di momenti tristi, trova Forza in una Roccia salda.
Perchè in un mondo di maschere, il volto autentico della Speranza illumina chi le è vicino.
Il tutto con semplicità. Umilmente. Senza inutili fronzoli.
Incontrare queste persone è un dono. Conoscerle e parlare con loro è ricevere una testimoniaza.
Dio si fa presente nella vita di tutti e, persone come Silvia, lo rendono presente avendolo accolto
.
Non mi stancheró mai di dire che nell’esperienza del monastero wi-fi ho incontrato delle sorelle e dei fratelli nella fede che mi sembra di conoscere da sempre e che sento così familiari che non passa giorno che mi stupisca e renda lode a Dio!
Tra queste persone c’è Silvia Polselli, che ringrazio di cuore per l’intervista che ha rilasciato e che ho seguito con grande emozione ma anche con moltissima attenzione. Le sue parole calme e pacate mi hanno catturato, facendomi riflettere su come il Signore ci cerchi sempre e ci raggiunga nei modi più particolari e quando trova un cuore aperto, lo plasmi a Sua immagine e lo ricolmi del Suo infinito amore, rendendo l’anima luminosa.
Ho apprezzato l’autenticità di Silvia nell’offrire la sua testimonianza e questo mi é di grande incoraggiamento per essere anch’io felice di esprimere il dono della fede, nel mio quotidiano.
Significativo anche il passaggio che Silvia ci da delle circostanze di prova: un cuore che sente l’amore di Cristo, non vede mai un fine ma un oltre e si affida sinceramente, perchè sa che la vita é eterna.
Grazie a Costanza che ha reso tutto questo possibile e ora attendo impaziente il capitolo generale del 20 settembre, per abbracciare Silvia e chiaccherare insieme e rivedere tutte le amiche e gli amici del monastero wi-fi!❤️
Io non conosco Silvia, però se avrò la grazia di incontrala le farò diverse domande. Grazie mille.
Il Monastero Wifi è stata per me la conferma che esiste un esercito silenzioso, armato con le armi della preghiera e della fede, formato da persone umanamente limitate ma fedeli nella loro testimonianza e con al loro fianco sacerdoti che continuamente lo sostengono, di cui Dio si serve, con l’aiuto di Maria SS., per combattere questa decisiva battaglia contro il Nemico. E farne parte è per me un dono ed un aiuto immenso per combattere la mia “buona battaglia”
Il monastero wi fi è un dono!Ci sono arrivata grazie ad uno dei libri di Costanza che una mia sorella nella fede mi ha regalato. Da allora come una “droga” aspettiamo il primo lunedì del mese per avere la nostra “dose” di catechesi. Si lascia tutto a casa, le corse, gli incastri, gli impedimenti, tiri fuori il monaco wi fi che hai dentro e si va a “mangiare” la Parola! Il Capitolo generale?… una “overdose”. I giorni successivi cammini a 3 metri da terra piena di Grazia per le testimonianze che hai ascoltato, hai nutrito l’anima a un banchetto speciale, hai svuotato il tuo fagotto di peccati a sacerdoti preziosi e il cuore vola libero a ringraziare.
L’incontro mensile con il Monastero Wi-Fi è per me un appuntamento irrinunciabile, un’occasione di approfondire aspetti della nostra fede in modo condiviso e gioioso con relatori che ogni volta stupiscono per la loro preparazione e per le esperienze di vita che trasmettono e in un un luogo particolare di profonda spiritualità. Un grazie sentito a tutti coloro che si adoperano per lo sviluppo delle attività del Monastero Wi-Fi
Ho conosciuto il Monastero wi-fi tre anni fa, un messaggio arrivato per caso (che, come disse qualcuno, è la forma che prende Dio quando vuol rimanere in incognito). Ho cominciato con l’incontro annuale, poi quello mensile, a Roma. Come spesso accade, dopo un momento brutto della mia vita, quando cerchi aiuto e ti ricordi di Dio. Si comincia a frequentare gli incontri, a volte dopo una giornata pesante di lavoro, magari pensi ” vabbè oggi vado, speriamo finisca presto”; poi arriviamo ai saluti finali e dici: “come? Già finito? Dobbiamo aspettare un mese per il prossimo?” E ti dispiace, perchè è bello stare con delle persone, che spesso non conosci, ma che ti sembrano già amici, che condividono la tua stessa Fede, credenti (non creduloni!). Allora, perchè aspettare i momenti peggiori della vita per cercare la luce? Fidiamoci delle esperienze altrui. La testimonianza di Silvia è veramente illuminante! Chiudo con un invito: incontriamoci tutti il 20 settembre per il settimo capitolo del Monastero, un’esperienza davvero unica!
Il monastero wi fi è un dono!Ci sono arrivata grazie ad uno dei libri di Costanza che una mia sorella nella fede mi ha regalato. Da allora come una “droga” aspettiamo il primo lunedì del mese per avere la nostra “dose” di catechesi. Si lascia tutto a casa, le corse, gli incastri, gli impedimenti, tiri fuori il monaco wi fi che hai dentro e si va a “mangiare” la Parola! Il Capitolo generale?… una “overdose”. I giorni successivi cammini a 3 metri da terra piena di Grazia per le testimonianze che hai ascoltato, hai nutrito l’anima a un banchetto speciale, hai svuotato il tuo fagotto di peccati a sacerdoti preziosi e il cuore vola libero a ringraziare.
Siete una forza unica, quando posso cerco di partecipare alle iniziative del monastero, non sempre col giusto “profitto” ma sempre con un arricchimento per me indispensabile. Grazie di ❤️
Spesso il primo lunedì del mese coincide per me con un weekend tosto alle spalle…il lunedì,una giornata di lavoro intensa,e la tentazione di restare a casa anziché incamminarsi verso il Battistero,è forte.
Eppure ogni volta succede un piccolo miracolo: la catechesi del primo lunedì del mese è un seme prezioso che mi accompagna per tutti i 30 giorni.
La meravigliosa e antica immagine della Madonna col bambino,a cui ci rivolgiamo pregando Compieta,l’Adorazione breve ma intensa, il desiderio concorde di abbeverarci e nutrirci alla fonte dell’Amore Vero è un dono prezioso,per nulla scontato,per noi fortunati abitanti di Roma.
Sono profondamente grata alla mia amica Costanza,e a Silvia silenziosa e attivissima apostola del Monastero,per tutte le Grazie che arrivano ogni volta.
La prima: la vera pace del cuore.
Per me il Monastero WiFi è ancora un’esperienza virtuale perché non sono mai riuscita a partecipare ad un incontro dal vivo ma è ormai diventato parte imprescindibile del mio cammino spirituale! Conosco Costanza di persona e la seguo da tanto e ho subito pensato che fosse una grandissima ispirazione questa del Monastero e vedo che aiuta moltissimi vicini e lontani! Le catechesi del lunedì di San Giovanni poi sono di enorme sostegno e ispirazione nel combattimento quotidiano!
Silvia la conosco solo virtualmente ma la sua cura nel seguire e organizzare tutto mi aiuta molto! Spero tantissimo anch’io di partecipare finalmente di persona a settembre!
Ho conosciuto il Monastero Wi-Fi grazie a una coppia di cari amici, in un momento difficile della mia vita. Imbattermi nel Monastero è stato ed è al contempo dono e strumento preziosissimo per il mio percorso di fede.
Ho già avuto modo di ringraziare la carissima e preziosa Silvia per la sua testimonianza resa in occasione dell’intervista a TV2000. Rinnovo qui la mia gratitudine per la condivisione profonda, pregna di spiritualità, e molto toccante, resa con grande semplicità e umiltà. E ancora di più per le parole e il sentire riguardo alla preghiera, esercizio sul quale devo lavorare ancora molto.
Sono molto felice e onorata di essere una monaca Wi-Fi, e di poter fare la mia piccola parte per sostenere il Monastero. Un grazie di vero cuore a tutte le sorelle e i fratelli insieme ai quali ho il privilegio e la fortuna di camminare.
Ringrazio tutti i “monaci” (romani e non) che finora hanno scritto qui sul blog di Costanza le belle testimonianze della loro esperienza WiFi.
INCORAGGIO anche A SCRIVERNE ALTRE, perché è arricchente per tutti vedere come lo Spirito, anche grazie al nostro Monastero WiFi, operi concretamente nelle storie personali e ci renda comunità.
Se qualcuno che ancora non ci conosce fosse arrivato a leggere fin qui e volesse partecipare ai nostri incontri o semplicemente conoscerci meglio invito a
• CONSULTARE il sito https://www.monasterowi-fi.it/
• se romano scrivermi alla email monasterowifiroma@gmail.com
Novembre 2024:il mio piccolo Tabor nella gremita Basilica di S Pietro,in compagnia di sacerdoti secondo il cuore di Gesù,circondata da sconosciuti ma fratelli in Cristo.Una giornata di preghiera che trasfigura, che rende naturale sorridere abbracciare , condividere.Ora che sono a valle non posso non volgere lo sguardo in alto ringraziando Dio delle grazie ricevute….aspettando settembre….
Sono Vittoria, monaca da poco entrata nel monastero wifi, ma da tanto”monaca in pectore”del monastero.
Devo dire: mi piace tutto!
Certamente andando avanti troverò qualcosa su cui dialogare e magari migliorare ma per ora trovo che l’idea di riproporre il digiuno (ormai messo da parte..) sia un “imput” forte dello Spirito.
Cosa sarebbe la vita spirituale senza digiuno? Monca.
Anche se difficile, questa è la strada piccola, stretta, a volte strettissima per andare dietro a Lui!
Grazie Costanza, Grazie Silvia!
Il monastero WiFi?
Una realtà realmente reale.
Il fulcro?
La lettura con gli occhi di Dio delle nostre concrete vite fatte di relazioni, lavoro, affetti, fatiche, amore con aspettative tutte umane.
Nato dal desiderio di condividere la preghiera nelle difficoltà femminili di affrontare i rapporti e responsabilità familiari e non.
Tutto a partenza dalla testimonianza di Costanza nei suoi libri.
Le tantissime catechesi su temi ovviamente noti, ma mai scontati, scevre da qualsivoglia protagonismo, sempre concluse con l’Adorazione e la possibilità di confessione sono Grazia che sostiene e illumina.
Le testimonianze pubbliche di alcune e l’apertura ad opere di bene in contesti particolari stanno dando un taglio nuovo.
È una realtà che dà la certezza di essere online sempre, nella e con la preghiera, certi di non esser mai soli perché altre donne…e uomini…pregano secondo la chiesa in tutte le forme possibili.
La messa quotidiana ed il rosario punti fermi per ascoltare Dio ed essere ben nutriti da Cristo e sostenuti dall’amore e forza di Maria, le lodi con i vespri e la compieta, il digiuno, la confessione costante, l’Adorazione e l’offrire l’offribile…
tutto! Il silenzio e l’esserci.
Un mondo normale fatto di pura normalità con un pizzico di priorità alla bellezza, alla quale è sano non rinunciare.
La costanza negli anni della partecipazione agli incontri testimonia la forza della fede che sottende questa rete romana, e non, Spirito Santo mediata…on line…sempre.
Far parte di questo gruppo è come la chiamata alle armi, quelle che il Signore chiede a ciascuno di noi: la preghiera e la testimonianza!
Sento un sollievo incredibile da quando ne faccio parte perché le relazioni pubblicate, dei sacerdoti che partecipano agli incontri, sono cibo per la mente e per l ‘anima. Alcuni di loro toccano le corde più recondite del cuore e sono capaci di entusiasmare e destare dalla routine quotidiana, sono capaci di azzerare le paure che destabilizzano e di spingerci oltre, dove non riusciamo osare.
L ‘Amore da soli non si vive.
Essere inseriti in un gruppo come il Monastero WiFi, ci fa comprendere cosa vuol dire far parte di una rete
d’ Amore dove puoi chiedere preghiere per te o per altri e tutti rispondono con solerzia e affetto. Benedico Costanza la fondatrice di questo sodalizio,
Silvia instancabile regista
dell organizzazione e quanti si adoperano per testimoniare Cristo con la loro vita.
Il Monastero wifi è un’esperienza di fede che sta cambiando la mia vita spirituale attraverso un risveglio dell’anima che a volte mi lascia sconcertata, stupita, meravigliata. Sono stata invitata da un’amica che ha voluto condividere con me la possibilità dell’incontro con Dio attraverso le catechesi dei Sacerdoti che operano per il nostro Monastero e per la grazia del Signore.
Già il fatto di avere un’amica che mi ha invitata a fare questa esperienza e ad incontrare le persone meravigliose che con cura e dedizione ne organizzano le attività, l’ho considerato un dei tanti doni di cui Dio mi colma (anche quando sono distratta o superficiale).
Ma la vera scoperta (o, meglio, la riscoperta) è quella della verità e dell’unicità dell’Amicizia con Gesù che posso avere attraverso la preghiera, l’ascolto della Sua parola, la partecipazione all’Eucarestia ed ai Sacramenti, tutto ciò che mi riconcilia con Dio per la missione che Gesù è stato mandato a compiere in unione con il Padre attraverso lo Spirito Santo.
Avevo perso, o forse solo dimenticato, la mia fede: la fede non la si possiede, è un bene che va curato e nutrito ogni giorno, quindi ringrazio il Signore per questo Monastero wifi e lo prego di continuare a tenere aperti gli occhi del cuore mio e degli altri Monaci wifi che accompagnano il mio cammino.
Un Ringraziamento ai preziosi Sacerdoti che curano il nutrimento della mia anima ed accrescono la mia spiritualità, alle organizzatrici del Monastero ed alla cara Costanza che con le sue narrazioni, seriamente divertenti, e con il raccontare apertamente la sua ricerca di una fede che opera davvero, è fonte di ispirazione per una vita monastica possibile anche per me, e per ciascuno di noi.
il monastero wi fii è diventato per me un appuntamento mensile necessario ed indispensabile: ogni catechesi è un momento profondo di riflessione ed approfondimento.
Il dono più grande però è condividere con tanti “monaci”, nella fatica del quotidiano, la ricerca dello sguardo amorevole del Padre.
Grazie a Silvia ed a tutte le organizzatrici per aiutarmi in questo cammino di crescita spirituale.
Ho partecipato al Monastero Wifi fin dal primo capitolo generale; all’inizio ho guardato agli spostamenti di sede designata con sospetto e supponenza. Davvero non avevo colto l’enormità della macchina che si stava muovendo. Lascio volentieri una testimonianza della incredibile grazia che è stata e che tutt’ora è avere accesso ad un percorso di catechesi così ricercate e raffinate. Ho sentito dal principio di essere, immeritatamente, la fortunata destinataria di un lavoro straordinario di ricerca e studio. Tutti gli argomenti, tutti i discorsi e tutte le parole ascoltate prima o poi riecheggiano nella mente e nel cuore. Tutti i sacerdoti concorrono a fare sentire noi, che monache lo siamo solo part time, di sentirci parte di un movimento integrale di crescita e miglioramento costante per far conoscere il Signore a tutti gli abitanti della Terra. Un meritato applauso a Costanza che si è resa uno strumento credibile e capace di questo miracolo e un grazie sonoro a Silvia che cuce e rammenda le nostre frange sfilacciate con una mitezza e una pazienza inimmaginabili.
Io mi sono imbattuto nel Monastero wi-fi quasi per sbaglio, per un annuncio di babysitter! Qualcuno penserà, se crede, una coincidenza, ma io vedrei piuttosto che Dio ha usato questa “coincidenza” per darmi, attraverso una prima catechesi, la chiave di lettura di quelli che pensavo aspetti negativi della vita. Una chiave di lettura che mi aiuta oggi, ogni giorno, a dare senso e motivazione alle mie ed altrui giornate!
Da tempo volevo partecipare al monastero wi-fi ma tutte le volte non riuscivo per tanti motivi, volevo partecipare specialmente al capitolo e finalmente sono riuscita a partecipare al sesto capitolo a San Pietro, beh mi sono detta questa volta devo andare qualsiasi cosa, qualsiasi impedimento ma devo andare anche perché avevo intenzione di ascoltare dei sacerdoti che già conoscevo, ovviamente non di persona.
E’ stato bellissimo, non trovo la parola giusta, ma uscendo da San Pietro sono stata benissimo nonostante avessi delle difficoltà, mi sentivo leggera come da tempo non mi capitava, è stato una cosa molto particolare e come ho detto le parole sono limitative in questo caso.
Ringrazio Costanza che ha iniziato questa avventura e spero di continuarla insieme a tutti voi e ringrazio Silvia che costantemente a Roma organizza gli incontri.
«Niente accade senza che Dio lo permetta – scriveva Madeleine Delbrêl – e Dio niente permette che non possa tornare a sua gloria».
I motivi che ci muovono verso il Signore sono i più diversi. I miei sono nascosti nella profondità dell’anima e difficili da trasformare in parole. In questo cammino ho trovato nel Monastero Wi-Fi persone splendide che mi hanno aiutato a costruire il mio personale percorso di fede.
Una ulteriore conferma del fatto che Dio muta ogni cosa in provvidenza, e trae dal male un bene più grande.
Il Monastero Wifi romano è un luogo-non luogo in cui se ci capiti ti senti subito a casa. Inoltre la formazione offerta è di un livello molto alto.
Sapere che c’è un posto così, sul serio, rasserena.
Novembre 2024 = il mio piccolo Tabor nella gremita Basilica di S Pietro in ascolto di sacerdoti secondo il cuore di Dio,e in preghiera insieme a sconosciuti ma fratelli in Cristo.Ora che sono scesa nella mia quotidianità spesso rivolgo lo sguardo in alto per ringraziare Dio delle grazie ricevute….aspettando settembre .(Anche per riabbracciare Costanza e Silvia)
Meravigliosa Silvia!! Con questa testimonianza su Tv2000 si vede ancora di più quale sia la radice della sua luce che irradia con tutta la sua persona, eleganza e dolcezza! Lei e Costanza sono i pilastri luminosi dei monaci WiFi di Roma!! ❤️ Da quando io e mio marito Gabriele (e da qualche mese anche la mamma Angela!) partecipiamo agli incontri mensili del monastero WiFi di Roma al Battistero di San Giovanni si è arricchita la nostra vita di fede in modo semplice grazie alle catechesi e la preghiera eucaristica e comunitaria! Grati al Signore per questo dono e grati a tutti i monaci WiFi!! 🫶🙌
Quando Costanza mi ha spinto a partecipare alla trasmissione di Tv2000, sapevo che avrei dovuto raccontare come fosse la mia esperienza nel Monastero WiFi.
Chi ha avuto modo di vederne i primi 20 minuti, https://www.play2000.it/detail/16?episode_id=9597&season_id=455, sa che la testimonianza che mi hanno chiesto è stata più ampia ma non sa che a me è rimasto il dispiacere di non essere riuscita a dire molto del Monastero.
Provo allora a raccontare brevemente qui almeno come è iniziata l’avventura WiFi.
Ricordo bene quando lessi sul blog di Costanza l’invito ad un incontro mensile che si teneva presso le suore dei Santi Quattro Coronati. Ricordo che desiderai subito parteciparvi, così come di vedere Costanza dal vivo dopo che, grazie alla lettura dei suoi libri, mi sembrava già di conoscerla bene e di sentirla vicina.
Da quella prima volta, di mese in mese, una super catechesi dopo l’altra, con il tempo di Adorazione Eucaristica meraviglioso (grazie pure alle suorine dei Santi Quattro che, posizionando le luci sull’Ostensorio e sulle volute di incenso che salivano al cielo, rendevano l’atmosfera molto mistica), trovavo l’esperienza sempre più bella e arricchente ed io e mio marito non siamo mancati quasi mai.
Costanza era esattamente come pensavo che fosse: semplice, alla mano, simpatica, profondamente innamorata di Gesù Cristo.
Lo ero anch’io e mi sono lasciata coinvolgere sempre più, fino a quando mi ha chiesto di aiutarla a prendermi cura del Monastero Wi-Fi romano.
Lo sto facendo da allora meglio che posso con azioni pratiche di bassa manovalanza.
Di bello c’è che, pur facendo poco, tutti mi ringraziano e mi manifestano molto affetto.
Ed io, con quel poco, sono molto contenta di essere utile al Signore per attrarre persone a sé.
È bello crescere a piccoli passi e diventare sempre più “monaci”: uniti a Gesù proteggendo tempo e spazio di incontro con Lui nelle nostre giornate laicamente indaffarrate, che la S.Messa quotidiana e la preghiera non possono che migliorare.
L’incontro il primo lunedì del mese al battistero di San Giovanni è un appuntamento a cui non si può rinunciare. Catechesi illuminanti, adorazione e compieta. Si esce da lì carichi di spiritualità. Grazie a Costanza a Silvia e Federica ottime e puntuali organizzatrici.
Veramente la presenza del Signore si sente.
Grazie!!!!
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