Al mio posto

di Costanza Miriano

Uno dei miei disturbi psichiatrici più evidenti è che io vorrei molestare praticamente ogni donna che incontro, per sapere quale particolare e irripetibile soluzione ha dato al rebus della sua vita. Specialmente se lavora e ha figli, ma non solo, ogni donna oggi ha dovuto cercare un equilibrio o almeno un modo di sopravvivere, ha dovuto gestire l’impegno sul lavoro, i sensi di colpa, capire quando era giusto dire no a una riunione perché c’era il saggio di danza, e quando la riunione era così decisiva per il suo lavoro e quindi per la stabilità familiare che ha dovuto dire no al saggio. Ogni donna con figli – ma anche senza, ogni donna che tiene alle relazioni, quindi direi ogni donna – ha dovuto fare un numero infinito di scelte nella vita, a volte aiutata da un marito alleato, a volte meno; a volte ha potuto contare su dei nonni, su delle meravigliose tate, su strutture buone a portata di mano; a volte invece ha avuto nonni lontani, pochi soldi per gli aiuti, dei capi pochissimo sensibili alle fatiche del lavoro di cura (che non è solo quello per i figli). Si è addormentata alle conferenze, si è dimenticata il cartoncino da portare a scuola per il lavoretto, ha finto di sapere cose che non aveva neanche sentito nominare quando incontrava le mamme fuori di scuola.

Venerdì 21 marzo ci incontreremo alla Casa della donna nuova, in via dei Bresciani 12, con Elisabetta Buscarini, che in un libro ha raccontato le soluzioni che ha cercato lei. Elisabetta è stata medico e mamma di quattro figli, che alla fine è diventata primario (di gastroenterologia), ma nel cammino per arrivarci ha fatto come tutte noi ogni sorta di equilibrismo. Oggi, da nonna di otto, ha deciso di mettere in circolazione quello che ha imparato nei suoi combattimenti e fatiche, dai suoi errori e dalle cose che farebbe diversamente, perché nel nostro paese c’è tantissimo lavoro da fare su questo fronte. Non per niente, siamo il paese che fa meno figli al mondo, e abbiamo delle politiche di tutela delle madri lavoratrici, soprattutto se precarie, ridicole, e degli assegni a sostegno delle famiglie che certo non permettono a quasi nessuna madre di stare a casa, almeno negli anni dei bambini piccolissimi. Ogni dibattito pubblico sul tema verte su come permettere alle madri di essere più lavoratrici, e mai alle lavoratrici di essere più madri. Part time, congedi, flessibilità dovrebbero essere assolutamente a discrezione della madre, cosa che sarebbe ovvia se si imponesse e diventasse condiviso l’assunto che una madre che si prende cura del figlio fa bene a tutta la collettività.

Insomma, a partire dal libro della mia amica Elisabetta, una delle persone che stimo di più in assoluto, condivideremo le nostre esperienze, le fatiche, i dubbi, sapendo che nessuna di noi ha la soluzione perfetta in tasca, e nessuna di noi può giudicare la soluzione che ha trovato l’altra, sapendo che davvero ogni storia è unica. Siete tutte invitate!!!

 

8 pensieri su “Al mio posto

  1. Tiziana

    Bella idea sarebbe un collegamento a distanza! Sto assaporando il libro di Elisabetta sera dopo sera dopo aver carambolato tutto il giorno tra famiglia e lavoro e mi piacerebbe davvero poter partecipare, ma la distanza non me lo permette, spero si possa fare, grazie🙏

  2. Mirella

    Molto interessante, sono un medico anch’io ,madre e nonna di 7,ma essendo residente a Torino non potro’ esserci…e visto che interessa tanto a tutte ,perche’ non si puo’ seguire in streaming ? Sarebbe fantastico !

  3. Antonella

    Più leggo di Costanza e più me ne innamoro. Le sono infinitamente grata per la profonda fede ed il suo innovativo metodo di portarla agli altri.

  4. Giorgio Salerno

    Perché mai sarebbe un disturbo psichiatrico? Non diamo troppo spazio ad una disciplina pseudo teerapeutica?
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  5. gracefully885f57ebd7

    Ciao, sono Luigi di Piacenza e mi piacerebbe esserci ma la distanza è troppa… Si può seguire l’incontro anche in altri modi? Grazie, sei sempre nei ns. cuori

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