Il bambino il grande assente nel dibattito sull’utero in affitto

di Costanza Miriano

Dunque secondo la Corte Europea di Strasburgo, anche se in Francia l’utero in affitto è vietato, i registri nazionali dovranno in qualche modo tenere conto della posizione del “genitore intenzionale” dei bambini comprati all’estero. Che cavolo vuol dire “genitore intenzionale”? Io mi dichiaro proprietaria intenzionale della borsa di quella signora che è passata adesso; me la posso intestare anche se lei non è d’accordo? Da quando l’intenzione genera un diritto? Soprattutto se per realizzare la mia intenzione commetto un reato, come possono dei giudici legittimare questo?

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Quel che, di Verona, è fin troppo visibile

il blog di Giulia Bovassi

Pubblicato su Il Pensiero Forte

Questo articolo ha il fine di estraniarsi nettamente dalle premonizioni e, certamente, dalle descrizioni diffuse per la maggior parte da coloro che Verona l’hanno vista mediante uno schermo, sia esso bacheca social, home page di qualche testata giornalistica, talk show e via dicendo. Vorrei scrivere quanto ho visto, sentito e vissuto personalmente in qualità di uditrice, ma prima di tutto in quanto essere umano, al quale è stato fatto il dono della vita; di figlia, frutto dell’unione sponsale di un padre e di una madre; di donna, poiché ogni cellula del mio organismo contiene traccia della mia identità sessuale XX, in dotazione fin dalla nascita e oggettivamente innegabile; di moglie, perché ho liberamente scelto di amare e lasciarmi amare; di potenziale madre, per i figli che Dio vorrà donarci; di componente essenziale, alla pari di mio marito, del nucleo familiare nato da sei mesi esatti…

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Le conseguenze della contraccezione

Lo psicologo canadese Jordan  Peterson, professore di psicologia presso l’ Università di Toronto, parla dell’incredibile, tecnologico trionfo degli anticoncezionali, come  trasformazione su larga scala delle interazioni umane, una trasformazione che non ha precedenti sul pianeta (sottotitoli in italiano).

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Le donne nella Chiesa sono il vento

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano     Il Foglio 18 dicembre 2013

Non che corra il rischio, per carità, ma sono ben contenta di non essere Papa (sono già rappresentante di classe). Mi troverei subito a dover affrontare la questione delle donne nella Chiesa, e non saprei davvero da che parte cominciare. Perché si può costruire un albero, si può tessere la stoffa per la vela e montarla, ma non si può programmare il vento. L’uomo nella vita della Chiesa è la struttura, è l’albero. A volte è così forte che è anche il motore, ma il vento sono le donne. Nella dinamica trinitaria di cui l’uomo, maschio e femmina, è immagine e somiglianza, se l’uomo è Gesù Cristo, è la donna che come lo Spirito Santo dà la vita. Ma lo Spirito, il vento, come possono essere scritti in un organigramma? Come si può dare un posto al vento?

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Lasciati portare oltre dal silenzio

E’ morta stamattina, giorno della salita al cielo di San Benedetto, fondatore del suo ordine, Madre Anna Maria Canopi badessa emerita del monastero di clausura dell’isola di San Giulio, comunità che lei aveva fondato 46 anni fa e diretto sino allo scorso autunno.

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Una sera sono partita da Roma con l’ultimo volo, e sono arrivata in albergo a Milano a notte fonda. Poche ore di sonno, e poi, ancora di notte, mi sono rimessa in viaggio verso il Lago d’Orta. Lungo l’autostrada immersa nel buio l’attesa della luce (e del calore: erano meno sette gradi!), cresceva. Dovevo fare delle riprese del Monastero delle Benedettine sull’Isola San Giulio, il Mater Ecclesiae, un luogo che da tempo sognavo di vedere, e sognavo il sole sorgere sul lago, illuminare le vetrate, circondare di riflessi le mura circondate da acque scure. Per raccontare il volto femminile della misericordia, come mi aveva chiesto il mio direttore, non c’era niente di meglio che scrutare il volto di una super donna, madre Anna Maria Canopi, la badessa del monastero. Per raccontare il bisogno che la nostra civiltà immersa nel buio ha della luce della fede non…

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Quando Messori intervistò Eco: «Dio? È un filosofo non un ingegnere

Vittorio Messori intervistò Umberto Eco nel 1982 per le pagine del mensile Jesus. Con il grande studioso, che da giovane, fu dirigente nazionale di Azione Cattolica, parla del successo de Il nome della Rosa il celebre romanzo “teologico”: ogni verità si confonde con il suo opposto, la virtù equivale al vizio, Dio si dissolve nel Caos.

Umberto Eco nella sua abitazione (1982) in una foto scattata in occasione dell’intervista di Vittorio Messori

Spulcio dal taccuino fitto di note dopo qualche ora di colloquio: «Non credo più in Dio, ma forse Dio crede ancora in me. Dunque, manteniamo un certo rapporto». «Se trovi qualcuno che ama troppo gli altri, sappi che con ogni probabilità è un ateo». «Dio è laureato in filosofia più che in ingegneria». «La scommessa di Pascal va rovesciata: conviene scommettere sull’inesistenza, non sull’’esistenza di Dio».

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Cuore di mamma

Berlicche

Confesso che, in prima battuta, sono rimasto davvero stupito. Sì, perché che le donne ricevano in media stipendi più bassi rispetto agli uomini a causa del sessismo è una di quelle verità che ci sono state inculcate fin da piccoli e che non ci sogneremmo mai, da soli, di mettere in dubbio.
Senonché, se fate un attimo mente locale, è davvero così vero nella vostra esperienza, in quello che vedete intorno?
Attenzione, non sto negando che vi possano essere discriminazioni e abusi sul posto di lavoro. Non lo negano nemmeno gli autori dei nuovi studi che ho letto, ci sono eccome; ma quello che sostengono, con una gran mole di fatti a sostegno, è come, in realtà, la spiegazione della differenza negli stipendi sia un’altra. Non è paga differente per stesso lavoro, è dovuto al fatto che le donne fanno lavori differenti, e per buoni motivi.

Guardate questo grafico che…

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