di Costanza Miriano
Mi ha scritto una donna che si definisce una “lesbica di 47 anni” chiedendomi molto gentilmente di spiegarle perché io metta in atto una durissima repressione sessuale. Il tono era gentile, e sono sicura che ci fosse una sincera volontà di capire, ma non mi pare proprio il migliore degli inizi, visto che la mia “durissima repressione” consisterebbe, scrive la signora, nel mio commento al fatto che un gruppo di persone omosessuali hanno varcato il 6 settembre la Porta Santa di San Pietro.
Nel commento però io scrivevo solamente che sono contenta di sapere che ci sono degli omosessuali che, avendo attraversato la Porta Santa, proveranno a vivere in castità, perché il Giubileo è ottenere l’indulgenza, cioè confessare i propri peccati con il proposito di cercare di non farli più, e anche di “fuggire” le occasioni di commetterne altri. Non è una gita a Roma, non è una passeggiata in una bella chiesa, ma è la richiesta della grazia di Dio sulla propria vita. Non è una parata dell’orgoglio omosessuale come ce ne sono a bizzeffe, ormai nell’indifferenza generale. Facciano pure le parate e vivano la loro affettività e sessualità come vogliono, ci mancherebbe. Io non chiedo un giudizio della collettività sulla mia vita intima, mi va bene così come è, non mi interessa sapere cosa pensano i passanti di quello che faccio in camera mia. Però se passi la porta santa non stai facendo un gioco, stai compiendo un’azione che per la nostra fede ha un preciso valore. Altrimenti vai a passare la porta di Brandeburgo, l’Arco di Costantino, il cavalcavia di Ponte Pattoli. Se passi una porta santa, anzi non una qualunque, ma quella di San Pietro, e non da privato ma in un corteo con visibili vessilli della tua appartenenza stai chiedendo approvazione alla Chiesa.
“Purtroppo” però per il Catechismo della Chiesa Cattolica i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono intrinsecamente disordinati, e finché non cambia questo (e non cambierà, perché dovrebbe cambiare tutto, compresa la teologia del corpo e Humanae Vitae) ci possono essere tutte le parate del mondo, pure in via della Conciliazione, tutti i colloqui privati di Padre Martin col Papa (al termine dei quali lui, Martin, potrà raccontare tutto quello che vuole, potrà dire di avere ricevuto tutte le pacche sulla spalla del mondo, tanto il Papa non lo smentisce), ma la Verità che la Chiesa dice agli uomini e alle donne di oggi rimane quella.
Che poi io dico: a me non interessa sapere cosa pensi un musulmano del mio modo di essere donna. Né cosa pensa un ebreo delle mie opinioni. Io rispetto loro, loro rispettino me. Mi interessano anche poco, direi niente, le loro opinioni. Ma se andassi alla Mecca o nel Tempio di Gerusalemme non mi permetterei mai di profanarne le ritualità.
Chi partecipa al Giubileo dovrebbe dunque avere una minima informazione di ciò che sta facendo, e rispettarlo. Per la Chiesa i rapporti omoerotici sono peccato. Non è che le persone non li possano praticare, ma se vogliono l’indulgenza necessariamente devono confessarsi e fare almeno il proposito di astenersi. Altrimenti, continuino pure, ma non chiedano legittimazione alla Chiesa. Dire questa cosa viene percepito come repressivo e durissimo, come ogni cosa che avvisi l’uomo: non puoi fare tutto quello che ti salta in mente, non puoi decidere se sei maschio o femmina, non hai il potere di togliere la vita a un essere umano debole come un bambino appena concepito o un malato inguaribile o a un vecchio decrepito. Tutto ciò che limita l’assoluta discrezionalità dell’individuo viene percepito come opprimente, violento, duro, fascista, oscurantista e via dicendo.
Eppure, la cosa a cui queste persone proprio non riescono a credere, è che la Chiesa quando esprime un giudizio su una condotta, su un’azione – mai su una persona, questo spetta solo a Dio – lo fa perché è madre, e ci sta dicendo cosa ci fa bene, cosa ci fa fiorire, cosa ci rende profondamente felici. Mi viene pure un po’ di nausea a scrivere per la centomilionesima volta questa cosa, ma la mail che ho ricevuto (e i commenti dei miei ineffabili colleghi all’uccisione di Kirk) mi ricordano che è ancora e ancora necessario ribadire che tutti i no che la Chiesa dice sono per un sì più grande, il sì alla nostra felicità, fioritura, fecondità, serenità, insomma per una umanità perfettamente realizzata.
Se persino la Chiesa smette di dire questa verità agli uomini e alle donne che provano attrazione verso lo stesso sesso, chi lo dirà più? Quale speranza di felicità avranno? Se noi crediamo davvero, e se lo dice il Catechismo ci crediamo, che quei rapporti sono intrinsecamente disordinati, quindi impediscono la piena felicità, chi ci sarà a combattere per la felicità di quelle persone? Quale alternativa avranno alla voce del mondo, che dice loro che va tutto bene, che se sono infelici è per colpa di noi che giudichiamo e non invece del disordine che vivono?
Tutto quello che la Chiesa mi ha detto – non gli uomini, che sono peccatori come me, ma il Magistero, la Tradizione, la Parola – si è sempre rivelato profondamente vero, e “funzionante” per la mia vita, anche quando all’inizio mi è sembrato un peso faticoso da portare. Per questo affermo con certezza che la Chiesa è l’unica a voler bene davvero a quella signora che mi ha scritto. Il paradosso è che per questo, per volere il vero bene delle persone, la Chiesa venga definita oscurantista, e chi prova a ricordarlo è “cattivo”.

Costanza, mi piacciono tantissimo il tuo lavoro e i tuoi libri. Allo stesso tempo, a volte la vita reale è diversa dalle intenzioni, o regole, teoriche. Comosciamo personalmente, io e mio marito, preti omosessuali che hanno avuto relazioni con altri preti omosessuali. Sono stati coperti dai loro superiori. Uno non è più prete, e ora ha un compagno alla luce del sole. Gli è stato chiesto di rimanere prete, di non lasciare la diocesi e il suo ruolo, e lo avrebbero coperto su tutto. Lui ha deciso di non essere più prete, ma non è assolutamente stato spinto a farlo. Il parroco della parrocchia del suo ex compagno prete organizzava feste di compleanno per entrambi. Capisco quello che dici sul Catechismo; mi chiedo però quale sia la distanza fra la teoria e la realtà della vita delle persone (tutte le persone).
Gesù insegna un processo articolato e graduale per affrontare il peccato di un fratello: si inizia con un confronto personale e discreto, poi, se necessario, si coinvolgono uno o due testimoni, e infine si coinvolge l’intera comunità, il tutto guidato da spirito di amore, misericordia e ricerca della riconciliazione. Vedi Mt 18, 15-20 . Chi tace , ACCONSENTE e quindi secondo me, trattandosi di un sacerdote, che può dare doppiamente scandalo a giovani e bambini, tutti voi parrocchiani dovreste sentirvi direttamente coinvolti. Lui ha lasciato l’abito, ma il suo superiore??????
Brava Costanza, la Madonna dice Riconciliatevi con Dio e tra di voi e per fare questo e’ necessario CREDERE,PREGARE,DIGIUNARE E CONFESSARSI.La Chiesa sta perdendo i suoi soldati migliori per andare dietro al mondo, rinnega la ricchezza della sua storia, questa non è la strada giusta
Grazie,
chiara e precisa.
PMazz
Penso che il catechismo andrebbe riformato. Usa delle parole offesive della dignità delle persone lgbt e propone una strada che nei fatti si sta rivelando inapplicabile. La castità di continenza dovrebbe essere per chi si sente chiamato a qualcosa di più!
Ero tra i pellegrini della porta santa e tra noi c’erano anche coppie gay e lesbiche che vivono il proprio amore alla luce del sole. Non eravamo li per chiedere di essere accolti perché eravamo gia a casa!!
Bellissimo commento, grazie Nadia!
Non credo che la modifica del Catechismo sia praticabile e l’articolo lo spiega chiaramente. Ci sono cose che la Chiesa non può cambiare….
Il problema è che il disordine intrinseco dei rapporti omosessuali non è qualcosa che si è inventato il catechismo: è presente nel nuovo testamento. La chiesa non ha il potere di cambiare la parola di Dio. E per quanto umanamente capisco che sia difficile lottare contro una attrazione che a lei, Noemi, appare probabilmente naturale, dobbiamo anche fidarci che, se il Signore scoraggia questo tipo di rapporti, è perché non possono condurre alla felicità. Mi rendo conto che è facile parlare per chi non si trova nella sua situazione, ma come ci fidiamo che altri comandi di Dio ci sono stati dati per la nostra felicità (e.g: non rubare, non desiderare la donna di altri, ecc…) lo stesso vale per questo. La terrò nelle mie preghiere.
Senza polemica, anzi:
“Il problema è che il disordine intrinseco dei rapporti omosessuali non è qualcosa che si è inventato il catechismo: è presente nel nuovo testamento”
Veramente non se lo è inventato manco il Nuovo Testamento o il Vecchio: il problema è che se lo è inventato la biologia stessa.
Grazie Costanza per il coraggio, la ferma chiarezza e la dolcezza con cui ricordi i fondamentali della Dottrina. Sempre più dimenticati, non proclamati da chi è preposto ad indicarci la via del Bene. Lo stesso Giubileo per queste persone che rivendicano orgogliosamente e vivono uno dei quattro peccati che gridano vendetta al Cielo a mio modesto parere non andava permesso. La Chiesa accoglie tutte le persone, non da oggi, da sempre, senza etichette. Permettere che persone non accettanti la Parola di Dio e imponenti il loro modo sbagliato di vivere la sessualità alla Chiesa stessa sperando in un suo cambio di visione della morale abbiano attraversato la porta Santa ha dato un messaggio di accettazione della loro condizione. I gesti, le situazioni create hanno un loro simbolismo ed un loro valore. Tu dici: finché il Catechismo della Chiesa Cattolica non cambia, ecc ecc. Che sia questa l’ultima prova a cui esso si riferisce nel capitolo 175? Per questo ritengo sia molto importante sostenere te e quanti, tra i laici, testimoniano con amore e passione la Parola ed il Magistero di 2000 anni e pregare fortemente per la nostra amatissima Chiesa.
Gentile signora, effettivamente il suo ragionamento non fa una piega: il Catechismo della Chiesa cattolica dice che gli atti omosessuali sono disordinati, mentre le persone omoaffettive vanno accolte e rispettate in quanto persone,creature e figli amati.
Ma cosa significa che gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono disordinati? Significa che non sono ordinati alla procreazione. Questi è , non altri aspetti dell’ atto. In questo senso se l’ amore coniugale tra una donna e un uomo, nel matrimonio, è ordinato all’ unione, al dono reciproco e alla procreazione, l’ atto sessuale omosessuale manca dell’ ultimo elemento. La castità, al cui impegno lei giustamente invita, è ben altra cosa e riguarda tutte le persone unite in un vincolo di amore di coppia, non solo le persone omoaffettive. Su questo la Chiesa, che è madre e ci guida al bene, è molto chiara. Chi fa parte dei molti gruppi di spiritualità coniugale lo dovrebbe saper bene e anche i consacrati che fanno voto di castità.
Ma se il disordine sta nel non poter o deliberatamente non voler procreare, la porta santa dovrebbe essere preclusa a molti più figli di Dio e non solo alle persone omoaffettive.
Qualche conoscenza in più sulle parole e i valori che esprimono potrebbe aiutare tutti ad una riflessione più profonda.
Gentile signora, gli atti omosessualità sono disordinati perché non aprono alla procreazione per il semplice fatto che il progetto di Dio su essere umano e famiglia è Che fu creato maschio e femmina e che l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e i 2 saranno una carne sola. C’è bisogno di altro x capire che la sua contro risposta non ha fondamento?
Solo una cosa: grazie per il dono che fai a tutti noi con la tua scrittura.Stefano.
Buongiorno Costanza, mi chiamo Alessandra e sono una casalinga di Forlì ex catechista e madre di 2 ragazzi ormai uomini di 24 e 29 anni . È stata una lettera che mi ha fatto sentire viva . Se riesco cerco di andare a Messa tutti giorni mi da la forza per affrontare la giornata e la penso come te per cui spesso tengo x me i miei pensieri anche in parrocchia perché sarei additata come omofoba, sessista ,razzista e via dicendo e soffro per questo . Quando ho letto la tua e mail ho pensato anche a mio suocero cge ora si trova in un hospice e dolcemente lo accompagnano con cure palliative e secondo la volontà del Signore ; probabilmente se fossimo stati in un’altra nazione lo avrebbero già “ucciso” con la puntura perché costa tanto alla comunità un uomo di 90 in un letto ma qui per fortuna no. Io non odio nessuno ma vorrei solo esprimere liberamente il mio pensiero di cattolica credente nel Vangelo e non considerata come una bigotta . Grazie
Penso che il catechismo e i documenti della Chiesa pre Francesco sul tema omosessualità usino delle parole offensive e propongano una strada inapplicabile. Come si può proporre a delle persone che non scelgono di essere lesbiche, gay, trans una castità di continenza? Come possono queste persone vivere delle relazioni sane se qusiasi impulso vitale ricorda loro essere intrisecamente disordinate? Alcuni si sono suicidati nel cercare di applicare questa roba!! O cercando di “guarire” da qualcosa che non è una malattia (lo dice la scienza).
Ero tra quelli che hanno attraversato la Porta Santa sabato scorso. Insieme a me c’erano persone che amano, che hanno imparato ad amare e ad amarsi soprattutto, alcune hanno un compagno o una comapgna e non ne fanno mistero.
Tutti siamo in cammino e la castità è saper guardare l’altro con occhi puri, senza brame di possesso, vedere la persona e non un pezzo di carne.
Non eravamo li per chiedere di essere ammessi. Noi ci sentiamo già a casa ndlla chiesa e lo siamo! con tutte le nostre fragilità (non c’è solo il sesso come peccato) grazie ai preti e suore che ci accompagnano da anni.
Visto che secondo il catechismo non saremmo in regola abbiamo fatto solo una gita? Un pride? No quei giorni sono stati intensi e bellissimi, la Grazia si è sentita davvero.
Nonostante ci sia stato detto di non saper amare, di essere perennemente immaturi, stiamo dimostrando il contrario con le nostre vite. Anche il pellegrinaggio giubilare dimostra che con l’aiuto di Dio, stiamo nella relazione con la Chiesa anche se ci sono dei problemi, anche se altri fratelli ci giudicano. Una bella prova di maturità.
Veramente l’astinenza è richiesta anche alle persone non sposate. Ed è richiesta la monogamia. Perché dovrebbe essere impraticabile? S
Così è infatti, l’astinenza (dai rapporti sessuali) – atto concreto che nasce dell’esercizio spirituale della castità – è esercizio richiesto a chiunque dicasi cristiano, che SI PUò compiere con l’aiuto dello Spirito Santo.
Il problema è – ed è necessario un “nostra culpa” – che l’astinenza e l’annessa e connessa castità, è finita in soffitta (vogliamo parlare dei rapporti prematrimoniali?) per cui è invalsa la convinzione che “non si può fare”, è inaccessibile, è addirittura pretesa disumana.
Così ad esempio, si chiede il Matrimonio per i consacrati, perché si eviterebbero loro peccati di natura sessuale… peccato che non sia così.
Si subordina la potenza di Dio (e la Sua Grazia e la sua Volontà) alla potenza “ineluttabile” della nostra natura – decaduta e ferita.
Due cose che dice Bariom.
Rapporti pre-matrimoniali: non si coglie più il bello dell’attesa del momento giusto
Matrimonio per i consacrati: non mi ha mai convinto come cura contro gli scandali. Esistono mariti con una o più amanti…
Permettimi @Paolo, non è solo questione di “momento giusto” e relativa attesa.
È anche questione della “persona giusta”, che non è quella che ci racconta il mondo in base a congiunzioni astrali o – ovviamente – se si “funziona” a letto, ma il Marito, la Moglie, che Dio a pensato/preparato per chi al Matrimonio è chiamato.
O come sempre parliamo tanto di Dio e di Dio come Padre e poi pensiamo che ci dobbiamo arrangiare da noi (auguri!) e Dio non ha tempo per simili facezie?
La verità è che se Dio ci ha donato una VOCAZIONE, al Matrimonio e alla Famiglia, come potrà non prendersi cura di Colei o Colui che saranno destinati ad essere con noi “una carne sola”?
In questo progetto rientra la sessualità e il dono dei figli che vorrà concederci, dove l’Atto coniugale diventa DONO di sè all’Altro/Altra. Profonda comunione potenzialmente co-creativa, non destinata a qualcuno con cui “fare delle prove” o della “ginnastica da camera”, anche se ci sentiamo attratti e pieni di sentimento.
Il Fidanzamento (che roba è?) è appunto un tempo di discernimento interiore, per discernere la Volontà di Dio su si sè e su chi dovrà con noi condividere gioie e dolori, la buona e la cattiva sorte, sinché morte non ci separi, e in questo, la sessualità vissuta prima del tempo – leggasi prima del Matrimonio – non è mai un aiuto, perché oltre ad essere un forte “laccio” che ha il sopravvento sulla chiarezza dello spirito, essendo anche un peccato (eh si…) offusca o annulla (visto che spesso non è neppure confessato o combattuto) la possibilità che lo Spirito Santo venga in nostro aiuto nel discernimento.
O perché credete che oggi la percentuale di Matrimoni Sacramento che finiscono in separazioni e non di rado dopo pochissimo tempo, sono ormai le stesse di quelle che riguardano le unioni civili?
E non crediate io semplicemente stia qui a sentenziare…
In primis mi attengo a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato (e forse s’è un po’ scordata), in secundis sono un convertito in età adulta – ancora celibe a suo tempo – e ho avuto il mio bel da tribolare per comprendere ed entrare in questa meravigliosa e liberatoria dinamica (altro che imposizioni liberticide), che prevede un amore casto sino al “momento giusto” di cui sopra.
Cara Costanza, quando ho letto del “giubileo LGBT” e ho visto la foto di due persone dello stesso sesso che, dopo aver attraversato la Porta Santa erano nella Basilica mano nella mano, e uno indossava una maglietta con su scritto “F*ck the rules”, ho pensato subito a questo passo del Vangelo di Luca:
“Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori”.
Un abbraccio in Cristo Gesù, vivo e presente anche oggi in mezzo a noi.
Mha! Le cose sono così evidenti e pacifiche che solo la proganda idrologica può vedere quello che non c’è.
Le persone con orientamenti sessuali alternativi non hanno il “cintolo rosso” circa la necessità di vivere la castità perché vale tranquillamente anche per gli etero, per cui c’è poco da lamentarsi (ma volevo scrivere, sbraitare).
Circa, poi, i “toni offensivi” le “imposizioni” e quant’altro oltre alla scarso senso del sacrificio, del dovere, dell’onestà intellettuale che collide inesorabilmente con la Verità e con l’evidenza per sposare (l’accostamento è casuale) l’opportunismo, e, soprattutto, alla mancanza di una fede appena appena più coerente, rimando alla questione accennata sopra: propaganda e idrologia.
Ah un’altra cosa. Da ultimo – o per prima cosa – forse sarebbe il caso di domandarsi perché è così facile cambiare idea su questioni di fede. Per non dire altro…
Il problema (uno dei problemi) credo sia proprio in quella processione sotto quei “vessilli”. Cosa rappresentino lo sappiamo, a che “comunità” facciano riferimento anche, ma in una visione cristiana, cosa mi rappresentano?
Non l’appartenenza ad un gruppo, ad una parrocchia, ad un movimento, cosa?
“Siamo un gruppo di persone con disordinate tendenze sessuali, in particolare di tipo omoerotico” (ce ne sarebbero anche tante altre e anche tra persone etero), ed eventuali… non saprei come definirle… solidali?
Bene e ottimo se sono in processione per varcare un Porta Santa per lucrare un’indulgenza – che ricordiamolo è qualcosa in più di quello che ci dona il Sacramento della Riconciliazione.
Si dovrebbe presumere quindi che il loro stato spirituale sia di penitenti che hanno commesso specifici peccati (e altri ancora come tutti) o di cristiani “in combattimento” che chiedono una grazia speciale proprio per essere fortificati e “fuggire le occasioni prossime di peccato”.
Dunque perché fare del proprio stato spirituale (ed eventualmente del proprio peccato) un segno distintivo e identificativo?
Lasciamo da parte questioni come il santo pudore o la santa contrizione (chi ne parla?), ma in linea di principio sarebbe come se si formasse un gruppo con corrispondenti simboli, dei ladri, dei menzogneri, dei pornografi, degli sfruttatori, degli adulteri, degli avari e via discorrendo.
Apriti cielo, ho fatto dei paragoni!
Ma qui il ragionamento vuol essere di pura logica – sempre che la logica sia appoggiata e generata dalla verità che la Chiesa ci insegna – e il parziale elenco e fatto perché nessuno si sottragga (o qualcuno pensa di essere senza peccato facendo di Cristo un bugiardo?).
Oppure la logica è un’altra… dovremmo come nei gironi danteschi riunirci ognuno sotto il vessillo del proprio peccato? Io avendone più di uno sarei anche in difficoltà!
Il proprio peccato sia manifesto – quando già non lo sia agli occhi altrui – e pubblicamente dichiarato solo per rendere gloria a Dio, per testimoniare la Sua Potenza e il Suo Amore, nell’averci liberato dalla nostra schiavitù.
Caro amico
perché fare del proprio peccato un segno distintivo? Intanto essere lesbica, gay o trans non è un peccato. Questo lo dice il catechismo. Il peccato è qucosa che fai, non ciò che sei!
Cara amica, posso essere d’accordo non fosse per il fatto che tra le rivendicazioni portate avanti da chi si unisce sotto i vessilli di cui parlavamo, c’è anche la pretesa che i rapporti di natura sessuale per di più omoerotici, vengano accettati e considerati cosa buona, mentre parliamo del peccati di fornicazione (roba desueta) che si potrebbe anche definire come adulterio nei confronti di Dio stesso, laddove non solo i consacrati hanno come unico Sposo lo stesso Cristo.
Basterebbe leggere un po’ di Mistica e di Patristica.
Questo accomuna omo e etero sessuali sinché non si è uniti nel Sacramento del Matrimonio – non a caso questa è tra le altre pretese delle coppie omosessuali -quindi riguarda molti, dove comunque anche nel Matrimonio la castità non finisce in un cassetto.
O “non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!”
1Corinzi 6,15
Se poi lei o altri, anche etero, vivete “come Fratelli e Sorelle” nel senso fisico e non solo spirituale i vostri rapporti di affetto o di mutuo Amore come conviene tra Figli di Dio, benedetto Dio, ma non credo sarebbe necessario riunirsi, identificarsi in nessun gruppo LGTB ecc. ecc.
Il problema per l’Uomo comune, anche quello religioso (lo è stato a lungo anche per me) è comprendere quanta verità, libertà e pienezza ci sia, nel vivere la propria sessualità ordinata alla Parola di Dio che normalmente viene invece piegata al nostro “sentire”.
Rispetto il suo pensiero. Rispetto il catechismo ma in coscienza ci sono parti che non condivido compresa la parte della “guerra giusta” e dell’uso in essa delle armi. (Ricordo che il catechismo è scritto da uomini e cambiato di continuo nella storia, se non fosse così saremmo rimasti come 60 anni fa che chi arriva al dramma di togliersi la vita non meritava neanche di entrare in chiesa)
In coscienza sono fedele al Vangelo e fedele allo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose.
Affidiamoci a lui. Si affidi a lui e offra occhi di tenerezza e cuore accogliente. Dove c’è Amore c’è Dio.
Cara Costanza, ciò che viene assorbito da chi vive questo modo di “amare disordinato” (definizione per noi i cristiani), duro da digerire al tempo di oggi, è perché non tutti accettano e vogliono capire che essere di Cristo e di Dio, inevitabilmente, porta a una trasformazione, che, come tu dici, sembra ed è, un peso faticoso da portare o meglio un cammino che però non puoi fare a meno di continuare, accettando con “umiltà” le nostre cadute e continuando a riprendere il cammino (san Paolo lo spiega meglio di me).
Si dimentica (e questo è per tutti, perché il peccato diventa sempre più sottile soprattutto per un devoto) ciò che è buono e giusto per il nostro bene, (una volta era più definito, ma si sà le regole ci hanno sempre dato un pò di orticaria) sapendo discernere. Se facevamo qualcosa che non andava lo sapevamo eccome.
Un pò come quando c’era il Covid che ci dicevano di “lavarci le mani”….ma perché non ce lo avevano insegnato da piccoli che bisogna lavarsi le mani per la nostra salute???…per necessaria pulizia contro ogni germe che può danneggiarci?…tutto dimenticato.
In conclusione, nulla è perduto, per tutti, il Signore è Grande e le sue vie sono davvero infinite e incomprensibili a noi.
Un saluto
Come ti voglio bene…! Ti vorrei ‘Papessa’ per acclamazione ❤️😂
Grazie di cuore, continua a parlare… In mezzo a tanta confusione e oscurità sei una luce! ⭐
Tvb. Laura da Livorno
CHIARA Carissima Costanza, ti seguo da sempre e a volte mi dispiace che la pur lodevolissima attività del Monastero wi fi ti lascia poco tempo per comunicare esplicitamente il tuo pensiero come facevi prima,
Condivido in ogni parola quanto scrivi in questa lettera, vorrei però un chiarimento :pechè secondo te, Papa Leone tace su quello che il Catechismo definisce chiaramente un peccato, anzi ha permesso che padre Martin dopo il colloquio parlasse di una sua adesione incondizionata alla posizione ambigua di Papa Francesco ?E’ davvero cosi ?
Ti ringrazio se vorrai dirmi il tuo punto di vista al riguardo. Ho 93 anni, non posso muovermi e i tuoi scritti sono per me una benedizione e costituiscono l’unica “compagnia” che supporta la mia fede.
La domanda sorge spontanea anche a me!
Il Giubileo ridotto a manifestazione LGBT. Non può interpretarsi altrimenti il passaggio della Porta Santa con vessilli da pubblico peccatore. Qualcuno forse lo trova ancora scandaloso.
Come la benedizione alle coppie omo che, c’è da scommettere, non sarà abrogata come il Rito Antico divenuto ormai “peccaminoso”.
Mi pare che dopo Benedetto XVI, la Chiesa (o meglio parte di essa) abbia preso una china irreversibile, foriera di castighi, e che nulla cambierà finché (come hanno detto tanti, anche Papi) non resteranno più cattolici se non in piccolisssimo numero
Se Lei passasse il tempo che impiega a giudicare i poveri accanto a loro per comprenderli, entrare in empatia con loro ed aiutarli a scoprire il Vangelo, probabilmente farebbe ciò che il Suo battesimo le richiede. Ma gridare allo scandalo, recitare la parte del pelide Achille offeso nell’onore è più facile, appagante e non ha lo sgradevole aspetto del doversi “sporcare le mani”, ovvero mettersi un grembiule e lavare i piedi a coloro i cui piedi puzzano. Ha il coraggio di fare qualcosa di veramente utile? Al prossimo pride li incontri ed annunci loro il Vangelo, gridando “Gioia mia, Cristo è risorto!”. Io sarò a Torino a fare esattamente questa stessa cosa con la mia comunità di credenti: mi contatti all’indirizzo corranhorn.corellian@gmail.com e lo faremo insieme.
Gli omosessuali non sono “poveri”, se la passano meglio di tanti poveri cristiani, glielo assicuro.
Come sempre si scambia il “giudicare” con “l’esibire” pubblicamente il peccato (come si fa anche qui, vedo).
Mi dica, in tante lavande di piedi quanti ai suoi amici omosessuali quanti hanno cambiato vita, per usare una parola fuori moda si sono convertiti?
Mi hanno insegnato che la misericordia porta a salvare le anime, non a confermarle nel peccato (pubblico ed esibito per di più). Ma, evidentemente, le cose sono cambiate.
Quanto ai silenzi di Papa Leone (non solo su questo) e “all’aderire incondizionatamente” alla linea di Francesco alcuni si sono posti domande, probabilmente intuiscono già la risposta
Attenzione Enrico a non cadere nella trappola del “super-cristiano” che tanto fa e presume di cosa gli altri facciano a non facciano.
Ricorda tanto la celebre parabola del Fariseo e del Pubblicano…
Grazie Signore perché io faccio questo e quello (che poi è un mettersi una medaglia più che un render grazie) e non sono invece come gli altri “e neppure questo pubblicano” (compresi fratelli/sorelle nella fede).
Speriamo che tutto quanto lei fa (ognuno ha il suo di cui a volte nulla ci è dato sapere) vada a sconto della sua metrica di giudizio, che già appariva seppur più velata, nella sua precedente risposta a Costanza.
Buongiorno. Nella Chiesa sono sempre esistiti due tipi di credenti: coloro che stanno in ascolto della samaritana e di Zaccheo e coloro che ne additano pubblicamente i peccati. Il Suo articolo mi da l’impressione che, in questo caso, Lei faccia parte della seconda categoria. Additare i peccati altrui è sicuramente facile, appagante e “pagante” in termini di popolarità, ma ho il sospetto che non sia quanto il Signore ci ha insegnato. Nella mia vita ho imparato che dalle mie azioni è venuto qualcosa di buono solamente quando sono stato accanto al mio fratello, anche aiutandolo a riconoscere gli errori e mai quando ho preso la penna per fustigarne le cattive abitudini. Ma magari mi sbaglio, e Lei ha passato almeno il doppio del tempo impiegato a scrivere questa nota per comprendere ed imparare ad amare almeno una persona LGBT: perchè se non lo ha fatto, temo che la sua visione del Vangelo abbia qualche falla. Cordiali saluti.
Complimenti per non aver capito niente di quello che Costanza ha scritto.
Buongiorno, nella Chiesa sono anche sempre esistite le persone che si fanno la dottrina a proprio uso e consumo.come lei ( e quelli/e come lei). Cordiali saluti.
Mi può indicare dove definirei la dottrina a mio uso e consumo?
Xché sto con entrambi i tipi di credenti. Visto che correggere gli atti peccaminosi ( prima privatamente, poi pubblicamente) è uno degli atti di carità spirituale poiché dovrebbe portare alla salvezza del peccatore.solo x eufemismo è un atto intrinsecamente disordinato. È in realtà un peccato contro l’ordine naturale ( x naturale inteso come creato da Dio)delle cose.
Sostenere come fa lei che o si è dalla parte di zaccheo o non si è cristiani, è farsi la dottrina a proprio uso e consumo .
Et satis est.
Non so se è passata risposta a Enrico. Ho poco segnale.
Buongiorno, mi sembra che lei scambi “l’additare pubblicamente” con “l’esibire pubblicamente”. In ciò risiede lo scandalo, non nel peccato che il Signore è sempre disposto a perdonare, se c’è pentimento. Ma come può esserci se gruppi organizzati strumentalizzano il Giubileo per ottenere “riconoscimenti”.
La “resistenza all’occupazione totale” è la sfida dell’umanità di oggi. Anche la Chiesa è un territorio occupato, da parte di chi vorrebbe cambiare la fede di sempre.
Non capirò mai (anche se forse è facile da capire) perché non credenti cercano di cambiare la Chiesa, con la benedizione del peccato
Carissima Costanza,
il tuo post – di cui sottoscrivo ogni singola parola – come da altra angolazione alcuni dei commenti ricevuti (in qualche caso ai confini della realtà) fotografano come meglio non si potrebbe lo stato confusionale in cui versa ormai da tempo (diciamo grosso modo dal 2013 in avanti) la nostra amata Chiesa. Mai come oggi risuonano di estrema attualità le parole di Isaia: “Guai a coloro che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!” (Is 5,20). Confusione in primis sul significato di peccato e misericordia, che ormai ha investito tutta o quasi la morale cattolica. Non per nulla fu il compianto card. Caffarra a denunciare senza mezzi termini in una straordinaria intervista di qualche anno fa, che solo un cieco poteva negare la confusione che c’era nella Chiesa. All’epoca a tenere banco era la questione della lettera, con allegati i dubia, che quattro cardinali, tra cui lui, avevano spedito a papa Francesco per chiedere chiarimenti circa la controversa – non trovo termine più misericordioso – esortazione apostolica Amoris laetitia (giusto per la cronaca ricordo che i quattro cardinali non ebbero mai risposta né furono mai ricevuti in udienza da Bergoglio). O vogliamo parlare della confusione scatenata dalla dichiarazione Fiducia supplicans, con interi episcopati saltati sulle sedie a leggere (sorvolo su certi funambolismi teologico-lessicali che neanche il conte Mascetti di Amici miei) che la Chiesa dava facoltà – seppur in forma extra liturgica eccetera eccetera – di benedire coppie samesex? Caso mai non fosse chiaro stiamo parlando della stessa dichiarazione che giusto qualche giorno fa il card. Sarah, già prefetto della Congregazione per il culto divino e i sacramenti nonché teologo di prim’ordine (e anche autore, consentimi la divagazione personale, della prefazione al mio libro sul Concilio Vaticano II di cui mi pregio) ha liquidato senza mezzi termini definendola “teologicamente debole e quindi ingiustificata. Mette in pericolo l’unità della Chiesa. È un documento da dimenticare”. Così, per gradire. Potremmo andare avanti a lungo.
A riprova della confusione che regna sovrana, e qui entro nel merito del tuo post, una lettera pubblicata oggi sul quotidiano dei vescovi italiani a firma di padre Giovanni Belloni. Il quale, dopo aver ringraziato il giornale per aver dato spazio alla notizia del Giubileo Lgbt, così scrive (il corsivo è mio, NdA): “Chi le scrive è uno dei tanti operatori pastorali di questo gruppo (la Tenda di Gionata, ndr). Dopo aver raccolto le loro storie e le loro lacrime, mi sono messo accanto a loro. Quanto c’era bisogno di formazione e di preparazione per accostarsi a persone, genitori e figli e figlie, in modo appropriato e liberi da ogni pregiudizio. Con la consapevolezza che Dio li accoglieva così come erano, anche se la Chiesa poneva loro degli ostacoli…Molti dei loro amici e amiche infatti l’hanno lasciata definitivamente”. La lettera prosegue dicendo che quelli che sono rimasti, “purificati da una sofferenza inferta dagli uomini…senza nulla rimproverarsi, entrano festosi in San Pietro a testa alta”. Tralascio di soffermarmi su quest’ultimo passaggio limitandomi a sottolineare che, se un cristiano, cioè un peccatore per definizione, non ha nulla di cui rimproverarsi e addirittura varca la Porta Santa a testa altra, forse – dico forse – Huston, abbiamo un problema. Il punto che mi interessa però è un altro. Ed è quando padre Belloni afferma che “Dio li accoglieva così come erano anche se la Chiesa poneva loro degli ostacoli”. Frase, questa, che dà l’esatta misura di come stiamo (mal)messi. C’è qui infatti ottimamente sintetizzata la riproposizione del piagnisteo politicamente corretto per eccellenza: di qua Dio che ama tutti gli uomini (e le donne, ci mancherebbe) così come essi sono; di là, invece, una Chiesa più matrigna che madre, che pone sul cammino – nella fattispecie delle persone omosessuali – non meglio precisati “ostacoli”. Ora a me spiace per padre Belloni e per tutti quelli che la pensano come lui, ma non è così che stanno le cose. Neanche un po’.
Intanto, vediamo di chiarire una volta per tutte questa cosa che “Dio ci ama così come siamo”. Frase senza dubbio vera, per carità. A patto però che ci capiamo sul significato di quel “così come siamo” perché detta così il rischio di sviste e malintesi anche gravi è dietro l’angolo. Se infatti il “così come siamo” lo si intende nel senso che Dio, essendo stati gli uomini perdonati in virtù del sacrificio di Cristo che ha pagato Lui il conto per tutti, effettivamente ama ogni persona così come essa è, va bene. Ma se, invece, lo si intende nel senso che, siccome Dio mi ama così come sono, posso restare nella mia realtà di peccato – qualunque essa sia – senza alcun bisogno di convertirmi, come se, cioè, peccare o non peccare sia in fin dei conti la stessa cosa, beh in questo caso la musica cambia. E parecchio, anche. Ed è una musica sbagliata perché sarebbe come affermare che Dio, oltre al peccatore, amasse anche il peccato. ll che evidentemente è una bestemmia, posto che la Scrittura dice chiaramente: “Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare” (Sir 15,20). Attenzione allora a non fare del Vangelo e della misericordia di Dio una caricatura del vero amore. Come se l’amore gratuito di Dio non fosse uno sprone per, appunto, convertirsi e cambiare vita abbandonando il peccato, bensì una specie di lasciapassare per continuare a vivere come ci pare e piace. Un approccio, questo, oltre che pastoralmente miope posto che non si ha, come dire, la percezione che né i seminari né le chiese si stiano di nuovo riempiendo, è anche teologicamente assai scivoloso, per usare un eufemismo, dal momento che postula la possibilità che grazia e peccato possano coesistere quando invece si escludono a vicenda come la luce e le tenebre. Beninteso, senza che questo precluda minimamente il fatto, come la storia stessa della santità dimostra, che si possa essere santi e peccatori allo stesso tempo. Basta però, anche qui, mettere le cose in chiaro: un conto è essere coscienti del proprio peccato, desiderare di convertirsi e rialzarsi dopo ogni caduta nella consapevolezza che non si finirà mai di combattere; tutt’altra faccenda è far passare l’idea che siccome Dio è buono e perdona e ci ama così come siamo e bla bla bla, non c’è alcun bisogno di cambiare vita né di rinunciare a ciò che è male. Sono due prospettive lontane anni luce l’una dall’altra e di cui solo la prima è vera. Troppo spesso si dimentica che Dio è sì misericordioso, ma anche giusto. Talmente giusto che la stessa morte in croce di Gesù, che per noi ha significato la salvezza, agli occhi di Dio è stata ciò che ha rimesso le cose a posto, ciò che ha fatto, appunto, giustizia. Solo che anziché pagarlo noi il conto, come avrebbe dovuto essere, il conto l’ha pagato Cristo al posto nostro. Ma sempre un conto c’era da pagare, e sempre un conto è stato pagato. Ora magari qualcuno dirà che sì, è stata fatta giustizia, ma in modo ingiusto. Liberi di dirlo, ci mancherebbe. Questo però, punto primo non è un problema nostro, ma di Dio; è Lui che ha deciso così. Punto secondo: il fatto che Cristo sia morto ingiustamente al posto nostro, se da un lato è la prova provata di quanto immenso sia l’amore di Dio che non ha voluto che il conto lo pagassimo noi, dall’altro non cambia che la Sua morte sia stata comunque “giusta” nella misura in cui ha fatto giustizia saldando il debito che l’umanità aveva nei confronti di Dio. Spero sia chiaro perché è importante parlare correttamente della misericordia. A tal riguardo, c’è un famoso episodio nei vangeli, che oltretutto calza a pennello con il discorso che stiamo facendo, che spiega meglio di tante parole quello che stiamo dicendo. È quello dell’adultera perdonata (Gv 7,53-8,11). Dopo aver messo a tacere i farisei che volevano lapidarla perché così prevedeva la legge, Gesù si rivolge alla donna chiedendole “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”, e lei risponde: “Nessuno, Signore”. Al che Gesù le dice: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Perché è importante questo episodio? Perché dice tre cose. La prima: che siamo tutti peccatori (“Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra”) e che quindi nessuno può giudicare né tantomeno condannare chicchessia eccetto Dio che è l’unico senza peccato. Secondo: che l’adulterio è peccato; terzo: che Gesù ha avuto sì misericordia nei confronti di quella donna, ma questo non gli ha impedito di dirle “va’ e non peccare più”. Non le ha detto “tranquilla, continua pure che tanto io ti perdonerò sempre”. O vogliamo dire che anche Gesù era troppo “rigido”? No, vero? Attenzione: è certamente vero che Dio perdona sempre; ma, anche qui, un conto è che uno, sapendo di essere debole e peccatore, cade, si pente e si rialza ripromettendosi di non farlo più; tutt’altra faccenda è fare finta di niente o pensare che peccare o non peccare sia lo stesso perché tanto Dio perdona. Il “non peccare più” è un’esortazione, appunto, alla conversione, a cambiare rotta avendo incontrato un amore che va oltre i nostri limiti. D’altra parte, se uno guarda alla storia scopre – e non è certo un caso – che tutti, e dico tutti i “convertiti”, si chiamano così non perché siano o fossero persone integerrime, tutte d’un pezzo e impeccabili, ma perché avendo incontrato Cristo nella loro vita hanno fatto come un’inversione a u, hanno cioè cambiato strada lasciando la condotta di prima per seguire il Vangelo. L’atteggiamento di Gesù con la donna adultera illumina e chiarisce anche la dottrina della Chiesa nei confronti degli omosessuali. Non si tratta – e qui vengo ai presunti “ostacoli” citati da padre Belloni nella sua lettera – di chiudere porte in faccia né di essere rigidi, ma di amare e avere misericordia dicendo allo stesso tempo “va’ e non peccare più”. Come? Nel caso, ad esempio, dei divorziati risposati vivendo la nuova unione come fratello e sorella, nel caso degli omosessuali vivendo in continenza. Non c’è altro modo. Se poi questo atteggiamento – ossia dire la verità – a qualcuno non piace o anzi lo percepisce come una “durissima repressione”, beh mi rincresce ma il problema è tutto suo. Molti sono i chiamati, pochi gli eletti, ha detto Gesù. Tradotto: se è vero che tutti sono chiamati ad essere cristiani, è altrettanto vero che il Vangelo non è per tutti. Il Vangelo è esigente, seguire Cristo comporta un combattimento quotidiano, una tensione; significa vivere avendo il santo timor di Dio. Che non è il terrore di Dio, la paura di un Dio punitivo e vendicativo tipico di certe religioni che con il cristianesimo non hanno nulla a che vedere; avere timor di Dio significa piuttosto vivere come se Dio ci fosse – etsi Deus daretur per dirla con il grande Benedetto XVI – cioè non far finta che tutto è uguale, che va bene tutto e che peccare o non peccare è lo stesso perché, di nuovo, tanto Dio è misericordioso. Purtroppo da qualche anno a questa parte si è imposta un’idea della misericordia del tutto fuorviante, che fa tutt’uno con una visione altrettanto miope del fatto cristiano in quanto tale (e di conseguenza della missione della Chiesa). Cristo non è venuto a predicare l’amore di Dio e basta; Cristo è venuto a salvare gli uomini predicando sì l’amore di Dio, ma ai peccatori, cioè a ogni uomo che ha camminato, che cammina e che camminerà sulla faccia della terra (e sì, omosessuali inclusi) se è vero, come dice s. Paolo, che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rm 3,23). Attenzione allora a certe idee sulla misericordia come di un perdono a buon mercato. Non per nulla s. Alfonso Maria de’ Liguori diceva che di anime ne manda più all’inferno la misericordia di Dio, che non la sua giustizia. E senza dimenticare s. Faustina Kowalska (una che in fatto di misericordia era, come dire, piuttosto ferrata) la quale era solita ricordare che la misericordia è la penultima parola di Dio, l’ultima sarà la giustizia.
Permettimi qualche altra considerazione sul tema specifico dell’omosessualità. Se vogliamo dire le cose come stanno bisogna riconoscere che il Giubileo Lgbt è solo l’ultimo (ma non sarà certo l’ultimo) tassello di un preciso disegno portato avanti da ben precisi ambienti, ossia sdoganare l’omosessualità nella Chiesa anche da un punto di vista dottrinale. L’obiettivo, perseguito dai beni noti circoli liberal è chiaro: il riconoscimento ufficiale che l’attrazione tra eguali è uno status affettivo-sessuale assolutamente normale al pari di quello etero. Con l’aggravante, spiace dirlo ma è così, che dai segnali che arrivano sembra che il problema neanche venga percepito come tale. Anzi, in virtù di una altrettanto malintesa idea di accoglienza – e qui ricordo ciò che diceva Ratzinger, la Chiesa accoglie tutti ma non può accogliere tutto – si è andato imponendo un approccio pastorale nei confronti dell’omosessualità tale da aver ingenerato nell’opinione pubblica, per tacere di ampi settori ecclesiali, la convinzione che la Chiesa avesse ormai di fatto accettato l’omosessualità. E questo, si badi, mentre formalmente veniva confermata la dottrina di sempre (anche se spesso la sensazione era che avvenisse più per dovere d’ufficio che per convinzione). Insomma, si è affermato tutto e il contrario di tutto allo stesso tempo. Il risultato di questo approccio, come dire, double-face, è che negli ultimi tempi si è registrata una decisa accelerazione di iniziative e prese di posizione che vanno nella direzione di una apertura di fatto nei confronti dell’omosessualità, incluso ovviamente il Giubileo Lgbt. Giubileo Lgbt il quale – tacendo della croce “arcobaleno” e slogan di pessimo gusto che pure non sono mancati – è stato fin da subito problematico, come ha giustamente rilevato Luisella Scrostati, non certo a motivo del fatto che “persone che avvertono un orientamento omosessuale partecipino alle iniziative giubilari”, quanto piuttosto perché “si ammettano ufficialmente associazioni che sostengono e promuovono un’identità lesbica, gay, bisessuale e transgender; associazioni, cioè, che respingono il fatto che si tratti di orientamenti disordinati, che parlano di «persone e cristiani LGBT», come se questi disordini sul piano affettivo e sessuale fossero in realtà una variante identitaria delle persone”. Ad aggravare la situazione è arrivata poi la già citata dichiarazione Fiducia supplicans, sulla quale però non mi soffermo sia per non allungare troppo il brodo sia perché è già stato detto tutto ciò che c’era da dire (e i lettori di questo blog, cara Costanza, ricorderanno un tuo post strepitoso sull’argomento). Una cosa è certa: se davvero, come per anni abbiamo sentito ripetere ogni due per tre, che la dottrina sull’omosessualità non è cambiata, ma che ad essere cambiata è solo la sensibilità pastorale, allora non c’è che un modo per tenere insieme le due cose: prevedere unioni omosessuali non sessualmente attive. Anche per questo, è forse giunto il momento che venga data una volta per tutte una risposta chiara e definitiva alla seguente domanda, anzi meglio al seguente dubbio: se, cioè, alla luce di Fiducia supplicans e di altri interventi, la Chiesa consideri ancora le relazioni omosessuali come “gravi depravazioni” (CCC, n. 2357) e gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati” (CCC, n. 2357). Come si vede, si tratta di un quesito molto semplice che non richiede giri di parole. Se la risposta è sì, allora bisogna cambiare registro e, anziché arrampicarsi sugli specchi come è successo con Fiducia supplicans, affermare con decisione che certamente nella Chiesa c’è posto per tutti, ma, se si vuole seguire sul serio il vangelo essendo omosessuali, non c’è altro modo che vivere castamente. Questo sia per evitare spiacevoli malintesi, ma anche, e soprattutto, per evitare situazioni di grave scandalo per i fedeli come quelle di coppie arcobaleno con tanto di figli avuti affittando uteri – e per le quali la madre di quei bambini “non c’è, è un concetto antropologico, non c’è”, come pure ci è toccato di sentire – che sono state addirittura incoraggiate ad andare tranquillamente in parrocchia affinché quei bambini potessero ricevere un’educazione cattolica, senza che il fatto che i due avrebbero continuato, come è lecito supporre, a vivere anche fisicamente la loro unione abbia rappresentato un qualche problema. Se invece la risposta è no, allora bisogna passare dai fatti alle parole e dire apertis verbis, e formalmente, che per la Chiesa gli atti omosessuali non sono più peccaminosi, cambiando il Catechismo. Tutto il resto è Moia.
Di sicuro quello che non è più accettabile creando sconcerto e amarezza in tantissimi fedeli è il persistere della confusione, il vedere una Chiesa con i piedi in due staffe grazie a doppi o tripli salti mortali teologico-pastorali all’insegna del “sì, ma” che nulla hanno a che vedere con l’evangelico “sia invece il vostro parlare sia «sì, sì»; «no, no», il di più viene dal maligno” (Mt 5,37). Con l’aggravante che neanche ci si rende conto che in questo modo per un po’ di misericordia a buon mercato – misericordia la quale, sarà bene ricordarlo, per essere tale presuppone che ci sia un peccato da perdonare altrimenti di che parliamo? – non solo la Chiesa non fa loro del bene, ma è essa stessa a mettere le persone omosessuali in una situazione ad alto rischio illudendole che, qualora vivessero anche attivamente la propria inclinazione, questo sarebbe tutto sommato un dettaglio trascurabile se non addirittura lecito. Tra l’altro, a complicare le cose c’è il fatto che anche in seno al cattolicesimo sembra si stia affermando la tesi, niente affatto dimostrata ed anzi fortemente discussa in ambito scientifico e non solo, che vorrebbe l’omosessualità una condizione innata. Ciò che per molti equivale ad una sorta di “tana libera tutti”, come se essendo l’omosessualità, appunto, innata e, quindi, irreversibile non c’è che da prenderne atto e vivere ciò che si è il più felicemente possibile. Ora, a prescindere dal fatto che, se davvero omosessuali si nascesse, ciò suonerebbe come la miglior smentita dei teorici del gender i quali, al contrario, sostengono che si può scegliere e cambiare il proprio genere a piacimento, a chi ragiona in questo modo sembra sfuggire il non banale dettaglio che anche ammesso e non concesso che l’omosessualità sia innata, non è che questo rende meno libera e, quindi, meno responsabile dei propri atti la persona che vive tale condizione. In altre parole: si può peccare comunque, sia da etero che da omosessuali, a prescindere che come uno nasce. Come? Semplicemente vivendo la propria sessualità in modo non casto, ossia in modo non conforme alla volontà di Dio. Che poi questo, all’atto pratico, per una persona omosessuale che voglia vivere cristianamente comporti la necessità, lo si diceva poc’anzi, di astenersi da qualsiasi rapporto non potendo essere i rapporti omosessuali aperti alla vita e fecondi, è un fatto che può piacere o meno, che può essere più o meno gravoso, ma che di sicuro non cambia la realtà. Troppo spesso si dimentica che voler bene a qualcuno non necessariamente significa fargli anche del bene. Di sicuro un approccio esasperatamente realista, il volersi quasi inchinare di fronte alla realtà, alla vita veeera, all’esistenza concreta delle persone appare non solo drammaticamente miope, ma anche inficiato il più delle volte da un atteggiamento ultimamente riconducibile allo scandalo della croce più che ad un genuino sguardo evangelico. Non solo. Ma per quanto possa sembrare paradossale, ciò che paradossale non è affatto, non è difficile scorgere un fondo di pilatesco egoismo dietro ogni approccio così benevolo, così rispettoso della libertà, tanto rispettoso da lasciare gli uomini liberi di farsi del male rinunciando ad offrire, ad annunciare il vero bene, cioè Cristo. Come un medico che si limitasse a curare le ferite senza anche (e primariamente) preoccuparsi della cosa più importante, cioè che il malato non abbia più a ferirsi. O non crediamo più che Dio ha potere di cambiare il cuore dell’uomo? Non siamo sicuri che la semplice accoglienza, di chiunque si tratti, il semplice andare incontro con un abbraccio pieno di misericordia senza un contestuale richiamo alla conversione (del cuore, ovvio, che di altre conversioni ci interessa meno di zero) sia sinonimo di vera carità. L’abbiamo detto, ma vale la pena ripeterlo: la vita cristiana non è uno scherzo; essa comporta in alcuni casi rinunce anche molto serie. La Chiesa su questo non può abbassare la guardia, o sarebbe la fine. Anche se il mondo rifiuta il suo insegnamento sull’omosessualità, come su tanti altri aspetti, giudicandolo troppo severo, non per questo la Chiesa può scendere a compromessi. Sempre che, ovvio, creda ancora che il Vangelo sia “la” parola in grado di salvare l’uomo a prescindere dalle sue fragilità, dubbi, incertezze, peccati, tradimenti, eccetera. Checché ne dicano i teorici della complessità, nel cristianesimo le cose sono estremamente semplici, limpide, cristalline. Senza se e senza ma. Al mondo la dottrina della Chiesa sull’omosessualità, come ‘o presepe a Nennillo di Natale a casa Cupiello, non piace? Non c’è problema. Basta che sia chiaro che il problema non è la dottrina della Chiesa sull’omosessualità o sul matrimonio, ecc., ma il fatto che al mondo quella dottrina non piace. E se non gli piace, libero il mondo di rivolgersi altrove e di vivere come meglio crede. Ma voler riscrivere la grammatica sessuale perché il mondo si rifiuta di accettare il disegno di Dio sull’uomo, anche no, grazie. “Il buon Dio – fa dire Bernanos al curato di Torcy – non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Ora, il nostro povero mondo somiglia al vecchio Giobbe, pieno di piaghe e di ulcere sul suo letame. Il sale, sulla carne viva, brucia. E tuttavia le impedisce di marcire”. Oggi come ieri e come domani, la scelta che la Chiesa ha davanti a sé, sull’omosessualità come su tutto il resto, è sempre la stessa: adottare il “modello Aronne”, ossia dare al mondo un po’ di miele dicendo ciò che il mondo vuole sentirsi dire anche a costo di dire ciò che non piace a Dio; oppure adottare il “modello Mosè”, tornando ad essere sale, e sale che brucia sulla pelle, dicendo al mondo ciò che piace a Dio anche se ciò che dice non piace al mondo. Staremo a vedere.
Applausi. Una lectio magistralis. Questa e il pezzo di Costanza. Grazie
Grazie davvero per la tua risposta, anche se ti sembra ripetitiva credo sia necessario ribadirla, proprio per la chiarezza che ti contraddistingue.
Commentavo qualche sera fa con un’amica lo stesso evento e l’iniezione che mi è stata fatta è che sono stati indetti giubilei per tutte le categorie di persone giornalisti, malati, ecc quindi era giusto che ci fosse anche questo. Non è la stessa cosa. Grazie per la precisazione
Dai commenti negativi all’articolo emergono alcuni fatti, secondo me.
1) la Chiesa e la religione cattolica vengono viste come una qualsiasi realtà umana, creata da uomini e, come tale, soggetta alle mode e al modo di vivere del singolo tempo. Non è così. La Chiesa non deve adeguarsi al mondo e ai tempi, ma alla Parola di Dio e questa deve essere l’unica guida.
2) Si vivono con pesantezza i divieti e i richiami dalla Chiesa e dal Catechismo, come se fossero arbitri o cattiverie. In realtà, questi servono solamente a dire a noi fedeli che, vivendo in quel modo, ci mettiamo in pericolo. Questo vale per tutti, compreso il sottoscritto
3) Nel Vangelo si legge che non si possono servire due padroni. Ora, noi siamo tutti peccatori e non riusciamo a fare a meno di sbagliare. Ma dovremmo mettere l’amore di Dio e a Dio al primo posto della nostra scala di valori. Se ci riuscissimo veramente, ci peserebbe molto poco rinunciare a cose apparentemente piacevoli e attraenti, ma che ci allontanano dall’amore di Dio.
4) Tutti siamo peccatori e, come ha scritto qualcuno, quelli contro il sesso non sono gli unici e nemmeno i più gravi fra i peccati. Benché non veda niente di sbagliato o di brutto nel fatto che un omosessuale partecipi al Giubileo (i suoi peccati valgono quanto i miei), trovo assurdo che vi sia stata una giornata riservata a loro. Francamente, non riesco a liberarmi dalla sensazione che si volesse affermare un principio e questo, francamente, non mi pare in linea col Giubileo e cn quello che dovrebbe essere. 5) Forse, i sacerdoti che seguono le realtà omosessuali, oltre che porsi in loro ascolto (cosa giustissima), dovrebbero anche avere idea di dove li vogliono condurre, cioè a Cristo, per evitare di perdersi per strada tutti insieme.
Concordo con quanto scrive, Francesco Paolo anche se il peccato di sodomia è definito abominio da Dio stesso e mi sembra sia uno dei quattro peccati che attirino i castighi di Dio(vedi Sodoma e Gomorra incenerite dal fuoco). Pertanto credo non sia un peccato da prendere alla leggera, anzi… sicuramente come tanti altri peccati…e mi permetto di ricordare le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni, che sempre scaldano il cuore e chiariscono tante cose:”chi mi ama, osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà; e noi verremo da lui e prenderemo dimora presso di lui.”
Chi contesta ciò che la Chiesa insegna, unicamente per il nostro bene, e che cerca in modo organizzato di sovvertire e cambiare quanto, secondo la Tradizione e la Rivelazione così come tramandataci dagli Apostoli, da San Paolo e da grandissimi padri della Chiesa, da 2000 anni ci viene sapientemente trasmesso, penso si illuda e sia illuso di amare veramente Cristo, fermo restando che per ciascuno, me compresa, non sia una passeggiata mettersi alla Sua sequela. Ma la Sacra Scrittura è chiarissima, non lascia adito ad interpretazioni varie(nelle Lodi spesso si legge: “non lasciatevi sviare da dottrine varie e peregrine”.
Vale la pena ricordare che Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!
Comportamenti sessuali disordinati sono tutti quelli che non hanno come fine la procreazione e la riproduzione e quindi non solo quelli omosessuali. In questo senso molti credenti, come me, risultano certamente peccatori. Riuscire ad astenersi da comportamenti disordinati non risulta certamente facile ma è innegabile che il tentativo e l’impegno per cercare di evitarli siano sommamente necessari così come il riconoscimento del loro indiscutibile carattere peccaminoso.
Non è mai motivo di peccato volere bene, chiunque, anche persone dello stesso sesso.
È indiscutibile la deriva morale della nostra società in cui questo tipo di comportamenti non solo non vengono condannati ma bensì promossi e incentivati da un formidabile apparato di propaganda che sta rendendo sempre più difficile perseguire rapporti sentimentali equilibrati volti a garantire un futuro, anche demografico, alla nostra società, difficoltà di rapporti che sta diventando sempre più drammatica soprattutto per le nuove generazioni.
Due precisazioni a quanto di condivisibile lei dice, Edoardo: come Lucia ha scritto, l’atto sessuale nei confronti di individui del proprio stesso sesso non è solo materia grave, peccato potenzialmente mortale, ecc. ma anche atto intrinsecamente disordinato e uno dei quattro peccati che grida vendetta contro Dio. La pulsione sessuale normale può essere infatti ordinata ed è prevista nel progetto divino, gli atti omosessuali sono “intrinsecamente” disordinati, non è possibile in alucun modo “ordinarli” alla volontà divina. Perciò c’è una differenza e una differenza di gravità. Inoltre, non tutti i comportamenti sessuali senza finalità alla procreazione sono disordinati, altrimenti i coniugi in cui uno dei due è diventato sterile (o semplicemente una volta in cui la moglie raggiunge l’età della menopausa) sarebbero peccato.
Direi che siano peccaminosi quelli che escludono una procreazione.
Tutto vero.poi leggo su radiospada ( riportato anche da aldo maria valli) che il pontefice, recitando il “Credo”,in occasione dell’evento su commemorazione martiri del 14 settembre omette il ” filioque”, ( e il libretto distribuito x la cerimonia conferma l’omissione) . mi cadono le braccia. Xchè la sacra scrittura va bene.ma anche il “Credo ” del concilio famoso modificato x far piacere al mondo o a un vago irenismo ed ecumenismo, non è una bella cosa da sentire. Per di più dal Papa.
C è una crisi della Verità cercata, amata e difesa…che fa cadere i deboli e porta confusione…grazie come sempre Costanza!