“Superare” l’Humanae Vitae è separare l’uomo da Dio

di Costanza Miriano

L’altro giorno parlavo al telefono con Padre Aldo, dal Paraguay. E come mi è successo con lui altre volte, in un secondo ha tradotto in parole quello che da giorni stavo pensando, senza riuscire a ordinarlo. Il punto dell’Humanae Vitae – diceva – è l’incontro con Cristo. Senza quello, è un insopportabile, incomprensibile, assurdo giogo (una serie di obblighi, come li definisce Avvenire e una parte della Chiesa, che ha preso di mira proprio l’enciclica che ha salvato la vita a tanta gente). Giussani, mi ha detto padre Aldo, diceva sempre che la Chiesa si vergogna di Cristo.

Ecco, io credo che sia questo il cuore della questione, quella che perdiamo di vista quando ci mettiamo a dibattere tra aperturisti e tradizionalisti (che nervi queste categorie). Il centro di tutto, di fronte a ogni questione morale, deve essere la domanda: questo mi permette di incontrare di più Cristo? Solo questo conta. A me interessa solo questo. Avere rapporti aperti alla vita (e non siamo ridicoli, i metodi naturali ammessi dalla Chiesa funzionano al 99%, e se si vuole al 100%, basta essere un po’ più cauti) significa non separarsi da Dio, e non farlo proprio nel momento in cui si celebra l’unione con lo sposo, quindi nel momento più proprio della nostra vocazione.

Quelli che parlano di “superamento” dell’Humanae Vitae, quelli che credono di avere diritto a delle concessioni, abbassando l’asticella dell’adesione alla morale cristiana, stanno in realtà dandosi da fare per separare l’uomo da Dio, e questo è un torto troppo grande, che nessuno ha il diritto di fare a nessun altro, una cattiveria travestita da zuccherino, un veleno che penetra nelle vite e le rende infelici. È perché, evidentemente, si vergognano di Cristo, come diceva padre Aldo con don Giussani. È perché non credono neanche loro che solo l’unione a Cristo ci regge in piedi. Pensano che se uno si comporta decentemente, paga le tasse e fa la differenziata, è felice. Come se uno potesse farlo prescindendo dall’amore per Cristo e dalla sua grazia del tutto immeritata. L’uomo non riesce a fare il bene, da solo, non ce la faceva manco san Paolo. O è tenuto in riga dalla paura della punizione, o è rapito dall’amore per Cristo. (Oppure cerca di tirare avanti stancamente, faticando il meno possibile, giusto perché ormai ci si trova ed è complicato buttare all’aria tutto, che è la terza via, ma ci si sta malissimo).

Ma se la Chiesa si mette a proporre norme di vita ragionevoli e accettabili da tutti, sperando così di essere più simpatica, perderà un sacco di gente, credendo di conquistarla. Perderà chi vuole essere libero, perché non è poi questa grande libertà usare la contraccezione dentro la coppia: e allora, se i rapporti sessuali sono separati da Dio, perché non con altre donne (o altri uomini)? Se io dico a mia moglie: sto con te, ma non sono pronto a prendermene le conseguenze, non le sto dicendo che non le appartengo del tutto? Se io nella relazione con il marito o la moglie non cerco Cristo, allora il matrimonio indissolubile è una follia, umanamente, in questo nostro contesto culturale.

Ma la Chiesa perderà anche chi ha capito il senso profondo, liberatorio, altissimo dell’Humanae Vitae: una Chiesa che non ti dice che i comandamenti sono per te, per curare le tue ferite e le tue debolezze, è una Chiesa che dice che possiamo fare a meno della salvezza di Cristo, e allora forse non mi interessa più.

Se qualche volta riesco a fare la differenziata e pago le tasse – quelle sempre – e cerco di essere una persona decente, è perché mi interessa Cristo, e le circostanze sono l’occasione unica che ho di incontrarlo. Il resto non mi accende, non mi innamora. Tanto meno le norme di buon senso che a volte mi sento proporre in Chiesa. Io ci vado perché mi interessa salvarmi dalla morte, e vedere Dio, e voglio che sia così anche per quelli a cui voglio bene. La Chiesa mi deve dire come faccio a ottenere la vita eterna per me e i miei cari, non dove devo buttare la bottiglietta di plastica.

 

117 pensieri su ““Superare” l’Humanae Vitae è separare l’uomo da Dio

  1. Marco 8,38

    Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

  2. lucia1332

    Ciao nottambuli! Il mio consorte ed io, tanti anni fa, siamo approdati ai metodi naturali proprio perché e lo proponeva la Chiesa,che vuole il nostro bene. Mai scelta più felice! Il cammino quotidiano continua a chiederci il perché di quella scelta: uno, nelle circostanze, potrebbe anche dimenticarsi del Signore, ma ci si ritrova la sera, nel letto coniugale, e quel perché torna vivo.

  3. Sono insegnante del Metodo dell’Ovulazione Billings e posso dire che ci sono molte coppie che ancora mi ringraziano. Devo dire che dalle parrocchie non mandano nessuno, una coppia mi conobbe per caso e si meravigliò perché mi incontrò a messa nella parrocchia dove si confessavano … ne potrei raccontare altre. Mi colpì la frase di una fidanzata che disse: non importa che scelte noi facciamo ma voi queste informazioni ce le dovete dare. Anche a me non serve una Chiesa permissiva, i permessi me li do da sola.

  4. Luigi

    “Ecco, io credo che sia questo il cuore della questione, quella che perdiamo di vista quando ci mettiamo a dibattere tra aperturisti e tradizionalisti (che nervi queste categorie)”

    Ma non è cosa nuova… da “Notre charge apostolique” di san Pio X (i grassetti sono miei):

    “La nostra carica apostolica ci rende doveroso vigilare sulla purezza della fede e sull’integrità della disciplina cattolica, preservare i fedeli dai pericoli dell’errore e del male, soprattutto quando l’errore e il male sono loro presentati con un linguaggio trascinante, che velando l’incertezza delle idee e l’equivocità dell’espressione con l’ardore del sentimento e con l’altisonanza delle parole, può infiammare i cuori per cause seducenti, ma funeste. Tali sono state un tempo le dottrine dei sedicenti filosofi del secolo diciottesimo, quelle della Rivoluzione e del liberalismo, tante volte condannate;
    […]
    In altri ambienti è di moda, quando si tocca la questione sociale, mettere anzitutto da parte la Divinità di Gesù Cristo, e poi parlare soltanto della sua sovrana mansuetudine, della sua compassione per tutte le miserie umane, delle sue pressanti esortazioni all’amore del prossimo e alla fraternità. Certo, Gesù ci ha amati di un amore immenso, infinito, ed è venuto sulla terra a soffrire e a morire affinché, riuniti attorno a Lui nella giustizia e nell’amore, animati dai medesimi sentimenti di carità reciproca, tutti gli uomini vivano nella pace e nella felicità. Ma, per la realizzazione di questa felicità temporale ed eterna, Egli ha posto, con un’autorità sovrana, la condizione che si faccia parte del suo gregge, che si accetti la sua dottrina, che si pratichi la virtù e che ci si lasci ammaestrare e guidare da Pietro e dai suoi successori. Inoltre, se Gesù è stato buono con gli smarriti e con i peccatori, non ha rispettato le loro convinzioni erronee, per quanto sincere sembrassero; li ha tutti amati per istruirli, per convertirli e per salvarli. Se ha chiamato a Sé, per consolarli, quanti piangono e soffrono, non è stato per predicare loro l’invidia di un’uguaglianza chimerica. Se ha sollevato gli umili, non è stato per ispirare loro il sentimento di una dignità indipendente e ribelle all’ubbidienza. Se il suo Cuore traboccava di mansuetudine per le anime di buona volontà, ha saputo ugualmente armarsi di una santa indignazione contro i profanatori della casa di Dio, contro i miserabili che scandalizzano i piccoli, contro le autorità che opprimono il popolo sotto il carico di pesanti fardelli, senza muovere un dito per sollevarli. Egli è stato tanto forte quanto dolce; ha rimproverato, minacciato, castigato, sapendo e insegnandoci che spesso il timore è l’inizio della saggezza e che a volte conviene tagliare un membro per salvare il corpo. Infine, non ha annunciato per la società futura il regno di una felicità ideale, da cui sarebbe bandita la sofferenza; ma, con le sue lezioni e i suoi esempi, ha tracciato il cammino della felicità possibile sulla terra e della felicità perfetta in Cielo: la via regale della Croce. Sono insegnamenti che si avrebbe torto ad applicare soltanto alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo una realtà ben diversa da un umanitarismo senza consistenza e senz’autorità.
    […]
    Abbiamo la convinzione che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate ieri; che in ogni tempo la Chiesa e lo Stato, felicemente concertati, hanno suscitato a questo scopo organizzazioni feconde; che la Chiesa, che non ha mai tradito la felicità del popolo con alleanze compromissorie, non deve distaccarsi dal passato e che le basta riprendere con la collaborazione dei veri operai della restaurazione sociale, gli organismi infranti dalla Rivoluzione e adattarli, nel medesimo spirito cristiano che li ha ispirati, al nuovo ambiente creato dall’evoluzione materiale della società contemporanea: infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti.”

    Ciao.
    Luigi

  5. Mario

    Sono d’accordo con te al cento per cento, quello che scrivi è bellissimo ma ancora più affascinante è il tuo stile. Vorrei proporti, per aggiungere anche delle altre considerazioni, che la salvezza è aperta a tutti. Alla fine dei tempi l’esame finale verterà solo sull’amore del prossimo fatto con atti concreti. Come ha riaffermato il Concilio Vaticano secondo: tutti, credenti e non credenti, possono salvarsi. Infatti, questi ultimi saranno i molti che alla fine dei tempi diranno: “Signore quando mai ti abbiamo ………..?” (Mt 25, 37). Appunto perché “Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4, 6.7). Uno dei più piccoli atti d’amore può essere anche quello, per attenzione al prossimo, di non buttare cartacce e bottiglie di plastica per terra a pochi passi dai sacchetti raccoglitori. Viaggiando all’estero mi sono accorto che l‘Italia è la pattumiera d’Europa, una discarica a cielo aperto.

  6. LuigiM

    Cara Costanza, va bene i metodi naturali sicuri al 99 anzi 100%, ma bisognerebbe anche dire che Pio XII, quando aprì a questa “novità” mise dei chiari paletti affinché essa non diventasse la “contraccezione cattolica”, come è invece diventato ai nostri giorni tra le brave persone di Chiesa. Purtroppo.
    Cito: «Il contratto matrimoniale, che conferisce agli sposi il diritto di soddisfare l’inclinazione della natura, li costituisce in uno stato di vita, lo stato matrimoniale. Ora, ai coniugi che ne fanno uso con l’atto specifico del loro stato, la natura e il Creatore impongono la funzione di provvedere alla conservazione del genere umano. È questa la prestazione caratteristica che fa il valore proprio del loro stato, il bonum prolis […]. Abbracciare lo stato matrimoniale, usare continuamente la facoltà ad esso propria e in esso solo lecita e, da’latra parte, sottrarsi sempre deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccare contro il senso stesso della vita coniugale […].Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta “indicazione” medica, eugenetica, economica e sociale. Da ciò consegue che l’osservanza dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale […]. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti da circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la sensualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche».
    Questo quando i Papi parlavano chiaro. (Pio XII, Discorso alle partecipanti al congresso della Unione Cattolica italiana ostetriche, 29 ottobre 1951)
    Cordiali saluti

  7. Pino

    Battaglia persa!
    La HV è razionale, scientifica, anche ecologica (non si usano prodotti chimici) ma è poco misericordiosa!
    Come si fa in un ospedale da campo a star li a domandarsi dei giorni fertili non fertili etc
    Negli ospedali da campo si deve agire, non si può filosofare.

    1. @Pino, mi sfugge dove starebbe la battaglia… in camera da letto? Dove non si può “star li a domandarsi dei giorni fertili non fertili etc”?
      Il talamo nuziale di due sposi cristiani non dovrebbe essere un “ospedale da campo”.

      Per tutti gli altri, l’ospedale da campo si applica alla gravità o meno della loro realtà esistenziale-spirituale del momento, ma non è che si devi rimanere sempre in situazione di “emergenza”.
      Si inizia un percorso, un percorso che mostra come punto di arrivo le vette più alte di cui la Chiesa è annunciatrice e immagine terrena.

      La sessualità fa parte come tante altre componenti di questo cammino umano di conversione verso un Verità e una Gioia piena.

      Ma forse è il concetto di misericordia che non è del tutto chiaro.

  8. quirino

    Costanza, noto che tu spesso parli della Chiesa come di un soggetto terzo “…se la Chiesa si mette a proporre …”, “…la Chiesa perderà…”, addirittura “La Chiesa mi deve dire…”. Scusa la domanda diretta: ma tu sei dentro o fuori dalla Chiesa?

    1. Thelonious

      @quirino: non capisco la domanda. Che vuol dire?
      Se si parla della Chiesa, il verbo deve essere alla terza persona: è la grammatica. In quale altro modo ci si dovrebbe esprimere?

  9. Francesco Carraro

    Volendo dare il mio contributo alla discussione direi che vi sono almeno due aspetti che non possiamo in alcun modo dimenticare. Riguardo all’incontro con Cristo esso è imprescindibile, necessario, primario non negoziabile, ma se il mio viverlo in modo intransigente mi trasforma in una persona a mia volta intransigente riguardo al mio fratello (ricordiamoci che anche chi non la pensa come noi è mio fratello davanti a Dio… Dio stesso mi chiederà conto di quel fratello che non ho amato ed evangelizzato) non mi sto comportando come Dio si comporta con me. Personalmente non trovo nulla di quanto la Chiesa oggi professi che porti ad abbassare la sbarra se guarda con gli occhi della misericordia chi vive lontano da Dio. Non è questo lo stesso sguardo di Gesù riguardo all’adultera?
    Secondo, chi dell’incontro con Cristo ha fatto la sua scelta di vita, può tranquillamente (nel senso di mettere il cuore nella pace) smettere di attaccare la Chiesa ed iniziare ad amarla per quello che è, un corpo fatto di uomini tutti peccatori come noi, quindi bisognosi tutti, noi tutti, di Misericordia. Quindi , e finisco, come Cristo morire per essa, Francesco ha bisogno di fratelli amorevoli non di figliastri brontoloni.

    1. LuigiM

      …come dire: “Pio XII era un tiranno, Francesco è il misericordioso”. Si rende conto che se la Chiesa cambia dottrina come si cambiano i calzini, tanto vale farsi “rasta”. Pare che ci si diverti…

      1. vale

        ti fai rasta e ti puoi anche fare le canne senza problemi

        http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/religione-ti-salva-sempre-barese-30enne-viene-arrestato-60-159988.htm

        LA RELIGIONE TI SALVA SEMPRE – NEL BARESE UN 30ENNE VIENE ARRESTATO CON 60 GRAMMI DI MARIJUANA MA IL TRIBUNALE LO ASSOLVE:

        “ERA ERBA DA MEDITAZIONE” – IL GIOVANE HA SPIEGATO DI PRATICARE IL CULTO RASTAFARIANO E CHE NE FACEVA USO PER LE PREGHIERE PERCHE’ “PORTATRICE DI SAGGEZZA”.

        🙂

        1. ulisse

          Bell’espediente, non c’è che dire ! Anche se, ad onor del vero, in culti antichissimi sopravvissuti soprattutto in asia, gli sciamani sono in grado di assumere sostanze allucinogene o simili, avendone il massimo controllo sugli effetti indesiderati.

    2. Micronante

      Quando sento dei metodi naturali, mi domando se ha una preparazione scientifica per dire certe frasi.
      Quando sento parlare di giussani mi domando cosa ne penserebbe dei ciellini.
      Quando penso alla chiesa, penso che non sia abbastanza uno strumento.

  10. angelo

    Grazie, splendido articolo!
    ” Il centro di tutto, di fronte a ogni questione morale, deve essere la domanda: questo mi permette di incontrare di più Cristo? “

  11. Emilio

    il 29 novembre 1951 Pio XII affermò che “l’osservazione dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale”, superando così il divieto contenuto nella Casti Connubi.
    Sempre Pio XII ebbe a dichiarare: “alla immutabilità dottrinale, dogmatica e morale della Chiesa presiede il Papato con la sua evidente perennità, alla mobilità di essa, e cioè al suo avanzare con i secoli essendo sempre del suo secolo, provvede la diversità dei Papi”.

    Quando ci si erge a difensori della Chiesa, della sua morale, della fede che tramanda, senza conoscerle adeguatamente, si fa un cattivo servizio alla Chiesa di Cristo ed un buon servizio alla propria.

    1. ola

      @Emilio @Luigi potete citare dalla Casti Connubii il “divieto dell’osservazione dei tempi infecondi”?

      1. admin @CostanzaMBlog

        Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale. E questa delittuosa licenza alcuni si arrogano perché, aborrendo dalle cure della prole, bramano soltanto soddisfare le loro voglie, senza alcun onere; altri allegano a propria scusa la incapacità di osservare la continenza, e la impossibilità di ammettere la prole a cagione delle difficoltà proprie, o di quelle della madre, o di quelle economiche della famiglia.

        Senonché, non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

        Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: « Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita »

        Casti Connubii

        1. ola

          Il peccato di Onan non e’uguale all’osservazione dei tempi infecondi, pero:

          “Né si può dire che operino contro l’ordine di natura quei coniugi che usano del loro diritto nel modo debito e naturale, anche se per cause naturali, sia di tempo, sia di altre difettose circostanze, non ne possa nascere una nuova vita. Infatti, sia nello stesso matrimonio, sia nell’uso del diritto matrimoniale, sono contenuti anche fini secondari, come il mutuo aiuto e l’affetto vicendevole da fomentare e la quiete della concupiscenza, fini che ai coniugi non è proibito di volere, purché sia sempre rispettata la natura intrinseca dell’atto e, per conseguenza, la sua subordinazione al fine principale.”

          1. ola

            Per chiarirci, perche’forse stiamo dicendo la stessa cosa:
            Se il fine della coppia e’di chiudersi al progetto di Dio, allora e’chiaro che i metodi naturali non sono leciti – per quanto OGGETTIVAMENTE leciti, ma sappiamo che nella valutazione morale di un’azione entrano in gioco anche componenti SOGGETTIVE, come ci insegna San Tommaso.
            Ma se il fine della coppia e’quello che San Giovanni Paolo II definisce “Paternita’e maternita’responsabile”, allora non mi sembra corretto contrapporre Pio XI a Pio XII, semplicemente perche’prima della CC non esiste un atto di Magistero che proibisca i metodi naturali come OGGETTIVAMENTE sbagliati, perche’in tal caso ne Pio XI ne Pio XII avrebbero potuto affermare il contrario.

  12. Vito

    “Se io nella relazione con il marito o la moglie non cerco Cristo, allora il matrimonio indissolubile è una follia, umanamente, in questo nostro contesto culturale”…forse questo è eccessivo. Costanza non trovi che in questo modo un credente tiepido è impossibilitato a priori a mantenere un matrimonio per tutta la vita? Capisco che la Grazia di Dio per noi è indispensabile per superare tutte le difficoltà che si presentano, ma umanamente parlando, se si contrae un matrimonio in piena libertà si fa una promessa di fedeltà nel tempo, per tutta la vita. Quando un matrimonio muore, prima di tutto si contraddice la promessa che si è fatta, si fallisce come persona affidabile. Grazie a Dio, ci sono ancora persone non molto vicine a Gesù che credono al valore enorme del matrimonio e della famiglia e questo basta loro per vivere da sposi per tutta la vita (sicuramente in quelle coppie Dio ci mette la mano, a loro insaputa :))

  13. paolo

    Devo ringraziare il Signore di aver dato, a me e mia moglie, prima il coraggio, poi la costanza di vivere i decenni di matrimonio aperto alla vita. Quando con mia moglie leggemmo insieme l’humanae vitae ci trovammo a piangere perchè quelle parole, scritte anni prima, erano vere e parlavano della nostra vita. Senza giudicare nessuno penso che se cambiano questi insegnamenti non perde solo la Chiesa, ma perde tutta l’umanità.

  14. vale

    La Chiesa mi deve dire come faccio a ottenere la vita eterna per me e i miei cari, non dove devo buttare la bottiglietta di plastica.

    L’azione pastorale ha un solo obiettivo: non la consolazione, non il conforto, ma la salvezza eterna. L’azione pastorale è tale quando ha come punto di riferimento Gesù. E Gesù, per ottenere la salvezza, propone un passo decisivo e non aggirabile: la metànoia, la conversione. Se è vero che nessun problema umano è estraneo all’attenzione pastorale, è altrettanto vero che la risposta ai problemi dell’uomo è la conversione.

    g.biffi

    http://www.aldomariavalli.it/2017/10/30/quando-don-giacomo-biffi-da-parroco-combatteva-per-la-verita/

  15. francesco

    Grazie. L’Istinto sarebbe scrivere molte cose, anche per rispondere ad alcuni interventi precedenti (ad esempio mi piacerebbe spiegarne diverse a chi ha implicitamente ma chiaramente affermato che seguire Humanae Vitae conduce ad un atteggiamento rigido e di condanna verso il proprio fratello peccatore. Affermazione degna della migliore tecnica ninja alogica del Qualunquismo).
    Ma per tanti motivi ne scelgo solo una.
    La Chiesa con Humanae Vitae ha semplicemente ribadito e tradotto in modo coerente per i tempi moderni la Parola che SEMPRE E DA SEMPRE “non io ma il Signore” ha rivelato affinché un uomo e una donna che si sono scelti come “metodo reciproco” per andare in Paradiso abbiano un anticipo di quello stesso Paradiso nella piena Comunione Matrimoniale qui e ora: la Castità.
    La Castità, declinata nei “metodo naturali”, è via di Comunione. La Comunione è Paradiso anticipato, già Comunione di Santi, gli Sposi (visto che siamo in periodo tra l’altro). Perché la Castità è l’unico modo per non “cosificare” la propria moglie, il proprio marito, l’unico modo per sfuggire alla violenta logica avida ed egoista del possesso per gusto del piacere. Perché è ascesi. Perché è l’unico modo di fare sesso in modo “personale” visto che è l’unico modo che prevede e non esclude a priori che dal sesso spunti una nuova ….. persona. E “Persona” è ciò che distingue i Divini Amanti Trinità. Insomma Humanae Vitae indica agli Sposi come assomigliare a Dio, allo Sposo dell’ umanità.
    I termini: Metodo naturale, metodo tecnologico contraccettivo, di per sé quali termini oggettivi della questione, non fanno capire immediatamente cosa c é in ballo. Non ha proprio senso discutere di “quanto sia difficile ” riuscire a non usare il cappuccetto di lattice. Se qualcuno cade viene perdonato e rialzato grazie al Sacramento “battesimale” della Confessione. Nessuno scandalo. Ma dire che le cose stanno in modo diverso, che la Verità dell’uomo, degli Sposi, è diversa da Humanae vitae …… sostanzialmente perché non usare il preservativo per poter far sesso quanto e quando si vuole “è troppo difficile”, è ridicolo, penoso e da animali.
    Chi lo dice ha perso fede in Dio. E perderà le sue pecore.
    Franco d’A.

  16. Francesco Paolo Vatti

    Peccato che oggi ci siano parti della Chiesa che facciano proprie le logiche del marketing, prima di quella del Vangelo. Anche se restasse un solo fedele, dovrebbe continuare a comportarsi secondo il Vangelo. Gli Apostoli a Roma proponevano anche il martirio alla gente, non l’adattamento ai tempi. Peccato che, poi, le logiche di marketing in questo campo non portino neanche più adepti (in Germania le chiese cattoliche sono meno vuote di quelle luterane…).

    1. @pino

      Signor pino, a questo punto, temo semplicemente non ci sia compresi…
      Probabilmente io sin dalla mi prima risposta.

      Sarà per la prossima occasione.

  17. Mi pare che non solo non si abbia più fiducia in Dio, ma neanche nell’essere umano.
    Forse lo si considera troppo stupido, o troppo indaffarato, o troppo arrapato, o troppo cattivo per avere voglia di amare davvero la propria moglie o marito, per capire cosa sia il meglio della propria vita, dove sia il bello, per fare il bene,

    Allora gli si da il permesso di fare cosa vuole, senza capire che ha già il permesso di fare cosa vuole: si chiama libero arbitrio, si chiama libertà.
    Ma quel “cosa si vuole”, senza bene, conduce alla morte e alla rovina.

    1. Antonio Spinola

      …avere voglia di amare davvero
      mi sembra proprio che, in mancanza d’altro, si vuol far passare (e insegnare) come amore tutto quello che amore vero non è. E la voglia resta nel fondo del cuore… insoddisfatta.

    2. ha già il permesso di fare cosa vuole: si chiama libero arbitrio, si chiama libertà.
      Ma quel “cosa si vuole”, senza bene, conduce alla morte e alla rovina.

      E, quindi, se il permesso ce l’ha già – verissimo – cosa si sta cercando di fare? Di nascondere le conseguenze dell’ultima frase, che quel permesso usato male porta all’Inferno, e invece affermare falsamente che tutto va bene. E chi mai potrebbe avere interesse in questa operazione? Vediamo…

  18. Grazie infinite cara Costanza!!! In questo tempo di enorme caos sei una benedizione per chi pensa alla santità come un dono e una liberazione!!! Romolo e famiglia

  19. acidjuicy

    posso aggiungere che oggi usare i metodi naturali e’ anche molto piu’ facile di dieci anni fa? ci sono un sacco di app che fanno i conti per te e anche tanti test ormonali semplici da usare ed economici. io li ho scoperti tramite una mia amica che si e’ stancata di prendere la pillola…

  20. Nunzia

    Il suggerimento o meglio la necessità per una donna di evitare l’uso della pillola contraccettiva nasce non tanto da questioni religiose, che richiedono dei presupposti, quanto dalle controindicazioni che tale assunzione comporta nel tempo. Controindicazioni piuttosto serie tra le quali c’è il rischio di favorire l’ischemia cerebrale. Per le giovani donne sane il rischio dell’ictus associato ai contraccettivi orali è davvero piccolo, tuttavia il rischio aumenta in maniera più preoccupante se le donne oltre ad assumere la pillola fumano, hanno la pressione alta o hanno una storia di emicrania. L’uomo a differenza degli animali non è sottoposto agli istinti, ma è in grado di governali e quindi una coppia affiatata può senz’altro vivere una sessualità appagante a tutto tondo e raggiungere l’obiettivo della genitorialità responsabile. Ed è questo che suggerisco e illustro alle giovani donne da psicologa.

  21. giovi

    A proposito degli effetti collaterali della pillola, vorrei citare questa lettera su Repubblica:

    nvececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/10/29/la-pillola-e-il-rischio-di-un-ictus/

    Pure, sono molto interessanti le risposte, che vanno dal documentare quanto siano sottostimati i casi di ictus derivati dalla pillola ( più di una donna ha scritto di aver sperimentato una preclusione ideologica nella diagnosi, come se i medici non volessero ammettere la responsabilità degli ormoni ) al rendere evidente quanto sia ideologico l’appoggio all’uso della pillola.

    Dalla Chiesa, come moglie e come mamma , mi aspetto di essere difesa dagli attacchi di una cultura desolante, che è contro la donna, che facilita lo svilimento della donna, per interessi economici e ideologici inconfessabili ma notissimi.
    Me lo aspetto e sarà così : Dio non può abbandonare la sua Chiesa e i suoi figli.

  22. Esiste un modo tradizionale (cui non voglio dare accezione negativa) di intendere il cattolicesimo e che consiste nello stabilire dei paletti: sei in grazia di Dio se fai questo e se eviti quest’altro. Questa prima modalità offre sicurezza ma porta alcuni a sentirsi, secondo i casi, stretti o esclusi. Con essa si rischia di sentirsi a posto quando si soddisfano certe regole e, d’altra parte, di condannare chi non riesce o non vuole seguirle. Questa prima modalità, che funziona bene in società uniformi e consolidate, facilita il compito educativo. Entra in crisi in società complesse con tradizioni ed esigenze molto diverse.

    D’altra parte esiste un modo che chiamerei alternativo (cui non voglio dare accezione negativa) di intendere il cattolicesimo e che consiste nel togliere quanti più paletti sia possibile ma, semplicemente, annunciare Cristo, chi Egli è e cosa ha fatto e fa per te. Questa seconda modalità offre accoglienza ma porta alcuni ad essere, secondo i casi, o deresponsabilizzati o spaventati dall’assenza di regole certe. Questa seconda modalità, se correttamente intesa, è molto più esigente della prima: tentare di mettere in pratica tutto il vangelo è impossibile per cui, se questa modalità ci fa vivere rilassati (perché ci si considera dei “già salvati” anche se peccatori) essa ci fa diventare coscienti che si è sempre in cammino verso una vetta che, in questa vita, non raggiungeremo mai.

    I tempi cambiano: le persone di qualche generazione fa parlano con naturalezza di “soddisfare il precetto festivo” mentre io non conosco persone più giovani che si esprimano così. Eppure entrambe vanno a messa… e Gesù salva entrambe.

    Ci stiamo muovendo da una prassi cattolica del primo tipo verso una del secondo. Io interpreto così le cosiddette “aperture” di Amoris Laetitia e il cosiddetto “superamento” della Humanae Vitae. Non si è abbassata l’asticella ma ciascuno impara che deve alzarsela da solo via via che riesce a saltare più in alto.

    Io credo che se si spiegasse più chiaramente che le esigenze del “secondo tipo” sono in realtà infinite mentre le esigenze del “primo tipo” per quanto sembrino numerose sono limitate forse imboccheremmo una via di soluzione alle tante polemiche di questi anni. Se devo riconoscere un problema con questo pontificato è proprio un difetto di comunicazione: se ti accingi a cambiare una visuale consolidata da secoli devi impiegare tante energie a spiegarlo e rispiegarlo e rispiegarlo bene. Altrimenti il pastore spaventa le pecore e queste cambiano ovile.

    1. giovi

      Non so, tuc, la tua mi sembra una banalizzazione, un aggiustare cose che non si possono aggiustare, cercare di far quadrare un cerchio che non quadra, che poi, nel caso di cui stiamo parlando, che significherebbe ?
      La contraccezione è una strada buona per l’uomo ?
      Tu conosci qualcuno che non si sente accolto perché usa contraccettivi ?
      Al 99% dei cattolici che la usano non gliene importa un tubo, ma come Chiesa possiamo fare del male a quei pochi che ancora si affidano alla Chiesa.
      infine, mi sembra che parli della Chiesa come di una realtà terrena come tante, parli di strategie…no, la Chiesa è di Dio, Dio c’entra qualcosina : questa è la spiegazione che manca !

      Tra l’altro, questo modo “alternativo” di cui parli ( che io, invece, chiamerei ideologico ) ha mai avvicinato qualcuno alla Chiesa, a Gesù ?
      L’ho chiesto più e più volte ad uno rappresentanti più visibili sul web della “chiesa alternativa”, Mauro Leonardi ,ma non mi ha mai risposto , d’altra parte è visibile a tutti come i non cattolici che scrivono sul suo blog sono ogni volta più lontani dalla fede cristiana, semmai convincono i cattolici , che pur si mostrano molto pii ( per non dire bigotti ! )ad allontanarsi dalle verità cristiane !
      Anzi , ti dirò che la censura feroce che vige sul suo blog è già una dimostrazione di quanto questi misericordiosi e inclusivi siano misericordiosi e inclusivi solo a parole ( non a caso, questo signore si spende molto di più per la tutela degli animali e la raccolta differenziata )…è un esempio, ci sono tanti esempi del genere.

      Ecco, se l’albero si riconosce dai frutti, i frutti non li vedo proprio, né sul web, né nella vita reale.

      1. Tra l’altro, questo modo “alternativo” di cui parli ( che io, invece, chiamerei ideologico ) ha mai avvicinato qualcuno alla Chiesa, a Gesù ?

        Il modo alternativo è stato usato dalle confessioni protestanti “liberali”, e la conseguenza è che sono prossime all’estinzione (salvo venire a cercare un po’ di sangue fresco da noi). Come è stato ripetuto più volte, ci sono studi sociologici approfonditi su questo fenomeno.

        1. giovi

          Sì, fabrizio, sui protestanti siamo d’accordo, ma la mia domanda, cui nessuno dei “misericordiosi della raccolta differenziata, della contraccezione, delle nozze gay, del testamento biologico ecc ecc ” finora ha risposto, è se nella Chiesa cattolica questo modo alternativo che vuole accogliere e includere, abbia effettivamente accolto e incluso qualcuno, perché a me non sembra : chi era fuori dalla Chiesa, ci è rimasto, chi era dentro si è sentito abbandonato.
          Almeno, è quello che constato nella vita reale e nel web : chi segue certi personaggi, non si avvicina affatto a Gesù, per sua stessa ammissione.
          Quindi, questo modo alternativo, che vorrebbe essere inclusivo, pare non includere proprio nessuno.

  23. tuc9182@
    Sia pure in modo più gentile, lei ripropone lo schema con il quale coloro che mettono in primo piano la Parola di Dio sono dipinti come intransigenti e poco misericordiosi. La divisione che lei fa tra i cristiani e’ artificiosa e strumentale alla tesi che si vuole presentare. Tra l’altro quella dei cristiani che fanno della religione una serie di obblighi da osservare e’ una specie in via di estinzione, che era abbastanza numerosa solo nella mia giovinezza. Se uno e’ cristiano prima di tutto si sente un peccatore e non giudica il prossimo e prega per esso. Egli sa che la fede fa vivere Dio nell suo intimo e che fare la sua volonta’ e’ solo un giogo soave. Non ci sono paletti da mettere o da togliere,ma solo di mettersi al seguito di nostro Signore. La prima mancanza di carita’ che un vescovo o un sacerdote può’ compiere e’ quellla di far credere che il male sia bene e purtroppo questo accade oggi non infrequentemente e genera dolore, L’Europa centrale ci ha preceduto nella gara ad allargare la porta stretta e i risultati disastrosi si vedono. Le chiese si vuotano e si vendono e alla gente non interessa piu’ un messaggio insipido che si adegua, in ritardo, a quello del mondo.Almeno questi risultati dovrebbero far riflettere.

    1. Luigi

      “Tra l’altro quella dei cristiani che fanno della religione una serie di obblighi da osservare e’ una specie in via di estinzione, che era abbastanza numerosa solo nella mia giovinezza.”

      Aggiungo una domanda retorica: forse che era poi così negativa, questa visione?
      Sempre che sia davvero esistita, cosa di cui dubito un poco.
      O magari la Religione vista solo come insieme di obblighi da rispettare era la superficie, la vernice protettiva diciamo così? E sotto c’era il materiale di qualità… qualità di cui però abbiamo perso nozione, mentre ci è rimasto solo il ricordo vago della superficie.

      Un bambino, molto spesso, sente dentro di sè le regole imposte dai genitori come una rete di obblighi che lo limitano. Ma vuole bene alla mamma e al papà, e allora accetta comunque. Magari con qualche capriccio, per carità, ma si fida. Ha fiducia in loro, anche se lui – potendo – farebbe in altro modo.
      È invece degli adulti che hanno smarrito l’incanto del mondo, quello di dover comprendere sempre e in ogni caso la ratio di un divieto; se non la comprendono, nove volte su dieci fanno di testa loro, e fanno male. A sè e quindi agli altri.

      Non per nulla i cattolici adulti si sono inventati una loro religione, che del cattolicesimo conserva solo una vaga eco.
      Ah, nessuno mette in dubbio che, in confronto alla “via stretta”, la loro sia un’autostrada. Il problema è che mena diritta all’inferno, già su questa terra.
      È un fatto, infine, che in Europa le persone siano diventate profondamente infelici con la riduzione del Cristianesimo a una delle tante possibilità offerte dal supermercato “religioso”.
      Lo aveva già capito Massimo Fini, ateo e libertino, trent’anni fa: la ragione – intesa come “dea” – aveva torto…

      Ciao.
      Luigi

    2. I cosiddetti “paletti” poi sono allegoricamente i “paracarri” di altri tempi o i “guard-rail” dei giorni nostri…

      Vuoi affrontare la strada di montagna (magari in discesa che si fa prima) a tutta birra senza muretti, paletti, paracarri, guard rail? Accomodati, il precipizio è li che ti aspetta! (e non sempre un angelo sorreggerà la tua caduta)

      E’ la solita solfa: i Dieci Comandamenti… Dieci divieti o Dieci Parole di Vita?

      «Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti dò, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti dà per sempre».
      Deuteronomio 4,40

  24. Luigi e Bariom@
    Non avete torto, ma credo che oggi si debba sottolineare, come la titolare di questo blog fa egregiamente, che le leggi morali non sono che l’espressione della volonta’ di un Dio che ci ama e che ci indica la strada per realizzare pienamente la nostra vocazione di uomini. Per questo ho ricordato il giogo soave di cui parla Nostro Signore. In questi tempi di apostasia, ancor più di prima, questa e’ una verita’ che riesce a mettere a nudo i sofismi di chi crede che abbassando l’asticella, si portino più facilmente gli uomini a Dio.

    1. @Sabino, non intendevo nulla di diverso con l’allegoria della strada e dei suoi “paletti”… A dire il vero poi la strada maestra, la Via, é lo stesso Cristo. Guarda caso anche il giogo non era altro che la barra traversa che impediva ai buoi di andarsene uno da una parte e uno dall’altra rendendo vano il loro procedere ed il loro lavoro 😉

    2. Luigi

      “Non avete torto, ma credo che oggi si debba sottolineare, come la titolare di questo blog fa egregiamente, che le leggi morali non sono che l’espressione della volonta’ di un Dio che ci ama e che ci indica la strada per realizzare pienamente la nostra vocazione di uomini”

      Nessun dubbio, Sabino.
      Infatti il puritanesimo bigotto non è roba da cattolici ma, appunto, da puritani 😀

      Rimane il fatto che a questo mondo tutti, bene o male, seguiamo delle regole.

      E i primi a farlo sono proprio coloro che affermano, con le parole e le azioni, che invece non esistono regole, che nessuno deve permettersi di limitare la loro libertà, che ognuno deve non solo poter fare tutto ciò che gli aggrada, ma deve poterlo fare con l’approvazione di tutti, etc. etc.

      Ecco, costoro sono i primi ad avere paletti ferrei sul loro cammino.
      Solo che sono i paletti del principe di questo mondo.

      In altro modo, come dice il poeta “o comandi, o ti fai comandare, o te ne vai fuori dai piedi!” 😛

      Buona domenica.
      Luigi

  25. il nocciolo il nocciolo

    Carissima Costanza, Ho letto tutto l’articolo e ti dico che, pur condividendo sempre le tue riflessioni, questa volta mi sento un po’ a disagio. Già ho notato che metti in discussione l’Avvenire e allora mi domando chi c’è dietro… Non certo tutta la Chiesa…. forse qualche Vescovo…. spero non il Papa…., ma non la Chiesa: Io sono parte della Chiesa, credo di poter affermare che anche tu sei “chiesa” e così tanti altri che scrivono sul tuo blog. Per essere Chiesa, basta credere in Gesù Cristo, ubbidire e rispettare ciò che Lui ci ha insegnato attraverso il Suo Evangelo e ciò che anche Papa Francesco (sì, perchè in questo momento è lui il Papa. E lo Spirito Santo non mancherà di mezzi per intervenire dove necessita), ci stà insegnando ogni giorno. Un giornale non fà la Chiesa! I tempi sono molto seri e il “nemico” ci sta mettendo in difficoltà su tutto ciò che ci è caro: la famiglia, i figli e tutto il resto; Però tutto ciò ci costringe a rimetterci in discussione sempre non perdendo di vista il “fare la volontà di Dio” con tanta umiltà e concretezza. Io credo profondamente nel valore unico e insostituibile della preghiera, come anche la Regina della Pace, ci raccomanda di fare sempre, unitamente al digiuno (non solo di cibo). Non entro nello specifico dell’articolo, perchè ne hanno parlato lungamente gli altri. Con affetto ANNA MARIA

    1. Già ho notato che metti in discussione l’Avvenire e allora mi domando chi c’è dietro… Non certo tutta la Chiesa…. forse qualche Vescovo…. spero non il Papa…., ma non la Chiesa: Io sono parte della Chiesa, credo di poter affermare che anche tu sei “chiesa” e così tanti altri che scrivono sul tuo blog.

      Ovviamente bisogna mettersi d’accordo su cosa si intende con il vocabolo “Chiesa” nel contesto. Quello che dici tu è il “corpo mistico”: certamente noi tutti (sperabilmente) ne facciamo parte. Ma la Chiesa corpo mistico, si insegnava una volta, consta di tre parti: la Trionfante (che è già nella gloria di Dio), la Purgante (che è “a tiro”, detta sbrigativamente) e la Militante, che invece – come dice il termine – è in trincea, a volte – anzi, spesso – pancia a terra nel fango. E che purtroppo a volte ha molti infiltrati nella gerarchia visibile, che è un altro concetto che il termine “Chiesa” può indicare colloquialmente.

      Tu dici che i problema è “qualche” vescovo? Speriamo. Però, prima di tutto, ho scritto che è una speranza, non una certezza. Non solo storicamente la Chiesa ha vissuto periodi nei quali la maggioranza dei vescovi era eretica (durante l’arianesimo) e quindi la cosa si può ripetere; ma, più recentemente, Paolo VI confermò il concetto:

      «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».

      http://www.iltimone.org/36193,News.html

      Questo non contraddice la promessa di Cristo “non praevalebunt”, come d’altronde si capisce dalla conclusione del brano citato, proprio perché la forza della Chiesa-corpo-mistico non è umana, e quindi non basata sui rapporti di forza tra maggioranze.

      In questo momento, chi dice cose cattoliche viene bollato come “rigido”, zittito, minacciato, addirittura perseguitato: la lista si fa lunga e include laici, ordinati e anche cardinali. Chi invece predica concetti dove il bene ed il male vengono ribaltati non solo non viene richiamato, ma fa una carriera prodigiosa. Siamo arrivati addirittura alla bestemmia pubblica contro lo Spirito Santo, quando arriviamo alle affermazioni secondo cui la “riforma” di Lutero è stato un dono di Dio. Questo non accadeva da secoli – per l’appunto dall’epoca della crisi ariana, durante la quale i buoni vennero addirittura scomunicati (con provvedimenti che a posteriori sappiamo essere non validi) e spesso cacciati dalle chiese (intese come luoghi di culto).

      Il “non praevalebunt” non deve diventare una comoda scusa: sto bello tranquillo seduto sul divano, tanto so che la vittoria è nostra. “Militante” vuol dire che si deve combattere. E dire le cose come stanno, perché se l’esito è scontato, non così il bilancio dei morti e dei feriti. I morti saranno morti per sempre, e la nostra testimonianza deve cercare di minimizzarne il numero.

  26. Vobi

    @ Sabino: Se uno e’ cristiano prima di tutto si sente un peccatore e non giudica il prossimo e prega per esso. Egli sa che la fede fa vivere Dio nell suo intimo e che fare la sua volonta’ e’ solo un giogo soave. …

    Ed e’ la missione su questa terra della Sig.ra Miriano? Oppure e’ solo un’impressione? 😉

  27. exdemocristianononpentito

    Ce una cosa che e’ poco chiara: i metodi naturali sono oggettivamente leciti (e ci siamo), poi viene detto: “ma diventano soggrttivante illeciti, se il praticarli vuol dire chiudersi al progetto di Dio. E qui le cose diventano complicate. Pensiamo ad una coppia cattolica che abbia già un paio di figli e che, per ragione economiche decide di non aver più figli utilizzando i metodi naturali.
    In tal caso, la contraccezione naturale è soggettivamente lecita o no? E se non lo è quale potrebbe essere il caso in cui una coppia cattolica decida legittimamente, usando i metodi naturali, di non aver figli? Mi piacerebbe un. esempio concreto come quello i che ho fatto.

    1. Nel caso che descrivi non è moralmente accettabile perché:

      1. Stabilisce a priori quale sia il numero di figli che ci si vuole dare a dispetto di quanto Dio potrebbe aver disposto o pre-disposto nella Sua Volontà (che se i figli dovessero essere non 2 ma 3 o 4 è progetto di amore per quella coppia e per l’Umanità tutta).

      2. Contraddice ciò che il Cristiano normalmente dovrebbe professare e con la sua vita testimoniare: che la Provvidenza (questa sconosciuta) di Dio esiste e si fa presente.
      Che in parole povere Dio è Padre e provvede.

      3. Fatti questi “paio di figli”, la coppia si chiude alla vita, di fatto – metodo lecito o meno – come qualunque altra coppia che ragiona con la mentalità del mondo (e con altri metodi contraccettivi).

      Quanto ad altri “esempi concreti”, io non te ne faccio, perché siamo sempre nel rischio di fare la sterile casistica “questo sì e questo no”, peraltro io non ho nessuna intenzione di prendermi simile responsabilità.

      Quel che se ne può evincere è come anche in questo caso e su simile argomento, e assolutamente indispensabile essere in profonda comunione con Dio e attenti alla comprensione della Sua Volontà, e che sarebbe molto opportuno affidarsi alla guida di un padre spirituale che possa discernere, al di là dei tecnicismi e nelle situazioni concrete, dove vi sia il rischio di una involuzione spirituale e dove paure e/o egoismi o anche una semplice superficialità, ci faccia cadere nel tranello di “sentirci a posto” cadendo in realtà in una profonda ipocrisia.

      1. Lorenzo

        Affermando che nel caso proposto da EXDC non sarebbe lecito nemmeno usare i metodi naturali di fatto si afferma che essi non sono praticamente mai leciti, se nemmeno motivazioni economiche giustificano il ricorso ad essi.

        È facile vedere infatti che l’esempio proposto è uno dei più comuni, e se non si accetta nemmeno questo di fatto si sta dicendo che persino i metodi naturali sono leciti in così poche circostanze da essere quasi irrilevanti.

        Oggi poi non è che i genitori mandano i figli a lavorare a 10 anni come si faceva fino agli anni ‘30 del XX secolo, oggi li mandano a studiare, e oggi chi si ferma alle superiori in molti casi trova si e no lavoro come manuale.

        Ma suppongo che nemmeno questo fatto, cioè la non possibilità di far studiare i figli, renda lecito l’uso dei metodi naturali, stando a quanto detto sopra. Si facciano quindi tutti i figli che si possono fare, e se poi non potranno studiare e saranno condannati ad una vita di stenti, pazienza.

        Che poi cosa vuol dire “chiudersi al progetto di Dio”?

        Una chiusura vera e propria ci sarebbe solo in chi sarebbe disposto a ricorrere all’aborto qualora i metodi naturali fallissero, non certo in chi semplicemente ne fa uso per i motivi esposti sopra ma che, se dovesse nascere un figlio, in ogni caso lo accetterebbe.

    2. Alessandro

      A quanto precisato da Bariom aggiungo che exdemicristianoecc. confonde l’uso dei c.d. “metodi naturali” con la “contraccezione naturale” (e sulla base di questo errore si domanda se in taluni casi “la contraccezione naturale è soggettivamente lecita o no?”).
      Sbagliatissimo: la contraccezione è intrinsecamente illecita, ossia sempre e comunque illecita. Non esiste la contraccezione lecita.

      Può essere utile, per chiarire il punto, rileggere il Catechismo al n. 2370, che cita Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II (n. 32):

      “Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. […] La differenza antropologica e al tempo stesso morale, che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali […], coinvolge in ultima analisi DUE concezioni della persona e della sessualità umana tra loro IRRIDUCIBILI”.

  28. Marco Gesi

    “La Chiesa mi deve dire come faccio a ottenere la vita eterna”. Ci ha già pensato Gesù a dirci cosa fare, ed è tutto molto semplice: bisogna amare Dio e il prossimo. Le chiacchiere sulla contraccezione non ci salveranno.

  29. Vobi@
    Credo che sia la missione di ogni cristiano. La riuscita, sempre imperfetta, dipende dalla misura in cui abbiamo accolto in noi il Signore.
    Buona domenica, anche a Luigi e Bariom.@

  30. Digital

    @ Alessandro
    Io credo che che exdemocristianononpentito con la locuzione “contraccezione naturale” voglia intendere l’uso distorto dei metodi naturali, finalizzato ad impedire ulteriori gravidanze a tempo indeterminato.

    1. Lorenzo

      Quindi dovrebbero essere visti solo come metodi per distanziare le nascite, altrimenti sono immorali? Allora torniamo al discorso che ho già fatto sopra.

    2. Alessandro

      @Digital

      Se exdemocristianoecc. con “contraccezione naturale” vuole intendere un uso distorto dei metodi naturali, allora non ha senso che si chieda se in certi casi “la contraccezione naturale è soggettivamente lecita o no?”, perché ovviamente non può essere lecito l’uso distorto dei metodi naturali.

  31. Digital

    @ exdemocristianononpentito
    Tu chiedi un esempio concreto di una coppia che legittimamente decida di non avere i figli facendo ricorso ai metodi naturali.
    Ebbene, il classico esempio è proprio quello della coppia che abbia appena avuto un figlio. Infatti, per consentire alla donna di riprendersi sia dal punto di vista fisico che mentale si consiglia di attendere almeno un paio d’anni prima di intraprendere una nuova gravidanza. Naturalmente, questo a prescindere dai singoli casi o dagli impedimenti oggettivi (ad esempio malattie serie), tra i quali non rientra la discriminante economica (altrimenti la Provvidenza che esiste a fare?).
    Ciò che deve essere chiaro è che il ricorso ai metodi naturali non può essere a tempo indeterminato altrimenti anch’esso diventa un metodo contraccettivo!

    1. ulisse

      Se veramente tra le “motivazioni” che rendono lecito il non cercare altri figli non è prevista la motivazione cosiddetta “economica” (di soldi, tempo, impossibilità pratiche in genere) sarebbe una tragedia.

      Se la Provvidenza deve valere per la gente comune, allora tutto il clero nella sua totalità si dovrebbe affidare alle donazioni parrocchiale dei fedeli, invece che all’8 x mille (e non sto dicendo che la chiesa non ne debba beneficiare, attenzione !)

      1. sara Sardelli

        si appunto concordo con ulisse… la Provvidenza esiste per qualsiasi esigenza, non solo quella economica. Allora, lo dico per provocazione, se Dio vuole altri figli e sono gravemente malata, di che mi preoccupo?Tanto c’è Dio che o mi guarisce, o farà crescere i miei figli con un’altra madre magari migliore di me.

    2. sara Sardelli

      @digital

      “il ricorso ai metodi naturali non può essere a tempo indeterminato”…capisco la teoria ma nella pratica se una coppia si ritrova con ben più di 2/3 figli, e con davanti tanti anni ancora di fertilità? possiamo dire allora “tempo determinato fino alla menopausa inoltrata”? no scusa ma scherzi a parte , mica c’è solo il problema economico, ma anche quello mentale, fisico e psicologico (posto che chi ha i soldi si può permettere colf e babysitter che allieverebbero questi ultimi) Anche senza serie malattie, uno rischia davvero il black out…

  32. Il colmo è che leggere le parole di John Billings:

    …il metodo Billings è «un enorme aiuto al matrimonio, una terapia al rapporto di coppia, perché insegna al marito e alla moglie ad amarsi sempre più». Ciò avviene in quanto i metodi naturali insegnano a rispettare la vera natura dell’essere umano, natura alla quale appartengono l’intelligenza, la libertà, la responsabilità; si acquisisce, così, uno stile di vita di amore e di rispetto sia dei coniugi fra loro, sia di essi nei confronti dei figli: quelli non nati, che saranno sempre ben accetti; quelli nati, che percepiranno e ricorderanno il rispetto per la vita nutrito dai propri genitori.

    e so che ci sono coppie che li utilizzano proprio per cercare una gravidanza, ma per lo più non se ne parla altro che per evitarle 😦

  33. exdemocristianononpentito

    Ringrazio Digital che un esempio concreto me lo ha dato!
    Da tutto ciò si evince che per coniugare la Castiii Connubii con la possibilità di utilizzo dei metodi naturali, occorre che questi ultimi siano adoperati, ESCLUSIVAMENTE come extrema ratio, ossia quando c’è un motivo di salute, non altrimenti risolvibile.
    Ne consegue che la ripulsa da qualsiasi metodo che pur NATURALMENTE impedisca la procreazione e l’utilizzo di tali metodi (astrattamente ammessi da papa Pacelli), debba porsi in termini di regola-eccezione. E di RARA eccezione!
    Il fatto che ne Bariom ne Alessandro ne sabino non mi abbiano fattosubito un esempio immediato, vuol dire che l’ipotesi di liceita dei metodi in questione è assolutamente residuale ed eccezionale.
    Per “contraccezione naturale”, io intendevo semplicemente i metodi Billings, Ogino Knaus e simili. L’ho usata a fini puramente dialogici: Avrei dovuto fare una nota a margine per indicare cosa intendevo usando quell’espressione. Scusate.

    1. @exdcp

      “Ne consegue che la ripulsa da qualsiasi metodo che pur NATURALMENTE impedisca la procreazione e l’utilizzo di tali metodi (astrattamente ammessi da papa Pacelli), debba porsi in termini di regola-eccezione. E di RARA eccezione!”

      Cos’è di “rara eccezione”?

      L’utilizzo di tali metodi o la ripulsa a tali metodi? Perché se sto alla regola del soggetto della frase questo è la “ripulsa”…

      “Il fatto che ne Bariom ne Alessandro ne sabino non mi abbiano fatto subito un esempio immediato, vuol dire che l’ipotesi di liceità dei metodi in questione è assolutamente residuale ed eccezionale.”

      Mah… questa è una tua personale deduzione, che probabilmente rispecchia solo la tua esigenza di certezze indiscutibili (quanto meno sull’argomento).

      1. exdemocristianononpentito

        Caro Bariom, non è che si possano dispute linguistiche continuamente……………..
        Rara eccezione vuol che, salvo che in rarissimi casi (gravi problemi di salute che sconsiglino una gravidanza) i metodi billing, ogino e simili (i c.d. metodi naturali) NON sono ammessi. Punto e basta!
        Non parliamo poi di quelli artificiali.
        Come piu’ sopra Lorenzo, Ulisse e Sara, hanno chiaramente inteso.
        Infine, se permetti, quando mi si chiede un comportamento, ed un comportamento che comporta un certo impegno, mi sembra di avere diritto a qualche certezza……………..

          1. @ExDC: l’errore di fondo è di valutare le cose sotto un profilo – lasciami dire così – meramente giuridico, per cui la questione sarebbe capire quali sarebbero i casi, qui sì qui no, qui forse…
            Invece i metodi naturali sono un metodo che educano i coniugi a comprendere meglio il proprio corpo e quello dell’altro, secondo la natura e quindi sottomettendo il pur legittimo desiderio all’oggettività corporea e, inoltre, a circostanze oggettive di vita.
            Questo aiuta a crescere nella scoperta della vera dimensione coniugale, che è una dimensione regolata dall’amore, non dai cavilli giuridici. E nella crescita dell’amore e della retta coscienza si capisce se è il momento giusto o meno per avere un figlio.
            La coscienza rettamente educata e il cuore, non le regole.

    2. Alessandro

      @exdc

      “Da tutto ciò si evince che…”

      Certo, se uno non sa ragionare può “evincere” come fai tu e cavare le tue conclusioni false, cioè compiere il grossolano errore di tener per buono il fasullo ragionamento che segue: “un caso in cui l’uso dei metodi naturali è lecito è il caso A, quindi l’uso dei metodi naturali è lecito solo ed esclusivamente nel caso A”.

      Quanto ai casi di liceità dell’uso metodi naturali, conviene rileggersi quanto affermava Giovanni Paolo II illustrando ai fedeli il senso dell’Humanae vitae:

      “L’usufruire dei “periodi infecondi” nella convivenza coniugale può diventare sorgente di abusi, se i coniugi cercano in tal modo di eludere senza giuste ragioni la procreazione, abbassandola sotto il livello moralmente giusto delle nascite nella loro famiglia.
      Occorre che questo giusto livello sia stabilito tenendo conto non soltanto del bene della propria famiglia, come pure dello stato di salute e delle possibilità degli stessi coniugi, ma anche del bene della società a cui appartengono, della Chiesa, e perfino dell’umanità intera.” (n. 3)

      https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1984/documents/hf_jp-ii_aud_19840905.html

      “Si può parlare di responsabilità nell’esercizio della funzione paterna e materna sotto diversi aspetti. Così, egli [Paolo VI nell’Humanae vitae] scrive, “in rapporto ai processi biologici, paternità responsabile significa conoscenza e rispetto delle loro funzioni: l’intelligenza scopre, nel potere di dare la vita, leggi biologiche che fanno parte della persona umana” (Pauli VI, Humanae Vitae, 10). Quando poi si tratta della dimensione psicologica delle “tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse” (Ibid., 10).

      Supposti i suddetti aspetti intra-personali e aggiungendo ad essi “le condizioni ECONOMICHE e SOCIALI”, occorre riconoscere che “la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente e anche a tempo indeterminato una nuova nascita” (Pauli VI, Humanae Vitae, 10).

      Ne consegue che nella concezione della “paternità responsabile” è contenuta la disposizione non soltanto ad evitare “una nuova nascita” ma anche a far crescere la famiglia secondo i criteri della PRUDENZA. In questa luce, in cui bisogna esaminare e decidere la questione della “paternità responsabile”, resta sempre centrale “l’ordine morale oggettivo, stabilito da Dio, e di cui la retta coscienza è fedele interprete” (Ibid., 10).”

      https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1984/documents/hf_jp-ii_aud_19840801.html

      1. ulisse

        “L’usufruire dei “periodi infecondi” nella convivenza coniugale può diventare sorgente di abusi, se i coniugi cercano in tal modo di eludere senza giuste ragioni la procreazione, abbassandola sotto il livello moralmente giusto delle nascite nella loro famiglia”.

        Queste parole sono un capolavoro di diplomazia…vorrei capire come si fa a “capire” (scusate la ripetizione) il livello moralmente giusto ?

      2. exdemocristianononpentito

        Bellissimi e nobilissimi discorsi, ma chi PRATICAMENTE deve decidere se può praticare i metodi naturali (Billings ecc.) non può certo mettersi a studiare teologia ed a fare un’analisi approfondita di testi come quelli sopra citati che di facilissima lettura ed interpretazione, non sono.
        Se poi si pensa che soppesare con equilibrio e prudenza esigenze diverse, dà quasi sempre luogo a soluzioni che sollevano dubbi e critiche (“no, in quel caso, non sarebbe stato lecito!”).
        Ne vale limitarsi a chiedere lumi al sacerdote (“io non so, lui sa: chiedo lumi”), perché talvolta gli stessi presbiteri, danno risposte diverse fra loro.
        Comunque non si è risposto a quanto io e Lorenzo abbiamo obiettato: nei fatti, i casi di liceità dei metodi naturali (di quelli artificiali non ne parliamo nemmeno) sono rarissimi.
        Se invece sono molti, facci un fiorilegio di ipotesi in cui sono ammessi. Per ora ne abbiamo individuato solo uno: eventuali gravi problemi di salute.
        La persona comune cui si chiede un comportamento che comporta un certo impegno, ha bisogno e diritto a indicazioni precise (“qui puoi, qui non puoi”).

        1. “Bellissimi e nobilissimi discorsi, ma chi PRATICAMENTE deve decidere se può praticare i metodi naturali (Billings ecc.) non può certo mettersi a studiare teologia ed a fare un’analisi approfondita di testi come quelli sopra citati che di facilissima lettura ed interpretazione, non sono.”

          Non necessariamente (e non è neppure strettamente necessario), ma certamente come ho già detto, è bene si affidi ad una buona guida spirituale e non a cercare certezze – come tu hai detto sopra (alle 02:16) – su un blog con domande varie e relative casistiche.

        2. Alessandro

          @exdc

          Forse non sai leggere o sei duro di comprendonio.

          Ti vengo in soccorso, e per la terza (e ultima) volta ti riporto le parole di Humanae Vitae n. 10:

          ““In rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse.
          In rapporto alle condizioni FISICHE, ECONOMICHE, PSICOLOGICHE e SOCIALI, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita. Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all’ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete”.

          Esaminate queste parole, chi come te continua a ripetere che “per ora abbiamo individuato solo un caso in cui l’uso dei metodi naturali è lecito: eventuali gravi problemi di salute” o non sa leggere o è indicibilmente ottuso (oppure è qui solo per fare un po’ di cagnara, per gettare polvere negli occhi, e trolleggia facendo il finto tonto).

          Da sragionatore professionista (o da trolleggiatore in cerca di cagnara e dell’ultima parola) sono pure le altre considerazioni che alleghi, involontariamente comiche, e grassamente comiche.

          Secondo te io, attraverso i commenti di un blog, dovrei sostituirmi al sacerdote (perché anche tra i sacerdoti ci potrebbe essere divergenza di vedute!) nel definire in quali casi è lecito usare i metodi naturali e in quali no (“qui puoi, qui non puoi”!).
          Alessandro dovrebbe sostituirsi al direttore spirituale nell’orientare le coscienze non solo di un singolo fedele, ma di tutti! E metti che qualcuno non sia d’accordo con me: chi dirime il contenzioso? l’exdc?
          Non solo: Alessandro dovrebbe sostituirsi pure a Paolo VI, le cui parole non sarebbero “di facile lettura e interpretazione”.
          E allora falla tu direttamente un’enciclica, che spieghi il tutto in modo più lampante di quanto sia riuscito a Paolo VI e Giovanni Paolo II!

          Vedi: queste baggianate non le diresti se non fossi il troll che sei e se avessi capito una buona volta che la retta decisione in ordine all’uso lecito dei metodi naturali va assunta con prudenza (come ricorda Giovanni Paolo II), cioè ricorrendo a quella virtù che presiede all’emissione di ciascun atto morale buono nella concretezza individua delle situazioni particolari. Evitando casistiche…

          1. exdemocristianononpentito

            Quella di Bariom è una risposta seria: ci si rivolge al sacerdote per il caso concreto. Sarebbe stato meglio dirlo prima.
            Quella di Alessandro è irricevibile.

              1. Per il resto la risposta di Alessandro suonerà “irricevibile” forse nel tono di alcuni passaggi (avrà perso la pazienza), ma nella buona sostanza è assolutamente corretta.

            1. Alessandro

              “Quella di Alessandro è irricevibile.”

              E certo che ti conviene dire che la mia risposta è irricevibile e così svicolare dal merito: ti vorrei vedere a rispondere nel merito senza farti l’ennesima grottesca arrampicata sui vetri.

              D’altronde il troll sorpreso a trolleggiare non ha altra scappatoia che tacere fingendosi indignato dalla mala creanza altrui.

              Quanto alla risposta di Bariom: Bariom te l’aveva già detto venti volte a chiare lettere che è opportuno rivolgersi a un sacerdote:

              https://costanzamiriano.com/2017/11/03/superare-lhumanae-vitae-e-separare-luomo-da-dio/#comment-131706

              quindi il tuo commento “sarebbe stato meglio dirlo prima (che è opportuno rivolgersi a un sacerdote)” è incomprensibile. Ascolti quando ti parliamo o il trolleggio prevede l’esecuzione di uno spartito immutabile, impermeabile agli argomenti degli interlocutori?

              Ti faccio notare, inoltre, che al sottoscritto hai contestato quanto segue: “Né vale limitarsi a chiedere lumi al sacerdote (“io non so, lui sa: chiedo lumi”), perché talvolta gli stessi presbiteri, danno risposte diverse fra loro”.

              Ne deduco che per te il ricorso al sacerdote è inadeguato a risolvere il busillis. Perché dunque non muovi la stessa contestazione a Bariom?

              1. Alessandro

                Scusa Bariom, mi sono sovrapposto, noto con piacere che non ho le traveggole e che in effetti la tua risposta così ritardataria… ritardataria non era affatto.

                Quanto alla pazienza, sì, l’ho persa, e mi assumo tutta la personale responsabilità di ribadire che exdc si comporta qua dentro come un perfetto troll… e i troll non mi stanno simpatici perché scrivono non per cercare la verità, ma per gettare fumo negli occhi altrui e confondere le altrui idee.

                1. exdemocristianononpentito

                  Potrei replicare COLPO SU COLPO ma l’esperienza ha dimostrato che l’admin non tollera certi battibecchi, e siccome siamo in casa sua, dobbiamo adeguarci alle sue dispoisizioni. Io soprattutto.

      3. Non è fuori luogo credo, ricordare cosa si deve intendere per PRUDENZE cristianamente parlando:

        Dal CCC

        1806 La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell’azione », scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta « auriga virtutum – cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

        “…discernere in ogni circostanza il nostro vero bene” coincide poi nella pratica con il discernere la Volontà di Dio – unica garanzia di “nostro vero bene” – in ogni frangente della nostra vita.

  34. exdemocristianononpentito

    per chiarire il dubbio linguistico:

    la ripulsa di qualsiasi metodi contraccettivo (anche naturale) STA all’utilizzo dei metodi naurali
    come
    la regola STA all’eccezione

  35. Digital

    @ Sara Sardelli

    “Anche senza serie malattie, uno rischia davvero il black out…”

    Certamente, se il tutto si affronta senza una fede adulta!
    Infatti, nessuno ha mai detto che essere cristiani sia una passeggiata!

    1. sara Sardelli

      Guarda, io posso avere una fede adultissima, ma se non dormo almeno 5 ore di fila, non mangio e sto dietro a tanti bambini piccoli e a una casa dall’alba al tramonto,senza nesusn aiuto, o schiatto oppure divento scema e isterica. In entrambi i casi non mi pare una bella vita per chi mi è affidato. Ti assicuro che a volte il sovraccarico è tale che si rischiano tragedie.
      Ok, poi magari entro nel novero dei santi martiri, bell’orgoglio, ma ho mancato gravemente di carità. Non rifiuto la fatica, una madre in quanto tale è disposta a tutto, se poi è cristiana ha una benzina magica che le fa tirare carrette di tonnellate. Ma c’è una fatica che è sproporzionata, fede o non fede, a fisico e mente. Dio può tutto, ma io non sono Dio. Con umiltà bisogna riconoscere i propri limiti e tirare delle conclusioni realistiche.

      1. Se si ha una fede “adultissima” – Dio basta! – e questo ci insegna la vita dei Santi.

        Poi siamo tutti in cammino e abbiamo grossissimi limiti, ma non prendiamo detti limiti come fossero questi i nostri punti di arrivo.

        Diversamente il discorso si fa molto stringente: Ho già 2-3-4 figli (si potrebbe andare di molto oltre se guardo a famiglie che conosco), un’altra gravidanza non è una benedizione bensì una iattura!

        Segno che Dio NON mi ama, che non è un Padre e che si diverte a giocare con la mia vita (o che forse poi Dio non esiste o almeno non è quello che mi hanno raccontato…)

        Non vedo altra conclusione logica.

        1. sara Sardelli

          no c’è un’altra strada: ho già enne figli, se arriva un’altra gravidanza io sbatto la testa nel muro ma la accetterò perchè sarà una benedizione e so per esperienza che Dio mi ama e ci aiuterà. Ma certo non vado a cercarla e infatti cercherò di vivere la mia vocazione senza tradirla (astensione totale, l’unico metodo sicuro al 100%) ma evitando il più possibile i “rischi” connessi, dentro la strada segnata sapientemente da madre Chiesa.
          Sapendo che il vero unico meraviglioso rischio che corro ogni giorno è il rapporto d’amore con Dio.
          Ma io la testa nel muro la sbatterò e piangerò anche. E poi gli chiederò, come fece la Corbella: “e va bene, tu mi hai dato questa croce, però ora mi aiuti a portarla”. Si fa così in un rapporto d’amore, si può anche combattere.E certo, lo so che una gravidanza non è un tumore, ci mancherebbe, anzi! Ma una gravidanza dentro certe circostanze è davvero una prova e una croce, pur con la gioia e la benedizione che sempre porta.Assicuro.
          Non pretendo immediata e cordiale comprensione, però se uno parla di “gravi” motivi non parla di non riuscire ad andare dal parrucchiere o di fare pipì nè di mangiare in santa pace mai (cose che comunque, per chi le vive per anni e anni e anni diventano pesantucce), ma che si può arrivare a un punto di stanchezza e logoramento dove non ci si accorge che facendo la retro si tira sotto e distrugge il passeggino per fortuna senza bimbo. Che se ci fosse stato- e cose così ne accadono- tutti griderebbero all’irresponsabilità. Vero. Infatti uno si deve saper fermare prima, capire che non ce la può fare e chiedere aiuto. Ecco, sapersi fermare prima può significare: un attimo, marito/moglie mio/mia, cerchiamo di essere prudenti e saggi, pur senza trasformarci in mostri di egoismo. Credo che i metodi naturali vadano in qs direzione.

          1. Però Sara scusa non ho capito cosa vai cercando?

            Un po’ di comprensione? Credi di non averla o che io non l’abbia?
            Vuoi risposte a dei dubbi che hai dentro? Perché se così non fosse non staremmo qui tanto a dibattere…
            Mi spiace non credo proprio sarò io a sciogliere i tuoi dubbi, e neppure lo voglio.

            Non capisco quindi quando dici, rispondendo a me: “no c’è un’altra strada…”

            La strada che tracci e quella che per lo più viviamo tutti, quando non è quella della croce (benedetta croce) è quella della prova – la Fede va provata come oro al crogiolo – o semplicemente quella del combattimento. Combattimento tra l’uomo vecchio e l’uomo spirituale.

            O anche più semplicemente il combattimento contro tutte le nostre paure e i nostri fantasmi e perdonami se te lo dico, tu ne elenchi un bel po’ ponendoli difronte all’eventualità di una – peraltro ipotetica – gravidanza, fino alla possibile uccisione del piccolo per una errata retromarcia.
            Forse è un fatto che ti è capitato davvero, ma il fatto è che Dio non ha permesso succedesse nulla di grave (vuoi che ti racconti le cose che combinavo da giovane pare irresponsabile giocando con i miei figli?).

            Quindi prosegui serena il tuo cammino fidando nel Signore e abbandonando a Lui tutte le tue preoccupazioni, perché se fossimo veramente pragmatici su quanto potrebbe (ho usato il condizionale) capitare a questo mondo a noi o ai nostri figli, forse dovremmo semplicemente legarci una pietra al collo e cercare un pozzo profondo (o perlomeno non fare più figli).

            Ti auguro ogni bene.

    2. Alessandro

      @Digital e Sara Sardelli.

      Come ricordavo qua

      https://costanzamiriano.com/2017/11/03/superare-lhumanae-vitae-e-separare-luomo-da-dio/#comment-131728

      non è vero che l’uso dei metodi naturali è lecito solo in caso di infermità grave. Si rilegga anche solo il n. 10 di Humanae vitae:

      “In rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse.
      In rapporto alle condizioni FISICHE, ECONOMICHE, PSICOLOGICHE e SOCIALI, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita. Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all’ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete.

      L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori. Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della Chiesa.”

      Rispetto a quanto sostiene Digital, valorizzerei l’invito a ricordare che i motivi (d’ordine fisico, psicologico, economico, sociale) che rendono lecito l’uso dei ritmi temporali devono essere GRAVI, altrimenti si scivola (magari inavvertitamente) verso un uso contraccettivo dei metodi naturali.
      Ovviamente, mi guardo bene dal valutare i singoli casi (sui rischi del valutare i singoli casi da dietro ua tastiera ha già detto Bariom), ricordando quello che insegna il Magistero, ossia che la valutazione di gravità deve essere fatta con il criterio aureo della prudenza (come ricorda Giovanni Paolo II) e, come insegna Paolo VI, nel pieno riconoscimento dei “propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori”.

      1. exdemocristianononpentito

        Ma la persona comune, magari un po’ illetterata, come fa praticamente a comportarsi in un certo modo (che richiede impegno e sacrificio, non ce lo nascondiamo) avendo indicazioni così generiche come il “criterio aureo della prudenza” nel “riconoscimento di una giusta gerarchia di valori”.
        Lui è un cristiano con un problema concreto e vuole sapere cosa concretamente deve fare.
        Almeno, si facesse riferimento al sacerdote (” vai dal presbitero con cui sei più in confidenza e chiedi a lui per il caso concreto”), ma nemmeno questo si fa…
        Anche perché come ho detto prima, spesso il sacerdote x dà una risposta diversa dal sacerdote y…..
        Poi, per me c’,è un principio aureo: se mi viene richiesto un compito, io devo avere le indicazioni precise per compierlo senza sbagliare.

  36. Exdnp, digital@
    Sarà Sardelli.@
    Mi sono andato a rileggere la HV (che consta di poche pagine – e non di 250- scritte con molta chiarezza), ma Alessandro mi ha anticipato in modo egregio e quindi rimando a quanto ha riportato fedelmente dell’enciclica. Pertanto è evidente che le ragioni del ricorso lecito ai metodi naturali sono fisiche economiche e psicologiche e che esse possono anche essere a tempo indeterminato. Naturalmente, trattandosi di atti di per se’ non illeciti, essi presuppongono che sia l’amore e non l’egoismo a ispirarli.
    Nella Casti connubii che è enciclica che ha per oggetto il matrimonio, il tema del ricorso ai periodi infecondi e’ solo accennato per escluderne la illiceita’. Dica l’exdnp dove si trova in essa la frase che egli cita

  37. Io qui non ho intenzione di commentare sul nucleo dell’argomento (la paternità) perché, in primis, ci sono commentatori molto più titolati e più bravi di me (infatti, si vedono i loro commenti). Ma la discussione ha raggiunto un argomento del tutto generico.

    Dio può tutto, ma io non sono Dio. Con umiltà bisogna riconoscere i propri limiti e tirare delle conclusioni realistiche.
    Io non sono sposato e non ho figli. Ma ho fatto altre cose nella mia vita che, “realisticamente”, sulla carta non sarei stato in grado di fare. Non ci avrei scommesso mezzo soldo. Eppure le ho fatte. Infatti non le ho fatte io.

    Allora, lo dico per provocazione, se Dio vuole altri figli e sono gravemente malata, di che mi preoccupo?Tanto c’è Dio che o mi guarisce, o farà crescere i miei figli con un’altra madre magari migliore di me.

    Se si ha fede sì: per esempio è l’atto di fede di quelle madri che, avendo già figli, hanno perduto la vita per portare a termine una nuova gravidanza, sapendo di non aver molte possibilità di sopravvivere. Potevano fare il calcolo dell’inopportunità di lasciare i figli già nati senza madre. E non l’hanno fatto.

    Da tutto questo genere di discussioni traspare l’idea che la Provvidenza esiste, ma… dobbiamo provvedere da noi, pianificare da noi, eccetera. Questa è la radice di tutto il problema.

    1. @Fabrizio,

      Se si ha fede sì: per esempio è l’atto di fede di quelle madri che, avendo già figli, hanno perduto la vita per portare a termine una nuova gravidanza, sapendo di non aver molte possibilità di sopravvivere. Potevano fare il calcolo dell’inopportunità di lasciare i figli già nati senza madre. E non l’hanno fatto.

      Concordo decisamente.

      Che poi si possa dire “la mia Fede non ha questa statura”, va benissimo e credo sia così per molti, ma non per questo si può ribaltare la cosa dicendo che si stanno facendo chiacchiere spiritual-teologiche senza costrutto.

      O che “si va bene la fede, poi però…” (si aggiunga quel che si vuole a piacere).

  38. sara Sardelli

    Grazie Alessandro, la tua risposta è molto chiara e pertinente.Ed è appunto ciò che avrei voluto dire io (male, in modo provocatorio) per riequilibrare la risposta di Digital.Per quanto riguarda te, Fabrizio, ti ringrazio di avere preso in considerazione le mie parole.Che la Provvidenza esiste ma poi dobbiamo progettare noi, no, non è il mio caso. Cioè, la posso vivere benissimo come tentazione anche quotidiana, ma tante volte ho fatto salti nel buio fidandomi solo di Lui e almeno idealmente desidero essere così ogni giorno. E anch’io tante volte ho fatto cose impensabili proprio perchè non le ho fatte io.Non è qui opportuno fare esempi personali, ti devi fidare della mia parola.Quindi io non parlo di calcoli, ma di guardare la realtà per quella che è, perchè anche lì il Signore mi parla. Se la realtà mi dice che io posso fare entrare 100, e tirando tirando posso arrivare a 150, con l’aiuto di Dio anche 200,è superbia pensare di farci entrare 1000. Se il Signore di ore ce ne ha date 24 , di gambe 2 e di cervello 1, è con questi strumenti che dobbiamo fare i conti.spero di essermi spiegata adesso!

    1. “Se la realtà mi dice che io posso fare entrare 100, e tirando tirando posso arrivare a 150, con l’aiuto di Dio anche 200,è superbia pensare di farci entrare 1000.”

      Insomma l’aiuto di Dio, la Provvidenza vale – se ci va bene – il 25% dei nostri sforzi… noi arriviamo se siamo bravi a 150 e Lui ci mette un altro 50 (?).
      Non mi sembra un gran dio certo non quello che i nostri Fratelli Spagnoli chiamano “Todopoderoso”…

      Io sapevo dei 5 pani e 2 pesci che poi bastarono per 5.000 uomini (senza contare le donne) e ne avanzarono 12 ceste piene.

      Ma certo siamo sempre a livello di “racconti”… (o cosa?)

      1. sara Sardelli

        E ok, io coi numeri mi incasino sempre. sbagliato esempio , non volevo offendere Dio che essendo Dio può fare quel che vuole come vuole e quanto vuole. Ma allora come conciliare i gravi motivi di ordine psicologico economico ecc. con la potenza di Dio ?

  39. Digital

    @ Sabino
    Il ricorso lecito ai metodi naturali anche a tempo indeterminato deve essere sempre giustificato dalla presenza di gravi motivi. Questo significa che normalmente i metodi naturali non possono essere utilizzati a tempo indeterminato altrimenti sarebbero equiparabili a quelli artificiali visto che la mentalità contraccettiva che li sfrutta è la medesima.
    Per quanto riguarda invece le condizioni economiche, esse effettivamente sono citate nella HV, diversamente da quello che pensavo io e quindi ne prendo atto.

  40. Nunzia

    Mi permetto di aggiungere una personale riflessione, che spero sia pubblicata.
    Da donna, moglie, madre e da poco anche nonna, nonché da psicologa con alle spalle trent’anni di professione, noto anche qui ciò che accade nel quotidiano, quando si affrontano temi sensibili vissuti da noi donne con particolare coinvolgimento.
    C’è chi illustra in modo asettico e magistrale la “teoria” sul come comportarsi, in questo caso nell’ambito del rapporto coniugale sul controllo della fertilità femminile, argomento spinosissimo che vede spesso naufragare tantissime unioni e soltanto dopo si leva di solito solitaria la voce femminile, rappresentata qui dalla signora Sara Sardelli, per ricordarci che la teoria è bella, ma poi è necessario metterla in pratica senza dimenticare o eludere le tante variabili del vivere quotidiano.

    1. Mi scusi Nunzia, ma c’è una cosa che non mi torna proprio nel suo commento. Sarà che ultimamente mi turbano un po’ quelli che contrappongono la teoria alla pratica, ma…

      Per quanto mi riguarda, ho scritto esplicitamente che non sono sposato e conseguentemente non sono entrato nella questione direttamente. Altri commentatori, però, hanno detto la propria: com’è che lei sa che questi conoscono solo la teoria e non la pratica? Perché almeno uno mi pare – da due anni di commenti – che di pratica ne sappia; poi, per esempio, giovi ha scritto di essere donna e mamma. Il post originale mi pare firmato direttamente da Costanza, donna, sposa e madre.

      Cos’è che mi sfugge?

    2. @Cara Nunzia,

      credo sia inevitabile in un simile “ambiente virtuale” affidarsi e restare sulla “teoria” (passiamo il termine riduttivo di quelli che sono gli insegnamenti della Chiesa quando non addirittura quelli Evangelici).
      Ammesso e non concesso che qualcuno si esponga ed esponga personalissime situazioni (anche Sara è rimasta sul teorico in un certo senso…), cosa talvolta controproducente, ben difficilmente troveremo chi si metta a fare “direzione spirituale”. Tuttalpiù può può esservi confronto di esperienze.
      Personalmente pur avendo avuto 6 figli (tre già saliti al Cielo), non mi metterò a raccontare le mie battaglie e anche talune sconfitte sulla via della castità, continenza e apertura alla vita, che hanno costellato il mio cammino di uomo, marito, padre, cristiano e anche “di copia”, non credo proprio sia il caso.
      Ciò non significa non mi renda conto delle difficoltà, sofferenze e anche lacerazioni che tutto questo cammino verso la piena corrispondenza alla Volontà di Dio comporta.

      Ciò che rimane é quindi guardare al “vero bene”, al fiducioso abbandono a Dio, al combattimento spirituale e anche avere “almeno in teoria” ben chiaro quali sono le strade e i mezzi ordinari (e talvolta anche quelli straordinari) che la Chiesa ci insegna per proseguire il nostro cammino.
      In questo senso, senza che io mi senta “arrivato” – la nostra meta non è qui – posso dire che guardando a quanto sopra e confidando nella Provvidenza, nell’aiuto dello spirito Santo, accettando il Combattimento dove Cristo è l’Unico Vincitore (il Forte e l’Eroe, per usare termini biblici), mai sono rimasto deluso.

      Se tutto ciò appare come mera “teoria”, me ne dispiaccio… certamente il limite è mio.

  41. Se la realtà mi dice che io posso fare entrare 100, e tirando tirando posso arrivare a 150, con l’aiuto di Dio anche 200,è superbia pensare di farci entrare 1000.

    Va bene: certamente non è che mi metto a scalare l’Everest sapendo che già arrivo con difficoltà in cima ai monti dietro casa, confidando che la Provvidenza mi farà arrivare a destinazione in ogni caso.

    Tuttavia, è abbastanza evidente che c’è un problema, se confrontiamo le generazioni attuali con quelle passate. Già pensando all’ultima guerra, applicando gli attuali metri di pianificazione, salta fuori una differenza evidente. Se poi dovessimo tornare indietro di un paio di secoli, se ne dedurrebbe che avremmo già dovuto estinguerci da tempo. Non è che tutto quello che avveniva in passato era buono e giusto (la genitorialità non era sempre responsabile), ma mi pare ci siano molte prove che ora si sta esagerando in senso opposto.

    PS E comunque, in relazione alla frase citata qua sopra… consiglio la visione di “I gigli del campo”, con Sidney Poitier. È basato su un romanzo, fondato comunque su una storia vera.

    1. sara Sardelli

      Pienamente d’accordo che si sta esagerando in senso opposto!Se non vai in vacanza sei un matto o uno da compatire , d’altronde con tutti ‘sti figli (poveretti, senza la vacanza, troppi fratelli). Ognuno ha i suoi dogmi. Io personalmente preferisco il dogma della Trinità a quello della vacanza, anche se ogni tanto tirare il fiato non sarebbe male:). Cmq ci tenevo a dire che se uno sta scalando l’Everest e ha un attimo di sconforto o di bisogno di fare una pausa, non è proprio simpatico quando si sente dire “tu non hai fede!”, diciamo che non aiuta molto nel cammino.

      1. @Sara, talvolta anche quando qualcuno ci sta dicendo “coraggio abbi Fede!”, noi sentendoci in difetto, lo ascoltiamo come ci dicesse “tu non hai fede!”

        Poi certo trovi anche il “meno simpatico” e la cosa non aiuta… vale sempre la richiesta rivolta direttamente al Padre: “Signore aumenta la mia Fede!” 😉

  42. Digital@
    Concordo che ci devano essere gravi motivi e che oggi, come dice Giudici, siamo troppo condizionati da esigenze fino a poco tempo fa impensabili, ma se ci sono, essi possono operare anche a tempo indeterminato. Lo ha detto Paolo VI e lo ha ripetuto S.Giovanni Paolo II, spiegando bene anche il perche’. Certo che dobbiamo poi essere consapevoli che la propaganda antinatalista sta portando l’Italia all’estinzione e al disastro economico. Bisogna perciò ricreare un clima favorevole alla vita e mai considerare una gravidanza non programmata una sciagura, ma sempre un dono di Dio. Se pero’ la Bonino viene considerata una “grande”, il risultato mi sembra opposto a quello auspicato.

  43. Cmq ci tenevo a dire che se uno sta scalando l’Everest e ha un attimo di sconforto o di bisogno di fare una pausa, non è proprio simpatico quando si sente dire “tu non hai fede!”, diciamo che non aiuta molto nel cammino.

    Eh, dipende. Apparentemente può sembrare così. Ma siccome tutti abbiamo poca fede (fatto oggettivo, ribadito da Cristo stesso) e ricadiamo nei tentativi di risolvere “da noi”, il consiglio a rivolgere di nuovo lo sguardo in alto è un ausilio di fondamentale importanza. Perché non è questione di riuscire meglio o peggio, è proprio questione di fallire.

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