La domanda che mi fa Valentino

di emanuelefant

 

2016-10-10_100734

di Emanuele Fant per Credere

Apro il giornale, mi incuriosisce una notizia. Valentino, nove anni, vedeva tutti i giorni Vasile chiedere l’elemosina di fronte al negozio dei suoi genitori. Decide di mettere insieme tutte le paghette, e regala 50 euro al mendicante. Racconta il gesto alla mamma, che lo punisce facendogli passare l’aspirapolvere in tutto il negozio: “Così capisci che fatica si fa a guadagnare”. Vasile, in tempo breve, rintraccia la famiglia, e restituisce la somma. Mamma si rende conto che ha un figlio speciale e lo scrive su Facebook. Alcuni giornali riprendono il fatto. Il sindaco premia il piccolo con una pergamena.

All’apparenza in questa storia non ci guadagna nessuno (i soldi sono tornati nel porcellino), ma a me ha lasciato in ricordo un punto interrogativo.

Chiudo il giornale. Mi alzo dalla poltrona, mi tocco le tasche, mi coglie un timore: dov’è il mio Valentino? Anche io ce l’avevo, in qualche punto interiore. Forse me l’hanno rapito i senegalesi legandolo coi braccialettini; in piazza Duomo sono così numerosi che non ho trovato abbastanza sorrisi per tutti: ho dovuto imparare a tenere basso lo sguardo, fingendo costante ritardo per una riunione. Forse è imbarcato su un cargo con i peruviani e i loro cd di musica andina che in pianura non ha senso ascoltare. Possibile pure che sia rimasto amputato nel finestrino che serro se si avvicina lo zingaro con un finto difetto alla schiena (dovrei finanziare il suo imbroglio?). Magari è affogato nei fiumi di alcool che si scolano le ucraine quando muore l’anziano a cui dovevano badare, è una abitudine che mi fa sospettare di loro.

Ho un elenco di motivi per tenermi strette le mie monetine. Diventando adulto, ogni slancio solidale si è incastrato nei tasti quadrati di un calcolatore. E allora come definire questa nostalgia, questa stima per un gesto infantile?

(Ho avuto una dritta: il mio Valentino interiore non è proprio morto, mi dicono che fa il medicante in stazione e non aspetta un’offerta, ma che lo vado a trovare).

18 commenti to “La domanda che mi fa Valentino”

  1. «Sudi la moneta tra le tue dita prima che tu ti accerti che chi la riceverà è degno di riceverla» (dalla Didachè). Penso che si possa rispondere che la carità va sempre fatta in modo cosciente e costruttivo, e non in modo avventato. Per questo si può dire che fare il bene è la cosa più difficile del mondo e che non basta far leggere a Valentino qualche storia edificante,ma bisogna insegnargli come si fa la carità in modo avveduto ed efficace. Ma non solo Valentino avrebbe bisogno di questo insegnamento: ne avremmo bisogno tutti! Il fatto è che nessuno ce lo insegna! Invece è un insegnamento che dovrebbe rientrare nel programma del catechismo. Per questo nella nostra scuola online per le famiglie – “La corona di dodici stelle”: http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/famiglia-a-scuola-per-riscoprire-il-valore-della-comunita/ – la dodicesima stella riguarda la carità cristiana e la solidarietà sociale secondo la dottrina sociale della Chiesa.

    • D’altronde difronte ad una mano tesa, a chi chiede aiuto, diventa difficile valutare sempre il chi, come e perché, anzi é il modo più facile per non fare poi più nulla…

    • Non sono per niente d’accordo. Come faccio a capire davvero chi si merita qualcosa? E chi sono io per discernere chi si merita e chi non si merita? Vedo una grande arroganza in questo atteggiamento e mentre capisco che a grandi livelli (dottrina sociale della Chiesa, logiche socio-economiche ecc…) ci voglia un sano e ragionevole discernimento, penso che in campo educativo entrare nella logica “fare la carità a chi ne è degno” sia qualcosa di molto poco cristiano. Il mio grande padre spirituale non voleva neppure che si chiedesse “come userai questo denaro” a coloro a cui si sarebbe fatta la carità, altrimenti non sarebbe stata più vera carità del cuore ma convenienza. Se si ama si ama, non lo si fa con calcolo. Nessuno è degno di essere amato da nostro Signore, il quale tra l’altro non sa neppure se noi due secondi dopo lo tradiremo e andremo a spendere male quell’Amore che ci ha dato, ma ha dato comunque la Sua vita per noi, prima ancora che ce lo meritassimo. Questo è il Suo più grande insegnamento e questo è l’insegnamento che Valentino, nel suo cuore da bambino, ha dato a sua mamma, all’autore di questo post e a tanti adulti così pieni di certezze.

  2. Una volta si seguiva il Vangelo e…

    “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
    Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

    Ora invece si mette subito tutto su Facebook (e non solo: e i giornali, e le interviste, e il sindaco che consegna una pergamena…). Meglio ancora se c’entra un bambino, come nelle pubblicità. Non è vero che non ci guadagna nessuno: ci guadagnano tutti, i soliti quindici minuti di pubblicità, inoltre “si sentono tutti più buoni”, sguazzano nella retorica dei buoni sentimenti, e figurati se nessuno avrà scritto di ponti e di muri e di migranti, eccetera.

    A volte, a causa del tam tam continuo, a uno vien da chiedersi: ma com’è che Gesù (vedasi Vangelo sopra citato) è sempre così incontentabile, duro, anche nelle piccole cose; addirittura, se uno fa una buona azione come l’elemosina, guai a lui se poi lo dice in giro… Ecco, poi c’è sempre la realtà che mi conferma che Gesù ha sempre ragione.

  3. Vero. Oggi con il “business” del povero, mendicante, emmigrato, zingaro… che fatica a discernere. Tutti a dire la loro, soprattutto chi è al caldo e punta il dito con aria di rimprovero verso gli altri. Meglio il silenzio ed agire.

  4. La Scrittura è chiara: “dai chi ti chiede”,l’elemosina è “sacrificio di lode”.Quando qualcuna allunga la mano spegniamo il nostro “calcolatore” vediamo sempre qualcosa

  5. Sono contrario a far l’elemosina per la strada. Sono pronto ad ascoltare se qualcuno chiede aiuto.

  6. A volte nell’insistenza dei mendicanti vedo la mia insistenza con il Signore: in fondo anch’io sono sempre a chiedere a lamentarmi,voglio questo voglio quest’altro..eppure mi ha già dato così tanto!! e chi lo dice che mi “merito” quello che gli sto chiedendo? e a volte quando mi accontenta ho come il sospetto che lo faccia per non sentire più il pigolio insistente della mia voce, e non tanto perché sono stata “brava e buona”..
    così per quanto in teoria neanch’io sia d’accordo con l’elemosina per strada ai mendicanti, specialmente agli zingari, ogni tanto faccio scappare qualche monetina su quelle mani tese, specialmente a quelli più insistenti, anche solo perché sono “rompiscatole” come lo sono io ..

  7. Un gesto di carità fatto con il cuore da un bambino di 9 anni è sicuramente un azione da premiare.Ora, non so se Valentino andrebbe premiato con una pergamena, ma di sicuro il mendicante ne meriterebbe due di pergamene.Un sindaco che premia un ragazzo per un azione di carità ci potrebbe anche stare (propaganda a parte) ma un sindaco che se ne infischia di ringraziare un mendicante che sicuramente patisce la fame e quei 50 euro sarebbero per lui un terno al lotto…mbe!, non so cosa pensare (propaganda a parte).

  8. Da inguaribile scriteriata mi viene solo da osservare che non ci sono più le punizioni di una volta (“lo punisce facendogli passare l’aspirapolvere in tutto il negozio”). Beh, certo: sempre che non si tratti della signora Ikea…

  9. A me pare che lo spunto sia ben più grande del criterio dell’elemosina, ma la durezza di cuore.
    Vedere un bimbo che, nella sua ingenuità, ha dato con generosità ad un mendicante, ha spinto un adulto a farsi domande sulla sua disponibilità al bisogno dell’altro.

    Mi pare tutt’altro che banale, sinceramente, non certo da ridurre alla questione della monetina o, tantomento, di FB.

    • Lo spunto mi sembra più che banale, per quanto ne è stato scritto sui media. E comunque lo spunto ci sarebbe stato anche se i protagonisti della vicenda fossero rimasti anonimi.

      • Infatti l’intelligenza è vedere, nella banalità della vicenda narrata, o spunto di bene per sé, come ha fatto Emanuele Fant.
        Ma certuni, invece di guardare la luna, guardano il dito.

        • D’accordo con Thelonious, tanto piu’che l’elemosina, come anche la testimonianza in positivo e del resto tutti i precetti positivi obbliga sempre ma NON in ogni momento, quindi a ognuno la libera valutazione personale su come, quando e quanto farla – purche’non diventi una scusa per non farla mai.

        • “Infatti l’intelligenza è vedere, nella banalità della vicenda narrata, o spunto di bene per sé, come ha fatto Emanuele Fant.
          Ma certuni, invece di guardare la luna, guardano il dito.”

          E certamente il problema è anche in quelli che guardano. Ma forse, prima di tutto, non sta in quelli che dipingono lo scenario, dando molto spazio al dito e poco o nulla alla luna?

  10. Io direi che, per quanto riguarda questi temi, Nostro Signore Gesù Cristo sia stato di una chiarezza adamantina.

    Lo cito

    Mt 25,31-46

    “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me». E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: