Il trionfo del male è coabitare col bene

di autori vari

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Ernest Hello (1828 – 1885), nell’opera L’homme del 1872, così scrive:

“Lo spirito del male dice: ‘Riposati. Che farai nella mischia? Altri combatteranno abbastanza. Tu che sei savio, non iscomodare le tue abitudini. Il male, continua il diavolo, è sempre esistito ed esisterà sempre nelle stesse proporzioni. I pazzi che vogliono combatterlo non guadagnano nulla e perdono il loro riposo. Tu che sei savio, dà ad ogni cosa la sua parte e non dichiarare a niente la guerra. È impossibile illuminare gli uomini. Perché dunque tentarlo? Fa pace con le opinioni che non sono tue. Non sono esse tutte ugualmente legittime?’.
Così parla il demonio; e l’uomo separato dalla verità, perché ha paura di lei, che è l’Atto puro, l’uomo, insensibilmente e a sua insaputa, si unisce all’errore […] discende a poco a poco, durante il suo sonno, in quell’indifferenza glaciale, placida e tollerante, che non s’indigna di niente, perché non ama niente, e che si crede dolce perché è morta.
E il demonio vedendo quest’uomo immobile, gli dice: ‘Tu gusti il riposo del savio’; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: ‘Tu li domini entrambi’; vedendolo inattivo, gli dice: ‘Tu non fai del male’; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna e il male […], gli dice ‘Io t’ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità’, perché il demonio pronunzia spesso le parole di tolleranza e di carità.
L’uomo vivo, l’uomo attivo che ama e che è unito all’unità, afferra il rapporto delle cose, e unisce fra loro le verità.
L’uomo morto ha perduto il senso dell’unità. Non unisce più verità fra di loro: non concilia più, per la contemplazione dell’armonia, le cose che devono esser conciliate, le cose vere, buone e belle.
Ma in cambio, compone una parodia satanica dell’unità; cerca di amare insieme il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto; non sempre si adira, almeno in apparenza, se si affermano i dogmi, ma preferisce che si neghino.
Non avendo voluto unire ciò che è unito, credere a tutta la verità, conciliare quel che è conciliabile, cerca di unire ciò che è necessariamente ed eternamente contradittorio, di credere insieme alla verità e all’errore, di conciliare il Sì e il No; non avendo voluto amare Dio tutto intiero, cerca di amare Dio e il diavolo: ma è l’ultimo che preferisce”.
“Che si direbbe d’un medico il quale, per carità, avesse riguardi verso la malattia del suo cliente? Immaginate questo tenero personaggio. Direbbe al malato: Dopo tutto, amico mio, bisogna essere caritatevole. Il cancro che vi corrode è forse in buona fede. Suvvia, siate gentile, fate con lui un po’ d’amicizia; non bisogna essere intrattabili; fate la parte del suo carattere. In questo cancro, esiste forse una bestia; essa si nutre della vostra carne e del vostro sangue, avreste il coraggio di rifiutarle quanto le occorre? La povera bestia morirebbe di fame. Del resto, io sono condotto a credere che il cancro è in buona fede e adempio presso di voi ad una missione di carità.
È il delitto del secolo quello di non odiare il male, e di fargli delle preposizioni. Non vi ha che una proposizione da fargli, è di scomparire. Ogni accomodamento concluso con lui somiglia neppure al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, perché il male non sempre domanda di scacciare il bene, domanda il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che domandando qualche cosa, domanda tutto. Appena non è più odiato, si sente adorato”.

15 Responses to “Il trionfo del male è coabitare col bene”

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    L’uomo vivo, l’uomo attivo che ama e che è unito all’unità, afferra il rapporto delle cose, e unisce fra loro le verità.
    L’uomo morto ha perduto il senso dell’unità. Non unisce più verità fra di loro: non concilia più, per la contemplazione dell’armonia, le cose che devono esser conciliate, le cose vere, buone e belle.

  2. …il bene e il male sempre coabitano, Lo diceva anche il Manzoni!

  3. Cara Costanza,
    con tutto il rispetto per Ernest Hello, la logica di Cristo,a volte, è assai diversa da quella dei suoi apologeti. Ce lo spiega con chiarezza s. Agostino, dottore della Chiesa, in questo suo discorso intorno alla parabola del buon grano e della zizzania.
    “Abbiamo udito il santo Vangelo (Mt 13) e Cristo Signore che ci parla nel Vangelo; diremo su ciò quanto egli stesso ci concederà. Forse, fratelli miei, troverei difficoltà a spiegarvi questa parabola, ma egli ci ha risparmiato tempo e fatica poiché fu lui stesso a spiegare la parabola che aveva raccontato. Veramente chi legge il Vangelo legge [questo brano] fino al punto in cui il Signore dice: Raccogliete prima la zizzania, legatela in piccoli fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. Ma poi i suoi discepoli – come sta scritto – gli si avvicinarono e gli dissero: Spiegaci la parabola della zizzania. E Colui che è nel seno del Padre dichiarò: Colui che semina la buona semente è il Figlio dell’uomo. Si trattava di lui stesso. Il campo invece è il mondo; la semente buona rappresenta coloro che appartengono al regno di Dio. La zizzania invece rappresenta quelli che appartengono al diavolo. Il nemico poi che l’ha seminata è il diavolo stesso. Il giorno del raccolto è la fine del mondo. I mietitori poi sono gli angeli. Quando dunque verrà il Figlio dell’uomo,invierà i suoi angeli e porteranno via dal suo regno tutti gli scandali e li getteranno nella fornace di fuoco ardente; lì sarà pianto e stridor di denti. Quel giorno i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre mio. Ho detto le parole di Cristo Signore, che non sono state lette, ma stanno scritte così. Il Signore ci spiegò la parabola che aveva raccontata. Considerate che cosa dobbiamo scegliere d’essere nel suo campo: considerate come ci troverà il giorno del raccolto. In effetti il campo, ch’è il mondo, è la Chiesa sparsa per il mondo. Chi è buon grano, continui ad esserlo fino al giorno del raccolto; coloro che sono zizzania, si cambino in buon grano. Ora, tra gli uomini e le vere spighe e la zizzania corre questa differenza: quanto alle cose ch’erano nel campo la spiga rimane spiga, la zizzania rimane zizzania; al contrario nel campo del Signore, cioè nella Chiesa, chi era frumento si cambia talora in zizzania, e quelli ch’erano zizzania si cambiano talora in frumento: poiché nessuno sa cosa avverrà domani. Ecco perché agli operai che s’erano irritati col padre di famiglia quando volevano andare ad estirpare la zizzania, ciò non fu permesso; poiché essi volevano sradicare la zizzania, non fu loro permesso di separarla. Fecero ciò a cui erano adatti ma riservarono la separazione della zizzania agli angeli. In verità però essi non volevano riservare agli angeli la separazione della zizzania; ma il padre di famiglia, che conosceva tutti, e sapeva che si doveva rimandare la separazione, ordinò loro di tollerare la zizzania, non di separarla. Avendo essi detto: Vuoi che andiamo a strapparla via? No – rispose – per non correre il rischio di sradicare anche il frumento, mentre volete strappar via la zizzania. Allora, o Signore, sarà insieme con noi nel granaio anche la zizzania? Nel giorno del raccolto dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in piccoli fasci per bruciarla 6; tollerate nel campo quel che non avrete con voi nel granaio”. (s. Agostino, DISCORSO 73/A)

    • caro Augusto,

      nell’articolo citato però si dice altro da quel che dici tu.
      Nell’articolo si parla di mescolare la Verità all’errore, e dell’atteggiamento di rinunciare a difendere la Verità.

      Si parla perciò dell’ERRORE, e non dell’ERRANTE.
      Nella parabola della zizzania, invece, si parla di coloro che, pretendendo di mettersi al posto di Dio, giudicano le persone.

      L’atteggiamento di Cristo è sempre la misericordia, però la misericordia è verso il peccatore.
      Verso il peccato Cristo è assolutamente intransigente.

      E questo è, credo, l’atteggiamento autenticamente cristiano: condanna del peccato, misericordia verso il peccatore.
      Se si confonde l’errore con l’errante confondiamo due piani ben distinti.

      • Caro Thelonious,
        innanzitutto grazie per le tue osservazioni.

        Nel merito: a me sembra di non aver detto proprio nulla, (di mio) ma di aver citato un commento di s. Agostino alla parabola di Mt 13.
        E di cosa parla quella parabola? Della zizzania, cioè del male, dell’ERRORE; parla del maligno, colui che semina il male, l’ERRORE. Inoltre la parabola mette il male, l’ERRORE in relazione con ciascuno di noi, gli ERRANTI (chi è senza peccato scagli la prima pietra). E ci insegna a non ergerci a giudici dell’ERRORE dei nostri fratelli, perché tale compito è, da Cristo, riservato ai suoi angeli alla fine dei tempi.
        Nessuna confusione, quindi tra ERRORE ed ERRANTE, ma la consapevolezza che ci è molto più difficile vedere la trave nel nostro occhio che la pagliuzza in quello del nostro fratello.
        Un caro saluto

        • “Ora, tra gli uomini e le vere spighe e la zizzania corre questa differenza: quanto alle cose ch’erano nel campo la spiga rimane spiga, la zizzania rimane zizzania; al contrario nel campo del Signore, cioè nella Chiesa, chi era frumento si cambia talora in zizzania, e quelli ch’erano zizzania si cambiano talora in frumento: poiché nessuno sa cosa avverrà domani.”

          Grazie per la citazione da Sant Agostino! Domanda: il passo sopra pero’lascia pensare che Sant’Agostino parli di figli, in quanto e’improbabile che l’errore possa mutarsi in verita’ o viceversa.
          Sulla Misericordia non e’banale quello che scriveva in un altro post un altro commentatore, dove Cristo dice prima “nemmeno io ti condanno” di “non peccare più'”, e non viceversa.

  4. Per chi accetta la Rivelazione divina:….ora conoscerai il bene e il male….e Caino uccise Abele.. oggi gl’ Islamisti uccidono gli Europei…domani gli europei uccideranno gli islamici ecc. Con il peccato originale abbiamo perso lo stato di Grazia: dono di Dio alla sue creature=una vita in pace. Nella dottrina evangelica ci viene costantemente ribadito questa situazione dell’Umanita’ fra bene e male…il grano e la zizzania e pace in terra verso chi ha buona volonta’. Possiamo illuderci quanto vogliamo nel fare umano per trovare la pace= vivere sociale pacificamente per tutti..non la troverete perche’ la vera Pace solo io ve la posso donare. Se non fosse cosi’ che fine eterno avrebbe avuto per Cristo l’immolarsi per noi sulla Croce: su dai,disse il Ladorone, portami con te nel tuo Paradiso. Come sempre a noi scegliere fra vivere nel bene e fare il bene o cedere all’inclinazione al male e agire nel male. Paul

  5. qui cosa centra l ambiguità di una persona ?

  6. Signora Elena bravissima: “l’ambiguita’ di una persona”. Neppure Dio ha tolto la liberta’ del libero arbitrio all’uomo da cui la costante responsabilita’ da parte nostra di fare il bene, se vogliamo. Comportamento cosi’ ben descitto tanto per cio’ che e’ bene e che cosa e’ male nei minimi dettagli riassunti dalla infinita Sapienza Divina nei dieci comandamenti e la Dottrina spiegataci da Cristo. Legge Eterna e Perfetta come e’ il Padre nostro che e’ nei Cieli che ce la diede. Cordiali saluti, Paul

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