Dio è diventato un’ipotesi superflua

di autori vari

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Estratto del libro “Dio o niente”, del cardinal Robert Sarah*

Nel mondo postmoderno, Dio è diventato un’ipotesi superflua, sempre più allontanata dalle diverse sfere della vita. Penso che gli uomini che vogliono conservare la presenza di Dio nella loro esistenza debbano essere coscienti delle sottigliezze che possono tanto facilmente condurre verso l’ateismo pratico e lo svuotamento della fede; essi potrebbero diventare, come i pagani di un tempo, quegli uomini “senza speranza e senza Dio nel mondo”, descritti da san Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2, 12). Oggi, non possiamo non essere coscienti del modo in cui Dio è sistematicamente respinto nell’oscurità; anestetizzati, gli uomini salgono su una barca che li conduce sempre più lontani dal Cielo. (…)

Vorrei citare un passaggio dell’omelia del 18 aprile 2005 nella Missa pro eligendoRomano Pontifice. Il cardinale Joseph Ratzinger dichiarava allora: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E’ lui la misura del vero umanesimo. ‘Adulta’ non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo.

9788868791797E’ quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come ‘un cembalo che tintinna’ (1 Cor 13, 1)”. Oggi, il relativismo appare come l’asse filosofico delle democrazie occidentali che rifiutano di considerare come la verità cristiana possa essere superiore a ogni altra. In modo perfettamente consapevole, esse negano la frase di Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov 14,6). In un sistema relativista, tutte le vie sono possibili, come frammenti multipli di una marcia del progresso. Il bene comune sarebbe il frutto di un dialogo continuo di tutti, un incontro di differenti opinioni private, una fraterna torre di Babele dove ciascuno possiede un pezzetto della verità. Il relativismo moderno arriva a pretendere di essere l’incarnazione della libertà. In questo senso, quest’ultima diventa l’obbligo aggressivo di credere che non esiste alcuna verità superiore; in questo nuovo Eden, se l’uomo rifiuta la verità rivelata da Cristo, diventa libero. Il vivere insieme prende la forma di un orizzonte ineludibile, in cui ogni individuo può disporre della propria visione morale, filosofica e religiosa. Di conseguenza, il relativismo spinge l’uomo a crearsi la propria religione, popolata di molteplici divinità, più o meno patetiche, che nascono e muoiono a seconda delle pulsioni, in un mondo che non può non richiamare le antiche religioni pagane.

In queste catene totalitarie, la Chiesa perde il suo carattere assoluto; i suoi dogmi, i suoi insegnamenti e i suoi sacramenti sono praticamente proibiti o ridimensionati nel loro rigore e nella loro necessità. La Sposa del Figlio di Dio è marginalizzata, in un disprezzo che genera cristianofobia, perché rappresenta un ostacolo permanente. La Chiesa diventa una tra le altre, e l’obiettivo finale del relativismo filosofico resta la sua morte per progressiva diluizione; i relativisti attendono con impazienza questo grande avvenimento, e con loro il principe del mondo. Essi lavorano all’avvento del regno delle tenebre. Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, avevano colto l’importanza del mortifero pericolo delle teorie relativiste. La dichiarazione “Dominus Iesus” è in gran parte una risposta al relativismo. (…)

*Robert Sarah è un cardinale e arcivescovo cattolico guineano. Dal 23 novembre 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

84 Responses to “Dio è diventato un’ipotesi superflua”

  1. Bellissime la parole del cardinale R. Sarah. La verità esiste ed è una sola. E l’unico criterio per conoscere la verità è l’amicizia con Cristo, Che dice “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

    Quando c’è la verità non c’è spazio per il dialogo, che è solo relativismo. Il dialogo è la negazione stessa della verità, senza eccezione alcuna. Lo stesso ecumenismo, se non correttamente interpretato, diventa dialogo e quindi nemico della verità. Infatti, se è vero che tutti i cristiani devono tendere all’unità, non deve essere nascosto che questa unità è già presente nella chiesa fondata da Cristo, nella chiesa cattolica. Quindi la tensione all’unità non può che significare ritorno alla chiesa cattolica, non certamente fusione tra differenti chiese cristiane.

    Oggi il relativismo imperante ha messo radici profonde anche all’interno della chiesa cattolica attraverso una semplice parola: dialogo, inteso come confronto e che presuppone una sostanziale equivalenza delle varie posizioni, tutte indifferentemente etichettate come opinioni. Ebbene, noi cattolici, se crediamo in Gesù Cristo che ha detto “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, non possiamo accettare il dialogo, ma dobbiamo insegnare ed evangelizzare, secondo le parole stesse di Gesù : “Mi è stato dato ogni potere, in cielo e in terra. Andate dunque ad ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e dl Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandate” (Mt 28, 18-20).

    Non dialogare, ma battezzare ed insegnare tutte le cose che ci ha insegnato.

    • “Quando c’è la verità non c’è spazio per il dialogo, che è solo relativismo”, dal Vangelo secondo Giancarlo

      • Intendiamoci bene sul significato della parola dialogo e su quello della parola verità. Poi vedrai che ci troveremo d’accordo.

        • Finche’ il dialogo non mette in discussione la verità’, il dialogo non vuole solo tollerato ma perfino incoraggiato ( ut unum sint ).

          • Finchè il dialogo non mette in discussione la verità, non è dialogo. Dialogare significa mettere in discussione le proprie convinzioni. Nelle cose profane il dialogo può essere più che utile, indispensabile. Nelle cose di fede il dialogo è sempre sbagliato.

            • “Finchè il dialogo non mette in discussione la verità, non è dialogo.”

              NIENT’AFFATTO (la tua è la definizione dal TUO vocabolario), si prega quindi NON estendere al significato con cui altri utilizzano il termine. grazie.

              • Un dialogo che non metta in discussione il nocciolo della questione, che dialogo è? E’ chiaro che un dialogo, per essere tale, deve mettere in discussione un concetto, un’idea, qualcosa a cui si possono dare diverse risposte, altrimenti facciamo conversazione, non dialogo. Ora, il dialogo può essere un ottimo mezzo per trovare una risposta comune da posizioni inizialmente differenti, ma su questioni di fede questo ragionamento è assurdo. Solo chi ha una falsa fede può rendersi conto di essere nell’errore e decidere di abbandonare la falsa fede per abbracciare la vera fede. A noi cattolici questo non è concesso.

                • vabbè io abbandono..

                • fra’

                  come ricorda il cardinale Biffi citato più sotto, e come puoi vedere al link, papa Paolo VI dedicò mezza enciclica al dialogo (“Ecclesiam Suam”, 1964, nn. 60ss):

                  http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_06081964_ecclesiam.html

                  in pratica inaugurando l’uso di questa categoria nel Magistero.
                  Quindi il cattolico non potrà spregiare il dialogo o ritenerlo ineluttabilmente nemico della Fede. Ma si guarderà dal dialogo tramutato in idolo (e non nego che questa “idolatria del dialogo” mi sembri una di quelle più insidiose e più in espansione oggidì nel cattolicesimo occidentale).

                  Quindi sì al dialogo, no all’idolatria del dialogo.

                  In quell’Enciclica, pure in larga parte dedicata al dialogo, già Paolo VI ammoniva:

                  “Talvolta il desiderio apostolico d’avvicinare ambienti profani o di farsi accogliere dagli animi moderni, da quelli giovanili specialmente, si traduce in una rinuncia alle forme proprie della vita cristiana” (n. 51).

                  E ancora: “L’arte dell’apostolato è rischiosa. La sollecitudine di accostare i fratelli non deve tradursi in un’attenuazione, in una diminuzione della verità. Il nostro dialogo non può essere una debolezza rispetto all’impegno verso la nostra fede”
                  (n. 91).

                  • Ti ringrazio, Alessandro, dell’invito ad approfondire.

                    Dall’enciclica “Ecclesiam Suam”

                    Missione da compiere, annuncio da diffondere
                    66. Se davvero la Chiesa, come dicevamo, ha coscienza di ciò che il Signore vuole ch’ella sia, sorge in lei una singolare pienezza e un bisogno di effusione, con la chiara avvertenza d’una missione che la trascende, d’un annuncio da diffondere. È il dovere dell’evangelizzazione. È il mandato missionario. È l’ufficio apostolico. Non è sufficiente un atteggiamento di fedele conservazione. Certo, il tesoro di verità e di grazia, a noi venuto in eredità dalla tradizione cristiana, dovremo custodirlo, anzi dovremo difenderlo. Custodisci il deposito,(42) ammonisce san Paolo. Ma né la custodia, né la difesa esauriscono il dovere della Chiesa rispetto ai doni che essa possiede. Il dovere congeniale al patrimonio ricevuto da Cristo è la diffusione, è l’offerta, è l’annuncio, ben lo sappiamo: Andate, dunque, istruite tutte le genti,(43) è l’estremo mandato di Cristo ai suoi Apostoli. Questi nel nome stesso di Apostoli definiscono la propria indeclinabile missione. Noi daremo a questo interiore impulso di carità, che tende a farsi esteriore dono di carità, il nome, oggi diventato comune, di dialogo.

                    Dunque il dialogo è “annuncio”, “evangelizzazione”, “mandato missionario”. In questo senso anch’io sono dialogante al massimo. Solo che, nell’uso oggi corrente, la parola dialogo richiama più quello che dicevo io, e cioè: “dialogo, inteso come confronto e che presuppone una sostanziale equivalenza delle varie posizioni, tutte indifferentemente etichettate come opinioni”. Ecco, cerchiamo di intenderci sul significato di questa parola.

                    E poi al numero 65 della stessa enciclica si può leggere:

                    65. Ma questa distinzione non è separazione. Anzi non è indifferenza, non è timore, non è disprezzo. Quando la Chiesa si distingue dall’umanità non si oppone ad essa, anzi si congiunge. Come il medico, che, conoscendo le insidie d’una pestilenza, cerca di guardare sé e gli altri da tale infezione, ma nello stesso tempo si consacra alla guarigione di coloro che ne sono colpiti, così la Chiesa non fa della misericordia a lei concessa dalla bontà divina un esclusivo privilegio, non fa della propria fortuna una ragione per disinteressarsi di chi non l’ha conseguita; sì bene della sua salvezza fa argomento d’interesse e di amore per chiunque le sia vicino e per chiunque, nel suo sforzo comunicativo universale, le sia possibile avvicinare.

                    Dunque la chiesa è come un medico, mandato a curare gli appestati. E chi sono questi appestati? Coloro che sono del mondo e non di Cristo. Altro che equivalenza di posizioni, la chiesa è il medico ed i mondani sono gli appestati. Questo è il dialogo che intendeva Paolo VI e che intendo anch’io: avere coscienza, come cattolici, di essere circondati da appestati bisognosi di Cristo.

                    • Occhio: Paolo VI non avrebbe mai accettato una parafrasi del n. 65 che suonasse “la Chiesa è il medico ed i mondani sono gli appestati… occorre avere coscienza, come cattolici, di essere circondati da appestati bisognosi di Cristo.”

                      Nella tua parafrasi non traspare l’AMORE per i destinatari dell’impulso missionario, mentre nelle parole di Paolo VI questo amore è palesemente rimarcato con insistenza (“Quando la Chiesa si distingue dall’umanità non si oppone ad essa, anzi si congiunge… non fa della misericordia a lei concessa dalla bontà divina un esclusivo privilegio… fa argomento d’interesse e di AMORE per chiunque le sia vicino e per chiunque, nel suo sforzo comunicativo universale, le sia possibile avvicinare”).

                      Nella tua parafrasi non traspare la consapevolezza che anche il cattolico possa essere un appestato, invece Paolo VI dice che il medico deve anzitutto guardare sé stesso dalla pestilenza (“Come il medico, che, conoscendo le insidie d’una pestilenza, cerca di guardare sé e gli altri da tale infezione ecc.”).

                      Insomma, in generale ho capito che ce l’hai giustamente con il dialogo eretto a idolo, ma mi sembra – se permetti una valutazione – che con il tuo modo di scrivere, in generale (considerando anche gli altri tuoi interventi), ti presenti come un cattolico armato di verità inviato da Dio per convertire tutti quei citrulli (come minimo) che non la pensano come te.

                      Magari poi di persona sei tutta un’altra pasta, ma da quello che scrivi sembri purtroppo un cattolico arrogante che non si cura granché della trave nel proprio occhio, assorto com’è nel fare un esame spietato degli occhi altrui.
                      E te lo dice uno che (almeno nelle intenzioni) non vuole essere né un idolatra del dialogo, né un buonista, né un sostenitore di chi censura o manipola il Vangelo per allinearsi alle ottusità del “politicamente corretto” (e dell’ “ecclesialmente corretto”).

                      Se – come sono sicuro – vuoi essere di giovamento morale a chi ti legge, mi permetto di suggerirti di accantonare quel tono sbrigativo, irruento e iracondo che caratterizza il tuo dire.

                      Parlo per me: la cosa più difficile (difficilissima) per me è amare evangelicamente il mio fratello peccatore senza amare il suo peccato. Sono prepotentemente tentato di amare il suo peccato quando amo il peccatore e di odiare il peccatore se ne odio il peccato. Ci sto lavorando… forse è il lavoro di una vita…

                    • “Magari poi di persona sei tutta un’altra pasta…”

                      Ma molto spesso “la bocca parla (e la mano scrive) dalla pienezza del cuore” Mt 12, 34b
                      😐 😦

                    • Ok Alessandro, hai ragione. Ho sicuramente forzato nell’interpretare l’enciclica. Però non ho forzato la mano all’inizio, nel primo commento, quando ho detto:

                      “Quando c’è la verità non c’è spazio per il dialogo, che è solo relativismo. Il dialogo è la negazione stessa della verità, senza eccezione alcuna. Lo stesso ecumenismo, se non correttamente interpretato, diventa dialogo e quindi nemico della verità. Infatti, se è vero che tutti i cristiani devono tendere all’unità, non deve essere nascosto che questa unità è già presente nella chiesa fondata da Cristo, nella chiesa cattolica. Quindi la tensione all’unità non può che significare ritorno alla chiesa cattolica, non certamente fusione tra differenti chiese cristiane”.

                      Questo sono pronto a ribadirlo e l’unico che ha risposto una cosa sensata a queste mie parole sei stato tu, che mi hai invitato a interpretare il dialogo nel senso in cui lo interpretava Paolo VI. Ed hai perfettamente ragione, infatti Il papa parla di dialogo nel senso di “annuncio”, “evangelizzazione”, “mandato missionario”. E, naturalmente, condivido in pieno un dialogo del genere. Bariom e Thelonius, quando parlano di dialogo, si riferiscono a quello di Paolo VI? “Annuncio”, “evangelizzazione”, “mandato missionario”, e questo che intendono con la parola dialogo?

                      Il dialogo che mi dà fastidio è il dialogo come comunemente è inteso oggi, cioè accettare il “confronto” con gli altri, come se la nostra fede fosse alla pari con le altre. E come se l’obiettivo del dialogo non fosse quello di conoscere la Verità della nostra fede e la falsità delle altre fedi, ma, piuttosto, arrivare, con il dialogo, ad una affermazione condivisa da tutti, a costo di sacrificare un po’ di Verità.

                    • Bariom e Thelonius, quando parlano di dialogo, si riferiscono a quello di Paolo VI? “Annuncio”, “evangelizzazione”, “mandato missionario”, e questo che intendono con la parola dialogo?

                      Tu che dici… o come al solito con supponenza supponi?
                      Mi piacerebbe sapere quanto tempo della tua vita dedichi all’Annuncio di cui tanto parli?

                      La mia prima sposa ha annunciato il Vangelo durante i suoi ultimi giorni di vita e io ho proseguito il giorno stesso del suo funerale… quindi non rompere le palle con le tue graduatorie di chi fa o intende cosa!

                    • Peraltro con “mandato missionario” del nostro Vescovo, tanto per essere chiari.

  2. “Se poi riflettiamo sulla crisi della filosofia moderna e contemporanea (crisi dovuta anche alla separazione sia dalla teologia sia dalla rivelazione) non posso non pensare che la filosofia è salita sulla croce, è entrata nella tenebra dell’Abbandonato. In questo senso amo leggere l’avventura della filosofia moderna: come l’inizio della penetrazione della Parola di Dio incarnata nel pensiero nella sua nudità creaturale, il pensiero come pensiero. In questo senso possiamo capire perché il nulla diventa paradossalmente la categoria forte del pensiero moderno. La grande domanda di Leibniz, ripresa poi da Heidegger, e non solo da lui: perché c’è l’essere anziché il nulla? sarebbe stata inconcepibile per un pensatore medievale e anche per un greco. Il moderno la capisce, perché dietro di lui c’è quella croce – assunta anche inconsapevolmente – sulla quale il Cristo ha gridato l’abbandono”.
    (Giuseppe Maria Zanghì, L’abbandono di Gesù: per una cultura dell’unità http://www.indaco-torino.net/gens/99_45_08.htm )

  3. “Quando c’è la verità non c’è spazio per il dialogo”

    MI piace. E sono d’accordo che il dialogo e’ diventato il grimaldello per scardinare la verita’.
    Ma c’e’ una cosa che mi turba. In quella parolina, “dialogo”, c’e’ una parola molto piu’ pesante: “Logos”.

    En arche en o Logos, kai o Logos en pros ton Theon, kai Theos en o Logos.

    O forse la fregatura sta nella preposizione “dia”. Si sa che il diavolo – guarda caso, un altro “dia”!!! – si nasconde nei dettagli.

      • Ti ringrazio per lo stupendo articolo. Dice poco di nuovo, ma qualunque cosa mi parli del papa emerito mi e’ gradita.

        L’unico motivo per cui non mi scaglio contro papa Francesco e’ che in passato formulai dei giudizi molto severi su Joseph Ratzinger. Salvo capire, solo ora, che egli e’ prima di tutto un uomo buono. Una rarita’.

    • Mah…

      Io direi: dal greco dià, “attraverso” e logos.
      Quindi se passa “attraverso” il “logos”, appunto parola “più pesante”, dove dovrebbe stare il problema?

      Dipende da come ci si pone nella dialogica e nel confronto… tutto qui.

      Chi non si pone nel dialogo temendo di “perdere le proprie posizioni”, piuttosto che condividerle e trovare eventuali concordanze con le tesi altrui, certo è meglio non si accinga la dialogare, ma piuttosto si domandi dove sta la debolezza del suo pensiero.

      • “Dipende da come ci si pone nella dialogica e nel confronto… tutto qui.”

        Certo. DIpende. Tutto e’ relativo. Dipende.

        Ahia…sento puzza di briciato. 🙂

        • No… non tutto è relativo.

          Anche il sentire puzza o meno però può esserlo… 😉

          • @ Bariom, non penso che Lele ce l’abbia col “dialogo” in sé ma con l’uso improprio e distorto della parola, che da più di quarant’anni imperversa in tutti gli ambienti e a tutti i livelli. Non il dialogo dia-logos, insomma, ma il dialogo-parola-magica-e-panacea-di-ogni-male (basta la parola, come diceva Tino Scotti…) 🙂

            • Cara Viviana convengo e come credo tu ben sappia, non mi credo affatto di essere tra i fautori del “dialogo caliamo le brache”, giusto per usare un francesismo… ma tal volta mi pare si faccia un out-out al dialogo tuot court.
              Il mio commento in merito non mi sembrava da “ucci ucci, sento puzza di bruciacchiucci”… da lì mia – se vuoi ironica- risposta.
              Ciao 😉

  4. Non esiste il relativismo, esiste, casomai, ormai, la banalità più assoluta delle parole, dei discorsi, dei pensieri, dei giornali, delle televisioni, degli intellettuali, dei llibri, dei professori, degli SMS, dei blog.
    Entro cui siamo tutti compresi, nessuno escluso!

  5. Effettivamente molte discussioni inciampano sul valore che diamo alle parole. Condivido il post di fra’, ma è infelice la scelta di usare il termine ‘dialogo’. Onestamente, nel senso comune la parola indica due persone che si scambiano idee: non c’è niente di male. Nel senso di fra’ la cosa negativa è che questo scambio di idee può far perdere la Verità, se ammette compromessi. Cristo dialogava con tutti, ma non scendeva a compromessi. Se qualcuno non accettava la sua Parola, ne era rattristato, ma non lo inseguiva, ammorbidendola, sperando di aver più fortuna. Quando manda i discepoli a predicare a coppie dice chiaramente cosa fare (“scuotere la polvere dai sandali”) nei confronti delle comunità che opporranno un netto rifiuto. Qui sta tutto il problema del post-concilio: la Chiesa che si apre onestamente al mondo è certamente una Chiesa che dialoga, ma quella che vediamo è una Chiesa che insegue il mondo, mentre il mondo si allontana sempre di più dalla Verità. Non è certo la linea dettata da Cristo.

    Quindi il dialogo è buono se è un mezzo per comunicare la Verità, è cattivo se è un fine in sé che sacrifica la Verità. Questo è un tema ricorrente nel libro di Sarah, almeno per gli estratti che vedo pubblicati. Io odio certi neologismi, ma possono essere il male minore se evitano fraintendimenti. Per cui, nel discorso di fra’ preferirei leggere il termine “dialoghismo”, che ho visto già usato da alcuni.

    PS L’ultimo bel commento di Bariom sull’altro post era sull’obbedienza, con l’esempio di un Padre orientale. Non lo conoscevo, ma conoscevo un episodio praticamente identico nella vita di Santa Rita da Cascia. Ora, se leggo la lista finale dei padri sinodali, vedo certi che, per stare su esempi concreti, vorrebbero mandare in soffita la Humanae vitae. Dov’è l’obbedienza, in questo caso a Paolo VI? Fa una brutta fine, per via del dialoghismo. E così si arriva a posizioni paradossali:

    • Ciao Fabrizio…

      La tua domanda su esempio concreto può essere corretta, ma ce ne sarebbero di esempi concreti a iosa…
      Sul post-Concilio, il problema è certo sato in moltissimi casi la NON-attuazione (o la MAL attuazione) e torniamo all’obbedienza. 😉

      • Ah, io continu a dissentire su frasi articolatre tipo: “…ma quella che vediamo è una Chiesa che insegue il mondo”!

        Semmai vediamo taluni che nella Chiesa, ecc. ecc. (molti, pochi, poco mi interessa – o meglio mi interessa ma per altro verso)

      • Non c’è ombra di dubbio: è proprio il senso che intendo. Sul Concilio la mia posizione è quella di Ratzinger (ermeneutica della continuità).

        • Certo ci sono quelli che disobbediscono in senso opposto: per esempio, non riconoscendo il Concilio, come i Lefebriani. Ma numericamente gli uni e gli altri non sono equivalenti e spostano la Chiesa, nel suo insieme, in una direzione precisa. Magari fossero solo “taluni”: ci sono intere conferenze episcopali! E poi la Chiesa non sono solo gli ecclesiastici: se vedo i monitoraggi dell’opinione pubblica cattolica, vedo benissimo che il baricentro è già stato spostato all’inseguimento.

          • Si sono d’accordo… ma di nuovo non mi sento di poter affermare “la Chiesa”, anche perché se partiamo dall’assunto che molti o tanti che siano, sono coloro che travisano, mal interpretano (lasciamo stare mala o buona fede), non obbediscono, pur spostando il “peso sulla bilancia”, come possiamo affermare essi siano “LA Chesa”?

            Quale bilancia poi? Quella dell’opinione comune, dei mass-media… quanto peserà questo peso sull’agire dello Spirito? O il Padreterno attende i sondaggi? 😉

            • Il Padreterno non li segue, ma le persone sì, e rischiano di brutto. Quanto a definire chi è nella Chiesa e chi non è… fuori dai formalismi, il problema è c’è chi ci si mette fuori da solo, con l’incoerenza della propria vita, ma in pochi lo mettono in guardia. Anche perché, tornando a quelli che vorrebbero mettere in soffitta l’insegnamento di certi Papi… be’ poi, vengono nominati padri sinodali da Francesco. In obbedienza, devo prendere atto che sono Chiesa. No? 🙂

              Qui siamo al paradosso: in obbedienza a Francesco devo accettare l’esempio di un prelato che predica la disobbedienza ad un’enciclica di Paolo VI. Se però poi un altro prelato critica un motu proprio o un’enciclica di Francesco, questa è disobbedienza che non si può accettare. Se ne dedurrebbe che l’obbedienza verso un papa regnante è più importante di quella verso un papa defunto, ma non mi risulta che sia così.

              Quindi chiunque sia esperto di obbedienza più di me mi faccia capire bene. 🙂

              • Hai inserito diverse “variabili” e non tutte credo abbiano un concatenazione così lineare da arrivare alle tue conclusioni…
                Sei stato chiamato “per obbedienza” a seguire “l’esempio” del tal prelato? Non i pare il tuo assioma rispetto l’obbedienza che si deve al Santo Padre regga.
                E cmq potremmo tornare a discorsi già fatti in precedenza…

                Le persone che seguono i sondaggi rischiano si, ma “non glielo ha ordinato mica il dottore” (mi diceva mio padre) 😉
                “Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina (e di sondaggio), secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.”

                Ora perdonami ma da qui mi “sgancio”…

    • @Fabrizio

      Mi vedo costretto a specificare quello che dovrebbe essere ovvio. Nelle cose profane il dialogo è sempre benvenuto, talvolta indispensabile. Nelle cose di fede il dialogo è sempre sbagliato.

      Inoltre, caro Fabrizio, il dialogo come lo intendi tu non è dialogo: “comunicare la verità” non è dialogare, è sedersi in cattedra ed insegnare, esattamente quello che deve fare la chiesa. In questo senso, allora, anch’io sono aperto al dialogo.

    • Se volete dialogare sul dialogo leggete quello che ne pensava il cardinale Biffi

      http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Meditazioni/04-05/06-Dialogo_nella_Bibbia.html

      • @fra

        ““comunicare la verità” non è dialogare, è sedersi in cattedra ed insegnare”.
        Quindi se tu incontri un non credente che fai? Ti siedi su una cattedra, gli insegni la verità e lui zitto e mosca?
        E dopo il tuo venerato insegnamento muterà vita all’istante?

        E dimmi: nella tua esperienza quante volte ti è successo? Così per sapere…

      • Grazie vanni… ed infatti il Cardinal Biffi sottolinea cosa NON deve essere il dialogo per il Cristiano e come “la parola “dialogo” nella mentalità comune diventa emergente e quasi mitica: il termine viene caricato di sentimenti, di attese, di problematiche che la portano molto lontano dalla sua valenza primitiva.”

        Personalmente NULLA da eccepire, quindi.

  6. ma ‘sto cardinale è un gran figo 😉

  7. un passaggio dell’omelia del 18 aprile 2005 nella Missa pro eligendoRomano Pontifice. Il cardinale Joseph Ratzinger dichiarava allora: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero…

    “L’impressione è che l’ideologia gender voglia
    trasformare e stravolgere il mondo, saldandosi
    ad altre istanze estreme che sembrano
    annunciare il prossimo avvento di un
    “uomo artificiale”, un uomo-OGM quale culmine
    dell’evoluzione umana.
    Si deve “creare” il cittadino perfetto, livellato,
    spersonalizzato, omologato e omologabile,
    facilmente controllabile. Non è complottismo:
    è semplice analisi della realtà. Per
    dominare un numero maggiore di persone
    bisogna controllarle e sapere di poterle manipolare.
    Per far ciò si deve agire sul loro immaginario,
    sulle loro coscienze.
    Oggi ciò avviene anche tramite la mania
    egualitaria del totalitarismo dei buoni sentimenti.”

    da “La croce” di oggi pag.2 I paladini della #libertà non risparmiano nessuno

    Sui social network ha fatto scalpore in questi giorni la polemica infuriata contro il Direttore di questo quotidiano per un
    editoriale in cui venivano sintetizzati in cinque punti i capisaldi dell’ideologia gender. Alla polemica si è aggiunto il colpo basso di un sinistro vaticinio che colpiva il Direttore negli affetti più cari. Questo non sorprende: è in linea perfetta con l’escalation di violenza intimidatoria scatenata nelle campagne di diffamazione personale e di boicottaggio commerciale

    • e anche:

      C’è alla base di queste posizioni un atteggiamento irrazionale, un’incapacità o una non volontà di guardare alle conseguenze dei propri atti, un sentimentalismo miope, una certa dose di antisemitismo, soprattutto un odio di sé, una volontà di rifiutare e cancellare la propria cultura, quella stessa che ha creato le condizioni, la libertà e l’agio per poter coltivare questi umori. Bisogna chiedersi che cos’è successo riflettendo sul nichilismo, il buon vecchio nichilismo di cui già parlava Nietzsche e che fu poi alla base delle numerose conversioni intellettuali al fascismo e al comunismo, poi infine all’islamismo che ci sono state in quest’ultimo secolo. Senza dubbio la pedagogia di massa del rifiuto, trionfata a partire dagli anni Sessanta, ha avuto la sua parte. Se si vanno a rileggere i testi sacri della “contestazione” da Marcuse ad Adorno a Brecht, fino alle sciocchezze di Don Milani, le si ritrova oggi triturate e frullate come verità evidenti. Ma c’è di più e di più grave, un senso di colpa che si erge a diritto, una volontà di tirarsi fuori da quel che si è, insomma la psicologia contorta di chi attribuisce al mondo circostante i tratti di sé di cui si vergogna

      http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=59577

      Di che cosa aver paura
      Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

  8. Non rispondo direttamente a Bariom, perché rispetto il suo desiderio di “sganciarsi”. Ma sarò ben lieto di ascoltare le risposte di altri.

    Nessuno mi obbliga a “seguire” quel prelato: in realtà, non sono state prese decisioni, il Sinodo non è titolato a prenderle, è un “laboratorio” che fornisce solo opinioni. Noi siamo stati chiamati ad essere in qualche modo parte del Sinodo, anche se non allo stesso titolo dei Padri, visto che hanno voluto fare pure i “sondaggi” (eh… quelli dei quali al Padreterno non dovrebbe importare) e li hanno usati come base, in parte, per l’Instrumentum Laboris. Allora, l’obbedienza riguarda – in questa fase – puramente la possibilità di farsi un’opinione informata ed una qualche forma di partecipazione al “laboratorio”. Il tema di questo post è se Dio è diventato un’ipotesi superflua (beninteso che il cardinal Sarah ha ribadito più volte, come altri “conservatori”, la propria obbedienza a Francesco, quindi non ho nessuna intenzione di “tirarlo per la giacchetta”). Quel prelato che si pone contro la Humanae vitae ed altri ragionano in questi termini. Secondo me non dovrebbero essere chiamati ad un Sinodo da un Papa, anzi, dovrebbero essere fermati ben prima, perché già sono cattivi maestri. Se esprimo questa opinione, che è conseguenza dell’obbedienza a Paolo VI (e al Magistero precedente e successivo), incappo nella disobbedienza verso Francesco? Oppure rientra nella critica legittima?

    È che ogni volta che sollevo il paradosso citato vedo che c’è un blocco (beninteso: c’è chi non ce l’ha, ma mi pare risolva la questione uscendo dal seminato, incappando in altri paradossi su infallibilità papale, sedevacantismo, eccetera). Lo sollevai – con un altro caso concreto, se vogliamo meno rilevante – nell’unica circostanza in cui partecipai ad una discussione su UCCR, e nessuno fu in grado di fornire una risposta (perlomeno finché lessi i contributi di altri, e ne erano già arrivati molti); e non mi sono stupito di vedere che poi pure quel sito si è “bloccato”.

    Vuol dire che come fedeli non dobbiamo pensare a questo problema? È un tabù? Ma questo contraddice il clima di parresia. E allora che senso ha leggere il libro di questo o di quello? La discussione spetta solo gli ecclesiastici? Ma questo contraddice la critica al clericalismo e la chiamata alla partecipazione da parte dei laici del CVII, in cui personalmente credo.

    Non pretendo di avere una risposta subito: infatti molte cose si possono capire solo dopo un po’ e mi rendo conto che su ‘sta cosa la porta è davvero stretta. Mi farebbe piacere però avere almeno un riscontro che sì, è così, abbiamo un problema e non stiamo proprio capendo tutto quello che sta succedendo.

    • @Fabrizio
      ” Secondo me non dovrebbero essere chiamati ad un Sinodo da un Papa, anzi, dovrebbero essere fermati ben prima, perché già sono cattivi maestri. Se esprimo questa opinione, che è conseguenza dell’obbedienza a Paolo VI (e al Magistero precedente e successivo), incappo nella disobbedienza verso Francesco? Oppure rientra nella critica legittima?”

      Secondo me il problema è un pò diverso…
      1- l’osservazione su chi chiamare o non chiamare al Sinodo può essere anche fatta da laici, ma magari da laici “specialisti” che lo fanno come professione. Ed anche in quel caso potrebbero “fallare” perché è il Papa che ha il polso della situazione, e potrebbe voler chiamare questo o quello sia per dargli voce (che poi non si lamenti e si faccia la propria chiesupola di fatto scismata/eretica) sia per ricordargli che le decisioni collegiali poi vanno rispettate. Nonché per fargli fare un ripasso della dottrina con altri maestri, suoi colleghi.
      2- sai quando incappi in disobbedienza? Non per un singolo episodio (e questo sui chiamati al Sinodo può essere anche solo critica lieve a Francesco ,se considerata come caso isolato) , ma quando i casi cominciano a moltiplicarsi e fanno capire che sei schierato con un “partito” antipapa. Allora, una volta scrivi “zio Bergoglio”, un’altra lo critichi per una quisquilia ‘da parrucchiera’, un’altra ‘stai facendo parresia’ , e via così – senza mai manifestare il tuo aperto sostegno al pontefice che secondo me dovrebbe essere il minimo sindacale per un cattolico. Il fatto poi di dichiarare la tua eventuale obbedienza allo stesso non conta tanto alla fine….perché non proviene da una giusta fiducia e apertura all’opera dello Spirito, ma solo da un’adesione formale.
      (nota importante: ho scritto tutto il punto 2 con la seconda persona, ma scrivendo “tu” voglio intendere “tu Fabrizio” solo in parte. Principalmente voglio descrivere un atteggiamento generale. Cioè “tu” generalizzato, non solo rivolto a te Fabrizio).
      3- con queste azioni reiterate e lanciate in pasto a chiunque via web contribuisci allo sminuire, financo a banalizzare la figura papale…che sarebbe capo della Chiesa…che sarebbe vicario di Cristo. E allora, la parresia è cosa un pò diversa dal continuo dichiarare la non-fiducia nelle sue azioni e nella sua figura.
      La parresia è fare proposte positive, anche come laico, su lavori e temi ecclesiali. E la parresia è, qualche volta , muovere delle critiche, pure a qualche decisione del Papa (in via più eccezionale che usuale).
      Tutto il resto….se non è proprio disobbedienza, ci va molto vicino. Troppo vicino.

      Spero di non essere stata troppo dura, o meglio che lo scritto via internet non risulti troppo duro. Hai chiesto opinione e ho risposto 🙂

      • @Francesca, uscendo dal “tu, Tizio e tu, Caio” (come hai ben precisato…) decisamente concordo.

        • @Bariom. Sì, nel senso che non conosco bene Fabrizio e non so fino a che punto reiteri quel messaggio sul Papa, mentre so di sicuro che c’è un intero ‘partito’ che lo fa. Se anche per Fabrizio fosse un atteggiamento continuativo e di fondo (e non solamente qualche parresia legittima) non esito a dirgli che trattasi di disobbedienza… @Fabrizio, in verità e carità. Poi non sono certo io la tua coscienza.

  9. Alla fin fine Nostro Signore Gesù Cristo, San Pietro e San Paolo erano dei “fondamentalisti”, fu Giuda che dialogò…….

  10. abbiamo stuprato le parole. Le abbiamo sodomizzate. Uccise. Non abbiamo ucciso Dio (che forse non sarebbe stata una gran perdita). Abbiamo ucciso il Logos.

    Per questo non e’ piu’ possibile alcun dialogo. Con chicchessia. Se non il vuoto chiacchiericcio dei nostri neuroni.

  11. don Carron al CorSera: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni”.

    http://tracce.mobi/default.asp?id=302&id_n=49703

    • E qua Socci ce vo’

      IL CORPO ESTRANEO E LA RESA DI CL

      Don Giacomo Tantardini, un sacerdote caro a Don Giussani, poco prima di morire (nel 2012), da me interpellato su don Carron, che ritenevo percorresse la via opposta a quella di Giussani, mi rispose: “Ma sai, Antonio, Carron non c’entra niente con noi, con la nostra storia….”.
      Voleva dire che è ovvio che non stia sulla strada tracciata da Giussani…
      Credo che chiunque abbia conosciuto don Giussani e abbia vissuto l’avventura cristiana di CL, se ne stia rendendo conto: la vicenda del 20 giugno e dell’ultimo Meeting sono stati casi rivelatori.
      Oggi poi, la triste intervista di Carron al “Corriere della sera”, intitolata: “Dialogo sui gay, non servono muri”, segna un punto di non ritorno.
      Fino a qualche tempo fa Carron mi faceva indignare. Oggi mi fa profonda tristezza… Glielo dico con amicizia e dolore. Ma non credo che abbia nessuna apertura di dialogo (con chi la pensa come me) e di ripensamento.
      Chi davvero vuole continuare a vivere il carisma di don Giussani ha quantomeno il DOVERE di testimoniare la verità.
      Carron può farsi un suo movimento (un “movimento del Nulla”, un movimento senza un pensiero, un movimento della paura di esistere, un movimento senza volto), ma il carisma di Giussani che la Chiesa ha riconosciuto è un altro. E deve poter continuare a vivere. In qualunque forma.
      Antonio Socci

    • A proposito delle unioni omosessuali e il loro rapporto con le adozioni.

      https://berlicche.wordpress.com/2015/09/14/puoi-prenderti-il-bimbo-ora/

  12. Cambiando i titoli dei post le situazioni non cambiano… Sob!
    Preghiera spontanea: Signore, ‘na botta ‘n testa a chi non vuol capire? Ops! Scusami! Sono presuntuosa, hai ragione, a pretender che Tu faccia questo… proprio Tu che ci lasci liberi, anche di sbagliare…

  13. La superiorita’ del razionalismo di Lot mi meraviglia sempre. Sodoma e Gommorra intanto si facevano i fatti loro. Non erano in linea con il Volere del Padrone di Casa che decise di bonificare e disinfettare le citta’. Succedera’ anche a noi la stessa fine se non cambiamo testa e dare a Dio quel che e’ di Dio e a Cesare quel che ‘e di Cesare. Paul

  14. Fra’ Centanni, penso il suo scrivere voglia dire: Non commettere atti impuri. Paul

  15. Leggendovi vedete se arrivo a giusta conclusione: ma e’ possibile ci sia tanta confusione da parte di ” cristiani cattolici” dove anche il piu’ semplice catechismo sembra diventato un ostacolo insormontabile per essere seguito in Fede. E’ la Fede che manca e il razionalismo non da pace. Paul

  16. “(nota importante: ho scritto tutto il punto 2 con la seconda persona, ma scrivendo “tu” voglio intendere “tu Fabrizio” solo in parte. Principalmente voglio descrivere un atteggiamento generale. Cioè “tu” generalizzato, non solo rivolto a te Fabrizio).”

    Tutto chiaro, no problem. Rispondo con degli “io”, ma anche in questo caso facciamo che si tratta di un “io” generalizzato.

    “Allora, una volta scrivi “zio Bergoglio”, un’altra lo critichi per una quisquilia ‘da parrucchiera’, un’altra ‘stai facendo parresia’ , e via così” … E allora, la parresia è cosa un pò diversa dal continuo dichiarare la non-fiducia nelle sue azioni e nella sua figura.

    “Zio Bergoglio” era una citazione dall’intervista della nipote. La malaugurata idea dell’intervista non l’ho avuta io, ma una volta che è pubblica è più che legittimo citarla. Oltretutto si riferisce ad un episodio dell’epoca in cui Francesco era ancora “solo” il vescovo Bergoglio. La quisqulia da parrucchiera non ce l’ho presente. 🙂 La parresia, ripeto quanto già scritto, vedo che consiste nel fatto che un vescovo può tranquillamente discutere di abolire l’indissolubilità e aprire al “matrimonio” di omosessuali; allora penso che è parresia anche criticare atti di governo del Papa (onestamente, le due cose non stanno nello stesso piano: il primo è un attacco al Magistero, dunque se è lecito, a maggior ragione lo è il secondo). A meno che la parresia non sia da intendersi a senso unico…

    “un’adesione formale.”
    La mia è un adesione sostanziale al Magistero. A me pare più formale chi si accontenta di una per me malintesa fedeltà alla Chiesa che si esaurisce nel pensare che il Papa ha sempre ragione anche sulle virgole. Il Papa ha sempre ragione quando parla ex-cathedra (per dirla in sintesi). Per il resto esistono numerosi esempi nella storia della Chiesa che dimostrano che può sbagliare in atti di governo e altre cose.

    “senza mai manifestare il tuo aperto sostegno al pontefice che secondo me dovrebbe essere il minimo sindacale per un cattolico.”

    Le cose ovvie non vanno ripetute, perché sono ovvie. In ogni caso ho ben presente che in molte polemiche è stato attaccato ingiustamente, e quando ho avuto modo di manifestare la mia opinione l’ho fatto. In quella circostanza beccandomi del “papalino” da “destra”. Tant’è che non “mi riconosco” in nessun partito ben delineato (né me ne faccio un problema, anzi).

    Tuttavia mi sembra ragionevole che l’accento vada posto sulle cose problematiche. Dante “mandò letteralmente” all’Inferno alcuni papi (certo: allegoricamente, perché nessuno può “mandare all’Inferno” alcuno, ma evidentemente si trattava di critica feroce, per di più pubblica e influente, visto che veniva da un persona “in vista”) e quindi si concentrava sui difetti… ma non mi risulta sia mai stato criticato come esempio di cattivo cattolico. Anzi.

    Quanto all’idea di convocare vescovi eretici al Sinodo per riprenderli… dai, per favore, siamo arrivati a questi livelli di ingenuità? 🙂

    • “… ma non mi risulta sia mai stato criticato come esempio di cattivo cattolico.”

      Bisognerebbe rileggersi i blog del tempo… 😀 😀 😀

    • Non è ingenuità. È realismo.
      Se credi che li abbia invitati per introdurre eresie nella Chiesa, stai un pò cadendo male (coi pensieri). Se credi che li abbia invitati per andare contro dottrina e magistero cattolici…. che cosa stai pensando?
      Allora: vediamo le decisioni ex cathedra e poi, semmai, parliamo. Anche perché, non so se sbaglio, ma potrebbero anche non uscire alla fine pronunciamenti dottrinali/magisteriali di alcun tipo.

      Per il resto, ti avevo dato risposta ad una tua domanda…Se sai che stai a posto, stai a posto.
      🙂

      • Io non so perché li ha invitati. So che li ha invitati. Se traparentesi ci si vuol fare un’idea più precisa degli invitati, si può leggere l’ultimo articolo di Magister sulla questione, che copre anche l’altra faccia della medaglia, cioè chi non ha invitato. Uno può avere molte buone intenzioni collaterali sul Sinodo, però rimane il fatto che quelli alla fine votano, anche se è un voto non vincolante, e la composizione del collegio dei votanti non è proprio un fatto secondario.

        Comunque, penso anch’io che non ci saranno decisioni ex-cathedra. Infatti è tutto lì il fulcro della questione.

        Io ti ringrazio della risposta: entri in un club molto ristretto :-), perché molti preferiscono non rispondere. Non è che io stia a posto, comunque.

        @Bariom. Fortunatamente nel Medio Evo non c’erano i blog 🙂 e questo dimostra quanto fossero avanti 🙂 🙂 🙂 Però c’era l’antesignano della Santa Inquisizione e non se ne stavano con le mani in mano. Una decina d’anni dopo la morte di Dante l’Inquisizione indagava sul Papa regnante, Giovanni XXII, e tre sue omelie su un’idea teologica erronea, che poi veniva fatta ritrattare. Figuriamoci se non se la sarebbero presa con uno scrittore.

        • Tante, tante, cose erano diverse… meglio, peggio … mah!
          Certo è che siamo chiamati a vivere l’oggi.
          …con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro (cit)

          Ciao Fabrizio

        • Club molto ristretto….
          Spero che l’iscrizione preveda almeno il panettone (gluten free) a Natale 😛
          O è la solita fregatura per vendermi un’enciclopedia (cartacea) ? 😀 😀

          Bariom, qua c’è uno che dice che non sta a posto…. è uno di quelli che non mi ricordo più quale santo trascinava in confessionale….
          (il riferimento a Bariom era per non essere troppo diretta con l’interessato. E comunque chiudo qui perché sono stata già così troppo invadente. E Bariom è davvero più bravo a trattare questo argomento…che comunque non è secondario anche poi per avere una visione più serena di tutte le cose. Non praevalebunt. Spero di averlo scritto giusto)
          Ciao 🙂

          • Dov’è, dov’è…?!
            Chi non sta a posto, posto che stia al suo posto e che in quel posto non sia stato posto… diversamente o si sposta o qualcosa “posto”, altrimenti mi sentire i fuori posto 🙂 😀

            Scherzi a parte grazie per il credito e l’apprezzamento 😉

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