Se sbaglio…

se sbaglio

di Maria Elena Rosati

“Se sbaglio…..mi corrigerete”. La frase in questione mi gira in testa da più di qualche giorno. Mi intenerisce, mi commuove il ricordo di quel momento storico, a cui non ho assistito, mi risuona nelle orecchie la voce forte di Giovanni Paolo II (e quando lavoravo in tv durante la beatificazione avrò visionato decine di volte quel filmato). Una frase a modo suo rivoluzionaria. Non solo perchè pronunciata da un papa pochi minuti dopo l’elezione, e già indice di un atteggiamento particolare verso i fedeli. Ma soprattutto perché parla chiaramente della possibilità di sbagliare.

Se infatti  in passato ci hanno insegnato che “sbagliare è umano” – e perseverare diabolico – , oggi dire “se sbaglio” , ammettere la possibilità di essere in errore, è già un passo avanti di umiltà, a cui non siamo tanto abituati, convinti di dover fare bene tutto, di dover essere sempre vincenti. Perché tutti sbagliamo, ma in pochi lo ammettono. Uno può aver capito male, può avere frainteso, e agito di conseguenza,  ma sbagliare no.

E poi comunque a sbagliare grossolanamente sono sempre gli altri. E poi comunque parlare di errori è fuori moda: nel tempo in cui tutto è relativo, e non esiste verità, nessuno ha il diritto di correggere gli altri, al limite si può parlare di divergenza di opinioni. E poi comunque chi sbaglia è un perdente, uno che merita poca considerazione, e ancora meno stima.

“Se sbaglio mi correggerò”: se proprio devo prendere atto dell’errore, almeno cerco di correggerlo da solo, così magari si nota di meno, così gli altri non lo sanno, non è evidente, non sconvolge nessuno. Ammettere l’errore solo a noi stessi è molto più facile che ammetterlo davanti agli altri, e correggersi da soli secondo le proprie capacità, è molto molto più comodo che farsi correggere dagli altri, ed è un toccasana per l’orgoglio. Fare tutto da sé, farsi le domande e darsi le risposte, non dipendere dalla capacità di giudizio di nessuno a parte noi, è la soluzione che ci piace di più. Peccato che da soli non capiamo nulla, non impariamo nulla, possiamo solo metterci una pezza. E siccome anche pretendere di fare tutto con le nostre sole forze è irreale e diabolico, come perseverare nell’errore, ecco che spesso continuiamo a ripetere gli stessi sbagli.

E non è ancora il passo più difficile.

Se sbaglio – e se ingaggio lotte con mulini a vento che vedo solo io, se mi attacco a questioni che non esistono, se mi crogiolo nella lamentele, convinto di essere sempre nel giusto, se non azzecco i congiuntivi – sono gli altri a correggermi: se  l’errore che ho commesso è così  evidente, in tanti interverranno per mostrarmi la verità. Non parlo di scontri di punti di vista, o di opinioni, parlo di verità e bugie: le persone che con intelligenza e carità, senza cattiveria o soddisfazione,  sanno mettere in evidenza i tuoi errori e correggerli, ti metteranno di fronte alla sola verità, e mostreranno solo un’altra strada rispetto a quella sbagliata e bugiarda che stai percorrendo. Una dura prova per l’orgoglio, una bella botta all’umiltà che ci siamo costruiti. E siccome però il perseverare è diabolico, il diabolico si tiene a farci andare avanti nell’errore, a non farci sentire ragioni, e farci spesso proseguire nella nostra convinzione.

Ma non è ancora il passo più difficile.

Il passo più difficile è lasciarsi correggere da uno solo. Avere un amico vero, che ti vuole davvero bene, e che, mentre tutti approvano quello che fai, e mentre l’orgoglio ti fa crescere nella convinzione di essere nel giusto, ti prende da parte, ti guarda negli occhi, all’occorrenza ti assesta anche due schiaffi, e ha il santo coraggio di dirti che stai sbagliando. Il fratello che ti sa correggere e davvero può permettersi di togliere la pagliuzza dal tuo occhio, perché ha visto la trave del suo, ed ha ricevuto a sua volta la carità e il bene della correzione.

E’ la correzione fraterna, quella uno ad uno, la prova più difficile per l’orgoglio, e il terreno più fertile per l’umiltà e per la crescita. Un terreno costruito sulla base di rapporti sinceri e sulla condivisione di un cammino di crescita comune, e basato, per chi corregge prima – e per chi riceve la correzione, poi –  su lunghi tempi di preghiera, su lunghi momenti di discernimento e riflessione davanti al tabernacolo, per lasciarsi aprire il cuore. Un percorso lungo, che arriva spesso fino al confessionale, il luogo dove gli errori trovano correzione, e anche le macchie più terribili possono essere lavate. Lì nella grazia del Sacramento si scopre la vera dimensione dell’orgoglio, la vera essenza dell’umiltà: nello sguardo e nelle mani di chi ti assolve c’è  Cristo che corregge, che cura, che difende e accoglie.

Da lì si può  ripartire. Per imparare a capire chi sei, per imparare e non restare intrappolato dentro errori e mancanze, tentazioni e nostalgie, per poter essere a tua volta l’amico che conosce la verità e sa indicare la strada. E che, se sbagli, ti correggerà.

fonte: trentamenouno

82 pensieri su “Se sbaglio…

  1. ausonio

    Di solito chi corregge l’ altro lo fa principalmente a se stesso…e questo è bello…

  2. giuly

    Bel post! sei sempre bravissima, Maria Elena.
    Mi colpisce perché è tutto il contrario di quello che vedo negli ultimi mesi, precisamente da quando è stato eletto Papa Francesco. Ci sono frotte di cattolici pronti a dire dove lui sbaglia e ad indicargli la “retta via”. Oggi leggendo “El Pais” ho scoperto che non è cosa solo italiana, ma pure d’oltreoceano. Una signora messicana che si definisce perplessa fa un elenco di cose che la lasciano basita nel comportamento di Bergoglio e velatamente gli suggerisce come correggersi, coprendosi ipocritamente dietro il lamento “consolami tu che sei il dolce Cristo in Terra”. Qui più che “se sbaglio mi corrigerete” è un “visto che sbagli ti correggiamo noi”.
    A parte questo inciso sull’attualità, devo dire che siamo irreparabilmente superbi. Non siamo mai pronti ad ammettere di poter sbagliare, ma vediamo l’errore altrui e ci sentiamo in diritto di dover intervenire in nome della correzione fraterna anche quando non sarebbe il caso.

    1. @Giuly, non è forse stato così anche per Benedetto XVI? O per Giovannni Paolo II… tra l’altro ormai Santo? (ma neppure questo temo basterà a zittire coloro che si sentono “unti di Dio”, con doni di discernimento che superano quelli dello stesso Papa e della Chiesa tutta :-|)

    2. 61Angeloextralarge

      Giuly: darti ragione mi piace-dispiace perché di ragione ne hai tanta ma la cosa mi da’ tanta tristezza. Chissà perché il torto è sempre degli altri. E nelle nostre Confessioni? “Padre, sa… ho perso la pazienza. Ma me l’hanno proprio cavata con la forza!”

  3. Giusi

    Nulla di più difficile. Provate a dire a qualcuno che sta sbagliando. Come minimo ti manda a quel paese. E si fa il vuoto intorno di modo che, quando si sfracella, non c’è nessuno che attutisca il colpo: bisogna raccogliere i pezzi col cucchiaino e non è detto che si ritrovino tutti! Ovviamente vale lo stesso per noi. L’orgoglio (e spesso anche la presunzione) è la più brutta bestia. La correzione fraterna è la cosa più difficile che esista!

    1. giuly

      E’ vero Giusy, è difficilissima! secondo me la premessa essenziale per correggersi fraternamente è l’esistenza di una amicizia. Ora amicizia non è una semplice complicità o cameratismo. E’ una vera e propria condivisione dell’esistenza, o almeno di parte di essa. Se manca l’amicizia la correzione rischia, anzi, sicuramente diventa un buttare la croce addosso a chi vogliamo riprendere. E’ come imporre una regola senza amore, solo per il gusto di dire “io so come si fa, tu no”. E non è amore questo, è solo paternalismo.

      1. Giusi

        Giuly sto vivendo adesso una situazione simile! Una persona amica che sta sbagliando! Domanda (me la faccio io direttamente): chi sei tu per dire che sta sbagliando? Nessuno. Ma se almeno una ventina di persone pensano che stia sbagliando (tutte amiche) forse è vero. Nessuno l’ha aggredita. Reazione: sono in grado di pensare a me stessa, fatevi i fatti vostri. Che si può fare? Niente. L’amicizia talora non basta….

  4. vale

    e chi correggerà quelli che, invece, finiranno sotto i nuovi maestri del pensiero alla Dawkins( il cui libro “magic of reality” verrà utilizzato come libro di testo nella nuova ora di ateismo introdotta nelle scuole dai quattro ai tredici anni. obbligatoria.( il simpatico personaggio che ” non penso sia una postura dignitosa per un adulto andarsene in giro attaccato ad un ciuccio” parlando della fede; oppure che è favorevole ad una certa pedofilia mite che non provochi ferite durevoli-lui stesso,molestato da piccolo, come racconta in “the appetite of wonder” aggiunge “la molestia era molto meno grave del danno psicologico causato dall’educazione cattolica”.). dal “foglio” di oggi pag.2.

  5. admin

    Scalfari oggi scrive su REPUBBLICA:

    Il Papa entra e mi dà la mano, ci sediamo. Il Papa sorride e mi dice: «Qualcuno dei miei collaboratori che la conosce mi ha detto che lei tenterà di convertirmi»

    Costanza il 14 settembre scriveva su IL FOGLIO:

    “Qualcuno per favore avvisi il Papa. Prima di proseguire lo deve sapere che è Scalfari che vuole convertire lui. ”

    😉 😉 😉

    …a parte la battuta ecco il link dell’intervista di Scalfari al Papa

    http://www.repubblica.it/cultura/2013/10/01/news/papa_francesco_a_scalfari_cos_cambier_la_chiesa-67630792/?ref=HREA-1

    1. Giusi

      Lungi da me l’idea di criticare il Papa, vorrei solo capire perchè proprio non sto capendo più niente: quando Gesù ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”, ha detto per caso una solenne sciocchezza, una cosa senza senso?

      1. Lidia

        secondo me (ma è secondo me, eh) dipende dal motivo per cui non si accetta il Vangelo. Tipo, se tu sei un fervente musulmano e per te accettare Gesù è abiurare la tua religione e non lo accetti è diverso da uno che non accetta il Vangelo perché vuole continuare con una vita di lusso e sfrenatezza morale. Allora nel caso del musulmano, dopo che uno ci prova, l’importante è far sì che ci accordiamo almeno sulle cose buone – tipo non ammazzare, non rubare, rispetto della vita, ecc. ecc. … si capisce? Secondo me è questa l’interpretazione…

        1. Lalla

          @ Lidia. Solo per capire: quindi evangelizzare presso altre culture e religioni non ha senso? Il rifiuto di Cristo da parte un musulmano “pesa meno” del rifuto del libertino (che poi la fede e l’aderenza a una morale sono due cose ben diverse, e la fede non si isura siulla morale ma qui è un altro discorso, mi attengo ai due casi citati). Basta mettersi d’accordo su valori fondamentali di convivenza e la mia parte di cristiano è fatta? Forse non ho capito…

          1. Lidia

            No, certo, tu proponi sempre Cristo, ma se il musulmano non l’accetta non è che puoi costringerlo… Vedila dal suo punto di vista: se a te chiedessero di abiurare Cristo lo faresti? Ovvio, ci sono quelli che riconoscono l’errore, ma sennò … Allora devi lavorare sui valori che Dio vuole siano praticati: rispetto della vita, ecc. Francamente non vedo il problema: uno evangelizza, ma se l’altro non accetta l’evangelizzazione che altro si può fare? Si capisce? 🙂

          2. Lidia

            sai Lalla, io credo che le perplessità rimangano solo se non si capisce dove vuole andare il Papa. Io credo che lui voglia che noi cattolici usciamo dalla logica “noi” – “loro” per renderci conto che c’è solo un “noi”. Una nonnina dalla fede semplice, a mio parere, amerebbe molto questo Papa: mia nonna lo ama 🙂 I semplici, i piccoli capiscono che nelle parole del Papa c’è l’amore di un pastore che non vuole che si perda nemmeno una delle pecore, né quelle già pulite né quelle sporche e lontane. Forse chi ha più problemi col Papa sono i “grandi”, non i semplici…la lettera della signora era cattiva, scusa. Fa trapelare tutto il suo disprezzo per un vescovo che invece di venire in auto blu va in metro, e già questo non capisco che c’entra. Poi interpreta male il Papa – che dice che se una donna ha abortito e ha chiesto perdono a Dio non va più considerata come una reietta, il che mi pare semplice carità cristiana, e non che abortire va bene.
            Comunque, io penso che il Papa dica cose diverse, in linguaggi diversi, a interlocutori diversi. Per esempio dice che il proselitismo del “entra a far parte del mio gruppo” è una sciocchezza, ma poi a Santa Marta dice che dobbiamo essere proselitisti – ma con l’esempio! Come dice Gesù, se ci ameremo davvero gli uni con gli altri tutti vedranno che siete miei discepoli.
            è più facile e comodo dire “io faccio apostolato scrivendo libri, andando a bussare alle porte” – è più difficile essere apostoli nella carità di capire, comprendere, voler bene, ecc. ecc. ecc. Questo Papa ci dà dei compiti difficilissimi – e a mio avviso parte delle polemiche contro di lui sono generate dal fatto che molte persone trovano più comodo vivere una fede fatta di obblighi da compiere in automatico. Non so se si capisce…

        2. Giusi

          “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”. “E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”. Quindi se Scalfarotto lotta per i matrimoni gay e li ottiene migliora il mondo perchè per lui questo è bene, se un fondamentalista islamico massacra un po’ di infedeli migliora il mondo perchè per lui questo è bene, se un erotomane fa un’ammucchiata migliora il mondo perchè per lui questo è bene, se un eroinomane si fa una dose migliora il mondo perchè per lui questo è bene…. Scusate, sono scema: ho capito male?

      2. Roberto

        Ricorda che si può anche criticare, Giusi! L’ha detto pure il Papa stesso di ritorno dal Brasile:

        “È vero che non ho fatto tante cose, ma ho trovato aiuto, gente leale. A me piace la gente che mi dice: “Io non sono d’accordo”. Questi sono i collaboratori leali. Poi ci sono quelli che davanti a te dicono su tutto “che bello”, e poi magari quando escono dicono il contrario.”

      3. Alessandro

        Tenere sempre presente che:

        1) le interviste di un Papa in nessun caso possono apportare novità e sviluppi al Magistero
        2) in nessun caso un Papa può contraddire al Magistero
        3) quindi, ove paia che un’affermazione del Papa sia logicamernte incompatibile con una verità di fede proclamata dal Magistero, è necessario riscordarsi che:

        http://www.lanuovabq.it/it/articoli-chi-manipola-le-parole-del-papae-perche-7308.htm

        “un testo come quello [un’intervista], o anche altri suoi discorsi occasionali, sono ben diversi dai documenti del Magistero, che vengono elaborati individualmente o collegialmente in vista di un insegnamento che impegni l’infallibilità; non hanno cioè quelle caratteristiche formali (di struttura sintattica e di riferimenti espliciti alle premesse teoretiche e alle fonti documentarie) che rendono in una qualche misura evidente il significato del testo e il senso del contesto.

                  1. Ci andrei piano Giusi ad evocare Santi o Sante.
                    Ci sono affermazioni discutibili, libere interpretazioni e decise critiche velate da “mansuete domande”…

                    E se mai la cara Signora non avrà o non troverà le risposte che cerca (perché molte già suggeriscono la risposta, quindi quella dovrà essere…) che farà? Uno scisma?

                    1. Giusi

                      Non ho detto che è una nuova Santa Caterina da Siena, ho trovato singolare, come coincidenza temporale, che, subito dopo averlo detto nella risposta scherzosa ad Alvise, Joe ha postato questa lettera che non conoscevo. E’ comunque una signora che conosce bene Bergoglio e che ha lavorato con lui, inoltre non si può negare che le cose che dice non sono peregrine. Molti cattolici sono perplessi. Poi, come ha detto Roberto, a Bergoglio fa piacere essere criticato.

                    2. Giusi

                      Beh Bariom dai alcune cose che lasciano con la bocca aperta le ha dette! Io non son capace di fare va tutto bene madama la marchesa!

                  2. Lidia

                    🙂 “va tutto bene madama la marchesa” mi piace! Hai qualche idea di da dove provenga quest’espressione?

                    1. Giusi

                      Da una vecchia canzone di Nunzio Filogamo dove c’era una marchesa che, in sua assenza, telefonava a casa e le dicevano che andava tutto bene. In realtà erano successe una serie di disgrazie….

                  1. Giusi

                    Eccola qui.

                    Huixquilucan, Messico, 23 settembre 2013
                    Carissimo Papa Francesco,sono tanto lieta di avere l’opportunità di salutarti.Sicuramente non ti ricorderai di me; vedendo così tante persone nuove ogni giorno deve essere difficile ricordare tutti, anche coloro con cui hai conversato e vissuto durante il lungo corso della tua vita.Negli ultimi 12 anni, tu ed io, più volte ci siamo trovati in diversi incontri, riunioni della Chiesa e conferenze che hanno avuto luogo nelle città dell’America Centrale e Meridionale su temi diversi (la comunicazione, la catechesi, l’educazione). Durante questi incontri pastorali ho avuto la possibilità di vivere con te per tanti giorni, dormendo sotto lo stesso tetto, condividendo la stessa mensa e anche la stessa scrivania.Allora eri l’Arcivescovo di Buenos Aires e io il direttore di uno dei principali mezzi di comunicazione cattolici. Adesso tu sei il Santo Padre e io… solo una madre, cristiana, sposata con un buon marito e nove figli, che insegna matematica presso l’Università e che cerca di collaborare meglio che può con la Chiesa, dal luogo in cui Dio l’ha posta.In questi incontri di diversi anni fa, mi ricordo più di una volta ti sei rivolto a me dicendo:- “Ragazza, chiamami Jorge Mario, siamo amici”; io risposi spaventata:- “Assolutamente no, signor Cardinale! Dio me ne scampi dal dare del tu a uno dei suoi principi sulla terra!”.Ora però mi permetto di darti del tu, perché non sei più il card. Bergoglio, ma il Papa, il mio Papa, il dolce Cristo in terra, al quale ho la fiducia di rivolgermi come a mio padre.Ho deciso di scriverti perché soffro e ho bisogno che tu mi consoli.Ti spiegherò cosa mi succede, cercando di essere il più breve possibile. So che ti piace confortare coloro che soffrono e ora anche io sono una di loro.Quando ti ho conosciuto durante questi ritiri, quando eri ancora il cardinal Bergoglio, mi aveva colpito e lasciata perplessa il fatto che tu non hai mai agito come facevano gli altri cardinali e vescovi. Per fare alcuni esempi: tu eri l’unico lì che non si genufletteva davanti al Tabernacolo o durante la Consacrazione, se tutti i vescovi si presentavano con la sottana e il loro abito talare, perché così richiedevano le regole necessarie per la riunione, tu ti presentavi in completo da strada e collare clericale. Se tutti si sedevano sui posti riservati ai i vescovi e cardinali, tu lasciavi vuoto il posto del cardinale Bergoglio e ti sedevi più indietro, dicendo “qui sto bene, così mi sento più a mio agio”. Se altri arrivavano con una macchina che corrisponde alla dignità di un vescovo, tu arrivavi dopo gli altri, indaffarato e di fretta, raccontando ad alta voce i tuoi incontri nel trasporto pubblico scelto per venire alla riunione.Vedendo queste cose — mi vergogno nel raccontartelo — dicevo dentro di me:

                    – “Uff… che voglia di attirare l’attenzione! Perché, se si vuole essere veramente umile e semplice, non è forse meglio comportarsi come gli altri vescovi per passare inosservati?”.

                    Anche alcuni miei amici argentini che hanno partecipato questi incontri, in qualche modo notavano la mia confusione, e mi dicevano:

                    – “No, non sei la sola. A tutti noi sconcerta sempre, ma sappiamo che ha criteri chiari, e nei suoi discorsi mostra convinzioni e certezze sempre fedeli al Magistero e alla Tradizione della Chiesa, è un coraggioso fedele, difensore della retta dottrina… A quanto pare però ama essere amato da tutti e piacere a tutti. In tal senso potrebbe un giorno fare un discorso in TV contro l’aborto e il giorno dopo, nello stesso show televisivo, benedire le femministe pro-aborto in Plaza de Mayo; potrebbe fare un discorso meraviglioso contro i massoni e, ore dopo, mangiare e brindare con loro al Club Rotary Club”.

                    Mio caro Papa Francesco, è vero, questo fu il card. Bergoglio che ho conosciuto da vicino. Un giorno intento a chiacchierare animatamente con il vescovo Duarte Aguer sulla difesa della vita e della liturgia e lo stesso giorno, a cena, a chiacchierare sempre animatamente con Mons. Ysern e Mons. Rosa Chavez sulle comunità di base e i terribili ostacoli che rappresentano “gli insegnamenti dogmatici” della Chiesa. Un giorno amico del card. Card. Cipriani e del Card. Rodriguez Maradiaga a parlare di etica aziendale e contro le ideologie del New Age e poco dopo amico di Casaldáliga e Boff a parlare di lotta di classe e della “ricchezza” che le tecniche orientali potrebbero donare alla Chiesa.

                    Con queste premesse, comprenderai quanto enormemente ho sgranato gli occhi, quando ho sentito il tuo nome dopo l’“Habemus Papam” e da quel momento (prima che tu lo chiedessi) ho pregato per te e per la mia amata Chiesa. E non ho smesso di farlo per un solo giorno, da allora.

                    Quando ti ho visto sul balcone, senza cotta, senza cappuccio, rompendo il protocollo di saluto e la lettura del testo latino, cercando con questo di differenziarti dal resto dei Papi nella storia, sorridendo, preoccupata, dissi tra me e me:

                    – “Sì, senza dubbio. Questo è il cardinale Bergoglio”.

                    Nei giorni successivi alla tua elezione, mi hai dato diverse occasioni per confermare che sei la stessa persona che avevo conosciuto da vicino, sempre alla ricerca di una diversità: hai chiesto scarpe diverse, anello diverso, Croce diversa, sedia diversa e persino stanza e casa diverse dal resto dei Papi che sempre si erano accontentati umilmente delle cose previste, senza la necessità di cose “particolari”, apposta per loro.

                    In quei giorni stavo cercando di recuperare dall’immenso dolore provato dalle dimissioni del mio amato e molto ammirato Papa Benedetto XVI, nel quale mi sono identificata fin dal principio per la chiarezza nei suoi insegnamenti (il miglior insegnante del mondo), per la sua fedeltà alla Liturgia, per il suo coraggio nel difendere la dottrina giusta fra i nemici della Chiesa e mille cose che non elencherò qui. Con lui al timone della barca di Pietro mi sentivo come se calpestassi la terra ferma. E con le sue dimissioni, ho sentito la terra sparire sotto i miei piedi; ma ho capito, i venti erano veramente tempestosi e il papato significava qualcosa di troppo agitato per la sua forza, ormai diminuita dall’età, nella terribile e violenta guerra culturale che stava sostenendo.

                    In quel momento mi sentivo come abbandonata in mezzo alla guerra, al terremoto, nel più feroce uragano, e improvvisamente tu sei venuto a sostituirlo al timone. Abbiamo un nuovo capitano, diamo grazia a Dio! Confidai pienamente (senza dubbio alcuno) che, con l’assistenza dello Spirito Santo, con la preghiera dei fedeli, con il peso della responsabilità, con l’assistenza del gruppo di lavoro in Vaticano e con la coscienza di essere osservato in tutto il mondo, Papa Francesco lasciasse alle spalle le cose speciali e le ambivalenze del card. Bergoglio e subito prendesse il comando dell’esercito e, con rinnovato vigore, continuasse il percorso di lotta che il suo predecessore aveva ingaggiato.

                    Purtroppo, con mia sorpresa e smarrimento, il mio nuovo generale, piuttosto che prendere le armi una volta arrivato, cominciò il suo mandato utilizzando il tempo del Papa per telefonare al suo parrucchiere, al suo dentista, al suo lattaio e al suo edicolante, attraendo sguardi sulla sua persona e non su assunti importanti per il Papato. Sono passati sei mesi da allora e riconosco, con amore ed emozione, che hai fatto migliaia di cose buone. Mi piacciono molto (moltissimo) i tuoi discorsi formali (a politici, ginecologi, comunicatori, alla Giornata della Pace, etc.) e le tue omelie delle Solennità, perché in esse si vede una preparazione minuziosa e una profonda meditazione di ogni parola usata. Le tue parole, in questi discorsi e omelie, sono stati un vero e proprio cibo per il mio spirito. Mi piace molto che la gente ti ami e ti applauda. Tu sei il mio Papa, il Supremo Capo della mia Chiesa, la Chiesa di Cristo.

                    Tuttavia – e questo è il motivo della mia lettera – devo dire che ho anche sofferto (e soffro), per molte tue parole, perché dici cose che sento come stoccate al basso ventre durante i miei continui tentativi di sincera fedeltà al Papa e al Magistero. Mi sento triste, sì, ma la parola migliore per esprimere i miei sentimenti corrente è: perplessità.

                    Non so cosa dire e cosa non dire, non so dove insistere e dove lasciar correre. Ho bisogno che tu mi orienti, caro Papa Francesco. Sto davvero soffrendo, e molto, per questa perplessità che mi immobilizza. Il mio grande problema è che ho dedicato gran parte della mia vita allo studio della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero, in modo da avere forti ragioni per difendere la mia fede. E ora, molte di queste solide basi sono in contraddizione con ciò che il mio amato Papa fa e dice. Sono scioccata e ho bisogno che tu mi dica cosa fare.

                    Mi spiegherò meglio, con alcuni esempi.

                    Io non posso applaudire un Papa che non si genuflette davanti al Tabernacolo né durante la Consacrazione come insegna il rito della Messa; ma non posso criticarlo, perché è il Papa!

                    Benedetto XVI ci ha chiesto nella Redemptionis Sacramentum che informassimo il vescovo di delle infedeltà e degli abusi liturgici a cui assistiamo. Ma… chi devo informare se il Papa stesso non rispetta la liturgia? Non so cosa fare. Disobbedisco alle indicazioni del nostro Papa emerito?

                    Non posso sentirmi felice per aver eliminato l’uso della patena e degli inginocchiatoi per i comunicandi, e nemmeno mi può piacere che non ti abbassi mai a dare la comunione ai fedeli, che non chiami te stesso “il Papa”, ma solo “Vescovo di Roma” o che non usi l’anello piscatorio. Però non posso nemmeno lamentarmi, perché tu sei il Papa!

                    Non mi sento orgogliosa che tu abbia lavato i piedi di una donna musulmana il Giovedì Santo, poiché è una violazione della legge liturgica, ma non posso emettere un pigolio, perché Tu sei il Papa, che rispetto e a cui debbo essere fedele!

                    Mi ha fatto terribilmente male quando hai punito i Frati Francescani dell’Immacolata, perché celebravano la Santa Messa in rito antico con il permesso esplicito del tuo predecessore nella Summorum Pontificum. E punirli, significa andare contro gli insegnamenti dei Papi precedenti. Ma a chi posso comunicare il mio dolore, tu sei il Papa!

                    Non sapevo cosa pensare o dire quando ti sei burlato pubblicamente di un gruppo che aveva detto per te dei rosari, chiamandoli “quelli che contano le preghiere”. Essendo i rosari una stupenda tradizione nella Chiesa, cosa debbo pensare io, se al mio Papa non piace e deride chi glieli offre?

                    Ho tanti amici “pro-life” che pochi giorni fa hai molto rattristato chiamandoli “ossessionati ed ossessivi”. Cosa devo fare? Consolarli, addolcendo falsamente le tue parole o ferirli ancora di più, ripetendo quello che hai detto a loro, per voler essere fedele al Papa e ai suoi insegnamenti?

                    Alla GMG chiedesti ai giovani di “fare casino per le strade”. La parola “casino”, per quanto ne so, è sinonimo di “disordine”, “caos”, “confusione”. Davvero questo è quello che si vuole che facciano i giovani cristiani nelle strade? Non ci sono già abbastanza confusione e disordine nel mondo?

                    So di molte donne sole e anziane (zitelle), che sono molto allegre, simpatiche e generose e che davvero si sentirono degli scarti quando dicesti alle religiose che non dovevano avere la faccia da zitelle. Hai fatto sentire molto male le mie amiche e me; mi ha fatto male nell’anima per loro, perché non c’è nulla di male nell’essere rimaste sole e dedicar la vita alle buone opere (di fatto, la solitudine viene specificata come una vocazione nel Catechismo). Cosa devo dire alle mie amiche “zitelle”? Che il Papa non parlava sul serio (cosa che non può fare un Papa) oppure che appoggio il Papa nel fatto che tutte le zitelle hanno una faccia da religiose amareggiate?

                    Un paio di settimane fa hai detto che “questo che stiamo vivendo è uno dei momenti migliori della Chiesa”. Come può dire questo un Papa quando tutti sappiamo che vi sono milioni di giovani cattolici che vivono in concubinato e altrettanti milioni di matrimoni cattolici dove si usano contraccettivi; quando il divorzio è “il nostro pane quotidiano” e milioni di madri cattoliche uccidono i loro figli non nati con l’aiuto di medici cattolici; quando vi sono milioni di imprenditori cattolici che non sono guidati dalla dottrina sociale della Chiesa, ma dall’ambizione e dall’avarizia; quando vi sono migliaia di sacerdoti che commettono abusi liturgici; quando vi sono centinaia di milioni di cattolici che mai hanno avuto un incontro con Cristo e non conoscono l’essenziale della dottrina; quando l’educazione e i governi sono in mano alla massoneria e l’economia mondiale in mano al sionismo? È questo il momento migliore della Chiesa?

                    Quando lo hai detto, amato Papa, fui presa dal panico. Se il capitano non sta vedendo l’Iceberg che abbiamo innanzi, è molto probabile che ci schianteremo contro di esso. Ci credi veramente o è solo un modo di dire caro Papa?

                    Molti grandi predicatori si sono sentiti devastati al sapere che hai detto che ora non bisogna più parlare dei temi dei quali la Chiesa ha già parlato e che stanno scritti nel Catechismo. Dimmi, caro Papa Francesco, cosa dobbiamo fare noi cristiani che vogliamo essere fedeli al Papa ed anche al Magistero e alla Tradizione? Smettiamo di predicare sebbene San Paolo ci abbia detto che bisogna farlo in ogni occasione? La finiamo con i predicatori coraggiosi, li forziamo al silenzio, mentre vezzeggiamo i peccatori e con dolcezza diciamo loro che, se possono e vogliono, leggano il Catechismo per sapere cosa dice la Chiesa?

                    Ogni volta che parla dei “pastori con odore di pecore”, penso a tutti quei sacerdoti che si sono lasciati contaminare dalle cose del mondo e hanno perso il loro profumo sacerdotale per acquisire un certo odore di decomposizione. Io non voglio pastori con l’odore di pecora, ma pecore che non odorino di sterco, perché il loro pastore le cura e le mantiene sempre pulite.

                    Qualche giorno addietro hai parlato della Vocazione di Matteo con queste parole: «Mi impressiona il gesto di Matteo. Si attacca al denaro, come dicendo: “No, non a me! Questo danaro è mio!”». Non si può evitare di comparare le tue caro Papa parole con il Vangelo (Mt, 9,9), contro quello che lo stesso Matteo dice della sua vocazione: “Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì».

                    Non riesco a vedere dove sta l’attaccamento al denaro (nemmeno lo vedo nel quadro di Caravaggio). Vedo due narrazioni distinte ed una esegesi sbagliata. A chi devo credere, al Vangelo o al Papa, se voglio essere fedele al Vangelo e al Papa?

                    Quando hai parlato della donna che vive in concubinato dopo un divorzio e un aborto, dicesti “adesso vive in pace”. Mi domando: può vivere in pace una signora che si è volontariamente allontanata dalla grazia di Dio?

                    I Papi precedenti, da San Pietro fino a Benedetto XVI, hanno detto che non è possibile incontrare la pace lontani da Dio, però Papa Francesco lo ha affermato. Su cosa mi debbo fondare, sul Magistero di sempre o su questa novità? Devo affermare, a partire da oggi, per essere fedele al Papa, che la pace si può incontrare in una vita di peccato?

                    Poi hai buttato lì la domanda senza dare risposta su come deve comportarsi un confessore, come se volessi aprire il vaso di Pandora sapendo che ci sono centinaia di sacerdoti che erroneamente consigliano di continuare nel concubinato. Perché il mio Papa, il mio caro Papa, non ci ha detto in poche parole cosa si deve consigliare in casi come questo, invece di aprire il dubbio nei cuori sinceri?

                    Ho conosciuto il cardinale Bergoglio in modo quasi familiare e sono testimone fedele del fatto che sia un uomo intelligente, simpatico, spontaneo, molto spiritoso e molto acuto. Però non mi piace che la stampa stia pubblicando tutti i tuoi detti e le tue battute, perché non sei un parroco di paese; non sei l’arcivescovo di Buenos Aires; ora sei il Papa! E ogni parola che dici come Papa, acquista valore di magistero ordinario per molti di quelli che ti leggono e ti ascoltano.

                    Ho già scritto troppo abusando del tuo tempo, mio buon Papa. Con gli esempi che ti ho dato, (sebbene ve ne siano molti altri) credo di aver chiarito il dolore per l’incertezza e la perplessità che sto vivendo.

                    Solo tu puoi aiutarmi. Ho bisogno di una guida che illumini i miei passi basando su quello che sempre ha detto la Chiesa, che parli con coraggio e chiarezza, che non offenda chi lavora per essere fedeli al mandato di Gesù; che dica “pane al pane, vino al vino”, “peccato” al peccato e “virtù” alla virtù, anche se con questo mette a rischio la sua popolarità. Ho bisogno della tua saggezza, della tua fermezza e chiarezza. Ti chiedo aiuto, per favore, perché sto soffrendo molto.

                    So che Dio ti ha dotato di una intelligenza molto acuta, cosicché, cercando di consolarmi da sola, ho potuto immaginare che tutto quello che fai e dici è parte di una strategia per sconcertare il nemico, presentandoti davanti a lui con la bandiera bianca e ottenendo così che abbassi la guardia. Ma mi piacerebbe che tu condividessi questa strategia con quelli che lottano al tuo fianco, perché, oltre che a sconcertare il nemico, stai sconcertando anche noi, che non sappiamo più dove sta il nostro quartier generale e dove si trova il fronte del nemico.

                    Ti ringrazio ancora una volta per tutto il bene che hai fatto e quello che hai detto durante le solennità, quando hai pronunciato omelie e discorsi bellissimi, perché davvero ci sono serviti moltissimo. Le tue parole ci hanno animato e dato l’impulso ad amare di più, ad amare sempre, ad amare in modo migliore, a mostrare al mondo intero il volto amoroso di Gesù.

                    Ti mando un abbraccio filiale molto amorevole, mio caro Papa, con la certezza delle mie preghiere. Chiedo anche le tue, per me e per la tua famiglia, di cui allego una foto, perché tu possa pregare per noi, conoscendo il nostro viso.

                    Tua figlia che ti ama e prega ogni giorno per te,

                    Lucrecia Rego de Planas

                    1. Io avrei evitato di riportare questo lunghissimo in parte sproloquio…
                      In ordine sparso:

                      Dopo averci illuminati su tutta una serie di personali giudizi di quando il Papa era Cardinale, e a raccontarci quanto sia stata nella sofferenza per le dimissioni di Benedetto XVI, sottintendendo (mica tanto) un chiaro e diretto confronto con relativo apprezzamento del Benemerito (apprezzamento di per sé più che condivisibile), ci rende partecipe del suo novello smarrimento:

                      “Purtroppo, con mia sorpresa e smarrimento, il mio nuovo generale, piuttosto che prendere le armi una volta arrivato, cominciò il suo mandato utilizzando il tempo del Papa per telefonare…”

                      Il “tempo del Papa” che ovviamente la Sig.ra Lucrecia saprebbe molto meglio come utilizzare… viene da domandarsi come lo Spirito Santo possa aver avuto una simile svista nel non scegliere lei al Soglio Pontificio (!)

                      Fantastica la notazione dei suoi degni amici argentini che prima lo lodano e poi giù una bella smazzolata e che la signora riporta come a dire: “non sono però parole mie…”

                      Giudica il Papa di superbia, dato che “non ti abbassi mai a dare la comunione ai fedeli…”

                      Ne soppesa le parole usate, nel parlare informale che gli è proprio (e forse non sempre “perfetto” per il diverso idioma), come “casino” o “zitelle” (che dirà alle amiche zitelle? Forse che c’è modo e modo d’esser zitelle…).

                      Siamo su una barca al cui timone uno sprovveduto di capitano non si avvede dell’iceberg contro cui stiamo per schiantarci!
                      Come sopra, Spirito Santo latitante, Dio poi ha proprio preso una cantonata… strano la signora non scriva direttamente al Superiore: “Dio SVEGLIATI! Non vedi in che Tempi navighiamo?

                      Anche la chicca dell’esatta esegesi della vocazione di S. Matteo è da applausi…
                      Papa Francesco si riferisce ad una sua personalissima interpretazione del dipinto del Caravaggio, dove da una parte Matteo volge a sé il suo stesso dito, come a dire: “chi io?”, mentre con l’altra mano ancora conta le monete. Forse non vi è poi così attaccato, ma non ci vuole un’aquila (o ci vuole la classica trave nell’occhio), per non capire che il Papa immagina una situazione che tutti possiamo vivere di fronte alla chiamata: “Non non a me… non oggi, ripassa…”.

                      Dimentica la cara signora le parole dell’Omelia del Santo Padre nello stesso giorno in cui scrive questa sua e in cui Papa Francesco proprio riguardo questo passo del Vangelo dice:

                      “E quello sguardo lo ha coinvolto totalmente, gli ha cambiato la vita. Noi diciamo: lo ha convertito. Gli ha cambiato la vita. ‘Appena sentito nel suo cuore quello sguardo, egli si alzò e lo seguì’. E questo è vero: lo sguardo di Gesù ci alza sempre. Uno sguardo che ci porta su, mai ti lascia lì, eh?, mai. Mai ti abbassa, mai ti umilia. Ti invita ad alzarti. Uno sguardo che ti porta a crescere, ad andare avanti, che ti incoraggia, perché ti vuole bene. Ti fa sentire che Lui ti vuole bene. E questo dà quel coraggio per seguirlo: ‘Ed egli si alzò e Lo seguì’”.

                      E via discorrendo sino a concludere: “stai sconcertando anche noi, che non sappiamo più dove sta il nostro quartier generale e dove si trova il fronte del nemico.”

                      Certo è il Papa che ci sconcerta, tanto che non sappiamo più che il nostro “quartier generale” e il Cielo e che il nostro Re, Dio potente in battaglia, è Dio che a volte condivide le Sue strategie con i suoi Generali, a volte persino con alcuni semplici soldati, ma né gli uni, né gli altri si aspettano che di prassi le strategie siano “condivise”, perché per lo più, sarebbero semplicemente a noi incomprensibili.
                      Se poi si è persa anche la “posizione” del nemico, allora la battaglia è persa in partenza e la colpa non è del “capitano”… il nemico è sempre lì, dove sempre si nasconde, nel nostro cuore, ma molto più spesso nella nostra mente, mente superba e orgogliosa, che crede di conoscere e sapere e giudicare e infine, di poter insegnare anche a chi la divina Provvidenza ci ha posto come guida e riferimento.

                      Nulla di buono nello scritto riportato, misto di schiaffi e melense (ipocrite) dichiarazioni di affetto, nulla di buono (a mio giudizio) averlo qui riportato…

                    2. Lalla

                      Scusa Bariom, ma anche se alcuni contenuti e soprattutto il tono possono non essere condivisibili, perché proprio non si può esprimere smarrimento o perplessità – o chiamali come vuoi – senza venire sempre zittiti o tacciati di superbia? Prudenza, rispetto, fiducia, preghiera sempre e comunque, fede umile, ubbidienza sempre, certo. Ma ne sta inanellando una dietro l’altra, da far rimanere ben più che perplessi… In questi giorni mi veniva da pensare ad alcune affermazioni quasi come uno scandalo o un tradimento verso i più piccoli, intesi come gli spiriti più semplici, dalla fede più umile – non so, una nonnina ad esempio – a favore degli spiriti di “mondo”. Un’apertura al mondo (che poi non è che la Chiesa fosse chiusa al mondo prima) che pare quasi un rischioso “flirtare” con esso. Credo, ma soprattutto spero di sbagliarmi. Ma, credimi, non sono osservazioni che faccio in malafede o mossa da superbia o ideologia.

                    3. Giusi

                      Scusa Bariom, qui nessuno è deficiente o sotto tutela. Lello ha fatto notare che su effedieffe è disponibile per i soli abbonati e io che cerco di essere una persona gentile l’ho trovato da un’altra parte e ho fatto un copia-incolla. Che c’è da evitare? Era stato segnalato in spagnolo da Lello e in italiano da Joe ma a me quello di Joe non si apriva (forse anche ad altri) e su effedieffe è per gli abbonati. A questo punto i lettori del blog potevano avere il desiderio legittimo di leggerlo, allora ho reso un piccolo servizio. Capisco che non tutti abbiamo il tuo senso critico e la tua mente eccelsa ma cercheremo di sforzarci anche noi comuni mortali di leggerlo senza prenderlo per oro colato. Riassunto: a me sta bene la critica ma non la tua premessa.

                    4. Giusi

                      Io, al di là dei contenuti, la trovo invece una lettera schietta, scritta da una persona che lo conosce bene e non vedo ipocrisia nel dirgli che lo ama, non vedo perchè non dovrebbe amare il Papa e inoltre, a meno che non vogliamo nasconderci dietro un dito, dice cose che tanti hanno pensato (e non aveva ancora letto l’intervista di Scalfari col concetto di bene personalizzato: a ognuno il suo!). Io mi aspetterei che il Papa le rispondesse. Anch’io, nella mia pochezza, pur essendo rimasta sinceramente sconcertata dalle ultime dichiarazioni, quando sono andata a Roma per l’incontro con i gruppi mi sono commossa. Il Papa è il Papa e nessuno si diverte a criticarlo ma alcune domande sorgono spontanee e stanno dilagando e visto che Papa Francesco chiama tutti e ama le critiche spero che risponda anche a questa signora.

                    5. Sara

                      Sono d’accordo con Lalla e Giusi: abbiamo bisogno (certamente perché siamo piccoli e umanamente miseri, io per prima) di una guida sicura che ci dia forza e non ci getti continuamente nello sconcerto; abbiamo bisogno di sentire e soprattutto di sapere che il nostro pastore è saldo nella fede e nella dottrina, perché con i tempi che corrono non possiamo permetterci di sentirci smarriti e malfermi anche all’interno della Chiesa. Io sono fedele al Papa, riconosco in lui il vicario del mio Signore e lo amo e prego per lui. Ma, forse per superbia o per la mia poca fede, non sento più di poggiare sulla roccia. Non voglio fare confronti e rimprovero chi ne fa, ma nella triste sofferenza che patisco davanti a queste situazioni, non posso fare a meno di ricordare come, pur nella tempesta, mi sentissi sicura e serena vedendo Benedetto XVI saldo al timone; adesso è sicuramente un mio problema, ma non riesco a provare la stessa serenità ed è dall’elezione di Francesco che, pur nella fedeltà al Papa regnante, aspetto trepidante che parli chiaro. Beninteso: ho capito quale sia la sua “strategia” (prima avvicinare con l’amore e l’accoglienza, poi anche insegnare la dottrina) e posso anche riconoscerne l’efficacia e l’opportunità (visto il dilagante paganesimo di ritorno in cui siamo immersi), ma personalmente sento anche l’urgente biosogno di parole che non lascino possibilità ad interpretazioni ambigue. E’ chiaro, come giustamente dice Alessandro, che in questi casi “il Papa ha formulato in modo impreciso ed equivocabile un giudizio vero”, ma mi fa soffrire che i suoi giudizi veri non siano invece formulati in modo preciso ed inequivocabile: nel mondo e tra i cattolici c’è già tanta confusione e tanto smarrimento! E sempre più frequentemente mi trovo nella difficile situazione di dover rispondere a chi (separato con compagna, cattolico “adulto”, credo-ma-solo-a-Dio-non-nei preti, etc.) ora si sente tranquillo e rassicurato a (finalmente!!!) fare la comunione, vivere spensierato nel concubinato, avere un rapporto “libero” (sic!) con Dio, etc., etc. … e tenta di zittirmi perché dovrei imparare ad aprirmi come fa il Papa a cui dichiaro di essere tanto fedele.
                      Perciò, io non voglio suggerire e insegnare niente al Papa e neanche che cambiasse il suo stile, ma non mi sembrerebbe male che, mentre riesce a riavvicinare alla Chiesa tutte queste persone, contemporaneamente riuscisse a comunicarci senza ambiguità anche ortodossia e solidità nella Verità. Anche perché molte persone magari si riavvicinano, ma rischiano di essere ingannate sulla verità della fede, poiché possono essere indotte a ritenere che la Chiesa sia quella che finalmente consente loro tutto quello che vogliono. Inoltre, come ha già fatto notare Lalla, tutto quello che al mondo sembra una novità di Francesco, personalmente nella Chiesa io l’ho sempre visto!
                      Spero davvero che il Papa voglia fare chiarezza, anche a seguito della lettera della Sig.ra Lucrecia Rego de Planas, una figlia devota che vuole restare fedele ma si trova nell’imbarazzo.
                      Per il resto, dopo questo sfogo (scusate!), farò come Roberto: prudentemente non mi esprimerò più sulla questione (perché davvero – post docet – sicuramente mi sbaglio) e resto in preghiera.

                    6. @Sara, “Perciò, io non voglio suggerire e insegnare niente al Papa e neanche che cambiasse il suo stile…”
                      in questa tua frase c’è una grossa differenza rispetto lo scritto della signora Lucrecia, che la si rigiri come si vuole, per me vuole insegnare al Papa come condurre la Chiesa e come comportarsi. Non è questa superbia umana e spirituale? Alcune pseudo-domande sono in realtà precise affermazioni, affermazioni che seminano dubbi in chi non ne avesse (visto che siamo tutti preoccupati delle “anime semplici” turbate dal Papa (anime semplici che fortunatamente credo si arrovellino di meno di quel che crediamo…)

                      Perché non impariamo un po’ più da Maria che quando non comprendeva, serbava le cose nel suo cuore e le meditava?

                      In questo scritto c’è abbastanza “materiale” per far ri-scrivere fiumi di cialtronerie ai nemici del Papa e della Chiesa (e vengono da una devota… verrebbe da dire “dagli amici mi salvi Dio che dai nemici mi guardo io…”)
                      Ed è secondo questo mio giudizio, del tutto personale e duro finché volete, che ribadisco quanto scritto e che ritengo che simili “cose” non meriterebbero alcuna visibilità, mentre invece la cercano e cercano un loro “pulpito” (e magari si aspettano una telefonata… ma il Papa come la signora ci insegna, dovrebbe usare meglio il suo tempo!)

                      Abbiamo dei dubbi su talune affermazioni del Papa? Mettiamoci in preghiera per noi prima ancora che per Lui, perché lo Spirito ci dia di comprendere oltre la nostra incapacità di farlo, perché il dubbio può aiutare a crescere, ma il dubbio è anche il grimaldello preferito del Demonio per entrare e seminar zizzania.
                      Chi si sente esente dal rischio, buon per lui… io non mi chiamo fuori. Io sono un ignorante ed un peccatore, ma se avessi dato retta a tutti i dubbi seminati da chi sta fuori e chi sta dentro (ahimé) la Chiesa, starei ancora nel mio marciume e mai forse avrei incontrato Gesù Cristo.

                      Ognuno poi, in coscienza, la pensi come vuole. 😉

                    7. Sara

                      “Perché non impariamo un po’ più da Maria che quando non comprendeva, serbava le cose nel suo cuore e le meditava? […] Abbiamo dei dubbi su talune affermazioni del Papa? Mettiamoci in preghiera per noi prima ancora che per Lui”.

                      E infatti, Bariom, avevo scritto: “prudentemente non mi esprimerò più sulla questione […] e resto in preghiera”, intendendo preghiera per la Chiesa e il Papa, ma anche per i cattolici e soprattutto per i miei discernimento e fede. Ma anche per tornare a vedere una Chiesa che si mostri al mondo contemporaneamente misericordiosa e inequivocabilmente sicura e ferma nella Verità.

                    8. Perdonami Sara, rispondendo a te ho fatto una considerazione di carattere generale (per quel che possa valere).
                      Ciao.

  6. 61Angeloextralarge

    Bellissimo post! Uno di quelli che si dovrebbero stampare ed appiccicare alle partei… tutto attorno a noi. Poi, però, non facciamo finta che sia un poster… 😀
    Correggere i fratelli è dura quasi quanto correggere sé stessi. la preghiera aiuta tantissimo Provare per credere! 😀

  7. Ivana Marzocchi

    Vale, ma dove hai trovato la notizia che nell’ora alternativa alla religione si userà quel testo? Se è vero, la cosa è angosciante. Non basta che i ragazzi nelle scuole debbano essere “educati” all’uso del profilattico e della pillola anticoncezionale per tutelarsi dalle conseguenze di libertà sessuali che “giustamente” si devono concedere, adesso anche la pedofilia mite gli dobbiamo far passare! Mi chiedo come il diavolo stia lavorando attraverso certi cosiddetti adulti e come possiamo arginare questa spaventosa deriva. Che ne sarà dei nostri ragazzi? Quale senso della vita gli stiamo comunicando?

  8. vale

    p.s. è stato il ministro dell’istruzione irlandese, ruairi quinn, a volere la legge che obbliga gli istituti non confessionali ad avere l’ora settimanale di ateismo.ma leggi l’articolo. da brividi. se ci aggiungi quel che accade in Francia, e che è in agenda in altri paesi euopei, c’è da offrirsi volontari per il viaggio su marte. senza ritorno.

  9. …a parte l’incontro con quel babbeo di Scalfari (se ne potrebbe parlare a lungo anche in riferimento alla mia, cosiddetta, inadeguatezza di me, quando parlo con voi, e non solo), ma credo che il Papa avesse detto mi corrigerete
    riferendosi in quella circostanza al suo italiano ancora zoppicante. Senza bisogno di stare a farla tanto lunga!

    1. vale

      ti auguro di vivere in eterno,come si racconta dicesse Leonida ad Efialte. e di vivere quei tempi che stanno per arrivare.
      facendola brevissima

  10. alla fine l’umiltà non viene mai apprezzata e in questa società se sbagli te lo fanno notare come se avessi commesso un reato:non è un mondo di umili e gli umili sono come gocce in un oceano…..

  11. StefyB.

    Parlando di errori,scuse e correzioni..non so se avete visto l’ennesimo video di scuse di Guido Barilla.. Sono allibita e anche molto infastidita: è la prima volta che sento parlare di famiglie evolute, non più moderne o arcobaleno siamo andati oltre… Per dimostrare che ha sbagliato il sign. Barilla dovrà incontrare degli esponenti delle associazioni che “meglio rappresentano l’evoluzione della famiglia”!!!! L’evoluzione in natura una volta era conseguenza della procreazione, adesso è il contrario…. Comunque la riabilitazione non era prevista nel primo disegno di legge antiomofobia? ma non era stata modificata quella proposta di legge? Bello vivere in un paese dove le leggi vengono attuate ancora prima di essere approvate, noi non l’abbiamo capito ma loro stanno avanti!!
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-barilla-rieducato-squallore-italia-7405.htm

    1. Che dire di “mi impegno ad incontrare i rappresentanti delle associazioni che meglio rappresentano l’evoluzione della famiglia” — mio Dio gli esponenti che meglio rappresentano e poi cosa? L’EVOLUZIONE DELLA FAMIGLIA (sigh – aggiorno il sic – )

      Ragazzi la famiglia si EVOLVE e noi restiamo al palo! Come nelle darwiniane teorie evoluzionista siamo destinati all’estinzione… Facciamocene una ragione. 😐

      Come diceva Totò? MA CI FACCIA IL PIACERE!!

  12. Che poi, l’avete ascoltata l’intervista che ha scatenato ‘sto putiferio?
    Guardate che per farne ‘sta “tragggedia” ce ne vuole… “Oddio siamo stati discriminati, gravissime offese alla nostra dignità…”
    “MA MI FACCIA IL PIACERE!!”

    …e tutte le volte che vengono seraimente offese Fede, Santi, Papi, Sacerdoti. lo stesso Iddio e i “semplici ” credenti?
    Quello va bene… d’altra parte hanno sputato in faccia anche a Gesù Cristo.

    Valutate voi… l’intervista:
    http://www.youtube.com/watch?v=lshUnKkNH5A

    e le scuse:
    http://www.youtube.com/watch?v=XPkISOUlVz4

    Barilla, Barilla… ci sei caduto come un… maccherone 🙂

    …………………………………..
    E se qualcuno si offende per il mio tono da burla (la situazione sarebbe tragi-comica se non fosse soprattutto triste) mi può sempre boicottare !! 😉

  13. StefyB.

    Grazie non avevo sentito l’intervista da cui è partito tutto. Ancora più allibita!

  14. Il colloquio tra Scalfari e Bergoglio: un gioco delle parti pieno di reticenza e vuoto di sincerità
    Meglio allora sarebbe stato mandarci Bariom al posto di Bergoglio, almeno, nel sua rude e scontrosa possessione del vero sarebbe stato sincero!
    Di Scalfari non ne voglio nemmeno parlare. ripeto, io non l’avrei nemmeno fatto entrare!
    (nemmeno Bergoglio farei entrare) (Bariom sì)

    1. Giusi

      Da più buono del reame a Papa! Questa sì che è una carriera! Hai visto mai che con questa pletora di Papi salti fuori pure una santa Caterina da Siena che rimetta le cose a posto?

      1. Roberto

        Dà un spiacevole sensazione tra gola e stomaco trovarsi d’accordo con Alvise, vero Joe? 😀

        1. JoeTurner

          “L’Essere è un tessuto di energia. Energia caotica ma indistruttibile e in eterna caoticità. Da quell’energia emergono le forme quando l’energia arriva al punto di esplodere. Le forme hanno le loro leggi, i loro campi magnetici, i loro elementi chimici, che si combinano casualmente, evolvono, infine si spengono ma la loro energia non si distrugge. L’uomo è probabilmente il solo animale dotato di pensiero, almeno in questo nostro pianeta e sistema so-lare. Ho detto è animato da istinti e desideri ma aggiungo che contiene anche dentro di sé una risonanza, un’eco, una vocazione di caos.”

          ….vabbè non ci credo che Scalfari pensi davvera ‘sta cosa, questa è una supercazzola!!!!

          1. Giusi

            L’ho riletto tre volte, non ci ho capito niente. Veramente della serie: cambiategli il pusher!

    2. E di fatto Alvise io non escludo il giorno in cui mi vedrai bussare alla tua porta… 😉 Prepara l’elmetto!!

      La tua definizione mi ritrae bene, ma ti prego non paragonare la mia sincerità con quella del Santo Padre… 😐

        1. Io sono un esibizionista (non nel senso dell’impermeabile…), ad Alvise chiederò la liberatoria… ma se non me la concede sia chiaro, l’incontro si fa lo stesso! 😉

  15. Alessandro

    “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene… Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce”

    Ecco, è inutile girarci intorno o arrampicarci sugli specchi per giustificare sempre e comunque ogni parola del Papa: una affermazione come quella, pronunciata da Bergoglio, che ho riportato è un pastrocchio (è bene chiamarla col suo nome), parendo essa significare – così come giace – che il cattolico non abbia il dovere di incitare il prossimo a conoscere e amare Cristo, a praticare il vero bene (cioè quello che coincide con la volontà divina), ma debba limitarsi a incitare il prossimo a procedere “verso quello che lui pensa sia il Bene”, il quale bene – in mancanza di ogni altra precisazione – potrebbe essere incompatibile con il vero Bene, con la legge divina. Sicché questa infausta affermazione bergogliana pare significare – se l’italiano ha un senso – che il cattolico deve incitare Tizio a procedere verso quello che Tizio ritiene bene, malgrado il cattolico sappia che il bene stimato tale da Tizio è male, alla luce della legge divina portata a compimento da Cristo Gesù.

    Di fronte a pastrocchi concettuali come il suddetto, il cattolico deve sapere (lo segnalavo nel commento sopra) che l’affermazione in esame, che così come giace è palesemente eterodossa e quindi falsa, poiché è in bocca al Sommo Pontefice non può essere eterodossa. Insomma: per il fatto che a pronunciare questa affermazione è il Papa, sappiamo che il Papa ha formulato in modo impreciso ed equivocabile un giudizio vero.

    Tuttavia, sempre per non nascondersi dietro a un dito, non si potrà far finta di ignorare, per malintesa deferenza nei confronti del Papa, che questa affermazione, non per colpa dei mass media (è troppo comodo evocare sempre la congiura mediatica contro la Chiesa), ma perché oggettivamente pasticciata ed equivocabile, convincerà molte persone che la leggono (e non hanno sufficienti strumenti critici per venire a capo del pastrocchio) che il Papa voglia dire esattamente quanto di eterodosso e falso l’affermazione sembra dire.

    Lo stesso dicasi quanto alle affermazioni sul “Dio cattolico” (ma la lista sarebbe lunga, e partirebbe da quel “il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza” della lettera a Scalfari).

    L’effetto – a mio avviso – non può che essere quello di 1) disorientare i credenti 2) dare ai non credenti, agli agnostici, ai lontani, a quanti sono in ricerca un’immagine distorta della dottrina della Chiesa.

    Ovviamente il Papa non è del mio avviso, e spero sinceramente, per il bene della Chiesa e degli uomini (tutti), di avere io torto marcio.

    1. Sara

      Caro Alessandro, lo spero anch’io, ma sottoscriverei la tua riflessione….
      Preghiamo, preghiamo, preghiamo!

      1. Lalla

        È confortante non sentirsi soli con il proprio smarrimento. Hai ragione, Sara: preghiamo!

    2. Roberto

      Non credo che ci sia molto altro da aggiungere a quanto hai rigorosamente scritto, Alessandro, ed è meglio per prudenza cristiana non mettere, almeno da parte mia e almeno per ora, altra carne al fuoco.
      Devo confessare, a livello personale, che ho metabolizzato perplessità e inquietudine, con qualche risvolto malinconico, nei giorni passati in riferimento alla lettera del Papa a Repubblica. Perciò, stranamente questa intervista, che obiettivamente è peggio (anche Introvigne sulla Bussola, a mio parere, fa trapelare pur con tutte le prudenze del caso, forti perplessità), mi ha fatto l’effetto di farmi sorridere. Facile che ormai mi aspettassi l’arrivo di qualcosa di simile, e ho riso proprio pensando a chi correrà ad arrampicarsi sugli specchi. Comprensibile, certo, ma l’arrampicata sugli specchi non è mai stata il mio sport…
      Naturalmente, mi associo alla speranza di aver torto marcio e dovermi rimangiare ogni parola e ogni dubbio. Se anche fosse un pasto amaro, lo consumerei di gran gusto 🙂

    3. JoeTurner

      d’accordo con te Alessandro e non aggiungo altro (curioso che questa discussione sull’intervista avvenga tra i commenti di un post dal titolo “Se sbaglio….”)

  16. pietro77

    Scalfari: Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?
    Bergoglio: «Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene».
    Scalfari: Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi più coraggiosi detti da un Papa.
    Bergoglio: «E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».

    Il peccato quindi secondo Bergoglio si configura qualora si agisca contro la coscienza, ma non la coscienza rettamente formata, bensì quella soggettiva.
    Invece, nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1849), che riprende alla lettera Sant’Agostino (Contra Faustum manichaeum), il peccato viene definito come “una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna” (“Peccatum est, factum vel dictum vel concupitum aliquid contra aeternam legem”). E “Legge eterna” è anzitutto quella incisa sulle tavole donate da Dio a Mosé sul Monte Sinai, di cui è dato conto (seppur in differenti versioni) sia nell’Esodo (20, 2-17) che nel Deuteronomio (5, 6-21). “Legge eterna”, per definizione, è dunque la Legge divina, il cui ultimo significato trascende i limiti dell’esperienza umana (si tratta infatti di una Legge rivelata, che come tale non è né un prodotto né un semplice ‘conseguimento’ dell’uomo). Ecco allora che da un punto di vista dottrinale l’asserzione di Bergoglio configura un radicale ribaltamento dell’argomento agostiniano: “obbedire alla propria coscienza” è cosa ben diversa dall’obbedire alla “Legge eterna” promulgata da Dio. Da una parte, infatti, il fondamento della Legge è espressamente teologico ‒ e trascende il dominio dell’umano ‒, dall’altra appare invece insito nell’essenza del cogito, dunque dell’autocoscienza del soggetto.
    Ma non è tutto. L’argomento di Bergoglio contravviene infatti anche un altro dei cardini della dottrina cristiana. Pur facendo seguito ad una rigorosa avvertenza (“senza la Chiesa – mi creda – non avrei potuto incontrare Gesù”), la considerazione di Francesco secondo cui il “peccato, anche per chi non ha la fede”, consiste nell’agire “contro la coscienza”, lascia presagire che esista una sorta di ‘salvezza laica’ per coloro che, in quanto non credenti, si pongono al di fuori della Chiesa. Il che costituisce però una palese sconfessione del celebre extra ecclesiam nulla salus: non c’è salvezza fuori dalla Chiesa (frase che parafrasa San Cipriano ‒ il quale, in un’epistola a Stefano I, scrisse appunto “Salus extra ecclesiam non est” ‒ e che può inoltre vantare tutta una serie di riprese e conferme, dal Catechismo del Concilio di Trento (articolo 114) al Catechismo di Pio X (articolo 169), e financo, in epoca più recente, alla Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II, in cui viene detto espressamente che la “Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza”).

    1. Roberto

      Ecco, no. Affermazioni del genere: “”Il peccato quindi secondo Bergoglio si configura qualora si agisca contro la coscienza, ma non la coscienza rettamente formata, bensì quella soggettiva.”” sono invece inaccettabili e invito a leggere attentamente cos’ha lasciato scritto appena sopra Alessandro, e in particolare: “”l’affermazione in esame, che così come giace è palesemente eterodossa e quindi falsa, poiché è in bocca al Sommo Pontefice non può essere eterodossa. Insomma: per il fatto che a pronunciare questa affermazione è il Papa, sappiamo che il Papa ha formulato in modo impreciso ed equivocabile un giudizio vero.””

    2. Alessandro

      Pietro, considera che ha ragione mons. Antonio Livi quando afferma che “Noi cattolici sappiamo che i discorsi, formali o informali, di un Papa non possono che avere di per sé un significato e un senso di autentico “magistero”, ossia di autorevole testimonianza resa alla verità rivelata, che la Chiesa ha il dovere di custodire e annunciare in ogni epoca e a ogni persona”.

      Ciò detto, ha ragione ancora mons. Livi nell’affermare che il modo con cui Papa Francesco si rivolge a Scalfari è una prassi pastorale scelta dal Papa. E’ la più opportuna, “la più confacente alla situazione della Chiesa nel mondo contemporaneo?”.
      Personalmente, come vedi, non ho lesinato critiche su questo versante, ma la mia è un’opinione, che ho cercato di giustificare e quindi non ritengo peregrina o pretestuosa, ma non può essere niente di più (e che io non pensi che possa essere niente di più, che non possa in alcun modo valere come verità irrefutabile, lo mostra il fatto che ho anche sinceramente auspicato che la mia opinione espressa oggi sia e si riveli errata).

      Dice correttamente Livi: “La risposta [alla domanda: il modo con cui Papa Francesco si rivolge a Scalfari è una prassi pastorale la più opportuna, la più confacente alla situazione della Chiesa nel mondo contemporaneo?] non la posso dare io e non la può dare nessun altro, anche se molto più autorevole di me, a meno che non ci si voglia esprimere in termini ipotetici, cioè non apodittici (l’errore di ogni estremismo, sia dei progressisti che dei conservatori, sta proprio nella pretesa di stabilire criteri apodittici in materie opinabili).
      Trattandosi di scelte dettate da valutazioni di tipo prudenziale (funzione della “recta ratio agibilium”), ogni iniziativa che nella forma e nella sostanza risulti compatibile con il dogma e la morale della Chiesa può essere adottata legittimamente, e chi opera queste scelte pastorali va rispettato dagli altri fedeli, liberi a loro volta di pensarla in modo diverso sull’opportunità di tali scelte.

      Il disaccordo è legittimo, ma deve essere espresso con toni rispettosi, senza attentare all’unità nella fede e senza dogmatizzare quello che, appunto, è opinabile.
      Viene a proposito il saggio principio patristico: «In necessariis unitas; in dubiis libertas; in ommnibus caritas». E questo criterio, che è l’unico che si possa dire davvero cattolico, vale tanto per le opinioni teologiche quanto per le scelte pastorali (come sono quelle dei papi che ritengono opportuno scrivere a dei giornali di orientamento laicista). Se quelle sono mere ipotesi di interpretazione del dogma, queste sono ipotetiche (possibili) applicazioni pratiche dello spirito evangelico.”

      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-le-lettere-ai-giornalinon-sono-magistero-7368.htm

    1. Giusi

      Caro Lello, le considerazioni di questo articolo non sono assolutamente campate in aria e meriterebbero un dibattito e anche una risposta del Papa, ma non accadrà perchè si trovano sul sito dei famigerati lefebvriani. Se parla un Don Gallo (pace all’anima sua), un Enzo Bianchi, uno Scalfari gli si risponde, baci, abbracci, inviti, si mandano cardinali ai funerali etc., questi no, sono la peste, rassegnati.

  17. claudio

    ricordo ancora il sorriso strappato da quella frase.
    Dopo un bel po’ ho realizzato che arrivava direttamente dal latino.
    La mia lingua la conosceva meglio di me…

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