La vita dopo l’aborto

deep-end

di Costanza Miriano

Alessandra aveva diciannove anni quando si è accorta di essere incinta. Era stata cresciuta da una madre emancipata, separata, fieramente autonoma. Alessandra era libera di fare tardi la sera, di dormire fuori, di fare quello che voleva con i ragazzi. La sua mamma per lei era un mito, così diversa dalle altre, così poco opprimente. Perciò è stato naturale per lei correre dalla madre per quell’emergenza, come è stato naturale per la madre portarla dal suo ginecologo, che senza battere ciglio l’ha indirizzata verso l’”eliminazione di quel grumo di cellule”, del quale si è ben guardato di mostrare la vera natura – un cuore che batte, una vita che pulsa da subito! – alla ragazza, “per non impressionarla”. Nessuna alternativa proposta, neppure uno dei colloqui previsti, obbligatori, dalla 194.

Alessandra è stata portata in uno stanzone da cui le madri, una ad una, venivano portate via, addormentate, e liberate del problema. Il risveglio per lei è stato traumatico, per una brutta infezione, e poi, guarita nel corpo, le cose sono andate sempre peggio. Angoscia, tristezza, impossibilità di avere rapporti col suo ragazzo. Una storia finita, poi qualche altra, ma niente che colmasse il vuoto. Intanto per lei era diventato insopportabile il solo pensiero di uccidere un essere vivente, così è diventata vegetariana di stretta osservanza, e se vedeva una coccinella annaspare nell’acqua dal bordo della piscina si spogliava e si tuffava a salvarla, anche se si era appena rivestita per andare a casa, tanto era il dolore che le procurava  l’idea di non avere fatto niente per salvare quell’insettino. Per connettere il dolore alla sua vera causa, l’aborto, ci sono voluti un sacco di anni. Anni in cui ha anche deciso di essere pronta per avere bambini, che però poi non sono più arrivati. Quasi venti anni di sofferenza, mutante, strisciante, sotterranea o esplosiva, manifesta. Culminata con un tentativo di suicidio che è stato per lei come toccare il fondo con le gambe e così darsi una spinta per risalire.

So che ci sono tante sostenitrici dell’aborto che negano che debba essere necessariamente per tutte un trauma, ma io faccio molta fatica a crederlo. Alessandra per esempio era, per sua dichiarazione, atea e bestemmiatrice convinta. Nessun senso di colpa indotto dalla Chiesa può essere responsabile di quello che le è successo dopo. Lei è il prototipo della donna libera, priva di condizionamenti religiosi, bella, bellissima, se questa informazione c’entra qualcosa, intelligente, simpatica e piena di amici. Ma non riusciva proprio a perdonarsi, perché non aveva chiamato per nome quello che aveva fatto, e quindi era lei la prima a non chiederlo, quel perdono, a pensare di non meritarlo.

Poi nella sua vita è arrivato l’amore sconfinato e misericordioso di Gesù, che l’ha ripescata a un passo dal baratro, e la sua vita ha cominciato a rifiorire. È stata perdonata con sovrabbondanza di tenerezza, e ha ricominciato a sorridere. Si è avvicinata, prima piano piano poi con l’ardore di chi non può più respirare senza, alla preghiera, ai sacramenti.

Ho ascoltato la testimonianza di Alessandra al convegno il giorno prima della Marcia per la Vita; una grandissima donna che ha avuto il coraggio di  mettere a nudo il suo cuore, buttato in pasto a trecento ragazzi, esposta al loro giudizio, parlando dei suoi errori senza farsi sconti, prendendosi tutte le responsabilità, forse anche quelle non sue. Perché io ascoltandola continuavo a pensare a tutti i condizionamenti che ha subito senza difese, senza anticorpi, senza strumenti per farsi un giudizio diverso da quello dell’ideologia imperante. Nessuno le ha mai prospettato una strada diversa, nessuno si è messo a camminare al fianco di una ragazzina giovanissima e inesperta, per vedere se c’era il modo di aiutarla a tenere il suo bambino. Tutti quelli che aveva intorno, anzi, le hanno detto che era coraggiosa e forte a liberarsi di quel problema per seguire la sua strada, per realizzare i suoi sogni. Non so davvero cosa avrei fatto al posto suo, non lo so.

Alessandra racconta la sua storia, forse con dolore e fatica (ma non si vede, è così dolce e sorridente!), ma lo fa perché spera di aiutare qualche ragazza a capire che l’aborto è una morte doppia, di una mamma e di un bambino. Accetta di farsi umile, umilissima, e di farlo davanti a tutti, anche senza conoscere i suoi interlocutori, anche a rischio di essere giudicata. Accetta di farlo per amore, per salvare qualche vita.

Sono sicura che già lo ha fatto, che già con le sue parole ha salvato almeno un bambino, ed è così diventata madre, in un altro modo, coraggioso, umile, senza avere niente in cambio.

209 pensieri su “La vita dopo l’aborto

  1. normalmente “noi” che abbiamo scoperto Gesù “tardi” siamo sorridenti dopo una periodo di pentimento durante il quale a me risuonava il passo del Vangelo
    “Mt 26:75 E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all’aperto, pianse amaramente.” per il pianto amaro che ho provato più volte.
    In un primo momento piangevo senza sapere il perchè, succesivamente pian piano si comprende il significato del pianto, della contrizione dell’anima, e poi arrivano i sussulti dell anima e li si comincia a gioire anche nella sofferenza. Forse è lo stesso percorso di Alessandra (cit Alessandra racconta la sua storia, forse con dolore e fatica (ma non si vede, è così dolce e sorridente!)) mi ricorda quando racconto la mia testimonianza e quando ne ascolto diverse.
    Ecco, questo per dire che io lo faccio, e credo anche gli altri “coverititi” lo fanno, per ricordare a noi stessi il passato onde evitarlo in futuro, ma anche per far si che almeno 1 che ci ascolta possa seguire il nostro esempio.
    Ognuno di noi con il suo percorso di vita serve da esempio ad altri simili di fatto portando avanti la propria missione affidatagli dal Signore.
    Alessandra è, plausibile logico e reale, pensare che sia stata designata proprio per testimoniare a favore della vita.
    Ci sono citazioni al Vangelo per ciò che è stato scritto.
    Concludo augurando pace e bene ed in particolare aggiungo un augurio particolare ad Alessandra per la grandiosa missione ricevuta dal Signore.

  2. Non credo che chi ricorre ad un aborto e ha poi pentimenti obbligatoriamente questi siano dovuti all’appartenenza o meno ad una religione. I rimosi post aborto secondo me avvengono perchè prima o poi è la coscienza che si risveglia. Per una donna abortire è come morire dentro, e come se le strappassero per sempre un pezzo della sua stessa carne, una ferita che in qualche modo rimarrà aperta per sempre. Alessandra ne è l’esempio e ci sono tante testimonianze come la sua. Senza giudicare chi ricorre all’aborto, segnalo questo post se posso

    http://coloridellamore.blogspot.it/2012/12/laborto-non-e-un-crimine.html

    1. Giusi

      Una donna non praticante mi ha raccontato che, mentre da giovanissima glielo aspiravano, ha detto: Gesù perdonami!” Poi non ha più avuto figli. Li ha cercati, ha anche fatto due volte la fecondazione artificiale, quella prevista dalla 40, l’omologa, senza ammazzare embrioni (glieli impiantavano tutti) ma niente. E non è la prima volta che lo sento. Perchè il corpo non è nostro, è di Dio e la vita viene quando dice Lui, non quando lo stabiliamo noi. P.S.. Ha sognato non so quante volte una bambina morta vicino ad una bara……

  3. libera

    La storia e’ straziante. Parla di solitudine, di una madre che non ha saputo star vicina alla figlia ne’ prima ne’ dopo. Di una giovane donna che non ha avuto gli strumenti per capire appieno il suo gesto, la sua decisione. Premesso cio’ sono una sostenitrice della legge 194, o meglio della possibilita’ per le donne di scegliere. Purtroppo l’aborto e’ sempre una sconfitta per una donna, ma a volte non c’e’ via d’uscita e lo so perche’ per anni ho collaborato con i consultori cercando di offrire una scelta alternativa a donne disperate. E proprio dopo anni di impegno mi sono resa conto di come questa legge debba essere difesa. E’ troppo facile pensare che ci sia sempre un’alternativa, purtroppo questo non e’ sempre vero…non si puo’ giudicare la vita degli altri, non si possono applicare i nostri metri di giudizio alle scelte altrui. Si dovrebbe invece investire sul prima. Sull’educazione, sull’assistenza alle fasce marginali e deboli del nostro tessuto sociale, sulla formazione emotiva degli adolescenti. Ma siamo molto, molto lontani e le donne continueranno a trovarsi sole. Prima, durante e dopo.

    1. Paolo da Genova

      “Sono una sostenitrice della legge 194, o meglio della possibilita’ per le donne di scegliere”.
      “Purtroppo l’aborto e’ sempre una sconfitta per una donna, ma a volte non c’e’ via d’uscita”.
      Fra le due frasi, che si sentono ripetere spesso, noto una strana contraddizione, prima dell’aborto si parla di “libera scelta”, dopo l’aborto si parla di “scelta obbligata”…

  4. giuly

    non so se sia il caso…. ma ho visto questo filmato con testimonianza del già conosciuto dott. Nathanson e ho quasi vomitato… non sono riuscita a vederlo tutto. Ma forse a qualcuno farebbe bene vederlo:

    Alessandra e altre donne come lei si sono sottoposte all’aborto, e di certo non gli è stato fatto vedere il loro figlio ridotto a brandelli, per non turbarle. Ma anche senza vedere quel sangue non si può non prendere coscienza del terribile gesto. Ovvio che non è l’appartenenza ad una religione che sveglia la coscienza, ma è un fatto carnale, umano.
    Casomai la conversione, come nel caso sopra, serve perché anche da quel gesto così disumano e lacerante possa nascere un bene, e infatti trovare la forza di raccontare pubblicamente la propria esperienza può essere utile a convincere chi ancora non ha preso posizione su questo argomento o per far cambiare idea ad una madre che vuole abortire il suo bambino. Cristo fa nuove tutte le cose e anche il dolore grande può trovare un senso, e chi non è diventata mamma per una scelta sbagliata può scoprire di diventare mamma in un altro modo.

  5. Margherita

    Non sono pro-aborto, sono semplicemente pro-diritto di scelta. Sono certa che per una donna l’aborto sia sempre e comunque un trauma, lungi da me sostenere il contrario, tant’è che se una cosa del genere capitasse a me (che ho la stessa età di Alessandra all’epoca), non credo sceglierei l’aborto, e se lo facessi, soffrirei tutta la vita, proprio come lei. Ma questo articolo non è altro che l’espressione di un moralismo chiuso e bigotto. Io credo che sia un trauma anche dare alla luce un figlio che non sarà mai felice, perchè la madre non può permetterselo. E’ un trauma anche non avere i soldi per vestire tuo figlio, per mandarlo a scuola, per pagargli un dottore, figuriamoci per comprargli un regalino ogni tanto. E’ un trauma anche condannare tuo figlio a una vita misera e in solitudine. Non credo che “l’amore sconfinato di Gesù” possa fare molto per questo. E in questo caso, l’aborto è solo un altro modo di morire.
    Mi spiace, io la penso così. Saluti.

    1. CFK

      Il diritto della donna…il trauma della donna…ma non esiste solo la donna! C’è un essere vivente lì dentro… quanto egoismo!
      “dare alla luce un figlio che non sarà mai felice” quanta arroganza, quanta presunzione, la presunzione di avere in tasca la ricetta della felicità, di conoscere il futuro, di stabilire la volontà di chi ancora deve nascere e soprattutto stabilire se la SUA vita sia degna di essere vissuta.

    2. Paolo da Genova

      Se non si può mantenere un figlio, l’aborto non è comunque l’unica soluzione, si può benissimo far nascere il bambino e lasciarlo sano e salvo in ospedale.

    3. Antonietta

      Beh, nel caso specifico non si é parlato di mancanza di soldi. E comunque…….Ci sono tanti modi di essere felici, ci sono diverse possibilità di crescere un bambino, ci sono alternative ad uccidere. Ci sono diversi modi di fare compagnia ad una mamma che deve prendere questa dolorosa decisione, Alessandra ha incontrato il peggiore.

    4. “E’ un trauma anche condannare tuo figlio a una vita misera e in solitudine….”
      Perdonami, ma cosa lo condannerebbe a questo stato? La mancanza di soldi? Allora la nostra vita viene dai soldi? Allora chi fa DI TUTTO per averli o per tenerseli ha ragione.
      Allora se hai due figli e “arriva” il terzo e non hai i soldi, ammazza il più grande che è quello che costa di più e un po’ ha già vissuto…

      E l’idea di poter predeterminare o sapere il futuro della vita dei figli, non è un po’ troppo superiore alle nostre reali possibilità e forze, non è una “superba” sciocchezza? Non è credersi dio, quando in realtà forse domani non saremo neppure più di questo mondo? Hai una vaga idea di quanti figli “ricchi di beni” hanno distrutto completamente, per loro tragica volontà (ma non piena avvertenza) la loro stessa vita?

      Margherita, ti prego, non diciamo immani sciocchezze… non dipingiamo di preoccupazione amorevole per il futuro dei nostri cari (figli o non figli che siano…), le nostre profonde paure, la nostra profonda e ben nascosta inadeguatezza e fragilità.
      Che nell’essere spaventati, inadeguati e fragili, non v’è alcuna colpa, nel nasconderlo a noi stessi giocando con le vite altrui sì, ahimè.

      1. Giusi

        E’ più o meno quello che avrei voluto scrivere se avessi la tua “misconosciuta” pazienza. E’ che delle volte leggo delle cose e mi cadono le braccia e senza braccia come si fa a scrivere?

  6. Letizia

    Costanza, da alcuni mesi frequento il suo blog nel quale sono
    felicemente e casualmente approdata.
    Trovo in lei, oltre la capacità di espressione che naturalmente
    si confà a chi scrive per lavoro ( … e non solo), la delicatezza
    e al contempo la fermezza di chi crede profondamente in ogni
    parola che propone all’avventore che attraversa questo luogo
    di incontro.
    Trovo quella sensibilità, unita al coraggio, di esprimere le proprie
    posizioni senza offendere e al contempo senza vacillare, senza
    retrocedere.
    Le scrivo oggi perché l’argomento trattato ha, purtroppo, riaperto
    quella ferita che non cicatrizza mai, una ferita ben nascosta agli
    occhi degli altri; solo chi ne è portatrice può comprendere l’abisso
    di dolore che ti investe ancora a distanza di anni … quando pensi
    che la sofferenza sia stata sufficiente per redimerti, almeno in parte,
    e invece no …. Non finisce mai … e forse è giusto sia così
    Un caro saluto
    Letizia

  7. Matteo F.

    Beh Magherita, non è un articolo di opinione è la descrizione di un’esperienza. Che “l’amore sconfinato di Gesù” abbia potuto fare molto non è un’opinione dell’articolista, ma quello che Alessandra sostiene averla salvata, nella sua vita, da un baratro fino ad allora inesplicabile. “Bigotto” è chi vede solo l’ideologia e non la realtà; ho timore che parte delle tue convinzioni risentano proprio dello stesso vizio che imputi ad altri.
    Con stima e (spero vorrai crederlo) sincerità,
    Matteo

  8. Mi fa sorridere l’affermazione di Alessandra, riportata da Costanza, di essere stata “atea e bestemmiatrice convinta”. Mi sono sempre chiesto se non si tratti di due atteggiamenti incoerenti tra di loro, in pratica l’equivalente di un ossimoro o di un’antinomia. Chi si starebbe insultando (tramite la bestemmia), se si è convinti che l’oggetto del proprio insulto non esiste? Possiamo, forse, parlare di schizofrenia. Qualcuno di voi ci ha mai pensato?

    1. La bestemmia del non credente, quando non è solo una nefasta abitudine acquisita magari dall’ambiente familiare, è spiegabile con la rabbia e la frustrazione, che l’Uomo prova quando gli avvenimenti gli sono avversi (magari anche futili cose…).
      E’ la lampante dimostrazione che l’Uomo è un essere “religioso” o, se si preferisce, che ha in animo, un senso di “religiosità naturale”, quella religiosità che si risveglia appunto quando si sperimenta il proprio senso e la propria realtà di finitezza, di impossibilità di essere dio e di gestire gli eventi e gli avvenimenti che ci riguardano.

      Ed ecco che, nel momento delle avversità, scatta la bestemmia (ripeto soprattutto per chi vi è abituato come uso quasi d’intercalare…), o a mali estremi, si ricorre a carte, oroscopi, fattucchiere e ciarlatani… e anche, diciamo la verità, al primo Santo di cui ci si ricorda il nome. Con l’unica differenza che dal Santo sì potremmo ottenere la Grazia… quella della conversione 😉

  9. giuly

    questa storia della “libertà di scelta” è un nodo scorsoio alla gola che stringe sempre di più…. strano effetto per una cosa chiamata “libertà”.

  10. l’aborto è una morte doppia, di una mamma e di un bambino….
    è così.
    Comunque la si pensi.
    Che si proclami il “diritto di scelta” o “la libertà di scelta” o meno, l’aborto è una morte doppia.
    Sono passata purtroppo molte volte per queste maglie strette, non per scelta ma per qualche causa fisica che ancora la scienza non è in grado di individuare e non riesco a comprendere come si possa scegliere lucidamente di farlo senza avere conseguenze psicologiche. Non ci credo che questo possa avvenire. Non è possibile.

  11. lidiaB

    Grazie Costanza, e grazie ad Alessandra per la testimonianza, toccante e illuminante. Purtroppo conosco il caso da vicino; anche io provengo da una famiglia “liberale” di atei dichiarati in linea con lo spirito dei tempi, da un ambiente dove ho conosciuto più di una donna che ha “scelto” con il sostegno di parenti e amici, da un paese (la spagna) dove cristiana cattolica è sinonimo di fascista arretrata bigotta. Anche io da ragazzina ero pro scelta, femminista, atea e tutto ciò che era d’obbligo per non essere un paria sociale. Ogni giorno ringrazio il Signore che, pur non meritandolo, mi ha dato più volte prova di esserci: mi ha fatto nascere negli anni in cui ancora in spagna era obbligatorio essere battezzati (inatteso frutto dalla sterile dittatura franchista), mi ha fatto avere un insegnante di religione che volevo bene non ostante i miei si lagnassero che nel ventesimo secolo ci fosse ancora questa materia a scuola, mi ha fatto migrare verso un paese dove la bellezza testimonia ovunque Dio (forse chi è nato qua non ci fa caso perché abituato, ma per me ogni chiesetta di paese, ogni cappella votiva in un angolo di cui l’italia e piena mi fanno commuovere), dove i ragazzi si riuniscono all’oratorio, dove c’è vicino il Papa; mi ha fatto sposare un uomo che mi ha fatto riscoprire la Chiesa, e che mi ha fatto capire che fonte di gioia e di vita vera è il matrimonio (del quale nella famiglia di provenienza ho sempre sentito parlare come inutile legame e convenzione sociale) e negli ultimi tempi mi ha fatto conoscere questo blog, il quale mi ha fatto ripensare a quelle donne di mia conoscenza che “hanno scelto” (tra le quali anche una nella mia famiglia) e finalmente ho collegato la loro tristezza, le loro depressioni trattate con anni di psicoterapia e farmaci e mai risolte, il loro astio nei confronti delle madri alla terribile, terribile scelta e ho capito. Sento tanta tenerezza per loro e soffro per loro, prego per loro e chiedo a Dio che faccia loro ritrovare la Sua strada come ha fatto con me.

  12. Pingback: La vita dopo l’aborto « Una casa sulla roccia

  13. Una mamma

    Mi pare sempre molto strano quando sento la frase ‘a volte non c’è scelta’. Io sono mamma di un bimbo partorito e lasciato alle cure delle infermiere di un ospedale, un bimbo bellissimo, che è la mia vita; mi arrabbio quando sento dire ‘come si fa a lasciare il proprio bambino’ quando l’implicita alternativa sappiamo qual è. Io sono grata alla donna che ha partorito mio figlio e se la incontrassi non potrei fare altro che abbracciarla commossa e dirle grazie fino a farle cadere le orecchie.

    Spesso non si propone l’adozione come alternativa dicendo appunto: eh, ma come si fa, sapere che in giro per il mondo ho un figlio.. Affrontare i pregiudizi della gente..
    Come fa a essere meglio sapere di averlo spedito dritto in cielo senza avergli lasciato compiere la missione per cui era arrivato?

  14. vale

    Sono sicura che già lo ha fatto, che già con le sue parole ha salvato almeno un bambino, ed è così diventata madre, in un altro modo, coraggioso, umile, senza avere niente in cambio.

    e chi salva una vita salva il mondo intero.

  15. Grazie ! Ancora una volta dimostri di sapere trattare con dolcezza argomenti tanto delicati e dolorosi.
    Purtroppo non sempre è così…ho letto proprio ieri su Zenit un articolo sullo stesso argomento che mi ha lasciato l’amaro in bocca.
    Quando si parla di certe cose, non serve dire che non si vuole giudicare nessuno se poi tra le righe si evince il contrario…

  16. Merc

    Sarà anche difficile per voi crederlo, potete pure dirvi certi che sia impossibile diversamente perché ammettere la possibilità del contrario è (sarà…) destabilizzante, ma io conosco diverse ragazze che hanno abortito, si sono sentite sollevate e stanno continuando a vivere la loro vita normalmente, con gli alti e i bassi di una qualsiasi vita normale. E’ inutile cercare di spostare il discorso su un piano di naturalità o innaturalità di un’azione, è una questione meramente metafisica e così rimane: se si è credenti la vita è sacra fin dal concepimento; se non lo si è, si sceglie liberamente un diverso paradigma basandosi su altre riflessioni, e in questo contesto, semplicemente, per alcuni un grumo di cellule o un feto non completamente sviluppato non è un essere umano e non gode dei diritti di essere umano.

    http://www.uaar.it/ateismo/opere/a-la-verita-vi-prego-sull-aborto

    1. Giusi

      Ti assicuro e te lo dico per averlo verificato in donne non credenti che la normalità di cui tu parli è solo apparente. L’aborto prima o poi, consciamente o incosciamnete, presenta il conto… L’ho detto in un altro post: conosco una donna ricca che ha abortito volontariamente con la motivazione che non vuole figli però festeggia il compleano del cane in ristorante con tanto di torta apposita. Bene la sua reazione di fronte a dei bambini non è normale, non è tranquilla. E’ talmente esagerata in senso negativo che mi fa pensare abbia un problema….. Poichè è la cugina di una mia carissima amica so da lei che prima dell’aborto non era così, di fronte a un bambino ostentava eventualmente indifferenza ma non aperta ostilità….

      1. lidiaB

        Proprio così, presenta il conto; anche le donne che io conosco, tutte non credenti, tutte con una “vita normale” ma tutte hanno questi atteggiamenti non spontanei e tesi nei confronti dei bambini altrui

    2. Sara

      “Sarà anche difficile per voi crederlo, potete pure dirvi certi che sia impossibile diversamente perché ammettere la possibilità del contrario è (sarà…) destabilizzante, ma io conosco diverse ragazze che hanno abortito, si sono sentite sollevate e stanno continuando a vivere la loro vita normalmente, con gli alti e i bassi di una qualsiasi vita normale”.

      No, no, non è impossibile crederlo: del resto, per quanto sconvolgente, siamo storicamente costretti a credere che ci siano stati nazisti e comunisti capaci di commettere freddamente e “continuando a vivere la loro vita normalmente” gli atti più disumani che si possano immaginare! Sappiamo bene che, purtroppo, l’insensibilità disumana esiste.

      1. Merc

        Benché tu non abbia esplicitato effettivamente la doppia implicazione “aborto senza rimorso insensibilità disumana”, suppongo fosse quello il senso di quanto hai detto e ti rispondo in questo senso: quando ho scritto “continuando a vivere la loro vita normalmente” intendevo un significato di “vita normale” dai contorni quantomeno compresi nel concetto che ne ha il cittadino medio della società occidentale, non il nazista medio. L’unica insensibilità che i casi da me citati dimostrano è quella nei confronti di un embrione o di un feto, qualunque altra estensione è del tutto arbitraria, nient’affatto necessaria.

        1. Stefano Marullo, è Lei?
          La recensione fa venire i brividi: il testo è anche peggio? 😦

          Mi perdoni, ma è davvero molto, troppo triste quel che leggo nella pagina da Lei riportata.

        2. Sara

          E’ esattamente “l’insensibilità nei confronti di un embrione o di un feto” che io trovo disumana: avevo capito benissimo e a quella mi riferivo. Confermo quanto già espresso: un essere umano non può che essere sensibile a ciò che anch’egli è stato; diversamente, è disumano.

      2. Daniele

        Non ti conosco, non so chi tu sia ma trovo sconcertante che tu ti permetta di paragonare una donna che vive un dramma così profondo come quello dell’aborto ( è stato detto in molto commenti sopra ed in parte voleva essere anche il senso del post ), ai criminali nazisti e sovietici. A prescindere dalla posizione che uno ha sull’argomento Io non credo che a te interessi davvero tutelare la dignità della persona, ma semplicemente imporre la tua visione del mondo. Sono allibito.

        1. Sara

          Io, invece, sono allibita a sentir dire che si possa essere insensibili nei confronti di un embrione e di un feto; il paragone era volutamente estremizzante: non ci voleva la laurea per capirlo, credo, anche perché si usa spesso far così per evidenziare come certe posizioni potenzialmente aprano a conseguenze impreviste. Resta il fatto che quel tipo di insensibilità è disumana (poiché l’embrione è umano).

  17. Irene

    Purtroppo ho sperimentato un aborto spontaneo 10 giorni dopo aver saputo di essere incinta, dunque solo al 38 giorno post-ciclo ed era già presente il sacco gestionale! Questo per confermare che la vita e la formazione del bambino inizia da subito.
    Per le conseguenze beh….l’aborto spontaneo è un lutto vero e proprio e come tale necessita di un’elaborazione lunga, difficile e sofferta che non tutti (madre e padre) riescono, ahimè, ad affrontare con la consapevolezza che un giorno conosceranno il loro piccolo in cielo. La sofferenza è già tanta se poi si aggiunge il senso di colpa di chi decide, più o meno consapevolmente, di abortire volontariamente diventa credo insopportabile sia per chi crede che per chi non crede; chi riesce però ad aprire uno spiraglio a Cristo capisce che Lui ha il potere di fare nuove tutte le cose e di ridare la vita.
    Per me è stata l’unica gravidanza in 8 anni e probabilmente non ce ne saranno altre, dare o togliere la vita non spetta a noi, quello che spetta a noi è iniziare a pensare a ciò che ci accade, bello o brutto che sia, come parte di un disegno molto più grande e più completo che è la nostra storia da quando siamo nati a quando moriremo e ogni decisione presa determina il seguire questo disegno bellissimo già scritto o il cancellarlo piano piano.

  18. Confermo. Anche noi, io e mia moglie, abbiamo fatto questa terribile esperienza e non una sola volta purtroppo.
    Confermo che se va bene le morti sono almeno due, il bimbo (la morte fisica) e la mamma (la morte nel cuore) ma a noi non è andata così bene, perchè sono morto anche io, anche se ci sono voluti ancora molti anni per capirlo.
    Lo abbiamo fatto la prima volta (interruzione di gravidanza volontaria) per incoscienza e per egoismo, dato che eravamo giovani e assolutamenti incuranti a tutto ciò che era al di fuori di noi stessi: non avevamo nè tempo nè voglia di farci fregare da “un grumo di cellule”.
    Poi lo abbiamo rifatto, questa volta si chiamava interruzione di gravidanza terapeutica: eravamo un pò più grandi e un pò più coscienti dato che avremmo voluto avere un figlio, ma comunque sempre egoisti, e abbiamo ascoltato senza porci troppe domande il medico che faceva l’ecografia diagnosticando una sindrome di Turner e consigliandoci di evitare una vita di sofferenze alla bambina che mia moglie portava in grembo.
    Forse ci sentivamo giustificati – come è facile mettere la testa sotto la sabbia e lasciare la colpa a qualcun’altro riempiendo i discorsi di “purtroppo….” – e sembrava che questa volta fosse andata meglio con la coscienza; ma poi il “caso” ha voluto che una mia nuova collega fosse affetta dalla stessa sindrome, senza che per questo avesse una vita così terrificante.
    La mia invece da quel momento è andata sicuramente peggio.
    Poi avrebbe potuto accadere di nuovo. Era il famoso 11 settembre 2001 e c’erano dei medici di un noto ospedale romano che cercavano di convincerci che il bambino che aspettavamo non avrebbe avuto nessuna speranza di vita dopo la nascita – forse qualche giorno, qualche settimana – e cercavano di dircelo utilizzando un giro di parole anestetizzanti perché non pensassimo male di ciò che ci stavano prospettando.
    Ma un anno e mezzo prima era successo un miracolo e c’era stata una conversione mia e di mia moglie, e per noi non esistevano più parole ingannevoli che avrebbero mascherato un omicidio.
    Francesco è nato mentre negli USA succedeva l’inferno, noi lo abbiamo battezzato con frà Cristoforo cappellano dell’ospedale, abbiamo aspettato in preghiera con una chiesa che pregava con noi e dopo 9 ore di vita non ce l’ha fatta, lasciandoci – è vero – nel dolore, ma un dolore sostenuto dalla speranza, e non quello soffocato nei sensi di colpa.
    E’ tornato in cielo, quel giorno c’era un grande bisogno di angeli

    1. Angelo assicuro un ricordo nella preghiera a te e a tua moglie. Francesco credo proprio non ne abbia bisogno 🙂 adesso è lui ad intercedere per voi!

      Grazie davvero… Il Signore vi benedica e vi protegga sempre!

    2. Paolo da Genova

      Anche mia moglie ha la sindrome di Turner, ma da bambina ha fatto delle cure che l’hanno portata a una statura pressoché normale. Certo è una donna più piccola della media, ma pure io sono un uomo più piccolo della media, pur non avendo la sindrome di Turner. Quanto al resto conduciamo una vita normalissima, lavoriamo entrambi, solo probabilmente non potremo avere figli nostri, perciò stiamo pensando di cominciare le pratiche per l’adozione.

    3. Giusi

      Angelo domani mattina alle 5 parto per Roma. Saranno tre giorni di preghiera, udienza con il Papa che incontra i gruppi e Messa di Pentecoste in San Pietro. Pregherò anche per voi

        1. Giusi

          I gruppi di preghiera o associazioni tipo Nuovi Orizzonti gente che prega e fa del bene. Vado a mettere due cose in valigia. Pregherò per te.

  19. Lidia

    Guardate, io credo che se al mondo esistono pedofili, Hitler, gente che ammazza bambini di 6 mesi perché ebrei, perché cristiani, perché musulmani, credo anche che possano esistere delle madri che abortiscono e poi non ne hanno un trauma. Però per me questa consapevolezza non è destabilizzante: il male c’è, lo sapevo anche prima. Ci sono madri che uccidono i loro figli da grandi a coltellate: e allora anche questo dovrebbe destabilizzarmi?
    In più io in tanti casi di aborto (come dice Costanza) ci metterei anche una buona dose di “sonnifero della coscienza”: tutti ti dicono fallo fallo fallo, vai bene così, grande, ti siamo accanto…e tu magari credi di fare bene. Come i kamikaze che credono di fare la cosa giusta uccidendo in nome di Dio.
    Però credo anche che le madri che non soffrono siano una minoranza. Il dramma è che, poi, non puoi più tornare indietro. E davvero, è, spesso, la morte anche della madre…

  20. Sabrina

    Ciao a tutti! Ho letto per caso in facebook questo articolo. Volevo condividere con voi la mia esperienza e dare speranza alle mamme (e papà) che hanno scelto di abortire e che ora non riescono più a vivere serenamente la loro vita: http://www.cavalieridellaluce.net/milano-como/2011/08/30/il-mio-piccolo-angelo/ (è probabile che in questi giorni il post non sia disponibile per aggiornamenti del sito ma…riprovate tra qualche giorno). Grazie di cuore!

    Dopo aver letto la mia testimonianza, vi invito a visitare il sito: http://www.lavignadirachele.org

    Ho partecipato alla Vigna di Rachele e ho ritrovato la pace. Pace e bene a tutti! Sabrina

  21. Non è un trauma, Costanza. Lo slogan dei pro aborto è sempre il solito “ma cosa credete che si diverta” ? Io ti posso assicurare che se ce ne è qualcuna, e sicuramente molte ce ne sono, che l’ha vissuto come dramma e cne paga contraccolpi psicologici, per la maggior parte non è così. Altrimenti perchè pensi che ci siano le recidive , le serial aborter? (scusa se non sono bravo in ingelse) . Con la tua tesi non ci sarebbero. Anzi si sarebbe passata parola e le donne avrebbero insegnato ben altra mentalità ai figli nati . Invece la mentalità abortista continua a essere in maggioranza.

  22. Aleph

    “Grumo di cellule”, “feto non completamente sviluppato”… E allora proviamo a lasciarlo lì dov’è, indisturbato, questo grumo di cellule e a guardare che succede! Non penso serva la fede per capire, basta un’ecografia. Poi se uno vuol essere cieco e afferma il suo diritto di non vedere, allora capisco.

  23. L’aborto è sicuramente un argomento delicato…essendo appunto tanto delicato, trovo sbagliato che venga affrontato con visioni ideologizzate, sia da parte dei favorevoli che da parte dei contrari…la storia raccontata qui è sicuramente molto emozionante, però trovo un pò “scorretto” mettere in mezzo Gesù, Dio e cose così…scusate se mi permetto, però posso capire come per un credente sentirsi dire sostanzialmente “l’aborto è brutto perchè te lo dice Gesù” oppure “ti pentirai perchè Gesù ti sarebbe stato vicino” risulti essere come un ricatto morale…lo so, parlo da ateo convinto, però mi metto nei panni di un credente, o meglio, di una credente, che magari a tremila problemi, pensieri, già sensi di colpa suoi,che si trova davanti ad una scelta drammatica, il più delle volte per motivi di salute, come quella di abortire, e vedersi puntato il dito contro dalla cosa in cui crede di più…cioè, sarebbe una ulteriore preoccupazione…io penso che invece la religione e il credo dovrebbero restare fuori da situazioni così delicate, ma andrebbe fatto un lavoro di assistenza e supporto psicologico…la mia posizione sull’aborto è che preferisco così piuttosto che mandare le donne da macellai che le massacravano…sempre ricordando che l’aborto non è mai una scelta fatta così su due piedi, tanto per fare qualcosa di diverso…e non dovrei essere io, uomo, a dire questo…purtroppo invece vedo tante donne anti-abortiste che pensano che sia una passeggiata…come se una donna dicesse: “oggi cosa faccio? Un pò di shopping? Mmm no…vado dal parrucchiere? Non ne ho voglia…ma sì, faccio un bell’aborto”…l’aborto è invece una scelta sofferta, fatta spesso perchè le situazioni sono disperate (per la donna o per l’embrione)…e trovo ipocrita che la Chiesa da una parte dica di voler difendere la vita (che poi cos’è la vita? Una cellula? Un embrione non ancora sviluppato? Ma qui divagheremmo troppo) attaccando l’aborto, e poi impedisca a tante vite, nel Terzo Mondo ma anche da noi, di essere salvate ad esempio dall’uso del preservativo…inoltre molte gravidanze indesiderate sarebbero evitate se ci fosse una adeguata educazione sessuale e una campagna per l’uso dei sistemi contraccettivi…ma anche qua, interviene la Chiesa…io rispetto la posizione di chi dice che non vuole l’aborto ma parla di anticoncezionali e preservativi…ma come faccio a parlare con un’entità, la Chiesa, che non vuole l’aborto, ma non vuole neanche la pillola, i preservativi o qualsiasi anticoncezionale? Io con uno che mi dice “sono contro l’aborto, quindi facciamo una bella campagna per sensibilizzare tutti all’uso del preservativo”, mi tolgo il cappello e gli rispondo: “bene, parliamone”…ma come faccio a parlare con qualcuno che mi dice: “questo no, ma no anche a questo, questo e quest’altro”? Io non dico che tutte le donne devono andare ad abortire, ci mancherebbe…mi piacerebbe che magari dassero il proprio figlio in adozione, se proprio non possono mantenerlo…fosse per me, ad esempio, non mi accanirei a cercare di fare un figlio a tutti i cosi facendo cure su cure su cure, ma preferirei adottarlo…però rispetto la volontà di chi invece fa di tutto per avere un figlio proprio, anche se questo significa passare anni e anni passando da un ospedale all’altro e spendere una marea di soldi e magari mette anche a rischio il rapporto di coppia…il punto è sempre là: io vorrei che le persone abbiano il maggior numero possibile di possibilità di scelta…

    1. @Marcostraz,

      ho letto parte del tuo intervento e mi riprometto di leggerlo tutto con più calma, ma subito vorrei proporti un “chiarimento” che non può non essere posto alla base di un qualunque confronto tra credenti e non-credenti.

      Tu scrivi; “trovo un pò “scorretto” mettere in mezzo Gesù, Dio e cose così…” e “…io penso che invece la religione e il credo dovrebbero restare fuori da situazioni così delicate”.
      Ti chiedo di fare uno “sforzo di immedesimazione”… come può un credente non “mettere in mezzo” Gesù Cristo nelle scelte della propria vita e nella visone che ha del mondo? Come può la Fede “restare fuori da situazione così delicate”?
      E’ proprio in queste situazioni e in queste scelte che queste due “componenti” fanno la differenza (!!). La Fede (in Cristo) e la Religione (la nostra Cattolica) non è l’iscrizione ad un club o la tessera ad un gruppo, che seve come vaga identificazione di appartenenza o per avere “sconti” o benefici… e considera che chi ti “parla” è un ex-ateo.

      Se non partimo da queste premesse non approdiamo a nulla, neppura in una pura dialettica di confronto.

      Che poi questo Credo e questa Fede, non sia da usare per giudicare gli altri (persone) e farle sentire colpevoli inutilmente (c’è anche un senso di colpa che può essere molto utile alla crescita di una persona…), su questo concordo.
      Ma ancora una volta il giudizio sugli atti e gli atteggiamenti in sé questo sì deve esserci ed anzi è un obbligo morale che va rivolto prima di tutto verso noi stessi. La (mia) Fede, il (mio) rapporto con Cristo è il primo parametro per le (mie) scelte di vita (tutte) e quanto queste sono più “delicate” e portano a decisioni “difficili”, tanto più Fede e Cristo ne sono parte fondante.

    2. Lalla

      Marcostraz, è come se dicessi: “Tieni la vita fuori dalla vita” oppure “Affronta la realtà ma non guardare alla realtà”. Il punto è che se Cristo è verità non può che permeare tutta la realtà. Se è solo un concetto astratto, peraltro falso secondo l’ateo, puoi ignorare il dato. Ma se è vita e verità non si puó prescinderne. Per questo la conversione
      di un ateo non può passare dalla dia lettica, perché non si tratta di un concetto, ma solo da un incontro.

    3. Paolo da Genova

      “Io rispetto la posizione di chi dice che non vuole l’aborto ma parla di anticoncezionali e preservativi”.
      Che anticoncezionali e preservativi non siano la soluzione all’aborto, ma la loro causa, lo dice la storia. Con l’eccezione di Germania nazista e Russia stalinista (le prime a permettere l’aborto), le leggi sull’aborto sono venute DOPO la contraccezione di massa degli anni 1960-69, NON PRIMA. Vale a dire che le leggi sull’aborto hanno cercato di risolvere un problema creato dalla contraccezione di massa, cioè l’esplosione delle gravidanze indesiderate. Questo è successo perché con la contraccezione di massa è cambiato il costume, il sesso è diventato un bene di consumo su scala industriale, creando come sottoprodotto gravidanze indesiderate su scala industriale. Se davvero si vuole combattere l’aborto, bisogna allora andare alla radice del problema, cioè combattere la sessualità senza responsabilità, che in pratica è quello che dice la Chiesa.

  24. Barry

    Sono stato per anni un fiero oppositore della pratica in questione ma devo ammettere che, con il passare del tempo e giungendo a più miti consigli, mi sono reso conto di condividere la posizione che tempo fa fu del vescovo di Como, il quale invitava a valutare caso per caso il rigore con il quale condannare o meno la pratica dell’aborto, specie con riferimento a quanto dolore possa portare con sé una vita non desiderata. Premetto, da non cattolico, che a mio parere raramente posizioni categoriche sono condivisibili poiché, in quanto tali, non considerano la realtà della vita, che è composta di innumerevoli sfaccettature che dovrebbero condurre ad un’astensione dal giudicare situazioni che non si sono vissute sulla propria pelle. Ciò detto, condivido l’opinione di chi non considera opportuno accostare l’immagine di Gesù ad una discussione sul tema dell’aborto. Rischia di semplificare un discorso molto complesso e delicato nel quale la “stella polare” di ogni ragionamento intorno all’aborto come a molte altre questioni bioetiche a mio parere dovrebbe essere rappresentata non tanto dalla domanda “è vita?”, “è già un essere umano?” e altre amenità del genere, quanto dall’unica domanda che secondo me conta davvero, ossia “può soffrire?”. Questo e solo questo è il punto. Gli altri interrogativi mirano sovente ad incentivare il senso di colpa che il cattolicesimo ha storicamente sempre cercato di favorire.

    1. vale

      la realtà della vita è che qui siamo solo di passaggio. poi scegli dove andare. se credi.( e , va da sé nel cristianesimo, visto il blog) se no puoi sempre reincarnarti in una formica o scomparire nel nulla( o nel tutto, c’est la meme chose-non trovo il circonflesso).persino credere,come molte confessioni paracristiane- che l’inferno non esiste o trovare vergini disponibilissime in un supposto paradiso.
      ma quello che sarai o non sarai lo decidi qui ed ora.non solo con quello che pensi, ma se ti comporti in conseguenza di quel che pensi.( la vexata quaestio tra fede ed opere, per i cristiani) in pratica l’et-et.non l’aut aut.
      Gesù-Dio- è misura del nostro pensare e del nostro vivere. non si può tenere fuori da nulla.

      1. Barry

        Non intendevo mancare di rispetto né fare dell’ironia fuori luogo. Diciamo che tali quesiti sulla vita-nonvita, come dice lei, paradossalmente propongono la questione in un’ottica biologica quando non addirittura meccanicistica (quando un ovulo fecondato può dirsi “vita”?), mentre porre la domanda in termini di capacità di provare dolore significa, secondo me, centrare l’essenza del problema (vedasi le speculazioni filosofiche di un Peter Singer in tema di diritti animali).

    2. @Barry, “Gli altri interrogativi mirano sovente ad incentivare il senso di colpa che il cattolicesimo ha storicamente sempre cercato di favorire”, questa sì è una vera e propria amenità… vera stupidaggine di chi non ha mai gustato la gioia della misericordia di Dio.
      Ma non te ne faccio una colpa, facevo i tuoi stessi ragionamenti un tempo…

      Inoltre cadi nello stesso presunto errore di cui accusi: “non considerano la realtà della vita, che è composta di innumerevoli sfaccettature che dovrebbero condurre ad un’astensione dal giudicare situazioni che non si sono vissute sulla propria pelle.”
      Come fai a giudicare situazioni come la Grazia, il Peccato, la Misericordia, la Fede che non vivi sulla “tua pelle”?
      Non puoi cavartela dicendo che non sono “realtà” della vita (realtà intese come “materialmente tangibili”), perché allo stesso modo il dolore, che taluni sperimentano in determinate situazioni (vita non desiderata – tanto per restare in tema…) come lo si può definire “reale”, o tangibile, o “misurabile”? Potrei dire, è una “illusione” o una “astrazione” della mente di chi vive quella situazione…

      Tu non consideri opportuno accostare l’immagine di Gesù a questi temi… La Chiesa da sempre, seguendo gli insegnamenti dello stesso Gesù Cristo, ha incarnato Gesù in OGNI avvenimento dell’Uomo. E’ così da più di 2000 anni, ma tu hai il discernimento e le conoscenze per sapere dove e quando Gesù c’entra o non c’entra…

      Cosa significa poi “può soffrire”? Può soffrire quando? Prima di nascere, durante il parto, dopo il parto, crescendo, vivendo? Quando? E questo vale per il nascituro come per la madre. E anche fosse che la madre e il nascituro superassero nel migliore dei modi e con le migliori prospettive il momento del parto, forse che la sofferenza, in tutti i possibili modi che ahimè la nostra realtà decaduta conosce, non potrebbe presentarsi alla loro vita? Anzi direi che questa è una certezza, come è una certezza che tutti (TUTTI) si va incontro alla morte. Come vedi anche questa domanda è una sciocchezza…

      Il problema semmai è che alla Sofferenza senza Cristo e senza la Fede, non si sa dare una risposta né un senso. Per questo ci affanniamo con ogni mezzo, lecito e non lecito, saggio e stolto, ad allontanare da noi e dagli altri (spesso solo perché la loro sofferenza ci ricorda la possibile nostra) questa prospettiva. Ma, se solo applichiamo un minimo la razionalità che tanto spesso s’invoca contrapposta alla Fede, possiamo solo ammettere che questo affannarsi è solo una illusoria quanto menzognera utopia.

    3. Cacciatrice di stelle

      Se sparo a una persona a bruciapelo alla tempia, credo la persona in questione non soffre. Questo mi autorizza? Eppure ho applicato il criterio… Solo una provocazione…

    4. Filippo

      Ok Barry, definisci la vita.
      Quando hai definito la vita, trova anche il verso di riuscire a sentire il dolore fisico provocato ad altri.
      Quando hai fatto dacci una risposta/sentenza.
      Nel frattempo, nel dubbio, nell incertezza …

    1. vale

      a Milano è dal dopo Montanelli che il corriere viene chiamato “il Corriere della serva”. et pour cause…..dargli retta….

  25. CHIARA

    Io ho dovuto scegliere, senza l’aiuto del “padre biologico” come si definisce lui che ancora oggi ritiene la mia bambina un grandissimo errore che gli ha rovinato la vita senza neppure avere contatti con la stessa ma solo per il fatto che esista. Io ho fatto tutte le visite e preso l’appuntamento due volte, all’ultima, ultimo giorno utile del prmo trimestre 6 dottori mi hanno fatto l’ecografia e mostrandomi la mia creatura mi hanno detto “sei sicura di non avere nessuno che ti possa aiutare”? Non l’avevo detto hai miei genitori, a 38 anni mi vergognavo di trovarmi in una situazione del genere, sono arrivata a casa e loro hanno capito senza parlassi. Ora Francesca ha un anno, è il nostro amore grande, una bambina serena ed io altrettanto come madre, anche senza uomo vicino. Ringrazio la mia famiglia per avermi dato la forza di fare quello che il mio cuore urlava ossia andare avanti con la gravidanza non ascoltando tutte le minacce e paure che mi venivano passate da persone che ritengono l’aborto una normale forma di contraccezione.

  26. “Tu sei la porta del diavolo, tu hai tolto il valore di quell’albero, tu sei la prima che ha trasgredito la legge divina, tu sei quella che persuase colui che neppure il diavolo ebbe il potere di raggirare; tu con tanta facilità hai annientato l’uomo, immagine di dio; per colpa tua, la morte e anche il figlio di dio è morto”

    [Tertulliano a proposito della donna]

    1. vale

      Tertulliano scrisse queste cose quando divenne montanista( “de pallio”) che li portarono ad avere dei comportamenti di severità inusitata( avvenne lo stesso poi con i catari)….?

    2. SilviaB

      @Tertulliano: veramente Gesù, figlio di Dio è nato grazie ad una donna… non c’è solo Eva nella storia, ma anche Maria.
      Probabilmente questa citazione risale al periodo in cui ti sei allontanato dalla Chiesa.

      1. Giusi

        E poi questa storia che è tutta colpa di Eva non mi è nuova……… Come se gli uomini fossero dei poveri deficienti in balia delle donne…..

        1. Di fatti vi è anche un’altra visone sul famoso episodio Serpente contro Eva…
          Il Serpente sapeva che doveva ingannare Eva, perché, in quanto donna, lei avrebbe ben poco faticato… ad abbindolare l’uomo 😉

  27. Agrado

    Tutto ciò è molto vero e triste….ma non serve nulla indignarsi. Parlo con cognizione di causa: le donne soprattutto quelle più giovani devono essere a conoscenza di cosa sia effettivamente un aborto questo è assolutamente vero. Ma è anche vero che a volte la mancanza di sostegno economico e da parte delle istituzioni è tangibile.
    Ma anche la Chiesa sembra volere tutto e il contrario di tutto: è necessaria una forte CAMPAGNA PER LA CONTRACCEZIONE. La Chiesa deve prima di tutto accettare LA SESSUALITA’ e capire che che usare il preservativo non è omicidio premeditato. Idem per quanto riguarda le Varie marce per la Famiglia, Family Day e ipocrisie simili…Laddove si negano aiuti REALI alle famiglie ….si negano diritti ai conviventi e a tutti coloro che non aderiscono a un certo modello. Ricordo che in ITALIA non esistono aiuti per le famiglie normali..per le ragazze madri non esiste NULLA. Continuare a parlare di aborto e girare il coltello nella piaga della colpevolizzazione NON SERVE.

    1. Cacciatrice di stelle

      La Chiesa accetta eccome la sessualità, anzi, è l’unica Entità (se così si può chiamare) che la considera in TUTTI i suoi aspetti non censurandone nessuno, come invece il mondo fa. Il mondo parla del sesso, ma lascia fuori dal discorso i figli che dal sesso nascono, che diventano incidente di percorso alla stregua delle malattie. Il mondo parla di figli, ma quando lo fa censura il sesso tra un uomo e una donna che si amano, che non diventa più necessario per fare bambini. Il mondo svende il sesso ma poi ne parla ipocritamente come “una cosa speciale da fare quando ci si sente pronti con la persona giusta”: la Chiesa c’era già arrivata da un pezzo, si chiama Matrimonio. E, da ultimo, io so che la Chiesa perdona maternamente tutto ciò che viene confessato in contrizione, in Confessione. Conosco casi di ragazze che hanno abortito per vergogna (spesso non loro, ma delle loro famiglie). Credo che ciò accada perchè il mondo, pur predicando l’amore libero, da sempre, come sempre, dice di permettere tutto, e in realtà non perdona nulla.

  28. Agrado

    Aggiungo: certo l’aborto fa male..fa male al cuore. Non oso vedere quelle immagini: nessuno ha il diritto di decidere della Vita di un altro (soprattutto se piccolo e indifeso). Ma bisogna amplificare gli strumenti e la prevenzione in modo da evitare il più possibile di trovarsi in una situazione di dubbio: abbiamo la contraccezione! Trovo assurdo il punto di vista cattolico di negare ciò che il buon senso stesso capisce essere l’unica via…solo una certa dose di sessofobia può portare a questa ottusità.

    1. Sara

      “La Chiesa deve prima di tutto accettare LA SESSUALITA’”
      “Trovo assurdo il punto di vista cattolico di negare ciò che il buon senso stesso capisce essere l’unica via…solo una certa dose di sessofobia può portare a questa ottusità”.

      Evidentemente non sai di cosa parli: il cristianesimo, che la Chiesa Cattolica professa, esalta il corpo umano (creazione, incarnazione, resurrezione e redenzione del corpo) e la sessualità (“a immagine e somiglianza di Dio LO creò, maschio e femmina LO creò”; dimensione sponsale dell’amore di Dio per il suo popolo e di Cristo per la Chiesa; etc.) e ne proclama l’altissima dignità e la profonda bellezza, oltre che la sacralità. Non esiste nessun’altra visione dell’uomo capace di proporre una simile esaltazione della natura umana, anche per quanto riguarda un aspetto così importante come la sessualità, tanto importante da considerarlo sacro.

      1. @Sara, sottoscrivo appieno…

        Il problema è che della vera ed alta visone che la Chiesa ha della sessualità, al punto che se ben conosciuta ogni uomo e donna la vorrebbe fare sua e sua in rapporto al cognugie, è realmente misconosciuta e, ahimè, poco conosciuta o mal compresa (o mal interpretata…) anche da molti cattolici 😦

        1. Sara

          Sì, Bariom, purtroppo è vero. Ed è anche vero che, siccome per deresponsabilizzarci fa comodo poter puntare il dito contro la chiesa cattiva che mortificherebbe l’umanità, spesso viene alimentato proprio il mito del cristianesimo sessuofobico. Dobbiamo adoperarci per diffondere la reale visione di Cristo e della Chiesa! Anche se ritengo che, per molti, basterebbe un po’ più di buona volontà e un briciolino di onestà intellettuale in più per reperire facilmente materiale e libri (ce ne sono tantissimi, anche molto agevoli) sull’argomento. Comunque le nostre famiglie devono essere il sale e la luce capaci di far gustare e brillare questa entusiasmante verità!

          1. @Sara, quella che indichi per ultima è credo la “via maestra”… ti posso assicurare, essendo stato dall’altra parte “della barricata” (il temine può sembrare improprio, ma a volte è reale…), che per quanta buona volontà e onestà intellettuale si possa avere, il discorso sulla sessualità è veramente uno dei più “ostici” da comprendere (i motivi sono molti, alcuni facilmente comprensibili altri più complessi), anche perché, mentre di fronte alle difficoltà, alla malattia, alla sofferenza, puoi arrivare, da ateo, a comprendere o almeno a chiederti cosa può permetterti di andare “oltre”, di fronte a ciò che viene considerata unicamente come una fonte di piacere o di “amore”, devi proprio dartene una autentica “stomacata” e/o “sbatterci il naso più e più volte, per arrivare a comprendere che così come il mondo vive la sessualità e la propone, questa non ti garantisce né l’Amore, né la Fedeltà (di una persona), né la Felicità e neppure la Libertà… anzi semmai tutto l’opposto.
            E il “piacere”… alla fine, anche quello, dura il tempo che dura 😦

  29. quando ero un’atea incallita quello che più mi meravigliava del Cristianesimo era questo legame strettissimo con la carne. Non che mi dispiacesse, anzi, ma mi sembrava un po’ troppo per un religione!
    Ora non è che sono un’integralista, però suvvia non è che la dottrina può essere come l’offerta politica, adeguata ai sondaggi. Per me la posizione della Chiesa sulla contraccezione è un po’ contraddittoria, ma non mi sognerei mai di dire che la Chiesa deve fare, deve dire. La Chiesa, per fortuna, non sono io.
    E poi francamente questa storia della cultura della contraccezione mi sembra aria fritta. Ditemi chi oggi, anche nella più sperduta sagrestia, non sa che esistono metodi anticoncezionali di tutti i tipi e come usarli. E che le vie del Signore per farci nascere sono infiniti. E le sfumature tra contraccezione e non contraccezione sono infinite.

  30. Agrado

    @SaRA: SO MOOOOLTO bene di che cosa sto parlando…direi proprio che la sessuofobia non è un mito!!!! Fino a poco tempo fa la sessulità era prevista dalla Chiesa solo ai fini procreativi….solo di recente ha ammesso anche la dignità del piacere sessuale. Non parliamo poi di alcune pratiche che vengono considerate impure o inammissibili, un elenco infinito, il non accettare la contraccezione, non accettare la sessualità fra persone dello stesso sesso, fra persone non sposate, fra persone divorziate, per i preti, per le suore eccccccc…..se non è sessuofobia questa cos’altro lo è?? Sì la sessualità viene dalla chiesa sacralizzata all’interno esclusivamente del matrimonio negando un piacere della Vita a tutti gli altri. Ma ricorda che la scelta della castità è sempre stata preferita ed esaltata rispetto alla sessualità da San Paolo e ancora adesso. Comunqie si parlava dei aborto e io ripeto: non si salvano capre e cavoli.
    @Paolo Da Genova: solo un uomo può parlare in certi termini: non abbiamo una reale stima degli aborti clandestini che avvenivano in passato prima che fosse legalizzato l’aborto e nei tempi SCIAGURATI in cui la contraccezione non era diffusa. Tante storie di dolore, tante storie di donne che hanno concepito figli on uomini che sono state costrette a sposare…..una società che era molto più ipocrita di quella attuale…in cui chi si sposava col pancione lo faceva nella vergogna…e chi correva ad abortire lo faceva di nascosto..
    Il modo in cui si affronta l’aborto in questi commenti fa capire come in realtà non si prenda atto della realtà ma si faccia retorica……focalizzare tutto sul senso di colpa…..questa colpa che fa parte di un certo modo di vivere la religione.
    Ma dato che la società non è fatta solo di cattolici e non si può imporre la castità anche a chi non lo è…io credo che l’unico modo per ridurre gli aborti sia 1-diffondere la cultura della contraccezione 2-finanziamenti alle famiglie e di sostegno alle ragazze madri dati in modo ACONFESSIONALE e cioèda uno stato laico in quanto tale. Family Day=tanto buonismo inutile!!!!!!!!

    1. Alessandro

      “io credo che l’unico modo per ridurre gli aborti sia diffondere la cultura della contraccezione”.

      Non ci posso credere. Ancora il ritornello: “diffondiamo la convinzione che la contraccezione non abbia nulla di immorale, diamo a tutte/i contraccettivi, spieghiamo come si usano per benino e così gli aborti diminuiranno”!

      Le cose NON stanno così, come è ormai ampiamente dimostrato:

      http://www.uccronline.it/2012/10/18/i-contraccettivi-gratuiti-non-prevengono-laborto-ecco-perche/

  31. Agrado

    @Sara: aggiungo che esiste anche un’altra visione sacra della sessualità e proviene dall’oriente: si chiama Tantra e dice che la donna e l’uomo sono sacri uno per l’altro che il sesso è un atto di meditazione e adorazione.

  32. E poi, allora, se per voi l’aborto è un omicidio (o è un omicidio di per sé, voi pensate, questo “voi pensate” è d’obbligo perchè non ci può essere una cosa che sia di per sè senza che qualcheduno senta dentro di sè che sia così)perché allora non chiedere apertamente che venga punito con l’ergastolo invece che stare a fare tanti discorsi?

    1. Angelina

      Vorrei chiederti, caro Alvise, che cosa provi vedendo il filmato de L’urlo silenzioso o leggendo l’articolo linkato da vale 17.31.
      Non che cosa pensi, ma quali sentimenti provi.
      Qual è la tua “viscerale” reazione a queste immagini, alla descrizione di queste tecniche cruente e dei resti dell’aborto.
      Non ho nessuno spirito di polemica, né intenzione di discuterne con repliche, tanto sarebbero inutili: solo una risposta sincera, cioè con il cuore. Come ti senti vedendo nel video questo essere che si agita e scappa dall’aspiratore?
      Ce la fai ad essere sincero e diretto? Fammi capire qualcosa di te, i sentimenti sono importanti e ci descrivono. Grazie

      1. Non mi piace guardare cose atroci di nessun genere. Facevo questo ragionamento: omicidio uguale ergastolo secondo la nostra legislazione. Naturalmente meglio educare e prevenire in tutti i modi. O sennò dimmi te.

          1. Il fatto che da noi manca la certezza del diritto è un altro discorso.
            Ma il nostro codice penale per l’omicidio volontario premeditato prevede l’ergastolo (che poi saranno venti anni di reclusione, con i benefici della buona condotta eccetra, ma credo che possa bastare)

      2. Angelina

        Ok, ho chiesto “che cosa provi” e tu “facevi un ragionamento” .
        Ok. Non ti piace guardare cose atroci: cosa ci trovi di atroce, dunque?

        I sentimsimpatia, enti sono, ad esempio, paura, odio, avversione, sospetto, tenerezza, sgomento, gioia, serenità, imbarazzo, orrore, mitezza, disprezzo, insomma un’infinità di sfumature ed intensità: ‘non mi piace’ non esprime mica un sentimento, immagino che tu lo sappia. Che ti manca forse il vocabolario?

        ‘L’aborto, anche quando era proibito, in Italia, non è mai stato considerato omicidio, le pene per chi abortiva o procurava aborti non erano certamente equiparabili a quelle per omicidio volontario.’ Questa l’hai scritta il 24/10/2011, tanto per esempio. Mi pare che continui a dire sempre e soltanto questo; monotono, no?

        Meglio educare e prevenire, sono d’accordo.
        Buonanotte

  33. @Agrado, “Non parliamo poi di alcune pratiche che vengono considerate impure o inammissibili, un elenco infinito, il non accettare la contraccezione, non accettare la sessualità fra persone dello stesso sesso, fra persone non sposate, fra persone divorziate, per i preti, per le suore eccccccc…..se non è sessuofobia questa cos’altro lo è??

    Questo tuo elenco e l’assunto che ne fai, dimostra chiaramente che SAI (solo) MOOOOLTO bene ciò che ti va di sapere e come ti va di saperlo, secondo la tua logica (e probabilmente per sentito dire, visto che è quello che dicon tutti coloro che stanno fuori della Chiesa). Ma che non corrisponde con la profonda verità delle cose.

    1. Agrado

      Errore: lo dice una persona che nella Chiesa ci è stata dentro non fino al collo di più e che ha letto e conosce perfettamente il Catechismo della Chiesa Cattolica. Tu l’hai letto? Prova a leggere quanto e come entra e insiste sul tema della sessualità e visto gli scandali interni al Vaticano su cose ben più gravi…facciamoci qualche domanda.
      PS io ho un forte legame con la Chiesa e i cattolici ma dato che il mio cervello funziona e il mio spirito critico ancor di più non accetto ASSURDITA’ come oro colato solo perchè è un istituzione religiosa a imporre.facendo leva sui miei sensi di colpa e la mia paura dell’inferno..soprattutto se è dimostrato che le regole e i dogmi ecc…sono cambiati/stati smentiti nel tempo (Galileo Galilei avrebbe qualcosa da ridire a riguardo ma ahimè ormai non può più).
      Riguardo all’aborto anche per me resta ed è omicidio…qualcosa da evitare in tutti i modi possibili. Ci sono ragazzine che se avessero avuto più dialogo in famiglia (= no TABU’) e se una mamma le avesse accompagnate al consultorio a prendere la pillola PRIMA non sarebbero rimaste incinte dopo con tutte le scelte di dolore successive.
      L’ottusità di certi commenti qua mi fa andare in bestia!!! (Scusate..)

      1. Sara

        “non accetto ASSURDITA’ come oro colato solo perchè è un istituzione religiosa a imporre.facendo leva sui miei sensi di colpa e la mia paura dell’inferno..soprattutto se è dimostrato che le regole e i dogmi ecc…sono cambiati/stati smentiti nel tempo (Galileo Galilei avrebbe qualcosa da ridire a riguardo ma ahimè ormai non può più)”.

        Di fronte a simili farneticazioni, ribadisco: non sai di cosa parli.

      2. @Agrado,

        “L’ottusità di certi commenti qua mi fa andare in bestia!!! (Scusate..)”

        E’ reciproco, soprattutto per chi “c’è stato dentro sino al collo” e ha letto e studiato tutto il Catechismo (si anch’io l’ho letto tutto e ancora lo sto studiando…) e evidentemente sta pensando ad una edizione rivista e corretta.

        “Il catechismo secondo Agrado” sottotitolo “la verità sulla sessualità che la Chiesa non vi ha mai voluto dire”…

        !!!!! Ma mi faccia il piacere !!!!!

        E di grazia in cosa consisterebbe il forte legame con la Chiesa e i cattolici? Anzi guarda non me lo dire, è meglio 😉 Per le cose che scrivi temo tu abbia perso quello con lo Spirito Santo. Sei tu stesso che ti chiami fuori dato che il tuo cervello funziona (alle volte averne meno è una benedizione…) e lo spirito critico ancora di più (poco ma sicuro :-() e consideri “assurdità” i Suoi insegnamenti (della chiesa e dello Spirito).

        L’abissale differenza tra me e te è che io ero fuori (e già usavo il mio cervello e il mio spirito critico) e ora ci sono dentro “sino al collo”(non che ne abbia alcun merito) e tu sei uscito dicendo in giro che la Verità è menzogna… avevi un tesoro tra le mani e gli hai dato un calcio.
        Pregherò per te.

        1. maristellapignatelli

          Bariom…scusa, non c’entra niente con la discussione…ma… mi piacerebbe conoscere la tua esperienza (permettimelo questo termine) di conversione. Eri fuori ed ora sei dentro….
          Scusami, lo so che la curiosita’ e’ donna, come si suol dire. Ma nn e’ quella…e’ piu’ un voler essere in comunione con i “fratelli in Cristo”, e questo si puo’ benissimo fare conoscendo le meraviglie che Dio ha fatto nella nostra vita!
          Hai il diritto di rifiutare la mia proposta 🙂 certamente! Attendo con fervore…

          1. Cara Maristella… come si dice: domandare è lecito, rispondere è cortesia, e io con cortesia cerco di risponderti anche se temo, non esaudirò appieno la tua “curiosità”.

            In generale non faccio mistero della mia esperienza di conversione con nessuno e varie volte ho parlato in questo blog di esperienze mie personali, ma spinto sempre più che altro, dall’argomento trattato o perché “ci stava”… ora mettermi a scrivere qui e adesso della mia esperienza di conversione oltre a essere decisamente OT, penso sarebbe anche abusare della pazienza di chi s’imbattesse nell’eventuale lettura (tanto più che non ho esattamente il dono della sintesi…). Infine permettimi anche la pudica ritrosia che si potrebbe provare nel dover parlare “del primo amore” (passami l’esempio) davanti ad una vasta platea dagli indistinti confini e contorni.

            Ciò detto, vedrai che non è così difficile trovare un “canale” per un contato in privato, se proprio proprio il tuo “fervore” non viene meno 😉

  34. Anonimo

    L’aborto è un argomento che mi ha molto colpito, per il dramma che pone e per le implicazioni, a livello personale e sociale. Ho pensato a come mi comporterei se una mia amica volesse abortire e, a dire la verità, mi sono trovato in crisi. Cosa dire? Ma soprattutto, come aiutare, in pratica? E se decide comunque di abortire? E se mi chiede di accompagnarla? Come riuscire a starle comunque vicino? Domande le cui risposte, pensate ora, così a freddo, non credo potrebbero passare la prova sul campo…

    Da un punto di vista più generale, sarebbe interessante capire quanti degli aborti praticati in Italia siano “seriali” (richiesti cioè da donne che ne hanno già avuti in precedenza): anch’io ho sentore che per qualcuno sia usato come un contraccettivo, anche più volte nella vita.

    Penso che, provocatoriamente (ma non troppo), chi è contro l’aborto dovrebbe chiedere non la cancellazione della legge 194, ma la sua applicazione in toto: a leggerla bene, infatti (vado a memoria), essa prevede l’aborto in casi eccezionali e non come mezzo di controllo delle nascite. Inoltre (sempre a memoria) essa prevede pure un sostegno, economico e non, alle donne incinte in difficoltà.

    Quanto alla questione castità (nel senso comune del termine) vs. contraccettivi, mi sentirei a favore dei secondi, semplicemente perché la castità prematrimoniale funziona poco. Una prova su tutte: negli USA le malattie sessualmente trasmissibili sono diffuse allo stesso modo anche tra chi porta il “purity ring” l’anello della castità fino al matrimonio. Si tratta di giovani che s’impegnano, pubblicamente e ufficialmente, a rimanere casti fino al giorno del sì. Il problema, penso, è che la promessa viene fatta in un momento di “tranquillità” a mente lucida e non quando si è in preda degli ormoni… Insomma, neanche questa passa la prova sul campo.

    In realtà lo studio (condotto su 20.000 giovani) segnala un minor livello (ma non un’assenza) di gravidanze, legato però al fatto che questi giovani praticano atti sessuali “alternativi” (e non penso questa sia una soluzione accettabile per evitare di rimanere incinte…)

    Fonte: http://www.livescience.com/6913-downside-virginity-pledges.html

    A questo punto mi pare siano meglio dei corsi di educazione sessuale (che spieghino il come e il perché) e una maggiore diffusione dei contraccettivi. Non ho tovato prove che questi provochino un aumento degli aborti: certo, alcune ricerche hanno segnalato che nei paesi dove sono diffusi ci sarebbe anche un alto livello di aborti, ma non ho letto che ci siano prove di un nesso causa-effetto tra i due fenomeni.

    Mi permetto di suggerire a chi sostiene la castità prematrimoniale di considerare i contraccettivi come il “male minore” (spero con questo di non offendere nessuno…)

    Buona serata.

    1. È un luogo comune diffusissimo, tipico di chi non accetta l’idea di responsabilità personale delegandola alla tecnica, che la risposta “migliore” alla piaga dell’aborto consista nella diffusione di una cultura contraccettiva. Questa relazione è stata brutalmente smentita a livello statistico da Renzo Puccetti, Cfr. “L’uomo indesiderato. Dalla pillola di Pincus alla RU 486” (SEF, Firenze 2008).

      http://www.zenit.org/it/articles/la-contraccezione-non-riduce-gli-aborti
      http://www.zenit.org/it/articles/la-contraccezione-favorisce-l-abortivita
      http://www.zenit.org/it/articles/la-cultura-contraccettiva-fa-crescere-il-numero-degli-aborti-sostiene-un-medico-di-scienza-amp-vita

      Il legame costitutivo tra contraccezione e aborto era stato evidenziato anche dal libro importantissimo del sociologo Luc Boltanski, La condition foetale” (Paris, 2004). I sociologi distinguono infatti tra «desiderio di essere incinta» e «desiderio di maternità». (Cfr. “La condition foetale”, pp. 146-147)
      Il primo si manifesta particolarmente presso le donne che fanno ricorso da lungo tempo a mezzi contraccettivi. Si è scoperto che a un certo punto in queste donne subentra uno stato d’angoscia dovuto al timore di una possibile perdita della fertilità. Rimanere incinte diventa allora un mezzo per rassicurarsi «testando» la propria capacità generativa. Va da sé che trattandosi di maternità occorse al di fuori di un «progetto parentale», l’aborto diventa lo sbocco pressoché obbligato. Ecco perché non è affatto vero che la diffusione di contraccettivi porti alla diminuzione degli aborti.

      Sulla necessità di “applicare bene” la 194: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2008/01/non-esiste-una-parte-buona-della-194-629/

      1. L’anonimo gioca sulla differenza tra correlazione e nesso causa-effetto. È ovvio che una correlazione positiva non può essere identificata con la causa, ma nessuno ha detto che statisticamente la variable indipendente “cultura contraccettiva” sia la causa della variabile dipendente “numero di aborti”. Resta il fatto che dove ci sono più contraccettivi gli aborti non diminuiscono affatto, quindi di sicuro possiamo escludere che la contraccettività sia la causa della diminuizione dell’abortività. Poi ognuno ne tragga le conclusioni che preferisce ma almeno la si finisca di dire che la piaga dell’aborto non sparisce per l’insufficiente diffusione dei contraccettivi.

    2. Anonimo

      Grazie delle risposte, con spunti interessanti (e qualche perplessità, come la question ” desiderio di essere incinta» e «desiderio di maternità». “, ma ne prendo atto).

      In Italia gli aborti sono quasi dimezzati negli ultimi trent’anni (istat). Anche il numero di nati però è pure diminuito di circa il 10% (istat). In base a quanto sostenete, bisognerebbe dedurre che è diminuito di pari passo l’uso dei contraccettivi e che ci sia una maggiore “continenza”…
      Non so voi, ma personalmente ho l’impressione contraria.

      Detto questo: se i contraccettivi non funzionano, la castità molto poco (e non risolve il problema della diffusione delle malattie veneree) allora che fare?

      Avevo proposto anche dei corsi di educazione sessuale (che spieghino il come e il perché), ma su questi non ho avuto riscontro…

      1. Suggerimenti, proposte… Ti vedo molto impegnato a dispensare consigli e suggerimenti. Fossero buoni consigli, come quelli di Costanza, mi andrebbe anche bene. Il fatto è che oltre a essere cattivi consigli, sono anche consigli non richiesti. E non c’è nulla che mi irriti di più in una persona.
        Ma lasciando da parte le mie antipatie personali, veniamo al dunque.
        Ecco, il problema è che queste sono al massimo ipotesi, congetture. In statistica esiste quello che è chiamato “numero oscuro”. Prendiamo le violenza familiari. Sappiamo che molte non vengono denunciate, dunque basarsi sul numero di denuncie ricevute per rilevare un aumento o una diminuzione del numero oggettivo di violenze è, di fatto, impossibile. Si tratta, appunto, di un “numero oscuro”. Per gli aborti vale lo stesso discorso.
        Il refrain della “diminuzione” degli aborti grazie alla 194/78 può essere affermato solo in senso relativo, relativo cioè agli aborti contabilizzati a partire cioè dall’introduzione della legge. Questo però significa dimenticare, tra le altre cose, che a) le statistiche della 194 non esauriscono la totalità degli aborti indotti, perché manca l’indicazione dell’abortività “clandestina”, che com’è noto non è stata eliminata; b) in senso assoluto per poter dire alcunché sull’efficacia della legge occorrerebbe avere dati precisi sull’abortività pre-194 in Italia, e che io sappia in precedenza esistevano non più di 4-5 studi di questo genere (Cfr. la recensione di E. Lombardo a G. Berlinguer, “La legge sull’aborto”, in «Genus», n. 1-2 (1978), pp. 244-248). Le stime degli studi variavano da un minimo di poco meno di 100 mila a un max di 600 mila aborti indotti annualmente, una forbice piuttosto ampia (il recensore peraltro non era in grado di indicare quale stima, quale studio fosse più affidabile; per forza di cose, aggiungo io). Si trattava comunque di stime, ripeto, non di dati rilevati.
        Per inciso, le cifre propinate dagli abortisti all’opinione pubblica raggiunsero cifre iperboliche (nell’ordine dei milioni), totalmente inventate. Ma questo, chissà perché, non pare suscitare particolari rimorsi, richieste di scuse e nemmeno l’esigenza di correzioni.
        L’altro problema è che la sessualità umana non è semplicemente un dispositivo “tecnico” che funziona, ma una relazione che va esercitata con responsabilità. Se i “corsi” di educazione sessuale sono ispirati dalla prima impostazione (cioè: l’uomo è un insieme di organi, una macchina da far funzionare) non faranno che aggravare il male. Se invece sono ispirati dall’idea che, in quanto essere dotato di libertà e ragione, l’uomo anche nel campo della sessualità è chiamato a scelte responsabili e che l’amore è ben di più che un volgare affare di sensazioni e sfrusciamenti, allora ben vengano.

        1. Anonimo

          Andreas Hofer

          Mi spiace delle Sue antipatie, e che Lei si sente irritato, ma non mi pare proprio di essere “impegnato a dispensare consigli e suggerimenti. ” se non in un paio di casi (e mi sono scusato preventivamente per questo).

          Detto questo, mi pare che con quelli che Lei definisce “numeri oscuri” sia possibile contestare qualsiasi dato ufficiale. Certo, non sono da ignorare gli aborti clandestini (stime del ministero parlerebbero di 15.000 l’anno), ma sarebbe da capire se ci siano motivi per credere che gli stessi siano aumentati o diminuiti. In mancanza di questi, suppongo sia corretto considerare costante la proporzione di aborti clandestini e usare i dati che abbiamo.

          Quanto ai corsi, lieto di trovare un accordo, anche se personalmente propenderei per spiegare negli stessi anche l’aspetto tecnico (volendo come “piano B” visto che, come già detto, la castità non funziona molto).

          Buona giornata.

          1. Caro anonimo, un conto è contestare, un altro è conoscere un minimo la materia e sapere quali sono i limiti delle rilevazioni statistiche, che tipo di argomentazioni queste possono supportare e così via. Il “numero oscuro” entra in gioco nelle rilevazioni statistichie in cui si ipotizza che il fenomeno si sia verificato ma non può essere rilevato perché non denunciato. Piaccia o meno, le cose stanno così.

            Non avevo nessun dubbio che lei privileggiasse gli aspetti “quantitativi”, tecnico-funzionali. È nella natura della logica contraccettiva, ben diversa da quella dell’amore e della responsabilità (“res” e “spondeo”, da cui “sponsum” essere responsabili è sentirsi vincolati alle cose da legami analoghi a quelli che stringono lo sposo e la sposa).
            La prima è quantitiativa, la seconda qualitativa. Il condom porta a una amministrazione condom-iniale dei sentimenti: è un atteggiamento che cavilla, monetizza, quantifica, continua a speculare su numeri, percentuali, cifre. Avere come prima preoccupazione quella di “preservare” la propria incolumità fisica è l’atteggiamento senile dell’avaro, preoccupato di conservare i propri “averi” e che, dunque, pretende solo “investimenti sicuri”.
            La preoccupazione eccessiva per la propria autoconservazione ha qualcosa di inumano. Noi uomini siam fatti di carne. E la carne è debole, ancor prima perché “tentata dal male”, perché è fragile. Può essere scalfita, smembrata, fatta a pezzi. Chiunque “metta in gioco” la propria carne, come nel rapporto intimo, si espone perciò al rischio della ferita. Ecco perché amare in profondità una persona, fino a unire la nostra carne alla sua, è qualcosa di simile a una battaglia campale. È come dirle: “io combatterò al tuo fianco l’ultima battaglia, brucerò i ponti dietro di me in modo da precludermi, per vigliaccheria, la ritirata”. E questo è il motivo per cui, come in battaglia, l’amore è legato al coraggio. Coraggioso è chi, pur sapendo di potersi esporre a rischi anche mortali nella lotta, accetta il rischio della ferita. Al contrario dell’avaro, che continua a chiedersi “cosa non fare” per conservare la propria incolumità, chi ama si chiede “cosa fare” per il bene della persona amata. L’avaro condom-iniale alza barriere, l’amante cerca di abbatterle per abbracciare l’amato o l’amata, non si accontenta di una “parte”.
            La logica condom-iniale è uno sterilizzatore esistenziale che ci trasforma, poco alla volta, in macchine, in automi che cercano solo di “combinarsi” ad “incastro” secondo un “piano”, dove tutte è previsto, calcolato, quantificato.

            Per questo non ci piacciamo, caro anonimo. Io credo ancora che l’uomo sia un mistero. Per lei, invece, è solo una macchina da far “funzionare”. Non la invidio per niente.

            1. “Ecco perché amare in profondità una persona, fino a unire la nostra carne alla sua, è qualcosa di simile a una battaglia campale.”

              Bellissima Andreas questa metafora. La terrò a mente…
              Peraltro tutta la nostra vita e in special modo quella nostra spirituale, non è forse combattimento?
              Ho sempre amato la figura di Giacobbe, colui che lottò con Dio… 😉

              1. Sara

                Davvero ottimo, Andreas, come sempre!

                Bariom, la figura di Giacobbe piace molto anche a me! E mi permetto di suggerirti una lettura: Valentino Salvoldi, “Un corpo a corpo con Dio”

                  1. Grazie a tutti e due, Sara e Bariom.
                    Sì, Bariom, è il “bonum certamen” di cui parla san Paolo. Tutta la nostra vita è sforzo, lotta, battaglia. Non esistono investimenti sicuri quaggiù sulla terra.

            2. Anonimo

              andreas hofer,

              Prendo atto del Suo punto di vista, sorvolo sui giudizi personali ch Lei fa e mi permetto solo di segnalarLe una delle inesattezze che dice:

              Per questo non ci piacciamo, caro anonimo.”

              Affermazione totalmente falsa per quanto mi riguarda.

      2. Cacciatrice di stelle

        Perché l’astinenza non funziona? A me risulta che sia efficace al 100%. SE viene applicata. Se mi facessi male in un incidente perché non indosso la cintura di sicurezza, perchè non ho voluto indossarla, avrebbe senso dire che la cintura di sicurezza non funziona come presidio anti-infortunistico? Diciamo le cose come stanno: l’astinenza prematrimoniale funziona, l’obiezione vera è che È FATICOSA. Implica un lavoro, un cammino, un’educazione, un dominio di sè che si impara nel tempo, in poche parole UNA CRESCITA DELLA PERSONA. È molto più facile infilarsi un palloncino di lattice quando si ha voglia. Ma infilandosi un palloncino di lattice quando la fregola chiama non si cresce. Lo dico per esperienza personale e di persone a me vicinissime.

        1. Anonimo

          Cacciatrice di stelle

          ” Perché l’astinenza non funziona? A me risulta che sia efficace al 100%. SE viene applicata ”

          Appunto. Legga il link che ho citato prima a proposito delle malattie veneree tra chi promette in modo deciso (ufficialmente e pubblicamente) di astenersi fino al matrimonio.

          1. Cacciatrice di stelle

            L’ho letto e l’ho anche trovato interessante: tuttavia, se posso permettermi un’osservazione, questo studio ha preso come campione un gruppo di persone che dichiara pubblicamente di astenersi dai rapporti prematrimoniali, ma in realtà non lo fa (inteso come lo intende la Chiesa, che per astinenza non intende astinenza dai soli rapporti vaginali) Troverei più interessante ai fini di una valutazione dell’efficacia dell’astinenza (come intesa dalla Chiesa) uno studio su un campione di persone che dichiarano di astenersi e lo fanno realmente. Come troverei, per esempio, più interessanti per valutare l’efficacia del preservativo dati su campioni di gente che lo usa veramente, non su chi non lo fa. Dire che un metodo contraccettivo non funziona perché le persone che dichiarano di farne uso, ma poi non lo fanno, contraggono malattie veneree è una cosa che non verrebbe accettata in nessun contesto scientifico. Come dire che, se le persone non usano il preservativo e contraggono malattie, il preservativo è un metodo che non funziona. Semmai è scomodo (come l’astinenza). Sono d’accordissimo sul fatto che sia scomoda e faticosa. Ma non veniamoci a dire che “non funziona” 😉

            1. Anonimo

              Cacciatrice

              “questo studio ha preso come campione un gruppo di persone che dichiara pubblicamente di astenersi dai rapporti prematrimoniali, ma in realtà non lo fa ”

              Non mi pare corretto quello che afferma. Lo studio in questione prende in analisi il comportamento di persone che fanno una promessa, non privata (che si potrebbero rimangiare facilmente) ma pubblica, in un ambiente favorevole e con il sostegno di numerose persone attorno a loro. Insomma, una situazione ideale… e ciò nonostante riescono difficilmente a mantenerla.

              In poche parole, l’astinenza è una strada in salita e, a mio avviso, bisognerebbe insegnare a chi la pratica (e ancor più a chi non la vuole praticare) i metodi per limitare conseguenze non volute quando si scivola.

              Buona notte.

              1. Esattamente, anonimo. Ogni conquista della civiltà nasce dalla capacità di progettare. E progettare è possibile solo quando si è capaci di contenere le pulsioni immediate, di differire la sodddisfazione immediata di un bisogno, quando non si sacrifica il principio di realtà sull’altare del desiderio.

                Senso del limite, responsabilità, autolimitazione, autocontrollo. Sono i contrassegni della personaità adulta e matura. L’incapacità di dilazionare un soddisfacimento immediato, strillare per ogni capriccio è invece l’atteggiamento tipico del poppante o dell’eterno adolescente.

                Il “tipo umano” che rifiuta ogni “sforzo”, ogni “strada in salita” è ben descritto nelle pagine della Ribellione delle masse di Josè Ortega y Gasset. Ortega lo chiama il «signorino soddisfatto», il bambino viziato, l’eterno adolescente. Viziare, scrive, «equivale a non frenare i desideri, a dare a un essere l’impressione che tutto gli è permesso e nulla è obbligato». Il «signorino soddisfatto», perfetto esemplare di uomo-massa, è il preludio dell’uscita dalla civiltà, presto o tardi si tramuta nel “neo-barbaro” odierno, che vive nella complessa civiltà di oggi alla maniera di un selvaggio che, nato e cresciuto nella foresta, ne gode i frutti – vale a dire i manufatti tecnici, le norme giuridiche, il patrimonio morale, e così via – come se questi crescessero “naturalmente” sugli alberi, lì a portata di mano, acquisiti una volta per tutte senza sforzo, come nel Paese dei balocchi.

                È facile capire perché questo tipo umano, ridotto a un fascio di sensazioni e istinti, voglia ricorrere alla tecnica per scansare doveri, obblighi, responsabilità, tutte cose cioè che vanno costruite, esigono un lavoro lungo e paziente di formazione. E questo richiede sforzo, dolore, fatica, impegno. È una strada in salita, verissimo. Come ha osservato qualcuno, la tecnica serve a eliminare lo sforzo dalla attività umane. Salire ai piani superiori di un edificio richiede sforzo. Prendere l’ascensore riduce lo sforzo. Peccato che raccogliere il patrimonio di cognizioni che ha permesso la costruzione dell’ascensore abbia richiesto invece secoli di sforzi all’umanità.
                Ecco perché la responsabilità personale non va mai delegata alla tecnica.

                Il “bambino viziato”, dimentica che la vita è soprattutto certamen: sforzo, lotta, battaglia, conquista a caro prezzo. Si affaccia alla vita alla maniera del “figlio di famiglia”, al quale “tutto è permesso”, è convinto di poter fare in società tutto ciò che gli aggrada, come se si trovasse nella propria cerchia familiare (è noto che in ambito familiare, osserva Ortega, vengono tollerati molti atti che in società, in pubblico, verrebbero sanzionati con durezza).

                In altre parole, il “signorino soddisfatto”, psicologicamente parlando, è l’uomo che resterà sempre maschio, mai diventerà padre. Normale che pensi solo a proteggersi dalle malattia quando “scivola”.
                Rimarrà una dei Proci, l’orda anonima di maschi in balia dei propri istinti incontrollati, non diventerà Ulisse, l’uomo che abbandona la casa per combattere e poi combatte per ritornarvi.

                1. Anonimo

                  andreas hofer

                  Nel mondo reale quanto è realizzabile, su vasta scala, il Suo discorso, che parla di autocontrollo e di resistere alle pulsioni?

                  Ben poco, mi pare. Lo dimostrano le diete fallite. Lo dimostrano gli studenti che non sacrificano il divertimento di oggi per avere domani un po’ di cultura. Lo dimostrano i risultati deludenti purity ring, dove al desiderio di non rimandare il piacere (una ricerca ha dimostrato che in questi casi si attiva la parte primordiale del cervello, il sistema limbico), si associa l’istinto sessuale.

                  Certo, c’è chi ce la fa; ma per chi “cede” le conseguenze non volute non vengono mitigate dall’uso di protezioni.

                  Per questo sono convinto che sia necessario sostenere l’insegnamento dell’uso dei contraccettivi. Un po’ come il corso di pronto soccorso: non serve quando tutto va bene, ma è utile quando succede qualcosa. Si potrebbe aggiungere che è comunque meglio non farsi male…

                  Buona serata.

                  1. Caro anonimo,
                    non senza sconforto, sebbene me lo aspettassi in pieno, devo rilevare che lei ha capito poco del mio commento. Tuttavia, la prego di continuare a commentare. È molto istruttivo quel che dice, istruttivo nel senso di “rivelatore”: rivela i fondamenti davvero “terra terra” e le conseguenze rovinose di una certa visione del mondo e dell’uomo, seppure oggi sia quella dominante, così che chi legge abbia modo di vedere verso che razza di mondo ci vogliono condurre le seduzioni di certe “sirene”.

                    La sua risposta è proprio tipica dell’uomo-massa descritto da Ortega, il “signorino soddisfatto” abituato a vivere in un ambiente artificiale dove tutti i suoi capricci sono soddisfatti. Il mondo reale, quello della società, è assai meno indulgente e tollerante dell’ambito familiare. Altro tratto tipico dell’uomo-massa, è il pragmatismo più basso contrabbadato per “realismo”. Il “bambino viziato” è colui che si reputa soddisfatto di come è. Abituato a non appellarsi ad alcuna istanza al di fuori di se stesso, non riconosce la necessità di un “dover essere” superiore alle pulsioni istintuali del proprio “io”. Unico parametro valoriale del “signorino soddisfatto” è la propria “esperienza”, la propria esistenza individuale. Non c’è nulla di più alto del proprio “io” per cui sacrificarsi e donare la vita, ecco perché l’unico valore per l’uomo-massa è quello degno di un homo zoologicus: la propria sopravvivenza fisica, l’autoconservazione, come nelle bestie. Perfino ovvio che irrida ogni richiamo, anche minimo, alla necessità di una qualche tensione ideale, alla spinta verso un “dover essere”. Da qui si originano i continui, ossessivi inviti a contentarsi di “essere se stessi”, così “come ci si trova”, la nascita dei miti contemporanei della “spontaneità”, della “sincerità”, ecc.

                    Per lei e quelli che la pensano allo stesso modo, caro anonimo, l’uomo di fatto è niente altro che una bestia evoluta, un fascio d’istinti agito da pulsioni irrazionali. Viceversa, si legga il bellissimo “Il gesto di Ettore” di Luigi Zoja, e scoprirà che la civiltà – reale e non artificiale – nasce quando l’uomo diviene in grado di comporre in equilibrio il polo del maschio (aggressivo-istitintuale, la parte che condivide col mondo animale) con il polo del padre, la facoltà raziocinante, progettuale e autolimitante, l’unica capace di portare a domesticazione l’istinto predatorio dei bruti.
                    Se guardiamo alle figure che hanno plasmato l’immaginario collettivo occidentale, osserva Zoja, questo è evidentissimo. Prendiamo Enea, che fugge da Troia in fiamme caricandosi il padre Anchise in spalla e porta con sé il figlio, quando l’istinto e l’onore gli imporrebbero invece di combattere fino alla morte. La fuga di Enea non ha nulla della vigliacchi era: in realtà è simbolo della prudenza paterna capace di differire il soddisfacimento immediato dell’istinto di aggressività. Enea non è Achille, l’eroe simbolo del maschio aggressivo, che vive per l’ebbrezza dell’istante, per la gloria, la fama e l’istinto. Achille è personificazione della condizione antipaterna e precivile, quella dell’orda anonima di maschi in lotta tra di loro per le donne, agiti da un’individualità disordinata e immatura, preda degli istinti belluini. Di questo, nei poemi omerici, sono simbolo i Proci, nemici della figura paterna di Ulisse, anch’egli emblema della ragione paziente, del calcolo progettuale, del trattenimento, della responsabilità.
                    Come Enea, Ulisse è un Achille pacificato, capace di equilibrare le spinte aggressive e istintuali col raziocinio, perciò capace di donare con generosità la propria vita per far crescere quella altrui, cosa inconcepibile per il narcisismo individualistico e immaturo simboleggiato dai Proci e da Achille. Quella del padre generoso capace di sacrificarsi per i bambini fu una conquista decisiva in un mondo come quello classico dove in precedenza il padre aveva più che altro diritti verso i figli, non doveri. Questa raffigurazione “verticale” tipica del mondo classico dice tutto: http://www.miti3000.it/mito/mito/imagesd41d.htm?http://www.miti3000.it/mito/image/enea.jpg
                    La figura del padre indica la veriticalità del rapporto tra le generazioni, ma anche l’idea di una verticalità morale. Implicitamente la figura paterna di Enea comunica a ogni uomo di ogni tempo l’esistenza di un mondo valoriale superiore al proprio “io” individuale. Difatti è a Enea, con la sua prudenza paterna, che Virgilio assegna il ruolo di colui che getta le basi dell’impresa che porterà alla fondazione della grande civiltà romana. Così si vollero vedere i romani, e prima di loro i greci, nei loro spiriti più alti, che ancora oggi sono attuali perché il messaggio trasmesso è immortale, senza tempo. Questi sono i miti che hanno ispirato la nostra civiltà, e parlano tutti della ragione sovraordinata all’istintualità immediata. Oggi invece la cultura dominante, di cui lei è un esponente tipico, ci propone il ritorno ai Proci, ai centauri, alle figure del maschile orgiastico, istintuale e aggressivo. Ci viene proposto come modello privato, in quanto individui, la regressione alla condizione precivile dell’orda anonima e indistinta, senza radici. Ecco perché Ortega parla di uomo-massa. Come modello pubblico, non a caso, si propone la progressiva statificazione della vita pubblica, uno stato sempre più invasivo e presente, coi suoi “corsi di educazione sessuale” per “scimmioni evoluti”.

                    Anche questo ha visto Ortega: l’uomo-massa, il bambino viziato preda dei suoi capricci e dei suoi istinti, è anche l’uomo incapace di resistere alla forza dei grandi poteri collettivi, succube di ogni opinione à la page. Per questo «mai come nel nostro tempo queste vite senza peso e senza radici – déracinées dal loro destino – si lasciano travolgere dalla più lieve corrente. La nostra è l’epoca delle “correnti”, del “lasciarsi trascinare”» (La ribellione delle masse, tr. it., SE, Milano 2001, pp. 130-131). Per questo l’uomo-massa è così attaccato alle mammelle dello Stato-Provvidenza: «Costui vede lo Stato, lo ammira, sa che c’è, perché gli assicura la vita. […] D’altra parte l’uomo-massa vede nello Stato un potere anonimo, e sente anche se stesso come anonimo – volgo -, e crede che lo Stato gli appartenga. Immaginiamo che nella vita pubblica di un paese qualsiasi nasca una difficoltà, un conflitto o un problema: l’uomo-massa pretenderà che immediatamente se lo assuma lo Stato, che s’incarichi di risolverlo coi suoi giganteschi e invincibili mezzi. Questo è il maggior pericolo che oggi minaccia la civiltà: la statificazione della vita, l’interventismo dello Stato, il suo assorbimento di ogni spontaneità sociale, ossia l’assorbimento della spontaneità storica che, in definitiva, sostiene, nutre, vivifica il destino degli uomini». (ibid., p. 143). In altre parole, è la “nuova tirannia” di cui parla Juan Manuel De Prada. Per questo, come ha detto benissimo Matteo Donadoni in questo post, la vita va giocata per ideali più grandi del piacere immediato, col corollario di sforzo, impegno e responsabilità che questo comporta. Non per un’astratta idea di dovere, ma per restare semplicemente uomini liberi. Non schiavi del Leviatano, come la sua “ricetta”, mio caro amante dell’anonimato, ci porterebbe ad essere. Poi naturalmente, come ho già detto, qualcuno può anche preferire il piatto di lenticchie della schiavitù a una libertà conquistata a caro prezzo. La responsabilità è sempre affare personale, in fin dei conti. Anche in Matrix c’è chi preferisce mangiare la succulenta bistecca pur sapendo che si tratta di un’illusione sensoriale. Torniamo sempre lì, guarda caso, al Paese dei balocchi.

                    1. “… Achille, l’eroe simbolo del maschio aggressivo, che vive per l’ebbrezza dell’istante, per la gloria, la fama e l’istinto. Achille è personificazione della condizione antipaterna e precivile, quella dell’orda anonima di maschi in lotta tra di loro per le donne, agiti da un’individualità disordinata e immatura, preda degli istinti belluini.”

                      Parla dei Santi, ma lascia stare i fanti! L’Achille che dici te, forse, si riferisce al cinema o ai fumetti. La personalità dell’Achille omerico ha la profondità e la complessità di un eroe tragico. Enea, il pio Enea virgiliano, fa parte di tutta un’altra cultura. Forse Virgilio era davvero l’annunciatore del Cristo?

                    2. Sì, dimenticavo che hai studiato filosofia, oltre che per inchinarti dinanzi alla “potenza” del dato numerico, per imparare a dire la parolina magica che legittima ogni finta profondità: “complessità”. Avendo compendiato un libro di centinaia di pagine in poche righe, è evidente che ho dovuto “semplificare” e sintetizzare quella che comunque è una lettura psicologica di questi personaggi, dunque un’interpretazione già parziale. Se non fossi sempre e solo intenzionato a trolleggiare allegramente ci saresti arrivato da solo.
                      Anche Achille si scontra col “principio paterno” (la saggezza di Priamo, dopo la morte di Ettore).e vi si inchina anche, perché la forza morale di Priamo, seppure inerme, supera quella di Ettore. Sta di fatto che Achille non consegue l’equilibrio cui anche Ulisse perviene solo al termine di un viaggio travagliatissimo, dopo numerose cadute.

                    3. Matteo Donadoni

                      WOW! Visto?
                      dalla mia posso dire di conoscere personalmente l’autore di miti3000, gran brava persona e autodidatta

                2. Andreas Hofer che dice:

                  “…e tu che hai studiato”
                  “…e tu che evresti studiato”
                  Come se uno che avesse (mettiamo)studiato, o dovesse dire cose che chissà quali cose dovrebbero essere, o fosse invece un demente, quando invece si dice sempre tutti ognuno le stesse cose raccattate qua e là, si danno i numeri, si citano alcune fonti, chi i libri sacri e le pastorali, chi la televisione (per dirne male, ovviamente)chi la stampa(idem)chi gli autori francesi o perfino spagnoli, in attesa della prossima “esternazione” della Madonna di Medjugorje, che Iddìo l’abbia in gloria…

                  1. Angelina

                    Ma un po’ di malox no? Eh, Alvise? Qua le esternazioni, quotidiane e puntuali, sono solo le tue. Spero almeno che ti valgano un qualche giovamento.

  35. vale

    magari l’anonimo sarà un’entusiasta lettore del nuovo di dan brown, dove il filosofo di turno si immagina la popolazione terrestre ridotta da 7 a 4 miliardi. con un virus,magari….

  36. C’è anche da precisare che il numero di aborti non è certo diminuito in rapporto ai bambini che nascono. Casomai, eventualmente, è la diffusione della contraccezione, che ha fatto diminuire il numero dei nati – portando il nostro paese al rapido suicidio demografico, con altri in Europa – e anche degli abortiti. Come può il fatto di rendere un’azione legale diminuirne la diffusione?

    1. Costanza Miriano:
      “Come può il fatto di rendere un’azione legale diminuirne la diffusione?”

      Ma non l’ha aumentata, almeno. Se poi il numero dei nati è diminuito per la diffusione della contraccezione, questo vuole dire che la contraccezione c’è stata e di conseguenza non è vero che essa è la causa di un maggior numero di aborti: Meno gravidanze meno nati meno aborti!

      1. Alessandro

        E’ opportuno ricordare che in Italia il numero di aborti procurati è dato dalla somma di quelli computati dal ministero e resi noti nella relazione annuale sull’applicazione della 194, e di quelli che sfuggono al calcolo del ministero, cioè
        1) gli aborti clandestini
        2) gli aborti prodotti dall’uso della spirale
        3) gli aborti prodotti dal ricorso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza.

        E’ ormai noto che quel c.d. contraccettivo d’emergenza che è la pillola del giorno dopo può esplicare azione antinidatoria (impedire all’embrione di impiantarsi nell’utero), cioè abortiva (lo stesso dicasi della “pillola dei cinque giorni dopo). Se si tiene presente che in Italia in un anno sono state vendute circa 370.000 confezioni di pillola del giorno dopo e più di 11mila confezioni di pillola dei cinque giorni dopo, è ragionevolmente ipotizzabile che in un anno gli aborti procurati dall’uso di queste pillole siano almeno 60 mila (stima molto prudenziale).
        In definitiva, se si sommano gli aborti causati dai c.d. contraccettivi d’emergenza a quelli computati dal ministero, perde di verità l’usitata affermazione secondo la quale da quando è entrata in vigore la legge 194 a oggi il numero annuo di aborti procurati è diminuito (la c.d. contraccezione d’emergenza non era impiegata nel 1978).

        Poiché è tanto ingente il numero di aborti causati dall’impiego della c.d. contraccezione d’emergenza, suona grottesca l’affermazione che in Italia la pratica della contraccezione abbia condotto a una riduzione del numero di aborti.

          1. Alessandro

            “Conclusione: un aumento enorme degli aborti (di ogni tipo) rispetto a prima!”

            Io non ho detto questo. Ho detto, in buona sostanza, che oggi in Italia tutta questa reclamizzata riduzione di aborti procurati rispetto a quando entrò in vigore la 194 non c’è.

        1. Alessandro

          Anzi, a voler essere accurati fino in fondo bisogna precisare che in Italia il numero di aborti procurati è dato dalla somma di quelli computati dal ministero e resi noti nella relazione annuale sull’applicazione della 194, e di quelli che sfuggono al calcolo del ministero, cioè

          1) gli aborti clandestini
          2) gli aborti prodotti dall’uso della spirale
          3) gli aborti prodotti dal ricorso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza
          4) gli aborti prodotti da pillola estroprogestinica e affini (cioè da contraccettivi chimici non considerati d’emergenza, e dei quali non è provato che non possano esplicare anche un’azione abortiva)
          5) gli aborti prodotti dal ricorso a tecniche di fecondazione artificiale.

          Quindi, si conferma quanto dicevo qua sopra, e cioè che, se si sommano gli aborti di cui ai nn. 3 e 5 a quelli computati dal ministero, perde di verità l’usitata affermazione secondo la quale da quando è entrata in vigore la legge 194 a oggi il numero annuo di aborti procurati è diminuito (nel 1978 ovviamente in Italia non potevano darsi aborti di cui ai nn. 3 e 5.).

          Sulla generalmente misconosciuta possibilità che la famosa “pillola” (quella estroprogestinica) eserciti anche un’azione abortiva si può leggere qua:

          “Purtroppo la questione di fondo, cioè se la pillola contraccettiva sia solo un contraccettivo o possa essere anche un abortivo, si scontra contro un limite: l’indisponibilità di studi che abbiano valutato attraverso una metodologia di studio accurata, affidabile e diretta, la mortalità precoce embrionale in donne che assumono la pillola estro-progestinica confrontandola con quella che si verifica in donne che non l’assumono…

          È da aggiungere che, sempre per la mancanza di studi basati su markers precoci e specifici di gravidanza, non sono fornite evidenze dirette che dimostrano il recupero trofico e funzionale dell’endometrio in caso di concepimenti avvenuti in corso di assunzione di pillola contraccettiva, per cui la questione appare attualmente irrisolta.

          Quanto il tema sia comunque rilevante per le donne stesse è testimoniato dalle evidenze emerse da uno studio statunitense condotto ottenendo le risposte di 618 donne non oltre i 50 anni di età rivoltesi al servizio ginecologico; la maggioranza delle donne ha identificato l’inizio della vita col concepimento, il 51% di esse ha risposto che non avrebbe usato un metodo che dovesse agire dopo la fecondazione e il 44% ne avrebbe cessato l’assunzione, nel caso lo stesse utilizzando, anche se la probabilità dell’effetto fosse “solamente remota” (Dye, 2005).

          È pertanto stupefacente osservare come di un farmaco assunto da milioni di donne non sia ancora stato stabilito l’esatto meccanismo d’azione, avendo tale informazione un’importanza etica rilevantissima proprio per quelle donne che ci si vanta di voler rispettare”

          http://www.zenit.org/it/articles/la-fallibilita-dei-metodi-contraccettivi

    2. Anonimo

      Costanza Miriano,

      ” C’è anche da precisare che il numero di aborti non è certo diminuito in rapporto ai bambini che nascono. ”

      Sembrerebbe di no.

      Anno Nascite Aborti %
      1979 682.742 187.752 27.50
      1980 657.278 220.263 33.51
      1981 628.113 224.377 35.72
      1982 634.794 234.593 36.96
      1983 612.936 231.404 37.75
      1984 597.560 227.809 38.12
      1985 589.233 210.597 35.74
      1986 561.972 198.375 35.30
      1987 560.265 191.469 34.17
      1988 577.856 179.193 31.01
      1989 567.268 171.684 30.27
      1990 580.761 165.980 28.58
      1991 556.175 160.532 28.86
      1992 575.216 152.424 26.50
      1993 552.587 148.033 26.79
      1994 536.665 138.952 25.89
      1995 526.064 139.549 26.53
      1996 536.740 140.398 26.16
      1997 540.048 140.525 26.02
      1998 532.843 138.357 25.97
      1999 537.242 139.213 25.91
      2000 543.039 135.133 24.88
      2001 535.282 132.234 24.70
      2002 538.198 134.106 24.92
      2003 544.063 132.174 24.29
      2004 562.599 138.123 24.55
      2005 554.022 132.790 23.97
      2006 560.010 131.018 23.40
      2007 563.933 126.562 22.44
      2008 576.659 121.301 21.04
      2009 568.857 116.993 20.57
      2010 561.944 115.372 20.53

      Fonti dati iniziali: Istat, Ministero.

      Che siano più o meno rispetto a prima della legalizzazione, credo che nessuno lo sappia (anche se una media dei dati citati da Andreas Hofer potrebbe far pensare a una diminuzione).

      Buona serata.

      1. Allora, vediamo di mettere qualche paletto.

        Un argomento classico della propaganda abortista è quello ricordato dal nostro anonimo interlocutore: la legittimità della 194, la “bontà di questa legge sta nella successiva diminuzione degli aborti. È una legge “efficiente.

        Come prima cosa bispgna osservare che questo argomento presuppone come valida una filosofia utilitaristico-proporzionalista (il fine che giustifica i mezzi), che nega l’esistenza di assoluti morali. Ciò comporta il negare anche l’esistenza di atti in sé immorali (ad es. l’omicidio), qualunque sia il fine che ci si prefigge.
        Questo per dire che le statistiche vanno lette un po’ con cautela: un conto è snocciolare cifre sui cavoletti di Bruxelles, un altro se si tratta di persone umane. Infatti i numeri, in senso assoluto, rimangono impressionanti.
        È vero che il tasso di abortività attuale (n. aborti per mille donne in età feconda) ha raggiunto picchi del 17-18 per milel nel corso degli anni e ora si è attestato intorno al 10 per mille, Ma 10 per mille annuo significa che 1 donna su 3 vivrà, prima o poi, l’esperienza dell’aborto. Se consideriamo invece l’attuale rapporto di abortività (divisione tra numero di aborti e numeri di bambini nati), siamo attorno ai 250 aborti per ogni 1000 nati vivi. Per dirla in maniera semplice, in Italia un bambino su cinque non nasce. Sarà “poco”, sarà “fisiologico”, sarà “marginale”? Certo ci vuole del fegato per dirlo. Sicuramente però chi ha questo “fegato” deve aver dimenticato d’avere anche un cuore.

        Il punto vero della questione è che quando uno Stato decreta la possibilità di eliminare umane innocenti “colpevoli” solo di esistere abbiamo toccato un abisso, ci siamo addentrati in un cuore di tenebra. L’essere umano è trattato come una mera cosa, in balia della volontà del più forte, e nessuno può potenzialmente dirsi al sicuro. Siamo già entrati in un processo di stampo totalitario: «Ogni violazione della persona, specialmente quando s’effettua sotto l’egida della legge, prepara lo Stato totalitario» (R. Guardini. “Il diritto alla vita prima della nascita”, Morcelliana, 2005, p. 38. Guardini scrive queste parole nel ‘47).

              1. Anche se fosse, non mi risulta di dover chiedere la tua autorizzazione. O sbaglio?
                Ma tu avresti studiato filosofia per inchinarti adorante di fronte a chi “porta delle cifre”?

        1. Anonimo

          Andreas Hofer

          “Ma 10 per mille annuo significa che 1 donna su 3 vivrà, prima o poi, l’esperienza dell’aborto.”

          Questo mi pare inesatto e pure molto fuorviante, perché non tiene conto di chi abortisce più volte. Già solo una media di 3 aborti nella metà delle donne che hanno abortito dimezzerebbe questo dato.

          E’ la media dei polli: se Lei mangia due polli in due giorni, e io neanche uno, avrò ancora fame anche se Lei sostenesse che “prima o poi” ne ho mangiato uno anch’io.

          Buona serata.

          1. Alessandro

            Veramente anche un ricercatore come Giuseppe Gesano (non certo contrario alla 194, anzi), dice che in Italia “mediamente solo [si fa per dire, ndr] una donna su tre abortisce (e una sola volta) nell’arco della sua vita”

            http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=169

            Gradirei inoltre sapere sulla base di quali dati sostieni che ci sarebbe “una media di 3 aborti nella metà delle donne che hanno abortito”.

            1. Anonimo

              Alessandro

              C’è una differenza tra sostenere con certezza che “1 donna su 3 vivrà, prima o poi, l’esperienza dell’aborto” senza citare la media di aborti per donna che ha abortito; infatti ho portato un esempio ipotetico (in mancanza di altri dati) che dimezzerebbe questo dato.

              Il link da Lei citato è molto interessante e conferma la media del 33% di rischio d’aborto. Nello stesso si dice che questo dato era al 50% nel 1985.

              Buona serata.

              1. Certo che è inesatto, avrei dovuto aggiungere “in media” ma l’ho dato per scontato. Mea culpa, perché invece dovev tener conto della sua puntigliosità – rigorosamente a senso unico. Guardi, la conosco anche io la poesia di Trilussa sui due polli (*) (almeno non si attribuisca pensieri altrui, va bene essere anonimi ma copiaincollatori anonimi no!). Però Trilussa aveva torto a sbeffeggiare la statistica. Come lei certo saprà, visto che discetta di cose statistiche, esiste un indicatore semplicissimo che è perfettamente in grado di dirci che una persona ha mangiato due polli e l’altra nemmeno uno. Non è vero?

                I dati sull’abortività ripetuta ci sono, negli ultimi anni si è attestata tra il 25 e il 27%. Però c’è un problema, anzi almeno due. Qualcuno ha fatto notare che il tasso di abortività non tiene conto che nel complesso di donne in età feconda (15-49enni) non tutte sono egualmente esposte all’evento (ovvio che chi, per motivi diversi, non ha attività sessuale o ne ha in misura molto minore, perché troppo giovane o troppo anziana ad esempio, è esclusa dal rischio di aborto), per cui è legittimo immagnare che l’esperienza abortiva entro il collettivo più esposto si verifichi, mediamente, con intensità superiore al rapporto 1 su 3.

                In secondo luogo in alcuni lavori (Cfr. C. Tietze e A.K. Jain, “The Mathematics of Repeat Abortion: Explaining the Increase”, in “Studies in Family Planning”, vol. 9, n. 12, dicembre 1978, pp. 294-299; sulla stessa falsariga G.C. Blangiardo, “Considerazioni intono a un modello matematico per l’analisi dell’abortività legale ripetuta”, in “Genus”, vol. 39, n. 1-4, gennaio-dicembre 1983, pp. 175-187) si mostrava con un modello matematico che una percentuale di aborti ripetuti del 24.2%, quindi molto vicina a quella raggiunta ben prima in Italia, si sarebbe raggiunta 29 anni dopo la legalizzazione dell’aborto con un tasso di abortività del 20 per mille (ovvero molto superiore a quello “ufficiale”). La conclusione è che c’è qualcosa che non funziona nelle relazioni e nelle dichiarazioni ministeriali, che invece ripetono costantemente che l’abortivitià ripetuta è ben al di sotto delle attese. Come sempre il messaggo che ci arriva è: “state traquilli, è tutto sotto controllo, ci siamo noi a vegliare su di voi”. In realtà un minimo di analisi critica indica che il tasso di abortività “vero” possa essere superiore a quello intorno al 10 per mille indicato nei “dati ufficiali”.

                (*) http://utenti.quipo.it/base5/poetico/trilussa.htm

      2. JoeTurner

        Anonimo non ho capito cosa volevi dimostrare con questi dati ma quello che salta agli occhi è che il numero degli aborti in Italia è mostruoso!

  37. Monica

    Quello che mi lascia più sconvolta del discorso “libertà di scelta – aborto uguale omicidio” è l’intolleranza dimostrata da chi si professa incondizionatamente amante del prossimo, così come predicato da Gesù.
    Non possiamo sapere cosa ci sia dietro la scelta di ogni donna di rinunciare alla possibilità di diventare madre, di crescere una nuova creatura prima dentro di sè, poi accanto a sè. Non possiamo sapere se davvero per quel bambino, la cui vita viene fermata ancora prima di cominciare, sarebbe meglio vivere nel contesto sociale/familiare in cui si trova, volente o nolente, la donna che lo porta in grembo, seppur per poco tempo.
    Io sono credente, penso anche io che in alcuni casi l’aborto sia più una scelta egoistica della donna piuttosto che una vera necessità. Posso non condividerla, ma non giudico chi la compie. Perchè così mi è stato insegnato. Posso esprimere la mia opinione, posso cercare di far comprendere agli altri il mio punto di vista, ma non posso obbligare nessuno a vederla e pensarla come me.
    Un’altra cosa che spesso in questo Paese si dimentica è che le leggi devono essere fatte per tutelare tutti quanti, credenti e non, cattolici e non. Siamo uno stato laico e la pretesa dei cattolici di poter decidere come regolare la vita di tutti in base a principi e credi che, comunque, non sono condivisi o accettati da tutti, è semplicemente assurda.
    Dio stesso ci ha dotato di libero arbitrio e l’uomo (o la donna, in questo caso) sono liberi di vivere la loro vita come meglio credono. Chi di noi crede nelle Sue leggi, nei Suoi principi, nei Suoi valori ovviamente cercherà di agire di conseguenza, ma giudicare e condannare gli altri (spesso disprezzare, senza nemmeno conoscere le loro storie) credo sia l’errore più grosso che un credene possa fare. Ripeto, Dio ci ha dotato di libero arbitrio e uno dei peccati più grossi che un credente possa compiere, secondo me, è elevarsi al di sopra di Dio e decidere anche per gli altri.
    Anzi, se si riuscisse ad intessere un discorso serio sull’aborto, elevandoci al di sopra dei vari “chi abortisce è un’assassina”, “l’aborto è omicidio”, “un grumo di cellule è già una creatura vivente”, magari si riuscirebbe ad avere una legge seria e tutelante anche i diritti del nascituro.

    1. giuly

      cara Monica, chi più del cattolico può volere uno stato laico?! essere autenticamente cristiani significa dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E ci sono leggi di Cesare che vanno contro le naturali leggi di Dio. Che l’aborto sia un omicidio (se non lo diciamo prima o poi grideranno le pietre!) lo capisce anche un non credente, anche se poi si vuol camuffare l’esistenza di una vita dietro termini come “grumo di cellule” o “embrione”. Ma in coscienza tutti sanno che il frutto del concepimento è una nuova vita umana.
      Mi impressiona che ci siano ancora credenti che pensano che troppo spesso i cattolici siano “teocrati”. La teocrazia non piaceva nemmeno a Dante Alighieri. Essere laici vuol dire elaborare leggi che rispettino la libertà personale ma entro i confini del bene comune. E’ un bene comune l’aborto? credo di no. Piuttosto è la legittimazione del più forte sul più debole. Niente di più lontano dalla democrazia e dalla laicità. Se poi essere cristiani laici è tenere in sacrestia le leggi naturali a farle ammuffire…. bè siamo in pieno salotto, come direbbe il nostro Papa Francesco.
      Quanto al giudizio non mi sembra che qui si dia dell’assassina a nessuna donna! assassina è la legge, assassino è chi difende a spada tratta il principio di “scelta” che scotta solo sulla pelle di chi quella scelta la fa davvero e su chi la subisce silenziosamente.

        1. Queste sono le tue solite deduzioni superificiali. Pensa a una ragazzina poco più che adolescente rimasta incinta, pressata da genitori e conoscenti perché non “si rovini la vita” con una gravidanza così “prematura”. Evidente, a chi abbia un minimo di sale in zucca, che la responsabilità enorme, gigantesca, grande come una casa, va imputata agli adulti che le propongono l’aborto come strada “facile” e unica via d’uscita. E gli esempi si potrebbero moltiplicare. Nella realtà concreta, ben diversa da quella artificiale dell’ideologia, il dramma dell’aborto spesso è una scena recitata da più attori.

          1. P.s. Non mi riferivo a Bariom ma, OVVIAMENTE, al “moralismo di ritorno” di alvise (che ama fare il “demistificatore della domenica”, un Nietzsche de noantri in caccia delle altrui “ipocrisie”).

          2. Andreas permettimi, il tuo commento approfondisce e riguarda l’oggettiva responsabilità, la reale coscienza (dell’atto commesso) e anche della piena libertà nel commetterlo (sai meglio di me che non sono “considerazioni mie ;-)), ma se restiamo sulla “superficiale” deduzione, non possiamo andare molto oltre, non credi?

            1. Bariom, non credo che sia utile dare corda ai giochetti sofistici di alvise. Avise vuole insinuare che per “noi”, nonostante le “belle parole” sul “non giudicare”, le donne che abortiscono sono schifose assassine. E allora, molto semplicemente, va ribadito che non è così: un conto è l’atto abortivo nella sua oggettività materiale, sempre immorale, un altro è la responsabilità personale, l’intenzione soggettiva.

              1. Andreas, quale sia il “sottile” (+ o – sottile) intento di Alvise, mi è piuttosto chiaro da tempo ;-), ognuno di noi poi ha una diversa sensibilità nell’affrontarlo.
                Ad ogni modo il concetto, pur partendo dalla sua provocazione, è stato da te per primo bel chiarito… e ti dirò credo che anche Alvise lo abbia chiaro, solo che è un po’ ripetitivo, come un vecchio disco rotto… (ciao Alvise :-))

  38. Monica

    La definizione di essere vivente è diversa a seconda dei credi. Per chi non crede, un embrione nei primi giorni dopo il concepimento non è un essere vivente. Nè si può imporre questa visione a tutti. Scientificamente parlando, nei primi giorni di “vita” un embrione è tecnicamente un insieme di cellule che non sono in alcun modo differenti le une dalle altre. Non c’è cuore, nè cervello funzionanti, che sono gli organi che scientificamente definiscono un essere vivente. Sul piano religioso, la questione è diversa. Ecco perchè l’aborto può essere compiuto entro un certo periodo, perchè fino ad allora, sempre secondo la scienza, non esiste l’essere vivente. Perchè impedire a quelli che la vedono in questo modo di compiere tale scelta? Passatemi il crudo ed esagerato paragone: per molti, scegliere di abortire in quel primo periodo è come dover scegliere di farsi espiantare un organo non funzionante o non necessario (come nei casi di appendicite).
    Vorrei ricordare come, fino a poco tempo fa, la Chiesa condannasse il trapianto degli organi in vista della resurrezione della carne. Anche questa “pratica” veniva vista come lesiva della condizione umana, perchè il corpo del donatore non avrebbe potuto resuscitare nella sua interezza, come invece previsto da Dio.
    Non fermiamoci ai nostri principi, ai nostri punti di vista. Cerchiamo di capire chi e perchè vuole che il “diritto” all’aborto venga garantito. Non è possibile, in situazioni come questa, imporre il nostro punto di vista a chi non lo condivide, perchè sono diversi i punti di partenza e le basi. La legge sull’aborto non è assassina a prescindere, perchè per molti non c’è ancora un essere vivente su cui intervenire.
    Questo è il mio pensiero. Tutto qui.

        1. Alessandro

          “alla fusione dei due gameti un nuovo reale individuo umano incomincia la propria esistenza, o ciclo vitale, durante il quale – date tutte le condizioni necessarie e sufficienti – realizzerà autonomamente tutte le potenzialità di cui è intrinsecamente dotato.
          L’embrione, pertanto, dal tempo della fusione dei gameti è un reale individuo umano, non un potenziale individuo umano.”

          Questo è la conclusione dello studio al quale rinviano i link che ho segnalato: A. Serra, R. Colombo, “Identità e statuto dell’embrione umano”.

    1. fish

      mi permetto di obiettare che in italia l’aborto è previsto fino ai primi tre mesi dopo il concepimento, e anche oltre quando l’aborto può essere definito terapeutico, ovvero quando la continuazione della gravidanza e la nascita del figlio comporterebbero seri danni fisici o psichici per la donna. (aggiungo per inciso che so per esperienza che sotto la voce “aborto terapeutico” in alcuni ospedali si fanno rientrare cose tipo: ha il piede torto/problemi all’anca e questo turberebbe la madre per il dolore di avere un bambino così).
      ora a tre mesi di vita il cuore e il cervello funzionanti (che comunque non sono affatto i parametri scientifici con cui si stabilisce se ci sia vita o meno, fosse così semplice non staremmo qui a parlarne) ci sono eccome. Le prime pulsazioni cardiache compaiono nella 5-6 settimana e nello stesso periodo si iniziano a formare le prime strutture cerebrali. Nel terzo mese inizia persino a svilupparsi l’apparato genitale. “Visualmente” un feto al terzo mese(9-12 settimana) si presenta così:

      questa foto di un feto al terzo mese che ho trovato su un blog rende ancora meglio l’idea:

      http://cosimino.myblog.it/tag/feto+di+tre+mesi

      1. fish

        poi scusami monica: “fino ad allora, sempre secondo la scienza, non esiste l’essere vivente”: “fino ad allora” quando? e “secondo la scienza” quale?
        ribadisco appunto che l’aborto è permesso in italia fino al terzo mese di vita. non mi risulta che si sia “scientificamente” provato un bel niente sulla non esistenza di un essere vivente fino a quel termine. mi sembra che le tue affermazioni in questo senso siano alquanto semplicistiche, forse non sai bene quello di cui stai parlando. in questo caso dovresti informarti meglio, per tua conoscenza personale e per non diffondere menzogne in buona fede.

  39. “…il fine di un ente è ciò per cui quell’ente esiste, incomincia ad esistere, si struttura nel suo sviluppo e matura nel suo compimento. Il fine è ciò che spiega l’esistenza di un determinato ente e ne svela il perchè e il senso. questo, però, significa anche che il fine non sta semplicemente al termine, ma sta sin dall’inizio dello sviluppo di quell’essere come causa orientante. si può non ravvisare tale fine nella sua pienezza, ma non per questo si può escluderlo dalla realtà dell’inizio: se non fosse sin dall’inizio come orientante, non vi sarebbe alcuna possibilità di compiutezza e quell’essere non sarebbe né prima né dopo ciò che è.”

    S. Bonaventura?S.Tommaso?

  40. Allora, il mio punto di vista:
    1) l’aborto non è omicidio
    2)le cifre dicono e non dicono (differenza tra le categorie, le fonti, le interpretazioni etc.)
    3)disco rotto sono io e siete voi

    1. @Alvise, lo sapevo che non ti sarebbe piaciuta quella del “disco rotto”… 😉

      Noi non siamo “dischi rotti” solo in virtù del fatto che Dio ogni giorno fa una cosa nuova: “Ecco, faccio una cosa nuova:
      proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Isaia) in primo luogo con noi 🙂
      Seppure le parole sembrino sempre le stesse…

      L’annuncio del Kerigma non è sempre lo stesso, eppure ogni giorno, in ogni tempo, la sua dirompente novità non ha eguali!

    2. Angelina

      L’aborto non è omicidio. Lo spappolamento in pezzi di un qualcosa che si ritrae, si agita con evidente e misurabile aumento della frequenza cardiaca (consentitemi: almeno tanto quanto i teneri ed inermi cuccioli di foca uccisi a bastonate) e alla fine giace inerte in frammenti su un asettico vassoio di acciaio inox è un intervento chirurgico tanto quanto l’asportazione di una muta, inerte, inutile, docile appendice. O una milza.
      L’aborto non è omicidio. Che cos’è, allora, sostanzialmente, chirurgia estetica (prevenzione delle smagliature su pancia e cosce) ?
      Che poi tutte le informazioni oggi disponibili (e ai tempi dell’introduzione della 194 ancora no) sulla vita intrauterina non aiutino a chiarire a chiunque che trattasi di essere umano vivente, questo sì che è un mistero. Una cosa che proprio non capisco è perché ci sia bisogno di discutere su un piano di fede quello che è un dato di evidenza riscontrata e misurabile: la IVG interrompendo una gravidanza interrompe una vita. Può darsi che in un paese civile e democratico si arrivi a maggioranza a consentire questa interruzione – in tempi precoci, possibilmente, è meglio per evitare l’effetto “jacklosquartatore” che risulta imbarazzante – ma per favore:
      1 – cambiare nome alle cose non ne cambia la sostanza
      2 – l’aborto è questione antropologica, sociale, anche scientifica, non dovrebbe essere ridotto ad una specie di fissazione dei cattolici

    1. Affermazione destituita di ogni fondamento di verità, in quanto ancora oggi, oggi in questo minuto secondo, sta producendo migliaia di conversioni (tu mi dirai: che dati hai? Lo sai che ho agganci “in Alto”… ;-)), ma fosse anche una sola, ha già compiuto la Sua Opera.

        1. SilviaB

          Evidentemente lei ignora quello che per i cristiani è il Kerigma… quello che significa per l’umanità.

            1. SilviaB

              Il signor Alvise ha una spiccata vis polemica, a volte irrita e a volte è stimolante… però ci deve essere un limite.
              Asserire che il Kerigma è rotto (anche solo per il gusto di una battuta) mi pare un po’ pesante, a meno che non si dia peso alle parole e allora va tutto bene.

              1. @Silvia credo il “peso delle parole” dipenda anche dal “peso” di chi le pronuncia…
                Non che Alvise non abbia un suo “peso specifico” come persona, ma quando fa battute di questo tipo… non si può proprio dargli alcun peso 😉

                Ma, in questo caso, è solo il mio “punto di vista”, quindi ha un peso… relativo 🙂

                    1. 61Angeloextralarge

                      Bariom: leggiadra non me lo aveva mai detto nessuno che avesse una vista regolamentare, comunque accetto con devozione la tua bugia. 😉
                      Sono stata 10 giorni dove abitavi tu prima di sposarti. Per la Novena di Pentecoste.

                    1. 61Angeloextralarge

                      Ale: il cuore si è adeguato proporzionalmente al resto del corpo… Accetto con devozione anche il tuo commento. 😉

                1. SilviaB

                  @Bariom, la cosa bella è che il Kerigma è anche per lui (Alvise)… speriamo che prima o poi se ne accorga, potrebbe essere il regalo di Pentecoste! Dio è così creativo!

  41. Knoperhymeswithhope

    Com’è facile basarsi su una sola esperienza e raccontare solo un lato della storia! In Nevada, appena pochi giorni fa una legislatrice è stata minacciata di morte perché ha raccontato di non essersi pentita del suo aborto a 16 anni. Oppure, per esempio io apprezzai moltissimo questo post quando lo lessi per la prima volta:

    http://www.thegloss.com/2012/03/09/sex-and-dating/my-abortion-was-the-best-decision-of-my-life-in-other-words-i-regret-nothing-624/

    Il titolo di questo post dovrebbe essere “La vita dopo l’aborto per Alessandra”. Per Amanda, Lucy e molte altre la vita dopo l’aborto è una vita felice perché hanno fatto la scelta giusta.

    1. SilviaB

      Se la scelta giusta è ammazzare tuo figlio, abusando del fatto che è una creatura che per vivere dipende da te…
      Ognuno poi ha la propria coscienza con cui fare i conti e può ingannare se stesso per tutta la vita e raccontarsi quello che vuole… ma resta il fatto che ha impedito ad un ALTRO di vivere.

    2. Lalla

      Già solo la didascalia sotto il titolo è agghiacciante: “Some of us are baby people; some of us are dog people”

  42. una mamma

    L’articolo citato è patetico nel suo tentativo di rimuovere il dolore.

    Se il bambino abortito è davvero per l’autrice un grumo di cellule:

    1. Perché sente la necessità di spiegare che ricorderà sempre la data dell’aborto soltanto perché associata al suo arrivo a New York? Excusatio non petita.

    2. Perché si è consultata con gli amici a destra e a manca? io non mi consulto con nessuno quando decido di tagliarmi un grumo di cellule – i capelli, ad esempio.

    3. Perché ha avuto bisogno di farsi accompagnare da due persone per farsi asportare un semplice grumo di cellule?

    4. Sul fatto che si sia presa un cane lo stesso anno “CHE OGGI AVREBBE LA STESSA ETA’ DEL BAMBINO”, sul fatto che si sia fatta TATUARE IL NOME DI DETTO CANE, penso che qualunque analista serio avrebbe qualcosa da commentare.

    Ci sono altri indizi celati molto male – le notti passate ad accarezzarsi la pancia chiedendo scusa… sì sì vabbé non era il tuo cuore che ti diceva di chiedere perdono ma questa cultura che ci ha indottrinati al senso di colpa…il bisogno di scriverci un articolo sopra che ricostruisce con precisione straziante il ricordo di ogni dettaglio di quei momenti… no ma lo faccio perché può aiutare altre donne, non perché abbia bisogno di esorcizzare questo dolore che mi lacera dentro…

    Questa donna, poverina, è come mio figlio quando cade inciampando dove gli ho detto di non andare, si fa male, ma per non aver torto mi guarda spavaldo rialzandosi; ma sul fondo dell’occhio si addensa una lacrima e uno sguardo che dice ‘mamma, aiuto’.

    Mi dispiace moltissimo per lei. E per tutte le altre…

  43. mariachiara

    cara costanza, (ti do del tu perchè non riesco proprio a fare altrimenti…)
    ho 17 anni, faccio il classico e adoro il greco, già…tradurre testi in cui brulicano “insetti particolarmente miti” come gli aoristi passivi… 🙂
    ho divorato entrambi i tuoi libri, li ho trovati frizzanti e assolutamente speciali:consigliati da mia mamma, che mi ha indirizzato anche al tuo blog, letti, adorati, girati alle mie amiche. ora bazzico nel blog..
    mi piace tantissimo lo stile con cui scrivi, lo trovo semplice, chiaro, diretto ed efficace:mi hai fatto ridere, piangere, pensare, capire come vivere la mia fede e il mio futuro (spero non troppo anteriore) con un lui accanto.
    penso che tu sia una delle pochissime donne che andrebbero sparate ovunque per diffondere un po’ di serenità nel futuro:in televisione, sui gionali, nelle scuole, ovunque. io, ragazza del 2013, ne ho piene le scatole di pessimismo, sfiducia, scimmie urlatrici, bipedipalmate in minigonna… ossia di tutto ciò che puntualmente ci viene messo sul piatto dal 90% dei giornalisti. tu, invece, sei speciale, costanza, ti ammiro molto, come donna:tutti i tuoi articoli sprizzano fede e idee, tu non scrivi, tu lanci coltelli contro chi pretende di sotterrare la Vita. e hai pure una mira pazzesca!
    (….ma mi chiedo:gli altri cattolici si nascondono?..)
    più che un commento, il mio è un tema. ma voleva essere un GRAZIE dal cuore, che tu mi riempi sempre con i tuoi interventi. grazie costanza, a presto!
    mariachiara

  44. Mariachiara, ho avuto una soffiata telefonica e mi sono precipitata a leggere questo commento, abbandonando lenzuola appallottolate sull’asse da stiro (dici che se mi ci siedo sopra sembreranno stirate?). Grazie, grazie, grazie, e complimenti perché la tua mi sembra proprio una gran bella penna. Lo dico davvero, e non per ricambiare smancerie. Vai, sgomina gli aoristi, sei tutti noi!!!!!

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