L’insulto e il tesoro

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di Costanza Miriano

Un signore francese a Parigi per un pic nic con la sua famiglia indossava una felpa raffigurante un uomo, una donna e due bambini, è stato fermato dalla polizia e trattenuto in caserma. Per uscirne ha dovuto pagare. Il suo gesto (indossare una felpa con l’immagine di una famiglia) è stato giudicato offensivo.

Un altro signore è salito su un palco durante un concerto pubblico su uno spazio pubblico davanti a mezzo milione di persone e ad altri non so quanti telespettatori, ha sollevato un preservativo come un’ostia storpiando le parole con cui i sacerdoti la consacrano e ci ha invitati tutti a usarlo. Non è stato fermato dalla polizia, non è stato trattenuto in caserma e non ha dovuto pagare per uscirne. Il suo gesto non è stato giudicato offensivo (a parte che gli organizzatori del concerto hanno detto che prenderanno provvedimenti).

È innegabile: quello che offende quello che abbiamo di più caro (l’eucaristia) o la nostra visione dell’uomo (la famiglia fondata sull’uomo e sulla donna) può essere liberamente espresso. Liberamente e anche, se posso permettermi, con pochissimo sforzo, zero creatività, intelligenza non pervenuta. È sufficiente prendere uno a scelta dei luoghi comuni più gettonati, forniti ovunque con appositi pacchetti pronti all’uso e travestiti da trasgressione. Tra parentesi in realtà la vera trasgressione è la famiglia, e aggiungerei che la sessualità vissuta secondo il desiderio di Dio è l’unica davvero divertente ed eccitante, perché insegna il gusto dell’attesa, e lascia sempre anche un po’ di brivido di imprevisto, è allora non c’è più “pornobisogno”, titolo della canzone del signore di cui sopra.

Con le altre fedi le cose vanno diversamente: se qualcuno si azzardasse a raffigurare Maometto, maltrattare il Corano, offendere la memoria degli Ebrei, non sposare la causa del Dalai Lama, le proteste sarebbero, senza ombra di dubbio, legittimamente vibranti ed energiche. Forse violente (per dire, la piazza di san Giovanni è quella della chiesa omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput, un luogo santo forse quanto la spianata delle Moschee, se avesse senso fare un paragone).

Ma perché noi cristiani non ci difendiamo? E perché, oserei addirittura aggiungere, è bene che non lo facciamo, che non incarniamo quel cattolicesimo depresso che solo reagisce alle offese, che gioca in difesa, preoccupato solo di non perdere?

Perché noi abbiamo già vinto, e non dobbiamo difenderci da nessuno. Non ce ne importa niente: noi stiamo dalla parte di quello che ha vinto la morte, noi abbiamo trovato un tesoro in un campo e ce lo vogliamo comprare, magari senza pubblicizzare troppo la cosa in giro, perché siamo anche un po’ gelosi, del nostro tesoro.

I primi cristiani non rivelavano volentieri la loro fede in giro, e non solo per il rischio delle persecuzioni: non avevano come noi l’ansia di portare gli altri dalla nostra parte facendo propaganda, sapevano di doversi far riconoscere dal modo audace, soprannaturale di amarsi gli uni gli altri. Sapevano di dover essere sale e lievito, piccolo gregge.

Questo spetta anche a noi, oggi, qui: essere così luminosi e belli e irresistibili che la gente debba chiederci dove andiamo, ci chieda di portarla con noi, ci supplichi quasi. Così non andremo più in giro ad arrabbiarci contro chi evidentemente non ha ancora conosciuto lo sfolgorante amore di Dio, non si è sentito abbracciato. Chi, anche una sola volta, ha intravisto appena un riflesso del volto dell’Unico Io Sono, come può preoccuparsi, per esempio dei filmetti di cassetta, delle canzoni blasfeme, delle stupidaggini dette con leggerezza o anche con dolo, per farsi pubblicità? Come può arrabbiarsi contro un fratello chi va a messa, dove il Creatore dell’universo si lascia mangiare, dopo averci  perdonati totalmente, anche dell’averlo ucciso? L’unica via per essere come Lui, è non aprire mai bocca contro nessuno, perché quando lo facciamo non obbediamo a Dio ma al suo nemico, l’accusatore. Lui vuole dissotterrarlo e rubarcelo, quel tesoro che abbiamo trovato e nascosto nel campo. Ci conviene?

fonte: ilsussidiario.net

73 pensieri su “L’insulto e il tesoro

  1. perfectioconversationis

    Ecco, io qui farei un’audace dichiarazione d’amore per Costanza, che non solo PARLA della forza attrattiva del bene, ma la MOSTRA: tutte le persone che ho conosciuto innamorate delle anime degli uomini che incontrano, per l’amore del Dio che hanno incontrato, tutte, dico, hanno uno splendore che ricade attorno a loro, una capacità di risvegliare il bene anche più profondamente nascosto. Io, che mi arrabbio molto e mi intristisco di più, so bene che solo questo amore ha sostanza, mentre il male, con tutto il suo codazzo di dolore, angoscia, ferite e solitudine, non ha assolutamente nessuna consistenza, è solo qualcosa che non c’è. Ma che fatica tenerlo sempre a mente!

  2. Ciao Costanza. Sul mio profilo Face ho pubblicato parte di questo tuo articolo (scusami se mi sono permessa…ma se l’avessi postato come link direttamente integrale..solo per il fatto che e’ cattolico, non se lo sarebbe filato nessuno…o meglio, solo gli amici cattolici..ma non e’ a loro che voglio “parlare”).
    Grazie, buonanotte

  3. Luigi

    Tutto giusto, Costanza. Ma qui il discorso di porgere l’altra guancia “non c’azzecca”. Mi spiego: se l’insulto è contro di me, va bene, non so in quale modo – in concreto – ma porgo l’altra guancia (o almeno ci provo); qui si tratta d’insulto rivolto non ai fedeli cristiani (cosa deprecabile, ma si sa i cristiani devono porgere l’altra guancia…), ma rivolto a Dio. E qui, scusatemi, ma io non posso porgere nessuna guancia, dal momento che la guancia percossa è quella di Domineiddio! Qui la santa collera ci vuole, eccome! Gesù nel tempio, vedendo la Gloria del Padre conculcata, ha preso la frusta… Non trasformiamo la Carità (con “C” maiuscola) in una melassa appiccicosa. Non trasforimiamo i cristiani in invertebrati. So che non era il senso del post, ma mi sentivo di puntualizzare. San Tommaso dice (cito a senso) che perdonare le offese fatte a se stessi è virtù, ma tacere di fronte alle offese fatte a Dio è vigliaccheria.

    1. Eppure Dio si è lasciato percuotere eccome, in Cristo Gesù…
      Comunque anch’io (come Giusi sotto…) non mi sento di affermare un’unica verità (se mai ne avessi una…) su un’argomento come questo, anche se il mio cuore ha una certezza.

      Spero gli interventi si aprano costruttivamente sul tema, per un aiuto comune 😉

      1. Giusi

        Si è proprio quello che spero. Mi piacerebbe sentire (se ne hanno voglia e tempo s’intende) Alessandro, Andreas, Paolo ma anche altri che adesso non mi vengono in mente, magari qualche sacerdote…….. E’ un conflitto che non ho mai risolto cioè so bene che alla fine il Suo Cuore Immacolato trionferà ma non mi è chiaro cosa, presentandosi determinate circostanze, dovrei fare nel frattempo, cosa è giusto… Sempre ammesso che ci riesca, ho anche paura di non riuscire ad essere all’altezza….

  4. Giusi

    Però Gesù, gli apostoli, i santi ogni tanto alzavano la voce…… Io non so come ci si comporta, sono l’ultima che può dare lezioni ma se i cristiani avessero seguito solo la via del martirio sarebbero estinti da tempo. Voglio dire ci sono state pure le Crociate, la battaglia di Lepanto, i Cristeros, la Vandea, Giovanna d’Arco (tanto per citare alcuni eventi tra i più noti). La mia non vuol essere una presa di posizione, solo uno spunto per un’eventuale discussione perchè io stessa sono sempre stata piena di dubbi. Mi sono sempre chiesta cosa vuole Gesù, che bisogna fare? Lasciarsi ammazzare, reagire (sempre ammesso che lo Spirito Santo ci dia la forza). Non è per essere catastrofista ma se la matematica non è un’opinione non è lontano il tempo che ci toccherà scegliere tra essere convertiti (ad un’altra religione), martiri o crociati. Io speriamo che me la cavo…….

  5. giuly

    Siccome ormai le dispute avvengono tutte nell’etere Costanza, che è sottomessa ma pure donna di mondo (reale e virtuale) ha cercato in questo articolo di darci e darsi un consiglio: evitiamo di battibeccare su blogs e social network di quanto siano schifose le provocazioni. Perché sono solo provocazioni stupide quelle come la buffonata svoltasi sul palco del Primo Maggio in piazza San Giovanni. E in effetti sulle pagine FB di molti amici ho visto linkato il video pubblicato dal Corriere con la prevedibile conseguenza che un coro di protesta e indignazione si è sollevato contro l’imbecille di turno. E io condivido pienamente questa santa collera, anche se non ho riproposto a mia volta il video per non dare troppa visibilità ad un gesto offensivo (ce ne sono già tanti). Quindi credo che almeno nell’etere certe discussioni siano inutili perdite di tempo e anche controproducenti. Anche facendo una autoanalisi mi rendo conto che il maggior numero di commenti che faccio sono negativi, spendo un sacco di energie a rispondere, pubblicare, leggere, brontolare, ecc…..
    Che frutto porta con sé tutto questo? A me porta solo amarezza e agli altri non fa vedere nulla di buono in me. Ma se dico di seguire Cristo che cosa si dovrebbe vedere da me? cosa dovrebbe trasparire? quello che diceva il vescovo di Parigi: una “attitudine positiva”. Pensare prima a cambiare me stessa, a far spazio a Dio nel mio vivere prima che nel vivere degli altri. Come ha detto Perfectioc. è faticoso, faticosissimo. Eppure c’è un modo per realizzarlo: pregare. Cyrano ci ha proposto di “riparare” alla blasfemia con una visita all’Eucaristia facendo atti di adorazione per consolare il nostro Gesù. Mi sembra un’ottima proposta.

    1. Credo anche io che il senso profondo del post sia proprio questo. Occorre “ricalibrare” le nostre disposizioni interiori. Di mio aggiungo: anche rendersi conto della situazione storica in cui concretamente si svolgono le nostre vite. Molti cattolici “intransigenti”, semplicemente, vivono con la mente e il cuore in un’altra epoca storica. Credono di dover “combattere” contro un’ideologia “esterna”, con le sue “truppe” e i suoi schieramenti, ma che non “tocca” le loro vite. Non è più così. Ieri l’attacco era macrostrutturale, oggi è microstrutturale. Oggi la disumanizzazione attacca direttamente le nostre vite, le relazioni quotidiane, di tutti i giorni. La “frontiera” oggi è il vicino, il collega, i familiari. Noi stessi: anche noi viviamo immersi in questa temperie culturale e sociale. Occorre riconquistare i cuori, uno ad uno,a cominciare dal nostro. Bisogna mettersi in testa che l’ansia di trovare soluzioni rapide e veloci, “di forza”, non porterà a nulla. Dobbiamo far nostra la virtù della “pazienza storica”. E la storia ha tempi più lunghi dell’istante in cui si gioca tutto.
      Ecco perché è assolutamente vitale riscoprire la fede come virtù attiva e responsabilità personale. Come ha scritto in tempi non sospetti anche Michele Federico Sciacca, non basta protestare e inveire, occorre anche costruire. Tutti abbiamo presente, basta dare un’occhiata in internet, quei settori che professano un cattolicesimo perennemente indignato e querimonioso, protestatario, velenoso, perfino crudele, impegnato in una infinita serie di “sfoghi” e polemiche esterne ed interne. Ora, occorre avere il coraggio di dire che questa non è più fede ma una sorta di ideologia politico-religiosa. Non è ispirato da coraggio e amore, ma solo da intermperanza e da isentimento mascherati da “idealità” e “difesa della fede”. È solo la via di costruire un “ghetto” per cattolici-paria, una contro-società di emarginati e “uomini del risentimento”. Una setta, in altre parole. Questo è un pericolo mortale ed è ora di prenderne atto: http://filiaecclesiae.wordpress.com/2013/02/01/inconvertibilita-dei-buoni/

        1. Grazie a te! Credo che il link che hai riportato sia, appunto, il portato della confusione tra lo spirito di “setta-cellula di attivisti politici” – che adotta, coerentemente, metodi di “lobbyng” per fare “pressione”, con tutto il corredo di frecciate velenose – e lo spirito della “minoranza creativa” che, proprio perché è creativa, deve sapere creare modalità nuove, uno stile proprio, non semplicemente mutuare gli stili e gli atteggiamenti del “mondo” (in questo caso la modalità polemica e protestataria).

      1. vale

        ne parla oggi Camillo Ruini -sul rapporto tra Dio-e religione- e Stato,in una paginata sul foglio.
        l’elefantino fa anche notare che :”…ho però il sospetto che lo scontro non sia tra verità ( o Verità, ndr) e libertà (come farebbe intendere Ruini) ma tra due verità.il postmoderno è religioso, ha un suo credo…..” e finisce col ricordare che in agosto è morta una delle femministe “dure” degli anni ’60: shulamith firestone che diceva , in un suo libro: “finché la rivoluzione non avrà sradicato l’organizzazione sociale di base, la famiglia biologica attraverso la quale può essere sempre spacciata la psicologia del potere,l’infezione verminosa dello sfruttamento della donna non sarà mai annichilita.”
        Ci siamo ,mi pare.Con la banalizzazione dell’aborto,l’ingegneria riproduttiva e le nozze gay, il più è fatto. ed è un più contronatura e controlibertario,secondo me. è una verità religiosa,mitopoietica,contro la mia verità.”(g. Ferrara)

      2. @Andreas, sono molto d’accordo con te, in special modo quando scrivi: “La “frontiera” oggi è il vicino, il collega, i familiari. Noi stessi: anche noi viviamo immersi in questa temperie culturale e sociale. Occorre riconquistare i cuori, uno ad uno,a cominciare dal nostro.”
        Era anche il senso del mio intervento (per quel che vale un mio intervento) sull’articolo poco indietro “La differenza di chi segue Cristo” quando commentavo l’invito del Papa ad arrivare “alle periferie esistenziali”… 😉

        1. @ Barlom.
          Ho letto il tuo commento e lo condivido. Il deserto dei cuori e le “periferie esistenziali” si trovano appena fuori dall’uscio di casa nostra. Anzi, sono in casa nostra. La dittatura del relativismo, riferimento costante nel magistero di Benedetto XVI, non è quel relativismo “forte”, enunciato in tesi fin dall’antichità e già confutato sul piano razionale da Aristotele, sant’Agostino, san Tommaso, ecc. Il “pensiero debole” contemporaneo è uno scetticismo “pratico”, più sofisticato e insidioso. È una pratica, un modo di vivere, uno stile di vita. È un relativismo “prescrittivo”. Non insiste più di tanto sul proprio fondamento speculativo, che si sa già essere a dir poco traballante. Ci si limita a dire: il relativismo va praticato. L’odierno processo di “liquefazione” di tutte le relazioni umane è la traduzione di questo relativismo dal piano delle idee alla dimensione esistenziale. Quando il Papa parla di “dittatura del relativismo” non parla di una ideologia definita come poteva essere il socialcomunismo. Parla di una modalità di relazione che sta letteralmente prosciugando le risorse vitali del nostro mondo, a cui occorre opporre relazioni alternative. Non basta più la “battaglia delle idee”, non basta più la semplice contrapposizione. Bisogna edificare strutture alternative a quelle che il processo di erosione della “dittatura del relativismo” sta facendo franare un pezzo dopo l’altro. È una prassi entrata prepotentemente nelle nostre vite. E non è una prassi a noi esterna. È il nostro modo di vivere, la nostra esistenza quotidiana ad essere profondamente coinvolta, “embarqué” direbbe Pascal. La metafora della liquidità non è scelta a caso. Il relativismo del nostro tempo è come un fiume che, esondando, invade le nostre case, le nostre vite. L’acqua del fiume straripato è giunta in casa nostra, il deserto del nulla è avanzato fino ai nostri piedi. Possiamo avere un arsenale in soffitta, in cantina, dove vogliamo. Non basterà a prosciugare la terra, a bonificare il terreno. Accanto alla spada occorre avere una vanga per dissodare la terra. Lavorare pazientemente la terra sarà certo meno esaltante che brandire la spada alla maniera di un cavaliere medievale, ma un bagno di umiltà – cioè un “ritorno al reale” – è la sola cosa che possiamo e dobbiamo fare. Prima ce lo metteremo in testa, meglio sarà. Incorre in un abbaglio accecante chi taccia tutto questo di “buonismo” o “intimismo”. Una cosa non esclude l’altra, ma è assolutamente fondamentale essere consci che non basta e non basterà la battaglia culturale e politica nella pubblica arena.
          Qualche giorno fa ho potuto ascoltare la prof. Laura Boccenti sviluppare questo concetto e, insieme alla diagnosi, fornire un abbozzo di terapia: sarà il nostro amore fattivo a giocare un ruolo fondamentale nel tempo che verrà. È ciò che ha insegnato Benedetto XVI a Fatima, nell’omelia del 13 maggio 2010: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162)».
          Come a Sodoma, il Signore sta cercando giusti per riscattare il nostro tempo, ci interpella ad uno ad uno.

          1. @Andreas, nuovamente non posso che concordare…

            Sul pensiero “liquido” si potrebbe anche dire che esso non ha in realtà alcuna forma, ma prende quella del contenitore (come ogni liquido…), quindi un pensiero che si adatta, prende la “forma” del momento, del contesto, della “convenienza…

            “Non basta più la “battaglia delle idee”, non basta più la semplice contrapposizione.” e ancora “sarà il nostro amore fattivo a giocare un ruolo fondamentale nel tempo che verrà.”
            Non e forse così che SEMPRE dovrebbe essere a avrebbe dovuto essere? Non è stato forse così al tempo delle prime Comunità Cristiane?

            Se non è un pensiero troppo ardito, a volte penso verrà chiesto a noi: “Dov’è Caino tuo fratello? Gridava contro di te, ma stava gridando a me la sua sofferenza…” e sì, verremo interpellati (e già lo siamo) uno ad uno…
            —————————–
            Nota di tutt’altra natura… il mio nick e Bariom non Barlom (solo perché è un errore che si ripete ;-))

            1. Ops, mi scuso allora… Purtroppo sono mezzo “cecato” e talvolta le “ì” mi si confondono con le “l”… 😀
              Sono d’accordo anche su questo. Perciò la “liquidità” del nostro tempo è una “pratica” che si “insinua” nelle nostre vite, come l’acqua che assume le forme del contenitore, come hai illustrato efficacemente.
              Sì, è sempre stato così, sempre la sequela è personale. Ma un tempo la società e il costume, più sane, fornivano nutrimento alle anime, non il deserto del nulla.

  6. Grazie Costanza per il tuo articolo. E’ triste rilevare come tutto ciò che sia offensivo, anti-religioso (ed in particolare anti-Cristiano) e blasfemo riceva gli “applausi” dell’opinione pubblica. Gli esempi che hai citato sono sintomatici di dove, purtroppo, sta andando la società. Sono un Cristiano non Cattolico ma ti ringrazio per aver manifestato con fierezza una posizione che sta diventando sempre più “scomoda” e “politicamente scorretta” da difendere.

  7. perfectioconversationis

    Rm 8, 32 “Filio suo non pepercit”, ” non ha risparmiato il proprio Figlio”.
    Difendere i diritti di Dio è importante e se, ipoteticamente, fossi stata a portata di ceffone, è probabile che avrei tentato di affibbiarne uno al giovane alternativo. Di più: per non cadere tutti gli anni in questo gioco delle parti, in cui l’organizzazione lascia mano libera e poi si dissocia, imporrei un contratto tale che lascerebbe i furbetti sul lastrico fino alla nona generazione. Ma, alla fine, Dio stesso non ha risparmiato il suo proprio Figlio e la salvezza non deriva dalla sfuriata nel tempio, ma dalla docilità alla croce. Le due cose non si annullano, e ci vuole molta saggezza ad equilibrarle, ma, nel caso si debba eccedere su un fronte, e nonostante non sia quello che mi verrebbe spontaneo al primo colpo (e neppure al secondo…), credo che sia quello della mitezza.

  8. francesco

    Grazie Costanza per questa tuo articolo che mi ha fatto guardare dentro e scoprire che incarno quel cattolicesimo depresso che solo reagisce alle offese …
    Grazie di cuore, preghiamo gli uni per gli altri e sopratutto per che ci offende

  9. lucasette

    Post veramente interessante. Non sono d’accordo con la mitezza quale esclusiva forma interlocutoria verso il resto del mondo, preferisco di gran lunga la ricerca e la “pretesa” della RECIPROCITA’.
    E non si creda che quest’ultima sia una strada semplice e condivisibile: l’amore non prevede obbligatoriamente la nostra scomparsa come civiltà e fede. Io non mi arrenderò mai nè sui media nè in privato, la scena vergognosa del primo maggio andava esecrata e invece sta passando praticamente sotto silenzio.

  10. Franca 35

    Andres Hofer e Costanza, grazie. In mezzo a questo turbinio di scempiaggini in cui ci tocca vivere, nel mio piccolo continuo a “costruire”, come dice Andreas. E lo faccio con i miei ragazzi di catechismo. Qualche volta mi è permesso farlo perfino con i nipotini (stando attenta a non insistere molto). Getto dei semi e cerco di farli ragionare, perché arrivino da soli alle conclusioni. Poi lascio fare al Signore e ho fiducia in lui. E aggiungo preghiere, soprattutto davanti a Gesù Eucaristia. Un saluto a tutti.

  11. Corrado

    Eh no. Ogni tanto una pedata nel sedere va data. Gesù ha preso una corda e ha buttato fuori i mercanti dal tempio. Basta

    1. Il punto non è questo. Il problema è quando “ogni tanto” diventa “sempre”. È un po’ come quelli che, con la scusa che la “prima carità è la verità” brandiscono la verità come “clava”. Come diceva perfectio, occorre trovare un equilibrio. Non si combatte un eccesso con l’eccesso contrario. È umanamente comprensibile, ma pur sempre di tentazione si tratta. E lo stesso amore per la verità impone di indicarla come tale.

  12. Alessandro

    Penso che le reazioni improntate a sdegno rancoroso e protesta querimoniosa non si addicano al cristiano. E’ vero: Cristo è il Vivente che ha sconfitto una volta per tutte la morte e il peccato, Sua è la vittoria e non c’è blasfemia che la possa minacciare. Chi sta unito a Cristo è “supervincitore”, “tra vincitore”, “ultravincitore” (come dice San Paolo). Sconfitto è chi non sta unito a Cristo. Quindi, se non si vuole fallire la propria vita, è prioritario dedicarsi a intensificare la propria comunione con il Signore. Sconfitto non è il peccatore gettato nella polvere da chi si considera vincente incontaminato perché ritiene di avere Dio dalla propria; sconfitto è chi sceglie di perdersi mentre Dio gli tende la mano per ritrovarsi. Il cristiano non si compiace della lontananza altrui da Dio, non si concede a ostentarla con voluttà: ove la ravvisi, gli è richiesto di esercitare la correzione fraterna e di operare (con preghiere, sacrifici, un’adeguata vita sacramentale) perché, a partire da sé stesso, si propaghi e si rinvigorisca la comunione con Dio nei discendenti di Adamo. Di fronte ad atti di odio nei confronti di Cristo e della Chiesa, il cristiano non si presterà a giudicare l’errante per squalificarlo irrevocabilmente, per inchiodarlo al proprio errore tanto che egli si identifichi con esso e quindi non possa emendarsene.
    L’emendazione passa anche, se necessario, attraverso l’espiazione di una condanna penale. Come spiega la giurista Violini, la pubblica autorità è tenuta a “perseguire chi, in pubblico, compia atti blasfemi” come quello noto:

    http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/5/6/IL-CASO-1-Il-giurista-il-ricorso-di-mons-Negri-contro-la-blasfemia-di-Stato-e-legittimo/2/390000/

    E’ doveroso che una società tuteli il sentimento religioso di chi la compone, e che il cristiano si batta perché la società in cui vive l’offesa al sentimento religioso sia sanzionata e repressa, giacché il cristiano deve adoperarsi perché la società sia più giusta e una società in cui l’offesa al sentimento religioso non fosse contrastata per legge sarebbe una società poco giusta.
    Certo non c’è da attendersi che un’azione penale, pur dovuta, da sola inverta la tendenza che tutti i giorni tocchiamo con mano: si stanno smarrendo i “fondamentali” della cattolicità, sta svanendo quel sensus fidei che fino a qualche decennio fa permeava la condotta e l’autorappresentazione stessa della popolazione italiana (anche di chi magari a Messa ci andava sì e no). Come dice Andreas, non ci sono soluzioni facili e spedite. E nemmeno soluzione già praticate. Una situazione inedita richiede un supplemento di fantasia (e una più generosa docilità a secondare l’esuberante, imprevedibile fantasia dello Spirito, creatore e creativo). Bisogna faticare ogni giorno, in un concretissimo rapporto uno-a-uno, col familiare il collega il coinquilino con sé stessi ecc. Io ho meno di quarant’anni ma mi rendo conto che questo “sfratto” di Cristo dalla “mens” con la quale si affronta la propria esistenza s’è fatto largo anche in me, assorbito dalla temperie culturale che ho attraversato e attraverso…

  13. leavemeaphoto

    Nel senso che se noi taceremo grideranno le pietre e il male avanza quando i (presunti) buoni tacciono o non fanno niente. I toni e il ‘giudizio’ sono assolutamente discutibili, ma certi toni e giudizi sono solo nel cuore di chi legge e non in quello di chi ha intenzioni buone, ma ancora condizionato dai propri limiti di amore.
    Anche in questi spazi spesso in nome della verità si sono sorpassati alcuni limiti di sensibilità cristiana, ma la buona fede di chi difendeva la Verità è sempre ‘passata’. Credo.

    1. In generale possiamo dire ben poco su cosa sia “passato”, perché solo Dio legge i cuori. Non tutti hanno le medesime reazioni. La “buona fede” poi vale quanto la “sincerità”. Non è ncessariamente indicatore di autenticità e limpidezza. Spesso lo slogan “sincerità ad ogni costo” è solo l’alibi con cui si giustificano ogni genere di durezza e malignità. Si possono produrre devastazioni inenarrabili in nome della “buona fede” e della “sincerità”. Difatti le “buone intenzioni” lastricano vie non precisamente consigliabili, com’è noto.

  14. SilviaB

    Cara Costanza… mi metti sempre in discussione.
    Uffa.
    Penso si debba chiedere sempre discernimento a Dio, attraverso i Sacramenti, attraverso l’ascolto della Parola, la preghiera.
    Non c’è un bel comportamento standard indottrinato, predigerito, passepartout.
    La mia innata indolenza lo troverebbe assai comodo!
    Sicuramente come detto da molti, vale l’evangelizzazione fatta con la propria vita, il contagiare l’altro con la gioia che deriva dalla fede, dalla misericordia incontrata in Cristo.

    Se dovessi incontrare questo ragazzo a tu per tu gli direi che Cristo è morto anche per lui che lo ha deriso e bestemmiato, che lo ama e sicuramente lo perdona, gli parlerei della liberazione che si prova nella misericordia e di come sia più bella la vita insieme a Cristo! Gli porterei la mia esperienza.

    Altra cosa però è l’atteggiamento “pubblico” della Chiesa, di noi cattolici davanti alla blasfemia strumentalizzata, alla bestemmia pubblicamente sbandierata.
    Sbagliato entrare in “guerra” ma non si può tacere dando segno di debolezza, di mollezza che verrebbe subito strumentalizzata come poca convinzione.

  15. Twentyrex

    Vorrei avere questa forza e questa sicurezza, ma invece mi sento quasi sempre smarrito tra i tanti problemi di salute, di famiglia e di lavoro e resto sulla difensiva. Certe volte provo quasi vergogna a pregare per avere aiuto, non solo materiale, ma principalmente morale. Per contrastare la depressione, per avere pazienza e sopportare presenze necessarie che mi mortificano e mi feriscono spesso. Provo invidia per la forza di Costanza ed, al tempo stesso, trovo una grande consolazione nel vederla così solare e serenza dinanzi all’arroganza ed all’odio di quelli che hanno scelto la violenza. E così mi trascino e cerco di andare avanti, contrastando la nalattia subdola e vendicativa che mi coglie sempre quando avrei bisogno di poter agire. Come faccio a comunicare gioia e sicurezza, quando basta un nonnulla per commuovermi? Talora sogno di poter avere qualche momento di solitudine per lasciarmi andare ad un piano liberatore, ma mi rendo conto che le lacrime si riproducono. Poi mi viene l’idea di trovare un Padre confessore, come esistevano una volta, con il quale aprire finalmente il mio cuore e liberarmi l’animo da tutte gli errori del passato che ancora mi opprimono. E così la mia testimonianza di fede si riduce alla semplice professione di fede che mi capita di fare quando qualcuno sul lavoro comincia certi discorsi che toccano argomenti che possono prendere strade che non intendo seguire. Ben poca cosa, dunque. e sempre su un piano limitato al mondo del lavoro.

  16. maria

    Il tuo articolo e’ stato un balsamo…hai ragione hai proprio ragione cose c’importa a noi quando abbiamo gustato che cosa vuol dire essere amati da Dio …cosa ci può separare da Lui!?

  17. Sempre con l’intento di aggiungere qualcosa alla discussione…

    Possiamo realmente dirci “difensori di Dio”? Dio ha bisogno di essere “difeso”? Significherebbe che Dio è “offendibile”, cioè qualcosa gli può essere tolto, il Suo Onore leso, la Sua Magnificienza Infinita in qualche modo scalfita…
    Questo non è possibile, o Dio non sarebbe Dio.

    Vi è poi la difesa della Verità, o la difesa delle “cose” Sacre… cito ad esempio la Santissima Eucaristia nella forma delle particole consacrate. E comunque anche qui, portando alle estreme conseguenza l’esempio, magari difese a costo della propria vita (come San Tarcisio), ma non certo passando a fil di spada il profanatore…

    1. Luigi

      Interessante, Bariom… Certo che Dio non ha bisogno di me per difendere la Sua Gloria. Ma se qualcuno insulta mio padre, o la mia bandiera, o quanto ho di più caro, posso trincerarmi dietro questo ragionamento, dicendomi che mio Padre o la mia Patria non hanno bisogni di me…?

      1. @Luigi, condivisibile il tuo ragionamento e il tuo paragone, ma utilizzando il medesimo: se insultano mio padre, il sentimento che provo non è forse il sentirmi offeso, ferito (mettiamoci quel che crediamo) nell’animo perché è stato toccato quanto ho di più caro?
        Quindi sono io l’offeso (anche il nome o l’onore di mio padre certo, ma stiamo in realtà parlando di Dio – vedi sopra…) e all’offesa – a questo punto personale, che mi ha ferito, come debbo reagire?

        Se stiamo al Vangelo non abbiamo molte alternative… 😉

        Altro è come “contrasto”, dare Lode e Onore a Dio. Insomma alla bestemmia reagire con un Lode, che non è comunque “riportare il conto in parità”, ma testimoniare la Verità e – nei confronti degli altri – dare a Dio (o ri-dare, ma sempre inteso nei confronti di chi ascolta…) ciò che gli spetta e gli appartiene. 🙂

  18. lidiaB

    io personalmente, quando sento di questi fatti, sogno sempre di trovarmi la dove il fatto avviene e cantare con gioia a squarciagola:
    CRISTUS VINCIT, CRISTUS REGNAT, CRISTUS IMPERAT!
    Prima o poi mi capiterà di essere presente e di poterlo fare
    Grazie Costanza

  19. Roberto

    A dire il vero, Dio può essere offeso.
    Può essere offeso, crocifisso e vilipeso da tutti i peccati, nella sua umanità durante la sua vita viatrice, attraverso l’unione ipostatica con il Verbo Eterno che vede tutti i tempi posti davanti a Lui. Ciò implica che ogni peccato di ogni tempo (prima di tutto i nostri, certo) in qualche modo contribuisce ad accrescere le sofferenze della Sua Passione.

    Inoltre, può essere offeso nelle opere che desidera vedere poste in essere.
    Così, se anche da ogni male può trarre un bene superiore, ogni peccato e ogni bene mancato di fatto impediscono, in ragione della Sua Volontà di riservare la chiamata all’esistenza di tutta una serie di creature attraverso le “cause seconde”, che qualcosa che Dio riteneva “ab eterno” buona e desiderabile, “non sarà” in eterno. Per fare un esempio, tale è la ragione per la quale la contraccezione è un peccato così grave. La cui gravità potrà essere compresa appieno solo quando vi saranno “terre nuove e cieli nuovi”. Analogamente, ciò varrà per molti altri aspetti del creato che neppure possiamo cominciare a sospettare.

    In terzo luogo, l’offesa a Dio è tale in ragione della volontà di colui che offende, anche se questi non può sottrarre alcunché alla Divinità Eterna e impassibile.

    Si può magari capire da questa breve citazione delle Rivelazioni a Santa Brigida, nella quale (in questo caso) è la voce della Madonna a parlare:

    “”Ma io mi lamento ora che il Figlio mio, più dolorosamente è crocifisso dai suoi nemici, che sono ora nel mondo, che non facessero allora i giudei. Infatti, sebbene la divinità sia impassibile e non possa morire, tuttavia essi lo crocifiggono con i propri vizi. Come infatti un uomo sarebbe giudicato e condannato per l’offesa e la lesione fatta all’immagine di un suo nemico, anche se l’immagine non ne soffrisse, per la cattiva volontà d’offendere si riterrebbe effettuata, così i loro vizi, con i quali crocifiggono spiritualmente il Figlio mio, sono più abominevoli e più gravi di quelli di coloro che lo crocifissero nel corpo.””

    1. @Verissimo Roberto, ma la differenza sostanziale è che Dio in suo Figlio non si è sottratto alle offese e Cristo ha scelto LIBERAMENTE di prenderle su di sé.
      Di fatto la conseguenza delle “offese” a Dio, ricadono su colui che le arreca.

      1. In realtà credo si possa anche dire (come in parte hai detto Roberto), che, come Dio si è lasciato “offendere” in suo Figlio e per la precisione, nell’umanità del Figlio Suo, ancora oggi l’Umanità di Cristo, nel suo Corpo Mistico – la Chiesa – può essere (e di fatto lo è) offesa, ferita, vilipesa, crocefissa e anche messa a morte (i tempi sono questi e Dio lo sta permettendo e forse chiedendo come ha fatto con il Figlio Suo) e come si è “difeso” Dio nel Suo Figlio o come lo ha difeso nella Sua Umanità così umiliata?
        Apparentemente ha taciuto, sino alle estreme conseguenze (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?), salvo risuscitarlo nel terzo giorno.

        1. Roberto

          Sicuramente Lui sì, Bariom, ma noi non dobbiamo dimenticare un concetto molto importante: e cioè che a Dio e a Dio soltanto spetta di stabilire quando permettere il male da cui Lui trarrà un bene superiore.
          Noi dobbiamo ritenere come primo dovere quello di opporci sempre al male, con mezzi leciti e salvo che questo comporti mali maggiori, e solo qualora vediamo i nostri sforzi non coronati dal successo, sopportare il male con la rassegnazione cristiana che non è banale “rassegnazione” umana, ma l’accettazione degli imperscrutabili disegni divini – sempre pronti alla lotta, però!

          Poi, le considerazioni spossibili sono infinite: quando siamo vittime personalmente possiano porgere l’altra guancia (consiglio evangelico, non precetto).
          Quando è colpita la Chiesa il primo dovere è la difesa.

          Il modo nel quale esercitare tale difesa, rientra in un ventaglio di possibilità, quale la riparazione, una reazione più vibrante, ecc.

          E poi ancora, entrando nel merito ‘sto tizio è un tale rinc…. che stranamente neppure riesco ad arrabbiarmi: la sua stupidità è troppa perché riesca a scendere così in basso per contemplarla.

          Tra le tante cose si deve anche rammentare che l’attacco non sempre è la scelta migliore; anche se io, che non sono affatto bravo come Costanza, ne faccio una ragione meramente pragmatica a cui accennava anche Giuly: se alla fine della nostra indignazione abbiamo consumato energia, disperso forze operative e perduta la quiete del cuore, sede della volontà, siamo stati magari distratti e incapaci di svolgere i nostri doveri di stato e di preghiera, senza ottenere alcunché, ecco che non abbiamo certo fatto un bell’affare.
          Tempo fa, proprio qui io l’avevo definito come quel comportamento dei cani da corsa che corrono ciecamente appresso ai conigli meccanici.

          E questi poveri mentecatti questo sono: pupazzi caricati a molla dall’ideologia (e prima ancora dal peccato e da Satana) perché ci distraggano così spingerci a correre loro appresso sprecando le nostre forze e risorse.

          E’ bene invece che chi di dovere soprattutto tra i Vescovi (viva Dio qualcuno sta alzando la voce) si faccia sentire così da non correre il rischio di fare scambiare il silenzio con tiepidezza.

          1. @Roberto, ottima considerazione questa: “se alla fine della nostra indignazione abbiamo consumato energia, disperso forze operative e perduta la quiete del cuore, sede della volontà, siamo stati magari distratti e incapaci di svolgere i nostri doveri di stato e di preghiera, senza ottenere alcunché, ecco che non abbiamo certo fatto un bell’affare.”

            Permettimi però un’ultima precisazione…
            Tu scrivi: ” …possiano porgere l’altra guancia (consiglio evangelico, non precetto)”.

            Dobbiamo considerare il contesto di questa “famosa frase” (tanto che anche i non-credenti la conoscono e citano). E’ tratta dal Vangelo di Matteo e parallelamente di Luca e più precisamente dal “Discorso della montagna”. Questo “discorso” non può essere ridotto a una somma di “consigli evangelici”. E’ in realtà il “ritratto del Cristiano”, Il compimento (e la trasformazione) della Legge mosaica in Gesù Cristo.
            Quindi né “consiglio” (che sa tanto di una cosa che se vuoi la segui sennò puoi farne a meno…), né precetto, perché impossibile da compiere all’Uomo sulle sue forze, ma che con l’aiuto dello Spirito Santo nel Cristiano si deve compiere… né più, né meno. 😉

            1. Roberto

              Consenti anche a me di insistere sul punto, dunque, Bariom 😉

              Porgere l’altra guancia è un consiglio evangelico e non un precetto, perciò non è obbligo di tutti i cattolici ma un consiglio di perfezione, legato a particolari vocazioni, e non stringente per tutti poiché non tutti abbiamo, appunto, la stessa vocazione. Non entro nel merito di tutto il Discorso della montagna perché ciò amplierebbe oltremisura le considerazioni da fare.

              Ora l’unico link che trovo a riguardo, attraverso una rapida esplorazione del motore di ricerca è qua:

              http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3313

              se digiti “consiglio” nella funzione “trova” arriverai subito al punto.

              1. @Roberto, proseguiamo in questo scambio (l’intento spero avrai capito non è tanto stabilire “chi ha ragione”, ma se vogliamo la “reciproca edificazione” ;-)).

                Io sgombrerei subito il discorso dai termini quali “precetto” o “obbligo”. Io non ho mai parlato né dell’uno né dell’altro e se sono stato frainteso è perché ho esposto male il mio pensiero.
                Il “cammino di perfezione” a cui il Signore ci chiama, “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”, è si un “obbligo morale” per chi intraprende un cammino di conversione, ma è soprattutto un “aspirare (sempre) alla Santità”, avere questa come profondo desiderio interiore e come Dono da chiedere insistentemente al Padre tramite lo Spirito Santo. Vivere questa “tensione” come un insieme di obblighi o di precetti (che pure esistono) è deleterio, perché induce al moralismo e, per di più, rende solo evidente la nostra umana incapacità di “compiere questa perfezione”, di cui fanno parte anche quelli che tu chiami “consigli di perfezione”…

                Posto quindi che “Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.” ecc, è il preciso invito di Cristo alle azioni che distinguono il Cristiano nella sua perfetta similitudine con la Perfezione del Padre Celeste, incarnata dal Figlio (che tutte queste Parole ha compiuto), non possiamo relegare questo invito a “un consiglio di perfezione, legato a particolari vocazioni…” (come tu scrivi).
                Queste parole si debbono compiere in ogni particolare vocazione cristiana, perché ogni vocazione “particolare” riporta alla vocazione principe: “siate Santi” (!!).

                Ecco perché “…è stringente per tutti poiché tutti abbiamo, appunto, la stessa vocazione”.

                Il pensare che, quelle che scopriamo come “parole troppo alte”, non alla portata della nostra umana debolezza, ferita per di più di peccato, siano per “altre e più alte vocazioni” o per esperienze da “super-cristiani” o quel che si vuole, è un inganno (come quello di pensarle come un obbligo che debbo – a tutti i costi e sulle mie forze – compiere) che porta a “ritagliare” e ridurre la Parola, ad un parola alla portata dei nostri umani limiti (ammesso che lo divenga, dato che spesso non riuscimo ad amare neppure coloro che ci amano…).

                Sono numerosi i testi, i commenti, la patristica che molto meglio di me, può aiutarti ad approfondire questi “concetti”.
                Ti invito anch’io a fare una ricerca (almeno in questo internet è una gran cosa…), ma non partendo da “consiglio”, partendo, se vuoi, dalla frase stessa “A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra” o fai una ricerca sulle Beatitudini, poi (magari) mi saprai dire 😉

                Ti auguro un buona giornata sul cammino di perfezione 🙂

                1. Roberto

                  Bhe Bariom, ma a mio parere quello su cui possiamo sicuramente essere d’accordo è che ci sono parole troppo alte per la nostra umana debolezza, e proprio per questo innanzi tutto la Santità si chiede nella preghiera e si attinge dalla frequentazione dei Sacramenti.

                  Ciò detto; che forse anche il mio pensiero non sia espresso con sufficiente chiarezza?

                  Esistono consigli evangelici, come sono certo tu ben sai. Tali consigli evangelici, i più noti dei quali sono “povertà castità obbedienza”, possono diventare voti che sono, appunto, legati a particolari vocazioni. E non ci si scappa. Anche il porgere l’altra guancia rientra tra questi. Ciò di certo non significa che perciò questi siano “affar d’altri”. Sarebbe come argomentare che chi non si lega coi voti di “castità povertà obbedienza” può fare il crapulone, l’avido accumulatore, disprezzare l’autorità, ecc.
                  Chiaro che non può essere tale il senso.

                  Pure, a me pare – ho la sensazione, che sarà di certo sbagliata – che il porgere l’altra guancia a cui ti riferisci tu sia una rinuncia a opporsi al male. In tal caso, il porgere l’altra guancia può anche diventare un peccato.
                  Tant’è, mica me lo invento io… d’altronde, hai di certo letto la citazione di San Tommaso. Che altro posso dirti?

                  Se invece mi stai dicendo che compito del cristiano è l’imitazione di Cristo, la sua assimilazione a Lui nel cammino di Santità, e che tale è il senso del Discorso della Montagna, ohi, sono perfettamente d’accordo.

                  Ma, e qua torniamo punto e a capo, all’interno dell’unica vocazione alla Santità, ci sono tante vocazioni e non tutte prevedono la rinuncia a opporsi al male nel modo in cui (ripeto: a me pare, magari mi sto sbagliando) lo intendi tu.

                  Perciò, se per esempio un cristiano viene umiliato in quanto tale, può decidere di porgere l’altra guancia. Ma se però si rende conto che l’aggressione di cui è vittima ha come bersaglio non tanto lui in quanto persona, ma lui in quanto cattolico, e perciò il bersaglio dell’attacco (inteso in senso lato) è la Chiesa, può anche diventare doveroso non porgerla, la famosa guancia. Dipende poi dal caso e dalla circostanza, e soprattutto se da ciò possono derivare mali spirituali per sé e per altri.

                  Oppure, se si ha responsabilità della difesa dei deboli (che potrebbero essere semplicemente anche il proprio nucleo familiare) e porgere l’altra guancia si concretizza nel sottoporre a pericolo coloro che ci sono affidati, ecco che di nuovo tale consiglio non può più essere praticato.

                  Così via. Quindi, applicare in maniera radicale e, potrei dire con una terminologia imprecisa, “totalizzante”, questo consiglio è riservato solo ad alcuni. Ritenere per tale ragione che ciò sia solo affar di pochi, è altrettanto riduttivo e scorretto.

                  Io sto parlando di vocazioni particolari e di ciò che non può essere preteso a ogni cattolico in quanto tale. Tu, poggiandoti sul significato pregnante del Discorso della Montagna, stai allargando la questione per rifarti all’unica vocazione di Santità. Ho la sensazione che ci stiamo muovendo su due piani diversi…

  20. Alex67

    Come sempre, il Vangelo (questo è l’odierno) spiega meglio di nostri mille discorsi:

    “Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?
    Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
    Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.
    E QUANDO SARA’ VENUTO, EGLI CONVINCERA’ IL MONDO QUANTO AL PECCATO, ALLA GIUSTIZIA E AL GIUDIZIO.
    QUANTO AL PECCATO, PERCHE’ NON CREDONO IN ME;
    QUANTO ALLA GIUSTIZIA, PERCHE’ VADO DAL PADRE E NON MI VEDRETE PIU’;
    QUANTO AL GIUDIZIO, PERCHE’ IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO E’ STATO GIUDICATO. “

  21. SilviaB

    Aggiungo un’altra riflessione sulla diffusione della blasfemia, soprattutto quando è quasi nascosta.
    Mi spiego: occupandomi di comunicazione visiva da una vita, ho un po’ la fissa su tutto ciò che è al limite della percezione.

    A volte ci sono dei vere e proprie bordate contro Dio, la Chiesa e il Cristianesimo in film, spettacoli o pubblicità apparentemente innocui, anzi, particolarmente ameni e pensati per le famiglie!

    L’anno scorso ho assistito ad uno degli spettacoli teatrali più tremendi dove Dio, il Magistero della Chiesa e la figura del sacerdote venivano fatti a pezzi: il famosissimo musical “Aggiungi un posto a tavola” da molti anni replicato in Italia, tradotto nel mondo, considerato adatto alla famiglia… avrei bisogno di molto più spazio per descrivere quello che ho visto oltre l’apparenza di uno spettacolo “leggero”. Se avete la possibilità andate a vederlo.

    Faccio un altro esempio più veloce: film “Le comiche” di Neri Parenti con Villaggio e Pozzetto – episodio “il matrimonio”
    (si trova su You tube).
    In 15 minuti c’è un susseguirsi impressionante di demolizione e ridicolizzazione di sacramenti e simboli religiosi:
    (in ordine cronologico)
    il sacramento del matrimonio – la confessione – il segno della croce (che Pozzetto continua a fare) – la figura del sacerdote (un vero idiota) – la sposa in mutande – il prete che (ovvio) le tocca il sedere – i canti – i santi – il Tabernacolo!(in cui spuntano le teste dei due comici) – i miracoli e la statua di Gesù – le candele votive – il cero pasquale – il segno di pace e alla fine tutti vengono inondati dalla vernice rosso sangue.

    Esagero? O forse c’è un vero e proprio attacco a volte esplicito, ma molto più spesso occulto e quasi subliminale, alla nostra fede da parte del “mondo”?
    Certo, Costanza ha ragione quando dice che Cristo ha già vinto… noi abbiamo già vinto!
    Ma il nemico si sta comunque dando da fare, in ogni modo.

  22. Buona sera ragazzi! Al di là del parere personale sui matrimoni fra gay, la polizia francese ha un sacco di fantasia per ricollegare il disegno sulla felpa di quel signore a qualcosa di offensivo, insomma io ci avrei a mala pena fatto caso ( forse perché corro abbastanza, o forse lo avrei attribuito solo ad al suo gusto estetico ). La storia dell’ostia e del preservativo è molto più grave. Si può anche fare propaganda a certe cose ma con intelligenza e buon gusto anziché scomodare Dio, soprattutto per questioni tanto personali.

    1. La polizia francese fa quello che le viene ordinato di fare

      “Avete parlato con i poliziotti, erano convinti dell’arresto?
      No, molti poliziotti che ci hanno interrogato e letto i nostri diritti mostravano disgusto per quello che stavano facendo ritenendo fosse solo un lavoro politico. Non possono naturalmente dirlo apertamente, perché sono addestrati a farci confessare il nostro delitto e strapparci qualche segreto, ma molti di loro avevano l’aria di chi disprezza ciò che sta facendo, perché questa è politica e non giustizia.”
      http://www.tempi.it/io-tra-i-67-francesi-arrestati-perche-manifestavo-in-silenzio-per-la-famiglia-ecco-come-e-andata#.UYq-rxwhq5q

        1. L’hobby già ce l’hanno, mi pare: legiferare in base alle loro posizioni ideologiche, infischiandosene di quello che pensa e dice il popolo cosiddetto sovrano. Come dicevano dalle mie parti nel 1799: “Liberté egalité fraternité tutto per me”

  23. L’ha ribloggato su "Noverim me, noverim Te."e ha commentato:
    Questa è la gente “libera”: quella che scimmiotta la Consacrazione, quella che per affermare sè stessa deve denigrare il prossimo, quella che non riesce a stare nella Pace.

    “Una continua rincorsa alla soddisfazione dei miei desideri, una perenne ricerca dell’appagamento attraverso piaceri effimeri dei quali una volta svanito l’effetto non resta nient’altro che bisogno di ritrovare quelle sensazioni.
    Come la corsa selvaggia di un folle disorientato.
    Giovanni Paolo II diceva che quando ci comportiamo in questo modo, è il bisogno di conoscere Dio che ci porta a fare questo.
    Il problema è che siamo uomini, non serpenti che ricercano l’equilibrio termico spostandosi dal freddo al caldo e viceversa.
    Scoprire la nostra condizione di uomini, ci porta a non cercare la Pace interiore attraverso le cose esteriori (è anche abbastanza contraddittorio tale comportamento).
    Non è certo alla maniera del serpente che si può raggiungere tale obiettivo.
    L’uomo ha il “termostato” dentro di sè, può avere Dio e la sua Pace all’interno di sè perchè Lui ce l’ha mandata e ci dà il diritto di chiedergliela in ogni momento.

    E le GMG ne sono la testimonianza.

  24. Mi scuserete se non ho tempo di leggere i commenti e quindi partecipare alla discussione, vi lascio solo una citazione di Kierkegaard (vado a memoria abbiate pietà): “il cristianesimo non si difende, il cristianesimo attacca” e una considerazione calcistica: vedo che la fede del marito ha coinvolto anche Costanza visto che è chiaramente zemaniana (non conta quante ne prendi, conta che ne fai una in più dell’avversario) 😉

  25. sara s

    Non faccio in tempo a leggere tutti i post, quindi forse ripeto una perplessità che già ha avuto qualcun altro e a cui è già stata data risposta. Io non vedo alcuna contraddizione tra l’ atteggiamento di cui parla Costanza, che condivido totalmente, e una presa di posizione decisa e chiara e anche pubblica. Mi sono sentita incoraggiata leggendo le parole di due vescovi italiani (e certo, anche di tanti laici) contro questo evento, e grazie a Dio che qualcuno parla a voce alta!
    Non daremo fuoco al palco del primo maggio, così come non manifesteremo con le molotov, ma manifesteremo, questo sì, scriveremo sui giornali e ci esporremo pubblicamente.Penso che la testimonianza di vita, da sola, rischia di cadere nell’intimismo; la testimonianza pubblica, da sola, rischia di diventare ideologia: Servono entrambe a costruire e difendere ed espandere la Chiesa di Dio. O no?!

  26. Donatella

    Grazie Costanza, mi è venuta in mente una preghiera di John Henry Newman:

    STAI CON ME, SIGNORE

    Stai con me, e io inizierò a risplendere come tu risplendi;
    a risplendere fino a essere luce per gli altri.
    La luce, o Gesù, verrà tutta da te: nulla sarà merito mio.
    Sarai tu a risplendere, attraverso di me, sugli altri.
    Fa che io ti lodi così, nel modo che tu più gradisci,
    risplendendo sopra tutti coloro che sono intorno a me.
    Dà luce a loro e dà luce a me; illumina loro insieme a me, attraverso di me.
    Insegnami a diffondere la tua lode, la tua verità, la tua volontà.
    Fa che io annunci non con le parole ma con l’esempio,
    con quella forza attraente, quella influenza solidale che proviene da ciò che faccio,
    con la mia visibile somiglianza ai tuoi santi,
    e con la chiara pienezza dell’amore che il mio cuore nutre per te.

  27. fausto

    Davanti a questo genere di liti i nostri governanti si sfregheranno le mani. Altro che oppio dei popoli.

    1. @Alberto, cosa succede? Forse che la persecuzione è una novità per i Cristiani?
      Siamo così ingenui da pensare che la persecuzione non ci toccherà?
      E’ toccata alla vita di ogni Santo e più ci si avvicina alla Santità più la persecuzione si fa presente, che sia alla vita del singolo o a quella di una Comunità.
      Certo umanamente ribolle il sangue a leggere anche fatti come quelli che l’articolo riporta, ma come i Cristiani hanno sempre reagito alla persecuzione?
      Torniamo sempre al punto di partenza, che è anche il punto di arrivo: CRISTO

      Non sulle nostre forze, ma se Dio ci dà la Grazia, sulle Sue.

  28. merigei

    si fa un paragone per nulla pertinente. se l’eucarestia è forse IL simbolo della religione cristiana, dei pupazzini che si tengono per mano decisamente NO.

    il signore in questione, per altro (e ci sono foto a dimostrarlo), non era lì con un amico al parco e col figlio ma con diversa altra gente. un gruppo di persone riunite con bandiere e magliette simboliche in un parco pubblico: una palese manifestazione non autorizzata camuffata da pic-nic. non so lei, ma io quando faccio i pic-nic non porto le bandiere con me. in francia su queste cose non si scherza, e non vi è alcuna discriminazione di ideologia. se una cosa è illegale (manifestare senza autorizzazione), è illegale. punto.

    tanto più che quella maglietta (proprio perché SIMBOLICA quindi palesemente e inequivocabilmente riferita a un movimento) corrisponde in Francia a una chiara dichiarazione omofoba, poiché il movimento Manif nasce come movimento CONTRO la legge sui matrimoni per tutti, che in questi giorni sta per essere approvata definitivamente. lei sembra nel suo articolo non tenere affatto presente certe vicende (pestaggi sanguinolenti a coppie omosessuali) accadute a ridosso di questo fermo e strettamente correlati con l’organizzazione che questo signore in parte rappresenta.

    non c’è nessun “pro” famiglia, c’è solo un grandissimo “contro” in quel simbolo. e la cosa davvero triste è questa becera strumentalizzazione della religione cattolica (basata sull’amore e l’accettazione) che vuole camuffare dietro la difesa dei diritti degli eterosessuali (per altro già ampiamente difesi dalla Costituzione e le varie leggi) le paure e le incomprensioni e la rabbia immotivata degli ignoranti e dei cialtroni poco informati.

    1. Paolo da Genova

      Se la manifestazione non-autorizzata fosse stata di coppie omosessuale e fosse terminata con un arresto, lei avrebbe gridato all’omofobia… mi corregga se sbaglio… ai gay-pride, quando in corteo si supera il pudore e la decenza, non mi risulta che qualche gay venga mai arrestato o denunciato… perché allora due pesi e due misure?

      1. Come perché? Perché siamo “ignoranti e cialtroni” (non che sporchi omofobi…) come ci ha indicato la gentilissima merigei 😉

      2. merigei

        la correggo poiché lei si sbaglia. non avrei gridato all’omofobia come voi state gridando alla persecuzione contro i cattolici (su quali basi poi questo resta un misterioso mistero). i gay pride non hanno luogo se non vengono autorizzati. e quando avvengono contro l’autorizzazione, la gente viene punita. loro come quelli che manifestano contro le pellicce. di ciò garantisco visto che a Parigi ci vivo da anni. invito a leggere una mia risposta a Bariom qui sopra per capire come mai quel cretino se l’è andata a cercare (visto che aveva bandiere e organizzato un gruppettino DAVANTI al Senato con 300 poliziotti attorno e non so proprio cosa s’aspettasse)

    2. CFK

      solo per informazione: l’eucarestia non è il “simbolo” della religione cristiana è il Corpo di Cristo.

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