Le nozze omosessuali spiegate ai miei figli (età media 9 anni)

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di Costanza Miriano

Cari ragazzi, come sapete nella nostra casa è vietato parlare male delle persone, o almeno ci proviamo, a non farlo. Se qualcuno sbaglia sono affari suoi, tra lui e Dio. A meno che non ci sia un compagno, che so, che si sporge troppo dalla finestra, o che attraversa la strada con gli occhi sull’iPod mentre passa un motorino. In quel caso, visto che rischia di farsi male, potete dirgli qualcosa, direttamente a lui, e possibilmente senza frantumarvi nessun osso.

C’è un solo caso in cui del male degli altri bisogna proprio per forza parlare, anche a costo di prendere un palo in testa, ed è quando rischia di andarci di mezzo qualcuno più debole, che non può difendersi da solo.

È proprio per questo motivo che il babbo e io ce la prendiamo tanto per i cosiddetti matrimoni omosessuali, che poi matrimoni è una parola che in questo caso non si può dire perché viene da munus e mater, cioè il dono che si fa alla madre, e tra due uomini o due donne non può comunque esserci una mamma.

Quindi di cosa facciano gli omosessuali nel privato non ci occupiamo proprio, non è una cosa che ci riguarda, e tra l’altro pensiamo che anche loro non la dovrebbero sbandierare troppo, come facevano quei signori che avete visto a Parigi l’estate scorsa, con le piume e i sederi di fuori. Tra l’altro, avete mai visto me e il babbo andare in giro in mutande? Comunque, se loro lo vogliono fare noi ci limiteremo a passare da un’altra parte, visto che non erano proprio eleganti i signori con le banane gonfiabili e le signore senza reggiseno. Capiamo anche che se sentono il bisogno di farsi vedere vestiti in quel modo forse non sono tanto felici, e quindi se ci capiterà di averne uno vicino, che ne so, al lavoro o in vacanza, cercheremo, se lui o lei vuole, di farci amicizia.

Il problema che ci preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Noi crediamo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente di confondere la famiglia con tutti gli altri modi di stare insieme. Modi liberi e magari bellissimi, per chi vuole, ma diversi dalla famiglia. La famiglia è il luogo in cui devono crescere i bambini, e infatti in Italia sono stati chiusi gli orfanotrofi, e si cerca di far vivere i bambini senza genitori in case famiglia, che non saranno il massimo, ma è meglio di prima.

Un babbo e una mamma sono la condizione minima per i bambini per crescere bene. Certo, ci sono anche tanti genitori che non sono sempre bravi, infatti abbiamo detto minima: non basta che ci siano, devono anche impegnarsi un pochino per essere buoni genitori. Ma se non ci sono, per un bambino è impossibile crescere in modo sano, equilibrato, felice. Vi immaginate se il babbo non ci fosse più, e io mi fidanzassi con una signora? Non fate quelle facce terrorizzate, sto dicendo per dire. O se invece di me ci fosse un amico del babbo? (Siete meno terrorizzati? Già vi figurate pomeriggi senza ripasso di grammatica e niente crisi isteriche per i fumetti scaraventati a terra?)

Comunque, tanti dottori che studiano le teste delle persone dicono che è normale che la cosa vi sembri tanto strana, perché è giusto che voi vogliate un babbo maschio e una mamma femmina, anche se a scuola cercano di dirvi il contrario (va di moda, ma non vi preoccupate).

Vi diranno che non siete d’accordo perché andate in chiesa, ma noi pensiamo che sia solo buon senso. Sono le regole di funzionamento delle persone (è vero, le ha fatte Dio, ma funzionano comunque tutte allo stesso modo, non è questione di credere: se non credi nella benzina e metti la Fanta nel serbatoio la macchina si rompe). Noi non siamo contro nessuno, ma come diciamo al compagno di non sporgersi dalla finestra siccome siamo cristiani dobbiamo continuare a dire, quando ci è possibile, senza offendere o attaccare nessuno, qual è il modo per non farsi male, nella vita. Il progetto di Dio sul mondo è la famiglia, un meccanismo faticoso ma affascinante, in cui si mettono insieme le differenze, prima di tutto quelle tra maschi e femmine, e si cerca di funzionare tutti al meglio. Questo è l’uomo a denominazione di origine controllata. Poi ci sono gli ogm, ma i loro semi sono sterili (i semi delle piante create in laboratorio vanno ricomprati ogni anno): allo stesso modo due maschi e due femmine non possono riprodursi. Quando cercano di ottenere dei bambini, non per dare una famiglia a dei bambini, ma perché li desiderano loro, devono fare delle cose che fanno stare male tante persone: le mamme che prestano la pancia, quelle che danno l’ovetto, i babbi che danno il seme da mettere dentro, e soprattutto i bambini che non sapranno mai da quale storia vengono, non sapranno che facce avessero i nonni e che lavoro facessero i bisnonni, e poi avranno due mamme, due babbi, insomma una gran confusione, dove a rimetterci sono i bambini.

A noi dispiace tanto se le persone dello stesso sesso che si vogliono bene non possono avere bambini, e rispettiamo e capiamo la loro tristezza, ma è la natura, e noi abbiamo il dovere di difendere quei bambini che non possono farlo da soli. Ci sarebbe da dire poi che lo stato dovrebbe aiutare le famiglie, che sono moltissime moltissime di più (e forse per questo non ci aiutano, è più difficile risolvere qualche problema alla maggioranza), ma questo è un discorso che abbiamo fatto tante volte… (Tanto si sono già alzati tutti da tavola, e sto parlando da sola come al solito).

 

358 pensieri su “Le nozze omosessuali spiegate ai miei figli (età media 9 anni)

  1. Luigi

    Ma da quando nelle scuole dicono che per i bimbi vanno bene delle coppie omosessuali? Fortuna che mia figlia non ha ancora l’età per la scuola dell’obbligo… altrimenti avrei fatto una mezza rivoluzione.

    1. Ma a voi, in pratica, non vi vanno bene nemmeno le coppie di fatto, né omosessuali né “naturali”, per ragioni di principio(SIC!) e/o anche economiche (come qualcuno ha già scritto nei commenti) e nemmeno le adozioni da parte di queste coppie di fatto, omosessuali o meno [ come potrebbe infatti esservi ove non ci sia matrimonio (cattolico?)]
      Accettereste che si parlasse a scuola delle coppie di fatto, di tutti i generi (che dopotutto sono un fatto)?

      1. dacadc

        “per ragioni di principio” parli per nescienza: oggettivamente non puoi ridurre la dottrina cattolica a semplice questione di principio.

  2. chiara

    Modo chiarissimo per spiegare una questione complicata. E scommetto che non stavi parlando da sola 😉

  3. Maria

    Io sinceramente vado in Chiesa è credo che almeno il matrimonio civile dovrebbe essere accessibile anche alle persone omosessuali. Il matrimonio civile è il riconoscimento da parte dello Stato del legame d’amore che unisce due persone. Il significato di una parola è dato più dall’uso che dall’etimologia. Se no allora le donne non potrebbero avere un “patrimonio”, perché la proprietà riguarda solo i padri. Un bambino ha prima di tutto bisogno di persone che gli vogliano bene. Come una casa famiglia è meglio di un orfanotrofio, così una famiglia composta anche da due donne o due uomini e meglio di nessuna famiglia. Tu credi che le persone omosessuali siano quelle “con le piume”, ma è perché in spiaggia sei stata di fianco a tante persone omosessuali, ma non le hai mai riconosciute, perché sono come te. Ci sono molte associazioni di cattolici omosessuali, forse è davvero il momento di esprimere solidarietà e conoscerli veramente: http://www.gionata.org/

    1. Elisabetta

      Torno sul blog dopo tempo (e si sa che ci sono legata) e trovo tante opinioni diverse e un dibattito interessante, questo mi fa molto piacere. Detto ciò sposo (qui ci sta) tra i tanti commenti quello di Maria, perché gli omosessuali non sono quei “signori con le piume” sono persone che non riconosciamo come non riconosceremmo un vegetariano, noi che siamo onnivori. I bambini avrebbero diritto ad una famiglia, certo, ma prima di tutto hanno diritto ad amore e sono convinta che qualunque soluzione adottiva che lo contempli sia meglio di un orfanotrofio o anche di una casa famiglia. Infine, cara Costanza (a cui voglio un sincero bene) la famiglia non credo sia l’unico disegno di Dio, altrimenti cosa sarebbe di tutti noi che non l’abbiamo? Il disegno ho la presunzione di pensare sia l’uomo e la donna come persona, sua immagine, per chi ci crede.

    2. francesco

      Ciao Maria, la seguente locuzione “il matrimonio civile è il riconoscimento da parte dello Stato del legame d’amore che unisce due persone” è semplicemente falsa.

        1. CFK

          Questi sono gli articoli della Costituzione della Repubblica Italiana riguardo alla famiglia e al matrimonio. Ora trovami la parola “amore”.

          Art. 29.

          La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

          Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

          Art. 30.

          È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

          Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

          La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

          La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

          Art. 31.

          La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

          Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

    3. Emanuela

      Ciao a tutti!
      Domanda per coloro che sostengono che l`importante è avere una famiglia di formazione casuale purché piena d`amore: voi avere avuto un padre e una madre?(occhio che non intendo ne che siano stati perfetti ,né che siano stati duraturi).perché vi sentire in grado di potere giudicare di potere togliere ad altri ciò che voi già possedete.parlando di diritti non è ironico che siano i nato a parlare di aborto, i sani a parlare di eugenetica e chi ha avuto famiglie tradizionali a dire che “tantoè uguale?

  4. Non sono una mamma ma come insegnante cristiana sosterrò sempre che l’Unica Famiglia riconosciuta da Dio (prima che dagli uomini) rimarrà sempre e solo quella voluta e creata da Dio stesso. Questo vuole anche essere (senza presunzione) un’Indicazione e un Augurio per tutte le mamme non solo cristiane ma anche di buon senso e buona volontà. AUGURI

  5. sara

    E questo cosa centrerebbe con i matrimoni?tu hai parlato di bambini. Il matrimonio NON prevede per forza un bambino sai?Due persone possono amarsi e desiderare di non essere sconosciuti alla legge, sai?lo sai che ci sono donne e uomini sterili uniti in coppie eterosessuali ovviamente. Queste allora dovrebbero fare?se la fecondazione assistitia la usano loro fa meno male?

  6. 28ottobre

    Bella riflessione. Quando leggo della possibilità per le coppie omosessuali di adottare un bimbo, mi tornano alla memoria le tante storie di omosessuali che, sul finire dell’adolescenza, hanno dovuto affrontare la confusione tra ciò che loro sentivano e ciò che invece proponeva il modello di riferimento fornito dai propri genitori eterosessuali.
    Immagino che deve essere sconcertante scoprire che quell’attrazione che aveva unito mamma e papà, spingeva invece loro in altra e diversa direzione. Ciò che era stato giusto, buono e bello per i genitori non lo era per loro che venivano al’opposto attirati da ciò che a livello sessuale avrebbe indotto repulsione in mamma e papà. .
    Non entro nel merito…. non voglio parlare di peccato o di Magistero…. però suppongo che sia comunque una notevole e dolorosa sofferenza vivere questa confusione che può essere davvero molto destabilizzante nel profondo. Un omosessuale dovrebbe dunque aver fatto tesoro di un’esperienza così invasiva e dovrebbe almeno pensare di non infliggerla ad altri.
    Invece no.
    L’adozione da parte di una coppia omosessuale di un bimbo (probabilità almeno del 95% di essere eterosessuale), produce, ribaltandola, quella stessa situazione di dolore e confusione che molti omosessuali hanno lamentato e lamentano ancora.
    Il ragazzino, crescendo, si sentirà attratto dalla compagna di banco di norma proprio in quel periodo in cui l’identità sessuale si rafforza e si struttura. Ma questi impulsi naturali saranno forzatamente vissuti in modo negativo poiché in casa il genitore 1 è stato attratto da genitore 2 di sesso uguale. E questo è un modello “buono”, poiché quella è la “mia” famiglia e la “mia” famiglia non può che insegnarmi cose buone.
    Davvero mi chiedo come si possa pensare di poter dare amore determinando questa situazione che è del tutto inevitabile.

    1. Sara

      AHAHAHAHAH si. Esattamente come, se cammini con uno alto diventerai alto anche tu. MA fai sul serio?Sai perchè una persona omosessuale è a disagio in questo mondo?Perchè c’è della gente come te. Che pensa ancora che AMARE una persona dello stesso sesso sia il crimine più grave che si possa infliggere su questa terra. Costanza ha intitolato il post sui matrimoni gay. Ha parlato di adozione di figli. Cosa centra?NULLA. Due cose completamente differenti. Ha detto che gli omosessuali in privato possono fare quello che vogliono. Benissimo. Il matrimonio E’ un fatto privato. E’ un accordo fra due persone che vogliono essere riconosciute e tutelate dalla legge LAICA di uno stato LAICO. Signori, LAICO. Conoscete il significato di questa parola o no?E allora come al mettiamo?Si può fare ciò che si vuole in privato ma non si può sposarsi?Ma capite almeno da che parte siete girati o avete difficoltà anche in questo?No perchè è problematico. Seriamente. Se il vostro Dio è “AMORE”, dimostrate di promulgare davvero il Suo verbo accettando che l’amore non è univoco.

      1. Teofilo

        Sara, il commento a cui rispondi o non l’hai letto o non l’hai capito. Propendo per la seconda ipotesi. E non l’hai capito non perché tu non abbia le capacità per capirlo, ma perché sei prevenuta. Ti invito a rileggerlo con calma e senza reagire in modo irrazionale. Non è stato detto che chi cresce in una famiglia omosessuale diventa omosessuale. Inoltre, come ti è già stato risposto, il matrimonio non è un fatto privato: nessuno qui, mi pare, ha obiezioni sulla libertà di due omosessuali di vivere la loro relazione come fatto privato. Ma la pretesa che lo stato dia a questa relazione un riconoscimento giuridico la trasforma in qualcosa di diverso, come del resto anche una relazione eterosessuale, finché non viene formalizzata in matrimonio, rimane un fatto privato. Se diventa matrimonio assume anche un valore pubblico. E quindi è giusto che tutti si esprimano sull’opportunità di riconoscere alle unioni omosessuali la possibilità di essere formalizzate in matrimonio.

      2. 28ottobre

        @Sara, suppongo lei rispondesse a me anche se in verità vorrei sbagliarmi poiché, se così fosse, significa che non sono riuscito a spiegarmi nel modo voluto.
        Non ho mai sostenuto che un eventuale bimbo adottato da una coppia gay abbia una maggiore probabilità di sviluppare un comportamento omosessuale.
        Ho invece cercato di focalizzare l’inevitabile conflitto psicologico in cui inevitabilmente incorre un bambino al quale si propongono due modelli culturali (familiare e sociale) opposti tra loro.
        Il dodicenne Luigino ha preso “istintivamente” una cotta per la tenera Mariuccia ma vede suo padre che ama follemente l’irsuto Ulderico.
        Non è la “stessa” cosa per quanto ci si sforzi e dunque questo può provocare traumi non piccoli in una psiche che si sta formando. Non è la stessa cosa per l’adolescente vedere un padre eterosessuale che ha il suo stesso istinto rispetto alle donne e vedere un padre attratto dal proprio sesso.
        Cos’è “buono”? Cos’è “giusto”?
        Perché Luigino prova ribrezzo al pensiero di congiungersi con un altro uomo mentre a suo padre piace?
        Lei, Sara, non crede che un ragazzino possa farsi queste domande?
        Domande che non c’entrano proprio niente con la Chiesa Cattolica o la laicità dello stato.

      3. Alessandro

        Sara

        visto che degli eterosessuali non ti fidi, perché pensi che esista una congiura di persone eterosessuali per condannare all’infelicità le persone omosessuali, soprattutto impedendo loro di sposarsi, ascolta almeno il parere diverso di persone omosessuali (a meno che tu non pensi che tutti gli omosessuali che non sono del tuo stesso avviso siano dei poveri autolesionisti in balia di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti dei nemici della loro felicità, cioè degli omofobi eterosessuali):

        http://www.uccronline.it/2013/03/06/gli-omosessuali-di-homovox-nozze-gay-sono-una-legge-omofoba/

      4. Lalla

        Grazie, oltre a Costanza, a tutti i commentatori che mettono a disposizione la loro intelligenza e il loro tempo per portare argomenti solidi, motivati, appassionati (e cito solo Daniela, Alessandro e Andreas ma sono molti altri). Il clima di generale aggressivisità traspare chiaramente anche su questo blog, e non è facile mantenere la calma della razionalità per rispondere in verità e carità. Grazie anche a chi ha preferito astenersi dai commenti e propone la preghiera. È la strada che seguirò anch’io. Ma sono molto grata a chi ha il dono di saper scrivere e parlare e lo fa forte a chiaro.

    2. Chiara

      Fino a prova contraria, gli omosessuali sono tutti figli di coppie eterosessuali. Quindi questo “terrore del contagio” mi sembra fuori luogo.
      E sinceramente trovo anche l’intervento sul blog un tantino offensivo in certe sue parti, pur mantenendosi su un tono giocoso e pacato.

  7. Sara

    Cancelli i commenti di chi non la pensa come te Costanza?Bella la tua apertura mentale. Se il Dio di cui CREDI di esserti fatta portavoce ti sta vedendo, penserà sicuramente di te che stai promulgando l’amore che si suppone essere alla base della Sua dottrina. E soprattutto che stai insegnando ai tuoi figli che esiste un mondo variegato. In cui le uniche persone che dovrebbero essere giudicate con questa ferocia sono quelle che fanno del male davvero: omicidi, ladri, truffatori, pedofili. Non quelle che amano semplicemente altre persone.
    Sai perchè i gay non sono felici Costanza?Perchè esistono persone come te.

    1. Ecco, quest’ultimo pensiero (“Sai perchè i gay non sono felici Costanza? Perchè esistono persone come te”) è tanto terrificante quanto rivelatore. Rivela cioè la natura violenta e potenzialmente sterminatrice aratteristica di ogni ideologia. Vorrei far notare – non tanto a chi, come Sara, è imbevuto del “pensiero unico politicamente corretto”, perché è perfettamente inutile – che questo atteggiamento è alla base di tutte le ideologie assassine del XX secolo. È la disposizione interiore che ha trasformato gli uomini in demoni nel senso dostoevskiano del termine. L’idea è questa: il mondo si muterebbe in paradiso se fosse rimosso un ostacolo. Per il comunista è il “nemico del popolo”, per il nazista l’ebreo. Per l’omosessualista – che non è l’omosessuale tout court – è l'”omofobo”. In nome di “superiori cause oggettive” è stata giustificata la violenza di “sterminio”, cioè diretta alla “nientificazione” del nemico.

      1. Sara

        Ma fammi la cortesia. Se voi tutti, invece di criticare la vita degli altri, perchè è questo che fate, anche se “nella loro intimità possono fare quello che vogliono”, vi faceste gli affaracci vostri non esisterebbe nemmeno il problema. Viene infranta qualche legge nell’amare una persona del proprio sesso?Ma di cosa stai parlando?Stermini?MA DI COSA STAI PARLANDO?Ma stai scherzando?Io sono una persona. Io sono un cittadino. Io ho dei diritti. Io non ho infranto alcuna legge. Io non chiedo niente di assurdo. Io chiedo di poter dare una bacio alla mia fidanzata, del mio stesso sesso, in mezzo a una piazza, perchè la amo e mi va di farlo, senza vedermi puntati addosso gli occhi di centinaia di pazzi che mi guardano come se l’avessi appena picchiata.

        […]

        1. Teofilo

          Sara, non serve alla tua causa mischiare continuamente le carte. Parli di matrimonio e poi dici che “chiedi soltanto” di baciare la tua compagna in pubblico senza essere additata. Io non posso parlare certo a nome di tutti i cattolici, ma se la tua battaglia è davvero sulla libertà di vivere e manifestare il tuo amore mi avrai al tuo fianco. Mettere in discussione la natura del matrimonio (e distruggere, nei fatti, l’istituzione matrimonio disgregandone il significato) è ben altra questione. Io sono persuaso che la battaglia degli omosessualisti abbia come fine più o meno cosciente la distruzione di un mondo dal quale (spesso a ragione) si sentono rifiutati. Poiché il matrimonio per loro è una pura impossibilità, e non a causa dello Stato ma per ragioni naturali, vogliono inoculare nell’istituzione matrimonio un virus per distruggerla dall’interno. Naturalmente tu e altri mi direte che non è vero. Ma mi prendo la responsabilità di parlare di motivazioni inconsce (visto che ogni giorno vengo accusato di omofobia, quindi di nascondere una ostilità irrazionale dietro a motivazioni razionali).

        2. Come volevasi dimostrare: uno sproloquoi senza capo né coda, espressione di una profonda intolleranza per le posizioni avverse.
          Un altro “sintomo” della pericolosità di questo modo di pensare. Nel mio commento non ho fatto il minimo cenno alle questioni sollevate da “Sara”, mi sono limitato a sottolineare la terrificante violenza verbale del suo commento, che attribuisce all’esistenza di alcune persone la causa dell’oppressione e dell’infelicità altrui. Notare che Sara non sa nulla di me, non sa chi io sia, come la pensi, quali siano le mie appartenenze. Intuisce solo che sono contro la sua causa,e questo le basta per ignorare completamente il senso della mia osservazione e rovesciarmi addosso di tutto, come se fossi un simbolo del male, un oppressore dell’umanità. Bene, chi ha letto qualcosa sulle BR ritrova nelle loro testimonianze scritte lo stesso identico modo di ragionare ideologico e astratto, la stessa mentalità a codice binario. La felicità sarebbe a portata di mano, ma il “sistema” ce lo impedisce. Il mondo è diviso in soli due campi: amici della “lotta di liberazione” e nemici “servi del sistema”. Questo modo di percepire il conflitto spoglia il “nemico” della sua umanità e ne fa un simbolo astratto. Tutto diventa astrazone. Silveria Russo, militante di Prima Linea, lo dichiara esplicitamente in una intervista rilasciata a Sergio Zavoli, riportata nel suo “La notte della Repubblica”: «tutto era mediato dall’ideologia e quindi dal vedere le persone come simboli. Per me quel magistrato o un’altra persone che si decideva di sopprimere era un simbolo, non era una persona».

        3. ele86

          Prima di avere dei diritti in una famiglia si hanno dei doveri e delle responsabilità e trovo molto difficile che una persona che non stra bene neanche con se stesso e la sua immagine riflessa nello specchio sia davvero in grado di capire che il centro della famiglia non è lei con i suoi diritti.

      2. Ob

        Bravo, infatti anche i nazisti hanno fatto così sterminando tantissimi gay nei lager insieme a ebrei, rom e dissidenti politici. Davvero non potevi trovare un paragone così a rovescio! Perché in base al tuo ragionamento i gay vorrebbero fare fuori gli omofobi, no?

        1. Obiezione irrilevante. La mia non è una “reductio ad hitlerum”, non ho menzionato solo il nazismo ma anche il comunismo, avrei potuto citare il giacobinismo o il fondamentalismo islamico. Ho detto che la logica e la mentalità ideologiche hanno dei tratti comuni, non che il nazismo e l’omosessualismo, nei loro caratteri esteriori, siano coincidenti. Il nazismo riteneva che la realtà fosse “inquinata” da categorie di esseri umani “nocivi”, stata è una manifestazione particolare della moderna mentalità ideologica. “Omofobo” vale quanto “nemico del popolo”, è una clava verbale per demonizzare e spogliare d’umanità il proprio interlocutore. E chi conosce un poco la storia sa che sempre l’annientamento simbolico dell’umanità del “nemico ideologico” ha preceduto il suo annientamento fisico.

          1. Peraltro qui il punto vero amio avviso non è tanto il “matrimonio omosessuale”. Il “matrimonio omosessuale” è solo il cavallo di Troia con cui si vogliono funzionalizzare tutte le relazioni umane. Infatti la nuova nomenclatura che si vuol far adottare alle burocrazie pubbliche francesi dice davvero tutto: dire “genitore 1” e “genitore 2” equivale a ridurre la relazione genitoriale alla “genitorialità”, vale a dire a una funzione astratta, a una variabile numerica. Una funzione assolvibile in potenza anche da un qualunque funzionario pubblico. La “genitorialità”, così desostanzializzata e svincolata dal sesso biologico, diventa, di diritto e di fatto, un servizio pubblico. Questo è spirito totalitario allo stato puro. È lo Stato a decidere in cosa debba consistere la famiglia, tutto è “ordine costruito”, è il totale trionfo dell’ordine artificiale dell’ideologia. Questo deve essere chiaro: la “questione omosessuale” in fondo è marginale, è uno specchietto per le allodole. Alle élites politiche che stanno portando avanti con determinazione impressionante questo progetto degli omosessuali interessa quanto interessava la sorte del “proletariato” ai partiti socialcomunisti. Poco o nulla. Il “proletariato” era una sorta di “esplosivo al plastico sociale” per scardinare l’ordine borghese. Non dobbiamo cadere in questo tranello. Gli oppositori del nuovo “ordine” devono sembrare oscuri reazionari, cascami del “buio medioevo”. L’opposizione deve apparire retrograda e rozza per poter essere squalificata moralmente.

      3. @mariaclemenza

        Perfetto! Condivido al 100%! Peccato che i ragionamenti logici non siano sempre apprezzati da chi è prevenuto.

        1. @ mariaclemenza. Intanto grazie (come anche a Cyrano e ad Angela). È verissimo quel che dici. Non mi faccio alcuna illusione. Di fronte alle forze e le risorse che si stanno mobilitando le nostre sono davvero insignificanti a viste umane. È quasi certo che perderemo anche questa battaglia, saremo irrisi e scherniti ancor peggio di oggi. È fortissima la tentazione del negativismo, inutile negarlo. Ciononostante dobbiamo tentare ugualmente di salvaguardare qualche resto di autentica sostanza umana. Resistere e seminare, con coraggio, come la coscienza vorrà indicarci, pur sapendo che di frutti, con ogni probabilità, non ne vedremo in vita. Ci riusciremo solo se sapremo amare questo nostro mondo, senza lasciarci andare al pessimismo querimonioso.

          1. Sara

            Andreas, le tue risposte sono davvero grandi! E sono d’accordo: dobbiamo “resistere e seminare, con coraggio”. E poi ogni argomentazione ci aiuta a rendere ragione e questo è importantissimo.Grazie!

    2. Umberto

      Sara, sei prevenuta e aggressiva e dalle tua parole traspare una certa infelicità. Non riesci proprio a comprendere i concetti, pure chiarissimi, che ti vengono più volte spiegati. Il guaio è che molti sostenitori dell’abominio delle nozze gay, vero e proprio crimine contro i minori, agiscono, parlano e purtroppo ragionano proprio come te.

  8. SilviaB

    Farsi capire dai bambini è un dono speciale perché si riportano questioni complesse alla semplicità rendendole comprensibili, chiare. Brava Costanza!

    Anche “28 ottobre” spiega molto bene la delicata questione delle adozioni.

    @ filosofiazzero: personalmente non condivido le battaglie pro coppie di fatto perché sono l’emblema di una società che vuole basarsi sempre più sui diritti e sempre meno sui doveri.
    Coppie di fatto per gli eterosessuali: stare insieme con tutti i diritti di chi si sposa (anche civilmente) ma senza doveri verso l’altro e verso la società.
    Figli vissuti come un “diritto”: per cui se non voglio un figlio che già esiste (concepito) ho il diritto di farlo fuori, se la natura non me lo consente perché sono omosessuale ma ho diritto ad un figlio devo farmelo fare o devo poterlo adottare.
    Per quanto riguarda questa battaglia sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, si sa che è soprattutto ideologica dato che, in realtà, sono rarissimi gli omosessuali che si sposano dove consentito; in realtà si vuole estendere a tutti il diritto di adozione… poco importa dei diritti degli adottati.

    Alla fine pagano sempre i più deboli, i bambini.

    1. Silvia Avanza

      Pienamente d’accordo! L’atteggiamento di coloro che difendono i matrimoni gay e’ totalmente ideologico e assolutista (vedi ciò che sta accadendo in Francia). Giu’ le mani dalla famiglia!

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  10. ….e anche, dovresti dire, pagano le coppie sposate che devono anche pagre le tasse, e gli altri no?

    Io ho vissuto in Danimarca dove le coppie di fatto devono pagare il cumulo delle tasse come una famiglia “normale”.
    Qui non è così? A parte che dappertuto la gente cerca il modo per non pagare….
    Quanto all’adozione, ben venga l’estensione dell’adozione. Mi chiedo se i bambini vivrebbero meglio a non essere adottati da nessuno. La risposta io non la so.

    1. greensleves

      Se consideri come vivono i bambini in istituto, direi che decisamente una coppia di qualsiasi tipo, a che non sposata ed anche omosessuale, purché disposta a dare amore e meritare fiducia sia preferibile… Perché in istituto – o quale che ne sia la denominazione corrente – i circa 28.000 bambini italiani che ne sono ospiti spesso a tempo indeterminato, non vivono felici…

      Confesso che, in generale, l’omosessualità non mi turba né altro: sono fatti propri delle persone e basta. Ben altri sono i parametri per giudicare chi “merita” e chi “no”. Il gay medio, quello per dire che fa il geometra, l’infermiere, lo psichiatra, l’idraulico, la commercialista, l’avvocatessa, la fisioterapista, è un uomo o una donna (ma ho notato che l’omosessualità femminile è assai meno considerata, chissà perché!!!!) normale e ben integrato/a – checché se ne dica – che vive una vita ordinaria, soddisfacente o insoddisfacente come la nostra, con vittorie e sconfitte, amori e delusioni… Semplicemente con una persona del suo stesso sesso. Festini a base di droga, sesso sfrenato eccetera: sono passatempi ahimè comuni anche tra noi eterosessuali. Non serve essere omosessuale per farlo. Basta essere idioti, scusate la franchezza.
      Insomma: tutto questo terrore nei confronti degli omosessuali in generale, che sarebbe meglio si nascondessero e si mortificassero o “si curassero” (anche se le “terapie riparative” si sono rivelate inefficaci, e si cerca sempre di parlarne sottovoce, sostenendo che senza preghiere ecc. non funzionano, che nooooo, mica di cure si tratta… Mah!) e comunque spaventano, turbano la morale, ci dev’essere chi – dall’esterno – si preoccupa per loro e per riportarli “sulla retta via”… Io non lo capisco!

      1. dacadc

        La Chiesa non dice che l’omosessuale debba nascondersi e mortificarsi. Questo è quello che gli attivisti vogliono spacciare per il pensiero cattolico. Il quale in realtà condanna l’atto omomosessuale, non la persona. Perché è un atto che crea disordine, non è finalizzato a null’altro che non sia il soddisfacimento della propria pulsione. La chiesa considerando il fatto che molti omosessuali vivono situazioni disagiate, non vuole semplicemente archiviare il problema lasciando che si arrangino, oppure accontentando una sparuta minoranza che pretende diritti. Ma invita tutti a pensare se non sia meglio risolvere i problemi di queste persone e mettere fine ai loro disagi. È comoda dire: hanno i loro diritti, poi lavarsene le mani….

        1. greensleves

          “Risolvere i problemi”, curare i disagi ecc….. Scusa, hai mai conosciuto una persona omosessuale? Non solo alieni, non sono disadattati, non sono malati di mente…. La sofferenza che molti di loro si trovano a vivere è dovuta – scusa la franchezza – ad una società che li tratta da “malati”, “immorali”, da “strani” e finge “pietà” per loro manco avessero una malattia incurabile ma poi li mette al bando e li relega a fare le macchiette e se girano mano nella mano il primo delinquente può pestarli ed andare quasi esente da riprovazione sociale (“se la sono cercata… Le brave persone si turbano… ecc”).
          Resto inoltre sempre più dubbiosa sulle “terapie riparative”, a volte presentate come un percorso di psicoterapia – abbondantemente sconfessato e privo di risultati apprezzabili – altre come un cammino di preghiera – insomma: ci vuole un miracolo??? – ed in generale si sono rivelate inutili.

          1. dacadc

            Quello della terapia riparativa è un tema cosi controverso..non mi espongo in considerazioni perché non ci sono dati attendibili..mi chiedi se ho conosciuto una persona omosessuale…per esperienza molto diretta, ma molto, ti garantisco che la pulsione omosessuale porta disordine interiore. Poi sarà una cosa soggettiva..ma credo tanti si siano trovati in certe situazioni, sappiano che problema può essere l’omosessualità. Una buona buona dose di intelligenza, di conoscenza dell’essenza del cattolicesimo, sono in grado di rimuovere certe pulsioni!

      2. 61Angeloextralarge

        greensleves: Sono stata in un istituto di suore da bambina… non è stato assolutamente piacevole. A quei tempi volevo ancora la mamma e il papà accanto quindi non le ho mai accettate. Sono certa che comunque se avessi potuto scegliere tra loro e due mamme o due papà… avrei scelto loro.

  11. 61Angeloextralarge

    Grazie Costanza! Smack! 😀
    E’ ploplio velo che ci dicono che pelché andiamo in chiesa non siamo d’accoldo!

    OT ma non troppo, comunque fresco di ieri sera:
    “Cari figli! Pregate, pregate, soltanto pregate affinché il vostro cuore si apra alla fede come il fiore si apre ai raggi caldi del sole. Questo è il tempo di grazia che Dio vi da attraverso la mia presenza e voi siete lontani dal mio cuore. Perciò vi invito alla conversione personale ed alla preghiera in famiglia. La Sacra scrittura sia sempre l’esortazione per voi. Vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata” (Messaggio alla veggente Marija, Medjugorje 25 aprile 2013)

    Alvisuccio, bello di mamma tua! No comment sotto questo, grazie. Rispetta chi non la pensa come te. Smack! 😀

      1. 61Angeloextralarge

        Alvise Maria: scherzavoooo! Su, non te la prendere. Se te la sei presa ti chiedo scusa. Comunque sei “bello di mamma tua” perché ogni figlio è bello per sua madre, quindi anche tu che non credi di esserlo. E poi… sapessi quanto sei bello per la Mamma!!!! 😉

          1. 61Angeloextralarge

            Alvise: non sono né una gallina né un’oca… quindi “chiudi il becco” lo dici a qualcunaltro, ok? Torniamo al discorso del rispetto che vuoi ma non dai? Scherzavo, ti ho chiesto scusa e mi dici di chiudere il becco. Mi dispiace ma stai messo sempre peggio.

  12. Nick

    E’ l’amore che fa crescere sani i bambini. Il rispetto.
    Non è il pregiudizio, e non è l’avere due genitori di sesso opposto, che non significa necessariamente che tutto filerà a meraviglia.
    Io sono un eterosessuale separato, e ho una nuova compagna.
    Mio figlio, 10 anni appena compiuti, ha capito questa situazione molto più di me e lei probabilmente.
    La mia ex moglie, con la quale vado più d’accordo ora di prima, ha tra le sue amicizie diversi gay, che frequenta anche con mio figlio, e ne sono felice.
    Stiamo crescendo un figlio, e nonostante il dolore e le difficoltà pratiche di una separazione, un giorno sarà un ometto senza pregiudizi, senza falsi moralismi, tollerante e generoso verso tutto e tutti, come vorrebbe la morale Cristiana.

    Quella che lei chiama “confusione” è solo varietà, il mondo è già grigio e triste abbastanza perché non si possa andare a manifestare a Parigi pieni di piume e lustrini.

    Saluti

  13. Allora, qualcheduno potrebbe dire, se sposarsi o non sposarsi, dal punto di vista dei diritti e dei doveri fosse uguale, perché non sposarsi?
    E perché sposarsi, allora?

  14. Ateoetero

    L’ultima battaglia assolutistica delle religioni consiste nel non riconoscere un fenomeno oramai sociale. Il matrimonio gay, o le unioni di fatto, sono le nuove forme di famiglia, che vi piacciano o no. Il riconoscere queste unioni non eliminerà il matrimonio tradizionale, nessuno vi toccherà. Sul discorso dei figli se può parlare, magari. Siete sempre meno e presto verrete sconfitti anche su questa lotta di libertà.

    1. dacadc

      Calma! Non so perché invece di studiare mi riduco a commentare siffatte ipotesi ma…”battaglia assolutistica” è una locuzione senza alcun senso! “Fenomeno oramai sociale” idem. “Nuove forme di famiglia” sulla base di quali dati puoi sostenerlo????
      “Lotta di libertà”? Sei sicuro che minare la base della società, privandola di stabilità, possa portare ad un esito positivo?

  15. Vittorio

    A filosofiazzero desidero spiegare la differenza tra matrimonio (civile e religioso) e coppie di fatto. Nel primo assumo impegno per sempre, mentre nelle seconde non contraggo alcun impegno. I figli invece sono per tutta la vita. Ergo, adozioni di figli e coppie di fatto non sono conciliabili. E tutto ciò prima ancora di affrontare la questione omo ed etero, per la quale resto dell’idea che “maschio e femmina li creò”.

  16. admin

    @Sara:
    sarebbe opportuno che si calmasse, e soprattutto prima di fare sparate su censure dovrebbe capire la differenza tra commento non ancora approvato e uno cancellato, la gestione di questo blog non è un lavoro a tempo pieno, anzi non è proprio un lavoro è un servizio che facciamo a noi stessi e a quanti ci seguono, ma vorremmo anche avere la libertà di occuparci dell’approvazione dei commenti quando non abbiamo cose più importanti da fare nella vita reale.

    @filosofiazzero:
    “Io ho vissuto in Danimarca dove le coppie di fatto devono pagare il cumulo delle tasse come una famiglia “normale”.
    Qui non è così? ”
    No non è così, durante un incontro qualche mese fa addirittura Antonio Polito è rimasto di stucco quando Costanza gli ha spiegato come stanno le cose qui in Italia.

  17. SilviaB

    Quando parlo di doveri non penso ai soldi, alle tasse (dò per scontato che si paghino), penso al dovere di un impegno, di un progetto, la costruzione di una famiglia.
    Per noi cristiani il matrimonio è per sempre, nella buona e nella cattiva sorte perché siamo certi che anche nella cattiva sorte è Cristo che sostiene, che tiene uniti, che veramente ha la capacità “di fare nuove tutte le cose” (qui parlo per esperienza diretta).
    Per chi non crede in Dio è importante comunque il valore di un progetto, un impegno vincolante verso un altra persona e verso la società… altrimenti si vive semplicemente insieme finché ci va, nessuno lo vieta ci mancherebbe, senza vincoli, senza regole nel bene e nel male.

    Perché sposarsi?
    Per amore, per rendersi a vicenda la vita più bella, per sostenersi nei momenti duri, per gioire insieme e soffrire insieme, per aprirsi alla vita ed avere figli se Dio vorrà, o non averne, sempre se Dio vorrà.
    Ok, a qualcuno sarà già venuta l’orticaria… ma il cristiano è quello che cerca di fare la volontà di un altro (cioè Dio) e che scopre così di essere molto più felice.

  18. Sara

    Chiedo umilmente perdono. Ho commentato dal cellulare nel quale non compariva la dicitura sull’approvazione. Me ne sono accorta dopo, dal computer. Salut.

  19. catellaweb

    Costanza, sei peggio di un dentista che opera senza anestesia!
    Hai fatto “saltare” dalla sedia tanti pazienti a cui hai toccato il nervo scoperto! 🙂
    Continua /iamo ad avvisare chi “si sporge troppo dalla finestra, o che attraversa la strada con gli occhi sull’iPod mentre passa un motorino”, poi se cadono di sotto o vengono investiti e’ una loro scelta!

    PS quando hai tempo vieni a spiegarlo anche a mia figlia?

    1. Giusi

      Anna, ti ringrazio per la considerazione ma io credo che, a un tale livello di degrado, solo Dio possa rimediare e, quando vorrà, lo farà. Non è possibile discutere con chi non discute, odia, è persino sterile. E’ più proficuo pregare. Mi pare interessante questo contributo:

      http://www.gliscritti.it/blog/entry/1924

  20. Sonia

    E’ incredibile come qui si ostini ad avere la certezza di cosa sia assolutamente sbagliato o giusto per tutti…o di cosa faccia o meno felici, anche se immagino che il mio commento non verrà pubblicato(a quanto pare in questo blog non si accettano critiche); l’ intolleranza e la presunzione che leggo tra le parole mi porta ad augurarle di non avere mai figli gay(anche se penso che in questo caso per aprire gli occhi alle persone come voi sarebbe un augurio il contrario).Continuate pure a credere ciecamente con arroganza di sapere cosa Dio vuole o non vuole,ognuno è libero di pensarla come preferisce (anche se ora va di moda per i bigotti accusare di “ognunismo le persone come me), ma non venitemi a parlare di comprensione, tolleranza e pace, anche perchè qui ancora si ostina a credere che i gay e le lesbiche vadano in giro con costumi di piume e banane in mano……che tristezza! (ma non loro..voi!)

    1. dacadc

      Sonia si legge molta intolleranza anche tra le tue parole. Se posso permettermi, osservo che scrivii senza troppa cognizione di causa, ma per partito preso. Innanzitutto usi parole come “bigotti”, di chiaro intento provocatorio o denigratorio, pur volendo apparire tollerante. Poi scusa ma, dici che qualcuno vuole interpretare il volere divino a proprio piacimento. Sbagli perché il volere del Dio dell’autrice e testimoniato su fonti scritte!!! Qui si tratta solo di osservare il suo volere, dopo aver compreso la dottrina nella sua integrità. Ragionando, non ti sembra quasi essere più bigotta, tu che senza prima approfondire, ti lasci andare a giudizi quasi offensivi?
      In amicizia

  21. 61Angeloextralarge

    Trovo ineccepibile la spiegazione che Costanza da ai suoi figli… ma mi pare che siamo più noi adulti a non capirla…

  22. Maurizia

    Che tristezza leggere che nel 2013 la gente ancora la pensa come 2000 anni fa. Sono d’accordo con Maria che “Il matrimonio civile è il riconoscimento da parte dello Stato del legame d’amore che unisce due persone.”
    L’amore è una cosa positiva e bellissima che non va mai proibita. Che importanza ha se si sposano due persone dello stesso sesso?
    Costanza, una coppia di sposati omosessuali con magari 2 figli fanno del male a te? Non credo! Magari tua figlia di 9 anni gioca a scuola con una delle figlie di questa coppia. Forse diventa addiritura la sua miglior amica. Tu farai in modo di rompere questa amicizia (altra forma d’amore)? A questo punto ti posso solo dire: “Ma che mamma sei?!”
    Dove vivo io il matrimonio tra omosessuali è legale e vedo tante famiglie omosessuali che si amano con figli. Non vedo nessuna differenza tra queste famiglie e le famiglie con un padre e una madre.
    Vorrei enfatizzare che bambini diventano persone equilibrate se sono cresciuti in un ambiente dove le persone si vogliono bene. L’amore è il miglior messaggio che possiamo dare ai nostri figli. Spiegami perché preferisci una famiglia dove padre e madre litigano tutto il giorno o peggio dove il padre abusa del bambino mentre la madre guarda impotente.
    Prima o poi il matrimonio tra omosessuali sarà anche legale in Italia, se l’Italia non vuole rimanere indietro rispetto agli altri paesi!

  23. Carlo

    SARA: Il matrimonio non è affatto un accordo privato, altrimenti di che parliamo? Tutti gli accordi privati sono già possibili. Il matrimonio non è neppure relativo solo al volersi bene: tutta la varietà delle relazioni interpersonali ed affettive sono matrimonio? Allora perchè non sposarsi in tre o quattro, se ci piace? Perchè un figlio non possa ad un certo punto, magari per ragioni di tasse di successione, sposare suo padre o sua madre? O perchè magari, visto come progredisce l’animalismo, non sposarsi con un cavallo? Il fatto è che si è perso,nella modernità, le basi interpretative del mondo secondo logica e realtà. Uno dei principi base della logica è quello di identità secondo il quale a=a.
    Quindi: matrimonio NON uguale a convivenza; uomo NON uguale a donna; sano NON uguale a malato; bagnato NON uguale ad asciutto ecc.
    Il matrimonio è un istituto ben specifico con una precisa funzione riconosciuta dagli stati, perchè sono basilari i DOVERI che i coniugi si accollano nei confronti della società. L’idea di fare quello che mi pare finchè mi va’ e che questo comporti anche l’acquisizione di diritti (che non sono mica gratis, i “diritti”), è assurda. Tutto questo non c’entra nulla con l’amore che noi abbiamo (dovremmo avere) verso ogni persona, omosessuali ben compresi.
    Non credo poi che sposarsi sia il reale bisogno dei tanti, veri, omosessuali. E’ una cricca di pochi gay, miliardari, che, con la complicità del sistema mediatico mondiale, ha posto questo problema in cima all’agenda delle urgenze mondiali.
    Una vera beffa.

    1. Sara

      Ah ne sei proprio sicuro?Mi dispiace. Io amo una donna. Una persona del mio stesso sesso. Darei la vita per lei. E voglio prendermi carico del suo bene. Finchè non la sposo io non sono niente per lo stato nei suoi confronti, se le succede qualcosa all’improvviso, io non sono riconosciuta in nessun modo. Non ho diritti e di conseguenza non ho doveri, che sia ben chiaro, perchè sia ben chiaro, che io non sono nè cretina, nè nata l’altro ieri. So perfettamente che la cosa comporta dei DOVERI oltre che dei DIRITTI. E sarei ben lieta di prendermi i primi sopra ogni cosa, ma anche i secondi, se permetti, dal momento che non ho ammazzato nessuno, che non faccio del male a nessuno se amo qualcuno e soprattutto dal momento che, soprattutto in questo paese, chi sembra avere più possibilità sono ben altri miliardari, con ben altri gusti sessuali, che fanno ogni giorno molto più male all’intera società di quanto potrà mai farne una persona che ama. Ma a questi è concesso. Sono concessi diritti a truffatori, maniaci, omicidi, pedofili. A questi sì. Questi li tuteliamo. A questi concediamo una seconda possiblità e via discorrendo. Ma una coppia gay che si sposa, non sia mai eh, per carità, e i doveri coniugali???Ma scherziamo????Sono omosessuali, mica sanno ragionare, non sanno cosa voglia dire prendersi carico di una persona!!!Ma scherziamo???Incapaci di intendere e di volere!!Malati!Ti prego.

      1. Alex67

        @SARA:
        Il problema diritti-doveri è comprensibile per le coppie di fatto; gli omosessuali non entrano nella casistica. Non sono in primo luogo contro natura, no: più precisamente sono contro la specie umana.
        La natura infatti incentiva le situazioni atte al mantenimento di una specie rafforzandola nel tempo, mentre sopprime quelle che operano in senso opposto.
        2 omosessuali non sono in primis un problema morale o religioso, bensì naturale: secondo natura sono fattori di distruzione della specie, non potendo procreare (ma guarda tu che ingiustizia della Natura!!!). Per questo, pur essendo sempre esistita l’omosessualità nella storia, a nessuno è mai venuto in mente di equipararla alla coppia uomo-donna nè tanto più di farne una delle forme sociali da incentivare; neanche ai Greci, noti per la loro “libertà sessuale”, pedofilia compresa.
        Lasciamo stare poi i bambini…sono SOGGETTI di diritto, non OGGETTI su cui rovesciare le proprie pulsioni (in tutti i casi, aborti compresi).
        Quanti parlano di case famiglia, istituti etc, di “meglio 2 genitori omosessuali che nessuno”, per favore, parlate di cose che conoscete. Da 30 anni mi occupo direttamente dell’argomento e so cosa pensano a riguardo i ragazzi in questione; non dite c…ate, per favore. Non li usate per completare idealmente il vostro delirante quadretto e sentirvi ciò che non potrete essere mai, FAMIGLIA. Secondo Natura, non secondo Dio.

      2. Teofilo

        Sara l’esigenza di aver riconosciute alcune necessità che derivano dal rapporto stabile con una persona è ragionevole. Non è ragionevole volerle inquadrare nel diritto matrimoniale, facendo molti salti logici. Tu ami la tua compagna. Ti sei impegnata con lei. Dalla vostra convivenza e dal vostro patto di solidarietà derivano necessità che possono essere riconosciute e affrontate anche a livello amministrativo. Per questo, a differenza di molti altri cattolici (e anche del Presidente della Cei monsignor Bagnasco), io sono favorevole ai registri comunali delle convivenze. Purché sia chiaro che siano i registri di “tutte” le convivenze: anche di un gruppo di amici conviventi perché uniti da una particolare solidarietà, perché no. Di “strane coppie” ce ne sono tante al mondo. E deve essere chiaro, inoltre, che nella formazione di graduatorie per accedere a certi servizi, come ad esempio la residenzialità pubblica, a parità di requisiti di reddito le famiglie hanno la precedenza sulle convivenze.
        Io credo che questo sia ragionevole e non offensivo. Non è ragionevole e va a detrimento delle prerogative della famiglia qualificare come famiglie convivenze che famiglie non sono. Quello che succede in Francia a mio avviso non è tollerabile perché le convivenze avevano già riconosciute dagli anni novanta tutte le loro necessità. Aver esteso i matrimoni agli omosessuali è soltanto una scelta ideologica che ha spaccato la società francese, creando una protesta senza precedenti. Io spero che non succeda anche in Italia. E che la Francia torni sulle sue decisioni, perché non è impossibile, non è una strada irreversibile.

        1. Alessandro:

          …ma è così: (e questo sembra essere il punto di cui sopra admin e che in fondo rode, come rode del resto che in Italia
          si evadano gagliardamente le tasse specialmente i più ricchi, rubando ai più poveri, sposati e non sposati)

          “Anzi, a dirla tutta, certi correttivi giuridici dovrebbero essere urgentemente presi in difesa della famiglia che in certi ambiti è seriamente danneggiata dal fenomeno delle convivenze. Ad esempio alcune esenzioni di natura economica, come molti sanno, scattano solo al di sotto di certi redditi. I coniugi cumulando i propri redditi spesso ne sono esclusi, i conviventi no perché non devono per legge sommare le proprie rendite. Pensiamo ad alcuni ticket sui farmaci, alle rette degli asili nido, agli alloggi universitari, alle borse di studio e ai buoni pasto dell’università. Tutte cose in cui i coniugi o i figli degli stessi si vedono scavalcare dai conviventi e pargoli di quest’ultimi.”

          [dal link da te inserito]

  24. A.

    Boh. Posto che mi pare tutte le argomentazioni siano contro le adozioni e non contro le unioni, mi sarebbe sembrato quantomeno urbano non utilizzare un’immagine creata da qualcuno che (non interrogabile) quasi sicuramente la pensava in maniera diversa sull’argomento

  25. gbcam

    sempre fantastiche le tue parole.
    Certo, vanno lette con intelligenza e attenzione nella loro interezza, non come fanno molti, prendendo solo qua e là, quanto gli basta per autoconvincersi che hanno ragione loro punto e basta..
    Certe volte basterebbe solo aprire un po’ più la mente ed ascoltare..

  26. Testi su cui riflettere:

    La Costituzione della Repubblica Italiana, Parte prima (Diritti e doveri dei cittadini) Titolo II (Rapporti etico-sociali)

    Art. 29.
    La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
    Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

    Art. 31.
    La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
    Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

  27. Lucia

    Dacadc: cosa proponi per “risolvere i problemi di queste persone”? Hai una qualche idea in proposito? La mia è una domanda vera, priva di ironia.

    1. dacadc

      Secondo me, avere la possibilità di scoprire cosa significa e cosa comporta il cattolicesimo, nella sua integrità, aiuta chi ha certe tendenze, ad eliminarle. Parlo per vita vissuta.

      1. @Dacadc, converrai con me che “avere la possibilità di scoprire cosa significa e cosa comporta il cattolicesimo” o la “sua essenza”, è fondamentalmente e prima di tutto, avere un incontro con Cristo. Un incontro personale ed esistenziale… da lì parte la scoperta e la comprensione del Cattolicesimo di cui Cristo è l’essenza.
        Diversamente alcuni “passaggi” divengono realmente incomprensibili 😉

          1. Si certo… non dico che ti appaia “in visone”, ma intendo anche che, dopo la testimonianza – che ti parla di Cristo o dell’esperienza che altri hanno fatto di Lui, il tuo diviene un rapporto personale – diretto e concreto (anche se la parola “concreto” va correttamente interpretata…), un’esperienza umana a tua volta testimoniabile (o racconteremmo sempre la storia di altri – a partire da dopo gli Apostoli). E’ come per il nostro rapporto con Dio… è un’ “entità” (termine teologicamente non corretto), o è Dio mio Padre… Abbà?

            1. dacadc

              Se ti può interessare, io non comprendo ancora tutta la trascendenza della religione. Diciamo che non mi piace molto perchè non riesco ad assimilarla. Quindi quando mi parli di Cristo, rapporto con Dio, hm…non ce la faccio…diciamo che sto conoscendo il cattolicesimo e riconosco che come “sistema di regole di vita” è perfetto. Assolutamente. Però faccio fatica ancora adesso a pregare e cose simili…rifuggo questa parte della religione…consapevole di cosa significhi, però. ..

              1. @dacadc, certo che mi interessa.. la tua è pur sempre un’esperienza e apprezzo molto il tuo riconoscere il cattolicesimo che (ti cito) “come “sistema di regole di vita” è perfetto.”

                Credo arriverai anche a quella che chiami “trascendenza” (daltronde il sottoscritto è partito probabilmente da ancora più lontano di te ;-)). Un augurio per il tuo cammino.

  28. A volte un’immagine dice più di tante parole. Come spunto per una riflessione vi propongo un’immagine che, secondo me, “rappresenta”, non so se meglio di qualsiasi altra ma certo in maniera particolarmente immediata e suggestiva, che cosa è la FAMIGLIA.
    Dagli scavi del sito archeologico di Kourion (Cipro), un insediamento devastato dal terremoto del 365 d.C.

    Qui un po’ della storia
    http://www.ringofchrist.com/kourion/kourion-earthquake.html#quake

  29. Sara

    Brava, Costanza! Ottimo, come al solito! Hai colpito nel segno! Pregherò per tutti coloro che hanno scritto commenti contrari (anche perché è molto triste che offendano la loro intelligenza sia attribuendo a te e ai cattolici in generale l’intolleranza propria invece del loro atteggiamento, sia abdicando al buon senso logico e razionale, sia affermando lampanti falsità, come qualcuno ha già sottolineato; inoltre, quanto è povera l’acredine del “siete sempre meno e verrete sconfitti”! Che miseria in confronto al possente “Non prevalebunt”, del Vivente che ha già vinto e una volta per tutte!).

    1. 61Angeloextralarge

      Sara (verde): “quanto è povera l’acredine del “siete sempre meno e verrete sconfitti”! Che miseria in confronto al possente “Non prevalebunt”, del Vivente che ha già vinto e una volta per tutte!)”… smack! :-D.

      1. Sara

        Smack a te, Angela! Mi è piaciuto che tu abbia detto “Sara (verde)”! Ho sorriso! Effettivamente mi sono chiesta se non sia a questo punto il caso di cambiare identificativo, ma i nick che nascondono o modificano non mi piacciono e preferirei continuare ad identificarmi con il mio nome. Potrei aggiungere “cristiana cattolica apostolica romana mariana…”? Che ne dici? 😉

        1. 61Angeloextralarge

          Sara (verde): ho cambiato nic almeno tre volte… Aggiungere “cristiana cattolica apostolica romana mariana” non sarebbe male ma è un po’ lungo… magari una sigla, che so? CCARM… 😉
          Carina però, perché mi fa pensare che potrei aggiungere da me “cristiana cattolica apostolica romana mariana francescana… dove francescana sta sia per San Francesco che per Papa francesco… 😀

  30. admin

    @Sara:
    il tuo ultimo commento postato è veramente troppo aggressivo. Mi dispiace ma in questo blog commenti di questo tipo non vengono approvati.

    1. Sara

      Non avevo dubbi. Avresti dovuto, allora, censurare anche il commento al quale stavi rispondendo, solo perchè d’accordo con la tua filosofia, non era meno offensivo. Poco male. Tanto è una battaglia persa qui.

      1. admin

        @Sara:
        mi interessa poco il contenuto mi interessa il tono. Solo il fatto di aver scritto 8 righe del tuo commento in maiuscolo con punti interrogativi ed esclamativi multipli su internet equivale a gridare. Se ci tieni posso pubblicare il tuo commento cancellando la parte in maiuscolo.

  31. Emanuele

    Io personalmente sono contrario ai matrimoni gay. E anche al riconoscimento delle coppie di fatto. Perché? Semplice. Mi basta guardare in faccia e sentire i discorsi di chi è a favore. Trasudano odio e intolleranza. E quando anche si atteggiano a essere comprensivi, è lo stesso atteggiamento falsamente accogliente dell’assistente sociale che parla con uno squilibrato.

    Mi dispiace cari pro-nozze gay, non siete convincenti. Dovete lavorare meglio di così.

  32. Massimo Micaletti

    l’unica cosetta che preciserei, è che non è vero che a noi cattolici non interessa quel che “quei signori” fanno “nel privato”. È proprio quella indifferenza il seme di ciò cui siamo arrivati.

    1. Non è indifferenza, è rispetto della libertà. La rispetta perfino Dio. Nella propria camera da letto ognuno se la vede con se stesso, con le persone care, con Dio, non con noi e la società.

  33. 61Angeloextralarge

    Mi sembra che alcuni toni siano un po’ sull’acido, sul prevenuto… “ho ragione io e voi torto marcio!”… Alla faccia della discussione equilibrata. 😦

  34. vinicio

    Maria scrive che sinceramente va in Chiesa e crede che almeno il matrimonio civile dovrebbe essere accessibile anche alle persone omosessuali e che ci sono molte associazioni di cattolici omosessuali, forse è davvero il momento di esprimere solidarietà e conoscerli veramente…
    Tra i tanti peccati, Dio considera “abominevoli” l’omosessualità e la pedofilia: Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole. (Levitico 18:22). Rispetto per le persone omosessuali ma attenzione a non scrivere falsità soprattutto in queste materie delicate

  35. Roberto

    la cosa incredibile (se uno si rileggesse, forse capirebbe) è l’ abitudine, malsana, di tacciare gli altri che non la pensano come me, come violenti, retrogradi, aridi, etc. Come dice Costanza, ognuno in camera da letto se la vede col suo “Dio”. Quindi, se uno si ritiene omosessuale, sfoghi questa differenza nei luoghi appropriati e non venga a “scassare” con richieste fuori dalla realtà. Ti sono amico, possiamo fare (quasi) tutto insieme ma non obbligarmi a difendere l’ indifendibile, cioè una menzogna, perchè sotto ricatto non vivo bene. Sara hai troppa rabbia dentro per dare del violento a chicchessia. Spero che un giorno un amante degli animali, non venga a pretendere una unione certificata, perchè seguendo la mentalità odierna (che non fanno male a nessuno), chiederanno di formalizzare il rapporto e, magari, di adottare (2 zampe o 4 zampe?). E tu, cosa gli risponderai?

  36. giuseppe tosello

    Non sono più un cattolico che frequenta da molti anni e quindi intervengo perché la sua riflessione mi ha veramente fatto riflettere, sarà per la garbatezza ed i toni veramente dolci e delicati resta comunque una posizione non rispettosa di una forma d’amore diversa (io sono sposato con due figli) e le chiedo di rivedere il punto dove tira in ballo gli ogm ……Poi ci sono gli ogm, ma i loro semi sono sterili (i semi delle piante create in laboratorio vanno ricomprati ogni anno): allo stesso modo due maschi e due femmine non possono riprodursi……..è sicuramente vero ma è anche sicuramente una ” coltellata tremenda” a chi ha già molte difficolta ….. la prego la tolga o la renda meno umiliante per chi ha questo tipo di problemi

    1. Teofilo

      Giuseppe Tosello: da quando la verità si chiama “coltellata”? Evito di parafrasare banalmente una nota canzone, ma la verità non sempre va d’accordo con la dolcezza. Costanza Miriano, da professionista quale è, sa usare le parole e sa come esprimere con toni piacevoli una ferma opposizione. Ma addolcire non è annacquare. Due maschi e due femmine non possono riprodursi. Non c’è altro da aggiungere, è un dato di fatto e non dovrebbe ferire nessuno.

  37. perfectioconversationis

    Il matrimonio non è in nessun caso e in nessuna legislazione la ratifica di un sentimento. Il matrimonio è quell’istituto giuridico che tutela l’unione di un uomo e una donna, come potenziali origini ed educatori di nuove vite. Se in una coppia omosessuale un membro vuole prendersi cura del proprio partner, credo che debba poterlo fare, se vuole lasciargli l’eredità (fatti salvi i comuni limiti validi per qualunque altro cittadino) penso che dovrebbe poterlo fare. Non mi piace, credo che sia un peccato, ma so anche che entro certi limiti non si può entrare nel mistero della libertà, dei sentimenti e del dolore altrui. Ma il diritto di cura o di eredità, pur essendo pezzetti del diritto matrimoniale, non ne sono l’essenza. L’essenza è la generazione e la cura dei figli. E la tutela si intende per i figli generati o adottati dalla coppia, non per gli adulti. In nessun caso ritengo che una coppia omosessuale sia un ambiente auspicabile per dei figli, inoltre c’è una gravissima problematica su come ci si procurano tali figli: uteri in affitto, donne poverissime indiane usate come macchine riproduttive a cui viene programmato il cesareo in concomitanza con il volo aereo della coppia occidentale, selezione del sesso in fase prenatale… possibile non vedere che i “diritti” di una coppia adulta impossibilitata a riprodursi diventano un incubo, una nuova schiavitù, per altre persone? Rimane l’adozione, dicono alcuni: rimarrebbe, se la cosa più importante fosse rendere felici e soddisfatti due adulti, in qual modo si voglia assortiti. Invece nell’adozione il primo criterio è, dovrebbe essere e deve rimanere la tutela e il bene maggiore dei minori. Dunque, qualunque romantico desiderio possa coltivare una coppia di adulti dello stesso sesso, e a prescindere dalle loro doti personali, ai bambini andrebbero ora e per sempre assicurati un padre e una madre. Condizione, come dice giustamente Costanza, forse non sufficiente, ma certamente necessaria. E se vi sembra che non faccia differenza, come dice una persona che stimo molto, basta farsi una doccia. Fatta la doccia, scoperta la differenza.

    1. perfectioconversationis

      Non è così: cattolico e omosessuale è possibile, basta che l’omosessualità sia vissuta come una tendenza disordinata da contrastare, al pari molte altre tendenze al peccato, che possono essere contenute dalla pratica delle virtù. Altra cosa è cattolico omosessuale praticante, che si trova in una situazione difficile -ad esempio escluso dai sacramenti -, anche se ancora oggettivamente privata. Altra cosa ancora, infine, è il cattolico omosessualista militante, attivista gay: ciò è, in effetti, una contraddizione di termini.

      1. Ulissenano

        “Per consegnare alla morte una goccia di splendore…”

        Faber, lo stesso di Andre, di Princesa:
        che Fernandino mi è morto in grembo
        Fernanda è una bambola di seta
        sono le braci di un’unica stella
        che squilla di luce di nome Princesa

        “basta che l’omosessualità sia vissuta come una tendenza disordinata da contrastare, al pari molte altre tendenze al peccato…” una sentenza, la sua, molto distante da quella “smisurata preghiera”.

        1. Ulissenano

          errata corrige

          Faber, lo stesso di Andrea, di Princesa:

          che Fernandino mi è morto in grembo
          Fernanda è una bambola di seta
          sono le braci di un’unica stella
          che squilla di luce di nome Princesa

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  39. Carlo

    SARA: ” Ma una coppia gay che si sposa, non sia mai eh, per carità, e i doveri coniugali???Ma scherziamo????Sono omosessuali, mica sanno ragionare, non sanno cosa voglia dire prendersi carico di una persona!!!Ma scherziamo???Incapaci di intendere e di volere!!Malati!Ti prego”…
    queste sono le tue parole…se ti sembra che assomiglino anche lontanamente a quello che ho detto io, ed anche a quello che hanno detto quasi tutti i partecipanti a questo blog, ti devo e ti dobbiamo delle scuse. Se non filtri tutto con la tua rabbia, capirai che qui parliamo di tutt’altro. Tu sai che la Chiesa ha al suo interno gli omosessuali, figuriamoci! A noi interessa quella bussola che è lo spirito di verità, che può impedire all’uomo l’autodistruzione se non segue il “libretto d’istruzioni” del fabbricante (oppure credi davvero che tu, e tutti noi, ci siamo fabbricati da soli?). La Chiesa assolve la donna (pentita) che ha abortito, ma non affermerà mai che l’aborto è un diritto, che non è un delitto, perchè non è vero. Diceva Chesterton:- la Chiesa non ti permette niente ma ti perdona tutto…il mondo ti permette tutto, poi, non ti perdona niente – Quindi noi diciamo semplicemente che il matrimonio è il matrimonio (fin nell’etimologia del termine, controlla pure) e lo riteniamo uno dei punti cardinali per l’orizzonte di senso nella vita.
    Tra parentesi: se davvero il tuo interesse è per i problemi di mutua assistenza, basta che tu e la tua convivente andiate da un notaio per poter regolare un contratto tra voi in mille modi.

  40. silviaerasmus

    ci sarebbero tante cose da dire su questo articolo:
    1. una coppia omosessuale è sterile, viene paragonata ad un ogm. quindi una coppia eterosessuale in cui uno dei due coniugi è sterile, non ha diritto ad esistere?
    2. più avanti è scritto che la “un babbo e una mamma sono la condizione minima per crescere bene” e anche su questo c’è tanto da dire. gli studi affermano che la condizione di base sia essere immersi in un clima d’affetto, a prescindere dal genere e/o dalla sessualità dei coniugi. per chi voglia approfondire il discorso ci sono due interessanti manuali al riguardo:
    – “Diverse normalità” di Laura Fruggeri
    – “Psicologia dei legami famigliari” di Eugenia Scabrini e Raffaella Iafrate
    questi due manuali spiegano in modo approfondito che in una famiglia (che sia eterosessuale, omosessuale, adottiva, affidataria, composta da un solo coniuge, ecc…) è importante che siano assicurate le due funzioni fondamentali: quella affettiva e quella etica. queste due funzioni sono chiamate a loro volta funzione materna e funzione paterna, ma lo scopo è solo denominativo, in quanto per raggiungere il massimo equilibrio queste due funzioni non devono essere suddivise tra i coniugi, ma svolte in maniera costante dalle figure educative che si occupano dei bambini durante la crescita (a volte sono i nonni, o altri enti sociali, ecc…)
    3. inoltre ci sarebbero altre considerazioni da fare sul progetto di Dio che nell’articolo è considerato la famiglia: dove si collocano quelle persone destinate a rimanere single per una questione di malattia, di carattere o di semplice sfortuna? e le persone rimaste vedove che non hanno avuto figli? le già menzionate coppie sterili?
    4. l’autrice inoltre fa un esempio abbastanza paradossale “vi immaginate se il babbo non ci fosse più e io mi fidanzassi con una signora?”. ovviamente i figli ne rimarrebbero terrorizzati: è molto importante per i figli essere testimoni dell’amore dei proprio genitori (anche non biologici, pensiamo per esempio ai bambini adottati o a quelli in affido) e poichè l’autrice è una donna eterosessuale, che non amerebbe la suddetta “signora” dell’esempio, i figli ne respirerebbero tutto il rifiuto
    5. un altro punto degno di attenzione riguarda la frase sugli omosessuali “quando cercano di ottenere dei bambini, non per dare una famiglia a dei bambini, ma perché li desiderano loro”: se tutte le coppie etero decidessero di avere dei bambini per “dare una famiglia a dei bambini”, se la spinta motivazionale interiore fosse solo quella, forse ci penserebbero prima di mettere al mondo nuovi bambini, e lasciare senza famiglia i migliaia di bambini italiani e stranieri che vivono in orfanotrofi e case famiglia.
    6. infine vorrei invitare tutti i lettori di questo articolo ad avvicinarsi di più al mondo omosessuale, che non è fatto solo di “piume e sederi di fuori” (questa frase mi riporta alla mente un qualsiasi canale televisivo italiano o magari tante delle pubblicità a cui ogni giorno sono costretti i nostri occhi), ma come ogni realtà affettiva deve scontrarsi con sentimenti, desideri e mediazioni, oltre che violenze, soprusi e diritti negati. impariamo a conoscere solo ciò con cui abbiamo a che fare nella quotidianità, e la quotidianità tendenzialmente ci regala poche occasioni per metterci in contatto con ciò che crediamo non ci appartenga, perciò facciamo in modo di prendercele noi queste occasioni

    1. perfectioconversationis

      Punto per punto:
      1. le coppie eterosessuali sterili lo sono accidentalmente, non costitutivamente;
      2. ci sono numerosi studi che dicono esattamente il contrario, nel dubbio io non farei esperimenti sulla pelle dei bambini:
      3. le persone sterili (per i più vari motivi) si collocano pienamente nel piano di Dio: prima di tutto come figli, poi come persone a cui in alcuni casi è toccata in sorte una particolare sofferenza; se vissuta in unione a Cristo, questa si trasforma in motivo di particolare tenerezza da parte di Nostro Signore e talora in capacità di maternità e paternità spirituale per molti;
      4. per ogni figlio è difficile vedere sostituire il ruolo di uno dei due genitori, ma una persona rimasta vedova che si risposi con un individuo dell’altro sesso rientra tutto sommato in un ordine di natura abbastanza comprensibile per un figlio;
      5. è proprio questo il punto: nell’atto eterosessuale c’è una sovrabbondanza vitale che talora si trasforma in vita senza premeditazione, la vita in questi casi va molto spesso accettata, constatata, anche se non è stata scelta, nell’atto omosessuale, invece, c’è una totale sterilità, l’unico modo per rimediare è costruire essere umani come oggetti, non accettarli come doni;
      6. il problema non è la conoscenza degli omosessuali, la simpatia umana, la comprensione: il problema è che due cose diverse non devono essere fatte passare per la stessa cosa.

      1. Teofilo

        Replica praticamente perfetta. Aggiungo a proposito del punto 2 che la discussione e il dibattito “scientifico” sui “ruoli” mi convincono poco. Primo perché in questo ambito la falisificabilità di uno studio è altissima. Secondo perché un conto sono i “ruoli” genitoriali”, un altro sono i “modelli”. Il padre maschio generalmente ricopre, è vero, il “ruolo” etico, ma spesso lo ricopre anche la madre , dipende molto dal rapporto tra i genitori ; la madre generalmente ricopre il “ruolo” affettivo ma conosco molte madri con grossi problemi di anaffettività, e in questi casi (sempre più frequenti, purtroppo, a causa della mascolinizzazione della donna nella società) il “ruolo” affettivo è preso dal padre, senza nessuna difficoltà. Il “modello” invece è un altro discorso. Il padre è modello di mascolinità e di affettività sessuale maschile, la madre è modello di femminilità e di affettività sessuale femminile. Sempre, indipendentemente dal carattere, dai problemi personali dei singoli genitori e della coppia, dalle condizioni materiali della famiglia. A questo non si sfugge, ed è naturale. Mi dispiace per chi teorizza l’intercambiabilità dei generi, ma è soltanto fuffa. Se il figlio maschio non trova un modello di affettività sessuale maschile perché non ha il padre, o perché il padre è molto assente e ha molti problemi con la propria affettività sessuale, lo andrà a cercare al di fuori della famiglia. Lo farà in ritardo rispetto ai suoi coetanei, e per vie traverse, a meno che non sia particolarmente fortunato.

    2. Alessandro

      “gli studi affermano che la condizione di base sia essere immersi in un clima d’affetto, a prescindere dal genere e/o dalla sessualità dei coniugi. per chi voglia approfondire il discorso ci sono due interessanti manuali al riguardo:
      – “Diverse normalità” di Laura Fruggeri
      – “Psicologia dei legami famigliari” di Eugenia Scabrini e Raffaella Iafrate.”

      A proposito di Raffaella Iafrate, qui la psicologa spiega perché “ogni bambino esige un papà e una mamma”:

      http://miradouro.it/node/55796

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  42. Carlo

    SILVIAERASMUS: mia madre se l’è portata via un tumore, che avevo nove anni. Ti posso assicurare che non ho affatto vissuto e non vivo come se questo non fosse successo. Succede anche che una coronaria si intasi ed una persona muoia d’infarto. Questo non vuol dire altro che ad un bambino serve un padre ed una madre ed al cuore una coronaria perfettamente perfusa ma che il mondo è inquinato dal male a tutti i livelli e che non tutto va per il verso giusto. Il male ci è stato spiegato (veramente la migliore spiegazione possibile, la più confortante e costruttiva, rispetto a tutta la filosofia del mondo), con il peccato originale; noi crediamo che questo male Gesù l’ha redento e dobbiamo continuare ad indicare qual’è il bene e che questo bene, comunque, avrà l’ultima parola. La cosa peggiore che possiamo fare, per correggere le cose brutte o per consolarci…è confonderle: chiamare “bene” il “male”.
    “Funzione materna e funzione paterna”: tu dici che hanno puro scopo denominativo…ma è tutta lì la verità! Per “denominarle” devono riferirsi all’originale. Nelle infinite possibilità che trova la vita per non soccombere, molte figure, nella vita di un bambino, possono svolgere una funzione che sopperisce alle figure genitoriali, ma è un rimedio, non è lo stesso.

  43. Emanuele

    E’ possibile che ci sia un errore di fondo. L’idea che per dire una cosa, per essere a favore o contro qualcosa, tutto debba militare a favore (o contro) e nulla in senso contrario. Non è così.
    Per esempio, io dico che sono contro i matrimoni gay perché essi distruggono la famiglia intesa come naturale creandone una artificiale, giuridica.
    Si presenta una persona come Sara e dice che lei ama tanto la sua compagna e vorrebbe sposarla, e chi siamo noi per negarglielo, eccetera.

    E allora?

    Il fatto che qualcuno lo voglia, che qualcuno non ci trovi nulla di male, che si citino studi fantomatici per cui crescere tra i gay è una cosa bellissima… sia anche vero, non è l’ultima parola.
    Se infatti anche queste cose fossero tutte vere (e sull’ultima dubito parecchio) non escludono in radice la motivazione che mi sembra preponderante: la famiglia deve essere difesa, preservata.

    Occorre insomma ragionare in termini di PRIORITA’ e non di assolutezza. Non è che una cosa è giusta solo se nessuno sulla Terra non la vede sbagliata. Una cosa è giusta se è retta da una motivazione prevalente, preponderante, più importante di tutte le altre.

  44. Raffaella

    mi permetto di dire che qui l’amore c’entra e non c’entra: conosco tante coppie etero che stanno insieme per noia o abitudine e coppie omosessuali ugualmente tristi. Mi sembra che si discuta di diritti: formare una famiglia e crescere figli. Sul formare una coppia con diritti civilmente riconosciuti ho pochissimi dubbi (solo non mi piace che si chiami famiglia), ma il fatto di poter adottare bambini e farsi chiamare genitore1 e genitore2 mi sembra una pazzia. Alzi la mano chi è capace di concepire un figlio in una coppia omosessuale e poi (e qui mi permetto di alzare la mia) chi abbia conosciuto un “figlio” di una coppia omosessuale in età scolare. Non ci trovo nessun vantaggio per quella bambina così come mi permetto di ribadire che è proprio nell’origine della questione il “vizio” giuridico e anche ontologico: considerare i figli “un diritto” di una coppia è pura follia e parlo anche in relazione alle coppie eterosessuali. I figli sono persone (e ce ne accorgiamo più presto di quanto vorremmo) e non diritti; hanno diritti, sono soggetti di diritto, ma sono persone, altrimenti noi genitori siamo solo degli egoisti o narcisisti o giù di li …

  45. @ perfectoconversationis:
    1. la sterilità è accidentale, cioè casuale, proprio come l’omosessualità. uno non sceglie di essere di essere omosessuale, semplicemente si trova nella condizione di esserlo, quindi di provare attrazione per persone dello stesso sesso. la diretta conseguenza è che il/la partner che ricercherà sarà di sesso identico al proprio, perciò la coppia sarà accidentalmente sterile anche in questo caso
    2. tutte le teorie esistenti si basano su studi e su esperimenti. ognuno sceglie in quali credere. le omie esperienze di vita mi hanno portato a seguire le tesi e gli studi che maggiormente si battono per la parità e l’uguaglianza di diritti, verso l’abbattimento di tutte le possibili incomprensioni in una logica di incontro comune. inoltre i manuali che ho citato sono programma d’esame dell’università di scienze della formazione primaria di reggio emilia (università per diventare maestri di infanzia e di primaria)
    3. sul punto 3 non ho nulla da ridire, si può perfettamente integrare con il mio punto 3 iniziale
    4. sulle parole “ordine di natura” si potrebbero scrivere trattati: è risaputo che la nostra idea di Natura è profondamente condizionata dalla cultura nella quale siamo nati, perciò automaticamente diventa una contraddizione in termini. chiediamolo agli Inuit per i quali l’anima e il nome sono decisi al momento della nascita, a seconda dell’antenato che rinasce in loro, il tutto a prescindere dal genere biologico. per loro è questa la naturalità ed è influenzata dalla loro cultura di appartenenza
    5. l’accettazione della vita e dell’essere umano come dono prescindono dalla modo in cui sono nati. in primis: saranno sempre necessarie una parte maschile e una femminile (anche in vitrio) per dare il via ad una vita, fino qui non si discute. questo non significa che una coppia omosessuale non possa amare un figlio e considerarlo come dono, piuttosto che come oggetto. forse occorre fare un passo indietro, perchè la divergenza nasce prima, nella considerazione della sessualità: qual’è il suo scopo? per me per esempio non è puramente procreativo. una sessualità priva di procreazione (omo o etero che sia) è legittima in quanto contatto e condivisione profonde, oltre che elemento di piacere e distensione. forse è tornando a monte che possiamo capire che le differenze che stiamo mettendo in campo sono prima di quel che stiamo dicendo.
    6. d’accordo anche sul fatto che due cose diverse non debbano essere fatte passare per la stessa cosa, infatti non è questo che ho detto e/o cercato di affermare. una coppia etero è formata da due persone diverse, che possono procreare tra loro. una coppia omo è formata da due persone dello stesso sesso, che possono procreare solo inserendo un terzo elemento. sono due cose diverse, con una base comune. alla base di entrambe le cose deve esserci l’amore o un qualche tipo di interesse a tenere unita la coppia, e come diretta conseguenza devono esserci per entrambi i casi diritti e doveri uguali. parità di diritti e doveri non significa equiparare le cose, ma concretizzare uguali opportunità, anche in modi differenti se necessario.

    @ Teofilo:
    la falsificabilità degli studi che ho citato io è pari alla falsificabilità degli studi sui quali basi le tue osservazioni, se non che molti manuali sostengono che per molti anni la ricerca riguardante le dinamiche famigliari è stata fatta prendendo in considerazione un solo tipo di famiglia, quella occidentale, mononucleare, eterosessuale con figli, escludendo una grande parte del ventaglio famigliare esistente. da pochi decenni la ricerca famigliare si è spostata verso l’integrazione delle voci minoritarie, perciò gli studi stanno prendendo pieghe diverse, considerando le cose a livello più globale. sicuramente come in ogni cosa poi ognuno tenterà di tirare acqua al proprio mulino.
    per quanto riguarda invece i modelli sessuali sì, se non si trovano in famiglia si vanno a cercare all’esterno: questo crea qualche scompenso? da una coppia omo nascono figli etero proprio come da una coppia etero nascono figli omo. i modelli che si hanno in famiglia si confrontano con i modelli che si vedono all’esterno e con le proprie pulsioni interne, per poi essere interiorizzati, ma solo successivamente ad una personale rielaborazione.

    @ Alessandro:
    interessante l’articolo della Iafrate. cito: “[…] l’esercizio delle funzioni educative può essere condiviso con altri che non siano l’altro genitore. Le funzioni materna e paterna sono inoltre per alcuni aspetti interscambiabili: sempre più frequentemente si incontrano madri che esercitano alcuni aspetti della funzione paterna e viceversa padri che svolgono parte della funzione materna (per esempio aspetti legati all’accudimento), soprattutto oggi dove il rifiuto dei modelli normativi del passato conduce i padri ad allinearsi maggiormente alle modalità di relazione tipicamente femminili-materne.” ti ringrazio per i link con gli articoli di esperti e studiosi contro adozioni e matrimoni, ma io sostengo la mia idea non perchè non conosca la parte contraria (psicologi e psicologhe contro), ma perchè appunto conoscendola, non mi ha convinta. e per l’articolo postato su Pisapia, ti riporto una parte di un altro articolo del corriere riguarda alla proposta “Non aprirà alla possibilità di ereditare o alla pensione di reversibilità”: anche solo questo sta a significare una sostanziale lontananza tra la proposta di Pisapia e un matrimonio etero.

    @ Carlo:
    parlare di bene e male, ergendosi a Bene, mi sembra eccessivo e quasi offensivo. la denominazione delle due funzioni materna e paterna nasce da una pura convenzionalità creata con la nascita degli studi sulla famiglia che come ho già detto -mi scuso per la ripetizione- inizialmente presero in considerazione solo parzialmente la realtà complessa in cui siamo immersi, concentrandosi appunto sulle famiglie etero occidentali (quindi con un solo padre e una sola madre). poi il termine è arrivato fino ai giorni nostri, ma con l’aggiunta di nuove specificazione che ne integrino il significato

    detto questo vorrei specificare che io in prima persona non considero il matrimonio gay e le adozioni come uno dei primi problemi da risolvere. alla base c’è tutta una logica di timore e di paura verso ciò che non si conosce e che si pensa che possa minare il nostro benessere. la famiglia è da tutelare, tanto quanto è da tutelare la coppia senza figli, la coppia non sposata, e anche il singolo cittadino, omo o etero che siano.

    1. silviaerasmus:
      (sempre nel mio piccolo) sono parecchio d’accordo.
      Tra l’altro (per favore) non spedite link e chiuso, ma dite cosa volete dire, con le vostre parole, magari inviando il pezzettino di link che vi sembra più importante!

    2. Emanuele

      Non crede che il suo approccio sia un tantino intellettualistico? Non tutti decidono cosa fare solo perché l’hanno letto in un libro. E’ il cuore che sa cosa è bene e cosa non lo è.
      Il mio mi dice una cosa semplice: se l’umanità è divisa in due parti, se ha due forme, e non tre o dieci, un motivo c’è. Si chiama riproduzione.

      Io sono nato così. E così credo debba essere una famiglia: un padre, una madre, dei figli.

    3. Manuale per manuale: la polarità sessuale in tutte le epoche è stata costitutiva dell’unione familiare, tanto è vero che gli antropologi “propendono per la convinzione […] che la famiglia, costituita dall’unione durevole, socialmente approvata, di un uomo, una donna, e i loro figli, sia un fenomeno universale, presente in ogni società” (Lévi-Strauss, “Razza e storia e altri studi di antropologia”, Einaudi, 1967, p. 149). La ripartizione sessuale dei compiti è uno dei pilastri della famiglia e della società (cfr. F. Héritier, “Maschile e femminile. Il pensiero della differenza”, Laterza, 1997). Dunque la polarità sessuale è un elemento fondamentale di quella forma di vita collettiva nota come famiglia.
      Laddove le unioni persone dello stesso sesso sono ammesse “in nessuna società, tuttavia, rappresentano la norma” (C.R. Ember-M.Mber, “Antropologia culturale”, il Mulino, Bologna 2006, p. 185), senza contare che queste unioni “non collimano completamente con la nostra definzione di matrimonio”, tanti è vero che “talvolta uno dei due coniugi è considerato donna o uomo anche se ciò non corrisponde alla sua identità sessuale” (Ivi)
      L’indistinzione sessuale è tipica invece di quelli che sempre gli antropologi chiamano “riti di inversione di status”. Questi occorrono nei momenti “antistrutturali”, ovvero le situazioni di crisi della struttura sociale, che proprio per questo motivo solitamente hanno un carattere transitorio (cfr. V. Turner, “Il processo rituale. Struttura e antistruttura”, Morcelliana, 1972).
      Cancellare la polarità sessuale equivale a de-strutturare la famiglia, rendendola instabile e fluida, e ciò porta a “risalire verso l’indifferenziazione prima, verso l’origine mitica e premitica, verso il “cuore di tenebra” evocato da Conrad. Percorso regressivo al termine del quale si intravedono i grandi fantasmi di cui il pensiero mitico, a suo modo, ci aveva sbarazzato, su tutti i continenti e in tutte le tradizioni: l’indifferenziazione sessuale, l’individualità assoluta, l’assenza della morte – qualcosa come il «divino» cui forse aspiriamo oscuramente, mentre i miti dell’uomo, nella loro saggezza, ci hanno insegnato, in senso inverso, che la nascita dell’umanità passava per la scoperta della differenza: quella dei sessi, quella degli altri e quella della morte” (Marc Augé, “Des individus sans filiation”, in AA.VV., “Le clonage humain”, Éd. de Seuil, 1999, p. 157).

        1. Essendo momenti ritualizzati, rafforzano la struttura. Non sono dei momenti di “anomia”, di decadimento delle norme fondanti dell’ordine sociale. Sono dei momenti di rinnovamento sociale. Oggi, al contrario, si vuole “istituzionalizzare” la de-strutturazione (i teorici “queer” francesi parlano di “identità non identitaria”), distruggere cioè le norme strutturali.

          1. Emanuele

            Ma secondo lei è una cosa possibile? Diciamo sempre che l’errore è voler imporre una famiglia “giuridica” al posto di una naturale. Ma è vero anche il contrario: la legge fa cultura. Ad oggi molte donne ritengono l’aborto moralmente accettabile perché c’è una legge che lo permette.
            Tuttavia l’aborto è una cosa un po’ diversa. La famiglia è veramente una cosa naturale, come la pulsione sessuale. Tutte le leggi di questo mondo potranno forse destrutturare una minoranza, ma non la maggioranza.
            Però l’idea che si voglia fare una ingegneria sociale tesa a fare dell’anomia la regola è ugualmente tremenda e terrificante.

            Se non si fosse capito vorrei che lei mi rassicurasse…

            1. Emanuele, ha presente “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, dove gli uomini sono prodotti in vitro in industrie statali, come in una catena di montaggio, il matrimonio e la famiglia vietati, così come la “riproduzione vivipara”, la contraccezione obbligatoria? Tutti i mostri ideologici di questi secoli hanno cercato di plasmare a propria immagine la famiglia, perché la famiglia è una sorta di “contropotere” alternativo a quello dello Stato. Nell’antichità si raccomandava che gli schiavi fossero uomini privi di legami familiari proprio per questo: l’individuo solo è più facilmente “plasmabile” dai detentori di un potere assoluto. Non vedo a cos’altro ci vogliano portare i provvedimenti “illuminati” di questi “pianificatori sociali”. Ma tutto questo, sono d’accordo, è talmente disumano che non potrà durare. Il cuore umano non è fatto per la schiavitù. Per questo non bisogna perdere la speranza. Le “minoranze creative” possono avere successo, a patto che concorrano due elementi: convinzione nelle proprie idee e coerenza. Per chi crede, infine, non c’è catastrofe terrena che possa scalfire la speranza celeste. Qualunque cosa dovesse succedere, la Provvidenza di Dio guida la storia.

    4. Alessandro

      “tutte le teorie esistenti si basano su studi e su esperimenti. ognuno sceglie in quali credere.
      ti ringrazio per i link con gli articoli di esperti e studiosi contro adozioni e matrimoni, ma io sostengo la mia idea non perchè non conosca la parte contraria (psicologi e psicologhe contro), ma perchè appunto conoscendola, non mi ha convinta”

      Attenta: l’adesione a una teoria o alla sua opposta non può basarsi sulla semplice “scelta in quale credere”, perché così la scienza stessa perderebbe ogni significato e valore. Se di fronte a due teorie rivali A e B si aderisse ad una o all’altra per un semplice atto di fede (“scegliere in quale credere”) 1) ciò significherebbe che non c’è alcuna ragione cogente per preferire A a B (l’atto di fede a favore di A sarebbe, proprio in quanto atto di fede, esattamente sullo stesso piano dell’atto di fede a favore di B), e pertanto chi “crede” ad A non potrebbe legittimamente dire: “A è più valida di B”, ma soltanto “io credo in A e non in B” (atto di fede in A che però non avrebbe titolo per essere preferibile all’atto di fede in B, poiché sempre di atto di fede si tratterebbe).

      Nella seconda affermazione che fai (“io sostengo la mia idea perché la parte contraria non mi ha convinto”) sembri invece discostarti dalla posizione che hai enunciato prima (“tutte le teorie esistenti si basano su studi e su esperimenti. ognuno sceglie in quali credere”), perché sembri affermare che sostieni che una posizione sia intrinsecamente più convincente dell’altra. Mi piacerebbe sapere però quali sono le ragioni per le quali trovi più convincente la tua posizione.

      A riguardo dell’articolo di Iafrate, ne citi una parte, ma è bene precisare il seguito del ragionamento: “Se c’è un dato indiscutibile, su cui non si può obiettare, è che per nascere “quel figlio” ha bisogno di “quel padre” e di “quella madre”. Le differenze di genere e di generazione sono inscritte nella procreazione e sono metafora della vita psichica: è importante dunque partire non dalla coppia, ma dal figlio. Il figlio è sempre generato da due, e da due “diversi”, da un maschile e da un femminile, da due stirpi familiari, da due storie intergenerazionali e sociali.” ecc.

      “per quanto riguarda invece i modelli sessuali sì, se non si trovano in famiglia si vanno a cercare all’esterno: questo crea qualche scompenso?”

      Sì, qualche scompenso lo crea. Come documenta lo studio di Mark Regnerus, ad esempio:

      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000610

      “da una coppia omo nascono figli etero proprio come da una coppia etero nascono figli omo”.

      E chi l’ha detto?

      Nel dicembre 2011 su Archives of Sexual Behavior uno studio ha mostrato che le figlie 17enni di madri lesbiche, concepite mediante inseminazione artificale, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali:

      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21057866

      Nel luglio 2010 sul Journal of Biosocial Science uno studio ha mostrato che «l’ipotesi che i genitori gay e lesbiche avrebbero più probabilità di avere figli gay, lesbiche, bisessuali o dall’incerto orientamento sessuale è confermata». La percentuale di bambini di genitori gay e lesbiche che hanno adottato un’identità non-eterosessuali a distanza di tempo è tra il 16% e il 57%.

      http://xa.yimg.com/kq/groups/19806419/959920590/name/Full+Article.pdf

      Nel 2009 su Psychological Reports una revisione di 9 studi ha dimostrato che i bambini cresciuti con genitori gay erano (a) più propensi ad adottare interessi e attività omosessuali, (b) più propensi a segnalare confusione sessuale, (c) più suscettibili ad essere socialmente disturbati, (d) più propensi all’abuso di sostanze, (e) meno propensi a sposarsi, (f) più inclini ad avere difficoltà nelle relazioni d’amore, (g) meno religiosi e più non convenzionalmente religiosi, (h) più inclini ad avere difficoltà emotive, (i) più probabilità di essere esposti a molestie da parte dei genitori, e (j) più inclini al tradimento.

      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19610497

  46. http://bit.ly/Y1Suoa

    Grazie per il post. Ma facciamo sentire anche altra voce…

    Caro figliolo, come sai nella casa in cui trascorri sì e no due giorni a settimana non si parla male delle persone. Non ne abbiamo il tempo. Il fine settimana (alterno) non si parla male di nessuno, ma si vive nella gioia. Chi ha fatto stupidaggini e ha preso decisioni che hanno condizionato la vita propria e altrui, si è già condannato/a da sé. Le conseguenze per sé e, pessime, per gli altri sono una croce da portare ogni giorno, con dignità. Sopporta con dignità anche l’ipocrisia degli altri.

    C’è un solo caso in cui del male degli altri bisogna proprio per forza parlare, anche a costo di prendere un palo in testa, ed è quando rischia di andarci di mezzo qualcuno più debole, che non può difendersi da solo.

    Lo sai, che me la sono presa, di fronte a chi, negando i fatti, si occupa di altro.

    Di chi filtra il moscerino e ingoia il cammello.

    Quindi di cosa facciano gli omosessuali nel privato non mi occupo proprio, non è una cosa che mi riguarda. Non so cosa ne pensi mamma. Lo sai, non è facile ricostruire un rapporto verbale, iniziato con un processo penale a mio carico che, come sai, figliolo, ci ha separati per un anno e si è concluso dopo che l’ill.mo sig. Giudice del Foro si è accorta di “Non essere competente” e ha chiuso il fascicolo. E dopo quell’altro procedimento penale poi archiviato. Non so cosa lei ne pensi, ma proprio non mi interessa

    No, del matrimonio omosessuale, proprio non mi interesso.

    Farei il gioco di chi ha tutto l’interesse acchè, di quello eterosessuale, non se ne parli.

    Il problema che mi preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Io credo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente che si alzi la mannaia contro l’innocente. Che si lasci in mutande (in senso figurato) chi non ha colpe alcune, se non il fatto di aver subito una separazione. Che si imponga specialmente, a te e a tanti altri bambini, di vivere in modo equilibrato il rapporto con i genitori. Lo sai, figliolo, che ogni giorno in Italia 300 genitori si separano? E che circa 400 bambini al giorno rimarranno orfani di padri in vita?

    Un babbo e una mamma sono la condizione minima per i bambini per crescere bene. Riformulo il Principio: vivere metà del tempo con papà e metà con mamma è la condizione minima.

    Dicono che questo principio non sia rispettato per le coppie omosessuali. Tu sai che non lo è per le coppie eterosessuali!

    ASL, NPI, Psico-astrologhe, tribunali a parole confermano il principio di bigenitorialità, ma mi sa tanto che la pensano diversamente e si inventano poi di tutto, pur di derogare dal Principio. Lo sai. Lo hai provato. Lo abbiamo provato. Tanti dottori che studiano le teste delle persone dicono che è normale vivere di più con mamma e meno con papà. Ma è il mantra del momento. Poi tra qualche decennio, qualcuno suonerà un altro mantra.

    A me dispiace tanto se le persone dello stesso sesso che si vogliono bene non possono avere bambini, e rispetto e capisco la loro tristezza.

    Ma mi dispiace ancora di più quando le persone di due sessi diversi che si sono amate, che si sono volute bene, siano poste, dalla prassi, dal mantra del momento, dallo Zeitgeist, dal pregiudizio, in una diversa condizione. In una parola sola: siano discriminate.

    Gli omosessuali sentono di essere discriminati. Ma anche noi eterosessuali ci sentiamo discriminati.

    Ci sono molti che sostengono il principio per cui un padre e una madre siano una condizione minima per una buna crescita di un bambino. Ma è un principio che nei fatti non è rispettato neanche per le coppie eterosessuali!

    C’è chi si straccia le vesti, di fronte a nuove leggi di Francia, pieno di indignazione. Ma chiude gli occhi di fronte alla prassi Italica.

    Caro figliolo, abbi la forza di sostenere e sopravvivere a tanta ipocrisia! La realtà avrà la meglio.

          1. Bravo! Sono andato fuori tema, chiedo scusa!

            Tra l’altro, guardando la figura sopra nella presentazione (è di Haring?)ecco quella figura rende bene il senso di intrecciamento intrappolamento che può esserci nell’amore (di qualsiasi “genere”)

    1. ele86

      In base a cosa dici che Gesù non approverebbe? Per un bigio significato della parola amore e della parola rispetto? A me non risulta che Gesù avesse una mano leggera rispetto al matrimonio. Ci va giù parecchio pesante.

      1. CFK

        ele86, lascia perdere. La frase “Gesù non approverebbe” è talmente sciocca che non vale neanche la pena rispondere.

  47. 61Angeloextralarge

    Sono riuscita a leggere tutti i commenti che mi ero persa dal pomeriggio… Grazie ad Alessandro, Andreas, Daniela, Sara (verde), Susanna e altri con i quali condivido i commenti che hanno lasciato. Grazie anche a chi non la pensa come me. Sentire opinioni diverse non fa male… l’importante è che ci sia rispetto anche se a volte sono agli antipodi del mio pensiero e della mia fede.

  48. fish

    Riguardo le adozioni per le coppie omosessuali: proprio oggi ho visto in tv una puntata di una serie tv intitolata significativamente “modern family”:in pratica storie di “famiglie” assortite in tutti i modi possibili. Tra queste anche una coppia di due uomini omosessuali che ha adottato una bimba. Nella puntata di oggi tra le altre cose succedeva che il padre1 della bimba (che pero e’ decisamente quello che fa da lato femmineo nella coppia, insomma e’ quello effemminato dei due) e’ geloso perché la prorompente compagna trentenne di suo “suocero” si porta la sua bimba a spasso a comprare vestitini e cose da bimbe e lei ne e’ ovviamente molto felice. E lui commenta una cosa come “ero geloso, perché sai, tizia non ha una mamma e quindi mi sono sentito in una posizione debole..”. Questa scena mi ha fatto molto riflettere, perché davvero una bimba che crescesse in una situazione simile avrebbe difficoltà in mille cose,da.quelle stupide come lo shopping con mamma (che no, non e’ come lo shopping con papa per quanto questo possa essere effemminato o maniaco della moda, perché comunque non e’ una donna) alle più serie come il momenti dello sviluppo in cui alle ragazze cominciano a succedere cose per cui si ha bisogno di avere un confronto e delle indicazioni da una figura materna enfemminile

  49. fish

    Scusate mi e’ partito l’ invio del commento senza averlo finito. Quello che volevo dire comunque e’: con che coraggio decidiamo di togliere deliberatamente una figura del genere dalla vita di una bambina che cresce? E li stesso vale ovviamente a parti inverse. chiaro che poi la andrà a cercare fuori dal nucleo familiare ma parliamoci chiaro: e’ un dolore non averla nel proprio nido, non averla come PROPRIA MADRE.Io ho un’amica che ha perso la madre quando aveva solo pochi mesi ed e’ cresciuta tutta la vita solo con il padre. Tante persone li hanno aiutati, lei ha avuto tantissime grazie e ora ha una vita lieta ed e’ felice. Ma ci sono stati momenti davvero difficili e in generale per lei e’ stato un dolore e, soprattutto durante la crescita (quindi per tanto tempo), una mancanza grandissima, che si colma in vario modo, in questo caso con una nonna molto presente e una cara signora che le ha fatto praticamente da vice-mamma. Ma ci sono state cose che lei si e’ vissuta totalmente da sola. E parlo anche cose dure e difficili, momenti in cui la madre e’ il conforto, in dolori e difficoltà “da donne”. ora io mi chiedo: con che coraggio, con che coraggio si può decidere a priori di far crescere una bimba, una ragazza, una donna, senza madre? Vi prego di considerare questa cosa perché e’ davvero grave. Capisco che magari alcuni avranno.avuto esperienze cosi brutte con le proprie madri da rifiutare l’idea che una madre sia fondamentale, ma fidatevi, non e’ così: anche quello che avete passato voi e’ stato frutto di uno sbaglio, di un errore, di un ingiustizia. Siete stati privati dell’ amore materno di cui il vostro cuore e la vostra persona avevano bisogno.

    p.s. Ovviamente, si sarà capito,parlo da figlia donna. Varrà tutto ugualmente per il rapporto filgio-padre. ( sul rapporto figlia- padre e figlio madre si aprirebbero altri lunghissimi capitoli, ma e’ tardi).
    Scusate la.lunghezza del commento, ma ci tenevo veramente a cercare di far capire questa realtà, che nell euforia della bella idea di avere tutti dei bei bambini potrebbe sfuggire. E poi ci si potrebbe accorgere troppo tardi di aver causato una grande sofferenza ai bimbi che si e’ tanto voluti, come in un certo senso capitava al padre della fiction di cui sopra (che paradossalmente secodno me ha il pregio di far capire l’ assurdità di tante cose per evidenza, pur avendo l’ intento di sdoganarle come legittime)

  50. Stefano

    Le nozze omosessuali spiegate DAI miei figli. Pietro, 9 anni pure lui: “Papa’, e’ come se tu e il tuo amico Andrea prima di andare a letto vi date il bacino della buonanotte”. Poi ci pensa su un attimo prima di certificare “Blah, che schifo…” Omofobo o semplicemenge sincero?

  51. Mi piacerebbe derimere la questione in chiave di evoluzionismo in maniera che sia più condivisibile: l’unione di due persone in alcuni casi genera vita, in altri casi no, ora, che queste persone abbiano lo stesso sesso o meno in chiave evoluzionistica non conta, il punto è che da quel connubio l’umanità non trarrà giovamento. Ora, da un’altra parte un’altra coppia a generato vita, ma per i più disparati motivi non può “coltivarla”, dal momento che quella vita è già stata benedetta da Dio perchè non mettergli accanto delle persone che se ne prenderanno cura e che, in entrambi i casi non sono i genitori biologici! Quando sarà abbastanza grande per comprendere potrà solo essere grato di questa scelta! Io ritengo che, qualora il disegno di Dio, come la stessa evoluzione della specie, non prevedano che si possa generare vita, si debba accettare a malincuore la cosa ma al contempo credo che di possa aiutare chi altri figli di Dio che sono già al mondo ed hanno bisogno di aiuto a prescindere dalla propria sessualità!

  52. 28ottobre

    Noto che spesso si tenta il paragone assurdo tra coppia omosessuale e coppia eterosessuale sterile.
    Si dice che essendo un evento casuale sia l’omosessualità sia la sterilità le due situazioni potrebbero essere assimilabili e quindi la possibilità per uno sterile di sposarsi dovrebbe giustificare la stessa possibilità per un omosessuale.
    Si dimentica però alla coppia sterile rimane aperta sia la possibilità di curare la propria sterilità, quando ciò è possibile, sia la possibilità di adottare bimbi, fornendo le due componenti complementari maschile e femminile. Per quanto sterili/e si tratta sempre di un uomo e di una donna che solo accidentalmente non possono procreare ma che comunque sono predisposti per essere padre e madre.
    Ciò per due uomini o due donne è impossibile. Non c’è verso. Possono sforzarsi fino a diventare viola ma una donna non sarà mai papà o un uomo mamma.
    Io non sono alto 2 metri e quindi non posso fare il corazziere. Me ne faccio una ragione, accetto il mio limite e vivo sereno.

    1. Infatti: ci si imbeve di slogan parolai ma si confondono i concetti di “potenza” e “possibilità”. La potenza non è la semplice possibilità. Esempio: in un aula universitaria può entrare un cammello. Sì, ma questa è solo una possibilità. Non c’alcuna potenza, perché in un’aula universitaria non c’è alcun soggetto esistente che possa diventare un cammello (salvo la possibilità, non troppo lontana, temo, di scenari spaventosi e di orrendi pasticciacci chimerici dell’ingegneria genetica). C’è chi però potenzialmente può diventare, che so, un consigliere comunale se si candidasse alle elezioni. La possibilità è astratta, è la semplice non contraddizione. La potenza è possibilità concreta, per un soggetto esistente, di venire trasformato, di ricevere nuove determinazioni pur rimanendo sempre lo stesso soggetto esistente. Un blocco di marmo è una statua in potenza, ad esempio. Così come un tra un individuo quando è bambino nella pancia della mamma, quando è neonato o ottantenne non c’è alcuna differenza sostanziale..
      Un conto è avere una qualche “disfunzione” che impedisce accidentalmente di procreare, un conto è l’impedimento strutturale, come nella “coppia omosessuale” che per “concepire” dovrà SEMPRE ricorrere alla tecnica (giuridica, come nel caso dell’adozione, medica, con la chirurgia, o bioingegneristica: uteri in affitto et similia). Eccitati dalla “hybris” della “dittatura del desiderio” non si accorgono di consegnare il destino dell’umanità nelle mani della tecnica. Fino a quando, come sempre è accaduto nella storia umana, sarà la “nemesis” a ridimensionare la tracotanza.

  53. L’accidentalità non stà nelle strutture fisiche non complementari dello stesso sesso ma nel fatto di essere omosessuali, fatto naturale e reale quanto quello di essere sterili o troppo bassi per fare i pallavolisti ecc… questo implica l’impossibilità di procreare della coppia ma non di contrubuire affettivamente ed economicamente al benesssere di qualcuno che è già venuto al mondo…Per quanto riguarda manipolazioni ormonali, fecondazioni in vitro ed uteri in affitto io personalmente sono contraria!

    1. E’ giunta l’ora dell’AUTOCRITICA, me la suono e me la canto, è pur vero che seguendo la consequenzialità del mio discorso dovrebbe essere consentito di adottare dei figli a chiunque, amici, single e via dicendo! Ammetto di aver fatto autogol!!! Ok ok mi avete convinta, probabilmente per essere genitori serve qualcos’altro oltre ad affetto e denaro, è necessario poter essere mamma e papà! In questo caso, citando Andreas potrei concludere che chiunque abbia possibilità economiche e cuore ha la POSSIBILITA’ di adottare un figlio ma solo una un uomo ed una donna hanno la POTENZIALITA’ di essere genitori!

      1. E’ giunta l’ora dell’AUTOCRITICA, me la suono e me la canto, è pur vero che seguendo la consequenzialità del mio discorso dovrebbe essere consentito di adottare dei figli a chiunque, amici, single e via dicendo! Ammetto di aver fatto autogol!!! Ok ok mi avete convinta, probabilmente per essere genitori serve qualcos’altro oltre ad affetto e denaro, è necessario poter essere mamma e papà! In questo caso, citando Andreas potrei concludere che chiunque abbia possibilità economiche e cuore ha la POSSIBILITA’ di adottare un figlio ma solo una un uomo ed una donna hanno la POTENZIALITA’ di essere genitori! p.s.: si un vero guazzabuio: ma dalla mia stessa incoerenza ho imparato qualcosa! Il guazzabuio è probabilmente il tentativo di trovare una risposta ai miei stessi dubbi, non ho scritto per imporre un’ idea ma per confrontarmi e farmi un’idea, ogni punto di vista è prezioso.

    2. 28

      Non è in discussione la capacità di voler bene o di mantenere un figlio adottato.
      Un bambino di pochi mesi è dichiarato adottabile. Ci sono solo due coppie disponibili, entrambe hanno gli stessi requisiti in termini di età, livello culturale, reddito e gli altri parametri oggettivi che di solito sono tenuti in considerazione per dichiarare l’idoneità di una coppia all’adozione.
      Una coppia però è composta da Tizio e Caio mentre l’altra è composta da Sempronio e Genoveffa.
      Tu, Francesca, a chi affideresti il bambino?

    3. 28ottobre

      Non è in discussione la capacità di voler bene o di mantenere un figlio adottato.
      Un bambino di pochi mesi è dichiarato adottabile. Ci sono solo due coppie disponibili, entrambe hanno gli stessi requisiti in termini di età, livello culturale, reddito e gli altri parametri oggettivi che di solito sono tenuti in considerazione per dichiarare l’idoneità di una coppia all’adozione.
      Una coppia però è composta da Tizio e Caio mentre l’altra è composta da Sempronio e Genoveffa.
      Tu, Francesca, a chi affideresti il bambino?

    4. Ciò che si continua a dimenticare (purtroppo) in tutta questa bella serie di argomentazioni socio-psico-scientifico-etico-antropologiche, è quanto al cattolico consta in quanto alla Grazia.

      Seppure questo argomento non può che “far sorridere” (nella migliore delle ipotesi) i non-credenti lettori-partecipanti, non può non essere tenuto presente da chi dovrebbe ben conoscere le “implicazioni” della vita spirituale rispetto quelle della vita “materiale”. Lo sottolineo per chi, anche qui, si dichiara cattolico o praticante (“io vado in chiesa”) o comunque credente (presumo in Cristo…) e che in qualche modo ipotizza scenari di possibile accettazione come stato di fatto delle unioni omosessuali ancorché dell’adozione di figli e via discorrendo, o addirittura di una sorta di “evoluzione della specie”.

      In ordine alla vita spirituale e alla vita di Grazia, l’omosessualità è e rimane un gravissimo peccato, come lo sono tutti i peccati che attengono alla sfera della sessualità – compresi quelli mal celati da una rapporto matrimoniale dove comunque si è chiamati alla castità, al dono di sé e non al possesso dell’altro, alla fedeltà e a vivere anche l’atto coniugale come “atto spirituale” di Comunione nella coppia e con Dio, aperti alla vita.
      Questo non perché come si è sempre pensato (forse anche molti “cattolici” lo pensano), la Chiesa sia malata di “sessofobia”, ma perché il corpo di ciascuno (in primis nel battezzato) è chiamato ad essere “Tempio dello Spirito Santo” a immagine di Cristo.
      La catechesi su questi aspetti del proprio vivere la corporalità e sulla bellezza del viverla secondo lo Spirito rispettando la Castità e la Santità del proprio stato è amplissima e profonda, purtroppo poco proclamata e conosciuta, verosimilmente anche da tanti nostri pastori e certo non mi dilungherò qui su un tema tanto vasto e dove peccherei certo per mia incapacità e ignoranza. Ma tornando alla sintesi, vivere in situazione di peccato e peccato grave, genera la morte (non sono certo io a dirlo…), la morte spirituale e ontologica dell’essere, con tutto quello che ne consegue in ordine alla coscienza personale e al discernimento sugli atti e le decisioni prese per sé per per chi ci circonda. In parole povere si è incapaci di scegliere e di attuare il Bene per sé e per chi ci sta intorno nel più stretto dei rapporti. La morte (ontologica), genera morte…

      Questo vale per tutti e per ogni genere di peccato (un gran cumulo di peccati “veniali”, produce l’effetto di un singolo peccato “mortale”) e per questo il credente, in primis, è chiamato a vigilare su sé stesso prima ancora che sugli altri, ma non possiamo non tenere presente questi principi quando parliamo di atti che hanno per così dire “un nome e un cognome” e che anche qualora fossero compiuti nel totale nascondimento, avrebbero comunque gravi conseguenze sulla vita dei singoli e delle intere comunità e che partendo da un grave disordine morale, non possono che generare disordine.

      Questo come sempre non perché il “peccatore” sia condannato e muoia come “giusta” condanna, ma perché si ravveda e abbia la Vita e la Vita Eterna e la Gioia di una vita di Grazia, a nessuno preclusa grazie ai meriti di Cristo Nostro Signore.

      Concludo ribadendo che questo mio scrivere potrà risultare poco “digeribile”, poco comprensibile o anche offensivo (e non vuole assolutamente esserlo) per chi vive lontano dall’ordine delle cose secondo Dio, ma noi non possiamo mai dimenticare che: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità.” (1Corinzi 15, 47-50)

      “Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere?
      Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.” (1Corinzi 2, 12-16)

        1. Si bravo un cosa del genere…;-)
          Infatti è anche scritto:”Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!”

  54. Lau I.

    L’immagine presente in questo post dovrebbe essere opera di Keith Haring (per chi non lo conoscesse–>http://it.wikipedia.org/wiki/Keith_Haring), grandissimo artista, apertamente omosessuale. Haring aveva una concezione assolutamente democratica dell’arte. Spesso andava a disegnare sui muri della metro (rischiando di essere arrestato) per portare avanti il principio secondo il quale l’arte è di tutti e deve essere a disposizione di tutti. Mi chiedo però se realmente sarebbe stato contento di sapere una sua opera in apertura ad un post contro le famiglie omosessuali…

    1. Lau I.
      Sì, è di Haring, lo avevo già fatto presente io ieri, non lo dico per sminuire la tua segnalazione, ma nessuno lo ha cacato (ovviamente), invece è un bravo artista Haring!

  55. ilaria

    Un commento precedente diceva: “Il quale in realtà condanna l’atto omomosessuale, non la persona. Perché è un atto che crea disordine, non è finalizzato a null’altro che non sia il soddisfacimento della propria pulsione.”
    Ma allora ritenete tutti che gli anticoncezionali non si possano usare? Io ho 31 anni, non sono sposata, dovrei quindi rinunciare alla mia vita sessuale perchè è solo “il soddisfacimento della propria pulsione”? Tutti casti, qui, o immagino pieni di figli? Tra l’altro la sodomia è pratica sessuale comune anche di tante coppie eterosessuali… Io, avendo studiato anche un po’ di psicologia, tendo a diffidare di chi frustra la propria sessualità molto più di chi la vive con serenità, come gli omosessuali, e so che spesso i più omofobi hanno pulsioni omosessuali represse. (studi e ricerche).

    Non solo: le pulsioni sessuali sono naturali, sono stimoli insiti nella specie umana che si sono sviluppati MOLTO PRIMA che esistesse il matrimonio: cosa è più naturale dunque, l’impulso sessuale o il contratto matrimoniale? ricordo che gli esseri umani si sono sviluppati 5 milioni di anni fa, e per milioni di anni hanno fatto figli senza matrimonio… cosa è più naturale e antico, quindi? Il fatto che ci sia una minoranza di persone gay (e c’è SEMPRE STATA) non pregiudica il funzionamento della specie, o dei matrimoni etero: alcune persone sono gay, altre sono etero, alcune persone non vogliono figli, altre ne fanno tantissimi, alcune persone amano il sesso orale, altre il sesso anale… perchè quindi vi fate problemi se la minoranza gay vuole poter vivere alla luce del sole, e con delle tutele, la propria vita? i loro matrimoni non intaccherebbero per nulla i vostri!

    inoltre qualcuno prima citava il Levitico, perchè lì era scritto che l’omosessuaità sia sbagliata: ok… ma allora, se seguite il Levitico, dovete seguirne OGNI parte, a meno che non leggiate solo quello che vi fa comodo…
    infatti ecco una lettera divertente ma sensatissima, scritta nel 2000 da una giornalista ebrea, in cui si parla delle incongruenze della Bibbia…

    “Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione.
    Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.
    – Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
    – Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
    – So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
    – Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
    – Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
    – Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
    – Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
    – Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
    – In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
    – Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?”

    Inoltre, per chi citava la costituzione: negli articoli, quando si parla di matrimonio, non vengono esplicitati “uomo e donna”, ma solo i due contraenti, senza specificare il sesso… quindi la costituzione, per come è scritta, non parla del sesso di chi si sposa

    1. 28ottobre

      @Ilaria…
      La chiesa considera peccato non solo l’atto omosessuale ma anche l’uso degli anticoncezionali o quegli atti che impiegano parti del corpo che non sono organi sessuali propriamente detti. Non lo sapevi?
      Se hai studiato un po’ di psicologia dovresti essere in grado di evitare quei luoghi comuni del tipo “Gli omofobi sono omosessuali repressi”, sono solo affermazioni da bar Sport simili a quelle relative alle mezze stagioni e “si stava meglio quando si stava peggio”.
      Dovresti poi informarti meglio sul significato di “legge naturale” che non ha nulla a che vedere con il “quando” un dato comportamento è stato adottato (anzi è proprio l’opposto), comunque anche le malattie “ci sono sempre state” e sono del tutto naturali. Dunque dovremmo accettarle come un fatto positivo?
      Ma se proprio si vuol guardare alla storia dell’umanità, mi sai indicare una cultura o una civiltà del passato dove si sia sviluppato il concetto di “famiglia omosessuale”?
      Altro concetto base che ti sembra sfuggire è che la Bibbia è divisa tra nuovo e vecchio testamento. In mezzo c’è un tale chiamato Cristo che ha apportato strabilianti innovazioni. Saprai sicuramente che Gesù stesso per esempio ha abolito alcuni divieti tipici dell’ebraismo, come per esempio quelli alimentari o determinate proibizioni relative al sabato.
      Semmai il “problema” non è quindi ciò che scrive il Levitico ma ciò che scrive S.Paolo. Potevi dunque risparmiarti il copia-incolla di quei versetti che da anni si trovano ripetuti in una miriade di siti “laici” e che tu hai tentato per far passare come farina del tuo sacco, come diceva la mia maestra.
      Per quanto riguarda la legge italiana, il codice civile (artt 143 e ss.) parla di moglie e marito. Un qualunque dizionario, anche economico, ti spiegherà che trattasi di donna (moglie) e uomo (marito).

      1. …e il Codice Penale non considera (e non considerava)l’aborto omicidio. Già detto e ripetuto altre volte.
        A quale codice diamo retta?
        A quello naturale? Ma non c’è un codice naturale…

        1. 28ottobre

          Sai sicuramente che la Chiesa ha fatto determinate affermazioni sul matrimonio sulla base dell’esistenza di una “legge naturale”. Se si intende porre la questione in questi termini, come pare abbia provato a fare la sig.ra Ilaria, bisognerebbe perlomeno conoscere cosa insegna la Chiesa a tal proposito, anziché fare curiose affermazioni riguardo i millenni in cui l’uomo aveva rapporti sessuali senza che fosse stato istituito il matrimonio.

    2. Cara Ilaria, il l’Antico Testamento va riletto alla Luce del “Nuovo” e soprattutto in Cristo che è venuto non per abolire la Legge (quella mosaica) ma per darle compimento e portarla alla perfezione.
      Discorso che ovviamente qui ci porterebbe lontano e “OT” come si usa dire.
      In questo la visione ebraica delle Scritture, mostra tutto il suo limite…

      Il Cristianesimo non porta alla “frustrazione” degli istinti primordiali dell’uomo ivi compresi quelli sessuali, ma alla loro sublimazione, ma anche qui il discorso non si può esaurire in due battute e anzi, a livello puramente dialettico, credo non si esaurirebbe alcunché…

    3. @Ilaria, ero io che citavo la costituzione. Di mestiere faccio la storica e dal basso di questo pulpito ti assicuro che De Nicola, Togliatti, De Gasperi e tutto il resto dei padri costituenti non si sono preoccupati di specificare che la famiglia era composta da uomo e donna (*) per il banale motivo che un’altra possibilità neanche se la sognavano.

      (* l’uomo viene prima per eufonia, non per maschilismo).

      1. webmistress:.
        ..io sono uno che credo che la famiglia sarebbe meglio non esistesse sotto la forma che esiste né di omi né di donne nè di nessuno.
        Detto questo (come si usa, purtroppo dire oggi) i padri “cosiddetti” costituenti non ci avevano pensato,
        agli omosessuali, perché a quei tempi era una cosa “impensabile”. Te dirai “se non era nemmeno pensabile allora
        vuole dire che non era per natura”. Invece che oggi sia pensabile vuole dire che lo è per la volontà dalle lobby massonico-omosessual-plutocratiche-orwelliane? Te che hai studiato la storia, non ne conosci altre cose che prima non lo erano pensabili e codificabili e oggi sì, o che prima lo erano e oggi no?

        1. dacadc

          Filosofiazzero: non lasciarti ingannare dal banalissimo errore commesso da ilaria, sopra! Per parlare di Costituzione credo prima si debba studiarla. Infatti la signorina non si è accorta che la costituzione fa ESPLICITO RIFERIMENTO al sesso dei genitori! Tutelando la “maternità” e fornendo mezzi per la ricerca della “paternità”. Fa inoltre RIFERIMENTO IMPLICITO al sesso diverso dei coniugi quando parla di figli “nati(dai coniugi)” (anche al di fuori del matrimonio)…

      2. dacadc

        Cara la mia storica, i padri costituenti lo hanno espresso sia ESPLICITAMENTE sia IMPLICITAMENTE, che la famiglia è composta da uomo e donna!!!! Ahi ahi….attenzione a non farsi imbrogliare!

    4. dacadc

      Rispondi al mio commento senza citarmi…comunque, senza fare un papiro, ti invito a fare autocritica, in quanto trovo semplicistica, e in alcuni tratti illogica, la tua analisi. Seguimi!
      1) La tua vita è integrale, non hai una “vita sessuale”(eufemismo). Nessuno dice che devi “rinunciare”, semplicemente c’è chi ti propone un percorso per vivere la tua sessualità. Come hai riconosciuto tu stessa, razionalmente, l’atto sessuale che compi sebza seguire questo percorso, è un atto egoistico che serve solo a calmare una tua pulsione! Il vero amore è insito nell’atto sessuale consapevole(dei limiti e delle conseguenze).
      2) le pulsioni s. non si sono sviluppate ma sono connaturali all’uomo.
      3) un comportamento o un fenomeno diffusi, non sono necessariamente giusti! O benefici (anche l’omicidio è sempre esistito)
      4) come sai che l’omosessualità è sempre esistita? (Non sono poi così attendibili le tue fonti eh)
      Insomma…secondo me sbagli perché credi di poter demolire una dottrina così imponente e COERENTE in ogni minimo punto, con delle argomentazioni molto suprtficiali. Ma sei comunque in tempo a ricrederti, cioè ad approfondire la conoscenza in merito. (Hai solo da guadagnarci)

  56. carlo

    SILVIAERASMUS: ” concentrandosi appunto sulle famiglie etero occidentali (quindi con un solo padre e una sola madre).” Ti invito a riflettere su questa tua affermazione… guarda che tutti hanno un solo padre e una sola madre.Poi, se vuoi, puoi chiamare mamma un intero villaggio, ma una è la tua. Come si fa a non vedere più la realtà…cosa avrei detto poi di offensivo, quando mi sarei erto a bene? Non trovi che ci siano elementi oggettivi, di buon senso, che possano connotare un giudizio condivisibile? Non è VERO che un cuore sano che funziona è ciò che ci si aspetta, è un bene, mentre un cuore con una malformazione congenita è un male da affrontare? Come fai a vedere tutto come una pura convenzione. Io penso che la filosofia moderna ha distrutto le basi razionali dell’esistenza… chi può sapere cosa è bene e cosa è male? Cosa è giusto e sbagliato? Cosa è vero o falso? Cosa è brutto o bello? Ma allora su quali basi si può sostenere che le nozze gay sono un bene, un progresso, un diritto? Sul gusto personale? Allora può finire ogni pensiero ed ogni dialogo…facciamo un grande facebook…mi piace…non mi piace…poi contiamoci e decidiamo, è semplice…matrimonio e adozioni gay si – matrimonio e adozioni gay no –

  57. Lau I.

    @Bariom, su questo concordo con te. Credo che le immagini sacre dovrebbero essere utilizzate in modo appropriato, per rispetto nei confronti di chi crede!

  58. Paola Be

    Secondo me andavano fatte le cose per gradi. Non è possibile varare la legge per le coppie omosex e contestualmente approvare quella sull’adozione da parte loro. Ovviamnete (se scrivo qui…) non sono d’accordo soprattutto sulla seconda perché credo che i bambini siano esposti ad una violenza inaudita. La società non è pronta alle coppie omosex, e ci vorrà forse una generazione per accettarle. Figuariamoci per i bambibi adottati dalle coppie omosex. Saranno additati come i “figli dei froci” e saranno commiserati, scansati, a scuola emarginati. Perché questo? Per soddisfare un desiderio ( alcuni dicono “naturale” ) della paternità e maternità. Cosa sarà di questi bambini se ( è un’ipotesi probabile) la coppia omosex si rompe? Divisi tra tre figure genitoriali uguali? Tre padri nelle loro vite o tre madri? Poveri bimbi…….

  59. ilaria

    ehi, 28ottobre, mai detto che quelle frasi fossero farina del mio sacco, ho specificato che era una lettera scritta nel 2000 da una giornalista ebrea…
    Inoltre l’affermazione dell’omosessualità repressa negli omofobi non è una frasetta da bar sport, ma viene da studi psicanalitici.
    Ora, se vogliamo paragonare gli studi psicologici con le affermazioni di un uomo nato 2000 anni fa e riportate in un libro che ha subito millemila manipolazioni e trascrizioni allora è IMPOSSIBILE qualunque dialogo, si deve solo lottare per l’affermazione di questo o quel principio a suon di voti e battaglie politiche.
    Io credo che se voi andaste in un paese musulmano non accettereste le loro ideologie perchè dettate da un credo religioso, no?
    Per me imporre alle donne un burqua non è tanto diverso da cercare di convincere un omosessuale che è intrinsecamente “malato” e vada curato.
    parliamo poi del Nuovo testamento:
    1) 1-Pietro 3,1. Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa.

    2) Colossei 3,18. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.

    3) Efesini 5,22. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto

    4) 1- Corinzi 7,34. Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito… In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.

    5) 1-Corinzi 11,13. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo.

    6) 1-Corinzi 14,34. Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge

    7) 1-Corinzi 11,3. Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio.

    8) 1-Timoteo 2,12. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.
    Ripeto, voi citate Gesù, San Paolo e gli altri personaggi citati nella Bibbia o nel Vangelo (ed è stato uno dei detrattori del matrimonio gay a citare il Levitico, in un post precedente, per avvalorare la tesi, io ho ribattuto), ma vogliamo quindi prendere per buona ogni cosa anche del Nuovo Testamento? è indecoroso per l’uomo farsi crescere i capelli? le donne devono tacere nelle assemblee? Prima è stato creato Adamo e poi Eva???
    ora, voi non crederete LETTERALMENTE alla storia di Adamo ed Eva, voglio sperare… altrimenti possiamo buttare tutti gli studi di geologia, paleontologia, genetica di queste ultime decine d’anni…

    Insomma, io capisco che, biologicamente, per far nascere una persona siano necessari un uomo e una donna.
    Ma questa è biologia.
    Le relazioni sociali si sono sviluppate in modo diverso: molti studi affermano che originariamente nella coppia umana il maschio lasciava la femmina quando il bambino aveva circa 7 anni, età in cui era in grado di badare maggiormente a sè stesso (si parla di preistoria ovviamente). Gli esseri umani vivevano in branchi, gruppi, clan, e la custodia dei piccoli era collettiva. Il bambino non viveva con “papà e mamma” in una casetta, ma i bambini erano cresciuti dalla collettività. In altre culture addirittura esiste il concetto di “harem”, in Cina c’erano uomini con concubine, ed erano tutte forme familiari accettate. Mi piacciono? No. A loro, però, sta bene così? Le concubine sono contente di avere un uomo condiviso? Se a loro sta bene e non sono costrette, cavoli loro. Il mio uomo vuole un harem? A me non starebbe bene, ma non starei nemmeno con un uomo che voglia stare con altre donne. Ma lì, appunto, si parla di una scelta che fa soffrire altre persone. Nel caso del MATRIMONIO GAY (non parlo di adozioni) si parla di due persone, uomini o donne, che decidono consensualmente di amarsi tra di loro e prendersi un impegno. sarà per tutta la vita? Forse sì forse no, anche gli etero divorziano, e mica poco.
    Per le adozioni è più complesso il discorso, ma una cosa è certa: case famiglia non ce n’è tante, io ho lavorato in una comunità per ragazzi senza famiglia (sono educatrice) e assicuro che non è affatto un bell’ambiente. Niente figure genitoriali, solo educatori che, per quanto si possono affezionare, sono lì come professionisti, hanno un orario, uno stipendio, i turni, le ferie… di certo non è paragonabile al rapporto che si crea con una famiglia.
    Quindi: tra passare l’infanzia in una comunità o stare con due persone che si amano e che amano il bambino come fosse figlio naturale?mmmmh, fatemici pensare…..

    1. “… altrimenti possiamo buttare tutti gli studi di geologia, paleontologia, genetica di queste ultime decine d’anni…”
      E che problemi ci sarebbero con paleontologia e geologia? E la genetica? Forse che la genetica dimostra che deriviamo dalle beneamate scimmie? No, mia cara anzi esattamente l’opposto 😉

      1. Bariom:
        …infatti che l’uomo deriva dalla scimmia l’hanno sempre (dall’inizio) detto i detrattori (cosiddetti) dell’evoluzionismo.
        Ma l’evoluzionismo non è un dogma. Si chiama, infatti, “teoria evoluzionista”. Darwin ha scritto il suo libro 150 anni fa. Anche l’evoluzionismo si è evoluto. Il creazionismo, invece…

        1. Caro Alvise, “… l’evoluzionismo non è un dogma. Si chiama, infatti, “teoria evoluzionista”. Non ci piove!
          Il “creazionismo” invece si è anch’esso evoluto, ma ai più rimane sconosciuto, chissà perché (e si rintorna, anche, a quel che insegnano a scuola…)? 😉

          1. …sì, hai ragione, il creazionismo si è evoluto: Dio creò l’universo dal nulla, e in questo universo, a un certo punto, venne fuori , piano piano, milioni e milioni di anni, l’Homo Sapiens (cosiddetto). O la Chiesa crede a qualcos’altro?

            1. dacadc

              A parte il fatto che per quanto mi risulta le due “teorie” non sono assolutamente confliggenti, ma possono ben completarsi. La scienza dimostra la veridicità dell’evoluzione. Ma non dell’evoluzionismo. L’evoluzione è piena di buchi e salti. Perché questi non potrebbero rientrare nella logica del creazionismo? (Poi sappiamo cosa significhi negare totalmente il creazionismo??)

              1. dacadc:

                …hai ragione, anche salti e scossoni c’è stato, e catastrofi, e tonfi, probabilmnte, e riprese etc.
                Per quanto riguarda l’uomo alcuni creazionisti sostengono che Dio lo creò già fatto così come è oggi (magari dopo uno di questi cataclismi che ci furono). Fino a ieri si diceva:”natura non facit saltus”!

                1. dacadc

                  Ecco volevo solo precisare che negare il creazionismo, porta per forza di cose a non esprimersi sull, origine della vita, oppure a condividere la teoria dell’abiogenesi (la vita nasce casualmente dalla materia inorganica). O no?

                    1. dacadc

                      Da quello che se ne sa è così, come? Se intendi che la teoria più condivisa è quell dell’abiogenesi allora assolutamente no. È solo la teoria sostenuta da chi vuole portare alle estreme conseguenze l’evoluzionismo. Ma a livello scientifico ha la stessa validità che può avere la teoria creazionista. Scusa se non riporto anche io link ma non ho tempo.

    2. Sara

      Grazie, Ilaria, per aver riportato questi bellissimi brani, tra i miei preferiti del Nuovo Testamento: una boccata d’aria fresca, tra tanto sproloquio!

    3. 28ottobre

      @Ilaria
      Visto il coacervo luoghi comuni di cui è infarcito il suo post a metà mi sono annoiato e probabilmente ho saltato una frase mentre sbadigliavo. Poco male, visto che si trattava di un’affermazione anch’essa errata.
      La informo infatti che non si tratta affatto di uno scritto attribuibile ad una “giornalista ebrea” ma di una lettera indirizzata da un ignoto ascoltatore/trice alla giornalista e conduttrice radiofonica ebrea, Laura Schlesinger, ferocemente contraria a qualsiasi riconoscimento dei diritti degli omosessuali.
      Non si tratta quindi di un ironico scritto yiddish di un’ebrea riguardo i propri fratelli nella fede ma del tentativo di ridicolizzare l’altrui credo religioso. Vista così la cosa la fa ancora sorridere?
      Comunque il copia-incolla tratta di affermazioni che nulla c’entrano con l’idea cattolica sull’omosessualità ed il loro unico intento è di attaccare la fede ebraica o comunque la Fede nei libri sacri.
      Mi pare che chi accusa gli altri di omofobia dovrebbe fare attenzione a non usare un atteggiamento simile a quello che si vorrebbe condannare con altre categorie di persone.
      Se poi si citano “studi psicanalitici” bisognerebbe almeno citarne la fonte, anche Hitler disponeva di studi che dimostravano la sub-umanità degli ebrei, quegli stessi ebrei che il suo copia incolla, cara Ilaria, ridicolizza, anche se il suo intento non era quello.
      Sarebbe comunque già abbastanza interessante sapere, riguardo l’omosessualità repressa degli omofobi, se si tratta di una mera ipotesi o se invece si tratta di un fatto dimostrato attraverso dati scientifici. (ricordo un tizio che citava spesso una ricerca -probabilmente fatta da lui stesso nella palestra dell’arcigay- dove si dimostrava che l’80% dei frequentatori delle palestre era omosessuale)
      Sarebbe anche d’aiuto conoscere come si possa valutare in modo oggettivo una presunta omosessualità latente in una persona omofoba. Oltretutto ho l’impressione che sia parecchio difficile definire esattamente il concetto di “comportamento omofobo” definendolo da un punto di vista scientifico ma sicuramente lei saprà dire di più sull’intera questione.
      Se poi lei discute su un blog a chiaro indirizzo cattolico, mi pare un azzardo pretendere che vengano accantonata la Bibbia poiché trattasi di “un libro che ha subito millemila manipolazioni e trascrizioni”.
      Se lei desidera frequentare un dato club ne deve accettarne le regole, le pare?
      Interessanti invece le citazioni neotestamentarie.
      Ora, Ilaria, si domandi perché invece la donna è tenuta in grandissima considerazione nella e dalla Chiesa Cattolica, “nonostante” le frasi che lei si è data la pena di estrapolare.
      Si domandi anche, tra le mille altre questioni, perché S. Paolo fonda la prima chiesa/comunità proprio a casa di una donna.
      E magari si domandi anche se per caso tutto sommato non sia merito delle radici cristiane europee se lei adesso non indossa un burqa e non deve chiedere a suo marito il permesso di uscire di casa.
      Lei ha mai letto nulla a proposito di come un cattolico deve interpretare e leggere i libri vetero testamentari? Suppongo di no, altrimenti si sarebbe risparmiata la storiella di Adamo ed Eva ma sorvoliamo.
      Sono ancora però in attesa che lei mi illumini riguardo a società, culture, civiltà che abbiano ospitato al loro interno il concetto di famiglia omosessuale. Mi andrebbe bene anche un clan o un harem di omosessuali che in un mitico passato si preoccupassero di allevare i bimbi della tribù, ne esiste almeno uno?

  60. laguerre7739

    ammazzati, costanza. Glielo spiegheremo noi, ai tuoi figli di nove anni, che la morte è una cosa naturale.

    1. Solo che ammazzar-si non è affatto naturale (oltre che contrario alla Volontà di Dio)…

      Quindi ammazzati tu se ci tieni caro laguerre ecc, ecc che di certo delle Volontà di dio non sei preoccupato 😉 😦

      Cmq complimenti, di altissimo profilo il tuo commento!

  61. @ Emanuele:
    ragionare in modo intellettualistico mi sembra l’unico modo per far valere ragioni in certi contesti nei quali la mia opinione è minoranza assoluta. se sto discutendo con qualcuno preferisco che mi porti “ragionamenti intellettualistici” per provare a far valere le proprie ragioni. oltre al fatto che parlando di “bene e male” e di “umanità divisa in due parti” si riduce la complessità della realtà a soli due minimi termini per semplificarsi la vita, non c’è altra spiegazione. la realtà che abbiamo attorno è ben altro, ma se vogliamo parlare del “cuore che sa cosa è bene e cosa non lo è”, a me sta bene e anzi, mi viene molto più semplice. a me il cuore dice che ognuno deve poter avere la libertà di esprimersi, considerando la propria intimità profonda, che non è mai solo nera o solo bianca, ma formata di tutta una gamma di grigi e di altri colori che non possono permettere di concentrare tutto in un’unica definizione. unico limite: la libertà altrui non deve mai essere lesa. anche io sono nata così, da un padre, una madre e con dei fratelli. ma credo che una famiglia possa essere altro da ciò che ho vissuto.

    @ Andreas Hofer:
    da manuale:
    “La relazione che si sviluppa tra persone omosessuali non differisce molto dalla relazione tra persone eterosessuali. Le coppie omosessuali hanno dinamiche e cicli analoghi a quelli di qualsiasi relazione intima eterosessuale: le persone si incontrano, si corteggiano, litigano, si confrontano con il contesto sociale, hanno desideri e speranze, formulano e realizzano progetti e qualche volta si .lasciano. Per giungere a questa conclusione si è tuttavia dovuti passare attraverso un lungo percorso scientifico e sociale. Dapprima la ricerca clinica ha mostrato e sancito che l’omosessualità non è una malattia da cui doversi difendere o curare […]”
    parlando di genitorialità omosessuale “è alquanto diffusa la convinzione che un bambino allevato da una coppia omosessuale sia caratterizzato da uno sviluppo della personalità non equilibrato, anzi alquanto disfunzionale, soprattutto sul versante della strutturazione dell’identità di genere. Studi psicologici sulla famiglia omosessuale disconfermano tuttavia tali concezioni. I risultati di rigorose ricerche empiriche comparate condotte sulla paternità/maternità omosessuale e sullo sviluppo psico-socio-sessuale dei figli dimostrano in particolare che l’omosessualità dei genitori non influisce in senso disfunzionale sull’identità di genere (Green 1978; Green et al., 1986; Golombok, Spencer, Rutter 1983; Gottman 1990; Hoeffer 1981, Kirkpatrick, Smith, Roy 1981; Patterson 1984) e neppure sull’orientamento sessuale dei figli. Figli di genitori omosessuali non hanno infatti più probabilità di manifestare problemi emotivi di quante ne abbiano i bambini il cui genitore è omosessuale; […] Nei figli di coppie omosessuali non sono stati riscontrati inoltre problemi psichiatrici (Golombok, Spencer, Rutter 1983; Kirkpatrick, Smith, Roy 1981), problemi di adattamento (Flaks et al., 1995; Golombok, Spencer, Rutter 1983; Patterson 1994) o di personalità (Gottman 1990) in misura maggiore rispetto a quelli riscontrati nel campione di figli allevati da coppie eterosessuali. Infine i figli di gay e lesbiche instaurano relazioni soddisfacenti con i pari (Golombok, Spencer, Rutter 1983; Green 1978; Green et al., 1986) e con gli adulti di entrambi i sessi.”
    “Riferendosi ai legami di attaccamento, considerati come dimensioni fondamentali nella strutturazione della personalità, Schaffer (1977) ha in particolare richiamato l’attenzione sul fatto che <>. Allo stesso modo Bronfenbrenner sempre riferendosi alle teorizzazioni sull’attaccamento, sostiene che il bambino ha bisogno non solo di un essere umano con cui avere una relazione affettiva, ma anche di un’altra figura che dia supporto, appoggio e risalto alla prima, aggiungendo che è utile, ma non assolutamente necessario che queste due persone siano di sesso opposto. Sulla scia di queste riflessioni Gay Cialfi (1997) sottolinea come l’opposizione preconcetta alla famiglia omosessuale o alla possibilità per il bambino di crescere felicemente con uno o due adulti omosessuali non sia supportata da alcuna teorizzazione sullo sviluppo infantile. È un’opposizione riconducibile piuttosto al disagio che provoca il contrasto tra questa immagine di famiglia e quella a cui si è da tempo abituati, cioè lo stereotipo dominante che risulta molto spesso ancorato al mito della “naturalità” ”.
    “[…] è necessario scindere la genitorialità dalla generatività, accedendo ad un ordine del discorso che pone in campo il costrutto di generatività simbolica. La generatività simbolica riferendosi alla capacità di concorrere in modo positivo, supportivo, funzionale alla crescita e allo sviluppo dell’altro (il figlio), rimanda in modo esclusivo all’aspetto simbolico dell’essere genitore, ossia alla possibilità, prescindendo dal legame biologico, di strutturare dimensioni familiari/relazionali caratterizzate da reciprocità, amore, accoglienza, rispetto dell’altro, risposta ai bisogni, empatia, connessione emotiva condivisa, capacità di ascolto. La generatività simbolica fa dunque riferimento alla capacità di mettere in gioco quelle parti soggettive che l’altro (il figlio) attiva e che rappresentano i nuclei più antichi ed arcaici su cui si fonda il desiderio di amare per essere amati, di accogliere per essere accolti.”

    @ Alessandro:
    ribadisco il concetto già esposto, forse non mi sono spiegata bene o sono stata fraintendibile. ognuno sceglie di credere ad una teoria piuttosto che ad un’altra sulla base di quanto reputa convincenti le prove a favore o a sfavore di tale teoria. e ci stiamo scontrando proprio ora su quello che ho appena detto: io cito le mie fonti, tu citi le tue. ognuno poi sceglie quali seguire no? perché le tue dovrebbero essere più convincenti delle mie in questo caso? per fare un altro esempio, già con una piccola ricerca su questi link, viene fuori che Paul Cameron della Family Research Institute, fin da giovane si è battuto contro i diritti per gli omosessuali. questo per dire che ogni ricerca è condizionata da chi la fa e probabilmente ognuno ne trarrà i risultati che ne vuole trarre

    @ dacadc:
    vai a parlare con uno psicologi qualsiasi di “rimuovere le pulsioni” e vedrai cosa ti risponde. la pulsione omosessuale porta disordine interiore se si è immersi in un clima proibitivo. se fossimo educati a dare ascolto alle nostre pulsioni e a dare loro sfogo in modo socialmente accettabile, saremmo tutti meno repressi, meno stressati e il livello di salute mentale e fisica generale si alzerebbe vertiginosamente. per esperienza personale io, di contro, posso affermare che la pulsione omosessuale non mi ha mai portato alcun disordine interiore particolarmente rilevante. per me è stata una cosa che ha seguito la naturalità del mio essere (intesa in modo personale), nonostante io sia nata da genitori profondamente cattolici: niente divorzi, niente maltrattamenti e niente cose strane con cui si tenta ogni tanto di giustificare l’omosessualità

    @ Stefano:
    certi commenti si potrebbero anche risparmiare, visto che non ne vedo la costruttività ma soltanto la superficialità e l’esibizionismo di parole che probabilmente tuo figlio ha ripetuto per sentito dire nell’ambiente in cui è nato. non è una cosa intelligente ciò che ha detto, mi sembra che ci sia poco da “bullarsi” di un’affermazione del genere. sincerità o semplice assorbimento e ripetizione di ciò che si respira tutti i giorni?

    @ 28ottobre:
    non stiamo parlando di donna chiedono di essere padri o di uomini che chiedono di diventare madri, stiamo parlando di donne e uomini che vogliono diventare genitori, mettendo da parte un limite biologico che è stato dato agli omosessuali quanto agli sterili (in maniera diversa). l’essere umano di per sé non è stato creato per coprire distanze di migliaia di km in poche ore. questo limite biologico l’ha fermato? no, ha creato i mezzi di trasporto, e con macchine, treni, aerei e navi oggi è possibile ridurre notevolmente i tempi. è un po’ questo il paragone, anche se è da prendere un po’ con le pinze dato che è sempre dura paragonare materialità è umanità.

    @ Carlo:
    se ho scritto “un solo padre e una sola madre” è semplicemente perché esiste una distinzione tra genitorialità biologica e simbolica. genitore biologico è chi concepisce, genitore simbolico è colui che si prende cura dell’educazione del figlio. le due cose spesso coincidono, ma può anche accadere che non sia così (case famiglia, famiglie divorziate con nuovi partner, ecc… in alcuni sistemi sociali sono i fratelli della madre a svolgere la funzione simbolica di padre del figlio)

    1. Questo copia-incolla è un bell’esempio di spazzatura pseudo-scientifica e militante, un mix di asserzioni apodittiche, verbosità parolaia e ricerche senza signficativa base statistica, già criticate e smentite da altre. Su questo blog se n’è parlato in innumerevoli occasioni. Anche qui inutile perdere tempo con chi non affferra poi la differenza tra argomentazione storica, antropologica e il ciarpame psicologistico e crede che sia “scientifico” scegliere la “ricerca che ti convince di più”. Questa signorina è il tipico prodotto, sebbene allo stato embrionale, della mentalità tecnocratica delle forze che vogliono a tutti i costi portarci verso il “mondo nuovo” di Huxley. Questo ceto di “tecnici della socialità umana”, di “ingegneri sociali” vuol dirci semplicemente come dobbiamo vivere, come dobbiamo educare i nostri figli, perché solo loro “sanno”, hanno la “conoscenza tecnica”. Un giorno arriverà una di queste signorine convinte d’aver appreso l’unica verità sull’uomo agli esamini della laurea triennale per maestre elementare e, con sussiego acidulo, ripeterà a pappagallo, senza alcuna elaborazione critica e autonoma, quel che le hanno insegnato in qualche corso paraministeriale sull’identità di genere. Poi ci dirà magari che gli esperti del ministero tal dei tali hanno deciso che i nostri figli cresceranno meglio, in maniera più “razionale” con uno di loro o con un genitore bisex, perché così, accidenti, dicono i manuali dell’esame di Metodi e tecniche dell’identità di genere del corso di laurea in operatrici dell’infanzia dell’università di Cesenatico! Eh là là! Avete capito? Mica pizza e fichi! Questo è il totalitarismo prossimo venturo.

      1. Andreas Hofer:

        …abbi pazienza, ognuno porta le sue ragioni, o da Cesenatico, o da Tubinga, o da dove che sia, tutti copiano e incollano, tutti dicono la sua, tutti, alla fine, senza dubbio, siamo dei dilettanti ignoranti, e quando dico tutti voglio dire proprio tutti!

    2. 28ottobre

      @silviaerasmus

      Non stiamo parlando di padri e madri ma di genitori?
      Insomma fino a ieri i genitori erano un uomo ed una donna nel rispettivo ruolo di padre e madre, oggi invece si inventa una nuova definizione di genitorialità in cui la differenza sessuale (caratteristica dei “genitori” in ogni angolo del pianeta dall’alba del mondo) diventa un semplice orpello, un “limite biologico” che può essere tranquillamente accantonato.
      Vedo che poi si prosegue nel fare volutamente confusione tra omosessuali ed eterosessuali sterili.
      Un eterosessuale sterile è una persona “malata”, una persona con una “disfunzione”, una persona con il citato “limite biologico”. Una donna sterile però può (o potrebbe in futuro visti gli incessanti progressi della medicina) guarire e diventare fertile, superando il detto limite biologico e recuperando quella facoltà prima negata. Se del’altra parte non guarisce rappresenta un’eccezione e come donna non perde comunque la capacità di trasmettere ciò che di femminile è in lei ad eventuali figli adottati.
      Supponendo che l’omosessualità non sia anch’essa una malattia, quale sarebbe invece il “limite biologico” di un maschio omosessuale che non può essere ingravidato dal suo compagno?
      Davvero vogliamo paragonare la possibilità di volare o di correre a 300 all’ora con la capacità di avere figli?
      E poi facciamo bene attenzione…. se due omosessuali attraverso l’adozione “superano” il loro limite allo stesso tempo obbligano una terza persona, l’adottato, a superare detto limite insieme a loro, strappandolo ad una possibile famiglia eterosessuale che gli avrebbe garantito la presenza di un padre e di una madre.
      E’ giusto superare i “limiti biologici” a spese di qualcun altro ?
      La cosa non puzza vagamente di puro egoismo?

        1. 28ottobre

          Certamente una coppia eterosessuale che decide di non avere o di non adottare figli ragiona in modo egoistico però almeno non obbliga qualcuno a patire le dirette conseguenze delle proprie scelte.

          1. 28ottobre:
            .
            …ma “obbliga” a patirle, le “dirette conseguenze”, i bambini non adottati (a meno che, ma io questo non lo so, ci sia penuria nel mondo di bambini da adottare)

          2. questa è una stronzata. Due coniugi sterili che non adottano non sono egoisti. Sono solo due coniugi che non hanno figli. La fecondità dell’amore coniugale non è qualcosa di legato solo alla maternità e alla paternità

            1. 28ottobre

              @Fefral. Guardi, lei ha certo la libertà di non essere d’accordo con me. Io non ho però timore a ripetere che la scelta di non avere figli è una scelta in generale egoistica, poi ovviamente si possono trovare mille giustificazioni e raccontarsi un po’ di frottole. L’uomo è di solito molto abile nell’adattare la realtà secondo i propri comodi. Dai termini pittoreschi che usa per etichettare ciò che ho scritto, lei sembra toccato da questa da questa cosa non è un mio problema, mi dispiace però aver toccato un tasto forse per lei dolente.

              1. @admin: non mancherò, ciao, e sorridi che la vita è meravigliosa 🙂

                @28 ottobre: non ci conosciamo, non so se rispondere a botte di catechismo e buona dottrina oppure con semplice e sano buon senso. Cominciamo dal catechismo
                “1654 I coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente. Il loro matrimonio può risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio”
                Comunque nessun tasto dolente sul tema, ho fatto troppi figli per dolermi di non averne abbastanza. Buon tutto!

                @Alvì, vado a respirare un po’ d’aria fresca, vieni a farti una birra con me?

                1. 28ottobre

                  @fefral
                  Ma lei legge ciò che scrive?
                  Secondo lei perché si pone l’attenzione proprio sullo spirito di carità, di accoglienza e di sacrificio? Perché proprio questa sollecitazione? Ci mediti un po’ sopra intanto che passeggia.

                  1. 28ottobre

                    @ferfal’
                    Dimenticavo…. a suo modo di vedere cosa significa “Dio non ha concesso di avere figli”?
                    Significa che si è deciso soggettivamente di non averne o di non adottarne o significa che ci si trova nella condizione oggettiva di non poterne avere?

                    1. trovo che sia una posizione arrogante quella di chi giudica la vita di un altro. Se una coppia non ha figli possono esserci mille ragioni. Io non le conoscerò mai fino in fondo, pertanto non potrò mai giudicarle.
                      Ciò che so è che ad ogni coppia che si ama Dio concede la fecondità, una fecondità che non necessariamente si traduce in genitorialità. Quello che a me può sembrare un egoismo oggettivo di due coniugi che potrebbero adottare dei bambini e non lo fanno, agli occhi di Dio può essere una generosità incredibile. Io, e lei, non lo sapremo mai. Questo è qualcosa che si fa fatica ad accettare. E’ difficile credere che l’amore è sempre fecondo. Che i figli non siamo noi a scegliere di averne. Che apertura alla vita può voler dire anche aspettare ad avere bambini, oppure accettare di non averne mai. E’ un discorso difficile, ma se si approfondisse un po’ di più non ci sarebbe da discutere sul fatto che gli omosessuali non hanno diritto ad avere figli. Ma non perché sono omosessuali, piuttosto perché nessuno di noi ha diritto ad avere figli. Nessuno di noi ha diritti sulla vita altrui. Anche un figlio adottato è un dono da accogliere e restituire, non un bisogno da soddisfare. Anche un figlio non nato per aborto spontaneo è accogliere la vita come dono. Una coppia che non adotta pur avendone la possibilità potrebbe vivere un’apertura alla vita maggiore di quella coppia che continua a concepire ogni 9 mesi, senza neppure aspettare il capoparto. Quali sono i motivi oggettivi di cui lei parla? Non ci sono motivi oggettivi ai nostri occhi, l’unico giudice giusto e oggettivo è Dio. Noi conosciamo a malapena la nostra coscienza, che diritto abbiamo di parlare degli altri?

                      Giusto per presentarci, caro/a 28 ottobre, sono una madre di tre figli, ero passata di qua per salutare qualche vecchio amico (Alvì, vecchio non in senso anagrafico), e sono inciampata nel suo commento; sono cattolica con la c e non con la K, poco gradita ad admin quando entro a gamba tesa (e non gli do torto, anche io non mi sopporto) e non sono una passeggiatrice.
                      Buona vita, devo scappare se no admin si incazza davvero, visto che se resto ancora comincio di nuovo a parlare di aria viziata, di aprire le finestre e le porte e di uscire per strada in mezzo alla gente.

    3. dacadc

      Questo non è intellettualismo ma intellettualismo manualeggiante, o meglio grande confusione! Silvia devi accettare il fatto che essendoci persone che hanno rimosso le loro pulsioni, non c’è “psicologo qualunque” che mi possa convincere che la mia vita è stata un sogno, e tutte le persone afflitte da pulsioni simili stiano bene e siano normalissime.
      Poi confondi teorie sociologiche con verità scientifiche! Hai citato mille studiosi assertori di certe teorie che ti convincono, ma a me basta citarti Regnerus per farti capire che mi convince di più uno studio ufficialmente accreditato, che sostiene un peggioramento delle condizioni di “figli” di coppie omo. Perché condannare a sofferenza questi bambini? ? Perchè tu trovi più convincenti altre teorie?
      Lascio perdere il resto se no non finiamo..ma chiudo con il punto cruciale della questione: non ledere la libertà altrui. Tu lo sostieni. Ma devi capire che ogni singolo gesto che tu compi nella tua quotidianità cambia il corso degli eventi. La realtà è costituita dalla somma di tutti i nostri gesti. Anche i più insignificanti. E questo è palese. Quindi come fai a sostenere che il tuo comportamento nel “privato” non influenza la libertà di qualcun altro?

    4. Alessandro

      “ognuno sceglie di credere ad una teoria piuttosto che ad un’altra sulla base di quanto reputa convincenti le prove a favore o a sfavore di tale teoria. e ci stiamo scontrando proprio ora su quello che ho appena detto: io cito le mie fonti, tu citi le tue”. Insomma, ognuno fa un po’ ciò che gli pare, ognuno si fa le fonti sue, e tutti vissero felici e contenti.

      No, mi spiace. Purtroppo le tue fonti sono debolucce. Datate (per lo più sono degli anni Ottanta, la più recente è del 1997) e comunque confutate ampiamente.

      1) “I risultati di rigorose ricerche empiriche comparate condotte sulla paternità/maternità omosessuale e sullo sviluppo psico-socio-sessuale dei figli dimostrano in particolare che l’omosessualità dei genitori non influisce in senso disfunzionale sull’identità di genere (Green 1978; Green et al., 1986; Golombok, Spencer, Rutter 1983; Gottman 1990; Hoeffer 1981, Kirkpatrick, Smith, Roy 1981; Patterson 1984) e neppure sull’orientamento sessuale dei figli.”

      Non è così!

      – Nel dicembre 2011 su Archives of Sexual Behavior uno studio ha mostrato che le figlie 17enni di madri lesbiche, concepite mediante inseminazione artificiale, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali.

      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21057866

      – Nel settembre 2010 su Archives of Sexual Behavior gli studiosi hanno mostrato che gli adolescenti cresciuti in famiglie lesbiche hanno maggiore probabilità (le femmine) di essere a loro volta omosessuali o identificarsi come bisessuali (circa +200%), mentre i maschi sono meno predisposti a relazioni eterosessuali (-35%):

      http://hunterforjustice.typepad.com/files/gartrell-adolescents.pdf

      – Nel luglio 2010 sul Journal of Biosocial Science uno studio ha mostrato che «l’ipotesi che i genitori gay e lesbiche avrebbero più probabilità di avere figli gay, lesbiche, bisessuali o dall’incerto orientamento sessuale è confermata». La percentuale di bambini di genitori gay e lesbiche che hanno adottato un’identità non-eterosessuali a distanza di tempo è tra il 16% e il 57%.

      http://xa.yimg.com/kq/groups/19806419/959920590/name/Full+Article.pdf

      – Nel 2009 su Psychological Reports una revisione di 9 studi ha dimostrato che i bambini cresciuti con genitori gay erano più propensi ad adottare interessi e attività omosessuali, più propensi a segnalare confusione sessuale:

      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19610497

      – Nel maggio 2006 uno ricerca sul Journal of biosociali Science ha evidenziato che l’orientamento omosessuale dei genitori influenzava significativamente quello dei figli:

      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16613625

      – Nel 2000 uno studio realizzato da R.N. Williams ha osservato che figli di genitori lesbiche avevano significativamente più probabilità di essere impegnati in relazioni omosessuali. Williams ha scoperto inoltre che diverse omissioni sono state fatte da altri ricercatori che hanno condotto la ricerca in queste aree (Williams, R. N. (2000). A critique of the research on same-sex parenting, in D.C. Dollahite, ed., Strengthening Our Families, Salt Lake City, Utah: Bookcraft, p.352-355)

      http://www.uccronline.it/tag/adozione-omosessuali/#elenco

    5. Stefano

      Non ti contraddire. Hai scritto un’enciclopedia per sostenere che non esiste una verita’, che la normalita’ e’ relativa, che ognuno decide da se’ cio’ che e’ naturale… E poi mi bolli come superficiale ed esibizionista il commento di un bambino? Non solo, visto che non la pensa come te dequalifichi cio’ che ha detto a mera ripetizione e assorbimento di cio’ che ha sentito dire (addirittura tutti i giorni, credi che non abbia niente di meglio da fare)?
      Accettalo, il “normale ” esiste, e lo capisce anche un bambino.
      Nessuno se ne bulla, semplicemente e’ curioso vedere come per un bambino esistano il bianco e il nero.
      E’ da grandi, Silvia, che si rischia di fare tanta confusione.

    6. Stefano

      Non ti contraddire. Hai scritto un’enciclopedia per sostenere che non esiste una verita’, che la normalita’ e’ relativa, che ognuno decide da se’ cio’ che e’ naturale… E poi mi bolli come superficiale ed esibizionista il commento di un bambino? Non solo, visto che non la pensa come te dequalifichi cio’ che ha detto a mera ripetizione e assorbimento di cio’ che ha sentito dire (addirittura tutti i giorni, credi che non abbia niente di meglio da fare)?
      Accettalo, il “normale ” esiste, e lo capisce anche un bambino.
      Nessuno se ne bulla, semplicemente e’ curioso vedere come per un bambino esistano il bianco e il nero.
      E’ da grandi, Silvia, che si rischia di fare tanta confusione.

    7. Sara

      “[…] se fossimo educati a dare ascolto alle nostre pulsioni e a dare loro sfogo in modo socialmente accettabile, saremmo tutti meno repressi, meno stressati e il livello di salute mentale e fisica generale si alzerebbe vertiginosamente”

      ….. e, in definitiva, molto più infelici.
      Io preferisco “prendere la croce”, ossia seguire la “ricetta” per la felicità e la libertà che ci propone Cristo, opponendola a tanto spontaneismo che, purtroppo, sento rivendicare anche da tanti cattolici a proposito di alcuni temi, come per esempio, la castità. Più o meno, la reazione è: “ma Gesù non vuole mica che io soffochi la mia natura! Se io amo, è naturale che provi desiderio! Perché mai dovrei impormi di mortificare i miei sentimenti! Gesù non può volere questo!”. Ecco: altro che seguire i sentimenti! altro che essere spontanei! altro che “dare ascolto alle nostre pulsioni”! Se vogliamo essere autenticamente liberi, autenticamente felici, autenticamente umani, dobbiamo fare l’esatto contrario!

  62. Alessandro

    2) “Sulla scia di queste riflessioni Gay Cialfi (1997) sottolinea come l’opposizione preconcetta alla famiglia omosessuale o alla possibilità per il bambino di crescere felicemente con uno o due adulti omosessuali non sia supportata da alcuna teorizzazione sullo sviluppo infantile”

    Non è così! E’ dimostrato quanto sia difficile per un bambino crescere felicemente con uno o due adulti omosessuali

    – Nel luglio 2012, su Social Science Research Loren Marks della Louisiana State University ha mostrato l’infondatezza della posizione “possibilista” dell’American Psychological Association (APA), secondo la quale i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eteorsessuali. Lo scienziato ha analizzato i 59 studi citati dall’APA per sostenere la propria tesi, dimostrandone l’inaffidabilità dal punto di vista scientifico e attestando notevoli differenze sussistenti tra figli adottati da coppie gay conviventi e figli naturali di coppie eterosessuali:

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000580

    – Pubblicato nel 2012 su Social Science Research, lo studio di Mark Regnerus si basa sul più grande campione rappresentativo raccolto sul tema (12.000), mostrando che il 12% dei figli di coppie omo pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), il 40% (contro il 13%) è più propenso al tradimento, il 28% è disoccupato (contro l’8%), il 19% ricorre alla psicoterapia (contro l’8%).
    Inoltre i ragazzi che vivono con genitori gay sono più spesso seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie eterosessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%) e inoltre sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità.
    A proposito dell’influenza sull’orientamento sessuale dei figli di cui al punto 1, lo studio rileva che su 236 giovani adulti figli di coppie omo si dichiara interamente eterosessuale il 61% dei figli di lesbiche, il 71% dei figli di gay.

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000610

    – Nell’agosto 2011 sul Canadian Journal of Behavioural Science uno studio a lungo termine ha esaminato come i padri contribuiscono a rendere i loro figli più intelligenti ed emotivamente stabili. La situazione muta notevolmente nei bambini con i padri assenti:

    http://www.sciencedaily.com/releases/2011/08/110830102551.htm

    – Nel marzo 2011 sono apparsi i risultati di uno studio condotto dall’Istituto di ricerche economiche e sociali (ISER) dell’Università di Essex, Regno Unito. Dopo aver utilizzato un campione di 11.825 adulti e 1.268 giovani (età 10-15) è stato valutato il grado di felicità dei bambini nelle famiglie con alto e basso reddito verificando che l’influenza maggiore sulla felicità di un bambino è se esso vive con entrambi i genitori -maschio e femmina- e dal rapporto che hanno con essi, in particolare la loro madre:

    http://www.sciencedaily.com/releases/2011/03/110302080028.htm?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily+%28ScienceDaily%3A+Latest+Science+News%29

    – Nel giugno 2002 i sociologi Kristin Anderson Moore, Susan M. Jekielek e Carol Emig, attraverso il loro studio, hanno dimostrato che esiste un ampio corpus di ricerche che indicano come i bambini si sviluppano meglio quando crescono con entrambi i genitori biologici, all’interno di un matrimonio. Hanno affermato in particolare: «non è semplicemente la presenza di due genitori, ma è la presenza di due genitori biologici che sembra sostenere lo sviluppo dei bambini»:

    http://www.childtrends.org/files/marriagerb602.pdf

    – Nel 1999 sul Journal of Marriage and Family, lo studio Paternal Involvement and Children’s Behavior Problems di Paul R. Amato & Fernando Rivera ha verificato che i padri riescono a offrire un un contributo unico per il comportamento dei propri figli. L’influenza positiva della presenza della madre e del padre è stata confermata, è risultata indipendentemente e significativamente associata ai problemi di comportamento dei bambini. In particolare l’influenza paterna gioca un ruolo importante nel mantenere nel figlio bassi livelli di delinquenza e criminalità e abbassando le probabilità che la figlia adolescente possa entrare in stato di gravidanza. Questi risultati sono stati confermanti anche dopo aver controllato per il coinvolgimento della madre.

    http://www.jstor.org/discover/10.2307/353755?uid=3738296&uid=2&uid=4&sid=21102054846787

    E si potrebbe proseguire…

    http://www.uccronline.it/tag/figli-omosessuali/

  63. Alessandro

    3) In generale, gli studi che militerebbero a favore della tesi secondo cui i figli cresciuti da una coppia omosessuale non siano svantaggiati (in senso lato) rispetto a quelli cresciuti da una coppia eterosessuale sono per lo più inficiati da gravi carenze metodologiche, che ne invalidano le conclusioni

    – “I figli delle coppie gay crescono benissimo, l’ha detto l’American Psychological Association (Apa). Quando sentite questa frase, iniziate a dubitare. Nel senso che è vero che nel 2005 l’Apa pubblicò un compendio sulla genitorialità omosessuale in cui si leggeva, testualmente, che «nessuno studio ha riscontrato che i figli di genitori lesbiche o gay siano svantaggiati in alcun aspetto significativo in confronto ai figli di genitori eterosessuali». Quel che, però, troppo spesso si dimentica di evidenziare è che i 59 studi citati dall’Apa hanno ben poco di scientifico ed attendibile…

    La sociologa Loren Marks, studiosa dell’Istituto di Ecologia Umana dell’Università statale della Louisiana – ha fatto ciò che – volendo concedere il beneficio del dubbio – i membri dell’Apa non hanno fatto. Ha cioè verificato uno per uno tutti quei 59 studi.
    Ebbene, lo studio della sociologa (“Genitori dello stesso sesso e successo dei bambini: un esame approfondito del compendio dell’Apa sulla genitorialità lesbica e gay”) «prende in analisi alcuni aspetti centrali del compendio degli psicologi americani: l’omogeneità del campione, l’assenza di gruppi di confronto, le caratteristiche dei gruppi di confronto (quando ci sono, ndr), la contradditorietà dei dati, la limitatezza dell’ambito dei successi presi in esame, l’esiguità di dati sulla buona riuscita dei bambini sul lungo periodo».
    Risulta che gli studi citati dall’Apa non prendono in considerazione un campione numericamente e culturalmente importante per stilare una statistica: «I tre quarti di quegli studi, il 77%, esaminano un “campione ristretto, poco rappresentativo e opportunamente scelto” di meno di cento soggetti. Molti indicano addirittura meno di cento partecipanti alla ricerca, fino al limite estremo rappresentato da un lavoro del 1998 che di soggetti ne analizza solo cinque».
    La Marks mette poi in rilievo una grave carenza metodologica. Dei 59 studi citati dall’Apa solo 33 prevedono un confronto con un gruppo omosessuale e, di questi, «ben 13 non hanno usato per il confronto bambini cresciuti in un nucleo tradizionale ma in nuclei monogenitoriali, prevalentemente con la madre single o divorziata. Non sempre nei rimanenti 20 studi è specificato che genere di famiglia etero si sia presa in esame: se si tratta di una coppia di sposi o di conviventi, se gli sposi siano al primo matrimonio o se i conviventi arrivino da una precedente unione».”

    http://www.tempi.it/i-figli-delle-coppie-gay-crescono-bene-come-quelli-delle-coppie-etero-lo-dicono-gli-studi-non-e-vero#.UXwOyrVQbu0

    Qui lo studio della Marks:

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000580

    – Inoltre, nel 2009 su Psychological Reports uno studio ha mostrato che in diversi studi sulla genitorialità gay, «taluni risultati potenzialmente negativi possono essere stati oscurati da effetti soppressori». Tuttavia, si prosegue, «le differenze sono state osservate, tra cui alcune prove in dissertazioni più recenti, le quali suggeriscono che l’orientamento sessuale dei genitori potrebbe essere associato con l’orientamento sessuale dei bambini in seguito all’emulazione e l’attaccamento all’adulto». Si conclude quindi che «la più recente ricerca sulla genitorialità gay continua ad essere viziata da molte delle stesse limitazioni delle ricerche precedenti in questo settore di studi, compresi gli effetti soppressori trascurati».

    – Nel novembre 2009 sull’American Psychologist è stata pubblicata una ricerca di Charlotte J. Patterson nella quale si conclude che i risultati «non forniscono alcuna garanzia per la discriminazione legale contro» le famiglie omosessuali in quanto i bambini si svilupperebbero in modo simile a quelli nelle coppie eterosessuali. E’ stato fatto notare in seguito che la Patterson è un’attivista omosessuale, convivente con tre bambini e ricercatrice di riferimento su questo tema dell’American Psychological Association. Nel suo studio ha riconosciuto che «la ricerca sui genitori gay e lesbiche e i loro figli è ancora molto nuova e sono relativamente scarsi gli studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo». Tuttavia la sua stessa indagine presenta numerosi difetti di campionamento, oltre al fatto che 44 bambini -come da lei utilizzati- non possono essere rappresentativi:

    http://www.narth.com/docs/patterson.html

    – Nel 2002 su Regent Law Review University George Rekers e Mark Kilgus hanno recensito 35 dei migliori studi disponibili sulla genitorialità omosessuale pubblicati su riviste accademiche, arrivando alla conclusione che «tranne pochissime eccezioni, gli studi esistenti sulla genitorialità omosessuale sono metodologicamente errati e devono essere considerati non più di un lavoro-pilota esplorativo che suggerisce indicazioni per studi di ricerca rigorosi» (p. 345). Questi studi, hanno proseguito, «sono metodologicamente difettosi, fuorvianti, distorti, e forme di propaganda a sfondo politico che irresponsabilmente affermano conclusioni che non sono scientificamente giustificate» (p. 375):

    http://www.clcns.com/Rekers.PDF

    – Nel 2001 i sociologi Judith Stacey e Timothy J. Biblarz della University of Southern California hanno pubblicato su American Sociological Review una revisione di 21 studi precedenti sui figli di genitori omosessuali constatando che la ricerca non ha trovato differenze sistematiche tra i bambini allevati da una madre e padre e da quelli allevati da genitori dello stesso sesso. Tuttavia hanno mostrato che le madri lesbiche hanno avuto un effetto femminilizzante sui loro figli e un effetto mascolinizzante sulle loro figlie, tanto che essi riferiscono: «le ragazze adolescenti e i giovani adulti allevati da madri lesbiche sembrano essere stati più sessualmente avventurosi e meno casti, in altre parole, ancora una volta, i bambini (soprattutto le ragazze) allevati da lesbiche sembrano discostarsi dalla norma tradizionale basata sul genere, mentre i bambini cresciuti da madri eterosessuali appaiono conforme ad essa». Inoltre hanno rilevato più alti tassi di omosessualità tra i bambini cresciuti in famiglie omosessuali: «Riconosciamo i pericoli politici nel far notare che gli studi recenti indicano una maggiore percentuale di figli di genitori omosessuali che sono inclini a impegnarsi in attività omosessuali» (Stacy, J. & Biblarz, TJ (2001). Does sexual orientation of parents matter? American Sociological Review, 66 (2), pp. 159-183). Inoltre anche loro hanno anche osservato che in diverse occasioni tali ricerche offrivano risultati che venivano distorti dalla loro interpretazione in base alle inclinazioni degli studiosi. Hanno quindi concluso che le «pressioni ideologiche vincolano lo sviluppo intellettuale in questo settore»:

    http://www.latimes.com/news/politics/la-na-surrogacyside1xoct30,0,2118260.story

    – Nel 2000 su Marriage Law Projecti i ricercatori Lerner e Nagai hanno concluso: «L’analisi dettagliata delle metodologie di 49 studi proposti a sostegno della tesi che i genitori omosessuali crescono i figli nel modo più efficace dei genitori sposati biologici, dimostra che esse soffrono di gravi difetti metodologici»:

  64. ho provato a leggere tutta la discussione (qualcuno mi ha fatto un fischio e mi ha detto di venire a vedere cosa si diceva qua da Costanza).
    Purtroppo, aldilà dei contenuti, in buona parte condivisibili, si respira aria sempre più viziata qua dentro.
    Vi voglio bene e vi saluto, ma me ne torno a spasso. Ciao a tutti!

    1. fefral:

      ….no, mai stato in forma. o solo nella mia forma, che non è una gran bella forma. purtroppo.
      ma mi sforzo per ,quanto nelle mie possibilità, di non dire (troppe) stronzate…

  65. admin

    “si respira aria sempre più viziata qua dentro.”

    Grazie fefral, la prossima volta puoi anche non passare.

  66. @ Andreas Hofer:
    ci tengo a specificare che il mio citare manuali (che mi hanno pure richiesto un sacco di tempo per essere copiati) deriva dal semplice fatto che un tuo commento cominciava così: “manuale per manuale: ecc ecc…”, seguito da importanti nomi come Lévi-Strauss, Turner, Héritier e altri. io ho solo tentato di risponderti usando la tua modalità e quindi citando a mia volta alcuni manuali. checché se ne dica, è così che funziona: ognuno sceglie di credere alle teorie che più gli sembrano convincenti perché supportate dalle migliori ricerche. se andreas crede di non dover perdere tempo con signorine-pappagallo prodotto di una mentalità tecnocratica sul modello d Huxley, allora può anche risparmiarsi commenti offensivi e per niente costruttivi come l’ultimo.

    @ Emanuele:
    nello studio di Regnerus pare che siano stati riscontrati problemi di validità sia nell’estrarre il campione, sia nel raccogliere i dati, sia nell’estrapolare la parte statistica. in questa ricerca Regnerus classificava come figli di coppie omosessuali tutti quelli che rispondevano affermativamente alla domanda “Uno dei vostri genitori è mai stato coinvolto in una relaziona romantica con una persona dello stesso sesso?”. lo stesso autore ha ammesso di aver considerato omosessuali persone di cui in realtà non conosceva il reale orientamento sessuale.
    per quanto riguarda il ledere la libertà altrui, è molto interessante il tuo ragionamento. spesso anche io me lo chiedo: come faccio a sostenere che il mio comportamento nel “privato” non influenzi la libertà di qualcun altro? niente, non lo posso sapere purtroppo, proprio per il fatto che ciò che faccio oggi può avere conseguenze domani o magari verso persone che nemmeno conosco. non potendo fare altrimenti quindi, non mi resta altro che concentrarmi su ciò che io posso direttamente vivere o sperimentare, facendo in modo di pensare a ciò che faccio sulla base degli elementi che è in mio potere prendere in considerazione. degli altri elementi, se non posso prenderli sotto esame in nessun modo, uno può occuparsene sono in un secondo momento, se torneranno fuori.

    @ Alessandro:
    mi spiace che tu mi prenda in contropiede, perché purtroppo il mio inglese non è buonissimo e fatico a leggere molte cose, quindi in questo caso vado sulla fiducia (e su quello che riesco a capire degli articoli). per quanto riguarda l’incidenza di figli omosessuali in famiglie omogenitoriali, se fosse così io sinceramente non ne vedrei il problema. le famiglie fino ad oggi sono state in maggioranza etero, creando infatti in maggioranza individui etero. ognuno prende a modello la propria famiglia. e nessuno si è mai preoccupato di dire che una famiglia etero potesse essere una chiave repressiva per il “potenzale figlio gay”.
    per quanto riguarda la presenza dei padri si parla di “their ability to set appropriate limits and structure”, ovvero della già citata funzione paterna che deve occuparsi delle regole, del distacco con il pianeta materno, ecc… ed entrambe queste funzioni dovrebbero essere svolte in modo equilibrato sia dal padre che dalla madre (parlando di coppia etero).
    sullo studio di Loren Marks pare che poi lo stesso autore abbia dichiarato successivamente di aver fatto affidamento ad informazioni di studi che non aveva letto e di non sapere nulla di coppie dello stesso sesso (http://thenewcivilrightsmovement.com/authors-of-disreputable-anti-gay-rights-studies-triggered-growing-numbers-of-critics-rapidly-widening-scandal/politics/2012/06/25/42133)
    nello studio del 2011 dell’università di Essex non si parla di famiglie eterosessuali. la dottoressa nella parte finale dell’articolo dice “Families are a big part of every child’s life, and our research highlights just how much family relationships matter for children’s well-being”, parlando fi “families” e non di “eterosexual families”. uno studio del genere può essere considerato solo in parte nel discorso che stiamo affrontanto: non vogliamo sostenere che una famiglia non sia importante per lo sviluppo psicofisico di un bambino.
    sui genitori biologici: lo studio mette a paragone figli che vivono con genitori biologici e figli di famiglie divorziate. gli studi bisogna saperli anche interpretare secondo me: vivere in una famiglia divorziata comporta uno stress mentale maggiore poiché le relazioni precedentemente esistenti sono in genere difficili da gestire. lo studio infatti parla di problemi derivanti dal divorzio, dalla rottura coniugale. in generale, leggerlo alla maniera in cui me l’hai proposto tu significherebbe dire no a tutte le adozioni, anche a famiglie etero, non specificatamente omo.

    @ 28ottobre:
    la genitorialità biologica sì necessita di una differenza sessuale, non si po’ mettere in dubbio. l’antropologia di base è la prima a spiegare le differenze tra le forme famigliari nei “diversi angoli del pianeta dall’alba del mondo”. senza dover parlare di omogenitorialità, esistono sistemi in cui la cura dei figli non è diretta conseguenza della genitorialità biologica (soprattutto per quanto riguarda il padre in genere).
    un etero sterile è una persona (temporaneamente o no) malata, che potrebbe (ora o in futuro) guarire. un omosessuale è una persona che (se non è sterile) è biologicamente progettato per procreare: se è uomo deve unirsi sessualmente ad una donna, mentre se è donna deve unirsi sessualmente ad un uomo (scusa se specifico queste ovvietà, è solo per farti seguire il filo logico del mio discorso). detto questo, non si vuole affermare che una coppia omosessuale debba avere la possibilità di ingravidarsi autonomamente, poiché questo appunto è biologicamente impossibile

    in ultimo
    @ ilaria:
    riprendendo l’ultima parte di un tuo commento, è proprio questo il punto. preferiamo lasciare dei bambini in mano a delle case famiglia e/o orfanotrofi che –per quanto possano essere piene di buone intenzioni e di competenza nell’affrontare ciò che è loro richiesto- non saranno mai all’altezza di una famiglia –omosessuale o etero che sia-, o vogliamo che questi bambini e queste bambine ricevano l’amore di due persone che si impegnano per un progetto comune, condiviso tra i coniugi e successivamente interiorizzato dai figli? in una famiglia, che sia etero o omo, si può vivere dentro l’amore e l’affetto che purtroppo le altre strutture non possono garantire allo stesso modo. questo per quanto riguarda le adozioni, anche se lo stesso discorso di può fare per i figli biologici. il punto secondo me è che c’è un generale rifiuto dell’omosessualità –l’articolo iniziale infatti nel titolo menziona le nozze, mentre non fa alcun riferimento a figli di coppie gay-, il quale si estende a tutto ciò che riguarda il mondo degli omosessuali: dalla sfera intimo-individuale (l’omosessualità è una malattia curabile, si può guarire, è un peccato, ecc…) a quella più dichiaratamente pubblica (meno diritti ai gay, condanna dei gay pride, credenze riguardanti la promiscuità e l’infedeltà dei gay, ecc…). così il l’omosessuale viene automaticamente surclassato a cittadino di serie B, forse per paura che minacci qualcosa del mondo che ci sta attorno. se dovessero essere approvate le nozze gay, cambierebbe qualcosa per le coppie etero? di fatto si troverebbero ad avere meno diritti queste ultime? cos’è che ci spaventa tanto? il discorso nasce dal piccolo e si allarga sempre di più a macchia d’olio, rendendo appunto tutto ciò che ha a che fare con “amore e rapporti tra persone dello stesso sesso” una fobia che è entrata talmente in profondità nel nostro modus vivendi che ormai non ce ne accorgiamo neanche più quando mettiamo in atto comportamenti o pronunciamo parole discriminatorie

    1. 28ottobre

      @silviaerarsums
      Ho qualche perplessità riguardo al fatto che un omosessuale sia stato progettato per procreare dal momento che il nostro corpo non è solo un ammasso di organi ma si fonde con la nostra psiche.
      Un uomo sterile è una persona che vorrebbe procreare ma non può.
      Un omosessuale non vuole.
      E’ però una scelta reale oppure è un impedimento psichico non governato o governabile dalla volontà?
      Supponendo che l’omosessuale sia una persona del tutto sana nel corpo e nella mente, se si trattasse solo di un esercizio della volontà allora l’omosessualità diventerebbe una vera e propria opzione determinata. non da fattori genetici, ma da fattori puramente culturali che, tra le varie inclinazioni sessuali disponibili, fanno cadere la preferenza su individui dello stesso sesso. Ma allora avrebbe ragione chi ha qualche perplessità nell’affidare un bimbo a chi gli offrirebbe modelli culturali di questo tipo.
      Se invece si tratta di una combinazione di più fattori culturali e genetici allora non si può più dire che un omosessuale sia stato progettato per procreare, poiché qualcosa in lui glielo impedisce in radice anche se non si tratta di un impedimento meramente fisico.
      Al contrario, nella persona sterile vi è piana coincidenza tra volontà e possibilità fisica che trova solo ostacolo in una disfunzione non voluta, non decisa, non cercata.
      Mi permetto di osservare che il discorso sugli orfanotrofi e sulle case famiglia è illogico.
      Solo nel caso in cui il numero dei bambini da adottare fosse superiore alle richieste di adozione delle famiglie eterosessuali, ci si potrebbe porre la questione se sia meglio trattenere gli orfani piuttosto che affidarli ad una coppia omosessuale.
      Ma la realtà non è questa, tant’è che tante coppie italiane desiderose di adottare devono rivolgersi all’estero, il che implica che il numero delle coppie è comunque superiore a quello dei bambini disponibili (anche se poi il problema è più complesso ma il tema di cui si discute non è quello).
      Dunque è un esercizio inutile immaginare un povero orfanello malato ed infreddolito che nessuno vuole e che invece come estrema ratio potrebbe essere dato ad una coppia di omosessuali che oltretutto non credo sarebbero felicissimi d’essere considerata l’ultima spiaggia.
      Ovviamente si sta parlando di bambini figli di altre madri e padri che li hanno poi abbandonati o che sono morti, non di chi invece, apertasi la possibilità legale dell’adozione, si mette poi a fabbricare in clinica figli in proprio possibilmente alti, belli e biondi, affittando pance ed uteri. Perché poi è questo che in realtà capiterebbe.
      Oppure davvero pensate che le coppie omosessuali si metterebbero a cercare gli orfani più sfortunati nelle case famiglia?
      Su, dai…. siate onesti….

    2. @ silviaerasmus

      No, non funziona così. Uno dei manualini che citavi pappagallescamente diceva che le indagini sulle dinamiche familiari peccavano di etnocentrismo. Bene, gli studi antropologici che citavo smentiscono che la polarità sessuale della famiglia sia un dato relativo alla sola area occidentale. In secondo luogo la scientificità di una ricerca si valuta analizzando criticamente i critieri con cui è stata portata avanti, in primo luogo la randomizzazione, la significatività del campione, la presenza di gruppi di controllo, ecc., non in base a un vago sentore o al “sentito dire”. Altrimenti è semplicemente impossibile stabilire quali siano le “migliori ricerche”, la “scientificità” va a farsi benedire e la scienza, come nel tuo caso, diventa ideologia, diventa un assioma, un dogma da spiattellare in faccia alla massa dei “non iniziati”. Questo si chiama “scientismo”. È buona norma poi, sempre per non cadere in questa tentazione e turlupinare chi ti legge, un minimo di cautela epistemologica. In primis perché la psicologia tutto è fuorché una scienza esatta. In secundis perché il metodo quantitativo e statistico in quanto tale ha dei limiti enormi. Simone Weil ha fatto notare, giustamente, come il ricorso alla statistica sia segno di una mancanza di conoscenza chiara delle relazioni e delle leggi reali. Qui invece siamo all’assurdo che basta un’indagine su campione per convincere dell’infondatezza di realtà, come il legame tra identità sessuata e filiazione, che si perdono nella notte dei tempi dell’umanità. Alessandro – che ringrazio per la sua opera informativa paziente e competente – ti ha dato una lezione di atteggiamento veramente scientifico e non dogmatico.
      Oltre allo studio di Reginerus menzionato da Alessandro in quel numero di “Social Research” vi sono altri studi, in particolare quello di Loren Marks, “Same-sex parenting and children’s outcomes: A closer examination of the American psychological association’s brief on lesbian and gay parenting”. Marks esamina gli studi condotti su bambini allevati in “famiglie” omosessuali e conclude che la scientificità di questi studi è assai scarsa, essendo stati condotti su “campioni di comodo” (convenience samples) e per giunta molto ridotti (1). Eppure sono stati i risultati di questi “studi” ad essere reclamizzati da alcuni ricercatori e organizzazioni professionali, tra cui spicca ovviamente l’influente American Psychological Association (APA) con la sua celebre Dichiarazione “Lesbian and Gay Parenting” (2005). Nelle conclusioni finali il documento affermava che “non un solo studio ha riscontrato che i figli di genitori lesbiche o gay sono svantaggiati in alcun modo significativo rispetto ai figli di genitori eterosessuali”(Not a single study has found children of lesbian or gay parents to be disadvantaged in any significant respect relative to children of heterosexual parents).
      Alle pagine 738-738 lo studio riporta una tabella dove sono elencati questi studi realizzati in un contesto di militanza e privi di scientificità. Solo per direne una, una buona metà di questi “lavori” non prevedeva nemmeno il gruppo di controllo eterosessuale. Ci sono praticamente tutte le ricerche che hai copia-incollato pappagallescamente in uno dei commenti riportati dal tuo manualino (ad es. Golombok, Spencer, Rutter 1983; Kirkpatrick, Smith, Green 1978; Green et al., 1986, ecc.).

      (1) Si tratta cioè di ricerche condotte su campioni non randomizzati, selezionati senza aver fatto ricorso a modalità probabilistiche e, perciò, non rappresentativi della popolazione generale. Si pensi, ad esempio, a questionari somministrati a un campione di soli studenti universitari o a militanti della medesima causa.

      1. “…In primis perché la psicologia tutto è fuorché una scienza esatta. In secundis perché il metodo quantitativo e statistico in quanto tale ha dei limiti enormi. ”
        .
        Giusto, d’accordo!

        Ma allora perché anche voi continuate a citare papagallescamente i “risultati” di altre ricerche psico-epidemio-sociologiche?

        1. “Voi” chi? Come ho detto, c’è chi fa uso strumentale e propagandistico di statistiche e ricerche condotta in maniera pseudoscientifica, dunque occorre ribattere.

    3. Alessandro

      Ringrazio Andreas per l’apprezzamento e per le competenti argomentazioni, soprattutto per il richiamo ai “fondamentali” di una plausibile epistemologia.
      Come egli evidenzia, lo studio di Marks mostra le carenze metodologiche e il conseguente difetto di rigore della maggior parte dei lavori allegati da silviaerasmus.
      La quale critica lo studio della Marks asserendo che “pare che poi lo stesso autore abbia dichiarato successivamente di aver fatto affidamento ad informazioni di studi che non aveva letto e di non sapere nulla di coppie dello stesso sesso (http://thenewcivilrightsmovement.com/authors-of-disreputable-anti-gay-rights-studies-triggered-growing-numbers-of-critics-rapidly-widening-scandal/politics/2012/06/25/42133)”

      Ebbene, se si accede al link riportato si scopre che la realtà è diversa. Lo studio della Marks cui fanno riferimento, tra gli altri, Andreas e il sottoscritto, è “Same-sex parenting and children’s outcomes: A closer examination of the American psychological association’s brief on lesbian and gay parenting”, che è stato pubblicato nel 2012.

      Il link di silviaerasmus si riferisce invece alla controversa vicenda della “Proposizione 8”, che è il nome dato al referendum tenutosi in California il 4 novembre 2008 per l’abolizione del diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, introdotto da una sentenza della Corte Suprema della California del 15 maggio 2008.
      Marks nel 2010 fu sentito da un Tribunale che si occupò della questione. Marks figurava tra i candidati a testimoniare che per il benessere dei figli la coppia genitoriale migliore è quella eterosessuale. Ma fu rifiutato come esperto, perché riconobbe che nel redigere la sua “positio” non aveva tenuto conto di studi vertenti su genitori omosessuali.

      Non possiedo ulteriori elementi per valutare l’accaduto. Un dato è indiscutibile: ciò avvenne al principio del 2010, mentre lo studio di cui si sta dibattendo è del 2012. Quindi quanto occorso nel 2010 non può inficiare la validità dello studio in parola: tanto più che è impensabile che uno studio esplicitamente consacrato a vagliare il rigore metodologico dei 59 lavori addotti dall’APA sia stato condotto… senza leggere attentamente quei lavori.

      Le conclusioni dello studio di Marks sono quelli evidenziati da Andreas e dal sottoscritto, e infergono un colpo durissimo non solo alla credibilità della APA, ma in genere agli studi che sostengono che un bambino cresciuto da una coppia omosessuale non vada incontro a disagi assai maggiori rispetto a quello cresciuto da una eterosessuale. E si noti che quelle conclusioni non hanno trovato obiezioni rilevanti. Peraltro, Marks ha rintuzzato alcune obiezioni qui:

      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000762

      Quanto a Mark Regnerus, la tempesta che è seguita alla pubblicazione del suo studio ha costretto l’Università del Texas, per cui Regnerus lavora, a diramare questo comunicato:

      http://www.utexas.edu/news/2012/08/29/regnerus_scientific_misconduct_inquiry_completed

      nel quale si legge che «L’Università del Texas ha stabilito che nessuna indagine formale può essere giustificata sulle accuse di cattiva condotta scientifica presentate contro il professore associato Mark Regnerus riguardo al suo articolo pubblicato sulla rivista “Social Science Research. Non ci sono prove sufficienti per giustificare un’inchiesta, la questione si considera chiusa dal punto di vista istituzionale»

      A riguardo del rigore scietifico dello studio di Regnerus:

      – il demografo Cynthia Osborne riconosce che «lo studio Regnerus è il più scientificamente rigoroso della maggior parte degli altri studi in questo settore»:

      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000774

      – Walter Schumm, docente di “Family Studies and Human Services” presso la Kansas State University ha commentato: «Una cosa è certa: questo studio rappresenta un serio tentativo di ottenere informazioni obiettive che raramente sono state disponibili prima, e non deve essere liquidato semplicemente a causa del disagio che può provocare»:

      http://www.mercatornet.com/mobile/view/does_it_really_make_no_difference_if_your_parents_are_straight_or_gay

      – 18 docenti universitari hanno difeso il lavoro di Regnerus (e stigmatizzato le critiche pretestuose e preconcette che l’hanno assalito), pubblicando sul sito della Baylor University “A social scientific response to the Regnerus controversy”, nel quale essi affermano che
      “Sebbene l’articolo di Regnerus non sia privo di limiti, in quanto scienziati sociali, pensiamo che gran parte delle critiche ricevute siano ingiustificate… la stragrande maggioranza degli studi pubblicati prima del 2012 su questo tema hanno fatto affidamento a piccoli campioni non rappresentativi; al contrario, Regnerus per raggiungere le sue conclusioni si è basato su un campione di grandi dimensioni, casuale, di oltre 200 bambini allevati da genitori che hanno avuto relazioni omosessuali, confrontandoli con un campione casuale di oltre 2.000 bambini cresciuti in famiglie eterosessuali. Noi riteniamo che lo studio di Regnerus, che è uno dei primi a fare affidamento su un ampio campione, casuale e rappresentativo di bambini di genitori che hanno avuto relazioni omosessuali, ha contribuito notevolmente ad arricchire di informazioni il dibattito in corso tra studiosi sulle famiglie dello stesso sesso in America”:

      http://www.baylorisr.org/2012/06/a-social-scientific-response-to-the-regnerus-controversy/

  67. @ Andreas Hofer:
    mettiamoci d’accordo andreas: se io cito è puro riporto pappagallesco, se invece cita Alessandro o citi tu, allora è ammesso ed è valido? le mie citazioni sono supportate da ricerche, eppure non sono valide? ti disturba il fatto che si stia mettendo in discussione il tuo pensiero? come appunto ha detto filosofiazzero, tutto siamo d’accordo sul fatto che la psicologia non sia una scienza esatta, ma allora come stanno le cose? voi potete citare studi psicologici, sociologici e antropologici, mentre se riporto io studi opposti, improvvisamente la psicologia è una scienza senza un vero fondamento scientifico puro? è un meccanismo totalmente contradditorio: o scegliamo di parlare dell’argomento portando a sostegno studi vari (e quindi mettendoci sulla linea comune di considerare la psicologia e altre scienze umanistiche come utili per sostenere il nostro pensiero), oppure decidiamo di non considerare valide tali scienze in quanto scienze inesatte, ma allora smettiamo tutti quanti di portare in campo degli studi e facciamo vertere il discorso su altro (e anche questo si può fare).
    per quanto riguarda i link di Alessandro (gli studi di regnerus e loren marks) gli ho già risposto, perciò ti rimando al commento precedente.

    @ Stefano:
    bollo come superficiale ed esibizionista il commento che hai scritto tu riportando le parole del bambino. superficiale perché sembra che tu non ti sia chiesto per quale motivo tuo figlio ha detto così. ed esibizionista perché non sembrava che con tale commento tu volessi solo sottolineare davanti a tutto il blog quanto è arguto e intelligente tuo figlio che ha 9 anni usa parole di disprezzo verso gli omosessuali. il limite del pensiero del bambino è proprio considerare tutto bianco e nero. quello che tu chiami “fare confusione da adulti” è ciò che io chiamo varietà e complessità della realtà.

    @ 28ottobre:
    essere omosessuali non è una scelta, come non lo è essere etero e come non le è essere sterili. dire che uno sterile non può avere figli mentre un omosessuale non vuole averne, significa non avere ben chiari i termini della realtà dato che ci sono tantissimi omosessuali che si battono per avere figli, proprio perché vorrebbero creare una famiglia, ma non gli è possibile.
    per la questione delle adozioni in italia sì è vero, sapevo anche io questa cosa. un bambino è un bambino, se ha bisogno di essere adottato non importa che sia straniero o meno, che differenza fa se permettendo agli omosessuali di adottare bisognerebbe ricorrere all’estero? tanto meglio dato che l’importante è che il numero di bambini che necessita di una famiglia adottiva diminuisca

    1. @ silviaerasmus
      Non posso che ribadire quanto ho già scritto, cioè che il tuo criterio di valutazione della valdilità di una ricerca non ha nulla di scientifico, checché tu ne dica. Come ti ha già fatto notare Alessandro non è affatto vero che ognuno “scelga” per via di “confronto” le ricerche che trova “mgliori”. Perché resta sempre una domanda tanto ovvia quanto semplice: “migliori in base a cosa?”.
      Se fosse come affermi tu staremmo discutendo di gusti soggettivi, e le conversazioni sarebbero al livello di “mi piace il gelato al cioccolato” perché “lo dice Pupo che è dolce e un po’ salato”. Stai confondendo palesemente il “metodo democratico” e il “metodo scientifico”. Nel merito, ho fatto notare come che anche le “ricerche” da te menzionate come supporto argomentativo difettino di scientificità.
      Secondariamente, mai dare troppo credito alle campagne di disinformazione, soprattutto quando sono condotte da gruppi militanti:

      http://www.uccronline.it/2012/09/06/chiusa-lindagine-su-regnerus-approvato-studio-sui-problemi-di-chi-ha-genitori-gay/
      http://www.utexas.edu/news/2012/08/29/regnerus_scientific_misconduct_inquiry_completed

      Mi permetto inoltre di far presente che le “accuse” a Marks – da te citate ancora una volta in modo pappagallesco, non è colpa mia – vertevano non sullo studio menzionato da me e Alessando ma sulla questione della cosiddetta “Proposition 8”, come è stato chiamato il referendum californiano del 2008 col quale si voleva abolire il diritto al matrimonio omosessuale, introdotto da una sentenza della locale Corte Suprema qualche mese prima. Marks partecipa a un’audizione in tribunale nel 2010 in veste di esperto del settore, e venne ricusato perché la sua perizia non teneva in conto gli studi sulla “genitorialità omosessuale”. Ma noi abbiamo fornito il riferimento di un articolo scientifico comparso nel 2012, e gli studi visionati da Marks sono citati in bibliografia! Dunque si presume che in due anni Marks abbia esaminato in maniera più esaustiva la letteratura scientifica. In ogni caso, noi stiamo parliamo di qualcos’altro. Capita di prendere cantonate, soprattutto quando ci si va ad informare su siti militanti e non si prende visione diretta degli elaborati.
      A latere facevo poi presente che lo statuto epistemologico della psicologia e del metodo quantitativo-statistico non permette una conoscenza certa, assoluta e indiscutibile. Ti invito a riflettere sulla differenza tra “certezza” e “infallibilità”. Il fatto che una conoscenza sia limitata, dunqe fallibile, non significa che sia inutile e da gettare alle ortiche. O vuoi dirmi che la psicologia è una “scienza esatta” nel senso di “conoscenza infallibile”? Liberissima di farlo, del resto come insegna l’esempio del saggio azzeratore di filosofie ognuno si espone al ridicolo come preferisce.
      Nel campo umano esiste ad esempio anche una conoscenza di “senso comune”, di carattere intuitivo e “storicamente sedimentato”, che naturalmente a sua volta non è infallibile. La pretesa dello scientismo, e degli scientisti in erba. si fonda al contrario su una sorta di totalitarismo del metodo scientifico, che esaurirebbe ogni campo dello scibile umano. Unica conoscenza ad aver diritto d’esistenza sarebbe quella prodotta dal ceto di “illuminati” cultori del “sapere scientifico”.
      Nel campo che ci interessa, quello della politica familiare, a “istruirci” sarebbe quella che negli USA è chiamata “knowledge class”, la classe di “quelli che sanno”. È quel ceto di “professionisti della socialità umana” (psicologi, sociologi, terapeuti, assistenti sociali, “operatrici” dell’infanzia, ecc.) che nel mondo occidentale a partire dagli anni ’30 (cominciò l’amministrazione Roosvelt) si si trova sempre più in concorrenza diretta con la famiglia in quanto fornitrice di “servizi pubblici”. La famiglia, nell’ottica individualistica di questa classe di professionisti, è una specie di “agenzia di servizi per l’individuo”. Però la qualità dei servizi offerti dalla famiglia, disgraziatamente, non è giudicata abbastanza di “qualità” e “efficiente” dai membri della “knowledge class”. Certo non come la qualità e l’efficienza che saprebbero fornire loro, che “sanno” e hanno “studiato”.
      Una porzione assai ampia di questa “knowledge class” è alle dirette dipendenze del settore pubblico, oppure lo è indirettamente, tramite sovvenzioni, consulenze et similia. Ovvio che la “knowledge class” abbia quindi tutto l’interesse all’espansione dello Stato nella società. La progressiva deresponsabilizzazione dell’istituzione familiare trova una delle sue cause anche nella progressiva invasività di questi che sono stati chiamati “patologi sociali”, specialisti nel “diagnosticare” patologie socio-familiari. Le terapie, ovviamente, sono sempre in mano loro, “che sanno”.
      È facile capire che svincolare la “genitorialità” dall’identità sessuata offre prospettive infinite di impiego a questa classe di “specialisti”. Dire “genitore 1” equivalre a identificare il rapporto di filiazione (padre-madre e figli)con una semplice funzione astratta e numerica. Come in una funzione matematica il posto della variabile x può assumere un campo infinito di valori. E così un domani magari una zelante “operatrice familiare” – o più di una, diciamo uno uno staff misto di assistenti sociali, psicologi, educatori, ecc., perché no? – prenderà in carico i vostri figli perché qualche agenzia pubblica avrà valutato che voi, in quanto “genitori omofobi”, non siete in grado di esercitare una “funzione genitoriale” di “qualità”.
      Altrettanto ovvio che le élites governative che hanno una concezione totalitaria della politica, fondata sulla primazia dello Stato sulla società, trovino un potente alleato nella “knowledge class”, cui sono accomunate dall’ostilità per la famiglia.
      Questa è la battaglia culturale in corso. Non facciamoci turlupinare dai discorsi magniloquenti e affabulatori di questi odierni sofisti.

    2. Alessandro

      @silviaerasmus

      “se io cito è puro riporto pappagallesco, se invece cita Alessandro o citi tu, allora è ammesso ed è valido? le mie citazioni sono supportate da ricerche, eppure non sono valide? ti disturba il fatto che si stia mettendo in discussione il tuo pensiero? come appunto ha detto filosofiazzero, tutto siamo d’accordo sul fatto che la psicologia non sia una scienza esatta, ma allora come stanno le cose? voi potete citare studi psicologici, sociologici e antropologici, mentre se riporto io studi opposti, improvvisamente la psicologia è una scienza senza un vero fondamento scientifico puro?”

      Visto che sono tirato in ballo…
      No, non si tratta di ascrivere valore assoluto a psicologia sociologia antropologia culturale, né di squalificarle senza appello. Si tratta – mi pare – della necessità di adottare un atteggiamento razionale nei confronti di queste discipline scientifiche.

      Tu citi fonti riconducibili alle suddette scienze. E mi va benissimo. Ma se Tizio ti sottopone uno studio, come quello di Loren Marks, mostrante le pesanti carenze metodologiche che affliggono le fonti da te esibite, condotta razionale esigerebbe che tu cessassi di aderire alle conclusioni di quegli studi, in quanto poggianti su un impianto metodologico troppo fragile per sostenere tali conclusioni. Se si seguita ad aderire alle conclusione di quegli studi, si opera una scelta irrazionale. Liberissimo uno di farla, ma si sappia che trattasi di adesione irrazionale.
      Per contrastare questo ragionamento dovresti mostrare che lo studio di Marks è fallace: fallacia che però non riesci a mostrare (non contesti nel merito lo studio di Marks, li limiti a riferire un avvenimento del 2010 che nulla ha che vedere con quello studio).
      Lo studio di Regnerus è metodologicamente più provveduto dei 59 studi scrutinati da Marks e risulta obbedire a standard scientifici soddisfacenti? Bene: assodato ciò (e tu non riesci a mostrare che non sia così: già si è replicato alle obiezioni che hai avanzato), atteggiamento razionale esige che si aderisca alle sue conclusioni, opposte a quelle da te difese.
      Ma poiché nemmeno lo studio di Regnerus ha un valore assoluto, si può ipotizzare che le conclusioni cui giunge non siano generalizzabili. Ad esempio, si può ipotizzare che effettivamente la coorte di figli di coppie omosessuali indagata da Regnerus abbia subìto pesanti disagi proprio dal fatto di avere “genitori” omosessuali, ma che questi disagi dipendono non intrinsecamente dall’avere genitori omosessuali, ma dall’avere genitori omosessuali in un determinata epoca storica in una determinata cultura ecc. Si rimette allora in modo il processo di ricerca razionale rivolto a convalidare o confutare simile ipotesi. Nel mio piccolo, a una obiezione siffatta ho cercato di rispondere tempo fa su questo blog confrontandomi con un interlocutore che l’aveva affacciata:

      https://costanzamiriano.com/2013/01/13/siamo-tutti-nati/

      Aggiungo: per affrontare in modo pertinente problemi che attengono alle sorgenti stesse dell’umano è necessario interpellare non solo sociologia, psicologia e antropologia culturale, ma anche la teoresi filosofica, e segnatamente l’antropologia filosofica e la filosofia morale… ma il discorso porterebbe lontano

    3. 28ottobre

      @silviaerasmus

      Se c’è qualcuno che non ha ben chiaro i termini della realtà è proprio quell’omosessuale che da un lato sente attrazione per un rapporto obbligatoriamente sterile e dall’altro lato vuole figli. E’ una contraddizione in sé, dovuta all’incapacità di accettare un limite che la natura (a quanto pare omosessuali si nasce) impone.
      Se io amo correre la maratona non posso mangiare fino ad ingrassare 200 kg, dunque se mi piace anche ingozzarmi dovrò necessariamente fare una scelta.
      Per quanto riguarda le adozioni, se le coppie eterosessuali sono in numero maggiore o uguale ai bambini da adottare per quale motivo si dovrebbe imporre ad un bimbo una coppia omosessuale? Quale sarebbe la ragione per preferire una mamma/uomo ad una mamma/donna?

  68. Andreas Hofer:

    …mentre invece ci sarebbe (nel caso) il grande straordinario sapere, in ogni campo, della Chiesa (cattolica)e dei credenti, che ha già dentro il suo DNA (come orribilmente si dice oggi) la capacità di dare risposta a queste (sopra) e a tante altre “problematiche”. Qui vicino al mio desolato paesello c’è un accampamento di enormi camper con su scritto, a grossi caratteri LA RISPOSTA E’ CRISTO!

    1. Hai ragione: in effetti occorre la Chiesa per dirci che l’umanità è sessuata, che gli esseri umani crescono meglio, in genere, quando hanno un padre e una madre di sesso diverso. Eh, come no, già già, sì sì, certo certo, bravo bravo…

      1. …cosa vuole dire i bambini “crescono meglio” nelle famiglie col babbo e la mamma, vuole dire che c’è un termine di paragone, per esempio le famiglie senza babbo, senza mamma, senza né babbo né mamma, senza affetto da parte di nessuno?

  69. Ulissenano

    Alcune considerazioni:
    -Ma se ai bambini si leggesse il don chisciotte, o Dahl, invece che parlargli come di fronte a dei molluschi?
    -Mi permetto di citare un saggio imprescindibile di Mario Mieli, che così’ scriveva:
    La prospettiva del matrimonio tra omosessuali interessa molto più il sistema che gli stessi gay riformisti. In Usa, la stampa, che pure ha passato quasi sotto silenzio il massacro di trentun omosessuali avvenuto a New Orleans nel 1973 (una delle tante stragi dell’Etero-Stato), ha dedicato ampi articoli nel corso dello stesso anno alla celebrazione di matrimoni tra donne o tra uomini. In Svezia (e anche in Norvegia) la stampa e la televisione discutono il diritto degli omosessuali al matrimonio, mentre le stesse organizzazioni gay moderate si limitano alla rivendicazione di una completa accettazione da parte della società. Lo status quo eterosessuale, tramite il “progressismo”, medita un’integrazione totale dell’omosessualità, un suo rientro (dalla porta di servizio) nelle strutture della famiglia.
    -ironicamente : il matrimonio e’ una disgrazia, non vedo perche’ non possa essere per tutti…( un po’ come direbbe Cerda: È ingiusto proibire ai preti di sposarsi. Per che cosa hanno meritato un simile privilegio?)

    1. JoeTurner

      Mario Mieli??? cioè quel Mario Mieli accusato di incitare alla pedofilia che ha scritto quanto segue:

      « Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica »
      (Elementi di critica omosessuale, 1977)

      1. Ulissenano

        SI fa lo stesso errore con Aldo Busi: si decontestualizza un’ affermazione sino a renderla un topos per distruggere un autore. Mi chiedo: lei ha letto il saggio di Mieli? La invito inoltre ad osservare che lo stesso tema e’ ripreso,seppur con toni diversi, anche da Freud, e, piu’ accuratamente da groddeck.

        1. JoeTurner

          c’è poco da contestualizzare quanto ha scritto Mario Mieli è un incitamento alla pedofilia. Certo non è molto diverso da quanto affermava Nichi vendola nel 1985:

          “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili. Ma il Pci non è un organismo matriarcale”.

          Nichi Vendola – Intervista a Repubblica 19 marzo 1985

          1. Ulissenano

            La invito a ri-valutare con piu’ attenzione sia le parole di Vendola che quelle di Mieli e a leggere il suo saggio, opera imprescindibile e conosciuta, purtroppo, solo superficialmente (Ma siamo nell’Italia dove le parole fanno testo, citando Bene).

            1. JoeTurner

              Apprezzo molto De Andrè come artista ma per le lezioni di vita sinceramente guardo altrove. Quanto a leggere Vendola, Mieli e Busi diciamo che queste letture nell’ordine di priorità stanno un po’ dopo il confezionare una collana con chicchi di riso.

              1. Ulissenano

                Il capolavoro e’ al di fuori dell’opera, si ricordi. Rifugga i modelli, e guardi con più’ attenzione a De andre( posso consigliarle la lettura del saggio: “il libro dell’es”?)

            2. dacadc

              Vorrai scherzare? Quindi c’è una parte di Italia che sbaglia a condannare certi pensieri..ok. Però al di là della de-contestualizzazione queste affermazioni sono alquanto inequivocabili.In qualsiasi contesto le collochiamo non è che possano essere rivalutate più di tanto. In sintesi tu le ritieni giuste. Oppure spiegami in quale salsa rivalutarle, perché mi sa tanto di presa per i fondelli questa. (A meno che tu non sia un sostenitore delle idee del Mieli)

              1. Ulissenano

                Che noia questa morale, questo doversi schierare( riusciremo mai a rifuggire i modelli?). In quanto alle teorie di Mieli, le considero ancora oggi imprescindibili per comprendere il tema del “polimorfismo della sessualità’ umana”. Si ricordi inoltre che (come direbbe Shaw) : “La castità è la più pericolosa di tutte le pervesioni sessuali”(non a caso la “pedofilia e’ un fenomeno assai diffuso tra le mura delle chiese).

                1. JoeTurner

                  signor Ulissenano , allora lasci perdere Mieli e Busi e ci dica lei cosa ne pensa del fatto che un adulto abbia rapporti sessuali con un bambino

                  1. Ulissenano

                    Riconoscere che nella psiche umana si celino una pluralità di istinti non vuol dire inneggiarli, o incitarli; personalmente, preferisco non nascondermi dietro a un velo di Maya: operatori audaci come Mieli, Freud, Pasolini,Sade sono ancor oggi condannatti per non esser stati “ciechi”. Si ricordi inoltre che siete stati voi a porre morbosamente l’accento su una affermazioni di Mieli, che peraltro io non avevo citato. Gli stessi che “tacciono sul massacro degli omosessuali ma che dedicano ampi articoli sulle celebrazioni dei matrimoni tra uomini e donne”.

                2. perfectioconversationis

                  @Ulissenano: io la conosco, conosco il suo modo di pensare, leggevo i suoi autori a sedici anni. La coerenza di certi modi di vivere non si dimostra, non ha paragoni con verità esterne al soggetto, si incarna. Nessuna rivoluzione, nessuna ribellione è così radicale come quella che si compie nel fondo dell’anima umana. Essere profondamente slegati da ogni metro esterno: liberi di assumere ogni azione, ogni pensiero, ogni tendenza. Capaci di essere agenti corrosivi, finestre su possibilità infinite. Persino la rivoluzione classica, quella incarnata dai tradizionali partiti comunisti, è troppo rigida, dogmatica, autoritaria. La sessualità assolutamente libera, la scelta di non lavorare, non essere funzionali a niente, la costruzione di rapporti umani basati soltanto su scelte radicalmente personali e mai istituzionalizzate: si tratta di un libertarismo assoluto o anarchismo. Detto fra noi, se non fossi cattolica, probabilmente la penserei ancora così. Il punto fondamentale, quello che fa la differenza, è se c’è qualcosa, e cosa, al di fuori del soggetto o della occasionale aggregazione di soggetti. Non cercherò di convincerla sul punto, ritengo difficile poterlo fare via web, ma converrà che, a fronte di una radicale convinzione che ci sia una Verità esterna alla mia percezione soggettiva, e che questa verità debba essere la pietra di paragone su cui confrontare la mia vita, lo scenario cambia completamente. Vuol dire allora che gli argomenti di ragione non sono validi? No, rimangono validi e necessari, ma non tutto è ragione: c’è anche uno schierarsi di fronte al mondo, ed è un atto primario, una decisione in origine. La fede in Cristo e la sua visione anarchica sono i due estremi di un ventaglio di possibilità: ad ognuno sta correre il suo rischio.

                  1. Ulissenano

                    @perfectioconversationis…”il punto è trovare la verità che è vera per me, trovare l’idea per la quale sono pronto a vivere e a morire” diceva Kierkegaard. La sua visione, che ho trovato molto interessante, mi permette di muovere ancora alcune critiche all’articolo qui sopra, granitico e sentenziatorio, bel lungi dal riconescere quel ventaglio di possibilità che lei ha descritto. In quanto a questo, però, vorrei aggiungere che la consapevolezza di aver trovato una verità (naturalmente fittizia) per contravvenire all’insensatezza dell’esistenza umana non deve essere confusa con l’idea che la verità abbia trovato noi. La convenzione “Dio”( mi dica lei se valga la pena vivere per questa verità) non può prescindere dal fatto che siamo stati noi a crearla, e non il contrario. D-io, appunto. Su me, solo questo posso dirle: ciò che non sono, ciò che non voglio.Noi molteplice nell’uno ( “Noi come il linguaggio, aperti al molteplice, variazioni infinite di un tema, decliniamo possibilità d’essenza.Se non ne abbiamo paura”mi scrisse una volta una amica).

                    1. Giusi

                      “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” Montale da Ossi di Seppia

                    2. perfectioconversationis

                      Ecco, appunto, non ha capito una virgola. Ma se le piace la resa delle sue parole, vada pure avanti così.

                    3. Ulissenano

                      Al contrario: Si può solo dire nulla: destinazione e destino d’ogni discorso. Ma solo questo nulla è proprio quel che si dice. La verità del discorso intesa come esperienza stessa del suo errore. Altro non resta che, in tutto abbandono, lasciarsi comprendere dal discorso senza appunto la nostra volontà di intenzione. “Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. E Nietzsche mutuato non distinguo da Montale.
                      Carmelo Bene

        2. Io l’ho letto e quanto scrive Mieli sulla pedofilia mi sembra assolutamente coerente col suo pensiero. Secondo Mieli il capitalismo si impone anche come morale eterosessuale (Norma) cogente e vincolante erga omnes, dunque la lotta al capitalismo e la rivoluzione passano anche per la lotta alla “Norma”. Per “cortocircuitarla” occorre sdoganare ogni forma di perversione sessuale (che in realtà è tale solo perché demonizzata dalla morale imposta dal capitalismo). Dunque, in nome dell’emancipazione dalla costrizione capitalistica, cccorre andare “verso successive stazioni della liberazione, che avrebbero portato alla luce, dal buio della repressione, sadismo, masochismo, pedofilia, feticismo, coprofilia, urofilia, esibizionismo, voyeurismo, ecc” (G. Rossi Barilli, “Il movimento gay in Italia”, Feltrinelli, Milano 1999, p. 237).
          Insomma, depravazione il libera uscita. Ma certamente siamo noi retrogradi che “non capiamo”, non “apprezziamo” a sufficienza le “profondità” del pensiero di Mieli…

          1. Ulissenano

            Vi è un problema di lettura: Mieli teorizza e evidenzia la plurità degli istinti umani. Questo non vuol dire che li inneggia , o che fa opera di incitamento. Sarebbe come affermare ( e l’Italia che fu non mancò) che “Salò” di Pasolini è un film che incita alla depravazione. Ripeto, “che le parole cessino di far testo” !

              1. Ulissenano

                Mi sembra che affabulatorie siano le parole dell’articolo qui sopra, che parlano ai bambini come di fronte a molluschi.

      2. Alessandro

        Sì, dedito a sregolarsi fino all’autodistruzione (suicida a 30 anni). Più che indignarmi mi rattrista una vita sciupata così…

        1. Ulissenano

          Le rispondo citando l’Eliogabalo di Artaud:
          ” Così finisce Eliogabalo, senza epitaffio e senza tomba, ma con dei funerali atroci. È morto vilmente, ma in stato d’aperta ribellione; e una simile vita, coronata da una tale morte, non ha bisogno, mi pare, di conclusione.”

          1. Alessandro

            Dell’ “aperta ribellione” di MIeli non so che farmene. La lascio tutta a lei.
            Mi chiami pure recluso imbelle.

            1. Ulissenano

              Lungi dall’offenderla, volevo solo farle notare che suicidio non vuol dire “esito di una vita degradata”. Provi a vederlo nella prospettiva stoica, ad esempio.

  70. admin

    @fefral:
    commenti ai post pubblicati o risposte ai commentatori sui temi trattati sono ben accetti.
    Le “passeggiate” per denigrare il blog e gli altri commentatori invece sono finite.

  71. @ 28ottobre:
    se tu ami correre la maratona, niente vieta che tu ingrassi 200 kg. farai più fatica degli altri e probabilmente perderai, ma puoi ingrassare. il paragone in sé mi risulta un tantino estremo, dato che io considero l’ingrassare 200 kg una condizione peggiorativa per la salute e per il generale livello di benessere, mentre l’omosessualità non la considero né peggiorativa in sé, né tantomeno abbassatrice del livello di benessere (omofobia a parte).
    un omosessuale in primis è persona e in quanto persona ha la capacità di procreare, a prescindere dal proprio orientamento sessuale. i termini della realtà sono questi, uomini e donne possono procreare. il rapporto omosessuale in sé è sterile, due donne non possono fecondarsi e nemmeno due uomini, non c’è modo. ma l’omosessuale in sé non è sterile, perché la potenza ce l’ha e anche la possibilità, anche se non con il proprio partner ovviamente.
    per quanto riguarda le adozioni si procederebbe come si procede ora: si prende in considerazione la famiglia adottiva, se ne valutano le caratteristiche e poi si sceglie se procedere o meno, a prescindere dal sesso dei genitori. e se il numero di bambini da adottare è minore, la coppia (omo o etero, non impronta) può ricorrere all’estero. niente di nuovo in tutto questo

    @ Alessandro e Andreas Hofer:
    ce n’è da dire su Loren Marks e sul studio:
    – l’autore pare che abbia legami con la national organisation for marriage –associazione formata apposta nel 2007 per appoggiare la preposition8 che voleva vietare i matrimoni gay in california- sarà un caso?
    – la ricerca è stata pubblicata sul Social Science Research, il cui direttore James Wright pare che anch’egli abbia a che fare con tale National organisation of marriage –altro caso?-
    – inoltre la sua ricerca sia stata appunto realizzata dall’università del texas di mark regnerus –terzo ed ultimo caso?-
    ma a prescindere da tutto questo, come scrisse qualcuno più sopra nei commenti, se una ricerca è ben svolta non dovrebbe importare da chi è finanziata. quindi ammettiamo che la ricerca di loren mark sia accettabile dal punto di vista degli studi, e che non si consideri manomessa per qualche scopo politico e/o religioso. questo porterebbe a far decadere 30 anni di ricerca nell’ambito, poichè analizzando ricerca per ricerca l’autore si è accorto che i campioni presi in esame erano troppo piccoli, ecc ecc… tutto questo può accadere. non si hanno più le vecchie ricerche che affermano che un bambino in una famiglia omosessuale cresce senza particolari svantaggi rispetto ad una famiglia etero. e come già detto in precedenza, sono cadute anche le conclusioni della ricerca di regnerus (sulle quali non mi soffermo nuovamente, dato che lui in primis ha criticato il proprio modus operandi). ma al contempo nessuna ricerca è valida per affermare che i figli di una coppia omosessuale siano destinati ad una vita generalmente peggiore. e così ci si ritrova da capo, senza punti ai quali rifarsi, da nessuna delle due parti, di modo che l’unica cosa a cui possiamo affidarci torna ad essere il buon senso. e il mio buon senso dice sì, perché conosco la realtà omosessuale e credo di continuare a spendermi per conoscere le esigenze di un bambino.

    in particolare andreas, mi stupisce che fatichi ad ammettere una realtà tanto scomoda quanto purtroppo vera: ognuno trova la verità dove vuole, ed è così. lo faccio io e lo fai tu. prima mi dici che psicologia e annessi non sono scienze esatte, poi mi dici che il mio “criterio di valutazione di una ricerca non ha nulla di scientifico”? qui c’è qualcosa che tocca, come posso applicare un criterio di valutazione scientifico a qualcosa che non è scientifico? e infatti non lo applico, esattamente come non lo applicate voi. voi date adito a ciò che dà ragione alle vostre tesi sulla base della vostra educazione e dei vostri valori, io do adito a ciò che dà ragione alle mie sulla base della mia educazione e dei miei valori. e questa resta una cosa innegabile. proprio come probabilmente l’APA ha appoggiato talune ricerche e altre associazioni cattoliche ne hanno appoggiate altre.

    detto questo passo, chiudo e raggiungo fefral. qui l’aria si è fatta viziata da un po’, arrivederci a tutti

    1. Come volevasi dimostrare. Allora, ritorno un’ultima volta sull’argomento, poi francamente finisce qui. Non avendo alcuna idea di cosa si intenda per “procedimento scientifico” o “metodo scientifico”, silviaerasmus non poteva che buttarsi sul più logicamente fallace degli argomenti: l’argomento ad personam (o ad hominem), secondo la tipica tattica denigratoria usata con prodigalità dalla disinfomazjia sovietica dei tempi d’oro. In realtà se avesse una vaga idea degli argomenti che tratta saprebbe benissimo che non è necessario tirare in ballo “appartenenze”. Un procedimento scientifico come tale è impersonale, per questo in nota si indicano i riferimenti bibliografici, si indicano le tecniche statistiche utilizzate, le modalità di campionamento, ecc. In modo cioè da dare a CHIUNQUE la possibilità, anche riproducendolo, di controllare l’autenticità del procedimento e la correttezza delle conclusioni.
      Ma silviaeamus rifiuta questo tipo di confronto. Per lei “scientificità” equivale a sposare una causa ideologica con zelo fanatico. Come tutti gli “adepti” di un’ideologia divide il mondo in “amici della causa” e “nemici della causa”. Ne consegue il tipico “dualismo etico” tipico di ogni ideologia. A lei, che milita dalla “parte giusta”, è concesso recuperare informazioni su siti militanti e spacciarle per verità assoluta, senza interrogarsi minimamente al riguardo. Per i suoi “nemici” invece basta il sospetto di avere – pare – non ben precisati “legami” con qualche movimento avverso alla “santa causa” per venire squalificati come membri di una “congiura”. Questo è sufficiente, secondo lei, a gettare un’ombra di sospetto su lavori che lei nemmeno ha visionato, perché una ricerchina su google o su siti realizzati in un contesto di militanza sfacciata basta e avanza.
      Non ritornerò sulla distinzione tra scienza e scientismo. Prendo atto che silviaerasmus, da perfetta quanto inconsapevole adepta dell’ ognunismo (“ognuno trova la verità dove vuole”), non coglie questa banalissima distinzione. Infatti non c’è molto da dire: è la dimostrazione di come sua impossibile confrontarsi con onestà intellettuale se manca un terreno razionale comune.

    2. 28ottobre

      @silviaerasmus
      E’ credo evidente che quello della maratona fosse solo un esempio per mettere in risalto il problema relativo ad una scelta: o mangio fino a scoppiare o corro la maratona ma se mangio fino a scoppiare ciò significa che non amo abbastanza la maratona e viceversa. Non posso invece amare il cibo e la corsa allo “stesso” modo.
      Noto però che nemmeno lei sembra essere totalmente d’accordo con se stessa. Ho l’impressione infatti che a volte tenda a considerare l’omosessualità come una scelta culturale come se l’omosessuale, coartando la propria volontà potrebbe figliare come chiunque altro, mentre altre volte sembra considerare l’omosessualità una condizione nativa: una persona è maschio, l’altra femmina ed un’altra omosessuale (in realtà poi ci sarebbero tante altre condizioni intermedie che moltiplicherebbero all’infinito il numero dei sessi, che invece geneticamente sono solo due). Come però ho già cercato senza successo di spiegarle, se si tratta di una condizione nativa allora ciò equivale a dire che l’omosessuale non è “progettato” per essere genitore da momento che psiche e fisicità su questo punto non coincidono. E’ come se, riprendendo l’esempio banale, lo ammetto, del maratoneta questi pretendesse di correre stando seduto (non si metta a far le pulci all’esempio, scommetto che lei ha capito benissimo ciò che voglio dire).
      In altri termini “essere progettati” per aver figli significa far coincidere la propria sessualità (essere attratti dal sesso opposto) con la propria volontà (volere figli). Sono condizioni necessarie: se ne manca una, l’altra perde significato.
      Voglio figli, ma non voglio fare sesso nel modo “progettato” per averne. Non le pare un’affermazione vagamente schizofrenica? (non sto dicendo che gli omosessuali abbiano una malattia mentale, neh?)
      L’omosessualità non è una condizione peggiorativa? Se in un individuo le pulsioni fisiche e la volontà vanno in due sensi opposti, questo è indubbiamente uno svantaggio rispetto alle persone in cui azione e pensiero coincidono.
      Per quanto riguarda le adozioni, procedere come lei suggerisce significherebbe partire dal presupposto che avere una mamma femmina o una mamma maschio (lo stesso dicasi per il padre) sia la stessa identica cosa, il che francamente mi pare voler chiudere gli occhi davanti alla realtà, accecati dall’ideologia.
      Una madre è tale se è donna, un padre se è uomo ed entrambi avranno un modo specifico e caratteristico di voler bene completandosi a vicenda.
      Il mondo funziona così da quando la specie umana è apparsa.
      Poi ovviamente i bimbi possono anche essere allevati da una colonia di babbuini nella giungla e sopravvivere ma questo non significa che sia stata offerta loro la migliore condizione possibile.
      Io credo che un adottato abbia il diritto sacrosanto d’avere la famiglia migliore possibile e non di essere solo lo strumento della soddisfazione dei bisogni altrui.
      Ripropongo però la questione, lei pensa veramente che la richiesta di adottare bimbi orfani ed abbandonati non nasconda in realtà la voglia di poter legalmente ricorrere a ben altri mezzi per poter fabbricare in proprio un figlio come del resto hanno già fatto vari gay famosi nel mondo?
      Ovviamente, potendo adottare, nessuno poi vieterebbe di affittare pance, uteri e provette dal momento che, statuito un diritto, anche questa sarebbe una discriminazione.

    3. Alessandro

      @silviaerasmus

      Non c’è nessuna aria viziosa, c’è solo un po’ di razionalità da usare e pregiare, per non precipitare nell’assurdo e nell’irrazionale!

      Quanto ai tuoi attacchi allo studio di Marks, essi si basano su un piccino pregiudizio ideologico. Il succo dell’obiezione è: se questo tale è personalmente persuaso che il “matrimonio gay” non s’ha da fare, allora i suoi studi al riguardo sono invalidati in partenza da questa sua convinzione.
      Argomentazione irreprensibile! Alla quale potrei rispondere, applicando il tuo medesimo ragionamento, che tutti gli studi da te allegati sono elaborati da soggetti personalmente persuasi che il fatto di essere cresciuti in una coppia omosessuale non arrechi danni ai bambini più che l’essere cresciuti in una eterosessuale, sicché le conclusioni di costoro (“il fatto di essere cresciuti in una coppia omosessuale non arreca danni ai bambini più che l’essere cresciuti in una eterosessuale”) sono carta straccia.
      Noto tuttavia che ti accorgi da te che la tua argomentazione non sta in piedi: “se una ricerca è ben svolta non dovrebbe importare da chi è finanziata. quindi ammettiamo che la ricerca di loren mark sia accettabile dal punto di vista degli studi, e che non si consideri manomessa per qualche scopo politico e/o religioso. questo porterebbe a far decadere 30 anni di ricerca nell’ambito, poichè analizzando ricerca per ricerca l’autore si è accorto che i campioni presi in esame erano troppo piccoli, ecc ecc… tutto questo può accadere. non si hanno più le vecchie ricerche che affermano che un bambino in una famiglia omosessuale cresce senza particolari svantaggi rispetto ad una famiglia etero.”
      Bene: quindi, poiché non sai come criticarlo nel merito, malgrado qualche debole resistenza, riconosci che non hai motivi sostanziali per ritenere che lo studio di Marks non sia stringente, e che quindi gli studi da te allegati sono “decaduti” in quanto il lavoro di Marks ne ha evidenziato le gravi carenze metodologiche.
      La conseguenza che dovresti trarre razionalmente (cioè: per non precipitare nell’irrazionalità) è quella che indicavo nel commento precedente, e cioè è quella di cessare di aderire alle conclusioni di studi rivelatisi mal condotti, e perciò inidonei a suffragare tali conclusioni.
      Ma a trarre l’unica conclusione razionale che dovresti trarre ti opponi cambiando bruscamente argomento, e attaccando lo studio di Regnerus. Lo fai con affermazioni stupefacenti:
      “come già detto in precedenza, sono cadute anche le conclusioni della ricerca di regnerus (sulle quali non mi soffermo nuovamente, dato che lui in primis ha criticato il proprio modus operandi)”
      Peccato che tu non abbia addotto in precedenza e non adduca ora una sola striminzita prova che avalli questi asserti 1) “sono cadute anche le conclusioni della ricerca di regnerus”; 2) “Regnerus in primis ha criticato il suo modus operandi”.
      Non solo cerchi di squalificare Regnerus basandoti… sul nulla (almeno un link, un riferimento… no: niente di niente), ma trascuri completamente quanto, in difesa del lavoro di Regnerus, nel commento precedente ti ho invitato a esaminare, e cioè almeno (non starò a riproporre i link) 1) il parere di Cynthia Osborne; 2) il giudizio di Walter Schumm; 3) la presa di posizione di 18 docenti universitari che hanno difeso il lavoro di Regnerus.

      Questo non è un modo serio di argomentare. Né razionale.

  72. Anonimo

    Vedo che ogni volta che si parla di coppie omosessuali la discussione si accende non poco, con tra l’altro citazioni di esperti e ricerche pro o contro… A questo proposito ho già dato il mio contributo di dati e link in una discussione precedente (i cui toni mi sembravano però più tranquilli e rispettosi).

    Non ho potuto però non notare un’anomalia: almeno una (l’unica che sono riuscito a controllare) delle citazioni che fa Andreas Hofer mi pare essere stata manipolata e risulterebbe incompleta.

    Si tratta della seguente: “che la famiglia, costituita dall’unione durevole, socialmente approvata, di un uomo, una donna, e i loro figli, sia un fenomeno universale, presente in ogni società” (Lévi-Strauss, “Razza e storia e altri studi di antropologia”, Einaudi, 1967, p. 149).

    Ora bisogna dire che:

    1. Numerose altre fonti aggiungono un “più o meno” prima di “durevole” (“unione più o meno durevole”). Su internet la citazione così come scritta qui sopra risulta solo un’altra volta, il 4 ottobre 2011, in un commento sempre dello stesso autore, mentre ce ne sono a centinaia con il “più o meno”. Poco male, ma perché eliminare queste tre parole?

    2. Mi risulta che, poco dopo la citazione qui sopra, lo stesso Levi-Strauss parlasse della famiglia come di un compromesso tra cultura ed esigenze riproduttive, il che implica anche famiglie diverse da “padre, madre e i loro figli”.
    Le famiglie omosessuali non sono quindi escluse, né la “polarità sessuale” (?) viene descritta come unica possibilità per costituire un’ “unione familiare”.

    Ribadisco: ho controllato una sola citazione e ho trovato queste due “dimenticanze” molto strane.

    Buona serata.

    1. Già, ovviamente si cerca il pelo dell’uovo da una parte sola… Può darsi che le abbia trascritte male, appena posso controllo la citazione. Non mi sembra cambi il senso del discorso e non ho detto di voler abbracciare ogni singola opinione di Levi-Strauss. Ho solo riportato quella citazione che dice esattamente quello che vuole dire, cioè che la famiglia, come unione tra uomo e donna e figli è un fenomeno universalmente riconosciuto, dunque non relativo alla sola area occidentale. Ciò non implica non vi siano altre forme di unioni (es. poligamia, anche se Levi-Strauss dice che in generale l’umanità è monogama) anche omosessuali, solo che, come attestano altri studiosi, non rappresentano la norma.

      1. Anonimo

        “Ho solo riportato quella citazione che dice esattamente quello che vuole dire”

        A prendere citazioni fuori contesto si può fare dire tutto a tutti (come anche l’esempio del presunto attacco dell’Islam da parte di Joseph Ratzinger può ben dimostrare…)

  73. .Gent.ma sig.ra Miriano,

    Leggo sovente il suo blog grazie al link di un amico. Piú di una volta mi é capitato di dissentire dalle sua idee ma in questo caso quanto da lei scritto mi ha lasciato davvero indignato.
    Mi presento mi chiamo Alessandro Pomponi e mi scuso in anticipo per la lunghezza di questo mio intervento. In qualitá di attivista di Amnesty International mi é capitato sovente di partecipare a pride “a rischio” (chiariró poi in seguito cosa questo vuol dire) in particolare a quello di Riga in Lettonia. Spero non ci sia bisogno di spiegare perché Amnesty International, che si occupa di diritti umani partecipa a questi eventi. In moltissimi paesi infatti gli omosessuali sono perseguitati, in 14 nazioni se non vado errato rischiano la pena di morte, in molte altre “solo” il carcere o pene corporali, in altre, come la Lettonia, ufficialmente non sono perseguibili, ma l’isolamento sociale e culturale nei loro confronti é fortissimo.
    Devo ora pvrovare a dare un’idea di cosa significhi fare un Pride in una di queste nazioni. La realtá é infatti molto diversa dalla vulgata (parola questa molto cara al mio amico grazie al quale leggo il suo blog) di lustrilni e paillettes. Innanzitutto tutti debbono registrarsi il giorno prima presso un apposito ufficio al fine di evitare infiltrazioni. Dopo di che, giunti sul luogo dell’evento (noi di Amnesty ci siamo dovuti andare in modo non riconoscibile, su un pullman scortato per timore di attacchi) si deve passare attraverso un controllo di sicurezza, volto a far si che nessuno possa introdurre armi o altri oggetti pericolosi. Poi c’é la “sfilata”vera e propria. Questa consta di circa 200-250 persone, per oltre la metá rappresentanti di organizzazioni di solidarietá internazionali, per l’altra di coraggiosi lettoni che ci mettono la faccia, giá sapendo che nei loro confronti lo stigma sociale sará enorme e che potrebbero addirittura rischiare in prima persona una volta che l’attenzione internazionale sará scemata. Tra le organizzazioni di solidarietá, invece, molte (lo dico con orgoglio da credente) di chiese cristiane non omofobe ed altre appartenenti a formazioni che grazie alla mia ignoranza non credevo potessero portare solidarietá alla comunitá gay come quella del corpo di polizia svedese! Il corteo dura circa 40 minuti, non ci sono banane, la gente é vestita in modo “normale”, si fa due o tre volte il giro di un piccolo giardino completamente in silenzio o gridando al piú qualche slogan di solidarietá, poi da un palco ci sono degli oratori che presentano dei brevi discorsi. Se le interessa. Le posso mandare dei filmati di questa cerimonia orgogliosa e carica di digmitá. Diverso é quello che c’é fuori, ovvero tra noi ed il cordone di polizia che ci protegge. Fuori ci sono infatti centinaia di persone esacerbate dall’odio, con il sangue agli occhi, che gridano slogan di violenza e di morte, esibendo cartelli con i gay impiccati, richieste di pena di morte, manichini dati alle fiamme e disegnini con il segno di divieto posti sull’atto sessuale omosessuale (le posso inviare anche questi ma non dovrebbe farli vedere ai suoi bambini se come dice lei non vuole scandalizzarli) E, come con soddisfazione ho sottolineato che tra noi c’erano anche rappresentanti di chiese solidali, devo dire che la gran parte di queste persone erano spinte dalla locale chiesa cristiana (cattolica e ortodossa) I simboli cristiani tra coloro che ci minacciavano ed incitavano all’odio erano frequentissimi. Tra questi una donna che gira bardata di un’enorme croce, a simboleggiare il dolore delle madri che hanno figli omosessuali. A monte la dichiarazione stampa di un alto prelato che aveva affermato che gli attivisti di Amnesty sarebbero tornati a casa in dei sacchi di plastica.
    Pertanto, e concludo, due preghiere. La prima, se lo desidera, si informi su cosa é veramente un pride, come nasce, cosa significa e qual’é la sua valenza umana e politica al di lá dell’aspetto folkloristico, aspetto che, se non l’avesse capito, fa parte del modo di vivere e di essere di quelle persone. La seconda, piú di cuore, se lei ed altri che, del tutto legittimamente, fate della fede cristiana il punto cardine della vostra esistenza volete essere contro queste persone siete liberi di farlo, ma per favore non dite che lo fate senza offendere nessuno perché davvero questo non fa onore alla veritá.
    Cordialmente.

    1. Vorrei far notare l’inganno ideologico che soggiace a questa “lettera aperta”. Questi “professionisti dell’umanitarismo” vorrebbero che appaltassimo a loro la nostra coscienza. Si fa credere che l’opposizione al matrimonio omosessuale sia un attacco ai diritti degli omosessuali. È un modo per criminalizzare gli oppositori dell’agenda politica della “knowledge class”. “Sei contro il matrimonio omosessuale? Dunque sei complice del “sistema” che conculca e opprime gli omosessuali”.

    2. perfectioconversationis

      Gentile Alessandro Pomponi,

      mi chiamo Daniela Bovolenta e le rispondo a mio nome, se crederà di doverlo fare, Costanza risponderà per sé.
      Lei ha visto una manifestazione, a cui hanno fatto seguito anche discutibili atteggiamenti di alcune persone nel pubblico, in passato si sono visti anche discutibili atteggiamenti anche da parte di partecipanti alle manifestazioni stesse, non so di quella in Lettonia, ma potrei citarle cartelli offensivi conto il Papa e i credenti nella manifestazione di Roma, ad esempio. Se vuole fare un semplice test, può digitare nel suo motore di ricerca la parola “gay pride” e cercare in immagini: vedrà tutta la compostezza e la sobrietà che mancavano alla manifestazione lettone.Tuttavia, ha ragione, non si dovrebbe fare una gara di inciviltà, né da una parte né dall’altra. Al di là dell’atteggiamento di singoli gruppi o persone, la Chiesa cattolica ha un atteggiamento di grande carità nei confronti dei singoli omosessuali, ne riconosce tutti i diritti in quanto persone, ma non intende formalizzarne dei diritti in base alle tendenze sessuali. Ciò avviene per vari motivi, alcuni incomprensibili per i non credenti, come l’invito alla conversione e all’astinenza. Avviene anche che la famiglia composta di madre e padre di sessi diversi, come la conosciamo in occidente, non sia un’istituzione “contro” altre forme di relazioni umane, ma abbia una specificità che il diritto occidentale riconosce e tutela. Soprattutto tale tutela è pensata in favore dei possibili figli, e penso che questo lei possa comprenderlo.
      Tuttavia, mi chiedo, Amnesty International non ha avuto nulla da ridire per qual cittadino francese arrestato e multato per aver indossato una felpa che rappresentava una famiglia composta di madre/padre/figli che si tiene per mano? E l’associazione di cui fa parte ritiene normale l’arresto avvenuto in Francia di un gruppo di manifestanti silenziosi e pacifici contro una legge che ritenevano ingiusta? Lei è andato a fare da scudo? Qualcuno dei suoi se ne è allarmato?
      Cordialmente

    3. Sara

      qual è.

      Spesso, purtroppo, il buonismo e la (certo non colpevole) disponibilità ad essere irretiti da inganni ideologici cominciano con l’indifferenza alle norme ortografiche e grammaticali, tanto “che differenza fa? ci si capisce comunque, no?”.

      1. Beh Sara permettimi, l’indifferenza, l’ignoranza, anche la sola poca attenzione alle norme ortografiche, è ahimè di molti (compreso il sottoscritto)… non la eleverei ad un distinguo di ordine morale, tale come fai… mi sembra eccessivo 😦

        1. Sara

          Bariom, mi scuso se, forse perché in poche righe, il concetto che volevo esprimere è sembrato esposto in maniera tanto drastica. D’altra parte, pur non elevandolo “ad un distinguo di ordine miorale” (ci mancherebbe!) e neanche a condanna (infatti, avevo anche posto un inciso tra parentesi che voleva proprio evitare si capisse questo), sono convinta di quel che ho detto. Anche a scuola, sono costretta a constatare continuamente come gli alunni che mostrano meno acume critico e che si lasciano più facilmente influenzare da simili ideologie siano quelli più deboli in ortografia e grammatica o comunque che mostrano basi linguistiche e teoriche meno solide. Con questo, ovviamente, non voglio affermare che sia sempre così (e per fortuna!), ma resto convinta che la scuola (ossia l’istruzione in generale, ma anche in particolare una buona conoscenza della propria lingua e della parola) renda liberi, nel senso che ponga nelle condizioni di poter meglio evitare di subire l’inganno di affabulatori e di ideologie apparentemente innocue o persino umanitarie.
          Scusate se la precisazione è OT, ma mi sembrava doveroso spiegarmi meglio!

      2. Ringrazio anche Bariom. Per chiarire il senso del mio intervento quello che mi ha spinto a scrivere è stata la frase della Sig.ra Miriano “siccome siamo cristiani dobbiamo continuare a dire, quando ci è possibile, senza offendere o attaccare nessuno” Semplicemente la verità è che ciò è falso. Se poi voi mi dite che chi inneggia alla morte e compie atti violenti offende la parola di Dio allora siamo d’accordo, ma non si può negare che esista un grandissimo mondo cristiano (raramente afferente alla chiesa riformata, più spesso cattolica e ortodossa) che si dice e si professa tale che nei confronti della popolazione LGBT non ha certo sentimenti di comprensione ma neanche di tolleranza. Su come si comporta Amnesty in Francia ho risposto, ma non parlerò più di questo in quanto la mia osservazione su Amnesty era solo strumentale a spiegare perchè ero in Lettonia e cosa ho visto. Sono solo un socio non parlo a nome dell’associazione, tuttavia chi volesse parlare con me di Amensty International, criticarla o saperne di più mi può trovare facilmente sul mio profilo Facebook.

        1. @Alessandro ” “siccome siamo cristiani dobbiamo continuare a dire, quando ci è possibile, senza offendere o attaccare nessuno”
          “Semplicemente la verità è che ciò è falso.” è un’affermazione del tutto gratuita, generica e generalizzante, che quindi non ha e non può avere nessun valore. Molto meno dell’affermazione di Costanza che si può considerare invece come invito, auspicio e richiamo, e che, in ultima analisi, sono convinto è vissuta da molti moltissimi cristiani (ma in questo caso torniamo nella casistica non numericamente dimostrabile… credo).

          1. Bariom non capisco è oggettivamente falso perchè l’ho provato sulla mia pelle (per la cronaca non mi sono capitate altre occasioni in vita mia in cui sono stato fatto oggetto di minacce di morte.) Non ho detto è sempre falso (ovvero i cristiani sono sempre violenti) e non ho detto neanche nella maggior parte, ho detto solo che non è sempre così dunque l’affermazione della Sig.ra Miriano non è corretta.

    4. Caro Alessandro, mi permetta una veloce “intromissione” nel suo intervento indirizzato a Costanza, ma lei sa come funziona un blog e comunque il suo intervento conclude con un invito a tutti (più o meno i partecipanti…).

      Non mi pare (per quel che mi consta) che su questo blog, si sia mai inneggiato o anche vagamente palesato, di impiccagioni, roghi o simili.
      Non metta quindi ipso-fatto i partecipanti (e tanto meno i titolari di questo blog) da “quella” parte della “barricata” o da chi sta al di là del corteo con “il sangue agli occhi”.

      Non confonda anche lei la differenza che c’è (e DEVE esserci) tra l’apertura alla persona e la chiusura agli atteggiamenti devianti (lo so che non piace sentirli definire tali – vedi il simbolo di divieto sull’atto sessuale che posso tranquillamente fare mio per quanto consta all’atto), tra il peccatore e il peccato (e anche questa definizione non piace…).

      La partecipazione di rappresentanze delle Chiese Cristiane “non omofobe” (dal che si deduce che per lei esistono chiese cristiane omofobe, ma se lo fossero realmente neppure si potrebbero chiamare “cristiane”), sicuramente rappresenta la premura e la cura per l’Uomo peccatore (come tutti siamo), l’uomo considerato reietto, ma non certo un avvallo o ciò che l’omosessualità rappresenta in sé e con sé porta. E’ da vedere invece, cosa, una manifestazione pur pacata come quella che descrive, ha come richiesta ultima alla società.

      Mi associo poi alle domande in chiusura del commento di Daniela (perfectioconversationis)

  74. 28ottobre

    @ferfal:

    E’ evidente che lei non ha compreso cosa significhi “comportamento egoistico”. Lei fornisce immediatamente una connotazione negativa collegandola ad un “giudizio”, casa che io non ho fatto.
    Oltretutto le è sfuggita la mia premessa a tutto il discorso che ne è poi seguito:

    “Certamente una coppia eterosessuale che decide di non avere o di non adottare figli ragiona in modo egoistico però almeno non obbliga qualcuno a patire le dirette conseguenze delle proprie scelte.”

    Suppongo che lei, Ferfal, conosca il significato del verbo “decidere”. E’ ovvio che due poveracci che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena o che sono terribilmente ammalati oppure troppo anziani (ci si può sposare anche dopo gli ‘anta) etc etc… non “decidono” di rinunciare ai figli (naturali o adottati che siano).
    Dunque nessuna considerazione o giudizio arrogante: chi, essendo nelle condizioni fisiche ed economiche per poterlo fare (meglio così?), rinuncia ad avere figli compie una scelta egoistica.
    Oppure lei pensa che chi sacrifica la famiglia alla carriera, alla possibilità di fare vacanze in luoghi esotici o ad avere una bella auto in garage, non abbia compiuto una scelta egoistica?
    Io persone così ne ho conosciute tante, lei no?

    Ora non vorrei sollevare un vespaio….
    Però non sono molto d’accordo che ci siano modi equivalenti per essere fecondi.
    Proprio quell’articolo del catechismo da lei citato è chiarissimo: ““ I coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente. Il loro matrimonio può risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio”.
    Torno a chiederle cosa significa “non ha concesso”?
    A me pare che non voglia dire che fare figli sia un’opzione equivalente ad altre per essere fecondi o che si può essere fecondi in mille modi diversi tra cui scegliere. O sbaglio?
    Mi sembra che invece si cerchi di indicare una strada a chi per motivi ripeto oggettivi (per esempio si può essere da un lato sterili e dall’altro non rientrare in quelle condizioni minime -età, reddito etc etc..- richieste per adottare) non possa avere figli mentre non indichi affatto una sorta di via alternativa per essere fecondi sostituendo ai figli l’essere caritatevoli o il sacrificarsi par altre degne cause.
    Però capisco che per un cattolico con la “C”, sono buono, C maiuscola… 🙂 , l’essere fecondi nel matrimonio possa implicare problemi e dure scelte.
    Si sono messi al mondo 3 o 4 figli…. ci sarebbe spazio anche per un altro, però le difficoltà aumenterebbero in modo esponenziale. Non dunque un’impossibilità oggettiva ed assoluta, però un nuovo nato costituirebbe davvero un problema concreto per sé e per gli altri figli, il tutto condito dal fatto che i rapporti coniugali dovrebbe restare comunque aperti alla vita.
    Del resto non è facile essere cristiani, nemmeno con la c minuscola, ma per fortuna Cristo sa cogliere le sfumature senza bisogno dei nostri voli pindarici utilizzati per giustificare i nostri peccati.
    E’ comunque un problema diverso, molto diverso, (affrontato in tanti documenti ufficiali dal magistero) da quello che si presenta a chi in radice -pur potendo, ripeto- rinuncia ad avere figli per soddisfare altri bisogni e ovviamente il tutto non ha nulla a che vedere con l’adozione da parte dei gay.

  75. @ Alessandro e andreas:
    dei miei “attacchi” allo studio di marks ne parlano parecchi siti non di parte (come si ostina a sostenere andreas, nonostante da quel che ricordi io non abbia fatto alcun riferimento a siti gay e simili proprio perché so che tali siti sono di parte.):
    http://www.skepticink.com/humanisticas/2013/04/22/david-quinn-now-cites-discredited-fraudster-loren-marks/ (e david quinn a quanto pare è cattolico)
    – e qui regnerus: He added, “I’d be more careful about the language I used to describe people whose parents had same-sex relationships. I said ‘lesbian mothers’ and ‘gay fathers,’ when in fact, I don’t know about their sexual orientation — I do know about their same-sex relationship behavior. But as far as the findings themselves, I stand behind them.” http://www.advocate.com/politics/marriage-equality/2012/10/30/parenting-study-author-regnerus-admits-faults-data
    se studio per studio riesci a dimostrarmi che gli studi da me proposti sono promossi da gente persuasa dal fatto che una coppia omosessuale non arrechi danni alla famiglia, certo portami pure in campo le prove e io le accetto. come ho accettato il fatto che lo studio di marks potrebbe essere veritiero (invito comunque a leggere bene i commenti prima di rispondere). marks però non è la prova che una famiglia omo sia peggiore, è solo la prova che molti studi sono stati mal eseguiti.
    ma come succede quando si vuole avere ragione a tutti i costi, cominciano gli attacchi personali, additando di zelo fanatico, usando parole come “nemici”, “santa causa” e “congiura”, parole a cui io mai ho fatto il minimo riferimento. grazie democrazia! (andreas probabilmente avrà da ridire anche su questo) adieu

      1. se parlare di diritti civili è di parte, allora sì, il sito è di parte. io per siti di parte in questo caso intendo siti gay (nel mio caso) e siti religiosi (nel vostro caso), cosa che voi mi avete riproposto più spesso per sostenere i vostri commenti. arrendiamoci all’evidenza caro andreas e continua pure ad attaccarmi sul personale se ti fa sentire vincitore. buona fortuna a te

        1. Brava, vedi che ci sei arrivata anche tu a capire che è “di parte”? Fai progressi!
          Povera vittima, a che strazio ti abbiamo sottoposto! Beh, puoi sempre rivolgerti ad Amnesty, come vedi qui abbiamo un illustre rappresentante. Pensaci, potresti anche fare carriera! Magari anche a te danno una buonuscita milionaria come alla signora Khan.

  76. Rispondo velocemente, per Andreas, non sono un professionista ma un volontario, altro non ho da dire. Per perfectioconversationis, Amnesty non ha fatto alcun azione nei confronti del cittadino francese di cui sì è tanto discusso perchè non ha subito alcuna persecuzione. Fosse stato incriminato e perseguito (con un’ammenda pecuniaria o addirittura col carcere) certo sarebbe stato un prigioniero di coscienza ed oggetto delle attenzioni di Amnesty. Naturalmente avendo la fortuna di vivere in una democrazia potrà chiedere risarcimento danni per lo scomodo che ha subito di essere stato allontanato da un posto senza giusti motivi. Amnesty inoltre non invia dall’estero osservatori e volontari alle manifestazioni francesi dal momento che la Francia offre garanzie di sicurezza sufficienti e non mi risulta ci siano mai state minacce di morte per le persone LGBT nè per coloro che contestano la validità del matrimonio omosessuale.

    1. 28ottobre

      @Pomponi
      Solo una domanda, lei pensa che il gay pride in Lettonia sia assimilabile, nei modi in cui si è svolto, a quelli che avvengono nei paesi occidentali?

      1. Assolutamente sì perchè il senso del pride è proprio rivendicare il diritto all’esistenza ed alla libera manifestazione del proprio modo di essere. Il che in ogni nazione avviene con i modi consentiti. Ho detto che il pride in Lettonia avviene in silenzio ma ciò non vuol dire che magari anche a loro non piacerebbe andare con i tacchi alti o il boa di struzzo semplicemente non gli è consentito. In Italia grazie a Dio questa repressione non c’è ognuno fa come vuole, io ad esempio quando vado mi vesto in modo “normale”, poi intorno a me vedo gente abbigliata in modo decisamente stravagante ma mai nulla di indecente, certo nulla di diverso in quanto a nudità di quanto non si veda su una qualsiasi spiaggia italiana.

        1. 28ottobre

          @pomponi
          Se io vado in spiaggia trovo normale trovare persone in costume da bagno, lei trova normale incontrare gente in mutande nella piazza di una città?

          1. Giusi

            A proposito di spiagge: io sono stata in vacanza ad Ibiza qualche anno fa fuori stagione, a giugno, perchè volevo godermi le spiagge senza tutto l’ambaradan della trasgressione che ti tocca subire perchè non è che si estrinsechino in dei locali appositi, no dappertutto. Bene ho litigato più di una volta con uomini nudi in spiaggia vicino a dei bambini. Non è che fossero in aree per nudisti. Lì si mettono nudi ovunque ad libitum. Ho visto, in giugno, uomini, girare per San Antonio (neanche ad Ibiza città), alle tre di pomeriggio, vestiti solo di un reggic…… Non l’avevo mai visto in vita mia. E’ un affare che si infila in loco e poi da dietro c’è solo un filetto tipo tanga in mezzo alle ch…… . Non è violenza questa? Non è arroganza? Peccato perchè Ibiza è bellissima con le spiagge una più bella dell’altra. Idem a Formentera se non peggio. Robe appese dappertutto. Da vomito!

          2. A parte che a un pride non c’è poi tutta questa gente in mutande ma dunque il pride sulla spiaggia dove è “normale” essere in mutande va bene ? Bastava dirlo che il prossimo lo fanno al mare così sono tutti contenti.

              1. Molto francamente, nessuno è autorizzato a Ibiza ad andare in giro bandiera al vento o non ho capito bene come…detto questo io che sono un vecchio rimbambito non scelgo Ibiza come mia meta di vacanza. Ma non vuole essere una giustificazione per chi ha avuto un comportamento poco consono che tuttavia non mi sembra aggiunga molto alla nostra discussione.

                1. Giusi

                  Eppure ci vanno eccome! E con una protervia! Ma si sa, quando si è “dalla parte giusta” ci si può permettere qualsiasi cosa. Io invece ad Ibiza ci vorrei pure tornare perchè amo il mare e lì è bellissimo!

    2. “Professionista della moralità” in senso “analogo al “professionisti dell’antimafia” di cui parlava Sciascia, vale a dire sedicenti “monopolizzatori e appaltatori unici del bene e della virtù”. Ovvio che non c’è altro da dire. La risposta che ha dato a Daniela è eloquente anche se non dice nulla che non fosse già noto. Amnesty è un’organizzazione al servizio dell’umanitarismo politically correct e relativista. Delle “cause” non omogenee a questo orizzonte culturale semplicemente se ne infischia.

  77. Sempre per perfectioconversationis, perdonami, leggo che tu sostieni che il famoso tipo abbia preso una multa, a me non risulta (nel caso sarei felice di sapere sulla base di quale norma violata) in ogni caso, con il massimo rispetto, in generale non ci occupiamo di multe, ma di gente che viene gettata nel fondo di un carcere, frustata, torturata o impiccata.

    1. Giusi

      Alessandro Pomponi, se in Italia gli omosessuali venissero gettati in carcere, frustati, torturati o impiccati, sarei in prima fila a difendere i loro diritti. Invece in Italia, non so se le interesssa, ha subito minacce di morte Luca Di Tolve perchè ha osato scrivere un libro per raccontare che è uscito dall’omosessualità e si è sposato. Che dice? Secondo lei esiste questo diritto o bisogna essere omosessuali per sempre e per forza? Come se non bastasse l’associazione LOT ha subito gli assalti delle Iene tramite un infiltrato perchè non viene tollerato che vi siano gay i quali non vivano bene la loro condizione e desiderino uscirne con il supporto della preghiera e della psicologia. Per Amnesty questi diritti meritano di essere riconosciuti? O sono i diritti della serva?

      1. Ciao ti rispondo volentieri. Se Luca di Tolve ha ricevuto minacce di morte può denunciarle all’autorità competente. Se le minacce di morte che ha ricevuto e denunciato vengono sminuite dalla polizia, archiviate o buttate al macero in quanto egli è ritenuto “colpevole” di aver difeso il punto di vista cristiano certamente più rivolgersi ad Amnesty International e la sua denuncia sarà presa in seria considerazione. Quanto all’episodio delle Iene mi sembra si sia trattato di un servizio giornalistico e sinceramente non riesco a vedere quale violazione dei diritti umani e di chi possa aver comportato (noi ci occupiamo di diritti umani) Naturalmente i gay che non vivono bene la loro condizione e desiderino uscirne con il supporto della preghiera e della psicologia hanno il diritto di farlo ma non capisco in che modo questo diritto sia stato inficiato dalle Iene.

        1. Giusi

          Se nello studio di uno psicologo che sta dicendo ad una mamma che ha portato il figlio adolescente con tendenze omosessuali che si deve rassegnare perchè è nato così entrassero quelli dell’associazione LOT a dire che non è vero non sarebbe una violazione? Bene le Iene hanno mandato un infiltrato che ha finto di essere gay in una riunione dell’associazione LOT per ridicolizzare secondo lui, la terapia riparativa liberamente scelta dai partecipanti. Se per te è normale…..

          1. Se una cosa del genere avvenisse lo psicologo può denunciare l’intruso esattamente come il gruppo LOT può denunciare le Iene poi il tribunale civile stabilirà chi ha ragione e l’eventuale risarcimento del danno. Ma non c’è alcuna violazione di diritti umani e certo la cosa non riguarda Amnesty International. Forse però il problema sta nell’ignoranza del funzionamento di Amnesty che si occupa di violazioni dei diritti umani perpetrate dai governi. Per essere chiari, se io uccido una persona per rapinarla è un fatto criminale, se la uccido perchè è un mio oppositore politico è un delitto politico, se lo uccido perchè è un oppositore politico ma la polizia non interviene perchè l’assassinato è una di quelli che si opponevano al governo allora è un caso di Amensty International che combatte l’impunità.

            1. Ovviamente è appena il caso di osservare che nessuno psicologo coscienzioso dirà mai ad un ragazzo omosessuale che “si deve rassegnare” ma piuttosto lo aiuterà ad accettare la sua omosessualità come naturale.

              1. Giusi

                C’è chi non la vive come naturale. C’è chi ne è uscito, si è sposato, ha fatto figli ed è felice. C’è chi lo ha raccontato. Ma non viene invitato da nessuna parte. I Luxuria, i Cecchi Paone fanno il giro delle sette chiese. Non ho mai visto nessuno invitare Luca Di Tolve che pure ha scritto un libro bellissimo. La libertà che si vuole per sè non la si riconosce agli altri.

              2. 28ottobre

                @Pomponi
                Perché naturale?
                Perché accettare?
                Mi pare interessante questo dettaglio che lei aggiunge.
                Io direi, guardando molto superficialmente la cosa, che uno psicologo dovrebbe cercare di consigliare come vivere nel modo più armonico con se stessi.
                Non esistono infatti solo gli omosessuali duri e puri ma posso dire, per conoscenza diretta, che vi sono persone confuse che si sono ricredute riguardo ai propri gusti sessuali. Nel loro caso il cercare di convincerle che la loro condizione fosse “naturale” avrebbe provocato qualche danno, non pensa?
                Ma se anche l’omosessualità fosse, almeno in qualche caso, una condizione “naturale”, che senso ha parlare di “accettazione”?
                Si accetta qualcosa che si può anche rifiutare, non qualcosa di connaturato in noi.

                1. Dico che è naturale perchè sono sostanzialmente ignorante in materia e dunque per me fa fede quello che dice l’organizzazione mondiale della sanità da oltre 40 anni. Dopo di che lei, anche se non è un fisico nucleare in grado di argomentare la cosa in termini scientifici, è certo libero di pensare che un atomo di idrogeno abbia tre protoni invece di uno ma non è che la cosa abbia ha molto senso. Il caso che lei cita dell’omosessuale non “duro e puro”, può anche questo essere trattato dallo psicologo che aiuterà per l’appunto il paziente a scoprire la sua sessualità più naturale, ovvero quella eterosessuale o omosessuale, così come lo psicologo potrebbe rendersi conto che il paziente trova un suo equilibrio con un rapporto di tipo bisessuale. Sono tutte ipotesi possibili che non hanno nulla a che vedere con l’idea che l’unica sessualità naturale sia quella omosessuale.

                  1. Parlo di accettazione perchè molte persone omosessuali a causa del rifiuto da parte della società si sentono “sbagliate” e dunque non si accettano arrivando a porre in essere comportamenti omofobi con se stessi. Lo psicologo deve per l’appunto aiutare queste persone a trovare un equilibrio. E’ come se nell’800 una persona con i capelli rossi, che erano considerati segno di malvagità innata, andando da uno psicologo invece di essere aiutata ad accettare la sua natura avesse ricevuto il consiglio di tingersi i capelli.

  78. max

    Io, tutto questo, lo definirei “istigazione all’odio xenofobo” perpetrato per giunta nei confronti di bambini indifesi (età media 9 anni).
    Ci ravviserei estremi di reato, se non fossimo in Italia….

    1. Giusi

      Come volevasi dimostrare. L’ho detto io che prima o poi ci arriviamo: essere normali (già mi figuro gli strali: cos’è la normalità?) verrà considerato reato. C’è solo da augurarsi che il Signore mandi su di noi il suo Santo Spirito che ci dia la forza di affrontare il martirio. Non manca molto….

  79. marina

    bravissima la sig. ra Costanza. Per tutti quelli che non sono d’accordo, vi propongo una riflessione: nell’antica Grecia, l’omosessualità era molto diffusa, e socialmente accettata. Ma nessun omosessuale si sognava di sposarsi con un altro omosessuale !!
    Chissà come mai? forse erano più saggi di noi????

    1. No perchè la loro idea era che solo con l’uomo si potesse avere un rapporto emozionale, affettivo intellettuale e d’amore (oltre che fisico) mentre le donne erano considerate poco più che animali da riproduzione. Se è questa l’idea della tua saggezza non la condivido.

      1. 28ottobre

        @Pomponi
        Dire che le donne nell’antica Grecia fossero considerate poco più che animali da riproduzione, rivela una sua abissale ignoranza in materia.
        In nessuna cultura, in millenni di storia, è mai esistita l’idea di una “famiglia omosessuale”. Si rassegni.

        1. Non mi sembra di avere affermato che in passato siano esistite famiglie omosessuali (per quanto possano esserne esistite) ma solo che l’osservazione per cui in Grecia non c’era il matrimonio omosessuale non costituisce una prova che fossero una società migliore della nostra. Quanto ad Aspasia può essere un’interessante eccezione che conferma la regola, il ruolo della donna, ma non nell’antica Grecia ma per tutta la storia dell’umanità fino a 50 anni or sono è stato purtroppo solo quello di fare figli, senza diritti e senza capacità di poter dire la loro opinione.

          1. perfectioconversationis

            Non ho capito bene, mi aiuti: in quale veste lei sta argomentando ora? Amnesty ha una posizione ufficiale sulla storia antica? Oppure sta tirando in ballo motivazioni personali? Ad alcune nostre perplessità su fatti e avvenimenti lei ha risposto spiegando i modi e gli ambiti di intervento di Amnesty International: mi è parso di capire che, quand’anche alcuni eventi fossero negativi (come un omicidio), lei ci abbia richiamato alla specificità degli interventi dell’organizzazione di cui fa parte. Lei inizialmente sembrava non volersi interessare al merito, ma ai modi delle tutele delle varie opinioni in una società pluralista. Improvvisamente però sembra iniziare a giocare su un altro tavolo: ci vuole anche convincere della bontà di alcune opinioni, che quindi sembrerebbero più “difendibili” di altre. Non commento la sua radicale ignoranza storica, anche perché non è possibile, a ogni nuovo venuto, ricominciare con brevi cenni sull’universo. La riporterei al tema dei diritti umani, ad esempio può iniziare a leggere qui: http://www.osservatoriocristianofobia.it/introvigne-unondata-di-crimini-dodio-contro-la-chiesa-in-europa/

            1. No mi scusi ho già commentato altrove che Amnesty non c’entra niente. Il mio riferimento all’associazione era solo per spiegare perchè fossi in Lettonia, poi qualcuno mi ha chiesto la posizione di Amnesty su alcune questioni e mi è sembrato giusto rispondere ma ho già detto che non la tirerò più in ballo. I post di cui lei dice sono solo posizioni personali (come ben intuisce Amnesty non ha posizioni sulla storia antica, sebbene ne abbia sui diritti delle donne) posizioni derivanti evidentemente dalla mia radicale ignoranza storica, evidentemente non ho la fortuna di aver studiato come lei. Comunque il senso del mio intervento era e rimane uno solo, ovvero la contestazione dell’idea contenuta nel post della Sig.ra Miriano per cui chi è credente sarebbe immune dalla contestazione violenta e antidemocratica e l’ho fatto citando l’episodio Lettone. Tutto qui. Qualsiasi altra cosa discende dalle risposte ai post e a domande che mi sono state fatte, non voglio andare fuori tema ma se qualcuno ci tiene ad approfondire argomenti che vadano al di là del post iniziale può contattarmi sulle mie pagine di Facebook dove mi troverà facilmente.

            2. “Non commento la sua radicale ignoranza storica, anche perché non è possibile, a ogni nuovo venuto, ricominciare con brevi cenni sull’universo.”

              Ma per favore!!!

          2. Giusi

            E quindi, secondo la tua logica, cinquant’anni fa avrebbero dovuto esserci più rivendicazioni per avere il matrimonio omosessuale cosa che invece non si è verificata. Io non ho parlato di società migliori o peggiori, ho detto solo che non è vero che nell’antica Grecia le donne venivano considerate solo strumenti di riproduzione. Le etere erano un’istituzione. Aspasia è solo la più famosa, non è un eccezione.

          3. In realtà è ampiamente dimostrato che le Donne nella Storia, hanno contato molto, molto di più di quanto si creda… e hanno sempre trovato il modo e la maniera di far valere la loro opinione e ottenere i loro scopi ;-).
            Ovviamente non dico ci sia da rimpiangere il tempo in cui non avevano diritto di parola o di voto.

      2. Giusi

        Se così fosse non sarebbero esistite le etere che non erano delle prostitute ma donne colte, educate sin da piccole a sostenere conversazioni di alto livello, conoscevano la musica e accompagnavano gli uomini nei banchetti. La più famosa è Aspasia, consigliera di Pericle, saggia ed esperta in politica. Anche Socrate la frequentava e Lisicle, un mercante di pecore, diventò primo fra gli ateniesi frequentando Aspasia. Il rapporto delle etere con gli uomini era di tipo prevalentemente intellettuale. Se avessero considerato le donne solo animali da riproduzione avrebbero avuto gli eteri non le etere.

  80. Anonimo

    Leggendo il commento di Alessandro Pomponi (29 aprile 2013 alle 09:48), mi sono venuti alcuni dubbi su come possa essere possibile comunicare “qual è il modo per non farsi male” ma “senza offendere o attaccare nessuno”.
    In altre parole, come può un cristiano definire l’omosessualità come una “inclinazione oggettivamente disordinata”, rispettando però la persona omosessuale, così come dichiarato a chiare lettere, tra l’altro, nella “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla pura pastorale delle persone omosessuali” della Congregazione per la Dottrina della Fede. (punto 10)?

    1. Come si può insegnare senza equivoci questo concetto, cioè “ama il peccatore, ma condanna il suo peccato”?

    2. In che modo si può spiegare questa stessa idea a dei bambini (per i quali spesso tutto è: o bianco o nero) evitando che gli stessi interpretino male il concetto e, per esempio, se la prendano personalmente, verbalmente o fisicamente, con chi ha genitori omosessuali (o che crescano con idee omofobe)?

    3. In che modo evitare che persone omofobe (cattoliche o no) usino la condanna da parte della Chiesa degli atti omosessuali come “imprimatur” delle proprie idee omofobe o, peggio, di atti di violenza?

    4. E come è possibile fare tutto questo, nelle parole e in pratica, senza, appunto, “offendere o attaccare nessuno”?

    Nb: a scanso di equivoci: omofobo= “Che, chi manifesta avversione ossessiva nei confronti degli omosessuali” (dal dizionario online Hoepli).

    Mi piacerebbe proprio leggere i vostri punti di vista, possibilmente con esempi pratici e concreti, a proposito di queste domande. Grazie a chi risponderà.

    1. 28ottobre

      Dunque l’avversione deve essere “ossessiva” per essere definiti omofobi?
      Un’avversione moderata o saltuaria è ammissibile?

      1. Anonimo

        28 ottobre,

        Avevo inserito la definizione per evitare confusione e distrazioni legate al termine “omofobo”, un’accezione del quale (ma non come definita dal dizionario citato, né come la intendo io) viene applicata anche alle idee della Chiesa Cattolica in proposito. Per essere ancora più chiari, per omofobia intendo “odio verso gli omosessuali” e il Magistero è chiaramente contro questo odio e le sue manifestazioni.

        Detto questo, non so dire se “un’avversione moderata o saltuaria” sia ammissibile: dovrebbe vedersela con la Sua coscienza e/o il Magistero della Chiesa, il quale mi pare proprio che la escluda, visto che parla di “rispetto” e di “dignità propria” degli omosessuali.

        Per concludere: ci terrei maggiormente ad avere un’opinione sulle domande iniziali e non vorrei scatenare una diatriba su questo punto specifico. Grazie.

      2. “Omofobia” è solo la classica parola-talismano con cui i nostalgici del totalitarismo e la knowledge class cercano di criminalizzare il dissenso. È la clava lessicale con cui si vuol convincere l’opinione pubblica che essere contari al “matrimonio omosessuale” sia rendersi “rei” di “complicità” con un “sistema eterosessista” che opprime e uccide gli omosessuali. Sono gli stessi che una volta al posto di “sistema eterosessista” mettevano il “sistema capitalistia”, al posto di “mondo omosessuale” il “proletariato”, ecc. È sempre lo stesso universo totalitario, cambiano i nomi, la logica rimane la stessa. Meglio leggersi questo che le sciocchezze dei disinformatori anonimi: http://it-it.facebook.com/notes/luca-di-tolve/il-feticcio-omosessuale-dellomofobia/457939590901210

        1. Anonimo

          Andreas Hofer

          Mi pare di aver già risposto, prima della Sua replica, ma anche nel mio commento iniziale, sul fatto che non intendo le posizioni ufficiali della Chiesa come “omofobe”. Su “totalitarismo”, “knowledge class” ecc. ecc., mi perdoni la franchezza, sinceramente non so cosa dire (anche perché non so cosa Lei intende, né mi interessa, visto che non trovo all’interno risposte alle domande che ho posto). Spero non si offenda per questo.

          Buona serata.

    2. dacadc

      Anonimo si insegna alle persone: “condanna il peccato ma ama il peccatore” innanzitutto vivendo in prima persona ciò che si vuole insegnare. Testimoniando. In pratica, più concreti possibile: se ho un amico omosessuale e la vita mi offre la possibilità di spiegargli in maniera esaustiva la posizione cattolica nei suoi confronti, che attacco gli porto?
      Inoltre non è sostenibile l’argomento: la posizione della chiesa in materia potrebbe fomentare violenza, sia perché è valido anche il suo reciproco (il permissivismo può fomentare violenza, da ambo le parti), sia perché “amare il peccatore” non credo fomenti la violenza. Abbastanza pratico?

    3. Mi permetto due consigli sui punti 1 e 2. 1) Adottando quello stesso criterio di condanna in linea di principio ma di amplissima comprensione e tolleranza che si usa per le coppie non regolari (conviventi, divorziati e risposati e simili) che non subiscono certo gli stessi strali di aggressività degli omosessuali. 2) Adottando lo stesso criterio valido per tanti comportamenti naturali ma vietati o comunque condannati della sessualità come ad esempio la masturbazione, dicendo ad esempio al bambino l’omosessualità è una cosa assolutamente naturale ma noi pratichiamo l’astinenza. Per quanto riguarda l’omofobia al momento si tende a preferire il termine “omonegatività” perchè qualifica meglio il fenomeno rispetto ad una vera e propria fobia ma sono dettagli terminologici.

  81. Matteo Donadoni

    Bellissimo Costanza! Quella della Fanta la riciclo…

    Tornato ieri da Roma, visto tutto, visto niente, causa bimbi… però visto cornicione caduto della Carducci…

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