Lettere al tempo dell’Ipad

di Maria Elena Rosati   trenatamenouno

Cinque anni fa veniva presentato il principe degli smartphone, quello con la mela per intenderci. Molto più di un telefono: uno strumento che ha spalancato le frontiere della comunicazione, semplificato l’approccio alla telefonia, rivoluzionato il modo di ascoltare la musica, di vivere lo spazio e il tempo e, sospetto, anche il modo di versare il ketchup sulle patatine.

Oggi  siamo circondati di dispositivi “simpatici” ultratecnologici, di telefoni touchscreen, di computer tavoletta, privi di supporti –  tipo la tastiera – considerati ormai superflui. Provate chiedere ad un appassionato di nuove tecnologie come si fa a scrivere su un tablet: non vi risponderà nemmeno, guardandovi come se aveste chiesto quanti nasi ha sulla faccia, e con un colpo di indice tirerà fuori il magico tastierino a scomparsa. Stupore e meraviglia, seguite da improvvisa sensazione di essere rimasta terribilmente indietro. Anche noi arretrati, con taccuino e penna a portata di mano, ci troviamo a contemplare la rivoluzione della scrittura a scomparsa, con un filo di nostalgia.

Certo, la tecnologia ha cambiato la nostra vita e il nostro modo di comunicare, azzerando le distanze,  e ci fa conoscere anche se non ci conosciamo, permettendo di realizzare facilmente tutto quello che state leggendo. L’animo romantico e retrò che è in me non può non pensare però che, immersi in un mare di touchscreen, chat, e -mail , tweet e sms della lunghezza limitata, rischiamo di perdere il fascino della scrittura e , in modo particolare, il fascino delle lettere.

Come sottolineava Viviane Lamarque in un articolo sul Corriere di qualche settimana fa, ci vuole coraggio a riprendere carta e penna, perché scrivere una lettera, un biglietto di auguri, un messaggio qualsiasi, non è semplice come sembra: bisogna trovare le parole giuste per “veicolare il messaggio”, con un occhio alla forma e un altro al destinatario. Tavolino, penna, un foglio bianco davanti e nella mente il pensiero di un interlocutore lontano, come nelle scene dei film che hanno immortalato comicamente la fatica di questo processo creativo, da “Toto  e Peppino e la malafemmina” a “Non ci resta che piangere” .

Goethe racconta attraverso le lettere l’amore struggente e disperato del giovane Werther per Lotte,  Charlie Brown prova senza successo a trovare le parole giuste per scrivere all’invisibile ragazzina dai capelli rossi,  nel telefilm “Friends” Rachel impiega una notte intera per produrre “18 pagine, scritte davanti e dietro” al fidanzato tira e molla Ross: sono solo gli esempi più facili che mi vengono in mente, pensando a come, spesso, sia ancora più difficile scrivere una lettera d’amore, che, evidentemente, non può essere scontata, né limitarsi ad un insieme bene assortito di  parole zuccherose e cuoricini. Occorre trovare il tempo, la carta più adatta, il paesaggio giusto, e poi i profumi, i suoni, i colori che fanno respirare chi scrive e trasmettono un po’ di questo respiro anche a chi legge, lasciarsi dettare dal cuore la verità da raccontare, oltre ad avere una buona penna, che assecondi il fluire dei pensieri. La scrittura, poi, non sarà mai tutta uguale: ogni riga nasconde emozione, paura, desiderio, e il pensiero di chi la leggerà,  l’amico che non si vede da anni, o l’amato che si vorrebbe avere in quel momento davanti agli occhi. Un mondo, nascosto in un tratto più o meno forte, in uno spazio più largo, in un giro di parole, magari in qualche lacrima che schiarisce l’inchiostro. Vi sembra troppo complicato? Forse sì: scrivere una e-mail  in Times  corpo 12, o postare un link su Facebook, potrebbe essere più facile. Ma bisogna ammettere che non è proprio la stessa cosa….

Prendete il film“C’è posta per te”: racconta il rapporto di penna al tempo di internet – prima dell’avvento dei social network  – con la storia dei due librai che si odiano nel lavoro, ma sono innamorati online. Tom Hanks e Meg Ryan sono deliziosi, certo,  e siamo riconoscenti alla regista Nora Ephron che ci fa sempre tanto ridere, eppure manca qualcosa….manca l’emozione di ricevere la lettera desiderata, dopo averla attesa a lungo, di stringerla al petto, e poi  leggerla e rileggerla e leggerla ad alta voce agli altri, analizzando ogni riga, per scoprire un battito del cuore, un palpito, fra le righe scomposte scritte a mano.  Proprio quello che viene invece bene espresso nel datatissimo (1940!) “Scrivimi fermo posta”, di Ernst Lubitsch di cui “C’è posta per te” è la versione aggiornata, riveduta e corretta. Abbracciare un computer, o una e -mail stampata, con i suoi caratteri tutti uguali, bella ordinata a precisa, mi suona strano….

Insomma, le  vecchie e care lettere  scritte a mano vanno prese sul serio. Non solo perché sono colonne portanti della cultura, e della storia della trasmissione della fede cristiana,  ma anche perché rappresentano le radici di molte delle nostre famiglie: alla carta da lettere i nostri nonni e i nostri genitori hanno infatti affidato i sentimenti più profondi del cuore. Così gli armadi di molte case conservano ancora le preziose scatole contenenti missive ingiallite dal tempo, che raccontano di prime uscite,  baci rubati, abiti color pervinca, piccole cronache di estati passate separati, di inverni lunghi  e freddi se non ci si può vedere,  di viaggi con la famiglia, o dure giornate di studio confortati solo dal pensiero di rivederlo/rivederla,  di genitori severi che non fanno uscire, e di amiche/amici fidati che si improvvisano postini. Mille progetti  e sogni per la vita, la casa, il matrimonio, e….i figli (quante mamme conservano ancora oggi  le letterine e i messaggi d’amore dei figli, accanto ai braccialetti della nascita, per ritirarle fuori  solo in occasioni speciali?): momenti di vita unici, raccolti in poche righe scritte a mano.  Per chi si trova a leggerle ora, a 50 o 60 anni di distanza, sono come fotografie di un mondo che vediamo per la prima volta,  in cui non si usavano gli smilies o le abbreviazioni in k, e in cui la firma “Tua/Tuo”, indicava davvero il completo affidamento all’altro.

Lettere sottili e delicate, ma piene di amore, come queste:

 “Carissimo Pietro, scusa se inizio questo mio scritto col chiamarti per nome e darti del tu. Dopo l’incontro di ieri[…] penso che possiamo passare a questo grado di confidenza che permetterà di capirci sempre di più e di volerci bene.”[…]

“Ciao Pietro, non esigo risposta, ti ho scritto per passare la sera con te e per dirti ancora una volta che ti voglio bene.”[…]

“Non ho parole per ringraziarti delle tue magnifiche e affezionatissime lettere che mi sono giunte a catena in questi giorni. Ogni lettera, ogni tua espressione era per me fonte di gioia immensa.[…]”

“…Già lo sapevo che tu mi volevi tanto bene, ma l’avermelo oggi confermato nella tua lettera, mi hai riempito il cuore di gioia.”

“Pietro mio carissimo, ho ricevuto stamane la tua lettera di lunedì, scritta sempre in cielo, come dice il nostro Gigetto. Hai potuto dormire? Sono tanto contenta che lunedì  mattina ti sei svegliato con il sole.”

 “… Ti amo tanto tanto Pietro, e mi sei sempre presente, cominciando dal mattino quando durante la S. Messa, all’Offertorio, offro con il mio, il tuo lavoro, le tue gioie, le tue sofferenze e poi durante tutta la giornata fino alla sera.”[…]

Le scrive Santa Gianna Beretta Molla nella fitta corrispondenza con il marito Pietro, spesso lontano per lavoro, che ha costellato la sua vita di moglie, madre e medico (muore nel 1962, sacrificandosi per permettere la nascita della quarta figlia). Lettere piccole, che raccontano la vita quotidiana di una famiglia, ma anche il percorso  verso una santità, fatta di gesti normali e di difficoltà quotidiane – la crescita dei figli,  la cura della casa,  il lavoro – tutte vissute insieme,  nell’affidamento alla Provvidenza, fino alla fine. Piccoli tesori di cui ci dispiacerebbe fare a meno, e che è bello conoscere e far conoscere anche alle generazioni degli sms e dei tweet, come testimonianze di uno spaccato di storia, ma  anche come piccole lezioni di educazione sentimentale, di amore, di speranza verso un futuro sconosciuto,  e come fulgide ed efficaci testimonianze di Fede. Se oggi, a due secoli di distanza, ancora leggiamo lo struggimento delle “Ultime Lettere di Jacopo Ortis”, possiamo credere che anche queste lettere, meno illustri e solenni, ma  più vere e vicine al cuore, possano superare l’era dei tablet e dei touchscreen, e magari farci recuperare la gioia di scrivere, di credere, di amare. Sul serio, non a scomparsa.

99 pensieri su “Lettere al tempo dell’Ipad

  1. Diceva un mio carissimo amico, di quelli affidabili, che anche la mamma di Neanderthal rimproverava il figlio aspramente “la smetti di giocare con quella cosa lì, che è pericolosa e cambia tutto? Metti giù quella ruota!”.

    Senza trascurare le conseguenze sull’atteggiamento derivate dalla tecnologia -bellissimo in questo senso il libro Il profumo dei limoni e quell’altro Internet di rende stupidi?- non vorrei neanche enfatizzare un rimpianto per quando la carta era carta e le lettere erano lettere.

    La trasmissione di senso deve avvenire qualunque sia il mezzo.
    Prova un po’ a gestire la ricchezza di questo blog con carta, penna e calamaio. e siamo anche tecnologici, aggiungiamoci la carta carbone…. 😉

  2. Beh, almeno un indiscusso vantaggio la carta da lettere ce l’ha: la si può distruggere facilmente (insieme a molte stupidaggini che possiamo averci scritto sopra). 😉

  3. Sara

    A proposito di lettere, ne ho trovata una l’altro giorno del mio “fratellino” (ora ha 20 anni) indirizzata a nostra madre (che ora ci guarda dal Paradiso) per la festa della mamma:
    “Tutti i bambini del mondo hanno una mamma che amano perché se no come faremmo a nascere? Il lavoro principale delle mamme è fare la casalinga; anche la mia mamma fa la casalinga; poi loro devono guadagnare per farci studiare. Le mamme sono utili per tutto, io l’ho capito guardando le azioni buone che fanno per noi; anche perché sono un po’ più vecchie e allora ci possono raccontare le cose di una volta come a me che mi ha detto cos’è il pennino, la farinata…La mia mamma non è tanto brava a guidare perché sale sul marciapiede, passa con il rosso…è proprio una frana! Quando mi torna a prendere da scuola le chiedo sempre cosa c’è da mangiare e lei mi risponde: pollo e pomodori o pesce e minestrone di verdura. L’unica cosa di quelle che mi piace è il pollo o pomodori perché di solito la mia mamma ci mette anche le patatine. Ma è anche severa la mia mamma, ognuno ha il suo carattere!”
    Grazie alle maestre che ci permettono di conservare questi piccoli tesori…davvero le lettere sono cosa inestimabile!

  4. 61Angeloextralarge

    “Provate chiedere ad un appassionato di nuove tecnologie come si fa a scrivere su un tablet: non vi risponderà nemmeno, guardandovi come se aveste chiesto quanti nasi ha sulla faccia, e con un colpo di indice tirerà fuori il magico tastierino a scomparsa”: non chiedo mai come funziona, semplicemente perché ho un certo “fastidio” verso smartphone e affini. Ma quando qualcuno vede il mio cellulare, nuovo, volutamete cercato ANTICO, senza nemmeno la possibilità di fare le foto (a che mi serve se ho la macchina fotografica?), né altri accessori se non la radio, vengo puntalmente guardata come la DONNA DI NEANDERTHAL. “Ma come? Una come te, che sa fare “questo”, che sa fare “quello”… non sa usare un BANALISSIMO SMARTPHONE? Dai, ti insegno io!”. Alla mia risposta: “Manco pa’ capa!”, arriva il secondo sguardo e la seconda battuta: “Ma dovrai imparare perché tanto nel giro di breve tempo ci saranno solo questi”. Allora rispondo: “No, non ci saranno solo questi! Tra un po’ anche questi sranno sorpassati, come il mio CELLULARE NUOVO-ANTICO, ed io non ho la minima intenzione di correre dietro le tecnologie!”. Quindi per il mio caso si può cancellare la frase: “Stupore e meraviglia, seguite da improvvisa sensazione di essere rimasta terribilmente indietro”: VOGLIO RIMANERE INDIETRO!!!.
    Sono una paladina dei contatti personali, ovviamente non per i blog o altro, dove le distanze chilometriche spariscono e si riesce a relazionare molto facilmente. A questo proposito dico che questo blog è diventato come una seconda famiglia per me e che mi dispiacerebbe molto perderne il contatto, sia per i contenuti, sia per la possibilità di entrare in contatto con “amici” che non mi dispiacerebbe proprio conoscere anche di persona, nessuno escluso.
    Amo le lettere, perché sono un qualcosa di più delicato e personale, da tenere dentro il CASSETTO DEI RICORDI: il pc o lo smartphone nel cassetto dei ricordi mi da un senso di “freddezza”. Amo le lettere scritte a mano: qualcuno ha perso del tempo in più, dedicandomi una lettera scritta a mano? Che bello! Altro che quei “freddi” auguri che arrivano attraverso la posta elettronica. Questo non vuol dire che non accetto né invio auguri o altro attraverso la posta elettronica…
    Devo dire qualcosa q qualcuno? Lo dico in faccia. Solo se non mi è possibile lo faccio attraverso mail o telefono o, per estrame soluzione, atraverso gli sms.
    Ho sempre suggerito agli altri di “parlare” personalmente tra loro. Trovo assurdo che si stia insieme anche tutto il giorno e non si dica quasi nulla oltre il saluto, e poi, tornati a casa, ci si attacchi a faceboock per parlare con gli amici o con i colleghi di lavoro, presi da improvvisi slanci di CHIACCHIERA. Conosco troppi che si comportano così e la cosa mi sta proprio sullostomaco. Così ammazziamo le relazioni personali! Altro che aumentare gli amici!

  5. Francesca

    …..fin da bambina ho intrapreso rapporti epistolari con le amiche del cuore, collezionavo carta da lettere a cui affidavo pensieri e segreti…..per passione ho privilegiato la lettura dei carteggi epistolari degli autori che piu’ ho amato, per poterne carpire l’essenza….oggi ho un rapporto equilibrato con la tecnologia…e penso che sia determinante l’uso che se ne fa….sono me stessa anche nelle ”lettere virtuali”…..ed ho incontrato ”virtualmente” persone sgradevoli e splendide…esattamente come nella vita di tutti i giorni…..e scrivo ancora qualche biglietto d’auguri a mano con la stilografica….perche’ la virtu’ sta nel giusto mezzo….lo dicevano anche i latini…..

  6. Erika

    Io amo il mio smartphone e sono pentita di aver inveito contro di lui ieri…;-)
    Detto ciò, occorre riconoscere che scrivere/comunicare per via elettronica o per via cartacea sono cose fondamentalmente diverse.
    Quando scrivo, ad esempio qui sul blog, è come se stessi chiacchierando, a volte i pensieri fluiscono contemporaneamente alla scrittura.
    Scrivere una lettera ci pone in uno stato mentale diverso: pensiamo più lentamente, curiamo la struttura delle frasi e tante altre cosine che presso i più giovani stanno scomparendo.
    La sciatteria nella comunicazione troppo spesso diventa sciatteria nel modo stesso in cui i pensieri vengono formulati e questo credo avrà conseguenze che ancora non possiamo valutare.

  7. da quando ho imparato a scrivere scrivo lettere, ma mi sono ormai totalmente convertita alla scrittura elettronica
    Toglietemi tutto ma non il mio iphone, l’ho scritto qua dentro tempo fa e lo ripeto adesso: passare dalle lettere scritte a mano alle mail mi ha reso solo più semplice qualcosa che già avevo prima, senza togliere un briciolo all’emozione che provo quando ricevo una lettera (elettronica o di carta, quello che cambia è solo il mezzo, ma quello che conta è il contenuto)
    Diverso parlare di chat, sms, skype, fb, blog che assimilo molto di più alla chiacchierata al bar o alla bicchierata tra amici: senza poter mai sostituire la relazione reale comunque aiutano nel mantenere vive delle amicizie che sarebbe difficile altrimenti coltivare.
    Ma la cara vecchia mail (ormai considerata antiquata anch’essa dalla generazione successiva alla mia) non mi fa rimpiangere la carta da lettera, la grafia pessima, l’ansia di avere sempre qualche francobollo nel portafoglio, le incazzature per le inefficienze del servizio postale. Conservo tutte le mail scritte e ricevute, divise per cartelle coi nomi dei miei amici, e ogni tanto me le vado a rileggere, in sequenza o pescando a caso quando ho voglia di commuovermi un po’

  8. Ele86

    Dall’età di nove anni ho un’amica di penna. Io vivo a Bologna lei a torino. Siamo entrate in contatto con un progetto scolastico. Ci scriviamo lettere tutti i mesi da allora. Ne il cellulare ne email ne facebook (tutte cose che ogni tanto usiamo per sentirci)hanno distrutto le nostre lettere. Aprire la buchetta della posta e trovare la lettera con scritto sara mi colma il cuore di gioia. E’ sempre bello,nuovo. Sa di romantico e profuma di eterno. Lei è venuta al mio matrimonio e spero di andare al suo. Quando è nato gregorio mi ha mandato una lettera un sms e un regalo per il piccolo. E’ risultata presente come se fosse venuta a bologna davvero.
    Ci siamo viste per la prima volta a 18 anni dopo 10 anni di lettere.
    E’ una di quelle cose della mia vita che giudico sane sante e belle

  9. Alessandro

    Narravano i miei nonni che erano fidanzati all’epoca del regime fascista.
    Vigeva la censura postale. E per ingannare lo spionaggio, sulla formula rituale “ti giunga un bacio” usava appiccicare il francobollo, che il destinatario soltanto poteva rimuovere, accedendo al dolce segreto (risaputo ma trepidamente vagheggiato) che l’affrancatura tutelava da sguardi impertinenti.

  10. vale

    scusate,ma ho un telefonino(si può ancora chiamare così?)con tasti virtuali.ma per me telefonino rimane. a parte qualche sms e ricerca di ristorante su internet,lo uso per telefonare. ipod ipad iped ipud ed anche ipid, i-a-e-u-o-phone e quant’altro ?…son foresto. non sono su facebook nè su twitter od altro.

    sono grave????

    1. Erika

      No vale non sei affatto grave…l’iPhone me lo ha “imposto” mio marito e come ho detto prima, lo adoro…però è anche vero che a volte mi porta a fondere, in modo un po’fastidioso, lavoro e vita privata (mi sto giusto disintossicando dalla pessima abitudine di controllare le mie caselle di posta poco prima di mettermi a letto…)

    2. 61Angeloextralarge

      !dem! Solo che il mio cellulare non ha il collegamento internet, quindi niente ristoranti da cercare!

  11. Erika

    Ci sono cose che non riesco a scrivere per e-mail.
    Ormai sono solo tre le persone con cui intrattengo una corrispondenza cartacea: due amiche che vivono in altre città, con cui più che altro ci divertiamo a scovare e ricopiare brani di testi o poesie su vari argomenti che ci interessano e mio padre, che adora scrivere e ricevere lettere, vive molto lontano da me e con cui ho avuto in passato qualche difficoltà a comunicare di persona.
    Le lettere delle mie amiche possono sembrare tristemente inutili: perché mai prendersi la briga di copiare a mano (e in grafia leggibile) qualcosa che potresti facilmente postare in un link?
    Semplicemente questa modalità ha il gusto del gesto non casuale, ma ricercato e dedicato.
    Un piacere un po’ feticistico, mi rendo conto, quando si usa carta di lino e ceralacca e magari oli essenziali…lo trovo molto femminile (e in qualche caso ne ho ricavato dei quadretti.) 😉

  12. Alessandro

    Il Papa scrive tutto a mano, in tedesco, con grafia minuta, decifrata e trascritta dalle sue due segretarie di concetto, Ingrid Stampa e Birgit Wansing, entrambe tedesche e appartenenti al movimento spirituale di Schönstatt, nato nel 1914 in un piccolo santuario mariano nella valle del Reno.

  13. nonpuoiessereserio

    Conservo in cantina un grande scatolone pieno di lettere di amici, amiche, pseudo morose, qualche carcerato, una anche della segreteria di papa Luciani. Non so se prima o poi lo aprirò, lo brucerò o lo apriranno i miei figli. Ho sempre amato la corrispondenza ed ero molto fedele. Non vedevo l’ora che arrivasse il postino. Che bello aprire le buste. Per non parlare di centinaia di cartoline. Ora mi piace inviare cartoline almeno un paio di volte l’anno. Lettere cartacee basta. Mi hanno stufato anche le bollette che ora mi faccio inviare solo per e-mail così non le leggo.

  14. vale

    fiuuu,pensavo di essere un retrogrado dinosauro che rifugge dalle novità.
    scampata bella….
    epperò, mi manca un po’ lo scrivere lettere con l’inchiostro personalizzato che mi ero fatto(un nero parker virato con del blu-non dico un blu di prussia alla Flaiano,( utilizzando, a secondo dell’umore,una omas,montblanc,parker(di mio babbo),montegrappa….

  15. quanto viene detto qui è proprio vero! provate a scrivere “ti amo” su un foglio, piegatelo e andate ad imbucarlo. Se non è ad un affetto ormai comprovato dal tempo, esitere un secondo prima di lasciar cadere la busta nella buca.
    provate a fare lo stesso su un qualsiasi social network…non proverete lo stesso timore..non è avrete il tempo.
    è il tempo che fissa le emozioni e i social network sono l’esatto opposto!!

  16. vale

    d’altronde come fai a lasciar un invito in stil novo ad una libraia affinchè lo consegni ad una frequentatrice della libreria che ti aveva cupidizzato il core…(la libreria era quella di fronte al Dal Verme a Milano…..)

  17. a me scrivere al pc serve molto per riordinare le idee. Ho una pessima scrittura e penso troppo rapidamente e in maniera disordinata, per concetti più che per frasi. La penna per me implica uno sforzo che reputo eccessivo rispetto al beneficio che se ne ricava (il risultato è sempre un foglio pasticciato, disordinato e che alla fine non esprime mai pienamente quello che volevo dire e che dubito possa creare un vero piacere in chi legge)
    Penso che come molte cose dipende da ognuno, non ci sia una verità oggettiva.
    Per esempio così come prediligo la scrittura elettronica non riesco ad abituarmi a leggere libri senza sfogliare le pagine di carta. E spesso anche se sono testi che trovo online li stampo perchè li voglio leggere su carta, magari pasticciarli, sottolinearli… insomma viverli.

  18. da “il sole 24 ore” di domenica:
    “Nel nostro tempo, a causa dell’evoluzione scientifica e della caduta di molti tabù, è sempre più difficile la fedeltà ai rigidi dettati della Chiesa. Ci riferiamo soprattutto all’uso dei profilattici, alla procreazione assistita, all’eutanasia, alla castità dei coniugi separati, al divorzio, all’aborto, alla verginità degli sposi, eccetra.In queste situazioni il cittadino credente e di cultura cattolica, senza rinnegare le sue convinzioni profonde, trova una via d’uscita scavalcando ogni mediazione e rivolgendosi direttamente a Dio.
    Non chiede al signore di essere perdonato, ma compreso”

    1. 61Angeloextralarge

      Cioé: “Signore, fai Tu la mia volontà, peché la tua mi costa fatica…
      Chiedere di essere perdonato costa fatica lo stesso, quindi PIEGATI TU che IO NON MI PIEGO!”.

    2. vale

      come si era già detto, l’omo-e la donna-non è de legno.
      poi ci si prova.non tutti sono capaci di santità…..e si tira a sfangarla.
      ma senza dimenticare il fine . e qual’è la retta via. ma con il post in questione:che “ci azzecca?”

        1. …però, forse, è più interessante che i soliti discorsi su come era
          il mondo una volta(meglio?peggio?solo diverso?)e magari sulla considerazione che il mezzo cambia anche la sostanza o che non la cambia o che è uguale che siamo sempre noi che pensiamo e quindi etc.(per ipotesi)

          1. 61Angeloextralarge

            Alviseee! Non è che stai lanciando messaggi subliminali di una tua prossima conversione? Sarei moooolto felice se CIO accadesse!

          2. Ma non è molto originale come considerazione (quella del Sole 24 ore, voglio dire). Scommetterei che con un po’ di pazienza e google books si potrebbe tirar fuori qualche giornale del 1798 o del 1850 che dice più o meno le stesse cose.

      1. 61Angeloextralarge

        Concordo sul non “ci azzecca”, ma ogni tanto lascio anche io commenti che non ci azzeccano, quindi NON INFIERISCO. Scherziamo? L’importante, secondo me è spiegare il perché del “ci azzecca-nonciazzecca” e chiuderlo velocemente prima che si vada troppo fuori strada.

    3. Alessandro

      trova una via d’uscita scavalcando ogni mediazione e rivolgendosi direttamente a Dio. Il quale lo rispedisce alla Chiesa

      1. Alessandro

        dicendogli: “se vuoi essere perdonato, c’è un sacramento apposta. Se invece ritieni di non aver bisogno di perdono, allora non ti conosci. Convertiti e pentiti”. O qualcosa del genere 🙂

    1. ho dimenticato di farti i complimenti per il post. Anche se mi sono convertita a ogni forma possibile di scrittura tecnologica mi piace molto come scrivi

  19. Signori, Giovedì parto per la Terra Santa, vado ad accertarmi che la Tomba sia davvero vuota. Ho già controllato una ventina di volte, ma è un miracolo così grande che la tentazione di controllare ogni volta è irresistibile 😉
    Vi porterò tutti in cuore, ma difficilmente avrò tempo di collegarmi nei prossimi giorni, ci vediamo al ritorno.
    Um beso

    1. 61Angeloextralarge

      Du besi… tre besi… Smack! Smack! E smack!
      N.B.: sapessi quanto ti invidio!!!! Non consumarla tutta la Terra Santa perché prima o poi ci andrò anche io!

      1. 61Angeloextralarge

        Andiamo tutti in Terra Santa con Alvise? Stavolta abbiamo perso “il treno” e quindi con don Fabio non possiamo, ma con Alvise, siamo ancora in tempo.

      2. Alvise se ti interessa (e ugualmente Angela) io a Settembre ci torno. Questo viaggio è un “educational”, vado a fare la nave scuola alle nuove guide, ma a Settembre se vuoi puoi venire senz’altro

  20. A parte il fuori luogo, ma l’articolo citato è descrittivo non normativo.
    Delle persone si rivolgono direttamente a Dio e ci parlano, senza
    mediatori, questo si può fare, o no?

    1. 61Angeloextralarge

      Coooome no!!!! Questa è la preghiera! Ma rivolgersi direttamente a Dio senza chiedere perdono per i propri peccati, anzi, senza avere intenzione di farlo perché ci si ritiene nel giusto, è come parlare d’amore alla propria moglie, continuando ad avere una o più amanti… “Ti amo! Sei l’unica donna della mia vita! Se non avessi te…”… etc. etc. etc. Rendo bene l’idea?

    2. Alessandro

      Conviene non rivolgersi a un Dio di fantasia, che ci fabbrichiamo noi. Se ci si rivolge direttamente al Dio Trinità, si entra in contatto sempre e comunque (per vie misteriose ma realissime) con la Chiesa di Cristo, nella comunione dei santi. Insomma, se (ad esempio nella preghiera) ci si rivolge direttamente al Dio Trinità, la nostra iniziativa è soccorsa e confortata da una moltitudine (umana e angelica) di “mediatori” solidali con noi che adorano Dio e desiderano il nostro bene. L’orante cristiano è sempre accompagnato da una numerosa e variopinta comitiva celeste.

        1. Alessandro

          E chi lo dice che sono invenzioni mie? Hai qualche prova al riguardo? Se no, allora rispedisco al mittente la tua critica

        2. Alessandro

          Catechismo

          2565 […] La vita di preghiera consiste quindi nell’essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo. La preghiera è CRISTIANA in quanto è comunione con Cristo e SI DILATA nella Chiesa, che è il suo corpo”

          2655 “[…] Anche quando è vissuta « nel segreto » (Mt 6,6), la preghiera è sempre preghiera DELLA CHIESA, è comunione con la Santissima Trinità.”

  21. Se poi uno entrasse anche in comunione coi Santi meglio ancora, ma
    c’è anche chi preferisce fare da solo, come anche hanno fatto tanti
    devoti di cui si narra che parlassero direttamente con il Signore…

    1. Alessandro

      non ho negato che ci siano esperienze mistiche di unione con Dio, dico soltanto che Dio è sempre unito alle schiere celesti e alla anime dei beati, quindi chi è unito a Dio non può essere “disunito” da Madre di Dio, dagli angeli e dai beati.

    2. O per risalire alle fonti (Catechismo di san Pio X)

      93. Che cosa ci insegna il nono articolo (del Credo): La santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi?
      Il nono articolo del Credo ci insegna che Gesù Cristo ha fondato sulla terra una società visibile che si chiama Chiesa cattolica e che tutte le persone che fanno parte di questa Chiesa sono in comunione tra loro.

      94. Dove si trovano i membri della Chiesa?
      I membri della Chiesa si trovano parte in cielo, e formano la Chiesa trionfante; parte nel purgatorio, e formano la Chiesa purgante; parte sulla terra e formano la Chiesa militante.

      95. Queste diverse parti della Chiesa costituiscono una sola Chiesa?
      Sì, queste diverse parti della Chiesa costituiscono una sola Chiesa e un solo corpo, perché hanno il medesimo capo che è Gesù Cristo, il medesimo spirito che le anima e le unisce, e il medesimo fine che è la felicità eterna, la quale si gode già dagli uni e si aspetta dagli altri.

      96. A quale parte della Chiesa si riferisce principalmente questo nono articolo?
      Questo nono articolo del Credo si riferisce principalmente alla Chiesa militante, che è la Chiesa nella quale noi siamo attualmente

    3. 61Angeloextralarge

      Alvise, la comunione con i Santi è e deve essere comunione con Dio. i Santi portano a Dio, non trattendono per sé stessi nulla, nemmeno le preghiere.

    1. 61Angeloextralarge

      Qualsiasi sia l’argomento, non conta. Se voglio essere in comunione con Dio, devo “abbassarmi” e di conseguenza “esaminarmi”: tutto quello che è di ostacolo tra noi e Lui, cioé il mio peccato) ha lo stesso effetto delle interferenze durante una telefonata, cioé impedisce un colloquio tranquillo e sereno, ma soprattutto mi fa capire male le parole che Dio mi dice.
      Altro esempio: un tedesco parla con un italiano. Il tedesco (l’uomo) capisce e parla solo il tedesco, mentre l’italiano (Dio) pur comprendendo entrambe le lingue preferisce parlare l’italiano perché la ritiene la lingua esatta. Come potrà il tedesco (l’uomo) capire ciò che l’italiano (Dio) sta dicendo? Mi sembra un colloquio poco producente!

          1. 61Angeloextralarge

            Assolutamente no! In questo blog io sono “61Angeloextralarge” e tu sei “Angelina”. Mi chiamano Angelina, ma solo “dal vivo”.

  22. Francesca Miriano

    @Don Fabio. Confermo , quello è vuoto. Ma leggevo da qualche parte quando ci sono andata che non sarebbe proprio lì il posto. E la gente che si struscia sulla pietra dell’unzione ( si chiama così?’) mi ha fatto un certo effetto. Devo dire che il tutto mi ha fatto una cattiva impressione : se dovessi pregare preferirei qualche pieve dalle parti di Alvise o sulle Dolomiti. La Palestina , come la Turchia, mi fa pensare alle radici indoeuropee ma non mi evoca pensieri mistici.

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