Eros redento

Don Fabio ci ha regalato questo post tutto per noi.

di Fabio Bartoli     Uscite, popolo mio, da Babilonia

Ormai l’ho capito, in questo blog non si parla di sesso. Il che, consentitemelo, in un blog sul matrimonio è quantomeno bizzarro. Al massimo si parla ogni tanto del sesso che NON si fa, come quando abbiam parlato dell’omosessualità, ma nessuno mi sembra ha mai detto qui quanto sia bello, profondo, spirituale e perfino mistico il darsi e riceversi dell’uomo e della donna.

Forse perché come dice una mia amica “nessuno parla bene del matrimonio come i preti, che non si sposano, e questo induce un po’ al sospetto” o forse per pudicizia e vergogna, ma questo tendo a crederlo meno, visto che molti, moltissimi, qui han messo a nudo la loro anima in modo davvero imbarazzante e quindi tendo a credere che tanto timidi non siate.

Così, sebbene sia prete e non abbia dunque una vita sessuale attiva, mi decido a lanciarvi una piccola provocazione che Costanza  è tanto gentile da ospitare.

Cominciamo dal linguaggio: io sono certo che nessuno di voi “fa” l’amore, perché come diceva il mio professore di Etica Sessuale all’università, l’amore non è una cosa che si fa, l’amore è qualcosa che si è. Lui per indicare il rapporto sessuale parlava di “darsi e riceversi” e l’espressione mi è sempre piaciuta tanto, perché implica il rovesciamento del sesso adolescente, quello che si fa soprattutto per prendere, in un gesto più maturo, dove il rapporto diventa essenzialmente un dono reciproco, un dono dove il piacere fisico è solo un elemento di una realtà più ampia in cui confluiscono comunione, tenerezza, condivisione, cura dell’altro…

Ma perché non parlarne? Perché limitare il nostro discorso su questo argomento ad una (pur necessaria) pars destruens? O non è forse vero chela Redenzioneche abbiamo ricevuto si estende anche a questo aspetto della vita, tanto che in tutta serietà possiamo parlare di un Eros Redento?

Era questo (Eros Redento) il titolo di un preziosissimo pamphlet di J. Bastaire, un medico ortodosso che ebbe il coraggio di pubblicare trent’anni fa presso l’editrice Qiqajon questo delizioso manuale di erotica cristiana .

Prendo a prestito da lui alcuni concetti, così magari vi invoglio a leggere questo piccolo capolavoro (si fa in due ore, ma può cambiarvi la vita).

Prima idea: l’erotismo non è una manifestazione del corpo, ma dell’anima, è uno slancio dello spirito in cerca di pienezza, in cerca di completamento in un tu che gli corrisponda, attraverso una complementarietà che non può nascere altrove che nell’alterità, perché l’amore non conforma, l’amore unisce i diversi e distingue i simili, lungi dall’essere quindi uno strumento della concupiscenza il sesso è una manifestazione della grande marea che spinge la creatura verso il Creatore, che ci solleva verso Dio alla ricerca dell’Amore.

Lo spirito non è una derivazione della carne, al contrario, la carne è una fioritura dello spirito, o non è forse vero che in principio era il logos? Il sesso dunque procede dall’anima che lo esprime e non ne è una limitazione. L’egoismo lo è, ma il sesso a servizio dell’amore è esaltazione e non mortificazione dell’anima.

Seconda idea: la continenza non è un fine, ma un mezzo. Lo scopo della continenza è quello di educare la formidabile potenza della sessualità per metterla a servizio dell’amore. Non si tratta quindi di dichiarare osceni i comportamenti sessuali, riservando loro, visto che non se ne può fare del tutto a meno, una sorta di riserva nel matrimonio, quanto di educare le diverse forze che agiscono dentro di noi a lavorare insieme e non una contro l’altra. Imparare ad abbracciare senza voler tenere, a baciare senza voler risucchiare, a dare senza voler prendere, richiede un’ascesi, nel senso etimologico della parola, un’askesis, un allenamento. L’obiettivo della continenza quindi non è l’atto in sé, quanto la sua intenzione, si trattiene il corpo per educare l’anima. Quando però si sia giunti alla maturità allora baci abbracci e dono di sé devono fluire costantemente dal nostro corpo e senza paura, perché altrimenti avremmo fallito l’obiettivo fondamentale dell’esser coppia. Il peccato più grande è non donarsi, l’uomo che imprigiona il dono imprigiona se stesso. E’ di questo in realtà che parla tutto l’universo: dagli elettroni fino all’orgasmo tutto è dono e rifiutarne la logica non ci eleva, ma piuttosto ci umilia.

Terza idea: dall’unione dei corpi germoglia lo Spirito. Quando Paolo parla dell’unione dell’uomo e della donna come di un mistero grande e lo paragona all’unione di Cristo e della Chiesa (Ef. 5,32) getta le basi della teologia cristiana del Matrimonio ed usa un linguaggio inaudito e inaccettabile in un contesto ebraico, paragonando l’amore di Dio ad un amore erotico. Ma se ha ragione allora l’unione degli sposi generala Chiesa. Gli sposi fanno molto di più per avvicinare il mondo a Dio nel loro darsi e riceversi che in qualsiasi altro gesto della loro vita sponsale. In questo modo quindi il rapporto sessuale diventa una preghiera oggettiva, che agisce, oserei dire, “ex opere operato” ed è la cosa più santa del mondo, dopo (e forse addirittura accanto) l’Eucaristia, perché come questa esprime un oggettivo ingresso di Dio nella storia.

Ma c’è di più: se entrambi gli sposi sono Chiesa, nel loro darsi e riceversi si manifesta anche l’amore di Dio per loro. Questo significa che l’amore del mio sposo/a diventa il volto concreto, l’incarnazione dell’amore di Dio per me. Come mi diceva un mio amico anni fa, il giorno prima del matrimonio: “da domani Rossella diventerà il sorriso di Dio per me”, e questo accade in ogni gesto sponsale, ma prima di tutto ed innanzitutto nel “darsi e riceversi”.

Spero di non aver reso noioso perfino il sesso e soprattutto di avervi invogliato a leggere il piccolo capolavoro che vi ho presentato, ma mi sembrava che queste idee fossero troppo importanti per non condividerle.

159 pensieri su “Eros redento

  1. caro Don Fabio, da oggi dovremo iniziare a pensare che nessuno parla bene anche dell’Eros come i preti…se solo si sentissero più spesso questi florilegi poetici e mistici dai pulpiti delle nostre chiese! Invece dobbiamo sorbirci a ogni S. Messa appelli ai valori, scomuniche dell’egoismo, esortazioni parenetiche e tutto il restante armamentario retorico usato dai tiepidi per non spiegare la Parola, o meglio per annacquarla fino a renderla innocua, inoffensiva e quindi irrilevante. E poi si lamentano che le chiese sono vuote! Ai giovani, fra i quali io mi includo, interessa arrivare alla radice carnale delle cose, che si parli di virtù teologali, di morale sessuale, del peccato o delle scarpe del Papa non importa ma importa che si mostri la mistica sottesa a ogni elemento del cristianesimo, e per estensione a ogni elemento della vita e dell’universo di cui il cristianesimo ci dà rivelazione. Altrimenti, se non è così, tanto vale passare alla concorrenza, che comunque non manca: Islam e gnosi orientali hanno una capacità attrattiva molto forte sugli occidentali, sia giovani che vecchi, proprio in forza di quel Sacro che ancora mostrano di conservare e del quale non si vergognano certo di parlare. Se poi il cristianesimo è solo morale (moralismo?) e valori generici (direbbe De Niro: “solo chiacchere e distintivo”), come può essere una qualunque filosofia antica o moderna, allora meglio l’ateismo, che almeno -nella sua forma pura- non mette veti ai possibili piaceri terreni. Ritengo però che finchè vi saranno preti come lei, don Fabio, la Chiesa potrà continuare a perdere molti figli e l’Inferno a guadagnarne molti ma non fuggiranno mai tutti, perchè uno o alcuni di essi avranno conosciuto prima facie la bellezza del sesso attraverso le sue parole, o ancor meglio attraverso la sua voce, e ricordandose un giorno salirà al Cielo dal loro cuore una preghiera di lode.

    1. Ahem… De Niro (o Ferruccio Amendola per conto di De Niro) diceva “chiacchIere e distintivo”. Tanto per ì arrivare anche alla radice carnale dell’ortografia 🙂

        1. Siamo tutti peccatori e qualche sbaglio di tasto tra amici ci sta
          Se sbaglio mi corrigerete 😀
          Invece l’elisione della “i” di “chiacchiera” è una sciatteria linguistica oggi molto diffusa, prob. perché imperversa in televisione. E io purtroppo sono affetta da una grave sindrome dell’occhio e dell’orecchio, per cui quando leggo mi va sempre l’occhio sui ‘refusi’ e quando ascolto percepisco le vocali mancanti. C’è chi fuma, chi vuota il frigorifero, chi si droga e chi cerca di supplire alla latitanza dell’Accademia della Crusca.

  2. Caro Don Fabio,
    non ti nascondo che l’argomento che ci hai posto come riflessione è obiettivamente difficile.
    E’ verissimo, almeno io l’ ho sempre pensato e vissuto, che l’atto amoroso con la persona che lo Spirito Santo mi ha posto davanti per l’intera mia vita, finché morte non ci separi, è anche Dono di Dio che s’incarna in noi, e nella procreazione trova la sua Splendida realizzazione.
    Ed è anche Dono tra i due complementari che s’annullano vicendevolmente, reciprocamente in quell’intesa ed armonia profonda che li unisce. In questo senso non può esserci ne contraddizione, ne “sacrilegio” nella corporeità “mistica” che ci unisce oltre il tempo e lo spazio all’Immanenza di Dio. Ed in quel momento, anche quando il Signore mi dette il Dono procreativo, sentii dentro di me un Mistero Assoluto che si compiva attraverso di me ed attraverso di lei. Eravamo Suo strumento , come quando Lo cerchiamo attraverso il prossimo. Questo lungi dallo spaventarmi, mi affascinò, mi dette la percezione di uno spazio infinito attraverso il quale debbo solo lasciarmi andare. Il Santo matrimonio non è in due, ma in tre, Dio, lei ed io.
    Il Creatore, la creatura per me prescelta ed io.
    Ed io debbo lasciarmi attraversare, penetrare, l’anima mia, il mio cuore, il mio corpo ed ogni differente dimensione percettiva deve lasciarsi andare. E’ l’amplesso con la vita che m’attraversa. L’amplesso col Creatore che mi apre all’universo, all’eternità, all’amore col Creato come ci diceva S. Francesco d’Assisi.
    E la mia donna è regina dei miei pensieri, in lei il Creatore si è compiaciuto di realizzare la mia totalità corporea tra complementari.
    Sento tutto questo molto lontano da quello sguardo chiuso ed egoistico con cui oggi si parla dell’amore e del sesso. E quando si parla di “appagamento sessuale” si cerca di prolungare o incrementare l’acme dell’amplesso con tecniche che ben poco hanno a che fare con l’interezza e profondità della persona umana. Tutto viene spezzato, sezionato, ridotto, ridimensionato.
    Si perde il Mistero e la grandezza della creatura alla quale nulla è negato dall’Infinito Amore del Creatore. Solo lasciarsi andare a Lui, in Lui, per Lui ci è chiesto. Attraverso mia moglie ho rivisto e vedo me stesso ed ho cominciato a sopportarmi. Lei talora inconsapevole mi trasmette la sua bellezza della vita che l’attraversa. E l’amplesso interiore e fisico che mi lega a lei è qualcosa in cui posso solo cercare di cogliere i colori, i suoni, i profumi di una sua carnalità che si fa spirito e mistero in me. Ed il tempo attraverso il percorso delle nostre conversioni ci apre sempre nuovi spazi e nuove tenerezze. L’Amore si rende più profondo. Ed il Suo sguardo si compiace nei nostri cuori.
    Ecco perché è profondamente giusta l’indissolubilità dell’unione matrimoniale.

  3. Ecco…lo ammetto…le mie assai poco cristiane (ma molto umane, lo assicuro) pregiudiziali hanno fatto si che l’interesse e la curiosità generate dal bell’articolo di Don Fabio si frantumassero clamorosamente quando ho letto “edizioni Qiqajon”…mi spiace: ma tutto ciò che concerne il “priore di Bose” per me resta off limits. Probabilmente perderò perle insostituibili…è che non ho mai ben capito cosa potrei guadagnare dalla frequentazione del “profetico” Enzo Bianchi: colui che si ostina a parlar di bellezza del Deserto…ed è sempre in passerella…

    1. Ne abbiamo già parlato in questo blog un mesetto fa, quindi non vorrei mai riaprire il tema, ma ti assicuro che nel catalogo di Qiqajon le perle sono numerose, non è che pubblicano solo le cose di Enzo Bianchi (anzi Bianchi scrive per Garzanti e Mondadori, a ben guardare!). In particolare Bastaire non appartiene nemmeno a Bose, è un medico ortodosso francese, sposato con 4 figli (mi pare) e certo non può essere considerato responsabile delle malefatte del telepriore

      1. Grazie per la specificazione, Don Fabio!! Ne coglierò spunto per tentare di “deprovincializzare” la mia attitudine ancor’oggi graniticamente oltranzista (quindi, in verità, molto fragile…)… Geniale la menzione delle “malefatte del telepriore”. LOL!

  4. bellissimo! è un po quello che mi ha insegnato a comprendere Padre Giovanni Marini ad Assisi!
    è la via che ritengo corretta che però a molte persone di questo mondo sembra far paura.
    abbiamo perso la consapevolezza di quanto sia bello il bene.

    1. Mi colpisce quello che scrivi Andrea: “…sembra far paura” è proprio vero sai? Questo discorso lo faccio sempre alle coppie che preparo al matrimonio e quindi sono abituato alle reazioni più diverse, che vanno dallo stupore al rifiuto viscerale.
      Quelli che rifiutano la spiritualità sessuale (a volte libertini incalliti, ma altre volte Kattolici duri e puri, la risposta al tema è curiosamente trasversale) lo fanno in genere proprio perché han paura di scendere alle radici della propria carne e quindi di confrontarsi davvero con l’umanità.
      La carne a volte è idolatrata e a volte disprezzata, mai amata come il primo dono del Creatore

      1. Cercavo un riferimento bibliografico per consigliare
        Fabrice Hadjadj, Mistica della carne, Medusa, 2009
        e ho trovato questa citazione dal testo che, se è corretta (non garantisco, è una wikiquote), ci sta bene:

        «Invece di gustare il frutto di conoscere la propria moglie, Adamo mangerà il frutto dell’albero della Conoscenza, questa Gnosi che rifiuta l’Incarnazione.»

          1. Non crederai mica che li abbia letti, i libri che consiglio… è già tanto se conosco i titoli 😉
            p.s. «La fede dei demoni» l’ho letto e mi ha fatto paura sul serio…

      2. la cosa triste è che giovani come me che vorrebbero trovare una ragazza con cui progettare qualcosa di grande e meraviglioso vedono fuggire a gambe levate ragazze con tutte le potenzialità per essere “eternamente belle”.
        perchè il bene spaventa così tanto l’uomo di oggi?
        perchè abbiamo perso l’ambizione alla santità?
        a volte guardando queste ragazze che rifiutano progetti così belli mi rammarico per loro al ribasso.

    2. Ele86

      A noi Padre giovanni ci ha insegnato di pregare prima di donarci reciprocamente. Abbiamo scoperto che più ci ricordiamo di pregare, e lo facciamo, più è bello il gesto che compiamo dopo. E’ una ricchezza che consiglio gratis a tutti. Per chi è scettico provare per credere.

  5. Meraviglioso è il magistero di Giovanni Paolo secondo sull’amore coniugale.
    Anche Papa Benedetto non scherza quando parla di Eros e Agape nella sua Deus Caritad est!

    1. Sara

      qualche anno fa lessi “chiamati all’amore” (di Carl Anderson e José Granados) in cui è spiegata la teologia del corpo di Giovanni Paolo II attraverso la lettura di varie encicliche e anche della sua opera teatrale “la bottega dell’orefice”. davvero bellissimo!

  6. Sara

    bravissimo don Fabio!!!leggerò questo post anche al mio fidanzato e vedrò di acquistare il libro che consigli!

  7. maria

    Don fabio, mi potreste togliere una curiosita, perche la chiesa cattolica parla cosi poco o quase niente su sesso? Perche non si senti mai, su un pulpito un prete parlando di sesso?
    * scusami il mio italiano

    1. C’è chi dice che ne parliamo anche troppo… la verità è che in genere se ne parla male, parlando più del male che del bene, vietando piuttosto che promuovendo.
      Una sana pedagogia prevede che ad ogni no debba accompagnarsi un si, ma in questo caso purtroppo la Chiesa spesso (non a livello di magistero, ma piuttosto di catechesi spicciola) si limita ai no.
      Credo che dipenda dal fatto che i preti han paura o pudore di parlare di qualcosa che non conoscono di persona e in più in generale dal fatto che per parlare di sesso bisogna mettersi a nudo, parlare delle radici stesse della (propria) umanità

  8. yunan

    molto reverendo don Fabio, sono assai lieto del suo post.
    Il testo da lei citato è stato scoperto una decina di anni fa mia moglie, insieme ad altre piccole “perle” quali i libretti di coniugi Bernadette e Bernard Chovelon e di Pavel Evdokimov, anche questi casualmente ritrovabili grazie alle pubblicazioni del monastero di Bose. Veri sorsi di acqua fresca di montagna.
    Effettivamente nel mondo cattolico, a parte qualche papa, pochissimi sacerdoti, e qualche monaco, è quasi impossibile trovare ambiti in cui si discuta serenamente su quella dimensione che è propria e unica della sfera matrimoniale.
    E’ un caso strano, a ben vedere: si esalta il valore dell’amore sponsale ma non si parla mai – sono un paolotto di lungo corso, ho un po’ di esperienza nell’ambiente – del senso dell’eros per gli sposi cristiani. Il Canto dei Cantici non è un errore di percorso. Non credo nemmeno sia una questione di falsa pudicizia, credo piuttosto il peso di un moralismo deviato ci faccia perdere la parola. assordante la afonia dei laici.
    Devo ammettere che di recenti sono stati pubblicate riflessioni teologiche che sovrappongono il talamo nuziale al banchetto eucaristico, grazie alla spinta coraggiosa di GPII e di B16.
    La ringrazio nuovamente per lo spunto di riflessione e le auguro ogni benedizione del Signore; non mi soffermo sulla tediosa e assai sciocca polemica contro bianchi, bose e quant’altro: nel mondo cattolico ci si sa friggere il fegato senza ulteriori spinte.
    yunan

  9. …ma anche, purtuttavia, la sublime carnalità animalesca dei corpi, la zozzedine condivisa degli amanti, le secrezioni, gli odori, la turpitudine: tutto questo anche da vivere insieme, come Dio ci ha fatti!!!

    1. Alvise, il punto della questione è proprio questo: la carne umana non è soltanto carne! La prima premessa è che secrezioni, odori etc. sono una fioritura dello spirito, perché nell’uomo, essere ibrido e anfibio, non è possibile un gesto soltanto carnale (come non è possibile un gesto soltanto spirituale). Per questo il sesso deve essere educato, perché possa veicolare sempre meglio la natura spirituale dell’uomo

      1. Si don Fabio, hai pure ragione. Però io sono sposata da 18 anni e mo non è che ogni volta che sono stata o sto con mio marito (per nostra fortuna molto spesso)mi posso fare tutti sti ragonamenti. C’è la volta nella quale ti senti più partecipe spiritualmente e la volta nella quale no. C’è la volta nella quale si cerca la tenerezza e c’è la volta che ti salti addosso. C’è la giornata nella quale non ci sono i figli e lì ti sbizzarrisci e c’è la volta che devi contare i minuti perchè tra un po’ il grande torna a casa.
        La vita pratica nel campo sessuale è anche questa. Prendiamoci sul serio, ma anche non prendendoci troppo sul serio 😉

    2. Letture consigliate:
      Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni), De Contemptu Mundi, Edizioni Cantagalli, Siena, € 5,16
      o volendo faticare di meno e spendere di più
      Lotario di Segni (Innocenzo III), La miseria della condizione umana, Mondadori, 2003, a cura di Carlo Carena, pp. 332, € 16

  10. Erika

    Complimenti come sempre, don Fabio!
    Ma dove li fabbricano i preti come te?
    L’eros credo sia uno dei grandi assenti del nostro tempo.
    Carne da macello a volontà, ma né eros né agape, per citare Benedetto XVI.
    Mi sembra che purtroppo la Chiesa faccia un po’ fatica a comunicare il concetto della bellezza dell’eros coniugale, perché forse un cattolico che ha passato anni considerando il sesso un peccato e una tentazione fa fatica a “resettarsi” e a considerarlo invece addirittura un “comandamento”.
    Ma è ovvio che è una mia supposizione, mi piacerebbe sentire gli amici del blog sull’argomento.

  11. …a s-proposito, che fine ha fatto, chiedeva Roberto ieri, il posto di Laura Gotti Tedeschi?
    Mi sarebbe piaciuto tradurlo e spedirlo in Danimarca come (un) esempio di quello che si pensa, qui da noi, di loro!!!

  12. Sara

    Per approfondire, consiglio di leggere anche “La sessualità coniugale secondo Giovanni Paolo II” e “La spiritualità coniugale secondo Giovanni Paolo II”, entrambi di Yves Semen (edizioni San Paolo) che propongono un’entusiasmante sintesi della teologia del corpo di GPII. Sono due libri stupendi sulla linea offertaci dal caro Don Fabio! Grazie Don Fabio!

  13. Corie Bratter

    sì, concordo che nella Chiesa, sui pulpiti e nelle preparazioni al matrimonio invece di concentrarsi suolo sui metodi anticoncezionali consentiti (o meno), bisognerebbe esaltare la gioia, la bellezza, la fantasia e la forte unione e intimità che nasce tra i due sposi nel talamo.
    Io dico che questa continenza prematrimonale risulta invece assai utile nella vita matrimoniale: la gioia di darsi e di trovare nella conoscenza (unica) di sè e dell’altro l’intima gioia fa senz’altro dimenticare che si tratti di un comandamento, e ci fa meglio comprendere quanto la legge naturale sia legge di Dio.

    1. Sara S

      Già, anche perché, senza esaltare la gioia dell’unione sessuale, non si capisce mica la raccomandazione di usare i metodi naturali per regolare la vita sessuale coniugale! Da quel poco che sto capendo, e con fatica e non senza obiezioni, i metodi naturali aiutano proprio a godere del TUTTO. Anche in senso fisico.

  14. Federica

    GRAZIE PER IL BELLISSIMO POST E GRAZIE A PER I COMMENTI E I SUGGERIMENTI!

    sono sposata da un anno e queste sono le cose più belle che abbia sentito sull’argomento…:)
    vissuto così… è davvero il centuplo quaggiù!

  15. Articolo interessante. Indubbiamente una predica di questo tipo sarebbe molto piu interessante di tante che si sentono alla messa.
    Basta con i facili moralismi e i bacchettoni. Il puritanesimo…bleah. Il sesso e’ bello ..”dare e concedersi”…

  16. Erika

    Non so, io alla scoperta del sesso non “egoistico” ci sono arrivata per vie diverse da quelle della Chiesa.
    L’amore che provo per mio marito è profondo e l’idea di essere fedele a lui per tutta la vita non solo non mi opprime, ma mi esalta. E se per qualche motivo (ovviamente spero di no!) non ci fosse più possibile avere rapporti fisici, rinuncerei al sesso.
    La via della Chiesa cattolica la comprendo e la rispetto.

    Mi restano solo alcune perplessità :

    1) il sesso prematrimoniale: avendo avuto alcune esperienze, per fortuna sempre nell’ambito di relazioni stabili, posso dire che non le rimpiango. Ricordo con tenerezza e affetto le persone che hanno diviso un pezzetto di strada con me, anche se poi ci siamo accorti che non volevamo dividere “tutta” la strada.

    2) ma i contraccettivi che male fanno?

    1. Si sono d’accordo con te. Non esiste nessuna colpa sia nel sesso prematrimoniale che nell’uso dei contraccettivi. La Chiesa ad insistere su questi temi diventa solo ridicola secondo me. Tanto e’ vero che la maggior parte dei cattolici anche praticanti non rispetta queste indicazioni del Vaticano (come si e’ letto anche su questo blog).

    2. Alberto Conti

      I contraccettivi tolgono il Donarsi per ridurre il sesso al prendere l’altro.

      Per il sesso prematrimoniale è lo stesso.

      1. Non mi e’ chiaro perchè i contraccettivi toglierebbero il donarsi..Servono a difendersi dalle malattie,da gravidanze indesiderate e fare l’amore in tranquillità con la persona che si ama. Non cambia nulla tranne il fatto che si e’ + tranquilli.
        Poi sul sesso prematrimoniale donarsi prima o dopo il matrimonio cosa cambia?

          1. In secondo luogo puntare tutto sui preservativi è fallimentare perché nessun profilattico può assicurare una totale protezione contro tutte le malattie veneree, così come ricordano gli stessi bugiardini contenuti nelle confezioni di preservativi e come indicano gli studiosi

            L’articolo non nega che i contraccettivi difendano dalle malattie ma dice che pensare di essere sicuri al 100% e’ sbagliato perche porta ad avere molti + rapporti e molte + possibilità di contagio (anche perche non esiste la sicurezza al 100%). L’esempio della cintura e’ calzate…non e’ che perche ho semopre la cintura attaccata vuol dire che posso correre a 200 km all’ora…

            1. lidiafederica

              Ciao, Giulio! Bentrovato.
              Ti va di leggere i commenti che ho fatto sopra a paperella e sotto a Alvise sul sesso prematr. e senza matrimonio e dirmi che ne pensi?
              (sui contraccettivi non so che dire, davvero…io capisco il perché dei matodi naturali, ma non capisco come spiegarlo ad altri)

        1. Laura Dall'Acqua

          Provo a dare una spiegazione, frutto di letture e brevi catechesi ricevute.

          Avere rapporti prima del matrimonio corrisponde a dire una “bugia”: donarsi completamente all’altro significa fare ciò in tutta onestà, ma, finché non si è consacrati dalla grazia del matrimonio questo non è possibile.

          Usare contraccettivi (anche da sposati) significa non aprirsi completamente alla vita, che è in realtà uno degli aspetti che caratterizzano l’unione tra uomo e donna.

  17. Caro Don Fabio, innanzitutto grazie per aver condiviso con noi una riflessione così bella, intensa e importante su un argomento troppo spesso banalizzato o tabù, anche al di fuori degli ambienti cristiani! Penso che il coraggio della testimonianza e della coerenza nel vivere la propria fede passi per tutti gli aspetti della vita, da quella sociale a quella privata, a quella digitale! Io sono sposata da 2 anni e 8 mesi circa, il nostro è stato un fidanzamento all’insegna della castità o della continenza, come lei l’ha chiamata, proprio per poterci educare al dono reciproco di noi stessi, proprio per poterci preparare a donarci completamente e senza riserve l’uno all’altra. Ebbene, pur avendo la netta percezione che quello della sessualità matrimoniale sia un cammino appena iniziato che porta al suo interno stadi di maturazione sempre nuovi ed inediti, posso affermare con assoluta certezza che la sessualità mi fa da maestra, mi aiuta ad esercitarmi nell’amore, inteso nel suo senso più ampio. Sganciata da una sfera prettamente carnale e istintiva, ma immersa in una sfera più totale che è quella del corpo e dell’anima, l’amore fisico assume ben altre connotazioni e trasmette una gioia indescrivibile, che è qualcosa di più di quella orgasmica, è un sentirsi tutt’uno con mio marito e provare anche una certa nostalgia al momento di separarsi…
    Per questo, da qualche tempo ho cominciato ad affidare al Signore anche questo aspetto della mia vita matrimoniale. Come coppia preghiamo, insieme perchè tutto possa essere messo sotto lo sguardo e sotto la benedizione di Dio.
    L’unione degli sposi è voluta da Dio ed è a Lui che dobbiamo rivolgerci per capire come viverla in pienezza,

  18. Ah! finalmente in questo blog si parla di sesso! devo dire che ero un po’ stupita che finora non fosse capitato un post sull’argomento. Ci voleva un sacerdote per farlo! e io dico: meno male! finalmente!
    E non ho particolari commenti da fare se non una osservazione. Nei corsi in preparazione al matrimonio si parla poco o niente di sessualità, come se fosse non tanto un tabù quanto piuttosto come se non ci fosse più nulla da dire sull’argomento. Incontri sui metodi naturali? vicini allo zero. E già questo è un segno che sull’argomento sesso le vele sono completamente abbassate. Che tristezza… è quasi inutile parlare di matrimonio, di dono reciproco, di comprensione, di accettazione, se insieme non si parla della carne, e come ne parla qui don Fabio. Carne come espressione dell’anima. E quando ci si dona completamente, quando ci si abbandona all’altro viene dalle nostre stesse viscere il desiderio di trasfondersi in qualcosa di nuovo.

    Erika: i contraccettivi impediscono tutto questo. Ecco perchè la Chiesa è così fermamente contraria ad essi. Chi non è aperto al dono della vita non ama nemmeno la persona che ha di fronte.

    1. Si al sesso ma bisogna essere sposati e non bisogna usare i contraccettivi. Altrimenti non doniamo e di conseguenza non amiamo.
      La sintesi e’ giusta?

      1. è inutile girarci intorno. Prima del matrimonio il sesso può essere esaltante, brioso, spensierato, tenero, tutto quello che ti pare. Ma è puro sport.

        1. Ma perche? e’ il matrimonio che ti dice se ami o no una persona? l’amore esiste a prescindere. Non e’ un atto giuridico e una cerimonia in chiesa che ti fà amare una persona.

          1. Laura Dall'Acqua

            No. Non è il matrimonio che ti dice se ami o no una persona.
            E’ proprio perché ci si ama che si sceglie la via del matrimonio; si sceglie di rispondere alla chiamata che ci è stata posta quando ci è stata messa accanto la Persona della nostra vita.

            Non avendo mai convissuto, non posso dire in cosa sia diversa la convivenza dal matrimonio; posso però dire che da quando mia sorella ed il suo compagno hanno deciso di sposarsi (dopo due anni di convivenza), hanno una luce nuova negli occhi.
            Il matrimonio santifica tutto! Anche (e forse soprattutto) il sesso.

            1. Rispetto la tua idea del matrimonio e rispetto la luce nuova che hanno gli occhi di chi si e’ sposato. Non dico di convidere l’idea che il matrimonio santifichi ma la rispetto. Forse mi affascina anche però non mi convince razionalmente.

            1. Ele86

              Non lo amerai di meno ma se ti unisci a lui carnalmente dici una bugia. L’unione sessuale dice un per sempre che neghi con la realtà, il non essere sposati, per quanto un uomo o una donna possa essere sicuri fin che non si è sposati non lo si è. Fare l’amore prima del matrimonio dice falsamente che già si è tutto e solo per l’altro. Quando invece non lo si è ancora.

            2. Laura Dall'Acqua

              @babyduckling
              Non è Ele86 a dire che è una bugia…è la dottrina morale della Chiesa (spero di non usare parole improprie!)

              Esistono tanti modi per mentire (come dici tu, per esempio, due persone sposate che non si amano), ma non è che perché qualcun’altro dice una menzogna, la mia risulta meno falsa 🙂
              Non dico che sia facile (io per prima non sono irreprensibile), ma la via della continenza non è così terribile come si pensa…provare per credere 😉

            3. Laura Dall’Acqua, infatti neanche la dottrina morale della Chiesa ha il diritto di dire che due persone si amano solo se si sposano e che quello che condivido con il mio ragazzo non è amore.
              Fare le regole non significa conoscere il cuore delle persone.

  19. nonpuoiessereserio

    Don Fabio, dato che mi rendo conto che tu sul sesso ne sai molto più di me e lo domini meglio di me posso chiederti cosa ne pensi del sesso tantrico e se può assumere un aspetto positivo anche per noi cristiani. Altra domanda, la semplice libido post sbornia come va sfogata con la propria donna? Possiamo saltarle addosso e poi addormentarci dopo un paio di minuti? Come viene classificato questo tipo di sessualità? Premetto che non sono a questi livelli ma potrebbe capitare.

      1. Direi che da quello che lessi tempo fà ( e’ sesso fatto lentamente e con grandi meditazioni) con il sesso tantrico si dorme anche durante…

        1. accidenti! il sogno di ogni maschio… sarebbe davvero perfetto se contemporaneamente si potessero vedere anche i goal della squadra preferita! 😉

    1. Buona la Caipirinha….proprio un mio collega me ne ha parlato dopo un viaggio in Brasile con la moglie (brasiliana).
      Direi che l’alcol smonta parecchio (dipende anche da quanto si beve).
      Si anche a me molte volte rimane impresso piu la dolcezza e l’intimità che l’atto in se.

  20. Erika

    Giuly, mi spiace, sui contraccettivi non sono del tutto d’accordo con te: il fatto che la Chiesa accetti i metodi naturali, ma non altri, lo trovo un po’ ipocrita: in fondo l’intento è lo stesso, solo che i primi sono meno sicuri…
    Ho letto diversi articoli, come quello sulla Bussola Quotidiana che citava Orazio Pecci, che mi fanno porgere una domanda un po’maliziosa: ma se, ad esempio, usare un profilattico non offre nessuna protezione, perché non considerarlo anch’esso “aperto alla vita”?

    1. L’articolo su Bussola non dice che non offre nessuna protezione ma che non assicura una protezione al 100%. Ma questo si sapeva già. Ci stà scritto anche sulla confenzione 🙂

    2. Laura Dall'Acqua

      Hai ragione Erika. A prima vista potrebbe sembrare un atteggiamento ipocrita.
      Tuttavia una cosa è pensare ad una genitorialità responabile (uso dei metodi naturali) rimanendo comunque aperti alla vita: come dici tu, sono meno sicuri e quindi chi ne fa uso non si preclude la possibiità di generare.
      Altra cosa è usare un mezzo, una barriera vera e propria, per impedire che avvenga la fecondazione; in questo caso l’unione diventa puro sport, volto unicamente a soddisfare bisogni (propri e dell’altro).

  21. Erika

    Piccola divagazione sul sesso tantrico: non è affatto facile e prevede delle forme di autocontrollo che servono a preparare appunto l’esplosione del tantra nella fusione totale con il partner.

  22. Buon Giorno ragazzi! Scusatemi ieri sono crollata sul divano durante un film. Spesso io e il mio ragazzo ci scherziamo, a volte sembra della serie ” lo fanno tutti e non ne parla nessuno “. E’ un comportamento bizzarro. Sarà che i miei fratelli hanno fatto le prime domande a me e non ai genitori. Per quanto riguarda i contraccettivi concordo con EriKa, la Chiesa esagera un pò. Ok finirò tutta felice nel girone dei lussuriosi ( a patto che ci sia anche il mio ragazzo però!) e scoprirò che c’è tanta gente che conosco e non avrei mai sospettato!

  23. Pochi giorni fa ho incontrato un’amica di mia madre, che prima mi saluta poi mi dice ” quando vi sposate ?”. Scusate ma inizia a diventare un ritornello, subito prima della domanda ” quando fate un figlio? “.
    Io infastidita ribatto convinta ” non ci sposiamo conviviamo ” e mentalmente la cancello dalla lista degli invitati.
    Lei tutta seria mi fa. ” ma se andate a convivere e fate un figlio, e dopo lui muore, tu non erediti nulla .”
    Mi alzo senza risponderle e me ne vado ( ok lo ammetto a casa mi sono anche data una bella grattata a nome del mio ragazzo ).
    E io che credevo ci si sposasse per amore……

  24. Per quanto riguarda l’uso dei contraccettivi, bisogna distinguere: l’insegnamento della Cgiesa non è, per dirla alla romana, “ogni botta ‘na tacchia”, tanto è vero che si sottolinea esplicitamente che il matrimonio ha DUE fini: l’amore reciproco dei coniugi e la procreazione.
    E’ chiaro che l’amore è in sè aperto alla vita, appunto perché la carne è frutto dello spirito e quindi porta naturalmente in sé l’immagine di Dio Creatore (vi siete mai fermati a considerare il significato del termine “procreare”? Collaborare con Dio alla creazione, ma che meraviglia!) e scindere artificialmente questi due aspetti non può portare nulla di buono e tuttavia vi sono delle circostanze in cui non è auspicabile avere altri bambini, questo è del tutto compatibile con l’apertura alla vita, ad esempio perché andrebbe oggettivamente a discapito dei figli che si hanno già.
    Che fare in questi casi? Va detto innanzitutto che la decisione su quanti figli avere è una decisione di coscienza, in cui nessuno, né il parroco né il Santo Padre né nessun altro, può sostituirsi alla coppia (il nostro compito semmai sarà quelo di formare le coscienze perché possano dare giudizi giusti), ma una volta che una coppia, in perfetta coscienza, dopo aver pregato ed essersi confrontata con il proprio confessore, ritenesse proprio di non poter avere altri figli, come deve regolarsi?
    Qui interviene il discorso sui “metodi naturali” che sono da preferire non perché non funzionano, mi dicono anzi che il Billings ha ormai un’afidabilità paragonabile ai contraccettivi chimici o meccanici, ma perché preservano l’umanità del darsi e riceversi, senza dover imbottire la donna di ormoni (pratica oltretutto deresponsabilizzante per l’uomo, il cui ruolo a quel punto si riduce a ricordare alla moglie “hai preso la pillola?”) e senza introdurre barriere meccaniche che, per quanto lubrificate, inevitabilmente rendono meno bello il gesto.
    In termini semplici, ferma restando la necessità dell’apertura alla vita, l’opposizione ai contraccettivi non naturali ha la funzione innanzitutto di tutelare la dignità e la bellezza del gesto sessuale

  25. Erika

    Come ho già avuto modo di dire ieri, essendo consapevole che nessun metodo contraccettivo è sicuro al 100 per cento, ho sempre vissuto il sesso nell’ambito di una relazione che avrebbe potuto “sopportare” con gioia l’eventuale arrivo di una nuova vita, anche se in certi momenti di fatto non l’ho cercata.
    E poi un altro “problema” di cui ho già parlato: un giovane che studia facilmente arriverà ad avere un minimo di stabilità economica per potersi sposare non prima dei 27 anni: come si può ragionevomente pensare di escludere per tanto tempo l’eros dalla propria vita? Qualcuno lo fa, ma a me non sembra che sia un’ipotesi praticabile per le masse…

    Ultima disquisizione sul tantra: non sono buddista né zen, ma se si ha la pazienza di provarlo, i risultati ci sono 😉

    1. Infatti io e il mio ragazzo compiamo 27 anni questo mese e vista la situazione, aspettiamo di essere un tantino più stabili economicamente, insomma non ci pare il caso dato che viviamo ancora con i nostri e io sono disoccupata.

      1. lidiafederica

        io ne compio 28 questo mese, paperina!!! te e Francesco che giorno? Io il 25.
        Con il mio ragazzo viviamo in castità, nonostante il fatto che spesso, per motivi di forza maggiore, conviviamo nella stessa casa (Lui sta in Germania, io a Roma, e due settimane in albergo le mie finanze non lo reggono, così stiamo ospiti l’uno dall’altra). Lui è davvero un grande: è ateo, ma ha accettato subito la mia posizione. Certo gli costa- e a me costa il doppio, spendo che lui lo fa solo per me – ma, nonostante certe volte abbia pensato (io) “mo basta, che pizza ‘sto non andare a letto insieme!non ce la faccio più” sono sempre tanto felice di non aver mai ceduto.
        La convivenza, secondo me, è IN TUTTO diversa dal matrimonio. IL fatto di sapere che lui la mattina è un orso allucinante, e che io la sera alle 20.30 max 21 crollo e mi addormento sukll divano non cambia poi tanto il concetto che ho di lui…ok, la nostra è una convivenza del tutto funzionale, però….

        1. Allora me lo segno,così ti faccio gli auguri in tempo!
          Io sono di Giugno, il 4, lui è di Ottobre, il 7. E la nostra sarà una convivenza a tutti gli effetti ( in realtà lo è già perché ce ne andiamo per conto nostro tre giorni alla settimana, passiamo le vacanze insieme ecc…)
          Devo dire che non mi sono mai pentita della scelta di non aspettare il matrimonio. Lui lo avrebbe fatto se io glielo avessi chiesto, il fatto è che per noi, per quello che c’è tra di noi, sposarsi non cambia nulla.
          Ne parlavo oggi con mia madre, dentro di noi siamo già sposati e il Cielo lo sa.
          Non ho bisogno di andare in chiesa per ufficializzare quello che Dio e il resto del mondo sanno già.

          1. lidiafederica

            grazie!Io pensavo foste di gennaio, ma forse volevi dire “anno”. Anche noi facciamo le vacanze sempre insieme, io non ci ho mai visto nulla di male, e quando sono da Robert viviamo da soli, a casa mia invece coi miei.
            Io, come ho già scritto, penso che facendo sesso ed amandosi anche senza essere sposati si possa essere molto, molto felici, lungi da me il dire di no! Se è un amore onesto, che tende al per sempre, è probabilmente anche felice. Io penso però che essendo sposati si sia molto più felici. L’ufficializzazione per me non è un bollo sul passaporto: è un cambiamento di essenza. Come il pane diventa il corpo di Gesù, così nel sacramento del matrimonio gli sposi diventano altro. Non si vede (come nell’Ostia mica vedi il sangue…) ma è così.
            E io voglio fare sesso solo con una persona trasformata così.
            Del resto, una persona si sposa con un’altra facendo sesso (e infatti, come saprai, un matrimonio non consumato è nullo, cioè non esiste) – ogni Sacramento ha un oggetto materiale (tipo il pane nell’Eucarestia, acqua nel Battesimo), e nel Matrimonio non è né la chiesa, né l’anello, ma il sesso. Allora, fare sesso senza essere sposati è come prendere il pane eucaristico senza che sia consacrato: bello, un bel simbolo, ma è un’imitazione di ciò che tu cerchi davvero.
            Poi, sai: una mia amica sta col ragazzo da 10 anni. Adesso ad aprile si sposano. Hanno fatto sesso per quattro anni, poi lei ha deciso di non farlo più, perché viveva male, voleva vivere in obbedienza ai comandamenti, diceva che alla fine per risolvere i problemi facevano sesso invece di parlare. Il suo ragazzo ha accettato. lei mi ha detto che la relazione è cambiata in meglio: parlavano il doppio, si sforzavano di vivere la tenerezza senza arrivare al sesso. E ora si sposano. A me ha fatto pensare molto, la loro storia.

  26. Grazie Don Fabio, almeno così è decisamente più chiaro. Ci sono coppie abbastanza confuse che prendendo un po troppo alla lettera la questione della non contraccezione hanno 8 figli ( i miei vicini di ombrellone ).

    1. chi calunnia la dottrina morale della Chiesa semplicemente non la conosce, e di sicuro avere otto figli non è peccato, né stupidità, né ignoranza. Non mi pare che don Fabio abbia dato una lettura “allegorica” della dottrina sulla contraccezione, così che ora la si debba contrapporre a chi la prende “alla lettera”. Genitorialità responsabile l’ho trovata nel magistero pontificio almeno da Pio XI, e nella Tradizione della Chiesa da sempre.

      1. Cyrano, diciamo che erano un po troppo zelznti. Ok non te lo posso descrivere a parole, avresti dovuto sentire i discorsi deliranti per capire. Un mio amico ha 5 figli ma non è così ossessionato.

    2. elisonda

      Non so se hai visto quello che ho scritto sul post di ieri… mi scuso per la parolaccia che mi é scappata! 🙂

      Comunque, io sono la seconda di undici figli… ti assicuro che i miei non sono per niente confusi.
      L’apertura alla vita é una grazia immensa secondo me…sicuramente non é facile, ma il lasciare posto a quello che il Signore ha pensato per noi é una cosa bellissima
      I miei non hanno avuto bisogno di tante parole per trasmettermi la fede, i fatti parlano da soli… Grazie a loro so cosa vuol dire donarsi e se dovró aspettare anche fino a 27 anni (e oltre) (anche se spero di sposarmi prima 😀 ) aspetteró!

      1. Diciamo che con i tempi che corrono se non lavori in banca mantenere 11 figli in condizioni decenti non è possibile. Io amo molto le famiglie numerose, ma mentre una volta con 11 figli te la cavavi, noi siamo in 5 ( genitori compresi ) e arriviamo a malapena a fine mese.
        Per intenderci in questi giorni mia madre cucina un sacco di patate perchè non hanno dato a papà i buoni pasto.

        Io aspetto per mettere al mondo un figlio, ma l’idea del matrimonio sinceramente tra me e il mio ragazzo non cambierebbe nulla.

        1. elisonda

          mio padre lavora come operaio, mia mamma é casalinga…
          non abbiamo mai fatto la fame, non mi é mai mancato nulla: si chiama Provvidenza!

  27. Per quanto riguarda il sesso fuori dal matrimonio, per prolungare l’immagine che ho scritto nell’articolo, è come celebrare la S. Messa senza essere preti.
    Il Giorno dopo l’ordinazione sacerdotale non sapevo più cose su Dio di quante ne sapessi il giorno prima, né avevo ricevuto una qualche illuminazione mistica che mi abbia reso capace di fare qualcosa che prima non potevo fare, ma quel pane e quel vino diventavano REALMENTE il corpo e il sangue di Cristo perché lo Spirito Santo sceso in me attraverso l’unzione delle mie mani mi aveva cambiato a un livello ontologico, cioè tanto profondo da essere del tutto impercettibile.
    La stessa cosa accade agli sposi, il sesso prima del matrimonio può essere esaltante, commovente affascinante, ma NON può essere sacramento, cioè non può essere l’oggettiva manifestazione dell’amore di Dio per l’umanità. Se voi poteste vederli, sono sicuro che vedreste attorno al vostro letto le corti angeliche applaudire e far festa ogni volta che vi date e vi ricevete, perché quel gesto, quel momento è la vetta più alta che la Creazione può raggiungere, il momento in cui la terra e il cielo si toccano, cosa che non può avvenire fuori dal matrimonio, perché appunto manca ancora la Grazia.
    E per rispondere a oboe non c’è alcun bisogno di essere consapevoli di questo, anzi direi che sarebbe perfino sbagliato pensare a questo nel momento dell’atto, quando vi unite pensate solo a voi due e così deve essere, perché la liturgia che state celebrando è una liturgia oggettiva, per questo la paragonavo all’ex opere operato.

    1. Sara S

      “La stessa cosa accade agli sposi, il sesso prima del matrimonio può essere esaltante, commovente affascinante, ma NON può essere sacramento, cioè non può essere l’oggettiva manifestazione dell’amore di Dio per l’umanità”
      Grazie!

    2. lidiafederica

      oh, ho scritto quasi la stessa cosa su…che il sesso extramatrimoniale è come un pane eucaristico non consacrato: sicuramente è un bel simbolo, ed è buono al gusto (per il sesso, penso si possa essere molto felici anche facendo sesso fuori dal matrimonio, ) ma non è ciò che uno davvero vuole, cioè il Corpo di Cristo. Insomma: il cristianesimo non è “antagonista” rispetto alla natura (che è buona!), ma è un “di più”. Cioè fare sesso senza essere sposati può essere bello, appagante, dare felicità e sicurezza (penso ai tre miliardi e passa di non cristiani, per es.), ma facendolo essendo sposati davanti a Dio è “più” bello.
      Spero sia corretto!

  28. nonpuoiessereserio

    Che il “coitus interriuptus” non funziona lo posso testimoniare io che abbiamo avuto il terzo figlio (bambina) dopo che mi sono incastrato la gamba sotto la testiera del letto, e meno male non ha funzionato. Le vie del Signore sono infinite.

    1. Sybille

      SOTTO LA TESTIERA DEL LETTO?? CERTO CHE TE LA GODI VERAMENTE 🙂 Mi ha fatto veramente ridere, ma tanto interruptus non è stato! complimenti per la bimba 🙂

    1. Alessandro

      di queste bellissime catechesi mi pare opportuno lasciare qui almeno uno stralcio:

      “Se connettiamo alla “conoscenza” quel primo fatto della nascita di un uomo sulla terra, lo facciamo in base alla traduzione letterale del testo, secondo cui l’”unione” coniugale viene definita appunto come “conoscenza”. Difatti, la traduzione citata suona così: “Adamo si unì a Eva sua moglie”, mentre alla lettera si dovrebbe tradurre: “conobbe sua moglie”, il che sembra corrispondere più adeguatamente al termine semitico jadac. S
      i può vedere in ciò un segno di povertà della lingua arcaica, alla quale mancavano varie espressioni per definire fatti differenziati. Nondimeno, resta significativo che la situazione, in cui marito e moglie si uniscono così intimamente tra loro da formare “una sola carne”, sia stata definita una “conoscenza”. In questo modo, infatti, dalla stessa povertà del linguaggio sembra emergere una specifica profondità di significato, derivante appunto da tutti i significati finora analizzati.

      3. Evidentemente, ciò è pure importante quanto all’”archetipo” del nostro modo di pensare l’uomo corporeo, la sua mascolinità e la sua femminilità, e quindi il suo sesso. Così, infatti, attraverso il termine “conoscenza” usato in Genesi 4,1-2 e spesso nella Bibbia, il rapporto coniugale dell’uomo e della donna, cioè il fatto che essi diventano, attraverso la dualità del sesso, una “sola carne”, è stato elevato e introdotto nella dimensione specifica delle persone. Genesi 4,1-2 parla soltanto della “conoscenza” della donna da parte dell’uomo, quasi per sottolineare soprattutto l’attività di quest’ultimo. Si può, però, anche parlare della reciprocità di questa “conoscenza”, a cui uomo e donna partecipano mediante il loro corpo e il loro sesso. Aggiungiamo che una serie di successivi testi biblici, come, del resto, lo stesso capitolo della Genesi (cf. ex. gr. Gen 4,17.25), parlano con lo stesso linguaggio. E ciò fino alle parole pronunziate da Maria di Nazaret nell’annunciazione: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34).

      4. Così, con quel biblico “conobbe”, che per la prima volta appare in Genesi 4,1-2, da una parte ci troviamo di fronte alla diretta espressione dell’intenzionalità umana (perché essa è propria della conoscenza) e, dall’altra, a tutta la realtà della convivenza e dell’unione coniugale, in cui uomo e donna diventano “una sola carne”.

      Parlando qui di “conoscenza”, sia pur a causa della povertà della lingua, la Bibbia indica l’essenza più profonda della realtà della convivenza matrimoniale. Questa essenza appare come una componente ed insieme un risultato di quei significati, la cui traccia cerchiamo di seguire fin dall’inizio del nostro studio; essa infatti fa parte della coscienza del significato del proprio corpo. In Genesi 4,1, diventando “una sola carne”, l’uomo e la donna sperimentano in modo particolare il significato del proprio corpo. Insieme, essi diventano, così, quasi l’unico soggetto di quell’atto e di quell’esperienza, pur rimanendo, in quest’unità, due soggetti realmente diversi. Il che ci autorizza, in certo senso, ad affermare che “il marito conosce la moglie” oppure che entrambi “si conoscono” reciprocamente. Allora essi si rivelano l’uno all’altra, con quella specifica profondità del proprio “io” umano, che appunto si rivela anche mediante il loro sesso, la loro mascolinità e femminilità. Ed allora, in maniera singolare, la donna “è data” in modo conoscitivo all’uomo, e lui a lei.

      5. Se dobbiamo mantenere la continuità rispetto alle analisi finora fatte (particolarmente riguardo alle ultime, che interpretano l’uomo nella dimensione di dono), bisogna osservare che, secondo il libro della Genesi, datum e donum si equivalgono.

      Tuttavia, Genesi 4,1-2 accentua soprattutto il datum. Nella “conoscenza” coniugale, la donna “è data” all’uomo e lui a lei, poiché il corpo e il sesso entrano direttamente nella struttura e nel contenuto stesso di questa “conoscenza”. Così, dunque, la realtà dell’unione coniugale, in cui l’uomo e la donna diventano “una sola carne”, contiene in sé una scoperta nuova e, in certo senso, definitiva del significato del corpo umano nella sua mascolinità e femminilità. Ma, a proposito di tale scoperta, è giusto parlare soltanto di “convivenza sessuale”? Bisogna tener conto che ciascuno di loro, uomo e donna, non è soltanto un oggetto passivo, definito dal proprio corpo e sesso, e in questo modo determinato “dalla natura”. Al contrario, proprio per il fatto di essere uomo e donna, ognuno di essi è “dato” all’altro come soggetto unico e irripetibile, come “io”, come persona. Il sesso decide non soltanto della individualità somatica dell’uomo, ma definisce nello stesso tempo la sua personale identità e concretezza. E proprio in questa personale identità e concretezza, come irripetibile “io” femminile-maschile, l’uomo viene “conosciuto” quando si verificano le parole di Genesi 2,24: “l’uomo… si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”. La “conoscenza”, di cui parlano Genesi 4,1-2 e tutti i successivi testi biblici, arriva alle più intime radici di questa identità e concretezza, che l’uomo e la donna debbono al loro sesso. Tale concretezza significa tanto l’unicità quanto l’irripetibilità della persona.

      Valeva, dunque, la pena di riflettere sull’eloquenza del testo biblico citato e della parola “conobbe”; nonostante l’apparente mancanza di precisione terminologica, essa ci permette di soffermarci sulla profondità e sulla dimensione di un concetto, di cui il nostro linguaggio contemporaneo, pur molto preciso, spesso ci priva.”

      (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 5 marzo 1980)

  29. emidiana:
    a proposito del possibile destinatario che dici, perchè? ho detto qualcosa che non va?
    posso avere offeso qualcuno?
    Ad ogni modo il post è sparito e chiuso, mentre invece mi sembrava che fosse giusto che rimanesse, anche come documento storico del blog.
    Una proposta. Invece, da ora in poi, a cominciare da me, di rinvii a altri siti, a citazioni
    copiate eccetra, che ognuno dicesse quello che lui ha in testa di qualsiasi argomento.
    Anatroccolina mi sembra un bellissimo esempio in questo senso!!!!

    1. Un’idea passeggera: Holger Danske, Ogier le Danois, Uggeri il Danese. Era danese, poteva essere interessato, no? 🙂
      Mi parve meno scontato proporre lui che non Amleto (banale), Bibi una bimba del nord (non se la fila più nessuno) o il soldatino del Dofo Cream (fuori commercio, purtroppo)

    2. vale

      …e se qualcuno ha già detto o scritto quel che ho in testa meglio di me e prima di me-cosa facilissima,peraltro,-xké non lo dovrei citare?

  30. Il sesso nel matrimonio è tante cose, è consolazione è vicinanza, è “sentirsi” reciprocamente. E’ quello che avvicina quando la vita di tutti i giorni divide . E’ l’aggrapparsi l’uno all’altra nei momenti difficili. scusate ancora l amia estrema riduttività e semplicità

  31. lavinia

    quando a parlare di sesso saranno gi sposi e non i preti… forse mi verrà voglia di leggere con più attenzione e commentare articoli del genere.

    1. se un po’ d’attenzione ce la mettessi prima di partire col pilota a pregiudizio automatico, vedresti che qui siamo tutti laici, e che chi commenta sono soprattutto mogli e mariti…
      (e di sesso non è che s’è parlato giusto oggi…)

  32. Sembra che cercare di convincere qualcheduno qui dentro che ci si può AMARE allo stesso modo anche fuori del matrimonio sia un impresa destinata al fallimento in partenza.
    Perché qui la prevalenza è cattolica [o(che orrore!)kattolica) e quindi è ovvio che sia così?
    Allora chi è che parte col “pregiudizio automatico”?

    1. lidiafederica

      io conosco gente stupenda che è andata a letto insieme senza essere sposata, poi si è sposata ed è felice e contenta, e io non dubito che si amassero prima e dopo il matrimonio, facendo sesso.
      MA io penso che il sesso di prima fosse diverso da quello di dopo, perché nel primo c’era l’attesa di (non ce la faccio ad aspettare ergo faccio sesso con te adesso), nel secondo c’era tutto: la pienezza dell’attesa.
      Il mio “pregiudizio” non esiste, caro.

        1. Erika

          Se si e’ religiosi e il matrimonio e’ un sacramento, certo che ha senso aspettare, ma per me, che ho convissuto per quasi 10 anni e sono sposata civilmente non c ‘e’ alcuna differenza. Non ho mai pensato di dover aspettare altro che la persona giusta.

        2. lidiafederica

          oh yes, conosco tanta gente meravigliosa, buona e stupenda che non crede e non si sposa. Sicuramente sono felici così – infatti io NON dico ( a differenza dei veri bigotti, che cmq sono meno di quanto tu creda) che oltre il cristianesimo ci sia l’infelicità. Io credo che si possa essere molto, molto felici anche senza essere cristiani. però, essendo cristiani, vivendo in Cristo (anche il matrimonio) si è PIù felici. Ci sono un botto di cristiani infelici, è vero, ma, a parte quei casi in cui sto zitta perché l’enormità della sofferenza mi lascia basita e posso solo che tacere e pregare per loro (cosa che farebbero bene a fare in molti altri prima di sputare stupide sentenze), la maggior parte di loro non ha capito cosa significhi davvero vivere in Cristo.

          1. Sara

            brava…non avrei saputo dirlo meglio di così!e poi dicono che i cristiani intelligenti non esistono più… 😉

  33. Alessandro

    Un cenno al rapporto tra EROS e AGAPE secondo la Deus caritas est va fatto:

    “7 […] Nel dibattito filosofico e teologico queste distinzioni spesso sono state radicalizzate fino al punto di porle tra loro in contrapposizione: tipicamente cristiano sarebbe l’amore discendente, oblativo, l’AGAPE appunto; la cultura non cristiana, invece, soprattutto quella greca, sarebbe caratterizzata dall’amore ascendente, bramoso e possessivo, cioè dall’EROS.

    Se si volesse portare all’estremo questa antitesi, l’essenza del cristianesimo risulterebbe disarticolata dalle fondamentali relazioni vitali dell’esistere umano e costituirebbe un mondo a sé, da ritenere forse ammirevole, ma decisamente tagliato fuori dal complesso dell’esistenza umana.

    In realtà EROS e AGAPE — amore ascendente e amore discendente — non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro. Quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell’unica realtà dell’amore, tanto più si realizza la vera natura dell’amore in genere.

    Anche se l’EROS inizialmente è soprattutto bramoso, ascendente — fascinazione per la grande promessa di felicità — nell’avvicinarsi poi all’altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell’altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà « esserci per » l’altro. Così il momento dell’AGAPE si inserisce in esso; altrimenti l’EROS decade e perde anche la sua stessa natura. D’altra parte, l’uomo non può neanche vivere esclusivamente nell’amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l’uomo può — come ci dice il Signore — diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38).
    Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio (cfr Gv 19, 34).

    […]

    10. L’EROS di Dio per l’uomo — come abbiamo detto — è insieme totalmente AGAPE. Non soltanto perché viene donato del tutto gratuitamente, senza alcun merito precedente, ma anche perché è amore che perdona. Soprattutto Osea ci mostra la dimensione dell’AGAPE nell’amore di Dio per l’uomo, che supera di gran lunga l’aspetto della gratuità. Israele ha commesso « adulterio », ha rotto l’Alleanza; Dio dovrebbe giudicarlo e ripudiarlo. Proprio qui si rivela però che Dio è Dio e non uomo: « Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? … Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te » (Os 11, 8-9). L’amore appassionato di Dio per il suo popolo — per l’uomo — è nello stesso tempo un amore che perdona. Esso è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia. Il cristiano vede, in questo, già profilarsi velatamente il mistero della Croce: Dio ama tanto l’uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore.

    L’aspetto filosofico e storico-religioso da rilevare in questa visione della Bibbia sta nel fatto che, da una parte, ci troviamo di fronte ad un’immagine strettamente metafisica di Dio: Dio è in assoluto la sorgente originaria di ogni essere; ma questo principio creativo di tutte le cose — il LOGOS, la ragione primordiale — è al contempo un amante con tutta la passione di un vero amore. In questo modo l’EROS è nobilitato al massimo, ma contemporaneamente così purificato da fondersi con l’AGAPE.”

    (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus caritas est, 25 dicembre 2005)

  34. Caro Don Fabio,
    Ti voglio ringraziare per il post, ma soprattutto per il commento in cui paragoni il sesso matrimoniale alla Messa celebrata da un sacerdote, contrapponendolo all’extramatrimoniale come una messa (minuscolo, perchè non vera) celebrata da un non-sacerdote. È un’immagine che trovo perfetta, e che spiega benissimo quello che io ho in testa e nel cuore, ma che non sempre si riesce a spiegare senza sembrare retrogradi-bigotti-frigidi e chi più ne ha più ne metta.
    Credo che solo dopo il matrimonio si possa testimoniare quanta differenza c’è tra il sesso prima e il sesso dopo, anche per chi prima non l’ha mai fatto, perchè ci si accorge di quello che santifica la propria unione solo quando c’è una vera unione.
    E poi grazie anche per aver ricordato che la Chiesa non accetta solo i metodi naturali solo perchè non sono sicuri, ma davvero, per chi abbiamo preso la chiesa?
    Un saluto a tutti.

  35. Giuly, credimi sono felice che non sia il mio caso. Convivere senza sposarmi non lo considero un peccato neanche in confessione…..ora che mi ci fai pensare io non mi confesso da una 15 di anni. Una volta mia madre ( che si preoccupa anche se vado per la trentina ) mi ha chiesto perché. Per me è semplice, anche se la Chiesa dice che non si fa, io non lo vedo come un peccato, quindi che gli vado a confessare?

    1. Roberto

      In effetti, questa tua ultima frase non è sbagliata: confessarsi senza alcun pentimento e senza alcuna intenzione di “non peccare più” è un sacrilegio che peggiora ulteriormente lo stato di salute della nostra anima, perciò è meglio evitare. Come ti dissi la prima volta che arrivasti qua, tu intanto dovresti convertirti – ma suppongo che non abbia alcuna intenzione di farlo, visto che ritieni di essere a posto così…

  36. Caro don Fabio,
    mi aggiungo al coro dei commenti, anzitutto con due domande:
    ti aspettavi tutta questa risonanza al tuo post?
    E le divagazioni (quasi monotone) dalla tua “erotica cristiana” alla “morale sessuale”, prima durante o dopo il matrimonio, o all’ “amore” prima durante o dopo il matrimonio ecc., erano contemplate?

    Pregando, meditando e studiando, mi convinco sempre più che sia per l’esigenza di riempire i “vuoti di senso” della propria religione che i cristiani -storicamente e a più riprese- chiedono in prestito spiegazioni da ogni “moda” o teoria “mondana”… Ma non si può spiegare/giustificare il “cristianesimo” con il “mondo” (il suo sapere, il suo fare), se no chi spiegherà/salverà il mondo (d)a se stesso?

    Le Scritture sembrano indicarci che il vizio, la tentazione originale di ogni “eletto”, come di ogni guida o prete che Dio stesso associa in modo unico alla propria opera (!), è quella, dopo averlo smesso di vivere in prima persona, di voler spiegare “le vie di Dio”, senza ricorrere ai “pensieri di Dio”, ovvero di spiegare il cristianesimo senza ricorrere sl cristianesimo.

    Ma cos’è il cristianesimo? E’ l’intervento del CREATORE per porre rimedio al guasto introdotto dal PECCATO umano nella CREAZIONE; è REDENZIONE, RESTAURAZIONE, anzi è una NUOVA CREAZIONE.

    Ma cos’è il PECCATO? Avendo perso il senso di/rapporto con Dio (la prima tentazione degli eletti, dei capi e dei preti di sempre), è impossibile tener ferma la gravità della condizione umana dopo la caduta: senza il peccato, tutto il creato ci parlerebbe dell’unico e vero Dio, sarebbe il luogo della vicinanza tra l’uomo e Dio; l’amore di ogni creatura ci spingerebbe naturalmente all’amore del Creatore, che tutto dona e niente trattiene, e ad amare col suo stesso amore; il rapporto con Dio, il culto religioso non conoscerebbe nè la fatica nè il dolore del sacrificio. Ma non è più così: noi abbiamo perso la condizione originale, quella del “principio”!

    E non c’è verso di trovare compromessi: per entrare nella NUOVA CREAZIONE, che sopravanza nella Chiesa Apostolica, bisogna uscire da quella destinata al GIUDIZIO divino. Anzi la NUOVA CREAZIONE, proprio come l'”uomo nuovo” nascerà precisamente dalla morte della CREAZIONE corrotta come dalla morte dell'”uomo vecchio”. E sarà doloroso, come ogni “parto”, come ogni “correzione”: non è la sofferenza a salvare, ma non c’è vera guarigione senza purificazione!!!

    Il cristiano, dunque, chi sarà? Il cristiano è uno che non si sottrae più al GIUDIZIO di Dio, ma lo anticipa nel tempo che gli è concesso in “questo mondo”, imparando a viverci senza più appartenergli, per andare incontro al “mondo che viene”: se il MONACO si “nasconde con Cristo in Dio”, uscendo risolutamente da questo mondo, gli SPOSI cristiani devono anticipare il Giudizio di Dio su questo mondo, con la propria conversione personale e la generazione della vita cristiana.

    Il compito, per tutti e ciascuno, è il medesimo, seppure differenziato: realizzare il Battesimo, accoglierne tutte le ESIGENZE per iniziare a sperimentarne “già e non ancora” tutti i BENEFICI. Non c’è altro. E i preti? I preti, parafrasando l’Ipponate, “sono preti per (fare) i cristiani”, ma devono anzitutto restare cristiani coi cristiani!

    L’alternativa non è, non è mai stata e non potrà mai essere tra l’amore del Creatore e l’amore del creato, fra un eros redento (?) e un eros decaduto: nel Cristianesimo, fin dal Decalogo, la questione capitale è servire l’unico Dio o lasciarsi asservire dagli Idoli… E tutto, ma proprio tutto, senza Vangelo e conversione personale, senza preghiera e ascesi, “finchè siamo in questa carne in esilio dal Signore” è occasione di idolatria.

    Il nostro Dio “è un fuoco divorante”, ci ripetono dall’inizio alla fine le Scritture, che brucia e brucerà tutto ciò che, a partire dagli angeli ribelli, gli si è sottratto nella menzogna dell’autopossesso!

    La nostra salvezza, la nuova creazione non è qualcosa da fare o sapere, è una persona, è Gesù Cristo, così come si offre a noi nella Chiesa Apostolica: “se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Dove vai, Signore? “Da questo mondo al Padre” (Gv 13,1).

    omnia ad aedificationem

      1. admin

        @Roberto: perché non ci scrivi un post? ho provato a riaggiustare il tuo commento di ieri ma era troppo contestualizzato

          1. admin

            quando vuoi. Comunque puoi scegliere tu il tema, ho parlato del commento di ieri perché mi era piaciuto ma decidi tu

  37. fefral

    @giuly “Prima del matrimonio il sesso può essere esaltante, brioso, spensierato, tenero, tutto quello che ti pare. Ma è puro sport.”
    Non sono d’accordo sul puro sport, giuliana. A volte è così, ma non sempre. Molto spesso un modo incompleto di amare, è un amore castrato, quello sì. Debole, fragile, incapace di un dono reale e completo di sè. Ma non necessariamente puro sport
    Mi è piaciuta molto Lidia nei suoi commenti (si può essere felici senza fede? Sì, ma con Dio si può essere molto più felici) , paperella ha dato il peggio di sè (bimba bella scopa pure coi preservativi, fare l’amore con la persona che hai scelto, con un impegno davanti a Dio e agli uomini come tuo compagno per tutta la vita è tutta un’altra cosa), don Fabio mi pare un bravo prete e il post mi è piaciuto. Ma il tema mi ha stufato per questa settimana, già ne ho parlato altrove e mo’ basta.
    L’unica cosa, quella sul fare tanti figli… bello quello che dice don Fabio, la scelta sul numero di figli da avere è solo dei coniugi. Apertura alla vita non vuol dire fare a gara a chi fa più figli. Purtroppo in questo mi è capitato quello che racconta paperella: ho conosciuto famiglie numerosissime in cui il numero dei figli diventava quasi uno status symbol, un distintivo del bravo cattolico, tutto il contrario di un’apertura accogliente alla vita.
    Buonanotte ragà

    1. Guarda Fefral che sono pienamente d’accordo con te. Ho sintetizzato in “puro sport” perchè credo che per quanto ci mettiamo il sentimento, anche la volontà di non fare dell’altro uno strumento del nostro piacere, in realtà è come se ci muovessimo affannosamente alla ricerca di qualcosa che da soli non ci possiamo e non possiamo procurare, la felicità. E’ una azione monca, che non si appiglia a niente e affoga.
      Sul numero dei figli non so esprimermi. Io ne ho solo 2 e stimo tanto chi ha il coraggio e anche un po’ la sfrontatezza di farne 4, 5, 6…. In questo momento ho una tentazione fortissima di fare il terzo, ma dall’altra sono spaventata da molte cose: fattore economico, gestione dei tempi, cambiamento delle abitudini consolidate… saranno sicuramente cose superabili, ma per ora non mi sento pronta.

      1. nonpuoiessereserio

        Le vie del Signore sono infinite, se vuole che ne avrai tre, ne avrai tre. Che sia la testiera birichina, la sbronzetta, il gol al novantesimo, il pomeriggio afoso, il profumo del mare, il peperoncino negli spaghetti. L’importante è accogliere con letizia questi eventi. Pensarci seriosamente e troppo irreprensibilmente responsabilmente è noioso.

    2. Fefral, solo un commento veloce per sottolineare quello che dici. La bellezza e la grandezza del magistero di Giovanni Paolo II sull’amore umano, credo, risieda proprio lì: nel ribadire che il rapporto carnale tra coniugi ha una finalità UNITIVA che è in se FECONDA. La finalità resta l’unione completa e totale dei coniugi. Il piacere di quest’unione CASTA non è peccato, anzi, è fondamentale.
      Il sesso non si fa per procreare, si procrea perché si fa sesso. E poi, se proprio non è il momento, è lecito e giusto utilizzare i metodi naturali di controllo della prole, che sono tanti e anche moderni (computerini, persona, Billings).
      Qualcuno obietterà “ma che differenza c’è tra un metodo naturale e gli altri?” La differenza è che, nel primo caso, sono i coniugi a sottomettere il loro istinto ed il loro desiderio al loro corpo, battaglia fatta ogni giorno, ci pensi ogni minuto (nel caso del Billings ti osservi in un modo molto attento e finisci per conoscerti in un modo che non ti aspettavi). Nel secondo caso tu sottometti il tuo corpo alla tua voglia di non procreare e non ci pensi più.
      Io ho sofferto molto il fatto che mi sia arrivato un solo figlio, poi mi sono rasserenata, mi ha aiutato un’amica che forse ci leggerà, mi disse “anche la Madonna ha avuto un solo figlio”.
      (Ma cara mia Madre del Cielo, se vuoi mandami pure un altro…)

  38. 61Angeloextralarge

    Ieri sono stata senza pc fino a sera e mi sono persa il bello di un post, cioé il commentare e il rispondere ad altri commenti. Quando sono riuscita a mettermi al pc, ho fatto in tempo a leggere il post e tutti i commenti! Ma quando ho iniziato a scrivere qualcosa anche io… mi è caduto il collegamento! Oggi ho il nuovo post da “godermi” e quindi tralascio questo! Peccato perché a qualcuno avrei voluto proprio rispondere (alcuni nel bene e altri nel male…). Comunque dico grazie a don Fabio per come ha affrontato un argomento che spesso viene affrontato male o con pregiudizi e supericialità. Ho letto commenti molto belli ed interessanti. Grazie a tutti, anche a quelli con i quali non condivido alcune scelte: i confronti servono sempre!

  39. Pingback: Eros redento

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