Prostitute o spose?

 

di Fabio Bartoli    Uscite, popolo mio, da Babilonia

Giovanni non doveva intendersene molto di donne. Così almeno pensa Elizabeth  Schüssler-Fiorenza, un’esegeta della scuola cosiddetta femminista (una delle più moderate in verità, l’unica che son riuscito a leggere senza provare il bisogno istintivo di gettare il libro in luoghi innominabili). La sua tesi è che Giovanni conosce di fatto due soli modelli femminili, la prostituta e la sposa, e quindi commette il terribile peccato di origine di ogni maschio, quello cioè di pensare la donna solo in relazione a se stesso.

Ora, a parte il fatto che esistere-in-relazione non è affatto una cosa disdicevole, anzi, a ben guardare è la condizione esistenziale fondamentale di ogni uomo, maschio o femmina che sia, o perché altro varrebbe la pena di vivere se non per qualcuno? A parte questo dicevo e a parte il fatto che Giovanni usa queste due immagini perché si inserisce in un filone tradizionale ricco e ben documentato (che peraltro reinterpreta con grande creatività, così che la sua “Sposa” ad esempio è tutt’altro che passiva nel rapporto con lo Sposo), nel dualismo tra la prostituta-Babilonia e la sposa-Gerusalemme è nascosto un confronto tra due modelli alternativi di femminilità, confronto che in effetti riguarda non solo le donne, ma ogni uomo, se è vero che tutti noi davanti a Dio siamo chiamati ad essere in ultima analisi la Sposa.

Ho già accennato a questo nel post precedente, parlando della donna vestita di sole, dove suggerivo un confronto tra una femminilità solare ed una lunare. Vorrei provare ora a sviluppare ed arricchire quell’idea attingendo anche ad altri rivoli del grande fiume dell’Apocalisse.

Sia nel capitolo 18 dove presenta Babilonia che nel capitolo 21 dove presenta Gerusalemme, Giovanni fa precedere la descrizione delle due città da un intervento angelico. E’ un modo di dire che per poter comprendere la verità dei due modelli abbiamo bisogno della Grazia di Dio, per demistificare gli inganni della Prostituta nel primo caso, per apprezzare lo splendore della Sposa nel secondo. Prego che lo stesso angelo raggiunga te che leggi in questo momento, per farti vedere ciò che sto cercando di descrivere.

LA PRIMA DIFFERENZA: BABILONIA SEDUCE, GERUSALEMME AFFASCINA

La Prostituta è seducente, fa di tutto per attirare gli altri a sé, Giovanni in 18,23 usa esplicitamente il verbo sedurre (planao, letteralmente sviare) per motivarne la condanna, la Sposa invece risplende della luce di Dio, non brilla di luce propria, la sua luce infatti è come quella di una gemma che riflette il sole. Questo significa che, a differenza di Babilonia, Gerusalemme non vuole attirare a sé, ma piuttosto indicare il sole che le risplende dentro. Così dovrebbe essere la Chiesa. Ogni volta che la Chiesa parla di sé piuttosto che del suo Sposo diventa autoreferenziale e in ultima analisi si comporta come la Prostituta Babilonia. Così è l’ideale femminile di Giovanni: uno splendore affascinante che tuttavia non tenta di sedurre, ma si limita ad essere nella sua bellezza, così come un fiore non fa alcuna fatica a profumare, ma con il semplice essere se stesso spande nel mondo il suo profumo.

L’ideale di Giovanni non è dunque una femminilità nascosta, la sua donna non deve restare chiusa in casa, come hortus conclusus, ad esclusiva disposizione dello sposo. Al contrario, egli vuole che la donna risplenda, che sia quindi ben visibile, aperta al mondo. Non per nulla Gerusalemme ha dodici porte sempre aperte verso i quattro punti cardinali, in un perenne gesto di accoglienza. Non è tuttavia una visibilità autoreferenziale e vanitosa, la donna risplende perché in lei tutti possano incontrare lo sposo, il suo splendore non è a beneficio proprio, ma della sua famiglia, per così dire.

Vale forse la pena di spendere due parole sul bisogno di sedurre che sembra ad una certa età afferrare tutte le adolescenti o quasi. Ho il sospetto che in ultima analisi nasconda un’insicurezza di fondo, un bisogno di essere confermati e sostenuti. Non voglio dare giudizi moralistici, ma osservo un fenomeno. L’atteggiamento seduttivo sembra mascherare una fragilità, mentre il fascino nasce dalla consapevolezza di sè, in una forza che non ha bisogno di esibirsi. Naturalmente è forte colei che ha in sè una luce da riflettere sul mondo, una luce che non nasce da noi, che ci fa essere gemma piuttosto che crederci stella.

A volerla dire proprio tutta poi, vedo anche che questo non è solo un problema femminile, quanti dei miei colleghi maschi piuttosto che affascinare cercano di sedurre?

LA SECONDA DIFFERENZA: INDOSSARE L’ORO

Entrambe le donne/città traboccano di ricchezza, oro e gemme sono abbondantissimi nell’Apocalisse e nella descrizione di Babilonia e Gerusalemme Giovanni ne fa un uso esagerato, ma c’è una differenza fondamentale, la Prostituta non sa indossare il suo oro. La versione CEI dice che è “adorna d’oro”, ma in realtà il testo greco ha una curiosa espressione: kechrousomene chrousio, che letteralmente significa “dorata d’oro”, come se ne fosse verniciata, totalmente ricoperta, talmente coperta d’oro da aver perso nei fatti ogni umanità e quindi ogni bellezza. La sposa invece è anch’essa rivestita d’oro, ma il suo oro è purificato, simile a cristallo trasparente (Ap. 21,18), e quindi non copre, ma mostra ciò che riveste.

La Prostituta si nasconde dietro le sue ricchezze, come se in fondo si vergognasse di sé, si copre d’oro perché non appaia la sua scandalosa nudità, la Sposa invece non teme di rivestirsi di trasparenza, perché la sua nudità appaia. Nulla in lei infatti deve essere nascosto, ma tutto deve essere in luce, per mostrare la Gloria che in lei risplende. Anche qui è perfino troppo facile fare il paragone con tante donne che “si coprono” di ornamenti per nascondere se stesse. Non che mi piacerebbe vedere nude le mie amiche, beninteso, si parla qui di una nudità interiore, di quel vestirsi di trasparenza che fa balenare la bellezza profonda, quella più vera.

L’oro della Sposa inoltre è un oro purificato (letteralmente katharòs, purificato nel fuoco), non è cioè lo stesso oro di Babilonia. Non è quell’oro impuro che rende impuro chi lo tocca, non parla di avidità e sopraffazione, ma piuttosto di nobiltà e gloria.

TERZA DIFFERENZA: LA SPOSA SA VESTIRSI

La Prostituta è vestita di porpora e scarlatto, i colori imperiali, che agli occhi dei primi lettori di Giovanni dovevano certamente evocare l’abito dei magistrati romani e quindi indirettamente l’oppressione di cui si sentivano vittime, la veste della Sposa invece è più semplice: interamente bianca (il colore della Risurrezione) è tessuta di bisso (un tessuto ricavato dalla secrezione di un mollusco, la pinna nobilis, già allora raro e preziosissimo, che veniva usato praticamente solo per gli abiti regali e sacerdotali), ma soprattutto è tessuta con le opere di giustizia dei santi. Non solo le loro opere di devozione, ma tutte le opere giuste. Ogni carezza ai propri figli, ogni bacio alla propria sposa, ogni firma su un trattato di pace di un politico, ogni giusta sentenza di un magistrato, ogni colpo di ramazza dello scopino, ogni goccia di sudore del portantino, tutto questo sono i fili che compongono la veste della sposa.

Mentre la Prostituta quindi acquista la sua veste con il frutto della sua prostituzione (la porpora infatti le viene dai suoi traffici con quei mercanti che sono anche mercanti di vite umane e schiavi, descritti nel capitolo 18), la sposa la tesse da sé, con la sua azione nel mondo. La sua è l’eleganza semplice della giustizia, ancora una volta non ostentazione, ma chiarezza che traspare da sé.

Chiunque conosca una donna sa quanto tempo impiega a scegliere un abito. Questa in sé è una cosa legittima, perché esprime il desiderio che il nostro aspetto interiore si accordi con la nostra anima. Proprio per questa ragione però quando guardo l’abito di certe donne che conosco mi verrebbe da chiedergli: ma tu sei proprio così? Sei davvero quella che vuoi farmi pensare di essere?

CONCLUSIONI: LUSSO E BELLEZZA

In sintesi la bellezza della sposa (e dunque il modello femminile che ella rappresenta) è tutta derivata dalla sua interiorità, procede, per così dire, dall’interno verso l’esterno, è come una luce che dalla sua anima si propaga al suo corpo e da esso si proietta verso il mondo. E’ una bellezza che dice armonia, equilibrio, stabilità, che affascina accogliendo e non imponendosi, una bellezza in cui ci si sente “a casa”, ed infatti ella viene definita “dimora di Dio e degli uomini”. Al contrario la bellezza della prostituta è tutta esteriore, il suo scopo non è rivelare, ma nascondere ciò che c’è nell’interno, per questo il contatto con essa uccide e non può essere casa di nessuno se non di avvoltoi e sciacalli.

E’ la stessa intuizione di Tiziano Vecellio che nel quadro qui rappresentato raffigura l’amore sacro come una donna nuda e quello profano come una riccamente vestita. La bellezza, quella vera, non copre, ma rivela, non è fatta per ingannare, ma per mostrare la verità.

Forse, come Giovanni, non mi intendo molto di donne neppure io e come molti maschi tremo al pensiero di aver osato avventurarmi in quella terra incognita che è rappresentata da oro, gioelli e eleganza nel vestire… spero lo stesso che qualcuna delle mie amiche abbia pazienza con me.

fonte:  Uscite, popolo mio, da Babilonia

104 pensieri su “Prostitute o spose?

  1. questo post zeppo di greco come se piovesse MI PIACE
    Se ho capito bene, con estrema concinnitas (quindi perdonate se qualche sfumatura teologica andasse perduta), Gerusalemme è una pariola elegante, Babilonia una pidocchia rifatta pacchiana (come si dice a Roma)
    😀

      1. Laura C.

        Certo che fra Scriteriato che va in brodo di giuggiole con il greco e tu che attacchi con le abbreviazioni… mi sento in affanno a seguirvi!!!
        Scherzi a parte, bello il tuo post soprattutto quando scrivi “Naturalmente è forte colei che ha in sè una luce da riflettere sul mondo, una luce che non nasce da noi, che ci fa essere gemma piuttosto che crederci stella”; ho conosciuto persone che riflettono veramente l’amore di Dio e semplicemente lo riversano sugli altri. E anch’io a volte brillo… quando sono grata a Dio per la vita e la storia che mi ha donato e per le persone che mi ha messo vicine.
        Grazie Don!

        1. LOL è l’acronimo di Laugh Out Loud (ride forte), è uno cei più usati in rete, quindi non pensavo ci fosse bisogno di tradurlo.
          Avrei anche potuto scrivere RotFL (Rolling on the Floor Laughing – si rotola a terra dal ridere) 😉

    1. Bellissime parole che si fanno immagini e Arte. Ed è bellissimo il quandro di Tiziano che sintetizza nell’immagine le tue parole.
      C’è infinita forza in questo, ci sento la Forza di Dio nella Sposa.
      Nella prostituta sento invece l’orrore della vernice apparente che non ha nulla dietro, solo vacuità. Le cose di questo mondo. L’inganno di Satana.
      Una Forza che è Eterna Energia Creativa , ed il suo nemico che è solo “virtuale”….
      E quanto questi concetti si trasferiscono pari pari nelle nostre cose quotidiane piccole e grandi di donne come di uomini (fin da bambini).

  2. Fabio Bartoli:
    “la donna risplende perché in lei tutti possano incontrare lo sposo, il suo splendore non è a beneficio proprio, ma della sua famiglia, per così dire.”
    Ecco, qui mi sembra si possa dire che siamo andati un po’ avanti dalla sottomissione (pur intesa in senso mirianico) Giovanni non è Paolo, la sua sposa non è raffigurata con in una mano la nutella e nell’altra il telefonino, e nell’altra la tastiera del computer, e nell’altra
    il volante di un’auto etc.)lei risplende d’oro, d’oro puro, ivicompreso l’amore, che non è quasi mai neppute nominato nella prosa del libro che stiamo commentando da quasi un
    anno!!! Amore sacro e profano insieme, come forse significa la non-contrapposizione tra le due donne raffigurate da Tiziano. Amore spirituale e carnale e passionale, cosa che viene sempre sottaciuta nella pudicizia del blog!!!
    Cosa che invece mi sembra sia stata colta benissimo dallo scritto di oggi

    1. Grazie Alvise, non solo hai colto bene una legittima polarità tra Giovanni e Paolo (e non è l’unica), ma con grande sensibilità hai colto lo spirito dell’articolo. Grazie di cuore, perché sentirsi capiti da chi condivide la propria fede lo si dà per scontato (e forse è sbagliato), ma sentirsi invece capiti dagli altri non ha prezzo…

  3. Alessandro

    “nel dualismo tra la prostituta-Babilonia e la sposa-Gerusalemme è nascosto un confronto tra due modelli alternativi di femminilità, confronto che in effetti riguarda non solo le donne, ma ogni uomo, se è vero che tutti noi davanti a Dio siamo chiamati ad essere in ultima analisi la Sposa”

    …siamo tutti chiamati, uomini e donne, a divenire sposa-Gerusalemme da prostituta-Babilonia che siamo. Anche nel nostro essere prostituta-Babilonia già sia annidano le avvisaglie di un desiderio più grande che urge per convertirci in sposa-Gerusalemme. Anche se questo mondo ci attira verso Babilonia, dobbiamo adoperarci a vivere la nostra vocazione d’appartenere a Gerusalemme. Siamo di Babilonia quando neghiamo Dio o, pur professando la fede cattolica, siamo indocili alla volontà di Dio, immemori del Suo amore, ritrosi a incamminarci sulla Sua via. Ma anche il cristiano tiepido, quando compie un gesto d’amore autentico, quando si conduce secondo giustizia, lascia trasparire la chiamata alla pienezza e alla perfezione: abitare Gerusalemme.

    “Vorremmo affidarci a sant’Agostino per un’ulteriore meditazione sul nostro Salmo (136).
    In essa il grande Padre della Chiesa introduce una nota sorprendente e di grande attualità: egli sa che anche tra gli abitanti di Babilonia ci sono persone che s’impegnano per la pace e per il bene della comunità, pur non condividendo la fede biblica, non conoscendo cioè la speranza della Città eterna alla quale noi aspiriamo. Essi portano in sé una scintilla di desiderio dell’ignoto, del più grande, del trascendente, di una vera redenzione. Ed egli dice che anche tra i persecutori, tra i non credenti, si trovano persone con questa scintilla, con una specie di fede, di speranza, per quanto è loro possibile nelle circostanze in cui vivono.

    Con questa fede anche in una realtà non conosciuta, essi sono realmente in cammino verso la vera Gerusalemme, verso Cristo. E con questa apertura di speranza anche per i babilonesi – come Agostino li chiama – per quelli che non conoscono Cristo, e neppure Dio, e tuttavia desiderano l’ignoto, l’eterno, egli ammonisce anche noi di non fissarci semplicemente sulle cose materiali dell’attimo presente, ma di perseverare nel cammino verso Dio.

    Solo con questa speranza più grande possiamo anche, nel modo giusto, trasformare questo mondo. Sant’Agostino lo dice con queste parole: «Se siamo cittadini di Gerusalemme… e dobbiamo vivere in questa terra, nella confusione del mondo presente, nella presente Babilonia, dove non dimoriamo da cittadini ma siamo tenuti prigionieri, bisogna che quanto detto dal Salmo non solo lo cantiamo ma lo viviamo: cosa che si fa con una aspirazione profonda del cuore, pienamente e religiosamente desideroso della città eterna».

    Ed aggiunge riguardo alla «città terrestre chiamata Babilonia»: essa «ha persone che, mosse da amore per lei, si industriano per garantirne la pace – pace temporale – non nutrendo in cuore altra speranza, riponendo anzi in questo tutta la loro gioia, senza ripromettersi altro. E noi li vediamo fare ogni sforzo per rendersi utili alla società terrena. Ora, se si adoperano con coscienza pura in queste mansioni, Dio non permetterà che periscano con Babilonia, avendoli predestinati ad essere cittadini di Gerusalemme: a patto però che, vivendo in Babilonia, non ne ambiscano la superbia, il fasto caduco e l’indisponente arroganza… Egli vede il loro asservimento e mostrerà loro quell’altra città, verso la quale debbono veramente sospirare e indirizzare ogni sforzo» (Esposizioni sui Salmi, 136,1-2: Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, pp. 397.399).

    E preghiamo il Signore che in tutti noi si risvegli questo desiderio, questa apertura verso Dio, e che anche quelli che non conoscono Cristo possano essere toccati dal suo amore, cosicché tutti insieme siamo in pellegrinaggio verso la Città definitiva e la luce di questa Città possa apparire anche in questo nostro tempo e in questo nostro mondo.”

    (Benedetto XVI, Udienza generale, 30 novembre 2005)

  4. Alessandro:
    “Il PERFETTISMO – cioè quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i beni presenti alla immaginata futura perfezione – è effetto dell’ignoranza.”
    Ma è invece lo stesso principio della da te tanto citata Spe Salvi!
    Quando uno crede in qualcosa (p.es. il perfettismo) questa credenza permea e sostiene
    e trasfigura e dà forza e “salvifica” (si parva magnis….)

    1. Alessandro

      ma no, il PERFETTISMO (detto in soldoni) è la convinzione che l’uomo possa essere perfetto su questa terra (ed è agire conforme a questa convinzione).
      E dove sta scritto, nella “Spe salvi”, che l’uomo può essere perfetto su questa terra? L’uomo è un peccatore (cioè un imperfetto), e non è destinato immancabilmente alla dannazione (cioè alla più abietta imperfezione) solo perché, senza meriti, è stato redento dal Perfetto (Cristo).
      La perfezione di cui l’uomo beneficia nella vita eterna è anch’essa una perfezione che l’uomo non detiene in proprio né si tributa da sé, ma che gli è donata (gratuitamente) da Cristo salvatore.

      Certo, la fede dà forza su questa terra, ma non elimina l’imperfezione, le manchevolezze, la nostra inclinazione a peccare

        1. Alessandro

          ma è chiaro che per un ateo la fede è trastullo psicologico, autoillusione, potente (auto)inganno che tonifica e rinfranca la psiche…
          Ma che l’ateo abbia ragione è tutto da dimostrarsi

  5. Mariella dei Pillitu

    “LA SPOSA SA VESTIRSI
    …la veste della Sposa invece è più semplice: interamente bianca Risurrezione… soprattutto è tessuta con le opere di giustizia dei santi. Non solo le loro opere di devozione, ma tutte le opere giuste. Ogni carezza ai propri figli, ogni bacio alla propria sposa, ogni firma su un trattato di pace di un politico, ogni giusta sentenza di un magistrato, ogni colpo di ramazza dello scopino, ogni goccia di sudore del portantino, tutto questo sono i fili che compongono la veste della sposa.”

    Che stupenda descrizione del tessuto dell’abito da Sposa.

    1. Grazie!
      E la cosa più bella sai qual’è? Che è la Sposa tutta intera, la Chiesa, che tesse il proprio abito, non ciascuno il suo.
      Significa che anche se io non ho portato molti fili al tessuto non importa, perché posso appropriarmi della veste di tutta la Chiesa, che l’ha tessuta anche per me!
      Perfino chi non crede può vestire la veste della Sposa… può appropiarsi delle opere dei santi come se fossero le proprie. In un certo senso ciò che hanno fatto Agostino, Francesco, Ignazio e Teresa e tutti gli altri mi appartiene, è come se l’avessi fatto io!

    1. Avevo lasciato un post alle 02.00 circa che forse sarà ripescato…tuttavia tengo a ringraziarti Don Fabio, quanto hai scritto, le immagini sulle parole di Giovanni hanno potenza, danno sensazioni nette, contorni precisi. La nostra debolezza di bambini ha necessità di chiarezza quanta il “mondo” ed il “suo principe” ne tolgono.

      Ultimamente parlo di una “Chiesa all’attacco” (del maligno) quando le coscienze si scuotono dal torpore, accidia e paura che è la prima nemica alle nostre latitudini. Queste immagini sulle parole di Giovanni fanno riflettere e ci svegliano.

      Grazie Don Fabio

      1. admin

        @Umberto:
        per i prossimi commenti prova a lasciare in bianco la terza riga quella del sito web (prima riga-mail, seconda riga-nome, terza riga-niente) vediamo se è quello che crea problemi.
        Grazie 🙂

  6. 61Angeloextralarge

    – “Ora, a parte il fatto che esistere-in-relazione non è affatto una cosa disdicevole, anzi, a ben guardare è la condizione esistenziale fondamentale di ogni uomo, maschio o femmina che sia, o perché altro varrebbe la pena di vivere se non per qualcuno?”:
    credo che esistere non in relazione sia l’equivalente del puro egoismo: cade tutto il Vangelo! Allora Gesù che ha detto a fare: “Amatevi gli uni gli altri… amatevi come il Padre ama me”…etc…?

    – “per poter comprendere la verità dei due modelli abbiamo bisogno della Grazia di Dio, per demistificare gli inganni della Prostituta nel primo caso, per apprezzare lo splendore della Sposa nel secondo”: quanto è facile, umanamente, cadere nell’errore!

    – “Prego che lo stesso angelo raggiunga te che leggi in questo momento, per farti vedere ciò che sto cercando di descrivere”: ho meditato il tuo post in Cappellina e ne è venuto fuori un bel momento di preghiera.

    – “La Prostituta è seducente, fa di tutto per attirare gli altri a sé”: come ci riesce bene!

    – “la Sposa invece risplende della luce di Dio, non brilla di luce propria, la sua luce infatti è come quella di una gemma che riflette il sole. Questo significa che, a differenza di Babilonia, Gerusalemme non vuole attirare a sé, ma piuttosto indicare il sole che le risplende dentro”: quante volte cerchiamo di attirare gli altri, le situazioni, a noi stessi e non portiamo a Dio! Quante volte siamo convinti di brillare per una luce nostra o per i doni che il Signore ci ha dato: senza di Lui non possiamo fare nulla, eppure… “non tenta di sedurre, ma si limita ad essere nella sua bellezza, così come un fiore non fa alcuna fatica a profumare, ma con il semplice essere se stesso spande nel mondo il suo profumo”.

    Potrei continuare fino alla fine del post! Ogni riga è motivo di riflessione. Grazie ancora, don Fabio!

      1. 61Angeloextralarge

        Noooo! Siamo UMANI, quindi PECCATORI, ma FIGLI DI UN DIO CHE E’ MORTO PROPRIO PER QUESTO! Il confine tra il bene ed il male è talmente sottile che è facilissimo sorpassarlo. Spesso, in buona fede, ci si rende conto solo dopo, di averlo sorpassato: grave è invece se lo si sorpassa volutamente. Anche San Paolo dice di compiere non il bene che desidera ma il male che non desidera. Un altro grande santo dice: IL BENE BISOGNA FARLO BENE. Non sempre il bene che facciamo è bene per gli altri.

  7. Fefral

    Bellissimo post!
    Una volta una persona mi disse che la seduzione buona è qualcosa che il demonio teme molto.
    Forse è OT (ma forse no)… adesso ho in testa questa

  8. Io non mi sento peccatore, limitato sì, peccatore no, è la nostra essenza di essere limitati,
    in questo consiste il nostro essere uomini che si sforzano di fare il meglio che possono, senza nessuna ricompensa che il loro stesso fare, senza nessun paradiso finale, ma eroicamente, gratuitamente, e la speranza è immanente a questo stesso fare, è la speranza di continuare a fare, senza cedere, e via, e via, fino alla morte, mentre invece che speranza può avere uno che si sente sicuro di appartenere a qualcosa di altro già da sempre e in eterno, nessuna.

    1. Adrianne Von Speyr, una grande mistica svizzera, commentando l’Apocalisse scrive: «Il vincitore è colui che combatte seriamente. Ogni battaglia combattuta per il Signore viene da Lui già valutata come una vittoria. E se uno combatte con umiltà non cadrà, infatti in tal caso anche le piccole e momentanee sconfitte vengono utilizzate dal Signore per rinvigorirlo. Il combattimento sincero per il cristiano è già una vittoria, il Signore accoglie nel suo amore il nostro tentativo di amare.»

      1. Laura C.

        E’ bellissimo! 🙂
        Adrianne Von Speyr, mai sentita nominare…. Ma prendo appunti e approfondisco!

      2. Alessandro

        “il Signore ci chiede di combattere le giuste battaglie, ma non ci obbliga a vincerle” (card. Giacomo Biffi).

        D’altronde, “sarà bene ricordare a questo proposito che il Signore non ci ha mai promesso u­na militanza terrena che fosse una continua marcia trionfale e una vi­ta cristiana paragonabile a una passeggiata sotto i mandorli in fio­re.
        Egli ha piuttosto moltiplicato gli avvertimenti contrari. Secondo Gesù il rapporto normale del mon­do con la «nazione santa» (cfr. 1 Pt 2,9) – il «mondo», cioè le forze poli­tiche, le culture dominanti, le po­tenze della comunicazione – non è la comprensione, la simpatia, il dialogo; è la persecuzione: «Sarete odiati da tutti a causa del mio no­me » (Mt 10,22). Ma la persecuzio­ne, secondo l’ottica di Cristo, non è per noi una sciagura: è un modo di assimilarci alla croce del Redento­re, e quindi una partecipazione al­la sua esaltazione. […]

        il Figlio di Dio che si incarna, la sua morte salvifica, la sua esistenza glorifica­ta, il suo amplificarsi nella realtà del Christus totus, essendo dei “fat­ti” sono sempre vivi e vincenti; e lo sarebbero, pur se non ci fosse più nessuno quaggiù che li accolga e ci creda. Si capisce allora come mai Gesù possa seraficamente prefigu­rarsi per il futuro terreno dei suoi discepoli le ipotesi più deprimenti: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Per lui la realtà indeformabi­le degli eventi salvifici è più impor­tante della quantità delle adesioni: «Disse allora ai Dodici: “Forse an­che voi volete andarvene”» (Gv 6,67). Ci rimane un’ultima annota­zione che aiuti la nostra fiducia e la nostra gioia, pur nelle circostanze più difficili della vicenda ecclesiale. Nella lettera agli Ebrei c’è una pa­rola singolarmente intensa e illu­minante: «Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!» (Eb 13,8).
        Quel Gesù che colma di sé l’intero percorso dei figli di Adamo e gli dà senso («ieri») e che vive e regna nell’eternità alla destra del Padre («per sempre»), non si è reso lati­tante dai giorni incerti e inquieti nei quali ci tocca di vivere quaggiù («oggi»).
        Non ci ha lasciati soli: continua a essere possente e attivo in mezzo a noi. Nessuna potenza mondana riuscirà mai a intimidire la «nazione santa», che sa di avere con sé il «Signore delle schiere».”

        (da: Giacomo Biffi, Avvenire, 16 novembre 2010)

        http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/11/card-biffi-oggi-la-chiesa-sembra.html

    2. Alessandro

      un credente in Cristo non si sente sicuro di godere della vita (felice, beata) in eterno dopo aver chiuso gli occhi alla scena del mondo: infatti esiste l’inferno, la condizione di dannazione/infelicità eterna, che non è ineluttabilmente precluso ad alcun pellegrino.

      La speranza, virtù teologale, riguarda propriamente la beatitudine eterna (così il Catechismo al n. 1817: “La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità”). Nessun peccatore mortale ha garanzia alcuna di entrare nel regno dei cieli e di fruire della beatitudine eterna, quindi ingresso in detto regno e godimento di siffatta beatitudine formano oggetto di speranza.

      Speranza che, donata da Dio (n. 1812: “Le virtù teologali hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino”, n. 1813: “Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna”), non è un accessorio inerte, ma è una virtù efficace e operante negli uomini in cui è infusa, giacché (n. 1818) “risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell’attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo e conduce alla gioia della carità.”

      1. Umberto

        Di nuovo…bellissimo e fondamentale, bravo Alessandro e grande Card. Biffi
        (mi stampo questi due post e me li tengo da parte per i mille momenti in cui troppe volte nella Chiesa ci si dimentica questi elementi senza i quali non si può dire di aver capito Cristo ne di essere cristiani… )

  9. Buon Giorno Ragazzi! Scusate se è tardissimo, mi piacerebbe dirvi che mi sono alzata ora ma…..mi sono fermata ora.
    Perchè scegliere quale tipo di donna essere se siamo fatte di così tante sfaccettature che alcune non le conosciamo neanche noi? Dio le conosce tutte, noi siamo in grado di tirare sempre fuori qualcosa di nuovo. Come alcuni uomini, che con l’età non diventano affascinanti per via del capello brizzolato o delle rughe, ma perchè sanno ancora sorprenderci e farci sentire uniche, qualsiasi ruolo abbiamo nella vita di chi ci stà accanto.

    1. Ogni modello di per sé è una semplificazione, ed è ovvio che entrando nella vita concreta aumentano le sfumature e i dettagli, così che nessuno si riconosce più interamente nel modello di partenza. Nessuno è interamente la prostituta, come nessuno è interamente la sposa.
      I modelli però sono utili, perché esprimono un limite tendenziale, un modello appunto di riferimento.
      Da questo punt di vista se guardi bene dentro di te troverai, ne son sicuro, la tensione tra fascino e seduzione di cui si parla in questo post e allora forse ti sarà più facile condividerlo

  10. nonpuoiessereserio

    Il mio OT riguarda “Pretty Woman”, la cito solo perché si parla di prostitute. So che molte donne lo guardano e lo riguardano. Io lo trovo tremendamente politically correct.

    1. Un modo come un altro per far rientrare dalla finestra Cenerentola, architettato da quegli stessi che poco prima l’avevano defenestrata in nome della political correctness 😉

  11. Alessandro

    La Chiesa è la Sposa più bella, senza macchia, incontaminata.

    “Questi [Tommaso d’Aquino] — a commento della Lettera agli Efesini, 5, 25-26 — scrive: «Sarebbe stato sconveniente che uno sposo immacolato si prendesse una sposa macchiata. Per questo la mostra senza macchia: quaggiù in virtù della grazia e nel futuro in virtù della gloria».

    Ma sentiamo ancora il vescovo di Milano, che tra tutti i Padri è quello che con più viva e prolungata compiacenza si è soffermato ad ammirare estasiato la Chiesa, che certo egli non riduceva a un « immaginario ».
    In particolare, « la percezione della bellezza della Chiesa — osserva il cardinale Giacomo Biffi — è un dato costante della teologia ambrosiana ».

    Ambrogio non si stanca di riproporlo secondo gli accenti e le suggestioni che specialmente gli offre il Cantico dei Cantici, ecclesialmente interpretato: « Cristo desiderò la bellezza della sua Chiesa e dispose di unirserla in matrimonio » (Apologia David altera, 9, 48).
    Certamente, ragione della bellezza è Gesù Cristo, l’unico che riesca ad affascinarla: « Molti tentano la Chiesa, ma nessun incantesimo di arte magica le può nuocere. Ella ha il suo incantatore: è il Signore Gesù » (Exameron, iv, vi, 8, 33), il suo Sposo: « Il marito è Cristo, la moglie è la Chiesa, sposa per l’amore, vergine per l’intatta purezza ».
    Certamente la Chiesa non si trova sullo stesso piano di Cristo, dal momento che essa « rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo, e prende il suo splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: « Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me »” (Exameron, iv, vi, 8, 32)
    Sarà il metodo ambrosiano di considerare la Chiesa: quello di considerarla sempre con lo sguardo rivolto a Gesù Cristo, in contemplazione di lui, e quindi nel riflesso della bellezza, del « decoro », « ravvivato dal sangue di Cristo » (Expositio Psalmi cXVIii, 17, 22) e della grazia del suo Signore: la Chiesa, che è il fiore « che annunzia il frutto, cioè il Signore Gesù Cristo » (ibidem, 5, 12.), il quale, volgendosi a lei, esclama: « Tu sei il mio sigillo, creata a mia immagine e somiglianza » (ibidem, 22, 34). « Il costato di Cristo è la vita della Chiesa » (Expositio evangelii secundum Lucam, ii, 86).”

    (da: Inos Biffi, Chiesa santa e uomini peccatori, L’Osservatore Romano, 18 giugno 2010)

    http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/06/chiesa-santa-e-uomini-peccatori-la.html

  12. “La vera felicità e beatitudine di ciascuno consistono soltanto nel godimento del bene, e non nel vantarsi di essere il solo, ad esclusione di tutti gli altri, a godere di un bene […] La vera felicità e beatitudine di un uomo consistono soltanto nella sapienza e nella conoscenza della verità, ma non nell’essere più sapiente degli altri o nel fatto che gli altri siano privi della vera conoscenza.” (Spinoza)

  13. Fefral

    “L’atteggiamento seduttivo sembra mascherare una fragilità, mentre il fascino nasce dalla consapevolezza di sè, in una forza che non ha bisogno di esibirsi”
    Il fascino è umile. Un’umiltà che non è nascondimento ma consapevolezza della verità su di sé. Il bisogno di sedurre spesso nasce dalla necessità di cercare conferme fuori di sé (la fragilità di cui scrive don Fabio) ma altre volte va oltre questo e diventa vera e propria ansia di possedere l’altro. Vale per la donna e per l’uomo, anche se si manifesta in modi diversi

      1. e questo è il tormento del vero sadico…
        tra De Sade, Proust e Sartre lessi delle belle pagine in merito… dovrei andare a riprendermele.

        1. Alessandro

          A proposito della patologia appropriatrice insita – secondo Sartre – in ogni rapporto d’amore in quanto tale, scrive V. Melchiorre (Metacritica dell’eros, p. 95): “l’amante che cerca la coscienza dell’amata non lo fa per trovarvi se stesso, ma per possedere l’amata alle radici, per annullare il principio di una totalizzazione estranea [quella dell’amata]. Se c’è nel mondo un’altra coscienza [quella dell’amata] e se voglio evitare che espropri il mio universo, devo mirare al suo centro e far sì che, proprio come coscienza, come libertà, essa mi riconosca al centro dell’essere, quale ASSOLUTO. L’amante pretende così [nei confronti dell’amata] “un tipo speciale di appropriazione. Vuol POSSEDERE una libertà come libertà” (L’essere e il nulla, Milano 1958, pp. 450-51): vuole cioè che l’altro [nel caso: che l’altra] si riduca ad oggetto del mio potere e si riconosca nel senso del mio universo”.

          Ma l’impossessamento è destinato a fallire, giacché “se poi l’altro cede alla trappola della mia oggettivazione, se […] tenta di farsi oggetto, viene perduto proprio in ciò che si voleva guadagnare, nella sua soggettività”. (p. 97)

          L’amore sarebbe quindi un ineluttabile sforzo di reciproco impossessamento tra gli amanti, senza possibilità alternativa e senza possibilità che questo impossessamento (per quanto perverso) sia coronato da successo.
          Un antecedente essenziale delle riflessioni sartriane è in Hegel, soprattutto nelle sottili esplorazioni del rapporto servo-padrone condotte nella Fenomenologia dello Spirito.

  14. “L’amore sarebbe quindi un ineluttabile sforzo di reciproco impossessamento tra gli amanti, senza possibilità alternativa e senza possibilità che questo impossessamento (per quanto perverso) sia coronato da successo.”
    Credo che sia proprio così, anche se spesso (quasi sempre?) (sempre?) NON reciproco.
    Solo un/a bischero/a può credere al verso di Dante, come ben sa chi per lei vita rifiuta,
    ma non questo, quell’altro!!!
    Come anche solo un/a etc. può essere sicuro di amare.
    Tra l’altro sembra che qui dentro il setting telematico in atto l’amore non esista (anatroccola a parte)

    1. Alessandro

      Hai idea di quanti cristiani vengono ammazzati al mondo per la loro appartenenza religiosa?

      “ogni anno i cristiani uccisi nel mondo per la loro fede sono 105.000, uno ogni cinque minuti”, sostiene Introvigne (e suffraga con analisi serie i numeri che fornisce).

      Si badi: 105mila uccisi PROPRIO PERCHE’ cristiani, “non come vittime di una guerra o di un genocidio con motivazioni prevalentemente politiche o etniche e non religiose”.

      “Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni e le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma nessun risultato concreto.”

      http://www.cesnur.org/2011/mi-cri.html

        1. angelina

          Mi fa piacere che lo trovi interessante. Quando l’ho inserito nel commento 27 dicembre 2011 a 12:07 # ero davvero amareggiata per l’ennesimo eccidio di Natale.
          Entrare in Chiesa per santificare la festa e saltare in aria….

          1. angelina

            « Homo sum: humani nihil a me alienum puto »
            I morti non significano nulla? O gli uccisori? O il fatto che si siano aggredite persone inermi violando il ‘sacro’? O l’indifferenza verso queste notizie?

            Che cosa vuoi TU significare, esattevolmente?

  15. Scusate l’OT ma sono disperato…………
    Ho bisogno di qualche mamma che mi dia consigli.

    Sono andato in oratorio a prendere mia figlia 13enne ed il Don mi ha presentato il suo………. ( attacco di gastrite) …….FIDANZATINO!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Mia figlia imbarazzatissima ed io che gli stringo la mano….. (ma volevo strozzarlo!!!)

    Se gli stampo queste 10 regole faccio bene o male?

    10 REGOLE PER USCIRE CON MIA FIGLIA.

    Regola n.1
    Se entri nel mio vialetto e suoni il clacson e` meglio che tu abbia qualche pacco da consegnare, perche` di sicuro non carichi nulla.
    Regola n.2
    Non toccare mia figlia davanti a me. Puoi guardarla, finche` non sbirci nulla al di sotto del suo collo. Se proprio non riesci a tenere occhi o mani lontani dal corpo di mia figlia, vorrà dire che te li dovrò togliere.

    Regola n.3
    Sono al corrente che e` considerato di moda, per i ragazzi della tua eta`, l’indossare dei jeans cosi` larghi che paiono caderti dai fianchi da un momento all’altro. Ti prego, non prenderlo come un insulto, ma tu e i tutti i tuoi amici siete una manica di idioti.
    Comunque, voglio essere gentile e di mente aperta in proposito, per questo ti propongo un onesto compromesso: Tu puoi arrivare sulla mia porta con la tua biancheria in vista ed i tuoi jeans piu` larghi di dieci taglie e io non avro` nulla da obbiettare. Comunque, per essere
    sicuri che i tuoi vestiti restino al loro posto, almeno durante l’appuntamento con mia figlia, prendero` la mia chiodatrice elettrica e te li fissero` solidamente ai fianchi.

    Regola n.4
    Sono certo che ti e` stato detto che, al giorno d’oggi, fare sesso senza utilizzare un “metodo barriera” di un qualche genere ti puo` uccidere. Lascia che ti chiarisca il concetto, quando arriverai a pensare al sesso con mia figlia, io saro` la barriera, e io ti uccidero`.

    Regola n.5
    Si considera normale che, per conoscerci meglio, noi si debba parlare di sport, politica, e altri argomenti quotidiani. Ti prego di non farlo. L’unica informazione che desidero da te e` quando pensi di riportare indietro mia figlia sana e salva a casa, e l’unica parola che mi occorre di sentire in proposito e` “presto.”

    Regola n.6
    Non dubito che tu sia un ragazzo popolare, con molte opportunita` di appuntamenti con altre ragazze. Questo mi va benissimo fintanto che va bene a mia figlia. Quindi, una volta che sei uscito con mia la mia bambina, continuerai a uscire con lei e nessun’altra finche’ lei non
    ti lascerà. Se tu fai piangere lei, io faro` piangere te.
    Regola n.7
    Mentre te ne stai sul vialetto di casa mia, aspettando che mia figlia appaia, e che quell’oretta e piu` trascorra, non startene li a sospirare e lamentarti. Se volevi arrivare in tempo per il film non dovevi prendere appuntamenti. Mia figlia si sta truccando, un procedimento che puo` richiedere piu` tempo della tinteggiatura del Golden Gate di S.Francisco. Invece di startene li` a far nulla, perche’ non fai qualcosa di utile tipo cambiarmi l’olio alla macchina?

    Regola n.8
    I seguenti posti non sono adeguati per un appuntamento con mia figlia: Luoghi dove ci siano letti, sofa`, o qualsiasi cosa piu` morbida di una seggiola in legno. Luoghi senza genitori, poliziotti o suore a portata di vista. Luoghi dove c’e` poca luce. Luoghi dove si balla, ci
    si tiene per mano o dove c’e` allegria. Luoghi dove la temperatura ambiente e` abbastanza cada da indurre mia figlia ad indossare shorts, canottiere, mezze magliette o qualsiasi altra cosa che non sia una tuta da lavoro, un maglione e un eskimo – allacciato fino alla gola. I
    film fortemente romantici o a tema sessuale devono essere evitati; i film con motoseghe vanno bene. Le partite di Hockey sono okay. Case di persone anziane vanno meglio.

    Regola n.9
    Non mentirmi. Posso sembrarti un ridicolo ometto di mezza eta` con pancetta e calvizie incipiente, poco furbo e sorpassato. Ma per mia figlia, io sono l’onniescente e spietato dio del suo universo. Se io ti chiedo dove stai andando e con chi, tu hai solo una possibilita` per dirmi la verita`, tutta la verita` e nient’altro che la verita`. Ho un fucile, una vanga e due ettari dietro casa. Non cercare di imbrogliarmi.

    Regola n.10
    Abbi paura. Abbi molta paura. Ci vuole veramente poco per confondere il rumore della tua auto sul vialetto con quello degli elicottero sulle risaie vicino ad Hanoi. Quando la mia intossicazione da diserbanti torna a farsi sentire, le voci nella mia testa continuano a ripetermi “pulisci il fucile mentre aspetti che riporta a casa tua figlia”. E’ per questo che quando arrivi sul vialetto di casa mia devi: uscire dalla macchina con entrambe le mani bene in vista. Dire la parola d’ordine, annunciando con voce forte e chiara che hai riportato mia figlia a casa sana, salva e presto, per poi tornare in macchina. No non c’e` bisogno che entri. Il volto cammuffato che vedi alla finestra e` il mio.

        1. angelina

          E’ proprio vero, sarà sempre la tua bambina. Per questo è importante che parli con lei, e non con il malcapitato ragazzo -ma è davvero maggiorenne, o la tua è una licenza poetica? –
          Il don che ne dice? La famiglia di lui dov’è?
          Oggi consegni il tuo decalogo a questo qui, ma immagino che dovrai averne pronte stampate diverse altre copie. A quest’età si procede per tentativi ed errori, o meglio con TVTBXE e successive disillusioni…

        1. Bentornato Maxwell!
          Non so, ma con un decalogo del genere io, a 13 anni, mi sarei sentita spinta a farmi i fatti miei in gran segreto…
          Sarà poi che ho figli sia maschi che femmine e non mi sento di considerare ogni individuo di sesso maschile un potenziale depravato, ma la mia strategia è stata la seguente: invitare a casa, inglobare, nutrire abbondantemente adolescenti famelici e… tenerli sempre sotto controllo, con l’aria di non parere. Per quanto riguarda le uscite: ok, a 13 anni però vuol dire pomeridiane, in luoghi concordati ed eventualmente con accompagnamento/ritiro da parte mia. La sera ci può stare solo una sporadica pizza con amici, con ritiro genitoriale direttamente in pizzeria, o attività parrocchiali (sempre ritiro genitoriale, magari offrendo un passaggio anche al ragazzo).
          La questione dei ritiri è fondamentale: non dà occasione per dichiarare di essere in un posto mentre si è in un altro, permette di conoscere gli amici, di parlare con loro, di essere considerati persino gentili e utili.
          Niente da dire su moda e tagli di capelli (al limite, ci si morde la lingua), ma controllo rigido su alcool e droghe.
          Insomma, non allontanare e stabilire poche regole incrollabili. Per il resto, partecipare alla vita dei figli, anche se in certi momenti ti sembrerà di essere entrato in una commedia dell’assurdo. Inspiegabilmente, il più delle volte alla lunga i ragazzi dimostrano buon senso. Anche più di noi adulti.

  16. Laura C.

    Si, stampa pure e fà in modo che le legga attentamente!!!!
    Ommiodddio… vuol dire che fra tre anni potrebbe capitare la stessa cosa anche a me? La mia bambina…
    Però, effettivamente, il mio primo fidanzatino l’ho avuto a quattordici anni… ricordo il primo bacio… Ere geologiche fà – come direbbe Scriteriato!!!
    Spiacente, niente consigli, mia figlia ha solo dieci anni e la mia esperienza personale è decisamente troppo datata…

  17. Maria

    Ecco, per me ventiquattrenne, che sto cercando di capire che forma dare al mio essere donna, questo post è da stampare e rileggere ogni mattina.
    Grazie don Fabio.

      1. Don Fabio, grazie per aver trovato il tempo di rispondermi. Anche io mi sento sempre in bilico tra i due aspetti, tra quello che mi dice il cuore e un lato di me molto più ” sfrenato”, che a volte tengo a bada con una certa difficoltà.

  18. Tra l’altro nel mio passato c’è stata una malattia molto comune tra le giovani donne, e anche se ne sono uscita da anni, grazie a tanto amore, so che è sempre lì, annidata da qualche parte in me. Solo che adesso vinco io, perché la vita è troppo bella per sprecarla cercando una perfezione che non è umana.

  19. angelina

    Perciò, ecco, la attirerò a me,
    la condurrò nel deserto
    e parlerò al suo cuore.

    Là canterà
    come nei giorni della sua giovinezza,
    come quando uscì dal paese d’Egitto.
    E avverrà in quel giorno
    – oracolo del Signore –
    mi chiamerai: Marito mio,
    e non mi chiamerai più: Mio padrone.
    …..
    Ti farò mia sposa per sempre,
    ti farò mia sposa
    nella giustizia e nel diritto,
    nella benevolenza e nell’amore,
    ti fidanzerò con me nella fedeltà
    e tu conoscerai il Signore.
    E avverrà in quel giorno
    – oracolo del Signore –
    io risponderò al cielo
    ed esso risponderà alla terra;
    ……
    e amerò Non-amata;
    e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio,
    ed egli mi dirà: Mio Dio.

    Dio che fa nuove tutte le cose rende alla prostituta Gomer la sua integrità e bellezza, e la fa sua sposa. Una persona nuova. Il passato non esiste più. Questo è amore.
    Don Fabio, la tua splendida meditazione mi ha ricordato le parole di Osea, che mi emozionano sempre. Essere amata: questo cambia la donna derelitta nella sposa luminosa e bella.

    Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
    la gloria del Signore brilla sopra di te.

    Alza gli occhi intorno e guarda:
    tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
    I tuoi figli vengono da lontano,
    le tue figlie sono portate in braccio.
    A quella vista sarai raggiante,
    palpiterà e si dilaterà il tuo cuore.

    Ecco, a questo penso leggendo che “tutti noi davanti a Dio siamo chiamati ad essere in ultima analisi la Sposa.”
    Grazie

    1. Sai, pensavo una cosa mentre rileggevo questa pagina di Osea che citavi, che il verbo “parlare al cuore” in ebraico è più o meno la traduzione di “sedurre” e allora come vanno le cose? Sedurre è giusto o no? Poi ho pensato che solo Dio può arrogarsi il nome di seduttore, lui solo può se-ducere (condurre a sé) legittimamente, perché siamo ben fatti per questo e quindi esserne sedotti è il compimento della nostra libertà, che in fine dei conti è sì un bene, ma non un bene assoluto, essendo appunto relativo a questo compimento.
      Solo lui è capace di abbracciare senza tenere, di sedurre e lasciar libero, di coniugare, come dice il papa, eros e agape…

      1. angelina

        ..siamo ben fatti per questo…

        Che cosa mi ha fatto scegliere un uomo, solo lui, per sempre? Perché cerco in lui ciò che non conosco di me? Perché il mio desiderio di appartenergli?

        Io sono per il mio diletto
        e la sua brama è verso di me.

  20. Scusate se ieri sera non ho cercato di spiegare il mio “tutto questo non significa nulla”
    a proposito della persecuzione dei Cristiani nel mondo.
    Volevo dire che questo non significa nulla dal punto di vista della religione in se stessa, che invece significa che la ferocia degli uomini nel mondo e smisurata (e poi c’è anche chi la misura nel caso del congresso di Budapest che solo a nominarlo questo congresso di Budapest è raccapricciante che della gente si mettano a contare i LORO morti e ogni quanti minuti eccetra) che la ferocia, dicevo, è smisurata e ha “ragioni”religiose tribali politici economiche razziali territoriali storiche bestiali etc. etc. e che non ha significato andare a vedere ognuno nel suo orticello per dimostrare che?

    1. Alessandro

      non c’è niente da dimostrare, si tratta di capire quanto è ingente il fenomeno della persecuzione dei cristiani, allo scopo approntare delle contromisure (si deve o non si deve cercare di debellare ogni forma di persecuzione?). Ma se il fenomeno non si conosce e non è fatto conoscere, non ci si pone in grado (e non si mettono in grado gli altri, magari più influenti di noi) di adottare contromisure efficaci, che tali non possono essere se non sono proporzionate all’entità e all’indole del fenomeno.

      I morti non sono nostri o loro, i morti ammazzati sono morti ammazzati, solo che questi morti sono ammazzati PROPRIO IN QUANTO CRISTIANI, e se in futuro vorrò cercare di evitare che altri lo siano dovrò considerare non il fatto che questi morti avessero un naso (non per questo sono stati uccisi), ma che siano stati soppressi proprio perché cristiani.

      Inoltre, indipendentemente dal contrasto al fenomeno delle persecuzioni anticristiane, occorre rilevare che l’uomo è fatto per conoscere, e quindi anche il semplice conoscere il numero di cristiani trucidati per la loro fede è un atto di conoscenza tipicamente umano, in cui è sta alcunché di “raccapricciante”.

    2. angelina

      Grazie della risposta. Vedi, Alvise, non so trasmettere in un blog ciò che davvero vorrei esprimere. Sbaglio i tempi, poi il giorno dopo è già un altro tema…
      In effetti, non ho proprio pensato di “andare a vedere nell’orticello” dei cristiani per contarne i morti, non è questo il punto. La ferocia, è vero, è smisurata: questo mi annichilisce, e credimi mi rende triste più per gli aggressori che per le vittime.
      Nulla, nulla da dimostrare. Per secoli, però, il luogo e il tempo che gli uomini dedicano al sacro è stato “zona franca” in tutte le religioni e per tutti i popoli. L’attacco di Yom Kippur nel 1973 fu particolarmente efficace proprio perché effettuato mentre si celebrava la cerimonia più sacra del calendario ebraico. Cito come esempio, uno qualunque, non intendo buttarla in politica.
      Questa mancanza di sacralità, questo mi spaventa. Provenga da cristiani, animisti, islamici o atei. La persona è sacra, l’uomo non può distruggere l’uomo per un’idea. Si può dare la vita per un ideale, non toglierla.
      C’è un’altra riflessione, che però non credo di saper argomentare adeguatamente. Provo solo a riportare una notizia.
      http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/nigeriamatrimonio-marriage-11220/
      In questo articolo si parla di pressioni occidentali (sospensione di aiuti umanitari) per impedire l’approvazione di una legge contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso; una legge che ha avuto l’appoggio incondizionato di tutte le forze politiche, di tutti i leader religiosi, cristiani e islamici, e della società civile.
      Accade nella Nigeria del gruppo estremista Boko Haram (let. “l’educazione occidentale è un peccato”). Quello della strage di Natale.
      Sembra una questione identitaria, direi di autodeterminazione di un popolo (nelle sue componenti delle diverse confessioni). La libertà e la non discriminazione verso i LGBT propugnate in questo caso dal premier Cameron a me sembrano invece affermazioni di principio illiberali e prevaricanti.
      Un’ idea di libertà un po’ confusa, non aggiungo altro.

  21. angelina

    Non credo che qualcuno leggerà, ma ho appena trovato delle stupende parole che devo assolutamente aggiungere. Tanto per chiudere la questione sui morti di Natale.
    E’ una poesia di Alda Merini, si trova in una pagina dedicata ai martiri di Alessandria del Natale 2010: 23 nomi, con accanto l’indicazione dell’età – tra i 3 e i 59 anni. E sotto

    Gesù,
    per coloro che hanno perso la mente
    e i princìpi della ragione,
    per coloro che sono oppressi
    dal duro silenzio dei martiri,
    per coloro che non sanno gridare
    perché nessuno li ascolta,
    per coloro che non trovano altra soluzione
    al grido che la parola,
    per coloro che scongiurano il mondo
    di non devastarli più,
    per coloro che attendono un cenno d’amore
    che non arriva,
    per coloro che erroneamente
    fanno morire la carne
    per non sentirne più l’anima.
    Insomma,
    per coloro che muoiono nel nome tuo,
    apri le grandi porte del Paradiso
    e fai loro vedere
    che la tua mano
    era fresca e vellutata,
    vellutata e fresca,
    come qualsiasi fiore,
    e che forse loro troppo audaci
    non hanno capito che il silenzio era Dio
    e si sono sentiti oppressi
    da questo silenzio
    che era solo una nuvola di canto.

    Bella.

    Penso sia giusta anche per i cristiani morti in Nigeria nel Natale 2011.

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