Siccome alcune persone si sono scandalizzate di quello che ho scritto ieri, in merito a un vescovo che ha autorizzato una persona con una storia molto particolare a fare la comunione, pur essendo divorziata e risposata, vorrei tornarci sopra, ripubblicando un meraviglioso intervento che scrisse per noi Flora Gualdani, in risposta a delle sconcertanti affermazioni del professor Chiodi sulla contraccezione.
Se non sapete chi sia Flora cercate notizie su di lei, per me è una vera santa, ha più santità lei in un’unghia di quella che riuscirei a raggiungere io in una vita. È una donna rigorosa e dolcissima, semplice e intelligentissima, intraprendente ma totalmente consegnata al Signore.
Questa è la meditazione che avrei voluto fare, e che in parte credo di aver fatto (non mi ricordo mai i discorsi che preparo), al rosario che abbiamo recitato davanti a Montecitorio per Vincent Lambert e per tutte le vite che vengono strappate nel mondo con la scusa della dignità della persona. Era il quarto mistero doloroso, Gesù che sale sul monte Calvario sotto il legno della croce, e mi hanno chiesto di pregare per la Chiesa.
Siamo gruppo di giovani famiglie che desiderano costruire un luogo di vita fraterna ispirato al modello monastico benedettino. Un “monastero di famiglie”, un aiuto per far sì che la preghiera liturgica praticata con regolarità possa costituire l’ossatura fondamentale delle nostre vite, che continueranno a giocarsi ogni giorno nel mondo. Siamo dei grandissimi fan dell’idea del monastero wi-fi ma – forse proprio perché quasi tutti tra noi lavorano con Internet, con la tecnologia, con i media – vorremmo farne uno vecchio stile, di mattoni.
Sono circa due anni che scrivo questo articolo. Lo scrivo, lo sottopongo a mio marito, a qualche amico, ne parlo con qualche sacerdote, poi lo butto. E sì che di solito scrivo senza quasi rileggere, per il mio blog. Ma qui siamo su un campo minato. Qualunque cosa si dica su questo tema viene letta subito in chiave politica, o meglio partitica, che è quanto di più lontano dal mio intento.
In attesa di andare a messa per celebrare la Pentecoste e chiedere lo Spirito Santo, ci riprovo.
Reduce dall’incontro di Milano, con tanta gratitudine e la consapevolezza di avere ricevuto moltissimo, mentre sto ancora riordinando le idee, volevo innanzitutto fare il punto della situazione.
Il senso di tutta questa strana avventura è ricordarci di trovare uno spazio e un tempo nelle nostre giornate per la vita spirituale, perché la sete che sentiamo trovi ristoro. Questo è stato il tema del primo capitolo generale di Roma, il 19 gennaio scorso, e della versione milanese, il 1 giugno. Come trovare spazi dentro le giornate, come organizzare questi spazi, e come cercare le tracce dell’opera di Dio nella nostra vita. Di questo hanno parlato padre Maurizio Botta, suor Fulvia Sieni, don Fabio Rosini, padre Emidio Alessandrini, don Pierangelo Pedretti, don Vincent Nagle, don Antonello Iapicca, padre Giuseppe Barzaghi, don Luca Civardi, don Armando Bosani. Il tema del prossimo capitolo generale, in programma a Roma per il prossimo 19 ottobre sarà il primo dei cinque pilastri della vita sprituale, cioè la Parola di Dio.
“ I miei figli erano perfetti “ – diceva sempre Chiara. Entro, in ritardo come sempre (signor vigile, dopo tre giri del quartiere ho lasciato l’auto in divieto, ma lei capirà, devo andare a sentire padre Vito D’Amato, il padre spirituale di Chiara Corbella Petrillo, quindi lei non mi farà la multa, giusto? E se lei per caso dovesse non avvertire questa come un’esigenza primaria, poi me la toglierà, la multa, giusto?), insomma, arrivo trafelata e sento queste parole per prime. La giornata comincia bene. E prosegue meglio.
Guardavo questa locandina, pensando che vorrei tanto andare, e mi è caduto l’occhio sul contributo spese (20 euro), e ho pensato che una cosa così di euro ne vale milioni, anzi non ha prezzo, davvero. Trovare degli alleati nell’educazione dei nostri figli, uomini intelligenti che si mettano al servizio dell’educazione, è veramente l’emergenza numero uno della nostra civiltà. Non ce ne sono molti, in giro. Padre Maurizio Botta e don Andrea Lonardo sono due di loro: uomini che pregano e vogliono bene, che leggono e studiano e ragionano, e poi traducono il frutto del loro lavoro per creare un metodo di catechesi nuovo ma antico, cioè dire la verità ai ragazzi, prendendo sul serio, molto sul serio le loro domande.
Certo che è veramente uno “strano” dio il nostro Dio…
Un Dio misterioso che sembra scegliere sempre la strada meno appariscente possibile o che ha quantomeno cambiato stile a partire dall’ultimo dei Profeti canonici, le cui gesta sono racchiuse nel Antico Testamento.
se dovesse trovare il tempo di aiutarmi a dissipare un mio dubbio, riceverei il dono prezioso di essere aiutato da una persona che seguo come luminoso punto di riferimento. Altrimenti capirò la sua mancanza di tempo. Il mio dubbio è in effetti una sensazione di disorientamento di fronte alle questioni di cui dibattono i cattolici fedeli al Papa e quelli che addirittura lo considerano un eretico, in un confronto che mina lentamente l’unità della Chiesa.
Qualche tempo fa una persona, che peraltro stimo davvero e che mi è molto, molto simpatica, mi ha espresso il suo rammarico perché ho dato alla Chiesa (“istituzionale” ha detto lui) dei soldi – una bella cifra – che avevo raccolto (e c’era anche la sua donazione).
“Non è che verranno usati per i migranti?” – mi ha chiesto. “Lo sai che siamo circondati da famiglie del posto che sono quasi alla fame, e nella Milano da bere, non chissà dove? Una ne abbiamo accolta in casa, ma siamo esasperati da questa situazione, e non sappiamo più da che parte girarci”.
Io questa cosa del nostro Re potentissimo, anzi Onnipotente, che poi finisce attaccato mani e piedi a una croce e senza anestesia, dopo atroci sofferenze, non è che la capisco tanto. Eppure credo che lì stia il mistero, il cuore più profondo della nostra fede. Lì è lo scandalo per noi, eppure lì sta la Verità che cerchiamo, e pare che se non si passa di lì non ci si arriva.
Cominciamo a ricevere notizie di piccoli monasteri che si formano in giro, cioè persone che si incontrano per pregare e per condividere un pezzetto di cammino, per raccontarsi il loro modo di integrare la vita spirituale in quella quotidiana da laici. Qualcosa di non strutturato, che non sappiamo ancora quale forma prenderà. Lo scopo è sicuramente stare nelle proprie realtà, e vivificare quelle che già ci sono. Però ogni tanto bisogna fare il pieno di energia per la vita spirituale, e mi sembra che a Genova e Levanto si sia fatto il pieno per ripartire. Verso dove ce lo dirà lo Spirito.
Chi vuole unirsi alle liguri è invitato. Chi vuole fare altrettanto nella sua città, cominci. E se ce lo volete raccontare, siamo qua.
Riceviamo da un amico cattolico che sente attrazione per lo stesso sesso.
Sono un ragazzo invecchiato che prova attrazione per lo stesso sesso. Credo fermamente nella bontà dell’insegnamento della Chiesa Cattolica sull’omosessualità anche se a volte fatico un po’ a far diventare il Vangelo di Gesù vita quotidiana. Così ho provato a buttar giù dei consigli per me e per gli amici che mi vogliono aiutare, nella speranza che possano essere utili per chi si trova nella mia stessa situazione. Sono un uomo che prova attrazioni per lo stesso sesso, voglio vivere seguendo il Vangelo di Gesù, come posso aiutarmi?
Oggi una persona mi ha detto “guarda che un’esperienza come il monastero wi-fi non è affatto nuova”. “Me lo auguro proprio!” – ho risposto. È semplicemente la via che la Chiesa propone da circa duemila anni, minuto più, minuto meno. Ascolto della Parola, preghiera, eucaristia…. Niente di speciale. Ma qualcosa che cambia la vita, radicalmente.
Se preghiamo o non preghiamo, cambia tutto. E se preghiamo da soli o preghiamo insieme, cambia tutto ancora una volta, perché la preghiera è sempre da fratelli, non è mai solo per noi, infatti il Padre nostro è nostro, non mio, come ha ricordato due giorni fa il Papa (anche se ogni tanto a me mi rode – licenza poetica – perché vorrei sentirmi meglio degli altri, e non figlia dello stesso padre, il che è precisamente il motivo per cui prego: imparare ad amare Dio e i fratelli).
E’ la notte di San Valentino del 1991, giovedì grasso, secondo il calendario ambrosiano. Fa freddo e in un campo di periferia ritagliato da lastre di neve ghiacciata, Don Isidoro Meschi chiude gli occhi per sempre, mentre gli spunta un misterioso sorriso sulle labbra. E’ stato appena accoltellato – al cuore, un solo colpo incredibilmente preciso – da Maurizio, un giovane psicolabile che il sacerdote tenta da sempre di riabilitare.
È con gioia che pubblichiamo la lettera ricevuta da un “confratello monaco wi-fi” ergastolano, e la mia risposta, che spero possa arrivargli, proprio oggi che la liturgia ci propone la Lettera agli Ebrei: “ricordatevi dei carcerati, come foste loro compagni di carcere”.
Carissima sorella Costanza,
chi scrive è uno che ha partecipato al gruppo dei fratelli ergastolani del carcere del centro Italia. Come puoi vedere, cercherò di scrivere quello che il mio cuore desidera, come io non sono mai stato bravo con la penna ma ho tanta fiducia in te, che sarà quello che scrivo a dare un senso al nostro dialogo. Continua a leggere “Lettera dal carcere di un confratello monaco wi-fi”→
abbiamo partecipato alla prima riunione del monastero Wi-Fi, dalle nostre celle (anche se qui le chiamano “stanze di pernottamento”), con le nostre preghiere. Non abbiamo potuto partecipare di persona, ma lo Spirito passa anche attraverso le sbarre, anche quelle delle nostre “stanze di pernottamento”.
Siamo un gruppo di carcerati, condannati all’ergastolo, con fine della pena “mai”. Questo non ci impedisce di partecipare alla vita della Chiesa, e alle sorprese dello Spirito, come questo monastero del tutto particolare.
Siamo venuti a conoscenza di questa iniziativa attraverso il cappellano, e attraverso di lui vi arrivano queste righe.
Ringraziamo il Signore per il suo amore inesauribile e fantasioso, e continuiamo a pregare perché non vengano a mancare monaci e monache che continuino a sostenere il mondo.
I fratelli di un carcere del centro Italia
Carissimi confratelli ergastolani, noi del monastero wi-fi cercavamo qualche lettera da cui partire per cominciare a ragionare su quale possa essere il dopo, su come non disperdere quella ventata di Spirito Santo, e la vostra è sicuramente quella che ci ha più commosse. Pensare che ci siano confratelli monaci in carcere è una cosa che ci intenerisce oltre ogni misura, e ci stupisce per la fantasia di Dio, che non abbandona i suoi figli, mai.
Il mondo contemporaneo complotta per farci dimenticare di Dio, per distrarci, intrattenerci, dare il nome sbagliato alla nostra sofferenza, o meglio, per farci soffrire inutilmente. Per convincerci che Dio è irrilevante, e comunque, se c’è, non è Padre; che il tempo che passiamo con lui è perso, non un guadagno, non l’unica via alla felicità. Per il mondo è inconcepibile credere che è la preghiera la forza che cambia le cose, è la più importante delle nostre azioni, perché, come dice papa Francesco, la preghiera o cambia le situazioni, o cambia il nostro cuore in modo che noi agiamo per cambiare. Ecco, c’è un popolo che si fida di queste parole, che non ascolta la voce del mondo, e continua a cercare Dio, nonostante le miserie, i peccati e le fragilità, nelle pieghe delle giornate, tentando caparbiamente di rimanere attaccato al Signore facendo tutto il resto, desiderando di conservare un cuore unitario, consegnato a Lui qualunque cosa si faccia.
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