Una mamma non è una fallita

di autori vari

Qualche giorno fa ha fatto molto discutere la lettera che “una mamma lavoratrice che non ce l’ha fatta” ha scritto a Beppe Severgnini (si può leggere QUI). Una  lettrice del blog ha provato a risponderle.

Mary Cassat - A Kiss For Baby Anne: ca 1897

Mary Cassat – A Kiss For Baby Anne: ca 1897

Cara mamma,

mi chiamo M., ho due figlie, faccio l’ostetrica ed abito a Londra in quanto ho sposato un inglese. Ho letto la tua lettera e vorrei risponderti da mamma a mamma, esprimendo cosa ho imparato come donna, mamma e figlia, per cui parlo a titolo personale e non mi faccio portavoce delle donne italiane. Premetto che io non volevo fare la giornalista per cui non scrivo bene come te e soprattutto mi scuso in anticipo perché la tua lettera tocca molti punti ed è difficile rispondere a tutti. 

Innanzitutto non devi sentirti una fallita perché nella tua vita hai fatto non una, ma quattro cose incredibili: i tuoi figli! Questo ha un valore immenso di per se’ e di cui dovresti essere fiera ogni secondo. Noi mamme diamo tutte noi stesse ai figli fin dall’inizio: ci prendono il corpo, lo trasformano, ti devi abituare ad un ritmo che non è più il tuo e a sopportare un dolore viscerale (sia nel partorirli che nel lasciarli andare prima del tempo). Dopo il parto della mia prima figlia ero così fiera di me stessa che guardando ogni altro uomo pensavo: tu sarai anche un super uomo in carriera, ma quello che ho fatto io vale miliardi di volte in più. E io penso che basti vivere a fianco di un uomo con 37.2 di febbre per capire che non sarebbe in grado di sostenere un travaglio per più di 30 secondi. Non è una critica al genere maschile, è la semplice constatazione che siamo fatti diversamente. Mio marito è un gran sportivo e spesso mi fa notare come in quasi tutti gli sport le prestazioni femminili siano al di sotto di quelle maschili. Questo per me non è un di meno per le femmine, perché la nostra natura e’ così. Sarebbe un di meno se le donne non potessero partecipare a certe competizioni perché donne.

Io penso che quando si parla di parità ci sia molta confusione. Io non voglio essere come un uomo, sono donna e sono fiera di esserlo! Voglio essere però rispettata ed essere trattata equamente tanto quanto un uomo, perché come ogni essere umano anche io ho i miei pregi e le mie qualità. È stato giusto lottare per avere il diritto di voto come gli uomini, per l’equità degli stipendi e per molte altre cose. E tanto é ancora da conquistare: non avere l’ansia di una gravidanza se hai un lavoro precario, non doversi togliere la fede quando si va ad un colloquio di lavoro, poter aver un orario ridotto quando si hanno i figli piccoli e molto altro.

Invece io non lotterei per le quote rosa. Ma a me non interessa avere un posto in consiglio di amministrazione perché sono donna, io lo voglio perché me lo merito. E se non me lo merito perché non posso dedicare al lavoro tutto il mio tempo e’ giusto che lo abbia qualcun altro, uomo o donna che sia. Per cui probabilmente le femministe hanno sbagliato lottando per un mondo in cui la donna possa essere come l’uomo. Io non sono un uomo perché mentre lavoro sto pensando a cosa mettere in tavola la sera, alla pila di panni da stirare e nel momento libero faccio la spesa online, mentre mio marito pensa solo al lavoro o al massimo a chi ha vinto la tappa del Giro d’Italia. Ma sopratutto io non riuscirei a sostenere orari estremi di lavoro e dovermi alzare 2 o 3 volte la notte per i miei figli (già faccio fatica a sopravvivere ai turni ospedalieri, ma ero così anche prima dei figli!). È vero che alcune donne dedicano meno energie al lavoro perché le loro energie le mettono in altro. E da un punto di vista imprenditoriale é giusto che venga premiato chi è nella condizione di spendere più energie per il lavoro.

Io lavoro in un ambiente quasi esclusivamente femminile per cui forse la mia esperienza è diversa. Però mentre ero incinta della mia secondogenita c’è stata la possibilità di fare un salto di carriera. Ovviamente non ci ho nemmeno provato perché dovevo andare in maternità di lì a poco e perché non volevo impegnarmi troppo. Il posto lo ha vinto una mia collega non sposata. Mi è spiaciuto? Un po’ si perché magari è un treno che non ripassa più, ma sono più che contenta di averlo fatto per la mia famiglia. Lei aveva più tempo ed energie da dedicare al lavoro ed è giusto che sia stata scelta lei. Non ci vedo nulla di male. Magari un’altra donna avrebbe comunque provato a prendere la posizione offerta e sarebbe riuscita a gestire lavoro e famiglia, perché ognuna di noi ha i suoi talenti. Io vorrei chiedere il part time e non si può dirigere un reparto essendo presente solo 3 giorni su 7. Conosco tante donne che spendono molte più energie di me per il lavoro e hanno famiglie stupende. Io sapevo che non ce l’avrei fatta e per questo mi son tirata indietro subito.

Vorrei semplicemente dirti che come mamma io faccio quello che posso, cerco di farlo al meglio e soprattutto di non colpevolizzarmi troppo perché penso che le mie figlie risentano più di una mamma “triste” e “colpevole” che di una mamma che a volte non c’è. A causa dei turni in ospedale spesso al mattino non le porto all’asilo, la sera vanno a letto che non sono tornata e alle volte la notte si alza solo il papà se loro piangono. Il mio lavoro è così, include Natale e ferragosto per cui le mie figlie dovranno abituarsi, così come lo ha fatto mio marito. Ma io spero che siano fiere che la loro mamma non sia li mentre aprono i regali sotto l’albero perché sta facendo nascere un bambino.

Io non ho mai pianto quando le ho lasciate all’asilo (nemmeno la prima volta in assoluto) per andare al lavoro, anche perché a me il mio lavoro piace e spero che loro vedano in me questa passione. Non mi sento in colpa se le lascio con qualcuno per andare dall’estetista o dalla parrucchiera perché mi dico che se io mi sento bene e bella si rifletterà anche su di loro. Forse è una giustificazione stupida, ma quando arrivo a livelli di monociglio imbarazzante ogni giustificazione vale! E se devo cucinare la cena è anche quello un modo per dimostrare loro il mio amore, perché va bene giocare insieme, ma la pancia vuota non piace a nessuno, tanto meno ai bambini. Cerco di non farmi prendere dall’ansia di essere una super mamma, cosa che mi accade spesso guardando i figli degli altri che sono sempre vestiti meglio, più educati, più tutto dei miei. Ma poi è questo ciò che rende un bambino felice, o una mamma brava? Ogni mamma fa quello che può, e come mi ha detto un’amica “l’erba del vicino sembra sempre più verde”.

È realtà’ quotidiana che io non ce la faccia a fare tutto, ma di questo me ne ero accorta anche prima dell’avere dei figli, loro lo rendono semplicemente più evidente. Ma il mio valore personale sta in quello che riesco a fare? Non penso. Allora o chiudo un occhio sulla casa un po più sporca e sul fatto che cucino pasta in bianco o chiamo una donna delle pulizie e prendo un piatto pronto (io sostengo che il signor Rana e’ il mio  miglior amico!). E sai cosa ho notato? I miei figli mi vogliono bene allo stesso modo e così anche mio marito. Ciò che invece alla mia famiglia non piace è quando io non sto bene con me stessa e mi lamento e tratto tutti un po’ male.

L’ultima cosa la dico come figlia di una mamma poco presente. Ho dei rimpianti sia per il tempo che non ho speso con mia mamma, sia per le attività extra che non ho mai fatto nonostante lo desiderassi. Questi rimpianti fanno parte della mia storia e di come sono io. Nel diventare grande e soprattutto da quando sono mamma ho in un certo senso perdonato mia mamma per l’esserci stata poco. Ho capito che lei ha fatto quello che ha potuto, che ha fatto certe scelte (a volte anche sbagliate) partendo dal fatto che voleva il mio bene. Poi guardando i miei coetanei di allora, quelli che facevano le attività extra, non penso siano migliori o più felici di me. Io non sono solo figlia delle buone o cattive azioni di mia madre, perché la vita è una cosa molto più grande. Anche se il rapporto e la presenza della madre sono fondamentali per una buona crescita, non sono tutto e questo dá speranza a me come mamma (altrimenti i miei figli sarebbero come già fregati in partenza) e spero anche ai miei figli.

Un abbraccio,

M.

 

11 commenti to “Una mamma non è una fallita”

  1. Piccole costanza crescono…

  2. Bellissimo, racconti un’esperienza anche mia come non avrei saputo fare meglio…

  3. Guido ho problemi di cuore (non cardiaci, per Grazia di Dio).
    Mi servirebbe una postadelcuoredonnaletiziaetc.
    Posso scrivere?
    Dico sul serio.
    lo so che dopo quel che è scritto su è quasi blasfemo, ma tien presente che
    1-ho l’opera omnia di tua moglie;
    2-La seguo da tempo sul blog;
    3-ho ltto tutti i post dal principio;
    4-scrivo spesso e in fin dei conti non ho mai dato fastidio
    …..me lo concedi un bonus ?

  4. “Io non voglio essere come un uomo, sono donna e sono fiera di esserlo!”

    “Invece io non lotterei per le quote rosa. Ma a me non interessa avere un posto in consiglio di amministrazione perché sono donna, io lo voglio perché me lo merito. E se non me lo merito perché non posso dedicare al lavoro tutto il mio tempo e’ giusto che lo abbia qualcun altro, uomo o donna che sia. Per cui probabilmente le femministe hanno sbagliato lottando per un mondo in cui la donna possa essere come l’uomo. Io non sono un uomo”

    Fermo restando che si tratta di una lettera che condivido al 100%, credo che le due citazioni siano fondamentali.

    Il femminismo ha ucciso la donna. Perché la donna non è uomo, ma è complementare all’uomo. Le differenze sono fondamentali per entrambe. E secondo me il femminismo ha ucciso anche l’uomo.

    Le quote rosa, personalmente, le ritengo un’offesa alle donne! certi incarichi non vanno dati in base al sesso, ma alle competenze.

    • @Cinzia

      Il femminismo di massa è una ideologia che, come tutte le ideologie, ha in sè una componente totalitaria.
      Non se ne parla molto perchè , nonostante tutto, la donna viene accreditata di una sottomissione atavica all’uomo che ne giustifica qualunque comportamento vittimistico o aggressivo. La donna non usa violenza nel senso classico, ma può uccidere con una parola di disprezzo, di derisione, o peggio ancora, con l’indifferenza rivestita di selfcontrol.
      L’atteggiamento aggressivo dell’uomo, più facilmente decodificabile, si scontra con il politically correct dell’epoca attuale.

      • “La donna non usa violenza nel senso classico […]”

        Scevro da ogni intento polemico, non posso non osservare come la formulazione, approvazione, messa in opera e conferma referendaria – seppur au reverse – della legge 194/78 abbia dimostrato coi fatti che le donne sono capaci di violenza satanica come e pure peggio degli uomini.

        Stiamo parlando, caso mai sfugga, di sei milioni e cinquecentomila italiani sterminati dalle loro stesse madri.
        Giusto per fornire un raffronto, nove volte il numero dei Caduti italiani nella Prima Guerra Mondiale… e taccio del resto d’Europa.

        Inutile girare intorno al tema, l’aborto non è “un” problema fra i tanti.
        È “il” problema, che porta con sè tutti gli altri, ivi compreso il Grand Replacement.
        Quanto a disprezzo, derisione e indifferenza, per quanto malvagi e dolorosi non hanno mai ucciso nessuno che non avesse già deciso di morire.

        “Il femminismo ha ucciso la donna. Perché la donna non è uomo, ma è complementare all’uomo. Le differenze sono fondamentali per entrambe. E secondo me il femminismo ha ucciso anche l’uomo.”

        Molto sommessamente: brava. Come demolire un secolo di propaganda luciferina con una frase di due righe, puro distillato di buon senso muliebre.
        Talmente brava che non chiedo chiarimenti su quel “entrambe” 🙂

        Ciao.
        Luigi

  5. Che una donna, moglie, lavoratrice e madre non riesca a fare tutto sempre bene è palese in qualsiasi nazione. Ciò che cambia, a me pare, è il contesto sociale in cui le due madri si trovano. La madre che ha scritto a Severgnini ha sottolineato più volte di trovarsi in un contesto sociale dove essere madre e lavoratrice sembra, e diciamo pure anche è, è fortemente ostacolato da leggi inadeguate e anche da modi di pensare inadeguati.
    La mamma che vive in Inghilterra, invece, pur sapendo di non avere molte possibilità di avanzamenti di carriera, non ha mai messo in dubbio la possibilità di essere mamma e lavoratrice anche solo per bisogno, cosa che qui in Italia, tutte le mamme prima o poi sono costrette a mettere un po’ in discussione.
    Pur con le dovute e palesi diversità sociali, è apprezzabile comunque il fatto che questa mamma abbia voluto rincuorare l’altra nel non sentirsi inadeguata come mamma.

  6. Carissima M., mi hai fatto pensare alla mia carissima nonna paterna Milena, che era una ragazza madre, che rifiutò l’aborto tra notevoli difficoltà familiari (dei suoi cinque fratelli maschi, due soli la sostennero, i miei altrettanto cari zii Danilo e Felice) e se la cavò splendidamente come ostetrica condotta ancora ricordata da molti (sulla sua tomba c’è ancora qualcuno, che non conosco, che porta dei fiori). Mio padre fece una bella carriera e la sua vita, tutto sommato, fu felice. E se lei avesse scelto diversamente, oggi non sarei qui né ci sarebbero le mie figlie. Un abbraccio e i migliori auguri per la tua vita familiare e professionale.

  7. Non esistono vite fallite…che la nostra vita sia un fallimento è una parola, un pensiero che viene dal demonio. Sostenere che la nostra vita sia un fallimento comporta ritenere che Dio sia un fallito. Impotente. Incapace. Dio conduce la nostra vita lasciando a noi la libertà di sbagliare. Ma questo si chiama amore e non fallimento.

  8. Premettendo che non è vero ciò dice quel marito… che le donne hanno sempre nello sport prestazioni inferiori agli uomini e bisogna accettarci così. .. (e chi lo ha detto? Vi sono donne fortissime nello sport… non meno dei colleghi maschi. .. perché generalizzare in questo modo? Se una donna vuole migliorare il suo livello di forza non significa che voglia diventare uomo, quel punto mi pare un velato ritorno al passato… dove la donna veniva considerata debole e rinchiusa in gabbie e corsetti. E poi se prima ha scritto che uomo e donna sono complementari e potenzialità differenti. .. vorrà dire che in alcune cose è più forte lui in altre è piu forte lei… quindi… sommando il tutto non ci sono esseri deboli… ma appunto ogni donna e ogni uomo hanno il loro talento).
    Per il resto concorso con la lettera. Una mamma non è mai fallita… Dare del fallito ad una madre significa essere teste ottuse. .. così come accusare di non femminilità una lavoratrice idem.
    Da bambina io … a cinque anni… gettavo via le bamboline. .. e giocavo coi soldatini… e avevo un solo sogno: fare la soldatessa. .. anzi due… fare la soldatessa e sposarmi avendo figli.
    Purtroppo la salute non mi ha permesso nulla di questo… ho lavorato già con la mia croce finché ho potuto… ma non cesso di sperare… nonostante le mie sofferenze fisiche… non mi sento inferiore e più debole di un uomo… e forse grazie a questo mio aspetto guerriero “alla pari” non sono crollata e ho lottato… e al contempo sono fiera della mia femminilità. …
    Purtroppo non ho trovato l’uomo che potesse amarmi. .. oggi troppo spesso tanti maschietti vogliono donne perfette…
    In più da giovane… un certo mondo rigido e sessuofobo mi tenne opportunamente lontana dai ragazzi… e poi me ne ribellai. ..
    Ho sempre creduto nel l’emancipazione femminile e nella parità … facendone un mio credo… però non mi sono mai vergognata del mio istinto materno (tranne che una breve parentesi reattiva e stupida per colpa di alcuni maschilisti) . Rimpiango il mio non avere un uomo… rimpiango il non avere avuto figli…lo desideravo tanto… unitamente alla carriera… ma talvolta la Natura è davvero matrigna… e la vita ti mette troppi bastoni fra le ruote…
    Avevo trovato un bel l’equilibrio. .. ma non fui capita… per i bacchettoni maschilisti ero una ribelle poco femminile, per i trasgressivi ero una bigotta che fingeva di essere libera… alla fine ero accusata di tutto e del contrario di tutto… e capii che è un buon segno… significa che uno sta cercando la verità. ..e non pende da nessuna parte. ..
    Della lotta femminile abbraccio tante cose… ma dirò sempre alle donne che l’ideologia abortista è stata un cancro nella lotta dell’emancipazione.
    Nel 68 dicevano : l’utero è mio e me lo gestisco io… … io avrei risposto… ovvio che l’utero è tuo e non di tuo nonno… ma se stai portando un figlio in seno. .. IL FIGLIO NON È TUO… E NON LO GESTISCI TU… è il SUO corpo… non il tuo… non è un pezzo di te… portagli rispetto (o torniamo al tempo in cui i figli erano proprietà dei genitori e in nome della patria potestà i genitori potevano condannarli a morte? Vedi Roma… antichità. .. ecc).
    Globalmrnte concordo in quasi tutta la lettera… perché la forza non deve consistere nell’arrivismo a tutti i costi… questa è l’epoca dell’efficientismo. .. e se non raggiungi un certo livello… per quelli che lottano per la parità diventi una donna fallita. .. per quelli che lottano per la disparità diventi la conferma dell’inferiorità femminile…. basta! La vita non può ridursi ad una maratona competitiva… non si deve dimostrare nulla a nessuno. Ognuno ha i suoi talenti che non vanno soffocati. .. sia nell’uomo come nella donna.. la forza non consiste nel dare un pugno forte. .. esistono tanti tipi di forza e di intelligenza. …
    Se dobbiamo stabilire la validità e lana classe superiore o inferiore degli esseri umani in base all’efficientismo o alla forza fisica. .. è finita e si cade nell’eugenetica.
    Allora Steven Howking? O un genio come Giacomo Leopardi? O grandi anime come Chopin, Janeiro Austen. .. o donne scienziate come Marie Curie, Rita Levi Montalcini. .. ecc E tanti altri?
    La Storia è piena di uomini geniali come Einstein o Galileo Galilei che magari non saranno stati campioni di lotta e di muscoli ma che hanno cambiato il mondo… la forza significa tante cose…non solo una cosa… per questo… è stupido definire “l’uomo forte” – “la donna debole”… davvero riduciamo il concetto di forza a due bicipiti? La fortezza élite ben altro… e infatti nella lettera lo dice… ad esempio… la donna ha una forza incredibile nel sopportare dolori anche lancinante nel grembo… ha la forza di sopportare il ciclo mensile che talvolta è dolorosissimo, ha la forza di sopportare il più grande dolore che possa provare una creatura: il dolore del parto.
    Perciò la forza è ben più che l’intensità di un pugno… o di un calcio in un pallone.

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