I regista (mancato) e la bidella

di emanuelefant

2

di Emanuele Fant  per Credere

Al liceo avevo il terrore di diventare, crescendo, patetico. Guardavo con sospetto i commessi, gli autisti di pullman, i camerieri. Persone che, a mio parere, si erano accontentate di un ingaggio da mediano, tradendo la loro naturale aspirazione a fare i capo-cannonieri.

Lo pensava anche Fabio, che dopo la quinta è partito per Bologna dedicandosi alla scrupolosa costruzione del suo sogno: fare il regista di cinema. Nei week end io lo andavo a trovare, sprecavamo serate insieme. Il capoluogo emiliano, con la prima università per lo spettacolo, era il paese dei balocchi di chi pretendeva da se stesso un futuro anticonvenzionale. Condividevamo il tavolo in disordine della sala con sceneggiatori in erba che aspettavano la firma di un contratto per offrire da bere, attrici a venire, direttori della fotografia che entro l’anno si sarebbero dovuti accontentare di un posto come elettricista.

Quindici anni dopo, esattamente l’altroieri, Fabio mi telefona da Roma. Mi deve dire qualcosa di importante, e io penso che finalmente ha ricevuto il premio che meritava per il suo film. «Tu non puoi capire». «Che cosa?», rispondo pregustando la soddisfazione. «Mia mamma è andata in pensione». «Tutto qui?». «No, non è tutto qui; perché i professori, gli studenti, i genitori le hanno organizzato uno striscione, si è fermata tutta la scuola a festeggiarla, è uscito addirittura un articolo sul giornale: “La storica bidella va in pensione”».

Ci ho messo tre lustri per capirlo: “patetico” non è chi fa cose normali, ma chi non si sente mai a posto nel proprio domani. Questa storia va a finire con una signora sorridente che ha consolato con i Kleenex migliaia di ragazzini, ha gridato in corridoio se facevano il campionato con le palline di stagnola, ha collaborato alla loro formazione culturale ripulendo la lavagna dalle lezioni del giorno prima. E poi ci sono due adulti al cellulare che si sorprendono a invidiare un destino umile, servito con dedizione, mai messo in discussione.

 

95 Responses to “I regista (mancato) e la bidella”

  1. “Il capoluogo emiliano, con la prima università per lo spettacolo…”
    Il famoso quanto vacuo DAMS (discipline arte musica e spettacolo) immagino…

    • Quando andavo all’Università io, ben più di 15 anni fa, tutte le persone un po’ strane che conoscevo frequentavano il DAMS 🙂

      • Stavo per andarci anch’io…. 😀 😀 😀 (non a caso) 😉

        Ho anche un bel ricordo personale legato a mio padre (poi salito al Padre mentre ero militare).
        Fu una delle rarissime volte che mi accompagnò di persona per una questione che riguardasse i miei studi e mi acompagnò a Bologna a parlare con un suo conoscente che già lavorava ma ancora frequentava il DAMS.

        Intando mi chiese cosa volessi “fare da grande”, poi mi disse (più o meno): “Guarda io sono fuori corso da N anni (ora non ricordo) e ci resto perché mi piace l’ambiente, è stimolante, ci sono corsi interessanti, ecc., ma se vuoi formarti per un lavoro concreto, meglio lasciar perdere…”

        Ovviamente riporto un aneddoto che non ha alcun valore statistico e senza voler dare ad intendere che chi lo ha frequentato abbia perso tempo o sia diventato un “nullafacente”. Ognuno ha la sua storia… 😉

        • Mario: ai tempi della maturità sognavo il DAMS o la facoltà di Lettere… sogno poi naufragato per motivi familiari…
          Ci pensi? Abbiamo rischiato di incontrarci prima del tempo… 😀

          • N.B.: avrei voluto frequentarlo per studiare… e mi sarei mantenuta gli studi lavorando. Erano tempi diversi e tutti i miei amici hanno fatto studio-lavoro come formazione… niente sfruttamenti dei genitori… Poi, c’era sempre l’eccezione che confemava la regola.

          • Le famose “sliding doors” 😉

    • Era un posto dove ci si poteva trastullare finanziati dai genitori…..

      • il solito qualunquismo un tanto al chilo

      • La facoltà di chi voleva passare a Bologna un po’ di tempo a spese dei genitori, magari in attesa del principe azzurro, era soprattutto Legge, per quel che mi ricordo. Poi credo sia arrivata ‘scienze della comunicazione’ e simili.

      • Giusi guarda io non ci sarei andato affatto per “trastullarmi” e come finanziamenti lasciamo perdere…
        Come me penso tanti altri, al di là della poi effettiva validità del percorso studi.

        Per cui faccio mia la risposta di Thelonious (magari più populismo che qualunquismo…)
        Ma un po’ di alka selzer la mattina, no? 😛

        • Naturalmente i commenti all’articolo – che ha tutt’altro soggetto e significato – si riempiranno di inutili discussioni sulla facoltà più “in” tra i perditempo e i giovani fannulloni figli di papà, bla bla bla, bla bla bla… 😦

        • Ma pigliatevela voi l’alka selzer! Su ogni sillaba fate polemiche inutili! Mi riferivo alle torme di “compagni” che “studiavano” al Dams mantenuti da papà e poi facevano la rivoluzione! Non ne avete conosciuti? Io sì! I vostri commenti critici vanno bene e i miei no? Ma chi vi credete di essere?

          • o GIusi, ma la fai finita?
            Su ogni cosa (anche che non conosci) spari commenti acidi e generalisti e poi dici agli altri “chi vi credete di essere”?
            E tu chi credi di essere?

            • Guarda che a criticare il Dams è stato Bariom ed anche ad andare fuori tema salvo poi rimproverarlo a priori agli altri. Io mi sono solo ricordata di alcuni soggetti che ho conosciuto (mi pare evidente che ognuno si basa sulle sue esperienze) o perché voi vi sentite buoni potete dire qualsiasi cosa? In questo senso chi vi credete di essere….

              Bariom: “Il famoso quanto vacuo DAMS (discipline arte musica e spettacolo) immagino…”
              Enrico: “Quando andavo all’Università io, ben più di 15 anni fa, tutte le persone un po’ strane che conoscevo frequentavano il DAMS:-)”
              Bariom: “Intando mi chiese cosa volessi “fare da grande”, poi mi disse (più o meno): “Guarda io sono fuori corso da N anni (ora non ricordo) e ci resto perché mi piace l’ambiente, è stimolante, ci sono corsi interessanti, ecc., ma se vuoi formarti per un lavoro concreto, meglio lasciar perdere…”
              Io: “Era un posto dove ci si poteva trastullare finanziati dai genitori…..”

              Chi è ‘unica che non poteva parlare? Io!!!!!!
              Sapete chi mi ricordate? Galantino! Che se l’è presa con i presunti picchiatori di venditori di fiori bengalesi! Peccato che la notizia era falsa!

              http://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/mons-galantino-e-i-venditori-di-rose-picchiati-quando-la-mente-e-annebbiata-dallideologia/

              • “perché voi vi sentite buoni potete dire qualsiasi cosa?”
                “Sapete chi mi ricordate? Galantino!”

                Giusi, lo sai che ti stimo, ma me pare che tu stia veramente andando di fuori, fattelo dire da un amico (spero che tu non ti offenda se ti considero un’amica). Cosa c’entro io con Galantino poi? Noi ci sentiamo buoni? Ma che dici? Ma poi “noi” chi? Io e Bariom? Non ci conosciamo nemmeno. Ma considero un amico anche lui.

                Guarda, ti posso dire una cosa: io ho fatto due lavori nella vita, e mentre lavoravo (perché non mi potevo permettere di non lavorare) ho terminato il Conservatorio (che non è il DAMS, ovviamente, è tutt’altro, però..).
                Passavo le notti a studiare e a fare contrappunti, mentre di giorno lavoravo, e mi prendevo le ferie per fare gli esami.

                Voglio dire che non mi piacciono le affermazioni come questa “Era un posto dove ci si poteva trastullare finanziati dai genitori” perché generalizzano, a partire da qualcuno che hai conosciuto tu.
                Io però ho conosciuto anche altri (che hanno fatto il DAMS) e che per pagarselo lavoravano duramente, e studiavano di notte.
                Allora? Costoro non sono degni di nota? Devono essere messi nel mucchio da affermazioni così? Questo mi da fastidio: la generalizzazione da tastiera. Ti posso dire, per esperienza, che a volte dietro certe scelte ci possono essere lacrime, sangue e sudore.

                Non necessariamente i risultati sperati, e su questo è prezioso l’articolo di Emanuele (che però parla d’altro).
                Ma le generalizzazioni come questa, scusa, le trovo volgari.

                Tra l’altro è ovvio che quelli si occupano di arte siano un pò “strani”.
                E’ perfettamente normale: una sensibilità maggiore e diversa (tipica degli artisti) si paga cara, tipicamente con un disagio.
                Questo non vuol dire che nel DAMS ci siano studenti che sono strani semplicemente perché sono strafatti di erba, e oltretutto il DAMS dovrebbe formare i teorici dell’arte e non gli artisti.

                • Ma perché una mia frase deve essere presa come un delitto di lesa maestà? Ma chi ce l’ha con te? Parlavo di te? Mai più avrei pensato di sollevare questa polemica! Intendevo confermare quanto scritto da Bariom ed Enrico ma evidentemente bisogna attaccarmi per principio!

              • @Giusi

                “Il famoso quanto vacuo DAMS (discipline arte musica e spettacolo) immagino”, non era una critica…

                Vacuo perché già ai miei tempi (non so ora) non era chiaro quale tipo di formazione desse e neppure di preciso il programma di studi.
                “discipline arte musica e spettacolo” ovviamente è l’estensione dell’acrostico.
                “immagino” era immagino Emanuele si riferisse a questo istituto.

                Punto.

                Cmq più che l’alka selzer consiglierei un tranquillante 😛

                • Per voi? Si. Ne avete bisogno. Così la smettete di giudicare la gente con malafede.

                  • ciao Giusi,

                    io ti saluto e smetto di intevenire.
                    Non ho mai attaccato nessuno per principio, figurati te.

                    Stai bene se ci riesci
                    Thelonious

                    • “Stai bene se ci riesci”: ‘sta frase epica che non si capisce da dove salti fuori…… Hai fatto tutto tu….. Vabbé lasciamo perdere…….

      • “Era un posto dove ci si poteva trastullare finanziati dai genitori…”

        Per i più impegnati c’era sociologia a Trento (un caso? Non credo).

        Oggi Erasmus per tutti!

        Ciao.
        Luigi

        • … che diede TRISTI frutti…

          • Non “diede”, Piero, ma “dà”.

            Per quel che so la Facolta di Sociologia di Trento, infatti, è all’avanguardia nella propalazione del genderismo.
            Del resto non è che un melo, d’improvviso, possa mettersi a dare albicocche…

            Ciao.
            Luigi

        • Li si trastullava Curcio….. A Padova si trastullavano a Scienze politiche con Toni Negri…. Nell’Autonomia Operaia c’erano molti ricchi pure un conte……. Uno quando ha perso il palcoscenico si è fatto prete.. E’ quello fissato con la non confessione, non perde occasione per dire dal pulpito che non c’è nessun bisogno di confessarsi e invita tutti a fare la comunione. Il vescovo di prima lo sapeva ma non ha fatto niente, quello di adesso non lo avviso nemmeno……

    • sapevo che dopo la messa in onda di “Saranno Famosi” avesse avuto un boom di iscritti…

  2. Grazie per questo post! Smack! 😀

    Dopo una vita semplice e serena, una donna morì e si trovò subito a far parte di una lunga e ordinatissima processione di persone che avanzavano lentamente verso il Giudice Supremo. Man mano che si avvicinava alla mèta, udiva sempre più distintamente le parole del Signore. Udì così che il Signore diceva ad uno: “Tu mi hai soccorso quando ero ferito sull’autostrada e mi hai portato all’ospedale, entra nel mio Paradiso”. Poi ad un altro: “Tu hai fatto un prestito senza interessi ad una vedova, vieni a ricevere il premio eterno”. E ancora: “Tu hai fatto gratuitamente operazioni chirurgiche molto difficili, aiutandomi a ridare la speranza a molti, entra nel mio Regno”. E così via.La povera donna venne presa dallo sgomento perché, per quanto si sforzasse, non ricordava di aver fatto in vita sua niente di eccezionale. Cercò di lasciare la fila per avere il tempo di pensare, ma non le fu assolutamente possibile: un Angelo sorridente ma deciso non le permise di abbandonare la lunga coda.
    Col cuore che le batteva forte, e tanto timore, arrivò davanti al Signore. Subito si sentì avvolta dal suo sorriso. “Tu hai stirato tutte le mie camicie… Entra nella mia felicità”.
    A volte è così difficile immaginare quanto sia straordinario l’ordinario.
    (Don Bruno Ferrero, C’è qualcuno lassù)

  3. …“patetico” non è chi fa cose normali, ma chi non si sente mai a posto nel proprio domani… aggiungerei anche nel proprio oggi. Meraviglioso post.

  4. Mi viene in mente la canzone di Venditti ‘Compagno di scuola’ che ad un certo punto dice ‘ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?’. Ci sono i capocannonieri che per pigrizia o comodità si sono messi a fare i mediani, ma credo che siano una minoranza, almeno tra i bidelli, che ultimamente ho avuto modo di apprezzare più di maestre e professori universitari (alcuni sì veramente patetici 😉 )

  5. Dai, vi invito tutti al DAMS (lì vicino) a bere una cosa… pago io 😀

  6. …strabiliante il fatto che “ancora” nessuno dei cattolici abbia preso la palla al balzo per dire male di Umberto Eco
    che al DAMS ebbe a insegnare (ovviamente)! E così dissotterrare l’ascia di guerra contro quel denigratore di Ratzinger (teologastro da quattro soldi, sembrò a Eco, o quasi)…
    Giusì: “Sì, è vero, pure un mio cuggino l’ha sentito, Eco, denigrare Ratzinger, più di una volta!”

    • Alvise scendi dal pero: Umberto Eco è stato criticato un sacco di volte dai cattolici. Tra l’altro nessuno ha mai saputo come sia finito il processo per plagio a Nicosia. Pare che avesse il vizietto di Augias e di Saviano…. Eco è un’icona della sinistra del quale bisognava parlare bene a prescindere. Io almeno il nome della rosa l’ho letto e pure: La misteriosa fiamma della Regina Loana che parlava dei miei fumetti preferiti. Il pendolo di Foucault ci ho provato ma è illeggibile. Vuoi un mio parere su di lui? Sopravvalutato. Quello che diceva su Ratzinger? Non fa testo! Non mischiamo le bucce con le fave!

  7. Leggendo questo articolo mi viene in mente quello che disse la consorella di Teresa di Gesù Bambino dopo la sua morte e pensando a ciò che avrebbe potuto scrivere la piora nella circolare che le Carmelitane Scalze inviano agli altri monasteri per tratteggiare il profilo della monaca morta. La consorella ebbe quindi a dire (non ricordo con esattezza le parole): “Non vorrei essere al posto della priora quando scriverà la circolare di suor Teresa. Cosa potrà mai dire se non che era molto buona”.

    Ecco, la straordinarietà del quotidiano vissuto momento per momento…
    All’esterno tutto può apparire così mediocre…

    • Ovviamente, quella consorella non sapeva di aver avuto a che fare con il futuro terzo Dottore della Chiesa donna…
      Alla faccia del “era solo molto buona”!

      • Io ho una particolare predilezione per i santi che venivano considerati quasi dei mezzi scemi o della persone da scartare secondo i parametri del mondo: dal Curato d’Ars a San Giuseppe da Copertino a San Gerardo Maiella ad una poco conosciuta per la quale ho una grande venerazione: Santa Germana Cousin: http://www.santiebeati.it/dettaglio/57350

        • @Giusi grazie, la storia di Santa Germana Cousin non la conoscevo ancora. Quella di San Gerardo Maiella invece mi ha sempre colpito.

  8. Bella riflessione, però temo che al giorno d’oggi le cose non siano più così semplici.

    Il mondo del lavoro sta cambiando profondamente, e (soprattutto in Italia) i lavori cosìddetti “normali” sono quelli più in crisi. Bidelli, postini, commessi… tutti i lavori che non richiedono competenze specifiche stanno calando, per i pochi posti disponibili c’è un forte esubero e quindi spesso vengono proposti contratti a tempo determinato, o che comunque non forniscono più le garanzie di prima.
    Chi oggi fa questi lavori difficilmente può sentirsi “a posto nel proprio domani.”.

    Ho poco più di 30 anni, e sto per diventare padre. Spesso mi interrogo su come poter garantire alla mia famiglia serenità e stabilità per il futuro, e l’unica soluzione che vedo è quella di inseguire un profilo di alta professionalità, cercando di coltivare competenze e qualifiche che mi rendano molto speciale e richiesto nel mercato del lavoro (purtroppo spesso a scapito del tempo dedicato alla famiglia).

    L’impegno nella professionalità, che prima era un lusso per chi voleva “fare carriera” e raggiungere un certo status, ora sta diventando il minimo indispensabile per garantirsi quella stabilità e benessere che prima erano più diffusi.

    Sono un po’ amareggiato, ho l’impressione che una vita di banale “pateticità” sta diventando un lusso che difficilmente potrei permettermi.

    • “L’impegno nella professionalità, che prima era un lusso per chi voleva “fare carriera” e raggiungere un certo status, ora sta diventando il minimo indispensabile per garantirsi quella stabilità e benessere che prima erano più diffusi.”

      Per quel che conta, a me pare proprio l’opposto.
      In ogni anfratto della società vige un pressapochismo allucinante e allucinato, che solo pochi decenni or sono sarebbe stato intollerabile.

      Le capacità sul lavoro – tanto qualitative come quantitative – delle generazioni bellica e post-bellica sono ormai solo un ricordo nostalgico.
      Conseguenza, dico io, del venir meno della fede che fu dei nostri padri… a san Giuseppe artigiano abbiamo preferito prima il mito comunista dell’operaio deumanizzato, e poi l’abiezione occidentalista del consumatore da McWorld (che deve lavorare solo per produrre e produrre solo per consumare).

      Non si deve infatti confondere la pignoleria micragnosa, generata dal sovrapporsi della dittatura dell’informatica alla burocratizzazione asfissiante della società, con l’antica passione di apprendere, realizzare e trasmettere un mestiere.
      Alla sapienza organica del passato abbiamo sostituito una fredda e sovietizzante sequela di regolette binarie (0/1, per intenderci) che, non a caso, qualsiasi sistema robotico può controllare meglio di noi.

      In ogni caso, in bocca al lupo!

      Luigi

    • ringadore,
      purtroppo hai ragione. Mi è capitato qualche tempo fa di leggere annunci di lavoro e per lavori dove un diploma di scuola media superiore basterebbe ora vogliono laurea (magari con ottimi voti) e la mitica esperienza. Quando non chiedono queste due cose si profilano sfruttamento o fregatura.
      Poi c’è da stare attenti ai corsi a pagamento (salato) che a sentir loro dovrebbero darti automaticamente il lavoro, è diventato un business anche la ricerca di professionalità dei giovani.

  9. Vado off topic ma certe cose non possono passare sotto silenzio come acqua fresca

    Leggo che il cardinal Schonborn, spalleggiato dalla Civiltà Cattolica, sta sventuratamente perseverando nella sua opera di disinformazione, di disorientamento dei fedeli e di offuscamento del Magistero:

    http://www.corriere.it/cronache/16_luglio_07/papa-va-oltre-categorie-4f5a8f98-43b7-11e6-831b-0b63011f1840.shtml

    Afferma tra l’altro il porporato austriaco: “È evidente che [Amoris Laetitia” si tratta di un atto di magistero! È una Esortazione apostolica. È chiaro che il Papa qui esercita il suo ruolo di pastore, di maestro e dottore della fede, dopo avere beneficiato della consultazione dei due Sinodi. Penso che, senza dubbio alcuno, si debba parlare di un documento pontificio di grande qualità, di un’autentica lezione di sacra doctrina, che ci riconduce all’attualità della Parola di Dio. Amoris laetitia è un atto del magistero che rende attuale nel tempo presente l’insegnamento della Chiesa.”

    E’ opportuno precisare che Schonborn non ha alcun autorità per stabilire se Amoris laetitia sia o non sia Magistero autentico della Chiesa, né può fregiarsi di alcun titolo idoneo ad accreditarlo come interprete autentico del documento.

    A chiarificare, in caso di dubbio fondato e diffuso, se a un documento firmato dal Papa competa rango magisteriale ha potestà il Papa in persona (potestà da esercitarsi non tramite interviste, ma per mezzo di un limpido documento di interpretazione autentica esplicitamente dedicato a dissipare il dubbio in oggetto), o la Congregazione per la Dottrina della Fede, di cui Schonborn NON è né è mai stato Prefetto.
    Quand’anche il Papa in persona avesse indicato (come ha fatto improvvidamente) in Schonborn un interprete acuto di Amoris laetitia, tale indicazione non conferisce quindi in alcun modo a Schonborn la potestà di pronunciarsi in modo dirimente e vincolante sulla qualifica magisteriale dell’Amoris laetitia. E’ pertanto appena il caso di ricordare che in nessun modo le considerazioni svolte da Schonborn in sede di conferenza stampa di presentazione di AL sono a questo riguardo dirimenti e vincolanti per i fedeli.

    Ricordo che altri cardinali, rispetto ai quali l’arcivescovo di Vienna non è in alcun modo più titolato a pronunciarsi sull’appartenenza al magistero di AL, sono di avviso opposto a quello di Schonborn.

    Il cardinale Burke (che è cardinale tanto quanto l’austriaco) nega lo statuto magisteriale di AL e agli obiettori risponde così:

    “Qualcuno mi ha criticato per aver detto che il documento non è magistero; costoro hanno affermato che si tratta di una Esortazione post-sinodale e, perciò, deve essere parte del magistero; ma non è il titolo del documento che gli conferisce la qualifica di magistero.
    Bisogna leggere i contenuti e, se lo si fa, si vede che questo documento va letto criticamente, alla luce del Catechismo, alla luce del magistero della Chiesa. Quelle parti che sostengono e danno piena espressione al magistero della Chiesa vanno bene, ma ci possono essere altre cose che sono riflessioni del Santo Padre ma non sono magistero.”

    http://sinodo2015.lanuovabq.it/card-burke-amoris-laetitia-deve-essere-letta-criticamente/

    Entrando nel merito, autorevoli critici (Spaemann e Livi, per nominarne due che non sono gli ultimi arrivati) hanno mostrato, TESTI ALLA MANO, che è impossibile che il capitolo 8 di AL sia magistero autentico, in quanto 1) questo capitolo, nel suo senso MANIFESTO, afferma che in taluni casi (quali? non è in alcun modo precisato) è lecito che i divorziati risposati conviventi more uxorio ricevano la Comunione eucaristica 2) il Magistero autentico precedente afferma l’ESATTO OPPOSTO, cioè afferma che in nessun caso è lecito che i divorziati risposati conviventi more uxorio ricevano la Comunione eucaristica; quindi AL al capitolo 8 non può essere Magistero autentico, perché altrimenti il Magistero autentico si porrebbe in CONTRADDIZIONE con sé stesso, ma ciò è ovviamente impossibile.
    Insomma, tra il magistero di Giovanni Paolo II al riguardo e quello di AL cap. 8 (nel suo SENSO MANIFESTO: se il senso autentico è un altro e si discosta da quello manifesto, deve essere il Papa a chiarirlo inequivocabilmente) non c’è continuità, non c’è sviluppo armonico, ma contrapposizione insanabile:

    https://costanzamiriano.com/2016/06/17/glia-adulti-desiderano-gli-adulti-decidono/#comment-114167

    A chi, come Schonborn, placidamente afferma che AL cap. 8 è solo uno sviluppo armonico della dottrina della Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, va ribattuto che – come precisato – tra AL cap. 8 di Francesco e Familiaris consortio 84 di Giovanni Paolo II non c’è sviluppo armonico, ma CONTRADDIZIONE.

    Il cardinal Caffara ha appunto richiamato l’attenzione sul fatto che la questione dello sviluppo della dottrina non può essere risolta alla leggera per quanto riguarda Amoris laetitia, in quanto “sviluppo” non significa “contraddizione”:

    “Il cap. VIII [di AL], oggettivamente, non è chiaro. Altrimenti come si spiegherebbe il “conflitto di interpretazioni” accesosi anche tra vescovi? Quando ciò accade, occorre verificare se vi siano altri testi del Magistero più chiari, tenendo a mente un principio: in materia di dottrina della fede e di morale il Magistero non può contraddirsi. Non si devono confondere contraddizione e sviluppo. Se dico S è P e poi dico S non è P, non è che abbia approfondito la prima. L’ho contraddetta”.

    http://www.caffarra.it/intervista250516.php

    Prosegue il porporato italiano:

    “Chi versa in uno stato di vita che oggettivamente contraddice il sacramento dell’Eucaristia, non può accedervi. Come insegna il Magistero precedente, possono invece accedervi coloro che, non potendo soddisfare l’obbligo della separazione (ad es. a causa dell’educazione dei figli nati dalla nuova relazione), vivano in continenza. Questo punto è toccato dal Papa in una nota (la n. 351). Ora, se il Papa avesse voluto mutare il Magistero precedente, che è chiarissimo, avrebbe avuto il dovere, e il dovere grave, di dirlo chiaramente ed espressamente. Non si può con una nota, e di incerto tenore, mutare la disciplina secolare della Chiesa. Sto applicando un principio interpretativo che in Teologia è sempre stato ammesso. Il Magistero incerto si interpreta in continuità con quello precedente”

    Rammento peraltro che nientemeno che il Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede cardinale Mueller ha dichiarato che in nessun modo dopo AL e in forza di AL è lecito che ricevano la Comunione eucaristica i divorziati risposati i quali perseverino nella convivenza more uxorio:

    “Alcuni hanno affermato che la “Amoris laetitia” ha eliminato questa disciplina e ha permesso, almeno in alcuni casi, che i divorziati risposati possano ricevere l’eucaristia senza la necessità di trasformare il loro modo di vita secondo quanto indicato in FC [Familiaris consortio] 84, cioè abbandonando la nuova unione o vivendo in essa come fratello e sorella.
    A questo bisogna rispondere che se la “Amoris laetitia” avesse voluto cancellare una disciplina tanto radicata e di tanta rilevanza l’avrebbe detto CON CHIAREZZA e presentando ragioni a sostegno. Invece non vi è alcuna affermazione in questo senso”:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351295

    • In ogni caso, commento molto chiaro… 😉

      • @Bariom

        mi fa piacere che il commento risulti chiaro 😉

        Forse un po’ più di chiarezza (e meno fumosità) in certe interviste di prelati non guasterebbe. In genere, penso che tutti preferiamo un vescovo che parla chiaro a uno che, dopo averlo sentito parlare, ci vien da pensare: “Ma in buona sostanza, che ha detto? Sono ottuso io o è nebuloso lui?”

        • Alessandro sono d’accordo, ma converrai che anche i prelati e i Vescovi sono uomini e non tutti hanno il dono della chiarezza nell’esposizione e non è un dono che si riceve per imposizione.

          Mi pare anche il Santo Curato d’Ars non brillasse in quanto ad eloquenza. Cconvengo non è esattamente la stessa cosa della chiarezza, ma è per dire che mi accontenteri in mancanza di chiarezza… che almeno fossero santi! 🙂 😀

          • Bariom, certo, ma questi prelati dall’intervista facile ti sembrano dei santi? 😉
            Meglio non chiederselo, non guardare in casa d’altri e concentrarsi sul proprio personale cammino di santificazione…

            • Concordo… ed infatti il mio “mi accontenterei che fossero santi” è un auspicio 😉 (e certo non sarebbe un accontentarsi…)

        • il cardinal Caffarra a proposito del cardinal Schonborn e dell’Amoris laetitia:

          Domanda: Come commenterebbe la recente asserzione del cardinale Christoph Schönborn secondo cui la “Amoris laetitia” è una dottrina obbligante e tutti i precedenti documenti del magistero su matrimonio e famiglia devono ora essere letti alla luce di “Amoris laetitia”?

          Risposta: Rispondo con due semplici osservazioni.
          La prima. Non si deve solo leggere il precedente magistero sul matrimonio alla luce di “Amoris laetitia”, ma si deve leggere anche “Amoris laetitia” alla luce del magistero precedente. La logica della vivente tradizione della Chiesa è bipolare. Ha due direzioni, non una. La seconda è più importante.
          Il mio caro amico cardinale Schönborn nell’intervista a “La Civiltà Cattolica” non tiene conto di un fatto che sta accadendo nella Chiesa dopo la pubblicazione di “Amoris laetitia”. Vescovi e molti teologi fedeli alla Chiesa e al magistero sostengono che su un punto specifico ma molto importante non esiste continuità, ma contrarietà tra “Amoris laetitia” e il precedente magistero. Questi teologi e filosofi non dicono questo con spirito di contestazione al Santo Padre. Ed il punto è questo: “Amoris laetitia” dice che, date alcune circostanze, il rapporto sessuale fra divorziati-risposati è lecito. Anzi applica a questi, a riguardo delle intimità sessuali, ciò che il Concilio Vaticano II dice degli sposi [cfr. nota 329]. Pertanto o è lecito un rapporto sessuale fuori del matrimonio: affermazione contraria alla dottrina della Chiesa sulla sessualità; o l’adulterio non è un atto intrinsecamente disonesto, e quindi possono darsi delle circostanze a causa delle quali esso non è disonesto: affermazione contraria alla tradizione e dottrina della Chiesa. E quindi in una situazione come questa il Santo Padre, come già scrissi, deve secondo me chiarire.
          Se dico “S è P” e poi dico “S non è P”, la seconda proposizione non è uno sviluppo della prima, ma la sua negazione. Nè si risponda: la dottrina resta, si tratta di prendersi cura di alcuni casi. Rispondo: la norma morale “non commettere adulterio” è una norma negativa assoluta, che non ammette eccezioni. Ci sono molti modi fare il bene, ma c’è un solo modo di non fare il male: non fare il male.”

          http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/07/11/caffarra-schonborn-sbaglia-e-questo-e-cio-che-vorrei-dire-al-santo-padre/

    • E di questa dichiarazione del Papa sui conservatori cosa ne pensi Alessandro? Personalmente sono rimasta scioccata. Chiedo, senza intento polemico: può un Papa parlare dei conservatori come chiodi da rimuovere o pensionare?

      Ecco la domanda dell’intervistatore: “Qual è il suo rapporto con gli ultraconservatori della Chiesa?”.

      A questa domanda “si poteva rispondere in molti modi, anche diplomaticamente parlando”. Si poteva anzitutto smorzare la polemica insita nella definizione “ultra conservatori”, che altro non fa che dividere, nella Chiesa, tra “buoni” e “cattivi”.

      Invece, Francesco, ha risposto con durezza: «Fanno il loro lavoro e io faccio il mio. Voglio una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io continuo il mio cammino senza guardare di lato. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Glielo ripeto: rifiuto il conflitto. I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto. O li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione».

      Chi sarebbero gli ultraconservatori? Semplice fare i nomi: i cardinali che non hanno condiviso nè il metodo (l’imposizione) nè il merito di alcuni passi di Amoris laetitia: i cardinali Pell, Mueller, Caffarra, Burke… i padri sinodali americani, molti dei padri africani e dell’est… Può un capo parlare con tale durezza dei suoi cardinali, cui spetta, per compito, quello di consigliare il papa? Può deriderli pubblicamente e considerarli dei “ferri vecchi”? Può per mesi definirsi solo “vescovo di Roma”, scrivere a Kung che si può mettere in dubbio il primato petrino, pianificare gite per ricordare colui che distrusse il papato e la Chiesa nel nord Europa, salvo poi dichiarare, quando vuole si vuole decidere qualcosa contro una maggioranza (vedi Sinodo), che tutto va fatto “cum Petro e sub Petro”?

      E quel “loro dicono sempre no“, a cosa si riferisce?

      Questi cardinali dicono no ad aborto, divorzio, matrimoni gay…e così facendo non dicono nulla di nuovo, nulla di strano, solo ribadiscono ciò che la Chiesa e tutti i papi hanno sempre insegnato. Su dieci comandamenti, 8 contengono un “no”, e la Chiesa ha sempre insegnato che questo no, è, in verità, per un sì: un sì al vero amore.

      http://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/un-papa-che-divide-un-papa-e-criticabile/#more-136459

      • Scusa Giusi, il Papa ha stilato da qualche parte un pubblico elenco di coloro che considera “ultraconservatori”?
        Lo chiedo… Non so se esiste.

        Diversamente é concetto comune che un “ultraconservatore” é colui che (tendenzialmente) dice no a tutto, e il riportarlo a x o a y (o ai suoi cardinali) è scorretto ed è pura illazione.

        • Direi di scendere da Marte e tornare sulla Terra. E’ chiaro a chi si riferisse tendenziosamente l’intervistatore e anche il Papa. Se poi vogliamo a tutti i costi fare i finti tonti…….

          • Vabbè… siamo alle solite.

            Ti chiedo un riscontro su una base certa (perché il tuo ragionamento è logico solo partendo da un assunto tuo personale – certo condiviso da chissà quanti altri ma questo non aggiunge nulla alla logica…) e tu mi rispondi che sto su Marte o faccio “il finto tonto”…

            Addirittura sai a chi si riferiva “tendenziosamente” l’intervistatore (e qui ti potrei anche seguire), quindi senso (della domanda) ipotizzato dall’intervistatore e senso pienamente inteso dal Papa… di qui il senso della risposta. Ma tutto s’intende sottinteso! Mah…

            Tutto chiarissimo non c’è che dire. Il Papa forse pecca di ingenuità verso l’intervistatore, e avrebbe potuto obbiettare: “Lei cosa (o chi) intende per ultraconsevatori?”.
            Ma non l’ha fatto e a senso logico per me resta quel che ho detto e che penso non sia confutabile:
            “l’ultraconservatore di per sé è tendenzialmente chi risponde sempre no ad ogni novità…” (anche il Vangelo è Novità)

            Ma chiudo qui, me ne torno su Marte (tanto tu ragioni a senso unico).

            • Bariom ti sei risposto da solo. Il Papa non l’ha fatto perché sapeva benissimo di chi si stava parlando…. La domanda è: è una risposta da Papa? Per giunta misericordioso?

              • Come ho detto …a senso unico (e sei tu che non mi hai risposto)

                • Ma la logica ha ancora un senso? «Fanno il loro lavoro e io faccio il mio. Voglio una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io continuo il mio cammino senza guardare di lato. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Glielo ripeto: rifiuto il conflitto. I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto. O li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione». Ti pare il discorso di uno che non sa di chi sta parlando?

                  • Mi pare un discorso di chi parla di ultraconservatori dando alla parola un’accezione negativa. Punto.

                    E tanto per essere chiaro, personalmente tra le tue “nominations”: “Pell, Mueller, Caffarra (che ho conosciuto di persona), Burke, non considero nessuno come “ultraconservatore”, certo non nel senso negativo a cui mi riferivo.

      • @Giusi

        Il Papa, intervistato da La Nacion, ha risposto alla domanda “Qual è il suo rapporto con gli ultraconservatori della Chiesa?” così (traduzione dell’Osservatore romano): “Fanno il loro lavoro e io faccio il mio. Voglio una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io continuo il mio cammino senza guardare di lato. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Glielo ripeto: rifiuto il conflitto. I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto. O li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione”.

        Penso anzitutto che non sia per niente chiara la domanda. Che vuol dire “ultraconservatore”?
        Di fronte a una domanda poco chiara ritengo sarebbe stato preferibile che il Papa non rispondesse senza prima chiarire chi debba considerarsi incluso in questa categoria di “ultraconservatori”.
        E invece ha risposto, senza precisazioni, cosicché la nebulosità della categoria “ultraconservatori” ha reso difficoltoso capire il senso stesso della risposta. Chi sono “loro” che dicono “di no a tutto”?

        Forse il cardinal Burke che nega status magisteriale al capitolo 8 di “Amoris laetitia”? Anche Caffarra e Mueller sarebbero dunque “ultraconservatori” perché negano che “Amoris laetitia” possa mutare di una virgola la disciplina della Chiesa sull’accesso all’Eucaristia dei divorziati risposati conviventi more uxorio? Forse sì, il Papa sta parlando di loro, ma non si sa esattamente, non è detto esplicitamente. Purtroppo, come troppo spesso accade nelle interviste a Francesco, prevale l’allusione sulla parola chiara.

        Eppure sarebbe interessante capire chi siano questi “ultraconservatori”, visto che il Papa ci informa con toni perentori che li considera in buona sostanza rami secchi da accantonare (“Loro dicono di no a tutto… Io continuo il mio cammino senza guardare di lato… li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione”)…
        Penso che Burke, Caffarra e Mueller siano tra i migliori servitori della Chiesa, per fede e intelligenza (avercene!), e quindi oso ancora sperare che loro e chi la pensa come loro non siano destinati dal Papa a uno sbrigativo accantonamento…

        Comunque io, anche se la penso come Burke Caffarra e Mueller, non posso essere annoverato tra gli “ultraconservatori”, perché costoro sono destinati alla pensione, mentre il sottoscritto non la vedrà mai, la pensione 😉

        • Certo che dal combinato disposto di “ascoltate Schonborn” e quello che hai appena scritto circa Burke, Caffarra e Mueller sembrerebbe emergere la soluzione del rebus……

        • Alessandro,
          Concordo sul fatto che a domanda non chiara non bisognerebbe rispondere.
          Argentino il Papa e argentino l’intervistatore, può darsi (e sottolineo il può darsi) che si siano capiti. Ma il Papa deve sapere che le sue parole faranno il giro del mondo e quindi tutti devono capire a chi si riferisce, che siano i lefebvriani o che sia Pell, per non far partire i chiacchiericci.
          Francamente comunque non riesco a capire chi siano costoro che dicono no a tutto, forse è clero di livello più basso e a noi meno noto di quello da te indicato.

          • Enrico

            “il Papa deve sapere che le sue parole faranno il giro del mondo e quindi tutti devono capire a chi si riferisce, che siano i lefebvriani o che sia Pell, per non far partire i chiacchiericci.”

            Concordo su questo.

            Escludo del tutto che si riferisse ai “lefebvriani”, visto che il Papa non ha il potere di “tagliare teste” dentro la Fraternità Sacerdotale San Pio X.
            Faccio fatica a capire come concretamente un “clero di livello più basso” (rispetto a quello episcopale) possa “dire no a tutto”. Concretamente, ripeto: esiste un clero che, contravvenendo alle direttive dei vescovi rispettivi, “dice no a tutto”? Più esplicitamente: in cosa si sostanzia questo “dire no”? Non riesco a immaginarmelo, e per questo non mi pare attendibile che il Papa intendesse riferirsi a questo clero.

            • @Alessandro, ipotizzo…

              Non è possibile che il Papa si riferisse ad una “mentalità ultraconservatrice” che coinvolge non solo il clero e che pur non avendo “potere decisionale” nel caso dei laici, crea un orientamento ovvero frena una dinamica con i suoi “no su tutto”?

              Insomma una discorso più ampio…

              • @Bariom,
                non so, il riferimento non è esplicito e quindi possiamo sbizzarci nelle ipotesi.

                Faccio fatica a pensare che si riferisse a una “mentalità ultraconservatrice”, perché Francesco sta parlando di persone, alle quali si potrebbe (figuratamente) “tagliare la testa” (anche se Francesco afferma di non volerlo fare) e che si può aspettare che vadano in pensione (“li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione”…). Inoltre, a quali laici impegnati nella Chiesa il Papa potrebbe (figuratamente) “tagliare la testa”.

                E’ più verosimile che stia parlando di ruoli apicali nell’ordine sacro, cioè vescovi e cardinali (rispetto ai quali sì il Papa potrebbe “tagliare teste”: basta ad es. trasferire a diocesi meno “importante”, rimuovere dalla guida di una congregazione vaticana o estromettere da una congregazione vaticana…)

              • Alla fine salterà fuori che ce l’aveva con me! 😀

                • Non è mica difficile! Ah ah ah 😄

                  Ma tuo sei ultra ultras?

                  • Io detesto tutte ‘ste definizioni. I cattolici dovrebbero essere semplicemente ETERNI come il Padre nostro che è nei cieli.

                    • Sono ASSOLUTAMENTE d’accordo… (anche se eterni ci siamo tutti anche chi non lo crede, quindi ri-quoto per SANTI, come il Padre Nostro che è nei Cieli)

                      Ma com’è che qui sento continuamente parlare di tradizionalisti, modernisti, conservatori, bergogliani, papisti, normalisti e compagnia cantante?

                      A dimenticavo i “dormienti” … 😛

                    • Sono definizioni in cui ci ficcano. Io per eternità intendevo quella santa.

                    • Un po’ come Jessica Rabbit: “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”

            • Alessandro
              Con i lefebvriani, visto che continuano i colloqui per la piena riammissione nella Chiesa, lui può sempre dire. ‘questo , quello e quell’altro sono comunque fuori’. Poi non convince neanche me, ma finora mai si era sentito definire ultraconservatore qualche vescovo o cardinale e quindi nemmeno i nomi girati mi convincono. Per clero di livello più basso intendevo qualche vescovo o sacerdote o altro non molto noti e per ora ancora fuori dal clamore dei media che gli stanno remando contro di brutto nel loro ambiente.
              Ripeto che non escluderei che quello che è stato tradotto con ultraconservatore, in Argentina abbia un significato preciso che non si comprende dalla traduzione letterale.

      • Critica alla Amoris laetitia di 45 teologi e filosofi cattolici di tutto il mondo

        Un gruppo di 45 teologi, filosofi e pastori di anime di diverse nazionalità ha consegnato nei giorni scorsi al Cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio, una forte critica dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia . Nelle prossime settimane il documento, in diverse lingue, sarà fatto pervenire ai 218 Cardinali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali, chiedendo loro di intervenire presso Papa Francesco per ritirare o correggere le proposizioni erronee del documento. La notizia è stata diffusa da Edward Pentin.

        http://www.corrispondenzaromana.it/critica-alla-amoris-laetitia-di-45-teologi-e-filosofi-cattolici-di-tutto-il-mondo/

        • Il cardinal Caffarra si rivolge al Papa a proposito dell’Amoris laetitia:

          “Con tutto il doveroso rispetto, affetto, devozione che sento il bisogno di nutrire per il Santo Padre –, io vorrei dirgli: Santità, la prego, faccia chiarezza su questi punti:

          a) Quanto di ciò che lei ha detto nella nota 351 [“In certi casi… anche l’aiuto dei sacramenti] del paragrafo 305 è applicabile anche alle coppie divorziate e risposate che vogliono tuttavia continuare a vivere come marito e moglie? E quindi quanto di ciò che è stato insegnato da “Familiaris consortio” n. 84, da “Reconciliatio et poenitentia” n. 34, da “Sacramentum unitatis” n. 29, dal Catechismo della Chiesa cattolica n. 1650 e dalla comune dottrina teologica, deve essere considerato oggi abrogato?

          b) Il costante insegnamento della Chiesa – così come è stato di recente ribadito da “Veritatis splendor” n. 79 – è che vi sono norme morali negative che non ammettono eccezione alcuna, poiché proibiscono atti che sono intrinsecamente cattivi e disonesti, come ad esempio l’adulterio. Questo insegnamento tradizionale è ancora da ritenere vero, anche dopo “Amoris laetitia”?

          Questo è ciò che vorrei dire al Santo Padre. Se il Santo Padre, nel suo supremo giudizio, avesse intenzione di intervenire pubblicamente al fine di rimuovere questa confusione, avrebbe a disposizione molti differenti maniere per farlo.”

          http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/07/11/caffarra-schonborn-sbaglia-e-questo-e-cio-che-vorrei-dire-al-santo-padre/

          • Puntuali e chiare domande poste in corretta e correttamente deferente forma.

            La premessa di Cafarra poi chiarisce anche la ratio di simili domande:

            In “Amoris laetitia” 308 il Santo Padre scrive: “Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione”. Da queste parole ricavo che Sua Santità si rende conto che l’insegnamento dell’esortazione può produrre confusione nella Chiesa. Personalmente voglio – ed è ciò che pensano molti dei miei fratelli in Cristo, cardinali, vescovi e fedeli laici – che la confusione debba essere rimossa, ma non perché io preferisca una cura pastorale più rigida, ma perché, piuttosto, semplicemente preferisco una cura pastorale più chiara e meno ambigua.

            • Bariom ma è un gatto che si morde la coda perché è stato il Papa ad affidare l’interpretazione autentica a Schönborn!

  10. Invece quelli che Pio X è l’ultimo papa e il CVII non ha valore come li definiamo? Così, per chiarezza.

    • Gli ultras degli ultra! 😉

    • Un discorso che c’entra come un cavolo a merenda.

      • Per me centra… è la dimostrazione che un specifico termine (se non meglio specificato) può riferirsi a diversa categoria di cose o persone.

        Ma come ho detto tu hai una mono-visione (invero un po’ maniacale…)

        • No non può riferirsi ai lefebvriani perché non potrebbe tagliare o non tagliare teste di chi già fa per conto suo, non ha facoltà di rimuovere o pensionare “ferri vecchi” là dentro. Mi pare evidente che parla di persone sulle quali ha titolo per esercitare un potere. E’ un discorso interno alla Chiesa: su questo non ci piove.

          • Va bene, posso concordare, ma comne ha ribadito anche Alessandro sopra (ciò con cui ho esordito io) bisognerebbe essere certi nell’individuare cosa il papa intenda per “ultraconservatori” (che non è neppuire detto siano per forza cardinali o altro…).
            Alessandro almeno scrive un “forse si” di fronte a quella che dai come uina certezza assoluta, a cui si può tranquillamente rispondere “forse si, come forse no”.

            Per me però il dubbio sta in chi il dubbio solleva…

            • Io sinceramente tutta questa smania di voler negare l’evidenza non la capisco. Davvero non è chiaro a chi si riferisse il giornalista de La Nacion? Mi sembra che invece il Papa il riferimento l’abbia compreso benissimo! La stampa laicista e il mondo intellettuale in generale si mostra sempre ben disposto e cordiale verso tutti quei prelati aperti verso il relativismo moderno e tutto ciò che presenta come positivo, dall’aborto al matrimonio gay passando per l’eutanasia, tutti gli altri ecclesiastici con posizioni ortodosse sono invece etichettati come pericolosi estremisti alla stregua dei miliziani dell’Isis (vedi l’accoglienza trionfalistica riservata dal bel mondo radical chic a Martini quand’era in vita, mentre Canizares è dipinto oggi come un odioso omofobo per non parlare del povero don Pusceddu, accusato falsamente da molti giornali di aver detto che i gay meritano la morte, mentre ha semplicemente letto un passo di San Paolo durante l’omelia, siamo arrivati al punto da dover censurare la Bibbia dai passi non in linea con la dittatura del politicamente corretto!). Io stessa ho letto più volte su l’Espresso o il Fatto quotidiano dare dell’ultracattolica a Costanza per il suo impegno a difesa della famiglia naturale, mentre penso che concordiamo tutti nel considerarla una cattolica punto. Ratzinger nell’omelia della Messa Pro Eligendo Pontifice ha detto parole illuminanti al riguardo: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1).”
              Del resto lo stesso Ratzinger da Papa ha subito dure critiche da parte della stampa, pronta ad attaccarlo per ogni minima sciocchezza (non so se vi ricordate la storia delle scarpe di Prada!), e gli è stato pure impedito di parlare alla Sapienza di Roma, tutte cose che con l’attuale Pontefice non succederebbero mai e chiedetevi un po’ la ragione! Timothy Garton Ash ha detto provocatoriamente che oggi anche a Gesù verrebbe vietato di parlare pubblicamente nelle università inglesi, qui l’articolo del Foglio che riporta le considerazioni dell’illustre professore: http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/06/08/universit-oxford-libert-d-espressione___1-v-142945-rubriche_c985.htm
              La realtà piaccia o non piaccia è questa: è in corso nella Chiesa una lotta attorno a questioni fondamentali della dottrina tra chi vuole adeguarla al mondo e chi vuole proteggerla dalle derive eretiche odierne. Ganswein ha parlato di due fazioni contrapposte durante il Conclave del 2005: il “Partito del sale della terra”, che avrebbe avuto la meglio con la scelta di Ratzinger quale Pontefice, e la “Mafia di San Gallo”, la cui esistenza è stata confermata da uno dei membri di punta, il cardinale Daneels. Ora indovinate un po’ chi tra i due gruppi è quello di coloro che vogliono seguire fedelmente Gesù, vi do un indizio: già dal nome si capisce! Qui è dove ho letto di questo retroscena raccontato da Ganswein: http://www.iltimone.org/34723,News.html
              Il Papa una volta ha detto a Spadaro in un’intervista: “posso dire che sono un po’ furbo, so muovermi”, ed effettivamente l’ha dimostrato più volte in questi tre anni, quindi ovviamente non farà mai alcun nome esplicito contro cui scagliare le sue invettive, però è facile capire a quale parte del clero è più vicino per idee e prassi pastorale, basta vedere tutte le nuove nomine che ha fatto. Qui ne parla in modo approfondito Magister: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351176
              Ora vediamo se ci sono casi di pensionamento ultra-rapido tra le fila dei conservatori (che non sono né lefebvriani né fondamentalisti, sono semplicemente cattolici coerenti!): l’arcivescovo di Bruxelles-Malines Leonard è stato lasciato a casa non appena ha compiuto 75 anni e chi è stato scelto come suo successore? Nientemeno che uno dei pupilli di Daneels, Jozef De Kesel, che tra le sue ultime brillanti idee c’è stata la decisione di non ospitare più la Fraternità dei Santi Apostoli, una delle poche realtà religiose fiorenti in quel deserto spirituale che è diventato il Belgio, ma capisco che troppe vocazioni nate all’interno di un ambiente considerato spregiativamente “tradizionalista” crea imbarazzo a certo clero progressista che promette di riempire le chiese annacquando il Vangelo ma quando lo annacqua davvero le chiese si svuotano ancora di più, sarà un caso?
              Poi c’è stata la nomina di Cupich ad arcivescovo di Chicago, che dopo la pubblicazione dell’Amoris Laetitia si è messo a dire che l’esortazione dava la possibilità di dare la Comunione non solo ai divorziati risposati ma pure alle coppie conviventi e a quelle formate da omosessuali (ne aveva parlato qui tra i commenti Fabrizio qualche tempo fa riportando il link all’articolo con le dichiarazioni del prelato).
              Infine in Italia tra le nuove nomine abbiamo a Palermo un vescovo che entra in chiesa con la bici (vedere qui la foto per credere http://www.lastampa.it/2016/05/06/blogs/san-pietro-e-dintorni/il-vescovo-la-bicicletta-la-mitra-LMnGvPC3V74TXEs1nTyBQN/pagina.html), a Padova un vescovo che dice di essere disposto a rinunciare al presepe mentre divampa la solita vecchia polemica natalizia e a Bologna un vescovo che dice di Pannella all’indomani della sua morte: “un uomo generoso e onesto, pur non essendo sempre nel giusto. Non ho condiviso molte delle sue battaglie, ma era sincero e aveva una sua spiritualità. Sono sicuro che non avrebbe chiesto a una sua compagna di abortire, ma gli interessava che fosse possibile farlo”. A me sembra chiaro come il sole quale parte del clero stia favorendo il Papa attuale all’interno della Chiesa e quale invece non veda di buon occhio perché lo ostacola nella sua opera di riforma simil-luterana. Poi se vogliamo continuare a negare l’evidenza per poter dormire in pace la sera e non farci assillare da alcuna preoccupazione, va bene, però personalmente in questo caso non ho visto alcuna ambiguità nelle parole del Papa, anzi ho trovato una conferma di molte sue scelte di governo.

  11. Io abbasso il tono della conversazione. Torno all’articolo, molto bello e allego citazione video dai Latte e i suoi derivati, così per sorridere un po’.

  12. …il Papa sicuramente si riferisce agli ultraconservatori di questo blog,
    che lui, ho letto da qualche parte, su L’Espresso, mi sembra, sente come una spina nel fianco, o un
    coltello puntato alla schiena, o simili…
    Li potrebbe “pure” scomunicare, volendo, scrive, L’Espresso…

  13. Stendo velo pietoso sulle varie promozioni di mons. Cupich.

    Mi rallegro del fatto che, con buon pace di Schoenborn e Cupich, l’arcivescovo di Philadelphia mons. Chaput abbia emanato linee-guida per la sua diocesi alla luce di Amoris Laetitia nelle quali, in piena obbedienza al Magistero autentico e in consonanza con quanto affermato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede cardinal Mueller, si ribadisce che i divorziati risposati conviventi more uxorio non possono accedere alla Comunione eucaristica:

    “Ogni cattolico, non solo i divorziati risposati civilmente, deve sacramentalmente confessare tutti i peccati gravi di cui lui o lei è a conoscenza, con un fermo proposito di cambiare la propria condotta, prima di ricevere l’Eucaristia. In alcuni casi, la responsabilità personale della persona per un’azione passata può essere diminuita. Ma la persona deve ancora pentirsi e rinunciare al peccato, con un proposito fermo di rettifica.

    Per le persone divorziate e civilmente-risposate, l’insegnamento della Chiesa impone loro di astenersi dall’intimità sessuale. Ciò vale anche se essi devono (per la cura dei loro figli) continuano a vivere sotto lo stesso tetto. L’impegno a vivere come fratello e sorella è necessario per i divorziati risposati civilmente per ricevere la riconciliazione nel sacramento della Penitenza, che potrebbe poi aprire la strada per l’Eucaristia…”

    http://archphila.org/wp-content/uploads/2016/06/AOP_AL-guidelines.pdf

    http://sinodo2015.lanuovabq.it/amoris-laetitia-resta-il-dibattito-il-card-schonborn-e-altri-vescovi-si-confrontano/

    Grazie a Dio, mons. Chaput è stato eletto nell’ottobre 2015 nel consiglio sinodale ordinario che affiancherà la segreteria del sinodo fino alla prossima assise ordinaria:

    “Al termine di ogni sinodo ordinario, queste votazioni sono sempre state lette come un eccellente indicatore degli orientamenti della gerarchia mondiale.

    Ogni padre sinodale può votare un solo nome per volta e la votazione avviene per continente.

    Il primo scrutinio – nel quale non capita quasi mai che uno ottenga la metà più uno dei voti necessaria per l’elezione – consente di individuare i dieci nomi più votati, sui quali si procede con un secondo e definitivo scrutinio, da cui escono eletti i tre con il maggior numero di voti.

    Nelle votazioni di questo 22 ottobre[2015] il più votato in assoluto è stato un non cardinale: l’arcivescovo di Philadelphia Chaput.

    Ma anche i cardinali Sarah e Pell hanno raccolto massicci consensi. Assieme a Napier, anche lui eletto, erano fra i tredici firmatari della lettera consegnata a papa Francesco all’inizio del sinodo. Segno che il grosso dei padri sinodali non ha dato minimamente retta alla campagna di discredito orchestrata contro di loro – già prima che la lettera divenisse di dominio pubblico – dal circuito giornalistico-ecclesiastico che ha radici a Casa Santa Marta.
    E senza contare che anche Chaput, Madega Lebouakehan e il cardinale Ouellet, pur senza aver firmato la lettera dei tredici, appartengono allo loro stessa linea.”:

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/24/pell-napier-sarah-chaput%E2%80%A6-i-dodici-eletti-al-nuovo-consiglio-sinodale/

Trackbacks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: