Un Buon Natale dalla fine del mondo

di autori vari

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di padre Carlo Salvadori

Douala, 18 dicembre 2015

Care amiche e amici della missione a Douala, buon Natale. Come sapete dal 25 al 29 novembre l’Africa ha vissuto un tempo di grazia per la visita di Francesco in tre paesi: Kenya, Uganda e Centrafrica.

Voglio umilmente riassumere questo viaggio in tre parole: coraggio, speranza, missione.

CORAGGIO: Papa Francesco ha avuto il coraggio di venire nell’inferno africano di Bangui. I politici e i servizi di sicurezza francesi hanno fatto di tutto per scoraggiarlo: “Santo Padre, non ha paura di andare in Africa?” “Sì ho paura di una cosa: le zanzare!”.

Altra battuta: “Cari piloti (Alitalia) se non vi fidate di atterrare a Bangui, ditemelo, così mi butto col paracadute”.

Così, durante l’udienza generale del 2 Dicembre: “In questi giorni ho fatto il mio primo viaggio in Africa. L’Africa è bella. Quella in Centrafrica era la visita principale nella mia intenzione, perché questo paese sta uscendo da un periodo molto difficile, di conflitti, di violenza e di grande sofferenza per la popolazione. Ecco perché ho voluto aprire precisamente a Bangui la prima Porta Santa al mondo, del Giubileo della Misericordia, come segno di fede e di speranza per il popolo e simbolicamente per tutti i popoli dell’Africa, che hanno più bisogno di salvezza e di conforto”.

In effetti la visita ha permesso al mondo di scoprire che questa guerra che ha fatto migliaia di vittime e ha prodotto molte ferite non è stata voluta solo dal popolo centrafricano. E’ stata comandata, per così dire, a distanza, dall’Alto. Ascoltando una radio locale (RFI) ho sentito questa testimonianza: “la visita del papa è stato un vero e proprio miracolo. Alla fine dell’omelia, allo stadio, i musulmani che si erano trincerati nel loro quartiere-ghetto senza possibilità di uscire, sono usciti, sono scesi in strada, hanno incontrato il resto della popolazione, si sono abbracciati e hanno detto: “pace, pace, vogliamo la pace!”

SPERANZA: A Nairobi, il 27 novembre davanti a una folla di giovani, così Francesco rispondeva alla domanda : “come possiamo noi cristiani combattere la corruzione in un ‘mare di corruzione’?” “Come in tutte le cose, bisogna cominciare da qualche parte. Se tu non vuoi la corruzione nel tuo cuore, nella tua vita, nel tuo paese comincia tu stesso. Se tu non cominci, nemmeno il tuo vicino sarà spinto a farlo. La corruzione ci ruba la gioia e la pace…”

“Padre, quali parole avete per quei giovani che non hanno conosciuto l’amore familiare?” “difendete la famiglia, sempre. Ovunque ci sono orfani, bambini si strada, anziani abbandonati, persone non amate…C’è solo una maniera per uscire da queste esperienze: fare ciò che io non ho ricevuto. Se non siete stati capiti, capite. Se non avete ricevuto amore, amate, se avete sentito dolore, avvicinatevi a chi è solo. La carne si cura con la carne e Dio si è fatto carne per non farci sentire soli”.

MISSIONE: Mai come durante questo viaggio il Papa si è reso conto dell’opera missionaria della chiesa nel mondo. Così si esprimeva a Roma il 3 dicembre (Festa di San Francesco Saverio) davanti alla Congregazione della Missione: “Sono appena tornato dall’Africa e ho toccato con mano il dinamismo delle giovani chiese! Ho potuto constatare che laddove il bisogno è più urgente c’è sempre una presenza di Chiesa pronta a prendersi cura delle ferite della povera gente. Quanti buon samaritani anonimi lavorano ogni giorno nelle missioni!”

“Il mondo secolarizzato si mostra accogliente verso i valori di amore, giustizia, pace e sobrietà, ma non mostra la stessa disponibilità nei confronti della persona di Gesù: non lo considera Salvatore e Figlio di Dio. Separa quindi il messaggio dal Messaggero, il dono dal Donatore. E’ importante dunque annunciando il Vangelo risolvere questa divisione”.

Concretamente il papa si è mostrato missionario parlando alla sede dell’ONU in Africa di temi come ambiente, povertà, commercio (Terra, tetto, lavoro). Andando a visitare i musulmani a Bangui e dicendo: “Cristiani e musulmani, siamo fratelli!”

Cari amici cosa dire di più? Quale altro messaggio più forte di questi per parlare di Natale?

Natale vuol dire Solidarietà di Gesù con l’umanità.

Natale vuol dire Coraggio di Gesù fino al dono totale della vita.

Natale vuol dire Amore di Gesù per coloro che sono privati della loro dignità di uomini.

Cari amici, fate l’esame di coscienza, guardate se nelle vostre famiglie, vicino a voi, in voi, ci sono luoghi e persone abbandonati perché in una casa di riposo, perché handicappate, perché avete avuto una disputa in cui voi avete avuto ragione e l’altro ha avuto torto. Fate qualcosa! Ristabilite la pace. Usate il perdono!

Un appello ai miei fratelli: andate a trovare la zia Argea, sappiate che non è lei ad avere bisogno di voi (infatti non vi chiama al telefono) ma siete voi ad avere bisogno di lei. Come? Non lo so, me lo direte poi…. Vi voglio bene.

Un saluto a tutti e che sia un buonissimo Natale, in Gesù.

 

Ciao Carlo

One Comment to “Un Buon Natale dalla fine del mondo”

  1. da Parma un grazie a Padre Carlo Salvadori ed a Voi che avete pubblicato il suo messaggio. abbiamo bisogno più che mai di sentire parola di incoraggiamento e di speranza. Come in un Vostro post precedente l’autore ha scritto “Un’omelia ci salverà” possiamo dire lo stesso di questo messaggio. Solo gesti e parole così ci salveranno perchè non possono non far breccia nel nostro cuore. Buon Natale!

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