Il bello della chiesa

Certosa_di_Pavia_08

di Sergio Mandelli

Qualche tempo fa, visitavo la Certosa di Pavia in compagnia di un amico francese; essendo una persona colta, non poteva che ammirarne le bellezze. Da buon francese laico però non poté trattenersi: ma non fa scandalo tutto questo uso di risorse per la ricchezze? Non era meglio destinare i soldi raccolti fra i fedeli per i poveri?
Umilmente gli indicai le celle dei certosini, che ora sono, ahimè, vuote, per la semplice ragione che non c’è più nessuno disposto a sopportarne le rigorose condizioni di vita.
Fece un gesto di intesa, sembrò capire, ma non ne sono sicuro.
Ora, pur non facendo riferimento a documenti ufficiali della Chiesa, mi sembra giusto fare chiarezza su un argomento che da troppo tempo – a torto – viene impugnato come prova della corruzione della Chiesa: un conto è la condotta personale degli ecclesiastici, che deve essere necessariamente improntata a frugalità, un conto è il luogo di culto, che deve avvicinare il popolo alla bellezza del Paradiso.
In fondo non dobbiamo fare altro che seguire l’esempio di uno che di povertà ha vissuto, San Francesco d’Assisi, il quale ha preteso per sé e per i suoi prove normalmente insopportabili dal punto di vista dell’indigenza, ma che richiedeva che “I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi”.
Probabilmente San Francesco aveva in mente il famoso episodio di Giovanni 12,1-11, in cui Maria di Betania usa del profumo preziosissimo per ungere i piedi di Gesù; è proprio Giuda, ladro e traditore, che usa l’argomento dei poveri: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?”
Le cose preziose infatti servono a rendere onore a chi ne è meritevole, come i re e le regine. Altrimenti servono solo per arricchimento personale.
E chi è più meritevole di Dio? E la chiesa, intesa come edificio, non è forse la casa di Dio?
In una chiesa le cose preziose servono a rendere desiderabile il Paradiso, richiamano con la bellezza una bellezza superiore.
E le chiese belle e ricche regalano bellezza a tutti, anche ai poveri.
Quando entriamo nella Chiesa di Sant’Agostino a Roma e ci soffermiamo incantati a guardare la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio, non pensiamo a chi erano i destinatari di quel dipinto: erano proprio i pellegrini, i miseri visitatori della chiesa, vestiti di stracci, che attraverso il dipinto capivano, meglio di qualsiasi parola, che la Madonna aspettava proprio loro, e che la divinità non ha l’aspetto terribile di un Allah implacabile, ma ha l’aspetto innocente di un bambino in braccio alla propria madre.
La gente si conquista con la bellezza e la tenerezza.
Quindi gli agostiniani hanno speso un sacco di soldi (Caravaggio non lavorava mica gratis) ma hanno dato qualcosa di più ai poveri, che non il solo pane: hanno regalato la bellezza.Michelangelo_Caravaggio_001
A questo proposito mi viene in mente l’episodio del poeta Rainer Maria Rilke, il quale, avendo visto una mendicante, invece di porgerle denaro, le ha regalato una rosa, gesto che la commosse profondamente: il denaro alimenta il corpo, la bellezza ci dà la misura della nostra dignità.
E ancora, si dice che sia meglio regalare ai poveri una canna da pesca, piuttosto che dare il pesce.
La Chiesa fa questo: mi volete spiegare l’origine dell’artigianato italiano se non grazie alle innumerevoli committenze della Chiesa, che hanno ricoperto ogni settore dell’arte e della cultura, e che sono diventate una immensa palestra del bello?
Per realizzare una chiesa barocca servivano architetti, muratori, stuccatori, falegnami, decoratori, pittori, marmisti, scalpellini, vetrai, insomma una quantità impressionante di competenze e di manodopera. Senza tenere conto della liturgia: per questo servono tessitori, sarti, tipografi, rilegatori, orafi, profumieri, cererie, musicisti, cantori e vignaioli (per il vino della messa).
Quindi la Chiesa ha creato ricchezza non dando elemosina, ma dando lavoro a tanta gente, inventando da sempre il valore dell’immateriale, una delle espressioni del marketing più avanzato.
Senza la Chiesa non ci si spiega nemmeno la propensione alla bellezza dell’Italia; è solo grazie alla nostra abitudine dello sguardo a vedere cose belle, proprio all’interno delle chiese, che siamo in grado di creare cose belle. Il design e la moda nascono grazie alla chiesa cattolica: del resto è notoria la sciatteria nel vestire dei paesi protestanti.
Un piccolo particolare: ci si dimentica che il tutto è realizzato con le offerte della popolazione, la quale, una volta finita l’opera, è chiamata alla libera e gratuita contemplazione.
Queste bellezze sono godibili ancora oggi: i visitatori più intelligenti e colti si commuovono, i più ottusi dicono: ma non si potevano spendere i soldi per i poveri?

90 pensieri su “Il bello della chiesa

  1. Claudio B

    Testo bello, profondo e condivisibile. Aggiungerei: la Chiesa non soltanto aveva soldi per promuovere attività artistiche e artigianali, ma aveva intellettuali di alto livello in grado di giudicare. Giudicare la conformità alla dottrina e giudicare la qualità. Basti pensare ad alcune opere dello stesso Caravaggio che furono considerate inidonee alle chiese per cui erano state commissionate, ma furono privatamente acquistate da ecclesiastici di alto rango. La Chiesa era un’istituzione nella quale il merito contava eccome. Dove altro il figlio del più umile e povero contadino avrebbe potuto raggiungere il rango di un sovrano? (come Felice Peretti divenuto Sisto V). In tempi più recenti l’arte è diventata un mercato destinato a un pubblico sostanzialmente incolto al quale l’opera deve essere spiegata, producendo la triade critico-mercante-artista della quale (mi perdoni l’autore, se è il Sergio Mandelli gallerista, ma ovviamente c’è chi fa il suo lavoro con serietà in qualsiasi situazione), personalmente non sono così entusiasta.

    1. Quanto poi a poter sostenere che l’arte “contemporanea” (contemporanea da un bel po’ di tempo) o moderna, sia in grado di educare, allietare, “le masse” (orribile termine…) al *bello* – e il bello allieta e ingentilisce anche l’animo – è una gara dura!

      Anzi diciamo un partita persa… sia per le “masse”, sia per qualunque tipo di élite che pretende di comprenderla ed apprezzarla.

      1. Claudio B

        Caro Bariom, sono tra quanti pensano che l’arte contemporanea, o per lo meno una gran parte delle sue correnti e dei suoi artisti, sia come i famosi vestiti nuovi dell’Imperatore nudo. Certi gesti provocatori che pretenderebbero di essere ancor tali a cent’anni da quando Duchamp li ha inventati, tanto per dire. La questione è proprio che se il pubblico è sostanzialmente incolto, e non c’è più una committenza intellettualmente in grado di tener testa agli artisti, il meccanismo critico-mercante-artista riesce a spacciare per oro anche quel materiale organico che un noto artista milanese metteva in scatola …

  2. “…i più ottusi dicono: ma non si potevano spendere i soldi per i poveri?”

    Mi spiace dirlo, ma non credo neppure si tratti di ottusità…
    Si deve tornare all’origine di quella frase che come ricorda il testo, viene pronunciata da Giuda, colui che teneva la borsa ed era appunto ladro.

    Frase quindi che è facile trovare sulle labbra di chi “attaccato ai soldi” (e ci siamo in tanti… non diciamo d’esser superiori), prova una sorta di invidia, una specie di “fitta al cuore” nel vedere “sprecati” quei soldi o quel “bene”…
    Perché in fondo li avrebbe usati meglio lui, con la scusa di usarli per il bene, per i poveri, ne avrebbe avuto la gestione e alla bisogna (solo alla bisogna s’intende) tratto beneficio egli stesso…

    Come le miriade di laiche organizzazioni umanitarie (non dico tutte – non mi interessa), per gestire la propria “volontaristica” (spesso elefantiaca) organizzazione, spende più della metà dei proventi per finanziarsi… quando va bene.

    Invidia dei soldi altrui in fondo… a chi fa simili discorsi dico sempre: “inizia a dare il buon esempio… vendi TU quello che hai e dallo ai poveri!”
    Ma la pretesa è quella di insegnare a chi Il Vangelo insegna (la Chiesa non io capiamoci), come il Vangelo va applicato.

    I poveri poi, temo li avremo sempre con noi… non l’ho detto io per primo e se anche anche la Chiesa vendesse tutti i suoi beni e li donasse in un colpo solo, sarebbe un pannicello caldo su un malato di tumore…
    E’ la nostra civiltà che è malata… che non produce ricchezza (tranne per pochi), ma in realtà povertà e ingiustizia (assieme anche a cose buone), perché l’egoismo e il dio mammona è ancora ben radicato nel profondo del suo (nostro) cuore.

    1. “Come le miriade di laiche organizzazioni umanitarie (non dico tutte – non mi interessa), per gestire la propria “volontaristica” (spesso elefantiaca) organizzazione, spende più della metà dei proventi per finanziarsi… quando va bene”

      Un po’ come Madre Chiesa…

      1. Con “Madre Chiesa” puoi scegliere precisamente a chi dare cosa ed essere piuttosto certo di cosa ne sarà.

        Bisognerebbe fare così con tutte le organizzazioni più o meno caritatevoli o volontaristiche, possibile ma non sempre. Molte vengono a “batter cassa” e cosa ne sarà di ciò che dai, mai lo sai.
        Certo una parte “del tuo” finisce anche nell’acquisto di “gipponi” (da jeep) che scarrozzano gente che hanno ben poco a che fare con l’aiuto ai poveri… 😉

        …caro Alvise.

        Ma siccome per te tutto e uguale e qui oggi come ieri, tutto è un inferno (semmai un purgatorio…) terminerei qui il confronto su questo tema.

  3. Fondamentale, su tutta la questione della scienza nel mondo classico (e medievale) e la rivoluzione scientifica moderna,
    ii libri di A. Koirè “Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione” e “Dal mondo chiuso all’universo infinito”.

  4. Sara

    Ottimo articolo!
    Il passo di Vangelo citato e le parole della “Prima lettera ai custodi” di San Francesco (simili parole anche nella “Lettera a tutti i chierici sulla riverenza del corpo del Signore” dello stesso Santo) sono le argomentazioni che anch’io uso spesso in risposta a quanti pongono la fatidica domanda.
    Concordo in pieno anche con Bariom (17 maggio 2015 alle 12:59).
    E aggiungo che una Chiesa che non sia ricca è una Chiesa che non può assolvere alla sua stessa missione, perché non potrebbe più far del bene: come si può aiutare chi è povero, se si è senza ricchezze?
    E’ bene che la Chiesa abbia denaro, perché quando lo distribuisce (per esempio, per le missioni) non è un’azienda che investe per ricavare profitto, ma, avendo ricevuto soldi, li ridistribuisce dove c’è bisogno. Dire che la Chiesa non deve avere tutta la sua ricchezza equivale a negarle il diritto all’esistenza e all’azione.

    1. Anonimo69

      “Quindi la Chiesa ha creato ricchezza non dando elemosina, ma dando lavoro a tanta gente, inventando da sempre il valore dell’immateriale, una delle espressioni del marketing più avanzato”

      Interessante teoria, ci rifletterò. Sembrerebbe quasi che la chiesa avesse anticipato le dottrine di un economista che mi è molto caro: J. M. Keynes (la stato imprenditore, sopratutto nei periodi di crisi, per sostenere la domanda interna e lenire la disoccupazione, fra le altre cose…).

      Alla luce di questa sua azione, svolta per secoli, la chiesa dovrebbe, però, per essere coerente, fuggire l’economia neoliberista e constatarne la natura profondamente anticristiana (e non avrebbe quindi dovuto, a mio avviso, mettere a capo, dal 2009 al 2012, dell’ist. per le opere delle religione un fiero liberista e antikeynesiano).

      Dal liberismo e dal neoliberismo ci si sta lontani, come, mi sembra abbia capito (e da molti anni) papa Bergoglio, mentre Woytila si accorse del pericolo rappresentato dal neoliberismo solo negli ultimi anni della vita.

      LA SCIENZA NEL MEDIOEVO: da parte mia non ho certo negato che la scienza abbia fatto passi avanti nel millennio medioevale (e non da ora, so, che gli uomini colti nel medioevo non credevano la terra essere piatta).

      Ma non è possibile dire che anche nell’ANTICHITA’ non si sia fatta scienza. Come negare che Talete, Pitagora, Euclide, Ippocrate, Galeno fossero uomini di scienza? E di grande valore, peraltro!

      Quindi è vero che la scienza non nasce nel 6-700, ma non è vero che nasce nel medioevo, in quanto nasce molto PRIMA. Lo sviluppo scientifico e tecnologico, pur avendo alti e bassi (periodi di sviluppo e di oblio) è, a grandi linee, un CONTINUUM cominciato parecchi secoli prima dell’era cristiana. A69

  5. Anonimo69

    L’ARTE CONTEMPORANEA. In effetti ci sono molti personaggi nel mondo dell’arte contemporanea che si divertono a fare pura provocazione, e spesso è difficile qualificare come “arte” i loro lavori. Ma non facciamo di ogni erba un fascio, ci sono infatti artisti contemporanei il cui lavoro è originale, creativo, fantasioso e può ben definirsi ARTE.

    NOnostante tutto io credo che Kandinski, Lissitzky, Mondrian, Dalì, De Chirico, Boccioni ed altri abbiano prodotto delle opere d’arte. A69

    1. Ano’… nessuno a fatto di tutta l’erba un fascio… tanto è vero che sono stati fatti specifici esempi di “pseudo-arte” (contemporanea o meno poco importa).

  6. …quella che invece non esiste più oggi è l’arte sacra contemporanea (nonostante il potere economico che potrebbe commissionarla, ma forse si preferisce dare tutto ai poveri) (musica sacra, pittura sacra, scultura, architettura eccetra) (mentre invece qualcheduna opera ancora di arte non sacra ancora sussiste) (o nessuna?) (che ne dice il nostro gallerista cattolico?) (che opere propone lui da comprare) (o vende solo arredamento?)

  7. Sergio Mandelli

    Filosofiazzero, non so se ti riferisci a me, ma io su questioni di lavoro rispondo solo in privato e con chi ha un nome e un cognome.

    1. vale

      Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte. Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. L’oggetto in sé non significa nulla. L’arte perviene col suprematismo all’espressione pura senza rappresentazione”.

      pare un discorso alvisiano….

  8. vale

    il luogo di culto, che deve avvicinare il popolo alla bellezza del Paradiso.
    E le chiese belle e ricche regalano bellezza a tutti

    chissà che chiese hanno in colombia, viste le amenità che riescono a far dire persino ad un vescovo ( ed è ovvio che uso un eufemismo):

    Non sappiamo se qualcuno dei discepoli era mariconcito (gay, NdA) o la Maddalena era una lesbica. Sembra di no perché molti sono passati tra le sue gambe». Un linguaggio che fa tristezza a doverlo riportare, ma anche questa è cronaca. Sono parole pronunciate dal Presidente della Commissione per la Vita della Chiesa cattolica colombiana, monsignor Juan Vicente Córdoba nel corso di un forum promosso dalla comunità Lgbt presso l’Università delle Ande.

    Con un linguaggio a dir poco sorprendente il vescovo ha detto la sua sul tema dell’omosessualità. «Nessuna attrazione è male. Quando diciamo che un omosessuale è un peccatore, io direi che lo stesso si può dire, o non dire, di un eterosessuale. Io direi: i fratelli omosessuali quando si sposano hanno quello che noi chiamiamo fedeltà e formano i loro figli con amore»

    Lasciamo scegliere ai bambini», ha detto parlando delle adozioni alle coppie gay, «non possiamo decidere per loro. Un bambino abbandonato per esempio, noi gli possiamo dare due papà o due mamme, dopo che hanno perso la loro mamma e il loro papà».

    E poi, secondo quello che riportano i quotidiani colombiani, si è spinto oltre dichiarando che «le unioni omosessuali non le consideriamo peccato, anche se per la chiesa non le possiamo chiamare matrimonio»

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-apostoli-gay-e-maddalena-lesbo-deliri-da-vescovo-12673.htm

    e poi uno si domanda perché un Buttafuoco,tanto per dirne uno, si fa musulmano( tendenza sufi,pare)…

  9. vale
    1. Grazie Vale per questi link interessanti.

      Per l’architettura contemporanea in mezzo a tanti “orrori”, ci sono anche opere assolutamente degne di nota.
      E’ da tempo che mi piacerebbe farne una serie di articoli sistematici, per ora segnalo questi:
      http://wp.me/p20fJu-oj Chiesa di San Josemaría Escrivá Balaguer | Città del Messico
      http://wp.me/p20fJu-od Cappella Gentilizia Famiglia Perrella | La prima volta di Pininfarina

    1. O esempio di “arte” sin troppo valutata come tale…

      A me i murales ben fatti piacciono e di street artists (più o meno conosciuti) bravi, ce ne sono molti… quindi se ripuliscono dei muri sarà dura per l’operatore riconoscere tra un’opera di tal Tizio o tal Pao.
      Dove poi sta tutta questa differenza “artistica”, sarebbe da dimostrare ( vedi in discorso iniziale di Claudio B sul chi stabilisce cosa… 😉 )

        1. Infatti… rientra perfettamente nel concetto del “chi stabilisce cosa”… 😉

          Nel mio caso “stabilisce” sarebbe pretenzioso oltre che assolutamente irrilevante, quindi mi fermo al chi “indica” cosa….

  10. vale

    quella che invece non esiste più oggi è l’arte sacra contemporanea (nonostante il potere economico che potrebbe commissionarla)

    per te sarà artefatto.
    per altri,a quanto pare, è arte.
    e per di più commissionata dalla chiesa( vedasi il trittico d’altare).

    come per la biennale o qualsiasi altra cosa.non essendoci, ammesso che sia mai esistito, un tipo condiviso di valutazione della così detta opera d’arte -aiuto, mi sto politicorretizzando- che possa determinarne l’artisticità.

    o come il quadrato nero, o il cerchio nero di malevic (ahò, che fantasia ) che per alcuni o molti è arte. per me è nulla. compresi i suoi discorsi sull’arte.

  11. Il lavoro del critico d’arte è uno e basta, e non s’inventa – tutt’al più c’è chi non lo capisce, o non lo sa spiegare (o lo infanga con comportamenti inadeguati), per tacer di chi lo scimmiotta.

    Il lavoro di critico d’arte (pittura, scultura, C. Cinematografica, eccetera) è un mestiere serio, e più utile di quanto si creda.
    Gli studiosi d’arte son quei tipi che scrivono quei saggi che… sono i mattoni delle Accademie, fucine di (futuri) artisti e critici. Quando uno studente inizia a fare praticantato teorico, lo fa proprio su quei libri. Poi, se dimostrerà talento, realizzerà quelle teorie – alcuni portandole a a maturazione, altri superandole.
    Se non bastasse si è stabilito – e questo lo si è fatto proprio con la pittura – che l’analisi dello studioso è più veritiera di quella dell’autore, per almeno due motivi:
    – per una eventuale sopra/sottovalutazione dell’artista
    – perché -soprattutto negli ultimi due secoli- l’arte ha dato forma al subconscio: è l’inconscio che lavora a fianco del gesto razionale, quindi non analizzabile da chi lo produce. Sono i critici che devono far emergere la latenza di un’opera.
    E questo vale per la pittura, la fotografia, il cinema (l’unico mezzo ad essere lineare e globale).
    In un film, un quadro o una foto, noi non vediamo le cose per come sono, ma per come ci vengono mostrate. L’immagine è per antonomasia ambigua! Per questo si dice che un’immagine dice sempre qualcosa, anche se chi non la sa leggere non lo capisce.

    1. Il pistolotto voleva essere per Bariom e il “chi stabilisce cosa”

      Ma vale anche per i mobili e gli oggetti (il cosiddetto design moderno), eh!
      Ed il Salone del Mobile di Milano è sempre stupefacente

      1. @Fortebraccio s’era capito…

        E un lavoro serio come tutti i lavori fatti da persone serie… e ce ne sono anche tra i critici d’arte.
        Gli “studiosi d’arte” (su alcuni dei loro mattoni ho studiato – certo forse con poco frutto), ma sono se permetti altra cosa.
        Semmai sono coloro che rti aiutano a farti un personale “senso critico” sull’Arte.

        Anche con questo personalissimo senso critico, si criticano certi critici che a mio giudizio portano (o pretendono portare) a livello d’Arte emerite ciofeche! E credo ci sia libertà di farlo, o no?

        Coma anche al Salone del Mobile di Milano ne puoi trovare, eh! 😉
        In mezzo a tante bellissime cose.

        Fine del pistolotto di risposta.

        P.S. puoi anche trovare qualche mio post sui Saloni del Mobile (non quello di quest’anno) cercando… ma puoi anche risparmiarti la fatica… è uguale 😉

    2. Thelonious

      Concettualmente è vero ciò che dici.
      Nella pratica però ci sono critici d’arte che non distinguono l’arte dal bluff.
      E ci sono anche artisti o pseudo-artisti che giocano al bluff.
      E, su questo, l’arte contemporanea dà un assist favoloso, proprio perché è meno “oggettiva” del passato, e dunque fortemente interpretativa.

    3. Un’immagine poi dice sempre qualcosa in quanto immagine…
      Poi puoi comprenderla appieno o non comprenderla, ma resta il fatto che un’immagine ha intrisecamente un valore o se preferisci un “segno”, talvolta un simbolismo.

      Prima ancora di stabilire se tale l’immagine può essere “arte”, sarebbe da stabilire quale è il valore, il simbolismo che trasmette o vorrebbe trasmettere e di che “segno” è tale valore.

      Mi spiace, ma che un critico, sia chi sia, mi voglia convincere che uno stronzo in barattolo (l’artista o il pseudo tale può anche riempirsi la casa di suddette opere se crede…) abbia un valore e che addirittura sia arte, perché non so chi ha stabilito che lui può stabilire cosa, è un insulto alla mia (poca o tanta) intelligenza (giusto per non star sul vago).
      Perché c’è un ulteriore tranello, che cioè tutto quanto faccia chi è ritenuto “artista”, divenga ipso facto arte… come se si parlasse di Re mida (che sappiamo che fine fece…)

      Questo per capirci e per capire (ma mi pareva si capisse…) che qui non si sta facendo linciaggio morale della figura del “critico” (men che meno dello “studioso”)… poi tu la pensi all’opposto?
      Padrone… non credo cambierò idea. Sarò un’ottuso di ristrette vedute, ma per me la merda resta un escremento…
      Certo meglio in baratto che non…
      😉

      1. Bariom:

        La merda d’artista non è altro che una presa per il culo (tardo dadaista, scusate il termine) dell’arte in quanto tale, fino al punto di riempire un barattolo di merda d’artista (vero?)e di scrivercelo sopra e di esibirlo (come opera d’arte?) provocando le più varie reazioni.
        Tutto qui!

        1. Grazie Alvise del tuo supporto…

          E così in quanto da taluni considerata “arte” (tardo dadaista) che prende per il culo l’arte (non tardo dadaista), tale deve essere considerata da tutti, tanto da esporla provocando le più varie reazioni…

          Dal che ne deriva che avessi sputato su un’opera d’arte (non tardo dadaista) o direttamente in faccia all’artista (non tardo dadaista s’intende), avrei a suo tempo realizzato se non un’opera d’arte, certamente un gesto artistico, degno d’esser immortalato, analizzato, studiato e ai posteri tramandato… giusto no?

          1. Si chiama “Performance Art”
            Vedi ad esempio Marina Abramovic

            E per capirla, per poterla giudicare, si deve partire dal fatto che non è improvvisazione.
            O meglio, esiste un preciso pensato a monte delle performance, e questo va valutato assieme all’esecuzione.
            Poi si darà un valore al tutto.

            Come diceva Frassica:
            “Non è bello ciò che è bello, ma che bello, che bello, che bello”.

            1. A proposito di performing art, Picasso e critica: c’è un caposaldo del cinema italiano che comprende tutt’e tre le cose: è un film di Totò (Totò a colori)

              Dovrebbe mettere tutti d’accordo…
              😉

        2. Vanni

          “una m…a d’artista” è un’espressione polisemica (come artista sono una m…a).

          In questo senso si attaglia a parecchi artisti contemporanei.

          1. Vanni:

            …sì, hai ragione, è proprio così, anche l'”artista”, in questo caso, lo sapeva!
            Tanti altri non lo sanno, in tutti i generi di arti, figurative e non!

      2. Per amor di discussione e NON di polemica: ciascun artista elabora un suo codice (i più eclettici, un codice per ogni opera); esistono codici propri di un’epoca, di un’area culturale, di un ambiente. Il ” visibile” è ciò che gli autori captano e poi mostrano (cercano di trasmettere, svelare in alcuni casi). Il pubblico può accettare e riconoscere (riconoscersi); può sentirsi mostrato, rappresentato (e magari s-velato); può rifiutarlo.
        Alle volte poi, certi linguaggi, certi messaggi, certe opere, compaiono e diventano dei classici, altre vengono accantonate oppure vengono semplicemente superate – o restano casi unici (la straordinaria modernità del busto di Nefertiti) oppure dei vicoli ciechi (Klimt). Altri artisti invece vengono completamente “assimilati” e la loro arte, il loro linguaggio, digerito (la serialità di Warhol).

        Non si tratta di discutere se Duchamp sia un artista (caspita se lo è!).
        Non si tratta neanche di accordarsi se le sue opere siano belle (possono anche non piacere).
        Ma non si può prescindere dal fatto che Duchamp abbia il posto che merita nella storia dell’arte.
        Che poi non lo si capisca è altro paio di maniche.

        1. E su quanto qui scrivi NULLA da eccepire… 😉 Anzi.

          Ma non a caso termini citando un Duchamp, non alti “tizi”…

          Cmq c’è di buono che la Storia (anche quella dell’Arte) è come un gigantesco setaccio o il ventilabro di biblica memoria, che continua raffinare anche il raffinato… e la pula se la porta via il vento 😉
          E’ solo questione di tempo.

          Grazie dello scambio.

        2. Thelonious

          @fortebraccio : giusto per capirsi: secondo te in tutto questo quale posizione ha Picasso? e quale Andy Warhol?
          A parte il linguaggio che ovviamente è diverso, tu noti una differenza di sostanza?
          Se ti va poi ti dico la mia.

          1. Personalmente Picasso mi piace tanto: il suo lavoro è incredibilmente stimolante.
            È stato un gigante del novecento e l’importanza del suo lavoro non è semplicemente circoscrivibile al solo ambito temporale in cui è vissuto: è uno dei più grandi pittori di sempre.

            Warhol è stato un formidabile grimaldello per capire il suo tempo e l’uomo suo contemporaneo.
            Ma non lo “attaccherei” ad un mio muro.

            1. Thelonious

              bene, allora ti dico la mia (ammesso che abbia qualche valore).

              Su Picasso concordo al 100% con te, ed è degno, secondo me, di un Caravaggio o di un Michelangelo, in secoli diversi e con linguaggi ovviamente diversi.

              Warhol non è assolutamente sullo stesso piano, né di valore né di contenuto. E’ stato geniale come “incorniciatore”, come organizzatore di eventi artistici, di “cornici” diciamo così, ma non aveva i problemi di un “artista” vero, come lo erano Picasso, Dalì, ecc.

              In musica la stessa differenza, ad esempio, passa, nel Novecento, tra Igor Stravinskij e Steve Reich…. ovviamente non ti dico da che parte sto … 🙂

  12. Pingback: Il Bello della nostra Chiesa - La Luce di Maria

  13. zimisce

    Sul discorso dell’arte contemporanea, forse qualche lettore l’estate scorsa avrà partecipato come me al cammino di Santiago per ammirare al suo arrivo la celebre e agognata cattedrale… circondata da grosse statue di energumeni nudi, tutti disposti “artisticamente” sui balconi delle case tutto attorno.
    http://www.nocristianofobia.org/santiago-de-compostela-statue-indecenti-vicino-alla-cattedrale/

    Una critica al potere, secondo l’artista.
    La cosa finì anche sul corriere:
    http://archiviostorico.corriere.it/2014/agosto/04/Statue_uomini_nudi_intorno_duomo_co_0_20140804_54744f76-1b98-11e4-95b0-821e2f3fec28.shtml

    Dove si dice che il comune si disse stupito dalle proteste della diocesi, dato che la stessa esposizione in un’altra città galiziana era stata accettata senza problemi.
    Il che fa riflettere su un certo equalitarismo ideologico: tutti i luoghi sono uguali (le persone, e le scelte…), anzi devono essere uguali, e se un luogo è considerato speciale meglio “equalizzarlo” con una mostra provocatoria.
    Per chi fosse intressato a valutare l’artisticità della performance, c’è anche un video.

    https://www.google.it/url?q=http://m.youtube.com/watch%3Fv%3D70CACPTgLRY&sa=U&ei=CBVbVdC-GMigsgHBgYHIBQ&ved=0CBUQtwIwBA&usg=AFQjCNFXrRJi18_SrXqEbkiLYyzO_K48pQ

  14. vale

    certo, un orinatoio e chiamarlo fontana per spacciarlo come opera d’arte od una ruota di bicicletta su uno sgabello-idem come prima-, ‘azz, è arte. che dico: ARTE.

    se poi mi si illustra cosa significhi il termine arte e a chi si applichi il termine artista, magari, capisco meglio….quel che non capisco affatto.

    vedo più arte nella “summa theologiae” dello studio domenicano in 4 volumi che mi è appena arrivata,che in tutti i buchi neri alla malevic o negli orinatoi alla duchamp

    1. E di fatti Vale, come sostenevo sopra: non tutto quello che esce o è uscito dalle mani (o dalla testa) di chi è considerato “artista” (come egli stesso si consideri qui è relativo), può essere considerato “opera d’arte”… fortunatamente Duchamp non ha realizzato solo orinatoi.
      Personalmente trovo pregevoli i suoi olii (senza neppure fare una grande distinzione di periodi)… ma se ci addentriamo nel giudizio/apprezzamento sui singoli o le singole opere andiamo veramente OT 😉 e non ne usciamo più.

  15. Per capire certe opere è quantomeno necessario collocarle nel giusto spazio e nel giusto tempo.
    Uh guarda: c’è un cavaliere medievale ed una dama incipriata ai piedi della Croce. Come può essere conservato in un museo un quadro così irrealistico?

    1. Dai fortebraccio… stiamo parlando di cose diverse… 😉

      Secondo te allora tempo e spazio giustificano tutto (o il contrario di tutto)?

      1. Danno il contesto, la cornice.
        Riproporre il cubismo oggi, a cent’anni da Picasso e Braque, ha senso?
        Senza il Manifesto del futurismo, Boccioni e Balla sarebbero considerati sani di mente?

        Mica sto dicendo che non ci possa essere un gusto proprio – ci mancherebbe!
        Ma chi direbbe che Michelangelo era un’incapace perché: “guarda la Sibilla Cumana che braccia che ha!”?

        1. E di fatti “certa -arte” dà il preciso senso del contesto… sociale… etico-sociale… psico-sociale e via discorrendo.
          E non è questione di “moralismi”…

          Mi spiace Fortebraccio , ma credo che tiri la coperta per arrivare a difendere l’indifendibile… allora guarda anche il vomito, l’insulto, lo stupro è una forma d’arte.
          Sempre che stria nella giusta cornice (anche non metaforica), che a “produrlo” sia un artista e che a definirli tali (opera e soggetto “creativo”) sia l’accreditato critico di turno 😦

          Non stiamo parlando qui di Michelangelo o del Cubismo e delle proporzioni antropomorfe…

          1. Thelonious

            Concordo con Bariom. Sarà il tempo a distinguere l’arte vera dal bluff.
            E, secondo me, “artisti del bluff” ce n’è a bizzeffe. Oltre a qualche artista vero

            1. No, no, non voglio difendere tutto e tutti – a tutti i costi.
              Concedetemi due possibilità per chiarirmi: la prima l’ho già postata più in alto (riguarda la cosiddetta performing art, Picasso e la critica).
              Totò ci strappa una sana risata punendo l’imitatore di Picasso, ma più per averlo fatto spaventare con un quadro “brutto”. Ma il gesto è sicuramente diretto ai critici, agli estimatori di un’arte giudicata incomprensibile.
              40 anni più tardi, Nanni Moretti in Caro Diario, torturerà un critico cinematografico rileggendogli i suoi pezzi.
              Però, la critica seria esiste, come esistono i ciarlatani, le capre.
              Soprattutto: i critici non sono giornalisti – e viceversa: sempre bene ricordarlo.

              La seconda chiama in causa un quadro molto famoso ma -fino a poco tempo fa- molto difficile da vedere (ed ancora oggi, la sua esposizione viene osteggiata).
              Prima di vederlo (metto il link alla pagina del museo che lo ospita; ricordatevi di leggere la descrizione che accompagna l’immagine) considerate che:
              – che sentimenti vi suscita vedere il quadro?
              – perché?
              – ripensateci: l’autore (ed il committente) vi esortano a riflettere sulla natura della risposta emotiva a questo quadro: è controllabile si/no, perché? Dovrebbe essere controllata? Fino a che punto? In che modo?
              – il modo in cui reagite a questo quadro, cosa dice di voi stessi? Vi pone domande nuove? Vi pone sfide nuove? Rappresenta una sfida o no? Pone domande alla società?
              – a quali risorse dovete attingere per tollerare/apprezzare/disprezzare quest’opera?
              – tutte le domande di cui sopra hanno risposta facile o complessa?
              – l’opera raggiunge il suo scopo in maniera scontata/ semplice/articolata/sofisticata?

              http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/cerca/commentaire_id/lorigine-du-monde-125.html?no_cache=1

              L’unico errore che non bisogna commettere è quello di pensare che qualsiasi opera sia alla nostra portata “così com’è”, in maniera naturale, spontanea.
              L’arte risponde sempre a regole: magari non le condividiamo, non le capiamo o non le apprezziamo.
              Non è un grosso problema: si risolve – se interessa.
              L’unico modo per passare da cretini è vantarsi d’ignorarle.

              1. Conoscevo quest’opera Fortebraccio… 😉

                Poni a seguito della visione una serie di domande, trovando tempo potrei risponderti, ma personalmente sarei a dire, visto che per due volte torni a inserire in questo scambio, esempi che rimandano ad una qualche nudità, che trovo meno urtante e anche meno “pornografica” la rappresentazione di questo nudo (e lo faccio anche estraniandomi dalla concezione che un cristiano deve avere di certa rappresentazione del nudo che NON è moralismo) che non la rappresentazione e l’esposizione certe altre “opere”…

                Non so se ho reso… credo che se volevi esemplificare i concetti che abbiamo cercato qui di confrontare, o hai scelto l’esempio sbagliato, o non hai afferrato il concetto (magari solo perché l’ho espresso male io…) 😉

                1. Il fatto è che non vado pazzo per l’arte concettuale: dopo un po’ mi stufa…
                  Di alcune opere si può discuterne la popolarità, ma non il valore (quantomeno storico-artistico).
                  (E poi non volevo parlar di escrementi, bambole, insetti eccetera)

  16. Una curiosità – visto che parliamo di Cappella Sistina.
    Oggi, ma proprio oggi 2015, chi fra voi confermerebbe la censura sulle nudità di Michelangelo e chi, di contro, sarebbe per un restauro (purtroppo impossibile) capace di riportare l’affresco alla versione originale?
    Sapendo quale posto abbia Michelangelo nella storia dell’arte, qualcuno tra voi sarebbe disposto a far prevalere l’integrità dell’opera sul semplice “mostrato”?

    1. Ti risponde Cesare Brandi. Il restauro delle opere d’arte è un’attività che deve considerare 1 L’istanza storica e 2) L’istanza estetica. In altre parole restaurare un’opera d’arte significa riportarla alla sua iniziale concezione artistica ma senza cancellare le modifiche apportate dal tempo. Per le esigenze dell’istanza storica, le aggiunte posteriori non dovrebbero MAI essere eliminate, a meno che non si tratti di cose che o possono pregiudicare la conservazione dell’originale o sono “superfetazioni” di nessun interesse storico o artistico.
      Le aggiunte di Daniele da Volterra fanno parte eccome della storia di quell’affresco e non pregiudicano nulla. Ergo…

  17. “Con l’ascesa di Hitler, tutti gli appartenenti al Dada berlinese s’iscrissero al neonato partito comunista e misero a disposizione della propaganda anti-nazista la loro arte. Celebri in questo senso furono i quadri e i disegni di George Grosz, dove la borghesia liberale e più destrorsa viene messa in burla in maniera impietosa; ancora più celebri furono i fotomontaggi di John Heartfield (che insieme a Man Ray si disputa il primato dell’invenzione di questa tecnica fotografica al tempo sconosciuta) dove i ritratti di Hitler sono abilmente ritoccati con intenti satirici di sapore amaro. La maggior parte delle opere di Heartfield furono pubblicate dopo gli anni venti nella rivista politica AIZ.

    Dopo il 1933, con il cancellierato di Adolf Hitler, i dadaisti berlinesi furono costretti insieme a migliaia di altri artisti non graditi al nuovo regime ad emigrare all’estero.”

  18. Claudio B

    Non sono più intervenuto perché quanto volevo dire l’ho detto all’inizio. C’è un limite alle cose che si possono fare nella vita e francamente piuttosto che trascorrere il mio tempo ad apprendere quanto occorre per apprezzare certe forme artistiche preferisco dedicarmi ad altro che mi interessa di più. Se poi siano realmente forme artistiche o no, come ha giustamente detto qualcuno, lo dirà il tempo, e da alcune voci che ho sentito non sembra che la tendenza per le valutazioni di certe opere veda un momento di particolare splendore. Poi ognuno investe i suoi soldi come vuole, se li ha, naturalmente, il che mi esclude a priori dal discorso.
    A Bariom vorrei segnalare la chiesa del Ss. Salvatore a Genzano di Roma, purtroppo non ho trovato altro materiale in rete, ma l’ho vista dal vero e mi è piaciuta:
    http://www.progettiitaliani.com/viewdoc.asp?co_id=4744
    Se non altro non è una smargiassata nello stile di Meier a Tor Tre Teste. Quanto a Fuksas a Foligno e Botta a Torino, absit iniuria verbis.
    NB: sì, lo confesso, sono architetto, o almeno ho una laurea in architettura

    1. Ciao Claudio.

      Grazie della segnalazione… in effetti sono un poche le immagini per farsi un’idea (e non sto proprio vicino a Roma…).
      Cercherò anch’io.

      Ti faccio anche io una segnalazione per assonanza (http://www.gesuredentore.it/images/IG/chiesa/index.html) perché al di là del trattamento a cemento (mi pare) dell’una e del “tutto bianco” dell’altra, trovo ci sia una certa similitudine formale… direi impressionante quella dei due campanili (http://images.dibaio.com/allegati/cho091-020-016_49486.jpg).

      Ti dirò anche in tutta sincerità che mentre trovo gli interni della chiesa Gesù Redentore, molto interessanti (sospendo il giudizio sugli aspetti formali di alcuni dipinti a corredo) ho perplessità, anzi un giudizio negativo, su queste interpretazioni degli esterni “alla Wright” – per capirci (Architetto che peraltro amo moltissimo), perché finiscono per togliere ogni riferimento formale-iconografico riconoscibile all’ “edificio chiesa”.

      Per spiegarmi in poche parole e in modo un po’ drastico: cosa distingue un complesso come quello di Gesù Redentore (di cui sopra) da quella che potrebbe essere un moderna “caserma dei Vigili del Fuoco” ?!
      Proprio il campanile poi, può essere preso a paradigma della critica…

      😉

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