Se il bicchiere è pieno

aldo-trento

di Costanza Miriano

Ieri mattina con mio marito abbiamo incontrato un santo. Si chiama Padre Aldo Trento e un sacco di gente lo conosce molto meglio di me, e da tempo, quindi forse non riuscirò ad aggiungere niente di nuovo, ma comunque non posso proprio tenermi tutto per me, per noi, il regalo che abbiamo ricevuto.

Padre Aldo Trento, come dice la mia amica Elisabetta, è un contenitore trasparente di misericordia. Trabocca misericordia ricevuta e la regala con ogni parola e ogni sguardo, pur non essendo affatto sdolcinato (ma anzi piuttosto incline al turpiloquio in caso di necessità).

Questa del contenitore trasparente è esattamente la stessa immagine che è venuta in mente anche a me mentre lo ascoltavo parlare, raccontare la sua vita in Paraguay e la storia che lo ha portato fin lì, ed è curioso che quando lo ho accompagnato alla stazione (sul mio cassonetto coi tergicristalli travestito da macchina) quella è stata proprio l’immagine con cui mi ha lasciata: “se il bicchiere non è tutto, completamente pieno di acqua, se c’è anche un minuscolo spazio vuoto, ci possono entrare altre cose, magari un moscerino,ma qualcosa entra. Se invece noi siamo tutti, completamente ricolmi di Cristo, allora niente può entrare. E per far questo occorre preghiera, e una fedeltà all’eucaristia e una frequenza massima del sacramento della confessione, che è l’unico che possiamo prendere anche cinquantamila volte nella nostra vita”.

“Io da quando la mamma mi ha fatto fare la prima confessione – ha raccontato Padre Aldo – non ho mai tralasciato di confessarmi almeno una volta alla settimana, a volte anche di più. Mai, mai tralasciato una settimana. E poi, l’altra cosa che mi ha difeso è stata l’obbedienza a qualcuno: io mi sono sempre fidato di Don Giussani, che ti guardava dentro, e aveva per ognuno una pedagogia particolare, individuale”.giussani_ppiano1R400

Padre Aldo, lo ha già raccontato lui più volte, si era innamorato, ricambiato, di una donna, una vedova mamma di tre figli, ma essendo già sacerdote aveva consegnato il suo cuore a Dio attraverso l’obbedienza a Don Giussani, rimettendo a lui la decisione, consegnandogli con uno sforzo immane la sua libertà. Don Giussani non lo sgridò, non gli fece la predica per gli sbagli commessi, ma anzi gli disse di accogliere la realtà che bussava, di non buttare niente di quello che provava, rimanendo nell’obbedienza. “Parti per il Paraguay” – fu però la sua risposta, che serviva a mettere una distanza tra lui e quella donna, per non perderla con il suo desiderio di possesso, che è poi il contrario del vero amore. Per quindici anni il Padre non ha dormito, e ha combattuto tutta una vita con la depressione. Ma di questo amore si è nutrita la sua opera laggiù, un’opera di una bellezza – dicono – impressionate (ospedali e chiesa e casa di accoglienza). Questo dolore, questa ferita, è stata la domanda che lo ha costretto a chiedersi “di chi sono io? A chi appartengo? A chi voglio piacere? Perché stare qui in questa fatica?”

La domanda che mi è venuta, perché io in fondo sono una borghesuccia che vuol fare la brava bambina, che ha paura di perdere la faccia, la reputazione, la stima della gente, è stata: “ma non ti sei mai rammaricato per avere fatto certi errori, per essere passato da questo dolore, non sarebbe stato meglio essere preservati?” No, perché dove c’è il peccato c’è la misericordia, altrimenti  rimani con una fede borghese, dove ti sistemi, vai avanti per abitudine, alla fine tutto ti va benino, ti sistemi nella tua vita, e Gesù Cristo diventa irrilevante (la ciliegina sulla torta, dice padre Emidio). Così invece nell’abisso del dolore Padre Aldo si è dovuto chiedere ragione della fatica, ha dovuto gridare a Gesù, lasciarsi riempire da lui, davvero, perché era una questione di vita o di morte. Perché fino a che non è così noi non ci convertiamo davvero a Cristo, non riconosciamo che lui è la nostra vita, ed è la nostra verità, non nel senso che è un dispensatore di norme morali vere ma esterne a noi. Cristo è la nostra verità perché noi senza di lui non siamo.aldo-trento_0-jpeg-crop_display

Ci vorrebbe uno scrittore per rendere la misericordia, la tenerezza con cui Padre Aldo parla dei suoi malati, di quelli che accompagna a morire, dei bambini violentati che accoglie, dei trans e degli omosessuali malati di Aids che credono di essere stati castigati, per i quali lui perde la vita a cercare di farsi Cristo a loro, quel Cristo che non giudica nessun peccatore ma perdona e ama e basta.

A un certo punto mentre descrivevo le polemiche intorno al Sinodo e le fazioni e guardavo la faccia stralunata con cui padre Aldo mi ascoltava, mi sono sentita così ridicola, così buffa… Lo so sono questioni importantissime, ma in lui c’è solo – il bicchiere è pieno – l’urgenza di amare, abbracciare, ascoltare, mettersi al fianco di chi sta male per dirgli: sto male anche io. Non ho soluzioni però posso stare male vicino a te, ti abbraccio e mi faccio veramente vicino vicino a te. E posso dirti da chi devi farti riempire il bicchiere, perché il nostro desiderio di amore alla fine è desiderio di infinito.

36 pensieri su “Se il bicchiere è pieno

  1. Maria Di Fatima

    Carissima Costanza, un caro e affettuoso augurio x il Nuovo Anno, accompagnato come sempre dal quotidiano ricordo nella preghiera. Estenda i saluti alla sua cara famiglia, nella speranza di rivederci presto! Lo scenario generale è sempre più fosco e minaccioso, ma “dove abbonda il peccato sovrabbonda la Grazia” (meno male!). Grazie della sua gioiosa testimonianza di vita e di fede e del suo “ordinario e domestico” coraggio. Padre Mario icms, confratelli, consorelle & amici   (arriva la rivista “Maria di Fatima”?)     

  2. marco

    C è un bellissimo documentario sulla realtà di Padre Trento in paraguai, si chiama Asilo de Dios. Sicuramente da vedere

  3. Restifar

    Credo che il Buon Dio dia a tutti noi l’opportunità di incontrare nel corso della vita degli uomini straordinari. E spesso abbiamo la possibilità di frequentarli e di godere della loro presenza per poco tempo. Ma il carisma del quale questi Giusti sono dotati ti colpisce direttamente al cuore ed alla mente e ti apre nuovi orizzonti che possono anche metterti in crisi, però ti arricchiscono in maniera eccezionale. Sono felice di questa tua esperienza della quale ne traggo beneficio anch’io.
    Grazie.

  4. Lucia

    Grazie Costanza: come tutte le volte che sento di Padre Aldo, comincio la giornata con le lacrime agli occhi.

  5. Che dire… 20 e lode Costanza per questo tuo articolo 😉

    Oltre al bel “personaggio” di cui ci racconti – e tanti ce ne sono di questi uomini e donne riempiti sino al colmo dell’Amore di Dio – mi piace come il tuo scrivere lieve e feriale é colmo (qui ci sta proprio) e ricolmo di Parola di Dio, di verità che attingono direttamente dalla Scrittura (i contenitori *vasi* ricolmi, la buona misura pigiata e scossa riversata nei nostri cuori, ecc.).
    Questo tu fai, ben sapendo l’origine del tuo dire, non per appropriarti di ciò che non sarebbe tuo, ma proprio perché ti appartiene come conoscenza e adesione personali scorre come parole lievi e naturali.
    Così chi legge sa apprezzare se di Scrittura conosce, ma apprezza non di meno perché – se c’è un minimo di apertura del cuore – sente una verità profonda… e una profonda bellezza.

    Ma basta con i complimenti… Da uomo sposato posso solo aggiungere che la scelta all’obbedienza che ha reso feconda la vita di Padre Aldo, non è dissimile da quella che ogni marito o moglie deve compiere ogni qualvolta si presenta l’ipotesi di un “nuovo” innamoramento. Con la differenza che Padre Aldo, non volendo trovarsi in una situazione rovinosa, avrebbe potuto seguire un percorso per lasciare l’abito e magari poi sposarsi, noi Sposi abbiamo poche alternative (non che me ne rammarichi)… Semmai il problema sta nel non saper o voler riconoscere qualcuno a cui dare obbedienza.
    Certo dovrebbe bastare la Parola di Dio, l’insegnamento della Chiesa, ma nella pratica sappiamo spesso non basta. 😞

    Così come Padre Aldo ha avuto bisogno di una parola misericordiosa ma ferma da colui al quale doveva obbedienza, quanto avremmo bisogno sempre tutti di un padre spirituale, di una guida… e di ricorrere tanto spesso alla Confessione!

  6. ….a volere essere conseguenti con la fede che uno ci avesse (ammettendo l’avesse, la fede che Gesù chiede nel Vangelo “hai fede?” e lui solo lo sa) il bicchiere dovrebbe essere, o sembrare, sempre pieno, anzi straboccante) (nonostante comunque il fatto che siamo tutti indegni peccatori sulla impervissima strada della conversione eccetra eccetra) (come per esempio anche cassonetto, ovviamente, coi tergicristalli su cui viaggi, una grazia di Dio)

    1. Sarà completamente pieno e traboccante, o mezzo pieno o mezzo vuoto anche in relazione alla misura di Fede che abbiamo, che non è una misura costante… Lui è l’ “unita di misura”.
      Per noi vale la misura con cui accogliamo, facciamo nostro e viviamo il dono della Fede.

      Poi sappiamo che basterebbe una misura grande quanto un granellino di senapa per…
      e questo la dice lunga! 😉

        1. Ci si prova… con tutti i limiti del caso (dall’una e dall’altra parte)… la comprensione e applicazione di UNI-ENI-ISO poi non sta a noi 😉

      1. vale

        @bariom
        a proposito di misura di fede

        (rispondendo ad un sacerdote sulla situazione in paraguay. ma parmi valga anche per l’Italia)

        “Allora, dov’è il problema nel nostro paese? Nel fatto che la nostra fede è una religiosità, ma non una certezza. La nostra fede è una fonte d’ispirazione, un sentimento, un punto di partenza, un insieme di valori, una devozione, ma non un Avvenimento. Un Avvenimento è un dato di fatto, è una presenza, è un imprevisto che entra nella vita e che eccezionalmente corrisponde a ciò che il cuore desidera. È come innamorarsi davvero. Si tratta di un istante che, come un flash, cambia la prospettiva di vita. L’innamorato è ancora il ragazzo di prima, ma il criterio con cui vive diventa diverso, tutto cambia radicalmente e tutti se ne accorgono.

        Se non è così, significa che non è Cristo quello che abbiamo incontrato, ma un totem. E qual è il segno che è un totem, un’idea, una superstizione? Che la vita continua a essere la stessa, non cambia nulla.

        Perché i giovani dicono che sono solo annoiati del cristianesimo? Perché sono intelligenti e percepiscono che il cristianesimo che gli trasmettiamo non ha nulla a che fare con la vita, con la libertà, con la loro umanità. È un cristianesimo che ha paura della vita. E un uomo è stupido se dà la vita per un’idea. L’offerta ragionevole della propria vita, fino al martirio, si fa solo per un grande amore, per una grande presenza.
        I martiri cristiani hanno dato la vita per un uomo, non per un’idea. «Incontrando Cristo mi sono scoperto uomo», disse l’ultimo grande oratore e senatore dell’Impero Romano, Vittorino. Cioè incontrando Cristo ognuno scopre il valore di se stesso, la bellezza della sua umanità, la “positività” dei suoi peccati che non sono più motivo di disperazione ma il cammino per trovare la grazia di Cristo, i cui frutti sono la scoperta del senso ultimo della vita, una grande passione per tutti i dettagli.
        Se noi pastori educassimo veramente a vivere il cristianesimo come un incontro con una presenza eccezionale, anche le pietre della strada brillerebbero e non ci sarebbe più sporcizia, disordine, disinteresse che offende la gloria di Dio e la nostra dignità umana. Quindi il problema del paese non è né politico né economico né sociale. È che ci siano pastori o laici che non testimoniano un’unità tra la fede e la vita.”

        paldo.trento@gmail.com

        http://www.tempi.it/blog/se-la-nostra-fede-fosse-davvero-una-vita-il-paraguay-non-sarebbe-il-paese-miserabile-che-e#.VK_bOdKG_8I

        1. @Vale, SOTTOSCRIVO IN TOTO !!

          E’ ciò che penso e che forse pensavo anche prima della mia conversione (guardando la Fede da “fuori”)
          La Fede è l’Avvenimento, l’Epifania di Cristo che irrompe nella propria vita…
          E’ un innamoramento, ma come poi un rapporto sponsale non si regge solo sul primo fatidico innamoramento (pur se si rimane innamorati), a questo deve seguire tutto un percorso, lo svilupparsi e il crescere di un RAPPORTO, fatto anche a volte di “litigi e incomprensioni” (da parte nostra), ma è e deve essere qualcosa che cresce e matura in noi e con noi. E’ un “sentimento” per cui si lotta e che si difende (in questo ambito intendo molto più ad intra che ad extra…). E’ lo scoprire di appartenere a…

          Diversamente al posto del “totem” di cui sopra, avremo semplicemente delle infatuazioni che alla fine appaiono solo come momentanee “sbandate”…presto sostituite da “nuovi amori” 😐

  7. alberta67

    Alle mie carissime amiche! La catechesi di oggi…

    Un bicchiere  colmo! Alberta  Inviato da Samsung Mobile.

  8. Tra tanti messaggi negativi che girano sui media, se qualcuno scopre un santo fa un dono al mondo. I santi sono tali perchè camminano verso Dio, anche se non sono perfetti. Sono tali perchè vivono nella Grazia santificante, e perchè sono modello da imitare per tutti noi. La Lettera agli Efesini inizia con il saluto ai “ai santi che sono in Efeso”. Appropriatamente quindi qui si può dire: Grazie Santa Costanza.

  9. 61angeloextralarge

    Abbiamo bisogno di santi così! Abbiamo bisogno di testimoni veri, che operano più di quello che parlano, che offrono al Signore la loro vita completamente, per lasciarla riempire da Lui. Grazie, carissima Costanza, per questo post… da lucciconi agli occhi!

  10. annarita

    Carissima Costanza volevo chiederti: dove hai incontrato Padre Aldo? L’ho conosciuto anche io alcuni anni fa, è Cristo presente! Gli ho scritto e mi ha anche risposto, malgrado gli impegni enormi che ha!! da un paio di anni non avevo più sue notizie e sono felice che stia bene ed è tornato in Italia!
    leggendo i post mi sono resa conto che l’effetto che ha sulle persone è lo stesso: ai suoi incontri non riuscivo a smettere di piangere per lo straordinario così confacente alla mia vita che vedevo attraverso di lui!!

  11. Poter dire ogni giorno a me Cristo basta, sarò leone contro la bestia ma agnello alla volontà di Dio…grazie per il bellissimo articolo. Io ne conosco tanti di santi sacerdoti, ma voglio ricordare Don Sergio, la cui misericordia traboccante assomiglia a questa…

I commenti sono chiusi.